
(Adnkronos) - Quarant’anni di carriera non si festeggiano tutti i giorni. E Max Giusti ha deciso di farlo nel modo più naturale per lui: salendo su un palco. Il 16 luglio, alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, porterà in scena "40 e sto", uno spettacolo che mescola celebrazione, sfida e ritorno alle origini. "In realtà sarebbero 41 anni – ride – perché il mio debutto risale alla stagione ’84-’85. L’anno scorso ce lo siamo dimenticati. Ma va bene così: festeggiamo adesso", dice Giusti, che da lunedì 13 luglio torna anche nel preserale di Canale 5 con 'The Wall'. "È un bel momento. Certo, domenica notte non dormirò in attesa degli ascolti. Ma sono felicissimo a Mediaset e contento anche di tornare sul palco con il mio show".
Per l'occasione e per tracciare un po' di bilanci a latere dell'anniversario, dopo la presentazione dei palinsesti Mediaset, Giusti ha incontrato un gruppo di giornalisti nel giardino a bordo piscina del ristorante La Pisanella, che gestisce insieme al circolo sportivo Play Pisana. È un luogo che gli somiglia: rilassato e pieno di vita. Un circolo sportivo rinomato per la pratica del tennis (Max è un appassionato da sempre) dove si allenano e si sono allenati diversi giovani campioni. È la sua seconda casa (anche perché abita poco distante), il posto dove si ferma a respirare tra un set televisivo e un palcoscenico.
E il palcoscenico, adesso, chiama forte. "L’anno scorso alla Cavea sono stato benissimo, è un posto bellissimo. Stavolta ho pensato a una sorta di ‘meglio di’, che non ho mai fatto: metà pezzi nuovi, metà cose attualizzate ma pescate dagli ultimi quindici anni. E alcune delle mie imitazioni-parodie, naturalmente. Mi piace vedere il pubblico come un toro: io mi metto lì con il drappo e lo sfido". Ci saranno sorprese, forse anche una guest star. "Non posso annunciarla perché… non lo sa ancora!", dice ridendo. "Posso solo dire che la mia prima ospitata in una trasmissione televisiva è stata anche la sua".
Questa volta, però, sarà diverso. "Sarà la prima volta che in platea non ci sarà mio padre. Vivo quella fase in cui i miei si sono fatti vecchietti e ho cercato di creare un team in casa che possa aiutarli. È una cosa che ti cambia lo sguardo, anche sul palco".
La paura del palco, quella dei primi anni, oggi non c’è più. "All’inizio sì, ce n'era tanta. L’incertezza sull’accoglienza di una battuta, il dubbio. Ora no. Mi rendo conto io prima se per la platea che ho davanti è meglio tagliarla. È un istinto che arriva con il tempo". Il “sentore di avercela fatta” per lui ha un luogo preciso: il Sistina. "Dieci sere al Sistina, il salotto buono di Roma. È come aprire una pasticceria a un diabetico e dirgli che non gli fa più male mangiare lo zucchero…". E il pubblico più difficile? "Napoli. Non fa applausi a scena aperta. Poi magari alla fine ti fa dieci minuti di applausi. È un pubblico che devi conquistare centimetro dopo centimetro".
Sul politicamente corretto ha una posizione netta: "Per me è la mia coscienza. Si può dire tutto, dipende come lo dici e in quale contesto. Per far ridere non posso buttare via anni di conquiste sociali. Non è questione di censura: è questione di rispetto. Io sono d'accordo con il principio che la tua libertà finisce dove inizia quella degli altri". Il successo della stand up comedy lo ha spronato sul ritmo. "Oggi anche io vado più veloce". Ma, soprattutto, gli spettacoli sono influenzati dal clima che si respira intorno. "E in quarant’anni il clima è cambiato tantissimo: siamo cresciuti negli anni ’80, anni di benessere e spensieratezza. Ora è un’altra storia".
Ed è per questo che negli spettacoli di oggi ha tolto tutto ciò che non fa ridere. "C’era un periodo in cui prima del finale si faceva una riflessione più seria. Ma dati i tempi, l’unica regola che mi do è far ridere in maniera non banale. Ho tolto le riflessioni sull’attualità perché non sono pieno di certezze. Chi sono io per insegnarti a campare?". Concorda con Francesco De Gregori, quando dice che i proclami non vanno fatti sul palco? "No. Se uno se la sente, è giusto che lo faccia. Ma io non me la sento. Questo mondo sembra un B‑movie di terz'ordine. Non sono contento del mondo che sto vivendo e di quello che sto lasciando ai miei figli… Intendiamoci: io voglio campare altri trent’anni! Ma non me la sento di dire cosa è giusto e cosa è sbagliato. E non mi piace nemmeno che me lo dicano altri: dimmi come la vedi tu, poi io mi faccio la mia idea", sottolinea.
Il racconto della sua vita è sempre attraversato da un senso "di gratitudine ma anche di rivalsa". "Sono cresciuto al Trullo, figlio unico di due genitori che facevano lavori umili. Ho smesso presto di studiare. Quando mi proposero la versione inglese di ‘Aggiungi un posto a tavola’ per il Covent Garden. Dovetti dire no per la lingua. Anche per questo ai miei figli ho fatto fare la scuola internazionale. E quando viaggio con loro rimango un po' male leggendo nei loro occhi l’imbarazzo per il mio inglese, pieno di perifrasi per ovviare al vocabolario ristretto", sorride.
Per il grande show alla Cavea ha un’idea spiazzante per l'incipit: "Vorrei iniziare con ‘Tarzan Boy’ di Baltimora. Tutti ricordano solo il ritornello ‘ohohoh‑ohoh‑ohohoh’ ma nessuno sa le parole. È un modo per tornare agli anni dei miei esordi".
Giusti si definisce "un onnivoro, un entusiasta" e ammette di aver imparato tardi a dire di no. "Il sì di cui mi sono pentito? Forse quello per ‘Stile Libero Max’. Io non sono capace a fare scherzi telefonici crudeli. Non era la cifra giusta per me".
Ma oggi sul fronte televisivo Max sta vivendo un momento che definisce senza esitazioni "un sogno". Il 13 luglio debutta la nuova edizione di 'The Wall' nel preserale di Canale 5, dopo il felice approdo a Mediaset l'anno scorso con 'Caduta Libera' e poi con 'Scherzi a parte', che tornerà anche nella prossima stagione dopo un debutto al 26% di share e una media oltre il 23%. "A Mediaset mi trovo benissimo. A Cologno Monzese c’è un welfare pazzesco: dall’asilo nido alla tintoria, dalla libreria al ristorante, dalla mensa al negozio di alimentari. È un posto dove ti senti sostenuto", rimarca.
E il sostegno, per lui, ha avuto in primis il volto di Pier Silvio Berlusconi ("un editore con una visione") ma anche di due colleghi speciali. "Mi piacerebbe fare una serata con Gerry Scotti, anche solo uno speciale. Lui per me è un punto di riferimento, e quando abbiamo testato ‘The Wall’, a girare il numero zero ad Atene mi ha accompagnato lui". Ma non è stato l’unico. "Mi sono sentito molto sostenuto anche da un’altra colonna di Mediaset: Paolo Bonolis. Fu lui a dirmi per primo che aveva parlato molto bene di me ai vertici Mediaset e che forse qualcosa si stava muovendo. Eravamo al Sistina: andai subito a dirlo all’orecchio a mia moglie. Ero tutto felice. Ma un anno fa non avrei mai sperato di essere dove sono ora. Mi sento fortunato e sono felicissimo".
Anche il cinema gli ha regalato soddisfazioni importanti. "Ho fatto tre film da protagonista: ‘Appena un minuto’ di Francesco Mandelli, ‘La seconda chance’ di Umberto Carteni e ‘Dicono di te’, sempre di Carteni. Di due ho scritto anche la sceneggiatura. Ma forse quello che mi ha dato più soddisfazione è ‘La seconda chance’ che non ho scritto, perché quando ti scrivi addosso la sceneggiatura tendi a essere indulgente con te stesso. Qui invece mi sono trovato a interpretare un professore di latino e sono stato molto fiero, anche pensando alla faccia della mia professoressa e a tutte le insufficienze che mi aveva dato al liceo scientifico", ironizza. "Ma insomma, per ora, se continuo a questo ritmo con la tv e con il teatro (in ballo c’è anche il ritorno al Sistina con ‘Il Marchese del Grillo’, ndr.) sarà difficile avere tempo per il cinema. Chissà, magari una serie tv, ma ora le vogliono fare tutti, non c’è più lo snobismo dei primi tempi da parte dei grandi nomi del cinema".
Infine, la radio. Con 'Radio2 SuperMax' è stato a lungo uno dei volti di punta del palinsesto di Rai Radio2. "Ora ho cambiato editore, ma mai dire mai. In radio mi sono divertito moltissimo".
Sui progetti futuri, Giusti non può dire molto, ma oltre agli impegni già noti qualcosa di altro si muove. Dopo il recupero di 'Scherzi a parte' con una versione innovativa e il pubblico in studio, circola voce che il conduttore sia stato coinvolto nei test sui numeri zero di altri titoli storici. E chissà che non ci sia di mezzo anche il ritorno di 'Ok il prezzo è giusto', annunciato da Pier Silvio Berlusconi per la prossima stagione. "Non so niente", si schermisce con un sorriso.
Quando invece gli si chiede quale programma della storia della tv abbia amato di più, non ha dubbi: "Portobello. Metà della tv di oggi è nata da lì. Rifarlo? No, non me la sentirei".
E Sanremo? "E a chi non piacerebbe? Ma non ne voglio parlare perché mi porta sfortuna. E poi fare Sanremo implica tutta una serie di giri che durano anni. Ora sto benissimo dove sto, ma se mi chiamassero e Mediaset mi desse la liberatoria, certo che non direi di no", conclude con un sorriso.

(Adnkronos) - L'Iran avrebbe un piano per assassinare Donald Trump. La presunta nuova minaccia, emersa da informazioni dell'intelligence israeliana, sarebbe stata presa molto sul serio dal presidente americano, che ha dichiarato di aver lasciato "istruzioni" nel caso in cui Teheran riuscisse a portare a compimento un attentato contro di lui. "Sono da molto tempo sulla loro lista. È questo il problema con cui abbiamo a che fare", ha detto al New York Post. Trump ha aggiunto di aver ordinato che, se dovesse essere ucciso, "li bombardino come mai è stato fatto prima". Il presidente ha voluto ribadire che l'Iran lo considera "l'obiettivo numero uno da molto tempo".
Sul piano diplomatico, intanto, sembra che un nuovo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran potrebbe svolgersi la prossima settimana, probabilmente in Svizzera. Lo scrive Axios, citando una fonte informata, dopo che Trump in un post sul Truth Social ha detto di aver accettato di "proseguire i colloqui, come richiesto da Teheran", pur ribadendo che il cessate il fuoco "è finito".
Secondo Axios negoziatori del Qatar sono andaati ieri in Iran, in coordinamento con Washington, per incontrare funzionari di Teheran e tentare di far rientrare l'escalation degli ultimi giorni. L'obiettivo è creare le condizioni per la ripresa dei negoziati. "È chiaro che entrambe le parti vogliono tornare al memorandum di intesa", ha detto un diplomatico informato della visita, riferendosi all'accordo firmato a metà giugno.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e quello omanita Badr al-Busaidi dovrebbero incontrarsi, infine, oggi a Mascate per discutere della crisi di Hormuz.
Gli Stati Uniti hanno chiesto all’Iran, sia direttamente sia tramite mediatori regionali, di pubblicare entro oggi una dichiarazione che confermi l'apertura dello Stretto di Hormuz e l’impegno a non sparare contro le navi commerciali in transito. Secondo tre alti funzionari americani, citati da Axios, Teheran avrebbe violato il memorandum d'intesa firmato tre settimane fa, sparando ripetutamente contro navi commerciali dentro e intorno allo Stretto. Per Washington, il mancato rispetto di un impegno così diretto solleva dubbi sulla volontà e la capacità dell'Iran di attuare un accordo nucleare molto più complesso.

(Adnkronos) - Impazza sui social la teoria di un uomo misterioso con il volto oscurato che avrebbe assistito al funerale di Ali Khamenei e che qualcuno ritiene possa essere il figlio Mojtaba. "L'uomo, in piedi a fianco di un piccolo gruppo di persone, è apparso in un video sgranato, diventato virale sui social media, alimentando il sospetto che si trattasse del figlio dell'ayatollah e nuovo leader supremo dell'Iran, Mojtaba Khamenei. Nel video il volto non era nitido e, a parte le vesti simili a quelle indossate da molti altri chierici sciiti alla cerimonia, non c'era nulla che indicasse che si trattasse proprio di Khamenei".
Successivamente, Reza Mousavi Vaez, un religioso iraniano, rileva la 'Cnn', ha dichiarato sui social network di essere lui l'uomo ripreso nel filmato. Tuttavia, il fatto stesso che il video sia diventato virale, sottolinea il canale all news Usa, "è emblematico: molti sostenitori erano più concentrati a cercare segni della presenza di Mojtaba che a seguire la solenne cerimonia per rendere omaggio al leader più longevo – e forse più influente – nei 47 anni di storia della Repubblica Islamica".
L'assenza dell'attuale Guida suprema Mojtaba Khamenei ai funerali del suo predecessore e padre Ali Khamenei ha sollevato anche interrogativi sul suo stato di salute e su una sua eventuale morte, ma potrebbe anche indicare un'evoluzione del ruolo del numero uno iraniano. Per sei giorni, milioni di persone hanno assistito alle cerimonie in onore di suo padre, ucciso in un raid israelo-americano il 28 febbraio, all'età di 86 anni, di cui quasi 37 trascorsi alla guida della Repubblica Islamica. I funerali si sono conclusi con la sua sepoltura nella città santa di Mashhad, dove hanno sfilato tutte le più importanti personalità politiche. Mentre Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento, Gholamhossein Mohseni Ejei, potente capo del potere giudiziario e Mostafa Khamenei, figlio maggiore di Ali, erano presenti ai funerali, non c'è stata traccia della nuova Guida suprema iraniana.
Nominato poco dopo la morte del padre, Mojtaba Khamenei non ha ancora fatto alcuna apparizione pubblica, né ha rilasciato alcuna dichiarazione scritta. Tra le ipotesi più accreditate c'è quella della possibilità che sia rimasto ferito gravemente o addirittura sfigurato nel raid che ha ucciso suo padre. Anche se è ancora troppo presto per farlo fuori dai giochi, Mojtaba Khamenei sembra essere comunque una figura politica ben diversa da quella di suo padre o del fondatore della Repubblica Islamica Ruhollah Khomeini. La nuova Guida suprema sembra, infatti, lasciare maggiore spazio ai Guardiani della Rivoluzione. "La sua scarsa visibilità pubblica e la sua assenza ai funerali del proprio padre non sono un buon auspicio per la sua immagine presso l'opinione pubblica, ma potrebbe trattarsi solo di una situazione transitoria", sottolinea Farzan Sabet, ricercatore presso l'Istituto di alti studi internazionali di Ginevra, intervistato dall'Afp. Secondo l'esperto, questa assenza è probabilmente legata a "diverse ferite che lo rendono impresentabile al pubblico" e a considerazioni di sicurezza "a causa del rischio che un'apparizione pubblica possa essere utilizzata per sorvegliarlo e preparare un attentato". Sabet comunque sostiene che potrebbe verificarsi una "lotta per il potere" tra Mojtaba Khamenei e Ghalibaf, diventato, complice la guerra, la figura politica iraniana più in vista.
Da parte sua, Jason Brodsky, esperto del think tank statunitense United Against Nuclear Iran (Uani), sottolinea che, sebbene la Guida suprema abbia potuto contare sul sostegno dei Guardiani della Rivoluzione per ottenere la sua carica, questo potrebbe renderlo "più dipendente" da loro. "L'equilibrio delle forze tra l'ufficio del leader supremo e i Guardiani della Rivoluzione è cambiato", osserva. Brodsky descrive Mojtaba Khamenei come un "leader più debole" rispetto a suo padre, ricordando che ad Ali Khamenei comuque sono serviti "anni per consolidare la propria autorità" dopo essere stato nominato nel 1989, alla morte di Khomeini. "Mentre l'Iran cerca di mostrarsi forte e unito" dopo la guerra, l'assenza del suo nuovo leader supremo dimostra che "la paranoia e la paura vivono dietro le quinte", a seguito della morte di numerosi funzionari nell'attacco del 28 febbraio. Alex Vatanka, ricercatore associato presso il Middle East Institute, evidenzia che Mojtaba Khamenei "non può superare il carisma di Khomeini né fingere di avere la stessa autorità di suo padre". Tanto più che il rifiuto delle "successioni ereditarie" ha alimentato la rivoluzione che ha travolto lo scià nel 1979. "Mojtaba dovrà governare più attraverso le istituzioni che ponendosi al di sopra di esse", scrive sulla rivista Al-Majalla.

(Adnkronos) - "Jannik è stato superiore". Novak Djokovic si inchina dopo la netta sconfitta contro Jannik Sinner in semifinale a Wimbledon. Il serbo, 39 anni, è stato sconfitto in 3 set dall'azzurro che in finale sfiderà il tedesco Alex Zverev. "Non credo avrei potuto far nient'altro, è stata una bella lezione. Ero mezzo passo più lento su ogni colpo, Jannik è stato superiore a me di almeno un livello. Io non stato abbastanza reattivo, non avevo sufficiente equilibrio: c'era poco da fare. Mi sentivo bene fisicamente, lui è stato dominante in campo: è stato semplicemente migliore, bisogna fare i complimenti e basta. Io il migliore del mondo in risposta? Lo ero...", dice Djokovic in conferenza stampa.
Il serbo oscilla tra la soddisfazione per una competitività 'eterna' e la delusione per la sconfitta. "Io do sempre il massimo. L'anno scorso ho raggiunto 4 semifinali nei tornei dello Slam. Quest'anno, finora, ho raggiunto una finale e una semifinale. Per il 99% dei giocatori sarebbe un risultato ottimo a livello di Slam, per me non è abbastanza buono. Sono fortunato e allo stesso tempo maledetto, sono abituato a risultati di altissimo livello. In un certo senso sto facendo i conti con me stesso: mi dico 'è incredibile che tu sia ancora in grado di giocare a un livello così alto e spingere i giovani al limite'", dice.
"Allo stesso tempo, continuo ad avere aspettative altissime. Mi piace la competizione, mi piace questo brivido e per viverlo sopporto un peso notevole a livello fisico. Sono contento che in questo torneo il corpo abbia retto piuttosto bene", ammette. "Quando sto bene, sento che sono ancora in grado di giocare come un top 5, sono ancora in grado di competere al livello più alto. Cerco di vivere un giorno alla volta, nessuno mi costringe a giocare e non avverto pressione particolare. Gioco perché voglio e perché posso farlo ancora ad alto livello", spiega ancora. Quindi, ci si vede a Wimbledon nel 2027? "Vediamo, mi piacerebbe giocare qui ancora un anno".

(Adnkronos) - "Mi godo la finale". Jannik Sinner ad un passo dal secondo titolo consecutivo a Wimbledon. L'azzurro, numero 1 del mondo, ha travolto Novak Djokovic in semifinale con un 6-4 periodico. Domenica, in finale, la sfida con il tedesco Alex Zverev, fresco trionfatore al Roland Garros.
"Vengo da 2 anni incredibili, sono di nuovo in una finale Slam e affronto tutto questo in modo 'naturale'. Sto giocando una stagione ottima, ho vinto tanti tornei e ho perso poche partite. Sto provando cose nuove dopo il Roland Garros, mi sembra stiano funzionando", dice analizzando la prestazione fornita in semifinale. "Ho servito molto bene, stiamo dedicando molta attenzione alla battuta. Sapevo di dover alzare il livello, ci sono riuscito. Mi sono mosso meglio del solito, ho giocato tutti i colpi con grande attenzione: ho interpretato tutti i punti bene a livello mentale. Contro Djokovic bisogna giocare il miglior tennis, altrimenti finisce male. In particolare in un torneo dello Slam. Novak gioca ancora ad altissimo livello, è davvero un modello per tutti. E' un onore giocare contro di lui, questi match sono speciali", aggiunge.
Contro Zverev, Sinner ha vinto gli ultimi 9 confronti diretti. "Non conta niente", taglia corto l'azurro. "Zverev sta benissimo, si vede l'effetto della vittoria al Roland Garros, gli ha dato enorme fiducia. Sta servendo benissimo, su questi campi è un fattore importante. E' un avversario difficile da affrontare su questa superficie", dice. "Io sono felice di essere in questa posizione e di potermi giocare il titolo qui. Io, ripeto, cercherò di fare il massimo. Per ora mi godo la possibilità di giocare una nuova finale a Wimbledon", conclude.

(Adnkronos) - Little Italy torna sulla mappa di New York City. Il sindaco della Grande Mela, Zohran Mamdani, annuncia la 'correzione' dopo la denuncia dell'Italian American Civil Rights League. Little Italy è stata esclusa dalla mappa delle 'enclave di immigrati di New York'. Gli italoamericani della Grande Mela hanno protesta in maniera veemente nelle ultime 48 ore, anche se la 'vecchia' Little Italy di fatto non esiste più. La comunità italiana a New York ovviamente non è più concentrata nei 2 'storici' isolati. L'esclusione dalla mappa, però, è stata considerata un affronto in ogni caso. Lo stesso trattamento, d'altra parte, è stato riservato a comunità ebraiche o irlandesi: tutte sparite dalla cartina.
"Questa mappa è stata creata nel 2023 dalla precedente amministrazione, l'abbiamo ereditata e abbiamo aggiunto diverse comunità", si difende Mamdani promettendo un intervento. "Non è una lista completa con tutte le 200 comunità che chiamano New York 'casa'. Ci saranno modifiche, questo comprende l'inserimento di Little Italy".

(Adnkronos) - A Montecassino il patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha ricevuto il premio Pacis Nuntius 2026, accolto dal padre Abate Dom Luca Fallica e dalla comunità benedettina. Nel monastero, raso al suolo durante la Seconda Guerra Mondiale, il cardinale ha richiamato la devastazione di Gaza, "l'80% è distrutta", ha detto, e ha lanciato un appello alla pace: il cambiamento deve partire dal basso, con lavoro sociale, culturale e un linguaggio non violento (VIDEO).
Nel suo saluto, Dom Luca Fallica ha ricordato il cammino spirituale che condurrà al 2029, fondato su pace, luce, comunione e speranza. "Stiamo scandendo il cammino che ci condurrà a celebrare nel 2029 i 1500 anni dell'arrivo di San Benedetto su questo colle e della conseguente nascita di questa abbazia di Montecassino" ha detto, spiegando che il premio è stato assegnato a Pizzaballa per il suo impegno in Terra Santa. Ha richiamato San Benedetto, San Paolo VI e la storia dell'Abbazia come simboli di ricostruzione e testimonianza di pace.
Pizzaballa ha confessato l’emozione di trovarsi per la prima volta a Montecassino, riconoscendo il valore simbolico del monastero nella memoria europea. Il cardinale ha lanciato un messaggio di speranza: il cambiamento deve partire dal basso, con lavoro sociale e culturale, facendo rete e curando il linguaggio, "prima forma di violenza". La pace, ha detto, richiede tempo, ma può arrivare se si crede nel percorso e si lavora insieme.
Nel chiostro dei Benefattori, la Gendarmeria Vaticana ha offerto un omaggio musicale. Poi una bandiera della pace lunga 20 metri, realizzata a mano, ha ricoperto la scala del chiostro del Bramante. La mattinata si è conclusa con la preghiera del cardinale nella cappella delle Reliquie e nell'oratorio di San Giovanni Battista, nel punto più vicino alla reliquia di San Benedetto.

(Adnkronos) - Jannik Sinner sorride dopo il successo in semifinale di Wimbledon contro Novak Djokovic. Il tennista azzurro ha superato il serbo in tre set e domenica 12 luglio si giocherà la finale del torneo inglese contro Alexander Zverev: "Penso sia speciale essere ancora in finale e averlo fatto con Novak, che ispira le nuove generazioni, lo è ancora di più" ha detto il numero uno del ranking Atp al termine del match. "Sapevamo che sarebbe stata dura oggi, ho perso con lui agli Australian Open. Serviva adattarsi, venivo da una partita dura ai quarti. Ho cercato di servire bene, ho mescolato un po' le cose e sono felice. Oggi ho alzato il livello".
Sinner ha anche trovato il tempo di sorridere con una considerazione sulla moda, visto che ad assistere alla sfida c'erano anche la direttrice di Vogue America Anna Winthur e lo stilista Tom Ford: "E' stato un po' strano giocare davanti a così tante stelle della moda, un po' inquietante" ha detto l'azzurro. "Sono però un tennista e devo mettere la palla in campo. Ci vediamo domenica".

(Adnkronos) - Jannik Sinner torna in campo per la finale di Wimbledon 2026 contro Alexander Zverev. Archiviato con una vittoria convincente il penultimo atto dello Slam inglese contro Novak Djokovic, il fuoriclasse azzurro sfiderà il tedesco (campione al Roland Garros) per bissare il titolo vinto l'anno scorso a Londra. Ecco data e orario della finale, precedenti tra i due e dove vedere il match in tv (anche in chiaro) e in streaming
La finale di Wimbledon 2026 tra Sinner e Zverev (in programma domenica 12 luglio, non prima delle 17) sarà il quindicesimo confronto tra i due tennisti: l'azzurro è avanti 10-4 nei precedenti. L'ultimo successo del numero uno risale alla finale di Madrid 2026, dominata 6-1 6-2.
Sinner-Zverev sarà visibile in diretta televisiva sui canali Sky Sport, ma anche in chiaro su Tv8. Il match si potrà seguire in streaming sull'app Sky Go, su NOW e su Tv8.it.

(Adnkronos) - Incontro tra Re Carlo III e il figlio Harry. Il Duca, con la moglie Meghan Markle è i figli Archie, 7 anni, e Lilibet, 5 anni, hanno fatto visita al sovrano e alla Regina Camilla.
Buckingham Palace, riferiscono i media britannici, ha confermato che il Re e la Regina hanno ospitato la famiglia a Highgrove House, la residenza di campagna del monarca nel Gloucestershire, nel primo pomeriggio di oggi, venerdì 10 luglio. I figli del Duca e della Duchessa di Sussex hanno visitato l'ultima volta il Regno Unito nel giugno 2022.
Archie e Lilibet stanno crescendo in California, dove il Duca e la Duchessa di Sussex si sono trasferiti nel 2020. Sono passati quattro anni da quando i figli di Harry hanno visto il loro nonno, re Carlo.

(Adnkronos) - Il Duca e la Duchessa di Sussex, Harry e Meghan Markle insieme ai loro figli il principe Archie, 7 anni, e la principessa Lilibet, 5 anni, hanno fatto visita a Re Carlo e alla Regina Camilla.
Buckingham Palace, riferiscono i media britannici, ha confermato che il Re e la Regina hanno ospitato la famiglia a Highgrove House, la residenza di campagna del monarca nel Gloucestershire, nel primo pomeriggio. I figli del Duca e della Duchessa di Sussex hanno visitato l'ultima volta il Regno Unito nel giugno 2022.

(Adnkronos) - Spagna in vantaggio 1-0 contro il Belgio nei quarti di finale dei Mondiali 2026. A Los Angeles, le Furie Rosse al 30' con Fabian Ruiz.
Domani si giocheranno le altre due semifinali: Inghilterra-Norvegia (sabato 11 luglio alle 23 ora italiana) e Argentina-Svizzera (nella notte tra sabato 11 e domenica 12, alle 3 ora italiana)
(Adnkronos) - Spagna e Belgio tornano in campo per i quarti di finale del Mondiale 2026. Oggi, venerdì 10 luglio, le 'Furie rosse' guidate in panchina dal ct Luis De La Fuente affrontano i 'Diavoli rossi' di Rudi Garcia. In palio un posto in semifinale contro la Francia nella rassegna iridata di scena tra Stati Uniti, Messico e Canada. II match si disputerà a Los Angeles, alle 21 ora italiana.
Dove vedere Spagna-Belgio? Il match tra Spagna e Belgio sarà trasmesso in diretta televisiva su Rai1 e su Dazn e in streaming su Rai Play e sull'app di Dazn.
Domani si giocheranno le altre due semifinali: Inghilterra-Norvegia (sabato 11 luglio alle 23 ora italiana) e Argentina-Svizzera (nella notte tra sabato 11 e domenica 12, alle 3 ora italiana)

(Adnkronos) - Momento tutto da ridere durante la semifinale di Wimbledon 2026 tra Jannik Sinner e Novak Djokovic. Nel corso del terzo set del match, con l'azzurro avanti di due set e sul 2-1 nel terzo parziale (con un break) il serbo ha la possibilità di riaprire il discorso con una palla break. Sinner però la annulla con un ace da applausi e poi chiude il game rapidamente, portandosi sul 3-1. Djokovic si lascia andare a un sorriso amaro e proprio in quel momento un tifoso prova a incoraggiarlo: "Puoi farcela, Nole. Andiamo a vincere" il grido che si alza dalle tribune del Centrale.
L'ex numero uno ha la risposta pronta, che strappa un sorriso a tutti i presenti e anche un lungo applauso di incoraggiamento: "Magari dieci anni fa...". Parole pronunciate con il sorriso e con grande sportività dal serbo, che ha poi perso il match 6-4 6-4 6-4.

(Adnkronos) - Jannik Sinner vola in finale di Wimbledon 2026 e tiene vivo il sogno del 'back to back' sull'erba londinese. Domenica 12 luglio il fuoriclasse azzurro affronterà il tedesco Alexander Zverev, ma il numero uno del ranking Atp ha già la certezza di restare in testa alla classifica anche in caso di sconfitta. Zverev, che proprio oggi ha superato Alcaraz al secondo posto del ranking, è diventato il primo inseguitore dell'azzurro. Ecco come potrebbero cambiare i distacchi dopo l'ultimo atto dello Slam inglese (prima finale Slam della stagione per Sinner, la settima in carriera) e quanto guadagnerà il vincitore.
Sinner è certo di conservare la vetta del ranking Atp anche in caso di sconfitta in finale, visto che ciò che può cambiare è solo il margine sul secondo. Al momento, l'azzurro è a 12.750 punti e vincendo il titolo potrebbe salire a quota 13.450 puni. Dopo il successo in semifinale contro Fery, Zverev ha superato Alcaraz (fermo per un problema al polso) portandosi a 8.480 punti. E con un successo domenica potrebbe arrivare a 9.180 punti: il possibile nuovo distacco di Sinner sul secondo oscilla quindi tra 3.070 e 4.970 punti.
Con i suoi 8.160 punti, Alcaraz scende al terzo posto del ranking Atp e il fattore è da non sottovalutare, perché potrebbe stravolgere i prossimi tornei. Il regolamento Atp spiega come il numero 1 e il numero 2 del mondo debbano essere collocati nella parte alta e in quella bassa dei tabelloni, mentre il numero 3 viene sorteggiato in una delle due metà. E dunque, Sinner e Alcaraz potrebbero incrociarsi già in semifinale in semifinale nei prossimi tornei (e non solo in finale, come visto nell'ultimo periodo).
Fin qui, Sinner ha già guadagnato 3,4 milioni di euro a Wimbledon. In caso di successo in finale, l'azzurro arriverà a toccare i 4,8 milioni.

(Adnkronos) - Conti in attivo per Forza Italia nel 2025. Secondo l'ultimo bilancio, chiuso al 31 dicembre scorso, il partito guidato da Antonio Tajani, esattamente tre anni dopo la morte del suo fondatore Silvio Berlusconi, presenta un avanzo di circa 3 milioni di euro (per l'esattezza 2 milioni 931mila 780 euro) e, per ''effetto di tale risultato'', scrive nella sua relazione il tesoriere Fabio Roscioli, il patrimonio netto ''riduce la perdita progressiva passando da euro 98 milioni 778 mila 469 euro del precedente esercizio agli attuali 95 milioni 846 mila 689 euro".
A rimpinguare le casse è soprattutto il boom di iscritti, che grazie ai tesserati ha contribuito alla causa con quasi 2,7 milioni di euro. Nel complesso si tratta di un vero e proprio tesoretto in tempi di magra post abolizione del finanziamento pubblico. Si registra, inoltre, un "risultato positivo della gestione caratteristica pari ad euro 2 milioni 808 mila 110 euro''. Carte alla mano, il ''totale dei proventi della gestione caratteristica", ovvero l'ammontare degli 'introiti' comprensivi del 2 per mille e delle 'donazioni' dei parlamentari e delle imprese, presenta un "incremento di 214 mila 900 euro rispetto all’anno precedente dovuto ad un ulteriore successo decretato dalla campagna adesioni che ha bilanciato il decremento delle contribuzioni da terzi". Nello specifico, spiega Roscioli, "durante l’anno in esame si è assistito ad un aumento degli importi incassati dal tesseramento raggiungendo complessivamente la somma di euro 2 milioni 73 mila 460 euro".
Ad aumentare le finanze anche il contributo delle quote associative annuali (''le singole voci che compongono la voce dei proventi evidenziano un incremento delle quote associative di 1 milione 048 mila 204 euro'') mentre ''per le contribuzioni da terzi" si registra un "decremento rispetto all’anno precedente pari 763 mila 612 euro''.

(Adnkronos) - Il Comune di Mentana ha avviato con FiberCop la campagna 'Fatti della stessa fibra' per portare la fibra ottica di ultima generazione Ftth nelle abitazioni dei cittadini e nelle imprese locali, connettendo l’intera comunità a una rete di telecomunicazioni veloce, affidabile e sostenibile.
L'iniziativa, interamente finanziata da FiberCop, gestore dell'infrastruttura digitale più capillare ed estesa del Paese e a disposizione di tutti gli operatori telefonici, ha preso il via con la firma del protocollo d'intesa. "L'avvio di questo progetto rappresenta un ulteriore passo nella costruzione di una Mentana moderna, sempre più connessa, innovativa e capace di offrire servizi all’altezza delle esigenze di cittadini e imprese -dichiara il sindaco di Mentana, Marco Benedetti-. Investire nelle infrastrutture digitali significa investire nel futuro della nostra comunità e creare le condizioni per uno sviluppo sostenibile e competitivo del territorio".
"Con la fibra ultraveloce -sottolinea il vice sindaco e assessore ai lavori pubblici, Federico Attanasio- la comunità di Mentana potrà contare su nuove opportunità per rendere più semplici, efficienti e accessibili i servizi digitali di tutti i giorni. FiberCop sta lavorando in collaborazione con l'Amministrazione comunale, prestando particolare attenzione alla gestione dei cantieri e alla qualità dei ripristini. Un impegno che guarda a un risultato preciso: mettere a disposizione del territorio una rete moderna, aperta agli operatori e capace di accompagnare cittadini, imprese e servizi pubblici verso nuove opportunità di crescita e innovazione".
Grazie alla fibra ottica di FiberCop, il territorio di Mentana avrà una rete ultraveloce che consentirà di accelerare i processi di digitalizzazione di cittadini, imprese e pubblica amministrazione, favorendo la fruizione di servizi innovativi, quali lo streaming in 4K/8K, lo smart working, la gestione smart delle abitazioni attraverso dispositivi per la domotica, la telemedicina e i servizi digitali come, ad esempio, la gestione del traffico, dell’illuminazione pubblica e il monitoraggio ambientale. Inoltre, la fibra ottica contribuirà ad aiutare l’ambiente grazie alla riduzione delle emissioni di Co2. La predisposizione alla connessione in fibra ottica sarà effettuata senza costi per i cittadini e per le imprese: un tecnico di FiberCop, previo appuntamento, installerà la borchia ottica all'interno dell'unità immobiliare. Predisposta la connessione, l'utente potrà rivolgersi al proprio operatore telefonico per richiedere l'attivazione del servizio internet ultraveloce e iniziare a usufruire delle prestazioni della nuova rete.
È possibile aderire alla campagna 'Fatti della stessa fibra' attraverso la pagina dedicata fattidellastessafibra.fibercop.com, dove cittadini e imprese possono verificare la copertura della rete, accedere alle informazioni di dettaglio e richiedere la predisposizione alla fibra ottica. Inoltre, FiberCop sarà presente sul territorio con attività informative dedicate alla cittadinanza, per accompagnare cittadini e imprese nel percorso di adesione. I lavori, già avviati, proseguiranno coinvolgendo progressivamente le vie del centro del Comune, fino a coprire entro la fine del 2026 l'intero territorio municipale.
Con l'iniziativa 'Fatti della stessa fibra', FiberCop conferma il proprio impegno nell'accelerare la trasformazione digitale del Paese e dei suoi territori. Un nuovo approccio che pone i cittadini e le imprese al centro del percorso di digitalizzazione delle comunità, semplificando l’esperienza di attivazione del servizio Ftth e promuovendo un utilizzo più consapevole delle opportunità della connettività.

(Adnkronos) - Torna dal 20 al 25 novembre L’Eredità delle Donne, il festival dedicato all’empowerment e alla valorizzazione delle competenze femminili, con la direzione artistica di Serena Dandini.
Le novità. La IX edizione si apre con un’importante novità. Grazie alla collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, che ha scelto il festival come manifestazione simbolo del proprio impegno per le pari opportunità e contro la violenza di genere, e al supporto di Gucci, partner fondatore, a cui si aggiunge come main partner il Gruppo Hera, il programma debutta su tre nuove città: Bologna, Reggio Emilia e Ravenna. L’obiettivo è fare del festival, ricco come sempre di ospiti italiane e internazionali, un punto di convergenza per le energie, le esperienze e le progettualità di un territorio da sempre particolarmente attivo sui temi dei diritti delle donne, coinvolgendo istituzioni, associazioni e realtà che da anni operano in Emilia-Romagna su questi fronti. A Firenze, luogo dove il festival è nato, tornerà una due giorni dedicata a novità letterarie e presentazioni.
“Paura non avremo”, il titolo della IX edizione. L'Eredità delle Donne celebra quest'anno il valore, la necessità e l'indomabilità del coraggio femminile e lo fa fin dal titolo, ispirandosi alle parole che abbiamo imparato a conoscere dai versi di Sebben che siamo donne, uno dei canti di protesta e di lotta più famosi. E se da sempre le donne hanno dovuto fare i conti con la paura - la paura della violenza, la paura di non veder rispettati i propri diritti, la paura del sessismo e della misoginia - è altrettanto vero che da sempre a essa reagiscono. È da qui che EDD riparte per affrontare questi temi con un approccio femminista, sollecitando le risposte di ricercatrici, politologhe, economiste, artiste, scienziate capaci di idee rivoluzionarie, di prospettive creative, di punti di vista originali. Cinque giorni di incontri, dibattiti, presentazioni di libri e una grande serata conclusiva condotta da Serena Dandini per celebrare insieme il 25 novembre, la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. In un momento storico di grandi cambiamenti e nuovi timori - sono 56 i conflitti oggi in corso, centinaia di migliaia le vittime, oltre 100 milioni le persone costrette a fuggire, mentre si susseguono gli allarmi di una recessione globale - l’Eredità delle Donne fa sue le parole di Teresa Mattei, Madre Costituente: «Aver paura non significa non aver il coraggio di superarla». Un festival che mantiene saldamente la testa nel futuro e il cuore nella storia, vista anche la ricorrenza proprio nel 2026 degli 80 anni del diritto di voto alle donne.
Il femminismo può essere popolare. La manifestazione, che negli anni ha coinvolto più di 650 ospiti da tutto il mondo, registrando oltre 87mila presenze fisiche e raggiungendo oltre 1,5 milioni di utenti in streaming, oggi torna per la IX edizione con la consapevolezza che la strada verso la parità sia tutt'altro che conclusa e proponendo la sua visione inclusiva e partecipativa di femminismo. L'obiettivo è coinvolgere un pubblico eterogeneo, non specialistico, di tutte le età, nella maniera più aperta, accessibile e popolare possibile, con l'idea che nessuno, tra spettatrici e spettatori, si senta lasciato indietro.
La call, per una mobilitazione nazionale. Torna anche in questa edizione il cartellone OFF, ormai un punto fermo del festival: dopo il successo dello scorso anno con 550 appuntamenti in tutta Italia, anche per il 2026 EDD lancerà la sua call, una chiamata verso tutte le realtà culturali, produttive italiane, ma anche ai singoli individui, invitandoli e condividere i valori dell’appuntamento di novembre. Posso essere proposti incontri e conferenze, dibattiti o momenti divulgativi e di approfondimento, spettacoli ma anche reading, trekking urbani, visite guidate, mostre, performance e tanto altro. Tutte le iniziative affini alle tematiche e ai valori del festival hanno l'opportunità di essere inserite nel cartellone OFF de L’Eredità delle Donne, che diventa così il festival di tutta l’Italia. Le proposte sono da presentare esclusivamente online, attraverso gli appositi form di partecipazione nel sito www.ereditadelledonne.eu entro il 30 settembre. Tutte le attività approvate saranno inserite all’interno della comunicazione del festival e saranno diffuse attraverso i canali ufficiali (comunicazioni alla stampa, sito internet e social).
Si è svolta questa mattina, nel cortile interno dell'Azienda
ospedaliero universitaria di Sassari, in viale San Pietro 10, di
fronte al Palazzo Bompiani, l'iniziativa nazionale "Cibo e Salute",
promossa da Coldiretti, Fondazione Campagna Amica e Fondazione
Aletheia, alla quale ha aderito anche l'Aou di Sassari insieme a
oltre 70 ospedali e mercati contadini in tutta Italia.
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(Adnkronos) - Marc Marquez si prende il venerdì al Sachsenring. Lo spagnolo della Ducati realizza il miglior tempo nelle pre-qualifiche del Gp di Germania in 1'19"394 precedendo il connazionale dell'Aprilia Raul Fernandez (1'19"560) e il compagno di marca Fabio Di Giannantonio (1'19"674). Quarto tempo per il fratello Alex Marquez (1'19"711) con la Ducati del team Gresini seguito dall'australiano Jack Miller (1'19"841), con la Yamaha e da tre moto di Noale, con il giapponese Ai Ogura (1'19"906) davanti a Marco Bezzecchi (1'19"996) e allo sapgnolo Jorge Martin (1'20"011). Solo tredicesimo Francesco 'Pecco' Bagnaia (1'20"132) con la rossa di Borgo Panigale che sarà costretto a passare dal Q1. Domani alle 10.50 le qualifiche ufficiali e alle 15 la Sprint.

(Adnkronos) - Cinquant'anni dopo il disastro di Seveso "si può dire che, da un punto di vista legale, giustizia è stata fatta". Un congruo risarcimento "è importante" per il dramma vissuto dalla popolazione di Seveso e dei territori investiti dalla fuga di diossina fuoriuscita dalla fabbrica Icmesa il 10 luglio 1976. "Ma è ovvio che l'entità della sofferenza è stata tale che il danno intimo rimane". Per sempre. Quella lezione terribile però "è servita. L'abbiamo imparata a livello internazionale. Quando si verificò l'incidente, chi nel mondo aveva un'industria chimica 'in casa' si è detto: una Seveso potrebbe succedere anche qui, prima o poi". E il risultato della riflessione furono leggi "importantissime (in Europa la direttiva Seveso, ndr) che oggi regolamentano le norme di sicurezza che è indispensabile adottare, pena la chiusura della fabbrica che non le rispetta. La cultura del 'proteggiamo l'operaio nello stabilimento' si è ampliata. E oggi proteggiamo l'operaio nella fabbrica, ma proteggiamo anche l'ambiente dalla fabbrica, la popolazione che vive vicino alla fabbrica, i fiumi dove la fabbrica scarica e così via. C'è voluta una Seveso per poter realizzare questo cruciale cambio di prospettiva". A evidenziarlo all'Adnkronos Salute è Luigi Bisanti, medico esperto di epidemiologia. Nel 1976 era un giovane laureato in Medicina, percorso che aveva concluso nel 1974. Per due anni si era formato all'estero, "perché in Italia l'epidemiologia ai tempi era quasi inesistente". E dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine era appena rientrato in Italia, all'Istituto superiore di sanità (Iss), quando venne chiamato nell'Ufficio speciale per Seveso. Catapultato nel cuore di uno dei disastri ambientali più gravi della storia d'Italia.
Certe cose "non si dimenticano mai". E Bisanti ricorda tutto di quei giorni, del dolore e dello smarrimento della gente di Seveso e dell'impotenza di chi doveva dare risposte in assenza di dati. "Il clima era dei più difficili - racconta - perché non si aveva piena conoscenza su tutti gli effetti del tossico micidiale" che si era sprigionato. Nome in codice: Tcdd. "Il problema era sapere quanta diossina era stata liberata nell'ambiente, non se fosse presente. Perché in realtà il proprietario dell'Icmesa, cioè la Givaudan", che a sua volta faceva capo al colosso farmaceutico svizzero Hoffman-La Roche di Ginevra, "sapeva benissimo che si sarebbe formata diossina nel caso in cui quel ciclo di produzione fosse andato fuori controllo, ed era proprio ciò che era successo. Gli italiani non sapevano niente, ma loro lo sapevano già lo stesso giorno, per via dei precedenti incidenti industriali, e lo hanno tenuto per sé, comunicandolo solo a distanza di quasi 10 giorni" dal disastro, il 19 luglio, "consapevoli che due giorni dopo sarebbero arrivati i risultati delle analisi su matrici ambientali del Laboratorio di igiene e profilassi di Milano".
"Con i mezzi ancora non perfetti di cui si poteva disporre in quegli anni in laboratorio si seppe che c'era un sacco di diossina sparsa in giro. La situazione era molto tesa, soprattutto per quanto riguardava le gravidanze e come regolarsi. I precedenti erano incidenti con lavoratori esposti, prevalentemente maschi. Dati consistenti sulle gravidanze esposte a diossina non ce n'erano. La differenza era proprio questa: stavolta a Seveso l'incidente aveva riguardato la gente che abitava intorno alla fabbrica. E c'erano donne di tutte le età: donne in età fertile, donne già incinte e donne che lo sono diventate successivamente, quando ancora subivano l'esposizione" alla sostanza tossica. "Queste donne volevano essere informate e istruite sul da farsi. All'epoca tra l'altro l'aborto era ancora una pratica vietata, non c'era la legge 194" che arriverà nel 1978. "Per fortuna ci sono stati medici di grande valore, nella clinica Mangiagalli di Milano, che si mettevano al servizio di queste donne, assicurando che sarebbero stati al loro fianco supportandole in ogni decisione che avessero preso e garantendo loro la massima assistenza. E' stato un comportamento eccezionale, di medici e operatori che lavoravano secondo coscienza".
L'eredità scientifica del disastro
Sul fronte dell'epidemiologia dell'incidente si dovette partire praticamente da zero. "La diossina - spiega Bisanti - produce come effetti immediati principalmente la cloracne", gravi lesioni cutanee che colpirono soprattutto i bambini delle zone inquinate dalla nube tossica. "Ma il dramma è che questa sostanza si annida nel tessuto adiposo, è una molecola estremamente stabile, e si produce un effetto di somma perché l'organismo umano non ha le competenze enzimatiche sufficienti per metabolizzarla e distruggerla, oppure impiega decenni per poterlo fare. Quindi chi è esposto a diossina lo è continuativamente, come è stato per la popolazione delle zone interessate dalla contaminazione. Questa esposizione avrebbe potuto dare degli effetti a distanza che non erano allora completamente noti. Si sapeva che c'era un'azione cardiotossica, quindi sul cuore, un'azione sul sistema ormonale, sul sistema riproduttivo e poi sui tumori, prevalentemente del tessuto linfoematopoietico", quindi linfomi, leucemie, mielomi. Si badò subito agli effetti acuti e ad evitare l'esposizione, perciò nei primi momenti il primo interesse fu che in zona A", la più inquinata, "non ci poteva restare nessuno, perché sicuramente avrebbe avuto molti guai e seri".
Fu necessario "allontanare le persone e fu fatto dopo diversi giorni, non senza difficoltà - ricorda - Portare via oltre 700 persone dalla propria abitazione, costringerle a lasciare le loro case e la loro vita, non è facile, anche per i migliori politici che sanno parlare meglio con la gente. I più recalcitranti sono anche ritornati sotto il loro tetto, rompendo la rete che recintava la zona, esponendosi a un pericoloso accumulo di diossina". Tutte queste persone che vivevano nelle aree a rischio delimitate dagli esperti "sono state seguite. E non sapendo con precisione dove concentrarsi, si controllava tutto: gli enzimi di tutti gli organi - fegato, reni, stomaco, milza - i segni ematochimici che si associano alla comparsa dei tumori". E poi si presero contatti "con le persone più esperte sparse nel mondo, si provvedette ad acquisire informazioni valide, a conoscere tutta la letteratura medica che serviva per creare una struttura epidemiologica fatta di molte persone e competenti" per il caso Seveso. "E' intervenuta la Clinica del lavoro dell'Università degli Studi di Milano, e dagli anni Ottanta furono avviati studi per accertare effetti a lungo termine dell'esposizione a Tcdd". Nacquero collaborazioni con gli Usa e con i Cdc (Centers for Disease Control and Prevention) di Atlanta. E si valutarono dai livelli plasmatici di Tcdd agli effetti di ogni tipo sull'organismo. Ogni aspetto diventava un programma di osservazione epidemiologica a sé".
Fra gli elementi che emersero ci fu anche "un'alterazione del rapporto maschi-femmine alla nascita" che fu documentato "dall'ospedale di Desio" in 674 nati nell'area tra il 1977 e il 1996. In pratica la quota di neonati maschi diminuiva al crescere della concentrazione plasmatica di Tcdd, con uno squilibrio che si notava in particolare "nei figli dei padri esposti alla sostanza quando avevano un'età inferiore a 19 anni". Una situazione "che suggeriva un'azione selettiva per la diossina sui cromosomi che riguardano i maschi e non le femmine". Alcuni studi più di lungo periodo indagarono sulla comparsa di tumori e in generale si studiò poi la mortalità della popolazione esposta rispetto a quella non esposta, osservando in particolare nei primi anni un eccesso per patologie cardiovascolari, sul quale potrebbero aver inciso anche "le terribili condizioni di stress che hanno caratterizzato la vita di quella popolazione per un lungo periodo di tempo dopo l'incidente". E ancora: l'ospedale di Desio, in collaborazione con i Cdc, impostò il Seveso Women's Health Study, che ha incluso 981 donne di cui erano disponibili campioni di sangue prelevati tra il 1976 e il 1981. Uno studio che ha permesso di documentare un aumento del rischio di tumori legato a ogni incremento dei livelli di Tcdd plasmatica. Nell'ambito di questo programma sono stati indagati anche altri effetti sull'organismo femminile, non solo oncologici, sia sulle donne reclutate che sulla loro progenie, sulla seconda generazione.
"Erano tutti studi molto attesi", ripercorre Bisanti, anche per l'analogia con un altro contesto di elevata e diffusa esposizione alla diossina, e cioè il caso dell'erbicida Angent Orange sparso sulle foreste e risaie del Vietnam tra il 1961 e il 1971. Sicuramente, fra le eredità positive del dramma di Seveso resta dunque "la produzione scientifica che derivò" e che contribuì ad aumentare la conoscenza di questo tossico e sul fronte nazionale "la svolta impressa all'epidemiologia italiana, che fino ad allora era stata 'un'orfanella', si può dire".
Una ferita invisibile
Ma ci sono anche gli insegnamenti su cosa "va evitato ad ogni costo in contesti di disastri come è stata la vicenda di Seveso", fa notare Bisanti. "Non dovremo dimenticare mai più che la popolazione colpita vive in aggiunta quello che definiamo lo stress da soccorso", osserva l'esperto facendo riferimento alle "misure di emergenza dei primi giorni, all'aggressione mediatrica, alla pressione ideologica di chi voleva per le donne il ricorso all'aborto e chi invece voleva impedirlo. Ci fu anche chi si appostava davanti agli ospedali, incurante del fatto che quelle donne stavano soffrendo in maniera indicibile". La popolazione ha dovuto fare i conti con la paura dell'ignoto, "leggeva titoli che sui principali quotidiani internazionali definivano la loro vicenda come una 'nuova Hiroshima'". Tutto questo stress, derivato anche dall'impatto che le scelte operate ebbero sugli anziani, come anche sui bambini e su tutti i cittadini dell'area in generale, "si può e si deve evitare con l'ascolto delle persone, curando la comunicazione con i diretti interessati, e non dimenticando di valorizzare la coesione sociale e la partecipazione". Nel disastro di Seveso è mancata "la capacità di favorire la resilienza della popolazione".
Giustizia è stata fatta "se si considera che la proprietà è stata condannata a pagare delle cifre veramente molto alte" per i danni. "Si parla di molti miliardi di lire dell'epoca e vanno aggiunti anche gli accordi extragiudiziali raggiunti. Il danno intimo, però, quello rimane". Una ferita dolorosa, da non dimenticare.
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