
(Adnkronos) - “Le dimore storiche sono 46mila in tutta la nostra nazione e rappresentano un presidio culturale, economico e occupazionale. Ci definiamo il museo più grande e diffuso d’Italia, perché questi luoghi sono veri presidi sui territori, in particolare nelle aree interne.” Queste le parole di Maria Pace Odescalchi, presidente dell'Associazione Dimore Storiche Italiane, in occasione della 49esima Assemblea dell’Adsi, dal titolo “Patrimonio privato, valore pubblico: il ruolo delle dimore storiche per il sistema Paese”, tenutasi al Teatro Argentina di Roma.
Odescalchi, oltre a sottolineare il ruolo strategico di queste realtà nel tessuto socio-economico del Paese, ha spiegato che l’impatto delle dimore storiche si estende ben oltre la tutela del patrimonio: “Sono motori di economia per la filiera del restauro, per il turismo e per tutte le attività legate all’accoglienza. Attorno a queste realtà si sviluppano interi ecosistemi economici locali”. Da qui l’appello a rafforzare il rapporto con le istituzioni: “La collaborazione tra pubblico e privato è fondamentale per presidiare concretamente il territorio e sostenere la ripartenza delle aree interne. Solo lavorando insieme sarà possibile valorizzare pienamente questi luoghi e dare nuove prospettive di sviluppo a molte comunità”.

(Adnkronos) - "Ci troviamo di fronte a un quadro geopolitico di grande complessità e le aziende farmaceutiche innovative, come Sanofi, hanno un ruolo strategico fondamentale: collaborare con il sistema sanitario, il Governo e le istituzioni per garantire la sostenibilità della sanità e l'accesso continuo all'innovazione". Lo ha detto Fulvia Filippini, Public Affairs Head Sanofi Italia, intervenuta oggi a Roma al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide'. Secondo Filippini, "una grande opportunità in questa direzione è rappresentata dal Testo unico promosso dal sottosegretario Marcello Gemmato, che potrebbe continuare a rafforzare la farmaceutica e metterla al centro delle politiche di crescita e sostenibilità del Paese".
Per Sanofi, ha aggiunto, "la collaborazione pubblico-privato è una leva essenziale. Ci troviamo in una sorta di 'tempesta perfetta': invecchiamento della popolazione, aumento dei bisogni di salute e sfide di sostenibilità economica. La vera domanda è come rendere l’innovazione sostenibile". In questo contesto, la prevenzione è considerata la risposta chiave. Filippini ha sottolineato "come a livello europeo si stia aprendo una fase favorevole, grazie a un nuovo quadro economico che consente di considerare gli investimenti in prevenzione non come spesa corrente, ma come investimenti in grado di liberare risorse future". A supporto di questa tesi, ha citato l'esempio delle "campagne di immunizzazione contro il virus respiratorio sinciziale (Rsv), che hanno già prodotto risultati significativi in termini di riduzione dei ricoveri e dei costi sanitari. In alcune regioni, come Toscana e Lombardia, si sono registrati cali delle ospedalizzazioni rispettivamente fino al 90% e al 74%. Questa è la direzione da seguire: investire in prevenzione per garantire innovazione e sostenibilità al sistema sanitario", ha concluso.

(Adnkronos) - "La carenza di infermieri non è un problema nuovo. In Italia si ripresenta a cicli dagli anni '80, circa ogni 15-18 anni. Nel tempo sono stati messi in campo diversi interventi: miglioramenti contrattuali, incentivi economici, nuove figure professionali e borse di studio per il corso di Infermieristica. Tuttavia, alcune misure non hanno prodotto risultati duraturi. Oggi si sta cercando di affrontare il problema in modo più strutturale, perché le soluzioni temporanee non bastano. La sanità moderna, infatti, non può più basarsi su singole professionalità che lavorano in modo isolato, ma deve essere organizzata in team multidisciplinari e integrati". Lo ha detto Barbara Mangiacavalli, presidente della Fnopi (Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche), nel suo intervento oggi al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide', in corso a Roma.
"Un altro elemento critico - spiega - sono i colleghi infermieri che scelgono di andare all'estero: circa 30.000 professionisti italiani lavorano fuori dal Paese. Non si tratta solo di motivi economici, ma soprattutto del fatto che all'estero vengono riconosciute e valorizzate maggiormente competenze e professionalità. Secondo la Corte dei conti, la carenza di infermieri in Italia è di circa 65.000 unità, ma questo dato è probabilmente sottostimato perché considera solo il turnover e non il fabbisogno reale del sistema socio-sanitario. Inoltre, per sviluppare la rete territoriale prevista dal Decreto 77 servirebbero circa 29.000 infermieri aggiuntivi". Lo sviluppo dell'assistenza territoriale, in particolare con le Case di comunità e la figura dell’infermiere di famiglia e comunità, "è ancora in fase iniziale: sono stati reclutati solo circa 7.000 infermieri, con forti differenze tra le Regioni - lamenta Mangiacavalli - Le Case di comunità dovrebbero diventare il centro della rete territoriale, collegate con medici di medicina generale, pediatri, specialisti, farmacie dei servizi, Rsa e altri servizi, anche tramite telemedicina e sanità digitale. In questo modo si costruirebbe una vera sanità di prossimità, in cui il cittadino viene seguito in modo continuo e integrato".
Un altro grande tema è quello delle liste d’attesa. "Non si può risolvere il problema semplicemente aumentando le prestazioni, se il sistema è inefficiente: è come riempire un secchio bucato - avverte la presidente di Fnopi - Bisogna anche ridurre prescrizioni inappropriate e riorganizzare i percorsi di cura. L'Italia è uno dei Paesi più anziani al mondo e una larga parte della popolazione anziana convive con malattie croniche, fragilità e non autosufficienza. Questo significa che molti accessi alle liste d'attesa riguardano controlli ripetuti e programmati, che potrebbero essere gestiti in modo diverso". L'idea è quindi quella di "spostare i pazienti cronici dentro percorsi strutturati (Pdta), in cui non rientrano continuamente nelle liste d'attesa per ogni controllo, ma vengono seguiti in modo organizzato e programmato. In questi percorsi - rimarca - possono avere un ruolo importante anche gli infermieri, ad esempio nella gestione di ambulatori per diabete, scompenso cardiaco, medicazioni avanzate o controlli specialistici. Questo permetterebbe di differenziare la risposta ai vari bisogni di salute e ai cittadini con problemi acuti di accedere più facilmente alle prestazioni".

(Adnkronos) - "La cultura in Italia deve essere sempre più considerata non solo come patrimonio identitario, ma anche come leva economica e produttiva capace di generare valore e sviluppo". È quanto ha affermato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervenendo alla 49esima Assemblea dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, dal titolo 'Patrimonio privato, valore pubblico: il ruolo delle dimore storiche per il sistema Paese', tenutasi a Roma al Teatro Argentina. Nordio ha sottolineato come nel nostro Paese persista ancora una visione che separa cultura ed economia, quasi che il valore culturale debba restare svincolato da qualsiasi logica produttiva. “In altri Paesi – ha spiegato – la cultura si associa invece alla produttività e al profitto, inteso come strumento per migliorare la vita collettiva”. Un approccio che, secondo il ministro, l’Italia dovrebbe progressivamente adottare per valorizzare il proprio enorme patrimonio.
Il ministro ha evidenziato come l’Italia sia “il Paese culturalmente più ricco al mondo”, ma non sempre in grado di trasformare questa ricchezza in opportunità economiche. Il riferimento è anche al sistema delle dimore storiche, dei musei e dei beni culturali, spesso gravati da costi di manutenzione elevati che rischiano di diventare insostenibili per i proprietari privati. “Se cade un tetto, in alcuni casi si è costretti a ricorrere a un mutuo per coprire le spese di manutenzione”, ha osservato Nordio, richiamando la necessità di un quadro più favorevole alla gestione di questi beni. Pur riconoscendo i passi avanti compiuti negli ultimi anni, il ministro ha evidenziato come resti ancora molto da fare, sia sul piano normativo che su quello culturale.
Nordio ha quindi ribadito la disponibilità del proprio dicastero a sostenere ogni iniziativa volta a rafforzare il legame tra cultura ed economia, sottolineando come la valorizzazione del patrimonio non sia in contrasto con la sua tutela, ma ne rappresenti anzi una condizione necessaria. “La cultura – ha concluso – è anche un mezzo di arricchimento etico e intellettuale, e va sostenuta con risorse adeguate e strumenti moderni”.

(Adnkronos) - "Il tavolo tecnico del ministero della Salute pochi mesi fa ha elaborato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, con il coordinamento della Conferenza Stato-Regioni, il Piano di azione nazionale sulla salute mentale, il Pansm 2025-2030. E' un risultato estremamente importante anche perché sulla legge di Bilancio vi sono dei finanziamenti ad hoc che andranno a crescere negli anni. Noi oggi spendiamo il 90% circa in farmaci e in cure e pochissimo sulla prevenzione, e questo non va bene. La salute oggi è un concetto molto diverso, perché è integrata e ruota intorno alla cosiddetta 'One Mental Health', che ci fa capire come, se non riusciamo a intervenire partendo dalla salute mentale, non riusciamo a creare quel processo di prevenzione che si chiama salutogenesi e non patogenesi. Il Pansm parte proprio da questo aspetto". Lo ha spiegato Alberto Siracusano, presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), intervenuto oggi a Roma al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide'.
"Abbiamo in atto un cambiamento antropologico radicale - ha osservato Siracusano - Occupandomi di salute mentale, quello che vedo oggi è sempre una prima richiesta all'intelligenza artificiale. I ragazzi hanno come migliore amico l'Ai. Quando una persona dice che non ha fiducia nel sistema sanitario nazionale, in realtà dovremmo chiederci: in che cosa ha fiducia? Questa secondo me sarebbe la domanda da porsi". Oggi, ha evidenziato il presidente del Css, "abbiamo dei dati estremamente drammatici" sul disagio mentale, "che ci fanno vedere come in età evolutiva ci sia una problematicità crescente. Questo ovviamente incide sugli accertamenti, sulle liste d'attesa, su delle richieste improprie. Per cui serve un grande cambiamento culturale sul concetto di salute e di salute mentale, partendo fin dai primi giorni di vita. Se vogliamo fare realmente prevenzione, dobbiamo cominciare a ragionare in modo diverso. Un esempio è quello che riguarda la diagnosi e l'intervento precoce in gravidanza sulla depressione: se riuscissimo a inserire semplici domande di screening, riusciremmo a cominciare a far capire che la nostra prevenzione, la nostra salute, nasce proprio durante il periodo della gravidanza".
"Il problema del nostro futuro riguarda dunque una visione piu completa del concetto di salute, in cui la salute mentale ha un ruolo fondamentale - ha concluso Siracusano - Il fatto che si parli poco del Piano nazionale è un segnale del fatto che non si è capita l'importanza e gli effetti di un benessere psichico sulla società in generale. Una nuova società, una società moderna, non può non dare il diritto alla salute mentale. L'importanza del Ssn da questo punto di vista è unica e irrinunciabile: chi lavora nel campo della salute mentale lavora esclusivamente nel pubblico, se non si potenziano questi servizi non facciamo una buona programmazione".

(Adnkronos) - Donald Trump di nuovo all'attacco di Giorgia Meloni. "Non abbiamo più lo stesso rapporto", dice il presidente americano a Fox News, all'indomani delle dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera, a cui ha detto di "essere scioccato dalla mancanza di coraggio" della premier sull'Iran. "È stata negativa. Con chiunque ci abbia rifiutato l'aiuto in questa situazione iraniana, non abbiamo lo stesso rapporto", ha detto a Maria Bartiromo di Fox News durante "Mornings with Maria".

(Adnkronos) - In terapia per essere un padre migliore: il Principe Harry ha raccontato durante una tappa del suo tour in Australia, a Melbourne, il suo rapporto con la terapia, fatta prima di avere i suoi bambini, e l'impatto che questa ha avuto sulla paternità. Il Duca di Sussex è intervenuto ad un evento di 'Movember' - iniziativa benefica di raccolta fondi nata nel 2003 nella città australiana con l'obiettivo di promuovere la consapevolezza sulla salute maschile, anche quella mentale - dedicato in particolare al tema della paternità.
Harry, 41 anni, ha spiegato che prima di aver avuto i due figli, il Principe Archie, 6 anni e la Principessa Lilibet, 4 anni, si è sottoposto a delle sedute: "Sicuramente da un punto di vista terapeutico vuoi essere la versione migliore di te stesso per i tuoi figli", ha dichiarato durante la discussione con il direttore della ricerca sulla salute maschile di 'Movember', il Dottor Zac Seidler. "E sapevo di avere cose del passato da affrontare e dovevo prepararmi a purificarmi".
Prima della nascita di Archie, ha poi ricordato, il terapeuta lo esortò a cercare di "essere consapevole" del suo modo di sentirsi "una volta nato il bambino". E lui - ha spiegato a Melbourne - sentì una "disconnessione" nei primi giorni: "Mia moglie era quella che creava la vita, e io ero lì ad assistere", ha ricordato. Harry ha concluso la sua apparizione ricordando ai padri che "non sono soli" mentre affrontano le realtà della genitorialità. "Ai papà e ai futuri papà: sì, è un caos. Avrete un'altalena di emozioni — e non giudicate voi stessi" ha detto.

(Adnkronos) - Era in sella a una bicicletta il killer che lunedì sera in via Caracciolo a Foggia, ha ucciso Annibale Carta, detto Dino, personal trainer di 42 anni, incensurato e padre di due figlie, con quattro colpi di pistola da distanza ravvicinata. La vittima era a spasso con il cane vicino alla sua abitazione. Gli inquirenti, che mantengono uno stretto riserbo sulle indagini, hanno ascoltato parenti e conoscenti informati sui fatti. Si tende a escludere la pista della criminalità e anche quella dello scambio di persona è ritenuta improbabile. La zona era illuminata. Si indaga nella vita privata.
Carta era molto conosciuto negli ambienti sportivi ed era volontario in parrocchia, viene raccontato come persona integerrima. Ieri sera si è tenuta una veglia di preghiera sul luogo dell'assassinio alla presenza della compagna dell'uomo, di altri familiari, di cittadini, dei parroci, della sindaca Maria Aida Episcopo e della consigliera regionale Rosa Barone.
L'avvocato Michele Vaira, che difende gli interessi della famiglia di Annibale Carta, ha dichiarato che "la famiglia ripone la più totale fiducia nell’operato della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia e dei carabinieri del Comando Provinciale, certi che le indagini in corso sapranno fare piena luce su questo terribile delitto e individuare il responsabile, o i responsabili, di un gesto tanto efferato quanto inspiegabile". "Chi ha commesso questo crimine ne pagherà le conseguenze, nelle forme e nei tempi che la legge e la giustizia sapranno determinare", ha detto.
"L'ondata di affetto e di solidarietà che ha investito la famiglia Carta - ha aggiunto - testimonia ciò che chiunque abbia conosciuto Dino già sapeva: era un giovane dalla vita specchiata, un grande lavoratore, un marito e un padre esemplare, una persona amata e stimata da tutti coloro che hanno avuto il privilegio di incontrarlo. La sua dedizione alla famiglia, alla professione e al volontariato ne faceva un punto di riferimento per l’intera comunità".
L'avvocato ha rivolto, a nome dei familiari, "un sentito e commosso ringraziamento a tutti coloro che in queste ore drammatiche hanno manifestato la propria vicinanza: gli amici, i conoscenti, la comunità parrocchiale e l’intera cittadinanza foggiana". "Rivolgo un accorato appello a chiunque sia in possesso di informazioni utili alle indagini, anche apparentemente marginali, affinché si rivolga con fiducia ai Carabinieri del Comando Provinciale di Foggia o in alternativa a questo studio legale. Ogni contributo può risultare determinante per assicurare alla giustizia l’autore di questo atto criminale e restituire alla famiglia di Dino la verità che merita".
"Rivolgo inoltre un appello - ha continuato l'avvocato Vaira - agli organi di informazione affinché continuino a tenere alta l’attenzione su questo gravissimo fatto di cronaca, contribuendo a mantenere viva la memoria di Dino e a sollecitare la collaborazione della collettività. Riconosciamo e rispettiamo profondamente il ruolo fondamentale dei professionisti dell’informazione, il cui lavoro è essenziale per garantire che vicende come questa non cadano nell’oblio e che l’opinione pubblica resti vigile. Al contempo chiedo che l’attività giornalistica si svolga nel pieno rispetto della riservatezza e della dignità della famiglia Carta, in particolare delle figlie minori, evitando ogni forma di spettacolarizzazione del dolore e ogni intrusione nella sfera privata dei congiunti della vittima".

(Adnkronos) - "Nelle regioni dove si ricorre correttamente alla farmacia dei servizi si ha un calo delle liste d'attesa". Così Marco Cossolo, presidente nazionale di Federfarma, nel suo intervento oggi al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide', in corso a Roma. "Nelle Marche, ad esempio, c'è stata una riduzione del 18% delle liste d'attesa, soprattutto sulla telecardiologia - sottolinea - Anche in Piemonte il contributo alle liste d'attesa è stato importante, tant'è che la Regione ha chiuso la sperimentazione ed è andata in proroga".
Per Cossolo "il problema vero è quello della ricetta, perché alcune Regioni si sono inventate altri meccanismi di controllo, tra cui la Lombardia; altre sono un pochino più indietro, perché non hanno il modo di mettere in contatto la prescrizione con la cosiddetta 'bruciatura' della ricetta. Nella legge di Bilancio c'è la norma, ora stiamo attendendo i decreti attuativi", conclude.

(Adnkronos) - L'Iran torna a ironizzare sull'attacco del presidente americano Donald Trump alla premier Giorgia Meloni, arrivando a proporsi all'Italia come alleato alternativo a Washington. "Cara Italia, il vostro primo ministro ha difeso il Papa e perso un alleato a Washington - ha scritto su X la missione diplomatica di Teheran in Ghana - Vorremmo offrirci per occupare il posto vacante".
"Le nostre qualifiche: 7.000 anni di civiltà, un amore condiviso per la poesia, l'architettura e il cibo che richiede più tempo per essere preparato rispetto alla capacità di attenzione di Trump - scherza il post - L'unica cosa per cui Iran e Italia abbiano mai litigato è chi abbia inventato il gelato: il faloodeh è arrivato per primo, ma il gelato ha fatto più rumore. Siamo in una 'guerra fredda' su questo tema da 2.000 anni".
E ancora, sempre dall'ambasciata in Ghana: "L'Iran nega categoricamente tutte le accuse di taglio della pasta. Rispettiamo l'integrità territoriale degli spaghetti. Qualsiasi affermazione contraria è infondata e non riflette la nostra posizione ufficiale (Per favore, non controllate le nostre cucine per questo. Non vogliamo perdere il nostro potenziale alleato).
Non è la prima uscita di questo tipo da parte di Teheran. Già nelle prime ore dopo le critiche di Trump - secondo cui a Meloni "non importa se l'Iran ha un'arma nucleare e fa saltare in aria l'Italia in due minuti" – un’altra missione diplomatica iraniana, in Thailandia, ha replicato con toni simili: "Perché dovremmo fare del male all'Italia? Adoriamo gli italiani, il calcio e il cibo, e amiamo città come Roma, Rimini, Pisa, Milano, Venezia, Firenze, Napoli, Genova e Torino, così come la Sardegna, la Sicilia e tutto ciò che c'è in mezzo".
A intervenire è stata anche l'ambasciata iraniana in Bulgaria. "Trump ha detto che l'Iran farebbe saltare in aria l'Italia in 2 minuti se avesse la possibilità. Incredibile! - ha scritto la missione diplomatica a Sofia - La politica dell'Iran è sempre stata improntata al rispetto delle nazioni, non alla loro distruzione".
Si segnala anche l'ambasciata in Armenia, che si è rivolta direttamente a Trump: "Se confermiamo che hai vinto, se confermiamo che sei il più vittorioso autore di blocchi nell'intero mondo, poserai il telefono per mezz'ora - solo mezz'ora - per occuparti dei tuoi doveri principali? I 30 milioni di americani senza assicurazione sanitaria, gli 800mila americani senza casa, le infrastrutture americane in rovina. Il deficit di 38 trilioni di dollari...".

(Adnkronos) - Jannik Sinner potrebbe spostare il derby di Roma? La finale degli Internazionali d'Italia 2026 si gioca il 17 maggio al Foro Italico e potrebbe creare un corto circuito organizzativo a causa della concomitanza di Roma-Lazio llo Stadio Olimpico. La partita valida per la 37esima giornata di Serie A si gioca nel weekend del 17 maggio, proprio come la finale del Masters 1000 di Roma.
I due eventi sportivi, distanti poche centinaia di metri, coinvolgeranno decine di migliaia di tifosi e appassionati, tra chi seguirà il match dell'Olimpico e chi si recherà al Foro Italico per la finale di doppio femminile e quella del tabellone maschile, dove potrebbe giocare proprio il nuovo numero 1 del mondo Jannik Sinner.
Un'affluenza che rischia di congestionare l'area con la necessità di un'organizzazione speciale. Appare improbabile, se non da escludere totalmente, l'ipotesi di un derby in serale alle 20.45. Lo 'slot' possibile per Roma-Lazio è quello delle 18, ma in questo caso scatterebbe proprio la quasi contemporaneità con la finale degli Internazionali.
Tra le ipotesi, in teoria, potrebbe farsi largo quella che prevede di spostare la partita di Serie A a lunedì 18 maggio, sempre alle ore 18. I club sarebbero contenti di giocare la stracittadina in un pomeriggio feriale? Il problema di gestione di eventi in contemporanea si porrebbe anche in caso di anticipo del derby al sabato, quando sono in programma la finale di doppio maschile e quella del tabellone femminile, così come al venerdì, quando si giocheranno le due semifinali maschili del Masters 1000 di Roma.

(Adnkronos) - La Nato senza Donald Trump? L'Europa accelera sul suo piano di riserva, che garantisce all'Alleanza la possibilità di autodifesa utilizzando le strutture militari esistenti anche in caso di ritiro degli Stati Uniti dal Patto Atlantico. Lo scrive il Wall Street Journal, spiegando che i funzionari che stanno lavorando al piano, che qualcuno chiama la "Nato europea", puntano ad incrementare al massimo il coinvolgimento di europei nei ruoli di comando e controllo dell'Alleanza e ad integrare le risorse militari statunitensi con le proprie.
I piani - ai quali si lavora informalmente attraverso incontri a margine e pranzi di lavoro all'interno e intorno all'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord - non sono pensati per rivaleggiare con l'attuale Alleanza, spiegano i partecipanti. I funzionari europei puntano a preservare la deterrenza contro la Russia, la continuità operativa e la credibilità nucleare anche se Washington ritirerà le forze dall'Europa o si rifiuterà di difenderla, come ha minacciato il presidente Trump.
I piani, pensati per la prima volta lo scorso anno, sottolineano la profonda inquietudine dell'Europa riguardo all'affidabilità degli Stati Uniti. Hanno subito un'accelerazione dopo che Trump ha minacciato di impossessarsi della Groenlandia e ora stanno acquisendo nuovo slancio nel pieno dello stallo conseguente al rifiuto dell'Europa di sostenere la guerra americana in Iran. A spingere in favore di un'accelerazione è stato anche il cambiamento di posizione di Berlino: per decenni, la Germania ha resistito alle richieste guidate dalla Francia per una maggiore sovranità europea in materia di difesa, preferendo mantenere l'America come ultimo garante della sicurezza europea. Questo sta cambiando con il cancelliere tedesco Friedrich Merz a causa delle preoccupazioni sull'affidabilità degli Stati Uniti di Donal Trump come alleato.
La sfida è enorme. L'intera struttura della Nato si basa sulla leadership americana quasi ad ogni livello, dalla logistica all'intelligence fino al comando militare più alto dell'Alleanza. Gli europei ora cercano di assumersi maggiori responsabilità, comeTrump ha da tempo richiesto. L'alleanza sarà "guidata dall'Europa in misura maggiore", ha dichiarato recentemente il Segretario Generale Mark Rutte. La differenza ora è che gli europei stanno adottando misure di propria iniziativa, a causa della crescente ostilità di Trump. Negli ultimi giorni, Trump ha dato agli alleati europei dei "codardi" e ha definito la Nato una tigre di carta, aggiungendo, in riferimento al presidente russo Vladimir Putin: "Anche Putin lo sa."
"Uno spostamento di peso e responsabilità dagli Stati Uniti verso l'Europa è in corso e continuerà... come parte della strategia di difesa e sicurezza nazionale degli Stati Uniti," ha dichiarato il presidente finlandese Alexander Stubb, uno dei leader coinvolti nei piani. "La cosa più importante è capire che sta avvenendo e anche farlo gestendolo e in modo controllabile, invece che attraverso un ritiro rapido degli Stati Uniti", ha aggiunto in un'intervista.
All'inizio di questo mese, Trump ha minacciato di lasciare la Nato a causa del rifiuto degli alleati di sostenere la sua campagna in Iran. Qualsiasi ritiro dall'Alleanza richiederebbe l'approvazione del Congresso, ma il presidente potrebbe comunque spostare truppe o risorse fuori dall'Europa, o negare il sostegno economico all'Alleanza, usando la sua autorità di comandante in capo.
Subito dopo la minaccia di Trump, Stubb ha chiamato il presidente per informarlo sui piani dell'Europa per rafforzare le proprie difese. "Il messaggio fondamentale ai nostri amici americani è che, dopo tutti questi decenni, è tempo che l'Europa si assuma maggiori responsabilità per la propria sicurezza e difesa," ha detto Stubb. L'accelerante politico decisivo per l'Europa è stato il cambiamento storico che si è verificato a Berlino, che ospita armi nucleari statunitensi e ha a lungo evitato di mettere in discussione il ruolo dell'America come garante della sicurezza europea. Tedeschi e altri europei temevano che promuovere la leadership europea all'interno della Nato potesse offrire agli Stati Uniti una scusa per ridurre il loro ruolo.
Eppure, alla fine dello scorso anno, Merz ha iniziato a ripensare questa posizione di lunga data dopo aver concluso che Trump era pronto ad abbandonare l'Ucraina, secondo persone a conoscenza del suo pensiero citate dal Wall Street Journal. Merz era preoccupato che Trump stesse confondendo vittima e aggressore nella guerra, e che non ci fossero più valori chiari a guidare la politica statunitense all'interno della Nato.
Nonostante ciò, il leader tedesco non voleva mettere pubblicamente in discussione l'Alleanza. Gli europei, secondo il cancelliere, avrebbero dovuto assumere un ruolo più importante al suo interno. Idealmente, gli Stati Uniti sarebbero rimasti nell'alleanza ma la maggior parte della difesa sarebbe diventata di responsabilità degli europei, secondo le stesse fonti. Il cambiamento della Germania ha sbloccato un accordo più ampio coinvolgendo altri paesi tra cui Regno Unito, Francia, Polonia, i paesi nordici e il Canada, che ora presentano il piano di emergenza come una coalizione di volontari interna alla Nato, secondo i funzionari coinvolti.
Solo dopo il cambio di passo a Berlino la pianificazione è passata alle questioni militari pratiche e la loro gestione, dalle difese aeree e missilistiche della Nato, ai corridoi di rinforzo in Polonia e negli Stati baltici, alle reti logistiche e le principali esercitazioni regionali, dopo l'eventuale ritiro americano. I funzionari sentiti dal quotidiano affermano che la reintroduzione della leva militare è un altro aspetto cruciale per il successo del piano. Molte nazioni l'hanno abbandonata dopo la Guerra Fredda.
I funzionari coinvolti vogliono accelerare la produzione europea di equipaggiamenti vitali in settori in cui l'Europa è indietro rispetto agli Stati Uniti, inclusi la guerra antisommergibile, le capacità spaziali e di ricognizione, il rifornimento in volo e la mobilità aerea. I funzionari indicano l'annuncio del mese scorso da parte di Germania e Regno Unito di un progetto congiunto per sviluppare missili da crociera stealth e armi ipersoniche come esempio della nuova iniziativa,
La transizione è già in corso. Un numero crescente di posizioni chiave di comando della Nato è ora ricoperto da europei e molte delle principali esercitazioni svolte di recente o programmate nei prossimi mesi saranno guidate da forze europee, in particolare nella regione nordica, dove l'alleanza confina con la Russia. Un vuoto particolarmente difficile da colmare riguarda l'intelligence e la deterrenza nucleare.
I funzionari europei affermano che nessun riassetto delle truppe può sostituire rapidamente i sistemi satellitari, di sorveglianza e di allerta missilistica statunitensi che costituiscono la spina dorsale della credibilità della Nato, mettendo Francia e Gran Bretagna sotto pressione per espandere i loro ruoli sia nell'intelligence nucleare che in quella strategica. Il cambiamento di rotta della Germania ha aperto la strada all'elemento più delicato della difesa sovrana europea: la sostituzione dell'ombrello nucleare statunitense. Dopo che Trump ha minacciato la Groenlandia, Merz e il presidente francese Emmanuel Macron hanno avviato discussioni con l'obiettivo di estendere l'ombrello nucleare francese ad altre nazioni europee, inclusa la Germania. Lo stesso Trump sembra aver riconosciuto che la Groenlandia è stata il punto di svolta.

(Adnkronos) - In Italia vivono 500mila pazienti colpiti da glaucoma, ma si calcola vi siano almeno altrettante persone che non sanno di avere la patologia. Quindi oltre 1 milione di persone soffre di una malattia oculare cronica-progressiva che, se non viene trattata, può portare a danni permanenti al nervo ottico e alla perdita della vista. E la primavera e l'estate sono le stagioni più difficili, tanto che alcuni pazienti non riescono, nelle ore centrali della giornata, a tenere aperti gli occhi in un ambiente esterno. "E' tutta colpa della fotofobia, uno dei sintomi più temuti e frequenti - spiega Luciano Quaranta, professore, direttore e fondatore del Centro oculistico italiano - Chi ne soffre, a causa del glaucoma, sente un forte senso di fastidio verso la luce naturale e artificiale, difficoltà nei passaggi luce/buio e costanti abbagliamenti visivi. Per questo si rende assolutamente necessario l'utilizzo di lenti foto protettive, schermi solari o di capelli con apposite visiere. Sono piccoli accorgimenti che possono però fare la differenza nella vita di tutti i giorni".
"Il glaucoma - ricorda lo specialista - è causato da un aumento della pressione intraoculare interna dell'occhio che danneggia le fibre del nervo ottico. E' una patologia a carattere sociale, con un'incidenza estremamente elevata soprattutto tra gli over 60. Risulta totalmente asintomatica fino agli stadi più avanzati e quindi è molto difficile ottenere una diagnosi precoce. Per individuarla è sufficiente una visita oculistica completa che deve includere anche la misurazione della pressione oculare e l'esame del campo visivo. E' così possibile identificare la malattia nelle sue fasi iniziali e avviare subito il trattamento più adatto. Non si può invece svolgere una prevenzione primaria, anche se esistono alcuni fattori di rischio modificabili, tra cui l'eccessivo peso corporeo e il fumo di sigaretta", sottolinea Quaranta.
"Dal glaucoma non si può guarire - precisa - tuttavia esistono cure che possono rallentarne il decorso, evitando al paziente disabilità visive gravi. La terapia medica consiste nella somministrazione di colliri in grado di ridurre la pressione intraoculare elevata. E' in grande crescita anche l'utilizzo dei laser come trattamento primario, che sono stati inseriti nelle più importanti linee guida internazionali. Infine vi è il trattamento chirurgico, che è sempre più precoce grazie al ricorso di tecnologie mini-invasive o scarsamente-invasive".
La chirurgia, approfondisce l'esperto, "negli ultimi anni ha subito grandi modifiche e l'innovazione ha portato all’utilizzo di mini-stent da inserire all'interno dell’occhio. Sono tipologie di cure molto sicure, estremamente efficaci e che possono essere eseguite in associazione all'intervento per la cataratta. Con la chirurgia combinata 'cataratta-glaucoma' - descrive Quaranta - si ottengono ottimi risultati sia per quanto riguarda la riduzione della pressione oculare che i miglioramenti nelle capacità di vista del paziente. Tra le terapie più invasive vanno segnalati i nuovi impianti drenanti, anche regolabili dall'esterno, e che sfruttano meccanismi di filtrazione posteriore dell'umore acqueo. Queste tecniche garantiscono buoni risultati anche nei casi più difficili e soprattutto sono utili a quei pazienti che hanno già subito, con scarsi risultati, diverse operazioni chirurgiche".
Il paziente con glaucoma "è asintomatico - conclude lo specialista - non percepisce la malattia e quindi non sente dolore. Gli interventi chirurgici modificano la struttura oculare, riducono la pressione e quasi sempre nei primi mesi post-intervento vengono segnalati sensazione di fastidio e altri piccoli disturbi. Dobbiamo educare i nostri assistiti e spiegare l'importanza di intervenire su una malattia cronica e che può avere gravi conseguenze. Comprendere le opzioni di terapia del glaucoma è il primo passo per proteggere la vista a lungo termine".

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"Noi siamo molto preoccupati per la situazione della sanità in
Sardegna, servono politiche molto radicali", le critiche alla
gestione sanitaria in questa legislatura arrivano non solo dal
centrodestra, che ha firmato la mozione in discussione oggi
nell'Aula del palazzo di via Roma, ma anche dall'interno.
Dal 15 al 17 aprile a Villasimius, nel sud est Sardegna, prende il
via il 3/o Pilot Destinations Exchange Workshop, nell'ambito del
progetto europeo NaTour4ClimateChange (NT4CC), dedicato allo
scambio di esperienze tra le destinazioni turistiche costiere del
Mediterraneo impegnate nello sviluppo di nuove strategie di
adattamento al clima e valorizzazione delle "soluzioni basate sulla
natura" in chiave turistica. Il progetto NaTour4CChange è un
laboratorio di sperimentazione delle soluzioni che consentiranno di
aumentare la resilienza delle destinazioni turistiche costiere
dentro un'ottica di cooperazione internazionale sulle sfide
comuni.
(Adnkronos) - Una nuova squadra alla guida di Europa Donna Italia, il movimento che dal 1994 tutela i diritti alla prevenzione e alla cura del tumore al seno. Confermata la presidenza di Rosanna D'Antona, che sarà affiancata dalla neo vicepresidente Alessandra Carra, da 11 consiglieri e 3 probiviri. I nuovi membri - informa una nota - sono tutti rappresentanti dell'associazionismo, della comunità medico-scientifica, della cultura, della comunicazione e dell'imprenditoria. Il Consiglio di amministrazione sarà affiancato da 4 comitati. Il primo è il comitato per le politiche regionali, composto dalle associazioni-delegate regionali di Europa Donna Italia, il secondo è il comitato tecnico scientifico, il terzo e il quarto, in via di composizione, saranno il comitato per le politiche istituzionali e il comitato per la comunicazione. Le nomine sono l'esito delle votazioni svolte nel corso dell'assemblea elettiva del movimento, che si è tenuta nei giorni scorsi a Milano.
"Sono molto orgogliosa di questa squadra - dichiara la presidente D'Antona - Sarà una governance preziosa per raggiungere nuovi traguardi per la qualità della cura e della vita delle pazienti. Il volontariato negli ultimi anni ha cambiato volto, oggi viene chiamato ad essere sempre più competente e professionale. Abbiamo imparato a fare bene il nostro lavoro di volontarie nei luoghi di cura, a fianco delle pazienti, ma sempre di più le associazioni si configurano anche come soggetto politico ed economico, oltre che sociale. Siamo diventate un interlocutore autorevole del sistema sanitario, la nostra presenza ai tavoli istituzionali è sempre più strutturata".
Lo confermano anche i dati della ricerca Iqvia Survey Patient Voice 2026, presentata in anteprima da Isabella Cecchini e Paola Vezzola, del dipartimento di ricerche e centro studi Iqvia. I risultati evidenziano un'evoluzione delle associazioni di pazienti, confermando il loro ruolo istituzionale sempre più strategico nel sistema salute, per garantire politiche sanitarie più eque e aderenti ai bisogni reali delle persone. Di fatto, la collaborazione con le istituzioni è parte delle attività di quasi la metà (46%) delle associazioni, che riferisce di partecipare a commissioni parlamentari o tavoli ministeriali a livello nazionale. Ancora più forte è l'attività di advocacy a livello regionale: circa il 70% delle associazioni di pazienti partecipa a tavoli tecnici, reti civiche e tavoli consultivi di confronto con le istituzioni locali. Nell'ambito dell’attività di advocacy, le priorità future includono equità di accesso alle cure (66%), miglioramento dei percorsi pazienti/Pdta (65%) e avanzamenti nella diagnosi precoce (56%). Parallelamente all'advocacy, restano priorità centrali delle associazioni pazienti l'attività di divulgazione e informazione (indicata come attività prioritaria dal 71% delle associazioni nel 2026, in aumento rispetto al 55% nel 2025), e attività di supporto per pazienti e caregiver (area indicata prioritaria per il 59% delle associazioni). E' una fotografia in cui Europa Donna si riconosce pienamente, come portatore di interesse delle pazienti con tumore al seno.
"Gli obiettivi futuri - sottolinea D'Antona - riguardano il rafforzamento delle attività di advocacy per garantire un equo accesso alle cure innovative, per Breast Unit organizzate uniformemente in tutte le regioni d'Italia, sia nella prevenzione sia nella cura, e per la sicurezza del lavoro anche dopo una diagnosi di tumore. Sono traguardi ambiziosi, ma necessari, per i quali è fondamentale che le associazioni siano unite e facciano rete".
Ad accendere riflessioni e dialoghi sul ruolo storico e contemporaneo delle donne nella cura l'intervento di Daniela Minerva, autrice del libro 'Medicina femminile plurale' (Bollati Boringhieri, 2026). "Attraverso i secoli le donne sono state portatrici di cura e innovazione. Fin dalla preistoria - osserva l'autrice - le donne curano, accudiscono, si ingegnano per trovare rimedi: accadeva nelle grotte, poi nei villaggi, nelle case, al di fuori delle accademie e delle università. Si è costruito così, nel tempo, un sapere corale, che oggi ritroviamo nelle associazioni. Qui le donne informano, supportano, danno voce ai bisogni di pazienti e caregiver e la portano ai decisori: la loro voce ora contribuisce a orientare le politiche sanitarie, ricordandoci che la sanità è profondamente influenzata dalla prospettiva femminile".
Le nuove consigliere di Europa Donna Italia sono: Gabriella Berardi (direttrice del Polo Biblio-Museale di Foggia); Rosa Blasi (direttrice generale della European School of Oncology); Paola Boldrini (già vicepresidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato); Concita De Gregorio (giornalista e scrittrice); Rossana De Palma (medico già responsabile dell'Area Qualità delle cure, reti cliniche e percorsi presso la direzione generale Sanità della Regione Emilia Romagna); Alexia Giugni (Head of Client Coverage Emea presso Dws International GmbH); Giovanna Maggioni (presidente di Audioutdoor); Alessandra Minghetti (dirigente di Intesa Sanpaolo); Loredana Pau (vicepresidente uscente di Europa Donna Italia e coordinatrice della rete associativa); Antonella Moreo (medico specialista in cardiologia) e Corrado Tinterri (chirurgo senologo e docente universitario).

(Adnkronos) - "Le liste d'attesa sono la punta dell'iceberg di un problema strutturale del Servizio sanitario nazionale: noi abbiamo un Ssn straordinariamente bello e importante, che ci è stato regalato da una donna straordinaria come Tina Anselmi, ma sta scricchiolando il pilastro dell'universalismo". Questo sta succedendo "non sulla malattia grave, ma su tutto il resto, che però è la vita quotidiana di tanti cittadini, di tante famiglie". Ne è convinta Marina Sereni, responsabile salute e sanità del Partito Democratico, intervenuta oggi al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide', in corso a Roma. Se un paziente è "un codice rosso - ha spiegato Sereni - è pienamente preso in carico dal Ssn. Con una malattia grave, che può essere oncologica o neurodegenerativa", il cittadino, "che sia un disoccupato o un imprenditore, ha delle cure gratuite. Ma prima di arrivare al codice rosso, sul resto - sulla generalità dei bisogni di salute, le cronicità, la prevenzione e l'esigenza di non fare ammalare troppe persone per poter anche usare meglio le risorse - c'è invece una forte disuguaglianza crescente di tipo sociale e territoriale".
"Penso che le liste d'attesa le dobbiamo affrontare partendo da questo - ha evidenziato l'esponente dem - perché altrimenti più aggiungiamo servizi e prestazioni, più quelle liste d'attesa si allungano. Poi, certamente, bisogna avere la trasparenza e sapere esattamente che cosa sta succedendo nelle regioni. Però le liste d'attesa non le possiamo affrontare se non affrontiamo i nodi strutturali. E per noi i nodi strutturali sono chiari: il primo è il definanziamento. Stiamo definanziando. Non l'ha fatto solo la destra, l'hanno fatto anche i Governi che noi abbiamo sostenuto, lo dico per onestà intellettuale. Però siamo ritornati ad un trend di definanziamento della sanità pubblica sul Pil e questo non va bene, bisogna invertire la tendenza. Mi sarebbe piaciuto che in questa legislatura si creasse un'alleanza trasversale per dire che dopo il Covid quel trend non si poteva riprendere. E invece non è successo. E' successo che siamo scesi al 6,1% sul Pil e che tendenzialmente andremo sotto il 6%. Mi sembra un dato negativo".
La seconda priorità, ha continuato Sereni, "è il personale. Noi abbiamo bisogno di fare un grande investimento su tutte le professioni sanitarie e di mettere molte più risorse umane nel servizio sanitario pubblico, perché altrimenti le strutture pubbliche rischiano di avere una competizione impropria rispetto al privato. E, ancora, per la cronicità e la prevenzione c'è bisogno di più sanità di prossimità. Abbiamo ereditato dalla precedente legislatura il Dm 77, lo stiamo attuando? Non ne sono sicura, perché vedo che stiamo faticando ad usare i soldi del Pnrr, vedo il rischio di tante inaugurazioni di muri. Noi invece abbiamo bisogno di una piccola grande rivoluzione sulla medicina territoriale e dobbiamo far diventare quella nuova architettura, insieme ai medici di medicina generale, ai pediatri di libera scelta, alle farmacie dei servizi, il fulcro di una nuova idea della salute. Altrimenti quello che non si risolve sul territorio va a finire negli ospedali e nei pronto soccorso facendoci spendere di più. Poi dobbiamo fare un grande investimento sull'innovazione". E, invece, "anche sulla digitalizzazione forse i soldi del Pnrr potevano dare esiti migliori. Infine l'intelligenza artificiale, che non deve servire per fare diagnosi, ma per aiutare i professionisti ad affrontare con meno burocrazia e più velocità dei problemi anche nuovi che i bisogni di salute ci propongono".

(Adnkronos) - Si rinnova dal 29 maggio al 2 giugno 2026 a Fieramilano Rho l’appuntamento con Anteprima d’estate, l’evento a ingresso gratuito promosso da Artigiano in Fiera, che anticipa l’arrivo della bella stagione con cinque giorni dedicati alle eccellenze artigianali, alla creatività e al piacere di stare insieme.
Con la partecipazione di oltre 1.000 artigiani da 50 Paesi, distribuiti su 4 padiglioni (1-3 e 2-4 a pochi passi dalle fermate di metropolitana e treni di Fieramilano Rho), Anteprima d’estate si conferma un’esperienza immersiva che valorizza l’incontro diretto con gli artigiani, il valore dei territori e le tradizioni più autentiche, in un’atmosfera di festa che attende l’estate.
La nuova creatività nata dalla collaborazione con IED – Istituto Europeo di Design e sviluppata nell’ambito di un contest ha coinvolto giovani talenti dei corsi di illustrazione e graphic design. Il visual selezionato, intitolato “Gita in fiera”, è firmato dalla ventisettenne milanese Marta Cancellieri, alumna IED Milano, diplomata nel 2025 in Illustrazione e Animazione. L’artwork interpreta Anteprima d’estate come una gita leggera e condivisa, un vero e proprio anticipo di vacanza. Al centro della scena, una famiglia in visita alla fiera diventa simbolo di accoglienza, convivialità e scoperta: attorno a essa prendono forma oggetti, colori e suggestioni che richiamano le diverse culture del mondo e la ricchezza dell’artigianato contemporaneo. Il tratto illustrato, fresco e luminoso, restituisce un’atmosfera solare, capace di evocare tempo libero, creatività e piacere di stare insieme, trasformando la fiera in un luogo da vivere prima ancora che da visitare.
«Anteprima d’estate è l’espressione più leggera e conviviale della nostra visione: un momento dedicato all’incontro, alla creatività e al piacere di stare insieme, nel segno dell’artigianato e delle culture del mondo» commenta Antonio Intiglietta, Presidente di Ge.Fi S.p.A. «Per questo abbiamo rinnovato con convinzione la collaborazione con IED, riconoscendo nel talento dei giovani una chiave autentica per interpretare il presente. È un linguaggio visivo che parla di persone, di relazioni, di meraviglia e di scoperta, gli stessi valori che da sempre guidano il nostro impegno nel promuovere l’artigianato come espressione genuina di umanità, territorio e saper fare. Investire nei giovani talenti significa investire nel futuro di questa visione».
L’offerta di Anteprima d’estate è una vetrina di creatività. L’esperienza proposta ai visitatori è un percorso tra tessuti e abiti leggeri, gioielli ispirati alla natura, creazioni artistiche luminose, soluzioni di design per la casa e l’outdoor, accessori per il viaggio e il tempo libero, fino al mondo del gusto, con eccellenze regionali italiane e specialità gastronomiche internazionali. A completare l’esperienza, spazi dedicati al relax e un palinsesto di eventi e spettacoli che attraversano le culture del mondo, pensati per offrire un momento di evasione e convivialità.
Anteprima d’estate è aperta tutti i giorni dal 29 maggio al 2 giugno 2026 dalle 10 alle 22:30 a Fieramilano Rho. L’accesso è gratuito con pass già scaricabile su artigianoinfiera.it.
I principali mezzi di trasporto per raggiungere la manifestazione sono la linea M1 della metropolitana (fermata Rho Fiera), le linee regionali e del passante ferroviario di Trenord e l’Alta Velocità con Italo, mentre per chi si sposta in auto la disponibilità totale di parcheggi sarà di oltre 10.000 posti auto.

(Adnkronos) - "La delega che si sta discutendo al Senato" sulla riforma del Servizio sanitario nazionale "ci sembra davvero impropria. Ieri le Regioni hanno chiesto di sospendere l'iter di questo provvedimento. Lo stesso ha fatto la Fondazione Gimbe e ci sono state posizioni critiche di Cgil, Cisl, Uil e di altri organi e sindacati professionali. Ma a che serve quella delega? Non affronta nessuno dei problemi strutturali, non nomina mai la parola prevenzione". E' la posizione espressa da Marina Sereni, responsabile salute e sanità del Partito Democratico, intervenuta oggi al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide', in corso a Roma.
Una posizione critica sul Ddl delega sulla riforma del Ssn. Con questo provvedimento "si istituiscono due nuovi tipi di ospedale, gli ospedali di terzo livello e gli ospedali elettivi, di cui non sentivamo granché bisogno, e non si investe davvero sulla medicina di prossimità. Allora io dico: fermiamoci. Siamo ad un anno dalla fine della legislatura, fermiamoci", è l'invito di Sereni.
"E' una legge delega vaga, confusa - ha argomentato l'esponente dem - e che per di più ristabilisce una centralità dell'ospedale, quando in tutti i discorsi, persino della maggioranza e del Governo, sentiamo parlare di cronicità e di medicina territoriale".

(Adnkronos) - "Da decenni siamo tutti convinti che" per ridurre le liste d'attesa "bisogna essere più appropriati nella prescrizione e nell'erogazione dei servizi sanitari. Però, se non modifichiamo l'architrave, l'architettura con la quale fare queste prescrizioni, è evidente che tutto si poggia sulla cultura del professionista e sulla domanda appropriata del cittadino. Questo ha una prescrizione secondo una sua classe di priorità, ma se ritiene che questi tempi siano troppo lunghi, si rivolge alla sanità a pagamento e se non può più spendere, a causa dell'aumento della povertà, semplicemente esce dal sistema. Per questo la spesa out of pocket non è più un indicatore affidabile delle mancate tutele pubbliche". Così Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe, nel suo intervento oggi in collegamento al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide', in corso a Roma.
"A quasi un anno dal lancio della versione 1.0 della piattaforma nazionale sulle liste d'attesa - spiega Cartabellotta - noi abbiamo soltanto ancora dei dati aggregati a livello nazionale", quindi "non abbiamo la possibilità di sapere se il decreto ha prodotto dei benefici. Non disponiamo né di dati regionali, né tantomeno aziendali, né ancor tanto meno divisi per pubblico e privato accreditato piuttosto che per entrare nel regime Ssn. Dal punto di vista progettuale, la piattaforma dovrebbe - e uso volutamente il condizionale - mettere a disposizione tutti questi dati, capire dove sono le difficoltà e mettere in campo gli interventi correttivi. Però oggi, sostanzialmente, noi disponiamo soltanto di un dato aggregato nazionale, espresso con modalità già complicate per i tecnici - rimarca - figuriamoci per i cittadini".
Sul tema dell'appropriatezza delle prestazioni "non abbiamo dati italiani dettagliati, però la letteratura internazionale dice che mediamente il 30% delle prestazioni di diagnostica ambulatoriale è inappropriato: significa che il profilo rischio-beneficio per quel paziente non è adeguato - chiarisce Cartabellotta - Poi però abbiamo una percentuale molto alta di pazienti che non riesce ad accedere. Quindi, al di là della piattaforma e del potenziamento dell'offerta, bisogna mettere in campo strumenti per governare la domanda, che non possono riguardare soltanto i professionisti. Oggi i pazienti sono fortemente influenzati da quella che io chiamo 'medicalizzazione della società', che esercita anche delle pressioni su chi deve prescrivere. Quindi il problema è come gestire tutto questo, anche modificando le modalità prescrittive, il nomenclatore per le prestazioni".

(Adnkronos) - Le malattie oculari rappresentano oggi una delle principali sfide di salute pubblica a livello globale, con un impatto crescente sia in termini epidemiologici sia sulla qualità della vita delle persone. In questo scenario, la miopia emerge come uno dei fenomeni più rilevanti e in rapida espansione, in particolare tra le giovani generazioni. L’aumento della prevalenza, legato anche a cambiamenti negli stili di vita e all’esposizione prolungata ai dispositivi digitali, sta trasformando quella che un tempo era considerata una semplice condizione refrattiva in una vera e propria area di attenzione clinica. Nelle sue forme più evolute, infatti, la miopia può predisporre a complicanze oculari anche gravi, rendendo necessario un approccio sempre più strutturato e orientato alla prevenzione e alla gestione nel lungo periodo.
In questo contesto, la ricerca e sviluppo gioca un ruolo cruciale. “Un’azienda come Santen, con una specializzazione esclusiva nell’oftalmologia, ha costruito nel tempo un modello di innovazione fortemente guidato dai bisogni dei pazienti, con l’obiettivo di anticipare l’evoluzione delle patologie e sviluppare soluzioni sempre più mirate – dichiara Benedetta Piergentili, Associate Director Medical Affairs di Santen Italy - L’impegno nella R&D non si limita allo sviluppo di nuove opzioni terapeutiche, ma si estende alla comprensione dei meccanismi alla base delle malattie oculari e alla costruzione di un ecosistema di collaborazione con comunità scientifiche e centri di eccellenza a livello globale”.
“Accanto alla miopia, un’altra area di grande rilevanza è rappresentata dalle patologie croniche come il glaucoma, una delle principali cause di cecità irreversibile nel mondo – continua Benedetta Piergentili - Si tratta di una malattia spesso asintomatica nelle fasi iniziali, che rende la diagnosi precoce e il monitoraggio continuo elementi fondamentali per preservare la funzione visiva. La sua incidenza è destinata ad aumentare con l’invecchiamento della popolazione, ponendo una sfida significativa per i sistemi sanitari e per la comunità medica”.
Parallelamente, le malattie della superficie oculare, tra cui la secchezza oculare, rappresentano una delle condizioni più diffuse e sottovalutate. “Pur non essendo sempre associate a esiti irreversibili, queste patologie hanno un impatto significativo sulla quotidianità dei pazienti, influenzando attività semplici come leggere, lavorare al computer o guidare – sottolinea Piergentili - La loro natura cronica e multifattoriale richiede un approccio terapeutico personalizzato e una maggiore consapevolezza sia da parte dei pazienti sia dei professionisti sanitari”.
A queste si aggiungono infezioni e allergie oculari, che, pur essendo spesso gestibili, possono compromettere temporaneamente o in modo ricorrente la qualità della vita, e che richiedono un’attenta gestione clinica per prevenire complicanze e recidive. Nel loro insieme, queste condizioni delineano un quadro articolato e complesso, in cui la salute oculare si configura come un elemento chiave del benessere complessivo della persona.
Ciò che accomuna queste patologie è il loro impatto trasversale: la perdita o la compromissione della vista incide sull’autonomia, sulla produttività, sulle relazioni sociali e sulla sfera psicologica. La qualità della vita dei pazienti è quindi un parametro centrale, che orienta sempre più le strategie cliniche e di ricerca. In questo senso, l’approccio moderno dell’oftalmologia si sta evolvendo verso una visione integrata, che considera non solo la patologia, ma l’intero percorso del paziente.
“Per la funzione di Medical Affairs, – aggiunge Benedetta Piergentili - questo significa operare in un ambito in cui la dimensione scientifica si intreccia con quella sociale. Significa promuovere la cultura della prevenzione, favorire la diagnosi precoce e sostenere modelli di cura che siano efficaci, accessibili e sostenibili nel tempo. L’impegno nella ricerca e sviluppo diventa quindi uno strumento strategico per rispondere a bisogni in continua evoluzione, contribuendo a migliorare concretamente la vita delle persone”.
In prospettiva, la crescente diffusione delle patologie oculari, unita all’invecchiamento della popolazione e ai cambiamenti negli stili di vita, renderà sempre più centrale il ruolo dell’innovazione in oftalmologia. “È in questo scenario che si inserisce l’impegno di Santen: sviluppare conoscenza, rafforzare la collaborazione scientifica e contribuire a costruire un futuro in cui la salute degli occhi sia sempre più tutelata e accessibile, riconoscendo nella vista uno dei pilastri fondamentali del benessere umano” conclude.
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