
"Nel processo della Banda della Magliana nessuno ha fatto cenno alla vicenda di Emanuela Orlandi anche se - lo hanno dimostrato i processi successivi - c'era una corsa da parte di molti a formulare le narrazioni più mirabolanti proprio al fine di guadagnarsi lo status di collaboratore di giustizia con tutto ciò che ne conseguiva sul piano dei benefici carcerari". Lo ha affermato Otello Lupacchini, giudice istruttore dell'inchiesta sulla cosiddetta Banda della Magliana nel periodo tra il 1990 e il 1994, nonché autore del libro '12 donne un solo assassino', ascoltato in audizione davanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. "Che nessuno abbia parlato di Emanuela Orlandi per me è molto più significativo che se ne avessero parlato: era un boccone ghiotto da addentare, ma sul punto nessuno ha parlato all'epoca, salvo poi rigurgiti successivi".
Le parole di Sabrina Minardi
Per quanto riguarda le parole di Sabrina Minardi (che fu legata sentimentalmente a De Pedis, ndr.), secondo Lupacchini, non è stata creduta proprio per le sue stesse affermazioni visto che dichiarò che "De Pedis le aveva mostrato due sacchi della spazzatura con all'interno due cadaveri: in uno c'era quello di Orlandi, nell'altro quello del piccolo Nicitra, ma c'è un particolare: il piccolo Nicitra sparì nel '93 e De Pedis morì nel '90". "Se la banda della Magliana fosse stata coinvolta (nella vicenda Orlandi, ndr.), mi sembra strano che nessuno ne abbia parlato", ha precisato l'ex magistrato nel corso dell'audizione. Soffermandosi poi sulle dinamiche interne alla banda Lupacchini ha anche osservato che "in nessun caso emerse che il conflitto (tra i due gruppi dell'organizzazione criminale, ndr.) avesse tra le varie cause anche il rapimento della Orlandi che sicuramente non rientrava nell''oggetto sociale' della banda della Magliana".
Enrico De Pedis ebbe un ruolo?
A una domanda sull'ipotesi di un eventuale ruolo, anche autonomo, di Enrico De Pedis, nella scomparsa della cittadina vaticana, Lupacchini ha risposto che "in linea di principio nulla lo esclude" pur ribadendo che la vicenda non fosse di interesse della banda. Alla domanda della commissaria M5s Stefania Ascari che gli ha chiesto se, "nella sua attività di magistrato o nelle indagini le è mai stato riferito direttamente o indirettamente qualche elemento oggettivo e verificabile che colleghi in modo credibile la banda della Magliana alla vicenda Orlandi e Gregori", Lupacchini ha risposto un "no" secco.
La prova sull'ostaggio
Durante l'audizione Lupacchini ha anche fatto riferimento a ciò che lo ha colpito della vicenda della cittadina vaticana scomparsa: "Non escludo che nella strumentalizzazione del rapimento Orlandi si siano aperti altri filoni di ricatto, quello che posso dire è che per quanto concerne i rapporti documentati da intercettazioni telefoniche e dichiarazioni varie raccolte relativamente all'interlocuzione ai fini del riscatto dell'ostaggio" un elemento che mi "colpisce è che non ci sia mai né l'offerta né la richiesta di una prova dell'esistenza in vita dell'ostaggio". Lupacchini non si riferisce certo ai familiari della ragazza, ma "ai diversi soggetti che potevano essere toccati dal sequestro, se strumentalizzato in un certo modo, eppure nessuno, pur partecipando all'interlocuzione, ha chiesto mai la prova dell'esistenza in vita né coloro che si prospettavano come rapitori e detentori dell'ostaggio hanno offerto mai questa prova".
I servizi segreti e Gangi
L'ex magistrato ha puntato l'attenzione sui Servizi segreti e in particolare sulle indagini svolte all'epoca da Gangi (Giulio l'agente che si occupò del caso ndr): "C'erano stato un attentato al Papa e altre vicende, vuole che i servizi segreti non si siano interessati anche alla vicenda Orlandi? - ha detto Lupacchini rivolgendosi a un commissario - E nel caso in cui se ne sono interessati cosa è venuto fuori?". L'ex magistrato ha ricordato "la vicenda di Gangi, uomo del Servizi che si è gettato in una ricerca autonoma o indirizzato da qualcuno". "Indubbiamente Gangi aveva accertato qualcosa: per conto di chi? Dove sono finiti i suoi accertamenti? - si è chiesto Lupacchini - Come mai è stato rimosso da quell'incarico? Bisogna muoversi in questa logica, lavorare di fantasia non serve a niente e a nessuno, aprire gli armadi e vedere cosa ci si trova dentro forse potrebbe essere utile". E alla domanda a quali armadi si riferisse, Lupacchini ha fatto riferimento agli "atti prodotti in Vaticano cioè l'esistenza di qualche dossier relativo a questa vicenda, ma anche a quelli dei Servizi perché le attività di Gangi e della sua squadra, che poi venne estromessa, da qualche parte sicuramente arrivarono".

Si torna a parlare del servizio militare, dopo l'annuncio del ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha lanciato l'idea di reintrodurlo in Italia, come stanno valutando di fare anche in Francia e Germania. Il tema è stato più volte affrontato in Parlamento, dove non mancano proposte per un ritorno alla leva obbligatoria o di adesione alle forze armate in maniera volontaria.
Tra Camera e Senato sono due, in particolare, le proposte di legge che puntano dritto al ripristino dell'obbligo di servizio militare (o civile). Norme che potrebbero rimettere in discussione la legge Martino -governo Berlusconi- che ha tecnicamente 'sospeso' dal primo gennaio 2005 il servizio di leva obbligatorio in Italia. Venti anni senza 'Naia', in cui non sono però mancati i richiami al tema, con tanto di dibattito e posizioni a favore e contrarie al ritorno alla leva obbligatoria.
Leva obbligatoria per 6 mesi, la proposta della Lega
Nella legislatura in corso, la XIXesima, la proposta più recente per l'arruolamento per legge è quella presentata alla Camera il 15 maggio del 2024, a firma del deputato Eugenio Zoffili della Lega ("Istituzione del servizio militare e civile universale territoriale e delega al Governo per la sua disciplina"). Il progetto di legge del fedelissimo di Salvini punta a reintrodurre la leva universale -sei mesi obbligatori per ragazzi e ragazze- dando seguito a quanto preannunciato dallo stesso Matteo Salvini al raduno degli Alpini di Vicenza, lo scorso 12 maggio. Il leader della Lega, ospite delle penne nere, aveva parlato della necessità di ripristinare il servizio militare, definito "una grande forma di educazione civica da impartire ai ragazzi". Il testo è stato depositato alla Camera e sta proseguendo il suo iter per l'assegnazione alle commissioni parlamentari competenti per materia.
Due sono le opzioni previste nella pdl, che viene 'depositata' in questi giorni a Montecitorio: "Formazione militare o impiego di tipo civile, che coinvolga per sei mesi tutti i cittadini italiani tra i 18 e i 26 anni di età". La Lega, nel testo, chiede che i sei mesi della nuova leva siano poi svolti 'esclusivamente sul territorio nazionale e nella propria regione di residenza o domicilio, con priorità alla propria provincia, salvo espressa richiesta del cittadino ad essere impiegato in altri ambiti territoriali nazionali e previa disponibilità e autorizzazione dell’Autorità preposta".
A ridosso della uscita leghista non mancò una sottolineatura proprio del ministro Crosetto ("Le forze armate non possono essere pensate come un luogo per educare i giovani, cosa che deve essere fatta dalla famiglia e dalla scuola"), che bocciò di fatto la proposta di Salvini, con argomenti che poi furono ripetuti anche dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, pronto a ribadire la contrarietà a un servizio militare obbligatorio.
Le altre proposte
Dal Consiglio regionale Friuli-Venezia Giulia è invece arrivata in Senato un ddl per l''Istituzione del servizio civile o militare obbligatorio', un testo presentato lo scorso marzo e non ancora assegnato in Commissione, articolato sulla falsariga della proposta di Zoffili. Tornando alla Camera, sul tema di un ritorno al servizio militare -ma di tipo volontario- si trova in fase di assegnazione la proposta firmata dal meloniano Edmondo Cirielli. Un testo di 'delega al Governo per l'istituzione di un Servizio nazionale militare di volontari per la mobilitazione'.
Si tratta nello specifico dell'"istituzione e il funzionamento di un Servizio nazionale militare di volontari per la mobilitazione (SNM), con il compito prioritario della difesa della Patria, sancito dall’articolo 52 della Costituzione", come si legge nell'art.1. Un sistema che quindi resta in linea con la volontarietà dell'adesione al servizio, aperto ai cittadini che "intendono concorrere alla difesa delle istituzioni, della collettività e dei beni della Patria, nel territorio nazionale e all’estero", viene spiegato nel testo di Cirielli.
I riservisti
Iniziativa quest'ultima che ne richiama un'altra sulla 'riserva militare', depositata dal presidente della Commissione Difesa della Camera, Nino Minardo, a febbraio scorso. Una sorta di bacino di riservisti, da costituire sul modello israeliano. Una forza da mobilitare rapidamente in caso di grave minaccia per la sicurezza del Paese o di stato d’emergenza.
Un mini-esercito supplementare che, secondo la proposta, potrebbe essere mobilitato dal governo sia in tempo di conflitto o di grave crisi suscettibili di ripercuotersi sulla sicurezza dello Stato, sia per la difesa dei confini nazionali, sia in caso di dichiarazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale da parte del Consiglio dei ministri. Anche in questo caso non mancarono le polemiche, visto che la catena di comando dei riservisti portava direttamente a Palazzo Chigi, prevedendo un via libera delle Camere al suo impiego in tempi brevi.
Succede a Mereu che lascia l'incarico dopo 16 anni... 
"La nascita della Fondazione Ig-Ibd è veramente un'evoluzione della società scientifica che negli anni ha registrato" traguardi "straordinari in termini di risultati scientifici, ma anche educazionali. Abbiamo già posto le basi per almeno 4-5 studi scientifici di ampio respiro". Così Ambrogio Orlando, coordinatore del comitato scientifico Ig-Ibd, intervenendo oggi all'apertura del XVI Congresso nazionale della società scientifica che riunisce a Riccione gli esperti in malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici).
La nascita nella Fondazione, nell'edizione 2025 del convegno, avviene a 20 anni dalla nascita della società scientifica Ig-Ibd. "Credo che sia veramente un grandissimo coronamento - osserva Orlando - di questi 20 anni di attività che hanno portato questa società a essere una delle più importanti sulle malattie infiammatorie coniche intestinali in Europa e tra le migliori nel mondo". L'obiettivo della Fondazione è di "realizzare degli studi osservazionali", ma c'è "l'ambizione di poter realizzare anche degli studi controllati, nel tempo, sulle malattie infiammatorie coniche intestinali grazie alla possibilità che la Fondazione ha di ricevere finanziamenti da parte delle aziende, ma anche da altre strutture".

"Il congresso nazionale della società scientifica Ig-Ibd è l'occasione annuale per affrontare diversi temi di innovazione per quanto riguarda le terapie, ma anche in senso più largo sulla gestione, le innovazioni tecnologiche relative alla diagnosi, al monitoraggio delle malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici) che in Italia si stima interessino circa 250mila persone. Non abbiamo ancora strumenti che possano in maniera efficace prevenire lo sviluppo di queste malattie, ma stiamo facendo dei passi avanti. Sappiamo però i fattori su cui agire: aspetti nutrizionali, la diagnosi precoce". Lo ha detto Massimo Claudio Fantini, segretario generale Ig Ibd, professore ordinario di Gastroenterologia dell'università degli Studi di Cagliari, aprendo oggi il XVI Congresso Ig-Ibd, l'appuntamento che riunisce a Riccione oltre mille specialisti impegnati nella ricerca, nella divulgazione e nella formazione sulle Mici.
"Sappiamo che queste malattie sono purtroppo affette da un ritardo diagnostico rilevante - spiega Fantini - meno rilevante nella colite ulcerosa, ma assai di più nella malattia di Crohn". Questo compromette non solo "la gestione processo infiammatorio, ma anche delle complicanze che la mancata di diagnosi precoce può produrre nei pazienti". Questo congresso, conclude il segretario Ig-Ibd, "punta anche molto sui giovani clinici. I giovani sono la fondamentale risorsa del futuro nella gestione dei pazienti affetti da queste patologie. E' importante la loro formazione".

"Oggi possiamo delineare lo stato dell’arte della professione infermieristica e delle innovazioni che si stanno affacciando in questo periodo". Lo ha detto Elena Fanton, dirigente della direzione Risorse umane del Sistema sanitario regionale del Veneto, intervenendo al panel 'Un nuovo sistema sanitario. La riforma in cammino' del Forum Risk Management di Arezzo. Illustrando il percorso del nuovo piano strategico per l’introduzione dell’assistente infermiere, Fanton ha spiegato che si tratta di "un documento nato dal lavoro condiviso di ministero della Salute, Regioni, Agenas, Fnopi, Sidmi e Conferenza delle lauree delle professioni sanitarie", con l’obiettivo di accompagnare la figura "in modo coerente, sicuro e uniforme" nelle strutture sanitarie e sociosanitarie. Al centro del piano ci sono "la definizione degli standard formativi che il Dpcm 28 febbraio 2025 non dettaglia completamente" e "la calibrazione dell’impatto nei setting assistenziali", per garantire qualità e sicurezza. Il documento contiene allegati su corsi, tirocinio, esame di qualifica, definizione del fabbisogno formativo e introduzione guidata, con una regia regionale nelle prime fasi applicative.
Nel corso del panel è stato ricordato che la Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato il piano strategico nella seduta del 26 novembre 2025, trasmettendolo oggi alla Conferenza unificata Stato–Regioni per il prosieguo dell’iter istituzionale. Fanton ha sottolineato che il lavoro "ha preso forma nell’arco di pochi mesi" grazie alla condivisione dell’urgenza e all’impegno dei soggetti coinvolti, con l’obiettivo di rendere operative le linee applicative "nel prossimo biennio".
Specialisti dell'Arma a caccia di oggetti e tracce biologiche... 
"L’Aquila per noi rappresenta un investimento molto importante perché significa inserire competenze tecnologiche sull'innovazione, sull'intelligenza artificiale che riteniamo fondamentali per la crescita e lo sviluppo dell'azienda e dall'altra parte dare un'opportunità a un territorio che purtroppo ha vissuto un passato non troppo felice. Si tratta di offrire un'opportunità di supporto alla rinascita, alla crescita che già il Comune di L'Aquila sta sviluppando egregiamente". È quanto affermato da Roberto Saracino, Cto Italy Brightstar, in occasione della convention organizzata da Cto Italy e svoltasi a Roma, dal titolo ‘La Ripartenza’. Si è parlato anche dell’impegno di Brightstar per il territorio e di come L’Aquila stia vivendo la propria ripartenza: una città che, dopo essere stata duramente colpita dal terremoto del 2009, oggi guarda al futuro con fiducia, grazie a investimenti e progetti che creano valore e opportunità.
“Questo per noi è un momento molto importante prosegue Saracino - Abbiamo vinto per nove anni la concessione del Lotto, siamo partiti nuovamente con un'offerta sull'online e Sed, che è un operatore telefonico, ha iniziato ad offrire le proprie soluzioni anche fuori dal perimetro captive”.
“Il datacenter è fondamentale per le opportunità di sviluppo e le opportunità anche di innovazione tecnologica. Noi dobbiamo rispettare delle specificità della regolamentazione delle lotterie, in modo particolare per il lotto di gratta e vinci, che impongono un elevato livello di affidabilità e di continuità di servizio. Per fare questo quindi abbiamo investito in un'evoluzione dei nostri datacenter e oggi parliamo di datacenter tier 4, il più alto livello dal punto di vista standard di qualità del servizio” conclude.

A Roma sono accaduti indubbiamente ''episodi gravi'', come lo stupro di Tor Tre Teste, ma allo stesso tempo le forze dell'ordine, che ''lavorano quotidianamente per assicurare la sicurezza nella nostra città'' hanno portato a termine ''importanti risultati e grandi operazioni di polizia'' e sono riuscite a dare una risposta, con l'arresto dei colpevoli, ai fatti più allarmanti. Ne è convinto il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, che in un'intervista esclusiva all'Adnkronos scatta una foto puntuale sulla situazione della sicurezza nella Capitale.
La violenza nel parco di cui è stata vittima una ragazza di 18 anni, sottolinea Giannini, ''non era stata comunicata proprio perché era assolutamente necessario portare avanti le indagini nella massima riservatezza''. ''Si è trattato di un fatto troppo grave che meritava subito una risposta - precisa -. Gli investigatori della polizia hanno lavorato giorno e notte fino alla prima conclusione delle indagini, che hanno portato ad arrestare tre persone. Ringrazio la procura di Roma che ha condotto queste indagini con la consueta professionalità per arrivare al risultato''.
I numeri della Capitale
''In una città grande come Roma è normale che avvengano tantissimi fatti, a volte anche negativi purtroppo, ma non credo che le statistiche sui reati che si basano sulle persone residenti siano un criterio adeguato a restituire la reale situazione della sicurezza - chiarisce il prefetto - dobbiamo sempre considerare che solo alla stazione Termini arrivano oltre 800mila persone al giorno, tenere conto che ci sono i dati sulle presenze degli stranieri e che in quest'anno di Giubileo già oltre 30 milioni di persone hanno attraversato le porte sante''.
''Tutto questo per dire che il calcolo che viene fatto su Roma, molto probabilmente, potrebbe essere fatto ragionevolmente aggiungendo 1,5/2 milioni di persone in più al giorno - dice ancora - Questi numeri darebbero chiaramente una dimensione completamente diversa. Con questo non voglio dire che non ci sia la percezione di insicurezza ma che, accanto ai fatti negativi che avvengono, è importante dare il giusto risalto alle attività delle nostre forze dell'ordine e alla magistratura: cosa che potrebbe contribuire a ridare un po' più di serenità al cittadino''. Solo nell'ultima settimana nella Capitale diverse operazioni hanno inferto duri colpi alla criminalità romana. ''Voglio ringraziare veramente di cuore il Questore e le donne e gli uomini della polizia, i comandanti provinciali dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di finanza con i loro militari perché sono state messe in sequenza delle operazioni che io ritengo molto importanti per la sicurezza della città'', dice Giannini.
''Ci sono alcune attività che io chiamo sistemiche perché affrontano dei fenomeni particolari - spiega -. Da questo punto di vista è importantissima l'operazione dei carabinieri che si è conclusa lunedì scorso e che ha portato all'arresto di ben 18 persone. Sono stati ricostruiti 47 episodi delittuosi di quelli che creano un grande allarme sociale, come le rapine nelle ville o nelle abitazioni, fatti efferati durante i quali le persone venivano minacciate con armi, martelli o piedi di porco''. Si è trattato di un'indagine lunga e complessa perché gli arrestati erano ''di etnia rom e di provenienza balcanica, in particolare dell'area di Roma Via dei Gordiani - prosegue -. Le attività d'indagine sono state pianificate per mesi per riuscire ad arrivare alle prove e penso che questo tipo di operazioni possano dare un contributo importante per l'elevazione della sicurezza''.
La lotta alla droga
Quanto alla droga e al narcotraffico il prefetto di Roma sottolinea che ''si tratta di una grande piaga di questa città e non mi stancherò mai di dire che serve un'attività costante alle forze di polizia, ma serve anche una vera riprovazione sociale per questo fenomeno, perché purtroppo a Roma la domanda di stupefacente, in particolare cocaina, è altissima''. Proprio nell'ambito del contrasto al narcotraffico, tiene a sottolineare Giannini, ''la polizia martedì scorso ha eseguito 15 misure cautelari, disarticolando un'associazione a delinquere che operava sul litorale di Anzio e Nettuno, una zona dove si sono registrate infiltrazioni della criminalità organizzata e dove questi fenomeni vanno contrastati con assoluto rigore. Sono state arrestate 15 persone ed è stata già ritrovata una pistola, oltre allo stupefacente sequestrato''.
Un altro duro colpo al traffico di droga è stato sferrato oggi dalla Guardia di Finanza. ''L'operazione contro un'organizzazione che utilizzava piattaforme di messaggistica criptata per il traffico di stupefacenti in Europa e in Italia è durata mesi. Il gruppo - aggiunge il prefetto di Roma- sfruttava la complicità di concessionari di veicoli che venivano preparati con doppi fondi. Sono stati sottoposti a sequestro 130 chili di cocaina e alcuni arrestati sono stati catturati in flagranza proprio mentre consegnavano lo stupefacente''.
Il controllo del territorio
Ma oltre alle grandi indagini, Giannini ritiene ''doveroso sottolineare che l'attività di controllo del territorio viene fatta con grande impegno'' e poi ci sono i blitz per ''riportare il decoro e la legalità nella città. Attività che vengono pianificate in modo puntale nel corso dei comitati provinciali per l'ordine e la sicurezza pubblica in prefettura''.
Il prefetto ricorda poi ''la polizia locale e i vigili del fuoco'' che ''non smetterò mai di ringraziare per il lavoro che fanno'' e credo che ''tutta la città dovrebbe essere loro grata per questo''. ''Oggi poi per Roma è una giornata particolare perché si commemora la tragedia di via Ventotene, dove nel 2001 morirono otto persone, tra cui quattro vigili del fuoco'', continua. ''I Vigili del fuoco sono un perno della nostra sicurezza - conclude - pensiamo solo a quello che stanno facendo alla Torre de' Conti. I lavori, che grazie alla celerità della procura, siamo riusciti ad autorizzare in tempi brevissimi, tant'è che sono già partiti, richiedono delle competenze particolarissime, direi acrobatiche e di assoluta avanguardia tecnologica, perché i vigili del fuoco devono calarsi dall'alto e stare all'esterno per mettere in sicurezza la torre''. (di Giorgia Sodaro)

"Abbiamo messo in piedi il nuovo Piano nazionale Hiv, Ist (infezioni sessualmente trasmesse) ed epatiti, ed è la prima volta che in un Piano nazionale sull'Hiv viene anche inserito altro, ovvero le infezioni che si trasmettono nella stessa maniera, quindi le malattie a trasmissione sessuale. L'altra cosa che noi chiediamo e che a noi interessa molto, nella Sezione M, è una diffusione della PrEP sul territorio nazionale uniforme e molto più facile". Lo ha detto Massimo Cernuschi, presidente Sezione M del Comitato tecnico scientifico (Cts) al ministero della Salute, a margine dell'evento 'Ist-Hiv Call 2025: quali opportunità di gestione e prevenzione per l'emergenza sanitaria silente', oggi a Roma.
"Al momento è molto difficile accedere al farmaco gratuitamente - spiega Cernuschi - Abbiamo poi interesse che venga comunque autorizzato un rimborso o una commercializzazione con rimborso della PrEP iniettiva che ad alcune persone, con alcune caratteristiche di non aderenza alla terapia orale, sarebbe estremamente utile. L'altra cosa che a noi interessa molto è un maggiore supporto economico finanziario alle associazioni sul territorio, perché le associazioni sul territorio testano le persone per Hiv e altre infezioni sessualmente trasmissibili in situazioni in contesti molto particolari, dove il sistema sanitario sistema pubblico non arriva. E questo viene fatto senza finanziamenti pubblici".
Raccolti 140 kg di spazzatura da studenti e docenti di Cagliari...
Sessanta opere, oli e disegni, al Palazzo di città fino a giugno...
Voce ai talenti femminili nella rassegna dal 4 al 7 dicembre... 
"Il trattamento delle infezioni da Hiv oggi ha raggiunto dei successi incredibili. In tutti i pazienti che assumono regolarmente la terapia è possibile controllare la replicazione del virus e quindi trasformare queste persone in soggetti che sempre di più assomigliano al resto della popolazione. La malattia non si trasmette più in questi pazienti: è un grande successo. Questo successo si è arricchito ulteriormente di un nuovo fattore, cioè la possibilità di usare dei farmaci long acting". Lo ha detto Massimo Andreoni, direttore scientifico Simit - Società italiana di malattie infettive e tropicali e componente del Consiglio superiore di sanità, all'evento 'Ist-Hiv Call 2025: quali opportunità di gestione e prevenzione per l’emergenza sanitaria silente', oggi a Roma.
Questo trattamento a lunga durata d'azione "migliora ovviamente l'aderenza - aggiunge Andreoni - perché bisogna ricordare che la terapia deve essere assunta per tutta la vita. Il fatto di utilizzare questi farmaci permette a questi pazienti di assumere con più tranquillità, con una semplice assunzione ogni 2 mesi, la terapia antiretrovirale. Questo successo si sta ripercuotendo anche nella prevenzione dell'infezione, quindi nel trattamento di soggetti a rischio di acquisire l'Hiv. Oggi possiamo fare il trattamento con la terapia orale, che però deve garantire un'alta aderenza al trattamento. L'avvento anche nella profilassi pre-esposizione dei farmaci long acting - conclude - si sta dimostrando una strategia vincente, che sicuramente permetterà di contenere ulteriormente questa infezione e quindi arrivare a quell'auspicato traguardo che l'Organizzazione mondiale della sanità ci dice, cioè di avere meno di 500 nuove infezioni in Italia ogni anno".

"Le malattie sessualmente trasmesse, e quindi tra queste l'Hiv, preoccupano moltissimo il ministero della Salute e l'attività di governo. Noi abbiamo tantissimi nuovi casi legati alla disinformazione e soprattutto all'educazione sessuale tra i ragazzi. Quello che noi intendiamo potenziare è soprattutto l'educazione alla formazione dei ragazzi, prima ovviamente dell'inizio delle loro attività sessuale, e soprattutto potenziare tutte quelle cure che rendono diverso il decorso della malattia". Così la deputata Simona Loizzo, capogruppo della XII Commissione Affari sociali della Camera dei deputati, in occasione dell'evento 'Ist-Hiv Call 2025', oggi a Roma.
"Abbiamo aspettato con ansia questi nuovi farmaci che sono in grado di immunizzare il paziente per l'Hiv. Hanno cambiato e cambieranno ulteriormente il decorso della malattia - sottolinea - Ogni investimento in nuove terapie che possono cambiare il decorso della malattia, immunizzando il paziente, sono per noi il gold standard della prevenzione".

"L'impegno in ematologia di Bristol Myers Squibb è lungo vent’anni, durante i quali abbiamo costruito una leadership basata su 3 pilastri: l'eccellenza scientifica, la collaborazione con la comunità clinica e le associazioni di pazienti e l'attenzione continua alle esigenze di chi vive con malattie ematologiche. Questo impegno ha fatto di noi un leader in ematologia . In questa area terapeutica abbiamo tante altre molecole in sviluppo e altrettante nuove indicazioni, come appena avvenuto per luspatercept". Lo ha detto Alessandro Bigagli, direttore medico di Bristol Myers Squibb Italia, commentando, in un incontro con la stampa organizzato oggi a Roma, l’estensione della rimborsabilità luspatercept anche per i pazienti adulti con anemia dipendente da trasfusioni di sangue, dovuta a sindromi mielodisplastiche a rischio molto basso, basso e intermedio. Si tratta dell'unica terapia ad essersi dimostrata superiore rispetto a epoetina alfa, che per quarant’anni ha rappresentato lo standard di cura. Con l’estensione della rimborsabilità da parte di Aif- Agenzia del farmaco, luspatercept diventa la nuova terapia di prima linea in questi pazienti.
Questo impegno, "ci ha permesso di ridisegnare il paradigma terapeutico in tante malattie gravi ematologiche - continua Bigagli - come le leucemie, i linfomi, il mieloma multiplo - per il quale abbiamo recentemente commercializzato la prima terapia Car-T - le beta talassemie e le sindromi mielodisplastiche". Alla luce dei risultati ottenuti, "il futuro sarà ricco di nuove molecole e indicazioni - conclude - perché sviluppate tenendo sempre presenti le esigenze dei pazienti e delle loro famiglie, cercando di migliorarne la qualità di vita e la sopravvivenza e continuando, al tempo stesso, a collaborare con i clinici e con le associazioni pazienti".

La medicina di precisione individua meccanismi biologici o molecolari alterati e sviluppa farmaci mirati a intervenire su quelle specifiche alterazioni: un approccio innovativo, sviluppato ed evoluto in onco-ematologia e in oncologia, con grandi potenzialità dal punto di vista clinico e della buona gestione delle risorse. Per gli esperti una svolta tecnologica e scientifica in rapida evoluzione. Qual è lo stato dell'arte della medicina di precisione in Italia a livello istituzionale, organizzativo e di integrazione effettiva nei percorsi di cura? Quali gli ambiti di applicazione, i vantaggi e quali le criticità da affrontare rispetto a normative regolatorie su test genomici e farmaci, equità di accesso e sostenibilità economica? Su questi temi si sono confrontati i rappresentanti delle principali istituzioni sanitarie e regolatorie nazionali, clinici, associazioni dei pazienti, farmacisti ospedalieri e medici di medicina generale, questa mattina al ministero della Salute in occasione del convegno 'Medicina di precisione - Il futuro della cura tra innovazione, equità e sostenibilità. Le nuove frontiere per le malattie rare', organizzato da Blueprint Medicines, a Sanofi company, promosso da Hps - Health Publishing and Services.
"La medicina di precisione - spiega Mauro Biffoni, direttore Dipartimento di Oncologia e medicina molecolare, Istituto superiore di sanità (Iss) - si basa su un approccio orientato a individuare, attraverso i profili genomici di ogni paziente, precise mutazioni genetiche (biomarcatori) causa della malattia e a sviluppare farmaci mirati e attivi su quella specifica alterazione, selezionando così il percorso terapeutico più appropriato alle caratteristiche molecolari o biologiche della patologia e del singolo paziente. Questo approccio di precisione, che ha modificato la presa in carico del paziente, che non è solo il suo genoma, ma si gioca tra biologia, stili di vita e fattori ambientali, in alcuni casi ha dimostrato indubbi benefici e vantaggi; in altri casi, le evidenze sono ancora in fase di valutazione, ma le premesse sono molto buone. Ovviamente alcuni ostacoli impediscono o rallentano un accesso equo: dal punto di vista scientifico la mancanza di dati solidi dovuta a insufficiente numerosità dei pazienti arruolati negli studi clinici, e dal punto di vista economico il costo elevato delle terapie di precisione che devono essere rimborsate dal Servizio sanitario nazionale e saranno sempre più numerose considerato il trend attuale in crescita".
Oggi la storia della medicina di precisione è a un bivio tra benefici e sostenibilità, sottolineano gli organizzatori del convegno in una nota: da un lato possibilità di cure mirate efficaci e personalizzate, dall'altro il confronto con costi elevati dei farmaci innovativi e la necessità di gestire una ingente mole di dati. Per garantire la sostenibilità del sistema saranno cruciali l'appropriatezza prescrittiva, un accesso ampio ed equo alle cure, la collaborazione tra istituzioni sanitarie e autorità regolatorie, l'adozione di tecnologie digitali e intelligenza artificiale per ottimizzare le risorse. Da questi bisogni prende le mosse il lavoro che l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) porta avanti, anche in sinergia stretta con alcune Società scientifiche tra cui la Sifo (Società italiana di farmacia ospedaliera) e le associazioni dei pazienti, su medicina di precisione e prescrittomica, che si occupa di analizzare e integrare i dati molecolari, genetici e clinici del paziente per identificare il trattamento più efficace, prevenire gli effetti indesiderati, semplificare le procedure burocratiche salvaguardando il rigore scientifico.
"La medicina di precisione rappresenta per il regolatore un punto di rottura epocale: non è più utopia, ma una leva strategica a supporto di appropriatezza e sostenibilità - afferma Silvia Cammarata, Ufficio di presidenza Aifa - La prescrittomica, come applicazione sistematica dei dati 'omici' e della real world alla prescrizione, traduce l'unicità di ogni paziente nella terapia giusta. Aifa ha istituito l'anno scorso un tavolo tecnico multidisciplinare avente come obiettivo principale quello di redigere un documento da rendere pubblico, nel quale raccogliere best practice, criticità, proporre azioni correttive e individuare ambiti di ricerca per l'applicazione della medicina di precisione nella gestione della terapia farmacologica con particolare focus sulle politerapie. Con le terapie di precisione le agenzie regolatorie si trovano a cambiare il proprio approccio statico adattandolo a tutto il ciclo di vita del prodotto; anticipano, approvano e vincolano il mantenimento dell'indicazione a conferme post marketing".
L'ematologia è stata pioniera dell'approccio di precisione basato sulla ricerca di biomarcatori, ma da qualche anno l'interesse della medicina di precisione si è spostato anche alle malattie rare. La mastocitosi sistemica indolente - riporta la nota - è un modello rappresentativo del cambiamento determinato dall'approccio di precisione. Questa è una malattia rara, complessa ed eterogenea, non facile da riconoscere e diagnosticare, caratterizzata da un mosaico di sintomi invalidanti altamente imprevedibili, che pur non influenzando l'aspettativa di vita rende la quotidianità della persona che ne soffre estremamente difficile. Nel 95% dei casi è dovuta a mutazione del codone 816 del gene Kit sul cromosoma 17 (Kitd816), da qui la necessità di terapie mirate e da qui il via alla medicina di precisione, che ha segnato una nuova era per i pazienti e gli specialisti.
"I meccanismi alla base di una malattia rara come la mastocitosi indolente non sono ancora ben conosciuti e quindi poter avere terapie mirate al bersaglio alterato diventa risolutivo per i pazienti", spiega Massimo Triggiani, Chair of the European Competence Network on Mastocytosis (Ecnm), professore ordinario di Medicina interna, Dipartimento di Medicina e chirurgia università degli Studi di Salerno e direttore Uoc Diagnosi e terapia malattie allergiche e sistema immunitario, Aou San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona, Salerno. "Nella mastocitosi indolente - illustra lo specialista - la medicina di precisione cambia l'evoluzione della malattia nel senso che l'approccio di precisione nella fase diagnostica e nella fase terapeutica determina un grande vantaggio: in particolare la possibilità di fare diagnosi accurate con metodiche sofisticate consente di ridurre notevolmente il ritardo diagnostico, mentre la disponibilità di farmaci in grado di bloccare esattamente il meccanismo patologico, la molecola mutata, ha rivoluzionato il modo di trattare i pazienti in quanto siamo passati da terapie aspecifiche sintomatiche a terapie che agiscono direttamente sul meccanismo alterato che causa la malattia. Questo consente non solo di ottenere risposte più precise ed efficaci, ma riduce anche l'impatto degli effetti indesiderati. In aggiunta le innovative soluzioni terapeutiche, migliorando notevolmente la sintomatologia, migliorano in modo significativo la qualità di vita dei pazienti che di conseguenza diventano più aderenti alle cure, con un conseguente maggiore controllo dell'evoluzione della forma indolente e la possibilità di riappropriarsi della propria esistenza".
Il Convegno è stato pensato proprio con l'obiettivo di fare chiarezza sui tanti aspetti della medicina di precisione, nel rispetto della responsabilità scientifica e trasparenza verso i pazienti - prosegue la nota - ed è in questo spirito che Blueprint Medicines, a Sanofi company, ha deciso di organizzare l'evento con un focus sulla mastocitosi sistemica. L'azienda, nata circa 15 anni fa, porta avanti una precisa missione: sviluppare la medicina di precisione su alcune patologie orfane e comprenderne in modo più mirato e dettagliato i meccanismi molecolari.
"Medicina di precisione non significa creare un trattamento 'su misura' per ogni singolo individuo - precisa Stefania Rinaldi, Country Manager Italy di Blueprint Medicines, a Sanofi company - ma identificare sottogruppi di pazienti che condividono un determinato meccanismo biologico o molecolare e intervenire in modo mirato su quel driver della malattia: chiarire questo è importante per i clinici, per i pazienti, per orientare la ricerca verso target specifici e meccanismi patogenetici chiari, evitando spreco di risorse e permettendo ai sistemi sanitari di valutare correttamente l'impatto e il valore delle terapie. La nostra storia ci ha portato a concentrarci su aree con grande unmet need come le patologie dei mastociti, e questo approccio ci ha permesso di raggiungere importanti obiettivi grazie all'innovazione e al potenziale di modificare la storia naturale della malattia".
Il convegno è stato realizzato con il patrocinio di Eupati - Accademia del paziente esperto, Asimas - Associazione italiana mastocitosi, Fimmg - Federazione italiana medici di famiglia, Rima - Rete italiana mastocitosi e Sif - Società italiana di farmacologia.
Conti prolunga il festival con 'Sanremo +', nuovo show per Milly Carlucci: le novità Rai per il 2026

Un palinsesto che punta sui grandi eventi, su volti di richiamo in nuove collocazioni e su una forte spinta all'innovazione culturale. Secondo quanto apprende l'Adnkronos l'offerta per la stagione Inverno-Primavera 2026 della Rai - illustrata oggi nel Cda Rai - avrà come fulcro i XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina su Rai2. Tra le novità più significative un ruolo da protagonista per Carlo Conti su Rai1, che oltre a un nuovo show post-Sanremo prenderà le redini di 'Dalla strada al palco', e il debutto su Rai3 del talk show culturale di Fabio Volo. La programmazione di Rai2 sarà quasi interamente catalizzata dal grande ritorno della fiamma olimpica in Italia. Dal 7 al 22 febbraio, la rete si trasformerà nella casa dei XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, a vent'anni da Torino 2006. RaiSport garantirà una copertura totale dell'evento. L'impegno sportivo proseguirà dal 6 al 15 marzo con i XIV Giochi Paralimpici Invernali.
L'ammiraglia Rai, pur muovendosi in continuità con la stagione precedente, introduce importanti novità nel suo intrattenimento. Il protagonista di punta sarà Carlo Conti, che approda alla conduzione della nuova edizione di 'Dalla strada al palco'. Il palinsesto si arricchisce inoltre di due nuovi format per la prima serata. A marzo debutterà 'Mirror', un nuovo show musicale dal taglio autoriale, incentrato sul confronto generazionale tra due artisti affermati di epoche diverse. Venerdì spazio a 'Surprise Surprise', un nuovo emotainment dedicato a grandi storie di altruismo e coraggio, con persone comuni come protagoniste.
L'evento centrale resta il 76esimo Festival di Sanremo. L'attesa sarà scandita da due speciali de 'L'Eredità' condotti da Marco Liorni e dedicati alla storia del Festival. La novità del post-kermesse è 'Sanremo +', un nuovo programma guidato da Carlo Conti per continuare a celebrare la musica con i protagonisti attuali e passati. In cantiere anche un nuovo spettacolo del sabato sera per Milly Carlucci. Sul fronte daytime, la novità è 'Linea Bianca Olympia', spin-off del programma di Massimiliano Ossini dedicato ai luoghi olimpici. Annunciate anche numerose fiction, tra cui 'La Preside' e 'Roberta Valente – Notaio in Sorrento'.
Rai3 si distingue per una ricca offerta culturale e di divulgazione, con un'attenzione particolare alla fascia access prime time. La novità più attesa è l'arrivo di Fabio Volo con 'Il volo di ritorno', un nuovo talk show culturale che partirà da metà marzo. Sempre in access debutterà 'Tribù' di Raffaele Di Placido, e a fine stagione 'Il Provinciale' con Federico Quaranta. Le novità del prime time sono: 'La città ideale' con Massimiliano Ossini; 'La pelle del mondo' con il divulgatore Stefano Mancuso e 'Le verità nascoste'. Prevista inoltre una serata speciale dedicata a Lucio Dalla il 3 marzo e il ritorno di 'Un alieno in patria' con Peter Gomez.
Ricca anche la proposta cinematografica. Tra le prime visioni italiane spiccano 'Comandante' con Pierfrancesco Favino, 'Zamora' di Neri Marcorè e 'Napoli - New York' di Gabriele Salvatores. Per Rai3, l'offerta d'autore include 'Perfect Days' di Wim Wenders, 'Past Lives', 'The Whale' con Brendan Fraser e, per il Giorno della Memoria 'La zona di interesse'. Infine, l'8 gennaio, a 10 anni dalla sua scomparsa, verrà trasmesso il documentario 'Moonage Daydream' su David Bowie.

"Stiamo costruendo un percorso che parte dai territori e arriva a un confronto nazionale per creare quel network" tra professionisti e istituzioni sanitarie "che è davvero la leva di volta per continuare a lavorare insieme". Così Beatrice Mazzoleni, segretaria nazionale Fnopi-Federazione nazionale ordini delle professioni infermieristiche, intervenendo oggi al panel 'Un nuovo sistema sanitario. La riforma in cammino', al Forum Risk Management di Arezzo.
Oltre a sottolineare la necessità di rafforzare la rete tra professioni e istituzioni per sostenere l’evoluzione del sistema salute, Mazzoleni ha richiamato il valore del sistema salute nel suo complesso. "Non possiamo dimenticare che il Sistema sanitario nazionale oggi si intreccia con privato accreditato, sociale e privato puro: solo in modo coordinato possiamo sostenere il bene della salute del Paese". Secondo la segretaria Fnopi, l’obiettivo è "ricostruire una filiera infermieristica solida" e preparare il confronto multiprofessionale successivo.
Nell'ultima stagione ha giocato in Spagna col Breogán Lugo...
Tre giornate dedicate alle selezioni organizzate dall'Aspal... 
"È uno schema che in qualche modo non è molto diverso da quello tedesco, perché prevede una volontarietà. Quello tedesco ha un automatismo che scatta, quello francese - da ciò che leggo - è totalmente volontario". Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in conferenza stampa a Parigi sull'ipotesi di una reintroduzione del servizio militare in Italia, che sarebbe comunque su base volontaria, come in Francia e Germania.
"Io penso che se la visione che noi abbiamo del futuro è una visione nella quale c'è minore sicurezza, va fatta una riflessione sul numero delle forze armate - continua Crosetto - sulla riserva che potremmo mettere in campo in caso di situazioni di crisi. Noi abbiamo costruito modelli, in Italia, come in Germania, come in Francia, negli anni scorsi che riducevano il numero dei militari. In questa nuova situazione tutte le nazioni, non soltanto europee, mettono in discussione quei modelli che avevamo costruito 10-15 anni fa e tutti stanno pensando di aumentare il numero delle forze armate".
"Ognuno ha un suo approccio diverso, alcuni hanno addirittura ripristinato la leva. Sapete che in alcuni Paesi come la Svizzera la parte della riserva in qualche modo comprende tutti i cittadini fino a oltre 50 anni. Lo stesso sistema di Israele, ma la Svizzera è da 500 anni che non ha una guerra. Anche noi in Italia dovremmo porci il tema di una riflessione che in qualche modo archivi le scelte fatte di riduzione dello strumento militare e in qualche modo porti a un suo aumento: ci sono motivi di sicurezza che secondo me rendono importante farlo. La mia idea - conclude - è di portare un disegno di legge e farlo discutere al Parlamento".
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