
(Adnkronos) - Cento anni dopo la sua morte, Rodolfo Valentino non ha ancora smesso di sedurre. Anzi: il tempo sembra aver lavorato per lui. Rodolfo Pietro Filiberto Guglielmi, morto a New York il 23 agosto 1926, fu molto più di un attore del cinema muto. Fu uno dei primi grandi divi internazionali del cinema, un fenomeno di massa capace di trasformare un volto, un gesto e uno sguardo in una leggenda, consacrando sul grande schermo la figura del latin lover. A un secolo dalla morte, il nome di Valentino continua a evocare un'epoca in cui Hollywood stava costruendo il proprio immaginario e il cinema imparava a trasformare gli attori in icone. La sua parabola, breve e vertiginosa, lo portò dall'Italia agli Stati Uniti, dai lavori più umili alle luci di Hollywood, fino alla consacrazione come amante latino e simbolo di un nuovo ideale maschile.
Rodolfo Guglielmi nacque a Castellaneta, in provincia di Taranto, il 6 maggio 1895. Dopo la morte prematura del padre, ex ufficiale di cavalleria e veterinario, studiò in collegio a Sant'Ilario Ligure, dove nel 1912 conseguì il diploma in agraria. Ma quella vita non gli bastava. Cercò fortuna prima in Francia e, nel dicembre 1913, emigrò negli Stati Uniti. A New York svolse diversi lavori prima di entrare nel mondo dello spettacolo. Fu giardiniere, poi taxi dancer, il ballerino che veniva pagato per accompagnare le clienti nei locali alla moda. Fu proprio la danza a offrirgli la prima occasione per farsi conoscere. Con il nome di Rodolpho di Valentina si esibì accanto a ballerine celebri come Bonnie Glass e Joan Sawyer. La sua permanenza a New York fu tutt'altro che tranquilla e alcuni problemi con la polizia lo spinsero infine a lasciare la città. La destinazione successiva fu Hollywood.
All'inizio arrivarono soprattutto ruoli secondari e parti da antagonista. Tra il 1918 e il 1920 il suo nome comparve nei titoli di diversi film, mentre la grafia oscillava ancora tra Rodolpho di Valentina, Rodolfo di Valentini e Rodolpho Valentino. La svolta arrivò nel 1921, quando la sceneggiatrice June Mathis lo volle come protagonista de "I quattro cavalieri dell'Apocalisse", diretto da Rex Ingram e tratto dal romanzo di Vicente Blasco Ibáñez. Valentino interpretava Julio Desnoyers, aristocratico, libertino e seduttore, destinato a redimersi attraverso il sacrificio. Il film trasformò l'attore in una star. Il tango che Valentino ballava sullo schermo, la sua eleganza, il modo di muoversi e soprattutto i primi piani del suo volto crearono un'immagine completamente nuova dell'uomo cinematografico. Nello stesso anno arrivò il nome con cui sarebbe entrato nella storia: Rudolph Valentino.
La consacrazione definitiva arrivò con "Lo sceicco", diretto da George Melford e uscito nel 1921. Nei panni dello sceicco Ahmed Ben Hassan, Valentino incarnò l'amante esotico, misterioso e dominante, capace di unire sensualità e romanticismo. Il successo fu enorme. Le spettatrici americane trasformarono l'attore italiano in un idolo e Hollywood comprese di avere davanti un fenomeno che andava ben oltre il cinema.
Nel 1922 arrivarono "Sangue e arena" e altri titoli destinati a rafforzarne la popolarità. Valentino era ormai l'incarnazione dell'amante latino: straniero, elegante, sensuale e lontano dall'immagine dell'uomo americano tradizionale. Il suo fascino, però, non conquistava tutti. Una parte della stampa maschile lo derideva, considerandolo un simbolo di una mascolinità troppo raffinata e ambigua. Gli vennero affibbiati soprannomi sprezzanti e caricaturali. Ma quelle polemiche contribuirono, paradossalmente, ad alimentare la sua fama.
La vita privata di Valentino fu quasi altrettanto movimentata della sua carriera. Nel 1922 sposò la scenografa e attrice Natasha Rambova, donna sofisticata e ambiziosa che ebbe una forte influenza sulle sue scelte artistiche. Il matrimonio arrivò prima che fosse legalizzato il divorzio dall'attrice Joan Acker e Valentino fu accusato di bigamia. La vicenda alimentò ulteriormente l'attenzione dei giornali. Rambova cercò di indirizzarlo verso un cinema più raffinato e meno commerciale. Il tentativo si scontrò però con gli interessi degli studios e con l'immagine che il pubblico aveva ormai costruito di Valentino. Dopo l'insuccesso de Il giovane rajah, l'attore entrò in conflitto con la produzione e rimase lontano dal cinema per quasi due anni. Durante quella pausa continuò comunque a essere una celebrità. Si esibì come ballerino insieme alla moglie, pubblicò poesie, incise canzoni italiane, prestò il proprio volto alla pubblicità e pubblicò persino un manuale dedicato alla forma fisica. Valentino non era più soltanto un attore: era diventato un marchio.
Dopo un viaggio in Europa e il ritorno in Italia, Valentino rientrò negli Stati Uniti e tornò sul grande schermo. Nel 1924 interpretò "Monsieur Beaucaire", mostrando anche un inatteso talento per la commedia e una certa capacità di ironizzare sulla propria immagine. Il matrimonio con Rambova terminò nel 1925. Nello stesso periodo Valentino chiese la cittadinanza statunitense, una scelta che gli attirò critiche anche dall'Italia fascista, che lo accusò di aver rinnegato la patria d'origine. La carriera, intanto, riprese quota. Con "L'aquila nera", diretto da Clarence Brown, Valentino tornò a conquistare il pubblico. Ma il suo ultimo grande trionfo fu "Il figlio dello sceicco", diretto da George Fitzmaurice e distribuito nel 1926. Il film era quasi una celebrazione consapevole del personaggio costruito negli anni precedenti. Valentino interpretava due ruoli, padre e figlio, e tornava a vestire i panni dell'uomo del deserto, del seduttore selvaggio e romantico. Era l'apoteosi del mito.
Poi arrivò la tragedia. Il 15 agosto 1926 Valentino fu ricoverato a New York dopo un improvviso malore. Le sue condizioni peggiorarono rapidamente e il 23 agosto, a soli 31 anni, morì per una peritonite. La notizia provocò una reazione senza precedenti. Migliaia di persone si riversarono davanti alla struttura dove era esposto il corpo. Le cronache raccontarono scene di disperazione collettiva, svenimenti, disordini e persino episodi di autolesionismo. Il funerale divenne un evento di massa. Decine di migliaia di persone vollero rendere omaggio all'attore e il viaggio della salma attraverso gli Stati Uniti assunse i contorni di un pellegrinaggio. Hollywood aveva perso una delle sue stelle più luminose. Ma, senza saperlo, aveva appena guadagnato un mito destinato a durare molto più a lungo di qualsiasi carriera cinematografica.
La morte di Valentino non chiuse la sua storia: la trasformò. Gli studios cercarono nuovi attori capaci di raccoglierne l'eredità, ma nessuno riuscì davvero a sostituirlo nell'immaginario del pubblico. Il suo volto continuò a comparire in libri, film, spettacoli teatrali e celebrazioni. Nel 1977 Ken Russell gli dedicò "Valentino", interpretato dal ballerino Rudolf Nureyev. Nello stesso anno Gene Wilder ne propose una versione parodistica in "Il più grande amatore del mondo". Anche in Italia il personaggio tornò più volte sulla scena, fino a essere interpretato da Marcello Mastroianni nella rivista "Ciao, Rudy".
Ma il vero lascito di Valentino non è soltanto cinematografico. È culturale. Prima di lui, una star poteva essere popolare; con lui nacque qualcosa di diverso: il divo come fenomeno collettivo, capace di occupare contemporaneamente lo schermo, le pagine dei giornali, la pubblicità e la fantasia del pubblico. A cento anni dalla sua morte, Valentino continua dunque a rappresentare una domanda ancora attuale: quanto di una celebrità appartiene alla persona e quanto, invece, all'immagine che il pubblico costruisce intorno a lei? Rodolfo Guglielmi morì a 31 anni. Rodolfo Valentino, invece, non è mai morto davvero. Il suo ultimo film arrivò pochi mesi dopo la sua scomparsa, ma il personaggio che aveva creato non ha mai smesso di recitare. E ancora oggi, a un secolo di distanza, quel volto dagli occhi scuri continua a sedurre. (di Paolo Martini)

(Adnkronos) - Esordio stagionale per il Milan. Oggi, domenica 23 agosto, i rossoneri affrontano in trasferta il Torino allo stadio Olimpico-Grande Torino in un match valido per la prima giornata di Serie A 2026/2027. C'è curiosità per vedere all'opera la squadra del nuovo tecnico Amorim che punta a tornare in Champions League, dopo aver fallito la qualificazione negli ultimi due anni. Il Milan ha conquistato due vittorie nelle ultime due partite di campionato contro il Torino, tante quante nelle precedenti sette sfide, con tre vittorie granata e due pareggi. Ecco orario, probabili formazioni e dove vedere la partita in tv e streaming.
Ecco le probabili formazioni di Torino-Milan, in campo alle 20.45:
TORINO (3-4-2-1): Mascardi; Comuzzo, Coco, Comert; Pedersen, Fitz-Jim, Gineitis, Cacciamani; Njie, Vlasic; Simeone. All. Abate.
MILAN (3-4-2-1): Maignan; Gila, De Winter, Pavlovic; Chukwueze, Modric, Musah, Estupinan; Cissè, Loftus-Cheek; Goncalo Ramos. All. Amorim.
Torino-Milan, domenica 23 agosto, sarà trasmessa in diretta su Dazn. Gli abbonati potranno seguire l’incontro attraverso l’app della piattaforma su smart TV e dispositivi compatibili oppure in streaming tramite computer, smartphone e tablet. La partita sarà visibile anche su Sky per gli abbonati al pacchetto che comprende la Serie A. La diretta sarà disponibile pure in streaming su NOW.

(Adnkronos) - Dopo la cronometro inaugurale si corre la seconda tappa del Vuelta di Spagna. Oggi, domenica 23 agosto si disputa la seconda frazione con partenza dal Principato di Monaco e arrivo a Manosque dopo 214,3 chilometri, la tappa più lunga della corsa iberica. Un percorso accidentato e con un paio di salite impegnative ma lontane dal traguardo.
La seconda tappa propone un dislivello superiore ai 3000 metri. Sono due le salite in programma: l’Alto Châteauneuf-Grasse, 12,7 chilometri al 3%, seguito dal Col de Saint-Andrieu, 4,3 chilometri al 5,2%. Nel finale ci sono altri brevi tratti in salita, compreso uno di 2,8 chilometri al 6,2% a una cinquantina di chilometri dall’arrivo.
La diretta integrale della Vuelta di Spagna è su Eurosport 1 e in streaming su discovery+ e HBO Max, oltre che sui pacchetti che includono i canali Eurosport (Dazn, Timvision e Prime Video Channels). La tappa partirà a mezzogiorno per arrivare intorno alle 17.30.

(Adnkronos) - I funghi champignon, conosciuti anche come prataioli bianchi, sono tra i funghi commestibili più coltivati al mondo, "il cui consumo è da tempo collegato a diversi effetti benefici sulla salute. Forti evidenze sono state riscontrate nella prevenzione dei tumori, in particolare alla prostata, ma finora i ricercatori non avevano completamente compreso quale fosse il loro preciso meccanismo anti-cancro. Un gruppo di ricercatori ha esaminato i dati preclinici e i primi risultati di una sperimentazione clinica di fase 2, attualmente in corso, in cui si sta valutando l’efficacia di un integratore a base di funghi prataioli bianchi nel trattamento dell’adenocarcinoma prostatico". Lo sottolinea con un post su Instagram l'infettivologo e divulgatore scientifico Matteo Bassetti.
"I funghi champignon Agaricus contengono alcuni composti bioattivi in grado di ritardare e prevenire la progressione del tumore alla prostata: queste sostanze sono in grado di regolare la risposta immunitaria nei confronti delle cellule cancerose, ovvero esercitano un effetto immunomodulatore che sfrutta le risposte del sistema immunitario per contrastare la crescita dei tumori stessi", prosegue Bassetti.
Secondo gli studiosi, che non hanno ancora condotto un’analisi volta a identificare quali specifici composti naturali esercitino questa azione, "ad avere un ruolo significativo nell’attività immunomodulatoria potrebbe essere il ß-glucano, un polisaccaride presente nella parete cellulare dei funghi. Al momento non esistono prodotti adeguati, quindi evitate di comprare prodotti a base di funghi o estratti online, perché non sono approvati dalle agenzie che si occupano di regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici. Speriamo - conclude il medico - di avere presto nuovi dati e di poter disporre di integratori adeguati".

Se hai scelto di non accettare i cookie di profilazione e tracciamento, puoi aderire all’abbonamento "Consentless" a un costo molto accessibile, oppure scegliere un altro abbonamento per accedere ad ANSA.it.
Ti invitiamo a leggere le Condizioni Generali di Servizio, la Cookie Policy e l'Informativa Privacy....

(Adnkronos) - "Le voci di mercato su Yildiz? Io la vivo tranquillamente, il calciatore è Yildiz. Dal mio punto di vista è facile, possono offrire quello che vogliono ma io lo voglio mettere in campo. E lui è il ragazzo perfetto per far questi discorsi da persona matura, sa benissimo che non deve affrettare niente". Il tecnico della Juventus Luciano Spalletti, alla vigilia della prima giornata di campionato contro il Frosinone, ha parlato così delle voci di mercato sul futuro della stella bianconera Kenan Yildiz, accostato all'Arsenal negli ultimi giorni.
Spalletti ha aggiunto: "Il suo futuro è importante già nella Juventus. Yildiz non è importante perché c'è un club che può spendere 100 milioni per lui. Lui è già nel club che offre 100 milioni per lui. Siamo tutti tranquilli e vogliosi di far vedere le potenzialità di un fenomeno del calcio. Anche i tifosi hanno lo stesso pensiero".

(Adnkronos) - Due su due per le ragazze di Velasco. Seconda vittoria consecutiva per l’Italvolley femminile ai campionati europei di pallavolo. Allo Scandinavium di Göteborg, le azzurre superano 3-0 (25-13, 25-20, 25-19) il Montenegro e proseguono a punteggio pieno il proprio cammino nella Pool D, dopo la vittoria all'esordio sulla Croazia, sempre per 3-0. Prova di forza della Nazionale italiana, capace di indirizzare la gara fin dalle prime battute, imporre il proprio ritmo e concedere pochissimo a un Montenegro alla seconda sconfitta consecutiva dopo il 3-0 subito nel match d’apertura contro la Svezia. Italia domani, 23 agosto, di nuovo in campo contro le padrone di casa della Svezia.

(Adnkronos) - Del marketing e della comunicazione Silvio Berlusconi è stato un genio, uno dei pionieri assoluti in Italia. Difficile pensare che non avrebbe apprezzato, con la sua proverbiale ironia, di ritrovarsi protagonista postumo di un'operazione tutta social: un po' nostalgia, un po' satira, un po' memoria storica collettiva. È quanto accade ogni giorno sulla pagina Instagram "Berlusconismo nostalgico", arrivata a superare i 100mila follower e diventata, negli ultimi mesi, un piccolo fenomeno di culto per chi ha vissuto (o rimpiange) la stagione del Cavaliere. "Immagini, fatti, storie, aneddoti e racconti tra berlusconismo e Seconda Repubblica", recita la bio del profilo.
Ora quel fenomeno fa un passo in più e si trasforma in un vero e proprio asset: il 12 agosto scorso, a quanto apprende l'Adnkronos, il fondatore della pagina, Giustino Mucci - consulente esterno del Mur per la comunicazione digitale e il social media management - ha depositato il marchio "Berlusconismo nostalgico" presso l'Uibm, l'Ufficio italiano brevetti e marchi.
Non un semplice atto formale, a giudicare dall'ampiezza della domanda: il marchio, verbale e individuale, copre dieci classi merceologiche. Si va dalla classe 9 (pubblicazioni elettroniche e file video scaricabili) alla 14 (portachiavi e gadget), dalla 16 (libri, riviste, calendari) alla 18 (zaini, borse, portafogli), fino all'abbigliamento (classe 25) e agli articoli promozionali (classe 26). Non manca la parte più strategica: pubblicità e marketing (classe 35), radiodiffusione e streaming (classe 38), editoria e produzione di podcast (classe 41). Un ventaglio che lascia intuire ambizioni ben più ampie di una semplice pagina social. "Il deposito nasce prima di tutto dall'intento di tutelare la pagina Instagram, che ha raggiunto un seguito importante", spiega Mucci all'Adnkronos. "Il progetto avrà sicuramente sviluppi di natura editoriale nei prossimi mesi, ma per ora resta legato alla narrazione che già si vede sul profilo".
I margini di crescita, però, sono già delineati. "Il progetto si approfondirà sia sul versante social sia su quello web, con l'apertura di un sito dedicato a contenuti editoriali di maggiore respiro", racconta ancora Mucci. "Lo sviluppo sarà quantitativo e qualitativo insieme: ci apriremo ad altri canali social oltre che al web, e in tutti gli asset approfondiremo la linea editoriale, lasciando come filo conduttore il recupero aneddotico del berlusconismo, con tutte le sue sfumature, scavando sempre più a fondo nel racconto".
Non solo archeologia politica, però. "Andremo ad approfondire maggiormente anche temi ed episodi di attualità, che oggi sulla pagina Instagram sono solo brevi incursioni satiriche e che invece saranno declinati in modo più ampio e puntuale". Tra le novità in cantiere, anche un allargamento del racconto a nuove voci: "Punteremo a introdurre volti che rafforzino le diverse linee narrative del progetto".
Sul fronte organizzativo, la regia resta salda nelle mani dell'ideatore. "Il progetto è fondato e diretto da me, ma curato in alcune parti tecniche da Amleto.io, una factory di digital strategy che fa sempre capo a me", precisa Mucci. "Al momento il progetto conta due collaboratori, ma l'obiettivo, in prospettiva, è includere altre figure". Un marchio che nasce social e guarda già oltre lo schermo dello smartphone. Berlusconi non c'è più da oltre tre anni, ma il berlusconismo, evidentemente, ha ancora molto da raccontare. E da vendere. (di Antonio Atte)

(Adnkronos) - Dopo il sole tocca alla Luna. Il 28 agosto dall’Italia sarà possibile osservare l'eclissi parziale del satellite, quando l’ombra della Terra oscurerà fino al 96% della Luna. Se un tempo lontano gli effetti di questi fenomeni era temuti dalla popolazione, oggi rimane il fascino astronomico da godersi con gli strumenti adeguati.
Sui social però rimbalzano ipotesi, come quella transilvanica, o la teoria delle micro-maree del corpo. Tra mito e bufala, risentiamo ancora del gioco d'ombre tra Luca, Terra e sole? "L'eclissi riporta l’interrogativo circa la possibile interferenza dei moti astrali con la fisiologia dell'organismo. Nel pieno della stanchezza di fine stagione, con i ritmi già messi a dura prova dall'afa, attribuire un calo di pressione, un sonno agitato o un filo di nervosismo all'allineamento dei pianeti è l'alibi perfetto" spiega all'Adnkronos Salute l'immunologo Mauro Minelli, professore di Nutrizione clinica all'università Lum Giuseppe Degennaro.
"Sul piano rigoroso della letteratura biomedica, la risposta è netta: non sussiste alcuna evidenza clinica o laboratoristica che dimostri un’azione diretta e misurabile di un’eclissi lunare sui parametri biologici umani - continua Minelli - La plausibilità biologica di un simile fenomeno è stata ampiamente indagata anche attraverso i principi della fisica applicata. La teoria più diffusa, che postula l'esistenza di 'micro-maree' all'interno dei fluidi corporei in virtù dell'attrazione gravitazionale, collide con le leggi della gravitazione universale. Le forze di marea dipendono strettamente dalla massa e dall'estensione spaziale del corpo su cui agiscono: sono capaci di muovere imponenti masse oceaniche, ma risultano fisicamente infinitesimali su una scala dimensionale come quella di un essere umano. Analogamente, sul piano elettromagnetico la luna non genera emissioni proprie, ma riflette la luce solare; l'evento di allineamento e occultamento comporta esclusivamente una temporanea diminuzione dell'irradianza visibile verso la Terra, senza alcuna liberazione di radiazioni anomale".
L'ipotesi transilvanica. "Sul versante epidemiologico e clinico, ampie revisioni sistematiche hanno indagato a fondo la cosiddetta 'ipotesi transilvanica' (l'effetto lunare su salute e comportamento), proprio per verificare se le credenze popolari e le impressioni del personale sanitario avessero un riscontro oggettivo. I ricercatori hanno analizzato decenni di registri ospedalieri relativi a milioni di accessi, incrociando date e orari con le effemeridi astronomiche. I dati riscontrati - puntualizza - hanno sempre smentito qualunque correlazione statisticamente valida tra le fasi lunari o gli eventi di eclissi e l'incremento di eventi acuti, quali parti spontanei, complicanze cardiovascolari, emorragie o ricoveri psichiatrici d'urgenza. Le oscillazioni segnalate storicamente rientrano sempre all'interno della normale variabilità casuale".
E l’ipotesi di un’interferenza con i ritmi circadiani? "L'unica variabile fisiologica sensibile in condizioni naturali è la luminosità ambientale notturna, che tuttavia durante l'oscuramento della Luna viene paradossalmente azzerata, annullando persino il debole stimolo fotico del plenilunio", risponde il medico.
In conclusione. "È possibile, pertanto, ritenere che la credenza in un'influenza lunare sull'organismo trovi una possibile spiegazione nei meccanismi della psicologia cognitiva, in particolare nel bias di conferma. L'osservatore - chiosa Minelli - tende a registrare e memorizzare un evento insolito, o un'alterazione dello stato di salute, e se questo coincide con un fenomeno astronomico raro e suggestivo, ignorando statisticamente le innumerevoli volte in cui il medesimo evento accade in notti ordinarie. L'unica alterazione documentabile rimane di ordine strettamente comportamentale, legata all'eventuale deprivazione di sonno di chi ha fatto le ore piccole sul terrazzo, col naso all'insù, a guardare quel piccolo 7% di luna scampato all'ombra della Terra".

(Adnkronos) - Un uomo di 36 anni e un ragazzo di 15 anni sono stati trovati morti ad Allumiere, comune della provincia di Roma. I due corpi sono stati trovati, intorno alle 12.30, in uno stand gastronomico su viale Garibaldi allestito in occasione del palio. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e il servizio prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro.

“Il welfare non può essere una collezione di bonus, polizze e agevolazioni fiscali. È l’infrastruttura civile attraverso la quale una comunità accompagna la persona nei passaggi più delicati della vita e del lavoro”. Lo ha detto il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, al Meeting di Rimini, nel panel ‘Il welfare non è un benefit. L’impresa, la persona, il lavoro’. Per Fava, non conta soltanto il numero delle prestazioni, ma l’idea di società che esse esprimono: “Un welfare è davvero efficace quando impedisce che la libertà resti soltanto formale. Quando una donna non è costretta a scegliere tra la maternità e il lavoro. Quando un giovane può costruire il proprio futuro senza essere condannato alla precarietà permanente. Quando la cura di una persona fragile non diventa la solitudine di un’intera famiglia”, ha sottolineato.
Nel 2025 i lavoratori assicurati dall’Inps hanno raggiunto circa 27,2 milioni. “Non esiste una previdenza solida senza un lavoro solido. Se il lavoro è discontinuo, povero o irregolare, anche il futuro previdenziale diventa più fragile. Le pensioni di domani si costruiscono nella qualità dell’occupazione di oggi”, ha aggiunto Fava, spiegando che “da questa consapevolezza nasce l’Officina del welfare, il modello con cui l’Inps punta a mettere in rete amministrazioni, imprese, parti sociali, territori e Terzo Settore. L’obiettivo è superare la frammentazione e trasformare prestazioni isolate in percorsi coerenti lungo l’intero arco della vita. Il welfare, ha osservato Fava, non può essere una lista di misure da consultare lasciando al cittadino il compito di scegliere da solo”.
“Abbiamo costruito sistemi complessi e troppo spesso abbiamo lasciato alla persona il compito di ricomporli. Ma il cittadino non può essere costretto a fare da integratore tra istituzioni, banche dati e servizi che non comunicano. Spetta alle istituzioni connettersi; alle persone deve essere restituito il diritto di comprendere, scegliere e progettare il proprio futuro. Perché il welfare non è ciò che una società concede quando qualcuno cade. È ciò che costruisce affinché nessuno sia lasciato solo”, ha concluso.

(Adnkronos) - Per la prima volta Circular for Kids, il progetto promosso da Novo Nordisk nell’ambito del programma di sostenibilità Circular for Zero, arriva al Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini. La farmaceutica è health partner della manifestazione, ruolo che interpreta come occasione per promuovere prevenzione, cultura della salute e iniziative capaci di generare valore per la comunità, con particolare attenzione alle malattie croniche, all’obesità e al rischio metabolico. Grazie all’accordo tra l’azienda e il Meeting, i materiali di comunicazione utilizzati durante la manifestazione saranno recuperati e trasformati in kit didattici e ludici destinati ai bambini ricoverati negli ospedali pediatrici italiani. Circular for Kids - chiarisce una nota - è un progetto ideato dalla farmaceutica in Italia, nell’ambito di Circular for Zero, il framework con cui “sostiene iniziative in grado di unire sostenibilità ambientale e responsabilità sociale”. Il progetto prevede la raccolta dei materiali di comunicazione in disuso - come roll-up, vele e supporti plastici utilizzati in precedenti eventi - e li affida a laboratori sociali che coinvolgono persone in situazioni di fragilità. Da questo processo nascono astucci, kit scolastici e materiali ludico-didattici pensati per portare colore, creatività e un momento di normalità nei reparti pediatrici.
“Circular for Kids - afferma Jens Pii Olesen, General Manager di Novo Nordisk Italia - rappresenta in modo molto concreto la visione che guida la nostra nuova era di Circular for Zero: prenderci cura delle persone e dell’ambiente attraverso progetti capaci di produrre benefici tangibili per le comunità. Portare questa iniziativa al Meeting di Rimini significa inserirla in un luogo di dialogo, incontro e responsabilità condivisa, dove istituzioni, imprese e società civile possono riconoscersi in obiettivi comuni. Siamo orgogliosi che materiali nati per comunicare possano avere una seconda vita e diventare strumenti di gioco, apprendimento e conforto per i bambini ricoverati negli ospedali pediatrici”. Dopo il successo del 2024, con la distribuzione di 4mila kit all’ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, l’edizione 2026 ha preso avvio con una donazione di materiali da parte della Camera dei Deputati. L’accordo con il Meeting di Rimini - precisa la nota - rappresenta un nuovo passaggio del progetto e conferma il valore di una collaborazione tra imprese, istituzioni e realtà sociali, capace di trasformare ciò che ha esaurito la propria funzione originaria in una risorsa concreta per chi vive una condizione di maggiore fragilità.
“Il Meeting nasce come luogo in cui persone, imprese e istituzioni possono incontrarsi per costruire insieme esperienze che generano valore per tutti - sottolinea Francesco Rainone, direttore commerciale del Meeting di Rimini - Per questo siamo particolarmente lieti che una parte dei materiali utilizzati durante la manifestazione possa vivere una seconda vita, trasformandosi in un gesto concreto di attenzione verso i bambini ricoverati negli ospedali pediatrici. È un’iniziativa che unisce sostenibilità ambientale, responsabilità sociale e creatività, dimostrando come anche ciò che ha esaurito la propria funzione possa diventare occasione di bene e di speranza”.

(Adnkronos) - L'acalasia esofagea è una malattia neuromuscolare rara dell'esofago che ostacola il corretto passaggio di cibo e liquidi verso lo stomaco. In condizioni normali, le pareti dell'esofago si contraggono in modo coordinato per spingere il cibo verso il basso, e la valvola situata alla fine dell'esofago si rilassa per farlo entrare nello stomaco. Nei pazienti con acalasia, i nervi dell'esofago subiscono una sorta di degenerazione: i movimenti muscolari si azzerano e la valvola rimane costantemente chiusa o non si apre a sufficienza, causando così il ristagno del cibo nel canale esofageo. “Il principale campanello d'allarme è la disfagia, ovvero la sensazione che il cibo, prima liquido (all’inizio dei sintomi) e poi solido, rimanga bloccato in gola o nel petto. Spesso i pazienti avvertono anche rigurgito di cibo non digerito, dolore al torace (che può anche simulare un infarto), perdita di peso involontaria e una forte tosse notturna causata dal cibo che passa nelle vie respiratorie. Se questi sintomi persistono, è fondamentale non sottovalutarli e consultare uno specialista. Poiché si tratta di una malattia rara in età pediatrica, i sintomi vengono spesso inizialmente confusi con un comune reflusso gastroesofageo o con disturbi alimentari di natura psicologica. Con la crescita, i segnali diventano più simili a quelli degli adulti”. Lo spiega all'Adnkronos Salute Giovanni Di Nardo, gastroenterologo pediatra in forza alla Uoc di Pediatria dell’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea di Roma.
Quali sono gli esami principali per arrivare a una diagnosi certa? "La confusione con il reflusso gastroesofageo è purtroppo molto comune nelle fasi iniziali, perché il bruciore di stomaco e il rigurgito sono sintomi sovrapponibili. Per una diagnosi certa occorre eseguire la manometria esofagea ad alta risoluzione. Il test misura con precisione le pressioni e i movimenti dell'esofago durante la deglutizione. Altri esami di supporto sono la radiografia con bario (la radiografia delle prime vie digerenti), che mostra la tipica forma a "becco d'uccello" dell'esofago, e l'endoscopia digestiva ovvero la classica gastroscopia che serve per escludere altre cause di disfagia.
Quali sono le opzioni terapeutiche disponibili oggi? “Come accade per tante malattie rare, non esiste una cura vera e propria. L'uso esclusivo di farmaci per via orale - avverte - non costituisce una terapia definitiva né assolutamente efficace. Tuttavia, le medicine vengono impiegate come soluzione temporanea in attesa che il bambino possa sottoporsi ai trattamenti risolutivi, che in età pediatrica e adulta sono di tipo endoscopico e chirurgico”. Quali sono e come cambia la qualità della vita dopo il trattamento? “Le opzioni principali sono tre: la dilatazione endoscopica, che utilizza un palloncino per sfiancare meccanicamente le fibre muscolari della valvola; la Poem (Miotomia Endoscopica Perorale), cioè una tecnica mininvasiva eseguita interamente per via endoscopica, che consiste nel tagliare le fibre muscolari dello sfintere. C’è - aggiunge - poi l’opzione dell’intervento chirurgico (solitamente laparoscopico) che associa al taglio del muscolo una plastica antireflusso per evitare l’inevitabile reflusso gastroesofageo che spesso si associa alle 2 procedure endoscopiche precedentemente descritte. Dopo aver effettuati uno di questi trattamenti, la qualità della vita dei pazienti migliora in modo drastico: tornano a mangiare quasi normalmente, riacquistano il peso perso e spariscono i dolori".

Sono saliti a ventuno i casi umani di contagio da virus della
Febbre del Nilo nella provincia di Oristano. Un ultraottantenne è
ricoverato nell'ospedale San Martino del capoluogo provinciale.
La Asl fa sapere che ono state avviate
l'inchiesta epidemiologica e le attività di profilassi, che
prevedono da parte delle autorità competenti la disinfestazione
dell'area di residenza delle persone che hanno contratto il
virus.
Il primo caso di West Nile risale al maggio
scorso e ha riguardato un soggetto ultrasessantenne, il secondo una
persona ultranovantenne che, dopo aver contratto il virus e
sviluppato la malattia, era purtroppo deceduta. Il terzo caso, un
ultrasessantenne, che è stato dimesso dal presidio ospedaliero
oristanese ed è tornato a casa, il quarto un ultraottantacinquenne,
ancora ricoverato al San Martino, il quinto caso e il sesto caso un
cinquantenne e un ultrasettantenne, che hanno fatto rientro
entrambi nelle loro abitazioni, il settimo e l'ottavo caso due
ultrasettantenni ancora ricoverati all'ospedale San Martino di
Oristano, il nono un ultracinquantenne, che ha già fatto rientro a
casa. Dal decimo al dodicesimo caso due ultrasettantenni e un
ultracinquantenne, ancora ricoverati presso il presidio ospedaliero
oristanese, il tredicesimo e quattordicesimo caso un
ultracinquantenne e un ultraottantenne, anche loro ancora in
osservazione nell'ospedale di Oristano, dove si trova ancora
ricoverato anche un ultrasettantenne, il quindicesimo caso, mentre
il sedicesimo, un altro ultrasettantenne, ha fatto rientro nella
sua abitazione. Gli ultimi quattro casi, diciassettesimo,
diciottesimo, diciannovesimo e ventesimo, due ultrasettantenni e
due ultracinquantenni, si trovano ancora all'ospedale San
Martino.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
Da non perdere...
prevPageLabel nextPageLabel
Il festival Florinas in Giallo si appresta a girare la boa del suo
12/o anno, integrando il consueto e ricco programma serale con
ancora più appuntamenti nel corso della giornata, più laboratori
per i più piccoli e le famiglie, momenti di confronto per addetti
ai lavori e appassionati viaggiatori e curiosi, e performance
serali ad alto tasso di interesse a chiudere ogni singola giornata
delle 4 del festival: 27, 28, 29 e 30 agosto.
Se hai scelto di non accettare i cookie di profilazione e tracciamento, puoi aderire all’abbonamento "Consentless" a un costo molto accessibile, oppure scegliere un altro abbonamento per accedere ad ANSA.it.
Ti invitiamo a leggere le Condizioni Generali di Servizio, la Cookie Policy e l'Informativa Privacy....

(Adnkronos) - Sono passati 10 anni dal terremoto che ha colpito il Centro Italia. Con l'epicentro tra i territori di Accumoli e Amatrice, provincia di Rieti. L'Adnkronos Salute ha raccolto 4 testimonianze per ricordare quei giorni e per rilanciare le necessità ancora incompiute rispetto all'assistenza sanitaria sul territorio. Parlano: Gianluca Chiodini, maxiemergenze Agenzia regionale emergenza urgenza della Lombardia; Rosario Valastro, presidente nazionale Croce rossa italiana (Cri); Enrico Tittoni, presidente dell’Ordine dei medici di Rieti; Pierluigi Cortellini, nel 2016 presidente dell'Ordine dei farmacisti di Rieti e della sezione provinciale di Federfarma di cui mantiene ancora oggi la presidenza.
"Accendi la televisione, è successo un disastro". Sono passati 10 anni e Gianluca Chiodini, un punto di riferimento per le maxiemergenze in Areu (Agenzia regionale emergenza urgenza) Lombardia, ricorda con precisione tutta la sequenza temporale di quel 24 agosto 2016, quando la terrà ha tremato nel cuore del Centro Italia. Era ancora buio. "Intorno alle 4 del mattino mi sveglia lo squillo del telefono", ripercorre in un'intervista all'Adnkronos Salute. Sono passati una ventina di minuti dalla prima forte scossa delle 3.36, epicentro tra i territori di Accumoli e Amatrice, provincia di Rieti. All'altro capo del telefono c'è l'allora direttore generale di Areu, Alberto Zoli, che lo avvisa del grave terremoto. Chiodini rivede mentalmente ogni passaggio: l'unità di crisi regionale che scatta "alle 6 del mattino", nel pomeriggio del giorno stesso "la decisione di partire in accordo con la direzione regionale dei vigili del fuoco Lombardia", il reclutamento del personale, l'elicottero del 118 che si alza in volo con a bordo 2 vigili del fuoco e 2 sanitari "per andare a fare una ricognizione" sul posto. "Noi siamo arrivati alle 4.30-5 del mattino del giorno dopo, il 25 agosto. Amatrice non esisteva più", racconta.
"Arrivati in centro paese l'unica cosa che vedevamo era il campanile, e poco altro. C'era mezzo palazzo rosso rimasto in piedi, nient'altro. Il resto tutto a terra, tutte macerie". Difficile dimenticare la polvere, il caldo, persino i colori dei mattoni. Il 2016 era stato un anno particolare per l'Areu. "Quell'anno avevamo certificato la prima squadra Usar (Urban Search and Rescue) con la componente sanitaria e vigili del fuoco nata in Italia", spiega Chiodini che è il referente operativo. "Il primo corso era stato proprio a maggio e, ahimè, ad agosto ad Amatrice c'è stata subito la prima missione del gruppo Usar Lombardia così composto, che poi ha dato seguito a tutte le altre missioni: quelle per il terremoto di Norcia, la valanga di Rigopiano, il crollo del Ponte Morandi", fra le principali emergenze italiane degli ultimi anni.
Arrivati sul campo, in quel che restava del comune adagiato sulle pendici del monte Gorzano, il team lombardo si mette all'opera. "Abbiamo istituito un campo base e abbiamo cominciato a distribuire le squadre sul paese. All'inizio come Lombardia abbiamo preso parte a 11 cantieri di scavo. Purtroppo, abbiamo estratto solo cadaveri", dice dopo una breve pausa di silenzio. "Chi poteva salvarsi, perché rimasto galleggiante sulle macerie, era stato soccorso. Quelli che sono rimasti sotto hanno avuto poche speranze", ricorda. "Siamo stati ad Amatrice 8 giorni e abbiamo estratto circa 20-22 vittime. Le ultime nei giorni successivi quando ci siamo focalizzati sull'Hotel Roma e abbiamo estratto tutti i deceduti di quella struttura". Vicende dolorose che riemergono nel decennale della catastrofe. Nel crollo di quell'hotel morirono in 7, anche se all'inizio si temeva un bilancio più alto.
Chi scava fra le rovine di un paese raso al suolo dal sisma sa che deve affrontare difficoltà sia da un punto di vista tecnico che emotivo. "Si lavora in un ambiente ostile, fra macerie e polvere. In quei giorni ad Amatrice, poi, faceva molto caldo", ricorda ancora Chiodini. "E si lavora - aggiunge - avendo a fianco a volte i parenti: figli, mamme o papà che sono lì ad aspettare che tu estragga vivi i loro cari", e poi vedono infrangersi le loro speranze. "Purtroppo sì - riflette - perché più vanno avanti le ore più si affievolisce la possibilità di estrarli vivi". Per Chiodini quella è stata la prima missione dal punto di vista delle squadre Usar di ricerca e soccorso nelle macerie, "che è un'attività diversa da una missione di Protezione civile o altro. Io ero già stato all'Aquila", ai tempi del sisma del 2009, "ho passato un mese lì, ma l'attività era totalmente diversa. Se all'Aquila abbiamo montato un piccolo ospedale da campo per l'assistenza alla popolazione, con le squadre Usar si va proprio sul 'cratere'" e si scava, faccia a faccia con la catastrofe, "è totalmente diverso".
La missione ad Amatrice è stata un punto fermo per le emergenze successive su cui Chiodini e colleghi sono intervenuti. "Ci ha portato a definire un metodo, che ovviamente abbiamo portato e adattato in altre situazioni. Abbiamo avuto anche modo di vedere e di modificare le cose che non andavano e di portare tutto questo sulle altre missioni. Ma in particolare siamo riusciti a esportare un modello. Tant'è vero che attualmente ci sono squadre Usar con la componente sanitaria e vigili del fuoco in Piemonte, Toscana, Lazio, Veneto". E il team Usar Medium Ita01 ha ottenuto la classificazione internazionale Insarag, riconoscimento delle Nazioni Unite che certifica la capacità di intervenire nelle emergenze più complesse a livello mondiale. Areu fa parte della componente sanitaria del team, insieme a professionisti provenienti da diverse regioni italiane, con personale altamente specializzato nell'assistenza medica in scenari di calamità, crolli e operazioni di ricerca e soccorso tra le macerie.
Rosario Valastro, presidente nazionale Croce rossa italiana (Cri). “Le immagini di distruzione, di sofferenza, furono davvero terribili, riaprirono la ferita mai chiusa del terremoto dell'Aquila: era evidente che c’erano vittime. Davanti alle catastrofi c’è il senso di fallimento, di non aver fatto abbastanza in termini di formazione, prevenzione. Ma questi sentimenti durarono lo spazio di un secondo perché ci fu subito il momento dell'attivazione. Ad Amatrice, come in tutte le emergenze che ho vissuto da volontario, da vicepresidente e anche da presidente, bisogna attivarsi a tutti i livelli e qui si scopre l’importanza di un’organizzazione capillare: i nostri volontari nelle piccole sedi delle zone colpite sono stati preziosi nel fornire informazioni essenziali per i soccorsi”. Così Valastro a 10 anni dal terremoto di Amatrice, ripercorre l’esperienza vissuta tra l’unità di crisi a Roma e la zona del sisma e ricorda l’importanza della formazione “per non arrivare impreparati alla prossima emergenza”.
“C'è stata una risposta immediata molto forte - spiega Valastro - Durante tutta l'emergenza sono stati messi a disposizione circa 1.500 veicoli, realizzati campi e cucine mobili, grazie a oltre 4.200 volontari che hanno operato in tutta l’area interessata dal terremoto. Come sempre i volontari dei luoghi sono d’esempio un po' a tutti: quando sei colpito nel luogo in cui abiti, sei prima vittima e poi soccorritore, ma appena c’è la possibilità sei immediatamente a disposizione e prezioso nel garantire ‘l'ultimo miglio’. È lo stesso principio con cui portiamo gli aiuti in Medio Oriente o in Ucraina: sono le persone che vivono in quei luoghi che riescono ad arrivare alla gente che ha bisogno. L’umanità che ci motiva, diventa azione efficace grazie a un’organizzazione solida e capillare. Anche le sedi piccole sono strategiche per fornire informazioni essenziali per poter salvare delle vite: nell'emergenza i secondi contano, soprattutto se c'è qualcuno sotto le macerie”.
Come Croce rossa, “siamo praticamente i primi ad arrivare e gli ultimi a ripartire - chiarisce il presidente della Cri - perché comunque, anche dopo la prima emergenza, ci sono altre necessità della popolazione che ci impongono, da un punto di vista umanitario, di rimanere, di essere presenti”.
Enrico Tittoni, presidente dell’Ordine dei medici di Rieti. “Tutto il periodo del primo post terremoto che è stato ovviamente pesantissimo per tutto quello che era successo e per tutto quello che, in qualche modo, si sarebbe dovuto fare per poter non dico ricostruire, ma recuperare un minimo di ritorno alla vita per Amatrice, cosa che, di fatto, non si è ancora verificato”. Così Tittoni ricorda, a 10 anni dal terremoto di Amatrice, l’importante contributo dei medici di medicina generale nei giorni difficili e concitati successivi al sisma del 24 agosto 2016. “All'epoca non ero presidente - spiega - ma il predecessore, Dario Chiriacò, organizzò da subito l’attività dei medici che avevano dato disponibilità al soccorso in una condizione di estrema difficoltà strutturale. Quasi in contemporanea, tutti gli Ordini d’Italia, in una gara di solidarietà, si mossero per mettere a disposizione un'unità mobile sanitaria, ancora in funzione, con cui poter raggiungere le località che non avevano più le strutture, gli ambulatori. Tutti gli ordini d'Italia si sono mossi in un mutuo soccorso”.
Oggi, a un decennio dall’evento, “la situazione della medicina generale è ancora precaria, perché la ricostruzione è ancora tutta in divenire - precisa Tittoni - Ad Amatrice non c'è difficoltà a reperire i medici di medicina generale, come invece si registra in altre realtà nazionale, ma ci sono ancora i centri che all'epoca del terremoto erano stati attrezzati e i medici di medicina generale lavorano presso gli hub dell'Azienda sanitaria locale. Nel 2021 però - aggiunge - è stato inaugurato un auditorium, costruito della Croce Rossa, dove una o più volte l'anno riusciamo a organizzare dei convegni per continuare a mantenere accesa la luce su Amatrice perché, dal punto di vista strutturale, le cose vanno molto lentamente”. Proprio sulle macerie del vecchio ospedale, “è stato ricostruito il nuovo, ma purtroppo non è ancora funzionante - osserva Tittoni - L’auspicio è che sia ricostruito anche il tessuto abitativo adeguato per evitare che possa diventare una cattedrale nel deserto”.
Pierluigi Cortellini, nel 2016 presidente dell'Ordine dei farmacisti di Rieti e della sezione provinciale di Federfarma di cui mantiene ancora oggi la presidenza."Ricorderò sempre lo sgomento nel vedere Amatrice, paese che conoscevo bene, completamente distrutto, buttato giù dal terremoto del 24 agosto di 10 anni fa. Le case, gli edifici. E anche le farmacie. Ci siamo attivati immediatamente per ripristinare il servizio di distribuzione dei farmaci e stare vicino ai colleghi che erano sconvolti, scioccati. Per tre o 4 giorni abbiamo temuto anche per una collega, che non riuscivamo a trovare ma che per fortuna era solo fuori". E' il ricordo di Pierluigi Cortellini, nel 2016 presidente dell'Ordine dei farmacisti di Rieti e della sezione provinciale di Federfarma di cui mantiene ancora oggi la presidenza.
Le due farmacie di Amatrice e la farmacia di Accumoli che erano all'interno deI centri abitati "erano completamente crollate". E' stato necessario, riferisce all'Adnkronos Salute Cortellini, "attivare una procedura di riapertura. Insieme al mio vice abbiamo lavorato intensamente per 4 o 5 giorni, in una situazioen in cui gli uffici non esistevano più, con il Comune inagibile e lo choc della popolazione. Un'esperienza difficile da dimenticare. Per fortuna, per quanto riguarda la riattivazione delle farmacie, abbiamo risolto subito la questione. Da presidente dell'Ordine potevo muovermi su più fronti sull'aspetto legale e burocratico e potevo intervenire sull'aspetto più economico con Federfarma".
Fondamentale, poi, è stata "la solidarietà dei colleghi volontari "arrivati proprio per dare una mano ai farmacisti nelle strutture provvisorie che erano state create, rimaste senza dipendenti. Abbiamo fatto dei turni per non lasciare mai da soli i titolari". Successivamente queste le 2 farmacie di Amatrice "sono state ricollocate all'interno di un centro commerciale prefabbricato, donato da un catena della grande distribuzione. Anche quella di Accumoli è stata spostata in un centro commerciale più piccolo". Oggi le farmacie sono ancora là, "una soluzione ormai definitiva", conclude Cortellini.
Edizione numero due per Quartu Cultura Festival la rassegna che,
forte del successo dello scorso anno, ritorna dal 27 agosto al 10
settembre al Parco di Molentargius Saline. Firmato dalla Fondazione
Quartu Cultura, con l'obiettivo di promuovere e valorizzare gli
itinerari del sapere in città, il cartellone della seconda edizione
del festival propone un programma capace di intrecciare linguaggi e
sensibilità differenti, tra musica, teatro, danza e reading
letterari.
Se hai scelto di non accettare i cookie di profilazione e tracciamento, puoi aderire all’abbonamento "Consentless" a un costo molto accessibile, oppure scegliere un altro abbonamento per accedere ad ANSA.it.
Ti invitiamo a leggere le Condizioni Generali di Servizio, la Cookie Policy e l'Informativa Privacy....

(Adnkronos) - “Il test per Ebola effettuato all'ospedale Sacco di Milano sui campioni prelevati in Trentino da una persona di ritorno da un viaggio nella Repubblica Democratica del Congo è risultato negativo”. Così in una nota il ministero della Salute.
Il paziente, secondo quanto rilevato dalle autorità sanitarie locali, presentava sintomi. “Per questo è stato sottoposto al test. Il Ministero della Salute, attraverso il Dipartimento della Prevenzione, resta in contatto con i referenti territoriali e continua a monitorare l'evoluzione del quadro”, conclude la nota.

Se hai scelto di non accettare i cookie di profilazione e tracciamento, puoi aderire all’abbonamento "Consentless" a un costo molto accessibile, oppure scegliere un altro abbonamento per accedere ad ANSA.it.
Ti invitiamo a leggere le Condizioni Generali di Servizio, la Cookie Policy e l'Informativa Privacy....

Se hai scelto di non accettare i cookie di profilazione e tracciamento, puoi aderire all’abbonamento "Consentless" a un costo molto accessibile, oppure scegliere un altro abbonamento per accedere ad ANSA.it.
Ti invitiamo a leggere le Condizioni Generali di Servizio, la Cookie Policy e l'Informativa Privacy....
Pagina 3 di 432
Sarda News - Notizie in Sardegna
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Per proporre i tuoi feed o un contenuto originale, scrivici a info@sardanews.it