
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto oggi, venerdì 7 novembre, al Quirinale il presidente della Palestina, Mahmoud Abbas, universalmente noto come Abu Mazen. "Occorre procedere con grande concretezza per gli aiuti umanitari e la ricostruzione di Gaza e verso la creazione di due Stati nella regione" ha detto il Capo dello Stato all'incontro in cui era presente il sottosegretario di Stato agli Affari esteri e alla Cooperazione internazionale, Giorgio Silli. "Questi obiettivi passano attraverso il disarmo di Hamas e il forte coinvolgimento dei Paesi arabi". "Bisogna fare presto - ha aggiunto Mattarella - per evitare che chi non vuole la pace, in entrambi gli schieramenti, possa riorganizzarsi. È indispensabile assecondare il piano di pace di Sharm el-Sheikh, mantenendo il rispetto del cessate il fuoco da ambo le parti".
Abu Mazen: "Hamas deve consegnare le armi"
L'Autorità nazionale palestinese è impegnata per la pace, la fine delle violenze e la convivenza pacifica con Israele. Lo ha ribadito il presidente della Palestina, Mahmoud Abbas, durante l'incontro con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Siamo contrari -ha assicurato- alla guerra, all’odio, al terrorismo. Vogliamo vivere in un nostro Stato accanto a Israele che abbiamo riconosciuto nell’'88 e nel '93, con gli accordi di Oslo, come Stato e come territorio, ora anche Israele deve riconoscere a sua volta il nostro Stato e il nostro territorio". Abbas ha quindi sottolineato che Hamas, movimento terroristico e illegale, deve consegnare le armi e non dovrà svolgere alcun ruolo in futuro, perché non crede alla pace. "Una volta che avremmo raggiunto la pace, parleremo con tutti i Paesi arabi -ha concluso il presidente della Palestina- perché riconoscano lo Stato di Israele".
A Palazzo Chigi dalla premier Meloni
A Palazzo Chigi il presidente palestinese Mahmoud Abbas, è stato accolto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Dopo una stretta di mano davanti ai fotografi, i due leader hanno camminato a braccetto passando in rassegna i reparti della Marina Militare schierati per l'occasione. L'incontro rientra nella serie di appuntamenti istituzionali che il leader palestinese sta tenendo in Italia. In mattinata Abbas era stato ricevuto al Quirinale dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, mentre ieri aveva incontrato in Vaticano Papa Leone XIV.

“Ecomondo per la nostra azienda è un'occasione di incontro con clienti e fornitori, ma anche occasione di opportunità, perché in questi ultimi anni siamo cresciuti molto. Oggi, infatti, l'azienda tratta oltre un milione di tonnellate all'anno di rifiuti. Abbiamo avuto una crescita anche per linee esterne, abbiamo acquisito degli impianti che trattano anche rifiuti sanitari in quanto siamo recentemente entrati nel settore del trattamento di questi rifiuti”. Sono le dichiarazioni di Stefano Capra, titolare del Gruppo Dimensione Ambiente, all’edizione 2025 di Ecomondo, l'evento annuale leader nei settori della Green and Circular Economy, presso la fiera a Rimini, dal 4 al 7 novembre 2025.
“All'interno del Gruppo c'è una società che si chiama Repack, che si occupa esclusivamente di recupero di imballaggi plastici di grandi dimensioni per il trasporto di liquidi, quindi fusti e cisterne. Su questo segmento di attività siamo riusciti a ottenere la produzione di un imballaggio prodotto esclusivamente con materiale riciclato - spiega Capra - E questo è un esempio di circolarità perché ritiriamo dei rifiuti da imballaggio dagli utilizzatori di prodotti chimici e forniamo il prodotto chimico all'interno di un imballaggio fatto con il rifiuto prodotto da chi ci conferisce il rifiuto. Questo migliora il bilancio di sostenibilità sia nostro che dei nostri clienti”.
“Nel nostro Paese la circolarità è diventata ormai un solco dentro il quale ci si muove tutti, perché oggi essere green e circolari non è più solo una questione di moda, ma è un aspetto che viene richiesto dalle norme, dal mercato e anche dalla finanza, perché per riuscire a finanziarsi a costi sempre più bassi è fondamentale riuscire a essere sostenibili. L'Italia, poi, è uno dei Paesi che, a livello di ricircolo di materie prime e seconde, è fra i leader in tutta Europa”, conclude.

“Anche per il 2024 il Consorzio Cial ha certificato la ‘via del riciclo’ degli imballaggi in alluminio, confermando il trend degli ultimi dieci anni che vede il 70% degli imballaggi in alluminio avviati al riciclo. Ciò consolida il ruolo fondamentale dell'Italia nell'attenzione all’ambiente e nel settore dell'economia circolare, pionieri di un sistema che fa della raccolta differenziata un cardine per l'economia circolare”. Così Francesco Guida, responsabile gestione materiali raccolta e riciclo del Consorzio Cial, in occasione di Ecomondo, l'evento annuale leader nei settori della Green and Circular Economy, in svolgimento presso la fiera a Rimini, dal 4 al 7 novembre 2025.
“Il dato attuale del 70% supera già di dieci punti percentuali gli obiettivi fissati per il 2030. Si confermano anche i buoni dati di copertura territoriale: ad oggi il consorzio supera il 73% di copertura, sia per quanto riguarda i Comuni che la popolazione servita - spiega Guida - È un lavoro che portiamo avanti da diversi anni, che ci consente di consolidare le relazioni con il territorio, con gli impianti, i gestori della raccolta e i Comuni”.
“L’Italia ha sempre più consapevolezza in tema di transizione ecologica: per gli imballaggi in alluminio abbiamo già visto i numeri di recupero e riciclo, ma anche quando si guarda agli altri materiali vediamo che 3 imballaggi su 4 vengono recuperati e avviati al riciclo. C'è una forte sensibilizzazione e responsabilità da parte dei cittadini e di tutta la filiera. Siamo sulla buona strada”, conclude.

Tornano a crescere gli sfratti in Italia, in un contesto già segnato da tensioni sociali e dibattiti politici sulle nuove norme a tutela degli inquilini e sul diritto alla casa. Nelle ultime settimane, la cronaca nazionale ha registrato un incremento delle esecuzioni forzate e nuove proposte di legge volte a contenere l’emergenza abitativa, tra cui ipotesi di sospensioni parziali e fondi di compensazione per i locatori colpiti da morosità. Un quadro che riflette l’urgenza di affrontare in modo strutturale un fenomeno che, secondo l’elaborazione del Centro studi Soloaffitti sui dati del ministero dell’Interno, mostra nel 2024 un trend in crescita.
I provvedimenti di sfratto emessi in Italia raggiungono infatti 40.158 nel 2024, con un incremento del +2% rispetto al 2023 e del +5,2% rispetto al 2021. L’aumento si concentra soprattutto nel Centro-Sud, dove Campania, Puglia, Abruzzo e Umbria registrano le accelerazioni più marcate, mentre Lombardia e Trentino-Alto Adige mostrano segnali di rallentamento. La Lombardia resta la prima regione per numero di provvedimenti (6.574), seguita da Lazio (6.101) e Campania (4.595). A livello provinciale si conferma il primato di Roma (5.286), seguita da Napoli (3.159), Torino (2.350) e Milano (1.726). Colpisce il dato di Pescara, che supera Milano posizionandosi al quarto posto nazionale. Tra le province che hanno contribuito maggiormente alla crescita si segnalano Napoli (+598), Roma (+205), Bari (+171), Pescara (+153) e Terni (+96).
Secondo il Centro studi Soloaffitti, tuttavia, il quadro reale è ancora più preoccupante. I dati del Ministero fotografano infatti solo una parte del fenomeno, limitandosi ai casi in cui si arriva all’emissione di un provvedimento di sfratto da parte del giudice. Non vengono conteggiati, invece, i casi di morosità persistente in cui l’inquilino lascia l’immobile prima dell’udienza, evitando la sentenza formale. L’Ufficio Studi SoloAffitti stima che il 48% delle azioni legali per morosità non arrivi alla sentenza, mentre il 47,05% degli inquilini lasci l’alloggio senza aver pagato almeno una mensilità di canone. A ciò si aggiunge un’ampia quota di ritardi nei pagamenti, che riguardano il 62% degli inquilini, con un ritardo medio di 18 giorni.
Il Centro Studi segnala inoltre anomalie territoriali rilevanti: in alcune province del Sud, in particolare in Sicilia e Calabria, i dati ministeriali riportano 'zero provvedimenti', mentre la rete di Rental property manager Soloaffitti documenta quotidianamente casi di sfratti effettivi o in corso. “Il fenomeno - osservano dal Centro studi - è più esteso di quanto emerga dalle statistiche ufficiali e richiede interventi concreti per tutelare i proprietari e allo stesso tempo sostenere gli inquilini in difficoltà”.
"L’aumento dei provvedimenti di sfratto - spiega il ceo di SoloAffitti, Silvia Spronelli - evidenzia un tema sociale ed economico che richiede risposte concrete da parte delle istituzioni-L’aumento del costo della vita e la riduzione del potere d’acquisto rende sempre più difficile per una fascia di inquilini mantenere la regolarità nei pagamenti dei canoni. Gli stessi canoni di locazione negli ultimi anni hanno visto un aumento costante a causa della situazione di squilibrio fra una domanda di immobili in affitto di gran lunga superiore all’offerta. Si tratta, in realtà, di un cane che si morde la coda, perché gli immobili ci sarebbero – in Italia sono oltre 9.000.0000 gli immobili residenziali sfitti – ma spesso i proprietari preferiscono non affittarli proprio per il timore di incappare in inquilini morosi e in cause legali di sfratto lunghe e costose".
"Un primo passo - sottolinea - per restituire fiducia ai proprietari è allora quello di rendere i procedimenti di sfratto più veloci e snelli. In questo senso, come Soloaffitti, abbiamo presentato nelle sedi istituzionali alcune proposte di intervento, per accelerare le procedure di liberazione degli immobili.È questa la strada per restituire fiducia ai proprietari che oggi rinunciano ad affittare per timore di rischi, generando un danno per loro stessi e per i tanti inquilini affidabili in cerca di casa. Noi, dal canto nostro, facciamo la nostra parte come azienda privata, lavorando proprio sulla tutela della rendita immobiliare e offrendo ai clienti che affittano tramite la nostra rete garanzie sul regolare pagamento dell’affitto".

Sei regole per vivere a lungo, parola del professor Silvio Garattini. Il 96enne scienziato, presidente e fondatore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, compirà 97 anni il 12 novembre. A La volta buona, l'oncologo e farmacologo svela la sua 'ricetta per la longevità'. Sei punti, alla portata di tutti.
Regole alla portata di tutti. O no?
"Sono regole che tutti conosciamo e che spesso non osserviamo. Bisognerebbe seguirle con costanza, si può cominciare a qualsiasi età. Non è mai troppo tardi. La genetica non basta, bisogna aiutarla con uno stile di vita corretto".
C'è particolare attenzione all'alimentazione. "Bisogna mangiare poco, bisogna alzarsi da tavola senza essere completamente sazi. Bisogna avere un po' di fame", dice Garattini. "Per esempio, io stamattina ho mangiato frutta cotta e bevuto un caffè. A mezzogiorno ho preso una spremuta d'arancia e una tazzina di minestrone. Frutta e verdura devono essere alla base dell'alimentazione", ribadisce.
Le 6 regole di Garattini
- mangiare poco e bene
- camminare almeno 5 km al giorno
- avere buone relazioni sociali
- evitare farmaci inutili
- attenzione a tutte le forme di dipendenza
- non smettere di lavorare
Una regola fa storcere il naso
La pensione è spesso un traguardo agognato dopo una vita di lavoro. E' davvero necessario continuare a lavorare per garantirsi la longevità? "Io anche oggi sono qui in ufficio, sono venuto in Istituto", dice Garattini. "Stasera farò una conferenza a Legnano, è importante tenersi in attività perché il cervello ha bisogno di impulsi e di essere continuamente stimolato", aggiunge. "Ovviamente, qualsiasi situazione è diversa. C'è chi vuole continuare a lavorare perché svolge una professione che gli piace. Non smettere di lavorare vuol dire che bisogna avere hobby e interessi. Se non si continua a lavorare, si possono scegliere altre cose: l'importante è rimanere attivi", chiosa.

"Non ci sono dati certi che ci dicano che in Italia i pazienti oncologici rinunciano alle cure. Tuttavia, chi ha una diagnosi di tumore spesso per curarsi deve pagare di tasca propria. La 'tossicità finanziaria' è un problema, la cura del cancro produce un danno economico, per questo motivo dobbiamo vigilare". Così all'Adnkronos Salute Francesco Perrone, presidente nazionale dell'Associazione italiana oncologia medica, oggi a Roma a margine dell'apertura del XXVII Congresso nazionale Aiom, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
"Sono abbastanza convinto che in realtà la rinuncia alla cura dei tumori da parte dei pazienti non sia un fenomeno rilevante - spiega Perrone - ma comunque dobbiamo tenere alta l'attenzione, perché i pazienti e le loro famiglie affrontano problemi economici a causa della diagnosi di cancro e dei trattamenti correlati, che noi misuriamo con il concetto di tossicità finanziaria. Nel nostro Paese al momento della diagnosi il 26% deve affrontare problemi di natura economica".
"In alcuni Paesi" di fronte al cancro "si promuovono iniziative di coesione sociale, a volte anche encomiabili, si fanno le raccolte fondi, si mettono in moto le catene di solidarietà e questo è molto ben descritto per esempio negli Stati Uniti", prosegue il presidente Aiom. In Italia "fortunatamente non abbiamo fenomeni di questo tipo così lampanti, però la cura di un tumore produce un danno finanziario e molti pazienti, lo sappiamo bene, sono in gravi difficoltà".

È morto in conseguenza del trauma da schiacciamento Octay Stroici, l'operaio 66enne di origini romene rimasto per oltre 11 ore sotto le macerie in seguito al crollo parziale della Torre dei Conti ai Fori Imperiali avvenuto lunedì scorso. È il risultato preliminare dell’autopsia eseguita ieri al policlinico di Tor Vergata. Quando i soccorritori sono riusciti a estrarre l’operaio la situazione era ormai troppo grave e l’uomo è morto poco dopo.
Sul fronte delle indagini intanto, al momento l’impegno anche degli inquirenti è concentrato nella gestione della fase di emergenza della struttura[1] e dell’area posta sotto sequestro dalla procura capitolina, per il rischio concreto di possibili cedimenti. Nell’inchiesta, coordinata dal pool di magistrati composto dai procuratori aggiunti Antonino Di Maio e Giovanni Conzo con i pm Mario Dovinola e Fabio Santoni, si procede, al momento contro ignoti, per disastro colposo e omicidio e lesioni colposi commessi in violazione della norma antinfortunistica.

"Purtroppo, dobbiamo annunciare che la missione Yalung Ri è stata sospesa a causa della forte presenza di neve supercompatta, rendendo impossibile scavare al momento. Monitoreremo le condizioni e valuteremo le opzioni in futuro". Lo comunicano, sulla pagina Fb di Avia Mea, i soccorritori della missione per le ricerche dei 5 alpinisti ancora dispersi dopo le valanghe che negli ultimi giorni hanno provocato la morte di almeno tre alpinisti italiani, partecipanti a due diverse spedizioni.
Tra i dispersi anche gli italiani Marco Di Marcello , 37enne biologo e guida alpina di origine abruzzese, e altoatesino di San Genesio Markus Kirchler. Gli altri sono il tedesco Jakob Schreiber e i nepalesi Mere Karki e Padam Tamang.
Stanno invece bene i cinque escursionisti della provincia di Como[1] che avevano fatto temere il peggio dopo giorni di silenzio. "Va tutto bene, hanno ancora alcuni giorni di cammino, poi arriveranno a Katmandu. Il gruppo è alla fine del viaggio, sulla via del ritorno. Questa mattina sono usciti dalla zona d'ombra dei cellulari e quindi è stato possibile chiamarli", ha detto all'Adnkronos Daniele Tonani, titolare della Focus Himalaya Travel di Milano, l'agenzia di viaggio che ha organizzato la vacanza. Tonani afferma di essere stato lui a informare i cinque alpinisti della situazione nel paese: "Quando li ho chiamati stamani non sapevano assolutamente nulla della vicenda degli altri alpinisti perché loro sono stati isolati dal mondo per 10 giorni. Quando gliel'ho detto sono rimasti stupiti della notizia, rientreranno a Milano l'11 novembre, come da programma".
Il ministero degli Esteri italiano sta seguendo la situazione nel paese dopo che negli ultimi giorni il forte maltempo ha provocato la morte di Stefano Farronato e Alessandro Caputo[2], travolti da una bufera di neve durante la salita al Panbari Himal, e di Paolo Cocco, compagno di spedizione di Di Marcello[3].

Si apre oggi pomeriggio a Roma, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il XXVII Congresso nazionale dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), il più importante appuntamento scientifico di aggiornamento e confronto, che riunisce circa 3mila specialisti per fare il punto sulla lotta ai tumori. Un confronto tra clinici ed esperti sulle tematiche fondamentali e le principali sfide che riguardano l'oncologia, il sistema sanitario nazionale, l'innovazione in campo terapeutico e l'importanza della prevenzione. Dagli oncologi italiani arriva un forte richiamo alla Costituzione, e in particolare all'articolo 32 scelto come titolo del congresso: 'La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività'.
Nel 2024 in Italia sono state stimate 390.100 nuove diagnosi di tumore. Si tratta di numeri sostanzialmente stabili rispetto al biennio precedente. Una tendenza favorevole, a cui si accompagna un altro dato positivo: la mortalità per cancro nei giovani adulti 20-49enni in 15 anni (2006-2021) è diminuita in modo sostanziale sia negli uomini che nelle donne. L'oncologia del nostro Paese, sottolineano da Aiom, fa registrare importanti progressi, con migliaia di vite salvate. Sono decisivi i passi in avanti sul fronte delle terapie, anche se molto resta ancora da fare nel campo della prevenzione.

È Crotone il Comune vincitore della prima edizione di 'Un Sacco in Comune', la sfida del riciclo promossa in Calabria da Cial-Consorzio Nazionale Imballaggi Alluminio, Corepla-Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica, e Ricrea-Consorzio Nazionale Riciclo e Recupero Imballaggi Acciaio. Il progetto, realizzato con il patrocinio della Regione Calabria, ha coinvolto da aprile a giugno 2025 i cinque capoluoghi di provincia - Catanzaro, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria e Vibo Valentia - con l’obiettivo di incrementare quantità e qualità della raccolta differenziata degli imballaggi in alluminio, plastica e acciaio.
Nel periodo di svolgimento dell’iniziativa, Crotone ha registrato l’incremento più significativo nella raccolta congiunta degli imballaggi multileggeri, con un +18% rispetto al periodo precedente. Sul secondo gradino del podio si posiziona il Comune di Cosenza, che ha messo a segno un +9% nella raccolta. Gli altri capoluoghi hanno comunque mostrato una buona continuità rispetto ai progressi avviati negli ultimi anni, confermando l’efficacia della collaborazione strutturata con i tre Consorzi nazionali. Il premio - un buono digitale da 10mila euro destinato alle scuole del Comune per l’acquisto di materiale didattico - è stato consegnato nel pomeriggio di ieri, 6 novembre, a Ecomondo, nel corso dell’evento di premiazione dedicato al progetto.
"Questo premio è per noi uno stimolo a fare sempre meglio. Da quando sono assessora all’Ambiente di Crotone ho scelto di valorizzare la raccolta differenziata, non attraverso un obbligo ma con un costante dialogo con i cittadini, che si dimostrano sempre molto attenti", ha dichiarato Angela Maria De Renzo, assessora all’Ambiente del Comune di Crotone.

“G∙row è un'iniziativa di Eni intorno alla quale si sono subito unite tante grandi aziende e istituzioni. Tende a valorizzare la parte di governance della Esg con l’obiettivo di rafforzare il sistema dei controlli lungo l'intera catena del valore, nel presupposto che tanti rischi - come la cyber security, quelli della supply chain, il reputation risk e via dicendo - nascono dal rapporto con i soggetti esterni e per questo è difficile gestirli esclusivamente attraverso i nostri sistemi di controllo aziendali”.
Così Gianfranco Cariola, Director Internal Audit di Eni, intervenendo oggi, al Gazometro di Roma Ostiense, alla G∙row Conference 2025 - Evolving through Risk & Control Governance durante la quale Eni ha presentato il progetto - un’alleanza tra imprese e istituzioni- nato con il supporto strategico di McKinsey & Company e quello tecnologico di SAP Italia e sostenuto anche da primarie aziende e istituzioni nazionali e internazionali.
“L'idea è quella di coinvolgere la maggior parte degli attori della value chain - riprende Cariola - attraverso un percorso di contaminazione culturale e di condivisione di un framework, di prassi, di esperienze che accrescano sensibilità di questi soggetti. Una crescita che assicurerà, nel tempo, la possibilità di rafforzare la prevenzione dei rischi”.
Per Cariola “G∙row è un cambio di paradigma importante” emblema di una transizione “dal tradizionale sistema dei controlli interni a un sistema di controllo diffuso e distribuito tra tutti i soggetti della catena del valore”, spiega. “Si sta costruendo un nuovo circolo virtuoso nel quale la grande capo filiera supporta l'ecosistema - approfondisce - l'ecosistema cresce e restituisce valore all’impresa. E’ un equilibrio win win che si traduce in quello che noi definiamo come lo "Scope 3" dei sistemi di controllo aziendali”, conclude.
Un atlante 3D delle connessioni del cervello. Si chiama BraDiPho (Brain Dissection Photogrammetry) ed è uno strumento innovativo che consente lo studio delle connessioni della materia bianca umana. Una mappa realistica messa a punto da un gruppo di lavoro che vede la collaborazione tra l'università di Trento, l'azienda provinciale per i servizi sanitari (Apss), la Fondazione Bruno Kessler e le università di Bordeaux e di Sherbrooke in Canada. I risultati, pubblicati su 'Nature Communications', sono frutto di 5 anni di lavoro per arrivare a un nuovo strumento che "consente per la prima volta un'integrazione accurata tra dissezione ex vivo e trattografia in vivo: due tecniche complementari che finora non erano mai state integrate nello studio delle connessioni della sostanza bianca umana. Un risultato rappresentativo della nuova tendenza della ricerca, che richiede la convergenza di competenze multidisciplinari, in questo caso le neuroscienze cliniche e l'intelligenza artificiale", spiega UniTrento. Lo studio apre nuove frontiere per la neurochirurgia nel trattamento dei tumori cerebrali, nell'approccio alle patologie neurologiche degenerative e, in ambito neuro-riabilitativo, per valorizzare le potenzialità della plasticità cerebrale.
La prima autrice del lavoro è Laura Vavassori, dottoranda del Centro mente cervello (Cimec) dell'ateneo trentino con una borsa finanziata da Apss con il progetto 'NeuSurPlan' della Provincia autonoma di Trento cofinanziato dall'azienda sanitaria. La ricerca - si legge in una nota - segue un approccio interdisciplinare e coniuga neuroscienze cliniche, intelligenza artificiale e neuroanatomia con la guida di Silvio Sarubbo, docente del Centro interdipartimentale di scienze mediche (Cismed), del Cimec e del Dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrata (Cibio) di UniTrento e direttore dell'Unità operativa complessa di Neurochirurgia dell'ospedale Santa Chiara; Paolo Avesani, responsabile del Laboratorio di neuroinformatica (Nilab) del Center for Augmented Intelligence di Fbk; Laurent Petit, ricercatore dell'università di Bordeaux. Con la fondamentale collaborazione fra le Unità operative di Neurochirurgia e di Anatomia patologica, guidata da Mattia Barbareschi, docente del Cismed e del Dipartimento Cibio, in particolare per quanto riguarda il supporto con spazi dedicati e preparati anatomici.
Per spiegare l'innovazione che fa di Trento un "punto di riferimento a livello mondiale", Sarubbo ricorre a una metafora: "Il cervello umano è come un mondo e BraDiPho come una mappa 3D che consente di individuare le autostrade delle funzioni cerebrali, di orientarsi con precisione nel preparare interventi neurochirurgici o nello studio e nell'insegnamento dell'anatomia neuronale. Una guida nella ricerca sulla sostanza bianca, settore in cui Italia ed Europa sono leader, che apre nuove prospettive terapeutiche sia nel campo neuro-oncologico sia nella neuromodulazione, riconosciuta come una delle nuove frontiere per il trattamento di varie patologie neurologiche e psichiatriche".
"La conoscenza delle strutture di connessione del cervello è molto importante in ambiente clinico e la comunità scientifica ci sta lavorando molto - sottolinea Sarubbo - soprattutto sta cercando di farlo nel modo meno invasivo possibile. Lo strumento che si è utilizzato nel corso degli ultimi vent'anni è la risonanza magnetica attraverso la trattografia, che per ricostruire le fibre calcola il coefficiente di diffusione nell'acqua all'interno della sostanza bianca e restituisce un'immagine derivata. Un metodo con dei limiti e che produce molti falsi positivi. C'è dunque bisogno di tornare all'anatomia di base per validare i risultati e finora l'unico modo per farlo era la microdissezione, che significa dissecare ex-vivo in laboratorio dei preparati anatomici".
Finora 12 preparati anatomici sono dunque stati tradotti in fotogrammetria e sono disponibili online gratuitamente per tutta la comunità scientifica. Ma sapere esattamente come è fatto il cervello umano significa anche poter agire su altri fronti. "Il rilievo non è solo meramente accademico - precisa Sarubbo - Significa pure poter orientare la decisione chirurgica; dal punto di vista clinico, ad esempio nel caso di alcune malattie neurologiche, sapere quale parte degenera prima e quindi poter capire su quale parte poter lavorare per rigenerare, stimolare, neuromodulare. Quella della neuromodulazione è la nuova frontiera del trattamento di diverse patologie neurologiche, quali possono essere i disordini del movimento come la malattia di Parkinson, su cui si interviene ad esempio con la stimolazione di strutture cerebrali profonde (di cui molti aspetti di connessione con il resto del cervello umano devono ancora essere approfonditi per migliorare sempre di più i risultati terapeutici). L'importante è sapere cosa si deve modulare, potersi muovere in maniera precisa. E in questo ci viene in aiuto BraDiPho".

Perdere il lavoro dopo la diagnosi di tumore, oppure doversi fermarsi per seguire le terapie, con grosse difficoltà a rientrare dopo la guarigione. Sulle donne non pesa solo la malattia, ma anche una condizione di progressivo impoverimento economico. Si chiama 'tossicità finanziaria'. In Italia il 16% delle donne e il 15% degli uomini colpiti dal cancro hanno dovuto abbandonare il lavoro a seguito della diagnosi. L'uscita dal mondo produttivo implica gravi conseguenze, finora poco misurate e approfondite. E ogni paziente oncologico paga di tasca propria oltre 1.800 euro all'anno, per coprire spese che vanno dai trasporti per raggiungere il luogo di cura ai costi di integratori, farmaci supplementari e visite specialistiche. E' italiano il primo strumento al mondo in grado di analizzare le cause della tossicità finanziaria, della crisi economica a carico dei pazienti generata dal cancro e dai trattamenti. Si chiama Proffit (Patient reported outcome for fighting financial toxicity) ed è un questionario che, come evidenziato in uno studio pubblicato su 'Journal of Cancer Policy', ha ricevuto la validazione longitudinale che ne suggella il valore quale strumento per misurare la tossicità finanziaria in un sistema sanitario pubblico. Lo studio è presentato in sessione plenaria al XXVII Congresso nazionale Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), che si apre oggi a Roma alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
"Abbiamo già dimostrato, in uno studio su 3.760 cittadini con tumore in Italia, che al momento della diagnosi il 26% deve affrontare problemi di natura economica e il 22,5% peggiora questa condizione di disagio durante il trattamento - spiega Francesco Perrone, presidente nazionale Aiom - Questi ultimi, inoltre, hanno un rischio di morte nei mesi e anni successivi del 20% più alto. L'impatto della tossicità finanziaria sulla sopravvivenza dei pazienti in Italia è analogo, ma con effetti opposti, al beneficio indotto da alcune terapie approvate dalle agenzie regolatorie. Ci siamo quindi chiesti quali fossero le cause delle difficoltà finanziarie e perché potessero interessare anche i pazienti di un sistema universalistico come il nostro. Da qui il questionario Proffit, che è a disposizione della comunità scientifica ed è già stato validato in lingua inglese per la sua applicazione anche nel Regno Unito. E' utile in tutti i contesti in cui vi sia un sistema sanitario pubblico". Perché "in un sistema privato come quello statunitense, in cui le assicurazioni coprono l'80% del costo delle cure, è accettato come inevitabile che chi è colpito dal cancro debba affrontare problemi finanziari - afferma Massimo Di Maio, presidente eletto Aiom - Negli Usa il rischio di morte per i pazienti oncologici che vanno in difficoltà economica e dichiarano bancarotta è di circa l'80% superiore a coloro che invece non subiscono contraccolpi nel portafoglio. La diagnosi di cancro può mettere in ginocchio intere famiglie, con enormi costi diretti ed indiretti. Non deve invece essere così in Italia e negli altri Paesi con sistemi universalistici, in grado di garantire le cure a tutti".
"Proffit è un questionario composto da 16 affermazioni su cui i pazienti sono chiamati a esprimere o meno il loro assenso: 9 riguardano le cause delle difficoltà economiche e 7 ne misurano le conseguenze - descrive Laura Arenare, biostatistica della Struttura complessa Sperimentazioni cliniche dell'Istituto nazionale tumori Irccs Fondazione Pascale di Napoli - La validazione longitudinale del questionario è molto importante, perché potrà facilitarne l'utilizzo da parte della comunità scientifica internazionale. Proffit è in grado di stimare in modo appropriato i livelli di tossicità finanziaria, perché consente di dare voce ai pazienti che valutano la loro qualità di vita, senza condizionamenti da parte di clinici. Sono state anche evidenziate notevoli differenze a livello territoriale, perché i pazienti oncologici delle Regioni meridionali devono affrontare maggiori problemi economici rispetto a chi risiede al Nord".
Nel 2024 in Italia sono state 390.100 le nuove diagnosi di tumore, ricorda Aiom. Un elemento positivo, determinato soprattutto dai progressi nelle terapie, è costituito dal costante incremento del numero di persone che vivono dopo la diagnosi: nel 2024 erano circa 3,7 milioni e, in base alle stime, supereranno i 4 milioni nel 2030. "La metà dei cittadini che oggi si ammalano è destinata a guarire, perché avrà la stessa attesa di vita di chi non ha sviluppato il cancro - rimarca Perrone - Si tratta di notizie positive per i pazienti, che pongono però problemi di sostenibilità per il sistema e un incremento dei carichi di lavoro per gli oncologi".
"La tossicità finanziaria - analizza il presidente Aiom - non è causata solo dalla perdita di reddito, per l'eventuale uscita dal mondo del lavoro. Dai questionari Proffit, compilati dai pazienti, emergono cause che possono essere ricondotte a tre grandi macroaree e che possono aiutarci a contrastare il fenomeno con azioni a largo raggio. La prima riguarda la capacità di presa in carico da parte del Servizio sanitario nazionale. Questo aspetto può essere affrontato rendendo davvero funzionanti su tutto il territorio le reti oncologiche regionali, oggi attive solo in circa la metà delle Regioni. In questo modo possono migliorare la qualità dell’interazione tra il paziente e gli operatori sanitari e la capacità di questi ultimi di parlarsi e costruire una rete di accoglienza, in cui il malato si senta preso in carico fin dal momento della diagnosi". Continua Di Maio: "La seconda macroarea causa della tossicità finanziaria è rappresentata dalla distanza tra la casa e il luogo di cura e dalle conseguenti spese per i trasporti. Non intendiamo necessariamente i casi estremi di migrazione sanitaria dal Sud al Nord. La distanza media coperta dai pazienti non supera i 25 km, cioè il percorso che separa la periferia dal centro delle città, che però deve essere affrontato diverse volte al mese. Va ricordato che le strutture del nostro sistema sanitario, soprattutto per branche complesse come l'oncologia, tendono a essere concentrate nei grandi centri e meno sul territorio. Ecco perché le reti oncologiche regionali e la medicina del territorio sono i temi su cui lavorare".
"La terza macroarea riguarda le spese che il Ssn non copre: farmaci supplementari, integratori, visite specialistiche successive alla diagnosi - elenca Elisabetta Iannelli, segretario Favo (Federazione italiana delle Associazioni di volontariato in oncologia) - Questi costi possono pesare in modo significativo, soprattutto sulle fasce più deboli della popolazione. A ciò si aggiungono le difficoltà lavorative: molti pazienti, in particolare i lavoratori autonomi o chi non gode delle tutele del lavoro subordinato, vedono ridursi drasticamente le entrate proprio mentre le spese aumentano. Il cancro non comporta solo costi diretti di cura, ma anche costi indiretti legati alla perdita di giornate lavorative, alla riduzione della produttività e, in alcuni casi, all'impossibilità di mantenere l'attività professionale. Il nostro sistema garantisce l'accesso ai farmaci anticancro, ma prestazioni come fisioterapia, chirurgia ricostruttiva o cure odontoiatriche - necessarie per molti pazienti in trattamento attivo - restano escluse. Anche protesi e ausili fondamentali, come parrucche o reggiseni post-operatori per le donne operate di tumore al seno, rimangono a carico delle pazienti. Parlare di 'ritorno alla vita' dopo il cancro significa considerare anche questi aspetti: la perdita di reddito, i costi indiretti e le spese non coperte. E' su questo terreno che le istituzioni devono essere sensibilizzate, perché la guarigione dal cancro non può prescindere dalla sostenibilità economica della vita quotidiana, altrimenti la vittoria clinica rischia di diventare una sconfitta sociale".

Nei giorni scorsi, il Direttore Marittimo del Lazio, Capitano di Vascello Cosimo Nicastro, insieme al Commissario Straordinario dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, Raffaele Latrofa, ha effettuato un giro ricognitivo nello scalo di Civitavecchia a bordo di una motovedetta della Capitaneria di Porto. Durante l'uscita, i vertici delle due istituzioni hanno avuto modo di osservare direttamente lo stato dell’arte dei lavori in corso all’interno del porto, con particolare attenzione alle infrastrutture strategiche e alle aree oggetto di interventi di sviluppo.
Nel corso del sopralluogo, sono stati discussi i progetti futuri legati alla crescita dello scalo e al rafforzamento della sinergia tra la Direzione Marittima e l’Autorità di Sistema Portuale. Entrambi hanno sottolineato l’importanza di una collaborazione costante e concreta per garantire la sicurezza, l’efficienza e la competitività del porto di Civitavecchia, nodo fondamentale per la logistica e il traffico marittimo del centro Italia.

Appena ieri è stata pubblicata sulla Gazzetta del Regno Unito la decisione di re Carlo di privare il fratello Andrea dei titoli nobiliari. Con la pubblicazione della decisione reale sul registro pubblico ufficiale, il terzogenito della regina Elisabetta non può essere più chiamato né principe e né duca di York, ma semplicemente Andrew Mountbatten Windsor. Ora, lo stesso destino toccato ad Andrea, nel suo caso per i legami con il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, potrebbe abbattersi anche sul nipote Harry e sulla moglie Meghan.
Secondo l'emittente televisiva statunitense NewsNation, infatti, il secondogenito di Carlo potrebbe sognare di tornare in Inghilterra e, qualora decidesse di farlo, farebbe meglio ad assicurarsi che ciò accada presto, perché una volta che il sovrano se ne sarà andato, anche i suoi titoli, assieme a quelli della consorte e dei figli Archie e Lilibet, potrebbero prendere il volo.
I titoli tolti ad Andrea[1] sarebbero dunque soltanto la prova generale di ciò che la famiglia reale ha la possibilità di fare, se è vero quanto Andrew Lownie, storico e biografo reale, ha detto all'emittente, e cioè che uno dei primi compiti del principe William, quando salirà al trono, sarà quello di togliere i titoli di 'duca' e di 'duchessa' al fratello e alla cognata, nonché i titoli di 'principe' e di 'principessa' che l'intera famiglia condivide. Nonostante il fatto che Harry e Meghan abbiano deciso di rinunciare a far parte della monarchia, hanno comunque voluto che Archie e Lilibet fossero designati come principe e principesse nel marzo 2023.
"Sbarazzarsi di Andrew è stato un esercizio molto utile[2] per dimostrare cosa è possibile fare con i titoli", ha affermato Lownie. "Ed è un colpo di avvertimento a Harry". La decisione del Crown Office pubblicata in Gazzetta recita: "Il Re ha avuto il piacere, tramite lettere patenti (provvedimenti aventi forza di legge emanati da un sovrano senza l'approvazione di nessun Consiglio, ndr) sotto il Gran Sigillo del Regno datate 3 novembre 2025, di dichiarare che Andrew Mountbatten Windsor non avrà più il diritto di detenere e godere del titolo, dell'attributo di 'Altezza Reale' e della dignità titolare di 'Principe'".
Con la stessa facilità - glielo consentirà la legge - potrebbe agire William quando sarà re. L'erede al trono, infatti, più di Carlo e di Camilla, è quello che all'interno della famiglia reale non ha digerito gli scandali innescati dal fratello attraverso la sua autobiografia 'Spare' e la controversa intervista a Oprah Winfrey del 2021.

“È il primo anno che realizziamo un rapporto di sostenibilità e non si tratta solo di un adempimento formale, è un modo per rendere conto alle aziende che rappresentiamo e ai cittadini, con i quali comunichiamo tutti i giorni, riguardo a quello che il mondo dell'alluminio fa”. Lo ha detto Gennaro Galdo, responsabile comunicazione di Cial - Consorzio nazionale imballaggi alluminio, all’edizione 2025 di Ecomondo a Rimini, la fiera dedicata alla sostenibilità e all’economia circolare.
“Non è scontato - prosegue Galdo - perché il mondo dell'alluminio, dalla produzione fino al riciclo in fonderia, è mondo complesso, rendicontarlo è dunque un lavoro che va fatto, perché è un'azione di responsabilità sociale, quasi un obbligo di trasparenza che ci è dovuto”.
“Da questa relazione emerge che l'industria dell'alluminio in Italia è in salute dal punto di vista della responsabilità, perché le aziende che rappresentiamo sono tutte impegnate nella riduzione dei rifiuti, così come i centri di selezione con i quali lavoriamo, che selezionano il materiale e lo trasportano fino all'arrivo in fonderia - continua - In una delle dodici fonderie del nostro sistema abbiamo potuto appurare che si tratta di aziende responsabili, il che ci rende orgogliosi di rappresentare questo sistema”.

Non c’è Natale senza albero. La pensano così 4 italiani su 5 che confermano come questo simbolo sia un elemento imprescindibile per dare vita allo spirito del Natale. E’ presente nel 92% delle abitazioni, viene collocato principalmente in salotto e si sceglie nella versione artificiale verde. Per le famiglie italiane quella di fare l’albero è la tradizione natalizia più duratura e diffusa e supera anche il pranzo di Natale. Si inizia ad addobbarlo principalmente a partire dall’8 dicembre (74%) e solo il 6% si riduce a ridosso della Vigilia di Natale. Ma c’è anche una fetta di affezionati, il 14% degli italiani, che amano anticipare il clima di festa accogliendo il proprio albero in casa già a novembre e in qualche caso persino a fine ottobre. E’ quanto emerge da un’indagine realizzata da AstraRicerche attraverso un migliaio di interviste a italiani tra i 18 e 74 anni per conto del Magico Paese di Natale, evento diffuso nel territorio di Langhe, Roero e Monferrato in programma dal 15 novembre al 21 dicembre nei paesi di Govone, Asti, San Damiano d’Asti e Santo Stefano Belbo e giunto quest’anno alla diciannovesima edizione.
Dall’indagine emerge che per l’85,5% degli intervistati l’albero rappresenta la tradizione natalizia per eccellenza: si eredita principalmente dai propri genitori (85%) ma anche, in misura minore, dai propri nonni (26%).Per 6 italiani su 10 (61%) lo stile preferito per le decorazioni che concorrono all’addobbo dell’albero è principalmente quello dai colori e dalle forme classiche: palline, campanelle, ghirlande nei colori rosso e oro. Una piccola minoranza, 1 italiano su 10, in particolare Gen Z e Millennials, preferisce discostarsi dalla tradizione orientandosi su uno stile vivace come decorazioni di tutti i colori, vintage o glitterate. Le decorazioni, poi, non si cambiano: 8 volte su 10 (82%) si conservano per poi essere riutilizzate. Anche per questo, , la metà degli intervistati investe ogni anno per l’albero e le decorazioni meno di 50 euro, 1 su 3 (33%) spende tra i 50 e i 100 euro e solo il 13% più di 100 euro.
In generale, il 77% degli intervistati associa sentimenti positivi al momento dell’addobbo: per il 50% è una tradizione capace di creare un’attesa e per il 44% è semplicemente un'attività piacevole e rilassante ancge se per una minoranza, poco più di 1 italiano su 10 (12%, vive l’addobbo come un momento stressante. Oltre alla preparazione dell’albero, ci sono altri, poi, allestimenti che rendono lo spirito della festa ancora più magico, per il 58% e’ mettere le lucine sul balcone e per il 49% abbellire con una ghirlanda la porta di casa. Meno indicate la ‘mise en place’ rossa per la tavola (33%) e la calza sul camino (25%).
L’albero è anche un elemento centrale dei mercatini di Natale, la pensa così circa l’87% degli italiani che lo considera un simbolo di questi luoghi incantati. Più distaccato Babbo Natale, citato da 3 italiani su 4 (74%) e poi le attrazioni per i più piccoli (67%). E, ancora, quasi la metà degli intervistati, il 49%, attribuisce importanza nei mercatini di Natale alle casette per la vendita dei prodotti per creare la magia del Natale, il 43% alle renne e infine il 37% agli elfi.
Infine, per il 51,5% dei nostri connazionali fare l’albero coincide con il momento in cui la casa si trasforma e diventa speciale. Per più di 4 italiani su 10 (41,5%) è un oggetto che fa compagnia, dona buon umore e crea uno spirito natalizio. Di frequente, quasi 1 volta su 3 (31%) emerge il suo ruolo di testimone delle proprie tradizioni, un simbolo di memoria in grado di aprire la stanza dei ricordi. Infine, per 2 italiani su 10 è uno specchio della propria cultura (20%) ma anche un simbolo a cui appendere le speranze per il futuro (19%).

Dopo una lunga attesa Universal ha rilasciato le prime immagini del biopic su Michael Jackson. "Scopri la nascita di un re", recita il trailer che mostra piccoli frammenti di alcune delle più note performance dell'artista americano, morto il 25 giugno 2009.
A vestire i panni del 'Re del Pop' è suo nipote Jaafar Jackson, figlio di Jermaine, fratello di Michael e anche lui tra i membri dei 'Jackson 5'. Il film sulla vita del cantante e ballerino è stato scritto da John Logan, sceneggiatore di 'The Aviator', 'Skyfall' e 'Spectre', diretto da Antoine Fuqua (regista di 'Training Day', 'King Arthur' e la trilogia di 'The Equilizer'), e prodotto da Graham King, premio Oscar per 'The departed' e già produttore del biopic musicale di grande successo 'Bohemian Rhapsody'.
'Michael', si legge nella sinossi, "esplora il percorso della superstar mondiale" e offre "uno sguardo intimo alla vita e all'eredità duratura di uno degli artisti più influenti che il mondo abbia mai conosciuto". Il debutto nelle sale statunitensi è atteso per il 23 aprile 2026, mentre la data di uscita italiana non è ancora stata annunciata.

Dopo il grande successo su Sky arriva anche in chiaro la serie tv sulla nascita degli 883, 'Hanno ucciso l'uomo ragno - La leggendaria storia degli 883'. A partire da questa sera, ogni venerdì, saranno mandati in onda due episodi per un totale di quattro appuntamenti.
La trama
Una storia di musica e di grande amicizia sullo sfondo dei mitici anni '90. La storia di un successo travolgente, imprevisto e imprevedibile: quello di due ragazzi di Pavia - Max Pezzali e Mauro Repetto - che in pochi anni diedero vita a una delle band più amate e iconiche della storia della musica italiana.
Il cast e la produzione
La serie Sky Original è creata da Sydney Sibilia, già autore di 'Smetto quando voglio' e 'Mixed by Erry'. "Non è una serie didattica - sottolinea il regista e sceneggiatore - ma un teen drama ed è un caso che sia vera e che racconti gli 883". Tra i riferimenti ci sono 'Ovo sodo', 'Superbad' e 'Notte prima degli esami', spiega il Sibilia, ma anche 'Beverly Hills 90210'. L’idea della serie è nata "riascoltando le loro canzoni, che sentivo da piccolo anche se non capivo molto lo slang pavese”, ricorda Sibilia. "Ma anche dopo aver letto il libro di Pezzali 'I cowboy non mollano mai'. Quello di Repetto, 'Non ho ucciso l’Uomo Ragno', è arrivato quasi alla fine delle riprese, quindi ciò che non sapevamo di lui ce lo hanno detto le canzoni". Il regista ha capito fin da subito che c’era una storia da raccontare. "Abbiamo chiesto a Max e Mauro, che ci hanno detto di sì. Poi siamo andati un po’ da soli con l’obiettivo di restare aderenti alla storia vera. Max lo abbiamo coinvolto per alcune consulenze su Pavia".
Non è un’operazione 'Amarcord', come ha più volte sottolineato Sibilia, ma è inevitabile che per le generazioni degli Anni 90 la serie è un’occasione per riavvolgere il nastro dei ricordi. "Un periodo storico che rappresenta la mia infanzia - dice il creatore della serie - in cui c’era la genesi di tante colonne portanti dell’intrattenimento in Italia”. Vengono raccontati, tra i tanti, Claudio Cecchetto, Fiorello e Maria De Filippi, che ancora non era la regina della televisione ma aveva un corteggiatore: Maurizio Costanzo. Un ritratto di personaggi del passato e del presente attraverso gli occhi dei protagonisti, interpretati da Elia Nuzzolo (Pezzali) e Matteo Oscar Giuggioli (Repetto). "Eravamo disposti a fermarci se non avessimo trovato i protagonisti giusti", ricorda il regista di 'Mixed by Erry'. E quelli giusti li hanno trovati.
Dove vedere la serie in chiaro
La serie sarà trasmessa in chiaro su Tv8, a partire da oggi, 7 novembre, alle ore 21.30.
L'attesa della seconda stagione
Un buon modo per prepararsi alla seconda stagione, che si intitolerà 'Nord Sud Ovest Est',[1] come il secondo album degli 883, e che arriverà su Sky nel 2026. Otto episodi dedicati agli anni d'oro del duo di Pavia, sempre prodotti da Sky Studios e Groenlandia.

Solo 2 donne su 5 di età media di 50 anni, nonostante le difficoltà a dormire 5 notti a settimana per oltre 6 anni, riconoscono di soffrire di insonnia cronica, con un impatto importante sulla qualità di vita. Nelle donne affette da patologie neurologiche, psichiatriche o reumatologiche, l'insonnia peggiora la sintomatologia e compromette la qualità di vita. E' quanto emerge da una ricerca Elma Research per Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna), condotta su 122 donne con diagnosi di malattie neurologiche, psichiatriche o reumatologiche, che delinea un quadro di grande vulnerabilità. La survey evidenzia che 3 donne su 4 non hanno mai ricevuto una diagnosi formale di insonnia cronica, anche se nel 57% dei casi il disturbo aggrava le preoccupazioni legate alla patologia principale e nel 52% peggiora i sintomi. Il 35% delle intervistate riferisce inoltre difficoltà di aderenza alle terapie, mentre in media trascorrono 2 anni prima che la paziente decida di parlarne con uno specialista.
Una recente indagine condotta da Idorsia su un campione di 200 donne italiane tra i 40 e i 60 anni evidenzia quanto l'insonnia sia un fenomeno diffuso ma ancora poco riconosciuto. Le partecipanti riferiscono difficoltà di sonno in media per 5 notti a settimana, che si protraggono da oltre 6 anni: un pattern che, secondo i criteri del Dsm-V, rientra nel disturbo di insonnia cronica. Nonostante ciò, solo 2 donne su 5 sono consapevoli di soffrirne realmente, segno di una percezione ancora limitata del problema. L'impatto del disturbo è rilevante su molteplici aspetti della vita: il 72% riporta conseguenze sulla salute mentale e sull'umore, il 66% sulla capacità di concentrazione e di rendimento lavorativo, il 58% sul benessere fisico generale, e 1 donna su 3 (33%) segnala effetti negativi sulle relazioni familiari e sociali.
"L'insonnia cronica è una condizione clinica vera e propria, non un disagio passeggero o un effetto collaterale dello stress - afferma Amedeo Soldi, direttore medico di Idorsia Italia - E' importante imparare a distinguere un disturbo temporaneo da una condizione cronica, perché solo attraverso una diagnosi corretta si può intervenire in modo efficace. Dobbiamo aiutare le donne a capire che convivere con la stanchezza non è normale, che è una patologia che impatta sulle 24 ore e, conseguentemente, su tutte le sfere della loro vita. Restituire dignità al sonno significa restituire salute e qualità della vita".
L'insonnia cronica è dunque molto più di un disturbo passeggero. E' una patologia che altera i meccanismi regolatori del sonno, incide sull'equilibrio neurochimico e compromette il funzionamento cognitivo, emotivo e metabolico. La difficoltà maggiore è riconoscere quando l'insonnia, da condizione transitoria, diventa una malattia a sé stante. In questa transizione, spesso impercettibile, si nasconde la cronicità: il disturbo si stabilizza, resiste ai tentativi di compensazione e inizia a influenzare in modo profondo la vita quotidiana.
"La diagnosi di insonnia cronica - spiega Matteo Balestrieri, professore di Psichiatria e co-presidente Sinpf, Società di neuropsicofarmacologia - richiede che le difficoltà di addormentamento, i risvegli notturni o il risveglio precoce si presentino per almeno 3 notti alla settimana e per più di 3 mesi consecutivi, con un impatto significativo sulla vita diurna. E' una condizione molto più comune di quanto si pensi: fino al 10% della popolazione adulta soddisfa i criteri diagnostici. L'insonnia cronica non va vista come un semplice sintomo, ma come una patologia autonoma, con implicazioni che si estendono alla sfera cardiaca, metabolica e mentale. Riconoscerla e trattarla precocemente è fondamentale per prevenire conseguenze più gravi".
Nel percorso di riconoscimento e trattamento dell'insonnia, il medico di medicina generale ha un ruolo centrale. E' lui il primo punto di contatto con la paziente, la figura che può cogliere i segnali precoci e orientare verso un approccio terapeutico adeguato. "Il medico di medicina generale - evidenzia Claudio Mencacci, co-presidente Sinpf - è la sentinella più vicina al paziente. Spesso è il primo a cui le donne si rivolgono per sintomi vaghi come stanchezza, irritabilità o difficoltà di concentrazione, che in realtà possono nascondere un'insonnia cronica. E' fondamentale che il medico sappia riconoscere i segni del disturbo e distingua le forme transitorie da quelle croniche. Oggi abbiamo strumenti terapeutici efficaci e approcci integrati che consentono di agire in modo mirato, migliorando la qualità della vita delle pazienti. Ma serve anche una comunicazione chiara e continua: solo un dialogo aperto e costante tra medico e paziente permette di costruire fiducia e garantire una gestione efficace".
Dietro la maggiore incidenza femminile si intrecciano fattori biologici, psicologici e sociali. Le oscillazioni ormonali nelle diverse fasi della vita - pubertà, gravidanza, post-partum e soprattutto menopausa - alterano i ritmi circadiani e modificano la struttura del sonno. Ma a questo si somma una pressione costante: le donne continuano a sostenere il peso di una duplice responsabilità, professionale e familiare, con una tendenza a mettere le esigenze degli altri prima delle proprie.
"L'insonnia cronica è molto più diffusa tra le donne - osserva Emi Bondi, direttrice del Dipartimento di Salute mentale e Dipendenze di Bergamo - perché sia sul piano biologico che sul piano sociale presentano un maggior numero di fattori di rischio per sviluppare questa patologia. Sul piano biologico conosciamo l'importanza delle fluttuazioni degli ormoni femminili e la maggior incidenza di ansia e depressione, sul piano sociale lo stress legato all'ansia da prestazione, la gestione di ruoli multipli e la difficoltà a staccare la mente; tutti fattori che contribuiscono a creare uno stato di allerta costante. Nella menopausa, poi, la vulnerabilità aumenta, ma molte donne non riconoscono l'insonnia come un problema di salute: la vivono come un aspetto inevitabile della propria età, invece di parlarne con il proprio medico. E invece dormire bene è un bisogno fisiologico primario, tanto quanto mangiare o respirare: un sonno di qualità migliora la memoria, la concentrazione e la regolazione emotiva".
"I risultati della nostra ricerca - commenta Sara Carloni per conto di Onda - mettono in luce come l'insonnia cronica rappresenti un peso aggiuntivo per chi vive già con una malattia cronica. Dormire male amplifica i sintomi, indebolisce le capacità di reazione e accentua il senso di isolamento. E' necessario riconoscere l'insonnia cronica come patologia indipendente, con la sua diagnosi e la sua terapia, perché solo così si può migliorare la gestione complessiva delle altre malattie e restituire alle donne una qualità di vita accettabile".
A complicare ulteriormente la situazione, c'è un pregiudizio radicato che porta spesso a considerare l'insonnia cronica come un effetto collaterale secondario di altri disturbi, piuttosto che come un problema autonomo. Ma questa visione riduttiva rischia di alimentare una spirale di sofferenza sommersa e di sottovalutazione clinica. "Spesso - rimarca Guido Di Sciascio, direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Bari - l'insonnia viene considerata solo un sintomo collaterale di altre patologie, ma in realtà è una condizione autonoma e complessa, che può peggiorare il quadro generale della persona. Quando il sonno manca o è frammentato, tutto l'organismo ne risente: aumenta il rischio di depressione, ansia, deficit di attenzione e irritabilità, ma anche di peggioramento dei sintomi nelle malattie croniche, come quelle neurologiche, psichiatriche e reumatologiche. Nei disturbi dell'umore, per esempio, il sonno diventa un indicatore precoce di ricaduta: riconoscerlo e intervenire tempestivamente può cambiare il decorso clinico. L'insonnia cronica, inoltre, genera un impatto sociale enorme: riduce la produttività, altera le relazioni e logora la qualità della vita. Per questo è essenziale trattarla in modo indipendente, con un approccio integrato che unisca terapia farmacologica e supporto psicologico. Dormire bene non è un lusso, ma la base su cui poggia la salute mentale. Curare il sonno significa curare la persona nella sua interezza".
Un altro dato emerso dalla ricerca Idorsia riguarda la gestione terapeutica: il 37% delle donne in menopausa assume sedativi o psicofarmaci per oltre 50 mesi, a testimonianza di quanto la cronicità del disturbo venga spesso affrontata con strategie non risolutive. Ma oggi, l'arrivo di nuove terapie rappresenta un passo avanti importante. "Oggi l'approccio al trattamento dell'insonnia cronica si fonda su una combinazione di strategie comportamentali e farmacologiche - illustra Balestrieri - Le linee guida internazionali raccomandano la terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia (Cbt-I) come prima scelta: un intervento strutturato che aiuta a modificare abitudini scorrette e convinzioni disfunzionali legate al sonno. Tuttavia, quando questo non è sufficiente o non è accessibile, la farmacologia offre oggi soluzioni di nuova generazione, più rispettose dei meccanismi fisiologici del sonno, che agiscono regolando i neuropeptidi della veglia invece di 'forzare' il sonno attraverso la sedazione. In questo modo il riposo recupera la sua architettura naturale e la persona ritrova un equilibrio più stabile anche nelle ore diurne. Questi farmaci, insieme a un percorso di consapevolezza e di igiene del sonno, permettono un trattamento efficace e sostenibile nel lungo periodo. L'obiettivo - conclude lo specialista - non è solo far dormire, ma restituire un sonno fisiologico, rigenerante, che migliori la qualità della veglia, l'energia, la lucidità e la capacità di affrontare la giornata. Curare l'insonnia cronica significa, in definitiva, restituire alle persone una parte essenziale della loro salute mentale e fisica".

"Il titolo che avete scelto per questa giornata, 'Traiettorie sul territorio', rappresenta in modo efficace il senso del percorso che stiamo compiendo". Così il senatore Roberto Rosso intervenuto oggi nell’ambito del convegno di Modena 'Traiettorie urbane e territoriali-rigenerazione urbana', organizzato dal Consiglio nazionale degli ingegneri su iniziativa di Irene Sassetti (consigliera tesoriere del Consiglio nazionale degli ingegneri con delega all’urbanistica) e coorganizzato dall'Ordine degli ingegneri di Modena. Al centro della giornata il dibattito sul ddl rigenerazione urbana di cui Rosso è relatore.
"Occorre costruire traiettorie comuni - ha proseguito Rosso - per la rigenerazione urbana, tracciate insieme da istituzioni, professionisti e comunità locali. In questo cammino il ruolo degli ingegneri è centrale. La loro capacità di leggere la complessità dei territori e di trasformare le idee in soluzioni concrete è ciò che consente di passare dai principi ai fatti. La rigenerazione urbana nasce dall'incontro tra visione e competenza tecnica e il contributo degli ingegneri è essenziale per tradurre gli obiettivi in risultati tangibili".
"Il nuovo disegno di legge quadro sulla rigenerazione urbana - ha spiegato - rappresenta un passaggio decisivo nella definizione delle politiche nazionali per la trasformazione delle città italiane. E' un testo che nasce dall'unificazione di otto disegni di legge, di maggioranza e di opposizione, e che segna il superamento degli interventi frammentati a favore di una riforma organica della pianificazione urbana. Una riforma che guarda alla sostenibilità ambientale, alla sicurezza sismica, alla qualità dell'abitare e alla riduzione del consumo del suolo, obiettivo che per noi è irrinunciabile in una politica moderna e responsabile. Fermare il consumo di suolo non significa bloccare lo sviluppo, ma orientarlo in modo intelligente, privilegiando la riqualificazione dell'esistente, il riuso delle aree dismesse e la rigenerazione dei quartieri in difficoltà. Insomma, rigenerare vuol dire restituire vita a ciò che abbiamo già costruito, rendendo tutto più sicuro, efficiente e sostenibile".
“E la sfida di una crescita - ha puntualizzato il senatore Rosso - che non consuma territorio, ma invece lo valorizza, migliorando al tempo stesso la sicurezza e la vivibilità delle nostre città, comprese le zone più periferiche, che, come sappiamo, spesso sono esposte al degrado e ai problemi di ordine pubblico. Rigenerare quindi significa anche ricucire il tessuto urbano e sociale, rendendo le comunità più coese e i quartieri più sicuri".
"Un altro pilastro del provvedimento - ha aggiunto - è la semplificazione. Abbiamo lavorato per costruire un impianto normativo solido e concreto, ma anche chiaro e di immediata applicazione. Una legge è efficace solo se chi la utilizza può comprendere e applicarla senza incertezze. Semplificare significa ridurre le sovrapposizioni, eliminare le interpretazioni contrastanti e unificare procedure oggi frammentate tra i diversi livelli amministrativi.
“L'obiettivo - ha chiarito - è offrire ai comuni, professionisti e imprese un quadro normativo certo, trasparente e in grado di accelerare gli interventi e liberare le energie. La rigenerazione deve diventare una prassi ordinaria, non un'eccezione, un processo lineare, accessibile e veloce per tutti i territori. Il lavoro che stiamo facendo nel Senato si è fondato sull'ascolto e sul confronto costante con le categorie professionali".
"Tra queste - ha ricordato - il contributo degli ingegneri è stato decisivo per rendere il testo più aderente alle esigenze reali del Paese e più vicino al linguaggio operativo di chi ogni giorno trasforma le norme in progetti e opere concrete. Tra i punti cardini della riforma figurano premialità per la demoricostruzione, incentivi fiscali, delocalizzazioni per edifici situati in area a rischio idrogeologico e l'istituzione di un fondo nazionale da 3,4 miliardi di euro in dieci anni per sostenere gli interventi di rigenerazione urbana. Un'altra innovazione importante riguarda la governance multilivello, perché rigenerare una grande città o un piccolo borgo non può significare la stessa cosa".
"Una visione - ha affermato - che non riguarda soltanto l'edilizia o l'urbanistica ma la dimensione sociale delle città. Un modello che accorcia le distanze umane, restituisce tempo alle famiglie, offre sicurezza agli anziani e opportunità ai giovani. Una città che non divide ma unisce, dove la prossimità diventa valore e la rigenerazione si traduce in coesione, bellezza e benessere diffuso".
"Sono convinto - ha ribadito - che questa legge possa aprire una stagione nuova fondata su collaborazione, responsabilità e concretezza e che incontri come quelli di oggi, che mettono a confronto istituzioni, tecnici e amministratori, testimonino la volontà comune di costruire insieme una visione condivisa del futuro urbano".

Badge di cantiere e patente a crediti. Sono i due aspetti del decreto-legge 59 del 2025, rubricato 'Misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile', analizzati da Giada Benincasa vicepresidente della commissione di certificazione Deal dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
"Non sono ancora state individuate - spiega - le modalità di attuazione del badge di cantiere, le quali verranno determinate, entro sessanta giorni, con apposito decreto interministeriale (Ministero del lavoro e delle politiche sociali e Ministro delle infrastrutture e dei trasporti), sentito il Garante per la protezione dei dati personali e sentite le organizzazioni dei datori di lavoro e le organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentative. Decreto interministeriale al quale è stato demandata anche la disciplina sulle specifiche misure di controllo e sicurezza nei cantieri, di monitoraggio dei flussi della manodopera, mediante l’impiego di tecnologie, e ai tipi di informazioni trattate".
"Inoltre - sottolinea - la stessa disposizione interviene in materia di vigilanza ad opera dell’Ispettorato nazionale del lavoro, disciplinando che la stessa dovrà essere orientata, ai fini del rilascio dell’attestato di cui al primo periodo dell’art. 29, comma 7, dl 19/2024, convertito, con modificazioni, dalla l. 56/2024, nei confronti dei datori di lavoro che svolgono la propria attività in regime di subappalto, pubblico o privato. Tale disposizione, contenuta al comma 1 dell’art. 3 del dl in commento conferma l’attenzione del legislatore verso un sistema di esternalizzazioni e frammentazione delle filiere produttive, spesso teatro di infortuni e incidenti sul lavoro".
"In attesa dei decreti di definizione e individuazione delle modalità di attuazione e degli ambiti di estensione per l’applicazione delle misure richiamate - avverte Giada Benincasa - merita evidenziare che, come già sottolineato per il sistema della patente a crediti, anche nel caso di specie emerge un timido coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, relegate ad una mera funzione consultiva nella fase di definizione dei decreti interministeriali. Se infatti tali meccanismi sono destinati ad essere estesi, per analogia, anche ad altri settori economici, il ruolo delle parti sociali diviene allora ancora più strategico al fine di intercettare esigenze e tutele specifiche da attuare in un dato settore".
"Nonostante l’attenzione posta sulle esternalizzazioni - spiega - sembra che questo ulteriore intervento sul Sistema di qualificazione delle imprese abbia perso, di nuovo, l’opportunità di valorizzare metodologie e strumenti per la verifica della genuinità dei contratti (con particolare riferimento a quelli di appalto e subappalto, quale tipologia contrattuale spesso utilizzata nei cantieri edili e per attività ad alto rischio come quelle svolte negli ambienti confinati o sospetti di inquinamento) in cui spesso, se privi di genuinità e non rispettosi della normativa di riferimento, si annidano criticità anche di tipo prevenzionistico".
Il sistema della patente a crediti
Tecnicamente Giada Benincasa ricorda che "il sistema della patente a crediti è un tema di recente emersione su cui il legislatore ha deciso di intervenire nuovamente, introducendo misure e disposizioni più severe e stringenti, nonostante il breve periodo di applicazione della previgente normativa. Ciò appare sintomatico di un malfunzionamento, sul piano dell’effettività ed efficacia sostanziale, della misura introdotta rispetto agli obiettivi prevenzionistici prefissati, come spesso accade affrontando tematiche inerenti alla tutela della salute e sicurezza sul lavoro".
"Nel caso di specie, il dl n. 159/2025 modifica nuovamente l’art. 27 del d.lgs. n. 81/2008, rubricato 'Sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi tramite crediti' nonché l’allegato I-bis e l’allegato XII in cui viene aggiunto che all’interno della notifica preliminare di cui all’articolo 99 devono essere specificate le imprese che operano in regime di subappalto. Il rinnovato art. 27, prevede l’introduzione di un nuovo comma, il comma 7-bis, il quale disciplina che la decurtazione dei crediti per le fattispecie di violazioni di cui all’allegato I-bis, numero 21, avviene all’atto della notificazione del verbale di accertamento emanato dai competenti organi di vigilanza e, a tal fine, l’Ispettorato nazionale del lavoro utilizza le informazioni contenute nel Portale nazionale del sommerso (Pns) di cui all’articolo 10 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124".
"Negli interventi modificativi del Sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi tramite crediti - fa notare - è possibile rintracciare una chiara volontà di rendere più stringenti controlli e sanzioni. Ed invero, da un lato, al comma 8 viene disposto che le competenti procure della Repubblica devono trasmettere tempestivamente all’Ispettorato nazionale del lavoro le informazioni necessarie alla adozione dei provvedimenti, 'tenendo conto degli elementi oggettivi e soggettivi della fattispecie contenuti nei verbali redatti dai pubblici ufficiali intervenuti sul luogo e nelle immediatezze del sinistro, nell’esercizio delle proprie funzioni'; dall’altro lato, al comma 11, viene aumentato del doppio l’importo minimo applicabile per la sanzione amministrativa in caso di mancanza della patente o del documento equivalente, passando dalla locuzione 'non inferiore a euro 6.000 a “non inferiore a euro 12.000".
"Nella stessa prospettiva - commenta - si inserisce altresì la previsione per cui entro sessanta giorni il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sentite le organizzazioni dei datori di lavoro e le organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentative, deve individuare, con apposito decreto, gli ambiti di attività a rischio più elevato, tenendo in considerazione la relativa classificazione adottata dall’Inail con prioritario riferimento alle attività in cui è elevata l’incidenza delle lavorazioni in appalto e subappalto, al fine di estendere anche a questi il Sistema di qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi tramite crediti ex art. 27".
Il 'badge di cantiere'
"La vera novità del nuovo dl sicurezza - afferma - è rappresentata dall’introduzione del 'badge di cantiere' per le imprese che operano nei cantieri edili in regime di appalto e subappalto, pubblico o privato. Da questo punto di vista, inoltre, le imprese che operano nei cantieri edili non sono gli unici soggetti onerati dal nuovo adempimento: l’art. 3, comma 2, dl 159/2025, stabilisce che tale obbligo si estenderà anche ad ulteriori ambiti di attività a rischio più elevato. Analogamente a quanto previsto per il sistema della patente a crediti, tali ambiti dovranno essere individuati, con apposito decreto, ed entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentite le organizzazioni dei datori di lavoro e le organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentative", continua.
Nello specifico, esamina, le imprese che operano nei cantieri edili nonché nei settori e negli ambiti che verranno individuati con il decreto del Ministero del lavoro, sono tenuti “a fornire ai propri dipendenti la tessera di riconoscimento prevista dall’articolo 18, comma 1, lettera u), e dall’articolo 26, comma 8, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, nonché dall’articolo 5 della legge 13 agosto 2010, n. 136, dotata di un codice univoco anticontraffazione”.
Tale tessera, da utilizzare come un badge con i dati identificativi del dipendente, deve essere resa disponibile al lavoratore, anche in modalità digitale, tramite strumenti digitali nazionali interoperabili con il Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa (Siisl). A tal proposito, il decreto specifica altresì che, conclude, “per i lavoratori assunti sulla base delle offerte di lavoro pubblicate mediante la piattaforma Siisl, la tessera, in modalità digitale, è prodotta in automatico ed è precompilata, salvo le integrazioni inserite dal datore di lavoro”.
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