
(Adnkronos) - Silurata da Donald Trump dalla guida del dipartimento di Giustizia, Pam Bondi rischia di dover deporre lo stesso sotto giuramento al Congresso su come ha gestito da attorney general la vicenda degli Epstein files. Tutti i membri democratici della commissione di Vigilanza della Camera, ed almeno una repubblicana, hanno ricordato che Bondi "rimane legalmente obbligata a deporre sotto giuramento di fronte alla nostra commissione" che nei giorni scorsi ha approvato, anche con cinque voti repubblicani, una 'subpoena', il mandato di comparizione.
"Pam Bondi lascerà presto l'incarico come attorney general, ma la mia subpoena rimane", ha scritto Nancy Mace, la repubblicana che ha presentato la richiesta di convocazione di Bondi per rispondere a quello che ha definito "l'insabbiamento più grande della storia", che il dipartimento di Giustizia avrebbe fatto con i file riguardanti il finanziere pedofilo. La deputata repubblicana ha ricordato infatti che nel mandato "Bondi è indicata per nome e non come attorney general in carica".
L'alzata di scudi è arrivata dopo che la presidenza repubblicana della commissione, già da giorni impegnata a cercare di evitare l'imbarazzante, e rischiosa, deposizione di Bondi, aveva aperto alla possibilità che i nuovi sviluppi potessero modificare l'obbligatorietà del mandato. Un portavoce ha detto che il presidente della commissione, il repubblicano James Comer "parlerà con i membri repubblicani e il dipartimento di Giustizia sullo status della subpoena e discutere dei prossimi passi".
I media che hanno anticipato il siluramento di Bondi, poi annunciato da Trump, sottolineavano anche come alla decisione finale di allontanare la ministra, la cui posizione da tempo era considerata traballante all'interno dell'amministrazione, potesse aver contribuito anche la sua convocazione per la difficile deposizione, per il momento fissata per il prossimo 14 aprile.
In ogni caso, rileva oggi il New York Times, negli ultimi giorni c'è stata un'accelerazione che Bondi non si aspettava, pur sapendo che, soprattutto dopo la defenestrazione il mese scorso di Kristi Noem, i suoi giorni da ministra erano contati. La fedelissima di Trump, che si è spesa al massimo per rispondere alle irrealistiche richieste del tycoon di vendette giudiziarie contro i suoi oppositori, ma senza ottenere i risultati che il presidente esigeva, si aspettava che le venisse dato il modo e il tempo di organizzare un'uscita dignitosa, arrivando almeno fino all'estate.
Invece, rivela ancora il Times, Trump le ha comunicato la sua intenzione di sostituirla nell'auto a bordo della quale la ministra della Giustizia ha accompagnato il tycoon ad assistere, primo presidente americano della storia, all'audizione della Corte Suprema sulla costituzionalità dell'ordine esecutivo da lui firmato per abolire lo ius soli. "Credo che sia arrivato il momento", le avrebbe detto il presidente durante il tragitto, riporta il Wall Street Journal. E poi nel giro di poche ore, dopo che la notizia era stata già fatta trapelare, è arrivato il licenziamento via social.

(Adnkronos) - Silurata da Donald Trump dalla guida del dipartimento di Giustizia, Pam Bondi rischia di dover deporre lo stesso sotto giuramento al Congresso su come ha gestito da attorney general la vicenda degli Epstein files. Tutti i membri democratici della commissione di Vigilanza della Camera, ed almeno una repubblicana, hanno ricordato che Bondi "rimane legalmente obbligata a deporre sotto giuramento di fronte alla nostra commissione" che nei giorni scorsi ha approvato, anche con cinque voti repubblicani, una 'subpoena', il mandato di comparizione.
"Pam Bondi lascerà presto l'incarico come attorney general, ma la mia subpoena rimane", ha scritto Nancy Mace, la repubblicana che ha presentato la richiesta di convocazione di Bondi per rispondere a quello che ha definito "l'insabbiamento più grande della storia", che il dipartimento di Giustizia avrebbe fatto con i file riguardanti il finanziere pedofilo. La deputata repubblicana ha ricordato infatti che nel mandato "Bondi è indicata per nome e non come attorney general in carica".
L'alzata di scudi è arrivata dopo che la presidenza repubblicana della commissione, già da giorni impegnata a cercare di evitare l'imbarazzante, e rischiosa, deposizione di Bondi, aveva aperto alla possibilità che i nuovi sviluppi potessero modificare l'obbligatorietà del mandato. Un portavoce ha detto che il presidente della commissione, il repubblicano James Comer "parlerà con i membri repubblicani e il dipartimento di Giustizia sullo status della subpoena e discutere dei prossimi passi".
I media che hanno anticipato il siluramento di Bondi, poi annunciato da Trump, sottolineavano anche come alla decisione finale di allontanare la ministra, la cui posizione da tempo era considerata traballante all'interno dell'amministrazione, potesse aver contribuito anche la sua convocazione per la difficile deposizione, per il momento fissata per il prossimo 14 aprile.
In ogni caso, rileva oggi il New York Times, negli ultimi giorni c'è stata un'accelerazione che Bondi non si aspettava, pur sapendo che, soprattutto dopo la defenestrazione il mese scorso di Kristi Noem, i suoi giorni da ministra erano contati. La fedelissima di Trump, che si è spesa al massimo per rispondere alle irrealistiche richieste del tycoon di vendette giudiziarie contro i suoi oppositori, ma senza ottenere i risultati che il presidente esigeva, si aspettava che le venisse dato il modo e il tempo di organizzare un'uscita dignitosa, arrivando almeno fino all'estate.
Invece, rivela ancora il Times, Trump le ha comunicato la sua intenzione di sostituirla nell'auto a bordo della quale la ministra della Giustizia ha accompagnato il tycoon ad assistere, primo presidente americano della storia, all'audizione della Corte Suprema sulla costituzionalità dell'ordine esecutivo da lui firmato per abolire lo ius soli. "Credo che sia arrivato il momento", le avrebbe detto il presidente durante il tragitto, riporta il Wall Street Journal. E poi nel giro di poche ore, dopo che la notizia era stata già fatta trapelare, è arrivato il licenziamento via social.

(Adnkronos) - Il governo ha dato il via libera al decreto con la proroga del taglio delle accise sui carburanti fino all'1 maggio. La decisione è arrivata oggi venerdì 3 aprile al termine del Consiglio dei ministri.
Il dl Accise approvato dal Cdm interviene sulle misure in materia di accise, con la rideterminazione temporanea, dall’8 aprile al 1° maggio 2026, delle aliquote su benzina, gasolio, gpl e gas naturale usati come carburanti, nonché delle aliquote applicate ai biocarburanti, in continuità con i precedenti interventi e in considerazione dell’eccezionale incremento dei prezzi dei prodotti energetici. E' quanto si legge nella nota di Palazzo Chigi.
Il dl recepisce anche l'accordo con le imprese per le risorse per gli incentivi agli investimenti del piano Transizione 5.0. "Tenuto conto dell’accordo concluso con le organizzazioni datoriali rappresentative di categoria, si è nuovamente intervenuti sui contributi da riconoscere alle imprese che hanno effettuato gli investimenti in materia di digitalizzazione ed efficienza energetica". Il decreto prevede anche un credito d’imposta a favore delle imprese agricole, utilizzabile in compensazione entro il 31 dicembre 2026.
Infine, sono state previste modifiche alla disciplina dei finanziamenti agevolati a valere sul fondo per la promozione integrata per il sostegno all’internazionalizzazione delle imprese italiane colpite dal rincaro dei costi energetici o dalle conseguenze del conflitto. Le misure si applicano alle domande presentate entro il 31 dicembre 2026, relative a investimenti per la transizione digitale o ecologica e per imprese che abbiano subito effetti negativi in termini di costi energetici, fatturato o flussi di cassa.
"Il Governo è intervenuto oggi con un nuovo decreto per prorogare la riduzione delle accise sui carburanti, ampliando la misura con un intervento mirato a sostegno degli agricoltori e delle imprese esportatrici. È una misura necessaria per fronteggiare una fase particolarmente delicata, segnata da tensioni internazionali che stanno producendo effetti concreti sui costi dell’energia e sull’economia", ha scritto su X la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dopo l'ok del Cdm al decreto.
"Sappiamo che il quadro resta complesso. Per questo - ha sottolineato - il Governo continuerà a monitorare con la massima attenzione l’evoluzione dello scenario internazionale e a lavorare su ogni intervento necessario a proteggere famiglie, imprese e lavoro".
La premier è giunta a sorpresa a Gedda, in Arabia Saudita, dando il via a una missione lampo di due giorni che includerà anche tappe in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti. L'obiettivo è quello di consolidare la sicurezza energetica dell'Italia.
Decima tournée per "Storia di un uomo magro", il monologo diretto e
interpretato dall'attore Paolo Floris, che lo ha già proposto in
125 scuole italiane.
(Adnkronos) - Scoppia il caso in Inghilterra: Enzo Fernandez è stato messo fuori rosa dal Chelsea. Cos'è successo? Il capitano dei Blues aveva dichiarato dopo l'eliminazione in Champions League del mese scorso di non avere certezza sulla sua permanenza nel club per il futuro. Il centrocampista argentino ha rincarato la dose in questi giorni, con un'intervista a Espn che sta facendo discutere, in cui ha affermato che gli "piacerebbe vivere in Spagna" e che Madrid gli "ricorda Buenos Aires".
Considerazioni che hanno portato alla presa di posizione del Chelsea. "Non è l'ideale - ha detto l'allenatore Rosenior -. Molto di questo deriva da dieci giorni difficili in termini di risultati ottenuti, probabilmente i più difficili per me come allenatore. Non ho nulla di male da dire su di lui, ma è stato superato un limite in termini di cultura e di ciò che vogliamo costruire". I Blues sono in crisi di risultati: prima della pausa avevano perso quattro partite consecutive tra l'11 e il 21 marzo (tra cui il doppio ko di Champions contro il Psg). Anche per questo, Fernandez (arrivato al Chelsea nel gennaio 2023 per la cifra record di 107 milioni) è stato messo fuori rosa per le prossime due partite.

(Adnkronos) - La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è giunta a sorpresa a Gedda, in Arabia Saudita, dando il via a una missione lampo di due giorni che includerà anche tappe in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti. L'obiettivo è quello di consolidare la sicurezza energetica dell'Italia. Si tratta della prima visita di un capo di governo occidentale nella regione dall’inizio del conflitto. Durante il viaggio, la premier incontrerà i rappresentanti dei Paesi del Golfo.
L’obiettivo della visita di Meloni, sottolineano fonti di Palazzo Chigi, "è rafforzare le relazioni con queste Nazioni e ribadire il sostegno dell’Italia di fronte agli attacchi iraniani, consolidando al contempo un partenariato strategico sempre più solido".
La missione mira inoltre a rafforzare la sicurezza energetica nazionale: "il Golfo rappresenta infatti una fonte cruciale di petrolio e gas per l’Italia e ha un ruolo determinante nell’andamento dei prezzi energetici globali", proseguono le stesse fonti.

(Adnkronos) - "Non riuscivamo ad avere figli, sono stati sette anni lunghissimi". Tullio Solenghi ospite nel salotto di Nunzia De Girolamo a Ciao Maschio ripercorre uno dei momenti più complessi della sua vita di coppia, legato al desiderio di diventare genitori.
Nella puntata in onda sabato alle 17.05 su Rai 1, l'attore parla del periodo segnato da difficoltà emotive: "Vedevamo le coppie che avevamo intorno, mio fratello che generava dei figli… noi che avevamo un grande desiderio di averli ci sentivamo spesso un po’ in difficoltà". Poi la svolta: "Avevamo deciso di adottare un bimbo peruviano, abbiamo fatto domanda… e Laura è rimasta incinta. C’è stato forse anche uno sblocco psicologico".
Nel corso dell'intervista emerge il legame profondo con la moglie Laura: "È sempre stata il primo arbitro di quello che facevo, il primo pubblico, il primo test… se sorrideva, era promosso".
Solenghi racconta anche l’equilibrio costruito negli anni tra amore e lavoro, soprattutto durante l’esperienza del celebre Trio (composto da Massimo Lopez, Anna Marchesini e Tullio Solenghi, ndr): "Non ho mai voluto mescolare il privato con la professione… ma Laura aveva comunque un ruolo, era il nostro termometro".
Infine, uno sguardo allo scioglimento del Trio e a ciò che quel passaggio ha significato anche sul piano umano: "Non si è separato un trio di amici, ma un trio in scena… è stato doloroso all’inizio, ma siamo rimasti legati da una solida amicizia, fino agli ultimi momenti".
Tutto pronto per la quinta edizione di Foreste aperte nel Parco di
Tepilora: quattro appuntamenti che faranno tappa nei territori dei
comuni dell'area protetta a iniziare da sabato 11 aprile con Lodè.
Il giorno dopo, domenica 12, sarà la volta di Bitti e poi Torpè il
19 e Posada il 25.
(Adnkronos) - "Bisogna farsi aiutare, perché da solo non ce la puoi fare". Marcello Cirillo si racconta a Ciao Maschio, ospite di Nunzia De Girolamo, nella puntata in onda sabato alle 17.05 su Rai 1. Nel corso dell’intervista, l’artista affronta con grande sincerità un tema per lui molto importante, raccontando di aver vissuto un profondo buio interiore: "Io, come molte persone, ho vissuto un buio nell’anima, un buco nell’anima, che ho cercato negli anni di risolvere". Cirillo descrive quel dolore come una forma di malessere con cui ha dovuto imparare a convivere nel tempo: "Io credo che questo, che poi è una forma di malattia, è inutile che ci nascondiamo, è un virus che tu hai dentro… bisogna saperlo tenere a bada".
Un percorso difficile, nel quale, spiega, chiedere aiuto è stato fondamentale: "Bisogna farsi aiutare, perché da solo non ce la puoi fare. Bisogna farsi aiutare da persone competenti". Nel dialogo con Nunzia De Girolamo emerge anche il valore della consapevolezza, che per Cirillo rappresenta il primo vero passo verso la guarigione: "La prima forma di guarigione è la consapevolezza, perché quando io sono stato male per la prima volta non sapevo cosa fosse, mi sono sentito improvvisamente morire". E aggiunge: "Quando poi negli anni sono diventato consapevole di quello che avevo, sono riuscito ad affrontarlo".
Cirillo racconta con intensità anche il rapporto quotidiano con questo dolore, spiegando come oggi abbia imparato a conviverci: "Con questa scimmia che hai dentro ci devi parlare tutti i giorni, ci devi convivere, e quando riesci a essere consapevole, è la prima strada per la guarigione". Infine, rivolge un pensiero riconoscente a chi gli è stato accanto nel suo percorso: "Due psicologi bravissimi, a me molto vicini, li ringrazio e li ringrazierò per tutta la vita".

(Adnkronos) - Una ragazza di 15 anni è morta ieri sera dopo una cena in un locale a Castelfusano. La ragazza avrebbe iniziato a sentirsi male e nonostante l’intervento dei soccorritori e il trasporto all’ospedale Grassi per la giovane non c’è stato nulla da fare.
La Procura ha avviato un fascicolo per omicidio colposo e verrà effettuata l’autopsia per chiarire le cause della morte. La ragazza, a quanto si apprende, aveva delle intolleranze alimentari. Le indagini sono state delegate alla polizia.

(Adnkronos) - Il conflitto tra Iran e Usa-Israele e la crisi geopolitica in Medio Oriente stanno impattando sulle economie dei Paesi europei con le prime avvisaglie di una sempre più concreta crisi energetica. La Commissione europea ha già avvisato parlando di "preparazione all'austerity". Uno scenario che avrà conseguenze anche sui sistemi sanitari e sulle scelte dei cittadini che già negli anni posti pandemia Covid sembrano orientanti a stringere la cinghia sulle necessità di cura. Come ha evidenziato l'ultimo rapporto della Fondazione Gimbe, nel 2024 "circa 5,8 milioni di italiani (il 9,9% della popolazione) hanno rinunciato a visite specialistiche o esami diagnostici, evidenziando una crisi del Servizio sanitario nazionale". Un fenomeno "in forte aumento rispetto ai 4,5 milioni del 2023, trainato principalmente dalle lunghissime liste d'attesa e dalle difficoltà economiche", precisa il report.
Difficoltà economiche che la crisi in Medio Oriente potrebbe esacerbare. "E' difficile fare previsioni, aspettiamo intanto il dato 2025 per vedere il trend", spiega all'Adnkronos Salute Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Ma le avvisaglie di un possibile rischio che nel 2026 crescano gli italiani costretti a 'tagliare' esami e visite, o a posticiparle a periodi migliori nella speranza che le armi tacciano, è molto realistico. Nel rapporto Gimbe, se la media della popolazione che ha rinunciato a prestazioni sanitarie è del 9,9%, sono da ricordare i picchi: in Sardegna si arriva al 17,2%, in Abruzzo al 12,6%, in Umbria al 12,2% e nel Lazio al 12%.
Le reazioni. Secondo Antonio Magi, segretario generale del Sumai-Assoprof, il sindacato dei medici ambulatoriali: "Tra inflazione e aumento dei costi, tra cui il caro carburante, anche legati ai conflitti in corso, sempre più persone sono in difficoltà - spiega all'Adnkronos Salute Magi - Le cause principali sono tre: la riduzione dell'offerta pubblica, dovuta al minor numero di specialisti sul territorio; l'aumento dei costi delle assicurazioni sanitarie, che non tutti possono permettersi; e il calo del potere d'acquisto, con stipendi fermi e prezzi in crescita". Per questi motivi "molti italiani non riescono più a curarsi. E in un Paese sempre più anziano - l'Italia è il più longevo dell'Unione europea, con oltre il 24% della popolazione over 65 - questo significa anche difficoltà a tenere sotto controllo patologie croniche come il diabete o a gestire problemi come le fratture", sottolinea il leader sindacale.
A peggiorare il quadro l'allungamento delle liste d'attesa. "Lo vedo ogni giorno negli ambulatori", testimonia Magi: "Per un'ecografia addominale si arriva a 6 mesi, per quella alla tiroide fino a 11 mesi, mentre per una Tac total body si può attendere anche 1 anno. Una visita cardiologica? Tre mesi nelle grandi città, fino a 6 mesi in provincia".
"Con tre guerre in corso i costi continuano a crescere, sia per le famiglie sia per il Servizio sanitario nazionale: aumentano le spese per energia e trasporti, con ricadute su beni e servizi. E' un momento difficile anche per il Ssn, che invece deve essere più vicino ai cittadini". A dirlo all'Adnkronos Salute è Tonino Aceti, presidente di Salutequità. "Da tempo assistiamo a una crescente difficoltà degli italiani ad accedere alle cure. Nel 2024, secondo l'Istat, circa il 9,9% della popolazione - quasi 1 persona su 10 - ha rinunciato a curarsi", ricorda. "Di questi, il 6,8% ha rinunciato a causa delle liste d'attesa troppo lunghe e il 5,3% per motivi economici. Si tratta di un peggioramento evidente - sottolinea Aceti - rispetto al periodo pre-pandemia: nel 2019 la quota era del 6,3%, salita appunto al 9,9% nel 2024, nonostante l'aumento del Fondo sanitario nazionale e gli interventi su personale e liste d'attesa". Il fenomeno, inoltre, non è uniforme sul territorio: "Al Nord la rinuncia alle cure è al 9,2%, mentre nel Mezzogiorno sale al 10,3%. Qui si concentrano maggiori difficoltà, sia dal punto di vista sanitario sia economico: stipendi più bassi, meno occupazione e servizi sanitari regionali più in affanno", rimarca il presidente di Salutequità, che per affrontare la situazione indica alcune priorità: "Il Governo deve mettere in sicurezza il Servizio sanitario nazionale e garantire l'accesso tempestivo alle cure a tutti. Servono misure urgenti per sostenere le famiglie, soprattutto le più fragili, aumentando il finanziamento del Ssn, riducendo le liste d'attesa e valutando interventi come la riduzione o sospensione temporanea dei ticket su visite specialistiche e farmaci".
Infine, i dati sulla spesa: "Tra gennaio e ottobre 2024, secondo il Mef, gli italiani hanno speso per ticket 1,25 miliardi di euro per i farmaci e 1,55 miliardi per le prestazioni specialistiche, cifre in aumento rispetto al 2021. In un momento in cui le famiglie devono già fare i conti con il caro vita, e quindi razionalizzare la propria spesa, non possono e non devono essere costrette ancor di più a 'razionare' l’accesso alle cure. Per questo intervenire solo sul fronte delle accise non basta. E' necessario intervenire concretamente e subito anche sul potenziamento dell'accesso alle cure", conclude Aceti.
Secondo i dati della sorveglianza Passi d'argento dell'Istituto superiore di sanità, nel biennio 2023-2024 il 15% degli ultra 65enni ha dichiarato di aver rinunciato, nei 12 mesi precedenti l'intervista, ad almeno una visita medica o a un esame diagnostico di cui avrebbe avuto bisogno. Il 66% ha riferito di non aver rinunciato a nessuna visita o esame, mentre il 19% ha dichiarato di non averne avuto necessità. Escludendo gli anziani che hanno dichiarato di non aver avuto bisogno di visite o esami, la percentuale di coloro che hanno rinunciato a prestazioni sanitarie necessarie sale al 18%. Nel biennio 2023-2024 - continua il report dell'Iss - tra coloro che hanno dovuto rinunciare ad almeno una visita o a un esame diagnostico pur avendone bisogno, ben oltre la metà (65%) ha indicato le lunghe liste d'attesa come causa principale, il 17% la difficoltà nel raggiungere la struttura (eccessiva distanza o mancanza di mezzi di trasporto adeguati) o orari poco convenienti, mentre il 14% ha dichiarato come motivo i costi troppo elevati delle prestazioni sanitarie. Queste motivazioni sono state indicate sempre più frequentemente nel corso dei 4 anni di rilevazione: le lunghe liste di attesa sono state indicate dal 10% degli intervistati che ha rinunciato alle visite mediche nel 2020, ma dal 68% degli intervistati nel 2023; la difficoltà nel raggiungere la struttura viene indicata dal 4% di chi ha rinunciato nel 2020 e dal 17% nel 2023; i costi eccessivi dall'1% e dal 16% negli stessi anni.
Se il problema delle liste d'attesa in alcune regioni è diventato una priorità dopo l'intervento del decreto del Governo, più difficile trovare una soluzione ai costi in un momento globale di crisi economica e di rischio reale di recessione per l'economia globale. A fronte di questo gli italiani possono ancora contare su un Servizio sanitario nazionale universalistico che garantisce al cittadino la gratuità di molte prestazioni. Ma quanto potrà reggere?

(Adnkronos) - "Misure urgenti ed immediate per tutti i comparti dell’autotrasporto passeggeri contro l’impennata del prezzo dei carburanti per garantire sostenibilità e continuità dei servizi". È quanto chiedono le associazioni Anav, Asstra ed Agens che lamentano l’assenza anche nel secondo dl carburanti appena varato dal Governo di qualsivoglia misura a sostegno del settore.
"Le quotazioni odierne del prezzo del gasolio registrano l’ennesimo rialzo, un +21% rispetto all’inizio del conflitto in Medio Oriente che impone al settore maggiori costi per oltre 40 milioni di euro mensili e quasi 500 milioni di euro su base annua. L’entità della situazione è tale da richiedere misure straordinarie per tutelare le aziende e garantire l’equilibrio economico dei contratti di servizio e dei bilanci. Il protrarsi del conflitto e il rischio più che realistico di ulteriori impennate del prezzo dei prodotti petroliferi sui mercati internazionali delineano un quadro di crescente e grave difficoltà per un settore che garantisce la mobilità di quasi 7 miliardi di cittadini ogni anno e per il quale il gasolio rappresenta la seconda voce di costo, dopo quella per il personale, con un’incidenza di circa il 20% sui conti aziendali. In questo contesto, il trasporto collettivo diventa ancora più essenziale per mitigare il rincaro dei carburanti sulle famiglie e garantire una mobilità accessibile a tutti".
Le associazioni invocano misure urgenti di contenimento del prezzo del gasolio e sottolineano che "il taglio temporaneo delle accise appena prorogato fino al 1° maggio ha un impatto nullo per le imprese del settore che utilizzano gasolio commerciale soggetto ad accisa ridotta. Urgono correttivi adeguati e ad hoc per le imprese del settore al fine di garantire la continuità dei servizi a favore dei cittadini e salvaguardare l’equilibrio economico dei bilanci aziendali. La crisi non è destinata a rientrare nel breve termine, pertanto chiediamo – dichiarano le associazioni - che con immediatezza vengano estese a tutte le imprese del trasporto pubblico locale soggetto ad obblighi di servizio pubblico e del trasporto commerciale di linea e di noleggio le misure di recupero dei maggiori sostenuti per l’acquisto di carburanti già adottate per il settore dell’autotrasporto merci".

(Adnkronos) - Niente stanchezza, 'dolce dormire', né lacrime e starnuti da allergia. Quest'anno il colpo di coda della stagione fredda che stiamo vivendo in gran parte d'Italia rinvia la 'sindrome di primavera' e i suoi effetti. "E' questo il quadro", spiega all'Adnkronos Salute Giorgio Sesti, docente di Medicina interna all'università Sapienza di Roma. "Le temperature sono decisamente poco primaverili e ci sono sono state in alcune zone nevicate imponenti. Non freddo occasionale, ma protratto. Sul piano della salute, dunque, permangono i danni di questo clima. C'è un doppio effetto: siamo meno stanchi sicuramente, ma più raffreddati".
Siamo anche "un po' meno infastiditi dalle allergie legate ai pollini che 'scoppiano' generalmente in questo periodo", continua il medico. In cambio restano, insieme ai raffreddori, tutti i sintomi legati alle temperature basse: "I dolori osteomuscolari e articolari, l'aumento della pressione arteriosa. Insomma, ci dobbiamo preoccupare ancora di quello che porta con sé l'inverno in tema di salute".
A pagarne di più le conseguenze sono "gli anziani, per i quali restano i rischi tipici dell'inverno: rimangono le polmoniti e resta alto il numero di ricoveri - riferisce Sesti - Sappiamo infatti che i picchi di ospedalizzazione sono legati proprio all'inverno, alle malattie da raffreddamento, oltre che all'influenza vera e propria. Per ora rimane alta l'attenzione al paziente più fragile, all'anziano". Mentre in genere in primavera, "con la temperatura più mite, anche per loro tutti gli effetti legati al raffreddamento vengono meno. Inoltre gli anziani possono uscire di più all'aria aperta, avere una maggiore socialità, fare movimento anche semplicemente passeggiando. E questo - sottolinea lo specialista - è un grande aiuto per il benessere generale".

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(Adnkronos) - Dopo la terza disfatta Mondiale, il calcio italiano si lecca le ferite. E torna a ragionare su problemi atavici, cercando di qua e di là la soluzione ad anni di disfatte. Il dato rumoroso è che oggi, in Italia, il pallone ha rallentato. I calciatori prodotti dai vivai sono pochi e la Serie A è sempre più 'terra di stranieri'. Il massimo campionato italiano è - non a caso - la lega più internazionalizzata d'Europa, con il 67,5% di stranieri in campo. Numeri pesanti, da leggere anche con un focus sulle big, in passato serbatoio dei successi della Nazionale con tanti giocatori di talento.
Ormai da anni, la percentuale di azzurri nelle rose di Serie A si aggira intorno al 30%. Forse, troppo poco per una Nazionale quattro volte campione del Mondo.
In Serie A, l'esempio lampante di questo discorso è il Como. Una delle squadre-rivelazione del campionato in corso, che però annovera due italiani in rosa: il portiere Mauro Vigorito e il difensore Edoardo Goldaniga (che conta solo 14 minuti giocati fin qui). La fotografia di un problema strutturale: a metà del campionato in corso, prima del calciomercato invernale, c'erano in A 572 calciatori (383 stranieri). Il dato però va contestualizzato. La presenza di italiani, intorno al 30%, vede un minutaggio di circa il 35%. Nella Liga gli spagnoli rappresentano invece il 32,7% del totale, ma il minutaggio si alza in maniera notevole, arrivando a toccare il 57%. Di poco diverso il discorso in Bundesliga: i calciatori tedeschi rappresentano il 41,5% delle rose (minutaggio del 44%).
In questo senso, fa rumore oggi ripensare a una frase di Gabriele Gravina, che ieri ha rassegnato le dimissioni da presidente della Figc. In un'intervista di dicembre al Corriere dello Sport, aveva parlato in maniera critica del numero di azzurri in Serie A, in ottica Nazionale: "Ne abbiamo 97 selezionabili, il 25% del totale. Novantasette su 20 club di A". Gravina aveva parlato, di conseguenza, anche del numero degli stranieri in Italia: "Limitarli è impossibile. La Figc può solamente intervenire sugli extracomunitari, come ha già fatto, rispettando le quote assegnate dalla legge Bossi-Fini. È impossibile limitare il numero di stranieri comunitari, è contro le norme Ue che dalla sentenza Bosman in poi prevedono la libera circolazione dei calciatori. Puntare sugli italiani non può essere un obbligo, semmai deve diventare una vocazione naturale. Che si abbina agli investimenti sui settori giovanili e sulle infrastrutture".
Un altro elemento che ha acuito il problema è il 'Decreto Crescita', introdotto dal governo Conte nel 2019 e abolito nel 2023 dal Governo Meloni. Un provvedimento nato per favorire il 'rientro dei cervelli' in Italia e usato in maniera spesso impropria dal mondo del calcio. Semplificando, il Decreto ha garantito ai club un regime fiscale agevolato per i calciatori provenienti dall'estero, con possibilità di offrire ingaggi molto più competitivi (grazie all'esclusione dalla base imponibile di metà dello stipendio lordo). Un contesto che ha portato le società a preferire, di riflesso, investimenti su calciatori stranieri.
Ulteriore spetto da considerare è quello dei talenti italiani all'estero. Nel calcio contemporaneo è difficile far crescere i propri giovani nel massimo campionato nazionale e può capitare che tanti ragazzi scelgano di formarsi in altre leghe o di fare il salto in un campionato giudicato di livello superiore, come la Premier League (per l'Italia, vale per esempio nei casi di Sandro Tonali e Riccardo Calafiori). Mentre decenni fa succedeva il contrario e i migliori elementi di altre nazionali sceglievano l'Italia come punto di arrivo e naturale traguardo per l'apice della carriera. Come visto al Mondiale di Italia 90, con tanti campioni stranieri nei roster delle squadre di A: dai tedeschi dell'Inter Matthaus e Brehme (poi vincitori del torneo) agli assi argentini di Napoli e Atalanta Maradona e Caniggia. Senza dimenticare i fenomeni olandesi Gullit, Rijkaard e Van Basten al Milan. Insomma, per valorizzare il prodotto calcio è stato fondamentale anche integrare la presenza delle stelle straniere con i giocatori italiani.

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(Adnkronos) - Il campione di golf Tiger Woods avrebbe detto a un agente di essere "al telefono con il presidente" Donald Trump dopo l’incidente avvenuto lo scorso 27 marzo in Florida, secondo quanto emerge da un video della bodycam degli agenti. Le immagini, relative all’arresto per guida in stato di alterazione, mostrano Woods mentre conclude una chiamata con un "grazie mille" poco prima dell’arrivo delle forze dell’ordine, senza che sia possibile verificare se dall’altra parte della linea ci fosse effettivamente Trump. Lo riporta Politico, che ha contattato la Casa Bianca, la quale non ha commentato l’episodio.
Nel filmato, il golfista - che si era appena schiantato con il suo Suv contro un camion, finendo per ribaltarsi - appare in difficoltà durante l'alcol test e viene successivamente ammanettato dopo che gli agenti hanno rilevato segni di possibile alterazione. Woods ha dichiarato di non aver assunto alcol, ma di aver preso farmaci prescritti, tra cui il Norco (contenente idrocodone), trovato in suo possesso. "Non sono ubriaco, sto assumendo medicinali prescritti", ha affermato, mentre l’etilometro non ha rilevato tracce di alcol. L’incidente, che non ha provocato feriti, sarebbe avvenuto mentre l’atleta stava usando il telefono alla guida.
Il 50enne, che si è dichiarato non colpevole, ha annunciato l’intenzione di interrompere temporaneamente l’attività agonistica per "curarsi e concentrarsi sulla salute". Tra le figure più influenti nella storia del golf, la carriera di Woods è stata tuttavia condizionata da gravi problemi fisici, tra numerosi interventi chirurgici e un precedente incidente stradale nel 2021. Dopo l’arresto, il presidente Trump aveva commentato l’episodio definendolo "una persona straordinaria" e un "caro amico", esprimendo al tempo stesso dispiacere "alcune difficoltà" che sta affrontando.

(Adnkronos) - Sorpresa degli U2. Dopo l'ep 'Days of Ash' del mese scorso, pubblicato durante il Mercoledì delle Ceneri, ne arriva un altro, il Venerdì prima di Pasqua. La band ha rilasciato l'ep 'Easter Lily', una seconda raccolta autonoma di nuova musica da condividere con i fan, in vista del prossimo disco.
Mentre proseguono le sessioni di registrazione per il nuovo album in studio, l’ep 'Easter Lily' arriva come una seconda raccolta autonoma di nuova musica da condividere con i fan. Mentre l’EP 'Days of Ash' era una risposta ai tempi caotici del mondo esterno, l’EP 'Easter Lily' è una raccolta di canzoni molto più riflessive, che emerge da un luogo più personale e privato, in cui alcuni potrebbero rifugiarsi in tempi come questi, esplorando temi quali l’amicizia, la perdita, la speranza e, in definitiva, il rinnovamento.
'Song for Hal' è un pianto sul lockdown durante il Covid-19 con The Edge come voce solista, scritto per l’amico della band, il produttore musicale Hal Willner, che avrebbe compiuto 70 anni il Lunedì di Pasqua e che è scomparso quasi sei anni fa, proprio durante questi giorni.
'In a Life' è una canzone che celebra l’amicizia. 'Scars' è una canzone di incoraggiamento e accettazione, che parla di cicatrici e tutto il resto, con un colpo di scena. 'Resurrection Song' parla di un pellegrinaggio, un viaggio verso l'ignoto con un’amante o un amico. 'Easter Parade' è una canzone devozionale, una celebrazione della nuova vita, della rinascita e della resurrezione. 'Coexist (I Will Bless The Lord At All Times?)' è una ninna nanna per i genitori dei bambini coinvolti nella guerra, con un’ambientazione sonora di Brian Eno.
In una nota rivolta al pubblico degli U2, Bono ha dichiarato: "Siamo in studio, ancora impegnati a realizzare un album rumoroso, caotico e ‘irragionevolmente colorato’ da suonare dal vivo… che è il vero habitat degli U2. Continuiamo a pensare al rock’n’roll più vivace come ad un atto di resistenza contro tutta questa orribile realtà che vediamo sui nostri piccoli schermi. Questi sono senza dubbio 'anni duri' per molti di noi che guardano al caos che regna là fuori nel mondo. È un periodo in cui la nostra band sta scavando più a fondo nelle nostre vite per trovare una serie di canzoni con cui cercare di affrontare il momento… Con Easter Lily ci siamo ritrovati a porci domande molto personali come: le nostre relazioni sono all’altezza di questi tempi difficili? Quanto duramente si lotta per l’amicizia? La nostra fede può sopravvivere alla distorsione di significato che gli algoritmi amano premiare? Tutta la religione è spazzatura e continua a dividerci...? O ci sono risposte da trovare nelle sue crepe? Ci sono cerimonie, rituali, danze che potrebbero mancare nelle nostre vite? Dal rito di Primavera alla Pasqua e alla sua promessa di rinascita e rinnovamento... L'album ‘Easter’ di Patti Smith mi ha dato tanta speranza quando è uscito nel 1978. Non avevo ancora 18 anni. Il titolo è un omaggio a lei. In un secondo momento cercheremo di fare un gran trambusto e clamore per ricordare al resto del mondo che esistiamo, ma nel frattempo… questa è una cosa tra voi e noi".
L'ep 'Easter Lily' è accompagnato da un'altra edizione speciale digitale della rivista online, intitolata 'U2 - Propaganda - Easter Lily'. Questa rivista contiene contributi dei quattro membri della band, tra cui le note di copertina di The Edge, lo scritto di Adam Clayton sull'arte e il percorso di recupero, una conversazione tra Bono e il frate francescano Richard Rohr e le fotografie scattate in studio da Larry Mullen Jr. L'e-zine presenta anche i testi delle canzoni, un articolo sul loro produttore, Jacknife Lee, un articolo su Hal Willner scritto dal suo amico Gavin Friday e altro ancora. Quarant'anni fa, nel febbraio 1986, il primo numero di 'Propaganda' arrivò nelle cassette postali dei fan degli U2 in tutto il mondo. Con l'aspirazione di eguagliare le altre riviste per fan dell'epoca, ‘Propaganda’ nacque dalla cultura delle fanzine fai-da-te dell'era punk, che abbracciava atteggiamenti, idee e dialogo.

(Adnkronos) - Guerre, crisi politiche internazionali e rischio di aumento dei prezzi. Di fronte al carrello della spesa che scotta, "l'Italia si spacca in due: c'è chi si rifugia nelle calorie vuote del discount e chi riscopre il potere rivoluzionario di un pugno di lenticchie. E, d'altro canto, Il 'menù austerity', da scelta radical chic di un tempo, è oggi diventato una necessità quotidiana per milioni di italiani. Come sta reagendo il Paese del buon cibo? La risposta è un paradosso gastronomico che vede scontrarsi due filosofie opposte: la scorciatoia del 'junk food' e la resilienza della cucina povera". A fare il punto per l'Adnkronos Salute è Mauro Minelli, immunologo e docente di Nutrizione clinica all'università Lum Giuseppe Degennaro.
Per chi deve far quadrare i conti a fine mese, il richiamo della sirena del cibo ultra-processato è fortissimo. "E' la 'comfort zone' del discount: pizze surgelate a prezzi stracciati, wurstel misteriosi, snack carichi di grassi idrogenati e bibite zuccherate che costano meno dell'acqua minerale - elenca Minelli - Il meccanismo è subdolo: questi alimenti sono progettati per essere iper-appetibili. Sale, grassi e zuccheri ingannano il cervello, regalando una gratificazione istantanea che serve a compensare lo stress della crisi. Il vero problema è che si tratta di un risparmio a breve termine", avverte lo specialista. "Riempire la dispensa di 'calorie vuote' significa saziarsi senza nutrirsi, mettendo un'ipoteca sulla salute futura. E' il paradosso della povertà moderna: essere sovrappeso, ma malnutriti".
La cucina povera come nuovo gourmet. "Dall'altro lato", infatti, "c'è una folta schiera di consumatori che sta riscoprendo il manuale di sopravvivenza dei nostri nonni. Non è affatto povertà intellettuale, è intelligenza gastronomica", precisa Minelli. "La cucina povera italiana - quella dei legumi, del pane raffermo e delle erbe di campo - sta vivendo una seconda giovinezza", osserva l'immunologo. "Riscoprire la pasta e fagioli o la ribollita - spiega - non significa solo risparmiare; significa riappropriarsi di una qualità nutrizionale che il cibo industriale ha cancellato. I legumi sono la vera risorsa del nuovo millennio: costano pochissimo, si conservano per mesi e, se abbinati a un cereale, offrono proteine nobili senza il rincaro della carne. E' un'economia circolare ante-litteram: qui non si butta nulla, la crosta del parmigiano finisce nel minestrone e l'acqua di cottura diventa la base per una zuppa saporita".
La guida per un'austerity intelligente. Per Minelli "la parola d'ordine è 'batch cooking', ovvero 'cucinare in serie'. Dedicare un paio d'ore nel weekend a cuocere cereali, legumi e verdure di stagione permette di evitare l'acquisto compulsivo di piatti pronti durante la settimana. Ci sono tre pilastri per il nuovo menù - suggerisce il medico nutrizionista - La stagionalità come criterio guida: comprare i pomodori a gennaio è un errore grave sul piano sia economico che salutistico. La verdura di stagione costa meno perché non deve viaggiare su un tir per metà continente. Uova, una grande risorsa: sono la fonte proteica più economica del mercato. Versatili, veloci e incredibilmente nutrienti. Il ritorno dello sfuso: comprare sacchi di riso o farina invece delle monoporzioni riduce il prezzo al chilo in modo drastico".
Una scelta politica nel piatto. "Il menù austerity ci sta insegnando una lezione preziosa: mangiare bene non è necessariamente una questione di privilegi, ma di tempo e consapevolezza. La vera sfida non è solo arrivare alla fine del mese, ma arrivarci in salute. Tra un hamburger gommoso da 1 euro e una zuppa di lenticchie fatta in casa, la vera rivoluzione pop inizia dalla forchetta. Perché, in fondo, l'economia può anche crollare, ma il piacere di una fetta di pane e olio non andrà mai in default", conclude Minelli.
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