
(Adnkronos) - Derby azzurro al Roland Garros 2026. Oggi, lunedì 25 maggio, Flavio Cobolli sfida Andrea Pellegrino - in diretta tv e streaming - nel primo turno dello Slam di Parigi. Il tennista romano arriva dall'eliminazione al terzo turno degli Internazionali d'Italia, dove si è arreso all'argentino Tirante, mentre Pellegrino si è spinto fino agli ottavi di finale prima di essere eliminato da Jannik Sinner.
Dove vedere Cobolli-Pellegrino? Il match, come tutte le partite del Roland Garros, sarà trasmesso in diretta televisiva e in esclusiva sui canali Eurosport, visibili tramite smart tv. I match saranno quindi disponibili, anche in streaming, su HBO Max, Discovery+, Dazn, TimVision e Prime Video Channels
I due tennisti si sono affrontati in quattro precedenti, con Cobolli che guida il parziale con tre vittorie a una
(Adnkronos) - Le operazioni di M&A "devono dare una prospettiva al settore, devono essere coerenti con il fatto che il settore del credito è centrale nella vita del Paese e non avere solo logiche di profitto o rispondere a interessi di azionisti o, peggio, di politiche". Lo dice all'AdnKronos Fulvio Furlan, segretario generale Uilca, a margine del congresso in corso a Venezia.
Queste oprazioni, spiega, "devono avere logiche industriali e devono costruire delle aziende che abbiano una continuità e garantiscano di svolgere al meglio l'attività del credito, che riguarda sia l'erogazione del credito che il servizio ai cittadini e la tutela del risparmio".
Rispondendo a una domanda sulle fusioni, in particolare tra Popolare di Sondrio e Bper e tra Mps e Mediobanca, Furlan sottolinea che occorre "governare le ricadute di questi processi e richiamare le banche che siano mantenuti presidi sul territorio, l'occupazione, attenzione alle persone, al loro benessere lavorativo e ai loro percorsi professionali", conclude.

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La condirettrice del Tg di Videolina Simona De Francisci e il
giornalista Giacomo Serreli, tra i protagonisti della nascita delle
televisioni private in Sardegna, sono tra i vincitori della sesta
edizione del premio di giornalismo "Gianni Massa", organizzato dal
Corecom Sardegna e dedicato quest'anno al tema della violenza nella
rappresentazione mediatica.
(Adnkronos) - Lazio e Atalanta sono pronte ad annunciare i loro nuovi allenatori. Oggi, lunedì 25 maggio, il giorno dopo aver concluso la Serie A, Maurizio Sarri è destinato a lasciare il club biancoceleste per volare a Bergamo, dove lo attende un contratto triennale, fino al 2026, da firmare con l'Atalanta. Prima c'è da ratificare l'addio di Raffaele Palladino che, subentrato a Ivan Juric nel corso della stagione, ha portato la Dea alla qualificazione in Conference League.
Al posto di Sarri, secondo quanto riportato da SkySport, sulla panchina della Lazio è pronto a sedersi invece Gennaro Gattuso. Il tecnico calabrese, dopo l'esperienza negativa da ct dell'Italia, conclusasi con la sconfitta nella finale playoff dei Mondiali 2026 per mano della Bosnia, è il prescelto dal presidente Claudio Lotito per subentrare all'allenatore toscano, tornato la scorsa estate a Roma ma la cui seconda parentesi in biancoceleste si conclude dopo un solo anno.
Gattuso firmerà quindi un contratto biennale, fino al 2028, con opzione per un ulteriore stagione. Come anticipato dall'Adnkronos, negli ultimi giorni si sarebbero intensificati i rapporti tra Lotito e Gattuso, molto apprezzato dal presidente biancoceleste per la sua personalità e con tanta voglia di tornare in panchina dopo la parentesi negativa con la Nazionale.

(Adnkronos) - "Vivo con il senso di colpa per non averla salvata". Sono queste le parole di Soter Mulè, l’ingegnere romano condannato in via definitiva per omicidio colposo per la morte di Paola Caputo. L'uomo ospite a 'Belve Crime' nella puntata che andrà in onda domani, martedì 26 maggio, ripercorre la tragedia della giovane ragazza di ventiquattro anni morta durante una sessione di bondage la notte del 9 settembre 2011.
Quella notte Mulè, Paola e un’altra ragazza decidono di provare "una pratica più complessa del bondage", con i corpi delle ragazze sospesi da terra e "le corde intorno al collo, cosa che non si fa mai perché è troppo pericolosa" ricorda Francesca Fagnani. Mulè inizialmente prova a ridimensionare. Poi però ammette: "Sì, è vero, lo abbiamo fatto".
A quel punto Fagnani insiste e affronta il tema del 'breath play', la pratica erotica basata sull’asfissia e sul soffocamento durante il sesso. "Volevate fare breath play quella sera?" gli chiede, ricordando come quella fosse stata una delle ipotesi iniziali dell’inchiesta. "No" risponde Mulè, prendendo le distanze da quella definizione. Per poi però ammettere che "attorno al collo di Paola c’erano delle corde, ma non tese, stringenti". "E perché lo ha fatto? Perché si sentiva così sicuro?" domanda ancora Fagnani. "Perché non era la prima volta che facevamo giochi estremi. E perché fino a quel momento non era mai successo niente" risponde Mulè, in uno dei momenti più tesi dell’intervista.
Nel colloquio c’è anche il racconto dettagliato dell’intera serata. Dalla scelta del luogo, quel garage dell’Agenzia delle Entrate a Roma dove lavorava una delle due ragazze, scelto perché "c’era quel tipo di architettura, di colori, di luci che ci stava bene per quella sera", racconta Mulè. Poi la preparazione della sessione, le corde, gli oggetti erotici utilizzati, l’alcol, l’hashish e il momento in cui Paola perde conoscenza. "Non ho potuto fare nulla", dice Mulè. "Lei poi non ha potuto fare abbastanza perché non aveva neanche gli strumenti come avrebbe dovuto avere, le forbici…", gli contesta Fagnani. E Mulè ammette: "Sì, è vero. Non le avevo. E non avevo il coltello in mano. E quello bisogna avercelo a portata di mano". Un passaggio durissimo dell’intervista, in cui emerge il confine tra pratica estrema, responsabilità e tragedia.
Nel colloquio con Francesca Fagnani emerge anche il racconto di quel mondo BDSM frequentato per anni dall’ingegnere romano: le feste private, i corsi di bondage, le esibizioni pubbliche in cui "si legava e ci si faceva legare", il ruolo del 'rigger', cioè di chi immobilizza l’altra persona con le corde, e le relazioni nate all’interno degli ambienti sadomaso romani. "Il bondage richiede studio, abilità, pazienza", racconta Mulè. "Tra chi lega e chi si fa legare serve fiducia assoluta". E ancora: "L’universo sadomaso è stato il mio modo di amare. L’amore non può essere ristretto a una serie di canoni considerati normali".
Mulè torna anche sulla figura di Paola, una studentessa pugliese di ventiquattro anni che, racconta, "stava ricominciando a fiorire". "Vivo nel senso di colpa di non averla salvata. Da allora non ho avuto più rapporti. Troppe paure, voglio evitare che possano più succedere certe cose", dice. Per poi confessare a Fagnani: "Ho pensato più volte al suicidio in questi anni, l’ultima due mesi fa".

(Adnkronos) - La Russia anticipa una nuova ondata di raid contro Kiev e sollecita diplomatici e altri stranieri a lasciare la città "il prima possibile". "I raid avranno come obiettivi sia i centri decisionali che le postazioni di comando... avvertiamo i cittadini stranieri, incluso il personale delle missioni diplomatiche e delle organizzazioni internazionali, di lasciare la città il prima possibile", si legge in una inusuale nota del ministero degli Esteri, dopo che nella notte fra sabato e domenica le forze russe hanno preso di mira Kiev con missili balistici, fra cui il nuovo Oreshnik, e droni.
L'attacco delle Forze Armate ucraine a Starobelsk "è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso", si legge ancora nella nota. Le forze russe sono pronte a lanciare "attacchi sistematici" contro le strutture del complesso militar-industriale nella capitale, "incluso i centri di progettazione, programmazionale e preparazione all'uso dei droni" che vengono usati dall'Ucraina "con l'assistenza degli specialisti della Nato che si occupano della fornitura di componenti, di intelligence, e di individuare gli obiettivi da colpire".
A Starobelsk, nella regione ucraina occupata dalle forze russe di Luhansk, un raid di Kiev ha provocato la morte di 21 persone, fra cui molte giovani donne. Secondo Mosca è stato colpito uno studentato mentre Kiev denuncia che l'edificio ospitava una base di dronisti russi.
Droni di Kiev hanno intanto colpito le regioni russe di Yaroslav e Belgorod, hanno reso noto le autorità locali. Il governatore di Yaroslav, Mikhail Evraev, ha reso noto che è stata chiusa per alcune ore l'autostrada diretta a Mosca e una donna è rimasta lievemente ferita. Un missile ha colpito una infrastruttura dell'energia, provocando lo stop all'erogazione di energia elettrica e acqua, nella regione di Belgorod. E' stata anche danneggiata la facciata di un edificio pubblico. Un drone ha colpito un'auto a Gravyoron, vicino alla città di Belgorod, e ha ucciso l'autista.
E' invece di due morti e 19 feriti il bilancio di un raid aereo russo sull'oblast di Kharkiv, nell'Ucraina orientale. Lo ha dichiarato il governatore regionale Oleg Synegubov, spiegando che l'attacco che ha colpito la città di Dergachi ha ucciso un uomo di 68 anni e uno di 25.

(Adnkronos) - Sono iniziate oggi le autopsie sui corpi dei cinque sub morti alle Maldive e recuperati nelle grotte di Hekunu Kandu, nell'atollo di Vaavu, dal rescue team finlandese di Dan Europe. A eseguire gli esami il medico legale Luca Tajana dell'Istituto di Medicina Legale dell'Università di Pavia. Oggi sono state svolte le autopsie su Gianluca Benedetti e su Federico Gualtieri, mentre nella giornata di domani si dovrebbero svolgere quelle su Monica Montefalcone, sulla figlia Giorgia Sommacal e su Muriel Oddenino.
Tajana si è dato 90 giorni per l'esito degli esami. A partecipare alle autopsie anche i consulenti nominati dalle famiglie, per Montefalcone e Sommacal assisterà il medico legale Enrica Valdi, nominata dagli avvocati della famiglia Giuseppe Pugliese e Alessandro Albert, che assistono Carlo Sommacal, marito di Monica Montefalcone e padre di Giulia Sommacal.
Parallelamente proseguono le verifiche tecniche sulle attrezzature recuperate dopo il dramma. Gli investigatori stanno analizzando computer subacquei, bombole, videocamere GoPro e strumenti utilizzati durante l’escursione nella grotta sommersa dell’atollo di Vaavu. Tra le ipotesi al vaglio ci sono forti correnti all’interno della cavità e una possibile perdita di orientamento dovuta alla sabbia sollevata sul fondale.
Intanto, oltre al profilo della professoressa associata del Distav Monica Montefalcone, anche quello dell’assegnista di ricerca e sub Muriel Oddenino non è più visibile nella rubrica online dell’Università di Genova. Accedendo alle rispettive pagine compare la dicitura: "Persona non trovata" e, subito sotto, "La persona che stai cercando non collabora più con l’Università".
Dopo le prime notizie sulla presunta rimozione dei profili, l’ateneo ha precisato in una nota che non si è trattato di una cancellazione volontaria, ma dell’effetto automatico di una procedura amministrativa del sistema informatico attivata dopo l’inserimento del decesso. "Si tratta - prosegue la nota dell'ateneo - di una procedura amministrativa ordinariamente applicata. Non è stata pertanto compiuta alcuna attività finalizzata a modificare, ridurre o cancellare contenuti relativi al percorso professionale, accademico o scientifico dei due profili".
Unige ha inoltre sottolineato che curricula, "pubblicazioni e contributi scientifici delle due studiose restano consultabili negli archivi e nelle banche dati dedicate alla ricerca".

(Adnkronos) - E' disponibile e rimborsata la quadrupletta a base di daratumumab in formulazione sottocutanea (Sc) in combinazione con bortezomib, lenalidomide e desametasone (daratumumab-VRd) per il trattamento in prima linea del mieloma multiplo. Nello specifico, la combinazione ha ricevuto la rimborsabilità dall'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) per il trattamento di pazienti adulti con mieloma di nuova diagnosi, sia eleggibili al trapianto autologo di cellule staminali (Asct) sia non eleggibili. L'utilizzo della combinazione a base di daratumumab - riferisce Johnson & Johnson in una nota - è infatti associato a un miglioramento significativo nel tasso di assenza di malattia residua minima (Mrd), nella sopravvivenza libera da progressione e nella risposta completa o superiore rispetto allo standard terapeutico.
Il mieloma multiplo è un tumore del sangue che ha origine nel midollo osseo, causato dalla proliferazione senza controllo delle plasmacellule, ricorda J&J. Nonostante l'incidenza nel complesso sia stabile, con circa 5.800 nuove diagnosi ogni anno, la mortalità di questa neoplasia è in calo, grazie ai progressi della ricerca scientifica. "Oggi siamo in grado di diagnosticare la malattia in una fase precoce e, di conseguenza, trattare i pazienti in modo più efficace - afferma Elena Zamagni, professore associato di Ematologia dell'Istituto di Ematologia 'L. e A. Seràgnoli' dell’Irccs Aou S. Orsola-Malpighi di Bologna - Agli inizi degli anni 2000 l'aspettativa di vita dei pazienti con mieloma multiplo era di circa 2-3 anni. Oggi, nei più giovani, può eccedere anche i 10 anni. Il mieloma sta diventando sempre più una malattia cronicizzabile, se non addirittura curabile. Oggi, grazie anche alla disponibilità di nuovi farmaci in diverse combinazioni, siamo in grado di orientare la scelta terapeutica per ciascun paziente non solo sulla base dell'efficacia, ma anche della tollerabilità e della via di somministrazione, permettendoci di puntare sempre di più a una cura funzionale, condizione in cui la malattia è tenuta sotto controllo a lungo termine, permettendo al paziente di vivere una vita il più possibile normale. Inoltre, l'adozione di regimi terapeutici più efficaci nella fase iniziale offre ai pazienti la possibilità di ottenere risultati duraturi nel lungo periodo, prevenendo la resistenza alla terapia e le recidive grazie ad un sistema immunitario del paziente meno compromesso. In tal senso, l'arrivo di questa nuova combinazione consentirà ai pazienti di beneficiare di questo nuovo trattamento ad uno stadio iniziale della malattia, migliorandone gli esiti clinici".
Daratumumab - si legge nella nota - ha come bersaglio l'antigene Cd38, una proteina espressa sulla superficie cellulare di una serie di neoplasie ematologiche, incluse le plasmacellule clonali del mieloma multiplo. Ha una potente attività antitumorale inducendo la morte di queste cellule. "Questa combinazione a base di daratumumab in prima linea - spiega Ciro Botta, professore associato di Ematologia presso l'università degli Studi di Palermo - ha dimostrato significativi benefici in termini di sopravvivenza e di progressione della malattia, con risposte profonde indipendentemente dall'eleggibilità al trapianto e una minore tossicità rispetto alle terapie attualmente disponibili, permettendoci dunque di offrire un trattamento efficace a un gruppo più ampio di pazienti, sin dalle prime fasi della malattia. Questo significa, laddove sia necessario, arrivare al trapianto con una malattia più responsiva, un grande vantaggio per il paziente, sia in termini di efficacia ma anche di qualità di vita. Dagli studi registrativi - riporta l'esperto - emerge, inoltre, sempre di più, l'importanza della malattia minima residua come parametro fondamentale per valutare la profondità delle risposte che otteniamo e, conseguentemente, nel guidare la scelta della terapia più adatta sulla base degli esiti e delle esigenze di ciascun paziente. Sebbene il mieloma multiplo sia attualmente considerato una patologia a decorso cronico, caratterizzata dalla successione di trattamenti continuativi fino a refrattarietà o insorgenza di tossicità, si auspica che in un futuro prossimo tale parametro ci permetterà di prendere in considerazione l'interruzione della terapia, potenzialmente in due pazienti su tre tra i candidabili ad un trapianto autologo di cellule staminali".
La decisione dell'Aifa - dettaglia la nota - è supportata dai dati degli studi registrativi di fase 3 Perseus e Cepheus. In particolare, lo studio Perseus ha confrontato il regime daratumumab-VRd in Sc come terapia di induzione e consolidamento, seguito da una terapia di mantenimento costituita da daratumumab Sc e lenalidomide (D-R), con il trattamento a base di bortezomib, lenalidomide e desametasone (VRd) durante le fasi di induzione e consolidamento, seguito da lenalidomide (R) per la terapia di mantenimento. I risultati, a un follow-up mediano di 47,5 mesi, hanno dimostrato un miglioramento significativo dell'endpoint primario della sopravvivenza libera da progressione (Pfs). Sulla base dei risultati dello studio, la Pfs mediana (mPfs) non è stata raggiunta per il braccio daratumumab-VRd, ma grazie all'utilizzo di modelli matematici di previsione è stato possibile calcolare una stima pari a 17,1 anni. Nella fase di mantenimento, inoltre, daratumumab Sc è stato interrotto in 2 pazienti su 3 dopo almeno 24 mesi di terapia in quelli che hanno avuto una risposta completa o migliore e hanno mantenuto lo stato di malattia residua minima (Mrd) negativo per almeno 12 mesi. Lo studio Cepheus, invece, ha confrontato il regime daratumumab-VRd in Sc rispetto a VRd e ha dimostrato che, a un follow-up mediano di 59 mesi, il tasso complessivo di assenza di Mrd a una sensibilità di 10-5 (nessuna cellula tumorale rilevata su 100.000 cellule del midollo osseo) è stata pari al 60,9% nei pazienti trattati con daratumumab-VRd.
Nello scenario complesso del trattamento del mieloma multiplo, la disponibilità e rimborsabilità di daratumumab Sc per questa nuova indicazione permette secondo gli specialisti di migliorare la qualità di vita dei pazienti, grazie anche alla significativa riduzione dei tempi di somministrazione del farmaco. "Ogni progresso della ricerca rappresenta una speranza concreta per i pazienti ematologici e per le loro famiglie", osserva Giuseppe Toro, presidente nazionale Ail - Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma. "Ail - aggiunge - è da sempre accanto alle persone che affrontano un tumore del sangue, sostenendo la ricerca scientifica, l'assistenza e tutte quelle attività che aiutano i pazienti a sentirsi meno soli nel loro percorso. Il nostro impegno quotidiano è dare supporto concreto ai pazienti e contribuire ai progressi dell'ematologia".
A 10 anni dalla prima approvazione europea, daratumumab è attualmente l'unico anticorpo anti-Cd38 approvato per il trattamento di tutti i tipi di pazienti in prima linea, indipendentemente dall'idoneità al trapianto, a riprova della centralità di questo farmaco nel trattamento del mieloma, rimarca J&J. "In Johnson & Johnson il nostro impegno a favore della ricerca sul mieloma multiplo dura da oltre 20 anni e la nostra determinazione a migliorare i risultati clinici per i pazienti non è mai stata così forte come oggi - dichiara Alessandra Baldini, Innovative Medicine, Direttrice medica Johnson & Johnson Italia - Questa approvazione consente di offrire ai pazienti, indipendentemente dall'età o dalle condizioni fisiche, l'accesso a un regime di combinazione in prima linea, nelle fasi del percorso terapeutico a maggiore rilevanza clinica. Questo traguardo nasce da un impegno pluriennale in ricerca e innovazione, volto a cambiare la traiettoria del mieloma multiplo: non più soltanto prolungare la sopravvivenza, ma puntare, dove possibile, a una cura funzionale. I progressi clinici più recenti sostengono questa direzione per una parte dei pazienti, in coerenza con la nuova indicazione approvata".
Di recente - ricorda l'azienda - daratumumab Sc ha ricevuto il parere positivo dal comitato per i medicinali a uso umano (Chmp) dell'Agenzia europea dei medicinali (Ema) per l'autosomministrazione o somministrazione da parte di un caregiver, a partire dalla quinta dose, previa approvazione da parte del proprio medico curante e adeguata formazione. Questa decisione storica rende daratumumab il primo farmaco oncologico a somministrazione sottocutanea approvato in Europa per l'autosomministrazione, garantendo al paziente una maggiore flessibilità nella gestione del proprio trattamento, a riprova del crescente impegno dell’azienda nel fornire a medici, pazienti e caregiver opzioni di trattamento efficaci e che tengano conto anche della qualità di vita dei pazienti. "La nostra missione come Johnson & Johnson è guidare l'innovazione terapeutica e ridefinire gli standard di trattamento nelle patologie ad alto impatto, come il mieloma multiplo - conclude Jacopo Murzi, amministratore delegato, Innovative Medicine, Johnson & Johnson Italia - Consideriamo la salute un investimento strategico e lungimirante per rispondere con efficacia e tempestività ai bisogni di cura ancora insoddisfatti. In qualità di partner del Servizio sanitario nazionale, in Italia continuiamo a investire nella ricerca clinica - in particolare in ambito onco-ematologico - collaborando con istituzioni, comunità scientifica e associazioni di pazienti per tradurre il progresso scientifico in benefici concreti per i pazienti".

(Adnkronos) - L’Ordine provinciale di Roma dei medici-chirurghi e degli odontoiatri (Omceo Roma) ha inoltrato una richiesta alla direzione della Casa circondariale di Rebibbia, e per conoscenza al direttore sanitario della Uoc Salute penitenziaria di Rebibbia Antonio Chiacchio, di poter effettuare una visita istituzionale alla struttura, al fine di valutare le condizioni dei detenuti esclusivamente sotto il profilo dell'assistenza sanitaria e della tutela del diritto alla salute, in ottemperanza ai principi etici e deontologici che guidano la professione medica.
"L'Ordine, in quanto organo sussidiario dello Stato posto a tutela della salute pubblica e dei singoli cittadini - afferma Antonio Magi, presidente Omceo Roma - con tale richiesta intende poter prendere conoscenza diretta delle condizioni e delle problematiche connesse alla salute dei tanti detenuti nell'importante struttura circondariale della Capitale, anche alla luce delle ricorrenti, e spesso drammatiche, notizie riportate dai media".
A tale proposito l'Ordine dei medici di Roma, in una nota, informa che "si rende disponibile a offrire il proprio supporto istituzionale e a confrontarsi con i vertici penitenziari e della Asl competente per individuare congiuntamente le maggiori criticità, dovute anche al notevole sovraffollamento, e la possibilità di garantire secondo Costituzione ai detenuti il diritto a prevenzione, diagnosi e cura delle varie patologie, pregresse o sopravvenute, che si riscontrano nella condizione di reclusione e nello stretto contatto interpersonale". Omceo Roma, conclude la ntoa, rimane "in attesa di riscontro" per concordare le più opportune modalità per lo svolgimento dell'incontro.

(Adnkronos) - Jannik Sinner tende la mano a Carlos Alcaraz. Oggi, lunedì 25 maggio, alla vigilia del suo debutto nel Roland Garros 2026 contro Tabur, il tennista azzurro ha parlato dell'infortunio del tennista spagnolo, costretto a saltare, dopo Madrid e Roma, anche lo Slam parigino e Wimbledon a causa di un problema al polso rimediato a Barcellona.
"È stata una notizia davvero spiacevole, ovviamente. È stato davvero sfortunato", ha detto Sinner a 'ParisMatch', "lo conosco molto bene anche dal punto di vista personale e sta attraversando un momento difficile".
"Questo è lo sport e lo sport è imprevedibile", ha continuato Sinner, "gli infortuni vanno e vengono. Alcaraz è ancora molto giovane e ora la priorità principale deve essere guarire al 100% senza affrettare le cose".
Sinner ha poi parlato del possibile boicottaggio degli Slam, se non aumenterà il montepremi per i tennisti: "Senza gli atleti i tornei non sono possibili da organizzare", ha detto l'azzurro, "non è solo per noi giocatori top 10, ma anche per le persone che sono nella top 100, 180, 190. Chiediamo più montepremi, ma anche la pensione, che è molto importante, e di partecipare ad alcune decisioni dei tornei".

(Adnkronos) - All'ospedale Sacco di Milano accertamenti in corso su due persone "con sintomatologia febbrile" rientrate dall'Uganda, Paese in cui al momento sono stati confermati sette casi di Ebola.
Il ministero della Salute comunica in una nota, "con riferimento all'epidemia di malattia da virus Bundibugyo-Bvc che si è sviluppata nella Repubblica Democratica del Congo, che sono attualmente in corso approfondimenti sanitari relativi ad alcuni soggetti rientrati nelle scorse ore dall'Uganda e sottoposti, a titolo precauzionale, a valutazione clinica specialistica presso strutture ospedaliere ad alta specializzazione. In particolare, due persone con sintomatologia febbrile sono state trasferite presso il Sacco di Milano, struttura dotata dei più elevati livelli di biocontenimento e di gestione delle malattie infettive ad alto rischio, dove saranno eseguiti gli accertamenti diagnostici previsti dai protocolli nazionali e internazionali. Le altre persone appartenenti ai nuclei familiari coinvolti - si legge - sono sottoposte a sorveglianza sanitaria e monitoraggio da parte delle autorità competenti. Il ministero della Salute, attraverso il Dipartimento della Prevenzione, è in contatto con la Regione Lombardia che si è subito attivata".
"Il ministero monitora costantemente l'evolversi della situazione relativa al virus Ebola in stretto raccordo con le Regioni, l'Istituto superiore di sanità, le strutture ospedaliere di riferimento, le autorità sanitarie nazionali e tutti gli enti coinvolti", prosegue la nota da Lungotevere Ripa. "Proprio nella giornata di ieri - sottolinea il dicastero - il Dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute ha partecipato alla riunione dell'Hsc–Health Security Committee della Commissione europea e ha organizzato un punto di coordinamento nazionale dedicato alla situazione Ebola, con la partecipazione dei rappresentanti dei ministeri degli Affari esteri, della Difesa e dell'Interno, dell'Unità di crisi, dell'Istituto superiore di sanità, del Consiglio superiore di Sanità, del Coordinamento interregionale prevenzione, dell'Istituto Spallanzani" di Roma, "dell'ospedale Sacco di Milano e del Policlinico San Matteo di Pavia".
"Il sistema nazionale di preparazione e risposta alle emergenze infettive è pienamente operativo e tutte le procedure previste per la gestione di eventuali casi sospetti risultano attivate", assicura il ministero della Salute che "continuerà a fornire aggiornamenti ufficiali sulla base dell'evoluzione del quadro epidemiologico e degli esiti diagnostici in corso. Il rischio in Italia resta molto basso", si conferma nella nota.
L'Uganda ha confermato due nuovi casi, portando a sette il totale da quando l'epidemia è stata rilevata anche in questo Paese dell'Africa orientale, il 15 maggio. "I due nuovi casi confermati - ha informato il ministero della Salute dell'Uganda - sono operatori sanitari ugandesi che lavorano in una struttura privata a Kampala", la Capitale del Paese. "Entrambi i pazienti sono stati ricoverati nell'unità di trattamento designata".
Intanto, nella Repubblica Democratica del Congo i casi sospetti di Ebola hanno ormai superato quota 900, secondo l'ultimo aggiornamento diffuso dal ministero della Sanità del Paese. Secondo i dati al 23 maggio, il focolaio da virus Bundibugyo risulta attivo in 3 province: Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu. Sul totale di 904 casi sospetti cumulativi, distribuiti in 11 zone sanitarie del Paese attualmente colpite dal virus, quelli finora confermati in laboratorio sono 101. I decessi sospetti secondo il rapporto sono 119. E al momento sono stati identificati 1.817 contatti, anche se il tasso di monitoraggio resta ancora basso (20%).
I numeri delle infezioni sospette sono dunque in crescita, "con l'intensificarsi delle attività di sorveglianza nella risposta all'epidemia", evidenzia in un post su X il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus che avverte anche delle difficoltà in cui ci si sta muovendo. "Nella provincia di Ituri, epicentro dell'epidemia, quasi 5 milioni di persone vivono in una situazione di conflitto in corso. Oggi, 1 persona su 4 ha bisogno di assistenza umanitaria e 1 su 5 è sfollata internamente. La violenza sta costringendo le persone a fuggire, compresi gli operatori sanitari e umanitari. Ciò sta ostacolando gravemente gli sforzi per intensificare il tracciamento dei contatti e identificare le infezioni in tempo utile per fornire assistenza. L'insicurezza persistente e la paura alimentano inoltre la sfiducia all'interno delle comunità".
In questo momento, continua il Dg Oms "i partner umanitari e sanitari mantengono una presenza in tutto l'Ituri, anche in alcune delle aree più difficili da raggiungere e più insicure". E la situazione è complicata anche dal fatto che "le comunità si trovano ad affrontare non solo la minaccia dell'Ebola, ma anche una vasta gamma di malattie". I partner sul campo stanno supportando l'erogazione di diversi servizi: assistenza sanitaria materna, riproduttiva, neonatale, dell'infanzia e dell'adolescenza - elenca - trattamento della malnutrizione acuta grave con complicanza, servizi di salute mentale, cura delle ferite e supporto per le vittime di violenza sessuale, forniture mediche, vaccinazioni di routine, servizi sanitari comunitari. Fornire un pacchetto completo di servizi è essenziale, non solo per soddisfare i bisogni sanitari urgenti, ma anche per costruire la fiducia che è fondamentale per una risposta efficace ad Ebola".

(Adnkronos) - All'ospedale Sacco di Milano accertamenti in corso su due italiani "con sintomatologia febbrile" rientrati dall'Uganda, Paese in cui al momento sono stati confermati sette casi di Ebola. Si tratta di due cooperanti, entrambi trentenni, appartententi a due diverse famiglie che hanno trascorso tre mesi in una zona al confine con il Congo per prestare aiuto alle popolazioni locali.
A spiegare il quadro è stato l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso. "Sette cittadini italiani, componenti di due famiglie diverse, sono rientrati dall'Uganda, da una zona che si trova non lontano dal confine con il Congo e il Ruanda. Sono rientrati dopo una permanenza in quei territori di circa 3 mesi", ha spiegato in conferenza stampa. "Sono dei cooperanti, dei volontari che si sono recati in quei territori per prestare il loro aiuto a favore di popolazioni che sicuramente vivono in condizioni molto più difficili e problematiche delle nostre. Rientrati in Italia, 24 ore fa, due di questi cittadini durante la notte hanno manifestato una sintomatologia di febbre, in un caso molto alta con nausea, vomito, diarrea, e anche una leggera sintomatologia di carattere neurologico. Pensiamo - ha continuat Bertolaso - con i colleghi dell'ospedale Sacco di Milano che probabilmente la causa più possibile", in uno dei due casi, "sia quella di una malaria, magari anche malaria cerebrale, che è purtroppo una delle condizioni più serie di chi viene colpito da questa malattia". Questo caso nello specifico riguarda "una ragazza trentenne, madre. La figlia, proprio nel corso della loro permanenza in Uganda, ha sviluppato la malaria. Quindi c'è anche un precedente nel nucleo familiare che ci fa pensare che possa essere questa la causa di una sintomatologia così seria da parte di questa signora".
L'altro caso, ha proseguito, "riguarda il componente di un'altra famiglia, un uomo di 31 anni, che invece ha una temperatura corporea leggermente superiore" alla norma, "37,5-38 gradi, con sintomi vaghi di problematiche di tipo intestinale che potrebbero essere legati a un fenomeno gastroenterico derivante da un cambio di territorio o quant'altro. Però - ha chiarito l'assessore - poiché provengono da una zona che è interessata in questo momento dall'epidemia di Ebola" da virus Bundibugyo in corso nella Repubblica Democratica del Congo con casi anche in Uganda, "ovviamente è scattato immediatamente quello che è il nostro meccanismo di vigilanza e di sorveglianza".
Il ministero della Salute comunica in una nota, "con riferimento all'epidemia di malattia da virus Bundibugyo-Bvc che si è sviluppata nella Repubblica Democratica del Congo, che sono attualmente in corso approfondimenti sanitari relativi ad alcuni soggetti rientrati nelle scorse ore dall'Uganda e sottoposti, a titolo precauzionale, a valutazione clinica specialistica presso strutture ospedaliere ad alta specializzazione. In particolare, due persone con sintomatologia febbrile sono state trasferite presso il Sacco di Milano, struttura dotata dei più elevati livelli di biocontenimento e di gestione delle malattie infettive ad alto rischio, dove saranno eseguiti gli accertamenti diagnostici previsti dai protocolli nazionali e internazionali. Le altre persone appartenenti ai nuclei familiari coinvolti - si legge - sono sottoposte a sorveglianza sanitaria e monitoraggio da parte delle autorità competenti. Il ministero della Salute, attraverso il Dipartimento della Prevenzione, è in contatto con la Regione Lombardia che si è subito attivata".
"Il ministero monitora costantemente l'evolversi della situazione relativa al virus Ebola in stretto raccordo con le Regioni, l'Istituto superiore di sanità, le strutture ospedaliere di riferimento, le autorità sanitarie nazionali e tutti gli enti coinvolti", prosegue la nota da Lungotevere Ripa. "Proprio nella giornata di ieri - sottolinea il dicastero - il Dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute ha partecipato alla riunione dell'Hsc–Health Security Committee della Commissione europea e ha organizzato un punto di coordinamento nazionale dedicato alla situazione Ebola, con la partecipazione dei rappresentanti dei ministeri degli Affari esteri, della Difesa e dell'Interno, dell'Unità di crisi, dell'Istituto superiore di sanità, del Consiglio superiore di Sanità, del Coordinamento interregionale prevenzione, dell'Istituto Spallanzani" di Roma, "dell'ospedale Sacco di Milano e del Policlinico San Matteo di Pavia".
"Il sistema nazionale di preparazione e risposta alle emergenze infettive è pienamente operativo e tutte le procedure previste per la gestione di eventuali casi sospetti risultano attivate", assicura il ministero della Salute che "continuerà a fornire aggiornamenti ufficiali sulla base dell'evoluzione del quadro epidemiologico e degli esiti diagnostici in corso. Il rischio in Italia resta molto basso", si conferma nella nota.
L'Uganda ha confermato due nuovi casi, portando a sette il totale da quando l'epidemia è stata rilevata anche in questo Paese dell'Africa orientale, il 15 maggio. "I due nuovi casi confermati - ha informato il ministero della Salute dell'Uganda - sono operatori sanitari ugandesi che lavorano in una struttura privata a Kampala", la Capitale del Paese. "Entrambi i pazienti sono stati ricoverati nell'unità di trattamento designata".
Intanto, nella Repubblica Democratica del Congo i casi sospetti di Ebola hanno ormai superato quota 900, secondo l'ultimo aggiornamento diffuso dal ministero della Sanità del Paese. Secondo i dati al 23 maggio, il focolaio da virus Bundibugyo risulta attivo in 3 province: Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu. Sul totale di 904 casi sospetti cumulativi, distribuiti in 11 zone sanitarie del Paese attualmente colpite dal virus, quelli finora confermati in laboratorio sono 101. I decessi sospetti secondo il rapporto sono 119. E al momento sono stati identificati 1.817 contatti, anche se il tasso di monitoraggio resta ancora basso (20%).
I numeri delle infezioni sospette sono dunque in crescita, "con l'intensificarsi delle attività di sorveglianza nella risposta all'epidemia", evidenzia in un post su X il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus che avverte anche delle difficoltà in cui ci si sta muovendo. "Nella provincia di Ituri, epicentro dell'epidemia, quasi 5 milioni di persone vivono in una situazione di conflitto in corso. Oggi, 1 persona su 4 ha bisogno di assistenza umanitaria e 1 su 5 è sfollata internamente. La violenza sta costringendo le persone a fuggire, compresi gli operatori sanitari e umanitari. Ciò sta ostacolando gravemente gli sforzi per intensificare il tracciamento dei contatti e identificare le infezioni in tempo utile per fornire assistenza. L'insicurezza persistente e la paura alimentano inoltre la sfiducia all'interno delle comunità".
In questo momento, continua il Dg Oms "i partner umanitari e sanitari mantengono una presenza in tutto l'Ituri, anche in alcune delle aree più difficili da raggiungere e più insicure". E la situazione è complicata anche dal fatto che "le comunità si trovano ad affrontare non solo la minaccia dell'Ebola, ma anche una vasta gamma di malattie". I partner sul campo stanno supportando l'erogazione di diversi servizi: assistenza sanitaria materna, riproduttiva, neonatale, dell'infanzia e dell'adolescenza - elenca - trattamento della malnutrizione acuta grave con complicanza, servizi di salute mentale, cura delle ferite e supporto per le vittime di violenza sessuale, forniture mediche, vaccinazioni di routine, servizi sanitari comunitari. Fornire un pacchetto completo di servizi è essenziale, non solo per soddisfare i bisogni sanitari urgenti, ma anche per costruire la fiducia che è fondamentale per una risposta efficace ad Ebola".

(Adnkronos) - All'ospedale Sacco di Milano accertamenti in corso su due italiani "con sintomatologia febbrile" rientrati dall'Uganda, Paese in cui al momento sono stati confermati sette casi di Ebola. Si tratta di due cooperanti, entrambi trentenni, appartententi a due diverse famiglie che hanno trascorso tre mesi in una zona al confine con il Congo per prestare aiuto alle popolazioni locali.
A spiegare il quadro è stato l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso. "Sette cittadini italiani, componenti di due famiglie diverse, sono rientrati dall'Uganda, da una zona che si trova non lontano dal confine con il Congo e il Ruanda. Sono rientrati dopo una permanenza in quei territori di circa 3 mesi", ha spiegato in conferenza stampa. "Sono dei cooperanti, dei volontari che si sono recati in quei territori per prestare il loro aiuto a favore di popolazioni che sicuramente vivono in condizioni molto più difficili e problematiche delle nostre. Rientrati in Italia, 24 ore fa, due di questi cittadini durante la notte hanno manifestato una sintomatologia di febbre, in un caso molto alta con nausea, vomito, diarrea, e anche una leggera sintomatologia di carattere neurologico. Pensiamo - ha continuat Bertolaso - con i colleghi dell'ospedale Sacco di Milano che probabilmente la causa più possibile", in uno dei due casi, "sia quella di una malaria, magari anche malaria cerebrale, che è purtroppo una delle condizioni più serie di chi viene colpito da questa malattia". Questo caso nello specifico riguarda "una ragazza trentenne, madre. La figlia, proprio nel corso della loro permanenza in Uganda, ha sviluppato la malaria. Quindi c'è anche un precedente nel nucleo familiare che ci fa pensare che possa essere questa la causa di una sintomatologia così seria da parte di questa signora".
L'altro caso, ha proseguito, "riguarda il componente di un'altra famiglia, un uomo di 31 anni, che invece ha una temperatura corporea leggermente superiore" alla norma, "37,5-38 gradi, con sintomi vaghi di problematiche di tipo intestinale che potrebbero essere legati a un fenomeno gastroenterico derivante da un cambio di territorio o quant'altro. Però - ha chiarito l'assessore - poiché provengono da una zona che è interessata in questo momento dall'epidemia di Ebola" da virus Bundibugyo in corso nella Repubblica Democratica del Congo con casi anche in Uganda, "ovviamente è scattato immediatamente quello che è il nostro meccanismo di vigilanza e di sorveglianza".
"Al momento" per i due cooperanti con sintomi rientrati ieri dall'Uganda "non stiamo parlando di casi, ma solo di sospetti e li stiamo verificando. Noi abbiamo avvisato il ministero che si sta attivando anche per" l'eventuale "rintraccio dei voli e quindi per tutti i protocolli di sicurezza aerei". A spiegarlo è stato Danilo Cereda, direttore Unità operativa Prevenzione della Direzione generale Welfare della Regione Lombardia, durante una conferenza stampa per fornire informazioni relative agli accertamenti infettivologici in corso sui due pazienti.
Gli esami sono già in corso, ha assicurato l'assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso, "li conosceremo nel tardo pomeriggio di oggi. Poi, se saranno negativi finirà tutto lì. Se ci dovesse essere in questi due casi un'eventuale positività" a Ebola, "è chiaro che adotteremo tutte quelle che sono le ulteriori misure che sono previste dalla nostra checklist, l'elenco delle iniziative da adottare in presenza di un caso confermato di Ebola. Ma questo lo vedremo nel momento in cui conosceremo i risultati. Per la diagnosi di malaria ci mettiamo per fortuna 10 minuti", quindi se dovesse trattarsi di questo l'esito si avrebbe davvero rapidamente.
"Se guardiamo alle azioni adottate a livello europeo dai diversi Paesi membri dell'Ue, l'Italia è fra i Paesi più attenti che hanno emanato delle direttive e delle procedure fra le più restrittive - ha tenuto a precisare Bertolaso - Quindi dal punto di vista nazionale il meccanismo di sorveglianza, controllo e vigilanza è attivo e funziona bene e siamo fra quelli in prima linea nel controllare ed intervenire nel caso dovessero esserci situazioni ascrivibili a questa epidemia in corso in Africa".
Che rischi correrebbero le persone che condividono un volo con eventuali casi? "Per Ebola, il rischio di trasmissione riguarda il contatto con fluidi biologici - ha precisato Cereda - Per questo ci sono dei protocolli adottati nei pazienti sintomatici per la tutela degli operatori rispetto ai fluidi biologici. Da questo punto di vista, ove nel caso fossero positivi, il ministero della Salute è già pronto ad attivare i protocolli aerei per quello che riguarda la sanità aerea. Però non siamo ancora in quella tipologia di situazione. Nel caso, il ministero attiverà tutto il percorso". Il periodo di incubazione è di "21 giorni", ha ricordato Bertolaso. "Quindi sappiamo che la persona va monitorata" per questo arco di tempo "dal momento in cui potrebbe essere entrata in contatto con il virus".
Il ministero della Salute comunica in una nota, "con riferimento all'epidemia di malattia da virus Bundibugyo-Bvc che si è sviluppata nella Repubblica Democratica del Congo, che sono attualmente in corso approfondimenti sanitari relativi ad alcuni soggetti rientrati nelle scorse ore dall'Uganda e sottoposti, a titolo precauzionale, a valutazione clinica specialistica presso strutture ospedaliere ad alta specializzazione. In particolare, due persone con sintomatologia febbrile sono state trasferite presso il Sacco di Milano, struttura dotata dei più elevati livelli di biocontenimento e di gestione delle malattie infettive ad alto rischio, dove saranno eseguiti gli accertamenti diagnostici previsti dai protocolli nazionali e internazionali. Le altre persone appartenenti ai nuclei familiari coinvolti - si legge - sono sottoposte a sorveglianza sanitaria e monitoraggio da parte delle autorità competenti. Il ministero della Salute, attraverso il Dipartimento della Prevenzione, è in contatto con la Regione Lombardia che si è subito attivata".
"Il ministero monitora costantemente l'evolversi della situazione relativa al virus Ebola in stretto raccordo con le Regioni, l'Istituto superiore di sanità, le strutture ospedaliere di riferimento, le autorità sanitarie nazionali e tutti gli enti coinvolti", prosegue la nota da Lungotevere Ripa. "Proprio nella giornata di ieri - sottolinea il dicastero - il Dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute ha partecipato alla riunione dell'Hsc–Health Security Committee della Commissione europea e ha organizzato un punto di coordinamento nazionale dedicato alla situazione Ebola, con la partecipazione dei rappresentanti dei ministeri degli Affari esteri, della Difesa e dell'Interno, dell'Unità di crisi, dell'Istituto superiore di sanità, del Consiglio superiore di Sanità, del Coordinamento interregionale prevenzione, dell'Istituto Spallanzani" di Roma, "dell'ospedale Sacco di Milano e del Policlinico San Matteo di Pavia".
"Il sistema nazionale di preparazione e risposta alle emergenze infettive è pienamente operativo e tutte le procedure previste per la gestione di eventuali casi sospetti risultano attivate", assicura il ministero della Salute che "continuerà a fornire aggiornamenti ufficiali sulla base dell'evoluzione del quadro epidemiologico e degli esiti diagnostici in corso. Il rischio in Italia resta molto basso", si conferma nella nota.
L'Uganda ha confermato due nuovi casi, portando a sette il totale da quando l'epidemia è stata rilevata anche in questo Paese dell'Africa orientale, il 15 maggio. "I due nuovi casi confermati - ha informato il ministero della Salute dell'Uganda - sono operatori sanitari ugandesi che lavorano in una struttura privata a Kampala", la Capitale del Paese. "Entrambi i pazienti sono stati ricoverati nell'unità di trattamento designata".
Intanto, nella Repubblica Democratica del Congo i casi sospetti di Ebola hanno ormai superato quota 900, secondo l'ultimo aggiornamento diffuso dal ministero della Sanità del Paese. Secondo i dati al 23 maggio, il focolaio da virus Bundibugyo risulta attivo in 3 province: Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu. Sul totale di 904 casi sospetti cumulativi, distribuiti in 11 zone sanitarie del Paese attualmente colpite dal virus, quelli finora confermati in laboratorio sono 101. I decessi sospetti secondo il rapporto sono 119. E al momento sono stati identificati 1.817 contatti, anche se il tasso di monitoraggio resta ancora basso (20%).
I numeri delle infezioni sospette sono dunque in crescita, "con l'intensificarsi delle attività di sorveglianza nella risposta all'epidemia", evidenzia in un post su X il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus che avverte anche delle difficoltà in cui ci si sta muovendo. "Nella provincia di Ituri, epicentro dell'epidemia, quasi 5 milioni di persone vivono in una situazione di conflitto in corso. Oggi, 1 persona su 4 ha bisogno di assistenza umanitaria e 1 su 5 è sfollata internamente. La violenza sta costringendo le persone a fuggire, compresi gli operatori sanitari e umanitari. Ciò sta ostacolando gravemente gli sforzi per intensificare il tracciamento dei contatti e identificare le infezioni in tempo utile per fornire assistenza. L'insicurezza persistente e la paura alimentano inoltre la sfiducia all'interno delle comunità".
In questo momento, continua il Dg Oms "i partner umanitari e sanitari mantengono una presenza in tutto l'Ituri, anche in alcune delle aree più difficili da raggiungere e più insicure". E la situazione è complicata anche dal fatto che "le comunità si trovano ad affrontare non solo la minaccia dell'Ebola, ma anche una vasta gamma di malattie". I partner sul campo stanno supportando l'erogazione di diversi servizi: assistenza sanitaria materna, riproduttiva, neonatale, dell'infanzia e dell'adolescenza - elenca - trattamento della malnutrizione acuta grave con complicanza, servizi di salute mentale, cura delle ferite e supporto per le vittime di violenza sessuale, forniture mediche, vaccinazioni di routine, servizi sanitari comunitari. Fornire un pacchetto completo di servizi è essenziale, non solo per soddisfare i bisogni sanitari urgenti, ma anche per costruire la fiducia che è fondamentale per una risposta efficace ad Ebola".
sui 2 cooperanti 'risultati nel pomeriggio, se positivi scatterà protocollo aerei'
Il punto in Lombardia, 'ma al momento si parla di sospetti che si stanno verificando, Paese in prima linea su sorveglianza'
"Al momento" per i due cooperanti con sintomi rientrati ieri dall'Uganda "non stiamo parlando di casi, ma solo di sospetti e li stiamo verificando. Noi abbiamo avvisato il ministero che si sta attivando anche per" l'eventuale "rintraccio dei voli e quindi per tutti i protocolli di sicurezza aerei". A spiegarlo è stato Danilo Cereda, direttore Unità operativa Prevenzione della Direzione generale Welfare della Regione Lombardia, durante una conferenza stampa per fornire informazioni relative agli accertamenti infettivologici in corso sui due pazienti. Gli esami sono già in corso, ha assicurato l'assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso, "li conosceremo nel tardo pomeriggio di oggi. Poi, se saranno negativi finirà tutto lì. Se ci dovesse essere in questi due casi un'eventuale positività" a Ebola, "è chiaro che adotteremo tutte quelle che sono le ulteriori misure che sono previste dalla nostra checklist, l'elenco delle iniziative da adottare in presenza di un caso confermato di Ebola. Ma questo lo vedremo nel momento in cui conosceremo i risultati. Per la diagnosi di malaria ci mettiamo per fortuna 10 minuti", quindi se dovesse trattarsi di questo l'esito si avrebbe davvero rapidamente.
"Se guardiamo alle azioni adottate a livello europeo dai diversi Paesi membri dell'Ue, l'Italia è fra i Paesi più attenti che hanno emanato delle direttive e delle procedure fra le più restrittive - ha tenuto a precisare Bertolaso - Quindi dal punto di vista nazionale il meccanismo di sorveglianza, controllo e vigilanza è attivo e funziona bene e siamo fra quelli in prima linea nel controllare ed intervenire nel caso dovessero esserci situazioni ascrivibili a questa epidemia in corso in Africa".
Che rischi correrebbero le persone che condividono un volo con eventuali casi? "Per Ebola, il rischio di trasmissione riguarda il contatto con fluidi biologici - ha precisato Cereda - Per questo ci sono dei protocolli adottati nei pazienti sintomatici per la tutela degli operatori rispetto ai fluidi biologici. Da questo punto di vista, ove nel caso fossero positivi, il ministero della Salute è già pronto ad attivare i protocolli aerei per quello che riguarda la sanità aerea. Però non siamo ancora in quella tipologia di situazione. Nel caso, il ministero attiverà tutto il percorso". Il periodo di incubazione è di "21 giorni", ha ricordato Bertolaso. "Quindi sappiamo che la persona va monitorata" per questo arco di tempo "dal momento in cui potrebbe essere entrata in contatto con il virus".

(Adnkronos) - Le Stagioni d’Italia – brand di BF Agro-Industriale srl – ha ricevuto il premio Miglior prodotto benessere 2026 in occasione del Forum di Nutrizione Pratica – Nutrimi e presentato nuovamente a TuttoFood. Il riconoscimento è stato assegnato alla pasta 100% grano duro Senatore varietà Cappelli per 'la capacità di coniugare qualità nutrizionale e valorizzazione della filiera agroalimentare italiana'. Il peso specifico del riconoscimento è amplificato dalla cornice in cui è stato conferito. L’edizione 2026 ha celebrato i venti anni di Nutrimi, il congresso che si è progressivamente affermato come punto di riferimento della comunità medico-scientifica italiana sui temi della nutrizione applicata alla pratica clinica. Vent’anni di programma scientifico, di confronto interdisciplinare e di costruzione di una platea costituita oggi da medici, biologi nutrizionisti, dietisti e ricercatori restituiscono al premio Nutrimi una solidità riconosciuta dall’intera comunità scientifica italiana di Professionisti. Essere premiati come Miglior prodotto benessere, equivale a rappresentare uno dei case study che il Forum porta all’attenzione di chi quotidianamente traduce l’evidenza scientifica, in raccomandazione professionale.
Il Premio arriva al termine di una partecipazione duratura, che lega Le Stagioni d’Italia al Forum Nutrimi da due edizioni consecutive. Una scelta di posizionamento che testimonia la volontà del brand di affiancare in modo strutturato, il principale congresso italiano di nutrizione applicata e di confrontarsi direttamente con la comunità dei professionisti della salute. Confermando un approccio in cui il dialogo con il professionista rappresenta un passaggio non occasionale, in occasione della sua partecipazione al forum il brand Le Stagioni d’Italia raccolto l’opinione di più di 300 nutrizionisti italiani, per comprendere come fosse percepito il grano Senatore Cappelli e valorizzare al meglio la qualità e i valori dei propri prodotti. Il Miglior prodotto benessere 2026 si inserisce quindi come riconoscimento, a premiare la qualità del singolo prodotto, ma anche il percorso complessivo con cui il brand ha scelto di sostenere e abitare il dibattito scientifico sulla nutrizione.
La pasta 100% Senatore Cappelli di Le Stagioni d’Italia, trafilata al bronzo e prodotta da una filiera presidiata in tutte le fasi sul territorio italiano, raccoglie un profilo di valore che si articola su più dimensioni convergenti. Sul piano nutrizionale, il grano dichiara un contenuto proteico medio del 15%, superiore al 12% indicativo delle paste prodotte con varietà di grano moderne, è naturalmente fonte di fibre e contiene minerali come rame e manganese. La letteratura scientifica ha documentato inoltre un contenuto di polifenoli e flavonoidi superiore rispetto ai grani moderni, con specificità fitochimiche peculiari del genotipo Cappelli (Giacosa A., Peroni G., Rondanelli M. – Nutrients, 2022, PMID 35807959). Una particolare attenzione merita lo studio condotto dalla Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs e pubblicato su Nutrients, che ha documentato in 42 pazienti con sensibilità al glutine non celiaca, una riduzione significativa dei sintomi gastrointestinali ed extra-intestinali dopo consumo di pasta Senatore Cappelli, rispetto a pasta commerciale standard (Ianiro G. et al., Nutrients, 2019, Pmid 30934747). Lo studio non riguarda la celiachia, per la quale resta indicata la sola dieta priva di glutine.
A sostegno della serietà con cui il marchio presenta le peculiarità nutrizionali dei propri prodotti, anche la comunicazione al consumatore è stata affidata alla voce di un professionista. Le Stagioni d’Italia ha realizzato una serie di video pillole con il professore Luca Piretta, gastroenterologo e docente di Nutrizione, che illustra le proprietà nutrizionali della pasta Senatore Cappelli e le inquadra nel più ampio contesto della dieta equilibrata.
“La Pasta Senatore Cappelli si caratterizza per alcuni aspetti peculiari sotto il punto di vista nutrizionale: fonte di fibre, importanti per l’alimentazione occidentale e contenente una particolare forma di amido che contribuisce alla texture al dente al palato, la quale aiuta a rallentare la cessione degli zuccheri con una conseguente riduzione dell’indice glicemico”, ha avuto modo di spiegare il professore Piretta, che era già intervenuto in occasione della 19ª edizione del Forum Nutrimi sui temi dell’alimentazione funzionale e della salute intestinale. La scelta di affidare a un esperto la divulgazione delle proprietà del prodotto rappresenta un tassello della strategia editoriale del brand, che ha sempre accompagnato la qualità del Senatore Cappelli con documentazione scientifica e comunicazione professionale.

(Adnkronos) - Ballare sincronizza il cervello, riduce stress e depressione e può persino rallentare l’invecchiamento cerebrale. A dirlo non è solo la saggezza popolare del 'balla che ti passa', ma una serie di studi scientifici internazionali che negli ultimi anni hanno acceso i riflettori sugli effetti della danza su mente e corpo. Dalle ricerche della University of Colorado Boulder agli studi pubblicati su ‘JNeurosci’, ‘Nature Communications’ e ‘British Journal of Sports Medicine’, emerge un quadro sempre più chiaro: muoversi a ritmo di musica migliora il benessere psicologico, rafforza le connessioni sociali e allena il cervello.
L’ultimo studio arriva dalla University of Colorado Boulder e mostra come, durante il ballo di coppia, i cervelli dei partner tendano letteralmente a sincronizzarsi. I ricercatori hanno osservato cinque coppie di ballerini di tango argentino monitorando l’attività cerebrale attraverso elettrodi applicati sul capo durante l’esecuzione dei passi. Quando il ballerino che guidava eseguiva un movimento e il partner rispondeva in perfetta coordinazione entro pochi millisecondi, anche le onde cerebrali dei due si allineavano. Al contrario, quando il ritmo o i movimenti si rompevano, la sincronizzazione neurale diminuiva. “Quando balliamo, i nostri cervelli si connettono: sincronizziamo la nostra mente attraverso il comportamento”, spiega Thiago Roque, coordinatore della ricerca. Non è un caso che il tango venga spesso definito una danza “di connessione”: il lavoro degli scienziati suggerisce che quella sintonia percepita dai ballerini abbia una base neurologica reale.
La sincronizzazione neurale era già stata osservata in altre attività sociali, come suonare insieme uno strumento musicale, ma è la prima volta che viene documentata in modo così chiaro nella danza di coppia. Il team ha persino sviluppato un dispositivo indossabile capace di vibrare quando i ballerini entrano in sintonia, una tecnologia che in futuro potrebbe trovare applicazione anche nello sport o in attività che richiedono coordinazione non verbale.
Ma i benefici della danza non si fermano alla connessione sociale. Un’ampia revisione pubblicata sul ‘British Journal of Sports Medicine’ ha evidenziato che attività aerobiche come il ballo possono ridurre in modo significativo sintomi di ansia e depressione, con effetti comparabili a quelli di psicoterapia e farmaci in alcuni casi. Secondo gli autori, le attività di gruppo e supervisionate sembrano particolarmente efficaci per migliorare l’umore e rafforzare il senso di appartenenza.
Anche il cervello trae vantaggi a lungo termine. Una ricerca internazionale pubblicata su ‘Nature Communications’, basata su dati raccolti in 13 Paesi, ha rilevato che dedicarsi regolarmente ad attività creative come danza e musica è associato a un rallentamento dell’invecchiamento cerebrale. I partecipanti più coinvolti in attività artistiche mostravano infatti un’età biologica del cervello più giovane e una maggiore plasticità neurale.
Sul fronte della coordinazione sociale, uno studio pubblicato su ‘JNeurosci’ da ricercatori italiani dell’Istituto italiano di tecnologia ha approfondito come il cervello riesca a sincronizzare i movimenti tra due persone. Analizzando ballerini inesperti, gli scienziati hanno scoperto che i segnali neurali della coordinazione emergono soltanto quando i partner ballano sulla stessa musica e possono guardarsi. Un risultato che aiuta a comprendere meglio i meccanismi cerebrali alla base delle interazioni sociali.
La danza sembra avere effetti positivi anche sullo stress. Una ricerca pubblicata su ‘Psychology of Sport & Exercise’ ha evidenziato come il ballo favorisca il rilascio di endorfine e ossitocina, riducendo cortisolo, ansia e tensione emotiva. Muoversi insieme agli altri, spiegano gli studiosi, crea un potente “cuscinetto” psicologico contro le pressioni quotidiane.
I benefici emergono perfino in ambito clinico. Uno studio pubblicato sul ‘Journal of Medical Internet Research’ ha seguito persone con Parkinson coinvolte nel programma Sharing Dance della National Ballet School del Canada: dopo mesi di lezioni settimanali, i partecipanti mostravano miglioramenti dell’umore e una riduzione progressiva dei sintomi depressivi, confermati anche dalle scansioni cerebrali.
Dalla salute mentale alla forma fisica, passando per memoria, socialità e benessere emotivo, la scienza sembra dunque confermare quello che il corpo sa da sempre: ballare fa bene.
- ALGHERO, 25 MAG - Musica soprattutto, ma anche teatro, psicologia
e divulgazione scientifica. Alla già annunciata parata di stelle
che accenderà, dal 25 luglio al 27 agosto, le notti live
dell'Alguer Summer Festival si aggiungono nuove date.
(Adnkronos) - Tommy Paul 'polemico' a Roland Garros 2026. Il tennista statunitense, numero 21 del mondo, atteso oggi, lunedì 25 maggio, dal primo turno dello Slam parigino, ha le idee molto chiare quando pensa a cosa cambierebbe del mondo del tennis. "Se c'è qualcosa di unico del tennis è l'assenza dell'orologio. Non finisce il match finché non è finita", ha detto in conferenza stampa, ma non solo.
"Ma se dovessi cambiare qualcosa, credo che i finalisti non dovrebbero ricevere il trofeo", ha detto Paul, "fare la cerimonia e non parlare con nessuno. Non so in quanti altri sport accada ciò, ma se dovessi scegliere cambierei questo".
Paul è fresco di una finale raggiunta, ma persa. Nell'Atp 500 di Amburgo, lo scorso anno vinto da Flavio Cobolli, il tennista americano è arrivato fino all'ultimo atto riuscendo a battere Alex De Minaur in semifinale, ma è stato superato, a sorpresa, dal giovane peruviano Ignacio Buse, dovendosi quindi accontentare proprio del trofeo 'minore'.

(Adnkronos) - Il Milan di Massimiliano Allegri "non esiste e fa schifo". E' l'analisi sintetica di Massimo Cacciari, tifoso del Milan "tradito" dopo il disastroso finale di campionato dei rossoneri, sconfitti dal Cagliari e fuori dalla Champions League. "Salvini ha detto che questo Milan è indegno e non ci merita? Sono d'accordo con Salvini", dice il filosofo a Un giorno da pecora su Radio1 Rai.
"Ho detto che il Milan fa schifo. Giocava malissimo anche nella prima parte di campionato, misteriosamente era arrivato in una buona posizione in classifica. Ma faceva schifo: è una squadra che non corre, non fa pressing, non ha anima non combatte, guarda l'avversario in attesa di chissà cosa. Il Milan fa una serie di passaggini laterali, era evidente sin dall'inizio che era una squadra che non aveva niente", dice Cacciari.
"Il tracollo non mi ha stupito per niente, nelle ultime partite sembrava una squadra in sciopero. Un crollo del genere si spiega solo con la sfiducia totale della squadra verso l'allenatore e con uno scollamento tra squadra e dirigenza. Un disastro completo. Sapevo che avrebbe perso con il Cagliari, ho scommesso diverse cene e aperitivi: sono a posto per un mese, ho vinto 4-5 cene. Non c'era bisogno di guardare la partita", aggiunge.
"Il Milan non gioca, come fa a vincere? Le responsabilità sono ovviamente anche dei giocatori, ma tutto questo dimostra che l'allenatore non sa allenare e la dirigenza non sa dirigere. Bisogna cambiare i giocatori e affidare la squadra ad un allenatore giovane, non ai soliti grandi vecchi. Ci sono alcuni calciatori validi... Modric è un fuoriclasse ma ha 50 anni, Leao è in sciopero permanente, non si può nemmeno precettare. Vanno mandati via tutti, si deve ripartire magari dal vivaio", conclude.
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