
Scintille a La volta buona tra Valerio Scanu e Caterina Balivo. Durante la puntata di oggi, martedì 2 dicembre, si è consumato un simpatico battibecco tra il cantante e la padrona di casa mentre scherzavano sulla loro rispettiva età.
Tutto è cominciato quando Scanu ha commentato la decisione di Can Yaman e Sara Bluma - secondo alcune indiscrezioni, la loro relazione sarebbe giunta al capolinea - di non seguire più i rispettivi profili social: "Conviene non seguirsi proprio sui social, questo meccanismo è una poracciata. L'ho fatto anche io ma anni fa, poi basta". "Tu sei molto più grande di lui infatti", ha risposto Balivo, pungendo il suo ospite, con una frecciatina bonaria.
"Tu sei molto più grande", ha ribattuto Scanu, con ironia. "Io sono molto vecchia e lo so caro, sono felice di essere", ha continuato Balivo, indicando poi la data di nascita '1980'. Sanu ha reagito con tono giocoso: "1980? Solo?".

“È una dichiarazione fatta al Financial Times, un’affermazione di fatto che ha creato più clamore rispetto al vero contenuto delle sue parole”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine dell’assemblea di Alis, commentando le parole dell'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone. “Lui ha detto che dobbiamo avere una posizione attiva nel proteggere la Nato, l’Europa e l’Occidente da eventuali attacchi: mi sembra una tempesta in un bicchiere d’acqua”, ha chiosato.
Inoltre, “bisogna vedere bene le parole che ha detto in inglese, non la loro traduzione italiana” Insomma, “bisogna essere prudenti non ne farei un caso” perché una “difesa proattiva” è un modo di “prevenire gli attacchi” non significa invece “fare attacchi preventivi”, ha spiegato Tajani.

Sabrina Salerno sarà ospite stasera, martedì 2 dicembre, per un'intervista esclusiva a Belve. Dal flirt con Berlusconi al rapporto complicato con il padre: la showgirl e cantante si racconterà senza filtri a Francesca Fagnani.
Sabrina Salerno chi è
Sabrina Salerno nasce a Genova nel 1968 e già nei primi anni dell’adolescenza partecipa ad alcuni concorsi di bellezza, assicurandosi i titoli di ‘Miss Lido’ e ‘Miss Liguria’. Questo le permette di accedere poi all’edizione 1984 di ‘Miss Italia’. Nel 1985 partecipa alla trasmissione ‘Premiatissima’, l’anno successivo esordisce invece come cantante con il singolo ‘Sexy Girl’, brano che le consente di partecipare al ‘Festivalbar’. Il singolo viene poi incluso nel suo album d’esordio, Sabrina, uscito nel 1987.
Grazie al brano ‘Boys (Summertime Love)’ ottiene grande successo in tutta Europa, in particolare nel Regno Unito e in Spagna. Grazie ai videoclip diventa una dei sex symbol degli Anni ’80.
Partecipa al ‘Festival di Sanremo’ nel 1991, dove si presenta insieme alla collega Jo Squillo con il brano ‘Siamo donne’. Negli anni 2000 Sabrina Salerno ottiene diversi ruoli, sia a teatro sia al cinema. Nel 2021 partecipa al dance show di Rai 1, Ballando con le stelle, e si classifica terza.
La vita privata
Nel 1994 Sabrina Salerno frequenta l’imprenditore tessile Enrico Monti, papà del suo figlio primogenito Luca Maria. I due si sposano nel 2006. Prima del marito, negli anni 80 la cantante ha avuto una relazione con l’attore francese Pierre Cosso.
Sabrina Salerno, più volte, ha raccontato di aver avuto un rapporto conflittuale con il papà, che ha avuto l’opportunità di conoscere solo quando aveva 12 anni. Ospite a 'Io e Te' di Pierluigi Diaco, Sabrina ha raccontato: "Io ho costretto mio padre a riconoscermi, ma l’ho dovuto fare perché continuava a sostenere che non ero sua figlia. Ho fatto il test del DNA".
Inoltre, la cantante ha una sorella che condivide con il padre, Emanuela. Entrambe, però, hanno impiegato molti anni prima di ricongiungersi. Le due sorelle non sono mai state riconosciute dal papà.
Il tumore
Sabrina Salerno dopo aver effettuato una mammografia, ha scoperto di avere un tumore maligno al seno. Nel 2024 la cantante è stata operata: “La prevenzione e la diagnosi possono salvarci la vita”, aveva scritto la Salerno a corredo di uno scatto che la ritraeva all’ospedale poche ore prima di entrare in sala operatoria. Lo scorso 9 gennaio, Sabrina Salerno ha finito il ciclo di radioterapia. Ed è stata lei stessa ad annunciarlo su Instagram: “È stato un percorso tosto, nel senso che, fisicamente, non ho avuto grandi problemi ma, mentalmente, l’idea, ogni sera, di pensare a quello che ho avuto, mi agitava un po’”. E con grande coraggio, ha ammesso: “Mi sono aggrappata ai commenti positivi, ai consigli delle persone che ci erano già passate, che mi hanno dato mille rassicurazioni e mi hanno dato tanto coraggio”.

Alla fine è sempre una questione di soldi ed era davvero un ingenuo chi credeva che Andrew Mountbatten-Windsor, che è tutt'altro che uno sprovveduto - senza i titoli, le onorificenze, la dimora da re e, forse, perfino i cani della regina Elisabetta che aveva in 'affidamento congiunto' con l'ex moglie Sarah - al netto di tutto questo ben di dio sottratto dal fratello, il sovrano Carlo, se ne sarebbe stato zitto e buono, accettando di essere trattato come un appestato, reietto da tutto il Regno Unito. Che vada a Sandringham, l'ex duca di York decaduto perché in loschi affari con il finanziere pedofilo suicida Jeffrey Epstein, oppure in esilio dorato in Bahrein, come auspicherebbe Charles, una cosa è certa, ed è che non lo farà gratis.
Cosa Andrew vuole si sa, ciò che invece è da vedere è quanto possa o sia costretto a concedere re Carlo, purché il fratello si tolga dai piedi, per la gioia non solo sua, ma anche del figlio erede al trono William, per il quale lo zio rappresenta una vergogna per la Corona che un giorno metterà sul capo, e della moglie Kate, che di recente ha dichiarato che tutto ciò che non vorrebbe è di trovarsi a tu per tu con Andrea mentre passeggia candidamente a cavallo per il parco di Windsor. Quindi, invece di lanciarci in incerte speculazioni, parliamo dei fatti ovvero delle pretese dell'ex principe, ergo della sua buonuscita.
Scrivono i giornali britannici che re Carlo starebbe affrontando l'ennesimo grattacapo per quanto riguarda la sistemazione di suo fratello, che per il momento ha rinviato il proprio trasferimento nella tenuta di Sandringham, nel Norfolk, a ben oltre Natale (a causa delle spese di trasloco e di ristrutturazione della nuova casa dove andrà a vivere). Da questa scelta, sarebbe nata una nuova faida tra i due fratelli, con fonti che affermano che Andrew vuole solo essere trattato "equamente" e per questo motivo il reale caduto in disgrazia starebbe ora "snocciolando richieste e ultimatum" sulla sua eventuale sistemazione nel Norfolk, sempre che non se ne voglia andare a vivere nel Bahrein, scambiando dunque un regno, divenuto ormai inospitale, con un altro più amichevole, quello di re Hamad bin Isa Al Khalifa.
Insomma, Andrea per ora chiede una casa di buone dimensioni, con sei o sette camere da letto nella tenuta di Sandringham (sempre meno delle 30 a cui è abituato nella Royal Lodge), completa di personale, tra cui un cuoco, un giardiniere, una governante, un autista e la polizia per la sicurezza. Una fonte ha dichiarato al Daily Beast : "Andrew farà esattamente ciò che gli è stato chiesto e vuole solo essere lasciato in pace. Rinuncia all'affitto di una delle case più belle d'Inghilterra e si aspetta di essere trattato equamente". Un ex cortigiano ha aggiunto che "sarà sempre una questione di soldi" per quanto riguarda Andrew: "Verrà sostanzialmente svincolato dal contratto di locazione, quindi contratterà su ogni minimo dettaglio dell'accordo". C'è solo da aspettare, a questo punto, la risposta di Buckingham Palace.

Il premio Alis, è stato consegnato oggi al ministro dell'Agricoltura e Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida dal presidente di Alis, associazione logistica dell'intermodalità sostenibile, nel corso dell'assemblea di Alis.
"Il suo impegno per la promozione del Made in Italy, la sovranità alimentare e la qualità produttiva - si legge nella motivazione del riconoscimento - rappresenta un modello di equilibrio tra tradizione e innovazione decisamente significativo e il ruolo del ministro nella presentazione e promozione della candidatura della cucina italiana a patrimonio culturale immateriale dell'umanità Unesco, testimonianza concreta, della capacità di unire tutela delle radici culturali e promozione internazionale". "Attraverso politiche concrete, visione europea e vicinanza alle imprese e ai settori da noi rappresentati, ha contribuito a rafforzare il legame tra agricoltura, logistica e competitività, valori che Alis condivide e sostiene in ogni sua azione" continua la motivazione.

"Vogliamo prima di Natale che avvenga qualcosa, con un decreto, con un provvedimento?". Lo ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, nel corso della presentazione del libro di Gianni Alemanno e Fabio Falbo, 'L'emergenza negata, il collasso delle carceri italiane', con riferimento a un provvedimento per far terminare l'ultima parte della pena fuori dal carcere. "Chi ha il potere di farlo dia respiro" a queste persone.
Questo tentativo di avere un provvedimento "l'abbiamo fatto prima di Ferragosto perché c'era l'emergenza caldo - ha spiegato la seconda carica dello Stato - Proviamo con un'altro tipo di emergenza, quella della bontà, perché la bontà pare che abbia dei ritmi anch'essa. Sotto Natale la bontà aumenta e a Natale manca non molto", ha detto ancora con riferimento a una misura per ridurre il numero di detenuti, per dare un freno al sovraffollamento.
"Senza nulla togliere alle problematiche che ho sentito sviluppare in maniera egregia da chi prima di me ha preso la parola, si può discutere, ma il mio invito è facciamo uscire, anche dalla riunione di oggi, un invito a chi ha il potere e la potestà di farlo, di affrontare oggi anche solo la lampadina, non il lampadario, non la luna, ma di dare un po' di respiro a quelle carceri al collasso, lasciando che chi la pena l'ha già quasi interamente scontata possa magari continuare a scontarla dentro di sé o magari in un altro modo", ha affermato La Russa.
Il presidente del Senato ha poi sottolineato che "la pena in nessun caso può ledere la dignità di una persona. E allora la prima occasione in cui la dignità di una persona viene lesa è quando si trova a scontare la propria pena in una condizione di sovraffollamento, in una condizione in cui i bisogni basilari dell'uomo vengono pressati, vengono costretti a un ritmo che lede la dignità dell'uomo, su questo io mi sento di continuare a fare una battaglia".

Una donna di 84 anni è morta dopo essere stata investita da un autoarticolato guidato da un uomo di 75 anni. L'incidente è avvenuto questa mattina su via Prenestina, nel quartiere di Tor Tre Teste, a Roma.
Sul posto le pattuglie del V gruppo Casilino della polizia locale di Roma Capitale: il camion è stato messo sotto sequestro mentre il 75enne alla guida è stato sottoposto ai test di rito.

Oltre 1.300 persone sono morte in Indonesia, Sri Lanka, Thailandia e Malesia a causa delle devastanti alluvioni che hanno colpito l'Asia meridionale e sudorientale, provocate da piogge record. Secondo un'analisi dell'Afp basata sui dati della National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), diversi Paesi hanno registrato precipitazioni eccezionali, le più intense degli ultimi 13 anni: in alcune zone del sud-est asiatico è caduto fino a un metro di pioggia in più rispetto alla media di novembre del periodo 1991-2020, complice il riscaldamento globale che intensifica gli effetti di monsoni e cicloni tropicali.
Il bilancio più grave riguarda l'Indonesia, dove sono stati confermati finora 712 morti, 500 dispersi e 1,2 milioni di sfollati, soprattutto nelle province di Aceh, Sumatra Settentrionale e Sumatra Occidentale. Gli ambientalisti, insieme allo stesso governo indonesiano, indicano la deforestazione come una delle principali cause di frane e inondazioni improvvise.
Nelle aree più colpite continuano a mancare cibo, carburante e beni essenziali, con i prezzi che sono schizzati alle stelle. Molte strade restano interrotte e le scorte iniziano a scarseggiare. "Le persone hanno paura di restare senza carburante", ha raccontato una residente di Banda Aceh, rimasta in fila per ore a un distributore. Il governo ha annunciato l'invio urgente di 34 mila tonnellate di riso e 6,8 milioni di litri di olio da cucina, ma molti abitanti hanno denunciato ritardi negli aiuti.
Anche nello Sri Lanka, colpito dal ciclone Ditwah, la situazione è drammatica. Frane e inondazioni hanno devastato interi villaggi ed il bilancio ufficiale è già di 410 morti e 336 dispersi. Il presidente Anura Kumara Dissanayake ha dichiarato lo stato di emergenza, definendo l'ondata di maltempo "la più grave catastrofe naturale nella storia del Paese". Le forze armate, con il sostegno di India e Pakistan, stanno evacuando migliaia di persone rimaste isolate, mentre a Colombo le acque stanno lentamente defluendo. L'allerta frane resta altissima nelle regioni centrali.
Eventi estremi si stanno moltiplicando in tutta l'Asia. Una tempesta eccezionale ha colpito il Golfo del Bengala, causando almeno 176 morti nel sud della Thailandia e due nel nord della Malesia. In Vietnam, le alluvioni di metà novembre hanno provocato almeno 90 vittime, soprattutto nella regione montuosa di Dak Lak, dove si è registrato il record storico di precipitazioni. Anche Laos e Cambogia hanno superato i precedenti massimi di pioggia. Le Filippine, invece, sono state colpite da due tifoni consecutivi: Kalmaegi, che ha lasciato dietro di sé 230 morti, e Fung-wong, con altre 30 vittime nel nord del Paese.
In molte regioni asiatiche la situazione sta lentamente migliorando, ma centinaia di migliaia di persone restano nei centri di accoglienza senza accesso regolare ad acqua potabile e generi alimentari. Le organizzazioni umanitarie hanno avvertito che, se i collegamenti non verranno ripristinati rapidamente, il rischio di grave carenza di cibo sarà imminente. "Le comunità di Aceh rischiano fame e malnutrizione entro una settimana", ha messo in guardia Islamic Relief, che ha inviato una nave con 12 tonnellate di aiuti.
Intanto i soccorritori continuano a recuperare vittime e a raggiungere i villaggi ancora isolati. In molte aree, hanno raccontato i sopravvissuti, le inondazioni sono arrivate "come un'onda improvvisa", lasciando pochissimo tempo per mettersi in salvo. Le autorità temono che il bilancio delle vittime sia destinato a salire man mano che si raggiungono le zone più remote e si scava tra le macerie.

L'approvazione anche da parte dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) di nuove opzioni terapeutiche per il cancro al seno metastatico e in stadio avanzato "è importante per le migliaia di donne che attendono questo tipo di soluzione, ma è altrettanto importante che i nuovi farmaci trovino subito applicazione perché qualche mese di ritardo può fare la differenza su queste pazienti". Lo ha detto Rosanna D'Antona, presidente di Europa Donna Italia, intervenendo oggi a Milano all'incontro con la stampa organizzato da AstraZeneca per mettere in luce le prospettive offerte dalle terapie innovative per il carcinoma mammario avanzato o metastatico.
D'Antona si sofferma su quanto le donne con cancro al seno oggi siano più preparate rispetto al passato, anche grazie al supporto del medico di famiglia e di realtà come quella da lei presieduta che "rappresenta circa 200 associazioni sul territorio, sempre a disposizione". Alcune delle volontarie di Europa Donna, sottolinea, "lavorano nelle Breast Unit dopo un'opportuna formazione estesa anche alle nuove linee terapeutiche, in modo che possano trasferire le opportunità disponibili alle pazienti associate sul territorio".

L'approvazione anche da parte dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) di nuove opzioni terapeutiche per il cancro al seno metastatico e in stadio avanzato "è importante per le migliaia di donne che attendono questo tipo di soluzione, ma è altrettanto importante che i nuovi farmaci trovino subito applicazione perché qualche mese di ritardo può fare la differenza su queste pazienti". Lo ha detto Rosanna D'Antona, presidente di Europa Donna Italia, intervenendo oggi a Milano all'incontro con la stampa organizzato da AstraZeneca per mettere in luce le prospettive offerte dalle terapie innovative per il carcinoma mammario avanzato o metastatico.
D'Antona si sofferma su quanto le donne con cancro al seno oggi siano più preparate rispetto al passato, anche grazie al supporto del medico di famiglia e di realtà come quella da lei presieduta che "rappresenta circa 200 associazioni sul territorio, sempre a disposizione". Alcune delle volontarie di Europa Donna, sottolinea, "lavorano nelle Breast Unit dopo un'opportuna formazione estesa anche alle nuove linee terapeutiche, in modo che possano trasferire le opportunità disponibili alle pazienti associate sul territorio".

"Per il carcinoma della mammella ormono-positivo (Hr+) e Her2-negativo (Her2-) sono disponibili nuove opportunità legate agli inibitori della pathway Pi3k, ma è fondamentale gestire il test molecolare per selezionare le pazienti e offrire loro l'accesso ai nuovi trattamenti". Lo ha detto Nicola Fusco, direttore della Divisione di Anatomia patologica dello Ieo (Istituto europeo di oncologia) e professore di Anatomia patologica presso il Dipartimento di Oncologia ed Emato-oncologia dell'università di Milano, intervendo all'incontro con la stampa promosso oggi a Milano da AstraZeneca, per discutere delle prospettive offerte dalle terapie innovative per il carcinoma mammario avanzato.
I test molecolari citati dall'esperto "sono molto complessi e prendono in considerazione tante variabili", ha spiegato Fusco, evidenziando l'aspetto legato alla disponibilità di "tecnologie che siano sufficientemente sensibili e specifiche per quella specifica domanda clinica". Fusco ha poi sottolineato come l'impiego dei test molecolari sia "una sfida da abbracciare come gruppo multidisciplinare, consentendo anche alle pazienti gestite in un centro periferico di avere accesso ai test di eccellenza", conclude.

"Il sottotipo di malattia a recettore ormonale positivo (Hr+) e Her2- negativo è il più frequente tra i tumori alla mammella. Oggi emerge come novità terapeutica la possibilità di identificare dei bersagli specifici responsabili di fenomeni di resistenza alla terapia endocrina, come l'alterazione della pathway Pi3k/Akt. Lo studio di fase 3 CAPItello-291 ha valutato l'utilizzo di capivasertib, un inibitore di Akt, in combinazione con fulvestrant in pazienti che avevano sviluppato endocrino-resistenza. La combinazione si è dimostrata vantaggiosa, con un dimezzamento del rischio di progressione di malattia e la possibilità di ritardare la chemioterapia". Così Valentina Guarneri, direttrice dell'Unità operativa complessa di Oncologia 2 dello Iov, l'Istituto oncologico Veneto, e professoressa di Oncologia medica all'università di Padova, commentando lo studio CAPItello - pubblicato sul 'New England journal of medicine' - all'incontro con la stampa promosso oggi a Milano da AstraZeneca per approfondire le prospettive offerte dalle terapie innovative per il carcinoma mammario avanzato o metastatico.
Il tumore della mammella "è il più frequente in Italia, con circa 53mila nuove diagnosi ogni anno - spiega l'oncologa - Grazie allo screening e ai miglioramenti delle terapie, la maggior parte delle pazienti oggi può guarire dopo la diagnosi. Tuttavia, una parte di loro può recidivare e una alcune pazienti si presentano già con malattia metastatica all'esordio". I tumori alla mammella non sono tutti uguali ed è per questo importante scegliere il trattamento più adeguato. Per farlo "è necessario valutare alcuni biomarcatori che consentono di individuare la strategia terapeutica più opportuna", sottolinea Guarneri che rimarca l'importanza di "lavorare di concerto con i patologi e i biologi molecolari per cercare le alterazioni specifiche e poter candidare le pazienti a un trattamento potenzialmente più efficace".

Per la prima volta in Italia le tesi dei dottorandi in materie agroalimentari diventano uno strumento operativo per il mercato del lavoro. È quanto prevede il protocollo d’intesa firmato da UniCredit, Università di Bari e Foglie che introduce un sistema permanente di trasferimento della conoscenza dalle aule universitarie alle imprese agricole. L’accordo – formalizzato attraverso una convenzione quadro che disciplina attività di divulgazione, orientamento professionale, produzione multimediale e formazione congiunta – permette di raccogliere, classificare e rendere consultabili i risultati scientifici dei dottorandi in forma utilizzabile da aziende, tecnici, cooperative e operatori di filiera.
A questa infrastruttura si affianca un percorso formativo strutturato in collaborazione con UniCredit: a partire da gennaio 2026 saranno attivati moduli dedicati all’accesso al credito per l’impresa agricola, alla gestione del dialogo banca–impresa, alla costruzione del modello economico di una nuova attività, alla redazione del business plan, all’analisi dei fabbisogni finanziari e ai criteri di sostenibilità integrata per le PMI del comparto.
I corsi, erogati da specialisti e volontari della banca, saranno rivolti a imprenditori agricoli, giovani tecnici, studenti e professionisti che operano nelle filiere del Sud. L’accordo prevede inoltre seminari tematici, produzioni video girate nei campi sperimentali e nei laboratori universitari, attività di orientamento ai mestieri dell’agroalimentare e la programmazione di Job Day mirati all’incontro tra competenze scientifiche emergenti e imprese che richiedono profili avanzati su suoli, irrigazione, genetica vegetale, agricoltura digitale e riduzione degli input.
“La ricerca universitaria contiene soluzioni immediate per molte delle sfide delle nostre filiere: uso efficiente dell’acqua, fertilità del suolo, rese produttive, energia, nuove varietà, adattamento climatico", commenta Ferdinando Natali, regional manager Sud di UniCredit. "Rendere disponibile ai territori questa conoscenza significa rafforzare l’intera catena del valore e offrire ai giovani competenze realmente spendibili. Il nostro contributo si concentra su strumenti concreti: formazione bancaria e manageriale, competenze sul credito, supporto ai modelli di impresa e creazione di collegamenti stabili tra chi fa ricerca e chi produce valore economico. È un elemento di competitività e sviluppo sociale per il Sud”, spiega.
Secondo Foglie – Giovani Editori Associati, “portare le tesi fuori dagli atenei significa riconoscere il valore professionale del lavoro dei dottorandi e metterlo al servizio delle imprese. I risultati delle loro ricerche rappresentano un patrimonio che può influenzare scelte agronomiche, investimenti e modelli produttivi. Il nostro compito è tradurre questi contenuti, renderli accessibili e costruire un ponte stabile tra scienza e lavoro". L’iniziativa si configura "come uno dei primi modelli nazionali capaci di trasformare in modo sistemico il sapere accademico agricolo in competenze operative, con ricadute dirette sulla qualità delle produzioni, sull’innovazione delle filiere e sulle opportunità professionali”.

Resta ancora complesso il percorso verso una piena inclusione lavorativa delle persone con disabilità nonostante alcuni passi in avanti. Tra le persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo che potrebbero lavorare, solo il 40% risulta occupato, mentre il 30% è alla ricerca di un impiego. Pregiudizi, scarsa conoscenza della disabilità e l’assenza di servizi capaci di facilitare l’incontro tra domanda e offerta restano gli ostacoli principali nella ricerca di un impiego. Alla vigilia della 'Giornata internazionale della disabilità' (3 dicembre), la Fondazione studi consulenti del lavoro, in collaborazione con l’Associazione nazionale di famiglie e persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo (Anffas), ha diffuso un’anticipazione di una più ampia indagine, condotta su un campione di quasi 500 famiglie con persone con disabilità, che sarà presentata nei primi mesi del 2026, per offrire un quadro aggiornato sullo stato dell’inclusione professionale.
Dalle prime evidenze emerge che, nonostante un livello di istruzione medio-alto (il 43% possiede un diploma e il 15% una laurea) sono soprattutto le attività manuali e artigiane a garantire maggiori opportunità di accesso al lavoro. I settori più ricettivi risultano turismo (25%) e commercio (20%). Sul fronte contrattuale, solo il 28,5% degli occupati può contare su un contratto a tempo indeterminato, mentre il 13% lavora a termine e il 30,8% è inserito in un tirocinio.
Anche l’orario di lavoro riflette un quadro articolato: il 95% svolge attività part time, nel 55% dei casi per propria scelta, nel 40% dei casi su richiesta dell’azienda. Tra chi è in cerca di lavoro, il 55,3% utilizza i servizi pubblici e privati dedicati al collocamento, che nel 64% dei casi sono gratuiti, ma nel 20% a carico della famiglia. Per migliorare il livello di inclusione, quasi la metà degli intervistati (49%) indica la necessità di potenziare figure specializzate, come il disability manager. Seguono la richiesta di maggiori opportunità lavorative, anche attraverso strumenti contrattuali più flessibili (38%), e il rafforzamento dei servizi pubblici e privati dedicati a chi è in cerca di lavoro (37%).
“I dati che emergono confermano che c’è ancora molta strada da fare per garantire un accesso equo e dignitoso al lavoro delle persone con disabilità”, ha dichiarato il presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, Rosario De Luca. “È fondamentale intensificare le politiche attive anche tramite i nuovi strumenti digitali introdotti nel contesto del collocamento. Rafforzare i servizi dedicati e promuovere una maggiore conoscenza delle diverse forme di disabilità deve essere impegno di tutti, compreso il mondo delle imprese e quello professionale, per creare contesti lavorativi ancor più inclusivi e capaci di valorizzare le competenze di tutte le persone”, ha aggiunto.
“Ancora oggi, purtroppo, le persone con disabilità, e contestualmente le loro famiglie, hanno davanti un percorso ad ostacoli per riuscire ad entrare nel mondo del lavoro e la situazione è spesso più grave per le persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo, le cui capacità sono oggetto di pregiudizi e stereotipi”, ha dichiarato Roberto Speziale, presidente nazionale Anffas.
“Eppure, sono proprio loro a chiedere a gran voce di poter avere pari opportunità in ambito lavorativo per un lavoro vero e questo non solo per una questione di vita indipendente, ma per poter dare il loro contributo alla società al pari di tutti gli altri cittadini, come peraltro richiamato dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, che tutela il diritto al lavoro e vieta ogni forma di discriminazione. È quindi necessario l’impegno di tutti gli attori a vario titolo coinvolti per continuare a sensibilizzare e promuovere maggiore consapevolezza al fine di far rispettare un diritto sancito da normative nazionali e internazionali. Normative che prevedono, tra le altre cose, anche fattori come l’accomodamento ragionevole, ancora purtroppo poco conosciuto o non considerato”, ha concluso.

Il silenzio di Jannik Sinner e Matteo Berrettini inizia a fare rumore. I due tennisti azzurri non hanno postato alcun messaggio sui propri canali ufficiali social dopo la notizia della morte di Nicola Pietrangeli, scomparso ieri, lunedì 1 dicembre, all'età di 92 anni. Da Musetti a Paolini, passando per Cobolli e Nadal: tanti gli omaggi alla memoria del primo italiano a vincere un titolo Slam (Roland Garros nel 1959) e capitano nel trionfo in Coppa Davis del 1976, ma all'appello mancano Sinner e Berrettini.
I messaggi dei tennisti azzurri
Chi si aspettava un post sui social da parte di Sinner e Berrettini per Pietrangeli, insomma, è rimasto deluso. I due tennisti sono stati gli unici, insieme a Lorenzo Sonego, a non pubblicare nulla del gruppo azzurro in orbita Coppa Davis[1]. Lorenzo Musetti ha ripostato il comunicato della Federazione nelle proprie storie Instagram, aggiungendo un cuore spezzato. Lo stesso post è stato condiviso anche nelle storie di Jasmine Paolini, che ci ha aggiunto un cuore nero in segno di lutto. Tre cuori anche per Cobolli su Instagram.
"Caro Nick, se ne va un pezzo enorme della nostra storia. Questa foto a Montecarlo per me vale tutto: il tuo esempio, la tua ironia, la tua luce. Hai insegnato a tutti cosa significa vincere davvero. Buon viaggio, leggenda", ha scritto invece su Instagram Fabio Fognini postando la foto insieme a Montecarlo.
Pietrangeli e il (complicato) rapporto con Sinner
Nicola Pietrangeli ha sempre avuto in verità un rapporto 'complicato' con Jannik Sinner[2], fatto di elogi ma anche qualche polemica. L'ex tennista, il primo italiano a vincere uno Slam, è stato infatti protagonista di alcune uscite giudicate 'infelici' dai tifosi del numero due del mondo. Dietro il silenzio dell'altoatesino però non c'è risentimento, tanto che Sinner non si è mai espresso a riguardo, preferendo sempre, come suo solito, lasciar parlare il campo.
Dopo il no di Jannik alla Coppa Davis 2025, vinta comunque dall'Italia battendo la Spagna nella finale di Bologna, Pietrangeli aveva detto in un'intervista a 'Repubblica': "Mi dispiace molto, anche per lui. Si mette in fila dietro a quelli che pensano solo ai soldi e non ai tifosi". E non c'entra la classifica Atp: "Sinceramente non capisco. Rimane comunque numero due, potrà tornare numero uno, ha molti punti, ha molto tempo, molti tornei, cosa cambia? Una scelta incomprensibile, non è una cosa buona rinunciare alla maglia azzurra".
Nicola Pietrangeli aveva commentato il trionfo di Sinner agli ultimi Australian Open, subito dopo la vittoria nella finale contro Zverev, quando Jannik era diventato il tennista italiano con più titoli Slam di sempre, superando proprio Pietrangeli: ""È giusto che mi abbia sorpassato, i record sono fatti per essere battuti", aveva detto all'Adnkronos, "i conti però si fanno alla fine, gli auguro con tutto il cuore di fare ancora meglio. Io facevo paura in campo, ma non a tutti come lui".
Nessuna incoronazione come miglior tennista italiano di sempre però, per il momento, per Sinner: "Non so se sia il tennista italiano più forte di sempre, ha 23 anni. Vedremo quando ne avrà 30. Ora parlano tutti di Sinner, ma fino a due anni fa non si sapeva nemmeno chi fosse. A fine carriera vedremo se sarà stato il miglior tennista italiano di sempre, può succedere ancora qualunque cosa".

Garantire agli italiani un accesso tempestivo alle nuove terapie, colmando la distanza che separa l'approvazione europea dei trattamenti dalla loro effettiva disponibilità, senza costi aggiuntivi per il Ssn. E' l'obiettivo del tavolo di lavoro istituzionale 'Nuova policy di accesso ai farmaci: una svolta per il Servizio sanitario nazionale', che si apre oggi al Senato della Repubblica su iniziativa del senatore Francesco Zaffini, presidente della X Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale.
"Sono stato sin dal principio d'accordo nel dare la disponibilità per questo confronto sul tema dell'accesso precoce al farmaco, un tema sul quale sono molto sensibile - dichiara Zaffini - Lo testimonia il fatto che, insieme ad Aifa, abbiamo elaborato un emendamento alla legge di Bilancio che deve comunque fare i conti con la sostenibilità di una Finanziaria che, come noto, è limitata dall'enorme debito pubblico che questo Governo si è ritrovato sulle spalle. Questo non toglie la più profonda consapevolezza sulla necessità di accorciare i tempi di disponibilità di farmaci innovativi e di terapie avanzate da mettere a disposizione per la nostra popolazione, abbattendo i tempi di attesa che sono purtroppo ancora troppo lunghi. Se non ci riusciremo con questa legge di Bilancio - sottolinea - dovremo comunque affrontare e risolvere questa problematica nell'immediato, successivamente nei prossimi provvedimenti in itinere, in quanto rappresenta senza dubbio una priorità".
Durante il confronto tra istituzioni ed esperti - rappresentanti del Governo, delle Commissioni di Camera e Senato, dell'Agenzia italiana del farmaco, del ministero della Salute e delle associazioni di categoria e dei pazienti - sono stati presentati i risultati di un nuovo studio realizzato da Fabrizio Gianfrate, economista sanitario e docente presso diverse università italiane. Dall'analisi emerge che nel nostro Paese passa oltre 1 anno dall'approvazione di un farmaco da parte dell'Agenzia europea dei medicinali (Ema) alla sua effettiva disponibilità: è il tempo medio che separa i pazienti italiani dalla possibilità di curarsi con le terapie più innovative. "Sebbene con la riforma dell'Aifa la durata media delle procedure di ammissione alla rimborsabilità cominci a ridursi - osserva Gianfrate - i tempi di effettivo accesso alle terapie rimangono ancora molto lunghi rispetto ad altre realtà europee. Ad esempio, il cittadino tedesco ha la possibilità di accedere ai trattamenti pochi giorni dopo l'approvazione dell'Ema, e in Francia - grazie al programma di Accès Précoce - 76 nuovi farmaci sono stati rimborsati entro 8 settimane, riducendo dell'85% i tempi normalmente richiesti, con beneficio per oltre 120mila pazienti. In Italia si tratta di tempi fisiologicamente poco comprimibili per la natura stessa del processo di negoziazione, finalizzato a raggiungere un accordo sul prezzo e la rimborsabilità". Si tratta di "un limite oggettivo che rende ancora più necessaria l'adozione di modelli alternativi".
Il modello teorizzato dallo studio di Gianfrate - spiega una nota - prevede che, appena approvato dall'Ema, un farmaco nuovo o di alto interesse terapeutico venga reso subito disponibile dall'azienda farmaceutica titolare, al prezzo libero definito dalla stessa o comunque temporaneo non negoziato. In questo modo, i pazienti che sono considerati eleggibili al trattamento beneficeranno della terapia immediatamente e senza ritardi. Nel frattempo viene avviata la negoziazione con Aifa per definire prezzo e rimborsabilità, come di consueto. Raggiunto l'accordo, anche dopo molti mesi, come accade oggi, si conguaglia quanto speso nel periodo a prezzo libero o temporaneo con quanto si sarebbe speso invece col prezzo finale negoziato. Il produttore quindi restituirà l'eccedenza incassata - payback - come se la negoziazione del prezzo finale fosse stata concordata il giorno dopo l'approvazione Ema. Una nuova policy di accesso e rimborsabilità precoce, come quella proposta al tavolo di lavoro - secondo gli esperti - renderebbe immediatamente disponibili i nuovi farmaci dopo l'approvazione Ema, a costo invariato per il Ssn. Il tavolo di lavoro avrà quindi il compito di valutare come adattare al contesto italiano i modelli europei, superando i vincoli di contabilità pubblica e accelerando la disponibilità delle terapie innovative.
Dallo studio emergono inoltre risultati molto rilevanti in termini di benefici clinici ed economici per il Ssn, prosegue la nota. Sono state effettuate delle simulazioni proiettando l'applicazione di questa proposta a farmaci particolarmente importanti, orfani, oncologici o in aree cardiovascolare e respiratoria. Considerando i farmaci rimborsati nell'ultimo triennio, l'adozione di questo schema avrebbe generato risparmi per oltre 800 milioni euro nel 2024 e fino a più di 1 miliardo nel 2022, oltre a ridurre mortalità e morbilità. "Abbiamo scelto di sostenere in modo non condizionato questo studio per favorire una nuova policy di accesso ai farmaci innovativi in grado di garantire, al contempo, la sostenibilità della spesa pubblica - afferma Fabrizio Celia, amministratore delegato argenx Italia - In un momento in cui l'innovazione farmaceutica corre veloce e le esigenze dei pazienti si fanno sempre più urgenti, ridurre i tempi di accesso ai farmaci innovativi non è solo una questione di equità, ma anche di competitività del sistema Paese: significa allineare l'Italia agli standard europei e valorizzare la ricerca che genera valore per i pazienti e per il Ssn".
L'autorizzazione dei nuovi farmaci - ricorda la nota - avviene attraverso una procedura centralizzata gestita dall'Ema che garantisce un'autorizzazione all'immissione in commercio valida in tutta l'Ue e nello Spazio economico europeo. Tuttavia l'accesso effettivo dei pazienti ai nuovi farmaci dipende da complesse procedure di rimborsabilità in ciascun Paese membro. La determinazione di prezzo e rimborso (P&R) resta infatti una competenza nazionale, con processi e tempistiche di valutazione che variano significativamente tra i vari Stati membri.

"L'accesso al farmaco è una delle prime priorità che dovremo affrontare" come Governo. "C'è un tema di giustizia e anche di economicità. E' stato studiato che poter garantire le nuove terapie in tempi rapidi e tempestivi rispetto al progredire della patologia comporta anche dei risparmi importanti in termini di spesa corrente per il nostro Servizio sanitario nazionale. C'è grande consapevolezza del fatto che bisogna fare e fare con urgenza". Lo ha detto Francesco Zaffini, presidente X Commissione Sanità del Senato, in un videomessaggio in occasione dell'apertura del tavolo di lavoro istituzionale sull'accesso precoce ai nuovi farmaci, avviato oggi a Palazzo Madama su iniziativa del senatore e dedicato a individuare un modello che riduca i tempi di disponibilità delle terapie innovative rispetto all'approvazione europea.
Nel corso dell'evento è infatti stato presentato uno studio che dimostra come, considerando i farmaci rimborsati nell'ultimo triennio, l'adozione di una nuova policy avrebbe generato risparmi per oltre 800 milioni euro nel 2024 e fino a oltre 1 miliardo nel 2022, oltre a ridurre mortalità e morbilità.
"Questi appuntamenti sono per noi politici importanti. Recentemente eravamo nella sede di Alis per gli Interporti, non veniamo qui a dire che abbiamo fatto tutto, ci attendono ancora molte sfide. Qualunque riforma che porteremo avanti in Parlamento sarà condivisa con voi, forse non sempre saremo d’accordo, ma non potrete mai dire che vi è calata dall’alto". Lo ha dichiarato Salvatore Deidda, presidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati, durante l’Assemblea Generale Alis, all’Auditorium Parco della Musica di Roma.
Deidda ha poi evidenziato l'importanza di aziende che premiano la modernizzazione, per poi collegarsi al prossimo provvedimento che riguarda la cantieristica europea: "Possiamo produrre in Europa e, soprattutto, possiamo produrre in Italia, è una battaglia che stiamo portando avanti e lo faremo anche grazie ad Alis".
"Il tema della rigenerazione urbana, oggi molto dibattuto e oggetto anche della scrittura di una legge nazionale, può realmente cambiare il modo in cui le città vengono vissute. Parliamo di un processo che richiede coordinamento e strumenti aggiornati: esistono anagrafi dei siti inquinati a livello locale, ma manca un’anagrafe nazionale in grado di offrire una mappatura univoca e completa del fenomeno. Senza questa base informativa, il rischio è procedere in modo disomogeneo, rallentando interventi strategici". Lo ha dichiarato Claudio Soldà, vicepresidente public affairs & CSR di The Adecco Group Italia, nel corso del talk 'Innovazione, sicurezza e coesione sociale per l’Italia che investe nel futuro' durante l’Assemblea Generale Alis, presso l’Auditorium Parco della Musica di Roma.

La firma digitale continua a rappresentare uno degli strumenti chiave nei processi di trasformazione digitale di cittadini, professionisti e imprese. Consente di sottoscrivere documenti elettronici con pieno valore legale, garantendo autenticità e integrità, ed è sempre più utilizzata in ambito amministrativo, contrattuale e societario. In Italia il numero di certificati attivi è in costante crescita, spinto dall’aumento dei servizi digitali e dalla necessità di procedure più rapide. In questo scenario, Namirial, provider europeo di servizi fiduciari qualificati, introduce Sign It, una nuova modalità di attivazione della firma digitale qualificata che permette agli utenti di completare l’emissione del certificato in autonomia. L’operazione avviene interamente online tramite strumenti di identità digitale come Spid o Carta d’Identità Elettronica, eliminando la necessità di inizializzazione manuale da parte di un operatore (Rao).
Oggi in Italia ci sono oltre 6,7 milioni di firme digitali su dispositivo, secondo l’ultimo dato disponibile di AgID. Per attivarle è sempre stato necessario l’intervento di un operatore della Certification Authority (come Namirial), che configurava il dispositivo prima della consegna al cliente. Tutto questo prima di Sign It. Il dispositivo, disponibile in versione token Usb e smart card, rispetta i requisiti del regolamento europeo eIDAS e propone un modello pensato per semplificare i passaggi tecnici, riducendo tempi e complessità operative. Secondo Namirial, l’obiettivo è rendere più immediato l’accesso a strumenti di firma qualificata oggi centrali nei flussi documentali di aziende e professionisti.
Per favorire una diffusione più ampia, Sign It è disponibile sia attraverso i canali professionali tradizionali sia su piattaforme di largo consumo come Amazon.it, con l’intento di avvicinare anche il pubblico generalista a tecnologie con pieno valore legale. Tutte le informazioni sulla soluzione sono disponibili sul sito www.sign.it

Una nuova polemica investe la fiera della piccola e media editoria 'Più Libri Più Liberi' di Roma. Con una lettera aperta, un nutrito gruppo di autori, autrici, case editrici e personalità del mondo della cultura ha espresso "sorpresa" per la presenza tra gli stand di 'Passaggio al Bosco', una "casa editrice il cui catalogo si basa in larga parte sull'esaltazione di esperienze e figure fondanti del pantheon nazifascista e antisemita". L'appello, firmato da nomi di primissimo piano della cultura italiana come Alessandro Barbero, Antonio Scurati, Zerocalcare, Carlo Ginzburg, Daria Bignardi e Caparezza, si rivolge direttamente all'Associazione Italiana Editori (Aie), responsabile dell'assegnazione degli spazi, chiedendo una riflessione sull'opportunità di tale presenza.
L'appello
Nel testo, i firmatari contestano la definizione di "pensiero identitario" usata dall'editore, sottolineando come nel catalogo figurino opere apologetiche. Viene citato il pamphlet di Léon Degrelle, fondatore della divisione vallona delle Waffen SS, descritto come "impareggiabile contributo alla formazione dell’élite militante". Lo stesso Degrelle, insieme a Corneliu Zelea Codreanu, fondatore del movimento fascista e antisemita romeno della Guardia di Ferro, viene indicato tra gli interpreti delle "più alte virtù di coraggio, disciplina, senso del dovere". "Appare evidente - si legge nell'appello - che non si tratta di testi di studio o di indagine su determinati fenomeni o periodi storici, ma di un progetto apologetico che dipinge la temperie dei fascismi europei, anche nei loro aspetti più violenti, persecutori e sanguinari, come un'esperienza eroica da cui trarre esempio".
La lettera pone quindi una domanda diretta all'Aie, citando l'articolo 24 del regolamento della fiera ("Osservanza di leggi e regolamenti"). Tale norma, sottoscritta da ogni espositore, impegna ad aderire "a tutti i valori espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani", rifiutando "ogni forma di discriminazione". I promotori dell'appello, dunque, si chiedono come questo tipo di pubblicazioni possa essere ritenuto compatibile con tale regolamento. L'obiettivo, concludono, è "aprire una riflessione sull'opportunità della presenza di tali contenuti in una fiera che dovrebbe promuovere cultura e valori democratici".
Tra le decine di firme in calce all'appello figurano, tra gli altri: Anna Foa, Alessandro Barbero, Antonio Scurati, Zerocalcare, Domenico Starnone, Carlo Ginzburg, Domenico Procacci, Loredana Lipperini, Christian Raimo, Caparezza, Valerio Renzi, Massimo Giannini, Daria Bignardi, Giovanni De Mauro, Simone Pieranni, Valerio Nicolosi, Stefano Feltri, Maicol e Mirco, Vera Gheno, Tomaso Montanari, Marino Sinibaldi, Paolo Di Paolo, Vincenzo Latronico, Giulia Caminito, Valerio Mastandrea, Paolo Rossi, Ascanio Celestini, Carlo Greppi, Roberto Recchioni, Francesco Pacifico, Massimiliano Tarantino (Fondazione Feltrinelli) e case editrici come Minimum Fax, Fandango Libri, Coconino Press, Becco Giallo, Bao Publishing, edizioni Tlon, Add Editore, 66thand2nd Edizioni e molte altre.
La replica della casa editrice: "Non è un party, paghiamo per esserci"
"Le fiere librarie non sono un party: non si viene invitati, ma ci si iscrive sottoscrivendo un contratto. Non partecipiamo su delega, invito o raccomandazione, ma perché svolgiamo il lavoro di editori", così la casa editrice Passaggio al Bosco replica alle polemiche sollevate per la sua presenza alla fiera della piccola e media editoria. Contattato dall'Adnkronos, l'editore ribadisce la sua posizione, già espressa sui social dopo la richiesta di esclusione avanzata nei giorni scorsi dall'ex deputato Pd Emanuele Fiano. Richiesta alla quale è seguita una lettera aperta firmata da autori, editori e personalità della cultura che esprimono "sorpresa" per la presenza dello stand.
Nella nota, Passaggio al Bosco si rivolge direttamente a Fiano, accusandolo di basare le sue ragioni su "un copia e incolla da un paio di articoli presenti in rete e già oggetto di querela da parte nostra", che rientrerebbero "nel classico schema della 'reductio ad hitlerum'". La casa editrice sottolinea di essersi iscritta alla fiera per "cinque anni di fila, attendendo pazientemente che si liberasse uno spazio".
Passaggio al Bosco, che conta quasi 300 titoli in catalogo, definisce la propria linea editoriale come "un punto di vista: quello del pensiero identitario". Per tanto "non alimenteremo in alcun modo una polemica sterile, che rischia soltanto di mettere in ombra la grande portata di una kermesse culturale che ha mille e più temi da proporre". Infine, la casa editrice ringrazia l’Associazione Italiana Editori "per aver confermato la nostra presenza, garantendo 'la libertà di pensiero, di espressione e in particolare di edizione in tutte le sue forme'".

Semplice come fare una doccia? Non proprio. Anche l'igiene può avere controindicazioni soprattutto quando la pelle diventa matura e subisce di più l'aggressione dei detergenti. E persino della stessa acqua, "perché anche questa è un potenziale irritante se troppo frequente, se troppo calda o se troppo fredda". Lo spiega all'Adnkronos Salute Alessandro Borghi, docente di Dermatologia all'università di Ferrara e componente del consiglio direttivo della Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse (Sidemast), evidenziando che se lavarsi poco irrita la pelle, "anche farlo troppo non è salutare in particolare dopo una certa età". Sconsigliabile, quindi, per gli over 65 "farla tutti i giorni: 2 volte a settiman a è sufficiente", suggerisce.
Insomma nemmeno la doccia è un 'affare semplice' per la salute come potrebbe sembrare, "specialmente nelle persone mature, caratterizzate da una cute che cambia. Più si va avanti con il tempo, infatti - illustra lo specialista - più la pelle va incontro a modifiche, in particolare alla perdita graduale della funzionalità delle ghiandole sebacee. La pelle dell'anziano perde la sua morbidezza perché meno 'aiutata' da quell'emolliente naturale, il sebo, che insieme alla componente idrica delle ghiandole sudoripare eccrine crea una pellicola, un film idrolipidico, che è un emolliente naturale. La pelle diventa più vulnerabile anche dal punto di vista biochimico nei confronti di potenziali irritanti eterni. E paradossalmente la doccia, la temperatura dell'acqua, l'acqua stessa, i detergenti possono irritarla, perché il soggetto anziano è mediamente meno attrezzato anatomicamente, biologicamente, biochimicamente per contrastare l'effetto irritante".
In questo quadro anche la scelta del detergente conta, in particolare "per chi ha la pelle più matura o ha patologie dermatologiche. Bisogna preferire dei detergenti delicati - consiglia l'esperto - L'olio è la formulazione ideale nel soggetto anziano, anche se spesso non è un prodotto gradito perché, non essendo schiumogeno, dà la sensazione di non lavarsi abbastanza. Ma dobbiamo ricordare che la schiuma è data da tensioattivi che sono un po' aggressivi". L'olio può avere anche il vantaggio di "un costo minore, se si scelgono ad esempio quelli comunemente usati per i bambini. Anche l'olio usato da chi ha la dermatite atopica va bene perché il problema è il medesimo: una pelle più vulnerabile verso stimoli esterni potenzialmente irritanti".
Non sono solo i prodotti detergenti il problema, perché la pelle matura può avere nemici insospettabili. "In genere - continua Borghi - pensiamo che gli irritanti siano per forza sostanze che hanno caratteristiche di pH particolare: acidi, alcali, ma in realtà l'acqua stessa è un potenziale irritante. Basti pensare che chi lava spesso le mani, o chi per motivi professionali ha un contatto frequente, ha anche più spesso problemi di dermatite delle mani. E questo non dipende solo dall'esposizione, ma anche da quanto la pelle sia strutturata e resistente verso l'acqua. E quindi si torna allo stesso concetto: per la pelle più vulnerabile degli anziani la frequenza è maggiormente irritante".
E contano anche la 'durezza' e la qualità dell'acqua, "non c'è dubbio", sottolinea Borghi. "Due docce a settimana, insomma, sono più che sufficienti. Questo magari d'estate diventa un po' più problematico, perché si suda e la doccia diventa un'esigenza più impellente. Si può aumentare la frequenza, ma con una doccia molto rapida, tiepida. Vanno evitate le temperature estreme in un senso o nell'altro. E sempre utilizzando una minima quantità di detergente molto delicato", raccomanda il dermatologo. In generale, d'estate come d'inverno, "suggerisco a tutti, e agli anziani a maggior ragione in virtù della maggior secchezza cutanea che può essere ulteriormente compromessa dalla doccia, di idratare la pelle dopo essersi lavati, usando prodotti che siano sia idratanti sia emollienti".
D'inverno "sono da prediligere prodotti un po' più grassi, un po' più emollienti e nutrienti: la pelle ha più bisogno di ammorbidirsi, oltre che di idratazione. D'estate viceversa si possono preferire idratanti più evanescenti, come i latti o i doposole, più funzionali con il caldo". L'utilizzo di un idratante con emolliente dopo le docce è un'abitudine utile che va a bilanciare quei difetti strutturali, biochimici della pelle dell'anziano e va a prevenire il rischio, per esempio, di quella sensazione di fastidio, secchezza, irritazione. Dovrebbe diventare una prassi per tutti", conclude Borghi.
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