(Adnkronos) - Dal confronto con gli altri servizi pubblici europei, la Rai può vantare risultati di tutto rispetto. Tra le Big 5 dell'Ebu è tra quelle che mette meglio a frutto le risorse che ha, pur essendo la più penalizzata a livello di finanziamento pubblico.
Il bilancio 2024 approvato dal Cda Rai il 22 maggio scorso si è chiuso con un risultato netto in pareggio e con un indebitamento netto "attestato su livelli di sostenibilità" e pari a 513 milioni di euro, in miglioramento per circa 55 milioni di euro rispetto all'anno precedente. Risultati decisamente apprezzabili, considerato il difficile contesto socio-economico mondiale e la presenza, nell’esercizio, dei costi legati ai Campionati Europei di Calcio e ai Giochi Olimpici di Parigi.
I ricavi consolidati, in aumento di circa 115 milioni di euro rispetto al 2023, registrano la crescita degli introiti pubblicitari (+98 milioni con una quota di mercato del 20,6% in crescita di 0.8 punti percentuali rispetto al 2023), riconducibile da un lato alle buone performance dei programmi Rai e dall'altro proprio all'ascolto generato nel periodo estivo dagli Europei di Calcio e dalle Olimpiadi.
Eppure, proprio alla voce ricavi, i dati Ebu 2023 (gli ultimi disponibili) evidenziano come la Rai, con 2,7 miliardi di euro, sia in penultima posizione tra i Big 5 (ossia i 5 Servizi pubblici più grandi d’Europa che sono Germania, Francia, UK, Spagna e Italia). La classifica vede in testa la Germania con oltre 10,5 miliardi di euro, seguita dal Regno Unito con 6,7 miliardi, dalla Francia con 4,1 miliardi. L’unica che viene dopo la Rai è la Spagna con 2,3 miliardi.
Su questi ricavi, che includono sia il finanziamento pubblico che la pubblicità e altre piccole voci, la parte di fondi pubblici per Rai incide per meno del 70%, il resto è coperto dalla pubblicità e da altre voci variabili.
Dei 90 euro che i cittadini italiani pagano di canone, alla Rai ne arrivano 77,8 che corrispondono a poco più dell’86%. Il resto viene assorbito dalla tassa di concessione governativa (4,6%), dal Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione (5,5%), dall’Iva (4%) e da altro (0,01%).
Questo rende la Rai uno dei servizi pubblici europei più efficienti, se si considera in particolare la percentuale di finanziamento pubblico che viene reinvestita sulla programmazione, dove Rai, nonostante abbia il canone più basso, è - secondo quanto apprende l'Adnkronos - al primo posto con un 99%. Un dato che non viene eguagliato da nessun altro servizio pubblico europeo: per fare degli esempi, la Francia (France Televisions), la prima dopo la tv pubblica italiana, è ferma all’ 86% mentre la Bbc non supera il 73%. Nel panorama dei servizi pubblici europei, inoltre, la Rai è anche quella con meno dipendenti in assoluto (poco sopra i 12.000).
Leggi tutto: Rai, con meno risorse pubbliche fa meglio della concorrenza europea
(Adnkronos) - A lungo considerata una semplice condizione estetica, la vitiligine è una vera patologia cronica autoimmune. Tra le convinzioni errate più diffuse vi sono quelle secondo cui la malattia sia contagiosa, causata dallo stress o si limiti a un semplice problema estetico. Un dialogo efficace con lo specialista in dermatologia è quindi fondamentale non solo per comprendere come gestire al meglio la propria condizione, ma per sfatare molte delle false credenze che accompagnano questa condizione. Nasce con l'obiettivo di promuovere una corretta informazione e incoraggiare il dialogo con gli specialisti di riferimento, aspetto fondamentale per una gestione ottimale della patologia, la campagna 'Vitiligine, è tempo di essere liberi. Oltre i falsi miti, verso nuove possibilità', promossa da Incyte Italia in occasione della Giornata mondiale della vitiligine, che si celebra ogni anno il 25 giugno.
Come rivela un'indagine realizzata per questo appuntamento annuale da Elma Research, che ha coinvolto 141 persone affette con la patologia con l'obiettivo di fare emergere il rapporto del paziente con la malattia e la consapevolezza relativa alla sua gestione, la vitiligine ha un significativo impatto psicologico, nonché sulla sfera sociale, relazionale e addirittura lavorativa, per il 78% delle persone che ne soffrono. Prevale un forte senso di rassegnazione, spesso collegato a una gestione non ottimale della patologia sul piano fisico e mentale. Sono ancora molte, infatti - il 42% del campione - le persone con vitiligine che non si rivolgono ad alcun medico. Questo comporta disinformazione e scarsa conoscenza delle nuove possibilità di trattamento, che negli ultimi anni si sono diversificate grazie ai progressi fatti dalla ricerca scientifica. Nonostante ciò, il 61% dei pazienti intervistati non ha consapevolezza delle nuove opzioni disponibili.
Nell'ambito della campagna - informa una nota - sono stati organizzati 2 webinar dedicati alla vitiligine, grazie ai quali i pazienti e le persone interessate hanno potuto confrontarsi con alcuni esperti. Spesso considerata solo una condizione estetica, la vitiligine è una patologia cronica autoimmune della pelle, frequentemente associata a comorbidità, tra cui disturbi della tiroide e diabete. Colpisce i melanociti, le cellule responsabili del colore della pelle, e si manifesta con la presenza di chiazze bianche di dimensioni variabili. In Italia ne sono affette circa 330mila mila persone. Può comparire a qualsiasi età, compresa quella pediatrica, ma la maggiore incidenza si registra tra i 20 e i 40 anni. Di fatto, più del 60% dei pazienti ha un esordio prima dei 30 anni. Lo sviluppo della malattia dipende in larga parte da una predisposizione genetica (80%) e in minor misura da fattori ambientali (20%) in grado di attivare il meccanismo autoimmune.
"La vitiligine - spiega Maddalena Napolitano, direttore Scuola a di specializzazione in Dermatologia e venereologia Uosd Dermatologia allergologica e malattie infiammatorie cutanee croniche Aou Federico II di Napoli - è una malattia a tutti gli effetti e non solo una condizione estetica: è una patologia cronica autoimmune, che si manifesta quando il sistema immunitario attacca erroneamente le cellule sane del corpo, in questo caso i melanociti responsabili della produzione di melanina, il pigmento che conferisce colore alla pelle, causando la comparsa delle caratteristiche macchie bianche. La forma più comune è la vitiligine non-segmentale (Nsv), caratterizzata da decolorazioni bianche simmetriche su entrambi i lati del corpo, il cui sviluppo è lento e imprevedibile. Non è raro che i pazienti con vitiligine abbiano anche altre condizioni autoimmuni, come l'ipotiroidismo, una patologia per cui la tiroide non produce sufficienti ormoni tiroidei, o l'artrite reumatoide, una malattia infiammatoria che colpisce le articolazioni. La possibilità di sviluppare più patologie concomitanti rende ancora più importante il dialogo e la relazione con i medici specialisti: è fondamentale che i pazienti con vitiligine siano seguiti per tenere sotto controllo eventuali segni e sintomi di altre possibili condizioni mediche presenti".
I dati emersi dalla ricerca di Elma Research mostrano che 1 persona su 3 si sente per nulla o poco informata in merito alla vitiligine e che 3 quarti degli intervistati avrebbero il desiderio di approfondire con uno specialista come gestire al meglio la propria condizione.
"Fino a poco tempo fa - osserva Emiliano Antiga, professore associato in Dermatologia e venereologia e direttore della Scuola di specializzazione in Dermatologia e venereologia presso l'università di Firenze - non avevamo a disposizione terapie specifiche per il trattamento della vitiligine, con conseguenze importanti sul patient journey e sulla gestione della malattia. Grazie a recenti studi, oggi la comunità scientifica dispone di nuove opportunità terapeutiche e proprio per questo è importante ricordare quanto sia fondamentale il dialogo e il confronto tra lo specialista e il paziente. In particolare, la ricerca si è focalizzata sul ruolo di alcune molecole chiamate Janus chinasi (Jak), che svolgono un ruolo chiave nella segnalazione intracellulare e nell'infiammazione, contribuendo alla progressione della vitiligine. Recentemente sono stati sviluppati farmaci, i cosiddetti Jak inibitori, in grado di interrompere questo segnale, facendo in modo che il processo di distruzione dei melanociti venga bloccato e consentendo alla pelle di acquisire nuovamente la normale pigmentazione. Tali terapie, formulate in crema per una diretta azione a livello cutaneo, sono inoltre sicure e altamente tollerate".
Oltre allo specialista, anche l'associazione pazienti è un punto di riferimento importante perché accompagna le persone con vitiligine non solo facendosi carico dei loro bisogni insoddisfatti, ma anche ampliando in maniera strutturata il loro accesso ai servizi. Come ricorda Valeria Corazza, presidente di Apiafco, Associazione psoriasici italiani Amici della Fondazione Corazza, Psoriasi&Co, "sul portale Apiafco dedicato alle patologie croniche della pelle sono già disponibili numerosi strumenti pensati per rispondere alle loro esigenze: dal supporto psicologico territoriale alle consulenze telefoniche con specialisti, dalle informazioni aggiornate su cure e farmaci innovativi ai consigli su alimentazione e stili di vita, fino alla geolocalizzazione dei centri di cura. Tutto questo senza tralasciare il quotidiano lavoro di orientamento ai servizi del territorio per facilitare una corretta presa in carico dei pazienti".
La convinzione che non ci sia una vera cura per la vitiligine rappresenta la principale barriera al consulto sanitario da parte dei pazienti. "Una corretta informazione - conclude Nicola Bencini, General Manager di Incyte Italia - è il primo passo di un patient journey ottimale. La vitiligine è una patologia cronica autoimmune e in quanto tale deve essere gestita dallo specialista di riferimento, il dermatologo. In occasione della Giornata mondiale della vitiligine abbiamo voluto ribadire questo importante messaggio, confermando il nostro impegno al fianco della comunità scientifica e delle associazioni di pazienti".
Leggi tutto: Salute, Giornata vitiligine: al via campagna 'Oltre falsi miti verso nuove possibilità'
(Adnkronos) - "Non è stata fatta alcuna contestazione disciplinare nei suoi confronti", lo scrive la Rai in una nota in relazione alla notizia che il conduttore di 'Report', Sigfrido Ranucci, sarebbe stato sanzionato per aver partecipato a un programma su La7 e per aver rilasciato dichiarazioni e interviste.
"Al vicedirettore 'ad personam' Ranucci sono state semplicemente ricordate le vigenti regole aziendali in materia di rapporti con gli organi d’informazione e quelle più specifiche che riguardano i giornalisti. Regole che, si ricorda, valgono per tutti i dipendenti e collaboratori Rai, nessuno escluso", continua la nota.
Ad annunciare il provvedimento disciplinare per il giornalista e conduttore di 'Report', era stato lo stesso Ranucci che sul suo profilo Facebook ha pubblicato la lettera datata 10 giugno firmata dall'amministratore delegato Rai, Giampaolo Rossi, e dal direttore delle Risorse Umane, Felice Ventura. "Dopo 27 anni di Rai ho vinto un procedimento disciplinare", ha scritto il giornalista sui social.
In particolare, nella lettera vengono contestate alcune dichiarazioni del giornalista rilasciate, secondo l'azienda, senza autorizzazione: "Mi accusano di aver partecipato alla trasmissione della Gruber il 6 maggio, senza essere stato autorizzato. Fatto non vero perché ero stato autorizzato dallo stesso Corsini telefonicamente per lanciare la seconda parte della stagione di Report".
Inoltre, aggiunge Ranucci, viene contestato "di aver presentato il mio libro a Mestre, e di aver rilasciato un'intervista dove parlavo della minore libertà di stampa in Italia e del fatto che la gente si informava di meno. Non si riferiva alla Rai ma al mio libro 'La Scelta' edito da Bompiani. Poi mi si accusa di aver partecipato con una telefonata a 'Piazza Pulita' per difendere Report e il collega Giorgio Mottola dalle accuse di manipolazione". "Se devo prendermi un provvedimento per aver promosso e difeso la squadra e un marchio storico della Rai come Report, tutelato la libertà di stampa, lo accetto con orgoglio".
Sul caso si è espresso Sandro Ruotolo: “La lettera recapitata a Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report, la trasmissione di approfondimento giornalistico di Raitre, ha un sapore di intimidazione. E’ un procedimento disciplinare, una lettera che va rispedita al mittente. L’hanno firmata l’amministratore delegato dell’azienda, Giampaolo Rossi, e il direttore delle risorse umane di via Mazzini, Felice Ventura. Accusano il giornalista di aver partecipato a trasmissioni su La7 della Gruber senza essere autorizzato, quando invece lo era dal direttore Corsini, poi di essere intervenuto a Piazza Pulita per difendersi dalle accuse di Bocchino di essere un manipolatore. Gli altri richiami riguardano le presentazioni del suo libro che parla di libertà di stampa. Uno schiaffo all’articolo 21 della Costituzione''. Così il responsabile Informazione nella segreteria Pd ed europarlamentare.
"A poco più di un mese dall’entrata in vigore del Media Freedom Act, che impone all’Italia di riformare la governance della Rai per renderla autonoma e indipendente dalla politica, il gruppo dirigente che occupa la Rai sceglie di colpire il giornalista simbolo dell’approfondimento investigativo del servizio pubblico. È l’ennesimo segnale di una deriva preoccupante. Telemeloni vuole mettere a tacere i giornalisti scomodi mentre smantella i programmi di approfondimento di rete in un momento in cui avremmo bisogno di più informazione pubblica e plurale”.
(Adnkronos) - La Juventus accelera per Jonathan David. Il club bianconero ha individuato nell'attaccante canadese, che si svincolerà dal Lille il prossimo 30 giugno, il rinforzo perfetto per il proprio attacco e ha intensificato i contatti con gli agenti del giocatore, secondo le ultime news di calciomercato di oggi, mercoledì 25 giugno. l club bianconero aveva già sondato il canadese, 25 gol nell'ultima stagione, negli scorsi mesi, ma si era scontrata con le altissime richieste degli agenti e con una concorrenza agguerrita. Anche Inter e Napoli infatti, in Serie A, sembrano essere sulle tracce di David, oltre a diversi club inglesi. Ora però la situazione è cambiata.
David ha messo la Juventus in cima alle proprie preferenze ed è in pressing con i suoi agenti per abbassare le richieste sulle commissioni. L'entourage del canadese, vista l'assenza di spese per il cartellino, chiede 15 milioni per formalizzare l'operazione, troppi per la Juventus. In campo è sceso il nuovo direttore generale bianconero Damien Comolli, che sta sfruttando i propri contatti in Francia per provare a chiudere l'operazione.
Il giocatore, dal canto suo, chiede un ingaggio da sei milioni di euro. Importante, ma alla portata delle casse della Juventus, specialmente se si considerano i 12 milioni percepiti da Dusan Vlahovic. Per ora, insomma, la Juventus è in pole position per arrivare a Jonathan David, uno degli svincolati più preziosi e ambiti di questo calciomercato .
Leggi tutto: Juventus, si accelera per David: sì dell'attaccante, nodo commissioni
(Adnkronos) - "L'accesso regolare all'insulina e ai dispositivi per somministrarla è una questione di sopravvivenza che, spesso, per barriere economiche e sociali, non è garantita. Eppure, la capacità di prendersi cura di chi è ammalato e indigente definisce la qualità della nostra civiltà. Siamo felici di poter dare il nostro contributo, di aver incontrato un'azienda che ha scelto di camminare con noi per migliorare la società, e di aver collaborato con istituzioni che hanno compreso quanto sia decisivo lavorare insieme al Terzo settore per raggiungere chi ha più bisogno". Lo ha detto Sergio Daniotti, presidente della Fondazione Banco Farmaceutico Ets, in occasione della presentazione alla Camera del progetto 'Vulnerabili', nato dalla collaborazione tra Novo Nordisk e Fondazione Banco Farmaceutico, con il sostegno del vicepresidente della Camera Giorgio Mulè (Fi), e che ha come obiettivo garantire a ogni persona con diabete, indipendentemente dal suo status socioeconomico, il diritto e l'accesso alle terapie e contribuire a supportare gli operatori sanitari.
Leggi tutto: Salute, Daniotti (Banco Farmaceutico): "Felici di garantire insulina anche a indigenti"
(Adnkronos) - Perché le vendite di fine stagione si chiamano saldi? Questa parola è entrata ormai nel gergo comune con una qualifica ben precisa, ma in realtà è strettamente connessa ad un lessico commerciale. Il termine 'saldi', precisa Confcommercio, indica, infatti, la differenza tra le entrate e le uscite, nonché un 'saldo' positivo o negativo; motivo per cui i saldi sono la merce che non è stata venduta in un negozio a fine stagione e la vendita stessa dell'invenduto. La nascita dei saldi in Italia è segnata da una storia interessante, riportata in una pubblicazione dell'Istituto Bruno Leoni (centro studi torinese), firmata dall'avvocato Silvio Boccalatte.
E' nel periodo dell'Italia fascista che vengono promulgate le prime leggi sulle 'vendite straordinarie', comunemente chiamate saldi. Risale al 2 giugno 1939 l'introduzione di due categorie di vendita: le vendite di liquidazione e le vendite straordinarie. Entrambe furono definite forme di vendita al pubblico con le quali un commerciante cerca di esitare in breve tempo tutte le proprie merci o gran parte di esse, presentando al pubblico la vendita come occasione particolarmente favorevole.
Le vendite straordinarie riguardavano, in particolare, la vendita di capi d'abbigliamento, poiché erano considerati prodotti di carattere stagionale suscettibili di notevole deprezzamento se non vengono esitati durante una certa stagione o entro un breve periodo di tempo. Alcune norme nel tempo sono state mantenute, come ad esempio il cartellino sulla merce che deve indicare chiaramente il prezzo, senza essere modificato durante l'intero periodo dei saldi. A cambiare, invece, è la possibilità dei negozianti di scegliere liberamente il periodo in cui effettuare le vendite straordinarie. Le leggi odierne, infatti, regolamentano il periodo dell'anno in cui devono essere svolti i saldi, sia in estate che in inverno.
In quel tempo, uno dei principali fattori a scoraggiare i commercianti era la trafila burocratica indispensabile per aderire alle vendite straordinarie. Era necessario, infatti, presentare una domanda e attendere che fosse approvata da una parte della corporazione locale, ovvero dalle associazioni controllate dal governo intorno a cui ruotava il piano economico del fascismo.
La fine del regime fascista nel 1944 comportò, nelle zone in cui l'Italia era stata liberata, l'abolizione delle sopra citate corporazioni. I poteri che finora avevano detenuto, furono trasferiti integralmente alle Camere di Commercio, Industria e Agricoltura dei vari capoluoghi e agli Uffici provinciali dell'industria e del commercio. In realtà non è tutto, poiché venne emanato un ulteriore decreto legislativo in grado di rimettere ordine e organizzazione sul tema saldi.
Si dovrà attendere il luglio del 1979 per avere il primo disegno di legge nazionale sulle vendite straordinarie: il numero 405 A.C. (= Atto Camera), presentato da alcuni deputati democristiani. Il primo firmatario fu Aristide Tesini, il quale nel discorso di presentazione sosteneva che frequentemente le 'vendite straordinarie o di liquidazione' contenevano pubblicità illusoria, poiché non veniva effettuato alcuno sconto. E' stata proprio questa una delle motivazioni per cui si rendeva necessario un intervento immediato. In aggiunta anche al fatto che, ormai, la legge del 1939 con la sua burocrazia ormai inadeguata non veniva più rispettata.
Aristide Tesini, nella presentazione, concludeva: "Con la presente proposta di legge si tende, moralizzando il mercato, ad eliminare quelle abnormi forme di vendita che, facendo leva sulla credulità, impediscono un corretto sviluppo di una sana e leale concorrenza, base del nostro sistema economico". E' stato questo uno dei principi fondamentali su cui i legislatori basarono le future regolamentazioni sul tema saldi. Si rendeva necessaria, infatti, la tutela dei consumatori dalla pubblicità ingannevole e dei negozianti da una concorrenza sleale, in cui alcuni commercianti promuovevano falsi deprezzamenti sulla merce. Il governo accettò il disegno di legge trasformandolo nella legge 19 marzo 1980, numero 80.
In sostanza, la legge ricalcava la normativa già in vigore nel periodo fascista, ma con l'aggiunta di ulteriori distinzioni tra vendite fallimentari (da svolgere solamente in caso di cessazione dell'attività) e "vendite straordinarie per fine stagione, dette anche saldi stagionali".
La legge del 1980 ha determinato lo svolgimento dei saldi in massimo due diversi periodi dell'anno e la loro durata, che non poteva essere superiore alle quattro settimane. Si definiva anche l'esposizione della merce in saldo: doveva essere indicata chiaramente ed esibita in modo separato da quella non in saldo.
Ulteriori misure (alcune in vigore ancora oggi) della legge: in caso di controlli, il venditore doveva dimostrare che gli sconti esposti erano stati rispettati; non doveva essere fatta pubblicità ingannevole; non vi erano limiti di acquisto dei capi in saldo; per avere lo sconto non erano obbligatori abbinamenti con altra merce.
Dopo la legge del 1980, ulteriori modifiche furono eseguite dieci anni dopo dalla legge 12 aprile 1991, numero 130. Uno degli emendamenti più importanti riguarda l'unificazione, in tutta Italia, dei periodi dei saldi. Se prima la decisione spettava alle Camere di commercio, con la legge 1991 i saldi si sarebbero svolti negli stessi periodi, ovvero dal 7 gennaio al 7 marzo e dal 10 luglio al 10 settembre. Al di fuori di questi periodi erano concesse solamente le "vendite promozionali" che, però, erano vietate nei 40 giorni precedenti ai saldi e per l'abbigliamento duranti i giorni dei saldi. Sette anni dopo, nel 1998, hanno fatto seguito alla legge del 1991 ulteriori modifiche sulle date delle vendite straordinarie. Fu stabilito, infatti, che fossero le singole regioni a deliberare la data di inizio saldi. Un potere che venne rafforzato nel 2001 con la riforma del titolo V della Costituzione Italiana, in cui le regioni hanno acquisito sempre più poteri decisionali, iniziando a disporre quasi del tutto in fatto di legislazione del commercio.
Resta, ad oggi, alle regioni la facoltà di stabilire una specifica disciplina in materia di vendite straordinarie, comportando vincoli e divieti diversi da regione a regione.
(Adnkronos) - Crocevia decisivo per l’Inter al Mondiale per Club. I nerazzurri, dopo il pareggio all’esordio con il Monterrey e la vittoria in rimonta contro i giapponesi dell'Urawa Reds, si giocano qualificazione e primo posto nel girone nella delicata sfida con il River Plate, primo a pari punti con la squadra di Chivu. Un vero e proprio spareggio dunque che, secondo gli esperti di Sisal, è a favore dei nerazzurri: l’Inter è infatti avanti a 2,20, gli argentini sono imbattuti nel torneo ma il successo stavolta sembra più difficile, a 3,75, il pareggio – risultato che basterebbe alla squadra italiana per staccare il pass degli ottavi - è a 3,00. Il cammino dell’Inter, fin qui, ha mostrato lacune soprattutto in difesa, come dimostrano i gol subiti sia con Monterrey che con l’Urawa. Con gli argentini che sono sempre andati a segno si presume un match da Gol, a 1,65, con l’Under 2,50 a 1,75 che si fa preferire all’Over, a 2,00. La novità in attacco, potrebbe essere Francesco Pio Esposito accanto a Lautaro, al posto del fratello Sebastiano: la rete del giovane attaccante italiano è a 3,75, con Lautaro in pole a 2,75. L’attacco del River, con Driussi indisponibile, è nelle mani di Colidio, a 3,60, accanto a Mastantuono, a 4,00. L’Inter è favorita per la vittoria del Gruppo E, con il primo posto che vale 1,57 contro il 2,20 degli argentini.
La Juventus si gioca il primo posto del Gruppo G nella sfida con il Manchester City. I 9 gol segnati nel torneo, mettono i bianconeri in una posizione di vantaggio visto che il City ne ha segnato uno in meno ma, nel match, gli uomini di Tudor non hanno il pronostico a favore: per gli esperti di Sisal la vittoria juventina è a 4,75, il successo dei Citizens vale 1,75, il pareggio è a 3,60. Tra i bianconeri si è messo particolarmente in evidenza Yildiz, che ha già messo a segno tre gol nel torneo, il quarto è a 5,50 mentre Kolo Muani, dopo la doppietta all’esordio, è proposto marcatore a 4,00. Nel City spicca ovviamente Haaland, a 2,10. Nonostante il vantaggio juventino, il Manchester City è ancora favorito per la vittoria nel girone, a 1,75 contro il 2,00 dei bianconeri.
(Adnkronos) - L’arte racconta il vissuto delle persone con fibrosi polmonari in una nuova dimensione. Inaugurata al Chiostro del Bramante di Roma la mostra del progetto Air – una nuova dimensione per le fibrosi polmonari, iniziativa di Boehringer Ingelheim nata dal confronto di quattro associazioni di pazienti impegnate sul territorio nazionale - Anmar l'Associazione Nazionale Malati Reumatici, Apmarr l'Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare, Gils il Gruppo italiano lotta alla sclerodermia, Fimarp la Federazione Italiana Ipf e Malattie rare Polmonari – e cinque giovani artisti digitali. Le fibrosi polmonari rappresentano una sfida di salute pubblica. Colpiscono migliaia di persone nel nostro Paese – circa 400.000 in Europa – molti dei pazienti affetti da Fibrosi Polmonare in media muoiono entro 3-5 anni dalla diagnosi. Si tratta di malattie rare, progressive e irreversibili, che vengono troppo spesso diagnosticate in ritardo, con gravi conseguenze sulla salute e sulla qualità della vita dei pazienti.
Il progetto ha quindi il merito di tradurre plasticamente il patient journey della persona con fibrosi polmonare, dalla comparsa dei sintomi, alla diagnosi della malattia, dalla presa in carico alla corretta gestione della patologia, senza trascurare l’impatto psicologico. Cinque opere capaci di offrire allo spettatore un’esperienza immersiva e multisensoriale, grazie all’ausilio dell’arte figurativa e del linguaggio digitale della Realtà Aumentata. Le animazioni, in 2D e 3D, infatti, arricchiscono ogni opera permettendo di osservare le fibrosi polmonari da una prospettiva inedita, capace di restituire la complessità e le molte sfaccettature della patologia: Rifiorire di Francesca Macciò, Il respiro ritrovato di Adolfo Di Molfetta, Stringimi la mano di Laura Micieli, Anelito di Francesco Pestarino, L’altalena di Federico Niccolai.
“La mostra 'AiR – una nuova dimensione per le fibrosi polmonari' vuole rappresentare, in una modalità immediata ed emozionale, il vissuto complesso delle persone con questa patologia e si inserisce nel percorso di collaborazione che Boehringer porta avanti da anni con le associazioni di pazienti – ha dichiarato Morena Sangiovanni, presidente e Ad di Boehringer Ingelheim Italia. Sappiamo quanto possa essere in salita la vita per loro. In aggiunta alle difficoltà di ottenere una diagnosi corretta e di poter accedere alle terapie, chi ha la fibrosi polmonare sperimenta quotidianamente limitazioni progressive nella vita sociale, relazionale e lavorativa. Siamo grati alle associazioni di pazienti per la fiducia che ci hanno dimostrato, rendendo possibile questa mostra, alle comunità scientifiche e alle istituzioni, per questo ulteriore tassello di partenariato, consapevoli che solo insieme possiamo fare la differenza per le persone con fibrosi polmonare".
Proprio partendo dagli 'unmet needs' dei pazienti è stato presentato nei giorni scorsi in Senato un Documento di posizionamento per una presa in carico più strutturata dei pazienti. Il documento, realizzato con il contributo non condizionante di Boehringer Ingelheim e promosso dalla Senatrice Elena Murelli, è stato frutto di tavoli di lavoro a cui hanno partecipato le stesse Società Scientifiche e Associazioni di Pazienti coinvolte nel progetto AiR. Nelle opere, così come nel documento, vengono fuori in maniera importante la necessità di una diagnosi tempestiva, dell’accesso all’innovazione terapeutica, della creazione di una rete assistenziale integrata, e dell’adozione di linee guida nazionali per uniformare i percorsi di cura. Le opere rimarranno esposte presso il Chiostro del Bramante a Roma fino al 29 giugno.
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(Adnkronos) - Composizione
Prima l'apparente presa di distanza, poi la correzione del tiro sull'Articolo 5 della Nato. Donald Trump, oggi al vertice dell'Alleanza a L'Aja, conferma l'impegno degli Usa sulla difesa collettiva degli Stati membri. Ma di cosa parla e cosa prevede esattamente l'articolo?
Come ricordano il Parlamento italiano e l'organizzazione, la Nato è un’alleanza politica e militare il cui obiettivo primario è preservare la sicurezza e la libertà dei suoi Paesi membri. Tutti i membri della Nato rispettano valori comuni quali la democrazia, la libertà individuale e lo stato di diritto. Fondata a Washington nel 1949 con la firma del Trattato del Nord Atlantico, l’Alleanza riconosce la primazia delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza nel mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.
L’Articolo 5 del Trattato di Washington è il cuore dell’Alleanza. La norma cardine prevede che un attacco armato contro uno Stato membro sia considerato quale attacco diretto contro tutte le parti, impegnando ognuna ad assistere la parte o le parti attaccate, facendo ricorso, se necessario, all'impiego della forza armata.
L’articolo 5 è stato oggetto di interpretazione evolutiva che ha quindi portato a ricomprendere nella nozione di aggressione “ogni attacco armato sul territorio di Alleati, proveniente da qualsiasi direzione” e, dunque, a includere anche gli attentati terroristici nel novero delle minacce alla pace, alla sicurezza ed integrità degli stati.
L’attivazione dell’articolo 5 ha trovato applicazione per la prima volta per decisione del Consiglio atlantico riunitosi immediatamente dopo gli attentati terroristici di New York e Washington dell’11 settembre 2001, che stabilì che, qualora accertato che gli attacchi fossero diretti dall'estero contro gli Usa, essi sarebbero stati considerati come azioni offensive rientranti nell’ambito dell' articolo 5. D’altronde, l’articolo 24 del Nuovo Concetto Strategico della Nato, approvato a Washington nell’aprile 1999, aveva già incluso il terrorismo tra i “rischi di più ampia natura” per la sicurezza degli Stati membri.
"Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell'America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell'esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall'ari. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l'azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l'uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell'Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali".
(Adnkronos) - Composizione
Prima l'apparente presa di distanza, poi la correzione del tiro sull'Articolo 5 della Nato. Donald Trump, oggi al vertice dell'Alleanza a L'Aja, conferma l'impegno degli Usa sulla difesa collettiva degli Stati membri. Ma di cosa parla e cosa prevede esattamente l'articolo?
Come ricordano il Parlamento italiano e l'organizzazione, la Nato è un’alleanza politica e militare il cui obiettivo primario è preservare la sicurezza e la libertà dei suoi Paesi membri. Tutti i membri della Nato rispettano valori comuni quali la democrazia, la libertà individuale e lo stato di diritto. Fondata a Washington nel 1949 con la firma del Trattato del Nord Atlantico, l’Alleanza riconosce la primazia delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza nel mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.
L’Articolo 5 del Trattato di Washington è il cuore dell’Alleanza. La norma cardine prevede che un attacco armato contro uno Stato membro sia considerato quale attacco diretto contro tutte le parti, impegnando ognuna ad assistere la parte o le parti attaccate, facendo ricorso, se necessario, all'impiego della forza armata.
L’articolo 5 è stato oggetto di interpretazione evolutiva che ha quindi portato a ricomprendere nella nozione di aggressione “ogni attacco armato sul territorio di Alleati, proveniente da qualsiasi direzione” e, dunque, a includere anche gli attentati terroristici nel novero delle minacce alla pace, alla sicurezza ed integrità degli stati.
L’attivazione dell’articolo 5 ha trovato applicazione per la prima volta per decisione del Consiglio atlantico riunitosi immediatamente dopo gli attentati terroristici di New York e Washington dell’11 settembre 2001, che stabilì che, qualora accertato che gli attacchi fossero diretti dall'estero contro gli Usa, essi sarebbero stati considerati come azioni offensive rientranti nell’ambito dell' articolo 5. D’altronde, l’articolo 24 del Nuovo Concetto Strategico della Nato, approvato a Washington nell’aprile 1999, aveva già incluso il terrorismo tra i “rischi di più ampia natura” per la sicurezza degli Stati membri.
"Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell'America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell'esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall'ari. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l'azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l'uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell'Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali".
Leggi tutto: Nato, cosa prevede l'articolo 5 citato da Trump
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