
In collaborazione con Samsung
L’esordio della serie Galaxy Buds4 introduce nuovi standard nell'approccio di Samsung alla progettazione dei dispositivi indossabili. L'elemento distintivo e innovativo al contempo è rappresentato dal nuovo design "a lama", frutto di un processo di ingegneria computazionale basato sull'analisi di centinaia di milioni di rilevazioni auricolari e oltre 10.000 simulazioni virtuali. Il risultato ottenuto presenta un profilo ultra-sottile ergonomico ed elegante che punta a massimizzare la stabilità dell'auricolare durante l'uso prolungato. Mentre il modello Buds4 Pro adotta una conformazione in-ear per isolare acusticamente l'utente, la versione Buds4 propone un design open-fit per chi preferisce un'esperienza più ariosa e meno intrusiva. Entrambi i modelli integrano una finitura in metallo con aree di controllo a pressione per una gestione intuitiva dei comandi.
Sotto il profilo tecnico, la serie introduce innovazioni sostanziali nella riproduzione delle frequenze. Galaxy Buds4 Pro integra un woofer completamente ripensato che aumenta l'area di vibrazione del 20% rispetto alla generazione precedente, ottimizzando la profondità dei bassi senza di conseguenza aver dovuto alterare le dimensioni del dispositivo. In sinergia con il tweeter, il sistema supporta audio Ultra High Quality (UHQ) fino a 24 bit/96 kHz, promettendo una fedeltà alla registrazione originale che copre l'intero spettro sonoro, dalle pulsazioni dei contrabbassi ai toni vibranti degli archi. Ikhyun Cho, Corporate VP del Mobile Enhancement R&D Team di Samsung Electronics, ha sottolineato come l'obiettivo fosse l'unione tra tecnica e percezione: “Samsung riconosce che un’esperienza audio davvero premium unisce la qualità tecnica del suono a come questo viene percepito durante l’intera giornata dell’utente”.
L'intelligenza artificiale gioca un ruolo centrale nella gestione del suono ambientale e dell'equalizzazione in tempo reale. L'ANC (Cancellazione Attiva del Rumore) di nuova generazione è in grado di analizzare costantemente l'ambiente e la forma dell'orecchio per applicare algoritmi di cancellazione ottimizzati, riducendo sia i disturbi a bassa frequenza dei motori sia il brusio quotidiano. Durante le chiamate, la tecnologia Voce super wideband raddoppia la larghezza di banda rispetto agli standard Bluetooth tradizionali, utilizzando il machine learning per isolare la voce dell'utente anche in contesti parrticolarmenti disturbati e rumorosi come ristoranti o stadi. A completare l'offerta tecnologica, Cho aggiunge: “Con la
serie Galaxy Buds4 abbiamo adottato una filosofia progettuale senza compromessi, offrendo comfort per tutto il giorno senza rinunciare alle prestazioni audio [...] offrendo la migliore esperienza di ascolto che abbiamo mai creato”.
L'esperienza d'uso è potenziata da un'integrazione profonda con l'ecosistema Galaxy. Gli utenti potranno gestire le chiamate e interagire con agenti AI come Bixby, Google Gemini o Perplexity tramite comandi vocali o movimenti della testa, operando in modalità completamente hands-free. La serie Galaxy Buds4 è disponibile in pre-ordine dal 25 febbraio 2026, con disponibilità generale prevista per l'11 marzo.

Un aiuto al cuore, con un'attenzione particolare a non esagerare con gli zuccheri e quindi con le porzioni. I datteri sono spesso definiti il 'pane del deserto' per la loro incredibile densità nutrizionale. Se da un lato sono una miniera di sostanze benefiche, dall'altro la loro dolcezza concentrata impone una gestione attenta delle porzioni.
"Non tutti i datteri sono uguali. La distinzione principale risiede nel grado di idratazione e nella concentrazione di zuccheri", dice all'Adnkronos Salute Mauro Minelli, immunologo e docente di Nutrizione clinica all'università Lum Giuseppe Degennaro. I frutti hanno caratteristiche che li rendono utilissimi alla salute cardiovascolare. Non basta, però, parlare in maniera generica di datteri.
Non tutti i datteri sono uguali
"I datteri Medjool sono frutti freschi non essiccati artificialmente. Hanno una polpa succosa, un calibro maggiore e un contenuto d'acqua superiore. Pur essendo percepiti come più dolci, hanno un indice glicemico leggermente più basso grazie alla fibra intatta e all'umidità naturale", dice.
I datteri Deglet Nour, invece, "sono la varietà spesso venduta essiccata ed è anche la più comune. Essendo privati della componente acquosa, i nutrienti e gli zuccheri risultano più concentrati per grammo, rendendoli più calorici a parità di peso rispetto alla versione fresca", aggiunge.
"In considerazione dei loro profili biochimici si può dire che la struttura fibrosa del dattero secco lo rende un alleato strategico per la motilità intestinale, mentre la versione fresca rimane la scelta d'elezione per chi ricerca un immediato supporto minerale e una consistenza naturalmente più morbida. A differenza dei dolci industriali, che forniscono 'calorie vuote' cioè prive di nutrienti essenziali, il dattero è un alimento funzionale complesso", evidenzia il medico.
Perché fanno bene al cuore
L'effetto su cuore e pressione dipende dal fatto che "sono ricchissimi di potassio (ne contengono più delle banane in proporzione al peso) e poveri di sodio, un binomio perfetto per favorire il buon funzionamento del sistema cardiovascolare e regolare la pressione arteriosa - ricorda l'immunologo - Con circa 7-8 grammi di fibre per 100 grammi, aiutano a prevenire la stipsi e nutrono il microbiota intestinale". "Le fibre aiutano anche a modulare l'assorbimento degli zuccheri, rendendo il loro indice glicemico moderato nonostante la dolcezza. Antiossidanti: contengono flavonoidi, carotenoidi e acidi fenolici che combattono lo stress ossidativo e riducono l'infiammazione sistemica, proteggendo potenzialmente anche la salute del cervello", aggiunge.
Quanti datteri al giorno?
Quanti datteri si possono mangiare ogni giorno? "Essendo frutti disidratati, i datteri hanno un'alta densità calorica (circa 250-280 kcal per 100g) - evidenzia Minelli - Per individui sani e attivi, la dose consigliata è di 2-3 datteri al giorno (circa 30-40 grammi). Questa quantità è sufficiente per godere dei micronutrienti senza eccedere nel carico glicemico. Per minimizzare il picco glicemico, sarebbe preferibile evitare di mangiare i datteri da soli a stomaco vuoto. Usali come 'dolcificante naturale' all'interno del tuo porridge o frullali insieme a una fonte di grassi buoni. Gli sportivi possono consumarne quantità leggermente superiori (4-5) come spuntino pre-allenamento, grazie alla disponibilità immediata di glucosio e fruttosio".
Nonostante le proprietà eccellenti, esistono categorie che devono prestare particolare cautela se si è golosi di datteri. "Diabetici e insulino-resistenti", dice Minelli indicando le persone che devono usare accortezze particolari. "Sebbene non siano vietati, devono essere consumati preferibilmente abbinati a grassi sani o proteine (ad esempio, una noce o una mandorla all'interno del dattero) per rallentare ulteriormente l'impatto sulla glicemia", suggerisce Minelli.
"I datteri sono ricchi di fruttosio e sorbitolo, che possono causare fermentazione, gonfiore e coliche in chi soffre di ipersensibilità intestinale (dieta low-FodMap)" e di sindrome del colon irridabile. "Per chi soffre di insufficienza renale, l'elevato contenuto di potassio può essere problematico per chi deve seguire una dieta a basso contenuto di questo minerale". Infine, "in una dieta volta al forte dimagrimento, il dattero va inserito con estrema moderazione per non esaurire rapidamente il budget calorico giornaliero", conclude.

La Corte d'Assise di Bergamo, presieduta dalla giudice Patrizia Ingrascì, ha condannato all'ergastolo Moussa Sangare per l'omicidio di Sharon Verzeni, la 33enne uccisa a coltellate in strada a Terno d'Isola la notte tra il 29 e il 30 luglio 2024.
Al 31enne, difeso dal legale Tiziana Bacicca, sono state riconosciute tutte le aggravanti contestate dalla pm Emanuele Marchisio: premeditazione, futili motivi e minorata difesa.
"Sicuramente faremo ricorso in appello" contro la sentenza di primo grado. A dirlo, contattata dall'Adnkronos al termine del processo, è il legale di Sangare, Bacicca.
Il nuovo difensore, nominato al termine della discussione delle parti a gennaio, aveva depositato una memoria difensiva, "in cui riesaminavo tutte le prove. Oggi in aula ho chiesto l'assoluzione e in subordine di escludere tutte le aggravanti, ma non è stato riconosciuto nulla", racconta il legale.
Sangare è rimasto "tranquillo" dopo la condanna all'ergastolo, dal momento che "aveva già sentito la richiesta all'esito della requisitoria del pm e anche io in carcere l'avevo preparato a questa evenienza", riferisce il difensore, pronto a ricorrere in appello.

Gli Open Day dedicati alla Carta di Identità Elettronica (CIE) a Roma continuano nel fine settimana di sabato 28 febbraio e domenica 1° marzo, con le aperture straordinarie degli uffici anagrafici dei Municipi VI, VII, VIII, XI, XII, XV (sabato 28 febbraio) mentre gli ex Punti Informativi Turistici di piazza delle Cinque Lune, piazza Sonnino, piazza Santa Maria Maggiore insieme al punto di rilascio di Via Petroselli 52, saranno attivi sia nella giornata di sabato 28 febbraio che in quella di domenica 1° marzo.
Cosa fare per richiederla
Per poter richiedere la Carta di Identità in occasione degli Open Day è sempre obbligatorio l’appuntamento, prenotabile a partire dalle ore 9 di venerdì 27 febbraio fino a esaurimento disponibilità sul sito Agenda CIE del Ministero dell’Interno (https://www.prenotazionicie.interno.gov.it/). Per espletare la richiesta bisognerà presentarsi muniti di prenotazione, di fototessera, di una carta di pagamento elettronico e del vecchio documento.
Dove andare, i municipi e gli sportelli coinvolti
In particolare, i municipi coinvolti sabato 28 febbrario 2026 saranno: Municipio VI: la sede di via Duilio Cambellotti n. 11 sarà aperta sabato 28 dalle ore 8.00 alle 16.30; Municipio VII: le sedi di Piazza Cinecittà e di via Fortifiocca 71 saranno aperte sabato 28 dalle ore 8.30 alle 16.00; Municipio VIII: la sede di via Benedetto Croce 50 sarà aperta sabato 28 dalle ore 8.30 alle 15.00; Municipio XI: la sede di via Portuense 579 sarà aperta sabato 28 dalle ore 8,00 alle 14,00; Municipio XII: la sede di via Fabiola 14 sarà aperta sabato 28 dalle ore 8,30 alle 13,30; Municipio XV: le sedi di via Enrico Bassano 10 e di Piazza Saxa Rubra – Prima Porta - saranno aperte sabato 28 dalle ore 8.30 alle 16.00.
Invece, gli sportelli di piazza delle Cinque Lune, piazza Sonnino, piazza Santa Maria Maggiore e via Petroselli 52 saranno aperti sabato 28 febbraio dalle 8.30 alle 16.30 e domenica 1° marzo dalle 8.30 alle 12.30.
Chiello chiude il caso Morgan. "Lui è un grande artista, su questo non ci sono dubbi, solo che abbiamo fatto un po' di prove e non ci siamo trovati, non si è creata quell'alchimia artistica e quindi ho deciso di non portarlo e non sarà presente totalmente", ha detto il cantante in merito alla vicenda del duetto mancato con Morgan.
I due avrebbero dovuto duettare nella serata di venerdì su un brano di Luigi Tenco. Pochi giorni prima dell'inizio del festival, Morgan ha annunciato la sua rinuncia sostenendo che la sua performance avrebbe "oscurato" il giovane collega. In conferenza stampa, l'artista in gara a Sanremo ha, dunque, fornito la sua versione dei fatti: "L'arrangiamento è stato fatto da Saverio Cigarini, che è una persona molto importante per me e tra l'altro anche un grande artista, quindi sono sicuro che spaccherà tutto", ha aggiunto.
Alla domanda diretta "Quindi è stata tua la decisione di rinunciare a lui?", ha risposto: "Sì, così ho detto". E riguardo alla versione differente di Morgan ha concluso, tagliando corto: "Ma sì, ma non voglio fare queste polemiche, sembra poi la fidanzata che 'ti ho lasciato io, non mi hai lasciato tu'. No, non mi interessa questa cosa, comunque può dire quello che vuole".

Selvaggia Lucarelli 'boccia' Can Yaman. La giornalista e opinionista, ospite oggi a La Vita in Diretta per commentare la prima serata del Festival di Sanremo andata in onda ieri, martedì 24 febbraio, ha espresso la sua opinione riguardo l'attore turco che ieri ha vestito i panni di co-conduttore.
"Non lo amo particolarmente, non è stato male, si è adeguato ai tempi", ha esordito Lucarelli ma non ha apprezzato la scelta: "Lo trovo un po' uno stereotipo del maschio stra virile, con questo olio di oliva spalmato sul petto...", ha scherzato.
"Non mi entusiasma, maschio muscoloso... non ha aggiunto niente, ho apprezzato molto di più il Sandokan vintage", ha detto in riferimento a Kabir Bedi anche lui ospite ieri alla kermesse canora. Idea condivisa da Iva Zanicchi: "Sono d'accordo. Non l'hanno trattato benissimo, non gli puoi far fare il valletto dai".
'L'Azienda conferma la piena validità dell'azione amministrativa'... 
Bill Gates "si è assunto la responsabilità per le sue azioni" in relazione ai legami con Jeffrey Epstein nel corso di una riunione con lo staff della sua Fondazione. "Bill ha parlato in modo onesto, affrontando molte questioni nello specifico", ha reso noto la Gates Foundation in una nota.
Secondo il Wall Street Journal, l'ex ad di Microsoft si è scusato con lo staff, ammettendo di aver avuto una relazione con due donne russe di cui Epstein è venuto a conoscenza in seguito e, in riferimento al finanziere pedofilo, ha dichiarato: "Non ho fatto nulla di illecito. Non ho visto nulla di illecito".
Secondo il Wsj, Gates ha ammesso anche che è stato un "errore enorme passare del tempo con Epstein", ma ha insistito sul fatto di "non aver mai trascorso del tempo con le vittime, le donne che lo circondavano". "Chiedo scusa alle altre persone che sono state coinvolte in questa vicenda a causa dell'errore che ho commesso”, ha detto ancora al suo staff.
La lettera di Epstein
Le parole di Gates sembrerebbero quindi confermare, almeno in parte, quanto scritto da Jeffrey Epstein[1]. In una lunga email datata 18 luglio 2013, scritta proprio dal finanziere e inviata a sé stesso, Epstein afferma che Gates avrebbe avuto rapporti sessuali con "ragazze russe", avrebbe contratto una malattia sessualmente trasmissibile e avrebbe chiesto antibiotici da somministrare di nascosto alla moglie di allora, Melinda Gates.
"Per aggiungere la beffa al danno, mi implori di cancellare le e-mail riguardanti la tua malattia sessualmente trasmissibile, la tua richiesta di fornirti antibiotici da somministrare di nascosto a Melinda e la descrizione del tuo pene", ha scritto Epstein. Nella stessa missiva si dice inoltre "sconvolto oltre ogni comprensione" per la decisione di Gates di "ignorare l’amicizia che si era sviluppata negli ultimi sei anni".
L'attacco dell'ex moglie
Gates, nei giorni scorsi, ha subito anche l'attacco dell'ex moglie. Melinda French Gates[2] ha infatti esortato a distanza l’ex marito a "rispondere del suo comportamento" dopo che il nome del fondatore di Microsoft è comparso nei nuovi documenti del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (Doj) legati al caso Epstein, aggiungendo che "nessuna ragazza dovrebbe mai essere messa in quelle situazioni".
In un’intervista al podcast Wild Card di Npr, ha detto che le rivelazioni sono "difficili a livello personale" perché "riportano alla mente alcuni momenti molto, molto dolorosi" del suo matrimonio, pur sottolineando di essere "andata avanti" dopo il divorzio del 2021. "Le domande rimaste sono per il mio ex marito, non per me", ha aggiunto, esprimendo anche "un’enorme tristezza per le vittime" dei crimini del defunto finanziere.

Portare le cefalee al centro dell’attenzione della farmacia di comunità, trasformando un punto di dispensazione in un nodo attivo del sistema salute. È l’obiettivo della campagna nazionale ‘Il primo sollievo inizia in farmacia. I farmacisti al centro della prevenzione e gestione delle cefalee’. L’iniziativa, presentata oggi a Roma, è promossa da Edra, con il supporto non condizionante di Angelini Pharma e il patrocinio della Società italiana di farmacia clinica (Sifac) e della Federazione nazionale associazioni giovani farmacisti (Fenagifar) e costruita con il supporto di un board scientifico interdisciplinare. Nel dettaglio - informa una nota - la campagna riconosce il ruolo del farmacista come primo contatto per molti pazienti, offe strumenti concreti per la gestione, identificazione e orientamento dei casi di cefalea primaria. Inoltre, crea un ponte strutturato tra farmacista, medico di medicina generale e Centri cefalee e integra formazione, operatività e sensibilizzazione in un modello replicabile a livello nazionale.
Le cefalee primarie, e in particolare l’emicrania, rappresentano una delle principali cause di disabilità nella popolazione attiva, con un impatto clinico, sociale ed economico di enorme portata. Secondo i dati dell’Oms-Organizzazione mondiale della sanità e dell'International Headache Society (Ichd-3), il 50% circa degli adulti ha sofferto di cefalea almeno una volta nell’ultimo anno e nella fascia di età 18-65 anni la prevalenza sale fino al 75%. Inoltre: tra tutte le cefalee l’emicrania ha una prevalenza del 12% nella popolazione generale ma l’80% dei pazienti non riceve una diagnosi tempestiva; circa il 50% si affida esclusivamente all’automedicazione, con uso frequente e improprio di analgesici da banco. Le cefalee primarie vengono spesso trattate come disturbi ‘minori’, ma causano assenze lavorative, perdita di produttività e peggioramento della qualità della vita. Nonostante questi numeri, le cefalee restano sottovalutate sia dai pazienti che dal sistema sanitario stesso, creando un ritardo diagnostico medio di oltre sette anni per l’emicrania cronica.
Il punto di forza del progetto è la collaborazione multidisciplinare tra neurologi, farmacologi e farmacisti. Sotto il coordinamento di Fabrizio Vernieri, professore di Neurologia, Università Campus Bio-Medico di Roma, responsabile Uos Cefalee e Neurosonologia Fondazione policlinico universitario Campus Bio-Medico di Roma e responsabile scientifico del progetto è stato istituito un board di esperti che ha lavorato alla stesura di un vademecum per la gestione delle cefalee in farmacia, alla validazione dell’algoritmo decisionale, alla definizione degli scenari clinici e alla realizzazione dei materiali di supporto per farmacisti e cittadini.
Il risultato del lavoro del board è un documento operativo concreto, pensato per la farmacia e strutturato secondo criteri di semplicità, efficacia e rigore scientifico. Il vademecum, in corso di finalizzazione, contiene: un algoritmo decisionale basato su quattro nodi (storia pregressa, caratteristiche dell’episodio, presenza di red flags, risposta al trattamento); schede pratiche su emicrania, cefalea tensiva e a grappolo; un modello di counseling personalizzato, che considera intensità, frequenza, comorbidità e trattamento; i criteri per individuare le situazioni critiche da inviare al medico (es. esordio improvviso, over 50, deficit neurologici, uso eccessivo di farmaci); indicazioni per la gestione dell’abuso farmacologico e suggerimenti per educare il paziente a modificare comportamenti e stili di vita a rischio.
"Il vademecum sviluppato - spiega Vernieri – propone un algoritmo operativo che facilita il colloquio con il paziente, orienta nella scelta dei farmaci sintomatici, aiuta a riconoscere le situazioni critiche, suggerisce strumenti di monitoraggio e promuove interventi comportamentali mirati. L’obiettivo è migliorare la gestione della cefalea già al primo contatto in farmacia, ridurre ritardi diagnostici e uso inappropriato di farmaci, prevenire la cronicizzazione e favorire un percorso di cura integrato tra farmacista, medico di medicina generale e specialista. La cefalea deve essere riconosciuta e trattata come una patologia curabile, non come un disturbo da gestire occasionalmente".
Tra altri esperti del board, Cristina Tassorelli, direttrice dell’Headache Science & Neurorehabilitation Centre Irccs Mondino di Pavia, ricorda che "le cefalee primarie sono una malattia neurologica cronica ad alta prevalenza e, in molti casi, altamente disabilitante. Il ruolo del farmacista è fondamentale nell’intercettare le forme che necessitano di attenzione medica, favorendo una diagnosi corretta e una gestione terapeutica ottimizzata". Secondo Paolo Levantino, farmacista clinico, giornalista scientifico e segretario Fenagifar, "il vademecum non è solo una guida operativa, ma un supporto che aiuta a strutturare il dialogo con il paziente, per promuovere un uso appropriato dei farmaci e riconoscere quando è necessario orientare verso il medico o i centri cefalee, ma anche si inserisce pienamente nella direzione indicata dal nuovo D. Lgs. 3 febbraio 2026 n. 17, che riconosce e sviluppa le competenze educative e cliniche del farmacista".
"Una collaborazione strutturata tra farmacisti e specialisti - osserva Matteo Alberto Baio, farmacista clinico e ricercatore Sifac, responsabile dell’Area Cefalee - può tradursi in benefici concreti per i pazienti affetti da cefalea, garantendo una presa in carico più precoce, appropriata e continuativa". In questo contesto, Pierangelo Geppetti, professore emerito di Farmacologia clinica all’Università degli Studi di Firenze, già direttore della Sod – Centro cefalee e farmacologia clinica dell’Aou Careggi di Firenze evidenzia che "l’educazione medica continua deve trasmettersi dal farmacista e medico al paziente ma anche ritornare anche indietro. Infatti, l’esperienza del paziente sull'efficacia e sicurezza dei farmaci deve contribuire a personalizzare e ottimizzare dell’intervento terapeutico indicato dal farmacista e medico in base alle linee guida".
Nel concreto, saranno selezionate 150 farmacie su tutto il territorio nazionale che saranno formate e coinvolte in attività di: pre-screening dei cittadini con mal di testa ricorrente; applicazione dell’algoritmo e counseling personalizzato; educazione del paziente all’uso corretto dei farmaci sintomatici e raccolta di dati (anonimizzati) per valutare l’impatto dell’iniziativa. Le farmacie saranno identificate e i farmacisti riceveranno formazione dedicata e strumenti di supporto. Il progetto prevede due ondate di contatto e formazione, con call personalizzate e materiali aggiornati.
E' il primo negozio di grandi dimensioni in Sardegna...
In uscita per Camena Edizioni la seconda antologia dell'Accademia
d'arte di Cagliari...
Annunciato un incontro istituzionale con le altre Blue Zone
mondiali... 
La ricerca sulla Leucemia linfatica cronica (Cll) compie un passo significativo grazie a uno studio internazionale che ha identificato una molecola innovativa (UVI5008) in grado di superare uno dei principali limiti delle terapie attuali: la resistenza ai farmaci. Il lavoro, dal titolo ‘UVI5008: the first reversible, non-covalent Bruton's tyrosine kinase epi-inhibitor for B-cell malignancies’, è stato pubblicato su Journal of Hematology & Oncology (Impact Factor: 40,4), una delle riviste più autorevoli nel panorama dell’onco-ematologia internazionale. "Lo studio - spiega Carmela Dell’Aversana, docente di Patologia generale del dipartimento di Medicina e chirurgia dell’Università Lum Giuseppe Degennaro - descrive lo sviluppo del primo epi-inibitore non covalente e reversibile diretto contro Bruton's tyrosine kinase (Btk), una proteina fondamentale per la sopravvivenza e la proliferazione delle cellule tumorali B nella Cll".
Dell’Aversana, che ha scoperto la molecola brevettata insieme a Lucia Altucci, professoressa dell’Università degli Studi della Campania L. Vanvitelli, evidenzia come, rispetto agli inibitori convenzionali - informa Lum in una nota - UVI5008 si caratterizzi per un duplice e complementare meccanismo d’azione: inibisce l’attività enzimatica di Btk, anche nella variante mutata C481S, responsabile della resistenza agli inibitori terapeutici convenzionali; modula l’espressione genica di Btk tramite un controllo epigenetico mirato, determinando una riduzione significativa dei livelli trascrizionali e proteici nelle cellule tumorali.
Attraverso un approccio integrato, in silico, in vitro, ex vivo e in vivo, lo studio ha dimostrato che UVI5008 presenta un’efficacia superiore ai farmaci standard - come ibrutinib - inducendo l’apoptosi (morte cellulare programmata, ndr) delle cellule leucemiche, anche nei casi clinici più complessi e resistenti. Lo studio ha coinvolto ricercatori e clinici provenienti da prestigiose istituzioni nazionali e internazionali, tra cui l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, la Fondazione Rimed, l’University Medical Center Groningen, l’Irrcs Ospedale San Raffaele, l’Università degli Studi di Napoli Federico II, l’AornSantobono Pausilipon, la University of Vigo e la University of Texas MD Anderson Cancer Center. "UVI5008 - sottolineano i ricercatori - è il primo inibitore di Btk di questa classe e rappresenta una concreta speranza terapeutica per i pazienti Cll che sviluppano resistenza alle terapie attuali".

In Italia le malattie rare colpiscono soprattutto i bambini: nel 70% dei casi i primi sintomi compaiono nei primi mesi o anni di vita, ma solo per meno del 5% delle patologie rare esiste oggi una terapia specifica. Per migliaia di famiglie, la diagnosi non segna l’inizio della cura, ma l’avvio di una vera e propria odissea terapeutica. Alla vigilia della Giornata mondiale delle malattie rare del 28 febbraio, la Società italiana di pediatria (Sip), le sue Società scientifiche pediatriche affiliate e Uniamo - Federazione italiana malattie rare, accendono i riflettori su una delle criticità più urgenti e meno visibili: la difficoltà di accesso tempestivo ed equo alle terapie, farmacologiche e non farmacologiche, per i bambini affetti da malattie rare.
Le malattie rare in età pediatrica - informa una nota - sono spesso croniche, multisistemiche e disabilitanti, con un impatto profondo non solo sul bambino ma sull’intero nucleo familiare. Il percorso diagnostico è frequentemente lungo e complesso, soprattutto per le condizioni ultra-rare, la cui storia naturale è ancora poco conosciuta. Negli ultimi anni la ricerca ha portato importanti innovazioni terapeutiche, con farmaci biologici, terapie enzimatiche e nuove formulazioni in grado di migliorare la qualità di vita dei pazienti. Tuttavia, l’innovazione rischia di restare sulla carta se non è accompagnata da modelli organizzativi e decisionali che ne garantiscano l’accesso reale.
Le difficoltà non riguardano solo la ricerca scientifica, ma soprattutto l’organizzazione del sistema sanitario. Molti farmaci orfani sono sviluppati e autorizzati inizialmente per l’età adulta e non dispongono di indicazioni specifiche per i bambini. Questo costringe i pediatri a ricorrere frequentemente a terapie off-label, spesso l’unica possibilità di cura, con procedure autorizzative lunghe e complesse per l’erogazione a carico del Servizio sanitario nazionale. A questo si aggiungono le forti disuguaglianze territoriali. Anche dopo l’approvazione a livello nazionale, l’effettiva disponibilità di farmaci innovativi, alimenti a fini medici speciali, ausili e trattamenti riabilitativi può variare sensibilmente da Regione a Regione. Il risultato è che il diritto alla cura può dipendere dal luogo di residenza.
Un ulteriore nodo critico - illustrano pediatri e pazienti - riguarda l’organizzazione delle reti assistenziali. Le terapie più complesse sono spesso concentrate nei grandi centri di eccellenza (Hub), mentre gli ospedali più vicini al domicilio del bambino incontrano difficoltà prescrittive, burocratiche o formative nell’erogazione dei trattamenti. Questo modello obbliga molte famiglie a una vera e propria ‘migrazione sanitaria’, anche per terapie che potrebbero essere gestite in sicurezza più vicino a casa. Infine, l’accesso alle cure non riguarda solo i farmaci. Molti bambini con malattia rara necessitano di trattamenti non farmacologici essenziali – come nutrizione clinica, riabilitazione, ausili e supporto domiciliare – che risultano ancora scarsamente disponibili o non uniformemente garantiti sul territorio. La mancanza di formulazioni pediatriche dedicate e di un adeguato supporto ai caregiver rende spesso la gestione delle terapie a domicilio complessa e rischiosa. "In questo contesto – sottolineano i pediatri – l’accesso alle cure non può limitarsi all’autorizzazione di un farmaco, ma deve tradursi in un percorso assistenziale continuo, sicuro e realmente accessibile per ogni bambino e per la sua famiglia".
"Ogni giorno di ritardo nell’accesso a una terapia è un pezzo di futuro che sottraiamo a questi bambini - afferma Rino Agostinani, presidente Sip - La collaborazione con Uniamo rafforza un principio per noi imprescindibile: nessun bambino con malattia rara deve sentirsi solo nel proprio percorso di cura. Come pediatri siamo la prima sentinella sul territorio, ma abbiamo bisogno di una rete forte, omogenea e sostenuta da scelte organizzative e normative chiare. L’accesso alle terapie deve essere tempestivo, appropriato e uniforme in tutto il Paese, perché nelle malattie rare il tempo è parte integrante della cura".
Aggiunge la presidente di Uniamo, Annalisa Scopinaro: "Per garantire l’accesso alle terapie e ai trattamenti in ambito pediatrico è in primo luogo necessario poter contare su diagnosi precoci, e in questo i pediatri rappresentano la prima sentinella per le malattie rare: sapere riconoscere segni e sintomi per arrivare a un sospetto diagnostico e indirizzare ai centri di riferimento è fondamentale per abbreviare i tempi della diagnosi. Per questo Uniamo ha stipulato un protocollo di intesa con Sip - precisa - per lo sviluppo di un percorso di formazione in Fad ‘Conoscere per assistere 2.0’, che sarà anche rilanciato a breve. Inoltre, la collaborazione dei pediatri con tutta la rete costruita per le persone con malattia rara è e sarà fondamentale per garantire una presa in carico multidisciplinare, avvalendosi anche di contatti telematici. Ma l’accesso alle terapie per bambini con malattia rara deve essere garantito in modo sicuro e appropriato anche attraverso formulazioni e indicazioni specifiche dei farmaci in relazione all’età e al peso, che varia rispetto a quelle per gli adulti e non deve essere lasciata alla libera interpretazione - rimarca Scopinaro - Formazione specifica, linee guida sulle terapie e una presa in carico olistica che comprenda trattamenti riabilitativi, logopedia e ausili innovativi: questi devono essere i tre obiettivi principali in ambito di malattie rare e pediatria".
Nel dettaglio, la pediatria italiana ha indicato 6 richieste alle istituzioni per i bambini con malattie rare: 1) Garantire un accesso equo e uniforme alle terapie su tutto il territorio nazionale. Il diritto alla cura non può dipendere dalla Regione di residenza. È necessario superare le disuguaglianze territoriali che ancora oggi determinano ritardi nell’accesso ai farmaci innovativi, ai trattamenti non farmacologici, agli ausili e alla riabilitazione; 2) Rafforzare e rendere omogenei gli screening neonatali. Una quota rilevante delle malattie rare, circa il 72%, ha un’origine genetica e può manifestarsi già alla nascita o nei primi mesi di vita. Per questo è fondamentale garantire una copertura ampia, uniforme e appropriata degli screening neonatali attualmente disponibili, superando le disuguaglianze territoriali che ancora oggi caratterizzano il Paese; 3) Superare il 'gap pediatrico' dei farmaci e favorire l’accesso tempestivo alle terapie. È necessario promuovere lo sviluppo di studi clinici e formulazioni dedicate all’età pediatrica, semplificando al contempo i percorsi autorizzativi per l’uso dei farmaci off-label, spesso unica possibilità terapeutica per molti bambini con malattia rara.
E ancora: 4) Potenziare le reti assistenziali e la presa in carico di prossimità. Occorre rafforzare l’integrazione tra centri di eccellenza, ospedali territoriali e pediatri di famiglia, anche attraverso la telemedicina e il teleconsulto, per portare le cure il più vicino possibile al domicilio del bambino e ridurre la migrazione sanitaria delle famiglie; 5) Garantire continuità assistenziale e supporto alle famiglie. L’accesso alle cure non si esaurisce nel farmaco: è fondamentale assicurare percorsi assistenziali completi che includano terapie non farmacologiche, nutrizione clinica, riabilitazione, ausili e un adeguato sostegno ai caregiver, per rendere la gestione quotidiana della malattia sicura e sostenibile. Infine, 6) Investire nella ricerca pediatrica. La ricerca pediatrica costituisce la base scientifica e organizzativa per lo sviluppo di una sanità efficiente e sostenibile.
Protocollo d'intesa tra Adsp e Fondazione Mosos per tirocini... 
Nella prevenzione dei tumori i dati di adesione agli "screening mostrano un trend in aumento. Ma possiamo e dobbiamo dare di più", tutti istituzioni e cittadini. "A volte bisogna vincere la paura e trovare il tempo" per rispondere agli inviti ai controlli. "Nulla vale più della propria salute". Così il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenuto in collegamento al talk, moderato dalla giornalista Laura Berti, 'La prevenzione si fa sentire a Sanremo', in corso nella cittadina ligure e organizzato dal ministero della Salute e dal Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze, in collaborazione con la Rai con l'obiettivo di promuovere la salute e diffondere la cultura della prevenzione con un focus sulla comunicazione.
"Siamo una nazione che ha un grande numero di persone anziane, siamo tornati ad essere nel post-Covid la seconda nazione più longeva al mondo dopo il Giappone. Questo ci impone però delle scelte fondamentali" di prevenzione, per una longevità "in salute". Nel quadro di una popolazione che invecchia, dunque, ha sottolineato Schillaci, "dobbiamo puntare sull'adesione agli screening, dobbiamo puntare sulla prevenzione perché vogliamo che il nostro Servizio sanitario nazionale - che ha compiuto nello scorso dicembre i 48 anni di vita - continui ad essere quello che è sempre stato: un esempio per il mondo di un servizio sanitario universalistico gratuito, che si prende cura dei più deboli, dei più fragili, delle persone indigenti. Per far questo, però, aumentando le aspettative di vita e le malattie oncologiche e cronico-degenerative nei più anziani, dobbiamo assolutamente puntare sulla prevenzione".
Oggi, ha affermato il ministro, i dati sugli "screening mostrano un trend in aumento. Ma possiamo, dobbiamo dare di più". Per Schillaci è particolarmente importante "in una manifestazione così seguita" come il Festival di Sanremo "ricordare quanto sia fondamentale anticipare la malattia. Noi dobbiamo diventare tutti promotori di salute, dobbiamo rispondere agli inviti che arrivano da parte delle Regioni, dalle Asl. Inoltre, ha sottolineato il ministro, "dobbiamo superare ancora alcune differenze nell'adesione agli screening che ci sono tra regioni e regioni. E' un impegno forte del ministero e contiamo ovviamente sul grande appoggio della Rai per far capire quanto sia importante l'adesione agli screening, quanto sia importante occuparsi della propria salute".

L’intelligenza artificiale anticipa la diagnosi delle anomalie cerebrali fetali al primo trimestre di gravidanza. Un team internazionale, coordinato dal professor Tullio Ghi, ordinario di Ginecologia e ostetricia Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, e da Luca Boldrini, ricercatore Diagnostica per Immagini e Radioterapia Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha coinvolto 10 centri di medicina fetale, ha sviluppato un algoritmo di deep learning in grado di analizzare automaticamente la regione posteriore del cervello fetale nelle ecografie effettuate tra 11 e 14 settimane di gravidanza, individuando con precisione i casi di spina bifida aperta e di malformazione di Dandy–Walker, tra le più impegnative anomalie congenite del sistema nervoso centrale.
"L’individuazione precoce di queste condizioni – commenta Ghi - consente di inviare tempestivamente le pazienti presso un centro di riferimento di medicina fetale per offrire loro un più accurato inquadramento diagnostico e un adeguato counseling entro la fine del I trimestre. Questo è di particolare importanza per la spina bifida aperta che oggi è suscettibile di terapia chirurgica prenatale in utero con notevoli miglioramenti degli esiti clinici. Una diagnosi ecografica più precoce consente di pianificare una presa in carico individualizzata del bambino, eseguire esami approfonditi (test genetici e Rmn) e selezionare accuratamente i casi che possono beneficiare".
Lo studio "ha analizzato retrospettivamente 251 immagini ecografiche del cervello fetale al I trimestre: 150 casi normali e 101 con anomalie", ricorda Alessandra Familiari, docente di Ginecologia e Ostetricia all’Università Cattolica e primo nome dello studio. "Le immagini - continua - sono state utilizzate per 'insegnare' all’algoritmo a riconoscere queste anomalie nella regione cerebrale di interesse. Mai prima d’ora l’intelligenza artificiale era stata impiegata con successo nello studio ecografico dell’anatomia fetale a un’epoca di gravidanza così precoce. In ragione del suo potenziale innovativo di questo progetto lo studio è stato selezionato dal ministero della Salute come meritevole di finanziamento tra i bandi della ricerca finalizzata 2022".
"Il nostro algoritmo – afferma Boldrini - ha raggiunto un’accuratezza dell’88% nel distinguere le immagini normali da quelle patologiche, un valore che indica un’elevata capacità diagnostica. La spina bifida aperta è stata identificata con un’accuratezza ancora maggiore (93%) e un’elevata sensibilità. Si tratta di un grande risultato, considerando che utilizza immagini ecografiche di routine, completamente non invasive per il feto e per la madre".
In altre parole, l’algoritmo ben ‘addestrato’ è stato in grado di riconoscere correttamente la maggior parte dei casi patologici, riducendo il rischio di falsi negativi e falsi positivi. Il plus è che tutto ciò è avvenuto in epoca molto precoce (tra l’11° e la 14° settimana di gravidanza) spostando dunque sensibilmente indietro le lancette della diagnosi precoce (queste anomalie del sistema nervoso centrale al momento vengono diagnosticate nel secondo trimestre di gravidanza).
I risultati di questo studio aprono nuovi scenari per lo screening prenatale e la successiva presa in carico del feto. Un sistema di supporto basato su intelligenza artificiale potrebbe aiutare i professionisti a individuare più precocemente anomalie complesse, standardizzare le valutazioni e migliorare l’equità dell’accesso a diagnosi di qualità, anche in contesti con minore esperienza specialistica. "La tecnologia non va a sostituire il medico, ma lo affianca – conclude Ghi - offrendo uno ‘sguardo’ digitale che può fare la differenza, già nel primo trimestre di gravidanza. L’obiettivo finale è rendere la diagnosi prenatale sempre più precoce, accurata e accessibile, per poter offrire alle famiglie informazioni fondamentali nel momento più delicato del percorso di gravidanza".
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In occasione della Giornata mondiale delle malattie rare 2026, che si celebra il 28 febbraio, la Società italiana di neurologia (Sin) rinnova il proprio impegno nel promuovere attenzione, consapevolezza e azioni concrete per i pazienti affetti da malattie neurologiche rare, un ambito che rappresenta una delle aree più complesse e in continua evoluzione. Queste patologie - informa la società scientifica in una nota - comprendono centinaia di condizioni differenti, spesso di origine genetica, che possono manifestarsi in età pediatrica o adulta e che sono frequentemente caratterizzate da un decorso progressivo e da un importante impatto funzionale. Nel loro insieme, queste patologie interessano un numero rilevante di persone e pongono sfide significative non solo sul piano clinico ma anche organizzativo, sociale ed economico, coinvolgendo l’intero sistema sanitario.
Nonostante i progressi della ricerca scientifica e delle tecnologie diagnostiche, persistono ancora significativi ritardi nella diagnosi, percorsi assistenziali frammentati e disuguaglianze territoriali nell’accesso ai centri di riferimento e alle cure, con rilevanti ripercussioni sulla qualità della vita delle persone e delle loro famiglie. "La Giornata mondiale delle malattie rare è un momento cruciale per riaffermare che queste patologie non devono rimanere ai margini dell’attenzione sanitaria e istituzionale – afferma Mario Zappia presidente Sin - Le malattie neurologiche rare interrogano profondamente la neurologia contemporanea, chiamandoci a ripensare i modelli di diagnosi, presa in carico e continuità assistenziale. Come Sin, siamo impegnati a promuovere una neurologia capace di riconoscere precocemente queste condizioni, accompagnare i pazienti lungo tutto il percorso di malattia e sostenere la ricerca clinica e traslazionale come strumento concreto di cambiamento".
Un elemento centrale per migliorare la gestione delle malattie neurologiche rare - secondo gli esperti - è rappresentato dalla standardizzazione dei percorsi diagnostico-terapeutici, attraverso raccomandazioni condivise, algoritmi clinici e strumenti operativi che possano supportare il neurologo nella pratica quotidiana, anche al di fuori dei centri altamente specialistici. "Le malattie neurologiche rare, in particolare quelle di origine genetica, richiedono competenze specialistiche ma anche un approccio strutturato e condiviso”– sottolinea Massimiliano Filosto, coordinatore del Gruppo di studio Sin di Neurogenetica clinica e malattie rare - Il lavoro del Gruppo di studio è orientato alla definizione di best practices, allo sviluppo di algoritmi diagnostici e gestionali e alla formazione dei neurologi. Ridurre il ritardo diagnostico significa oggi offrire ai pazienti un accesso più tempestivo alle cure".
Negli ultimi anni, il panorama delle malattie neurologiche rare è stato profondamente trasformato dalla disponibilità di terapie innovative che stanno cambiando in modo concreto la storia naturale di alcune patologie. Tra queste rientrano, a titolo di esempio, le terapie enzimatiche sostitutive, le terapie di riduzione del substrato, gli oligonucleotidi antisenso, le terapie geniche e altre strategie avanzate attualmente in sviluppo clinico. Questi approcci terapeutici, già disponibili o in fase avanzata di sperimentazione per diverse condizioni neurologiche rare - illustrano i neurologi - rendono ancora più urgente una diagnosi tempestiva e una corretta stratificazione clinica dei pazienti. In molti casi, infatti, l’efficacia delle terapie è strettamente legata alla precocità dell’intervento e alla preservazione delle funzioni neurologiche residue.
"L’innovazione terapeutica sta aprendo scenari impensabili fino a pochi anni fa per molte malattie neurologiche rare – evidenzia Filosto - Perché queste opportunità possano tradursi in benefici reali, è fondamentale che i pazienti vengano intercettati precocemente e indirizzati in percorsi strutturati e competenti". In questo contesto, la collaborazione con le associazioni di pazienti assume un valore certamente centrale. "Le terapie innovative rappresentano una grande speranza, ma anche una sfida per la sostenibilità del sistema sanitario – osserva Annalisa Scopinaro, presidente di Uniamo, Federazione italiana malattie rare - È essenziale garantire equità di accesso, informazione corretta e continuità di cura. Il dialogo con la Sin e con la comunità scientifica è fondamentale per assicurare che i progressi della ricerca si traducano in diritti concreti e in una migliore qualità della vita per tutte le persone con malattia rara".
A tale proposito la Sin ribadisce il proprio impegno per: promuovere formazione e aggiornamento continuo sulle malattie neurologiche rare; sostenere progetti di consensus, linee di indirizzo clinico e algoritmi condivisi; favorire il lavoro in rete tra centri specialistici, territorio e istituzioni e rafforzare la collaborazione con le associazioni dei pazienti. Un impegno che nasce dalla convinzione che occuparsi di malattie neurologiche rare significhi investire in una neurologia più moderna, equa e orientata al futuro, capace di coniugare innovazione scientifica, appropriatezza clinica e centralità della persona.

Bisogno di cura, sensi ci colpa, coazione a ripetere, vergogna del maschile, dolore e lutto. Nei testi delle canzoni presentate a Sanremo 2026 non c'è solo 'amore e cuore' ma anche temi psicologici complessi. Lo psicologo Marco Piccolo ha voluto scegliere e analizzare alcune canzoni, proponendo una guida 'psy' ai brani in gara.
"Mi sono preso la briga di leggere testi e presentazioni dei 30 brani in gara. Non per fare il critico musicale né per stilare classifiche ma per accendere una piccola luce sull'inconscio. Molti testi di quest'anno, di primo acchito, sembrano semplici. A tratti persino banali. Ma in realtà alcuni brani che lasciano intravedere qualcosa di molto vero sulla nostra psiche: ferite, difese, paure", evidenzia lo psicologo che ha scelto cinque canzoni, più alcune 'menzioni'.
Arisa
Il primo è 'Magica favola' di Arisa, "una canzone che mette a tema la regressione psicologica come richiesta di cura. Il testo è un viaggio a ritroso. Non per nostalgia estetica, ma per bisogno. Quando il presente diventa stancante, disordinato, confuso, la psiche cerca un luogo dove tornare. E quel luogo ha un nome antico: 'tra le braccia di mia madre'. Qui la regressione non è infantile, ma una richiesta di contenimento. E c'è un altro dettaglio importante: la passione che si confonde con la sofferenza. In molte relazioni, il soggetto chiama 'amore' ciò che in realtà è un impasto di bisogno e di ferite. La favola, allora, non è una fuga. È un modo di sopravvivere senza crollare".
Fedez e Masini
La seconda canzone scelta dallo psicologo cosentino è 'Male necessario' di Fedez & Masini "un brano che parla del padre, della colpa e dell'ombra. Questo è forse il brano più esplicitamente 'clinico'. Non tanto per le parole forti, ma per la struttura interna: un Io che prova a separarsi da un Ego che lo imprigiona, e un 'tribunale interiore' che continua a parlare. Il verso sul padre è centrale: 'Ogni padre inizia come fosse un Dio, ma poi finisce che diventa un alibi'. Qui si sente il crollo dell'idealizzazione. Un punto delicato è anche il titolo: 'male necessario'. È un'idea ambigua, e proprio per questo interessante. Per alcuni è trasformazione: attraversare il dolore per smettere di scappare. Per altri è condanna: restare attaccati alla sofferenza perché almeno quella fa sentire vivi".
Eddie Brock
Il terzo brano è 'Avvoltoi' di Eddie Brock che parla dell'impulso irrefrenabile a scegliere l'oggetto che ferisce. "La canzone - evidenzia Piccolo - lo esprime con durezza: parla di chi 'sceglie sempre quello che farà male'. Qui non siamo nel romanticismo. Siamo nella ripetizione. Freud la chiamerebbe 'coazione a ripetere': il soggetto torna, senza saperlo, nello stesso punto doloroso per tentare di controllarlo, di trasformarlo, di dominarlo. Ma finisce per riaprirlo. Gli 'avvoltoi' diventano una bella immagine psichica: non solo nemici esterni, ma figure interne che si posano sulla nostra vulnerabilità e impediscono il gesto più semplice e più difficile: 'spogliare il cuore', cioè uscire dalla corazza. È una canzone sul masochismo relazionale, ma detta senza moralismi: come se il testo dicesse 'lo so, eppure ci ricasco'".
Tredici Pietro
La canzone di Tredici Pietro 'Uomo che cade' "è la quarta che ho scelto perché descrive la fragilità del Sé e la vergogna del maschile. Già il titolo è perfetto: l'uomo che cade. Non l'uomo che combatte, non l'uomo che vince. Cade. E nel testo compaiono immagini di buio interno, mancanza di rispetto per sé, 'interni neri'. Qui sento un tema molto contemporaneo: la mascolinità che non riesce più a reggere l'obbligo culturale della prestazione. E forse è un bene. Perché quando il Sé è costretto a essere sempre 'forte', la fragilità non sparisce: diventa sintomo, dipendenza, anestesia. L'imbarazzo, la macchia, il fallimento diventano paradossalmente l'unica autenticità possibile.
Un quinto brano merita una riflessione, 'Stella stellina' di Ermal Meta. "Qui il dolore non è un tema: è un ambiente. Il tempo si spezza, diventa irregolare, quasi irreale. È il lutto quando non scorre, quando non 'passa' e ti cambia la percezione del mondo. Il testo oscilla tra due movimenti opposti: tenere vivo il legame e anestetizzare per non sentire", spiega Piccolo.
Samurai Jay
Oltre a questi cinque, ci sono altri brani 'psy' che per Piccolo vale la pena evidenziare. 'Ossessione' di Samurai Jay descrive "quando l'altro diventa una sostanza; non una relazione ma un vero e proprio 'craving' con picchi e sindrome di astinenza". Mentre 'Animali notturni' di Malika Ayane "parla della notte come luogo del legame clandestino, come se l'identità possa reggere solo al buio. 'Prima che' di Nayt esprime il bisogno di esistere nello sguardo dell'altro – la fame di riconoscimento – prima dell'immagine e del ruolo. E infine 'Le cose che non sai di me' di Mara Sattei è incentrata sul silenzio come forma di controllo: non ti dico tutto non perché non ti ami, ma perché ho paura di essere presa".
La diagnosi
In conclusione una diagnosi su questo Sanremo: "Parlerei di un'edizione nostalgica e un po' depressiva, ma con un dettaglio molto importante: il dolore non viene mascherato da eroismo, ma viene cantato. E quando il dolore viene cantato, a volte, smette di essere solo dolore e comincia a diventare simbolo. Come dico spesso alle persone che incontro: quando il dolore può essere pensato, cambia forma. Diventa energia e cambiamento", conclude Piccolo.
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