
(Adnkronos) - Torna a galla la scomparsa di Paula Andrea Bran Yépez, avvenuta nel novembre 2012 a Farneta. Il caso è stato riaperto dalla Procura di Lucca dopo quasi quattordici anni. La donna, di origine sudamericana e conosciuta anche come Rosita, all’epoca 34enne, era sparita nel nulla lasciando la sua abitazione e senza portare con sé il cellulare.
La nuova indagine è stata avviata dal pubblico ministero Enrico Corucci a seguito di un esposto dettagliato presentato da un abitante della zona. Le indagini sono state affidate alla squadra mobile della questura lucchese e hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati dell’ex marito della donna, un 55enne colombiano, ex monaco certosino, che aveva lasciato la vita religiosa per stare con lei e che oggi lavora ancora in un ambito legato alla Certosa di Farneta.
Le ipotesi di reato sono quelle di omicidio volontario e occultamento di cadavere. L’uomo, già ascoltato in passato come persona informata sui fatti, ha sempre sostenuto la tesi dell’allontanamento volontario della moglie, che avrebbe deciso di lasciare l’Italia per rientrare nel Paese d’origine. Versione che, secondo i familiari della donna, non corrisponderebbe alla realtà. Già nei mesi successivi alla scomparsa erano state avviate ricerche e accertamenti, con perquisizioni e scavi nelle aree circostanti la Certosa di Farneta, senza però alcun esito. Anche allora le autorità avevano valutato l’ipotesi di una fuga volontaria, successivamente archiviando il caso in assenza di elementi concreti.
Le nuove operazioni hanno visto l’impiego di mezzi dei vigili del fuoco, unità cinofile specializzate e squadre di ricerca che hanno battuto nuovamente i terreni collinari e una grotta nei pressi del monastero. Anche in questa occasione, tuttavia, non sono emerse tracce della donna. Tra gli elementi al vaglio degli inquirenti figura anche il ritrovamento di un annuncio su un quotidiano colombiano che segnalava la scomparsa della donna in Italia, oltre a dubbi sulla tempistica della denuncia presentata all’epoca dall’ex marito, che secondo gli atti sarebbe avvenuta mesi dopo la sparizione. Le indagini proseguono, mentre gli investigatori valutano nuove aree in cui concentrare le ricerche. Al momento, però, di Paula Andrea Bran Yépez non si ha ancora alcuna traccia.

(Adnkronos) - Ripercorrere i momenti precedenti alla scomparsa di Emanuela Orlandi, raccontarli sulla base di quanto emerso da atti e testimonianze, sgombrare il campo da illazioni: è per questo motivo che Pietro Orlandi quest'anno organizzerà il sit-in in ricordo della sorella proprio il lunedì 22 giugno, a partire dalle ore 18.30, in piazza Risorgimento a Roma. Nelle stesse ore durante le quali, esattamente 43 anni prima - nel 1983 all'uscita dalla scuola di musica - ha avuto inizio il mistero della scomparsa della cittadina vaticana. "E' il ricordo di un anniversario, è giusto venga fatto in quel giorno e a quell'ora", afferma all'Adnkronos il fratello di Emanuela che, negli anni passati ha promosso spesso l'iniziativa nel weekend per motivi organizzativi. Ma tanto più quest'anno Pietro ci tiene a lanciare il sit-in nel giorno esatto dell’anniversario “per ricordare bene quei momenti perché ultimamente leggo tante cose che non corrispondono né alle dichiarazioni delle persone che sono state ascoltate e verbalizzate né a quello che è successo".
Il fratello di Emanuela ha intenzione di ripercorrere nel dettaglio, insieme alle persone che parteciperanno, gli attimi precedenti alla sparizione. "Voglio riportare le persone a quei momenti", prosegue Pietro: "Voglio farlo raccontando in maniera esatta quello che è emerso dalle dichiarazioni, dai verbali e non quello che è nelle invenzioni, nei pensieri o nelle ipotesi", osserva. "Voglio ricordare che tra le 20 e le 21 di sera, quando noi stavamo ancora aspettando Emanuela a casa, arrivò la prima telefonata dei presunti rapitori al centralino vaticano della sala stampa: è un particolare che non viene mai considerato", sottolinea Pietro convinto che ciò basti a "far cadere quanto sento dire sul mondo dei ‘cinematografari’ o su mister X". (di Sara Di Sciullo)

(Adnkronos) - Alexander Zverev 'si nasconde' al Roland Garros 2026. Il tennista tedesco ha battuto Quentin Halys nel terzo turno dello Slam di Parigi, raggiungendo così gli ottavi e candidandosi come grande favorito per la vittoria finale. Le sconfitte di Jannik Sinner e Novak Djokovic, oltre a quella per infortunio di Carlos Alcaraz, infatti offrono a Zverev un'occasione forse irripetibile per conquistare il suo primo titolo Slam.
"Sinner è dominante, ha avuto dei problemi con il caldo ma resta comunque dominante", ha detto Zverev ai microfoni di Prime Video France, "Djokovic anche. È stato battuto da Fonseca che gioca un tennis impressionante. Per me non cambia niente, mi concentro soltanto sul prossimo avversario senza guardare troppo avanti".

(Adnkronos) - Matteo Berrettini torna in campo al Roland Garros. Oggi, sabato 30 maggio, il tennista azzurro affronta Francisco Comesana - in diretta tv e streaming - nel terzo turno dello Slam francese, dopo il successo nel secondo turno contro il francese Arthur Rinderknech. L'argentino si è invece guadagnato la sfida dopo aver eliminato Luciano Darderi.
In caso di passaggio del turno, Berrettini sfiderà il vincente di Cerundolo-Landaluce.
Arresti denunce e identificazioni anche in Sardegna nell'ambito di
un'operazione a livello nazionale della polizia ad alto impatto
investigativo finalizzata al contrasto dello spaccio di sostanze
stupefacenti e del porto abusivo di armi.
(Adnkronos) - Esami per Jannik Sinner. Oggi, sabato 30 maggio, il tennista azzurro arriverà al JMedical, struttura di Torino e di proprietà della Juventus, per alcune analisi dopo il malessere che l'ha colpito al Roland Garros, portandolo all'eliminazione al secondo turno contro Juan Manuel Cerundolo. Sinner ha infatti accusato un colpo di calore che gli ha causato vomito e un accenno di crampi, con l'argentino, sotto di due set e 5-1 nel terzo, che è riuscito a rimontare e vincere il match al quinto parziale.
Secondo quanto riporta La Gazzetta dello Sport infatti, dopo il ko Sinner ha preso un aereo con destinazione Nizza per poi tornare a Montecarlo. Da qui ha prenotato una camera al JHotel per due notti, decidendo quindi di sottoporsi subito agli esami per approfondire le cause del suo malessere.
Non si conosce la durata della visita, che dipende dalla complessità delle problematiche che potrebbero emergere, dopodiché Sinner si concederà riposo assoluto, dopo un periodo in cui non ha conosciuto pause, giocando ininterrottamente da marzo. I giorni 'di vacanza' dovrebbero essere almeno 10, poi Sinner e il suo team inizieranno a preparare Wimbledon, a cui arriverà da campione in carica.

(Adnkronos) - Dissing tra Sfera Ebbasta e Rondo De Sosa. Negli ultimi giorni tra i due trapper si è acceso uno scontro consumato sui social attraverso le Instagram stories. Secondo quanto trapela, a causare il dissing tra Sfera Ebbasta, nome d'arte di Gionata Boschetti, e Rondo De Sosa, pseudonimo di Mattia Barbieri, sarebbe stato un flirt con una ragazza.
Prima ci sarebbero state delle frecciate social, poi una storia di Sfera Ebbasta dove ha definito il trapper Rondo "surgelato". Poi, la replica di Rondo con un diss track dal titolo 'Corona'. Il brano, pubblicizzato con un'immagine in cui il trapper indossa una corona, avrebbe dei riferimenti diretti al trapper di Milano che, chiamato in causa, ha replicato tra i commenti del post: "Un altro disco di legno da appendere in cameretta bravo", ha scritto con ironia pungente.
Ma non è finita qui. Dopo poche ore, anche Rondo De Sosa ha condiviso sui social un video in cui insulta Sfera comparandolo a un surgelato, nel filmato il trapper prende dal congelatore una busta di passato di verdure e a corredo compare la scritta "bro".

(Adnkronos) - E' di 1335 persone arrestate, di cui 31 minorenni, 2358 persone denunciate a piede libero tra cui 142 minori e 450 kg di droga sequestrata, il bilancio di un'operazione antidroga condotta a livello nazionale dagli investigatori delle Squadre Mobili, coordinati dal Servizio Centrale Operativo. Un'operazione ad alto impatto investigativo, conclusasi ieri, finalizzata al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti e del porto abusivo di armi. L’attività ha rafforzato il controllo nelle zone più sensibili, per prevenire episodi di violenza, anche tra minori.
L’attività investigativa, che ha visto il coinvolgimento anche degli equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine e di altri uffici delle Questure, ha portato al sequestro precisamente di 48 kg di cocaina, 379 kg di cannabinoidi e 7 kg di eroina. E inoltre sono state sequestrate 111 armi da fuoco, anche a canna lunga tra cui un fucile d’assalto, diverse armi da guerra e un giubbotto antiproiettili nonché numeroso munizionamento. Particolare attenzione è stata riservata al contrasto del porto di armi bianche, soprattutto in ambito giovanile, rinvenendo 250 armi bianche, tra cui taglierini, tirapugni, taser, sfollagente telescopici, fionde, machete, sciabole e accette.
Nel corso dell’operazione, sono state identificate 297.071 persone, di cui 15.665 minorenni. I controlli si sono concentrati all’interno di quartieri cittadini e nelle vicinanze di locali notturni, dove si registra un maggior consumo di droga.
"L’imponente operazione condotta su tutto il territorio nazionale segna un colpo durissimo alla criminalità. Complimenti alla Polizia di Stato e a tutti coloro che hanno contribuito a questo importante risultato", ha scritto su X la premier Giorgia Meloni, postando le immagini diffuse dalla stessa polizia. "Il Governo - assicura - continuerà ad andare avanti con determinazione sulla strada della legalità e della sicurezza. Anche per questo abbiamo rafforzato gli strumenti di contrasto al porto abusivo di armi, comprese quelle da taglio: ogni colpo alla criminalità significa più tutela e più serenità per tutti i cittadini".
(Adnkronos) - Marco Bezzecchi in pole position al Mugello. Oggi, sabato 30 maggio, il pilota dell'Aprilia ha fatto segnare il miglior tempo nelle qualifiche del Gran Premio d'Italia, chiudendo in 1'43"921 e scatterà primo nella griglia di partenza sia nella gara Sprint che nel Gp di domani. Accanto a lui in prima fila ci sarà l'Aprilia Trackhouse di Raul Fernandez.
Terzo tempo e seconda fila per il primo inseguitore di Bezzecchi nel Mondiale, Jorge Martin, seguito da uno strepitoso Marc Marquez, al rientro dall'infortunio con la Ducati. Quinta la Gresini di Fermin Aldeguer, poi Pecco Bagnaia e la VR46 di Fabio Di Giannantonio. Ecco la griglia di partenza del Gp d'Italia:
1 Marco Bezzecchi (Aprilia) 1'43"921
2 Raul Fernandez (Aprilia) +0.224
3 Jorge Martin (Aprilia) +0.363
4 Marc Marquez (Ducati) +0.373
5 Fermin Aldeguer (Ducati) +0.392
6 Francesco Bagnaia (Ducati) +0.561
7 Fabio Di Giannantonio (Ducati) +0.577
8 Diogo Moreira (Honda) +0.713
9 Franco Morbidelli (Ducati) +0.734
10 Pedro Acosta (KTM) +0.789
11 Enea Bastianini (KTM) +0.942
12 Alex Rins (Yamaha) +1.128
13 Ai Ogura (Aprilia) Q1
14 Brad Binder (KTM) Q1
15 Joan Mir (Honda) Q1
16 Luca Marini (Honda) Q1
17 Jack Miller (Yamaha) Q1
18 Fabio Quartararo (Yamaha) Q1
19 Maverick Vinales (KTM) Q1
20 Toprak Razgatlioglu (Yamaha) Q1
21 Michele Pirro (Ducati) Q1
22 Cal Crutchlow (Honda) Q1

(Adnkronos) - Flavio Cobolli torna in campo al Roland Garros 2026. Oggi, sabato 30 maggio, l'azzurro affronta l'americano Learner Tien - in diretta tv e streaming - nel terzo turno dello Slam francese. Cobolli è reduce dal successo in tre set contro il cinese Wu Yibing, mentre lo statunitense ha battuto l'argentino Diaz Acosta nel secondo turno del torneo.
In caso di passaggio del turno, Cobolli sfiderà il vincente di Cerundolo-Svajda.

(Adnkronos) - Prima Assicurazioni e Prima Pramac Yamaha MotoGP presentano, in occasione del Gran Premio d’Italia al Mugello, una speciale livrea celebrativa firmata Pininfarina, destinata a correre sul circuito simbolo del motociclismo italiano. Il progetto - si spiega in una nota - nasce dall’idea di Prima Assicurazioni di portare in pista l’orgoglio italiano nel tempio della MotoGP in Italia, l’autodromo del Mugello. Questo ha dato vita alla livrea disegnata da Pininfarina appositamente per il team Prima Pramac Yamaha MotoGP segnando così un debutto storico: per la prima volta, l’iconica casa di design italiana ha realizzato un progetto dedicato alla MotoGP. Le tre anime del progetto sono espressione del “saper fare” italiano, a iniziare da Prima Assicurazioni che in poco più di dieci anni si è affermata come uno dei principali player assicurativi nel panorama motor italiano, superando i 5 milioni di clienti attivi grazie a un modello tecnologico innovativo e a una forte capacità di trasformare il settore assicurativo. Quanto a Pininfarina, icona mondiale del design italiano dal 1930, è perfino superfluo ricordare come abbia firmato alcune delle automobili più leggendarie della storia e sia simbolo riconosciuto a livello internazionale di eleganza, innovazione e ricerca estetica.
Pramac Racing/Prima Pramac Yamaha MotoGP, tra le realtà più competitive e innovative della MotoGP contemporanea, ha vinto più volte il titolo di Best Independent Team in anni recenti, il titolo Team nel 2023 (primo Independent Team a vincere davanti ai Team ufficiali) e il campionato mondiale piloti nel 2024, prima squadra indipendente a farcela nell’era della MotoGP, grazie a una combinazione unica di talento, tecnologia e spirito imprenditoriale italiano.
“Per Prima la tappa del Mugello è un appuntamento speciale. Lo scorso anno insieme a Pramac Yamaha abbiamo realizzato una livrea dedicata ai 10 anni di Prima Assicurazioni e per il 2026 portiamo avanti questa tradizione con la voglia di rendere ancora più memorabile uno degli appuntamenti più amati della MotoGP. Dare vita a una livrea speciale firmata da un’icona del design come Pininfarina e vederla correre in pista nel weekend è per noi una grande emozione e una perfetta sintesi delle eccellenze italiane” commenta il CEO di Prima Assicurazioni, George Ottathycal.
“Portare al Mugello una livrea firmata Pininfarina insieme a Prima è qualcosa di speciale non solo per il nostro team, ma per tutto il motorsport. Vedere correre nella fantastica cornice del Mugello le nostre moto con una livrea che mostra tutta la classe e l’eleganza del design Pininfarina ci rende orgogliosi e conferma l’incredibile valore che Prima Assicurazioni porta alla nostra squadra” dichiara Paolo Campinoti, Team Principal Pramac Racing.
“Siamo orgogliosi di questo incontro tra brand, design e velocità. La livrea nasce dall’unione di realtà diverse, accomunate dalla stessa idea di eccellenza: trasformare un segno distintivo in identità. In questo progetto, Pininfarina interpreta un patrimonio visivo consolidato attraverso un linguaggio essenziale, elegante e immediatamente iconico, pensato per valorizzare la dinamicità di una MotoGP. Il risultato è una livrea capace di coniugare prestigio e tensione dinamica. Presentarla al Mugello significa inserirla nel contesto ideale, dove velocità, passione e identità italiana si fondono naturalmente: qui il design non si limita a essere osservato, ma si vive” aggiunge Paolo Dellachà, CEO di Pininfarina.
La special livery dalle linee essenziali e dinamiche, che riporta la firma “Design by Pininfarina”, valorizza la silhouette delle Yamaha che corrono nel Campionato Mondiale MotoGP e Moto2. Elemento centrale del design è la linea rossa diagonale – completata da due sottili linee viola che richiamano l’identità visiva di Prima – reinterpretazione contemporanea del celebre tratto grafico della Modulo, iconica concept car firmata Pininfarina nel 1970 e diventata uno dei simboli assoluti del design automobilistico italiano.
L’omaggio all’eccellenza italiana coinvolgerà l’intero universo di Pramac Racing per la gara di domenica del Gran Premio d’Italia MotoGP 2026 al Mugello, uno degli appuntamenti più iconici e sentiti dell’intero calendario mondiale. Oltre alla speciale livrea MotoGP firmata Pininfarina, anche i piloti del team scenderanno in pista con tute celebrative dedicate e con una capsule sviluppata insieme a Kappa, storico marchio italiano dello sportswear, che ha reinterpretato i codici stilistici del progetto attraverso una collezione esclusiva per il Gran Premio d’Italia. Tanti i contenuti speciali che verranno realizzati nel corso del weekend e condivisi sui canali ufficiali Prima, Prima Pramac Yamaha e Pininfarina per rivelare il progetto.

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(Adnkronos) - "Finalmente siamo a casa". Silvia Bonolis, la figlia di Sonia Bruganelli e Paolo Bonolis, è uscita dall'ospedale ed è tornata tra le mura della sua casa, insieme alla sua famiglia. A renderlo noto è stata l'imprenditrice che ha condiviso un video sui social in cui ha mostrato alcuni dei momenti trascorsi in ospedale. La giovane era stata ricoverata lo scorso 10 maggio, nel giorno della Festa della mamma.
"Abbiamo voluto condividere con tutti voi solo i momenti belli ma tutte le persone che sono in queste foto ci sono state anche nei momenti difficili perché per noi e per nostra figlia sono famiglia", si legge a corredo del post. "Grazie per le vostre preghiere", ha aggiunto in riferimento a tutti i messaggi ricevuti dopo la notizia del ricovero della figlia.
Nel filmato pubblicato compaiono, accanto a Silvia, il compagno di Sonia Bruganelli, Angelo Madonia, il fratello Davide Bonolis e altre persone, amici di famiglia che hanno fatto visita alla giovane durante i giorni trascorsi in ospedale.
Tra i commenti spicca quello del fratello minore Davide: "Non sei solo una sorella maggiore, sei una donna forte, una donna che mi insegna ogni giorno come si vive. Ti amo", ha scritto a corredo di un cuore rosso.
L'imprenditrice non ha reso noto il motivo per cui la figlia è stata ricoverata, ma è noto che Silvia sia nata con una patologia cardiaca congenita. Subito dopo la nascita, infatti, ha subito un’operazione delicata. La giovane ha riportato una ipossia cerebrale che le ha causato danni neurologici con conseguenze sul piano motorio.
(Adnkronos) - L'aeroporto di Monaco è stato chiuso e i voli sono stati sospesi dopo l'avvistamento di un drone nei pressi delle piste. Lo ha riferito la polizia della città tedesca. Quello di Monaco è il secondo aeroporto più trafficato della Germania. Le autorità hanno invitato i viaggiatori a consultare lo stato dei voli prima di recarsi in aeroporto e le autorità stanno indagando.

(Adnkronos) - Belen è tornata sui social per mandare un messaggio ai follower dopo la notizia sul suo ricovero in ospedale. La showgirl argentina ha condiviso un video in cui appare sdraiata sul letto in pigiama con la luce soffusa mentre, con lo sguardo fisso sulla camera del telefono, fa l'occhiolino e accenna un sorriso.
Nella didascalia un semplice cuore bianco, senza ulteriori spiegazioni. Ma il messaggio è piuttosto chiaro: Belen Rodriguez ha voluto ringraziare, per tutti i messaggi ricevuti in questi ultimi giorni, chi ha seguito con apprensione le notizie riguardanti il suo stato di salute.
La showgirl nella tarda mattinata di lunedì 25 maggio è stata trasportata al Policlinico di Milano per accertamenti, a seguito dell'allarme lanciato da uno dei vicini, preoccupato per le grida provenienti dalle finestre del suo appartamento in zona Brera.
L'uomo, secondo quanto riportato da 'Il Giorno' e 'La Repubblica', ha chiamato il 112 intorno alle 7 del mattino. "Aiuto, aiutatemi", avrebbe urlato la showgirl allarmando diverse persone nel condominio in cui vive. Sul posto sono giunte due volanti del commissariato Garibaldi-Venezia, un'ambulanza e i vigili del fuoco, bloccando inevitabilmente il traffico stradale. La showgirl sarebbe stata invitata - secondo quanto si apprende - più volte a uscire di casa, ma prima di aprire le porte ai pompieri sarebbero trascorse oltre 3 ore. Dopo le continue sollecitazioni, Belen avrebbe aperto la porta e si sarebbe mostrata in evidente stato di agitazione.
La 41enne sarebbe stata assistita prima sul posto per poi essere accompagnata al Policlinico in codice giallo per tutti gli accertamenti del caso. La popolare showgirl argentina qualche tempo fa aveva anche raccontato in un video del periodo difficile che stava attraversando e della depressione che in passato l'aveva colpita. "Non ho mai fatto un segreto di aver sofferto di attacchi di panico. Ne ho avuti, nella vita, uno dopo l'altro. Non è facile riuscire ad accettarsi con queste fragilità, soprattutto quando fai un lavoro pubblico e la tua fragilità può diventare anche una presa in giro", aveva confessato.

(Adnkronos) - Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d'inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall'AdnKronos.
E' in libreria con Mondadori 'Viva il Re! Viva la Repubblica!', saggio di Alfonso Celotto, Giulia Guerrini uscito in occasione degli 80 anni della Repubblica. In un’Italia ancora segnata da vent’anni di dittatura e dalle macerie di un conflitto mondiale, il 2 giugno 1946 milioni di cittadini e cittadine si recarono alle urne per scegliere tra Monarchia e Repubblica. Per la prima volta la decisione della forma di Stato non era imposta dall’alto, da una dinastia o da una volontà politica esterna, ma proveniva dal basso, da un voto diretto e democratico a suffragio universale. Il popolo, inconsapevole e smarrito, veniva chiamato a pronunciarsi non solo sul futuro, ma sul senso stesso del proprio passato.
A ottant’anni di distanza, Alfonso Celotto e Giulia Guerrini ripercorrono in queste pagine quel voto così decisivo attraverso le testimonianze dirette e appassionate di chi lo visse in prima persona. Le voci dei protagonisti – giovani, reduci, donne al loro primo voto -, oggi ormai centenari, rievocano le emozioni, le incertezze e le speranze che accompagnarono quei giorni fondamentali per la nostra Italia. Un coro al quale si accompagnano le ricostruzioni storiche, i pensieri e i dubbi anche intimi dei leader politici e le zone d’ombra legate alla votazione: dalle incertezze dei conteggi alle contestazioni giuridiche, dalle polemiche sui brogli al mistero tuttora irrisolto delle schede distrutte. Ne emerge il ritratto di un’Italia divisa, sospesa tra la spinta al cambiamento e il desiderio di stabilità, ma che racchiudeva in sé il germe della speranza. Un racconto che restituisce alle nuove generazioni la memoria e la dignità di chi ha scritto la nostra storia nelle cabine elettorali. Un libro prezioso per conoscere il nostro passato e comprendere fino in fondo il senso della nostra Repubblica, un progetto ancora vivo, costruito voto dopo voto in un’Italia ferita, ma determinata a rinascere.
E' in libreria con Momo Edizioni 'Non sono la stupida bionda di nessuno' di Ilenia Rossini. "Please, don’t make me look like a joke". Marilyn Monroe chiese questo poche settimane prima di morire. È da quel desiderio – essere finalmente presa sul serio, non trasformata in un’icona vuota o in un simbolo comodo – che nasce questo libro. Lontano dai miti consolatori e dalle semplificazioni che l’hanno inseguita per decenni, Non sono la stupida bionda di nessuno racconta una donna che fu strategica e vulnerabile, consapevole e contraddittoria. Una lavoratrice dello spettacolo che costruì con lucidità la propria immagine pubblica, schiacciata da un sistema che non sapeva cosa fare del suo talento.
Tra performance e identità, tra controllo e smarrimento, emerge il ritratto di una figura straordinariamente moderna: un’attrice che lottò per il rispetto professionale, una intellettuale autodidatta, una donna che non smise mai di interrogarsi su chi ci fosse davvero dietro il personaggio che il mondo pretendeva da lei. Una Marilyn finalmente restituita al suo tempo e alla sua complessità. Non una vittima. Non un’icona. Ma un essere umano.
Diciassette anni in Formula 1, 256 Gran Premi disputati, duelli con i più grandi piloti dell’epoca, un’epoca in cui si correva con il sedere prima ancora che con la testa, quando il talento si sentiva nelle mani e nella schiena, e il rischio faceva parte del mestiere. Erano anni in cui il paddock era praticamente ad accesso libero, si fumava e giocava a calcio nelle pause fra le prove libere ma d’altro canto in pista si rischiava la pelle un giorno sì e l’altro pure. Nelle pagine di 'Da Niki a Kimi', sugli scaffali con Rizzoli, Riccardo Patrese, che oltre all’esperienza in prima persona con Williams, Brabham e Arrows, ha mantenuto un punto di vista privilegiato e ravvicinato sull’ambiente seguendo la carriera automobilistica del figlio Lorenzo, racconta la sua Formula 1 e quella di oggi senza nostalgia cieca, né indulgenza. Racconta la solitudine del pilota, il politicamente corretto del paddock, il talento feroce di Max Verstappen, la fragilità di Lando Norris, la differenza tra correre per vincere e correre per divertirsi. Ma anche di Lewis Hamilton e della Ferrari, della crescente presenza femminile in Formula 1 e degli esorbitanti costi richiesti agli esordienti.
E ancora, di com’è cambiata la quotidianità dei piloti e degli addetti ai lavori, la conformazione dei circuiti e delle auto, la competitività, la comunicazione, la composizione del pubblico e in generale l’atmosfera che si respira, in pista e fuori. Tante novità, tante domande, ma un’unica certezza: il brivido che prova un pilota al volante della sua monoposto, lanciata alla massima velocità, rimane una beatitudine quasi mistica, come sottolineava Ayrton Senna, che nessuna innovazione tecnologica o impegno mediatico potrà mai attenuare.
'Franz Liszt. Il pianista del fuoco e della fede' è il titolo del libro di Ramin Bahrami in libreria con La Nave di Teseo. “Non cercare di essere grande. Cerca di essere vero. Il resto verrà da sé.” Questo il lascito di Franz Liszt, uno dei più grandi innovatori della musica di tutti i tempi, ai giovani pianisti. In un racconto in prima persona indirizzato a un amico immaginario di nome Sebastian – è Liszt stesso a prendere la parola in questo libro – Ramin Bahrami ricostruisce la parabola esistenziale e artistica del grande compositore ungherese, il bambino fragile nato in una famiglia modesta, attraverso i grandi incontri della sua vita: il maestro Carl Czerny, custode dell’eredità di Beethoven, che rifiutò ogni compenso perché aveva riconosciuto il genio del giovane allievo; il vecchio Salieri, che insegnò al prodigioso pianista che la vera bravura non è nella velocità ma nella voce interiore; il “Titano” Beethoven, davanti al quale il ragazzo di undici anni tremava come dinanzi a un essere mitologico. E poi Parigi – il crocevia del mondo romantico, dove il “mago del pianoforte” faceva svenire le dame nei teatri e scatenava la “Lisztomania” – con Chopin, che diventerà suo amico fraterno, Berlioz, George Sand, Victor Hugo, Rossini; il genero Richard Wagner, “vulcano che ha preso la forma umana”, amato e odiato, verso cui Liszt fu generoso come un padre; i grandi amori, Marie d’Agoult e la principessa Carolyne von Sayn-Wittgenstein. Viene raccontato infine l’ultimo periodo della sua vita, in cui rinunciò a ogni virtuosismo per cercare Dio tra le note, nel saio dell’abbé Liszt e nella musica spogliata di ogni ornamento.
Ramin Bahrami è nato a Teheran nel 1976. Ha lasciato l’Iran con parte della famiglia dopo la rivoluzione e ha studiato in Italia, dove si è diplomato in pianoforte al conservatorio di Milano con Piero Rattalino. Vive a Stoccarda. Perfezionatosi con maestri del calibro di Alexis Weissenberg, Andràs Schiff, Rosalyn Tureck, nutre una passione profonda e totale per Johann Sebastian Bach, di cui è oggi uno dei più grandi interpreti. Ha un repertorio di incisioni bachiane con Decca Universal che hanno scalato le classifiche discografiche, ha debuttato al teatro alla Scala nel 2012 e si esibisce nei teatri e nelle sale da concerto più prestigiosi del mondo. Ha pubblicato 'Come Bach mi ha salvato la vita' (2012), 'Il suono dell’Occidente' (2014) e 'Nonno Bach' (2015), 'Wolfang Amadeus Mozart. Il genio sempre giovane' (2019), 'Ludwig van Beethoven. Il genio ribelle' (2019) e 'Mille e una musica. Breve storia della musica persiana' (2021).
E' in libreria con Sellerio 'I Mondiali immaginari' di Angelo Carotenuto. Stanno per iniziare i Mondiali immaginari, un mirabolante torneo di calcio nel quale passato e presente convivono senza gerarchie. Si affrontano le nazionali di calcio più celebri e quelle più improbabili della Storia, in partite impossibili ma incredibilmente vere, narrate con il rigore del dettaglio calcistico e l’immaginazione più sfrenata. Trentuno sfide avvincenti, drammatiche, festose, battagliere, dai sedicesimi alla finalissima.
Ma è meglio il gioco offensivo dell’Olanda 1974 o il contropiede dell’Italia 1982? L’utopia del calcio socialista dell’Ungheria 1954 avrebbe sconfitto il collettivo insuperabile del tikitaka spagnolo del 2010? Chi sono i veri maestri, gli inventori del football (l’Inghilterra) o gli interpreti sopraffini del futebol (il Brasile)? Poiché l’arte del calcio, come l’arte della letteratura, esige la sospensione del dubbio e del sospetto, vedremo l’inglese Gascoigne inseguire sua maestà Pelé; le calciatrici americane sfidare il Kaiser tedesco Beckenbauer; i Fenomeni di oggi di fronte ai Miti di una volta. Ci sono anche una storia d’amore e un malvagio antagonista, un’Ombra che appare e scompare per rovinare il giubilo di chi pensa che il calcio dovrebbe appartenere a chi lo ama, e non a chi lo possiede per arricchirsi. A tenere insieme l’intero torneo c’è Orazio Pánama, il solo testimone accreditato, un radiocronista che parla tutte le lingue del mondo e forse non ne sa scrivere alcuna. La sua voce, con uno stile mimetico e ritmico ancorato ai gesti e ai suoni del campo, attraversa i continenti annunciando verità che nessuno potrà verificare, meravigliandosi sempre per quanta poesia, dolore, gioia e sofferenza possano stare dentro a un campo da gioco.
Angelo Carotenuto ha scritto un romanzo che attraverso il calcio pone domande al presente, un atlante di storie per rovistare nel passato e chiederci dove stiamo andando, cos’è che ci fa amare e ci fa tradire, e per quale misteriosa ragione torniamo all’infanzia ogni volta che rotola un pallone.
E' in libreria con Laterza 'La democrazia è antiquata' , l'ultimo saggio di Marco Revelli. Secondo Peter Thiel e molte altre personalità vicine al governo di Donald Trump, "libertà e democrazia sono incompatibili", anzi la partecipazione diffusa tende a limitare l’efficienza dei governi. Insomma, la democrazia è superata e questo è dimostrato dalla crescente diffusione in tutto il mondo di autocrazie e governi autoritari. Ma è davvero così o è solo il disegno di oligarchi e megamiliardari? La democrazia è antiquata: questa la provocazione da cui muove Marco Revelli per capire se la democrazia ha ancora un futuro. Una provocazione che non vuole certificarne la morte, ma serve a fotografare lo snaturamento in atto.
Così, l’autore disseziona con rigore le forme del degrado democratico: dalla democrazia ‘esecutoria’, che sostituisce il Parlamento con l’efficienza del leader, alla democrazia ‘senza popolo’, dove l’astensionismo diventa ‘partecipazione negativa’; dalla democrazia ‘dei pochi’, sempre più oligarchica, alla democrazia del denaro, dove il mercato regola ogni relazione; dalla democrazia della disinformazione, deformata da media e algoritmi, a quella ‘delle armi’ e ‘del segreto’. Le democrazie contemporanee non fanno più promesse, si limitano a presentarsi come la forma di governo ‘meno peggiore’. E la distanza tra ideali e realtà è così abissale da renderne irriconoscibili i principi fondativi: rappresentanza, partecipazione, trasparenza, informazione. Ma Revelli non si ferma alla diagnosi: indica la necessità di un ‘nuovo inizio’, che riparta dal basso, nella convinzione che solo una critica radicale della democrazia reale può salvarne il futuro da costruire.
Revelli è professore emerito di Scienza della politica all’Università del Piemonte Orientale. Tra i più autorevoli analisti del mutamento sociale e politico italiano, si è occupato di storia del movimento operaio, trasformazioni del lavoro, populismi e crisi della democrazia.
Arriva sugli scaffali con Solferino 'Se avesse vinto la monarchia' di Marco Patricelli. 10 Giugno 1946. La Corte di Cassazione comunica i risultati del referendum istituzionale: la Repubblica prevale sulla Monarchia per due milioni di voti. Questo dice la storia. A ottant’anni dal voto, il libro di Marco Patricelli ribalta la prospettiva: è il fronte repubblicano a essere sconfitto anche grazie a un intervento segreto di Stati Uniti e Gran Bretagna, che temono una deriva a sinistra, e nutrono dubbi sulle personalità espresse dal CLN e sul ruolo di Palmiro Togliatti rientrato dall’Urss come longa manus di Stalin.
Che ruolo giocano in quei mesi il presidente Truman, il direttore dell’intelligence Souers e l’ambasciatore a Roma, Comstock Kirk? Lo scopriamo in un racconto documentato e incalzante tra Roma, Washington, Londra e Mosca: per contribuire al successo della monarchia, e tenerla sotto scacco, gli Alleati danno vita all’operazione White Cross – dal simbolo araldico dei Savoia – facendo votare i prigionieri di guerra, con appositi seggi nei campi e la promessa di un rientro rapido in Italia. E consentendo il voto anche in Trentino, dove molti elettori temono una deriva punitiva.
Le iniziali perplessità di Umberto di Savoia vengono superate dopo le elezioni parziali di marzo e aprile 1946, quando i partiti di sinistra colgono importanti risultati. È allora che dà a Falcone Lucifero – più volte sollecitato dall’ambasciatore Usa – il via libera all’operazione Bianca Croce. Da questo momento la storia d’Italia prende una piega diversa…
E' in libreria con Vallecchi 'Chi resta mentre il mondo scappa. Storie di confini e sopravvivenza' di Daniela Tagliafico. A Lampedusa, Mara serve caffè e sogna di spegnere incendi, mentre impara ogni giorno a convivere con un orizzonte che non dà tregua. Sull’isola, la bellezza è una lama sottile: illumina e ferisce nello stesso istante. In una vigilia di Natale sospesa, tra vento, pioggia e collegamenti interrotti, per la prima volta gli sbarchi si fermano e l’hotspot si svuota: resta un’attesa irreale, fatta di racconti, silenzi e verità che emergono piano.
A Roma, Sandro tiene il punto tra ordine e caos, ma un legame ostinato con un uomo venuto dal Senegal incrina certezze, regole, distanze. Poliziotto abituato agli scontri e alle tensioni, porta dentro una storia inattesa di amicizia e debito umano, che riemerge mentre la città si accende e una telefonata tarda ad arrivare. Non è una storia sull’immigrazione. È una storia sull’attraversare i confini e le coscienze. Con una scrittura ritmica e fresca, Daniela Tagliafico evita ogni retorica e racconta ciò che resta: i gesti minimi, le scelte che pesano, le vite che si sfiorano senza salvarsi davvero. Perché ci sono luoghi dove tutto arriva e niente se ne va intatto.
E' in libreria con Rizzoli 'Complice la pioggia' di Laura Facchi. Maura Amato ha quarantacinque anni, un gatto di nome Sedano che la ama moltissimo, una leggera zoppia e il conto sempre in rosso. Convive con la sindrome dell’impostore e con il suo cuore spezzato, da quando l’amore per Tony, magistrato di origini napoletane, è naufragato. Per sbarcare il lunario, dopo aver pubblicato due libri di scarso successo, lavora come editor freelance di romanzi gialli.
Un giorno, in un cappotto preso a un mercatino vintage, trova un biglietto accartocciato in cui qualcuno confessa un omicidio avvenuto vent’anni prima. Si tratta della morte di Paul Mezzatesta, un diciassettenne ucciso durante una vacanza in un campeggio al mare, in una notte di pioggia battente. È così che Maura si ritrova catapultata in un misterioso cold case che la porterà all’isola d’Elba, a scavare nel passato di un gruppo di amici, ragazzini all’epoca e oggi uomini e donne che custodiscono gelosamente segreti mai confessati. L’isola le riserverà inquietanti sorprese ma anche incontri inaspettati. Con una scrittura brillante e ironica, Laura Facchi tratteggia una protagonista imperfetta e meravigliosamente reale. Un giallo imperdibile che è anche, e soprattutto, la storia di una donna che, rovistando nei segreti altrui, impara a non scappare dai propri, ritrovando una sfrontata voglia di vivere. (a cura di Carlo Roma)

(Adnkronos) - Svolta nell'inchiesta sulla morte di Beatrice, la bambina di 2 anni trovata senza vita lo scorso 9 febbraio a Bordighera, in provincia di Imperia, nella casa in cui viveva con la madre e le sorelle.
Dopo l'arresto della madre, Emanuela Aiello, avvenuto nelle ore successive alla morte, è stato arrestato anche il compagno Manuel Iannuzzi, già indagato dalla procura. Le accuse sono di maltrattamenti aggravati dalla morte.

(Adnkronos) - Non solo il messaggio scritto su TikTok 'Don’t blame me for what I will do in 4 hrs', cioè 'Non datemi la colpa per quello che farò tra quattro ore'. L'undicenne che ieri ha tentato di accoltellare il suo docente di tecnologia a San Vito Lo Capo, aveva pubblicato sempre sul social, con gli hashtag “Stream” e “truecrimetok”, una foto del casco integrale - poi indossato durante la tentata aggressione - con le scritte che facevano riferimento alle stragi di ragazzi negli Stati Uniti. Ad esempio 'Isla Vista' nella contea di Santa Barbara, in California, dove la sera di venerdì 23 maggio 2014 ci fu una strage di giovani nei pressi dell'università. Oppure la scritta 'Elliot', con il riferimento a Elliot Rodger, il ragazzo autore della strage. E' stato lo stesso professore a bloccare lo studente quando ha visto che lo voleva accoltellare. Per fortuna non è rimasto ferito, ma ha avuto solo qualche graffio.
Dietro al gesto dell'11enne ci sarebbe un brutto voto preso dopo una interrogazione andata male, è il sospetto dei docenti della scuola frequentata dal ragazzino. Secondo gli inquirenti il giovanissimo avrebbe preparato tutto fin nei minimi particolari. Solo la prontezza del professore ha evitato il peggio. Giovedì sera, come scrive Serena Mazzini nella newsletter di Valetutto, "un account aveva mostrato l'outfit scelto per l'attacco". Poi ieri mattina il folle gesto e quella frase criptica. “L’undicenne che frequenta la prima media andava bene a scuola. Non c’erano stati segnali di disagio né di contrasti con i professori. Normali dinamiche scolastiche. Non possiamo aggiungere altro, il minorenne va tutelato”, ha detto il dirigente scolastico Alberto Ruggirello.

(Adnkronos) - Marcia Lucas, la montatrice che contribuì in modo decisivo alla nascita dell’universo di Star Wars e che vinse l’Oscar per il montaggio di ‘Guerre stellari’, è morta mercoledì 27 maggio a Rancho Mirage, in California. Aveva 80 anni. L’avvocato della famiglia ha confermato che la causa della morte è stata un cancro. Marcia Lucas, all'anagrafe Marcia Lou Griffin era nata a Modesto, in California, il 4 ottobre 1945 ed era stata sposata, dal 1969 al 1983, con George Lucas, il regista e produttore che ha creato le saghe cinematografiche di 'Guerre stellari' e 'Indiana Jones', e scritto e diretto i film cult come 'American Graffiti'.
In una nota, i familiari l’hanno ricordata con parole che restituiscono la misura del suo impatto umano e professionale: "Marcia sarà ricordata come una narratrice brillante, una pioniera per le donne nel cinema, una madre e una nonna amorevole, una padrona di casa generosa e un’amica leale, il cui umorismo e la cui luce riempivano ogni stanza in cui entrava. La sua influenza sul cinema è indelebile, ma chi l’ha conosciuta meglio ricorderà il modo in cui rendeva la vita più vivida, più bella, più divertente e più piena d’amore". E ancora: "Il suo lavoro era noto per l’intelligenza emotiva, il ritmo e l’umanità e una capacità rara di trovare la verità di una scena e portare sullo schermo cuore, slancio e chiarezza".
Marcia, che amava definirsi l'“arma segreta” di George Lucas, co-montò ‘American Graffiti’ (per cui fu candidata all’Oscar) e vinse la statuetta per ‘Guerre stellari’. Lavorò anche a ‘Il ritorno dello Jedi’, oltre che a tre film fondamentali della prima fase di Martin Scorsese: ‘Alice non abita più qui’, ‘Taxi Driver’ e ‘New York, New York’.
Il suo contributo all’universo creato dall’allora marito George Lucas è stato spesso descritto come decisivo. Nel libro 'The Secret History of Star Wars', Michael Kaminski scrive: "Marcia, insieme a molti amici di George, criticava quali personaggi funzionassero, quali no, quali scene fossero buone, e Lucas compose la sceneggiatura in questo modo. Marcia è sempre stata critica verso 'Star Wars', ma era una delle poche persone che Lucas ascoltava con attenzione, sapendo che aveva un talento nel modellare personaggi forti".
Fu lei, per esempio, a suggerire una delle svolte più iconiche della saga. George Lucas raccontò a 'Rolling Stone' nel 1977 che l’idea di far morire Obi-Wan Kenobi sulla Morte Nera fu sua: "Più pensavo a Ben che veniva ucciso, più mi piaceva l’idea, perché rendeva la minaccia di Vader più grande e si legava alla Forza e al fatto che potesse usare il lato oscuro".
Mark Hamill, l'attore che nella saga interpretava il personaggio di Luke Skywalker, in un’intervista, ha ricordato un altro momento chiave: "So per certo che Marcia Lucas fu responsabile nel convincere George Lucas a mantenere quel piccolo bacio d'augurio prima che Carrie (Fisher, ndr.) e io ci lanciassimo oltre il baratro nel primo film". George Lucas temeva che il pubblico ridesse per le ragioni sbagliate, ma secondo Hamill lei gli disse: "'George, ridono perché è così dolce e inaspettato'. E la sua influenza era tale che, se lei voleva tenerlo, restava".
Nata Marcia Lou Griffin a Modesto e cresciuta a North Hollywood, iniziò come archivista cinematografica prima di entrare come apprendista nel sindacato dei montatori. Conobbe George Lucas quando entrambi furono assunti per lavorare con la leggendaria montatrice Verna Fields. Si sposarono nel 1969 e lei fu assistente al montaggio del suo primo lungometraggio, ‘THX 1138’. La coppia divorziò nel 1983. Il suo secondo matrimonio, terminato nel 1993, fu con Tom Rodrigues, production manager allo Skywalker Ranch.
Marcia Lucas lascia le figlie Amanda Lucas e Amy Soper, i nipoti Felix Hallikainen, Aeliana Hallikainen e Knox Soper, e la sua “famiglia d'elezione” composta da Sarah Dyer e Jon Taylor. Una figura spesso rimasta nell’ombra, ma senza la quale il cinema americano degli anni Settanta - e l’immaginario di Star Wars - non sarebbe stato lo stesso.

(Adnkronos) - Il filosofo, antropologo e sociologo francese Edgar Morin, iniziatore del "pensiero complesso", famoso per l'approccio transdisciplinare con il quale ha trattato un'ampia gamma di argomenti, tra cui l'epistemologia, è morto alla vigilia dei suoi 105 anni a Parigi. L'illustre intellettuale, uno degli ultimi giganti della cultura contemporanea, è stato presidente dell'Associazione per il Pensiero Complesso, con sede a Parigi, e presidente dell'Agenzia europea per la Cultura ed era professore onorario dell'École des Hautes Études en Sciences Sociales, dove dal 1977 è stato direttore di studi.
Nato a Parigi l'8 giugno 1921 in una famiglia ebrea sefardita, originaria di Livorno, come Edgar Nahoum, ha partecipato dal 1941 alla Resistenza assumendo il cognome della sua futura moglie: Morin. Aderente al Partito comunista francese, venne espulso nel 1951 dopo quasi dieci anni di militanza, in seguito alla pubblicazione di un articolo sui processi stalinisti. Morin ha raccontato la vicenda nel libro "Autocritica. Una domanda sul comunismo" (Il Mulino, 1962). Laureato in lettere e diritto all'università di Tolosa, nel 1945 Morin divenne capo dell'ufficio della propaganda presso il governo militare francese in Germania. Tornato a Parigi nel 1947, fu redattore capo di un quotidiano locale e nel 1950 entrò al Cnrs di Parigi (Centre national de la recherche scientifique), dove ha condotto e diretto per oltre trent'anni studi e ricerche sul divismo, i giovani e la cultura di massa
Considerato uno dei più grandi e prestigiosi intellettuali contemporanei, direttore dal 1950 al 1989 (emerito dal 2002) del Centro studi sulle comunicazioni di massa del Centro nazionale francese della ricerca scientifica, Morin ha teorizzato con la monumentale opera in sei volumi "Il metodo" (Feltrinelli, 1983; 6 volumi, Raffaello Cortina, 2001- 2008) - pietra miliare della teoria della complessità - la necessità di una nuova conoscenza interdisciplinare che superi la separazione dei saperi presente nella nostra epoca e che sia capace di educare ad un pensiero della complessità.
Protagonista di dibattiti che hanno spaziato dalla filosofia alla politologia, dalla sociologia del cinema all'epistemologia delle scienze umane, le ricerche di Morin hanno toccato problemi di pertinenza del mondo dei media, della biologia e delle scienze naturali, della società e della vita politica del Novecento. E' stato fondatore nel 1956 della rivista "Arguments", che ha diretto fino al 1962; nel 1967, con Roland Barthes e Georges Friedmann, ha dato vita alla rinomata rivista di cultura "Communications", che ha diretto dal 1972. Nel 1998 venne nominato presidente del comitato scientifico per la riforma dei saperi nelle scuole secondarie superiori dal ministro dell'Istruzione francese.
E' autore di studi pionieristici in campo etnologico ("Indagine sulla metamorfosi di Plodémet", Il Saggiatore, 1969), di popolari interventi sul Sessantotto parigino e sulle rivolte studentesche ("La rivoluzione senza volto", "La Comune di Parigi del maggio '68", Il Saggiatore, 1968), di saggi sul totalitarismo sovietico ("La natura dell'Urss. Il complesso totalitario dell'ultimo impero", Armando, 1989) e sulle sfide più pressanti per la civiltà europea nell'era della globalizzazione ("La nostra Europa", Raffaello Cortina, 2013).
Morin è stato insignito dei massimi riconoscimenti internazionali nel campo della saggistica, tra cui il Premio europeo Charles Veillon (1987). Era Cavaliere della Legion d'onore, Grand'Ufficiale dell'Ordine Nazionale al Merito (Francia), Commendatore dell'Ordre des Arts et des Lettres (Francia), Gran Groce dell'Ordine di San Giacomo della Spada (Portogallo), Commendatore dell'Ordine dell'efficienza intellettuale (Marocco), Croce di ufficiale dell'Ordine al merito civile (Spagna). Ha ricevuto 21 lauree honoris causa da altrettanti atenei nel mondo (tra cui in Italia dalle università di Messina, Milano, Bergamo, Perugia, Palermo, Napoli, Macerata). In Italia gli sono stati consegnati il Premio internazionale Viareggio-Versilia (1989) e il Premio Scanno per la sociologia (2012).
Morin ha delineato, in una produzione eterogenea e vasta, una "sociologia della cultura" orientata, in una prima fase, nella direzione della cultura di massa e, a partire dagli anni Settanta, nella direzione di problematiche metodologiche ed epistemologiche. L'"umanità dell'uomo", secondo Morin, è caratterizzata, oltre che dalla complessità biologica, dalla complessità della "situazione umana", perennemente oscillante tra ordine e disordine. Da questo dualismo consegue, a parere di Morin, l'obbligo fondamentale di non interrompere la riorganizzazione (''quasi cartesiana'') dell'esperienza e delle conoscenze umane.
L'antropologia sociale contemporanea è il punto di raccordo dei molteplici interessi di Morin sia quando sviluppa una sociologia delle comunicazioni di massa ("Il cinema o dell'immaginario", Silva, 1962; "I divi", Mondadori, 1963; "L'industria culturale. Saggio sulla cultura di massa", Il Mulino, 1963), sia quando ispeziona i fondamenti del sapere ("Il metodo - Ordine, disordine, organizzazione", Feltrinelli, 1983; "La vita della vita", Feltrinelli, 1987; "La conoscenza della conoscenza", Feltrinelli, 1989).
Tra le altre numerose opere di Morin figurano: "Il paradigma perduto: che cos'è la natura umana?" (Bompiani, 1974); "Per uscire dal ventesimo secolo" (Lubrina, 1989); "Scienza con coscienza" (Franco Angeli, 1984); "Il rosa e il nero" (Spirali, 1984); "Sociologia della sociologia" (Edizioni Lavoro, 1985); "Sociologia del presente" (Edizioni Lavoro, 1987); Turbare il futuro. Un nuovo inizio per la civiltà planetaria" (Moretti & Vitali, 1990); "Ripensare l'Europa" (Laicata, 1992"; "Introduzione al pensiero complesso. Gli strumenti per affrontare la sfida della complessità" (Sperling & Kupper, 1993); "Le idee" (Feltrinelli, 1993). Meltemi ha pubblicato "I fratricidi" (1997), "I miei demoni" (1999), "Introduzione a una politica dell'uomo" (2000), "L'uomo e la morte" (2002) e "Lo spirito del tempo" (2017). Nel 2019 il filosofo ha pubblicato il testo autobiografico "I ricordi mi vengono incontro" (Raffaello Cortina, 2020). (di Paolo Martini)

(Adnkronos) - Gli Stati Uniti dispongono di scorte di armi più che sufficienti e sono "più che capaci" di riprendere la guerra contro l'Iran. Lo ha dichiarato il segretario generale del Pentagono Pete Hegseth a Singapore, in occasione del vertice sulla sicurezza Shangri-La Dialogue, secondo le ultime news di oggi sabato 30 maggio.
"La nostra capacità di riprendere le operazioni, se necessario, è più che sufficiente; le nostre scorte sono più che adeguate a tale scopo, sia in loco che nel resto del mondo, grazie al modo in cui bilanciamo munizioni di alta qualità e munizioni più abbondanti", ha dichiarato Hegseth, secondo l'Afp.
Il presidente americano, Donald Trump, non ha ancora preso una decisione definitiva sul possibile accordo con l'Iran, nonostante una lunga riunione durata circa due ore nella Situation Room della Casa Bianca. Lo ha riferito al New York Times un alto funzionario dell'amministrazione Usa, parlando a condizione di anonimato.
Secondo la fonte, l'amministrazione ritiene che un'intesa con Teheran sia vicina, ma rimangono ancora alcune questioni delicate da risolvere prima del via libera finale del presidente. Tra i principali punti ancora oggetto di discussione ci sarebbe lo sblocco dei fondi iraniani congelati all'estero, tema considerato cruciale da Teheran.

(Adnkronos) - L'esercito ucraino avrebbe colpito nella notte infrastrutture petrolifere in diverse zone della Russia e nei territori sotto il suo controllo. Lo riportano canali di informazione russi su Telegram. Foto e video pubblicati sui social media dai residenti locali sembrano mostrare un attacco su larga scala da parte di droni ucraini contro la città russa di Taganrog, nell'oblast' di Rostov. Il governatore regionale, Yuri Slusar, ha riferito su Telegram che un serbatoio di carburante, una petroliera e un edificio amministrativo nel porto di Taganrog hanno preso fuoco in seguito a un attacco di un drone ucraino. Slusar ha inoltre affermato che due persone sono rimaste ferite in città durante l'attacco.
Svetlana Kambulova, sindaca di Taganrog, ha detto che i droni hanno colpito le infrastrutture di carico del molo e che gli incendi sono stati rapidamente spenti. Esplosioni sono state udite anche nella città di Feodosia, in Crimea, intorno alle 3.20 ora locale, secondo quanto riportato dal canale Crimean Telegram, e i residenti hanno segnalato un deposito di petrolio in fiamme in città. Taganrog è un'importante città portuale russa sul Mar d'Azov, nell'oblast' di Rostov, a poco più di 40 chilometri dal confine di stato con la parte ora occupata dell'oblast' di Donetsk, in Ucraina. La città è stata frequentemente bersaglio di attacchi di droni ucraini, con esplosioni segnalate nella zona la notte del 27 maggio.
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