
(Adnkronos) - Si sospetta una contaminazione da 'Clostridium difficile' per la morte del bimbo di 18 mesi all'ospedale di Catanzaro e il ricovero di 4 suoi compagni d'asilo nido. Ma cos'è questo 'batterio killer'? Come si trasmette? Quali sono i sintomi? E come si cura?
"Il Clostridium difficile è un batterio anaerobio, Gram-positivo, presente fisiologicamente nella flora batterica della vagina e dell'intestino. Poiché il C. difficile è rintracciabile nelle feci, ci si può infettare con questo batterio toccandosi, con le mani, la bocca e le altre mucose (come quelle del naso o degli occhi) dopo aver maneggiato oggetti o superfici contaminati con feci". Così spiega un focus online dell'Irccs Humanitas.
Il C. difficile o C.diff "può vivere per lunghi periodi su oggetti e superfici. Le più importanti norme di prevenzione sono: lavarsi le mani dopo aver usato la toilette e in ogni caso prima di mangiare; assicurarsi che il bagno che si utilizza sia pulito, soprattutto nel caso in cui sia stato precedentemente usato da qualcuno affetto da diarrea".
"I sintomi e le malattie associate all'infezione da Clostridium difficile includono: diarrea acquosa (almeno 3 movimenti intestinali al giorno per 2 o più giorni); febbre; perdita di appetito; nausea; dolori addominali; colite (processo infiammatorio a carico del colon); colite pseudomembranosa (sindrome caratterizzata da febbre, nausea e diarrea concomitanti a terapia antibiotica)", descrive l'ospedale.
"Mediante la produzione nell'intestino di una tossina necrotizzante - precisano gli esperti - alcuni ceppi possono causare nell'uomo la colite soprattutto quando riescono a moltiplicarsi nell'intestino in grandi quantità (questo accade, ad esempio, quando la flora batterica intestinale si modifica a loro favore come avviene, ad esempio, in seguito a terapia antibiotica orale protratta nel tempo). A maggior rischio di contrarre questa infezione sono in particolare le persone sottoposte a uso prolungato di antibiotici".
"Per trattare le infezioni da Clostridium difficile possono essere utilizzati diversi antibiotici", spiega Hmanitas. "In caso di infezione primaria, il trattamento prevede l'impiego di metronidazolo (nei casi di infezioni lievi), vancomicina o fidaxomicina. Il trattamento deve essere somministrato per via orale e deve essere continuato per un minimo di 10 giorni. Quando possibile l'assunzione di altri antibiotici dovrebbe essere sospesa. È bene sapere che l'infezione torna in circa il 20% dei pazienti".
Ma quanto è diffusa l'infezione da Clostridium difficile (Cdi)? "La Cdi - si legge sul sito 'Epicentro' dell'Istituto superiore di sanità - è una delle più importanti infezioni correlate all'assistenza sanitaria (Ica) nei Paesi industrializzati, dove C. difficile rappresenta la principale causa di diarrea in ambito ospedaliero". L'Iss cita uno studio pubblicato nel 2019 sul 'Journal of Global Health', secondo cui "globalmente l'incidenza delle Cdi è di 2,2 per 1.000 ricoveri l'anno e 3,5 per 10.000 giorni-paziente l'anno".
Cosa mostra il trend? "Negli ultimi decenni si è registrato non solo un aumento dei casi di Cdi - riporta l'Iss - ma anche della gravità di queste infezioni e della mortalità associata, soprattutto nei pazienti anziani, con un conseguente aumento della durata della degenza ospedaliera e dei costi di assistenza sanitaria diretta e indiretta. Questo nuovo quadro epidemiologico è stato associato all'emergenza di ceppi di C. difficile con caratteristiche di elevata virulenza e multi-resistenza agli antibiotici, che presentano diffusione internazionale o locale".
Quanti casi di C. diff si registrano in Italia? "In Italia non è ancora attivo un Sistema di sorveglianza nazionale di queste infezioni - indica l'Iss - ma nel 2019 è stato avviato il progetto 'Sostegno alla sorveglianza delle infezioni correlate all'assistenza anche a supporto del Pncar', finanziato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm) e coordinato dall'Istituto superiore di sanità, che prevede la predisposizione di un sistema nazionale dedicato alla sorveglianza delle Ica, inclusa la sorveglianza delle Cdi".

(Adnkronos) - “Il cervello è un organo in forte crescita in funzione degli stimoli che riceve e modifica le sue caratteristiche, nei primi periodi della vita. Una crescita armonica prevede la relazione e il rapporto con l'adulto o lo scambiarsi degli sguardi, l'ascoltare le parole degli adulti. Trasformare questa relazione in un rapporto stretto con un device che faccio scorrere continuamente mette in atto dei meccanismi che attivano delle parti del cervello meno brillanti e meno utili per quello che sarà la crescita futura”. Lo ha detto Rino Agostiniani, presidente Sip - Società italiana pediatria, oggi, all’incontro organizzato in Senato per presentare la proposta di legge 'Disposizioni per la regolamentazione dell’esposizione ai dispositivi digitali nei bambini e nelle bambine da zero a tre anni a tutela del loro sviluppo neurocognitivo, fisico e relazionale e per la promozione di un graduale accesso al loro utilizzo durante la minore età', formulata su iniziativa della senatrice Simona Malpezzi e promossa insieme a Sip e a Fondazione Terre des Hommes Italia Ets e sostenuta in maniera bipartisan da parlamentari di tutti i gruppi politici.
Molte “evidenze indicano che un incremento del tempo trascorso davanti ai device di 30 minuti ogni giorno raddoppia il rischio di avere un ritardo del linguaggio a 2 anni - sottolinea Agostiniani - In età pre-adolescenziale e adolescenziale i problemi diventano 'rilevanti', anche senza arrivare a veri fenomeni di dipendenza che, purtroppo, sono sempre più diffusi". In questa fase, dice, "l'utilizzo troppo prolungato dei device ed eccessiva presenza sui social rendono i ragazzi meno capaci nel loro percorso di crescita e nei loro percorsi scolastici, provocando inoltre disturbi del sonno”.
“D'altra parte - aggiunge il rpesidente Sip - bisogna comprendere che l'adolescenza è un'età in cui si forma la visione di sé e l'autostima: se tutto questo si associa a una mancanza di rapporto con i coetanei nel mondo reale, ma si vive solo nella realtà del mondo virtuale, avremo degli adolescenti sempre più fragili e meno capaci di affrontare tutte quelle difficoltà che il mondo reale presenterà nel loro percorso di vita”.

(Adnkronos) - Con la scusa di voler vedere una scottatura per aiutarlo, avrebbe aperto il costume di un bambino e lo avrebbe palpeggiato nelle parti intime. E' accaduto questa mattinata nei pressi del litorale di Latina, dove un uomo di 79 anni è stato arrestato.
La polizia è intervenuta a seguito di una segnalazione pervenuta alla sala operativa della questura; giunti sul posto, gli agenti della squadra volante hanno individuato il bambino, la madre e il presunto autore dei fatti. Dai primi accertamenti è emerso che il piccolo sarebbe stato avvicinato dall'uomo con il pretesto di mostrargli una presunta scottatura; poi, secondo quanto riferito dalla vittima, l'anziano gli avrebbe aperto il costume e lo avrebbe palpeggiato. La madre del bambino, allertata dalle grida del figlio, ha immediatamente chiesto l'intervento della polizia, riuscendo a impedire che l'uomo si allontanasse.
Gli operatori hanno proceduto ai rilievi e all'acquisizione delle prime testimonianze. Nel corso della perquisizione personale, il 79enne è stato trovato in possesso di un coltello a serramanico, sottoposto a sequestro insieme al suo telefono cellulare per i successivi accertamenti investigativi. L'uomo è stato arrestato per il reato di violenza sessuale aggravata e denunciato a piede libero per il porto dell'arma da taglio.

(Adnkronos) - Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha fissato per il 16 settembre l'udienza per discutere dell'istanza di differimento della pena, presentata dalla difesa di Mario Roggero, il gioielliere che da venerdì scorso sta scontando nel carcere di Bollate la pena definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori in fuga dal suo negozio e averne ferito un terzo. L'udienza in camera di consiglio e a porte chiuse è fissata per le 9 della mattina. Il gioielliere potrà essere presente in aula.
La richiesta di differimento pena, in attesa che si definisca la richiesta di grazia, è stata presentata dal legale, Stefano Marcolini, al Tribunale di Sorveglianza di Torino venerdì scorso, poche ore prima che il 72enne si costituisse nel carcere e poi reiterata lunedì ai magistrati milanesi.
“Vedo che sulla questione della possibile candidatura di Mario Roggero si sta sollevando sul web un dibattito del tutto surreale. L'ho detto e lo ribadisco: ritengo Mario Roggero un uomo perbene, che ha lavorato onestamente tutta la sua vita, che non merita di stare in carcere. E, se fosse possibile, lo candiderei senza alcuna esitazione", scrive intanto scrive sui social il leader della Lega e vicepremier, Matteo Salvini.
"Per questo, lo ripeto, la Lega è disposta a valutarne la candidatura. ‘Valutare’, appunto. La legge lo impedisce, dicono alcuni. E' quasi impossibile, dicono altri. Bene: anche solo ci fosse una possibilità su un milione, la Lega è disposta a prenderla in considerazione. Tutto qui. Il resto - continua il leghista - sono speculazioni giornalistiche, giuristi di X e meme dei soliti di sinistra"

(Adnkronos) - “Quando ci sono i bambini non bisognerebbe mai fare questioni di colore politico. Quindi è importante che si porti avanti questa battaglia tutti insieme, perché sappiamo che quando la squadra è unita si accorciano i tempi ed è più facile portare a casa questa proposta” di legge. “Dobbiamo proteggere i nostri bambini perché siano più liberi domani”. Così la senatrice Licia Ronzulli intervenendo oggi all’incontro organizzato in Senato per presentare la proposta di legge 'Disposizioni per la regolamentazione dell’esposizione ai dispositivi digitali nei bambini e nelle bambine da zero a tre anni a tutela del loro sviluppo neurocognitivo, fisico e relazionale e per la promozione di un graduale accesso al loro utilizzo durante la minore età', formulata su iniziativa della senatrice Simona Malpezzi e promossa insieme alla Sip-Società italiana di pediatria e a Fondazione Terre des Hommes Italia Ets. Il testo è sostenuto in maniera bipartisan da parlamentari di tutti i gruppi politici e punta a introdurre Linee guida nazionali sull’esposizione agli schermi dei bambini e bambine, codificandola come prassi estremamente dannosa e da evitare entro i 3 anni di vita.

(Adnkronos) - Aeroporti di Roma, società del gruppo Mundys, ha inaugurato oggi ‘Open – Fco Smart Workplace’, il nuovo centro direzionale realizzato nell’area di fronte al Terminal 1 del Leonardo da Vinci. La nuova infrastruttura “andrà a rafforzare ulteriormente il ruolo dello scalo, confermato miglior aeroporto europeo per l’ottava volta dal 2018, come hub integrato, sostenibile e al servizio di un importante sistema produttivo e occupazionale composto da compagnie aeree, imprese, professionisti e operatori”, si legge in una nota di AdR.
Il nuovo centro è stato realizzato tra gennaio 2024 e aprile 2026 con materiali a basso impatto ambientale, è dotato di impianto fotovoltaico in copertura da circa 67 kWp, di un sistema di building management system (Bms) per il monitoraggio intelligente dei consumi e degli spazi, di un impianto di illuminazione led a basso consumo e di una rete duale per l'utilizzo di acqua industriale nei servizi e negli impianti. Con una superficie complessiva di 16.000 metri quadrati, è in grado di ospitare fino a 600 persone in 70 uffici e 35 sale meeting e diventerà - viene spiegato - il quartier generali degli uffici di diversi vettori, tra cui Ita Airways, Emirates, American Airlines, Alaska Air, Delta e Air Canada, oltre che di società di handling e rent-a-car operativi nello scalo.
L’evento di inaugurazione di Open, aperto dai saluti del Sindaco di Fiumicino, Mario Baccini, e dall’intervento del presidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati Salvatore Deidda, ha visto la partecipazione del presidente di Mundys Alessandro Benetton. Per Aeroporti di Roma sono intervenuti il presidente Vincenzo Nunziata e il ceo Marco Troncone, oltre al presidente di Ita Sandro Pappalardo. Hanno partecipato inoltre, per Mundys, il vicepresidente Giampiero Massolo e il ceo Andrea Mangoni, insieme al direttore generale Enac Alexander D’Orsogna e alla direttrice Enac di Fiumicino Patrizia Terlizzi.
“L’apertura di Open è un altro passo in avanti importante del percorso di sviluppo di Fiumicino. Lavorando con tenacia e creatività, ADR ha saputo trasformare l’hub della Capitale nel miglior aeroporto europeo, mettendo al primo posto la qualità dei servizi al passeggero, la crescita sostenibile, l’innovazione. La capacità di innovare sé stessi, sempre, e di percorrere strade nuove è fondamentale per ottenere risultati tangibili. In questo senso, continueremo a supportare ADR, anche e soprattutto nella sfida di realizzare in tempo utile il piano di sviluppo sostenibile dell’aeroporto, un progetto di rilevante interesse pubblico, che potrà generare valore condiviso per la comunità di Fiumicino e il sistema produttivo nazionale”, ha dichiarato Benetton.
“Con Open compiamo un ulteriore passo nel percorso di sviluppo del nostro aeroporto, realizzando un’infrastruttura innovativa e sostenibile che rafforza l’offerta direzionale e la capacità di Fiumicino di essere un hub integrato al servizio dell’intero distretto industriale aeroportuale, degli operatori, delle compagnie aeree e di tutte le imprese”, ha commentato Troncone. “Open rappresenta quindi un nuovo capitolo della nostra strategia di crescita verso l’aeroporto del futuro, che punta a traguardare i 100 milioni di passeggeri entro il 2046, consolidando ulteriormente il ruolo di Fiumicino come scalo globale, innovativo, sostenibile e sempre più attrattivo per il sistema Paese, in sinergia con il territorio e la comunità che lo ospitano”.

(Adnkronos) - “Open è un nome che spiega da solo il concetto dell'inclusività e della progettualità. Penso che questo nuovo investimento e questo nuovo progetto siano la riaffermazione più concreta di un punto di vista, quello di riconoscere che un aeroporto non è solo un luogo, ma è piuttosto una vera comunità. In questo luogo ci sono 50mila professionisti, operatori aeroportuali, partner e compagnie aeree che devono vivere nel loro insieme in equilibrio”. Così Alessandro Benetton, presidente di Mundys, intervenendo all’inaugurazione di 'Open – Fco Smart Workplace', il centro direzionale realizzato nell’area di fronte al Terminal 1 del 'Leonardo da Vinci' da Aeroporti di Roma (Adr), società del gruppo Mundys. L’obiettivo del gruppo è “continuare a investire e rimanere fermamente a fianco di Adr supportando con grande volontà il nuovo piano di sviluppo”, afferma Benetton.
"Innovazione, coinvolgimento delle comunità locali, integrazione, sostenibilità", per il presidente del gruppo sono "punti fermi di un ragionamento che mi ha sempre guidato, soprattutto nei più di trent'anni di esperienza in un'attività in proprio - afferma - Negli ultimi anni, a capo delle nostre attività di famiglia, mi sono impegnato, perché questo punto di vista diventasse una certezza. Credo che lo abbiamo già dimostrato, in particolare anche qui all'aeroporto di Roma - sottolinea - basta pensare all'Innovation Hub, un acceleratore di tecnologia che riguarda i giovani integrati in un aeroporto. Basta pensare al Solar Farm, il più grande campo fotovoltaico, la struttura a supporto dell'energia pulita per un aeroporto. In questo contesto - aggiunge - ritengo che 'Open' sia un altro tassello essenziale che determina proprio come il lavoro di un'impresa è quello di continuare a svilupparsi, modificarsi e concepire sempre il proprio lavoro, quando si parla di infrastrutture, come un lavoro che deve creare degli ecosistemi in cui tutti gli stakeholder sono in equilibrio", conclude.
Il fine settimana targato Dromos propone una serie di concerti
nell'Oristanese. Michael League chiude il 24 il suo trittico di
concerti nella Cantina Silvio Carta di Baratili San Pietro. Il
polistrumentista, compositore e produttore statunitense sarà
affiancato dal batterista messicano Antonio Sánchez e il pianista
israeliano Shai Maestro. Si parte alle 20:30 con un aperitivo di
benvenuto.
Solanas e Quartu, Alessandro Pintus Spara alla Moglie davanti alla Figlia e Uccide il Fratello
SOLANAS / QUARTU SANT'ELENA – Un'ora di sangue e follia ha sconvolto il litorale quartese. Alessandro Pintus, 39 anni, di Cagliari, si è presentato in caserma alle 6 del mattino, dichiarando di aver sparato alla moglie e al fratello. Poi ha aiutato i Carabinieri a ritrovare l'arma, una pistola regolarmente detenuta, lasciata in auto.
I Due Episodi
Secondo la ricostruzione, Pintus, poco prima dell'alba, si sarebbe recato a Solanas, dove viveva con la compagna Michela Rubiu, 47 anni, con cui gestiva il Caffé 1950. Qui, davanti alla figlia 15enne della donna, avrebbe esploso un colpo di pistola che ha raggiunto Michela alla testa. La donna è stata trasportata d'urgenza al Brotzu, dove è ricoverata in gravissime condizioni.
Poi, Pintus si sarebbe spostato a Quartu, al Margine Rosso, in via Asfodelo 26, dove vive il padre e il fratello Andrea Pintus, 42 anni. In cortile, in presenza del genitore, avrebbe esploso tre colpi, uno dei quali ha centrato al tronco il fratello, uccidendolo.
La Costituzione e il Movente
Dopo i due episodi, Pintus si è presentato in caserma a Quartu, dichiarando di aver "ucciso" la moglie e il fratello. Nell'interrogatorio formale con il pm di turno Giangiacomo Pilia, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Secondo le prime ricostruzioni, alla base del gesto ci sarebbero dissidi familiari.
Le Indagini
L'inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Gian Giacomo Pilia, va avanti. I Carabinieri di Quartu e Maracalagonis stanno ultimando gli accertamenti con la ricostruzione dell'accaduto. Sulla vicenda viene mantenuto uno stretto riserbo. La Procura potrebbe contestare l'omicidio aggravato dalla premeditazione. La comunità di Solanas e Quartu è sotto shock per la violenza inaudita.

Solanas, Preghiera e Apprensione per Michela Rubiu: La Donna Ferita dal Marito è in Condizioni Gravissime
SOLANAS – La comunità di Solanas vive ore di profonda apprensione per le sorti di Michela Rubiu, la 47enne ferita gravemente alla testa dal marito, Alessandro Pintus. La donna è ricoverata al Brotzu di Cagliari in condizioni disperate. Tutta Solanas, frazione di Sinnai, si è svegliata con una notizia che ha seminato solo sconcerto e tristezza.
Apprensione e Preghiera
"Stamattina il piccolo centro delle vacanze si è svegliato con una notizia che ha gettato tutti nello sconcerto", raccontano i residenti. I familiari di Michela sono in attesa di notizie. La sindaca di Sinnai, Barbara Pusceddu, si è recata a far visita alla famiglia per portare la sua vicinanza.
La Parrocchia Madonna della Fiducia ha organizzato una veglia di preghiera per questa sera alle 21:30. "Come purtroppo avrete saputo, la nostra comunità è stata svegliata da una grave tragedia. Da cristiani affidiamo tutto alle mani di nostro Signore Gesù e di Maria. Oltre alle preghiere personali, vogliamo vivere un momento insieme di preghiera", si legge in un messaggio della parrocchia. È stato organizzato un rosario per Michela.
La Dinamica dei Fatti
Secondo la ricostruzione dei Carabinieri, Alessandro Pintus, 39 anni, regolare detentore di porto d'armi, ha sparato alla moglie alla testa a Solanas, per poi uccidere il fratello Andrea al Margine Rosso. Dopo i due episodi, si è costituito ai Carabinieri. I coniugi Pintus gestivano un bar a Solanas, dove erano conosciuti e stimati. La comunità è sotto shock per la violenza inaudita. La speranza è che Michela possa salvarsi. La veglia di questa sera sarà un momento di raccoglimento e di sostegno per la famiglia. Notizia in aggiornamento.

Aria pulita e fresca, buon cibo e giornate intense a contatto con la natura più incontaminata e con gli animali. E da quest'anno con il 'supporto' dell'intelligenza artificiale'. E' la proposta che arriva dalla ventunesima edizione di 'Fattorie aperte in Sila', la manifestazione che apre le porte delle aziende agricole dell'altopiano calabrese ai visitatori. "La novità più grande -racconta ad Adnkronos/Labitalia Mario Grillo, ideatore della manifestazione- è che quest'anno le fattorie si aprono anche all'intelligenza artificiale. Abbiamo messo a disposizione dei visitatori un assistente digitale su WhatsApp: basta un messaggio al 368 76 29 105 e c'è un 'fattore digitale in tasca' che ti accompagna, ti suggerisce gli itinerari tra le fattorie dell'altopiano e ti aiuta a scegliere le attività, dalle visite guidate alle degustazioni, fino al programma '12 ore con il fattore'. Ma attenzione: la tecnologia è un aiuto, non un sostituto. L'esperienza -sottolinea Grillo- resta quella di sempre, autentica, a contatto diretto con gli animali e con la vita di fattoria. Il nostro motto quest'anno lo dice bene: coltiviamo la terra, accogliamo il futuro", spiega.
E la storia della manifestazione ha attraversato le tante evoluzioni dell'agricoltura e dell'accoglienza. "Siamo alla ventunesima edizione: più di vent'anni di storia. La rete oggi conta oltre trenta aziende agricole e agrituristiche tra i boschi, i laghi e le montagne dell'altopiano. Il sito della manifestazione ha superato quota 260mila visitatori, segno che la comunicazione diretta delle esperienze rurali funziona. E la rete partecipa a quattro progetti europei sull'agricoltura di precisione: le fattorie della Sila non sono solo tradizione, sono anche laboratori di innovazione. L'edizione 2026 durerà oltre cento giorni, dal 24 luglio al 2 novembre", spiega Grillo.
Ma come verranno accolti i visitatori che decideranno di scegliere di passare delle giornate nelle fattorie silane? "Come si accoglie in Sila: a porte aperte, tutti i giorni dalle 9 alle 19, con visite guidate gratuite e degustazioni. Chi vuole vivere l'esperienza fino in fondo può prenotare le '12 ore con il fattore', dal lunedì al venerdì: si affianca il fattore dall'alba al tramonto — la mungitura, il pranzo, la razione del fieno, la chiusura della stalla. E da quest'anno c'è anche l'assistente su WhatsApp che aiuta a organizzare la giornata prima ancora di arrivare", aggiunge Grillo. Diverse le attività per gli adulti e per i più piccini. "Per i bambini ci sono la scoperta degli animali e i laboratori del pane, del miele e del formaggio: escono dalla fattoria sapendo da dove viene quello che mangiano. Per i più grandi ci sono le degustazioni dei prodotti tipici - la patata della Sila Igp, il caciocavallo, la ricotta, la juncata, il butirro, i salumi di suino nero - i percorsi naturalistici, le passeggiate tra boschi e laghi e l'esperienza immersiva delle '12 ore con il fattore'. È una manifestazione pensata per le famiglie: ognuno trova la sua misura", sottolinea.
E l'obiettivo della manifestazione è stato fin dall'inizio quello di supportare l'attività della filiera agroalimentare del territorio. "'Fattorie Aperte' è nata proprio per questo: dare un canale diretto alle aziende del territorio. La filiera è cortissima, il visitatore assaggia, conosce chi produce e compra negli spacci aziendali, senza intermediari. In vent'anni si è consolidata una vera rete di imprese che collabora invece di farsi concorrenza, con ricadute su tutto l'indotto. E la manifestazione dà visibilità alle produzioni identitarie dell'altopiano, a partire dalla patata della Sila Igp, insieme alle collaborazioni con l'Its Academy Iridea che formano i giovani del territorio", sottolinea.
E oggi nelle aziende c'è spazio anche per la tecnologia che "si inserisce in punta di piedi, ma con risultati concreti. Nelle nostre aziende usiamo già droni per monitorare le colture e la salute del bestiame, sensori per gestire meglio l'acqua e il suolo, strumenti di agricoltura di precisione, tutto nel pieno rispetto del metodo biologico. L'intelligenza artificiale non sostituisce le mani del contadino: le libera dalla fatica inutile e ci aiuta a ridurre gli sprechi. E quest'anno la tecnologia serve anche i visitatori, con l'assistente WhatsApp. La vera innovazione è mettere la tecnologia al servizio della tradizione", spiega Grillo.
Il contributo della manifestazione per il turismo dell'altopiano è notevole. "Prima di tutto allunga la stagione: oltre cento giorni di apertura, dall'estate piena fino al 2 novembre, con i colori dell'autunno silano che sono uno spettacolo da soli. Poi propone un turismo lento ed esperienziale, che è quello che oggi le persone cercano: non solo vedere, ma fare: mungere, impastare, assaggiare, camminare nell'aria più pulita d'Europa. Chi viene per le fattorie poi dorme, mangia e scopre il resto dell'altopiano: la manifestazione è un attrattore che lavora per tutto il sistema turistico della Sila. E il fattore digitale su WhatsApp renderà tutto questo ancora più semplice da organizzare", conclude.

Sinnai, Rinviati gli Eventi a Solanas dopo la Tragedia: "Rispetto per le Vittime e le Famiglie"
SOLANAS – L'Amministrazione comunale di Sinnai ha disposto il rinvio a data da destinarsi degli eventi programmati nella frazione costiera di Solanas per questo fine settimana. La decisione è stata presa in segno di rispetto verso le famiglie coinvolte nella tragedia di oggi e verso l'intera comunità.
Gli Eventi Rimandati
Tra gli appuntamenti rinviati figurano la "Serata Etno-Gastronomica" , prevista per sabato 25 luglio al Parco Madonna della Fiducia, e la "Serata di Giochi da Tavolo" . L'Amministrazione comunale ha comunicato che le nuove date saranno comunicate appena possibile.
Il Motivo del Rinvio
La decisione arriva a seguito dei gravissimi fatti verificatisi oggi tra Solanas e Quartu Sant'Elena. Un uomo di 39 anni, Alessandro Pintus, ha sparato al fratello e alla moglie, uccidendo il primo e ferendo gravemente la seconda. La comunità è sotto shock e il lutto ha sconvolto l'intera area.
Un Gesto di Rispetto
Il rinvio degli eventi è un gesto di rispetto e vicinanza verso le famiglie colpite e verso tutte le persone che vivono e frequentano Solanas. L'Amministrazione comunale invita i cittadini a partecipare alle future iniziative, che saranno riprogrammate con nuovi dettagli e date. La priorità, in questo momento, è il dolore e la solidarietà.

(Adnkronos) - Richard Carapaz vince in solitaria la 18/a tappa del Tour de France, la Voiron-Orcières Merlette di 185 km. L'ecuadoriano del team EF Education–EasyPost si impone con 45" di vantaggio sullo svizzero Mauro Schmid (Team Jayco Alula) e sullo statunitense Matteo Jorgenson (Visma Lease a bike). Lo sloveno Tadej Pogacar (Uae Emirates), arrivato nel gruppo a più di 4' dal vincitore, conserva la maglia gialla di leader della corsa con 4'32" sul belga Remco Evenepoel (Red Bull-Bora Hansgrohe) e 6'51" sul compagno di squadra il messicano Isaac Del Toro. Domani 19/a e penultima frazione della Grande Boucle, con partenza da Gap e arrivo in salita all'Alpe d'Huez dopo 128 km.

(Adnkronos) - Niente smartphone, tablet e altri dispositivi digitali sotto i 3 anni, più sostegno ai genitori fin dalla gravidanza e servizi per la prima infanzia senza schermi. È quanto prevede la proposta di legge 'Disposizioni per la regolamentazione dell'esposizione ai dispositivi digitali nei bambini e nelle bambine da zero a 3 anni a tutela del loro sviluppo neurocognitivo, fisico e relazionale e per la promozione di un graduale accesso al loro utilizzo durante la minore età', presentata oggi al Senato su iniziativa della senatrice Simona Malpezzi e promossa insieme alla Società italiana di pediatria (Sip) e a Fondazione Terre des Hommes Italia Ets.
Il testo, sostenuto in maniera bipartisan da parlamentari di tutti i gruppi politici - informa una nota - punta a introdurre Linee guida nazionali sull'esposizione agli schermi dei bambini e bambine, codificandola come prassi estremamente dannosa e da evitare entro i 3 anni di vita. Si tratta di una legge per costruire un'alleanza con i genitori e che chiama a raccordo tutto il sistema che ruota attorno al bambino - corsi preparto, punti nascita, consultori e pediatri - tutti chiamati ad accompagnare il neo genitore a prendere coscienza di come, una crescita sana, non debba includere il digitale nei primi 36 mesi di vita del bambino. Di qui l'importanza della formazione dei professionisti sanitari, educativi e sociali sui rischi legati a un utilizzo troppo precoce dei dispositivi digitali, nonché la costruzione di una struttura di governance atta a rendere la legge strumento dinamico e flessibile, capace di cogliere l’evoluzione del fenomeno, con attenzione e rigore scientifico. La proposta nasce da un patrimonio crescente di evidenze scientifiche secondo cui l'esposizione precoce e non appropriata ai dispositivi digitali può avere ricadute sullo sviluppo dei bambini e delle bambine. La revisione della letteratura scientifica condotta dalla Commissione Dipendenze digitali della Sip, che ha analizzato 78 studi sugli effetti dell’esposizione digitale, evidenzia infatti come ogni 30 minuti di schermo in più al giorno possono raddoppiare il rischio di ritardo del linguaggio. Ed effetti negativi si riscontrano anche sulle capacità attentive ed esecutive, sulla regolazione emotiva, sul sonno e sulla relazione tra adulto e bambino.
"Questo disegno di legge - dichiara la senatrice Malpezzi, prima firmataria della proposta - mette al centro la tutela dei più piccoli attraverso un potenziamento dell’informazione e della formazione, soprattutto dei genitori. E questo è fondamentale per arrivare alla consapevolezza di un uso critico di quegli strumenti che fanno parte della vita quotidiana, ma che ormai sappiamo fanno malissimo ai nostri giovani e quindi in maniera maggiore ai più piccoli".
"Nei primi anni di vita il cervello attraversa una fase di straordinario sviluppo e ha bisogno soprattutto di esperienze reali: relazione, contatto, movimento, gioco, ascolto e interazione con l'adulto - afferma Rino Agostiniani, presidente Sip - Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di evitare che venga introdotta troppo presto e che sottragga spazio a esperienze fondamentali per la crescita. I pediatri, attraverso i bilanci di salute e il rapporto continuativo con le famiglie, possono svolgere un ruolo decisivo: informare, intercettare precocemente le situazioni di rischio e offrire ai genitori indicazioni concrete, senza colpevolizzarli. Questa proposta trasforma le evidenze scientifiche in un intervento strutturato di prevenzione".
"Da tempo sentivamo il bisogno di poter incidere in modo più efficace nella tutela dei bambini e bambini, che vediamo tutti i giorni, loro malgrado, esposti ai dispositivi digitali in così tenera età, per via di scelte educative spesso dovute alla mancanza di conoscenza dei danni che ne derivano", sottolinea Federica Giannotta, responsabile Advocacy e Progetti Italia di Fondazione Terre des Hommes Italia Ets. Nel ringraziare "la senatrice Malpezzi che ha condiviso la nostra sensibilità e Sip per la sinergia", Giannotta esprime soddisfazione per "l'impianto e il respiro complessivo di questa proposta che, pur focalizzando la sua attenzione sulla fascia 0-3, rivolge la sua attenzione a tutte le altre età. Tutto nel quadro di un rigore scientifico senza il quale non avremmo promosso questa proposta e con l'attenzione a costruire una necessaria struttura di governance, perché un domani la legge non resti lettera morta".
Questo disegno di legge "è frutto di tantissimi anni di lavoro a contatto con i più giovani e mira a porre l'Italia all'avanguardia in Europa e non solo, creando le prime best practices condivise per trattare e prevenire i disturbi connessi alla sovraesposizione al digitale - precisa Marisa Marraffino, avvocata, consulente legale di Terre des Hommes Italia - È una riforma strutturata che parte dagli adulti per proteggere l'infanzia. I tribunali di tutto il mondo ci stanno mostrando i danni e le responsabilità degli algoritmi nell'esposizione precoce ai devices. L'unica, vera rivoluzione possibile - osserva - è creare una rete di professionisti preparati che lavori costantemente per aiutare i genitori e rivedere i luoghi e gli strumenti deputati alla crescita, studiando linee guida e di intervento sempre aggiornate. È un investimento sul futuro di tutti, che non possiamo più permetterci di rimandare".
Nel dettaglio, l'iniziativa prevede: 1) Linee guida nazionali per proteggere la salute digitale. Entro 6 mesi dall'entrata in vigore della legge, il ministero della Salute, insieme ai ministeri dell'Istruzione e della Famiglia, adotta Linee guida nazionali basate sulle evidenze scientifiche per evitare l'esposizione ai dispositivi digitali di bambini al di sotto dei 36 mesi e, per le età successive fino ai 18 anni, indicando i tempi massimi giornalieri e le modalità di accompagnamento educativo a un uso graduale e consapevole; 2) Una rete intorno alle famiglie: ostetriche, neonatologi, pediatri e consultori. La proposta prevede l'introduzione, nei corsi di preparazione al parto e di accompagnamento alla nascita, di moduli dedicati all'impatto delle tecnologie digitali sui neonati e all'importanza di non utilizzare i dispositivi come strumenti abituali di sedazione o intrattenimento passivo. Consultori familiari, punti nascita e servizi per la prima infanzia dovranno distribuire materiali informativi alle famiglie. Pediatri di libera scelta e medici di medicina generale dovranno integrare nei bilanci di salute una consulenza specifica sull’uso dei dispositivi tra zero e 3 anni.
E ancora: 3) De-digitalizzare i servizi per l'infanzia: più relazione, gioco e movimento. Per i servizi educativi pubblici e privati destinati ai bambini da zero a 3 anni, la proposta prevede il divieto di utilizzo dei dispositivi digitali nelle attività educative. I progetti educativi dovranno privilegiare la relazione, il gioco libero, il movimento e lo sviluppo del linguaggio. La proposta prevede inoltre una formazione specifica del personale educativo sui rischi dell’esposizione precoce; 4) Formare chi si prende cura dei bambini. Si prevede l'integrazione dei piani di studio universitari e dei programmi di formazione continua con moduli sulla neurobiologia dello sviluppo e sui rischi digitali. La formazione riguarderà pediatri, ostetriche, educatori, assistenti sanitari e assistenti sociali, affinché tutti i professionisti che incontrano bambini e famiglie possano riconoscere precocemente le situazioni di rischio e offrire indicazioni coerenti e fondate sulle evidenze scientifiche.
La proposta prevede inoltre l'istituzione, presso il ministero della Salute, di un Tavolo tecnico nazionale permanente per la salute digitale dei minori, con la partecipazione delle istituzioni, dell'Istituto superiore di sanità, dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza, delle società scientifiche, delle associazioni dei pediatri e dei neuropsichiatri infantili, delle associazioni familiari e degli enti del Terzo settore. Il Tavolo avrà il compito di monitorare l'attuazione della legge e di proporre l'aggiornamento almeno triennale delle linee guida. La proposta prevede inoltre attività di ricerca sugli effetti dell’esposizione digitale e una relazione annuale alle Camere. Tra i firmatari della proposta di legge - conclude la nota - oltre alla promotrice Malpezzi (Pd), ci sono: Lavinia Mennuni (Fdi); Elsa Pirro (M5S); Daisy Pirovano (Lega); Daniela Sbrollini (Iv); Licia Ronzulli (Fi); Ilaria Cucchi (Avs); Maria Stella Gelmini (Noi moderati) e Marco Lombardo (Azione).

(Adnkronos) - Il Municipio Roma I Centro e il Corpo italiano di soccorso dell'Ordine di Malta (Cisom) hanno sottoscritto un protocollo d'intesa triennale per promuovere attività sociali e socio-assistenziali di interesse comune a favore della comunità municipale.
L'accordo nasce dalla volontà di rafforzare la collaborazione istituzionale nella risposta ai bisogni delle persone più vulnerabili, con particolare attenzione al contrasto della povertà, dell'emarginazione sociale e della solitudine involontaria, nonché alla promozione dell'inclusione, delle pari opportunità e dell'accompagnamento ai servizi territoriali.
Il protocollo prevede ambiti di collaborazione che includono il supporto alle persone senza dimora, gli interventi di prossimità sociale per anziani soli, persone fragili e nuclei familiari in difficoltà, la distribuzione di beni di prima necessità, l'orientamento verso i servizi sociali, sanitari e socio-sanitari, il sostegno logistico e organizzativo in situazioni di emergenza sociale o climatica e la realizzazione di unità mobili e servizi territoriali di prossimità. Sono inoltre previste iniziative di informazione e sensibilizzazione sui temi dell'inclusione sociale, della prevenzione e del contrasto alla violenza di genere e alle discriminazioni, oltre alla possibilità di sviluppare attività formative, campagne sociali ed eventi rivolti alla cittadinanza. Il protocollo ha natura programmatica e di indirizzo: le singole attività saranno attuate nel rispetto della normativa vigente, dei principi di trasparenza, imparzialità e parità di trattamento, attraverso specifici accordi operativi, procedure pubbliche, strumenti di co-programmazione e co-progettazione o altre modalità previste dall'ordinamento. Con questa intesa, il Municipio Roma I Centro e il Cisom confermano l'impegno comune per costruire una rete territoriale più capace di intercettare i bisogni sociali, sostenere le persone in condizioni di fragilità e promuovere una cultura della solidarietà e della prossimità.
"Con questo protocollo d'intesa rafforziamo la capacità del Municipio I di costruire reti istituzionali al servizio della comunità -afferma Lorenza Bonaccorsi, presidente del Municipio Roma I Centro-. La collaborazione con il Cisom rappresenta un passo importante per rendere ancora più efficaci gli interventi rivolti alle persone più fragili, promuovendo inclusione, solidarietà e prossimità. Mettere in comune competenze, esperienze e risorse significa offrire risposte più tempestive e coordinate ai bisogni del territorio, nel pieno rispetto dei principi di trasparenza, sussidiarietà e interesse pubblico". Questo protocollo, aggiunge l'assessore alle Politiche sociali Claudia Santoloce, "nasce dalla volontà di rafforzare gli strumenti di sostegno alle persone che vivono condizioni di vulnerabilità. Grazie alla collaborazione con il Cisom potremo sviluppare interventi di prossimità, accompagnamento ai servizi, contrasto alla marginalità e prevenzione delle discriminazioni, valorizzando una presenza qualificata sul territorio. Il nostro obiettivo è costruire una rete sempre più capace di intercettare i bisogni, soprattutto di chi rischia di rimanere ai margini, e trasformarli in percorsi concreti di inclusione e tutela della dignità della persona".

(Adnkronos) - Avrebbero lasciato i tre figli di 11, 5 e 3 anni soli in casa per ore mentre loro si trovavano al centro commerciale. Per questo i carabinieri di Lendinara hanno denunciato alla procura di Rovigo una coppia di genitori, un francese di 63 anni e una rumena di 27, per abbandono di minori, segnalando la vicenda anche ai servizi sociali.
La vicenda risale allo scorso giugno, quando i militari sono intervenuti in un condominio per una segnalazione effettuata da alcuni vicini, allarmati dalle voci e dai rumori provenienti dall’appartamento della coppia, dal quale i due erano stati visti uscire ma senza i loro tre figli minori. I genitori, rintracciati telefonicamente dai carabinieri, avevano dichiarato di trovarsi in un centro commerciale di Rovigo per alcune commissioni, solo che sono rientrati a casa diverse ore dopo l’allontanamento e il contatto telefonico coi militari. Quindi per i due è scattata la denuncia.

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(Adnkronos) - C’è un indagato per la morte della giovane donna trovata senza vita la sera di lunedi’ scorso in un appartamento di Barriera di Milano, a Torino, avvolta in un telo e nascosta nel cassettone del letto. A quando si apprende, l’indagato sarebbe stato ascoltato a lungo dagli investigatori della Squadra Mobile di Torino che dal momento del ritrovamento del cadavere, in avanzato stato di decomposizione, sono al lavoro per ricostruire vita privata e lavorativa della vittima. Oggi, intanto, è stata eseguita l’autopsia per accertare le cause della morte e stabilire con maggiore certezza quando la donna è morta. Ancora presto, fanno sapere gli investigatori, per conoscere gli esiti delle analisi. A dare l’allarme era stato un amico preoccupato per non avere avuto piu’ notizie della donna.

(Adnkronos) - Le telecomunicazioni sono la spina dorsale della società digitale e la base industriale su cui un Paese costruisce servizi, innovazione e competitività. Per questo il nuovo ciclo europeo deve stimolare gli investimenti senza introdurre obblighi tecnicamente irrealizzabili o sottrarre risorse alla modernizzazione delle reti. È la posizione espressa da Vincenzo Ferraiuolo, Head of Eu Affairs di Fastweb+Vodafone, alla conferenza organizzata da Adnkronos e Open Gate Italia.
Il giudizio sul Dna è nel complesso positivo. Dopo anni di regolazione orizzontale, la Commissione riconosce la necessità di una politica industriale pro-investimenti. Un esempio è la gestione dello spettro: l’armonizzazione europea può spostare l’obiettivo delle aste dalla massimizzazione degli incassi pubblici alla massimizzazione degli impegni di investimento.
In concreto, minori esborsi puramente finanziari possono liberare risorse per completare il 5G standalone e preparare le reti future. Gli Stati manterrebbero la responsabilità sulle procedure di assegnazione, dentro un quadro europeo più coerente con gli obiettivi industriali.
Ferraiuolo ha valutato positivamente anche la conferma della regolazione ex ante e del quadro Smp, che hanno sostenuto la liberalizzazione. Ma ha chiesto aggiustamenti per l’assetto italiano, nel quale la principale rete all’ingrosso è affidata a un operatore wholesale only. Un soggetto di questo tipo ha minori incentivi a discriminare tra clienti, ma, se opera in condizioni monopolistiche in alcune aree, può avere interesse a estrarre rendite. La regolazione deve quindi guardare alla sostanza del potere di mercato.
Il Dna, secondo Fastweb+Vodafone, non affronta abbastanza il tema degli incentivi all’innovazione. L’Open Internet Regulation ha garantito un internet aperto e impedito agli operatori di discriminare tra applicazioni, ma contiene rigidità nate quindici anni fa. Le reti 5G standalone consentono oggi di differenziare la qualità del servizio in base alle esigenze dell’utente senza favorire una specifica piattaforma.
Un cliente può avere bisogno, in un determinato momento, di una connessione più performante per una videoconferenza, un consiglio di amministrazione a distanza o un evento affollato. Offrire diversi livelli di qualità del medesimo accesso, in modo trasparente e senza discriminare tra Teams, Netflix o altre applicazioni, dovrebbe essere possibile. Le norme attuali, ha spiegato Ferraiuolo, lo impediscono ancora.
Un altro elemento positivo del Dna è il riconoscimento della necessità di cooperazione tra operatori di telecomunicazioni e grandi piattaforme. Una quota molto elevata del traffico sulle reti è generata da pochi Ott. Il meccanismo di conciliazione previsto dal testo è un primo passo, ma se resta volontario difficilmente potrà risolvere controversie reali.
Molto più critico il giudizio sul Cybersecurity Act 2. Il regolamento rafforza correttamente il ruolo dell’Enisa e la risposta ai rischi cyber, ma deve evitare sovrapposizioni con autorità nazionali che hanno già sviluppato forti capacità tecniche. L’agenzia europea dovrebbe coordinare, non sostituire.
Il quadro delle minacce, inoltre, è cambiato rapidamente. Intelligenza artificiale generativa e tecnologie quantistiche aumentano la velocità e la capacità degli attacchi, indipendentemente dal Paese in cui è stato prodotto l’hardware. Ferraiuolo teme che il regolamento concentri troppa attenzione sulla provenienza delle componenti e troppo poca sul rischio tecnico effettivo.
La previsione di sostituire in tre anni apparati presenti nelle reti mobili, fisse e satellitari è considerata massimalista. Solo in Italia le antenne sono decine di migliaia; in Europa centinaia di migliaia. Nessun Paese ha completato un’operazione analoga in 36 mesi. Stati Uniti e Regno Unito hanno impiegato tempi molto più lunghi e hanno previsto finanziamenti pubblici.
Il rischio è duplice: costi elevati e ritardo negli investimenti. Se gli operatori devono destinare risorse alla sostituzione indiscriminata di apparati che non presentano un rischio concreto, avranno meno capitale per il 5G standalone, la sicurezza avanzata e il 6G. Per Fastweb+Vodafone, le misure di mitigazione devono quindi essere proporzionate al rischio e tecnicamente realizzabili.
La sovranità digitale, dal punto di vista industriale, non può significare soltanto eliminare componenti. Deve creare le condizioni perché le reti europee continuino a innovare, sostenere la crescita e rispondere alle nuove minacce.

(Adnkronos) - L’Unione europea sta passando da una regolazione concentrata sulla concorrenza e sulla tutela dei consumatori a un intervento che persegue esplicitamente obiettivi di politica industriale: riduzione delle dipendenze, resilienza e sovranità digitale. Ma nel settore tecnologico le regole tradizionali non bastano a costruire capacità industriale. È l’analisi proposta da Antonio Manganelli, professore di diritto e politiche della concorrenza all’Università di Siena e ricercatore del Centre on Regulation in Europe.
Il rapporto tra regolazione e politica industriale non è nuovo. La liberalizzazione delle utilities, per esempio, ha creato mercati che non sarebbero nati attraverso la sola apertura formale. Nel digitale, però, il punto di partenza è diverso: non esisteva un monopolio legale locale da smontare, ma un ecosistema globale costruito su dati, standard, effetti rete, capacità di calcolo, scala e grandi capitali investiti in innovazione.
Questi fattori si rafforzano a vicenda e sono molto più difficili da orientare con gli strumenti classici. Il Digital Markets Act punta alla contendibilità dei mercati, ma creare le condizioni di accesso non significa automaticamente far nascere imprese alternative europee. Tra la correzione del mercato e la costruzione di capacità industriale esiste un passaggio complesso.
Per Manganelli, lo Stato può intervenire non soltanto come regolatore, ma anche attraverso la domanda pubblica. Appalti, fondi e criteri di acquisto possono sostenere tecnologie e infrastrutture strategiche, contribuendo a creare un mercato dove il settore privato da solo non investirebbe nella misura necessaria.
Lo stesso cambiamento investe le telecomunicazioni. Nel Dna compaiono obiettivi nuovi rispetto alla regolazione economica classica: competitività, resilienza e target di investimento. Si riapre inoltre la discussione sul contributo delle grandi piattaforme ai costi dell’ecosistema digitale, compresi quelli legati al de-risking e alla sicurezza delle reti.
Manganelli ha individuato quattro tensioni. La prima riguarda il confine tra enforcement e policy making. Usare l’attuazione delle norme esistenti per creare nuove politiche può produrre problemi di Stato di diritto, anche quando l’obiettivo è condivisibile.
La seconda è istituzionale. La Commissione europea propone le leggi, attua le politiche industriali e svolge attività di enforcement. La concentrazione di funzioni nello stesso organismo può generare un conflitto di interessi interno. A livello nazionale, molti compiti sono affidati ad autorità indipendenti; l’Unione potrebbe dover riflettere su nuovi contrappesi.
La terza tensione riguarda gli strumenti industriali. Le misure abilitanti, che costruiscono capacità, devono essere coordinate con quelle restrittive, che escludono attori e servizi dal mercato. Vietare un fornitore senza creare alternative può ridurre la dipendenza ma anche indebolire la competitività.
La quarta è geopolitica ed economica. Il “Brussels effect”, cioè la capacità europea di proiettare le proprie regole oltre i confini, dipende dalla scelta tra contrapposizione e alleanze con giurisdizioni affini. Allo stesso tempo, ogni dipendenza segnala l’esistenza di un bisogno. Ridurla senza assicurare accesso alla tecnologia di frontiera può generare costi e ritardi.
Il Parlamento europeo e il Consiglio possono intervenire soprattutto sul bilanciamento industriale ed economico. Più complesso è affrontare il conflitto di interessi istituzionale, che richiederebbe modifiche profonde. Ma il Parlamento, secondo Manganelli, può usare la propria rappresentatività per rafforzare il controllo democratico sulla nuova politica industriale europea.
La sovranità digitale non sarà quindi il risultato automatico di nuove regole. Dipenderà dalla capacità di combinare mercato, domanda pubblica, investimenti, governance e alleanze internazionali, evitando che la riduzione delle dipendenze si traduca nella perdita di tecnologie necessarie alla crescita.

(Adnkronos) - Si può parlare davvero di sovranità digitale europea quando l’Unione non dispone ancora di una piena struttura costituzionale, di una difesa comune e di un circuito democratico paragonabile a quello degli Stati? È la provocazione lanciata da Edoardo Carlo Raffiotta, professore di diritto costituzionale, diritto dell'innovazione e dell'AI all’Università Milano-Bicocca e componente del Comitato strategia AI, alla conferenza organizzata da Adnkronos e Open Gate Italia.
La sovranità, nella tradizione costituzionale, implica potere e capacità di adottare regole senza riconoscere un’autorità superiore. Ma oggi il potere non coincide più soltanto con il soggetto pubblico. Le grandi imprese tecnologiche controllano dati, infrastrutture e servizi che un tempo appartenevano alla sfera statale, e dispongono di risorse economiche superiori a quelle di molti Paesi.
Questo spostamento rende necessario un livello europeo di risposta, ma non risolve il problema della legittimazione. Per Raffiotta, la sovranità europea non nasce da un’etichetta né dalla somma di singoli regolamenti. Richiede un’infrastruttura costituzionale e un rapporto chiaro tra cittadini, istituzioni politiche e apparati tecnici.
Il rischio è trasferire decisioni fondamentali attraverso atti settoriali senza costruire prima un circuito democratico adeguato. La tecnica deve sostenere la politica, mentre la responsabilità della scelta deve restare riconoscibile. A livello europeo, secondo il costituzionalista, questo rapporto appare ancora incompleto.
Anche la semplificazione rischia di diventare una formula astratta. Mentre le istituzioni dichiarano di voler ridurre gli oneri, l’Ai Office e gli organismi europei continuano a produrre linee guida e documenti complessi. Quattro regolamenti in pochi mesi possono aumentare la stratificazione anziché ridurla, soprattutto per imprese e amministrazioni che devono tradurre le norme in compliance concreta.
Il fattore tempo è altrettanto importante. Il processo legislativo europeo può richiedere anni, mentre la tecnologia cambia in pochi mesi. Le consultazioni pubbliche consentono ai portatori di interesse di presentare osservazioni, ma resta da capire quanto queste posizioni incidano sul testo finale, costruito attraverso passaggi tra Commissione, Consiglio, Parlamento e trilogo.
In assenza di una piena sovranità europea, gli Stati devono mantenere un ruolo. Non soltanto per ragioni identitarie, ma perché gli interessi industriali, economici e di sicurezza dell’Italia non coincidono necessariamente con quelli di Francia o Germania. La frammentazione è un problema, ma può anche rappresentare il riflesso di interessi nazionali legittimi.
Raffiotta ha richiamato inoltre la dimensione criminale della minaccia cyber. Il rischio non proviene soltanto da Stati ostili: ransomware, furto di dati e sottrazione di segreti industriali sono attività riconducibili in larga parte a organizzazioni criminali. Una strategia di sicurezza basata esclusivamente sulla nazionalità dei fornitori rischia quindi di non cogliere l’intero quadro.
La soluzione passa per una semplificazione reale, con meno norme e contenuti più chiari, e per investimenti effettivi. Gli interessi politici nazionali devono restare nelle mani delle istituzioni democratiche finché l’Europa non avrà costruito una struttura federale pienamente legittimata.
Raffiotta ha infine indicato una contraddizione: l’Unione cerca di uniformare le regole tecnologiche per attrarre investimenti, ma lascia irrisolta la frammentazione fiscale, che continua a generare competizione interna. Parlare di sovranità digitale senza affrontare questo livello significa intervenire su una parte del problema e non sulle condizioni economiche che determinano la localizzazione delle imprese.
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