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(Adnkronos) - Un camion per il trasporto animali si ribalta sulla via Emilia nel reggiano e dieci maiali si ritrovano a girovagare sulla carreggiata. È accaduto a Calerno, frazione di Sant'Ilario d'Enza, all'altezza dell'incrocio con via XXV aprile. Sul posto sono intervenuti i carabinieri. Sono stati attivati inoltre polizia locale, stradale, vigili del fuoco, protezione civile e servizio veterinario della Asl per la messa in sicurezza degli animali.

(Adnkronos) - Sedici studentesse hanno perso la vita a causa di un incendio doloso in un collegio femminile in Kenya e altre otto sono state arrestate con l'accusa di aver appiccato il fuoco. Lo ha riferito dalla polizia. L'incendio, scoppiato presso l'Accademia femminile Utumishi a Gilgil, a circa 120 chilometri a nord-ovest della capitale Nairobi, ha devastato il piano superiore di un dormitorio che ospitava 135 letti a castello. Dopo aver raccolto le testimonianze di studenti e personale scolastico e dopo un'analisi forense dei filmati delle telecamere di sorveglianza, otto alunne della scuola sono state identificate come "persone di interesse in relazione alla pianificazione e all'esecuzione" del rogo, ha dichiarato il Servizio di Polizia Nazionale in un comunicato. Le indagini per accertare le cause esatte dell'incendio sono tuttora in corso.
La polizia ha dichiarato che le studentesse sono state fermate per essere interrogate dagli investigatori che indagano sul tragico rogo. Il Kenya ha una lunga storia di incendi nelle scuole: solo due anni fa 21 persone hanno perso la vita in un rogo divampato in un dormitorio nel Kenya centrale. Molti incendi nei collegi sono stati causati da atti dolosi, con studenti scontenti per la disciplina e le condizioni di vita accusati di esserne responsabili, come ricorda la Bbc.

(Adnkronos) - La sclerosi multipla non è più la malattia invalidante e imprevedibile di qualche decennio fa. Oggi, grazie alla diagnosi precoce, ai farmaci ad alta efficacia e a un approccio sempre più personalizzato, sempre più pazienti riescono a mantenere autonomia, qualità di vita e progettualità. E' il messaggio che arriva dagli specialisti della Sin - Società italiana di neurologia, in occasione della Giornata mondiale della sclerosi multipla che si celebra sabato 30 maggio. Patologia neurologica cronica, autoimmune, infiammatoria, demielinizzante e neurodegenerativa, la sclerosi multipla colpisce il sistema nervoso centrale - cervello e midollo spinale - e può manifestarsi in modi molto diversi da persona a persona, ricorda la Sin. In Italia interessa oltre 140mila persone, con circa 3.400-3.600 nuove diagnosi ogni anno. L'esordio avviene soprattutto tra i 20 e i 40 anni, con una prevalenza femminile di circa 3 donne per ogni uomo, ma negli ultimi anni si osserva anche un aumento delle forme pediatriche e di quelle a esordio tardivo. I sintomi iniziali possono essere estremamente variabili: dalla neurite ottica con perdita della vista o alterazione della percezione dei colori, fino a disturbi motori, sensitivi o sfinterici legati al coinvolgimento del midollo spinale o del tronco encefalico.
Secondo Massimo Filippi, coordinatore del gruppo di studio Sclerosi multipla della Sin, "la vera rivoluzione degli ultimi anni riguarda la possibilità di intervenire molto prima rispetto al passato. La sclerosi multipla resta una malattia grave e progressiva se non viene affrontata con terapie adeguate. Ma oggi è diventata una malattia controllabile. Oggi siamo in grado di porre diagnosi anche nel giro di 1 mese, grazie all'integrazione di marcatori di risonanza magnetica e biomarcatori dei fluidi biologici. La diagnosi precoce ha senso perché oggi disponiamo di terapie efficaci: intervenire subito significa evitare che i meccanismi patologici si autoalimentino e che la disabilità si accumuli". Parallelamente, la ricerca ha cambiato profondamente anche la comprensione biologica della malattia. "Abbiamo imparato che neuroinfiammazione e neurodegenerazione iniziano fin dalle primissime fasi - sottolinea il neurologo - Non esiste soltanto un'aggressione immunitaria proveniente dall'esterno del sistema nervoso centrale, ma anche processi interni, orchestrati da cellule residenti, come la microglia". Da qui la necessità di utilizzare precocemente farmaci ad alta efficacia. "Dare subito terapie molto efficaci significa piegare la curva di accumulo della disabilità", afferma l'esperto. "L'obiettivo oggi non è ancora la guarigione definitiva, ma permettere ai pazienti di vivere bene per decenni", chiarisce.
Sul fronte terapeutico, i risultati raggiunti negli ultimi anni sono particolarmente significativi. "Con i farmaci ad alta efficacia arriviamo a una riduzione delle ricadute e dell'accumulo di nuove lesioni cerebrali intorno al 90% - spiega Nicola De Stefano, presidente eletto della Sin - E' un impatto estremamente importante, che modifica concretamente il decorso della malattia". I farmaci oggi disponibili agiscono soprattutto sulla componente infiammatoria, responsabile delle ricadute e del danno cerebrale visibile alla risonanza magnetica. Più complessa resta invece la sfida della neurodegenerazione. "Attualmente non disponiamo ancora di terapie che agiscano direttamente sulla neurodegenerazione - evidenzia De Stefano - Tuttavia, ridurre l'infiammazione resta fondamentale anche per limitare il danno degenerativo futuro. Per questo abbassare drasticamente l'attività infiammatoria migliora anche la prospettiva a lungo termine del paziente". Secondo lo specialista, oggi la vera sfida è riuscire a utilizzare le terapie nel modo più appropriato e tempestivo possibile. "Non significa somministrare farmaci potenti a tutti indistintamente - precisa - ma poter scegliere il trattamento più adatto in base alle caratteristiche prognostiche individuali. Oggi abbiamo strumenti che consentono di stratificare adeguatamente i pazienti".
E' proprio verso una medicina sempre più personalizzata che si sta orientando la gestione della sclerosi multipla. "Negli ultimi anni - continua Claudio Gasperini, vice presidente della Sin - abbiamo acquisito una comprensione molto più approfondita dei meccanismi patogenetici della malattia e dei meccanismi d’azione dei farmaci. Questo ci consente di individuare con maggiore precisione le terapie più appropriate per ciascun paziente". Oggi, infatti, i neurologi possono integrare informazioni cliniche, dati di neuroimaging e biomarcatori innovativi - come i neurofilamenti - per definire il rischio evolutivo della malattia e orientare le scelte terapeutiche. "L'obiettivo è targettizzare in maniera sempre più precisa le strategie di cura", aggiunge l'esperto.
Sempre maggiore attenzione viene riservata anche alla neuroplasticità, cioè alla capacità del cervello di attivare meccanismi compensatori per contrastare il danno neurologico. "Oggi sappiamo che anche lo stile di vita può favorire la neuroplasticità e contribuire a ritardare la comparsa della disabilità - rimarca Gasperini -. Per anni ai pazienti veniva sconsigliata l'attività fisica. Oggi invece sappiamo che l'esercizio fisico stimola il cervello ad attivare nuove connessioni neuronali e meccanismi di compenso funzionale". L'attività fisica, puntualizza il neurologo, non riduce direttamente l'infiammazione, ma aiuta il cervello a compensare i danni provocati dalla malattia: "L'esercizio favorisce la formazione di nuove sinapsi, che contribuiscono a mantenere più efficiente la trasmissione degli impulsi nervosi". Sfatati anche vecchi tabù: "Un tempo si sconsigliava persino l'esposizione al sole. Oggi sappiamo, invece, che livelli adeguati di vitamina D rappresentano un fattore protettivo nell'ambito delle malattie neurodegenerative e della sclerosi multipla".
Il messaggio degli specialisti è soprattutto rivolto ai pazienti e guarda al futuro con maggiore fiducia rispetto al passato. "Be active - dice De Stefano - La malattia può accompagnare una persona per tutta la vita, ma non deve definirla. Oggi sempre più pazienti riescono a lavorare, fare sport, costruire una famiglia e perseguire i propri obiettivi". Una prospettiva resa possibile dalla combinazione tra diagnosi precoce, terapie innovative, monitoraggio continuo e presa in carico multidisciplinare. "La visione attuale della sclerosi multipla - conclude il presidente della Sin, Mario Zappia - va ormai ben oltre la sola gestione clinica della malattia e punta a garantire alle persone una qualità di vita, una prospettiva e un livello di autonomia quanto più possibile vicini alla normalità. Oggi la neurologia dispone di strumenti diagnostici e terapeutici impensabili fino a pochi anni fa, ma la vera sfida è fare in modo che questa innovazione diventi concretamente accessibile e sostenibile per tutti i pazienti, in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. La sclerosi multipla rappresenta uno degli ambiti nei quali il progresso scientifico ha dimostrato più chiaramente quanto la ricerca possa cambiare il destino delle persone. E' fondamentale continuare a investire nella ricerca clinica, nelle reti assistenziali specialistiche e nella presa in carico multidisciplinare, affinché ogni paziente possa beneficiare tempestivamente delle migliori opportunità terapeutiche disponibili. L'innovazione davvero utile è quella che riesce a tradurre le evidenze scientifiche in valore concreto per la vita quotidiana delle persone, rafforzando allo stesso tempo l'equità, l'efficienza e la sostenibilità del sistema sanitario".

(Adnkronos) - Proteine del latte vaccino, glutine e lattosio eliminati dalla dieta dei bambini anche in assenza di una diagnosi medica. Sempre più famiglie scelgono regimi alimentari restrittivi sulla base di convinzioni salutistiche, timori legati ad alcuni alimenti o abitudini familiari che coinvolgono anche i bambini, talvolta esponendoli al rischio di carenze e squilibri nutrizionali nelle fasi più delicate della crescita. E' quanto emerge da una survey promossa da Sinupe (Società italiana di nutrizione pediatrica), in collaborazione con la Società italiana di pediatria (Sip), la Federazione italiana dei medici pediatri (Fimp) e la Società italiana di pediatria preventiva e sociale (Sipps), che ha coinvolto oltre 460 pediatri operanti su tutto il territorio nazionale, e i cui risultati sono stati presentati al congresso italiano di pediatria che si conclude oggi a Padova.
I risultati - riporta una nota della Sip - mostrano come le diete prive di glutine e proteine del latte vaccino siano oggi estremamente frequenti: oltre il 95% dei pediatri riferisce di seguire bambini a dieta senza glutine, circa l'85% bambini a dieta priva di latte e derivati e più dell'80% pazienti a dieta priva di lattosio. Sebbene le principali indicazioni restino condizioni cliniche ben definite - come celiachia, allergia alle proteine del latte vaccino e intolleranza al lattosio - emerge anche un ruolo importante delle scelte autonome delle famiglie. Il 33% dei pediatri riferisce infatti di avere almeno un paziente a dieta priva di glutine per scelta dei genitori; la quota sale al 46% per le diete prive di proteine del latte vaccino e al 51% per quelle prive di lattosio. Tra le motivazioni più frequentemente riportate figurano la convinzione che alcune diete siano "più salutari" o "più leggere", il timore che determinati alimenti possano nuocere alla salute del bambino e, in alcuni casi, la semplice abitudine familiare. Nelle diete prive di lattosio, ad esempio, il 64% dei pediatri segnala la presenza di familiari intolleranti come principale motivazione riferita dalle famiglie.
"Le diete di eliminazione rappresentano una terapia indispensabile quando esiste una patologia diagnosticata, come celiachia o allergie alimentari - afferma la presidente Sinupe, Elvira Verduci - Il problema nasce quando restrizioni eccessive vengono introdotte autonomamente senza un reale bisogno clinico. In particolare è importante ricordare che nei bambini, in assenza di una diagnosi certa di celiachia o altra patologia glutine-correlata, la dieta priva di glutine non ha dimostrato di essere più salutare rispetto a una alimentazione equilibrata contenente glutine. Alcuni studi evidenziano inoltre che, se intrapresa senza adeguata supervisione specialistica, potrebbe associarsi a un ridotto apporto di fibre e micronutrienti". Aggiunge il presidente Sip, Rino Agostiniani: "Oggi le famiglie ricevono informazioni alimentari da molte fonti diverse, non sempre corrette o scientificamente fondate. Per questo il pediatra deve restare il punto di riferimento nelle scelte nutrizionali dei bambini".
Una delle aree di maggior confusione riguarda il latte. Oltre il 57% dei pediatri segnala infatti una frequente sovrapposizione, da parte delle famiglie, tra allergia alle proteine del latte vaccino e intolleranza al lattosio, spesso all'origine di restrizioni alimentari non necessarie. Si tratta però di condizioni molto diverse, chiariscono gli esperti. L'allergia alle proteine del latte vaccino è una reazione del sistema immunitario verso alcune proteine presenti nel latte vaccino e può comparire già nei primi mesi di vita. L'intolleranza al lattosio riguarda invece la difficoltà a digerire uno zucchero del latte, il lattosio, ed è rara nel lattante. Nella maggior parte dei casi non richiede l'eliminazione completa dei derivati del latte, come yogurt e formaggi, ma solo una modulazione dell'assunzione di lattosio in base alla tolleranza individuale . Confondere queste due condizioni può portare a eliminare inutilmente derivati del latte dalla dieta del bambino. Senza un'adeguata supervisione specialistica, il rischio è ridurre l'apporto di nutrienti importanti per la crescita come calcio e proteine.
La survey evidenzia inoltre una crescente diffusione delle alimentazioni vegetariane e vegane in età pediatrica. Oltre il 60% dei pediatri ha assistiti che seguono una dieta vegetariana, mentre circa il 30% segue bambini con alimentazione vegana - si legge nella nota - In entrambi i casi la scelta nasce prevalentemente in ambito familiare ed è motivata soprattutto da convinzioni salutistiche, etiche o culturali. Tuttavia, non sempre le famiglie risultano affiancate da figure specializzate in ambito nutrizionale: nella dieta vegetariana solo circa 1 famiglia su 5 viene seguita stabilmente da specialisti della nutrizione, mentre nelle diete vegane circa il 27% dei pediatri riferisce un supporto specialistico raro o assente. Le diete vegane nei bambini - ricordano gli esperti - richiedono un attento monitoraggio da parte del pediatra o di specialisti della nutrizione pediatrica e una corretta supplementazione di micronutrienti, con particolare attenzione alla vitamina B12.

(Adnkronos) - Nel corso di un summit a Baghdad il Gruppo San Donato (Gsd) ha ufficialmente rinnovato l'accordo, che vale 40,5 milioni di dollari all'anno, con il ministero della Salute iracheno per la gestione del Al-Najaf Al-Ashraf Teaching Hospital, struttura sanitaria di base a Najaf, città dell'Iraq centrale di circa 1 milione e mezzo di abitanti, tra le più sacre dell'Islam sciita. Si tratta di uno dei più importanti progetti sanitari internazionali sviluppati da Gsd in Medio Oriente. A margine di una serie di incontri istituzionali nella capitale irachena, Kamel Ghribi, presidente del Gruppo Gksd e vice presidente del Gruppo San Donato, ha incontrato il primo ministro dell'Iraq Ali al-Zaidi, confermando il rafforzamento della collaborazione tra il sistema sanitario iracheno e il modello rappresentato dal Gruppo San Donato. Nel corso del meeting è stata siglata l'intesa per l'ospedale che rappresenta oggi, si spiega in una nota, un punto di riferimento strategico per il Paese con i suoi 492 posti letto, di cui 30 dedicati all'area privata, 17 sale operatorie, 24 posti letto di terapia intensiva, 24 posti letto di pronto soccorso, oltre 1.500 accessi ambulatoriali al giorno, 160 professionisti, tra cui 21 figure chiave specialistiche coinvolte nella gestione clinica e organizzativa.
"Il rinnovo di questo accordo rappresenta un risultato importante non solo dal punto di vista sanitario, ma anche umano e istituzionale", ha dichiarato Ghribi. "La sanità può e deve essere uno strumento di cooperazione, stabilità e sviluppo tra i popoli. In questi anni abbiamo lavorato per costruire qualità, formazione, competenze e fiducia, contribuendo concretamente al rafforzamento del sistema sanitario iracheno". "Ho trovato nel primo ministro Ali al-Zaidi una leadership pragmatica, determinata e orientata ai risultati - ha aggiunto - Il suo background imprenditoriale gli consente di comprendere rapidamente le priorità strategiche del Paese e di assumere decisioni con grande efficacia operativa e visione. Questo approccio rappresenta un elemento molto importante per il futuro dell'Iraq e per il rafforzamento della cooperazione internazionale".
Ghribi ha infine sottolineato il valore strategico della collaborazione con le istituzioni irachene: "L'Iraq è un Paese di straordinaria importanza storica e umana, con grandi potenzialità di crescita. Continuare a investire nella salute, nella formazione e nelle infrastrutture sanitarie significa investire nella stabilità e nel futuro delle nuove generazioni". L'incontro con il neo eletto primo ministro Ali al-Zaidi, si legge nella nota, ha rappresentato anche l'occasione per confermare la volontà comune di proseguire lungo un percorso di cooperazione sanitaria internazionale fondato su qualità, innovazione e sviluppo sostenibile.

(Adnkronos) - "Quando parliamo di dipendenza da tabacco dobbiamo includere anche le sigarette elettroniche e tutti i nuovi dispositivi che erogano nicotina. La dipendenza da e-cigarette non è diversa da quella provocata dalle sigarette tradizionali". Così all’Adnkronos Salute Marco Pistis, professore di Farmacologia all’Università di Cagliari e membro del Consiglio direttivo della Società italiana di farmacologia (Sif), a margine di 'Parola alla medicina', format audiovisivo della Fism (Federazione società medico-scientifiche italiane), di cui Adnkronos è media partner. In occasione della Giornata mondiale senza tabacco del 31 maggio, Pistis ricorda che la dipendenza da nicotina resta una delle più diffuse al mondo e oggi non riguarda più soltanto le sigarette tradizionali. "Il problema non è il tipo di prodotto utilizzato, ma la sostanza che crea dipendenza: la nicotina", sottolinea l’esperto.
Smettere di fumare, però, non è semplice. I sintomi dell’astinenza — irritabilità, ansia e nervosismo — rappresentano spesso uno degli ostacoli principali e possono spingere molte persone a ricadere nel fumo. Anche lo stress quotidiano è tra le cause più frequenti delle ricadute. “Per questo la dipendenza da nicotina va trattata come qualsiasi altra patologia”, osserva Pistis. Chi vuole smettere può contare su diversi strumenti: "I centri antifumo, il supporto medico e le terapie farmacologiche possono aiutare molto — spiega —. Esistono farmaci in grado di attenuare i sintomi più difficili dell’astinenza".
Negli ultimi mesi si è parlato molto della citisina, farmaco utilizzato per smettere di fumare. "In realtà è una molecola conosciuta da tempo — chiarisce il farmacologo —. In passato veniva preparata dalle farmacie come formulazione galenica, mentre oggi è disponibile come farmaco industriale ed è stata autorizzata da Aifa anche per la rimborsabilità". La citisina si aggiunge ad altri trattamenti già disponibili, "come vareniclina, bupropione e terapie sostitutive a base di nicotina". Ma Pistis mette in guardia da facili illusioni: "Non esiste la pillola miracolosa. La terapia deve essere personalizzata e prescritta dal medico. I farmaci aiutano a ridurre il rischio di ricaduta, ma non lo eliminano completamente".
Accanto ai medicinali, possono essere utili anche percorsi di supporto psicologico e interventi non farmacologici. "Serve un approccio integrato", aggiunge. Secondo Pistis, inoltre, i centri antifumo continuano a essere poco frequentati soprattutto per ragioni culturali. "Chi soffre di una dipendenza vive ancora uno stigma: si tende a considerare il fumo un vizio e non una vera malattia. Ma le dipendenze sono patologie a tutti gli effetti e vanno trattate con strumenti clinici adeguati, come qualsiasi altra malattia".
L’esperto mette in guardia anche dall’idea che sigarette elettroniche e svapo siano strumenti utili per smettere di fumare. "Non sono un metodo per interrompere la dipendenza da nicotina — rimarca —. Anzi, spesso rappresentano il primo passo verso la dipendenza, soprattutto tra giovani e adolescenti".
Secondo Pistis, molti ragazzi utilizzano e-cig e dispositivi da svapo come primo approccio alla nicotina, e il passaggio alle sigarette tradizionali può avvenire facilmente. "Questo complica anche la percezione del paziente rispetto all’approccio più corretto per smettere di fumare. Non serve passare alle sigarette elettroniche: bisogna interrompere la dipendenza da nicotina in qualsiasi forma". Il messaggio finale, conclude Pistis, è chiaro: smettere di fumare è possibile, ma difficilmente si riesce da soli. "Servono supporto medico, terapie personalizzate e, in molti casi, anche un sostegno psicologico".

(Adnkronos) - Con il caldo improvviso che ha investito la Penisola, la voglia di rinfrescarsi con una bibita ghiacciata durante la giornata è diffusa. Ma, soprattutto se si ha qualche chilo di troppo o problemi di glicemia, la scelta non è tra le più salutari. "Quando si ha sete, meglio non cadere nella tentazione delle bevande zuccherate. L'idratazione è fondamentale, soprattutto con le temperature elevate e soprattutto per le persone di età più avanzate che sono a rischio di disidratazione. Ma per idratarsi serve l'acqua. Le varie bibite apportano calorie in eccesso che sono potenzialmente dannose per quanto riguarda il controllo del peso e del diabete. E possono essere particolarmente dannose per le persone obese". Così il presidente nazionale dell'Associazione medici diabetologi (Amd), Salvatore De Cosmo, a margine di 'Parola alla medicina', format audiovisivo della Fism (Federazione società medico-scientifiche italiane), di cui Adnkronos è media partner.
Limitare il consumo di bibite non è un consiglio solo per chi ha problemi con la bilancia o con la glicemia: "E' utile - precisa De Cosmo - anche nelle persone che non hanno il diabete e che non sono obese, perché queste bevande rappresentano una delle principali fonti di introito calorico e quindi di rischio di sviluppare diabete e obesità", evidenza l'esperto ricordando che "obesità e diabete di tipo 2 vanno 'a braccetto', nel senso che il peso eccessivo è il fattore predittivo più potente di sviluppare la malattia. Quindi bevande zuccherine, seppure in questo periodo sono molto 'invitanti', vanno sicuramente limitate in generale". E serve fare attenzione anche alle calorie 'nascoste', per esempio negli integratori utilizzati per aumentare l'energia in queste giornate calde. "Bisogna conoscere le composizioni e valutare il contenuto di zucchero, che va considerato poi nell'introito calorico giornaliero", conclude.

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(Adnkronos) - Un video inedito per raccontare il ruolo strategico del sistema fieristico italiano nella promozione, nell’internazionalizzazione e nella crescita del Made in Italy. È questo il messaggio della campagna social 'Fiere, motore del Made in Italy', firmata da Aefi (Associazione Esposizioni e Fiere Italiane) e IT-EX (Italian Association of International Exhibitions) in occasione dell’11ª edizione del Global Exhibition Day, in programma in tutto il mondo mercoledì 3 giugno 2026.
Per celebrare la Giornata mondiale delle fiere (Ged), quartieri fieristici e organizzatori associati alle due principali organizzazioni rappresentative del settore diffonderanno online un video che evidenzia il contributo concreto dell’industria fieristica italiana allo sviluppo economico e al rafforzamento della politica industriale del Paese.
Il comparto fieristico italiano continua infatti a rappresentare uno degli asset strategici dell’economia nazionale. Nel 2026 sono circa 900 gli eventi in calendario lungo tutta la Penisola - tra cui 276 fiere internazionali e 202 nazionali - distribuiti su una superficie espositiva di oltre 4,2 milioni di metri quadrati; un dato che conferma l’Italia al quarto posto nel mondo, e seconda in Europa, per ampiezza del sistema fieristico.
Promossa da Ufi (Unione Fiere Internazionali), l’edizione di quest’anno della Ged è dedicata al tema “Exhibitions drive opportunities”, un messaggio che riflette perfettamente il modello italiano. Fiere, filiere produttive e imprese hanno infatti condiviso negli anni un percorso di crescita comune. Ogni anno le fiere italiane generano un impatto economico complessivo sui territori pari a 22,5 miliardi di euro, equivalente allo 0,7% del PIL nazionale. Un motore di sviluppo che produce effetti diretti sia sulle imprese espositrici sia sull’intera economia.
Secondo le analisi di Prometeia per il Libro Bianco del sistema fieristico italiano 2025, le aziende che partecipano alle fiere registrano tassi di crescita quasi doppi rispetto alla media delle imprese che non utilizzano questo strumento, mentre ogni euro speso dai visitatori in occasione degli eventi fieristici genera un ritorno di 2,5 euro sull’economia del Paese.

(Adnkronos) - Secondo le stime preliminari, nel mese di maggio 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,4% su base mensile e del +3,2% su base annua (da +2,7% del mese precedente). Lo rileva l'Istat.
L’accelerazione dell’inflazione risente prevalentemente di quella dei prezzi degli Energetici non regolamentati (da +9,6% a +12,6%), degli Energetici regolamentati (da +5,3% a +5,8%), dei Servizi relativi ai trasporti (da +0,6% a +1,8%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a +3,0%). Nel mese di maggio l’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, accentua il suo ritmo di crescita (da +1,6% a +1,8%), come anche quella al netto dei soli beni energetici (da +1,9% a +2,1%).
I prezzi dei beni e quelli dei servizi registrano un’accelerazione su base annua di pari entità (rispettivamente da +3,1% a +3,5% e da +2,4% a +2,8%). Di conseguenza, il differenziale tra il comparto dei servizi e quello dei beni resta invariato rispetto al mese precedente, a -0,7 punti percentuali. Il tasso di variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona resta stabile a +2,3%, mentre quello dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto sale leggermente (da +4,2% a +4,5%).
La variazione congiunturale dell’indice generale riflette soprattutto l’aumento dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,4%), degli Alimentari non lavorati (+0,6%), degli Energetici regolamentati e di quelli non regolamentati (+0,5% per entrambi), degli Alimentari lavorati e dei Beni non durevoli (+0,3% per entrambi); diminuiscono i prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (-0,5%). L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +2,6% per l’indice generale e a +1,6% per la componente di fondo.
In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a +0,4% su base mensile e a +3,3% su base annua (da +2,8% del mese precedente).

(Adnkronos) - Il Gruppo Engineering ha registrato nel primo trimestre 2026 una crescita organica dei ricavi e un miglioramento della redditivita' in accelerazione rispetto agli ultimi anni, "confermando l'efficacia del percorso di riposizionamento strategico verso attivita' a maggiore valore aggiunto". Lo si legge in una nota in cui si sottolinea come nel periodo considerato "la maggior parte dei principali indicatori economici e patrimoniali del Gruppo ha evidenziato un andamento positivo". In particolare i ricavi sono saliti a 426 milioni di euro in crescita del +4,1 per cento su base organica rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente; l'Ebitda adjusted a 58,3 milioni di euro (+5,9 per cento YoY) mentre l'Ebitda Adjusted post-CapEx a 51 milioni di euro (+9,6 per cento YoY), in miglioramento grazie alla particolare attenzione al contenimento dei costi, a un mix di business piu' favorevole e alla normalizzazione degli investimenti. La leva finanziaria netta si attesta a 4,3 volte l'Ebitda, in miglioramento rispetto al primo trimestre 2025, grazie alla rafforzata capacita' di generazione di cassa, sostenuta dalla maggiore redditivita' e profittabilita' del Gruppo.
La crescita registrata nel trimestre e' trasversale a tutti i principali mercati di riferimento in cui opera il Gruppo ed e' guidata principalmente dalle performance positive nel Public Sector e nell'Healthcare, oltre che dai risultati dei Software Products (+9 per cento) e del Digitech & Consulting (+6 per cento).
Come sottolinea Aldo Bisio, Amministratore delegato del Gruppo "il primo trimestre 2026 conferma la solidita' della direzione intrapresa, caratterizzata da un progressivo spostamento verso attivita' a maggiore valore aggiunto, da una crescente integrazione dell'intelligenza artificiale e da un rafforzamento della disciplina finanziaria. L'evoluzione del nostro modello industriale vede un ruolo centrale della GenAI grazie al lancio dell'architettura modulare IS-IA (Italy's Sovereign Intelligence Architecture), che si fonda sull'Llm proprietario EngGPT 2, per offrire a Pubbliche Amministrazioni e aziende un'Intelligenza Artificiale sovrana, ovvero governabile, efficiente, aperta e in grado di integrarsi con altri modelli generalisti".

(Adnkronos) - 'Forbidden Fruit' ha vinto la prima serata di ieri, giovedì 28 maggio, con il 14,3% di share. Il serial televisivo turco, in onda su Canale 5, ha incollato allo schermo 1.924.000 telespettatori. Su Rai1, 'Permette? Alberto Sordi' ha intrattenuto 1.880.000 telespettatori, pari al 13%. Su Rai2, 'Ore 14 Sera' ha totalizzato 1.224.000 telespettatori e il 10,2%. Su Italia 1, 'Sarabanda Celebrity' è stato visto da 872.000 telespettatori, pari al 6,7%, mentre su La7 'Piazzapulita' da 861.000 spettatori, pari al 6,8%.
Su Rete 4, 'Dritto e Rovescio' ha ottenuto 732.000 telespettatori e il 6,4%. Su Rai3, 'Splendida Co.co.co!' ha segnato 783.000 telespettatori e il 4,4%. Su Tv8 la replica di 'MasterChef' è stata vista da 424.000 telespettatori, pari al 3,4%. Infine, sul Nove 'Nove Comedy Club – Bodyscemi' ha radunato 402.000 telespettatori, pari al 2,7%.
Nella fascia access prime time, su Rai1 'Cinque Minuti' ha registrato 3.720.000 telespettatori e il 21,5%, mentre 'Affari Tuoi' 4.496.000 telespettatori 23,8%. Su Canale5, 'La Ruota della Fortuna' ha conquistato 4.467.000 telespettatori pari al 23.7%.

(Adnkronos) - In Europa "il cammino di riforma procede lentamente" ma "l'instabilità internazionale non lascia spazio a esitazioni o risposte parziali. L’efficacia delle riforme dipenderà dalla capacità di superare gli ostacoli che troppo spesso ne rallentano l’attuazione: negoziati lunghi, compromessi al ribasso, applicazioni nazionali disomogenee, risorse annunciate ma non mobilitate". Lo ha detto oggi, venerdì 29 maggio, il governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta, nelle sue Considerazioni finali.
Panetta ha esortato: "Le priorità sono state individuate; il compito ora è trasformarle in decisioni tempestive, finanziamenti adeguati e risultati concreti. È su questa capacità di esecuzione che si misura la credibilità dell’azione europea".
Dopo un periodo di miglioramento delle condizioni economiche in tutto il mondo, Panetta ha spiegato che "la situazione è stata drammaticamente modificata dal conflitto nel Golfo Persico" e gli impatti della guerra hanno fatto sì che "le prospettive economiche si siano fortemente deteriorate". E ancora: "Difficile stabilire quanto dureranno le ostilità e quanto sarà stabile l’assetto che seguirà. In ogni caso, i danni alle infrastrutture energetiche continueranno a pesare sulle forniture; i costi di trasporto e assicurazione per la navigazione nello stretto di Hormuz rimarranno alti a lungo. L’incertezza è destinata a restare elevata, ostacolando la pianificazione di famiglie e imprese e frenando i consumi e gli investimenti".
Sul tema, Panetta ha precisato: "Negli scenari più sfavorevoli, un prolungamento del conflitto e ulteriori danni alle infrastrutture energetiche del Golfo potrebbero sottrarre complessivamente 1 punto percentuale alla crescita nel biennio 2026-27" in Europa, con "l'inflazione che potrebbe raggiungere un picco superiore al 6 per cento e, se non contrastata, rimanere a lungo al di sopra dell’obiettivo, via via che lo shock energetico si trasmette a un numero crescente di settori".
Altro grande tema è l'uso dell'intelligenza artificiale nella contemporaneità: "In questo campo la rapidità di azione è cruciale. L’Unione ha definito regole per l’uso dei modelli e delle informazioni, una strategia per lo sviluppo del settore e programmi di investimento dedicati. Dispone inoltre di un ampio patrimonio di dati e di competenze scientifiche su cui far leva per sviluppare le applicazioni e promuoverne l’adozione. Eppure i ritardi nell’attuazione delle iniziative già avviate rischiano di frenare i progressi e di ampliare il divario con le altre grandi economie".
Per Panetta, l’impatto sul lavoro dell'intelligenza artificiale "merita particolare attenzione" in quanto "il contenuto del lavoro cambierà, anche se non è ancora possibile prevederne pienamente gli sviluppi" ma questa "transizione non sarà priva di costi. Non tutti i lavoratori potranno spostarsi agevolmente dalle attività rese obsolete verso quelle nuove" e "i benefici potrebbero concentrarsi su chi possiede competenze più elevate, accentuando le disuguaglianze".
Per cui, ha detto ancora, per fare sì che "l’intelligenza artificiale diventi una leva di crescita diffusa, occorre favorirne l’adozione nelle imprese, incluse quelle piccole e medie, e investire nella formazione delle persone. I lavoratori più esposti al cambiamento vanno tutelati e accompagnati nella riqualificazione delle competenze, affinché i guadagni di produttività si traducano non solo in maggiore efficienza, ma anche in nuove opportunità di lavoro e in una più ampia partecipazione ai frutti dell’innovazione".
Nel corso delle sue Considerazioni finali, il governatore della Banca d'Italia ha lanciato un invito: "La strategia sull’Unione del risparmio e degli investimenti è un passo importante" ma "una vera integrazione finanziaria richiede un titolo sovrano europeo: uno strumento liquido e sicuro, in grado di offrire un riferimento ai mercati e di attrarre risorse dall’estero, rafforzando il ruolo internazionale dell’euro".
Un eurobond, ha indicato, "se fondato su un’adeguata capacità di bilancio comune, favorirebbe il finanziamento di investimenti di interesse europeo. Si eviterebbero le inefficienze di iniziative nazionali non coordinate e sarebbe più agevole mobilitare capitali privati su larga scala".
Per poi aggiungere: "Gli ostacoli giuridici e politici all’integrazione non possono più giustificare l’inazione. La sfiducia reciproca che ha segnato l’Europa a partire dalla crisi dei debiti sovrani è stata superata di fronte alla pandemia. Oggi le sfide non sono meno gravi: riguardano la sicurezza, l’energia, la tecnologia. Il quadro generale resta fragile. Con ingenti debiti pubblici e vulnerabilità crescenti nell’intermediazione non bancaria, anche shock circoscritti possono generare effetti a cascata. La crescita mondiale è esposta a rischi più numerosi, più interconnessi e più difficili da governare rispetto al passato".
"La politica monetaria" della Banca Centrale Europea "non può evitare che il rincaro dell’energia si trasmetta al sistema produttivo. Deve però impedire che questo processo dia luogo a un’inflazione persistente, radicata nelle aspettative e nelle scelte di imprese e lavoratori" ha spiegato Panetta, ribadendo come "una spirale tra prezzi e salari vada prevenuta: una volta avviata, sarebbe dannosa e costosa da eliminare".
"Lo scoppio del conflitto in Medio Oriente ha determinato un netto deterioramento del quadro macroeconomico" in Europa, con "la fiducia delle famiglie che è scesa bruscamente, riportandosi sui livelli del 2022 e prefigurando un indebolimento dei consumi. Le prospettive sono peggiorate anche per le imprese dei servizi, che fino ad allora avevano rappresentato il principale sostegno all’attività economica".
Inoltre, ha ricordato il governatore della Banca d'Italia: "Le condizioni finanziarie sono divenute più restrittive: i rendimenti sono saliti, gli spread sovrani si sono ampliati; le banche europee hanno inasprito i criteri di offerta di prestiti e prevedono di continuare a farlo. Ne risentiranno gli investimenti. Il rincaro delle materie prime si è già riflesso sui carburanti e si sta trasmettendo alle tariffe energetiche. Gli effetti indiretti sui prezzi degli altri beni e servizi emergeranno gradualmente, con un’intensità che dipenderà dai tempi di risoluzione della crisi".

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(Adnkronos) - Un Paese diviso in due parti “ognuna delle quali tira dalla sua senza trovare accordo a interezza”. È la fotografia scattata dall’ultimo rapporto Eurispes e che il presidente dell’Istituto, Gian Maria Fara, restituisce nelle sue considerazioni generali. Proprio come Medardo di Terralba, il Visconte Dimezzato di Italo Calvino, che – ferito in guerra da una cannonata – si ritrova il corpo diviso in due metà. E dalle “dinamiche profonde” del Paese, tra lo spopolamento legato all’inverno demografico e alla fuga dei giovani, e una crescente sfiducia nel futuro e nella maggior parte delle istituzioni, “si ha la sensazione che la realtà abbia corso più veloce di ogni previsione”, osserva Fara.
Tra i dati più significativi che emergono dall’indagine, spicca il giudizio negativo sull’andamento dei prezzi nel corso dell’anno passato che aumenta nell’82% dei casi. I cittadini ritengono che l’aumento dei prezzi si sia attestato oltre l’8% (38,9%), ma sono anche molti a riferire un aumento tra il 3% e l’8% (35,7%). Le categorie dove i rincari sono stati più pesanti sono generi alimentari (93,3%), carburanti (91,2%), pasti fuori casa (83,4%) e viaggi e vacanze (82,2%), ma anche trasporti (75,4%), vestiario e calzature (72,4%), cura della persona (70,9%), spese per la salute come ticket-medicine (68,8%), tecnologia (61,7%), arrendamento e servizi per la casa (61,4%), cinema/spettacoli e attività culturali (61,1%), affitto (60%). Quote più contenute riguardano invece l’acquisto della casa (56,8%), la palestra e lo sport (56,3%) e le spese telefoniche (49,9%). Il pagamento dell’affitto mette in difficoltà il 45,6% delle famiglie che devono affrontare questa spesa, seguono le utenze (28,7%), il mutuo (27,2%) e le spese mediche (25,5%). Ne consegue una quota molto elevata di famiglie che arriva a fine mese, ma con difficoltà (62,1%) e circa un terzo (33,1%, ma erano il 35,4% nel 2025) che usa i risparmi accumulati per poter arrivare alla fine del mese.
Per contenere le spese, vengono rinviati anche acquisti considerati necessari (60,2%), si riducono le uscite fuori casa (54,1%), i viaggi o le vacanze (52,1%), si spende meno per la cura della persona (43,5%), l’aiuto domestico (42,6%), lavori o ristrutturazioni (39,6%). Le rinunce più difficili sono quelle relative alle cure per la salute più elevate nei controlli medici periodici (34,6%; erano il 27,2% nel 2025) e nelle cure odontoiatriche (32,1%; 28,2% nel 2025).
Intanto, il potere d’acquisto del ceto medio italiano è sceso del 7,5% circa dal 2021: nel 2023 il reddito reale delle famiglie si è ridotto dell'1,6%, mentre i beni essenziali (utenze, cibo, medicine) sono aumentati oltre il tasso d'inflazione. Il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene il 59,9% dell'intera ricchezza nazionale mentre la metà più povera ne detiene appena il 7,4%. Nel 2024 la ricchezza dei 71 miliardari italiani è cresciuta di 61,1 miliardi di euro (+166 milioni al giorno), raggiungendo 272,5 miliardi complessivi. Circa il 43% della popolazione italiana non versa l'Irpef: su 42,6 milioni di dichiaranti, 9 milioni (il 21%) presentano un'imposta netta pari a zero. Il 76,87% del gettito Irpef grava su soli 11,6 milioni di contribuenti. E se si prende a riferimento la definizione Ocse di ‘classe media’, ossia che ne fa parte chi guadagna tra 1.877 e 5.006 euro netti al mese, allora la maggior parte delle famiglie italiane – il cui reddito medio è di circa 2.500 euro mensili – si colloca nella parte bassa di questa fascia. Non solo: la ricchezza netta dei nuclei familiari italiani è scesa del 5,5% nel decennio 2014-2024, dato che porta l’Eurispes a segnalare che, di fatto, il ceto medio sopravvive sempre più grazie al patrimonio ereditato dalle generazioni precedenti.
E mentre la forza del ceto medio a sostegno dell’economia del Paese si affievolisce, si deve fronteggiare un problema di sostenibilità del sistema pensionistico. Le nascite totali sono in costante calo dal 2004, fino al minimo storico registrato nel 2024, con una riduzione del 34% in vent’anni. Il sistema pensionistico italiano è sotto pressione per la convergenza simultanea di più dinamiche che si alimentano a vicenda. La natalità scende, la base contributiva si restringe, i salari reali ristagnano, il lavoro irregolare sottrae risorse al sistema, i giovani più qualificati emigrano portando con sé il capitale umano finanziato con risorse pubbliche. Secondo gli ultimi dati Eurispes, l’Italia perde almeno 34.700 giovani ogni anno: “Un caso unico in Europa”, sottolinea Fara. E se queste dinamiche singolarmente sono “gestibili”, la loro combinazione “produce uno squilibrio strutturale”.
Le proiezioni prefigurano un miglioramento a partire dal 2040, costruito però – osserva l’Istituto – su ipotesi “che i dati attuali faticano a sostenere: crescita della produttività all’1,3% annuo, inversione della natalità, saldo migratorio positivo di 165.000 unità l’anno”. Nel frattempo, le generazioni che contribuiscono, oggi si trovano di fronte a una prospettiva concreta: andare in pensione a 70 anni con un assegno pari a poco più della metà dell’ultima retribuzione. “Sono necessari interventi che agiscano simultaneamente su più fronti: ampliare la base contributiva contrastando il lavoro irregolare, valorizzare i flussi migratori come fattore di stabilizzazione del mercato del lavoro, ridurre le barriere strutturali alla genitorialità, correggere le asimmetrie di genere che sottraggono ogni anno al sistema milioni di giornate lavorate”, si raccomanda nel rapporto.
Non sorprende, quindi, che quasi la metà dei cittadini (47,8%) preveda un peggioramento della situazione economica del Paese nei prossimi dodici mesi (oltre il 10% in più rispetto allo scorso anno): è “un eloquente segnale di consapevolezza, timore di una nuova crisi in arrivo e sfiducia nel futuro”, viene evidenziato. Tuttavia, nonostante questa indicazione, “la dimensione economica personale e familiare mostra stabilità rispetto alla rilevazione dello scorso anno con la quota più ampia di cittadini (42,1%) che indica ‘rimasta sostanzialmente invariata’ la propria situazione economica negli ultimi 12 mesi; tuttavia, il 36,9% riporta un deterioramento della propria situazione economica (12,7% ‘molto’; 24,2% ‘lievemente’) e solo uno su dieci ha sperimentato un miglioramento”.
Una sfiducia, questa, che si allarga anche alla dimensione sociale: il 65,8% degli italiani ritiene che nel nostro Paese la solidarietà sociale sia scarsa, il 62,5% non si fida del prossimo e ben l’82,2% ritiene che i cittadini non siano adeguatamente sostenuti dalle Istituzioni in caso di difficoltà economica. Questo ‘sentimento’ è più radicato presso i giovani tra i 18 e i 24 anni (70,2%). L’unico segnale positivo proviene dalle persone su cui contare in caso di difficoltà economiche: ne dispone il 54% degli italiani; “una percentuale comunque non eccellente, considerando che il 46% si troverebbe privo di sostegno in caso di difficoltà”, evidenzia l’Istituto. Non vengono ‘risparmiate’ nemmeno le istituzioni: il Presidente della Repubblica resta l’unico a raccogliere piena fiducia con il 61,8% dei giudizi positivi mentre il Parlamento vede fiducioso circa 1 cittadino su 4 (26,1%), e il Governo si attesta al 32,1%. La sfiducia nei confronti della Magistratura arriva al 46,5%, anche se il giudizio dei cittadini è spaccato a metà (i fiduciosi sono il 43,4%). Anche i Presidenti delle Regioni non raccolgono un consenso pieno nel giudizio dei cittadini e si fermano al 41,2%.
Altra questione che attira l’attenzione e le sensibilità dei cittadini, secondo il rapporto Eurispes, è quella del Sud. Per un italiano su quattro si tratta infatti di “una questione complessa che va affrontata con un approccio e strumenti specifici” e più di un italiano su 5 (21,8%) pensa che l’istituzione di un organo di gestione e controllo aiuterebbe a ristabilire trasparenza nell’utilizzo delle risorse per il Sud. Per il 23% istituire un organo specifico per la risoluzione del divario Nord-Sud sarebbe, invece, inutile e gravoso per la spesa pubblica e il 13,8% ritiene che la questione meridionale non sia una priorità per il Paese. Quindi, dati alla mano, il 46% dei cittadini caldeggia l’istituzione di un Ministero per il Sud (anche se nel 2016 il dato arrivava al 54,7%). Parallelamente, l’idea di istituire un Ministero per il Futuro convince il 45% degli italiani ed è un’opzione che raccoglie soprattutto l’interesse dei giovanissimi dai 18 ai 24 anni (63%).
"Il Sud – commenta Fara – è la nostra più grande risorsa non sfruttata. Ha coste, clima, paesaggi, tradizioni culturali e gastronomiche, siti archeologici, risorse idriche. Ha bisogno però di infrastrutture, di legalità, di istruzione, di fiducia. L’esperienza della Zes Unica per il Mezzogiorno ha prodotto in questo senso risultati importanti, mettendo in rete risorse e imprese sul territorio”.
(Adnkronos) - Nell’editoriale di congedo dalla direzione di 'Libero', pubblicato oggi dopo l’annuncio del suo licenziamento da parte dell’editore Angelucci, Mario Sechi affida a una lunga riflessione il senso di ciò che sta accadendo. "Che cosa è la libertà di stampa? È una domanda con tante risposte possibili, ma la definizione che mi è sempre piaciuta è di George Orwell: 'Se la libertà di stampa significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire'". Per il direttore di un giornale "questo si traduce non solo nello scrivere, nel selezionare le notizie e verificarle, dar loro una gerarchia, guidare la redazione. C’è un altro aspetto che tutti dimenticano, il rapporto con l’editore, a cui bisogna spesso rispondere con le cose che non vorrebbe sentirsi dire. Giampaolo Angelucci mi ha assunto tre anni fa e ieri ha ordinato il mio licenziamento, i rapporti si esauriscono, non penso affatto che questo sia il problema".
Da qui Sechi allarga lo sguardo alle implicazioni più ampie della vicenda: "Bisogna solo vedere come si arriva alla fine della storia, questa termina nel peggiore dei modi per quel bene prezioso che si chiama libertà di stampa. Parleranno i fatti. Come sempre. Sono finito nel mirino dei terroristi anarchici - scrive ancora nel suo editoriale - è gente spietata che spara e confeziona bombe, sono sotto scorta per una minaccia diretta non per una chiacchiera sui social media. E nel giorno in cui il Presidente della Repubblica mi ha manifestato la sua solidarietà, sono stato licenziato. Il giornalismo misura la qualità di una democrazia e chi lo svilisce è un suo nemico".
Il direttore richiama poi le radici costituzionali della libertà di stampa, ricordando come l’unica legge scritta dall’Assemblea costituente nel 1948 riguardasse proprio l’informazione, e cita l’avvocato Caterina Malavenda e il suo libro 'E io ti querelo': "Una normativa 'scritta talmente bene che è in vigore da allora, a parte naturalmente gli aggiustamenti, resi necessari dal passare del tempo'. È un impianto valido" osserva, perché frutto di "persone di eccezionale cultura".
Sechi difende il ruolo dei giornalisti - "si parla male di noi, meritiamo molte critiche, ma senza il nostro lavoro le libertà si eclissano, le garanzie spariscono, i mercati diventano opachi" - e sottolinea come la stampa abbia "legame diretto con il buon funzionamento del capitalismo, ne costituisce il sistema nervoso, i giornali sono un filamento che accende le società competitive". Riconosce poi la crisi profonda dei quotidiani ("molti chiuderanno e, forse, risorgeranno in altra forma"), ma non del giornalismo: "È finito un modello di business, non il giornalismo di cui c’è in realtà una grande domanda. Per questo sono ottimista e non mi spaventa affatto la disoccupazione, il mondo è pieno di opportunità". Sechi, infine, chiude con un ringraziamento: "Voglio ringraziare i lettori che mi sono stati vicini e tutti i colleghi che in questi tre anni hanno lavorato al mio fianco. 'Libero' mi ha dato tanto, ma si è preso troppo".

(Adnkronos) - La sconfitta di Jannik Sinner al Roland Garros fa discutere il mondo del tennis. Il numero uno del ranking Atp è stato eliminato nel secondo turno dello Slam parigino da Juan Manuel Cerundolo, a causa di problemi fisici verso la fine del terzo set (quando era a un passo dalla vittoria, dopo i primi due parziali vinti). Il ko del fuoriclasse azzurro, arrivato al quinto set con tanta sofferenza (per chiudere il match senza ritiro), è stato commentato anche dalla numero uno del ranking Wta Aryna Sabalenka: "Lo sostengo sempre e vederlo lottare così è stato davvero doloroso da vedere, sono stata dalla sua parte fino all'ultimo momento".
Ieri, la campionessa bielorussa ha vinto il suo match del secondo turno contro la francese Elsa Jacquemot e ha poi parlato di quanto accaduto a Sinner in conferenza stampa: "Speravo che Jannik vincesse, sono triste ma sono abbastanza sicura che tornerà ancora più forte".
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