
“Quale sarà l'eredità di Milano Cortina? Io parlo sempre di infrastrutture materiali e immateriali. Il lascito, partendo dal territorio, sarà certamente di infrastrutture più efficienti, in alcuni casi rigenerate come la pista di bob, skeleton e slittino di Cortina, che riprenderanno a essere utili per la scuola italiana”. Sono le parole del ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, a margine dell'evento di riapertura del 'Th Borca di Cadore - Park Hotel des Dolomites'.
Abodi ha aggiunto che la scuola italiana "si era inaridita", perché senza un'infrastruttura dedicata è difficile coltivare la vocazione: “Grazie alla collaborazione con la Federazione Italiana Sport Invernali e la Federazione Italiana Sport Ghiaccio, questa scuola italiana delle tre discipline partendo dal bob, che qui è nato, riprenderà vigore e promozione e torneremo a essere un centro di eccellenza internazionale. Bisogna avere la pazienza di aspettare il tempo che verrà dopo, perché le eredità annunciate sono negli auspici e nello spirito con cui abbiamo lavorato. Ciò che conterà saranno poi i risultati. Olimpiadi e Paralimpiadi sono un fattore di promozione della cultura sportiva, uno strumento attraverso cui viene voglia di fare sport” perché proprio guardando le Olimpiadi “molti di noi hanno costruito un primo approccio alla disciplina sportiva o un rafforzamento della volontà di praticare sport”.
Il ministro ha parlato anche della risposta dei territori per i Giochi Olimpici: "Parliamo di più di 22mila chilometri quadrati, è un impegno che va oltre la porzione di territorio che beneficia di questa opportunità straordinaria. Ci saranno più di due miliardi di telespettatori che vedranno cosa sono le Dolomiti, può sembrare scontato perché sono patrimonio dell'umanità, ma bisogna alimentare questa conoscenza e le Olimpiadi e le Paralimpiadi aiuteranno".
Abodi ha spiegato che il lavoro fatto "si apprezzerà quando tutto sarà completato, compresa la pista di bob, skeleton e slittino di Cortina, compresi gli 8mila alberi che verranno messi a dimora e che dimostreranno che è possibile migliorare ciò che è stato abbandonato e quindi ripristinarlo, rifunzionalizzarlo senza creare dei traumi all'ambiente". E ancora, in conclusione: "Speriamo che la nostra visione un po' più ampia poi si trasferisca nella presa d'atto, nei confronti degli scettici che ancora ci sono, che saranno Giochi meravigliosi, a dimensione umana. I cantieri ancora aperti chiuderanno i loro battenti e riusciremo a vincere anche la sfiducia di molti quando sono state lanciate alcune sfide".

Addio a Joanna Trollope. La scrittrice britannica, regina del romanzo rosa, una delle autrici più lette e apprezzate del Regno Unito per la sua capacità di raccontare con sincerità la vita domestica e le tensioni familiari contemporanee, è morta a 82 anni nella sua casa nell'Oxfordshire, in Inghilterra, giovedì 11 dicembre. L'annuncio della scomparsa, come riporta il quotidiano londinese 'The Guardian', è stato dato oggi dalle figlie.
Trollope ha pubblicato oltre 30 romanzi nel corso di una carriera iniziata negli anni '80. Dopo gli esordi nella narrativa storica con lo pseudonimo Caroline Harvey, a metà degli anni Ottanta si è dedicata alla narrativa rosa, la scelta che l'ha consacrata al grande pubblico. Il successo arrivò nel 1991 con 'The Rector's Wife', che scalzò i grandi nomi dalle classifiche, seguito da opere che affrontavano temi allora poco esplorati: infedeltà, ricomposizione familiare, genitorialità complessa e cura degli anziani.
In Italia, Trollope è stata tradotta e pubblicata da varie case editrici, portando anche al pubblico italiano alcune delle sue storie più rappresentative della narrativa contemporanea: 'Semplici amori' (Sonzogno), 'Fratello e sorella' (Corbaccio), 'Gli altri figli' (Sonzogno), 'Le mogli dei miei figli' (Mondadori), 'Le età dell'amore' (Bompiani e poi Sonzogno), 'Un'amante da sposare' (Corbaccio). Questi titoli raccontano sentimenti, mutamenti sociali e le sfide della vita privata con realismo e umanità. Spesso etichettata da una certa critica come autrice 'middlebrow' o di saghe domestiche, Trollope ha sempre respinto definizioni riduttive. In un'intervista al 'Guardian', sottolineò che i suoi romanzi erano spesso più complessi e realistici di quanto sembri a prima vista. La critica più attenta riconosceva una straordinaria capacità di raccontare la vita ordinaria, con i suoi silenzi, i suoi conflitti e le sue sfumature.
Dopo la laurea in Letteratura inglese all'Università di Oxford, Joanna Trollope trascorse un breve periodo al ministero degli Esteri britannico, dove lavorò nella sezione dedicata all'Europa orientale. Successivamente si occupò delle relazioni diplomatiche tra la Cina e i Paesi in via di sviluppo, un'esperienza che contribuì ad ampliare il suo sguardo sul mondo e sulle dinamiche internazionali.
Tra il 1967 e il 1979 insegnò in diverse scuole, alternando l’impegno professionale alla cura delle due figlie. Solo nel 1980 decise di dedicarsi completamente alla scrittura. I suoi primi libri furono romanzi storici pubblicati sotto lo pseudonimo Caroline Harvey, ma fu il passaggio alla narrativa, a metà degli anni Ottanta, a definire la sua identità di autrice e a portarla al successo internazionale.
Riconosciuta per il suo contributo alla letteratura britannica, Trollope ricevette nel 1996 l'Ordine dell'Impero Britannico, al quale si aggiunse nel 2019 il titolo di Comandante dell'Ordine dell’Impero Britannico. La sua vita privata fu segnata da due matrimoni: il primo, con il banchiere David Potter, da cui ebbe due figlie e da cui divorziò nel 1983; il secondo, con il drammaturgo Ian Curteis, sposato nel 1985 e da cui si separò nel 2001. (di Paolo Martini)

Le relazioni fra Italia e Russia stanno attraversando la crisi peggiore dalla fine della Seconda guerra mondiale. Ci ricordiamo certamente il ruolo dell'Italia in quella guerra, ma ricordiamo anche il valore e il periodo positivo delle nostre relazioni che hanno attraversato 80 anni, un tempo molto lungo durante il quale abbiamo mantenuto una cooperazione altamente costruttiva con l'Italia", ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, in un intervento al webinar del Global Fact Checking Network. L'Italia, ha aggiunto, "è oggetto di pressioni da parte della Nato, dal mondo anglosassone, e da questa dittatura ultraliberale". "Al momento le nostre relazioni sono in pausa. Non mi riferisco solo ai contatti ufficiali ma anche alle relazioni economiche e finanziarie. Vorrei credere che non siano finite ma solo sospese. Questa situazione non rientra nel nostro modo di fare, non nel modo di fare della Russia, ma emerge dalle pressioni a cui l'Italia è sottoposta".

Fabio Fognini punzecchia Andrea Delogu dopo la sua dichiarazione pubblica sui sentimenti per Nikita Perotti. La conduttrice, alla vigilia della semifinale di Ballando con le stelle, ha infatti raccontato sui social il rapporto "umano e vero" nato con il giovane maestro, precisando però che tra loro non c'è una relazione e che non intende definire il legame con un’etichetta "da banalizzare" sui social.
Durante le prove del programma, mentre Delogu lo inquadrava in una storia Instagram, l'ex tennista ha colto l’occasione per prenderla in giro, lanciando 'bacini' verso la telecamera. Per aggiungere legna sul fuoco, l'ex tennista ha lasciato un commento sotto il post della conduttrice: "Ah l’amor…".
La Delogu, che lo ha esortato l'ex tennista più volte di smetterla, ha ribadito la volontà di proteggere il rapporto con Perotti[1], definendolo un legame autentico nato nel corso delle settimane di lavoro a Ballando.

Elisabetta Canalis e degli auguri 'speciali'. La showgirl e conduttrice televisiva ha condiviso una storia sul proprio profilo Instagram per celebrare il compleanno di Alvise Rigo, il suo nuovo fidanzato. Nella foto condivisa da Canalis i due sono abbracciati in motorino: "Happy birthday", con tanto di emoticon di una torta, è stata la caption scelta, rigorosamente in inglese, per augurare "buon compleanno" al compagno.
L'inizio della loro storia d'amore era iniziata con i più classici degli indizi social, che lasciavano poco spazio ai dubbi. In estate infatti Canalis e Rigo hanno condiviso alcune foto sui rispettivi profili social, facendo intendere di trovarsi insieme negli Stati Uniti per un viaggio on the road in California.
Da Santa Barbara al parco nazionale di Sequoia, passando per Los Angeles. Le immagini condivise sui social mostravano paesaggi identici, scatti al tramonto e persino un tuffo nella stessa piscina immersa nel verde di un hotel esclusivo. Non erano stati pubblicati, tuttavia, scatti che ritraggono i due insieme, ma il tempismo e i luoghi combaciavano, e infatti la conferma è arrivata poco più tardi.
Classe 1992, Alvise Rigo è nato a Venezia e ha un passato da sportivo. Ha esordito in Eccellenza con il Mogliano Rugby e, successivamente, ha giocato con squadre come Valsugana, Lazio Rugby e Petrarca Rugby. Archiviata la carriera da rugbista, ha cominciato a lavorare come modello e personal trainer a Milano. Nel 2021 è stato concorrente di Ballando con le stelle e successivamente ha intrapreso una carriera da attore.

Il Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell'Agenzia europea del farmaco Ema ha espresso parere positivo per un nuovo dosaggio dell'anti-obesità semaglutide, che promette "una perdita di peso ancora maggiore". La nuova dose, 7,2 mg, ha prodotto nei trial "una perdita di peso media a 72 settimane del 21% in persone con obesità senza diabete: un risultato che si aggiunge ai benefici già consolidati di semaglutide 2,4 mg sulle complicanze correlate al peso, tra cui la significativa riduzione del rischio di eventi cardiovascolari maggiori, come infarto e ictus, e la riduzione del dolore causato dall'osteoartrite del ginocchio", spiega Novo Nordisk in una nota.
Il parere positivo - si legge - si basa sui risultati degli studi clinici Step Up e Step Up T2D, condotti su persone con obesità rispettivamente senza e con diabete di tipo 2. In particolare, nelle persone con obesità e senza diabete, un terzo dei partecipanti trattati con semaglutide 7,2 mg ha ottenuto una perdita di peso pari o superiore al 25% a 72 settimane, con un profilo di sicurezza e tollerabilità in linea con la dose già approvata di semaglutide 2,4 mg. Inoltre, i dati mostrano che la maggior parte del peso perso dai partecipanti era dovuto alla perdita di massa grassa (84%) e i test condotti hanno confermato che è stata preservata la funzione muscolare.
Il nuovo dosaggio è attualmente in approvazione nel Regno Unito e in diversi altri Paesi, riferisce Novo Nordisk. Negli Stati Uniti l'azienda danese ha ottenuto per il prodotto il Commissioner's National Priority Voucher (Cnpv), il nuovo programma che offre un percorso di approvazione accelerato a farmaci che rispondono a priorità sanitarie nazionali. Novo Nordisk ha sottomesso la richiesta di autorizzazione per semaglutide 7,2 mg alla Fda a novembre. Con il programma accelerato, la valutazione da parte dell'agenzia regolatoria americana è prevista entro 1-2 mesi dall'accettazione della domanda.

"Questa volta me la sono cavata bene". Rosanna Banfi ospite oggi venerdì 12 dicembre a La volta buona, ha parlato della sua recente lotta contro il tumore al polmone. "Era molto piccolo ed è stato preso in tempo. Ieri mi ha chiamato il Professore per dirmi che la storia è finita: non ci sono linfonodi compromessi. Questa volta me la sono cavata meglio dell'altra volta", ha spiegato con sollievo.
L'attrice ha ammesso di aver temuto l'operazione più di quanto accaduto in passato: "Da quando sono diventata nonna vivo una gioia immensa, e avevo tanto paura che mi succedesse qualcosa. Quando mi hanno fatto l'anestesia, ho pensato a Matilde. Mi sono addormentata con il sorriso. Poi mi sono svegliata, è andato tutto bene e ora sono qui per raccontarlo", ha detto.
Proprio ieri, Rosanna Banfi aveva annunciato di essere finalmente guarita dal tumore[1]. Con un post condiviso su Instagram, la figlia di Lino Banfi aveva scritto: "Oggi è una splendida giornata. Perché direte voi miei piccoli lettori... perché c’è il sole? Anche. Perché il Natale si avvicina? Anche. Ma, sopratutto perché ho ricevuto la telefonata più importante, no non un produttore o un regista che mi propone il ruolo della vita. Un Professore che mi ridato la vita dicendomi che i linfonodi sono puliti e la mia disavventura con un nuovo tumore è finita qui. Una splendida giornata!".
L'attrice aveva rivelato il ritorno della malattia lo scorso 19 novembre, raccontando di aver scoperto dopo 16 anni la presenza di un nuovo tumore. Con un post su Instagram, l'attrice aveva scritto: "Dopo 16 anni 'l'ospite', assolutamente non invitato, si è ripresentato alla mia porta. Questa volta ha scelto un’altra stanza della 'mia' casa. L'abbiamo cacciato a calci nel culo. Tutto qua".

Un fondo di 60mila euro per il pagamento di bollette di luce e gas e la promozione di un percorso di educazione e consapevolezza per i consumi: nasce 'Energia in Franciacorta', il progetto realizzato grazie all’accordo tra Banco dell’energia, Fondazione Lgh, Cogeme Spa e Associazione Riuso 3, ente attuatore dell’iniziativa 'Banco del riuso', un servizio orientato alla solidarietà e alla condivisione, al non spreco, al riutilizzo degli oggetti e delle risorse e alla promozione delle capacità individuali, con il coinvolgimento di 11 Comuni del Sud Ovest bresciano.
Il progetto si propone l’obiettivo di sostenere i nuclei familiari a rischio di povertà, anche energetica, grazie al contributo di Fondazione Lgh, fondazione del gruppo A2A attiva in Lombardia, tra i fondatori della Fondazione Banco dell’energia. 'Energia in Franciacorta' rientra nel filone 'Energia in periferia', promosso da Banco dell’energia per supportare le famiglie in situazioni di vulnerabilità energetica, residenti nelle zone più periferiche delle città italiane e nei piccoli comuni. Uno strumento sempre più importante, se si guarda ai numeri del fenomeno in Italia che, secondo i dati Oipe - Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica 2023, interessa 2,36 milioni di famiglie, pari a circa il 9% del totale, un dato in rapida crescita.
“Affrontare la povertà energetica significa riconoscere che l’accesso all’energia è una condizione essenziale per la dignità e l’autonomia delle persone. Come Fondazione Banco dell’energia lavoriamo per far sì che nessuno sia escluso, sostenendo le famiglie nei momenti di maggiore fragilità. La collaborazione con i nostri partner ci permette di trasformare questo impegno in risultati concreti, offrendo ai territori strumenti capaci di generare valore sociale nel lungo periodo”, spiega Silvia Pedrotti, Responsabile Fondazione Banco dell’energia.
Banco dell’energia condivide con Cogeme l’obiettivo di sostenere persone e famiglie appartenenti a fasce sociali deboli attraverso iniziative solidali di tipo economico, attività educative e realizzazione di modelli di intervento legati alla promozione e allo sviluppo di energie rinnovabili; Riuso 3 nasce con finalità sociali per favorire lo scambio di beni, servizi e attività tra le persone, creando un modello orientato alla solidarietà e alla condivisione, al non spreco e al riutilizzo di oggetti e risorse: da qui l’accordo per rispondere al bisogno di singoli e famiglie vulnerabili che vivono sul territorio della Franciacorta e dell’ovest bresciano, coinvolgendo anche i Servizi Sociali di 11 amministrazioni, tutte aderenti dal 2018 al progetto 'Banco del riuso' (Berlingo, Castegnato, Cazzago San Martino, Castrezzato, Cologne, Iseo, Lograto, Maclodio, Paderno Franciacorta, Passirano, Rovato) con l’obiettivo di consolidare un network territoriale già costituito e impegnato in attività solidali sul territorio.
Oltre al pagamento diretto delle bollette, saranno organizzati eventi formativi rivolti agli operatori per fornire loro le competenze necessarie per informare e sensibilizzare le famiglie beneficiare sui temi dell’efficientamento e del risparmio energetico e a tal fine verranno create e coordinate le figure dei Ted - Tutor per l’Energia Domestica.
“Siamo particolarmente fieri, come Fondazione Lgh e co-fondatori di Banco dell’energia, di poter sostenere un nuovo progetto volto a contrastare la povertà energetica nei territori in cui operiamo - afferma Giorgio Bontempi, presidente di Fondazione Lgh - La povertà energetica è una realtà che tocca molte famiglie, e il progetto ‘Energia in Franciacorta’ ne è una risposta concreta, in grado di offrire un sostegno immediato e allo stesso tempo proporre un percorso formativo che aiuti le persone a diventare protagoniste consapevoli delle proprie scelte energetiche. Non parliamo di semplice assistenza, ma di un accompagnamento strutturato che mira a rafforzare le competenze e la capacità di gestione, generando un impatto positivo e duraturo sulla qualità della vita”.
“Siamo nati nel territorio e per il territorio da più di cinquant’anni e questa mission la traduciamo nel nostro agire quotidiano. Fare servizi di pubblica utilità significa avere uno sguardo che va oltre le dinamiche classiche del fare impresa: significa creare un impatto positivo per le nostre comunità, a maggior ragione se il nostro operato va ad aiutare le famiglie in condizione di 'fragilità sociale'. Per questo abbiamo raccolto con grande convinzione questa iniziativa integrando la dotazione economica prevista e veicolandola ai comuni legati ad uno dei nostri progetti più emblematici, ovvero il 'Banco del riuso', grazie al supporto della nostra Fondazione”, afferma Giacomo Fogliata, presidente Cogeme Spa.
“Pochi mesi fa abbiamo presentato uno dei primi report di valutazione d’impatto e abbiamo dimostrato che restituiamo al territorio tre volte tanto, rispetto a quanto abbiamo in dotazione. ‘Energia in Franciacorta’ ci permette di rafforzare ulteriormente questi risultati e di integrare l’offerta socio ambientale già in essere grazie ai Banchi del riuso e l’Associazione Riuso 3”, dice Gabriele Archetti, presidente Fondazione Cogeme ets.

E' stata arrestata in Iran Narges Mohammadi, premio Nobel per la pace 2023. Lo ha reso noto l'organizzazione Hengaw per i diritti umani spiegando che Mohammadi è stata arrestata a Mashhad, città nel nord est dell'Iran, e portata in una località sconosciuta.
Insieme a lei sono state arrestate le attiviste Sepideh Gholian e Pouran Nazemi, che stavano partecipando a una cerimonia in memoria dell'avvocato per i diritti umani Khosrow Alikordi, la cui morte ha generato indignazione nell'opinione pubblica iraniana, ha spiegato la Fondazione Narges Mohammadi.
La Fondazione Narges Mohammadi ha detto che gli agenti di sicurezza e della polizia iraniana sono intervenuti durante la cerimonia commemorativa e hanno arrestato diversi attivisti. Mohammadi ha ripetutamente affermato di aver ricevuto gravi minacce da parte delle agenzie di sicurezza iraniane. Ad agosto ha detto alla rivista tedesca Der Spiegel che agenti dell'intelligence iraniana le avevano rivolto minacce di morte, dirette e indirette. All'epoca il presidente del Comitato norvegese per il Nobel affermò che Mohammadi aveva avvertito che la sua vita era in pericolo, citando quelle che lei descrisse come minacce di "eliminazione fisica" da parte di agenti dello Stato.
Mohammadi ha accusato le autorità iraniane di aver intensificato la pressione sulla società civile dopo il cessate il fuoco di giugno con Israele, affermando che venivano presi di mira in particole attivisti, giornalisti e critici.

Nel Festival del management, tenutosi quest'anno a Napoli, è stato ancora una volta posto l’accento sulla crescente esigenza da parte delle pmi italiane di accrescere le proprie competenze manageriali: il Temporary Management (TM) è stato da più parti indicato come uno strumento adatto a perseguire questo scopo, rappresentando un mezzo efficace per 'portare in casa' competenze di alto livello, per il tempo necessario e a costi variabili, in modo che alla fine di un progetto l’azienda sia in grado di fare le stesse cose meglio di prima o di farne di nuove. Prende spunto da queste considerazioni il crescente interesse da parte del legislatore di creare attraverso il costrutto normativo un terreno fertile per l’utilizzo dello strumento, come peraltro dimostrano alcuni buoni esempi del passato.
Su questo Adnkronos/Labitalia ha intervistato l'esperto Maurizio Quarta, managing partner di Temporary Management & capital advisors e vp di Confassociazioni management, per capire come il legislatore ha affrontato questo problema. "Da diversi anni - afferma - i legislatori locali e nazionali hanno riconosciuto l’importanza di disporre di strumenti legislativi di supporto all’utilizzo del TM nelle pmi, quali elementi incentivanti e facilitanti di una conoscenza ed un apprezzamento del servizio in costante aumento. Ultimo e più recente 'prodotto' di questa linea di pensiero è la proposta di legge 2474, a firma di Letizia Giorgianni e altri, avente per oggetto 'Agevolazioni fiscali per l’assunzione di dirigenti temporanei e a progetto presso le piccole e medie imprese', attualmente in fase di lavorazione".
Dal punto di vista delle formulazioni, il legislatore locale ha prodotto più e forse meglio di quello nazionale, sicuramente più vincolato da difficoltà di natura sostanzialmente politica. "Due - spiega - i punti chiavi affrontati in maniera diversa dai vari proponenti: da un lato i requisiti professionali del temporary manager (quali e come attestarli) e il suo legame con la figura del dirigente, dall’altro le modalità di finanziamento di un progetto. Il primo esempio di legge italiana che riconosce il TM e le società che lo forniscono è la legge n. 7193 del 12 novembre 1997 della Regione Umbria, cui va riconosciuto il merito di interpretarne nel giusto modo i principi (elevata seniority; interventi per innovazione e diversificazione, a livello di top management e funzionale; necessità di un progetto con obiettivi ben definiti; intervento anche attraverso società specializzate)".
"Nel 2004 - ricorda - la Commissione Lavoro della Camera ha elaborato un disegno di legge (il 5421, definito Camo-Lettieri) che prevedeva agevolazioni fiscali per interventi nelle pmi. Il ddl partiva da corrette considerazioni sulla scarsa capacità competitiva delle imprese italiane, riconducibile alla struttura prevalente delle piccole imprese ed alla loro bassa capacità di finanziamento, alla quale si sommano le loro scarse capacità gestionali e la limitata presenza di manager in grado di organizzare e guidare l’azienda con metodo e coerenza".
"La migliore articolazione fino ad oggi - assicura Maurizio Quarta - proviene dalla regione Friuli Venezia Giulia che, prima con il 'Documento strategico per il comparto manifatturiero' introduce il concetto di Temporary Management definendolo come la gestione di una o più attività aziendali da parte di manager professionisti, poi approva il 'Disegno di legge sullo sviluppo competitivo delle pmi', che, con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Friuli Venezia Giulia del 4 marzo 2005, è diventato la legge n. 4, altresì nota come legge Bertossi dal nome del suo ispiratore. Finalità principale di questa legge è quella di superare i fattori tradizionali di debolezza competitiva, quali l’insufficienza dimensionale e i livelli di capitalizzazione, la scarsa apertura degli assetti di governo societario e l’inadeguatezza dei livelli di managerializzazione".
"I destinatari degli incentivi - ricorda - sono le piccole e medie imprese, in qualsiasi forma costituite, singole ed associate, aventi sedi o almeno un’unità operativa nel territorio regionale, per l’utilizzo di manager a tempo che, a fronte di un business plan definito, le aiutino a gestire ad esempio, interventi crescita dimensionale (aggregazioni, fusioni e accordi interorganizzativi), processi di internazionalizzazione (creazione di reti commerciali all’estero, sviluppo strutturato di relazioni internazionali); razionalizzazione degli assetti gestionali e organizzativi; situazioni di successione generazionale, processi di ricapitalizzazione o di riordino degli assetti di governo societario anche attraverso l’apertura a terzi, fabbisogno manageriale temporaneo. In questa legge, infine, si presta molta attenzione al profilo del manager, alla valutazione della sua coerenza con il business plan, e alla sua capacità di trasferire competenze".
"Nel 2010 - continua - Alessia Mosca, segretario della Commissione lavoro della Camera, e Giuliano Cazzola, vice presidente della stessa Commissione, hanno avviato un processo positivamente bipartisan per arrivare, in tempi anche rapidi, alla definizione di un testo di legge nazionale sul tema del Tman. Sono così nati, per motivi di opportunità politica, due disegni di legge sostanzialmente gemelli sulla materia: il primo, presentato da Alessia Mosca (ddl 3642 del 20 luglio 2010), il secondo, presentato da Giuliano Cazzola (ddl 3978 del 20 dicembre 2010). Le caratteristiche richieste al Tman: aver operato come dirigente per almeno dieci anni presso imprese con più di 10 dipendenti, per interventi di natura funzionale oppure almeno quindici anni presso imprese con più di 50 dipendenti, per interventi di natura gestionale complessiva. Tra i progetti ammissibili al finanziamento: crescita dimensionale dell’impresa; internazionalizzazione; razionalizzazione degli assetti gestionali e organizzativi dell’impresa; successione generazionale dell’impresa; processi di ricapitalizzazione o di riordino degli assetti di governo societario anche attraverso l’apertura a terzi; il trasferimento di know how e di competenze manageriali".
In relazione alla nuova proposta di legge a firma Letizia Giorgianni, Quarta commenta: "L'incipit è inappuntabile: la proposta si propone, da una parte, di rafforzare la struttura organizzativa delle nostre pmi, dall’altra di creare un tessuto imprenditoriale favorevole all’affermazione di una nuova generazione di manager flessibili, dinamici e orientati al risultato. Nell’articolo 2, in sede definitoria, il dirigente temporaneo e a progetto è un professionista qualificato a cui sono attribuite, funzioni di amministrazione temporanea dell’intera azienda, di un suo ramo, di una specifica funzione o struttura ovvero di sviluppo e attuazione di un progetto determinato e delimitato nel tempo: a parte forse la necessità di chiarire per bene il legame con la figura del dirigente, sembra essere, in versione compatta, la definizione canonica del TM".
"Un punto delicato di attenzione - avverte - emerge però nell’articolo 3 che pur parte dalla corretta premessa che il Temporary Manager deve avere una comprovata esperienza nella gestione aziendale. Scendendo nel dettaglio, si richiede infatti che il dirigente temporaneo e a progetto debba essere: a) un dottore commercialista, iscritto all’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, che abbia maturato un’esperienza professionale di almeno tre anni, anche non continuativi, nello svolgimento di funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso un’impresa, con almeno due incarichi nell’ultimo triennio in organi amministrativi o di controllo; b) un professionista in possesso del diploma di laurea magistrale in scienze economico-aziendali (classe LM-77), che non abbia superato il trentacinquesimo anno di età alla data della sua assunzione, e che abbia esercitato, anche in modo non continuativo, per un periodo complessivo non inferiore a tre anni, funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso un’impresa".
"La formulazione della proposta di legge nella sua forma attuale -chiarisce - sembrerebbe molto restrittiva e limiterebbe in maniera rilevante il campo di applicazione. Abbiamo pertanto posto ad un panel di Tman e ad alcune associazioni manageriali la seguente domanda per mettere bene a fuoco il punto. Una pmi che utilizzi un direttore hr, un direttore industriale, un cfo o un dg (tutte casistiche reali), quindi un manager che non rientri nella fattispecie dell’articolo 3 ai punti a) e b), potrebbe o meno accedere ai benefici della futura legge? Apparentemente no, dato che i Tman impegnati in tutti questi casi non avrebbero i requisiti richiesti in quanto non dottori commercialisti, parliamo sempre e solo ovviamente manager di lungo corso, e in quanto tutti ben over 50 (ovvero con almeno 15 anni di esperienza nel ruolo, come richiesto dalla tipologia di problemi da gestire). La risposta è stata praticamente sempre la stessa: la stragrande maggioranza degli incarichi realizzati sul mercato oggi per le pmi non troverebbe spazio per essere finanziata con l’attuale proposta di legge".
"Peraltro - fa notare - anche in sede di Commissione, è stato sollevato lo stesso problema, in quanto tale requisito 'appare incongruente alla luce della realtà socio-economica del Paese, nella quale i dirigenti che si occupano di risorse umane spesso hanno conseguito un titolo di studio in ambiti diversi dall’economia e dal commercio'. Sempre in sede di Commissione, ecco la relativa controobiezione: gli spazi finanziari prospettati dal provvedimento non sembrano consentire un consistente allargamento della platea dei soggetti tra cui le imprese potranno scegliere i temporary manager".
"Dalle interviste informali effettuate - riferisce - abbiamo cercato di estrapolare i più significativi suggerimenti per il legislatore.In primis, l’aspettativa è che una legge nazionale sul TM abbia un campo di applicazione il più ampio possibile, per tenere in adeguato conto quello che realmente avviene sui mercati italiano e internazionali. A titolo di cronaca, la nostra indagine internazionale del 2022 evidenziava un’età media di 53 anni con almeno 3 anni di esperienza come Tman (oltre all’esperienza pregressa come manager permanent/dirigente). Di conseguenza, per poter comprendere il mercato del tm nelle pmi nella sua totalità, si chiede di inserire tra le figure professionali dell’articolo 3 anche le seguenti categorie: manager funzionali con significativa esperienza gestionale (almeno 15 anni come dirigente apicale nella specifica funzione); dg e ceo sempre con significativa esperienza gestionale (almeno 10 anni nel ruolo).
"Un punto che - sottolinea Maurizio Quarta - per il legislatore è importante è la possibilità di poter esibire dei titoli a sostegno di una possibile richiesta: per quanto riguarda il ruolo di dirigente, si ratta di uno status contrattuale facilmente provabile. Per il ruolo di dg e ceo, di fatto un sottoinsieme del precedente, basterebbe produrre le dichiarazioni delle aziende presso le quali il manager ha avuto questi ruoli per alcune figure professionali. In alcuni casi, si potrebbe anche fare riferimento alle certificazioni messe in campo da alcune associazioni manageriali, esempio per le risorse umane (Aidp) e per finanza amministrazione e controllo (Andaf), caratterizzate dalla certificazione di terza parte indipendente e dalla conformità con le regolamentazioni nazionali e internazionali in materia (prassi Uni Pdr 104:2021 per Andaf e norma Uni11803:2021 per Aidp). Come pure per l’attestato di qualità e qualificazione professionale di leading network, associazione non ordinistica riconosciuta dal Mimit".
"Una volta risolto questo non banale nodo interpretativo - aggiunge - da più parti si è anche discusso sull’opportunità o meno di utilizzare lo strumento del credito d’imposta rispetto a forme più dirette di finanziamento (come nel caso di alcune leggi regionali), rilievo fatto anche in Commissione: mentre dal punto di vista puramente operativo le pmi, specie le più piccole, gradirebbero una forma di finanziamento a fronte spesso di un capitale circolante limitato per far fronte ai costi, comunque rilevanti, di un progetto di TM, il legislatore nazionale, anche in passato, ha dovuto 'obtorto' collo optare per la soluzione del credito d’imposta data l’oggettiva difficoltà a trovare le coperture finanziarie necessarie nell’altro caso".
"In sintesi, il credito d’imposta non sarà certamente ottimale, ma perlomeno garantisce che una proposta di legge non venga bloccata sul nascere. In sintesi, la proposta di legge attualmente in discussione contiene senza dubbio una serie di punti interessanti, che potrebbero essere ulteriormente valorizzati in un contesto applicativo più ampio", conclude.

Nel Festival del management, tenutosi quest'anno a Napoli, è stato ancora una volta posto l’accento sulla crescente esigenza da parte delle pmi italiane di accrescere le proprie competenze manageriali: il Temporary Management (TM) è stato da più parti indicato come uno strumento adatto a perseguire questo scopo, rappresentando un mezzo efficace per 'portare in casa' competenze di alto livello, per il tempo necessario e a costi variabili, in modo che alla fine di un progetto l’azienda sia in grado di fare le stesse cose meglio di prima o di farne di nuove. Prende spunto da queste considerazioni il crescente interesse da parte del legislatore di creare attraverso il costrutto normativo un terreno fertile per l’utilizzo dello strumento, come peraltro dimostrano alcuni buoni esempi del passato.
Su questo Adnkronos/Labitalia ha intervistato l'esperto Maurizio Quarta, managing partner di Temporary Management & capital advisors e vp di Confassociazioni management, per capire come il legislatore ha affrontato questo problema. "Da diversi anni - afferma - i legislatori locali e nazionali hanno riconosciuto l’importanza di disporre di strumenti legislativi di supporto all’utilizzo del TM nelle pmi, quali elementi incentivanti e facilitanti di una conoscenza ed un apprezzamento del servizio in costante aumento. Ultimo e più recente 'prodotto' di questa linea di pensiero è la proposta di legge 2474, a firma di Letizia Giorgianni e altri, avente per oggetto 'Agevolazioni fiscali per l’assunzione di dirigenti temporanei e a progetto presso le piccole e medie imprese', attualmente in fase di lavorazione".
Dal punto di vista delle formulazioni, il legislatore locale ha prodotto più e forse meglio di quello nazionale, sicuramente più vincolato da difficoltà di natura sostanzialmente politica. "Due - spiega - i punti chiavi affrontati in maniera diversa dai vari proponenti: da un lato i requisiti professionali del temporary manager (quali e come attestarli) e il suo legame con la figura del dirigente, dall’altro le modalità di finanziamento di un progetto. Il primo esempio di legge italiana che riconosce il TM e le società che lo forniscono è la legge n. 7193 del 12 novembre 1997 della Regione Umbria, cui va riconosciuto il merito di interpretarne nel giusto modo i principi (elevata seniority; interventi per innovazione e diversificazione, a livello di top management e funzionale; necessità di un progetto con obiettivi ben definiti; intervento anche attraverso società specializzate)".
"Nel 2004 - ricorda - la Commissione Lavoro della Camera ha elaborato un disegno di legge (il 5421, definito Camo-Lettieri) che prevedeva agevolazioni fiscali per interventi nelle pmi. Il ddl partiva da corrette considerazioni sulla scarsa capacità competitiva delle imprese italiane, riconducibile alla struttura prevalente delle piccole imprese ed alla loro bassa capacità di finanziamento, alla quale si sommano le loro scarse capacità gestionali e la limitata presenza di manager in grado di organizzare e guidare l’azienda con metodo e coerenza".
"La migliore articolazione fino ad oggi - assicura Maurizio Quarta - proviene dalla regione Friuli Venezia Giulia che, prima con il 'Documento strategico per il comparto manifatturiero' introduce il concetto di Temporary Management definendolo come la gestione di una o più attività aziendali da parte di manager professionisti, poi approva il 'Disegno di legge sullo sviluppo competitivo delle pmi', che, con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Friuli Venezia Giulia del 4 marzo 2005, è diventato la legge n. 4, altresì nota come legge Bertossi dal nome del suo ispiratore. Finalità principale di questa legge è quella di superare i fattori tradizionali di debolezza competitiva, quali l’insufficienza dimensionale e i livelli di capitalizzazione, la scarsa apertura degli assetti di governo societario e l’inadeguatezza dei livelli di managerializzazione".
"I destinatari degli incentivi - ricorda - sono le piccole e medie imprese, in qualsiasi forma costituite, singole ed associate, aventi sedi o almeno un’unità operativa nel territorio regionale, per l’utilizzo di manager a tempo che, a fronte di un business plan definito, le aiutino a gestire ad esempio, interventi crescita dimensionale (aggregazioni, fusioni e accordi interorganizzativi), processi di internazionalizzazione (creazione di reti commerciali all’estero, sviluppo strutturato di relazioni internazionali); razionalizzazione degli assetti gestionali e organizzativi; situazioni di successione generazionale, processi di ricapitalizzazione o di riordino degli assetti di governo societario anche attraverso l’apertura a terzi, fabbisogno manageriale temporaneo. In questa legge, infine, si presta molta attenzione al profilo del manager, alla valutazione della sua coerenza con il business plan, e alla sua capacità di trasferire competenze".
"Nel 2010 - continua - Alessia Mosca, segretario della Commissione lavoro della Camera, e Giuliano Cazzola, vice presidente della stessa Commissione, hanno avviato un processo positivamente bipartisan per arrivare, in tempi anche rapidi, alla definizione di un testo di legge nazionale sul tema del Tman. Sono così nati, per motivi di opportunità politica, due disegni di legge sostanzialmente gemelli sulla materia: il primo, presentato da Alessia Mosca (ddl 3642 del 20 luglio 2010), il secondo, presentato da Giuliano Cazzola (ddl 3978 del 20 dicembre 2010). Le caratteristiche richieste al Tman: aver operato come dirigente per almeno dieci anni presso imprese con più di 10 dipendenti, per interventi di natura funzionale oppure almeno quindici anni presso imprese con più di 50 dipendenti, per interventi di natura gestionale complessiva. Tra i progetti ammissibili al finanziamento: crescita dimensionale dell’impresa; internazionalizzazione; razionalizzazione degli assetti gestionali e organizzativi dell’impresa; successione generazionale dell’impresa; processi di ricapitalizzazione o di riordino degli assetti di governo societario anche attraverso l’apertura a terzi; il trasferimento di know how e di competenze manageriali".
In relazione alla nuova proposta di legge a firma Letizia Giorgianni, Quarta commenta: "L'incipit è inappuntabile: la proposta si propone, da una parte, di rafforzare la struttura organizzativa delle nostre pmi, dall’altra di creare un tessuto imprenditoriale favorevole all’affermazione di una nuova generazione di manager flessibili, dinamici e orientati al risultato. Nell’articolo 2, in sede definitoria, il dirigente temporaneo e a progetto è un professionista qualificato a cui sono attribuite, funzioni di amministrazione temporanea dell’intera azienda, di un suo ramo, di una specifica funzione o struttura ovvero di sviluppo e attuazione di un progetto determinato e delimitato nel tempo: a parte forse la necessità di chiarire per bene il legame con la figura del dirigente, sembra essere, in versione compatta, la definizione canonica del TM".
"Un punto delicato di attenzione - avverte - emerge però nell’articolo 3 che pur parte dalla corretta premessa che il Temporary Manager deve avere una comprovata esperienza nella gestione aziendale. Scendendo nel dettaglio, si richiede infatti che il dirigente temporaneo e a progetto debba essere: a) un dottore commercialista, iscritto all’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, che abbia maturato un’esperienza professionale di almeno tre anni, anche non continuativi, nello svolgimento di funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso un’impresa, con almeno due incarichi nell’ultimo triennio in organi amministrativi o di controllo; b) un professionista in possesso del diploma di laurea magistrale in scienze economico-aziendali (classe LM-77), che non abbia superato il trentacinquesimo anno di età alla data della sua assunzione, e che abbia esercitato, anche in modo non continuativo, per un periodo complessivo non inferiore a tre anni, funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso un’impresa".
"La formulazione della proposta di legge nella sua forma attuale -chiarisce - sembrerebbe molto restrittiva e limiterebbe in maniera rilevante il campo di applicazione. Abbiamo pertanto posto ad un panel di Tman e ad alcune associazioni manageriali la seguente domanda per mettere bene a fuoco il punto. Una pmi che utilizzi un direttore hr, un direttore industriale, un cfo o un dg (tutte casistiche reali), quindi un manager che non rientri nella fattispecie dell’articolo 3 ai punti a) e b), potrebbe o meno accedere ai benefici della futura legge? Apparentemente no, dato che i Tman impegnati in tutti questi casi non avrebbero i requisiti richiesti in quanto non dottori commercialisti, parliamo sempre e solo ovviamente manager di lungo corso, e in quanto tutti ben over 50 (ovvero con almeno 15 anni di esperienza nel ruolo, come richiesto dalla tipologia di problemi da gestire). La risposta è stata praticamente sempre la stessa: la stragrande maggioranza degli incarichi realizzati sul mercato oggi per le pmi non troverebbe spazio per essere finanziata con l’attuale proposta di legge".
"Peraltro - fa notare - anche in sede di Commissione, è stato sollevato lo stesso problema, in quanto tale requisito 'appare incongruente alla luce della realtà socio-economica del Paese, nella quale i dirigenti che si occupano di risorse umane spesso hanno conseguito un titolo di studio in ambiti diversi dall’economia e dal commercio'. Sempre in sede di Commissione, ecco la relativa controobiezione: gli spazi finanziari prospettati dal provvedimento non sembrano consentire un consistente allargamento della platea dei soggetti tra cui le imprese potranno scegliere i temporary manager".
"Dalle interviste informali effettuate - riferisce - abbiamo cercato di estrapolare i più significativi suggerimenti per il legislatore.In primis, l’aspettativa è che una legge nazionale sul TM abbia un campo di applicazione il più ampio possibile, per tenere in adeguato conto quello che realmente avviene sui mercati italiano e internazionali. A titolo di cronaca, la nostra indagine internazionale del 2022 evidenziava un’età media di 53 anni con almeno 3 anni di esperienza come Tman (oltre all’esperienza pregressa come manager permanent/dirigente). Di conseguenza, per poter comprendere il mercato del tm nelle pmi nella sua totalità, si chiede di inserire tra le figure professionali dell’articolo 3 anche le seguenti categorie: manager funzionali con significativa esperienza gestionale (almeno 15 anni come dirigente apicale nella specifica funzione); dg e ceo sempre con significativa esperienza gestionale (almeno 10 anni nel ruolo).
"Un punto che - sottolinea Maurizio Quarta - per il legislatore è importante è la possibilità di poter esibire dei titoli a sostegno di una possibile richiesta: per quanto riguarda il ruolo di dirigente, si ratta di uno status contrattuale facilmente provabile. Per il ruolo di dg e ceo, di fatto un sottoinsieme del precedente, basterebbe produrre le dichiarazioni delle aziende presso le quali il manager ha avuto questi ruoli per alcune figure professionali. In alcuni casi, si potrebbe anche fare riferimento alle certificazioni messe in campo da alcune associazioni manageriali, esempio per le risorse umane (Aidp) e per finanza amministrazione e controllo (Andaf), caratterizzate dalla certificazione di terza parte indipendente e dalla conformità con le regolamentazioni nazionali e internazionali in materia (prassi Uni Pdr 104:2021 per Andaf e norma Uni11803:2021 per Aidp). Come pure per l’attestato di qualità e qualificazione professionale di leading network, associazione non ordinistica riconosciuta dal Mimit".
"Una volta risolto questo non banale nodo interpretativo - aggiunge - da più parti si è anche discusso sull’opportunità o meno di utilizzare lo strumento del credito d’imposta rispetto a forme più dirette di finanziamento (come nel caso di alcune leggi regionali), rilievo fatto anche in Commissione: mentre dal punto di vista puramente operativo le pmi, specie le più piccole, gradirebbero una forma di finanziamento a fronte spesso di un capitale circolante limitato per far fronte ai costi, comunque rilevanti, di un progetto di TM, il legislatore nazionale, anche in passato, ha dovuto 'obtorto' collo optare per la soluzione del credito d’imposta data l’oggettiva difficoltà a trovare le coperture finanziarie necessarie nell’altro caso".
"In sintesi, il credito d’imposta non sarà certamente ottimale, ma perlomeno garantisce che una proposta di legge non venga bloccata sul nascere. In sintesi, la proposta di legge attualmente in discussione contiene senza dubbio una serie di punti interessanti, che potrebbero essere ulteriormente valorizzati in un contesto applicativo più ampio", conclude.

Mangiare poco e evitare almeno un paio di alimenti. E' la ricetta del professor Silvio Garattini per tutelare la salute a tavola e favorire una maggior longevità. Garattini ha appena compiuto 97 anni e ha 'festeggiato' oggi partecipando a La volta buona, il programma di Raiuno condotto da Caterina Balivo. "Non si parla a sufficienza del tema longevità, soprattutto nella scuola, che è sostanzialmente priva di insegnamento sulla salute: basterebbe un'ora a settimana in ogni classo, con lezioni di persone preparate e competenti. La situazione cambierebbe molto, ci sarebbe più cultura", dice l'oncologo, farmacologo e ricercatore, presidente e fondatore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri.
"Bisogna mangiare poco e considerare che il vino è cancerogeno perché contiene alcol. Le regole alimentazioni dell'alimentazione prevedono una dieta varia e mangiare poco: questo è un fattore di longevità", dice Garattini, che non giudica opportuno saltare pasti: "Io a mezzogiorno prendo almeno una spremuta d'arancia o una banana, qualcosa bisogna mangiare".
Il valore del digiuno intermittente, nelle varie modalità, è relativo: "Non è così importante quando si mangia, conta la quantità totale. Uno può anche mangiare 5 volte al giorno, basta che il totale sia relativamente poco", dice prima di 'evidenziare in rosso' due alimenti sconsigliati: "Un alimento che sconsiglio? La carne rossa e il burro, che va sostituito con olio d'oliva". L'attività fisica è un bonus: "Bisogna fare fatica quando si fa attività fisica. Salire le scale a piedi è un'attività che comporta uno sforzo. Camminare e guardare le vetrine non è attività fisica...".
C'è spazio per un siparietto con Giancarlo Magalli, ospite in studio: "Se la longevità è legata al mangiare poco, io dovrei essere morto a 12 anni", dice il conduttore. "Se lei mangia poco, vivrà di più", replica Garattini. "Ma mi diverto di meno...", la chiosa di Magalli che strappa un sorriso al professore. "Siamo in una società libera, a me tocca dare le informazioni. Poi ognuno ovviamente fa quello che vuole", chiude Garattini.

Nessun nesso causale tra i vaccini e l'autismo. Una nuova analisi condotta da un comitato globale di esperti dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sulla sicurezza dei vaccini ha rilevato che, "sulla base delle evidenze disponibili, non esiste alcun nesso causale tra vaccini e disturbi dello spettro autistico (Asd). La conclusione ribadisce la posizione dell'Oms secondo cui i vaccini dell'infanzia non causano l'autismo".
L'agenzia Onu per la salute torna su un tema nuovamente sotto i riflettori dopo alcune scelte Usa, sotto la guida del segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., che hanno avuto l'effetto di gettare un'ombra sull'argomento. Ultima la mossa di modificare il sito web dei Cdc, Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, nel quale ora c'è scritto che "l'affermazione 'i vaccini non causano l'autismo' non è un'affermazione basata su prove, perché gli studi non hanno escluso la possibilità che i vaccini infantili causino l'autismo".
L'Oms invece ribadisce le conclusioni scientifiche finora disponibili. Il Comitato consultivo globale sulla sicurezza dei vaccini (Gacvs), istituito nel 1999, riunisce esperti internazionali con l'obiettivo di fornire all'ente una consulenza scientifica indipendente e autorevole sulle priorità globali legate alla sicurezza dei vaccini. L'ultima analisi, discussa dal comitato il 27 novembre 2025, si è concentrata innanzitutto sulla relazione tra vaccini contenenti thiomersal (thimerosal) e disturbi dello spettro autistico e poi sull'associazione tra vaccini in generale e disturbi dello spettro autistico. Prove basate su 31 studi di ricerca primaria, pubblicati tra gennaio 2010 e agosto 2025 con dati provenienti da diversi Paesi, "supportano fortemente il profilo di sicurezza positivo dei vaccini utilizzati durante l'infanzia e la gravidanza e confermano l'assenza di un nesso causale con i disturbi dello spettro autistico", riporta l'Oms in una nota.
Il comitato ha anche valutato la revisione dei potenziali rischi per la salute associati ai vaccini con adiuvanti di alluminio, basandosi su studi condotti dal 1999 a marzo 2023. Ha inoltre esaminato un recente studio di coorte su larga scala che analizzava i dati dei registri nazionali dei bambini nati in Danimarca tra il 1997 e il 2018. "In sintesi, le prove di alta qualità disponibili non mostrano alcuna associazione tra le tracce di alluminio utilizzate in alcuni vaccini e i disturbi dello spettro autistico, a supporto dell'uso continuativo di vaccini con adiuvanti di alluminio".
A seguito della revisione, il comitato di esperti ribadisce le sue precedenti conclusioni del 2002, 2004 e 2012: "I vaccini, compresi quelli con thimerosal e/o alluminio, non causano l'autismo".
L'Oms consiglia infine "a tutte le autorità nazionali" di "affidarsi alle più recenti conoscenze scientifiche e garantire che le politiche vaccinali siano basate sulle più solide evidenze disponibili. Gli sforzi globali per la vaccinazione infantile - ammonisce - rappresentano uno dei più grandi successi nel migliorare la vita, i mezzi di sussistenza e la prosperità delle società. Negli ultimi 50 anni, la vaccinazione infantile ha salvato almeno 154 milioni di vite".

Il Tar del Lazio ha a nnullato la decisione con cui una ragazza era stata esclusa dal concorso per allievi finanzieri a causa del contesto familiare criminale di provenienza. I giudici amministrativi, con la sentenza 22444/2025 hanno riconosciuto le ragioni della donna sottolineando che non si può fare una “automatica equiparazione tra il candidato e il contesto familiare di provenienza”, da cui tra l’altro la ragazza si è allontanata da tempo, perché si correrebbe il rischio di operare una “valutazione discriminatoria”.
La candidata in particolare era stata esclusa nel giugno dello scorso anno dal concorso per il reclutamento di 1673 allievi finanzieri, anno 2023, “per ritenuta carenza dei requisiti morali e di condotta”, si spiega nella sentenza. Fra i motivi alla base della decisione c’era il fatto che il padre della giovane era stato denunciato per danneggiamento e appropriazione indebita e segnalato in compagnia di pregiudicati ritenuti vicini a una cosca mafiosa e che lo zio ha precedenti per associazione mafiosa. La donna però, assistita dall’avvocato Giorgio Carta, ha impugnato la decisione lamentando l’illegittimità del provvedimento per carenza di motivazione, in quanto “fondato unicamente sul contesto familiare, senza alcuna effettiva valutazione della sua personalità, del percorso individuale e della condotta complessiva”.
Ora il Tar del Lazio ha dato ragione alla ragazza, sottolineando come l’esclusione dal concorso non faccia “alcun riferimento individualizzante alla persona della ricorrente, ma risulti fondata sul formale rapporto di parentela con gli zii e con il padre, con cui non convive ormai da diversi anni. I vincoli familiari – si legge nella sentenza - non si accompagnano ad alcun elemento che manifesti un effettivo condizionamento ambientale, considerato che la ricorrente si è allontanata dall’ambiente di provenienza e non ha mai tenuto alcuna condotta idonea a manifestare una qualche forma di adesione al contesto criminale” . Per i giudici amministrativi, “non è ragionevole esigere che la candidata, per manifestare la propria disapprovazione verso comportamenti contestati ai familiari, recida completamente ogni legame affettivo con il luogo di origine, inclusi familiari e amici estranei a qualsiasi criticità. Pretendere una simile rottura radicale dei legami affettivi – si sottolinea - sposterebbe ingiustificatamente il giudizio dalla condotta personale della ricorrente alla sua provenienza geografica e sociale, configurando un rischio di valutazione discriminatoria anziché un apprezzamento concreto e proporzionato della moralità della candidata”.
Nella sentenza i giudici del Tar affermano che “le valutazioni dei candidati da parte della Guardia di finanza, pur ispirate ad una logica preventiva, esigono pur sempre che la prognosi inferenziale muova da concreti elementi di fatto e non da mere supposizioni su intimi convincimenti appartenenti all’imperscrutabile foro interno del candidato, specie quando lo stato soggettivo non si sia manifestato in comportamenti esteriori idonei a rivelarne un’effettiva inaffidabilità”. In particolare si evidenzia che le denunce per danneggiamento e appropriazione indebita contestate al padre risalgono al 1994, “epoca in cui la ragazza era ancora in tenera età e verosimilmente ignara di tali vicende”.
Quanto ai successivi controlli di polizia subiti dal padre tra il 2008 e il 2018, “quando la ricorrente era adolescente, non emerge alcun elemento che consenta di inferire un’influenza negativa sul suo percorso formativo o sui suoi valori personali”. Per i giudici del Tar invece ci sono diverse circostanze che depongono a favore della donna, e “confermano la scelta di improntare il percorso di vita al rispetto della legalità”, come il fatto che “la ricorrente, a partire dalla maggiore età, non ha più convissuto con il padre”.
Soddisfazione per la decisione del Tar del Lazio viene espressa dal legale della ragazza, l’avvocato Giorgio Carta, che all’Adnkronos afferma: “Questa decisione ribadisce un principio che dovrebbe essere ovvio: nel nostro ordinamento non esistono responsabilità per discendenza. Nessuno può essere escluso da un concorso pubblico per ciò che hanno fatto i propri familiari. La Guardia di Finanza, come ogni Amministrazione, deve giudicare i comportamenti, le scelte e la storia personale del candidato, non il suo albero genealogico – sottolinea - Nel caso di specie, mancava qualunque elemento oggettivo sulla condotta della ricorrente, che risultava incensurata, con un percorso di vita e di servizio coerente con i valori richiesti”.

Il collegio giudicante del tribunale di Venezia, composto da tre donne, mercoledì ha mandato assolto un uomo di 57 anni dall'accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di una ragazza che, all'epoca dei fatti, ossia cinque anni fa, aveva 15 anni. Il pubblico ministero veneziano aveva chiesto invece una condanna a otto anni. La sentenza del tribunale - come riporta la stampa locale - ha invece stabilito che la ragazzina era consenziente quando aveva instaurato e portato avanti per nove mesi la relazione con un uomo maggiore di lei di ben 37 anni.
La relazione è durata nove mesi, durante i quali i due avevano regolari rapporti sessuali all'insaputa dei genitori della adolescente. A riprova sarebbero emersi i numerosi messaggi via social, dove tutto era iniziato, che lei mandava all'uomo e in cui la 15enne scriveva "tu sei mio". La scoperta della relazione da parte dei genitori dell'adolescente aveva, poi, portato alla denuncia dell'uomo per violenza sessuale aggravata che però il tribunale ha ritenuto non sufficientemente provata.
(Adnkronos) - Il collegio giudicante del tribunale di Venezia, composto da tre donne, mercoledì ha mandato assolto un uomo di 57 anni dall'accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di una ragazza che, all'epoca dei fatti, ossia cinque anni fa, aveva 15 anni. Il pubblico ministero veneziano aveva chiesto invece una condanna a otto anni. La sentenza del tribunale - come riporta la stampa locale - ha invece stabilito che la ragazzina era consenziente quando aveva instaurato e portato avanti per nove mesi la relazione con un uomo maggiore di lei di ben 37 anni.
La relazione è durata nove mesi, durante i quali i due avevano regolari rapporti sessuali all'insaputa dei genitori della adolescente. A riprova sarebbero emersi i numerosi messaggi via social, dove tutto era iniziato, che lei mandava all'uomo e in cui la 15enne scriveva "tu sei mio". La scoperta della relazione da parte dei genitori dell'adolescente aveva, poi, portato alla denuncia dell'uomo per violenza sessuale aggravata che però il tribunale ha ritenuto non sufficientemente provata.

"Aver ricevuto il Premio CeoforLife ci inorgoglisce perché certifica ciò che stiamo cercando di fare, ossia sviluppare soluzioni che impattino positivamente sulla gestione attiva dell'invecchiamento, l’active aging”. Così Davide Fanelli, General Manager Italia e Southern Europe di Haleon, commentando il riconoscimento nella categoria Ricerca e Innovazione dei Ceo for Life Awards 2025 grazie al lancio di Multicentrum Age Science – La scienza della nutrizione alleata della tua età.
L’allungarsi della speranza di vita non si traduce in modo diretto in un invecchiamento in salute; infatti, “ci sono undici anni di aspettativa di vita in cui non c'è una salute piena - spiega Fanelli, che prosegue parlando dell’attività di Haleon in questo ambito - Stiamo lavorando a soluzioni capaci di prevenire i problemi. Crediamo infatti che non si possa iniziare ad agire quando il disturbo è già evidente, bisogna intervenire in maniera anticipata. Il prodotto che abbiamo sviluppato, per il quale ci è stato riconosciuto il premio CeoforLife, nella Categoria Ricerca e Innovazione va proprio in questa direzione. Riteniamo poi importante che si inizi a parlare e trovare soluzioni per l’invecchiamento attivo, un ambito cruciale soprattutto per l'Italia, dove il tema demografico è caldo e ci accompagnerà a lungo”.
Trasformare la longevità in salute “ha un duplice beneficio. Il primo riguarda le persone - aggiunge - perché tutti ci auguriamo di vivere bene e più a lungo. Il secondo vantaggio è per l’intera società. Una popolazione senior attiva contribuisce in modo positivo alla comunità e all'economia. Al contrario invece un invecchiamento accompagnato da problemi di salute crea inevitabilmente costi sociali che pesano sul sistema”.
“La prevenzione è fondamentale - sottolinea Fanelli - Bisogna investire oggi per poi raccogliere domani. Non esiste un momento “giusto” per iniziare, perché la prevenzione dovrebbe accompagnarci in ogni fase della vita come parte naturale della nostra quotidianità. Ciò significa mangiare bene, fare esercizio fisico, evitare i fattori di rischio e prendersi cura anche di quei piccoli disturbi di salute quotidiani che possono nascondere problematiche più ampie. Così facendo ad allungarsi non sarà soltanto l'aspettativa di vita, ma anche la vita attiva e sana”.
"In questo processo, come Haleon, possiamo avere un ruolo chiave - conclude -. Siamo un'azienda leader nel mondo del consumer healthcare. Il nostro scopo è offrire alle persone soluzioni per la salute quotidiana e farlo anche attraverso la prevenzione delle problematiche legate all'invecchiamento. Sentiamo la responsabilità di creare soluzioni per le persone, collaborare con le istituzioni e con i nostri partner, come i farmacisti, per far sì che tutto l'ecosistema della salute operi in sinergia per raggiungere il traguardo di una salute quotidiana migliore di cui tutti possano beneficiare”.

Il futuro di la Repubblica e La Stampa, quotidiani del gruppo Gedi, oggetto di un'offerta del gruppo greco Antenna, guidato da Thodoris (Theodoros o Theo) Kyriakou, riaprono il dibattito sulla proprietà, l'indipendenza e il controllo dei grandi media, in Italia e in Europa. Una delle principali obiezioni che si fanno rispetto all'operazione, anche andando oltre le rivendicazioni legate al patrimonio culturale, alla collocazione nell'area progressista, e alla difesa dell'attuale perimetro occupazionale, riguarda l'opportunità di cedere due tra i principali quotidiani italiani a un editore straniero.
Sarebbe un caso isolato in Europa? Analizzando le strutture proprietarie dei principali giornali di Francia, Germania, Regno Unito e Spagna, emerge un quadro in cui a controllare le testate sono nella maggior parte dei casi gruppi industriali, grandi famiglie o fondazioni espressioni di azionariato diffuso, nate per preservarne l'indipendenza.
Questi, invece, i casi in cui importanti testate sono controllate da azionisti stranieri: The Sun e The Times, controllati dalla News Corp di Rupert Murdoch insieme a The Economist (Exor), The Daily Telegraph, Sunday Telegraph (RedBird) nel Regno Unito; El Mundo, Marca ed Expansion, controllate da Rcs di Urbano Cairo (attraverso Unidad Editorial) in Spagna.
I principali giornali francesi sono per lo più di proprietà di un ristretto numero di miliardari e grandi gruppi industriali, ma ci sono realtà importanti che 'difendono' la loro indipendenza.
Le Figaro: è di proprietà del Gruppo Dassault (Socpresse), un colosso industriale e aerospaziale francese. La sua linea editoriale è notoriamente conservatrice e di centro-destra.
Le Parisien e Les Échos: sono parte dell'impero mediatico di Bernard Arnault, l'amministratore delegato del gruppo del lusso LVMH.
Le Monde: è attualmente controllato principalmente dal Fonds pour l'indépendance de la presse, che è diventato l'azionista di maggioranza dopo l'acquisizione di quote da parte di figure chiave come Xavier Niel (che ha ceduto quasi tutto il suo pacchetto), il miliardario ceco Daniel Kretinsky e Mathieu Pigasse.
Libération: Storicamente un quotidiano di sinistra, dopo essere stato a lungo legato a Patrick Drahi (Altice), è tornato a essere indipendente, gestito da una società senza scopo di lucro, pur mantenendo alcuni legami con i precedenti investitori. In passato, tra i suoi azionisti figuravano anche investitori italiani come Carlo Caracciolo (co-fondatore di La Repubblica) e Carlo Perrone.
Gran Bretagna, le conquiste di News Corp, Exor e RedBird
I grandi quotidiani britannici sono controllati da grandi gruppi editoriali, come News Corp di Rupert Murdoch (The Sun, The Times) e DMG Media (Daily Mail, Metro), mentre altre testate storiche come The Guardian sono indipendenti e gestite da fondazioni o editori specifici.
The Sun, The Times: sono controllati da News Corp (Rupert Murdoch).
Daily Mail, Metro: sono pubblicati da DMG Media (parte di Daily Mail and General Trust - DMGT).
The Guardian, The Observer: sono indipendenti, gestiti dalla Scott Trust, una fondazione senza scopo di lucro, che garantisce l'indipendenza editoriale del gruppo e ne sostiene la salute finanziaria, in modo da prevenirne eventuali scalate da parte di altri gruppi.
Daily Mirror, Sunday Mirror: fanno parte del gruppo Reach PLC.
The Daily Telegraph, Sunday Telegraph: sono di proprietà di Telegraph Media Group, che è stato acquisito da RedBird Capital Partners (fondo americano) e altri investitori.
The Economist: la multinazionale Exor, ovvero il gruppo controllato dalla famiglia Agnelli-Elkann, detiene il 43% del capitale. Le restanti quote sono divise tra altri azionisti maggiori e decine di piccoli azionisti, tra cui molti dipendenti ed ex dipendenti. Il 21% è della famiglia Rothschild, che ha antiche relazioni con la testata ma che ha recentemente messo in vendita la sua partecipazione.
Germania, grandi gruppi e proprietà familiari o legate a fondazioni
Il panorama editoriale tedesco è caratterizzato da un mix di grandi gruppi e proprietà familiari o legate a fondazioni, specialmente per i giornali di qualità e le riviste di approfondimento.
Bild, Die Welt: sono di proprietà di Axel Springer, un gruppo editoriale tedesco fondato nel 1946 da Axel Springer e con sede a Berlino. La società possiede anche il polacco Fakt e i siti americani di notizie Business Insider e Politico. Attualmente, l'erede Friede Springer e l'amministratore delegato Mathias Döpfner detengono la maggioranza delle quote.
Frankfurter Allgemeine Zeitung (F.A.Z.): è pubblicato dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung GmbH, che ha una struttura proprietaria particolare, gestita da una fondazione (FAZIT-Stiftung) che ne garantisce l'indipendenza editoriale.
Der Spiegel: la principale rivista settimanale tedesca ha una struttura di proprietà che include la Fondazione Spiegel e la Verlagsgruppe Handelsblatt.
Süddeutsche Zeitung: è pubblicato dalla Süddeutscher Verlag, che è a maggioranza di proprietà del gruppo editoriale Suez-Verlag, a sua volta parte del gruppo Burda e della famiglia Dohrn.
Die Zeit: il settimanale liberale è pubblicato dal gruppo Zeit-Verlag Gerd Bucerius, che è in parte di proprietà del gruppo Holtzbrinck e in parte della famiglia Bucerius.
Spagna, Rcs tra i grandi gruppi del settore media
Il quadro editoriale spagnolo è dominato da pochi grandi gruppi con interessi diversificati nel settore dei media e la presenza 'straniera' di Rcs.
El País: è pubblicato da Prisa (Promotora de Informaciones), uno dei più grandi gruppi mediatici in lingua spagnola, che possiede anche altre testate e stazioni radio.
El Mundo, Marca ed Expansion: sono parte del gruppo editoriale italiano RCS MediaGroup, che ne detiene la quota di maggioranza attraverso la sua controllata Unidad Editorial.
ABC: è edito dal Grupo Vocento, un importante conglomerato mediatico spagnolo che controlla anche diversi giornali regionali e locali in tutto il Paese.
La Vanguardia: è la testata principale del Grupo Godó, un'azienda familiare di comunicazione con sede a Barcellona, che ha una forte presenza in Catalogna ma diffusione a livello nazionale.
La Razón: il quotidiano appartiene a Grupo Planeta, una delle maggiori potenze editoriali in Spagna e nell'America Latina, con interessi che spaziano dai libri alla televisione oltre ai giornali. (Di Fabio Insenga)

La 'Battaglia dei Sessi' piuttosto che unire, sembra dividere. Il match, fissato per il prossimo 28 dicembre a Dubai, tra la numero uno del ranking Wta Aryna Sabalenka e Nick Kyrgios, scivolato al 672esimo posto di quello Atp e da tempo lontano dai campi, ha acceso le polemiche nelle ultime ore. A parlarne è stata l'ex tennista statunitense Billie Jean King, che affrontò Bobby Riggs nel 1973, vincendo il match in tre set.
King all'epoca aveva 29 anni, mentre Riggs 55, ma quella partita ha avuto una risonanza sociale importante: "La mia era una lotta politica. È stato un periodo duro, culturalmente, per ciò che comportava. Sapevo che dovevo batterlo per provare a imprimere un cambiamento sociale. Avevo molte ragioni per vincere", ha raccontato in un'intervista alla BBC.
"Non abbiamo mai detto di essere migliori degli uomini, mai. Abbiamo parlato del nostro valore come spettacolo: a volte una partita femminile finisce per essere migliore di una maschile. Mi dà fastidio quando la gente dice che pensiamo di essere superiori", ha continuato, senza risparmiare una 'velata' critica alla sfida tra Sabalenka e Kyrgios, "spero che sia una grande partita. Vorrei che vincesse Aryna, ovviamente, ma non è la stessa cosa di quando sono scesa in campo io: l'unica somiglianza è che un ragazzo affronta una ragazza. Tutto il resto, no".
La risposta di Nick Kyrgios alle critiche, non solo a quelle di King, non è tardata ad arrivare. In una storia condivisa sul suo profilo Instagram, il tennista australiano ha scritto: "Tutti i commenti negativi alla 'Battaglia dei Sessi' non stanno facendo altro che dargli maggiore attenzione. Alla fine, Sabalenka passerà alla storia come una delle più grandi giocatrici di sempre, mentre io avrò intrattenuto folle in tutto il mondo".
"Siamo due persone, due buoni amici che vogliono dare spettacolo e attirare più attenzione sul tennis", ha continuato Kyrgios, "Siediti e goditi lo spettacolo. Amiamo entrambe le sfide e ci stiamo lanciando in questo progetto senza alcuna esperienza concreta. A nessuno importa cosa avete da dire".



