Deve rispondere di minaccia aggravata e porto di armi od oggetti
atti ad offendere... 
Ecco una selezione delle novità in libreria, tra romanzi, saggi, libri d'inchiesta e reportage, presentata questa settimana dall'AdnKronos.
Uscirà in libreria con Mondadori il 13 gennaio 'Linguaggi della verità' di Salman Rushdie. Lo scrittore è stato giustamente definito 'un maestro della narrazione perpetua', capace di illuminare molte verità sulla nostra società e sulla nostra cultura con la sua prosa affascinante e spesso tagliente. In questa ricchissima raccolta sono stati riuniti saggi, interventi, conferenze e altri materiali estremamente suggestivi che si concentrano sul suo rapporto con la parola scritta e che lo confermano, se ancora ce ne fosse bisogno, come uno dei pensatori più originali del nostro tempo. Immergendo il lettore in una vasta gamma di temi, Rushdie ci conduce nel cuore della narrazione che si rivela essere un bisogno profondamente umano. Ciò che ne risulta è, sotto molti punti di vista, una vera e propria dichiarazione d’amore per la letteratura.
L’autore riflette sul valore delle opere di giganti come Shakespeare e Cervantes, Samuel Beckett, Eudora Welty e Toni Morrison, esplorando la natura della 'verità' e la sorprendente elasticità del linguaggio. Ci invita, inoltre, a considerare i confini creativi che legano arte e vita, e a confrontarci con questioni come migrazione, multiculturalismo e censura. Ogni frase è animata dalla sua arguzia e dalla sua voce inconfondibile, e il libro finisce per dar vita a un mosaico preziosissimo fatto di osservazioni impreviste, intuizioni profonde e lampi di umorismo. Leggendo queste pagine, ci si sente guidati in un viaggio attraverso la storia, la cultura e l’immaginazione dell’autore: un tour esuberante e imprevedibile, dove ogni svolta sorprende, diverte e stimola il pensiero. In definitiva, 'Linguaggi della verità' non è solo una raccolta di saggi: è un invito a lasciarsi sedurre dalla meraviglia della parola scritta e dalla forza di chi osa raccontare il mondo in tutta la sua complessità.
'I quattro Gianni' (Minerva) di Giuseppe Smorto
C’è stato un momento nella storia del giornalismo italiano in cui lo sport ha smesso di essere semplice cronaca per diventare linguaggio, visione, racconto del Paese. Lo racconta Giuseppe Smorto in 'I quattro Gianni. Brera, Clerici, Minà, Mura e lo Sport di Repubblica' (235 pp 18 euro), il libro pubblicato da Edizioni Minerva sugli scaffali dal 15 gennaio. L'autore ricostruisce quella stagione straordinaria attraverso le figure di quattro protagonisti assoluti: Gianni Brera, Gianni Mura, Gianni Clerici e Gianni Minà. Quattro firme diverse per stile, temperamento e sguardo sul mondo, unite però da un’idea comune: lo sport come chiave per leggere la società, la politica, la cultura e l’animo umano.
Il libro racconta, in occasione del cinquantesimo anniversario de la Repubblica, la nascita e l’affermazione dello sport sulle pagine del giornale, che all’inizio dichiara apertamente di non volersene occupare. Nel giro di un paio d’anni il fondatore Eugenio Scalfari si convince dell’importanza dello sport nella società italiana e chiama al giornale molte grandi firme, tra cui i quattro Gianni. Gianni Brera è il grande patriarca, il maestro riconosciuto. Con la sua prosa ricca, inventiva e inconfondibile, Brera porta nello sport la letteratura, la storia, la lingua italiana reinventata. È lui a dimostrare che una partita può essere raccontata come un poema epico. Il suo arrivo a Repubblica segna una svolta irreversibile: lo sport non è più un genere minore, ma uno spazio di interpretazione alta del presente. Diverso, elegante, colto fino alla raffinatezza è Gianni Clerici, che porta nello sport il gusto del racconto lungo, della digressione colta, dell’ironia british. Clerici trasforma il tennis – e non solo – in una narrazione letteraria, popolata di fantasmi, memorie e ossessioni. Nei suoi articoli lo sport diventa teatro dell’anima, luogo di solitudine e grandezza, di vittorie che somigliano spesso a sconfitte interiori.
Gianni Minà è una figura unica nel panorama giornalistico italiano. Porta nello sport uno sguardo internazionale e politico, raccontando i grandi campioni come uomini immersi nella storia. Da Maradona a Muhammad Alì, dai pugili ai rivoluzionari, il suo racconto supera i confini del campo e diventa reportage umano, empatico, dalla parte degli ultimi. Con Minà, lo sport si intreccia definitivamente con i diritti, le contraddizioni del potere e la dignità degli ultimi. Gianni Mura è una voce libera e ironica, con rubriche diventate leggendarie. Usa lo sport per parlare di potere, ipocrisie, conformismi. I suoi “Sette giorni di cattivi pensieri” ogni domenica non sono solo pagelle, ma un osservatorio puntuale sull’Italia che cambia e spesso torna indietro. Il suo giornalismo è fatto di curiosità, indignazione civile e amore per i dettagli, capace di far convivere leggerezza e profondità. I quattro Gianni non è soltanto un libro sul giornalismo sportivo, ma una vera e propria storia culturale dell’Italia contemporanea. È il racconto di una redazione che diventa laboratorio di idee, di un mestiere vissuto come missione civile, di un’epoca in cui la scrittura contava quanto la notizia. Un volume che restituisce voce, atmosfera e tensione di anni irripetibili, ricordandoci che il giornalismo migliore nasce quando intelligenza, libertà e responsabilità camminano insieme. Giuseppe Smorto Ha fatto sempre il giornalista, anche se sognava una vita da psicanalista. Invece ha vinto una borsa di studio ed è salito sull’astronave 'Repubblica'. È stato caporedattore allo Sport, al 'Venerdì', alla cronaca di Torino, poi responsabile e direttore del sito 'Repubblica.it' e vicedirettore del giornale. Ha scritto vari libri sulla Calabria (dove è nato), è stato co-autore di Semidei, un docufilm sui Bronzi di Riace. Ha firmato due podcast: 'Dimmi chi era Gianni Brera' e 'Chiamami Mister' (insieme ad Aligi Pontani), su un’esperienza di calcio per ragazzi autistici.
'Anche i cani a volte volano' (Solferino) di Dacia Maraini
"C’è un silenzio che ci accompagna da sempre, ma che abbiamo imparato a ignorare. È il silenzio degli animali. Un silenzio che non è assenza di voce, ma una lingua diversa, fatta di sguardi, di movimenti minimi, di respiri trattenuti. Gli animali parlano, ma non con le parole: lo fanno con la vita stessa, con il loro esserci nel mondo in modo discreto, umile, necessario". Dacia Maraini ha sempre scritto del suo rapporto speciale con i nostri 'fratelli' del mondo animale. Di quanto siano importanti per noi 'umani' e di quanto sia decisivo difenderne i diritti e capirne le sofferenze.
Nelle pagine di 'Anche i cani a volte volano. Storie di animali per tornare umani', sugli scaffali con Solferino dal 13 gennaio, che raccolgono racconti, memorie e interventi pubblici, la scrittrice ribadisce il rispetto per l’ambiente (che non è solo nostro), la ferma opposizione alle pratiche di sfruttamento o al rito insensato della caccia; spiega la sua scelta vegetariana e condanna gli allevamenti intensivi. E lo fa soprattutto raccontando delle storie: di compagni di vita, di cani 'che ragionano' e 'a volte volano', di gatti 'che si credono pantere', di 'gabbiani intelligenti', di lupi, orsi, cervi e molte altre creature meravigliose (non esclusi topi e galline). Le sue favole e le sue riflessioni appassionate esplorano il legame profondo in grado di unirci a esseri tanto diversi, eppure tanto simili a noi. Per comprendere infine come essi 'non ci chiedano parole, ma gesti. Non proclami, ma presenza. E forse, in quel semplice atto di rispetto, potremmo finalmente riconciliarci con la parte più autentica e gentile di noi stessi'.
'L'alba dei Leoni' (Edizioni Nord) di Stefania Auci
Stefania Auci torna in libreria con 'L’Alba dei Leoni' (Edizioni Nord), il nuovo capitolo della saga dei Florio che "racconta finalmente le radici di questa famiglia, il percorso tormentato e straordinario che la porta da Bagnara Calabra a Palermo e gli avvenimenti che hanno segnato per sempre il suo destino”. Bagnara Calabra nel 1772 è un pugno di terra rubato alla montagna, stretto tra rocce e mare. Scuro, compatto, chiuso. Ma è così, ed è la casa della famiglia Florio. Niente è facile, per loro, ogni cosa deve essere difesa con fatica e determinazione: dalla forgia di Vincenzo, uomo duro come il ferro che lavora, all’amore che Rosa, sua moglie, ha per i tanti figli che ha avuto e per i tanti che ha perso. Una vita fondata sull’orgoglio del proprio nome, sulla certezza che il presente è, insieme, un’eco del passato e la promessa del futuro. Almeno finché non arriva il destino a spezzare quei fili che sembravano così saldamente intrecciati: prima la fuga di un figlio, ribelle e sognatore, e la sua scoperta che la libertà è esaltante, ma si paga a caro prezzo; poi la natura, più matrigna che madre, che in pochi istanti sgretola case, uomini e speranze; e infine un sogno nuovo, lontano da Bagnara, in un’isola dove ci sono soldi e potere…
Perché, nel 1799, quando Paolo e Ignazio Florio arrivano a Palermo, non sanno quale sarà il loro destino, ma sanno cosa sono stati. Hanno lottato contro un padre che li voleva schiavi, contro la disperazione di chi ha perso tutto, contro le ombre delle persone amate e perdute. Una consapevolezza che segna l'intera storia dei Florio, dall'inizio alla fine. E questo è l'inizio. Questa è l’alba dei Leoni di Sicilia.
'Quattro presunti familiari' (Sellerio) di Daniele Mencarelli
Sarà in libreria con Sellerio dal 13 gennaio 'Quattro presunti familiari' di Daniele Mencarelli. Nei boschi attorno al paese di Norma, in provincia di Latina, viene rinvenuto uno scheletro con qualche brandello di pelle. Questi poveri resti sono finiti nella macchia molti anni prima, solo la fatalità e le particolari condizioni ambientali hanno potuto salvaguardarli. A occuparsi del caso sono i carabinieri di Latina, nella persona del maresciallo Damasi e dell’appuntato Circosta, un giovane senza tante pretese né qualità, ma con una fame insaziabile di esperienza. Bisogna dare un nome a quelle ossa, per questo vengono convocate quattro persone, quattro presunti familiari.
In tutto tre famiglie che hanno denunciato, in epoca compatibile con lo stato dei resti, la scomparsa di un loro caro. Chi avrà lo stesso Dna recuperato dallo scheletro vincerà una lotteria lunga anni di speranze e ricerche vane. Potrà finalmente piangere il proprio congiunto sparito nel nulla. Daniele Mencarelli in questo romanzo fa qualcosa di nuovo e forse di inaspettato. Attorno a un enigma che agita nei personaggi parole segrete risvegliando spettri di dolori irrisolti, ci mostra un mondo nerissimo, intriso di desiderio e nostalgia del potere, di forza e violenza. A raggrumarlo, a cementarne le fondamenta, c’è un’energia che viene da lontano, che mai è scomparsa e sempre si trasforma, cristallizzata nelle strade, nell’architettura, nella storia di una città, Latina, che per alcuni continua a chiamarsi Littoria.
Un’energia che entra nei corpi e nelle menti, diviene pulsione odiosa, deflagrazione di virilità frustrata, gesto feroce e autorità implacabile, divisa d’ordinanza e consuetudine alla sopraffazione, scansione di ordine e gerarchia. In queste oscurità si muovono le anime che Mencarelli come pochi sa raccontare, figure macchiate dalla colpa, assuefatte alla disperazione, intossicate da errori e sogni. In loro si annida il tesoro più prezioso, la luce di una redenzione e di un riscatto, l’attimo folgorante in cui il male diviene verità, senza vincoli e coercizioni.
'Internet non è un posto per femmine' (Einaudi) di Silvia Semenzin
Esce con Einaudi il 13 gennaio 'Internet non è un posto per femmine' di Silvia Semenzin. Chi ha detto che la tecnologia è roba da uomini? All’inizio erano le donne a scrivere i codici, a programmare i computer. Poi qualcosa è andato storto. O meglio: qualcuno ha deciso che la rete dovesse diventare una cosa tecnica, maschile. Da lì in poi, è stato un crescendo di esclusione, sessismo, discriminazione. Silvia Semenzin racconta tutto questo con uno stile personale e coinvolgente, che intreccia dati, storia, cultura pop e teoria femminista.
Dalle prime esperienze sui social fino all’impegno come sociologa e attivista ci guida in un viaggio rivelatore dentro l’anima più oscura e misogina di Internet. Analizza le forme della violenza di genere digitale, il ruolo degli algoritmi nella diffusione degli stereotipi e la radicalizzazione emotiva e politica che avviene sempre piú spesso online, in un ecosistema dove proliferano community ultraconservatrici, influencer antifemministi e modelli estetici che, sotto una patina glamour, rafforzano e normalizzano la disuguaglianza di genere. La cosiddetta 'manocultura' è ormai un fenomeno globale, alimentato da agende politiche e strategie comunicative sempre più raffinate. Per non lasciare le nuove generazioni sole di fronte agli abissi di Internet, dobbiamo sviluppare una nuova consapevolezza e una nuova capacità di immaginare il futuro. La tecnologia non è mai neutrale: va capita, criticata – e cambiata – prima che siano gli altri a decidere per noi.
'Il nido del corvo' (Feltrinelli) di Piergiorgio Pulixi
Sardegna, Penisola del Sinis, una giovane donna scompare nel nulla. Sei mesi di silenzio e indagini a vuoto. Poi, un unico agghiacciante segnale: il cellulare di Angela Floris si riaccende. Inizia così il nuovo libro di Piergiorgio Pulixi 'Il nido del corvo' pubblicato da Feltrinelli sugli scaffali dal 13 gennaio. Sul luogo del rilevamento gli ispettori Daniel Corvo e Viola Zardi trovano un macabro reperto che vale da firma. Si tratta di una mano femminile, troncata e in stato di perfetta conservazione.
È l’inizio di un duello perverso con un assassino che agisce da artista della morte. Non si limita a uccidere ma osserva, studia, contempla, collezionando gli arti delle vittime come fossero opere. Per Corvo e Zardi, partner nel lavoro ma opposti per indole e modo di vedere le cose, comincia una caccia allucinata. Lui, mentalità da monaco guerriero, ancorato alla famiglia e alla fede per tenere a bada antichi traumi; lei, spirito in tempesta con il fascino dell’azzardo nel gioco e nella vita, capace di domare il caos soltanto quando lo incanala nei casi da risolvere. Mentre i demoni personali riaffiorano e un’altra ragazza scompare, i due poliziotti capiscono che il killer non li sta solo sfidando, li ha scelti. Attirandoli tra stagni di sale e campagne desolate, trasforma ogni scoperta nella tappa di un incubo meticolosamente orchestrato. Più Corvo e Zardi si avvicinano alla verità, più diventa chiaro che le vittime erano solo un prologo. Il vero capolavoro, l’opera suprema che l’Artista vuole realizzare, forse sono proprio loro.
Sullo sfondo di una Sardegna sospesa tra west selvaggio e lande crepuscolari, Pulixi firma una storia ipnotica e avvolgente, che scandisce una deriva nei chiaroscuri dell’anima umana. 'Il nido del corvo' è il big bang di un universo narrativo in espansione, nelle cui pieghe si muovono anche i personaggi del precedente romanzo, 'La donna nel pozzo'. Ogni libro diventa il tassello di un mosaico più grande, racconto di un mondo che svela connessioni segrete, inaspettate, imprevedibili, ma che rapisce e cattura ugualmente chi vi entra per la prima volta, inaugurando un viaggio nella crime fiction di cui sentiremo parlare nei prossimi anni.
'Il mondo senza inverno' (Guanda) di Bruno Arpaia
Dal 20 gennaio con Guanda sarà sugli scaffali 'Il mondo senza inverno' di Bruno Arpaia. L’avventura dei personaggi del fortunato 'Qualcosa, là fuori' (libro scritto dallo stesso Arpaia nel 2016) non è finita, sebbene continui in uno scenario completamente diverso: dopo l’estenuante migrazione attraverso un’Europa devastata dalla crisi climatica, Marta, sua figlia Sara e il giovane Miguel sono riusciti ad arrivare in Scandinavia, dove le condizioni climatiche permettono ancora una vita civile organizzata.
Accolti nella casa di Ahmed, i tre si illudono di essere in salvo. Purtroppo per loro, non è così. L’intelligenza artificiale esercita una sorveglianza soffusa e totale sulla popolazione, suddivisa in caste. Al vertice regnano i cittadini A, con neurochip impiantati nel cervello, con vite più lunghe e capacità fisiche che li rendono superiori a tutti gli altri. Quando i disastri climatici e la prolungata siccità cominciano a intaccare le risorse alimentari, i cittadini C, rigidamente confinati in città satellite di baracche improvvisate e abbandonati a sé stessi, si ribellano. Mentre le condizioni di vita si fanno sempre più proibitive, Marta, Sara e Miguel si uniscono alla Resistenza e si preparano all’ultimo sforzo. In questo incalzante romanzo di speculative fiction Bruno Arpaia immagina uno dei nostri possibili scenari futuri, del quale già si scorgono le tracce nel presente. Tracce che noi non vediamo o preferiamo non vedere.
Sarà in libreria con La Nave di Teseo 'Cento milioni di anni e un giorno' di Jean-Baptiste Andrea. Alpi occidentali, agosto del 1954. Stan, paleontologo quasi alla fine di una carriera accademica di scarso successo, convoca Umberto, il suo vecchio assistente e grande amico, in un villaggio sperduto tra Francia e Italia per un progetto segreto. O meglio, per inseguire un sogno. Di quelli così importanti, radicati e lucidamente folli che non si possono ignorare. Un sogno che ha la forma di un fossile misterioso. Apatosauro? Diplodoco? O addirittura brontosauro? Nessuno lo sa veramente, le tracce sono labili. Ma per Stan l’antico mostro dorme, sicuramente, da qualche parte lassù, nel ghiaccio. Se lo scopre sarà, finalmente, la gloria, quella che non ha mai avuto e che forse non ha mai veramente cercato, ma che ha sempre sognato. Quella che renderebbe orgogliosa la madre, morta da tempo, e dimostrerebbe al dispotico padre che il figlio è riuscito a farcela. Per ottenerla, però, bisogna salire fino a dove l’uomo raramente mette piede, dove freddo, altitudine e solitudine stringono in una morsa il cuore di chi osa avventurarsi e dove anche i rapporti di amicizia più saldi rischiano di spezzarsi. Riusciranno Stan, Umberto, il suo giovane assistente Peter e Giò, la silenziosa ed esperta guida, a restare uniti, a raggiungere il fossile nascosto nel ghiacciaio e, soprattutto, a sopravvivere? Stan conosce benissimo i rischi, ma sa anche che la strada per il suo sogno è una sola, bisogna salire. Cento milioni di anni e un giorno è un inno alla bellezza delle ossessioni, alla fragilità degli uomini, alla potenza dei ricordi e delle storie che ci portiamo dentro e ci accompagnano anche quando sembrano svanire nella neve.
Jean-Baptiste Andrea è un regista, scrittore e sceneggiatore francese. 'Mia regina' (2018), il suo romanzo d’esordio, ha vinto il Prix Femina des lycéens e il Prix du premier roman, raccogliendo in tutto 12 premi letterari. Lavora come sceneggiatore e regista tra la Francia e gli Stati Uniti. Il suo secondo romanzo, 'Cent million d’années et un jour' è uscito dopo due anni. 'L’uomo che suonava Beethoven' (2022) fa parte della sua trilogia sull’infanzia e si è aggiudicato il Grand Prix RTL-Lire, il premio Relay des Voyageurs Lecteurs e il Prix Ouest-France Étonnants Voyageurs. Con Vegliare su di lei ha conquistato il Prix Goncourt, il Prix du roman Fnac e il Grand Prix des Lectrices Elle.

Tempo di amichevoli, per modo di dire. Mentre la Serie A non si è mai fermata, molti campionati sono reduci dalla sosta natalizia, con le squadre che hanno ricominciato la preparazione in vista della ripresa dei tornei nazionali. È il caso di Lugano e Viktoria Plzen, che si sono affrontate in un match amichevole che però si è fatto notare, più che per il risultato, per un clamoroso litigio tra compagni di squadra.
Durante la partita, vinta dai cechi per 4-2, il giocatore del Lugano Kevin Behrens è andato a brutto muso con il compagno Georgios Koustias. Durante una fase di pressing, l'attaccante ha cambiato la sua traiettoria di corsa per urtare il compagno che stava correndo alla sua destra, rifilandogli una spallata che lo ha fatto cadere a terra.
Poi Behrens si è rivolto duramente al compagno puntandogli il dito contro e soltanto l'intervento dei compagni ha evitato che la situazione degenerasse. Emblematica la reazione di Koustias, che si è rialzato allargando le braccia, incredulo per la reazione, apparentemente ingiustificata, del compagno di squadra.
Gennargentu imbiancato, decine di interventi dei vigili del fuoco...
A dirigere la Nona di Beethoven un acclamato Donato Renzetti... 
“Porgiamo le nostre scuse e chiediamo perdono a tutte le famiglie in lutto e afflitte dal dolore” per la strage di Capodanno. Lo ha detto la vicesindaca del comune di Crans-Montana, Nicole Bonvin Clivaz, intervistata dalla tv svizzera Rts. Quanto alle polemiche sul sindaco Nicolas Féraud per non aver chiesto scusa alle famiglie delle vittime in merito ai mancati controlli nel locale in cui è esploso l’incendio, la vicesindaca ha aggiunto: “Oggi è necessario formularle. Nel vivo dell’azione, siamo maldestri, non è comune vivere una situazione del genere. Ci è voluto davvero molto coraggio per affrontarla. E ne avremo ancora bisogno”. E sull’inchiesta in corso ha sottolineato: “Abbiamo una responsabilità nei confronti di questa mancanza”, aggiungendo che “oggi non abbiamo le risposte vere”.
Bonvin Clivaz ha ribadito che il municipio non intende dimettersi: “La questione non si pone affatto, al contrario. Stiamo lavorando sodo. Ogni giorno in municipio riceviamo e-mail offensive. Ma è comprensibile, è normale. Correggeremo il tiro. Abbiamo sbagliato, ora faremo la cosa giusta”, ha concluso la vicesindaca.
Ieri è stata disposta la custodia cautelare per Jacques Moretti, il gestore del bar Le Constellation[1] di Crans-Montana.

Lorenzo Musetti si qualifica per la prima finale del 2026, la nona in carriera, e diventerà il terzo azzurro in Top 5 nell'era del ranking Atp computerizzato, con l'Italia che per la prima volta nella sua storia avrà due giocatori tra i primi 5 del mondo. L'azzurro si è imposto oggi, sabato 10 gennaio, in rimonta in semifinale nel torneo Atp 250 di Hong Kong sul russo Andrey Rublev, testa di serie numero 3 del torneo, in tre set con il punteggio di 6-7 (3-7), 7-5, 6-4.
Il carrarino, numero uno del seeding, attende ora in finale il vincente dell'altra semifinale tra Giron e Bublik.
"Non avevo mai giocato così qui ad Hong Kong, grazie a tutto il pubblico. È stata una partita lunga di livello incredibile, ogni volta lui lo alzava e sono davvero orgoglioso di quello che ho fatto vedere sul campo e felice di essere in finale", ha detto Musetti dopo aver battuto Rublev, senza poi sbilanciarsi sul suo possibile avversario in finale, "Bublik o Giron? Guarderà la loro partita, vedremo chi sarà in finale, domani ne avrò due, cercherò di riposare e preparare la gara al meglio".

Il game show 'La Ruota dei Campioni', in onda ieri su Canale 5, ha dominato sia la fascia dell'access prime time che la prima serata. Il programma ha catturato 5.277.000 spettatori e uno share del 25.6% dalle 20:48 alle 22:26 e 4.090.000 spettatori con il 24.4% di share dalle 22:29 alle 23:25. Per quanto riguarda la prima serata, al secondo posto si posiziona Rai1 con 'Tali e Quali' che ha interessato 2.628.000 spettatori, pari al 16.4% di share mentre Rete 4 con 'Quarto Grado' ha totalizzato 1.218.000 spettatori, con uno share del 9%.
Fuori dal podio troviamo Italia 1 con 'Harry Potter e il principe mezzosangue'. Il sesto capitolo della saga del celebre mago ha incollato davanti allo schermo 1.190.000 spettatori, raggiungendo il 7.1% di share mentre La7 con 'Propaganda Live' ha raccolto 973.000 spettatori, con il 6.6% di share. Seguono: Rai 2 con 'Togo - Una grande amicizia' (753.000 spettatori, 4.1% share); Rai3 con 'Perfetta illusione' (642.000 spettatori, 3.3% share), Nove con 'I Migliori Fratelli di Crozza' (364.000 spettatori, 2.3% share) e Tv8 con 'Cucine da Incubo' (290.000 spettatori, 1.7% share).
In access prime time 'Affari tuoi' ha sfidato 'La ruota dei campioni'. Il gioco dei pacchi di Rai1 ha incollato allo schermo 5.041.000 spettatori raggiungendo il 23.8% di share mentre 'Otto e Mezzo' su La7 ha conquistato 1.542.000 spettatori (7.3% share).

Continua la guerra in Ucraina. Oggi, sabato 10 gennaio, il ministero della Difesa russo ha annunciato che la contraerea della Russia ha abbattuto 59 droni ucraini sul territorio della federazione nelle ultime ore. Di questi, ha precisato, 11 sono stati intercettati nella regione del Mar Nero e 10 sulla regione meridionale di Krasnodar.
Secondo il governatore della regione di Volgograd, Andrey Bocharov, un deposito di petrolio a Oktyabrsky è stato colpito dai detriti di un drone. Si è scatenato un incendio e i residenti sono stati evacuati a causa delle fiamme.
Tre feriti invece nella regione di Dnipropetrovsk per gli ultimi attacchi con droni sferrati nella notte dalla Russia. A dichiararlo è stato il governatore Oleksandr Hanzha, precisando che un uomo è rimasto ferito nel capoluogo regionale Dnipro, e due persone - un uomo e una donna - sono rimaste ferite nella città di Kryvyj Rih.
L'attacco ha causato il divampare di incendi, ha scritto Hanzha su Telegram. "Sono state danneggiate le infrastrutture e ci sono state interruzioni di corrente". Le difese aeree sono riuscite a intercettare 27 droni, ha concluso.
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha condannato fermamente gli ultimi attacchi militari russi contro le infrastrutture civili ucraine. Guterres "condanna fermamente i continui attacchi mirati della Russia con missili e droni contro infrastrutture civili critiche in Ucraina. Questi attacchi hanno causato numerose vittime civili e privato milioni di ucraini di servizi essenziali, come elettricità, riscaldamento e acqua, in un momento di grave bisogno umanitario", si legge in una dichiarazione.
Secondo i dati delle Nazioni Unite, almeno quattro persone sono state uccise a Kiev e circa altre 25 – tra cui tre bambini, secondo l'Unicef – sono rimaste ferite a seguito di questi attacchi, che hanno anche lasciato migliaia di condomini senza elettricità e danneggiato un edificio appartenente all'Ambasciata del Qatar nel paese europeo.
Guterres ha ribadito che gli attacchi contro i civili e le infrastrutture civili violano il Diritto Internazionale Umanitario. "Indipendentemente da dove si verifichino, sono inaccettabili, ingiustificabili e devono cessare immediatamente", ha concluso.

Continua il maltempo sull'Italia. Il weekend di sabato 10 e domenica 11 gennaio sarà segnato da temperature molto basse e possibili nevicate, anche a quote non elevate. A confermarlo è Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it[1], che conferma l’arrivo di una nuova fase instabile dovuta all’afflusso di correnti fredde provenienti dal Nord Europa, che favoriranno la formazione e l’approfondimento di un ciclone sui nostri mari. Il peggioramento interesserà soprattutto il Centro-Sud, con piogge battenti e il rischio di veri e propri nubifragi, soprattutto tra Campania e Calabria.
Il vero protagonista del weekend sarà però il vento di Maestrale, che soffierà con intensità crescente fino a raggiungere raffiche di burrasca. I colpi di vento più forti interesseranno in particolare le coste di Toscana, Lazio e Campania, i settori appenninici e le due Isole Maggiori, dove localmente si potranno superare anche gli 80-100 km/h, con possibili disagi e criticità soprattutto lungo le aree costiere. Il calo termico riporterà inoltre la neve fino in collina su Marche, Abruzzo, Molise e Sardegna.
Al Nord invece l’attenzione sarà rivolta alle Alpi di confine, dove l’afflusso di aria fredda e umida potrà determinare nevicate abbondanti e accumuli significativi. Altrove prevarranno schiarite, ma in un contesto climatico piuttosto freddo.
Domenica 11 Gennaio avremo un miglioramento grazie all'avanzata di un timido campo di alta pressione. Tuttavia, sul versante adriatico e all'estremo Sud, non mancheranno gli ultimi rovesci, specie su Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Calabria e Sicilia.
Visto il freddo in ingresso non si esclude la possibilità di nevicate con fiocchi fin verso i 2/300 metri sulla fascia adriatica ed oltre i 700 metri sui rilievi calabresi e siciliani, anche a causa dei venti molto forti dai quadranti settentrionali. Le temperature si manterranno ancora piuttosto basse al Centro Nord con estese gelate fino in pianura.

Un uomo di 46 anni, Giuseppe Turano, insegnante di Matematica nella scuola media di Specchia, in provincia di Lecce, è morto ieri sera in un incidente stradale avvenuto nei pressi di Alessano. La sua vettura, un suv, si è capovolta e si è accartocciata dopo l'impatto con una Maserati. Feriti i due occupanti di quest'ultima auto. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Tricase, i sanitari del 118 e i vigili del fuoco.
Il sindaco di Specchia, Anna Laura Remigi, unitamente alla giunta, ai consiglieri comunali, e tutta l’amministrazione comunale e all’intera comunità di Specchia esprimono "profondo cordoglio e sincera commozione. La notizia ha colpito duramente la nostra comunità, che perde un insegnante apprezzato per la sua professionalità, la dedizione al lavoro educativo e l’umanità con cui ha accompagnato la crescita di tanti giovani". Il primo cittadino si stringe "con affetto alla famiglia, alla dirigente scolastica, al corpo docente e a tutto il personale della scuola, esprimendo la più sentita vicinanza e le più sincere condoglianze".
L'incidente è avvenuto verso le 21 lungo la strada statale 275 e ha coinvolto complessivamente tre vetture: la Renault Scenic condotta da Turano, originario della Calabria ma residente ad Alessano, una Maserati Ghibli condotta da un uomo di 34 anni di Alessano con a bordo suo figlio 12enne e una Seat Arona condotta da un uomo di 40 anni, di Montesano Salentino.
Secondo una prima ricostruzione la Maserati stava percorrendo la strada in direzione Lucugnano. La Renault proveniva dal senso di marcia opposto. L'impatto, molto violento, è avvenuto nei pressi di via delle Industrie. Il terzo veicolo avrebbe urtato parti dei veicoli, riportando lievi danni, ma senza impatto diretto. Turano è morto sul colpo.
Il conducente della Maserati è stato ricoverato all'ospedale di Lecce in prognosi riservata, ma non in pericolo di vita. Il 12enne è ricoverato nel Reparto Ortopedia dell'Ospedale di Tricase con fratture e prognosi di 30 giorni. I veicoli sono stati sequestrati.

La Polizia di Stato ha eseguito i decreti di perquisizione emessi dalla Procura di Roma nei confronti dei soggetti risultati coinvolti nell’attivazione e gestione della pagina Facebook 'Mia Moglie', oggetto di numerose segnalazioni lo scorso agosto alla Polizia Postale. Le indagini hanno portato all’identificazione di una donna di 52 anni, di un ragazzo di 24 e all’individuazione del titolare dell’account, con cui veniva gestito il gruppo Facebook, un settantenne leccese morto il 30 marzo 2025.
Nel corso delle perquisizioni, effettuate dagli operatori specializzati del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, del C.O.S.C. di Bari e della S.O.S.C. di Lecce, si è proceduto al sequestro di dispositivi informatici che ora verranno analizzati.
In seguito alla segnalazione della Polizia Postale il gruppo, costituito da migliaia di utenti che condividevano e commentavano immagini di donne, definite nei commenti mogli o compagne, pubblicate verosimilmente senza il consenso delle persone ritratte, è stato definitivamente chiuso dalla piattaforma social Facebook che ha collaborato con gli investigatori.
Piccolo 'mistero' a Seul per Jannik Sinner. A pochi minuti dall'inizio dell'esibizione in Corea del Sud contro Carlos Alcaraz di oggi, sabato 10 gennaio, il tennista azzurro si è fatto attendere al momento dell'ingresso in campo, entrando in ritardo e mandando 'in tilt' anche lo speaker dell'arena coreana. Alle 8 (italiane) in punto infatti Sinner è stato annunciato agli spettatori, ma non si è visto.
L'azzurro è rimasto negli spogliatoi, tanto che lo speaker ha dovuto chiamare una seconda volta il suo nome per 'spingerlo' a entrare in campo. Anche in questo caso però, Sinner non è uscito dal tunnel, tanto che le telecamere hanno ripreso il pubblico disorientato sugli spalti, già pronto con i telefoni per riprendere l'ingresso in campo dell'azzurro, ma rimasto (momentaneamente) deluso.
Dopo diversi minuti infine, il numero due del mondo è entrato in campo, sorridente e rilassato, alzando il braccio per salutare il pubblico e 'scusarsi' così per il ritardo.
Il buonumore di Sinner si è confermato nel corso del secondo set. Durante il quinto game, l'azzurro ha ceduto la sua racchetta a un bambino seduto a bordocampo, che ha potuto così rispondere al servizio di Alcaraz tra gli applausi del pubblico in delirio.
Jannik si è messo comodamente seduto e si è goduto lo scambio, vinto proprio dal bambino, che ha poi ricevuto il cinque dallo spagnolo.

Sciopero nazionale dei taxi martedì 13 gennaio 2026. Il servizio taxi "è un servizio pubblico regolato, con tariffe fissate dal Comune, controlli, obblighi di sicurezza e responsabilità precise verso l'utenza. Oggi questo modello è messo in discussione dall'ingresso aggressivo di multinazionali private che puntano a sostituire un servizio pubblico con piattaforme guidate da algoritmi e logiche di profitto". Per questo il 13 gennaio i taxi si fermeranno in una giornata di sciopero nazionale (Umbria esclusa), dalle 00 alle 24.
"Scioperiamo - fanno sapere le sigle che hanno proclamato lo sciopero - per difendere un servizio pubblico sicuro, trasparente, equo che appartiene alla città, non a società che operano nei paradisi fiscali". Le richieste: completamento della legge 12/2019 contro l'abusivismo; norme che regolino le piattaforme tecnologiche, evitando lo strapotere degli algoritmi; tutela del servizio pubblico.
"I tassisti difendono il loro lavoro, il sostentamento per le loro famiglie. Lo faranno anche da soli, ma il servizio pubblico lo difendiamo insieme, operatori e utenti. No al caporalato tecnologico", dice Nicola Di Giacobbe, Filt Cgil Taxi.
Queste le sigle che aderiscono alla protesta del 13 gennaio: Tam, Unione Artigiani, Claai, ConsulTaxi, Satam, Ugl Taxi, Uti, Fedartaxi Cisal, Fast Confsal Taxi, Uritaxi, Filt Cgil Taxi, Usb Taxi, Orsa taxi, Associazione tutela legale Taxi, Sitan, Unimpresa, Sul Taxi.

Nick Reiner, accusato dell'omicidio dei genitori, e il regista Rob Reiner, noto per il film 'Harry ti presento Sally', e Michele Singer, sarebbe consapevole di averli uccisi ma non comprenderebbe le ragioni della propria detenzione in carcere. Lo riferiscono fonti citate dal sito hollywoodiano di gossip Tmz, secondo cui il figlio 32enne sarebbe convinto di essere vittima di una cospirazione orchestrata dalle autorità che lo hanno arrestato.
Secondo quanto riportato, Reiner soffrirebbe di un grave disturbo schizoaffettivo e si troverebbe in uno stato di forte alterazione mentale. Le fonti parlano di una spirale psicotica iniziata circa un mese prima degli omicidi, in concomitanza con una modifica della terapia farmacologica prescritta per la sua patologia. Il cambiamento dei medicinali avrebbe provocato un peggioramento delle sue condizioni, rendendolo instabile, imprevedibile e potenzialmente pericoloso. A quanto risulta, i farmaci attualmente assunti non avrebbero ancora prodotto benefici significativi.
Il caso è al centro del documentario 'Tmz Investigates: The Reiner Murders – What Really Happened', in onda negli Stati Uniti su Fox e successivamente disponibile sulla piattaforma Hulu. Il programma ricostruisce gli eventi che hanno portato al duplice omicidio e analizza la strategia difensiva del team legale di Reiner. Secondo le informazioni diffuse, la difesa starebbe valutando una dichiarazione di non colpevolezza per infermità mentale. Negli Stati Uniti, questo tipo di linea difensiva non richiede necessariamente che l’imputato fosse incapace di distinguere il bene dal male, ma che non fosse in grado di comprendere la natura e la qualità delle proprie azioni al momento dei fatti. Anche in presenza di una pianificazione del delitto, una giuria potrebbe quindi arrivare a un verdetto di non colpevolezza per incapacità mentale. Le indagini e il procedimento giudiziario sono tuttora in corso.

"Non vogliamo essere americani". A ribadirlo oggi, sabato 10 gennaio, in una dichiarazione congiunta, sono stati i leader dei cinque partiti della Groenlandia rappresentati nel parlamento locale, dopo che Donald Trump ha ribadito le sue mire espansioniste, dicendo di voler "fare un accordo con le buone" per poi avvertire che "se non lo facciamo con le buone, lo faremo con le cattive".
"Non vogliamo essere americani, non vogliamo essere danesi, vogliamo essere groenlandesi", hanno scritto i leader dei cinque partiti. "Il futuro della Groenlandia deve essere deciso dal popolo groenlandese".
"Voglio la Groenlandia, con le buone o con le cattive. Putin non ha paura dell'Europa. Putin ha paura di me". A dirlo era stato proprio Donald Trump, in occasione di un incontro con i vertici delle compagnie petrolifere che dovrebbero operare in Venezuela. L'evento è stato così l'occasione per una conferenza stampa improvvisata.
Tra i temi d'attualità è spiccato la Groenlandia e il presidente non si è fatto pregare: l'isola nell'Artico, territorio autonomo che fa capo alla Danimarca, è vitale per gli Usa per questioni di sicurezza nazionale. L'Artico è la nuova frontiera geopolitica e economica, tra rotte strategiche e risorse vitali. La Groenlandia, nel mosaico del XXI secolo, è quindi considerata un pezzo chiave.
L'obiettivo dichiarato dell'amministrazione, anche nel primo mandato di Trump, è sempre stato l'acquisto del territorio. La soluzione commerciale non è tramontata, ma al momento non è quella che Trump ha voluto porre sotto i riflettori. "Non parlerò di soldi per la Groenlandia, non ora. Potrei parlarne, ma non lo farò. Faremo qualcosa, che a loro piaccia o no. Se non lo facciamo, Russia o Cina si prenderanno la Groenlandia", ha detto preannunciando azioni per evitare l'allargamento delle sfere di influenza di Mosca e Pechino: "Non vogliamo Russia o Cina come vicini", ha dichiarato usando la stessa frase pronunciata per spiegare l'attacco al Venezuela: "Se non l'avessimo fatto noi, lo avrebbero fatto Russia e Cina".

Raffaella Fico sarà tra gli ospiti di oggi, sabato 10 gennaio, della puntata di Verissimo. Nel salotto di Silvia Toffanin, la modella parlerà del momento particolarmente difficile che sta vivendo insieme al compagno Armando Izzo. La coppia, che aspettava un figlio da 5 mesi, ha annunciato lo scorso 15 dicembre la perdita del bimbo.
"Prima che si creino false speculazioni, io e la mia compagna, Raffaella Fico, desideriamo comunicare che abbiamo avuto una grave perdita, purtroppo il nostro bambino di 5 mesi ci ha lasciati troppo presto e resterà per sempre nei nostri cuori", aveva scritto Izzo, difensore del Monza, per comunicare la notizia sui social. "In questo momento di immenso dolore chiediamo rispetto, silenzio e sensibilità, evitando qualsiasi forma di speculazione su una perdita così delicata. L'unica forza che ci permette di andare avanti in questo momento è il nostro amore. Grazie", queste le parole del calciatore che aveva chiesto rispetto e discrezione.
L'annuncio della gravidanza era arrivato proprio dagli studi di Verissimo, nella puntata andata in onda lo scorso 8 novembre. Ospite di Silvia Toffanin, Raffaella Fico aveva raccontato con emozione la dolce attesa. "Per me è come se fosse tutto nuovo, super emozionante. Non ricordo nulla della prima gravidanza". Fico sarebbe diventata mamma per la seconda volta. La modella è infatti già mamma di Pia, nata nel 2012 dalla relazione con Mario Balotelli.

La Roma torna in campo in Serie A. Oggi, sabato 10 gennaio, i giallorossi ospitano il Sassuolo all'Olimpico nel 20esimo turno di campionato. La squadra di Gasperini, quinta in classifica, arriva dal successo in trasferta contro il Lecce, mentre gli uomini di Grosso (undicesimi) arrivano dal ko dell'ultimo turno contro la Juventus al Mapei Stadium. Ecco orario, probabili formazioni e dove vedere Roma-Sassuolo in tv e streaming.
Roma-Sassuolo, orario e probabili formazioni
Ecco le probabili formazioni di Roma-Sassuolo, in campo oggi alle 18:
Roma (3-4-2-1): Svilar; Mancini, Ziolkowski, Hermoso; Celik, Pisilli, Koné, Wesley; Dybala, Soulé; Ferguson. All. Gasperini
Sassuolo (4-3-3): Muric; Walukiewicz, Idzes, Muharemovic, Doig; Iannoni, Matic, Koné; Fadera, Pinamonti, Laurienté. All. Grosso
Roma-Sassuolo, dove vederla
Roma-Sassuolo sarà visibile in diretta e in esclusiva su Dazn. Partita visibile anche in streaming sull'app di Dazn.

Sicurezza e giustizia, con lo sguardo rivolto al prossimo referendum. Ma anche legge elettorale, rapporti con gli alleati di governo e con il Colle ("non sempre d'accordo con Mattarella, ma difende gli interessi dell'Italia"), fino alle ipotesi sul futuro politico personale. La conferenza stampa di inizio anno ha offerto a Giorgia Meloni l'occasione per fare il punto sui principali dossier di politica interna e per chiarire le priorità dell'esecutivo nei mesi a venire.
La sicurezza
Uno dei nodi affrontati dalla premier è stato quello della sicurezza, indicato insieme alla crescita come uno dei due focus principali dell'anno. Rivendicando il lavoro svolto dal governo, Meloni ha riconosciuto che i risultati raggiunti non sono ancora sufficienti: "Anni di lassismo non sono facili da cancellare... Questo deve essere l'anno in cui si cambia passo sulla sicurezza, in cui si fa ancora di più". La presidente del Consiglio ha ricordato le "moltissime iniziative varate" e ha annunciato nuovi provvedimenti allo studio, a partire da un intervento specifico contro le baby gang: "La situazione è fuori controllo". Tra le misure in preparazione, Meloni ha citato il divieto del porto di armi da taglio, aggravanti per chi agisce con il volto travisato, lo stop alla vendita anche online ai minori e sanzioni nei confronti dei genitori responsabili. Un capitolo centrale dell'intervento è stato dedicato al rapporto tra sicurezza e giustizia, con un appello esplicito alla collaborazione tra le istituzioni. "Se vogliamo garantire la sicurezza occorre lavorare tutti nella stessa direzione, governo, polizia, magistratura", ha affermato la premier, intervenendo con toni critici nei confronti delle toghe. Un richiamo, secondo Meloni, necessario "per non rendere vano il lavoro del Parlamento e delle forze dell'ordine".
A sostegno delle sue tesi, la presidente del Consiglio ha passato in rassegna alcune vicende di cronaca per evidenziare le difficoltà nell'azione di contrasto alla criminalità, citando, tra gli altri, il caso del capotreno ucciso e quello dell'imam di Torino liberato.
La magistratura
Meloni ha infine respinto le accuse di voler delegittimare la magistratura, ma ha attaccato duramente la campagna dell'Anm nelle stazioni contro il referendum sulla giustizia: "Mi fa arrabbiare, perché noi facciamo il contrario di quello che loro dicono, che vogliamo sottomettere i giudici alla politica. Noi togliamo al Parlamento la possibilità di eleggere un pezzo del Csm, questa è la realtà". E ha rincarato: "Spero si possa restare sul tema. Ma se l'Anm dice cose campate in aria allora quello diventa uno spot per il sì, vuol dire che non ha argomenti".
A proposito della consultazione sulla riforma della giustizia, la presidente del Consiglio ha indicato come "più ragionevole e probabile" la data del 22-23 marzo, chiarendo che la decisione formale spetterà al prossimo Consiglio dei ministri. Meloni ha parlato di un "intento dilatorio" nelle polemiche delle ultime settimane, ma ha escluso qualsiasi forzatura da parte del governo: "Non c'è nessuna impasse", spiegando che quella finestra temporale consentirebbe, in caso di esito favorevole, di approvare le norme attuative prima del rinnovo del Csm.
La riforma della legge elettorale
Ampio spazio anche alla riforma della legge elettorale. Meloni ha confermato che sono in corso interlocuzioni con le opposizioni, ribadendo la disponibilità a un confronto il più possibile ampio. La premier ha assicurato che il governo farà "tutto quello che può perché le norme siano condivise", pur avvertendo che, in caso di "chiusura pregiudiziale", non è escluso il ricorso al voto a maggioranza in Parlamento per garantire "che i cittadini abbiano la certezza che si fa quello che stabiliscono le elezioni".
In questo contesto Meloni ha chiamato in causa direttamente anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, sostenendo che dovrebbe essere "favorevole" alla riforma su cui sta lavorando il centrodestra, un proporzionale con premio di maggioranza. Si tratta, secondo la presidente del Consiglio, di "una riforma che consente a chi prende più voti di governare per cinque anni con una maggioranza solida", un meccanismo che "sarebbe un vantaggio per tutti e potrebbe rappresentare un vantaggio ancora più importante per l'opposizione che per la maggioranza". A suo giudizio, "la partita è più che aperta con una riforma di questo tipo e potrebbe dare al campo avverso una maggioranza più ampia di quella che otterrebbe con l'attuale legge", perché "il tema non è solo vincere ma riuscire a governare". Da qui l'appello a restituire centralità agli elettori: "È importante che i cittadini abbiano un potere reale, che vadano a votare e chi ha preso un voto in più possa governare e non ci siano scelte ricomposte nel palazzo".
Nel corso della conferenza la presidente del Consiglio ha anche rivendicato la solidità della maggioranza che sostiene l'esecutivo, respingendo le ipotesi di tensioni interne: "Non vedo rischi per la maggioranza che sostiene il mio governo". Meloni ha definito il suo esecutivo "forse il governo più solido tra le grandi democrazie" e ha escluso sia l'ipotesi di elezioni anticipate ("non è proprio nei miei radar") sia ambizioni quirinalizie personali, con una battuta: "Non so perché non mi proponete di andare a lavorare con Fiorello... Mi basta quello che sto facendo, mi appassiona, non c'è nei miei radar di salire di livello". Quanto al futuro, ha aggiunto, "quello che farò nella prossima legislatura dipenderà dagli italiani".
Ucraina
Davanti ai giornalisti c'è spazio anche per una stoccata (senza citarlo) all'europarlamentare della Lega Roberto Vannacci sull'invio di armi all'Ucraina. La premier ha detto di ritenere "uno sbaglio" l'auspicio che il decreto Ucraina non ottenga i voti e si è detta "stupita" che le critiche arrivino "da un generale", ricordando che le Forze armate sono fondamentali "per costruire la pace". La replica di Vannacci non si è fatta attendere: "Mai cambiato idea sull'invio di armi a Kiev. Dopo quattro anni di guerra questa strategia vede l'esercito russo avanzare. Mi stupisco che qualcuno se ne accorga solo ora", ha detto il vicesegretario del Carroccio all'Adnkronos. Meloni ha inoltre respinto l'ipotesi di un veto "filo putiniano" di Matteo Salvini e difeso il confronto interno alla maggioranza sul conflitto in Ucraina: "I fili li hanno i burattini, non i politici".
Il Quirinale
Un altro passaggio è stato dedicato anche alle relazioni istituzionali con il Quirinale. Meloni ha assicurato che i rapporti con il Capo dello Stato sono "ottimi": "Non sempre siamo d'accordo", ha ammesso, ma ha sottolineato che "quando si tratta di difendere l'interesse dell'Italia, il Presidente della Repubblica Mattarella c'è". Meloni ha evitato, poi, di entrare nelle dinamiche interne di Forza Italia elogiando però l'operato del segretario azzurro Antonio Tajani dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi. "Ha fatto un lavoro straordinario insieme agli altri dirigenti di Forza Italia", ha detto la premier, rispondendo a una domanda sulle parole dei figli del Cav.
La conferenza ha toccato infine altri temi di politica interna, dal piano casa - un progetto "molto ampio" che punta a mettere a disposizione "100mila nuove case a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni" - all'economia, con l'occupazione e il potere d'acquisto indicati come i dati più significativi per valutare lo stato di salute reale del Paese. Sul fine vita, Meloni ha ribadito la sua linea: "Io penso che il compito dello Stato e delle istituzioni non sia favorire percorsi per suicidarsi", chiarendo che sul tema "sta lavorando il Parlamento" e che il governo, al momento, "si rimette alle sue decisioni". (di Antonio Atte)

La conferma della linea filo-trumpiana in politica estera, bugie e propaganda sul piano interno compreso l'attacco ai giudici, l'assenza di proposte e idee per la crescita del Paese, la rimozione dei problemi a partire dalla sanità. In estrema sintesi questo il giudizio delle opposizioni sulla conferenza stampa della premier Giorgia Meloni[1]. La bocciatura è a 360 gradi. All'apertura dell'anno pre-elettorale, le distanze si accentuano. E anche un tema di confronto parlamentare come la legge elettorale parte in salita: in presenza di un no 'pregiudiziale', la premier intende andare avanti a maggioranza. "Una pistola sul tavolo", il commento da Avs.
In mezzo anche la data del referendum, confermata per il 22 e 23 marzo, e che oggi sarà tra gli argomenti dell'iniziativa del fronte del No a cui partecipano i leader del centrosinistra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Insieme ma ancora lontani da un progetto comune e condiviso. "Meloni era spompa ma noi non abbiamo una risposta alternativa comune da offrire al Paese. Quei due", ovvero Schlein e Conte, "non si parlano e invece dovremmo accelerare...", scalpita un esponente della sinistra in Transatlantico.
Schlein commenta la premier nel tardo pomeriggio. La segretaria del Pd batte sulle 'dimenticanze' di Meloni, ovvero i problemi del Paese, e sulla sua 'incoerenza': "In tre ore di conferenza stampa da Giorgia Meloni nemmeno una parola sulle principali preoccupazioni degli italiani: la sanità pubblica e il carovita e nemmeno sulla scuola. Prometteva di abolire le accise e invece le ha aumentate, prometteva di ridurre le tasse e invece siamo ai massimi da 10 anni. Promettevano di anticipare le pensioni e invece hanno ritardato l’età pensionabile. Davanti alla sua incoerenza toccherà a noi costruire un’Italia più giusta".
Conte attacca Meloni sull'assenza di proposte concrete. "Oltre due ore di conversazione, di programmi: 'vorrò', 'farò', 'programmeremo'. Nel penultimo anno a Palazzo Chigi, Meloni oggi sembrava al discorso di insediamento. Dopo tre anni di governo, non ci ha detto nulla e non ha dato una risposta ai 6 milioni di cittadini che rinunciano alle cure, alle lunghe liste di attesa, la sanità non è tra le priorità indicate. Invece ha taciuto una priorità, che è quella del riarmo. Giorgetti ha anticipato che creeranno uno scostamento per prendere soldi in deficit per le armi. Su economia e sicurezza tanti impegni ma dopo tre anni ci aspettavamo qualcosa di concreto".
Quindi il rapporto con Trump: "Per quanto riguarda il diritto internazionale, abbiamo scoperto che il diritto internazionale è tutta questione di geopolitica. Esiste fino a un certo limite, il limite lo stabilisce Trump e noi ovviamente a seguirlo". Nicola Fratoianni si rivolge così a Meloni: "Basta prese in giro, il governo della destra non ha fatto un bel niente per aumentare gli stipendi di chi lavora".
Incalza Angelo Bonelli: "Le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni raccontano un'Italia che non coincide con la realtà sociale ed economica del Paese". E per il leader di Avs è "grave anche l'ambiguità sulla politica internazionale. Meloni continua a non condannare con chiarezza le azioni di pirateria internazionale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dalla Groenlandia al Venezuela. Si richiama il diritto internazionale, ma lo si applica a geometria variabile".
Riccardo Magi parla anche della legge elettorale: "Se la retorica è quella di Atrjeu, possiamo ben dire che nella conferenza stampa di Giorgia Meloni ha vinto il nulla. Sul piano interno, l'unica notizia data è che il governo è pronto ad andare avanti a colpi di maggioranza sulla legge elettorale" su una riforma che "trasformerebbe una minoranza nel Paese in una forte maggioranza in Parlamento. Alla faccia del tanto decantato 'popolo'''.
Chirurgico Matteo Renzi: "Seguire la conferenza stampa di fine anno di Giorgia Meloni permette di cogliere una semplice verità: su sicurezza e tasse la Premier è molto in difficoltà. Se il centrosinistra parla seriamente di sicurezza e tasse, Meloni perde le elezioni".

"Voglio la Groenlandia, con le buone o con le cattive. Putin non ha paura dell'Europa. Putin ha paura di me". Firmato, Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti alla Casa Bianca incontra i vertici delle compagnie petrolifere che dovrebbero operare in Venezuela. L'evento è l'occasione per una conferenza stampa improvvisata. Tra i temi d'attualità spicca la Groenlandia e il presidente non si fa pregare: l'isola nell'Artico, territorio autonomo che fa capo alla Danimarca, è vitale per gli Usa per questioni di sicurezza nazionale. L'Artico è la nuova frontiera geopolitica e economica, tra rotte strategiche e risorse vitali. La Groenlandia, nel mosaico del XXI secolo, è un pezzo chiave.
L'obiettivo dichiarato dell'amministrazione, anche nel primo mandato di Trump, è sempre stato l'acquisto del territorio. La soluzione commerciale non è tramontata, ma al momento non è quella che Trump vuole porre sotto i riflettori. "Non parlerò di soldi per la Groenlandia, non ora[1]. Potrei parlarne, ma non lo farò. Faremo qualcosa, che a loro piaccia o no. Se non lo facciamo, Russia o Cina si prenderanno la Groenlandia", dice preannunciando azioni per evitare l'allargamento delle sfere di influenza di Mosca e Pechino: "Non vogliamo Russia o Cina come vicini", dice usando la stessa frase pronunciata per spiegare l'attacco al Venezuela: "Se non l'avessimo fatto noi, lo avrebbero fatto Russia e Cina".
Per la Groenlandia "io vorrei fare un accordo, ma se non ci riusciamo con le buone, lo faremo con le cattive", dice mettendo in discussione il rapporto tra l'isola e Danimarca. "Io sono un grande ammiratore della Danimarca, ma il fatto che avesse una barca lì 500 anni fa non significa che sia proprietaria della terra. Al largo della Groenlandia ci sono navi e sottomarini di Russia e Cina, non vogliamo che questi paesi occupino la Groenlandia. Faremo qualcosa nel modo più gentile o più duro[2]", ribadisce. La via diplomatica non viene abbandonata: nei prossimi giorni il segretario di Stato, Marco Rubio, incontrerà i vertici di Copenhagen. Trump, però, intanto alza i toni con dichiarazioni che somigliano ad un ultimatum.
Dalla platea dei giornalisti, qualcuno chiede se sia ipotizzabile un 'trattamento Maduro' - il leader venezuelano catturato a Caracas - anche per Vladimir Putin, come auspicato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky. "Non credo sarà necessario. Ho sempre avuto un'ottima relazione" con Putin. "Credo che arriveremo ad un accordo" per porre fine alla guerra tra Ucraina e Russia. "Il mese scorso sono morte 31mila persone, soprattutto soldati russi. Il mese precedente i morti erano stati 27mila. E l'economia russa sta andando male", dice Trump, che si considera l'unico in grado di risolvere il conflitto.
"Putin non ha paura dell'Europa, Putin ha paura degli Stati Uniti che sono guidati da me. Non ha paura dell'Europa, che sta cambiando e sta perdendo terreno. L'Europa deve darsi da fare, io amo l'Europa: di fatto vengo da lì, le mie radici sono lì", dice il presidente americano. "Ora la Nato ha un grande leader (Mark Rutte, ndr), ma i paesi devono stare attenti con le loro politiche di immigrazione. Sono molto diplomatico, molti posti in Europa sono irriconoscibili".

La Russia lancia il missile Oreshnik contro l'Ucraina. L'uso dell'arma, che ha debuttato un anno fa, è un messaggio a Kiev e all'Europa, che lo scorso 6 gennaio ha certificato la volontà di inviare soldati in territorio ucraino dopo l'eventuale tregua nella guerra. Non sorprende, quindi, che dalle cancellerie del Vecchio Continente l'azione di Mosca venga considerata un'escalation.
L'Oreshnik, più volte esaltato da Vladimir Putin, secondo la Russia può volare per 5500 km e trasportare testate convenzionali o nucleari. L'arma, dice Mosca, non può essere intercettata dai sistemi di difesa attualmente disponibili. Da settimane, il missile ipersonico è dispiegato anche in Bielorussia, più vicino quindi all'Europa Occidentale che diventa un potenziale obiettivo. Nell'ultima 'missione', Oreshnik è stato utilizzato per colpire Leopoli, nell'Ucraina occidentale, in risposta all'attacco - presunto per non dire mai avvenuto - che Kiev avrebbe portato alla fine del 2025 con uno sciame di droni contro la residenza di Putin a Valdai[1].
Le nuove prove
In passato, l'Ucraina ha ridimensionato il peso specifico dell'Oreshnik, defindendolo anche una vecchia arma rivisitata. Il Servizio di Sicurezza ha localizzato e mostrato i frammenti del missile[2], che potranno essere analizzati per arrivare ad una valutazioni delle caratteristiche e delle potenzialità. I resti recuperati comprendono un'unità di stabilizzazione e guida, componenti del sistema di propulsione, frammenti del meccanismo di orientamento.
Mosca, intanto, non fa nulla per dissimulare il significato dell'azione condotta. L'attacco è un esempio di come agire contro i "pericolosi pazzi", dice il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev, spiegando che "dall'inizio dell'anno le relazioni internazionali sono diventate un caos totale" e la Russia "deve agire di conseguenza: ci sono troppe persone indisciplinate in giro". L'Ucraina è nel mirino, ma il segnale è indirizzato anche ai partner.
Da Mosca arriva anche la nota del ministero della Difesa: il raid è stato compiuto "in risposta all'attacco terroristico del regime di Kiev alla residenza del Presidente della Federazione Russa[3] nella regione di Novgorod, avvenuto nella notte del 29 dicembre 2025. Sono stati colpiti gli impianti di produzione di droni utilizzati durante l'attacco terroristico, nonché l'infrastruttura energetica che garantisce il funzionamento del complesso militare-industriale ucraino. Qualsiasi azione terroristica da parte del regime criminale ucraino non rimarrà più impunita".
"Il missile Oreshnik è stato usato di nuovo, questa volta contro la regione di Leopoli. Ancora una volta, è avvenuto ostentatamente vicino ai confini dell'Unione europea. In termini di utilizzo di missili balistici a medio raggio, ciò pone la stessa sfida per tutti: Varsavia, Bucarest, Budapest e anche per molte altre capitali", scrive in un post sui social il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
"Tutti devono vedere la cosa nello stesso modo e con la stessa serietà: se i russi non si disturbano nemmeno a inventare una scusa plausibile per l'uso di tali armi, allora nessun legame personale e nessuna retorica proteggerà nessuno da questo", prosegue Zelensky, sottolineando che serve "un sistema di azione comune, un sistema di difesa collettiva che funzioni davvero. Esiste un sistema del genere oggi? È una domanda aperta, perché in tutta Europa c'è lo stesso dubbio: se la propria capitale verrebbe difesa nel caso in cui Vladimir Putin dovesse improvvisamente perdere il controllo".
La reazione dei Volenterosi
Il messaggio di Mosca non viene sottovalutato dai leader europei, in particolare da quelli alla guida della Coalizione dei Volenterosi. "Gli attacchi in corso da parte della Russia in Ucraina, compreso l'uso di un missile balistico a medio raggio Oreshnik nell'Ucraina occidentale questa mattina, costituiscono un'escalation inaccettabile", dicono il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che nelle ultime ore hanno avuto un colloquio telefonico.
"I leader hanno iniziato riflettendo sulla forte unità a sostegno dell'Ucraina emersa durante la riunione di martedì e sui buoni progressi compiuti in merito alle prossime mosse - si legge in una nota diffusa da Downing Street - E hanno accolto con favore la stretta collaborazione in corso con gli Stati Uniti per garantire una pace giusta e duratura all'Ucraina". Dal canto suo, Starmer ha affermato che "è chiaro che la Russia sta utilizzando accuse inventate per giustificare l'attacco".
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