
(Adnkronos) -
L’editing del genoma è efficace anche nei bambini più piccoli. Due studi internazionali riportati in un articolo pubblicato sul 'New England Journal of Medicine' dimostrano che la terapia basata sulla tecnologia Crispr-Cas9, la cosiddetta 'forbice' molecolare, elimina la necessità di trasfusioni nei pazienti con beta-talassemia trasfusione-dipendente e previene le crisi vaso-occlusive nei bambini con anemia falciforme. Le ricerche, di cui l'ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma è tra i principali centri di arruolamento, estendono ai pazienti tra i 5 e gli 11 anni i risultati già ottenuti negli adolescenti e nei giovani adulti. "L'estensione dell'efficacia della terapia ai bambini più piccoli rappresenta un passaggio importante, perché consente di intervenire prima che la malattia provochi danni, anche irreversibili, agli organi" spiega Franco Locatelli, responsabile del Centro studi clinici oncoematologici e terapie cellulari del Bambino Gesù e coordinatore internazionale dei 2 studi.
"La talassemia e l’anemia falciforme sono le due malattie ereditarie del sangue più diffuse al mondo. Entrambe sono causate da mutazioni dei geni coinvolti nella produzione dell’emoglobina, la proteina dei globuli rossi che trasporta l’ossigeno nell’organismo - continua la nota del Bambino Gesù - Nelle forme più gravi di beta-talassemia, la ridotta o assente produzione delle catene beta dell’emoglobina rende necessarie trasfusioni di sangue regolari per tutta la vita, associate a terapie per contrastare il sovraccarico di ferro. Nell’anemia falciforme, invece, l’alterazione della struttura dell’emoglobina provoca la formazione di globuli rossi a forma di falce che possono ostruire i piccoli vasi sanguigni, causando crisi vaso-occlusive dolorose e danni progressivi a diversi organi. In Italia si stimano circa 6.000 pazienti con talassemia e circa 2.000 con anemia falciforme. Nonostante i progressi delle terapie convenzionali, entrambe le patologie continuano ad avere un impatto significativo sulla qualità e sull’aspettativa di vita dei pazienti.
I dati pubblicati sul 'New England Journal of Medicine' riguardano due studi internazionali di Fase 3 condotti in pazienti di età compresa tra 5 e 11 anni con beta-talassemia trasfusione-dipendente e anemia falciforme. "Le due sperimentazioni, denominate Climb THAL-141 e Climb SCD-151 e promosse da Vertex Pharmaceuticals, rappresentano la naturale prosecuzione degli studi che hanno portato all’approvazione della terapia nei pazienti di età superiore ai 12 anni, con un attuale limite in Italia fino ai 35 anni di età - spiegano i ricercatori - L'editing del genoma con tecnologia Crispr-Cas9 modifica in modo mirato specifiche sequenze del Dna delle cellule staminali emopoietiche del paziente, riattivando la produzione di emoglobina fetale. Si tratta, quindi, di una sorta di chirurgia molecolare. Il trattamento agisce sul gene BCL11A, responsabile del blocco della produzione di emoglobina fetale dopo la nascita. La sua inattivazione consente alle cellule del sangue di riattivare la sintesi di emoglobina fetale, una forma di emoglobina in grado di compensare il difetto alla base delle due malattie".
Nello studio dedicato alla talassemia sono stati trattati 15 bambini. Gli 8 pazienti che avevano completato il periodo minimo di follow-up richiesto per la valutazione dell’efficacia hanno tutti raggiunto l’indipendenza dalle trasfusioni per almeno 12 mesi consecutivi. Inoltre, nessun paziente ha più avuto bisogno di trasfusioni dopo il periodo iniziale necessario all’attecchimento delle cellule corrette. I livelli di emoglobina si sono mantenuti stabilmente all’interno dell’intervallo di normalità per l’età, grazie alla riattivazione della produzione di emoglobina fetale. Nello studio sull’anemia falciforme sono stati trattati 11 bambini. Anche in questo caso tutti gli 8 pazienti valutabili hanno raggiunto l’obiettivo principale dello studio, risultando liberi da crisi vaso-occlusive per almeno 12 mesi consecutivi. Dopo il trattamento non è stata inoltre osservata alcuna crisi vaso-occlusiva nei bambini arruolati, né ricoveri ospedalieri correlati alla malattia.
"Questi risultati dimostrano che l'editing del genoma può essere utilizzato con successo anche nei bambini sotto i 12 anni di età, offrendo la possibilità di intervenire prima che la malattia determini danni d'organo irreversibili. Si tratta di un passo importante verso l'estensione di terapie potenzialmente curative a una fascia di pazienti che fino a oggi aveva opzioni terapeutiche limitate» aggiungono Franco Locatelli e Mattia Algeri che hanno seguito i pazienti presso l’ospedale pediatrico della Santa Sede.
I risultati osservati nei bambini sono sostanzialmente "sovrapponibili a quelli già documentati negli adolescenti e nei giovani adulti. Anche il profilo di sicurezza è risultato coerente con quanto già osservato negli studi precedenti e con quello atteso per il condizionamento mieloablativo, una chemioterapia preparatoria necessaria a fare spazio nel midollo osseo alle nuove cellule geneticamente modificate. Gli eventi avversi più rilevanti sono risultati correlati principalmente al busulfano, farmaco utilizzato in questa fase preparatoria", conclude la nota.

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(Adnkronos) - È morto a 90 anni Natalino Irti, tra i più autorevoli giuristi italiani del secondo Novecento e una delle voci più influenti del diritto civile contemporaneo. Originario di Avezzano, in Abruzzo, professore ordinario dal 1968, accademico dei Lincei, presidente emerito dell’Istituto italiano per gli studi storici e a lungo docente all’Università di Roma La Sapienza, Irti ha attraversato università, istituzioni, grandi imprese pubbliche e professione forense con un ruolo di primo piano nel dibattito giuridico nazionale.
Allievo di Emilio Betti, Irti ha insegnato nelle università di Sassari, Parma, Perugia e Torino. Nel 1977 è stato chiamato alla facoltà di Giurisprudenza della Sapienza, dove ha insegnato istituzioni di diritto privato, diritto civile e teoria generale del diritto, contribuendo alla formazione di generazioni di studiosi, magistrati, avvocati e operatori del diritto.
Il suo nome resta legato soprattutto a “L’età della decodificazione”, opera con cui ha interpretato la progressiva perdita di centralità del codice civile e la nascita di sottosistemi normativi autonomi, governati da logiche e principi propri. Una riflessione che ha segnato in profondità il modo di leggere il diritto privato nell’Italia contemporanea, aprendo un confronto sul ruolo della dottrina, sulla certezza del diritto e sul rapporto tra codici, leggi speciali, economia e potere politico.
Negli anni successivi Irti ha ampliato il proprio campo di indagine ai fondamenti stessi del diritto, alla crisi delle ideologie, alla globalizzazione, alla tecnica e al rapporto tra diritto e verità. Opere come “Nichilismo giuridico”, “Il salvagente della forma”, “Diritto senza verità” e “La tenaglia” hanno consolidato la sua figura di giurista-filosofo, attento non solo alla struttura degli istituti civilistici ma anche alle trasformazioni profonde della modernità giuridica.
Alla carriera accademica Irti ha affiancato un’intensa attività professionale e istituzionale. Alla guida dello Studio Legale Irti, che esiste dal 1911, ha operato nei campi del diritto civile, commerciale e amministrativo, seguendo importanti gruppi finanziari e industriali, medie e piccole imprese, casi arbitrali e giudiziari di rilievo e consulenze di primaria importanza. Lo studio, specializzato tra l’altro in telecomunicazioni, diritto societario, procedure concorsuali, riorganizzazione di gruppi, immobiliare e assicurativo, è stato spesso chiamato ad affiancare grandi law firm nazionali e internazionali.
Irti ha ricoperto anche incarichi di vertice nel mondo economico e pubblico: è stato presidente del Credito Italiano, vicepresidente dell’Enel, membro del Cda dell’Iri e del Comitato per le privatizzazioni. Dal 1985 al 1987 è stato consigliere comunale di Roma, eletto nelle liste del Partito liberale italiano. È stato inoltre membro del Consiglio nazionale forense e condirettore di importanti riviste giuridiche.
Negli ultimi anni aveva promosso la Fondazione “Nicola Irti”, nata per sostenere opere di carità e iniziative culturali, dedicata allo zio, che nel 1911 aprì lo studio legale di famiglia.

(Adnkronos) - Ammontano a oltre mezzo miliardo di euro i crediti fiscali connessi ad agevolazioni edilizie per lavori da 'Superbonus 110' mai realizzati sequestrati dai finanzieri del Comando provinciale di Siracusa, su disposizione della Procura. Le indagini, sviluppate in stretta collaborazione con il Nucleo speciale Tutela entrate e repressione frodi fiscali di Roma e il settore Contrasto illeciti dell’Agenzia delle Entrate, hanno consentito di ricostruire "un sofisticato e pericoloso sistema illecito" posto in essere da un'organizzazione criminale con ramificazioni in tutta Italia. Ai 12 indagati sono contestati i reati di associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, riciclaggio e autoriciclaggio, nonché l’emissione di fatture per operazioni inesistenti.
Oltre 60 le società individuate su tutto il territorio nazionale, la maggior parte delle quali apparentemente fittizie (ovvero sprovviste di sede operativa, dipendenti, attrezzature e qualsivoglia struttura imprenditoriale), che sembrerebbero aver eseguito documentalmente interventi milionari di riqualificazione edilizia su 22 condomini nelle province di Bergamo, Como, Macerata, Messina, Monza Brianza, Padova, Pavia, Roma, Salerno, Siracusa, Varese, Vercelli e Verona.
Nella realtà, i dati degli immobili, effettivamente esistenti, sui quali erano in corso o erano già stati realizzati lavori di riqualificazione edilizia da imprese completamente estranee, sarebbero stati utilizzati dall’organizzazione criminale all’insaputa di amministratori e proprietari. Secondo l'accusa, a capo del gruppo criminale ci sarebbero alcuni professionisti attivi in Lombardia, incaricati di reperire prestanome a cui intestare formalmente le società coinvolte e presumibilmente attribuire le eventuali responsabilità penali. "L’anello esecutivo risulterebbe individuabile in due professionisti della provincia di Chieti - spiegano gli investigatori delle Fiamme gialle -, abilitati ad accedere alla piattaforma 'cessione crediti' dell'Agenzia delle Entrate". I due, dietro compenso per ciascuna pratica inserita, avrebbero trasmesso oltre 2.000 comunicazioni che hanno permesso di generare i crediti fittizi nei cassetti fiscali delle società formalmente esecutrici dei lavori.
Ai 12 indagati sono contestati i reati di associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, riciclaggio e autoriciclaggio, nonché l’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Ulteriori dettagli sull’operazione saranno comunicati nel corso di una conferenza stampa, convocata alle 11 nella sede del Comando provinciale della Guardia di finanza di Siracusa, alla presenza del procuratore, del comandante provinciale, del comandante del Nucleo speciale tutela entrate e repressione frodi fiscali delle Fiamme gialle e del capo settore Contrasto illeciti dell’Agenzia delle Entrate.

(Adnkronos) - Innovazione e formazione, competenze e programmazione del comparto produttivo: sono le nuove sfide dell’ingegneria clinica per il governo delle tecnologie per la salute e i temi della giornata d’avvio del 26.esimo Convegno nazionale dell’Associazione italiana ingegneri clinici, in corso a Torino fino al 13 giugno presso le Officine grandi riparazioni. Due sessioni hanno coinvolto i partecipanti e stakeholder: ‘Touchpoint ingegneria clinica’, evento aperto alle scuole, università e alle agenzie della formazione avanzata, e ‘Connessioni di Valore: impresa sanità e innovazione’, dialogo con rappresentanti nazionali e regionali della produzione e della programmazione.
Nel primo evento - riporta una nota - proponendo un un excurus storico professionale, Lorenzo Leogrande, presidente del Convegno nazionale Aiic, ha ricordato che “la professione dell’ingegnere clinico, nel tempo si è evoluta. Negli anni '60 era la figura che si occupava di manutenzione delle tecnologie, ma, dalla riforma sanitaria del 1978 in poi, il ruolo ha seguito l’evoluzione della tecnologia, fino ad arrivare al prodotto, alla sua valutazione. Oggi – ha affermato - non basta far funzionare un dispositivo in sicurezza o acquistare in modo sostenibile: l’ingegnere clinico deve impattare sui processi e il loro utilizzo, ottimizzare i processi. Nel futuro questo professionista non sarà solo parte, ma motore dell’innovazione”.
Paola Freda, già presidente Aiic - prima donna a ricoprire questo incarico nell’Associazione - ha puntualizzato che "per un’autentica formazione, è necessaria la curiosità e l’originalità di essere umani: anche in tempi di intelligenza artificiale ed evoluzione tecnologica galoppante, è l’umano a fare la dfferenza”. Giovanni Poggialini, del direttivo Aiic e coordinatore dei corsi di formazione del Convegno, ha ricordato che ora la responsabilità dell’ingegnere clinico i regge su competenze tecniche più ampie che nel passato: “Partecipare alla progettazione di una sala operatoria, ibridizzarla, riempirla di tecnologia non basta - ha sottolineato - devo sapere quanti pazienti posso curare, come organizzare il sistema perché possa fornire più salute. Questa è la gestione operativa: studiare i processi produttivi dell’azienda sanitaria e fare in modo che i processi produttivi vengano ottimizzati”.
Da qui il concetto di "professione ponte", proposto dal pro-rettore del Politecnico di Torino, Filippo Molinari, che ha evidenziato come la professione dell'ingegnere clinico si trovi ad essere “un ponte tra chi sviluppa e produce la tecnologia e chi la impiega per risolvere problemi. All'ingegnere clinico è infatti chiesto di occuparsi dell'integrazione della tecnologia in quelli che sono i flussi clinici, diagnostici o terapeutici, che sono necessari per fornire un buon servizio al cittadino. Il mondo della medicina, della salute - ha ribadito - è uno degli ambiti in cui le innovazioni tecnologiche sono più rapidamente assorbite e integrate perché permettono diagnosi più precoci, migliori cure, un valore maggiore in termini di salute. Le nuove tecnologie vanno valutate per quello che effettivamente possono fare, per il valore che apportano”.
Con un contributo scritto efficace e puntuale, l'assessore regionale alla formazione Daniela Cameroni ha ricordato, nella seconda sessione, che per affrontare la trasformazione in atto nell’incrocio tra bisogni di salute e tecnologie avanzate "servono programmazione, visione e una forte collaborazione tra istituzioni, sistema sanitario, università e mondo produttivo. Il Piemonte ha tutte le carte in regola per essere protagonista di questa sfida: eccellenze universitarie, centri di ricerca di livello internazionale, un tessuto industriale innovativo e competenze professionali di altissimo livello. In questo scenario - ha spiegato - il ruolo degli ingegneri clinici è strategico, perché realizza il collegamento tra innovazione tecnologica e bisogni assistenziali, tra ricerca e applicazione concreta. E’ dall’alleanza tra competenze, ricerca, tecnologia e formazione che può nascere la sanità del futuro. Una sanità nella quale l’innovazione nasce sì in corsia, ma cresce grazie alle competenze".
Intervenendo nella sessione dedicata alla connessione tra innovazione sanitaria, sviluppo industriale e sostenibilità, l’assessore al bilancio ed alle attività produttive regionali, Andrea Tronzano ha precisato, con un suo testo, che oggi il “Piemonte può essere uno dei principali ecosistemi italiani ed europei delle tecnologie per la salute e l’healthtech rappresenta uno degli ambiti nei quali queste azioni possono generare il maggiore valore economico e sociale. Un ruolo particolarmente importante nell’healtech - ha osservato - è svolto dagli ingegneri clinici, che rappresentano il punto di incontro tra bisogni di cura, innovazione tecnologica e capacità organizzativa. La sfida che abbiamo davanti è costruire una governance stabile e una visione condivisa che metta in connessione ospedali, università, centri di ricerca, imprese e istituzioni".
Per Alessandro Preziosa, presidente Associazione elettromedicali e servizi integrati, confindustria Dispositivi medici, la disanima della situazione deve anche partire dalla capacità dell'ambito produttivo di "essere resiliente in uno scenario particolarmente difficile come quello che abbiamo vissuto negli scorsi anni, segnati da payback, pressione fiscale e varie crisi, non ultime quelle dovute ai conflitti in corso". Il segnale lanciato da Preziosa è chiaro: "da soli non riusciremo più a sostenere il peso di un mercato che è sempre più esigente, che chiede innovazione continua. Quello che facciamo di mestiere - progettare e introdurre nel mercato tecnologie nuove - deve radicarsi in un ambiente sostenibile, altrimenti facciamo fatica a continuare a inserire i nostri investimenti in ricerca e sviluppo e portarli in un mercato sempre più complesso".
In questa sessione anche Cesare Mangone, Unione Industriali Torino, Gennario Broya de Lucia, presidente nazionale Conflavoro Pmi Sanità, Alberta Pasquero, Bio Industry Park e Adriano Leli, presidente Fare, hanno messo l'accento sulle problematiche vissute dal mondo produttivo - in particolare Pmi e startup - ma anche sulle opportunità rappresentate dalla dinamicità di alcuni settori imprenditoriali, e dalla capacità del mondo dei provveditori di interpretare l'innovazione in termini di procurement.
In conclusione Mario Alparone, direttore generale FinPiemonte, ha sottolineato come occorra sviluppare un nuovo modello di sanità, perchè quello attuale rischia di non essere più sostenibile. "Un modello - ha chiarito Alparone - non lo si costruisce a tavolino, ma partendo dalle competenze reali, dal cinvgimento strategico di professionisti che sono in grado di offrire già la prima risposta concreta". In questo senso Mangone ha invitato Aiic a farsi protagonista delle proposta di realizzare “tavoli di confronto” tra professioni, istituzioni, mondo della sanità e mondo produttivo per sviluppare nuove e più avanzate forme di collaborazione tra i protagonisti del comparto delle tecnologie healthcare. Una proposta che è stata ripresa immediatamente da Umberto Nocco, presidente Aiic e Alessio Rebola, coordinatore Aiic Piemonte con estremo favore, a conferma della possibilità che gli ingegneri clinici siano "ponte" tra professioni, ambiti strategici e tra presente e futuro.

(Adnkronos) - “La professione dell'ingegnere clinico è una delle più importanti quando parliamo di innovazione tecnologica e di salute pubblica. La sanità è un settore che recentemente è stato fortemente impattato da un'evoluzione tecnologica ad ampio spettro. Di solito si cita sempre l'intelligenza artificiale. In realtà, però, ci sono tante altre nuove tecnologie che sono entrate in modo molto massivo ultimamente nel mondo della sanità, a cominciare dai sensori alle tecniche ottiche, alla robotica. Questo ovviamente fa sì che ci debba essere per forza un ponte tra chi sviluppa e produce la tecnologia e chi la impiega per risolvere problemi. E l'ingegnere clinico è fondamentale da questo punto di vista perché, oltre a occuparsi della tecnologia, si occupa ovviamente anche dell'integrazione della tecnologia in quelli che sono i flussi clinici, diagnostici o terapeutici, che sono alla base per fornire un buon servizio al cittadino”. Lo ha detto Filippo Molinari, professore ordinario di Bioingegneria al Politecnico di Torino, intervenendo al Convegno nazionale dell’Aiic-Associazione italiana ingegneri clinici, in corso fino al 13 giugno nel capoluogo piemontese.
“Anche la formazione ha dovuto rivoluzionarsi per andare di pari passo con l'evoluzione tecnologica - sottolinea Molinari - Con le nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale, la robotica e i sistemi più complessi, non è sufficiente ampliare l'offerta formativa. Bisogna anche cercare di fornire tutte quelle competenze che sono la base della professione e fanno da ponte tra la tecnologia pura e la tecnologia applicata. Dal punto di vista della ricerca e dell’innovazione tecnologica, parlare con i clinici o con i medici è complicato perché quasi mai si parla la stessa lingua - osserva - Uno dei compiti dell’ingegnere clinico è fare da ponte tra due mondi: quello medico e quello tecnologico”. questo è particolarmente importante se si considera che “il mondo della medicina, della salute, è uno degli ambiti in cui le innovazioni tecnologiche sono più rapidamente assorbite e integrate perché permettono diagnosi più precoci, migliori cure, un valore maggiore in termini di salute. Ma non tutte le novità sono innovazione - avverte Molinari - Le nuove tecnologie vanno valutate per quello che effettivamente possono fare, per il valore che apportano.

(Adnkronos) - Jason Momoa e Lisa Bonet di nuovo insieme ma solo per celebrare un momento importante. I due attori statunitensi avevano annunciato la fine del loro matrimonio nel 2022, ma tra i due è rimasto un profondo legame, dettato soprattutto dall'amore verso i loro figli, Lola Iolani Momoa, 18 anni, e Nakoa-Wolf Manakauapo Namakaeha Momoa, 17 anni.
E proprio pochi giorni fa si sono ritrovati vicini in occasione della cerimonia di diploma del liceo della loro primogenita, che si è tenuta alla California State University di Los Angeles. Le foto scattate mostrano Jason Momoa e Lisa Bonet accanto alla 18enne, sorridenti e felici di condividere al fianco della figlia questo traguardo.
Jason Momoa avrebbe lasciato la produzione cinematografica di Heeldrivers. Secondo quanto riportato da Deadline, il noto attore avrebbe abbandonato il film prodotto da Sony Pictures e PlayStation Productions, dedicato allo sparatutto di Arrowhead Game Studios. Al momento non è stato chiarito il motivo per cui Momoa abbia fatto dietrofront, ma la produzione avrebbe perso così il suo volto principale.
La distribuzione del film sarebbe prevista per il 10 novembre 2027. Il videogioco narra le vicende di Helldivers, che come come descritto da Playstation deve "lavorare insieme per proteggere la Super Terra e sconfiggere i nemici dell'umanità in un'intensa guerra intergalattica".

(Adnkronos) - Giorgia Meloni alla Camera per le comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo. Ecco il testo integrale del discorso:
Signor Presidente, Onorevoli Colleghi,
il prossimo Consiglio Europeo si riunirà, ancora una volta, in una fase di trasformazioni profonde, di sfide complesse. Dalla guerra in Ucraina – che proprio oggi supera, per durata, la Prima Guerra Mondiale – alla crisi in Medio Oriente, dalle tensioni che impattano sull’economia globale alle esigenze di rafforzamento della sicurezza e della difesa comune, dalle iniziative necessarie a garantire competitività al nostro sistema produttivo fino alle nuove emergenze sanitarie internazionali, l’Unione europea è chiamata a dimostrare capacità di iniziativa, unità, visione strategica. È un quadro, nel quale si inserisce anche il confronto sul futuro Quadro Finanziario Pluriennale, che dovrà assicurare all’Unione risorse adeguate, tanto per rispondere alle sfide del nostro tempo, quanto per sostenere le sue ambizioni politiche.
A oltre quattro anni dall’avvio dell’aggressione russa contro Kiev, quell’aggressione, a dispetto dei continui proclami, non si è mai trasformata in una vittoria. E questo è stato possibile grazie all’eroica resistenza del popolo ucraino e al sostegno che la Nazione aggredita ha ricevuto dagli alleati europei e occidentali, Italia compresa. Dopo il fallimento dell’offensiva invernale, anche l’annunciata offensiva primaverile ed estiva non ha portato successi alla Russia. Il fronte è praticamente fermo e, dal 1° gennaio 2026 ad oggi, Mosca non è riuscita a incrementare la percentuale di territorio ucraino sotto il suo controllo.
Deriva anche da qui la frustrazione di Mosca, che si traduce in nuovi e massicci attacchi contro la popolazione civile. Così come gli ultimatum rivolti a Kiev e le ripetute violazioni dello spazio aereo dell’Unione europea e della NATO, che hanno addirittura coinvolto obiettivi civili in Romania. Comportamenti inaccettabili, che l’Italia ha condannato e condanna con fermezza.
La nostra solidarietà all’Ucraina resta piena, convinta, concreta. Sosteniamo attivamente la sua difesa, la resilienza del suo sistema energetico, la sicurezza dei suoi impianti nucleari, i progetti per la ricostruzione.
La nostra linea non cambia: sostenere Kiev e mantenere la pressione su Mosca rappresentano ancora, a nostro avviso, l’unico modo serio di creare condizioni che possano costringere all’apertura di una seria stagione negoziale. Per questo sosteniamo il ventesimo pacchetto di sanzioni europee, perché fino a quando la Russia rifiuterà un cessate il fuoco e l’avvio di trattative serie, sarà necessario mantenere alta la pressione politica ed economica.
Tuttavia, la fermezza da sola non basta più, se non è accompagnata anche da una visione di lungo periodo.
Dobbiamo contribuire a costruire le condizioni della pace, lavorando, insieme ai nostri alleati, a solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina e a una nuova architettura di sicurezza europea che possa assicurare stabilità nel lungo periodo.
Obiettivo per il quale è, chiaramente, indispensabile preservare l’unità euro-atlantica e rafforzare il coordinamento tra Europa e Stati Uniti. Sfida non sempre facile, ma necessaria.
Solo che coordinamento non significa delega. In qualsiasi scenario di pace serio tra Ucraina e Russia, diverse condizioni dipendono dall’Europa, riguardano l’Europa, impattano sull’Europa. Ed è l’Europa a doverle negoziare.
Intendo che la nostra fermezza nei confronti della Russia non deve trasformarsi in cecità diplomatica o autoesclusione. Continuo a porre il tema della necessità che l’Europa avvii una riflessione comune e pragmatica sulle modalità di una sua interazione con Mosca. Difendere i confini del diritto non ci impedisce di tenere aperti i canali necessari a raggiungere i nostri obiettivi: l’Unione europea deve essere pronta a guidare questo dialogo, mentre farebbe un errore a subirlo.
Ma per farlo – una volta stabilito in maniera univoca quale sia, dal nostro punto di vista, l’obiettivo finale del negoziato – occorre individuare chi possa rappresentare gli interessi europei nel tavolo negoziale. Perché procedere a tentoni con formati variabili, non adeguatamente rappresentativi, produce solo frammentazione, confusione, debolezza. Cioè il tema vero, dal mio punto di vista, non è chi faccia o meno parte di questo o di quel formato, ma piuttosto il fatto che, allo stato, nessun formato ha la legittimità per parlare a nome dell’intera Europa.
Per questo motivo sostengo, da tempo, la necessità di individuare una figura autorevole, investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati Membri per portare il punto di vista dell’Europa, ed è in questa direzione che continuo a lavorare.
Detto questo, guardiamo al futuro europeo dell’Ucraina come a un elemento importante della sicurezza e della stabilità del Continente. L’Ucraina ha compiuto progressi significativi e dovrà continuare nel percorso di riforme, in particolare nel rafforzamento dello Stato di diritto e nella lotta alla corruzione. E l’Italia continuerà ad accompagnare e sostenere questo cammino. Ma il percorso di adesione dovrà proseguire nel rispetto del principio del merito e della parità di trattamento tra tutti i Paesi candidati, inclusi la Moldova e i Paesi dei Balcani occidentali.
Insomma, tanto sull’Ucraina quanto sui Balcani Occidentali, le nostre posizioni sono sempre le stesse, e le rappresentiamo con chiarezza e coraggio in ogni sede. Indipendentemente dalla partecipazione o meno alla singola riunione. E, anzi, dal mio punto di vista, se in Europa ci fossero meno formati che si sovrappongono, meno riunioni ridondanti, ma magari qualche scambio in più sulle risposte concrete, riusciremmo forse a offrire un contributo più efficace alla soluzione dei problemi.
Nel prossimo Consiglio Europeo si discuterà anche della crisi in Medio Oriente, che continua a destare enorme preoccupazione sotto il profilo umanitario, della sicurezza regionale e della stabilità economica globale.
Le conseguenze di questa crisi incidono direttamente sugli equilibri internazionali, sulla libertà di navigazione, sui mercati energetici, sulle catene di approvvigionamento – dai fertilizzanti alle materie prime critiche – e quindi anche sulle economie europee, compresa quella italiana. Anche qui, la nostra linea è la stessa fin dall’inizio: l’Italia non è parte del conflitto, e non intende diventarne. Il nostro obiettivo è che la guerra termini al più presto, che si eviti un ulteriore allargamento della crisi e che si creino le condizioni per riportare il confronto dentro un percorso politico e diplomatico.
Chiaramente, questo non significa restare fermi o ignorare le conseguenze che la crisi produce a livello globale e direttamente sui nostri interessi nazionali. Significa, al contrario, muoversi con responsabilità, tutelando i cittadini italiani, le nostre imprese, i nostri militari presenti nell’area, la sicurezza degli approvvigionamenti e la libertà delle rotte commerciali. Ed è quello che il governo ha fatto, lavorando su ognuna di queste direttrici, dall’inizio della crisi. Spendendosi, nella prima fase, per far rientrare gli italiani che erano rimasti bloccati nel Golfo. Aiutando i Paesi della regione a difendersi dagli attacchi iraniani, anche a tutela dei numerosi connazionali e militari presenti nella regione; garantendo le forniture di gas e petrolio necessarie alla nostra Nazione, come ho fatto recandomi personalmente in Algeria, nel Golfo e in Azerbaijan. Lavorando per il pieno ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
E qui voglio ribadire che consideriamo inaccettabile qualsiasi tentativo di alterare unilateralmente le regole che garantiscono il libero transito attraverso lo Stretto.
Perché la libertà di navigazione è un bene comune mondiale e non può essere piegato a logiche di ricatto, e perché consentire che qualcuno selezioni chi può e chi non può passare da uno snodo marittimo fondamentale significherebbe aprire il varco a un mondo nel quale le grandi rotte marittime diventano tutte strumenti di pressione politica o di coercizione militare.
Quanto accade a Hormuz, dunque, non riguarda soltanto Hormuz. Per questo è necessaria una risposta ferma, coordinata e responsabile della comunità internazionale nel suo insieme. È la ragione per cui in questi mesi abbiamo lavorato in stretto coordinamento con i nostri principali partner europei e atlantici per valutare le opzioni necessarie a garantire la sicurezza della navigazione e la tutela delle rotte commerciali nell’area di Hormuz. L’Italia è disponibile a contribuire agli sforzi internazionali necessari, compresi quelli tecnici e operativi indispensabili al pieno ripristino del traffico marittimo, ma sempre in un quadro post-conflitto, con finalità esclusivamente difensive, nel rispetto della Costituzione e delle prerogative del Parlamento, come dimostrano anche le informative dei Ministri Tajani e Crosetto.
Nel frattempo, sul piano diplomatico, continuiamo a sostenere l’altalenante dialogo tra Stati Uniti e Iran e l’importante opera di facilitazione svolta da diversi Paesi, in particolare Qatar e Pakistan, nella consapevolezza che il negoziato resta fragile e che le questioni ancora aperte sono molteplici e complesse sempre che un negoziato sia ancora possibile alla luce delle ultime notizie che conoscete anche voi.
È evidente che una stabilizzazione duratura dovrà affrontare diversi nodi di fondo: la piena garanzia della natura esclusivamente pacifica del programma nucleare iraniano, la sicurezza dei Paesi della regione, la necessità che nessun attore continui ad alimentare instabilità attraverso attacchi, milizie o minacce alle rotte strategiche.
Il Vertice del G7 di Evian della settimana prossima rappresenterà un’occasione importante per confrontarci con i nostri partner – a partire, chiaramente, con il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump - sulle prospettive di questa crisi, così come di quella in Ucraina e sulle iniziative necessarie per consolidare ogni possibile progresso diplomatico. Successivamente, al Consiglio Europeo, lavoreremo affinché l’Unione esprima una posizione comune, seria, credibile.
L’Europa ha gli strumenti per dire la sua, a partire dal regime sanzionatorio. Se l’Iran dimostrerà con i fatti di voler tornare su un percorso serio, verificabile e costruttivo, l’Europa dovrà essere pronta ad accompagnare quel percorso con un alleggerimento graduale e reversibile, ma anche rapido, delle sanzioni. Se invece Teheran continuerà sulla strada sbagliata — minacciare la libertà di navigazione, attacchi, sostegno a milizie, violazione degli obblighi internazionali — allora l’Unione europea dovrà essere pronta a rafforzare la pressione, anche attraverso nuove misure mirate.
Si tratta di dare alla diplomazia una direzione chiara, e agli interlocutori un messaggio comprensibile: la strada della cooperazione può produrre benefici, la strada della destabilizzazione produce conseguenze.
E questa è la posizione che l’Italia porterà al Consiglio Europeo: lavorare perché la guerra finisca al più presto; garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz; sostenere la sicurezza dei partner del Golfo; mantenere aperto, con realismo e responsabilità, lo spazio della diplomazia.
Collegata alla crisi in Iran è anche la ripresa del conflitto in Libano, una Nazione alla quale l’Italia è legata da una profonda amicizia e da un impegno storico per la pace e la stabilità. È testimoniato, del resto, da decenni dai nostri soldati, che ancora una volta voglio ringraziare per il loro prezioso lavoro, condotto in Libano con professionalità, coraggio e senso dello Stato.
Proprio per questo siamo stati, e saremo, sempre molto chiari: ogni attacco contro UNIFIL, contro il suo personale, contro le sue basi e contro la libertà di movimento della missione è inaccettabile. Lo abbiamo condannato senza ambiguità e continueremo a farlo. La sicurezza dei caschi blu deve essere garantita da tutti gli attori sul terreno.
Chi colpisce o minaccia UNIFIL non colpisce soltanto una missione delle Nazioni Unite: colpisce la comunità internazionale e uno dei pochi presìdi che in questi anni hanno contribuito a evitare un conflitto ancora più ampio.
Detto questo, la priorità ora è sostenere il percorso politico avviato con il contributo decisivo degli Stati Uniti e con la scelta coraggiosa del Presidente Aoun di accogliere l’invito a svolgere negoziati diretti con Israele.
Il Presidente Aoun, che è un patriota, sa bene che non vi sarà futuro per il Libano senza la possibilità di vivere in pace con Israele, senza il pieno esercizio della sovranità dello Stato libanese e senza istituzioni in grado di garantire sicurezza e stabilità su tutto il territorio nazionale.
È l’esatto contrario della logica di Hezbollah, che dice di combattere per il Libano, ma nei fatti espone il Paese dei cedri a una guerra che il popolo libanese non vuole e che rischia di distruggere ogni prospettiva di ripresa. Allo stesso modo, abbiamo assistito con grande preoccupazione ai bombardamenti su Beirut e ribadiamo che le azioni israeliane per colpire i vertici di Hezbollah devono garantire la massima tutela della popolazione civile. Crediamo che una soluzione politica non possa prescindere dal disarmo di Hezbollah, così come deve prevedere il ritiro di Israele da tutto il Sud del Libano. Sono due passaggi essenziali per costruire un’architettura di sicurezza duratura.
In questo quadro, l’Italia continuerà a sostenere con convinzione le Forze Armate Libanesi, che rappresentano un presidio fondamentale dell’unità nazionale e della sovranità del Libano.
Continueremo, inoltre, ad intervenire in favore dei civili, in particolare nel Libano meridionale, dove la distruzione delle infrastrutture rende più difficile l’accesso agli aiuti e aggrava le condizioni di una popolazione già duramente provata. Abbiamo, per questo fine, recentemente approvato un nuovo pacchetto di aiuti da 15 milioni di euro.
Al Consiglio Europeo discuteremo anche del post-UNIFIL, alla luce delle opzioni presentate dal Segretario Generale delle Nazioni Unite: la decisione sulla conclusione della missione rende necessario preparare per tempo - in stretto coordinamento con Nazioni Unite, Stati Uniti, partner europei, autorità libanesi ed Israele - una presenza internazionale capace di evitare un pericoloso vuoto di sicurezza.
L’Italia, soprattutto se – come speriamo – i negoziati diretti a Washington avranno successo, continuerà a svolgere un ruolo di primo piano a sostegno del Libano e della pace tra Libano e Israele, come ha sempre fatto e come sta facendo anche in questi giorni difficili.
Non soltanto per quanto avviene in Libano, ma anche per la situazione a Gaza e in Cisgiordania, è chiaro che il Consiglio Europeo dovrà riflettere sulla direzione delle relazioni tra l’Unione Europea e Israele.
Su questo, mi piacerebbe, una volta tanto, che ci fosse un confronto capace di andare oltre l’enfasi della polemica facile, che produce certamente un ritorno immediato in termini di visibilità, ma non riflette l’importanza e la strategicità che il tema ha per la Nazione.
Voglio sperare che l’amicizia tra Italia e Israele, come il sostegno storico dell’Italia ai diritti del popolo palestinese, e la necessità di perseguire la soluzione dei due Stati, siano principi che tutti, in quest’Aula, condividiamo.
Magari dividendoci sui passi immediati e concreti per tutelare questi principi, ma riconoscendo gli uni agli altri la buona fede nel perseguire linee che, voglio ricordarlo, sono le storiche tradizionali linee di politica estera italiana, perseguite fin qui da Governi di ogni colore politico. Credo che si debba chiaramente dire che Israele ha diritto a vivere in sicurezza, senza la minaccia di attacchi terroristici, missili, droni o milizie armate ai propri confini, e che l’Europa debba riconoscere questa esigenza come parte essenziale di qualsiasi prospettiva di stabilità regionale.
Ma allo stesso modo, il Governo, ed io personalmente, non ci siamo nascosti quando andava riconosciuta, in Parlamento e nei consessi internazionali, l’inaccettabile gravità della situazione umanitaria a Gaza e l’illegalità degli insediamenti in Cisgiordania, condannando i coloni violenti e la politica dei ‘fatti compiuti’.
L’abbiamo fatto con Francia, Germania e Regno Unito, ribadendo la nostra ferma opposizione al progetto di insediamento in area E1, allo sfollamento forzato dei palestinesi e all’annessione della Cisgiordania. Abbiamo chiesto a Israele di porre fine alle politiche di insediamento, di garantire giustizia per le violenze dei coloni, di rispettare i Luoghi Santi di Gerusalemme, di revocare le restrizioni finanziarie che rischiano di strozzare l’Autorità Palestinese.
E, per questo, l’Italia intende sostenere misure mirate contro coloro che, come i coloni violenti, fomentano l’odio e l’estremismo, compromettendo la prospettiva dei due Stati. O come il Ministro Ben Gvir, che abbiamo chiesto di sanzionare a fronte dell’inaccettabile comportamento di cui si è reso protagonista nei confronti di cittadini italiani. E approfitto, anche, per rispedire al mittente le dichiarazioni che lo stesso Ministro ha fatto sulla nostra Nazione qualche giorno fa. Dichiarazioni che considero inaccettabili per l’Italia, ma anche poco dignitose per Israele.
Siamo poi in attesa di ricevere le proposte della Commissione europea sulle possibili restrizioni ai prodotti provenienti dagli insediamenti, che valuteremo nel merito, anche da un punto di vista tecnico e giuridico. Ma l’approccio deve essere pragmatico, e deve privilegiare l’obiettivo a cui si tende. Io non credo che isolare Israele possa essere un obiettivo o una strategia europea. L’isolamento di Israele è un fenomeno pericoloso, che allontana la pace, la rende più difficile e finisce per rafforzare le posizioni più estremiste tanto in Israele, quanto tra i nemici di Israele che a quell’isolamento hanno sempre lavorato.
Lo dico soprattutto in relazione all’ipotesi di sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele. Punire la società civile israeliana, con misure restrittive, sarebbe non soltanto sbagliato, ma sarebbe controproducente. Tra le altre cose, metterebbe a rischio la presenza europea sul terreno, in Cisgiordania come a Gaza, in un momento in cui, invece, io credo che l’Europa debba cercare di essere più presente, e fare di più tanto per sostenere la popolazione civile quanto per preservare la soluzione dei due Stati.
Non possiamo, poi, distogliere l’attenzione da Gaza, dove, anche se un fragile cessate il fuoco tiene, la situazione rimane difficilissima. L’Italia sta continuando nel suo impegno umanitario per la popolazione: proseguono le evacuazioni di studenti, la consegna di beni alimentari nella Striscia e lavoriamo con i partner per creare le condizioni di una ripresa dei servizi essenziali a Gaza.
Ma non possiamo dimenticare che il Piano di Pace recepito dalla Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU prevede una serie di passi verso una prospettiva politica e una stabilità di lungo periodo nella Striscia. Ed è chiaro che, in questo percorso, l’Unione Europea deve impegnarsi di più e direttamente, anche con le missioni che ha già sul terreno. Questa è la posizione che l’Italia intende sostenere.
Il prossimo Consiglio Europeo farà il punto anche sui temi della difesa. A me pare chiaro che, di fronte a una realtà sempre più imprevedibile, considerare la propria difesa e la propria sicurezza come un orpello, o come una materia da usare per garantirsi consenso facile, sarebbe miope e decisamente poco responsabile. E infatti questo Governo ha fatto un’altra scelta. Che è quella della verità: spiegare ai cittadini che oggi più che mai è necessario investire nella propria difesa per garantire la capacità di contrare, decidere autonomamente, difendere i propri interessi.
Investire di più, rafforzare la propria capacità industriale, sostenere l’Autonomia Strategica Aperta, che significa da una parte rafforzare la nostra base industriale nel settore della difesa e sviluppare le nostre capacità autonome, ma dall’altra promuovere partnership industriali e strategiche con i partner chiave. A partire dagli altri Membri della NATO, ma non solo.
E qui penso soprattutto ai Paesi del Golfo, al Giappone, all’India e alla Corea. E approfitto per annunciare che il Presidente coreano Jae-Myung sarà in visita di Stato a partire da questa sera, e il Primo Ministro giapponese Takaichi sarà a Roma nella giornata di lunedì, come il Primo Ministro Modi è venuto in visita in Italia tre settimane fa, a dimostrazione di come vi sia – da parte dei Paesi dell’Indo-pacifico – crescente volontà di cooperare con noi.
Sosteniamo, insomma, l’approccio e le iniziative dell’UE volte a rafforzare la sicurezza e la difesa del continente. Siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità, e fare quello che è necessario per proteggere l’Italia e i suoi cittadini, a partire dal tema della sicurezza. Lo ribadiremo al Vertice NATO, dove l’Italia si presenterà con una percentuale del 2,8% del proprio Prodotto interno lordo investito in difesa e sicurezza, segnando un aumento dello 0,71% che è garantito, però, soprattutto alle spese legate alla sicurezza sul territorio.
E proprio perché non ci sottraiamo alle nostre responsabilità, proprio perché non ci manca il coraggio per dire le cose come stanno, non possiamo non considerare il mutamento dello scenario nel quale operiamo. La difesa è importante, certo, ma mettere al riparo le famiglie e le imprese italiane dalla crisi in atto, lo è altrettanto. E queste due priorità sono interconnesse. Senza sicurezza, l’energia finirebbe per costare sempre di più. Senza energia, non rimarrebbe più nulla da difendere con le armi.
Abbiamo posto questa questione con chiarezza, scrivendo una lettera alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen con la quale chiedevamo di garantire maggiore flessibilità di bilancio agli Stati Membri per affrontare la crisi energetica, utilizzando meccanismi finanziari simili a quelli previsti proprio per la difesa. Dopo un negoziato lungo e complesso abbiamo ricevuto la risposta che auspicavamo.
La possibilità di attivare su base volontaria la cosiddetta “National Escape Clause” ci consentirà di investire quattordici miliardi di euro, nei prossimi tre anni, per mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia, che colpisce soprattutto le famiglie vulnerabili e le imprese energivore, ma più in generale tutti gli italiani.
Si tratta di un risultato molto importante, che in parecchi consideravano impossibile, ma che abbiamo centrato, dimostrando la capacità dell’Italia di far valere in Europa i propri interessi, e proporre soluzioni efficaci e di buon senso.
Anche in questo caso ho ascoltato polemiche surreali, spesso basate su affermazioni infondate, come accade quando gli argomenti scarseggiano. La posizione del nostro Governo su alcune misure del Green Deal - e ci tornerò - è nota e non è mutata. Ma, al contrario di chi guarda alle politiche energetiche con la lente dell’ideologia, il nostro Governo è pienamente impegnato nella realizzazione di un mix energetico nazionale, utile agli interessi dei cittadini e delle imprese.
È per questo che abbiamo varato un disegno di legge delega sull’energia nucleare, che riteniamo la vera soluzione alla nostra dipendenza energetica nel medio e lungo periodo; è per questo che continuiamo a sostenere l’importanza dei biocarburanti come vettore energetico di transizione; è per questo che – udite, udite! - con il nostro Governo abbiamo raggiunto il massimo storico di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. Eh, lo so, può dare fastidio…
Peraltro, ricordo che lunedì scorso la Commissione ha approvato ulteriori 23 miliardi aiuti di Stato a sostegno della produzione nazionale di energia elettrica da fonti rinnovabili. Si prevede che gli impianti aggiungeranno così un totale di 37,15 gigawatt di capacità di produzione di energia elettrica, con il risultato di aumentare del 48% l’attuale capacità di energia prodotta da fonti rinnovabili in Italia.
Con lo stesso pragmatismo, nelle prossime settimane provvederemo a definire, in stretto raccordo con la Commissione, un paniere di misure finanziabili grazie alla flessibilità che abbiamo ottenuto. E questo consentirà, tra l’altro, di alleggerire il bilancio nazionale e di avere più risorse per sostenere le famiglie e le imprese in questa difficile congiuntura.
Sono, in sostanza lontani, colleghi, i tempi in cui l’Italia, per avere maggiore flessibilità di bilancio, doveva dirsi disponibile a ricevere più immigrati illegali sul suo territorio. Quelli erano altri tempi. Oggi c’è un Governo che riesce a ottenere maggiore flessibilità per venire incontro alle esigenze concrete dei cittadini proprio mentre può vantare una diminuzione dell’ottanta per cento di immigrati illegali che sbarcano sulle sue coste.
L’energia sarà chiaramente al centro di una specifica sessione del Consiglio Europeo dedicata alle sfide economiche globali. Sul tema, le conclusioni dell’ultimo Consiglio hanno indicato una direzione chiara e pragmatica, invocando la necessità di azioni concrete per ridurre i prezzi, far fronte all’eccessiva volatilità nel breve termine e attenuare l’impatto del sistema di scambio di quote di emissione (cioè ETS) sui prezzi dell’energia elettrica.
È stato un risultato faticoso e non scontato. E qui c’è un punto fondamentale che io penso vada chiarito. Le sintesi che la politica raggiunge, all’esito di lunghissime discussioni, non sono un esercizio dialettico. Sono l’esercizio della democrazia. Ognuno di noi, quando si presenta in Consiglio Europeo, lo fa con alle spalle un mandato del proprio Parlamento. Quel Parlamento, a sua volta, opera secondo un mandato popolare.
Per questa ragione, le decisioni che noi prendiamo devono essere rispettate, devono essere attuate, non possono essere rimesse in discussione, o addirittura ribaltate, da interpretazioni surreali, ammantate come tecniche, di burocrati che non devono rendere conto a nessuno delle proprie decisioni. E che forse, anche per questo, hanno finito per perdere il contatto con la realtà.
Lo abbiamo visto con l’attuazione del principio della neutralità tecnologica, lo abbiamo visto con il recente atto delegato in materia di revisione dei benchmark ETS – di cui chiediamo una revisione urgente - e lo stiamo vedendo nelle prime anticipazioni del contenuto della revisione organica del sistema ETS attesa per luglio. Dal focus sulla riduzione dell’impatto sui prezzi dell’energia, man mano stiamo passando alla possibile introduzione di nuovi meccanismi che potrebbero addirittura finire per complicare il meccanismo, invece di semplificarlo, come era richiesto.
Lo dico qui, dopo averlo ribadito anche in occasione della videoconferenza sulla competitività di lunedì, organizzata insieme al Cancelliere tedesco Friedrich Merz e al Primo Ministro belga Bart De Wever, perché chiedo un mandato chiaro a tenere il punto su questo tema. Anche da qui si testa il cambio di passo, politico e strategico, dell’Europa. Solo se semplifichiamo e rendiamo più veloci i processi amministrativi, possiamo sperare di rilanciare gli investimenti e aumentare le occasioni di crescita del Continente.
Altra questione fondamentale in materia di competitività è quella legata al commercio internazionale. In una fase in cui pratiche commerciali sleali mettono sotto pressione la competitività dell’industria europea, anche in settori strategici per la nostra sicurezza economica, è essenziale che l’Ue rafforzi i propri strumenti di difesa commerciale, così da garantire condizioni di concorrenza eque, proteggere la capacità produttiva e salvaguardare occupazione e investimenti.
È un’esigenza che viene rivendicata con forza dal mondo produttivo italiano ed europeo, che chiede strumenti più efficaci e tempestivi per contrastare distorsioni del mercato sempre più frequenti. Per questo l’Italia, insieme ad altri Stati Membri, ha avanzato proposte volte a rendere più incisiva l’azione dell’Unione.
Non si tratta di chiudersi agli scambi internazionali né di agire contro specifici Paesi, ma di assicurare quella reciprocità senza la quale la nostra civiltà è un fardello e non un faro, in materia di diritti, standard di sicurezza, equità, giustizia.
In questo quadro, si inserisce anche il nuovo sistema europeo di controllo degli investimenti esteri, che consentirà una valutazione più attenta delle operazioni suscettibili di incidere sulla sicurezza nazionale o di generare dipendenze strategiche in settori essenziali. È importante sottolineare che, grazie all’impegno italiano, la decisione finale continuerà a spettare agli Stati Membri, nel pieno rispetto delle rispettive prerogative nazionali.
Le dipendenze economiche strategiche, in particolare nel campo delle materie prime critiche e delle terre rare – ma pensiamo anche al tema dei fertilizzanti, che sono così cruciali per la nostra sicurezza alimentare – rappresentano oggi una delle principali sfide geopolitiche. Per affrontarle occorre anzitutto diversificare le fonti di approvvigionamento, ampliando la rete dei partenariati strategici e degli accordi commerciali dell’Unione europea. E, allo stesso tempo, è fondamentale consolidare la cooperazione con i nostri partner più stretti, per costruire catene del valore più affidabili e sicure nei settori tecnologici e industriali più avanzati. Strategia nella quale si inserisce anche il Piano Mattei, con il quale l’Italia promuove partenariati di lungo periodo, basati su una collaborazione paritaria e di reciproco beneficio. La sicurezza economica è, insomma, parte integrante della sicurezza nazionale ed europea. Difendere la competitività delle nostre imprese, ridurre le dipendenze strategiche e rafforzare la resilienza delle nostre filiere significa garantire crescita, occupazione e autonomia decisionale all’Europa del futuro.
Tutte queste priorità, chiaramente, dovranno trovare spazio anche nel nuovo Quadro Finanziario Pluriennale, ovvero il bilancio dell’Unione Europea.
Grazie anche all’impegno italiano, nel corso degli ultimi mesi sono stati compiuti progressi nel negoziato: è stata riconosciuta la possibilità per gli Stati Membri di aumentare le dotazioni per la Politica Agricola Comune; sono state rafforzate le garanzie a tutela delle Regioni; siamo riusciti a ottenere maggiori tutele in favore delle PMI nel Fondo per la Competitività; è stato riconosciuto il principio della neutralità tecnologica nella decarbonizzazione industriale.
Ma la strada da fare è ancora lunga, perché la proposta possa rappresentare un compromesso maturo e soddisfacente. Sul piano del metodo, voglio sottolineare ancora una volta, al Consiglio Europeo, che non intendiamo assecondare, o vincolarci, a tempi di negoziato predefiniti e artificiali. L’Italia si assumerà le responsabilità di un accordo solamente quando saremo certi di aver raggiunto il miglior compromesso possibile, per la nostra Nazione e per l’Europa nel suo complesso.
Detto questo, la novità del prossimo Consiglio è che per la prima volta si parlerà dei numeri del prossimo QFP.
Quindi, vale la pena ribadire almeno tre concetti, per noi, fondamentali.
Primo: non accetteremo un bilancio in conseguenza del quale, a fronte di maggiori contributi, l’Italia rischia di avere a disposizione risorse inferiori;
Secondo: i cosiddetti “rebates” vanno eliminati. Se si arriverà a mantenere questo sistema anacronistico chiederemo che, in qualità di terzo contributore netto al bilancio della UE, anche l’Italia goda dello stesso privilegio;
Terzo: chi vuole finanziare le nuove priorità tagliando le politiche tradizionali, deve guardare altrove. Da parte nostra, siamo pronti a investire su competitività e difesa, ma questo non si potrà fare a spese di PAC, della Pesca o della Coesione. Piuttosto, si comincino a tagliare le spese per l’Amministrazione europea, che nella proposta della Commissione vengono aumentate di più del 20%, segnale in totale controtendenza rispetto a quelli che noi cerchiamo di dare ogni giorno e che vengono richiesto a noi.
Dopodiché, come dicevo, nuove priorità chiamano nuove risorse.
Stiamo analizzando e discutendo il pacchetto di nuove risorse proprie, incluse quelle avanzate dal Parlamento europeo. Siamo aperti ad analizzare alcune di queste proposte, come un intervento sui profitti derivati dalle criptovalute o forme di “digital tax” europea. Ma il nostro principio guida sulle risorse proprie rimane lo stesso: le entrate del bilancio UE si possono incrementare solo a patto che questo non si ripercuota su imprese, cittadini e finanze pubbliche.
Accanto al più ampio tema dei numeri, nelle prossime settimane saranno oggetto della nostra massima attenzione anche alcuni aspetti apparentemente più tecnici, ma con implicazioni decisive sulla capacità di spesa dei fondi UE e sull’equità fra Stati Membri.
Faccio qui riferimento al tema della condizionalità, in tutte le sue forme, che può rappresentare un vero e proprio ostacolo ad un’attuazione efficace del prossimo bilancio. Siamo certamente a favore di regole chiare, ma non siamo a pronti a consegnare a chicchessia strumenti di pressione indebita sull’attività di governi nazionali e sovrani.
Parto dal principio “Do no significant harm”, letteralmente “non arrecare danni significativi”. Nelle intenzioni della Commissione, la sua applicazione potrebbe tradursi nell’esclusione automatica dai fondi europei di intere categorie di investimenti ritenuti incompatibili con gli obiettivi ambientali. Questo è esattamente quello che non vogliamo e che non siamo disposti ad accettare: in un mondo in cui Stati Uniti e Cina mobilitano miliardi e miliardi per incentivare la propria industria e la propria competitività, l’Europa non può fare la scelta diametralmente opposta, cioè quella di rappresentare essa stessa un ostacolo alla propria industria e alla propria competitività.
Altro tema fondamentale è quello della condizionalità legata al rispetto dello Stato di diritto. Ora, qui, prima che l’opposizione ritiri fuori il suo ridicolo armamentario sul governo illiberale, voglio ribadire una cosa lapalissiana per chiunque mantenga un briciolo di onestà intellettuale: questo Governo non è contro lo Stato di diritto. Tutt’altro. Questo Governo sa, però, che nella civiltà occidentale il fondamento dello Stato di diritto è l’uguaglianza di fronte alla legge.
Quindi se di Stato di diritto vogliamo parlare, il principio va rispettato da tutti alla stessa maniera, Commissione Europea inclusa.
Non è concepibile che un documento informale - la Relazione annuale sullo Stato di diritto -, predisposta da funzionari della Commissione sulla base di articoli di giornale e non da istanze giurisdizionali, possa assumere un carattere vincolante capace di bloccare, senza contraddittorio, l’erogazione dei fondi a uno Stato Membro.
E deve far riflettere, colleghi, il fatto che Paesi accusati di violare lo Stato di diritto quando sono governati da maggioranze reputate sgradite diventino poi di colpo pienamente in linea con i principi europei al cambio di governo, pur rimanendo inalterate le leggi che vengono contestate. Continueremo a lavorare per correggere queste distorsioni, perché sono lontane dall’idea di Europa che abbiamo in mente.
Allo stesso tempo, intendiamo contrastare ogni proposta volta a fare aumentare i controlli e le condizionalità al crescere dei fondi europei assegnati.
La nostra posizione su questo è chiara: le regole devono valere per tutti allo stesso modo. Si tratta di uno dei principi base iscritti nei Trattati.
In definitiva, continueremo a lavorare strenuamente per un bilancio efficace, che sostenga gli Stati membri senza diventare uno strumento di pressione per finalità per cui i Trattati ed i Regolamenti europei vigenti prevedono già strumenti dedicati, a partire dalle procedure di infrazione e dal ruolo della Corte di Giustizia.
Infine, anche in questo Consiglio Europeo, torneremo a parlare di immigrazione.
La scorsa settimana è stato raggiunto a Bruxelles l’accordo sul nuovo Regolamento europeo sui rimpatri. Un accordo storico, frutto soprattutto del nostro lavoro, grazie al quale chi non ha diritto a restare nell’Unione europea potrà essere rimpatriato in modo più rapido ed efficace. E grazie al quale sarà possibile aprire centri di rimpatrio nei Paesi terzi, seguendo la strada avviata con il tanto contestato Protocollo Italia-Albania. Una soluzione innovativa che in tanti hanno contrastato in ogni modo, ma che grazie a questo Governo è diventata, oggi, uno strumento a disposizione dell’Europa intera. Difendere i confini, ridurre drasticamente gli sbarchi, combattere i trafficanti di esseri umani, rafforzare la cooperazione con i Paesi di origine e di transito, rimpatriare subito chi non ha diritto a stare qui: l’Italia ha indicato la strada, e oggi l’Europa la sta percorrendo.
Un successo simile lo abbiamo raccolto anche in materia di convenzioni internazionali, attraverso un processo, avviato lo scorso anno da Italia e Danimarca, che ha portato all’adozione a Chisinau, il 15 maggio, della Dichiarazione su migrazioni e Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, sottoscritta da tutte le 47 Nazioni che compongono il Consiglio d’Europa.
Un risultato impensabile solo un anno fa, quando insieme al Primo Ministro danese Frederiksen ho promosso una prima lettera aperta in questo senso. Una dichiarazione che ha riconosciuto, tra le altre cose, la legittimità per gli Stati Membri di perseguire soluzioni innovative, come il trattamento appunto in Paesi terzi delle domande di asilo.
La sicurezza dei confini, tuttavia, non può essere considerata solo in chiave migratoria. Deve estendersi alle altre grandi emergenze del nostro tempo, ambiti nei quali l’Italia sta assumendo un ruolo sempre più centrale, contribuendo a orientare il dibattito e a promuovere soluzioni concrete. Mi riferisco, innanzitutto, all’impegno contro il traffico di droga, che trova concreta attuazione nei principali contesti multilaterali, dall’ONU al G7, dall’UE alla Comunità Politica Europea, dove, insieme alla Francia, abbiamo lanciato la Coalizione Europea contro le droghe che vede, ad oggi, l’adesione di oltre 30 Nazioni europee.
Nei prossimi mesi il nostro Paese ospiterà due importanti appuntamenti internazionali: il primo, a Palermo, dedicato alla sicurezza dei porti; il secondo, presso la Comunità di San Patrignano, eccellenza italiana riconosciuta a livello internazionale, incentrato sulla prevenzione e sul recupero dalle tossicodipendenze.
Mi riferisco, poi, anche alla situazione epidemiologica nell’Africa centrale, legata al recente focolaio del virus Ebola registrato nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda. Nei giorni scorsi ho scritto ai Vertici europei per chiedere, nel pieno rispetto delle prerogative nazionali in materia di tutela della salute, un rafforzamento del coordinamento delle attività di vigilanza alle frontiere, anche attraverso l’adozione di regole comuni per la gestione degli arrivi, diretti e indiretti, di persone potenzialmente esposte al virus. Da questa iniziativa sono scaturiti incontri tra i Ministri competenti che consentiranno, nel corso del Consiglio Europeo, di coordinare decisioni a protezione dei cittadini europei.
Signor Presidente, Onorevoli Colleghi,
come si vede, il contesto è complesso e delicato. In questo scenario, l’Italia sa che la sfida più importante è saper scegliere ciò che è più giusto in luogo di ciò che è più facile. Per farlo, continueremo a interpretare con lucidità i cambiamenti dello scenario internazionale e a promuovere soluzioni pragmatiche ed efficaci, difendendo i nostri valori e i nostri interessi.
Continueremo, cioè, ad agire con realismo e determinazione, senza cedere alle semplificazioni e senza nascondere la realtà dei fatti. Perché le decisioni più importanti per il futuro dell’Europa richiedono anzitutto il coraggio della verità.
È con questa consapevolezza che parteciperemo al prossimo Consiglio Europeo: non per inseguire il corso degli eventi, ma per contribuire a determinarlo.
Questa, del resto, è la linea che abbiamo seguito finora. Una linea fondata sulla chiarezza delle scelte, sulla serietà degli impegni assunti e sulla difesa dell’interesse nazionale, nel quadro di una dimensione europea.
Una strada che non promette scorciatoie, ma risultati. Non cerca il consenso più facile, ma le decisioni più giuste. Ed è su questa strada, ancora una volta, che chiediamo il sostegno di questo Parlamento.
Vi ringrazio.

(Adnkronos) - In Italia ogni anno i costi ospedalieri per la cura dei tumori ammontano a più di 4 miliardi di euro. A questi si devono sommare ulteriori 2,5 miliardi per assicurare l'assistenza socio-sanitaria. Un ricovero ospedaliero su 10 è causato da un tumore e in totale i ricoveri ammontano annualmente a oltre 649mila. Al momento nel nostro Paese vivono circa 4 milioni di persone con una precedente diagnosi di neoplasia. Numeri importanti e destinati a crescere nei prossimi anni a causa dell'invecchiamento generale della popolazione. E' quanto emerso dall'Oncology Summit 2026, oggi alla Camera dei deputati, evento nato da un'iniziativa del presidente della XII Commissione della Camera Ugo Cappellacci. Obiettivo dell'incontro istituzionale: approfondire lo stato dell’oncologia in Italia e discutere possibili interventi di rafforzamento.
L'iniziativa, organizzata da Nomos Centro studi parlamentari con il patrocinio di Aiom (Associazione italiana oncologia medica), intende offrire uno spazio di confronto e dibattito tra clinici, pazienti e rappresentanti delle istituzioni. Nell'ultima legge di Bilancio, il ministero della Salute ha stanziato più di 500 milioni in prevenzione - ricorda una nota - e ulteriori risorse sono state allocate nel Pnp (Piano nazionale prevenzione) di recente approvazione. Tra le priorità, il potenziamento dei percorsi di prevenzione e diagnosi precoce, in particolare dei programmi di screening.
"Il cancro oggi è una delle principali priorità di salute pubblica, in Italia e in Europa, sia per i numeri epidemiologici che per le implicazioni sociali ed economiche che determina - sottolinea Cappellacci - Negli ultimi anni, tanto il Parlamento quanto il ministero della Salute hanno stanziato nuove risorse per incentivare la prevenzione in ambito oncologico. L'obiettivo è limitare il più possibile l'impatto crescente dei tumori sulla collettività e sul sistema sanitario nazionale. Sono previste novità anche nel nuovo Piano nazionale prevenzione 2026-2031 che è stato recentemente approvato. Per renderle però concrete ed effettive bisogna approvare quanto prima i decreti attuativi", precisa. "Il fumo resta uno dei principali fattori di rischio evitabili per la salute e per questo la prevenzione primaria deve essere al centro delle politiche sanitarie: promuovere stili di vita sani, sostenere i percorsi di disassuefazione e valorizzare i centri antifumo significa intervenire prima che la malattia si manifesti - dichiara il presidente della X Commissione del Senato, Francesco Zaffini - Proprio nell'ultima legge di Bilancio è stata ribadita l'importanza degli screening con Tac a bassa dose, che in un unico esame consente di intercettare precocemente il tumore del polmone e congiuntamente individuare segni di enfisema severo e eventuali calcificazioni coronariche. Ora occorre estendere questi percorsi, rendendo omogeneo su tutto il territorio nazionale l'accesso agli screening e garantendo ai cittadini a rischio una presa in carico tempestiva, equa e integrata".
Nel Pnp 2026-2031 vengono ribadite le raccomandazioni del Consiglio europeo sullo screening del tumore polmonare. Vanno avviati e incentivati progetti pilota di prevenzione secondaria della neoplasia attraverso Tc spirale a bassa dose in forti fumatori ed ex forti fumatori. "E' un esame che ha dimostrato evidenze chiare sulla riduzione della mortalità per una neoplasia che causa ogni anno in Italia 35mila decessi - evidenzia Massimo Di Maio, presidente nazionale Aiom - Negli ultimi anni, nel tumore del polmone come in altre neoplasie, vi sono stati indubbi successi dovuti ai progressi della ricerca e all'introduzione di nuovi trattamenti. Tuttavia i risultati in termini di sopravvivenza sono ancora modesti. Da anni è attiva la Rete italiana screening polmonare. E' un programma di esami mirati non di massa, ma su una precisa popolazione target particolarmente esposta al rischio di insorgenza del tumore. Sta producendo risultati molto interessanti ed una rete che va potenziata, così come stabilito da recenti provvedimenti".
"Gli screening già inseriti nel Servizio sanitario pubblico (mammella, colon-retto, cervice uterina) - continua Di Maio - hanno visto importanti progressi nella copertura delle diverse Regioni in termini di inviti, ma sarebbe particolarmente importante uniformare l'offerta tra le Regioni, ad esempio bisogna ampliare in tutta Italia alle fasce 70-74 anni e 45-49 anni lo screening mammografico. Se vogliamo invece tracciare un bilancio sullo stato dell'arte dell'oncologia italiana, finora abbiamo avuto risultati molto buoni e tra i migliori in Europa. Per esempio, tra il 2007 e il 2019 abbiamo avuto una riduzione dei decessi da cancro del 14% tra gli uomini e del 6% fra le donne. Tuttavia, per mantenere questi risultati è necessario un potenziamento dei percorsi all'interno del Ssn e un efficientamento delle Reti oncologiche regionali".
Fondamentale anche il ruolo delle le terapie avanzate, che nell'ultimo Dfp (Documento di finanza pubblica) approvato vengono riconosciute come spese di investimento e non come spesa corrente: un cambio di paradigma atteso da anni, che ora chiede norme concrete per modelli di pagamento pluriennali legati ai risultati clinici, rimarcano gli esperti.
Durante l'Oncology Summit, un focus è dedicato al tumore ovarico. Mutazioni del Dna e test genetici hanno un'importanza cruciale per le pazienti, ma anche per i loro familiari sani per la scelta delle terapie e come strumento di prevenzione. La metà dei casi di tumore dell'ovaio, infatti, presenta alterazioni dei geni coinvolti nella riparazione del Dna. Per questo, i test che identificano questi deficit genetici dovrebbero essere eseguiti in tutte le donne al momento della diagnosi e resi accessibili in modo equo su tutto il territorio, esortano gli specialisti. "Il tumore ovarico rappresenta ancora oggi una delle sfide più complesse dell'oncologia femminile. E' una patologia che si manifesta con sintomi aspecifici e viene diagnosticata troppo spesso in fase avanzata, riducendo così le possibilità di intervento precoce - osserva Maria Rosaria Campitiello, capo Dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute - Per questo motivo è fondamentale rafforzare la cultura della prevenzione, promuovere controlli ginecologici periodici e investire nella formazione continua dei professionisti sanitari, affinché abbiano gli strumenti per riconoscere tempestivamente i segnali di una possibile neoplasia".
Per Campiteillo "la prevenzione non è un'opzione: è il più efficace strumento di salute pubblica di cui disponiamo per migliorare la qualità della vita dei cittadini, aumentare la sopravvivenza e ridurre il peso delle malattie oncologiche. Investire nella prevenzione significa salvare vite, ridurre le disuguaglianze e rafforzare la sostenibilità del Ssn. In questa direzione va anche l'importante scelta compiuta con l'ultima legge di Bilancio, che ha destinato ulteriori 238 milioni di euro alla prevenzione: risorse, queste, che si aggiungono a quelle già garantite dal Fondo sanitario nazionale e che consentiranno di potenziare i programmi di screening, la presa in carico dei pazienti ed i servizi territoriali. Tuttavia, nessun investimento può essere realmente efficace senza una forte alleanza tra istituzioni, professionisti sanitari, società scientifiche, associazioni dei pazienti e cittadini. La prevenzione si costruisce ogni giorno attraverso l'informazione, l'educazione sanitaria e la partecipazione consapevole delle persone ai percorsi di cura e diagnosi precoce".
L'iniziativa è stata realizzata grazie al contributo non condizionato di AstraZeneca, Bayer, Gilead, Msd e Regeneron.

(Adnkronos) - Pieno sostegno e solidarietà all'Ucraina e pressione sulla Russia: "La nostra linea non cambia", ha assicurato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nelle comunicazioni alla Camera in vista del prossimo Consiglio europeo."A oltre quattro anni dall'avvio dell'aggressione russa contro Kiev, quell'aggressione, a dispetto dei continui proclami, non si è mai trasformata in una vittoria. E questo è stato possibile grazie all'eroica resistenza del popolo ucraino, al sostegno che la nazione aggredita ha ricevuto dagli alleati europei e occidentali, Italia compresa". Cosìla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nelle comunicazioni alla Camera in vista del prossimo Consiglio europeo.
"Dopo il fallimento dell'offensiva invernale, anche l'annunciata offensiva primaverile ed estiva - ha aggiunto - non ha portato successi. Alla Russia il fronte è praticamente fermo e dall'1 gennaio 2026 a oggi Mosca non è riuscita a incrementare la percentuale di territorio ucraino sotto il suo controllo. Deriva anche da qui la frustrazione di Mosca che si traduce in nuovi e massicci attacchi contro la popolazione civile, così come gli ultimatum rivolti a Kiev e le ripetute violazioni dello spazio aereo dell'Unione europea e della Nato, che hanno addirittura coinvolto obiettivi civili in Romania. Comportamenti. Inaccettabili che l'Italia ha condannato e condanna con fermezza".
"La nostra solidarietà all'Ucraina resta piena, convinta, concreta. Sosteniamo attivamente la sua difesa, la resilienza del suo sistema energetico, la sicurezza dei suoi impianti nucleari, i progetti per la ricostruzione. La nostra linea non cambia. Sostenere Kiev e mantenere la pressione su Mosca rappresentano ancora oggi, a nostro avviso, l'unico modo concreto di creare condizioni che possano costringere all'apertura di una seria stagione negoziale. Per questo sosteniamo il ventesimo pacchetto di sanzioni europee perché fino a quando la Russia rifiuterà il cessate il fuoco e l'avvio di trattative reali sarà necessario mantenere alta la pressione politica ed economica", ha sottolineato Meloni.
"Tuttavia - ha detto ancora la presidente del Consiglio - la fermezza da sola non basta più se non è accompagnata anche da una visione di lungo periodo. Dobbiamo contribuire a costruire le condizioni della pace lavorando insieme ai nostri alleati a solide garanzie di sicurezza per l'Ucraina, a una nuova architettura di sicurezza europea che possa assicurare stabilità nel lungo periodo, obiettivo per il quale è chiaramente indispensabile preservare l'unità euro atlantica, rafforzare il coordinamento tra Europa e Stati Uniti. Sfida non sempre facile ma necessaria, solo che coordinamento non significa delega. In qualsiasi scenario di pace serio tra Ucraina e Russia, diverse condizioni dipendono dall'Europa, riguardano l'Europa, impattano sull'Europa ed è l'Europa a doverle negoziare. Intendo che la nostra fermezza nei confronti della Russia non deve trasformarsi in cecità diplomatica o autoesclusione".
"Continuo a porre il tema della necessità che l'Europa avvii una riflessione comune e pragmatica sulle modalità di una sua interazione con Mosca. Difendere i confini del diritto non ci impedisce di tenere aperti i canali necessari a raggiungere i nostri obiettivi. L'Unione europea deve essere pronta a guidare questo dialogo, mentre farebbe un errore a subirlo. Ma per farlo, una volta stabilito in maniera univoca quale sia, dal nostro punto di vista, l'obiettivo finale del negoziato, occorre individuare chi possa rappresentare gli interessi europei nel tavolo negoziale, perché procedere a tentoni con formati variabili, non adeguatamente rappresentativi, produce solo frammentazione, confusione, debolezza. Cioè, il tema vero, dal mio punto di vista, non è chi faccia o meno parte di questo o di quel formato, ma piuttosto il fatto che allo stato nessun formato ha la legittimità per parlare a nome dell'intera Europa".
"Per questo motivo - ha concluso Meloni - sostengo da tempo la necessità di individuare una figura autorevole, investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati membri per portare il punto di vista dell'Europa. Ed è in questa direzione che continuo a lavorare. Detto questo, guardiamo al futuro europeo dell'Ucraina come a un elemento importante della sicurezza della stabilità continentale. L'Ucraina ha compiuto progressi significativi, dovrà continuare nel percorso di riforme, in particolare nel rafforzamento dello Stato di diritto, nella lotta alla corruzione, e l'Italia continuerà ad accompagnare questo cammino. Ma il percorso di adesione dovrà proseguire nel rispetto del principio del merito e della parità di trattamento tra tutti i Paesi candidati, inclusi la Moldova e i Paesi dei Balcani occidentali".

(Adnkronos) - Nella notte le forze di difesa ucraine hanno neutralizzato 195 dei 221 droni lanciati dalle forze russe. Secondo quanto riferito dall'Aeronautica militare ucraina la notte scorsa le forze russe hanno attaccato con due missili balistici Iskander-M lanciati dalla regione di Belgorod, in Russia, e 221 droni d'attacco dei tipi Shahed, Herber, Italmas e Parodia, lanciati dalle direzioni di Orel, Kursk, Bryansk e Primorsko-Akhtarsk in Russia, e di Chauda e Hvardiyske nel territorio temporaneamente occupato della Crimea.
L'Aeronautica militare ucraina ha precisato che i missili balistici e i 21 droni d'attacco hanno colpito 9 località, con detriti di droni abbattuti caduti in 8 località. Il comando ha aggiunto che l'attacco è ancora in corso e che i droni nemici rimangono nello spazio aereo ucraino.
Droni ucraini nella notte hanno colpito la raffineria Afipsky a Krasnodar, nel sud della Russia, provocando un vasto incendio che è stato spento. Secondo quanto riferito dal governatore di Krasnodar, Veniamin Kondratyev, su Telegram tre persone sono rimaste ferite quando i detriti dei droni sono caduti su edifici residenziali in altre zone della regione. Secondo i media, l'impianto ha lavorato circa 7 milioni di tonnellate di petrolio greggio nel primo anno di guerra, iniziata nel 2022. Da allora, è stato ripetutamente preso di mira da attacchi di droni ucraini.

(Adnkronos) - Claudo Lotito non ha nessuna intenzione di cedere la Lazio e rompe il silenzio parlando direttamente ai tifosi con una lunga lettera aperta pubblicata dal Messaggero e con un comunicato per smentire le voci di una ipotetica cessione della società. Il numero uno biancoceleste vuole rilanciare il dialogo che si era interrotto con l'ambiente e respingere con forza le voci su una possibile vendita del club, con le voci che erano circolate di un possibile interesse dell'emiro Al Thani per il club biancoceleste.
"In relazione alle notizie e alle ricostruzioni diffuse nelle ultime ore da alcuni organi di informazione e canali social riguardanti una presunta cessione della S.S. Lazio, la Società smentisce categoricamente quanto riportato. Non esiste alcuna trattativa in corso finalizzata alla vendita della Società, né sono stati sottoscritti accordi, intese o impegni di qualsiasi natura aventi ad oggetto il trasferimento, totale o parziale, della proprietà del Club. La proprietà non ha conferito alcun mandato per la cessione della Società né ha avviato interlocuzioni finalizzate a operazioni di vendita. Le informazioni relative a presunti nuovi proprietari, investitori italiani o stranieri, fondi di investimento, modifiche dell’assetto proprietario o accordi collegati al progetto Stadio Flaminio risultano del tutto prive di fondamento", scrive la Laizo in una dura nota.
Nel contempo le parole del presidente Lotito riaprono al rapporto con i tifosi. "Ho sempre pensato che la Lazio dovesse restare padrona del proprio destino. Questa è stata, è e resterà una linea fondamentale. La Lazio deve competere, deve crescere, deve ambire alla vittoria. Ma deve farlo senza perdere dignità, autonomia, equilibrio e futuro. Il primo dovere di chi amministra un club non è inseguire l’applauso di un giorno. È garantire che quella società resti solida, libera e rispettata anche domani. So bene che questo principio, a volte, può apparire duro. So bene che il tifoso vuole vincere, vuole sognare, vuole vedere la propria squadra sempre più forte. È giusto che sia così. Anche io voglio una Lazio più forte. Anche io voglio una Lazio competitiva. Anche io voglio una Lazio capace di vincere", le parole del presidente della Lazio, Claudio Lotito.
"E dentro questo quadro c’è un tema che voglio affrontare con chiarezza: il rapporto con i tifosi deve migliorare radicalmente. Lo dico senza ambiguità. La Lazio deve trovare forme nuove, serie e responsabili di ascolto, dialogo e coinvolgimento della propria gente. Esistono regole, vincoli stringenti, responsabilità giuridiche e istituzionali che spesso limitano il dialogo diretto e creano, in alcuni momenti, una barriera quasi invalicabile. Ma una barriera, se esiste, va affrontata. Non ignorata. Voglio dire anche una cosa personale. Può essere accaduto che, in qualche occasione, in un clima di forte tensione, amareggiato da parole dure, offese e attacchi continui, io abbia risposto al telefono in modo avventato, con toni che non avrei voluto usare e che possono essere stati percepiti come distanza o chiusura. Se questo è accaduto, me ne assumo la responsabilità", spiega Lotito.

(Adnkronos) - Ha cosparso il padre 73enne di liquido infiammabile e gli ha dato fuoco uccidendolo. E' accaduto a Cinisello Balsamo (Milano), dove nelle prime ore del mattino i carabinieri sono intervenuti in un'abitazione in via Casati per un incendio in corso. Giunti nell'appartamento, insieme al personale della sezione Radiomobile di Sesto San Giovanni, hanno cercato di domare le fiamme con gli estintori prima dell'arrivo dei vigili del fuoco.
Una volta dentro, l'orribile scoperta. Un uomo di 47 anni, italiano, verosimilmente affetto da disturbi della personalità, avrebbe dapprima colpito l'anziano padre con un corpo contundente, per poi cospargerlo di liquido infiammabile e dargli fuoco, causandone il decesso. Il figlio è stato individuato sul posto, bloccato ed arrestato dai carabinieri. Sul posto, oltre al medico legale e alla Sezione investigazioni scientifiche dei carabinieri di Milano, anche il pm della Procura di Monza che coordina le indagini per ricostruire l'esatta dinamica dei fatti.

(Adnkronos) - Dopo le ultime piogge attese su parte del Centro Sud sull'Italia è in arrivo una decisa svolta meteo. Da venerdì l'espansione dell'anticiclone africano porterà condizioni più stabili e soleggiate su tutto il Paese, mentre nel weekend è attesa la prima vera ondata di caldo di giugno con temperature fino a 32 gradi al Nord e punte di 33-34 gradi al Centro-Sud e sulle Isole
Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it, conferma che nel corso di giovedì 11 giugno sono attese le ultime piogge in particolare su Marche, Abruzzo, Umbria; locali piovaschi pure su viterbese e Puglia centro settentrionale. Si tratta di un fronte instabile che con il passare delle ore si allontanerà velocemente dal nostro Paese. Al suo posto inizierà ad avanzare un vasto campo di alta pressione che darà il via ad una fase decisamente più stabile. Già dalla giornata di venerdì 12 le condizioni meteo sono previste in deciso miglioramento su tutte le nostre regioni con ampi spazi soleggiati ed un primo aumento delle temperature: i valori termici si porteranno diffusamente oltre i 28-30°C da Nord a Sud.
Sarà nel corso del prossimo weekend che assisteremo a una vera e propria svolta a livello emisferico. Il protagonista assoluto sarà ancora una volta il vasto anticiclone africano che si espanderà sul Mediterraneo centro occidentale spingendo verso di noi masse d'aria roventi in arrivo direttamente dalle latitudini subtropicali. Queste correnti nascono infatti nel cuore del deserto del Sahara: qui il sole implacabile arroventa le rocce e la sabbia e l'alta pressione "schiaccia" l'aria verso il suolo, comprimendola e surriscaldandola ulteriormente come una vera e propria pompa di calore. Oltre al tanto sole, tra sabato 13 e domenica 14, aspettiamoci dunque la prima ondata di caldo africano del mese di giugno. Le temperature faranno un deciso balzo in avanti su tutto il Paese: al Nord si toccheranno punte di 32°C sulle pianure; al Centro-Sud e sulle Isole la fiammata si farà sentire ancora di più, con i termometri pronti a sfiorare i 33-34°C nelle ore più calde del pomeriggio.
In sintesi, preparatevi al primo vero caldo: l'estate è pronta a decollare in maniera definitiva su tutta l'Italia.
NEL DETTAGLIO
Giovedì 11. Al Nord: cielo molto nuvoloso, soprattutto a est. Al Centro: rovesci o temporali sparsi sui settori adriatici, sole altrove. Al Sud: peggiora in Puglia con temporali.
Venerdì 12. Al Nord: soleggiato. Al Centro: sole prevalente. Al Sud: un po’ instabile sulle ioniche peninsulari.
Sabato 13. Al Nord: sole e caldo in aumento. Al Centro: sereno ovunque. Al Sud: sereno o poco nuvoloso.
Tendenza: alta pressione subtropicale in deciso rinforzo, caldo e sole su tutta Italia.

(Adnkronos) - Nuova notte di tensione in Irlanda del Nord, dove la polizia ha impiegato cannoni ad acqua per disperdere manifestanti a Glengormley, cittadina alle porte di Belfast, durante la seconda serata consecutiva di disordini scoppiati dopo l'aggressione con coltello che ha portato all'incriminazione di un rifugiato sudanese.
Secondo le autorità, la situazione si è fatta tesa quando gruppi di manifestanti hanno lanciato mattoni, bottiglie e altri oggetti contro gli agenti, incendiando anche alcuni cassonetti. È stato quindi utilizzato un cannone ad acqua per disperdere la folla.
Il centro di Belfast è stato risparmiato dalle violenze, a differenza della notte precedente, quando erano scoppiate rivolte anti-immigrati. La vittima dell'aggressione, identificata come Stephen Ogilvie, ha perso un occhio. È ricoverato in ospedale in condizioni stabili, ha dichiarato la sua famiglia in un comunicato diffuso dalla polizia ieri sera, aggiungendo di essere "disgustata" dalle violenze scoppiate. Questi disordini anti-immigrati sono stati definiti "scioccanti" dal premier britannico Keir Starmer, e la polizia dell'Irlanda del Nord ha annunciato l'invio di ulteriori agenti. I rinforzi provenienti dal resto del Regno Unito dovrebbero arrivare oggi.

(Adnkronos) - “Stiamo lavorando a tre cerimonie inaugurali dei Mondiali, oltre a quella della finale. La prima si terrà a Città del Messico oggi, giovedì 11 giugno. Le altre due avranno luogo il 12 giugno a Los Angeles e Toronto. Organizzare tre eventi così ravvicinati è una sfida enorme. Nel calcio non puoi solo mettere piede in uno stadio e trasformarlo a tuo piacimento. Devi creare qualcosa che emozioni il pubblico, entrando in scena per uscirne presto, senza interferire con il campo. La grande protagonista è e resta la partita”. Marco Balich, direttore creativo della cerimonia inaugurale della Coppa del Mondo 2026, ci accoglie nel suo futuristico studio al centro di Milano e racconta così l'idea del grande spettacolo all’Adnkronos.
Insieme a Carlo Ancelotti, Vincenzo Montella e Fabio Cannavaro, ct di Brasile, Turchia e Uzbekistan, sarà uno dei pochi italiani 'in campo' nei Mondiali: “È la seconda volta che organizziamo le cerimonie di apertura del torneo e, purtroppo, è anche la seconda volta senza l'Italia in campo. È un grande dispiacere, spero davvero che la Nazionale riesca a tornare presto ai suoi livelli”.
La Fifa ha puntato sul team di Balich per un approccio più narrativo e istituzionale, tenendo presente anche l'esperienza recente delle grandi cerimonie internazionali. “Il presidente Gianni Infantino ha assistito alla cerimonia olimpica di Milano Cortina 2026 a San Siro e, pochi giorni dopo, si è goduto l’halftime show del Super Bowl. Alla fine ci ha chiamati e ha espresso con chiarezza un concetto. C'è differenza sostanziale tra una serie di esibizioni musicali e una vera cerimonia. Da Katy Perry e Shakira a Michael Bublé, gli artisti e le celebrità ci saranno, ma ci sarà pure un racconto più ampio capace di celebrare la Federazione, il calcio e lo sport come fenomeno culturale e sociale”.
L'obiettivo va oltre l'intrattenimento: “Non si tratta soltanto di assemblare un palco, far esibire un artista e smontare tutto. Vogliamo dare dignità a un messaggio più grande”. Che con questi Mondiali passerà attraverso alcune novità: “È la prima Coppa del Mondo organizzata in tre Paesi, la prima con tre cerimonie inaugurali e la prima con 48 squadre partecipanti”. Cambiamenti epocali.
Balich mette a fuoco lo show e spiega che non ci sarà un crescendo narrativo tra una sede e l'altra. “Saranno tre interpretazioni differenti della stessa idea, rappresentata dalla Coppa. Tre modi diversi di raccontare la passione per il calcio e il valore dello sport. Sarà come osservare la stessa storia attraverso tre sensibilità culturali differenti”. Per sviluppare questo approccio, il lavoro è stato costruito coinvolgendo in primis professionisti locali. “Abbiamo lavorato con team messicani, canadesi, americani e francesi. A coordinare il percorso creativo c'è Carlos Navarrete, un direttore artistico messicano con passaporto canadese. Sta seguendo il progetto per conto mio. Il suo ruolo è fondamentale per garantire coerenza narrativa tra le tre cerimonie”. In un momento storico segnato da tensioni internazionali e divisioni politiche, il messaggio scelto sarà significativo: “Abbiamo deciso di concentrarci – spiega Balich - sulla gioia e sulla capacità del calcio di unire le persone. Se oggi chiedessi alla gente chi era al governo nel penultimo Mondiale, tanti non se lo ricorderebbero. Molti ricorderebbero invece chi ha vinto, i campioni, le emozioni e i momenti che hanno segnato la storia del torneo. Lo sport ha questa forza, supera le contingenze politiche e resta nella memoria collettiva”.
Per Balich è importante riportare l'attenzione sui valori universali dello sport. “Le 48 nazioni partecipanti porteranno culture, lingue e tradizioni diverse in tre Paesi ospitanti”. Con un messaggio semplice: “Ritrovarsi insieme, tifare con passione e rispetto, ricordando che appartenenza nazionale, credo religioso o provenienza diventano secondari rispetto all'esperienza condivisa”.
Dal punto di vista produttivo, i numeri sono imponenti. “Ogni cerimonia – sottolinea il direttore creativo - coinvolge circa 280 persone, oltre a una quarantina di professionisti del nostro team che si spostano tra le varie sedi. La complessità organizzativa è enorme. A differenza del Qatar, dove tutto era concentrato in un'unica area geografica, qui parliamo di migliaia di chilometri di distanza tra le città coinvolte”.
Proprio il confronto con il Mondiale del 2022 evidenzia le differenze. “In Qatar avevamo un quartier generale centrale e gli stadi erano raggiungibili in pochi minuti. Dal punto di vista logistico era un sogno. In Nord America la sfida sarà mantenere unita la squadra di lavoro e una narrazione coerente attraverso tre Paesi, tre lingue e culture differenti”. Le tre cerimonie dureranno meno di un’ora e convergeranno in un protocollo istituzionale comune, declinato nelle diverse lingue ufficiali. “Ci sarà anche un gesto simbolico che sancirà formalmente l'inizio del torneo, un elemento introdotto in forma embrionale in Qatar e che ora assumerà un ruolo molto più centrale”.
Pur essendo fiero delle radici italiane, Balich sottolinea il carattere internazionale del suo team. “Mi rende orgoglioso il fatto che una società nata a Milano sia stata scelta per organizzare alcuni dei più grandi eventi del mondo. Questo è un risultato importante non solo per noi, ma per tutto il sistema creativo del Paese. Siamo italiani e amiamo l'Italia, ma il nostro è un gruppo globale”. Il segreto del successo risiede proprio nell'approccio adottato in giro per il mondo: “Non arriviamo mai imponendo una visione dall'alto. Il nostro metodo consiste nell'ascoltare, coinvolgere le comunità locali e valorizzarne l'identità. Lo abbiamo fatto per tante Olimpiadi fino a Milano Cortina e lo stiamo facendo ora in Canada, negli Stati Uniti e in Messico. Ci mettiamo al servizio dell'evento e del suo significato. Non esiste il protagonismo personale, esiste il desiderio di costruire qualcosa che faccia sentire la gente parte di un momento storico e che il giorno dopo lasci negli occhi e nel cuore un senso di orgoglio”. Lo stesso che Marco Balich ha intenzione di dipingere nelle 'case' dei Mondiali 2026. (di Michele Antonelli)

(Adnkronos) - Nuovo incendio presso l'autonoleggio 'Sicily by car' di Tommaso Dragotto. Questa volta le fiamme hanno colpito il parcheggio all'aperto dell'autonoleggio. Le vetture coinvolte sono state 11, 9 auto e 2 furgoni. Le cause sono in fase di accertamento. Ma non si esclude che si sia trattato di un incendio doloso come già nelle scorse settimane presso l'altra sede di Carini di proorietà dell'imprenditore palermitano Tommaso Dragotto.
In quel caso le telecamere di videosorveglianza hanno ripreso gli incendiari. Si tratterebbe, come si apprende, di tre persone che hanno scavalcato la recinzione e hanno cosparso di benzina i cofani di alcune auto. Il 21 marzo erano stati esplosi diversi colpi di kalashnikov all'interno del deposito di via San Lorenzo.

(Adnkronos) - Mondiali 2026 al via. Oggi, giovedì 11 giugno, inizia la Coppa del Mondo, che in questa edizione sarà disputata tra Stati Uniti, Messico e Canada. Per la prima volta il torneo si giocherà in tre Paesi e per la prima volta nella storia ci saranno dunque tre cerimonie inaugurali, una in ogni nazione ospitante. Ad aprire le danze sarà lo show del leggendario stadio Azteca di Città del Messico, che darà il via alla rassegna prima della partita inaugurale tra i padroni di casa del Messico e il Sudafrica. Ecco orario della prima cerimonia inaugurale di oggi, le star presenti e dove vederla in tv e streaming.
Marco Balich, direttore creativo delle cerimonie inaugurali dei Mondiali 2026, ha presentato lo spettacolo all'Adnkronos: “Saranno tre interpretazioni differenti della stessa idea, rappresentata dalla Coppa. Tre modi diversi di raccontare la passione per il calcio e il valore dello sport. Sarà come osservare la stessa storia attraverso tre sensibilità culturali differenti” ha spiegato.
Balich ha aggiunto: “Abbiamo lavorato con team messicani, canadesi, americani e francesi. A coordinare il percorso creativo c'è Carlos Navarrete, un direttore artistico messicano con passaporto canadese. Sta seguendo il progetto per conto mio. Il suo ruolo è fondamentale per garantire coerenza narrativa tra le tre cerimonie”. In un momento storico segnato da tensioni internazionali e divisioni politiche, il messaggio scelto sarà significativo: “Abbiamo deciso di concentrarci sulla gioia e sulla capacità del calcio di unire le persone. Se oggi chiedessi alla gente chi era al governo nel penultimo Mondiale, tanti non se lo ricorderebbero. Molti ricorderebbero invece chi ha vinto, i campioni, le emozioni e i momenti che hanno segnato la storia del torneo. Lo sport ha questa forza, supera le contingenze politiche e resta nella memoria collettiva”.
Il cast annunciato per le cerimonie inaugurali dei Mondiali prevede nomi altisonanti. A Città del Messico gli occhi saranno puntati soprattutto su Shakira, che canterà il nuovo inno ufficiale, 'Dai Dai'. Attesi per lo show anche grandi artisti in grado di mescolare pop latino e identità locale, come J Balvin, Belinda, Alejandro Fernández, Lila Downs, Danny Ocean, Maná, Los Ángeles Azules e Tyla. Domani, venerdì 12 giugno, in Canada ci saranno invece star come Alanis Morissette, Michael Bublé, Nora Fatehi e Vegedream, mentre a Los Angeles spazio a Katy Perry, affiancata da Future e Anitta.
Oggi, giovedì 11 giugno, la cerimonia inaugurale dei Mondiali inizierà prima di Messico-Sudafrica, intorno alle 20 ora italiana, e sarà visibile su Dazn (che trasmetterà tutte le partite del torneo) e in chiaro sulla Rai (visto che la partita inaugurale è una delle 35 gare in co-esclusiva). Lo show sarà visibile anche in streaming su Dazn e Rai Play.

(Adnkronos) - Nuova escalation nella guerra tra Iran e Stati Uniti, mentre si allontana la prospettiva di una soluzione diplomatica alla crisi che da settimane alimenta tensioni nel Golfo. Nella notte Washington ha condotto nuovi raid contro obiettivi militari iraniani dopo l'abbattimento di un elicottero Apache statunitense nell'area dello Stretto di Hormuz, mentre Teheran ha rivendicato attacchi missilistici contro installazioni americane nella regione.
''Le forze americane hanno lanciato 49 missili Tomahawk che hanno colpito obiettivi in profondità nel territorio iraniano", ha dichiarato il presidente americano Donald Trump, lanciando un ultimatum a Teheran: "Se non firma un accordo, bombarderemo senza pietà". Trump si è tuttavia detto "ottimista" sulla possibilità di una soluzione negoziale.
La versione americana è stata però respinta da Teheran. Un funzionario iraniano, citato dai media statali, ha negato qualsiasi contatto con la Casa Bianca, definendo "false" le dichiarazioni del presidente Usa e accusando Washington di utilizzarle come copertura politica per l'operazione militare in corso.
Tutte le news e gli aggiornamenti di oggi.

(Adnkronos) - Iniziano oggi, giovedì 11 giugno, i Mondiali di calcio 2026 . Ad aprire le danze, dopo la cerimonia inaugurale, sarà Messico-Sudafrica (Gruppo A) allo stadio Azteca di Città del Messico. Un impianto glorioso, quello scelto per il primo match, che ha già ospitato due finali (nel 1970 e nel 1986). Curiosità: le due squadre si affrontarono anche nella partita inaugurale del 2010, proprio in Sudafrica. Ecco orario della sfida, probabili formazioni e dove vederla in tv e streaming.
Ecco le probabili formazioni di Messico-Sudafrica, in campo oggi alle 21 (ora italiana):
MESSICO (4-3-3): Rangel; Reyes, Montes, Vasquez, Gallardo; Pineda, Alvarez, Vargas; Alvarado, Raul Jimenez, Quinones. Ct: Aguirre
SUDAFRICA (4-2-3-1): Wiliams; Mudau, Okon, Mbokazi, Mobida; Mokoena, Sithole; Appollis, Mofokeng, Moremi; Foster. Ct: Broos
Messico-Sudafrica sarà visibile su Dazn (che trasmetterà tutte le partite del torneo) e in chiaro sulla Rai (visto che è una delle 35 gare in co-esclusiva). La sfida sarà visibile anche in streaming su Dazn e Rai Play.

(Adnkronos) - L’estate 2026 è alle porte e gli italiani stanno iniziando a fare i conti con le numerose spese che caratterizzano questo periodo. Quali sono le principali spese che le famiglie dovranno affrontare? Quali quelle destinate a crescere e quelle in calo? Quali prezzi aumenteranno di più in estate? Diversi elementi vengono fuori dal rapporto Facile.it – Consumerismo No Profit, con i principali costi dell’estate (e non). La prima voce finita sotto la lente è quella della bolletta elettrica. Il conflitto in Iran ha causato un aumento del prezzo delle materie prime, a partire dal gas, e anche le tariffe dell’energia elettrica ne hanno risentito; quelle a prezzo bloccate, ad esempio, pur ancora tutto sommato abbastanza accessibili, sono cresciute del 4% rispetto allo scorso anno. Ma bisognerà tenere d'occhio anche i prezzi in aumento del carburante e... delle vacanze. Dalle strutture ricettive ai centri estivi.
Attenzione, quindi, ai consumi elettrici, che in estate tendono a salire soprattutto se si usa il condizionatore, facendo lievitare anche le bollette. Secondo le stime di Facile.it, un condizionatore dual split in classe A+, usato in media 8 ore al giorno per tutta l’estate, ci costa all’anno fino a 146 euro in bolletta. Con un modello più efficiente (Classe A+++) la spesa può scendere fino a 74 euro, ma ancora una volta attenzione a come viene utilizzato: se troppo, e male, i consumi possono salire anche del 90%.
Per quanto riguarda le vacanze c’è un fenomeno da registrare in Italia, quello delle vacanze a rate. Nonostante quest’anno – a causa del conflitto in Iran e della paura di possibili cancellazioni nei voli – ci si aspetti un calo di viaggiatori che sceglieranno destinazioni lontane, esotiche e quindi tendenzialmente più costose, non mancano gli italiani che scelgono di ricorrere ad un prestito personale per far pesare meno sul budget familiare il costo di una vacanza. Secondo le stime di Facile.it, nei primi cinque mesi del 2026 per questa finalità sono stati erogati finanziamenti per un importo totale che arriva a circa 170 milioni di euro, cifra importante, ma in calo rispetto allo scorso anno quando il valore era superiore ai 200 milioni di euro. Chi per poter partire si è rivolto alle società di credito al consumo ha puntato ad ottenere, in media, 5.400 euro da restituire in 50 rate dal valore di 132 euro ciascuna. L’età media dei richiedenti è pari a 39 anni, ma una richiesta su quattro arriva da un under 35.
Hotel, B&B, case vacanza, residence e agriturismi continuano a registrare prezzi elevati, soprattutto nelle settimane centrali di agosto. Secondo Consumerismo, per una famiglia media una settimana in una casa vacanza o in un B&B può richiedere tra 800 e 1.800 euro, mentre per hotel e strutture di categoria superiore la spesa supera facilmente i 2.000-2.500 euro. Le destinazioni balneari restano tra le più costose, ma anche montagna, laghi, città d’arte e borghi turistici registrano aumenti medi compresi tra il 5% e il 10% rispetto ai livelli precedenti alle recenti tensioni internazionali, con punte superiori al 15% nelle località più richieste durante l’alta stagione.
Una spesa che molti italiani devono mettere in conto per l’estate, soprattutto se si viaggia all’estero, è quella della polizza viaggio, che consente di tutelarsi da una vasta gamma di imprevisti che possono rovinare la vacanza. Confrontando i dati 2026 con quelli del 2025, dall’analisi di Facile.it si scopre che la richiesta online di questi prodotti è cresciuta del 13%, nonostante negli ultimi mesi, a seguito dello scoppio del conflitto in Iran e della crisi del carburante, tanti italiani abbiano rinunciato a prenotare un viaggio all’estero.
Per quanto riguarda i prezzi, secondo l’analisi di Facile.it una polizza viaggio che comprende assistenza medica, smarrimento bagaglio e annullamento ha un costo di partenza pari a 38 euro per due settimane di viaggio in Europa, che diventa 54 euro se la vacanza è verso un paese extra europeo (ad esclusione di USA, Canada e Caraibi), 61 euro se decidiamo di viaggiare verso queste destinazioni. Le tariffe risultano in aumento, in un range compreso tra il 6% e il 13% rispetto allo scorso anno.
Pessime notizie per tutti gli italiani che si sposteranno con un’automobile: i costi, come noto, a causa del confitto in Iran sono aumentati notevolmente. Guardando al prezzo alla pompa in modalità self in data 8 giugno 2026 si registrano aumenti del 13% per la benzina e addirittura del 26% per il diesel rispetto a dodici mesi fa. Secondo i calcoli di Facile.it, quindi, per percorrere la tratta Milano-Bari andata e ritorno (circa 1.760 km), la spesa per un’auto a benzina è di 223 euro, vale a dire circa 26 euro in più rispetto allo scorso anno.
La differenza è più significativa se la vettura è diesel; la spesa stimata per quest’anno è pari a 194 euro, vale a dire 40 euro in più rispetto allo scorso anno. Considerando che giugno, luglio e agosto sono i mesi in cui ci si sposta di più, a parità di consumi, con queste tariffe gli italiani nell’estate 2026 arriverebbero a spendere 2,3 miliardi in più rispetto allo scorso anno. Anche per il 2026, a inizio anno, le tariffe autostradali sono cresciute, con un aumento medio delle principali tratte autostradali dell’1,5%, anche se su alcuni tratti specifici gli aumenti sono arrivati a sfiorare il 2%.
Gli italiani che si metteranno alla guida quest’anno, quindi, potrebbero trovare pedaggi più salati rispetto al 2025, con un’unica buona notizia: a partire dall’1 giugno 2026 gli automobilisti hanno diritto al rimborso del pedaggio, totale o parziale, in caso di ritardi causati dai cantieri stradali.
Il trasporto aereo – evidenzia Consumerismo No Profit- è tra i comparti maggiormente influenzati dalle tensioni internazionali del 2026. Nel solo mese di maggio sono stati cancellati tra 12.000 e 13.000 voli a livello mondiale, con una riduzione di circa 2 milioni di posti disponibili. Parallelamente il prezzo del carburante per l’aviazione è aumentato dell’84% rispetto a febbraio 2026. Sebbene le compagnie non possano trasferire automaticamente tutti gli aumenti sui biglietti già acquistati, la riduzione dell’offerta e l’incremento dei costi operativi rischiano di mantenere elevate le tariffe soprattutto nei periodi di maggiore domanda. Anche i prezzi dei traghetti sono cresciuti; secondo le ultime rilevazioni disponibili, le tariffe sono aumentate del 9,7% rispetto all’anno precedente. Una famiglia composta da quattro persone con auto al seguito, a Ferragosto, può arrivare a spendere oltre 1.300 euro per un viaggio di andata e ritorno verso la Sardegna.
Anche le vacanze brevi stanno diventando più costose; per una famiglia di tre o quattro persone, un semplice weekend fuori città, secondo le stime di Consumerismoe Facile.it, può facilmente costare tra i 300 e i 600 euro considerando carburante, pedaggi, parcheggi, pasti e attività ricreative. Sommando un pernottamento, la spesa può superare gli 800 euro, soprattutto nelle località turistiche e nei periodi di maggiore affluenza.
Sempre più italiani convivono con un animale domestico e l’estate porta nuove esigenze organizzative. Portare in vacanza con sé il proprio animale può comportare costi aggiuntivi per trasporto, strutture pet friendly e servizi dedicati, con una spesa che può variare mediamente tra 100 e 400 euro per una settimana di soggiorno. Molte strutture ricettive applicano supplementi per la presenza di animali domestici che possono far aumentare il costo del pernottamento, mediamente, tra il 10% e il 20%, con punte superiori nelle località turistiche più richieste. Chi, invece, sceglie di affidare Fido a pensioni specializzate o pet sitter deve mettere in conto costi compresi tra 15 e 40 euro al giorno per un cane e tra 10 e 25 euro al giorno per un gatto, con una spesa che per due settimane può facilmente superare i 300-500 euro.
C’è chi parte e chi resta, ma nell’estate 2026 una certezza accomuna milioni di famiglie italiane: spenderanno di più. Restare in città non significa affatto risparmiare. Tra bollette, figli a casa da scuola, centri estivi, uscite serali, attività ricreative e maggiori consumi domestici, l’estate si trasforma in una vera e propria stagione di spese aggiuntive; Facile.it e Consumerismo stimano che una famiglia con uno o due figli possa sostenere tra i 1.500 e i 3.000 euro di costi extra nel periodo compreso tra giugno e settembre, anche senza mettere in conto vacanze e viaggi. Una cifra che si aggiunge alle normali spese mensili.
Seppur non strettamente legate all’estate, anche le rate dei mutui variabili potrebbero aumentare nei prossimi mesi. Qualcosa, in senso negativo, si è già mosso a seguito dello scoppio del conflitto in Iran, tanto è vero che per un mutuo medio standard (126.000 euro da restituire in 25 anni a copertura del 70% del valore dell’immobile), tra marzo e giugno la rata media è aumentata di circa 11 euro. Secondo gli esperti, la prospettiva è di un ulteriore rincaro nei prossimi mesi; dall’analisi di Facile.it, guardando ai Futures aggiornati al 5 giugno 2026, si scopre che l’indice potrebbe continuare a crescere e la rata del mutuo potrebbe arrivare entro fine anno a circa 626 euro. Se si considera che a gennaio 2026 la rata era pari a 578 euro, nel 2026 l’aumento complessivo della rata media sarebbe di quasi 50 euro.
Secondo le rilevazioni di Consumerismo, nel 2026 i prezzi dei centri estivi si confermano spesso proibitivi per molte famiglie: uno privato a tempo pieno costa mediamente 190 euro a settimana al Nord, 160 euro al Centro e 135 euro al Sud, con una spesa che può superare i 700 euro al mese per ogni figlio. In quelli pubblici il costo medio si aggira intorno ai 100 euro a settimana per il tempo pieno e circa 80 euro per la mezza giornata, con importi che variano in base all’Isee familiare.
Mangiare fuori casa continua a rappresentare uno dei principali momenti di socialità dell’estate italiana, che però pesa sempre di più sul budget. Oggi per una famiglia di quattro persone una serata in pizzeria supera facilmente i 60 euro, mentre una cena al ristorante può arrivare ad una cifra compresa tra 120 e 200 euro.
Cinema all’aperto, parchi acquatici, concerti, spettacoli, eventi culturali e attività sportive registrano costi crescenti. A maggio, secondo l’Istat, i costi di servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona sono cresciuti del 3,0% su base annua (con aumenti tra il 15% e il 30% se si confrontano le tariffe con quelle di appena cinque anni fa). Oggi una giornata in un parco acquatico può costare tra i 25 e i 40 euro a persona, mentre una famiglia di quattro persone può arrivare a spendere oltre 120 euro considerando ingressi, parcheggio e consumazioni.
Anche il cinema non è immune dai rincari: un biglietto intero si colloca mediamente tra gli 8 e i 15 euro, mentre per concerti e spettacoli dal vivo la spesa può facilmente superare i 50 se non addirittura i 100 euro a persona. Per le attività sportive estive, dai campus ai corsi brevi, le famiglie possono sostenere costi compresi tra 50 e 300 euro a figlio a seconda della disciplina scelta.
Se le vacanze possono essere rinviate, la spesa alimentare resta una necessità quotidiana. I dati Istat di maggio 2026 evidenziano un aumento del 2,3% del costo del 'carrello della spesa', ma rispetto a 10 anni fa i rincari sono a doppia cifra: pane e pasta fino al +70% e +90%, latte e uova fino al +80%, carne e pesce fino al +60%, mentre l’olio extravergine d’oliva ha superato il +130%. Secondo le elaborazioni di Consumerismo, un paniere di prodotti che nel 2016 costava circa 11 euro oggi supera facilmente i 20 euro, con aumenti che incidono sui consumi quotidiani e difficilmente rinviabili.
Nel 2026 il gelato artigianale viene venduto mediamente tra i 20 e i 28 euro al kg, con punte che superano i 30 euro nelle località turistiche, mentre quello confezionato, nei supermercati si attesta intorno ai 5,8 euro al kg. Oggi un semplice cono costa mediamente tra i 3 e i 4 euro, ma nelle località turistiche si superano facilmente i 5 euro. Le stime indicano per quest’anno ulteriori aumenti compresi tra il 3% e il 5%, che si aggiungono al rincaro medio del 9% registrato nel 2025.
Nel dossier entrano quest’anno vitamine, sali minerali, integratori per lo sport e prodotti dedicati al benessere, che stanno diventando una presenza stabile nei consumi estivi degli italiani. Il mercato italiano degli integratori alimentari supera ormai i 5 miliardi di euro l’anno e, secondo le stime, circa sei italiani su dieci fanno ricorso almeno occasionalmente a questi prodotti. Durante l’estate, periodo in cui il ricorso soprattutto ad alcuni di questi integratori aumenta sensibilmente, una famiglia può arrivare a spendere tra 20 e 80 euro al mese, mentre per chi pratica sport con regolarità la spesa può superare i 100 euro mensili.
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