
Nel 2025, le prestazioni liquidate dall’Inps, ovvero il flusso di nuovi trattamenti previdenziali e assistenziali, sono diminuite dell’1,8% rispetto all’anno precedente, attestandosi a poco più di 1,5 milioni. Di queste, il 54% consiste di prestazioni previdenziali e il 46% di prestazioni assistenziali, con importi medi mensili pari rispettivamente a 1.312 e 500 euro. E’ quanto si legge nel XXV Rapporto annuale dell’Inps presentato oggi a Roma.
La riduzione ha interessato soprattutto le prestazioni previdenziali, diminuite del 3,2%. Al loro interno, il calo è stato più marcato per le pensioni anticipate/anzianità (-5,9%) e per i trattamenti ai superstiti (-4,3%), mentre le pensioni di vecchiaia sono rimaste sostanzialmente stabili in termini di numerosità all’ingresso. Le prestazioni assistenziali, nel complesso, non mostrano variazioni rilevanti, interrompendo una fase di crescita sostenuta osservata negli anni precedenti. Gli importi medi mensili dei trattamenti liquidati sono rimasti sostanzialmente invariati, passando nel complesso da 937 a 940 euro (+0,3%).
La componente previdenziale ha registrato un aumento dello 0,7%, con andamenti differenziati: le pensioni anticipate/anzianità sono rimaste pressoché stabili, mentre quelle di vecchiaia sono cresciute del 2%, raggiungendo 1.164 euro mensili. Per la componente assistenziale si osservano variazioni contenute, con un valore medio passato da 493 a 500 euro.
Nel 2025 gli assicurati Inps - vale a dire l’insieme di tutti i lavoratori, dipendenti e indipendenti, obbligati ai versamenti previdenziali - sono pari a 27,2 milioni, evidenziando un incremento di 244.000 unità rispetto al 2024, di circa 1,7 milioni rispetto al dato pre-pandemia del 2019 (+6,8%), di 2,55 milioni rispetto al 2014, che era stato il punto di minimo dopo il doppio shock degli anni 2008-2014 (crisi finanziaria internazionale e crisi dei debiti sovrani dei Paesi mediterranei).
Nel complesso, mentre gli assicurati dipendenti (operai agricoli, lavoratori domestici, dipendenti pubblici, dipendenti privati) sono costantemente aumentati, al contrario gli assicurati indipendenti (artigiani, commercianti, lavoro agricolo autonomo, collaboratori e professionisti della Gestione separata, lavoro accessorio e occasionale, percettori di voucher) sono costantemente diminuiti.
La crescita degli assicurati è stata soprattutto determinata dall’allargamento continuo del bacino del lavoro alle dipendenze delle imprese private, passato da 13,63 milioni di assicurati nel 2014 a 15,46 milioni nel 2019 a 17,15 milioni nel 2025, con tassi di crescita sempre ampiamente sopra il valore medio totale.
Il 29% degli assicurati si trova nelle regioni del Nord-Ovest (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia) e un altro 23% nelle regioni del Nord-Est, per cui il Settentrione totalizza oltre la metà degli assicurati Inps. La crescita degli assicurati mostra andamenti differenti a livello di aree geografiche.
Tra il 2014 e il 2019 le regioni del Nord hanno evidenziato una crescita superiore al 4%, mentre le regioni meridionali hanno mostrato un aumento inferiore al 2%. Tra il 2019 e il 2024, la crescita è stata quasi del 6% a livello nazionale, con l’insieme delle regioni del Sud e delle Isole (+7,5%) largamente sopra tutte le altre ripartizioni geografiche. Infine, nell’ultimo anno, rispetto al valore medio (+0,9%) di crescita, è da sottolineare il dato del Centro (+1,1%).
Quasi il 95% dei soggetti è assicurato nel corso dell’anno presso un’unica gestione previdenziale, il restante 5% ha contributi in almeno due gestioni e viene classificato sulla base della posizione principale (quella per cui ha percepito il reddito o la retribuzione maggiore). In ogni caso, non c’è collegamento tra numero di posizioni previdenziali e numero di rapporti di lavoro. Disaggregando maggiormente all’interno della posizione previdenziale e focalizzando l’analisi sul periodo più recente, emergono alcune dinamiche molto marcate.
Il trend del lavoro indipendente tra il 2023 e il 2025 ha una componente positiva data dall’apporto dei collaboratori e dei professionisti della Gestione separata e una componente negativa rappresentata dal lavoro autonomo tradizionale (artigiani, commercianti e coltivatori diretti) in lenta ma continua contrazione. Inoltre, nel confronto con gli assicurati dipendenti, si caratterizza per una minore presenza di stranieri e soprattutto per una minore presenza di giovani.
Il Rapporto sottolinea, nella Gestione separata la crescita incessante dei professionisti (sono percettori di redditi derivanti dall’esercizio per professione abituale d’attività di lavoro autonomo organizzato in modo non imprenditoriale, tra cui, per esempio: l’igienista dentale, il consulente informatico, il fisioterapista, etc.) e il recente incremento dei collaboratori - dopo anni di sostanziale stabilità - dovuto anche agli effetti della nuova regolamentazione del lavoro sportivo varata nel 2021 (decreto legislativo n. 36 del 2021) ed entrata in vigore il 1° luglio 2023, fondata su una netta distinzione tra volontariato e lavoro sportivo, quest’ultimo possibile in varie forme sia di lavoro dipendente (apprendistato, contratto a termine fino a cinque anni, etc.) che di lavoro indipendente (collaborazioni sportive; lavoro professionistico con partita Iva). Stabile e sempre su valori modesti (non confrontabili con i livelli raggiunti dai voucher nel 2016-2017) il lavoro occasionale, rappresentato dai contratti di prestazione occasionale (adoperabili esclusivamente da micro-imprese, a parte alcune eccezioni regolamentate come gli steward delle squadre di calcio) e dalle attività remunerabili tramite il libretto di famiglia.

(Adnkronos) - Una nuova malattia genetica del neurosviluppo è stata identificata grazie allo studio di nove pazienti appartenenti a tre famiglie, due italiane e una francese. La ricerca, condotta dall’Irccs Oasi Maria SS. di Troina, in collaborazione con l’Università degli Studi di Catania e l’Irccs ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, "ha dimostrato per la prima volta che varianti con perdita di funzione in entrambe le copie del gene GIT1 causano una rara sindrome caratterizzata da microcefalia, alterazioni cerebrali, grave disabilità intellettiva, caratteristiche riconoscibili del volto e deficit della crescita. I risultati, pubblicati sulla rivista 'Brain' dell’Oxford University Press, identificano GIT1 come nuovo gene-malattia nell’uomo", sottolinea la nota del Bambino Gesù. La sindrome "è stata riconosciuta in 9 pazienti appartenenti a due famiglie italiane e una francese, accomunati da microcefalia, alterazioni cerebrali alla risonanza magnetica, grave disabilità intellettiva, caratteristiche morfologiche riconoscibili del volto, ritardo della crescita intrauterina e bassa statura", precisa lo studio.
"La ricerca ha avuto origine dal lavoro clinico della dottoressa Pinella Failla e dei colleghi dell’Irccs Oasi di Troina su una numerosa famiglia consanguinea con più persone affette da disabilità intellettiva. Casi analoghi sono stati successivamente individuati in una seconda famiglia italiana seguita presso lo stesso Istituto e, attraverso il confronto con altri ricercatori, in una famiglia francese. Determinante - prosegue la nota - è stata la combinazione tra genetica familiare e moderne tecnologie di sequenziamento del Dna. In questa fase ha avuto un ruolo centrale il professor Marco Fichera che, insieme ai biologi dei Laboratori di Genetica Medica dell’Irccs Oasi di Troina e del Policlinico 'G. Rodolico-San Marco' di Catania, ha individuato, attraverso una mappatura estesa all’intero genoma mediante analisi di linkage, la regione cromosomica coinvolta nella malattia, circoscrivendo la ricerca e ponendo le basi per l’identificazione di GIT1 mediante sequenziamento dell’esoma".
Un contributo decisivo è venuto dal dottor Marco Tartaglia e dal suo gruppo dell’Irccs Bambino Gesù di Roma "che, dopo aver indipendentemente identificato GIT1 come gene malattia candidato per questa nuova condizione del neurosviluppo, hanno confermato sperimentalmente il ruolo causale delle varianti patogenetiche di GIT1 mediante studi funzionali in vitro e in vivo utilizzando il modello zebrafish", sottolinea la nota.
"Gli esperimenti hanno permesso di chiarire il meccanismo biologico alla base della malattia, dimostrando che la perdita di funzione di GIT1 altera la dinamica del citoscheletro, la struttura che regola la forma, l’adesione e il movimento delle cellule, attraverso una riduzione dell’attività della proteina RAC1. Il modello zebrafish ha inoltre riprodotto alterazioni dello sviluppo coerenti con quelle osservate nei pazienti, fornendo un ulteriore supporto al nesso causale tra il gene e il quadro clinico. La scoperta potrà favorire una diagnosi più precisa per altri pazienti con caratteristiche simili, migliorando la consulenza genetica e la presa in carico clinica delle famiglie", osserva la nota.
Il progetto è stato condotto nell’ambito delle attività di ricerca dedicate ai pazienti orfani di diagnosi della Rete Idea, la rete pediatrica degli Irccs, finanziate dal ministero della Salute, e di quelle sostenute dallo stesso ministero grazie al Pnrr. Un ruolo importante ha avuto anche la piattaforma di ricerca congiunta tra l’Università degli Studi di Catania e l’Irccs Oasi di Troina.

Nel 2025 i dipendenti hanno superato per la prima volta la soglia dei 21 milioni. Rispetto al 2024 l’incremento è stato di circa 250.000 unità, pari all’1,2%, un valore inferiore a quello medio (tasso medio annuo) dell’intero periodo 2019-2025 (+1,6%). All’aumento dei dipendenti si è accompagnato un modestissimo aumento del numero medio di giornate retribuite (+0,2%). Esse risultano 255,2 pari all’81,8% delle 312 giornate teoricamente retribuibili in un anno. Erano 254,6 nel 2024 e 252,8 nel 2019. E’ quanto si legge nel XXV Rapporto annuale dell’Inps presentato oggi a Roma. La femminilizzazione, misurata dalla quota di lavoratrici, è cresciuta quasi impercettibilmente: è pari al 45,18% nel 2025, contro il 45,16% nel 2024 e il 44,92% nel 2019. Più significativo l’incremento in termini di intensità di impiego: nel 2025 per le donne il numero medio di giornate retribuite è risultato pari a 253 contro 251,8 nel 2024 e 249,7 nel 2019. Mentre la femminilizzazione procede seppur molto lentamente, decisamente più intensi risultano altri due trend demografici: la crescita degli stranieri e il rilievo dell’invecchiamento.
La quota di lavoro dipendente svolto da stranieri nel 2025 risulta pari a poco più di 3 milioni di lavoratori, il 14,3% del totale: un dipendente su 7. L’anno prima incidevano per il 13,7%, nel 2019 per l’11,4%. L’incremento è tutto attribuibile alla componente extracomunitaria, passata da 1,7 milioni nel 2019 a 2,5 milioni nel 2025, con un ritmo medio annuo di crescita del 6,8%, sostanzialmente confermato anche nell’ultimo anno (+6,5%). La componente comunitaria, rappresentata in gran parte da lavoratori rumeni, risulta invece ormai stabilizzata attorno a mezzo milione di unità. Oltre al numero, per i dipendenti stranieri è aumentata anche l’intensità di impiego (seppur tuttora inferiore alla media generale): per gli extracomunitari si è passati da 217 giornate retribuite nel 2019 a 224 nel 2025, per i comunitari da 214 a 233.
L’incidenza degli immigrati è settorialmente molto eterogenea. In quattro aree - sommando extracomunitari e comunitari dell’Est Europa - è pari o superiore al 25%: si tratta dell’industria leggera del made in Italy (tessile-abbigliamento-pelli-cuoio-legno-mobile), delle costruzioni (28,3%), dei servizi di alloggio e ristorazione e dei servizi di supporto (tra cui il lavoro somministrato, le attività di vigilanza, pulizie, servizi per il paesaggio). Valori elevati e in crescita, tra il 15 e il 20%, si registrano anche per altri importanti comparti manifatturieri (metalmeccanica, alimentari), per i trasporti-magazzinaggio e per altre attività di servizio. Si tratta quindi di settori in cui i processi di immigrazione sono arrivati a rappresentare un lavoratore su quattro. La presenza straniera è ancora marginale solo in alcuni ambiti come i servizi di rete e il credito - non a caso a retribuzione pro capite più elevata della media - oltre che ovviamente nel settore pubblico.
Nel settore privato non agricolo, nel 2024, la quota di imprese con almeno un contratto di lavoro agile si attesta intorno al 3%, mentre nel settore pubblico al 17%. E’ quanto si legge nel XXV Rapporto annuale dell’Inps presentato oggi a Roma. L’adozione del lavoro agile risulta maggiormente concentrata nelle imprese di grandi dimensioni e nel settore pubblico: le imprese con più di 100 dipendenti presentano le percentuali più elevate di adozione, raggiungendo fino al 51,8% nel settore privato non agricolo (2020) e al 56,8% nel pubblico (2024). Le piccole imprese (0-15 dipendenti) mostrano, invece, una diffusione molto più contenuta, con valori generalmente inferiori al 5% nel privato e compresi tra il 7% e il 17% nel pubblico.
Dal punto di vista temporale, dopo il picco del 2020 legato alla pandemia, la quota di imprese che adottano lo smart working tende a ridursi leggermente nelle piccole e medie imprese del settore privato, mentre nelle grandi imprese, soprattutto nel settore pubblico, i livelli rimangono elevati o addirittura aumentano negli anni successivi. Nel settore privato le donne sono più rappresentate tra i lavoratori che svolgono almeno una parte della propria attività da remoto rispetto agli uomini. Nel settore pubblico, invece, la situazione si inverte e questo dipende dal fatto che nei settori dove c’è maggiore concentrazione di donne, come nella scuola o nella sanità, il ricorso al lavoro da remoto è limitato.
L’adozione del lavoro da remoto mostra una significativa eterogeneità territoriale. Il Nord-Ovest presenta sistematicamente i livelli più elevati, seguito dal Centro e dal Nord-Est, mentre Sud e Isole registrano valori significativamente più contenuti. Il divario risulta particolarmente evidente nel 2020: nel Nord-Ovest la quota di lavoratori in modalità da remoto raggiunge il livello più alto (circa 18-19%), seguita dal Centro (circa 16%) e dal Nord-Est (intorno al 13%). Nel Mezzogiorno, invece, l’utilizzo di questa modalità organizzativa è molto più contenuto, attestandosi intorno al 3-3,5%. Negli anni successivi, pur ridimensionandosi rispetto al picco pandemico, le differenze territoriali rimangono persistenti: le regioni del Nord e del Centro si stabilizzano su livelli strutturalmente più elevati, mentre il Sud e le Isole continuano a mostrare un’incidenza del lavoro agile nettamente inferiore.
Le ore autorizzate di cassa integrazione guadagni nell’anno sono state pari a 414 milioni nel 2023, 509 milioni nel 2024, 548 milioni nel 2025. Tra il 2023 e il 2024 è aumentata la richiesta di cassa integrazione guadagni ordinaria (cigo), mentre tra il 2024 e il 2025 la crescita ha riguardato la cassa integrazione guadagni straordinaria (cigs). Modestissime le integrazioni salariali a carico dei fondi di solidarietà bilaterali.
La variazione di +98 milioni di ore autorizzate di cigo tra il 2023 e il 2024 è dovuta per +75% al settore economico metalmeccanico, +29% al tac (tessile, abbigliamento, calzature) e -5% alla fabbricazione di carta. Residuali, in positivo o in negativo, le restanti variazioni dovute agli altri settori economici. La variazione di +80 milioni di ore autorizzate di cigs tra il 2024 e il 2025 mostra invece una scomposizione più articolata: il 58% si deve al metalmeccanico, il 19% alle telecomunicazioni, circa il 10% al tac, il restante 13% a una pluralità di altri settori (fabbricazione di altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi, fabbricazione di prodotti in gomma e in materie plastiche, commercio all’ingrosso, etc.). Solo una parte delle ore autorizzate è effettivamente utilizzata dalle imprese. Negli anni esaminati il ‘tiraggio’, ovvero il rapporto tra ore utilizzate e ore autorizzate, è stimato attorno al 30-40%, con oscillazioni a seconda dei mesi e del tipo di intervento.
Il numero di beneficiari mensili negli ultimi tre anni ha oscillato tra un minimo di 208 mila (agosto 2023) e un massimo di 425 mila (ottobre 2024), mentre il numero medio di ore mensili per beneficiario ha oscillato tra 36 ore (dicembre 2023) e 48 ore (luglio 2024). Mediamente, quindi, l’integrazione ha riguardato tra il 20% e il 30% dell’orario di lavoro mensile. Nel 2025 ci sono stati mediamente 312.000 lavoratori cassintegrati al mese, per circa 40 ore. Nel 2025, su 1,66 milioni di imprese, quelle che hanno fatto effettivo utilizzo di cig (almeno 1 dipendente per almeno 1 mese dell’anno) sono state 49.000 (di cui poco più di 3.000 nei servizi e quasi 46.000 nell’industria), mentre 1,61 milioni non hanno utilizzato integrazioni salariali. A livello nazionale, le 49.000 imprese che hanno fatto utilizzo di cig (di cui 1.460 per tutti e dodici i mesi dell’anno) rappresentano il 2,9% delle imprese (margine estensivo) e occupano il 10,9% dei dipendenti. In totale, i dipendenti22 con almeno un episodio di cig sono stati 305 mila (il 17,5% del totale dei dipendenti delle imprese che hanno utilizzato cig, margine intensivo). In proporzione, il settore economico con il maggior numero di imprese con ricorso alla cig è stato quello delle costruzioni (16,0% delle imprese).
A partire dal 2022 si assiste a una continua flessione del numero di occupati nel settore domestico e nel 2025 il numero dei lavoratori domestici è stato pari a circa 804 mila con una riduzione di circa 19 mila unità (-2%) rispetto all’anno precedente. Questo andamento ha riguardato sia la componente italiana sia quella straniera: in particolare si evidenzia una riduzione della quota di lavoratori stranieri che, dopo i massimi registrati (con punte all’80%) in concomitanza con le sanatorie di inizio secolo (L. n.189 del 2002, L. n.102 del 2009, D.Lgs. n.109 del 2012), si attesta nel 2025 al valore del 69%.
L’incidenza dei lavoratori maschi si è modificata nel tempo: era del 15% dopo le regolarizzazioni del 2020 e 2021, nel 2023 si è ridotta al 12% e ancora all’11% nel 2024 e 2025 a conferma dell’effetto della regolarizzazione sulla componente di sesso maschile. Nel 2025 le donne occupate nel lavoro domestico sono 713-714 mila mentre gli uomini appena 91 mila. La flessione avvenuta nel 2025 è concentrata essenzialmente nella classe ‘da 30 a 54 anni’ che ha registrato, considerando congiuntamente gli uomini e le donne, una riduzione di -24.000 unità (-6%). E’ invece aumentato il numero di lavoratori (+6.000) con età a partire dai 55 anni con una crescita del +7%. Nel periodo osservato si registra un progressivo invecchiamento della forza lavoro domestica.
La fascia d’età maggiormente penalizzata è quella compresa tra i 30 e i 54 anni, che perde 10 punti percentuali, passando dal 60% del 2019 al 50% del 2025. In diminuzione, seppur in misura più contenuta, anche la classe fino a 29 anni, che scende dal 5% al 4% nello stesso arco temporale. Di conseguenza, aumenta il peso delle fasce d’età più avanzate (oltre i 54 anni), che rappresentavano il 35% dei lavoratori domestici nel 2019 e raggiungono il 46% nel 2025.
Questa dinamica si riflette nell’incremento dell’età media del settore, che cresce di tre anni, passando da 49 a 52 anni. L’aumento interessa sia le donne sia gli uomini, pur partendo da livelli differenti. Gli uomini presentano stabilmente un’età media inferiore rispetto alle donne: nel 2025 le lavoratrici domestiche hanno un’età media di 52 anni, contro i 48 anni dei colleghi uomini; nel 2019 tali valori erano rispettivamente pari a 49 e 45 anni.
Nel 2021, anno della regolarizzazione, si è registrata una dinamica divergente tra i due generi: l’età media degli uomini è diminuita fino a 42 anni, mentre quella delle donne è aumentata raggiungendo i 50 anni. Questo andamento suggerisce che il processo di regolarizzazione abbia favorito l’emersione di lavoratori uomini relativamente più giovani, mentre tra le donne abbia interessato in misura maggiore lavoratrici appartenenti a fasce d’età più mature.
La retribuzione settimanale da lavoro domestico nel 2025 è in media pari a 195 euro. Questo valore è differenziato per colf (160 euro) e badanti (234 euro) in relazione soprattutto all’intensità di impiego (orario settimanale). La differente distribuzione del numero di lavoratori per orario settimanale è legata alle caratteristiche del lavoro svolto, continuativo quello delle badanti, più frammentato, invece, quello delle colf. Per le colf la classe modale è ‘fino a 24 ore settimanali’ (pari a quasi il 60% del totale colf) mentre per le badanti è quella ‘oltre 45 ore settimanali’ (pari al 37% del totale badanti).

(Adnkronos) - "Il governo italiano ha deciso di espellere due addetti militari dell’ambasciata della Federazione russa in Italia, responsabili delle attività di spionaggio emerse nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma". Ad annunciarlo in un post su 'X' è il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. "Il segretario generale della Farnesina ha appena comunicato all’ambasciatore russo a Roma che Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov devono lasciare Roma entro 3 giorni", ha aggiunto concludendo: "Mosca continua a usare le sue armi ibride per attaccare l’Occidente e l’Italia. Un’ingerenza grave e inaccettabile per le Istituzioni italiane e per la sicurezza nazionale".
Nei giorni scorsi due persone sono state arrestate a Roma per spionaggio in favore della Russia e accesso abusivo a sistema informatico o telematico. Gavino Raoul Piras, uno degli ex 007 finiti ai domiciliari nell'ambito dell'inchiesta del Ros, accedeva a documenti contrassegnati come segreti, riservati, riservatissimi e anche classificati come Nato Secret.
"La parte russa darà una risposta adeguata". Ad affermarlo, secondo quanto riferisce Ria Novosti, è il ministero degli Esteri russo.

"La previdenza non nasce al momento della pensione. Nasce nel primo contratto, nella prima retribuzione, nella continuità dei versamenti, nella qualità del lavoro, nella produttività, nella partecipazione delle donne e dei giovani al mercato del lavoro, nella capacità di contrastare il sommerso. Non esiste pensione solida senza lavoro stabile, regolare e dignitosamente retribuito. La sostenibilità previdenziale non si costruisce soltanto modificando requisiti, finestre o coefficienti. Si costruisce prima, dentro il mercato del lavoro".
"Se il lavoro è debole - sostiene - la previdenza sarà fragile. Se i salari sono bassi, i contributi saranno insufficienti. Se giovani e donne restano ai margini, il sistema perde base contributiva, capacità produttiva e coesione. L’Inps non si sostituisce alle politiche del lavoro, ma svolge un ruolo essenziale e distintivo. Grazie al patrimonio informativo di cui dispone, può interpretare l’evoluzione del mercato del lavoro, coglierne le trasformazioni prima che si traducano in criticità e mettere in luce il legame tra le dinamiche occupazionali di oggi e la sostenibilità delle pensioni di domani. La grande sfida non è soltanto attrarre lavoro, ma consolidare nel Paese competenze, produttività e continuità occupazionale. Significa riportare energie giovani, valorizzare gli over 55, accompagnare le imprese nei percorsi di innovazione e sostenere una crescita capace di rendere più solido il patto sociale". A dirlo il presidente dell'Inps, Gabriele Fava, presentando il XXV Rapporto annuale dell’Istituto.
"Per questo - avverte - l’educazione previdenziale non è un’attività accessoria. E' una politica di cittadinanza. Entrare nelle scuole, nelle università, nei centri di formazione e nelle imprese significa spiegare alle nuove generazioni che la previdenza non è un tema lontano, ma una parte della propria libertà futura. In questa prospettiva si collocano anche le iniziative di collaborazione istituzionale, come quella con l’Agenzia delle Entrate, che avvicinano cultura fiscale, cultura finanziaria e cultura previdenziale. Un Paese maturo costruisce legalità con conoscenza, comprensione e responsabilità condivisa".
"La famiglia resta uno dei pilastri della protezione sociale italiana. Non per retorica, ma per un’evidenza che emerge con chiarezza dalla realtà del Paese. E' all’interno delle famiglie che vengono assorbite molte delle fragilità economiche e sociali; è lì che si sostengono i figli, gli anziani, le persone con disabilità e quelle non autosufficienti, colmando spesso le carenze dei servizi pubblici e le insufficienze del mercato. Per questo il lavoro di cura che grava sulle famiglie, nell’assistenza ai figli, ai familiari fragili e agli anziani, deve essere pienamente riconosciuto, valorizzato e sostenuto. Non si tratta soltanto di una responsabilità privata, ma di una funzione sociale essenziale, che contribuisce al benessere collettivo e alla coesione del Paese. Proprio perché la famiglia costituisce un sostegno così importante, non può essere lasciata sola".
"L’Assegno unico e universale - illustra - è ormai un pilastro del sistema. Nel 2025 raggiunge oltre 6 milioni di nuclei familiari e 10 milioni di figli, con un trasferimento di risorse alle famiglie di circa 20 miliardi di euro all’anno. Accanto ad esso, il Bonus nuovi nati, il Bonus asilo nido, i congedi parentali, le misure per la disabilità e la cura compongono un insieme che non può più essere raccontato come una sommatoria di interventi. La sfida è passare dalle prestazioni isolate ai percorsi. Dalla domanda amministrativa all’accompagnamento della persona. Il nuovo Portale della famiglia e della genitorialità rappresenta esattamente questa direzione. Non è una semplice piattaforma. E' un cambio di grammatica amministrativa. In un unico spazio digitale, accessibile anche da app, sono raccolte oltre 40 prestazioni Inps e circa 300 servizi di altre pubbliche amministrazioni".
"Questa nuova piattaforma - fa notare - non organizza i servizi secondo l’organigramma dell’amministrazione. Li organizza secondo la vita concreta delle persone. Diventare genitori, crescere un figlio, affrontare una disabilità, cercare servizi di prossimità, conoscere una misura, presentare una domanda. Questo significa trasformare la protezione sociale in esperienza accessibile. Il cittadino non deve inseguire l’amministrazione. E' l’amministrazione che deve organizzarsi intorno alla vita reale dei cittadini. Qui si misura la modernità di un’istituzione. Non nel numero di piattaforme che produce, ma nella capacità di ridurre la distanza tra diritto e accesso. Se l’Inps deve seguire gli eventi della vita, deve diventare un modello dinamico come dinamica è la vita, superando lo schema statico e assistenziale che interviene solo quando il bisogno si è già manifestato in forma conclamata".
"Il tema della natalità non può essere affrontato solo con trasferimenti monetari. La decisione di avere un figlio dipende anche dalla stabilità del lavoro, dalla possibilità di conciliare tempi di vita e tempi professionali, dalla disponibilità di servizi per l’infanzia, dalla distribuzione dei carichi di cura tra madri e padri. Per tale motivo negli ultimi anni è stato potenziato il Bonus asilo nido. L’utilizzo della misura è passato dal 4% dei potenziali beneficiari nel 2017 a oltre il 35% nel 2025. E' una crescita molto rilevante, ma il dato va letto fino in fondo. Le famiglie con Isee più basso continuano spesso a usare meno la misura, perché vivono in contesti nei quali l’offerta di servizi è più debole, il lavoro è più instabile, il ritorno economico dell’occupazione femminile è più incerto. Una misura formalmente universale può produrre risultati diseguali se i territori non offrono le stesse condizioni di accesso".
"Lo stesso vale - sottolinea - per il lavoro agile, pressoché inesistente prima del 2020 e oggi presente in una parte significativa dell’organizzazione del lavoro. Quando ben utilizzato, può contribuire a ridurre la penalizzazione economica legata alla maternità e a favorire una maggiore condivisione dei carichi familiari. E' uno degli strumenti che possono attenuare la frattura tra genitorialità e lavoro. La denatalità non si contrasta con una misura sola. Richiede un ecosistema fatto di lavoro stabile, salari adeguati, servizi all’infanzia, congedi, flessibilità, parità di genere, accessibilità digitale, prossimità territoriale e cultura della condivisione. In questa logica, l’Inps può avere una funzione essenziale. Rendere i sostegni alla famiglia, alla genitorialità e alla cura più leggibili, più semplici, più vicini, più integrati".
"Al 31 dicembre 2025 l’Inps registra 16,4 milioni di pensionati, 21 milioni di pensioni e una spesa lorda pari a 371 miliardi di euro. Sono numeri che danno la misura della responsabilità dell’Istituto, perché rappresentano la stratificazione di decenni di lavoro, salari, interruzioni, trasformazioni industriali, disuguaglianze e mobilità sociale. Le pensioni di oggi raccontano le carriere di ieri. Le pensioni di domani racconteranno il lavoro di oggi. Per questo il divario pensionistico tra uomini e donne non può essere letto soltanto come effetto della normativa previdenziale. Nasce prima. Nasce in carriere più frammentate, in salari più bassi, in part-time spesso non scelti, nella maternità, nella cura familiare, nella minore continuità contributiva".
"La sostenibilità - spiega - non è soltanto un equilibrio contabile. E' una responsabilità tra generazioni. Significa garantire che chi oggi è in pensione riceva ciò che gli spetta, ma anche che chi oggi lavora non erediti un sistema insostenibile. Il vero modo di difendere le pensioni non è separarle dal resto, è ricostruire il loro legame con il lavoro, con i giovani, con le donne, con le imprese e con la crescita. Per questo la previdenza deve essere pensata come un percorso. Non soltanto come una prestazione finale. Un giovane che entra oggi nel mercato del lavoro deve poter comprendere fin dall’inizio che ogni scelta lavorativa, ogni interruzione, ogni periodo di inattività, ogni contributo versato o non versato contribuisce a costruire una parte della sua futura autonomia".
"In questa prospettiva - afferma - l’educazione previdenziale diventa una leva strategica. Non serve soltanto a spiegare come funziona il sistema. Serve a rendere le persone più consapevoli, più libere, più capaci di orientarsi. Una previdenza compresa è una previdenza più forte. La sostenibilità previdenziale, dunque, non è una stanza separata del Rapporto. E' il punto in cui si incontrano lavoro, natalità, produttività, legalità, competenze, partecipazione femminile e fiducia dei giovani. Deve essere pensata come transizione, non come emergenza permanente".
"L’Inps non è più soltanto l’ente che paga pensioni ed eroga prestazioni socio-assistenziali. E' la principale infrastruttura sociale del Paese. Infrastruttura sociale significa essere il luogo in cui il lavoro incontra la previdenza, la famiglia incontra il sostegno pubblico, l’impresa incontra la legalità contributiva, il cittadino incontra i propri diritti, il territorio incontra lo Stato. Nessun’altra amministrazione possiede, con la stessa ampiezza, questa capacità di connessione. Per questo il nuovo ruolo dell’Istituto va letto nella logica dell’Officina del welfare".
"Non una trasformazione formale - spiega - non una formula da comunicazione. La parola officina è tradizionalmente ricondotta alla precedente opificina, al campo semantico dell’opus e del facere, cioè dell’opera e del fare competente. Non richiama il movimento astratto, ma il luogo in cui una materia viene lavorata, riparata, messa a punto e resa capace di durare. Applicata al welfare, questa immagine descrive un’istituzione che non si limita a erogare prestazioni, ma costruisce percorsi, connessioni e soluzioni. Non più terminale burocratico, ma motore pubblico che ricompone prestazioni, dati e diritti in percorsi di tutela effettiva. Questa è la nuova frontiera del welfare generativo su cui si fonda il metodo operativo dell’Inps. Il welfare tradizionale interviene quando il bisogno si è già manifestato. Il welfare generativo prova a intercettarlo prima. Non si limita a compensare una fragilità. Cerca di abilitare una persona. Non distribuisce solo risorse. Costruisce accesso, autonomia, partecipazione, fiducia".
"In questa visione - sostiene - l’Istituto non aspetta soltanto la domanda. Legge i fenomeni. Organizza i servizi. Mette in relazione le amministrazioni. Avvicina lo Stato ai cittadini. Usa i dati per comprendere, non per classificare. Usa il digitale per semplificare, non per allontanare. Non è uno slogan. È una postura istituzionale capace di leggere il tempo e tradurlo in capacità amministrativa, sociale e civile".
"Per dare corpo alla nuova visione dell'Inps servono strumenti, organizzazione e metodo. Il primo strumento è organizzativo e tecnologico. Consiste in un nuovo Modello di servizio fondato sull’impiego delle tecnologie digitali e, oggi, dell’Intelligenza Artificiale. Nei primi due anni di questo nuovo corso abbiamo dato impulso alla digitalizzazione, rafforzando la piattaforma MyInps, ridisegnando l’App Inps mobile, sviluppando il Portale Inps per i giovani, il Portale della famiglia e della genitorialità, puntando su comunicazioni sempre più personalizzate, valorizzando i dati e l’interoperabilità tra servizi pubblici".
"Nel 2025 - ricorda - il sistema MyInps ha raggiunto quasi un miliardo di servizi digitali erogati in ambiente autenticato. L’App Inps mobile ha registrato 5,5 milioni di download in un anno e mezzo e ha superato i 300 milioni di accessi autenticati. Il Portale Inps per i giovani ha raggiunto 3 milioni di accessi in un anno. Il Portale della Famiglia e della Genitorialità ha superato 500 mila accessi in quattro mesi, con una media di 120 mila accessi mensili, triplicati rispetto alla fase precedente. Non sono progetti isolati, ma parti di un’unica architettura che si sta trasformando in un ecosistema di welfare nuovo. L’Istituto sta passando da un modello impostato sull’erogazione di prestazioni a una logica per eventi della vita. Un nuovo modo di porsi in cui il cittadino non è più costretto a conoscere l’organizzazione interna dell’amministrazione pubblica, ma l’amministrazione capace di presentarsi secondo bisogni comprensibili".
"Questo - commenta - è un passaggio culturale enorme. La burocrazia spesso chiede al cittadino di parlare la propria lingua. Il nuovo welfare deve fare il contrario. Deve imparare la lingua della vita. Il secondo strumento è la prossimità. Il digitale è decisivo, ma non basta. Una piattaforma può essere moderna e, nello stesso tempo, lontana da chi non ha competenze, connessione, strumenti o fiducia. Per questo il nuovo Inps deve essere digitale ma anche raggiungibile. Da questo punto di vista il lavoro di circa 25 mila donne e uomini dell’Istituto è fondamentale. A loro va il mio personale ringraziamento. In questa direzione va anche l’accordo di collaborazione con Anci, che ha portato a sviluppare e attivare Punti utente evoluti presso i Comuni delle aree interne e le isole minori".
"Una scelta precisa - dice - dettata dalla volontà di portare i servizi anche dove non esiste una sede fisica dell’Istituto, di raggiungere le persone nei territori più esposti allo spopolamento e al divario digitale, di impedire che una distanza geografica diventi esclusione amministrativa. La prossimità non è nostalgia dello sportello. E' accesso effettivo. E' la capacità dello Stato di non lasciare solo chi è più lontano, più fragile, meno attrezzato. Il terzo strumento sono i dati. I dati dell’Inps non sono un archivio. Sono una delle più grandi infrastrutture conoscitive del Paese. Raccontano lavoro, redditi, famiglie, contributi, prestazioni, pensioni, imprese, territori, fragilità".
"Se governati con sicurezza - dice - trasparenza e responsabilità pubblica, i dati consentono di passare da un welfare che certifica il bisogno a un welfare che lo comprende. Da un’amministrazione che risponde a una domanda a un’amministrazione che può intercettare un rischio. Da un sistema che attende il cittadino a un sistema che può orientarlo. L’Intelligenza Artificiale si colloca qui. Non come moda tecnologica, non come scorciatoia, non come sostituzione della decisione umana, ma come strumento pubblico per migliorare la qualità dei servizi, semplificare il linguaggio, ridurre errori, personalizzare comunicazioni, rafforzare i controlli, prevenire frodi, ridurre il mancato accesso alle prestazioni. L’algoritmo, in una istituzione pubblica, non può mai diventare sovrano. Deve restare strumento, comprensibile, controllabile, orientato alla giustizia amministrativa".

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Abbanoa investirà 19 milioni di euro per il nuovo potabilizzatore
di Oristano, nella frazione di Silì, che servirà la città, Cabras e
le borgate dei due comuni: Donigala Fenugheddu, Massama,
Nuraxinieddu, Silì, Torre Grande, Cabras, S.Giovanni di Sinis, S.
Salvatore, Solanas, Is Aruttas, Su Bardoni, Mariermi. I lavori
dovrebbero iniziare entro l'anno.
Cagliari si doterà, nei prossimi tre anni, di 100 nuove panchine
e ripenserà i marciapiedi per migliorarne l'accessibilità. La
giunta comunale, guidata dal sindaco Massimo Zedda, ha approvato
ieri gli atti d'indirizzo, su proposta dell'assessore
all'Infrastrutturazione urbana, Yuri Marcialis, per i programmi
'Panchine di comunità-100 nuove panchine' e 'Marciapiede libero-1,5
metri di libertà', con passaggi più ampi per favorire la mobilità
pedonale.
Il Comune conta di sostituire o riqualificare le
sedute pubbliche esistenti, con priorità per i percorsi pedonali,
le fermate del trasporto pubblico, le aree vicine a servizi
sanitari e socio-assistenziali, i parchi, i giardini, i lungomari e
i quartieri con ridotta disponibilità di punti di sosta e
frequentati soprattutto da anziani. L'amministrazione coinvolgerà
cittadini, associazioni e comitati attraverso l'iniziativa
'Panchine segnalate dai cittadini'.
Quanto al programma 'Marciapiede libero', che ha
già ricevuto l'approvazione unanime del consiglio comunale, la
giunta punta a restituire spazio ai pedoni, eliminare le barriere
architettoniche e riordinare gli spazi razionalizzando gli elementi
presenti. Sono previste l'eliminazione di quelli non più necessari
e della segnaletica stradale duplicata o obsoleta, l'accorpamento
dei supporti presenti e l'aumento della larghezza dei percorsi.
Altra novità approvata, su proposta
dell'assessore all'Urbanistica, Matteo Lecis Cocco Ortu, è uno
Sportello itinerante in materia di edilizia privata, un'iniziativa
sperimentale dedicata esclusivamente ai cittadini, con l'obiettivo
è offrire orientamento informativo e supporto di base su procedure,
documentazione e iter autorizzativi in materia edilizia.
Lo sportello sarà operativo tra luglio e
dicembre (con l'esclusione di agosto) con tre sessioni mensili alla
Mem, in Vetreria e alla Casa di Quartiere di Is Mirrionis.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
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(Adnkronos) - Mario Adinolfi si difende dalle accuse. Oggi, giovedì 9 luglio, il giornalista e leader del Popolo della Famiglia è tornato a parlare dopo l'arresto da parte della Guardia di Finanza con l'accusa di truffa ed evasione fiscale: "Ringrazio davvero gli amici e anche alcuni avversari che mi hanno fatto arrivare in queste ore messaggi di sostegno e solidarietà. Vivo con la serenità che mi giunge dalla fede una vicenda surreale in cui è evidente l’ingiustizia grave patita da me e dalla mia famiglia. Ma Dio quando vuole mostrare la regalità di Davide non gli manda una corona, gli manda Golia", ha scritto Adinolfi in una nota.
Il giornalista, difeso dall'avvocato Riccardo Di Lorenzo, si dice pronto ad affrontare "la gigantesca saldatura di alcuni interessi che vogliono vedermi nel fango, affronterò la violazione istantanea del segreto istruttorio con la diffusione ai media di ogni dettaglio delle carte che dovrebbero essere secretate fino alla fine delle indagini preliminari, affronterò l’onta del braccialetto elettronico che a Roma si riserva solo agli autori di crimini violenti e neanche a tutti loro, affronterò i tg che in prima serata mi danno per colpevole non usando i condizionali e dicono che l’associazione Cristo Regna ha raccolto 3 milioni di euro (leggetele almeno bene le carte che vi hanno passato, c’è scritto 3mila euro) seguendo il pattern degli ispiratori di questa inchiesta mediatica, cioè la trasmissione le Iene che ha rovinato con questi metodi migliaia di vite. Ai giudici posso solo dire: sono totalmente innocente", ha continuato Adinolfi.
"Sì, gioco da decenni e come tutti i giocatori lo faccio spesso collettivamente ma senza sollecitare mai nessuno, in molti con me giocando hanno guadagnato e sì c’è qualcuno che ha perso: sono scommesse e il codice le definisce ‘obbligazioni naturali non ripetibili’, il gioco funziona così. Di certo non mi sono mai arricchito sulla pelle degli altri", ha aggiunto Adinolfi, "tg e giornali hanno detto che avrei acquistato orologi di lusso, quadri, imbarcazioni, addirittura lingotti d’oro o viaggi alle Maldive e in Egitto. Ma è davvero tanto difficile verificare che alle Maldive o in Egitto non sono mai stato in vita mia? Che non solo non posseggo ma non sono mai salito in vita mia su uno yacht o su altre imbarcazioni private? Che mai e poi mai ho posseduto o acquistato quadri o lingotti di qualsiasi metallo? Che esistono cinquemila fotografie e filmati in altrettanti eventi a cui ho partecipato nell’arco dei decenni ed è visibile a occhio nudo che non ho mai indossato in vita mia né un orologio di lusso né di altro tipo, né mai ne ho acquistati?"
"Dopo 14 ore di perquisizione in casa mia i poveri finanzieri sono andati via con due fogli di carta e un bancomat. Ecco il lusso che hanno trovato. Vivo da monaco, senza vizi. Mi vesto con un pantaloncino e una t-shirt, anche a dicembre. Il mio stile di vita a dir poco morigerato è noto a tutti. Infangarmi così è veramente ignobile e chiedo ai colleghi giornalisti di porsi dei dubbi su tempistiche, mandanti e modalità ipermediatiche di questa vicenda. Io tenterò di mantenere la fiducia nella giustizia degli uomini e il mio legale depositerà quindi subito istanza al Tribunale del Riesame: reiterazione del presunto reato, rischio di inquinamento delle prove e pericolo di fuga troppo evidentemente non sussistono. Ma alla fine quella che conta per me è la giustizia di Dio e davanti a quella mi presento puro come acqua di fonte”, ha concluso Adinolfi.

(Adnkronos) - "Pd, Movimento 5 stelle e Avs sono senza dubbio le forze politiche che hanno condotto una opposizione molto dura e puntuale a Meloni, rappresentano l'ossatura di questa coalizione. Basta quest'alleanza per battere Meloni? No e lo sanno anche loro... Ci sta che facciano delle iniziative politiche, io credo che a settembre serva che quella foto sia allargata, non solo di volti e protagonismi, ma anche di contenuti". Così all'Adnkronos Alessandro Onorato, leader di Progetto civico Italia e assessore a Sport e Grandi eventi di Roma, nel corso di AdnTalks, intervistato dal direttore Davide Desario.
"Io se fossi in Parlamento farei una battaglia per le preferenze. Io credo che Meloni e il centrodestra siano in grande crisi sulla legge elettorale che vogliono. Se Fratelli d'Italia presenterà un emendamento la legge elettorale rischia di saltare perché Lega e Forza Italia non le vogliono. Se fossi in Parlamento direi al centrosinistra di lasciare al centrodestra un'assunzione di responsabilità su quello che vogliono fare, poi sulle preferenze è una battaglia oggettiva, i cittadini devono scegliere deputati e senatori", ha affermato Onorato.

(Adnkronos) - Una scossa di terremoto di magnitudo 3.2nella zona di Messina. Il sisma è stato registrata oggi dall'Ingv alle 10.10. Il terremoto è stato avvertito in diversi paesi della provincia, da Barcellona Pozzo di Gotto e Gioiosa Marea.

(Adnkronos) - Ancora in aumento i prezzi dei carburanti alla pompa, mentre schizzano le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, sulla scia del nuovo deterioramento della crisi di Hormuz: la quotazione del gasolio è salita di quasi dieci centesimi al litro, quella della benzina di quasi quattro. L’effetto sui prezzi alla pompa si vedrà compiutamente a partire da domani. Oggi il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,858 euro/l per la benzina (+3 millesimi rispetto a ieri), 1,946 euro/l per il gasolio (+5), 0,755 euro/l per il Gpl (-2) e 1,553 euro/kg per il metano (invariato).
Sulla rete autostradale il prezzo medio self è di 1,951 euro/l per la benzina (+6), 2,033 euro/l per il gasolio (+10), 0,884 euro/l per il Gpl (invariato) e 1,579 euro/kg per il metano (invariato). Stando alla consueta rilevazione di Staffetta Quotidiana, Tamoil ha aumentato di due centesimi al litro i prezzi consigliati della benzina.
Nel dettaglio le medie dell'Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del made in Italy (rete stradale e autostradale insieme), elaborate dalla Staffetta, vedono la benzina self service a 1,857 euro/litro (compagnie 1,862, pompe bianche 1,848), diesel self service a 1,944 euro/litro (compagnie 1,950, pompe bianche 1,932). Benzina servito a 1,994 euro/litro (compagnie 2,034, pompe bianche 1,918), diesel servito a 2,083 euro/litro (compagnie 2,126, pompe bianche 2,002). Gpl servito a 0,766 euro/litro (compagnie 0,776, pompe bianche 0,754), metano servito a 1,554 euro/kg (compagnie 1,553, pompe bianche 1,555), Gnl 1,442 euro/kg (compagnie 1,451 euro/kg, pompe bianche 1,435 euro/kg).
Sulla benzina self service Eni è a 1,860 euro/litro (2,069 il servito); IP a 1,871 (2,039 servito); Q8 a 1,856 (2,019 servito); Tamoil a 1,858 (1,935 servito); sul gasolio self service Eni è a 1,959 (2,171 servito); IP a 1,954 (2,123 servito); Q8 a 1,940 (2,104 servito) e Tamoil a 1,937 (2,020 servito).

(Adnkronos) - Giugno 2026 è stato il giugno più caldo mai registrato nell’Europa occidentale e il secondo più caldo a livello globale. Si sono registrate temperature quasi da record, determinate dalle temperature superficiali del mare (Sst) più elevate mai registrate per il mese. E' quanto fa sapere il Servizio relativo ai cambiamenti climatici di Copernicus (C3S), implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf).
"Nel corso del mese l’Europa è stata colpita da un caldo estremo sia sulla terraferma che in mare, con gran parte dell’Europa occidentale che ha subito un’ondata di caldo da record e ondate di calore marine in tutto il Mediterraneo occidentale e lungo le coste atlantiche. A livello globale, la media mensile delle Sst per l’oceano extrapolare è stata la più alta mai registrata per il mese di giugno, superando di appena 0,01 °C il precedente record stabilito nel giugno 2024, riflettendo in parte lo sviluppo di forti condizioni di El Niño nel Pacifico equatoriale", fa sapere C3S.
"L’ondata di caldo di giugno ha battuto i record mensili e storici di temperatura in diversi paesi europei e ha contribuito a gravi ripercussioni sulla salute delle persone, compresi decessi legati al caldo. Il susseguirsi di ondate di caldo illustra la crescente sfida rappresentata da eventi di calore estremo sempre più frequenti e intensi in Europa e nel mondo - avverte Copernicus - L’Europa ha, inoltre, registrato una siccità diffusa che, insieme al caldo estremo, ha contribuito all’insorgere di incendi, in particolare nella penisola iberica e nel sud della Francia, e ha accentuato il rischio di siccità in alcune zone dell’Europa orientale".
“Giugno 2026 ha messo in evidenza quanto profondamente il clima stia cambiando. L’Europa occidentale ha registrato il giugno più caldo di sempre e il persistere di temperature record negli oceani di tutto il mondo. Nel loro insieme, queste rilevazioni riflettono un sistema climatico che continua ad accumulare calore. Il risultato sono ondate di calore sempre più intense, un oceano che rimane costantemente caldo e rischi crescenti per le persone, gli ecosistemi e le infrastrutture in tutta Europa e oltre”, afferma Samantha Burgess, responsabile strategica per il clima presso l’Ecmwf.
Nel dettaglio, giugno 2026 è stato il secondo giugno più caldo a livello globale con una temperatura media di 16,54 °C, ovvero 0,56 °C al di sopra della media del mese del periodo 1991-2020, superato solo dal giugno 2024, e di 1,39 °C superiore alla media stimata del periodo preindustriale 1850-1900. La temperatura media sul territorio europeo è stata la seconda più alta mai registrata per quel mese, pari a 19,14 °C, 1,78 °C al di sopra della media del periodo 1991-2020 per lo stesso mese, superata solo da quella del giugno 2019. L’Europa occidentale, la regione più colpita dall’ondata di caldo, ha registrato il giugno più caldo mai osservato, con una temperatura media di 20,74 °C, superiore di 3,05 °C alla media del periodo 1991-2020 per il mese di giugno, superando il precedente record stabilito nel giugno 2025.
Nell’Artico, l’estensione media mensile del ghiaccio marino a giugno è stata di circa il 5% al di sotto della media, classificandosi al sesto posto tra i valori più bassi mai registrati per il mese. Mentre nell’Antartico, l’estensione media mensile del ghiaccio marino a giugno è stata di circa l’8% al di sotto della media, classificandosi al sesto posto tra i valori più bassi.

(Adnkronos) - Circolazione dei treni temporaneamente sospesa oggi giovedì 9 luglio sulle linee Salerno-Paola, Catanzaro Lido-Taranto, Sibari-Paola e Cosenza-Paola, in Calabria per danni all’infrastruttura da parte di ignoti. Da Battipaglia a Paola i treni non hanno circolato per alcune ore stamattina e si è proceduto all'attivazione dei bus sostitutivi.
La circolazione è ripresa gradualmente dalle 8.20.
I tecnici di Rfi sono al lavoro per ripristinare la piena funzionalità dell'infrastruttura. I treni Alta Velocità, Intercity e Regionali potrebbero registrare ritardi, limitazioni di percorso o cancellazioni.

(Adnkronos) - Continua senza sosta la guerra tra Ucraina e Russia. L'esercito ucraino ha colpito nella notte infrastrutture petrolifere in diverse regioni russe, come riportato da canali di informazione russi su Telegram. Foto e video pubblicati sui social media mostrano fiamme e fumo nero che si alzano da un deposito di proprietà della Lukoil vicino alla città di Mikhaylovsk, nel Territorio di Stavropol. Secondo alcune fonti, sono stati avvistati anche dei droni in volo verso l'area interessata.
Il governatore regionale Vladimir Vladimirov ha confermato l'attacco a un "impianto industriale" non specificato in un post su Telegram. Pochi minuti dopo, canali mediatici indipendenti su Telegram, citando testimonianze di residenti, hanno riferito che un altro incendio era scoppiato in un deposito di petrolio nella città di Tver, situata a circa 300 chilometri a nord-ovest di Mosca, a seguito di un attacco ucraino.
Intanto si allarga il conteggio delle vittime. Sarebbero almeno tre i bambini uccisi dall'inizio di luglio dagli attacchi avvenuti in Ucraina. Più di 20 invece sono rimasti feriti. A riferilo è l'Unicef che, con i suoi partner, sta fornendo supporto psicologico, aiuti in denaro e assistenza.
"Giovani vite spezzate dalla guerra, una perdita inimmaginabile per loro famiglie e comunità", scrive su X, "proteggere i bambini in tempo di guerra non è una scelta, è un obbligo legale".

(Adnkronos) - Testardamente unitari si vince e, soprattutto, si cambia il Paese, parola dei leader del campo progressista. In una piazza del Gesù, a Napoli, non proprio strabordante di persone, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli iniziano la loro volata per la campagna elettorale del 2027. E assaggiano anche la prima vera contestazione. A rovinare l'ennesima foto dei segretari e presidenti di Partito democratico, Movimento 5 stelle e Avs, stavolta sotto 28 gradi e non al fresco della Costanza Hostaria com'era stato a giugno, ci pensano da Potere al popolo.
Un gruppo di manifestanti, tutt'altro che pacifici, mette lo zampino nel primo vero 'comizio' del centrosinistra, dando fastidio prima alle parole del sindaco Gaetano Manfredi e del presidente della Campania Roberto Fico, poi interrompendo per almeno dieci minuti gli interventi dal palco dei leader. Che poi ricevono anche la solidarietà della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che sui social trova un buco nell'agenda per scrivere che "la libertà di organizzare e svolgere una manifestazione politica è un principio che deve valere sempre, per tutti. Noi continueremo a difenderlo senza esitazioni e senza doppi standard". "Buffoni", "Traditori", "Fuori la Nato dall'Italia", "Vergogna" sono gli slogan che urlano prima di essere accompagnati all'uscita. E quindi, si riparte. In tutti i sensi.
Soprattutto, si riparte dalle proposte che, insieme, il 'blocco unico' che si affaccia a Napoli e la settimana prossima arriverà a Padova ha già presentato in Parlamento, come il salario minimo, il congedo paritario, la settimana corta a parità di salario, le battaglie per la Palestina, la sanità pubblica, la scuola, i diritti. L'attuazione della Costituzione, ovvero il miglior programma da portare alla gente per riuscire a mandare a casa il governo di centrodestra, tuona ancora Schlein.
"Dopo vent'anni - è la chiosa finale della leader dem - abbiamo una grande opportunità e una grande responsabilità: noi possiamo promettere che saremo uniti, testardamente unitari, non perché ce lo chiede il medico, ma perché ce lo chiedete voi, che volete un'alternativa a questo governo. Non faremo mai più il favore alle destre di dividerci e uniti andremo insieme a vincere le prossime elezioni e a cambiare questo Paese per renderlo un Paese più giusto, migliore, un Paese che ti puoi permettere, un Paese dove tutte e tutti hanno la stessa opportunità di contribuire al benessere collettivo".
Lo stesso concetto che esprime anche Conte. "Dobbiamo andare al governo, dobbiamo mandarli a casa. Abbiamo bisogno di restituire ai cittadini quello che gli è stato tolto". Le forze di maggioranza "stanno cercando di completare un'occupazione minuziosa mettendo un sacco di incompetenti e così il Paese si impoverisce sempre più. Mandiamoli a casa tutti insieme, andiamo al governo con una grande Alleanza per la Costituzione", è il là finale dell'ex premier che, come la collega del Pd, non manca di accusare Meloni, in questo caso soprattutto per gli impresi presi e ribaditi oggi ad Ankara, nel vertice Nato, sulle spese militari.
Il leitmotiv di restare uniti per mandare a casa l'attuale governo si ripete anche con Fratoianni e Bonelli. Per il leader di Sinistra italiana, "il fatto politico è che siamo qui, su questo palco, insieme, uniti e unite per dire a questo Paese che lo cambieremo, che non ci divideremo più, che non faremo più il regalo che abbiamo fatto alla destra nel 2022: non ci dividiamo più per cambiare questo Paese". Per il co-portavoce di Europa verde, "uniti si vince. Siamo pronti a cominciare questo cammino verso la vittoria, per mandare Giorgia Meloni e la destra a casa. Dobbiamo tornare nelle piazze. E' fondamentale" costruire un programma unitario, "mettendo al centro le persone, rispetto a una destra che fa la guerra ai poveri invece di fare la guerra alla povertà".
Finisce così, con un'altra foto. Che forse maldigerirà Filippo Sensi, senatore del Pd. Prima dell'inizio della manifestazione 'Al lavoro per cambiare l'Italia', il riformista dem aveva avvertito "Hai voglia ad andare a Napoli se poi a Strasburgo i Cinque Stelle sull’Ucraina votano contro assieme alla Lega e Vannacci. Risparmiatevi le foto, c’è ancora MOLTO da fare". E molto da fare c'è sicuramente.
Di tempo fino a settembre, quando ci si vedrà per scrivere insieme il programma, ce n'è ancora tanto. Senza veti, come assicurano ancora i due leader di Avs sotto il palco. E anche con Riccardo Magi, segretario di +Europa, Enzo Maraio, di Avanti Psi, che a prendersi prima gli insulti e poi gli applausi non sono saliti, ma che hanno voluto comunque dare un segnale essendoci: "per mandare a casa Meloni ci siamo anche noi".

(Adnkronos) - Un bimbo di un anno e mezzo è morto nella tarda serata di ieri a Zero Bianco, nel Trevigiano, dopo essere stato investito dall'auto guidata dalla nonna. Da una prima ricostruzione il bimbo sarebbe sfuggito dalle braccia della mamma e la donna stava facendo retromarcia quando lo ha investito. La famiglia è di origini moldave.
Sul posto sono intervenuti i sanitari del Suem che hanno trasportato il bambino all'ospedale di Treviso dove è deceduto. Sull'accaduto stanno indagando i carabinieri di Treviso mentre il magistrato ha dipsosto l'autopsia del piccolo.

(Adnkronos) - Francia e Marocco aprono il programma dei quarti di finale del mondiale 2026. Oggi, giovedì 9 luglio, la nazionale guidata in panchina dal ct Didier Deschamps affronta la selezione nordafricana del ct Mohamed Ouahbi in diretta tv e streaming. In palio un posto in semifinale nella rassegna iridata di scena tra Stati Uniti, Messico e Canada. II match si disputerà a Boston. La vincente del match troverà in semifinale una tra Spagna e Belgio. Agli ottavi i transalpini hanno superato il Paraguay per 1-0, mentre i nordafricani hanno sconfitto il Canada 3-0.
La sfida tra Francia e Marocco è in programma oggi, giovedì 9 luglio, alle ore 22. Ecco le probabili formazioni:
Francia (4-2-3-1): Maignan; Koundé, Upamecano, Saliba, Lucas Hernández; Koné, Rabiot; Dembélé, Olise, Barcola; Mbappé. Ct: Didier Deschamps.
Marocco (4-2-3-1): Bono; Hakimi, Diop, Halhal, Mazraoui; Bouaddi, El Aynaoui; Brahim Diaz, Ounahi, El Khannouss; En-Nesyri.
Il match tra Francia e Marocco sarà trasmesso in diretta televisiva su Rai1 e su Dazn e in streaming su Rai Play e sull'app di Dazn.

(Adnkronos) - Novant'anni e una carriera che attraversa oltre sei decenni di spettacolo italiano. Oggi, giovedì 9 luglio, Lino Banfi festeggia un traguardo che appartiene non soltanto alla sua storia personale, ma anche a quella del cinema e della televisione.
Dietro il nome d'arte che lo ha reso celebre c'è Pasquale Zagaria, nato ad Andria il 9 luglio 1936 – anche se venne registrato all'anagrafe soltanto l'11 luglio – e cresciuto a Canosa di Puglia, dove la famiglia si trasferì quando aveva appena tre anni. A novant'anni dalla sua nascita, l'attore resta uno degli interpreti più popolari e amati. Dall'avanspettacolo al cinema, dalla commedia sexy degli anni Settanta alla fiction televisiva, ha attraversato epoche, generi e pubblici diversi senza mai perdere la propria identità artistica. Personaggi come Oronzo Canà, il commissario Lo Gatto, il brigadiere Pasquale Zagaria e Nonno Libero sono entrati nell'immaginario collettivo, consacrando Lino Banfi a un posto di primo piano nella storia della cultura pop.
Figlio di Riccardo Zagaria e Nunzia Colia, cresce in un ambiente profondamente cattolico. I genitori immaginano per lui un futuro diverso da quello dello spettacolo e lo indirizzano perfino verso il seminario. Ma proprio nelle recite parrocchiali emerge quel talento naturale che cambierà la sua vita. Le sue interpretazioni di Giuda, San Pietro e San Giovanni fanno ridere e divertire l'intera comunità, tanto che il vescovo Giuseppe Di Donna gli suggerisce di seguire la strada della comicità.
È l'inizio di un percorso tutt'altro che semplice. Contro il parere della famiglia decide di inseguire il sogno dello spettacolo e parte giovanissimo. Sono anni durissimi, segnati dalla povertà e dalla precarietà. La vigilia di Natale del 1954 viene soccorso a Napoli da un posteggiatore abusivo, Ciro, che gli offre da mangiare e gli paga un biglietto per Milano. Nel capoluogo lombardo dorme nelle stazioni ferroviarie e negli edifici in costruzione; in un'occasione arriva perfino a fingersi malato per essere ricoverato e passare qualche notte al caldo in ospedale. La sua università è l'avanspettacolo. Nel 1954 entra nella compagnia di Arturo Vetrani e impara il mestiere nei teatri di varietà, dove affina tempi comici, improvvisazione e rapporto diretto con il pubblico. Porta in scena i modi di dire, gli accenti e il patrimonio linguistico della sua terra, intuendo che proprio quella parlata così particolare può diventare il suo tratto distintivo. All'inizio si presenta come Lino Zaga, ma è Totò a suggerirgli di cambiare. Il Principe della risata gli spiega che nel mondo dello spettacolo è meglio non accorciare il cognome. Sarà così il suo impresario a trovargli un nuovo nome, scegliendo casualmente "Banfi" dal registro di una scuola elementare. Nasce così il personaggio destinato a entrare nella storia dello spettacolo italiano.
Trasferitosi a Roma, Banfi debutta in televisione nel 1964 in "Biblioteca di Studio Uno" di Antonello Falqui. Sono apparizioni brevi ma significative, cui seguono la partecipazione a "Speciale per voi" di Renzo Arbore e gli spettacoli del Cabaret Sancarlino insieme ad Anna Mazzamauro, Carletto Sposito, Enrico Montesano e Lando Fiorini.
Anche il cinema lo accoglie gradualmente. Dopo una fugace comparsa in "Urlatori alla sbarra" di Lucio Fulci, arrivano piccole parti nelle commedie con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia e nei film di registi come Luciano Salce, Bruno Corbucci, Pasquale Festa Campanile e Steno. È un lungo apprendistato durante il quale costruisce un'identità artistica personale, lontana dalle imitazioni e fondata su una comicità popolare fatta di inflessioni dialettali, mimica e tempi perfetti. Un produttore come Dino De Laurentiis comprende presto il potenziale di quel giovane attore pugliese e gli offre l'opportunità di farsi conoscere dal grande pubblico. Ma la vera consacrazione arriva all'inizio degli anni Settanta.
Nel 1971 Nanni Loy gli affida un ruolo completamente diverso in "Detenuto in attesa di giudizio", interpretando il direttore del carcere. È una prova drammatica intensa e misurata, che sorprende critica e pubblico e dimostra come Banfi possieda qualità ben più ampie della sola comicità. Due anni dopo arriva il primo ruolo da protagonista con "Il brigadiere Pasquale Zagaria ama la mamma e la polizia", dove il cognome del personaggio richiama ironicamente quello dell'attore. Da quel momento la sua carriera prende definitivamente il volo.
Tra la seconda metà degli anni Settanta e tutti gli anni Ottanta diventa uno dei protagonisti assoluti della commedia all'italiana tipica di quel periodo. Accanto a Edwige Fenech, Gloria Guida, Nadia Cassini, Alvaro Vitali, Renzo Montagnani e Mario Carotenuto diventa uno dei volti simbolo della cosiddetta commedia sexy all'italiana. Film come "La liceale nella classe dei ripetenti", "L'insegnante viene a casa", "L'infermiera di notte", "La soldatessa alle grandi manovre", "L'onorevole con l'amante sotto il letto" e molti altri dominano i botteghini.
In quelle pellicole Banfi costruisce uno stile personale. La sua comicità nasce dal linguaggio prima ancora che dalle situazioni. Le parole storpiate, il dialetto pugliese, gli equivoci lessicali, le espressioni inventate diventano una cifra inconfondibile che il pubblico riconosce immediatamente. Senza mai rinnegare le proprie origini, riesce a trasformare una parlata regionale in un linguaggio comprensibile e amato in tutta Italia.
Gli anni Ottanta rappresentano probabilmente il vertice della sua popolarità cinematografica. Nel 1981 interpreta "Spaghetti a mezzanotte" di Sergio Martino, seguito da altri grandi successi come "Cornetti alla crema" e "Fracchia la belva umana"". Nel 1982 arriva "Vieni avanti cretino" di Luciano Salce, oggi considerato uno dei classici della commedia italiana, con sketch entrati nell'immaginario collettivo come il celebre prete pugliese davanti al Colosseo e la canzone "Filomena". Due anni più tardi nasce il personaggio destinato a renderlo immortale: Oronzo Canà, l'allenatore della Longobarda ne "L'allenatore nel pallone". Con il suo linguaggio improbabile, le intuizioni calcistiche surreali e la celebre "bi-zona", Canà diventa uno dei personaggi più popolari della storia del cinema italiano, continuamente citato ancora oggi da allenatori, giornalisti sportivi e tifosi.
Nel 1986 Dino Risi gli affida un'altra interpretazione memorabile con "Il commissario Lo Gatto", confermando la capacità di Banfi di dare vita a personaggi popolari ma mai banali. Nello stesso periodo è protagonista di altri grandi successi commerciali come "I pompieri", "Scuola di ladri", "Grandi magazzini", "Bellifreschi" e "Com'è dura l'avventura". Il successo cinematografico è accompagnato da quello televisivo. Conduce "Risatissima", "Domenica In", "Stasera Lino" e numerosi programmi di intrattenimento, diventando uno dei volti più popolari del piccolo schermo.
Negli anni Novanta sceglie di cambiare strada. Dopo alcuni film per la televisione, nel 1998 entra nel cast di "Un medico in famiglia". Il personaggio di Libero Martini, per tutti Nonno Libero, segna una svolta decisiva nella sua carriera. Banfi abbandona quasi completamente i ruoli farseschi che lo avevano reso celebre e conquista un nuovo pubblico interpretando un nonno affettuoso, ironico e saggio. La serie ottiene ascolti straordinari e rimane in onda fino al 2016, facendo conoscere l'attore anche alle generazioni più giovani.
Parallelamente continua a lavorare per cinema e televisione. Nel 2000 interpreta il film televisivo "Vola Sciusciù" e nel 2001 viene nominato ambasciatore dell'Unicef. Seguono fiction di successo come "Un posto tranquillo", "Il mio amico Babbo Natale", "Il padre delle spose" e "Scusate il disturbo". Nel 2008 torna sul grande schermo nei panni di Oronzo Canà con "L'allenatore nel pallone 2". Seguono "Focaccia Blues", la produzione tedesca "Indovina chi sposa mia figlia?", "Buona giornata" dei fratelli Vanzina e, nel 2016, "Quo vado?", dove recita accanto a Checco Zalone.
Negli ultimi anni Banfi continua a essere una presenza familiare per il pubblico italiano. Partecipa a programmi televisivi, prende parte a "Il cantante mascherato", gareggia a "Ballando con le stelle", presta la propria voce a iniziative benefiche e torna al cinema con "Viaggio a sorpresa" e "Oi vita mia", il film diretto da Pio e Amedeo. Nel marzo 2026 il Bif&st di Bari gli rende omaggio con il Premio Arte del Cinema e presenta in anteprima il docufilm "Lino d'Italia: storia di un italieno", dedicato alla sua lunga carriera.
Anche la sua vita privata è sempre rimasta profondamente legata alla famiglia. Nel 1962 sposa Lucia Lagrasta, conosciuta da giovanissimo, con la quale condivide oltre sessant'anni di matrimonio fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 2023. Dalla loro unione sono nati Rosanna, attrice, e Walter, regista e produttore. Negli ultimi anni è diventato anche bisnonno e continua a gestire con i figli l'Orecchietteria Banfi, il ristorante di famiglia a Roma.
Nel 2024 Canosa di Puglia gli ha dedicato il foyer del Teatro Lembo, mentre tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026 ha ricevuto le cittadinanze onorarie di Sala Consilina e San Severo. Sono riconoscimenti che si aggiungono a una lunga serie di premi ricevuti nel corso della carriera e testimoniano il legame mai interrotto con il Mezzogiorno e con le proprie radici. In vista dello speciale compleanno, la casa editrice HarperCollins Italia ha pubblicato il memoir di Lino Banfi "90, non mi fai paura!", uno sguardo senza precedenti sull'uomo dietro il leggendario personaggio pubblico, che è stato presentato al Salone internazionale del Libro di Torino alla presenza di una folla di fan. Nel frattempo da novantenne Banfi non si ferma. Con il figlio Walter sta lavorando a un podcast dal titolo 'Parlando con le stelle'. (di Paolo Martini)

(Adnkronos) - Ilary Blasi pronta a sposare Bastian Muller. Ma "adesso, prima di tutto, devo divorziare (da Francesco Totti, ndr). Mancano ancora delle carte da firmare e poi sono libera", ha detto la conduttrice in un'intervista a 'Chi'. "Per capire che tipo di matrimonio sarà devo capire i tempi, perché da quello dipende tutto, in base alla stagione cambia anche l’organizzazione", ha poi aggiunto.
Sull’amore fra Roma e la Germania, Blasi racconta: "Ci siamo organizzati bene, ci vediamo ogni weekend e, devo dirti, che mi piace. Lui viene a Roma, io una volta al mese vado in Germania. Ormai è diventata una routine, dal lunedì al giovedì sono a Roma con i miei figli e poi mi vedo con lui (…) In Germania sto bene, ho i miei punti di riferimento, i miei ristoranti. È pieno di italiani, ma sono carini, noi siamo più 'impicciaroli', lì non ti dicono niente".
La conduttrice parla con orgoglio della figlia Chanel, che ha vinto Pechino Express. "Siamo veramente pigre, però siamo orgogliose quindi ci 'ingarelliamo' e diventa una sfida. Se gioco devo vincere, capito? Anche Chanel è così. Prima che partisse, le ho detto 'Ti prego, amore, almeno due o tre puntate resisti, non facciamo figure!'. Alla fine mi ha dato una grande soddisfazione".
Chanel è diventata un’influencer, le sue vacanze e le feste con le amiche campeggiano su Dagospia. E anche su Chi. "Chanel sta sempre in giro, le piacciono le feste, i locali, le piacciono i concerti. Lei si accende di notte, io sono il contrario. Anche quando avevo la sua età volevo andare a letto presto, ricordo che mia sorella mi dava il caffè per caricarmi, ma io mi addormentavo lo stesso. Per me la notte è fatta per dormire, non per andare in giro. Poi, per carità, se c’è da fare serata, ci mancherebbe, va bene".
La figlia ha parlato anche della separazione dei genitori senza colpevolizzarli: "In una separazione tutti soffrono, ciascuno a modo suo. È come una specie di terremoto, no? E ognuno trova la propria nicchia, la propria zona di comfort. E ciascuno la affronta secondo il proprio carattere".
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