
(Adnkronos) - Rivoluzione in casa Juventus. Oggi, giovedì 11 giugno, il club bianconero ha deciso di portare avanti un nuovo stravolgimento societario, dicendo addio, dopo un solo anno, all'amministratore delegato Damien Comolli. Secondo quanto riportato da SkySport, la decisione è arrivata in giornata dopo diverse valutazioni, portate avanti da John Elkann in prima persona.
A 'condannare' Comolli non soltanto i risultati deludenti dell'ultima stagione sportiva, con la qualificazione fallita alla prossima Champions League, ma anche operazioni di mercato giudicate non all'altezza rispetto alle risorse investite. A sfavorire il dirigente francese inoltre anche il pessimo rapporto instaurato con Luciano Spalletti, che gode invece della piena fiducia della società.
La Juventus, in ogni caso, ha giò pronta il sostituto di Comolli. Al suo posto arriva dal Sassuolo Giovanni Carnevali, che diventerà quindi il nuovo amministratore delegato bianconero.

(Adnkronos) - Jannik Sinner 'paparazzato' a Montecarlo insieme a Laila Hasanovic. Il tennista azzurro, dopo un breve periodo di vacanza trascorso in Sardegna, si sta godendo la vita lontano dai campi nella 'sua' Montecarlo, dove è stato ancora una volta 'beccato' con la sua vespa rossa fiammante.
Questa volta, insieme a lui, c'era la fidanzata Laila Hasanovic. I due dopo una rapida inversione di marcia, sono sfrecciati per le strade di Montecarlo e ripresi, inevitabilmente, in un video diventato poi virale.
Sinner ha ripreso in questa settimana gli allenamenti proprio nel Principato di Monaco, con l'obiettivo di preparare al meglio Wimbledon, prossimo appuntamento a cui arriverà da campione in carica.

(Adnkronos) - 'Bello e impossibile' cantava Gianna Nannini. E se i Mondiali sono da sempre una questione di gol e colpi di scena, c'è un'altra classifica che ogni quattro anni accende la curiosità dei tifosi: quella dei calciatori più affascinanti del torneo. Oggi, giovedì 11 giugno, inizia la Coppa del Mondo e in campo si affronteranno 48 squadre. L'Italia è esclusa ma l'evento promette comunque spettacolo: tra campioni consacrati e giovani promesse, non mancano i candidati al titolo 'rubacuori' dell'estate.
E per i più nostalgici che rimpiangono i volti della Nazionale 2006: Francesco Totti, Fabio Cannavaro, Gianluigi Buffon, Alessandro Nesta, oggi i canoni estetici sembrano essere cambiati. Capelli curati, fisici scolpiti e milioni di follower accompagnano la nuova generazione di campioni.
Tra i nomi più attesi nella FIFA World Cup c'è Cristiano Ronaldo. A 41 anni il fuoriclasse portoghese si prepara a vivere la sua 'The Last Dance' (insieme a Lion Messi). E sempre a 41 anni rimane uno dei 'sex symbol' più desiderati nel mondo del calcio. Il fenomeno tenterà di portare il suo Portogallo sul tetto del mondo e poi... la sua Georgina Rodriguez sull’altare.
In lizza a rubare la scena della tifoseria quota rosa c'è sicuramente il nome di Kylian Mbappé, capitano della Francia e tra i migliori attaccanti della sua generazione. A 27 anni ha già catalizzato tutta l'attenzione, oltre al suo talento sul campo, anche per la sua relazione con l’attrice spagnola Ester Expósito.
Dal Sud America spicca il centrocampista dell'Argentina, Rodrigo De Paul. Ha 32 anni, padre di due figli avuti con l’ex moglie Cami Homs e a breve sposerà la cantante Tini Stoessel. È già stato campione del mondo nel 2022 con l'Argentina oltre che campione del Sud America nel 2021 e nel 2024. Altezza, sorriso e carisma da vendere. Insomma, uno dei giocatori più apprezzati dai tifosi e... dal pubblico femminile.
Spazio poi ai più giovani. Kenan Yıldız, altro bello e impossibile: calciatore turco, attaccante della Juventus. A poco più di vent'anni e con il fascino della 'baby face' è uno dei volti più promettente della nazionale turca. Stesso discorso per Jude Victor William Bellingham: calciatore inglese e centrocampista del Real Madrid. Ha 22 anni, ed è fidanzato con la modella e influencer statunitense Ashlyn Castro.
Brahim Díaz, con un ex titolo da 'scapolo d'oro', ora fidanzato con la compagna Luz Méndez , punta a riscattare la sua squadra e chissà... quanti altri cuori della tifoseria. Dal Brasile, con furore, arriva Lucas Paquetá: 28 anni, padre di due figli e sposato con Duda Fournier. E dalla Spagna è già ben piazzato Ferran Torres, campione d'Europa nel 2024. Al momento lui risulta, ai più esperti, single, dopo aver concluso nel 2023 la sua relazione con la campionessa di equitazione e influencer spagnola Sira Martínez.
C'è chi ha raggiunto il titolo di 'bellissimo' ancora prima del fischio d'inizio dei Mondiali, ed è il caso di Tim Payne, difensore della Nuova Zelanda, classe 1994, che è stato etichettato da un creator argentino 'il giocatore più sconosciuto al Mondiale': è così che da appena 5 mila follower, il difensore ha ottenuto in pochi giorni oltre 5 milioni di utenti in più.
E dopo quattro anni torna Cho Gue-sung. L'attaccante sudcoreano era già stato protagonista dei Mondiali del 2022. Un giornalista aveva raccontato che dopo la prima partita in campo aveva dovuto spegnere il telefono per i troppi messaggi ricevuti. Insomma, lui è già di diritto nella lista dei 'rubacuori'.
Infine, Lucas Zidane. Il cognome non ha bisogno di presentazioni: figlio della leggenda Zinédine Zidane. Il portiere dell’Algeria ha 28 anni, gioca nel Granada, in Spagna. Occhi chiari, sguardo intenso: Lucas ha il fascino irresistibile del calciatore bello e dannato.
Sono già 10 i nomi entrati nella lista dei possibili sex symbol dei Mondiali 2026, ma l'elenco potrebbe allungarsi ancora. E quindi, come bonus: Micky van de Ven e Achraf Hakimi. Il primo calciatore olandese del Tottenham, 25 anni, colpisce soprattutto per i suoi inconfondibili occhi color ghiaccio. Brutte notizie per la tifoseria però... è fidanzato con la modella britannica Ella Buffin.
Hakimi, stella del Paris Saint-Germain e della nazionale marocchina, ha 27 anni e con un solo sguardo è in grado di conquistare consensi non solo per le sue qualità in campo, ma anche, e soprattutto, per il carisma e il sorriso che lo hanno reso uno dei volti più apprezzati del calcio internazionale. La sfida della Coppa del Mondo sta per cominciare, ma attenzione a quella parallela, quella lontano dal pallone: chi sarà il vero rubacuori dei Mondiali 2026?

(Adnkronos) - Un ampio set di dati di Fase 3, su pazienti affetti da leucemia linfatica cronica o linfoma a piccoli linfociti (Llc/Sll) di età pari o superiore a 80 anni, dimostrano un beneficio duraturo con zanubrutinib dopo circa 6,5 anni di follow-up, rafforzandone il ruolo di inibitore di Btk di riferimento. Lo annuncia BeOne Medicine , informano, in una nota, che i dati, relativi a uno dei più ampi set di dati su pazienti anziani con Lllc non precedentemente trattata, saranno presentati al Congresso dell'Associazione europea di ematologia (Eha) del 2026 a Stoccolma, in Svezia.
"Sebbene l’età mediana alla diagnosi della Llc sia di 70 anni e l’età media dell’inizio del trattamento è intorno ai 75 anni - spiega Amit Agarwal, Chief Medical Officer, Hematology, BeOne Medicines - molti studi clinici registrativi continuano a sottorappresentate i pazienti che i medici incontrano più spesso nella pratica clinica. Questi dati dimostrano che il beneficio duraturo di zanubrutinib si estende ai pazienti ottantenni, compresi quelli con caratteristiche di alto rischio. Altrettanto importante, i tassi costantemente bassi di fibrillazione atriale osservati con zanubrutinib negli studi clinici e nei dati di real word evidence rafforzano il suo favorevole profilo di tollerabilità in una popolazione più anziana, fornendo un’importante solidità alle decisioni di trattamento in prima linea e supportandone il ruolo come inibitore di Btk di base".
L’analisi di sottogruppo dello studio Sequoia - riferisce l’azienda - ha mostrato che “l’età non rappresenta un limite al beneficio nei pazienti con Llc trattati con zanubrutinib In questa analisi dello studio, 38 pazienti di età pari o superiore a 80 anni al momento dell'arruolamento hanno ricevuto zanubrutinib. L'età mediana era di 81 anni (range, 80–87) e la popolazione presentava un rischio elevato: il 36,8% presentava del(17p) e/o mutazione TP53 e il 57,9% presentava Ighv non mutato. Al follow-up mediano di 78,8 mesi, i pazienti trattati con zanubrutinib hanno continuato a mostrare un beneficio duraturo. I punti principali sono: tasso di risposta globale (Orr) 100%, con un tasso di risposta completa del 18,4%; Sopravvivenza libera da progressione (Pfs) a 72 mesi: 63,8%; Sopravvivenza globale (Os) a 72 mesi: 759%; Il 36,8% dei pazienti rimane in trattamento con zanubrutinib; Sicurezza coerente con il profilo di sicurezza consolidato di zanubrutinib nel follow-up a lungo termine, con una tollerabilità che supporta il trattamento prolungato nei pazienti più anziani”.
"Il trattamento della Llc nei pazienti ottantenni comporta numerose considerazioni, poiché spesso presentano altre patologie concomitanti e, finora, disponiamo di scarse evidenze con dati a lungo termine a cui fare riferimento in questa popolazione”. Afferma Alessandra Tedeschi, consulente in ematologia e direttore medico del dipartimento di Ematologia presso il Niguarda Cancer Center di Milano. “Ciò che emerge da questa analisi dello studio Sequoia – dove è stata valutata l’efficacia e la sicurezza di zanubrutinib nei pazienti con età superiore a 80 anni – è che zanubrutinib ha determinato un beneficio clinico associato a risposte durature, mantenute anche dopo un lungo periodo di osservazione, nei pazienti anziani, compresi quelli con caratteristiche ad alto rischio, oltre a mostrare un profilo di sicurezza gestibile. Nel loro insieme - aggiunge - questi risultati forniscono ai medici ulteriori dati a lungo termine su cui basarsi nel trattamento di questa popolazione."
La Llc è prevalentemente una malattia che colpisce gli anziani. “L'età mediana alla diagnosi è di 70 anni - si legge nella nota - circa il 69% dei nuovi casi viene diagnosticato in pazienti di età pari o superiore a 65 anni e il 36% in pazienti di età pari o superiore a 75 anni. Nonostante questa realtà demografica, gli adulti di età pari o superiore a 80 anni sono stati storicamente sottorappresentati negli studi clinici di riferimento sulla Llc, creando incertezza riguardo alla gestione ottimale dei pazienti che la maggior parte dei medici cura attualmente. Le implicazioni vanno oltre la semplice età. I pazienti affetti da Llc presentano un carico significativo di comorbilità, in particolare di malattie cardiovascolari”.
Uno studio condotto su pazienti affetti da Llc - prosegue la nota - ha rilevato che “il 32% presentava una malattia cardiovascolare, e che la maggior parte di essi soffriva di tre o più patologie cardiovascolari distinte. Questi rischi aumentano con l'avanzare dell'età. Ad esempio, la prevalenza della fibrillazione atriale cresce notevolmente nel corso della vita, raggiungendo circa il 9% negli adulti di età pari o superiore a 80 anni. Nella Llc, anche il rischio di insorgenza di fibrillazione atriale aumenta con l'età, con il rischio più elevato nei pazienti di età pari o superiore a 75 anni”. Questa analisi di sottogruppo - secondo gli esperti - aiuta a colmare tale lacuna, fornendo dati a lungo termine sui pazienti più comunemente riscontrati nella pratica clinica.
Le varie presentazioni dei dati dello studio Sequoia a 78 mesi e delle evidenze real word confermano zanubrutinib come l'inibitore di Btk di riferimento nella Llc - riporta la nota - L'analisi di sottogruppo sarà presentata insieme ai dati dello studio Sequoia a 78 mesi, il follow-up più lungo riportato per un inibitore di Btk di nuova generazione nella Llc in prima linea, che mostra una Pfs a 78 mesi del 71,8% con zanubrutinib rispetto al 31,0% con bendamustina-rituximab. Questi dati sono ulteriormente supportati da presentazioni di evidenze di real word provenienti da analisi che comprendono oltre 250mila pazienti, inclusa un'analisi retrospettiva di pazienti di nuova diagnosi in cui il tasso di fibrillazione atriale a un anno è risultato più basso con zanubrutinib (11%), rispetto al 13% con acalabrutinib e al 16% con ibrutinib.
Inoltre, un'analisi basata su dati real word, che ha fatto ricorso all’analisi semantica basata sull'intelligenza artificiale - continua la nota - ha esaminato 44.451 messaggi online pubblicati da 2.699 pazienti affetti da Llc in Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito tra gennaio 2020 e dicembre 2025, al fine di individuare i fattori frequentemente associati al processo decisionale nel trattamento di prima linea dal punto di vista del paziente. I punti principali evidenziano che: Le decisioni terapeutiche sono generalmente guidate dagli ematologi; il processo decisionale condiviso resta limitato, con solo il 7% dei pazienti nel Regno Unito e l’11% in Germania che riferiscono esplicitamente un coinvolgimento nelle decisioni sul proprio trattamento. La sicurezza (22-42% delle conversazioni registrate), profilo clinico/gravità della malattia (9–25%) e l'efficacia (11-15%) sono risultate costantemente i fattori citati dai pazienti nella scelta del trattamento in tutti e cinque i Paesi. I pazienti hanno definito l'efficacia come il controllo osservabile della malattia, inclusi la remissione, la rapidità della risposta e la durata del trattamento, che consentono un ritorno alla normale vita quotidiana. Infine, che la durata del trattamento, ovvero per quanto tempo i pazienti rimangono in terapia, è tra i fattori meno frequentemente menzionati nella scelta terapeutica, citato in meno del 5% delle conversazioni in ciascun Paese.
Questi risultati - conclude la nota - sottolineano l'importanza di un approccio terapeutico allineato a ciò che i pazienti dichiarano di valorizzare maggiormente— efficacia, sicurezza e processo decisionale condiviso — nella gestione della terapia di prima linea della Llc.
Bene il progetto di continuità produttiva nello stabilimento di San
Gavino dove operano una cinquantina di lavoratori, meno bene lo
stallo sul progetto litio a Portovesme, dove è attiva la cassa
integrazione sino al 2027 per i 470 dipendenti e dove è in funzione
l'impianto Waelz per i fumi di acciaieria. E' in sintesi la
posizione di Cgil, Cisl e Uil sul tavolo di crisi della Portovesme
srl tenutosi oggi al Mimit.
(Adnkronos) - Mondiali 2026 al via. Oggi, giovedì 11 giugno, inizia la Coppa del Mondo, che in questa edizione sarà disputata tra Stati Uniti, Messico e Canada. Per la prima volta il torneo si giocherà in tre Paesi e per la prima volta nella storia ci saranno dunque tre cerimonie d'apertura, una in ogni nazione ospitante. Ad aprire le danze sarà lo show del leggendario stadio Azteca di Città del Messico.
La cerimonia darà il via alla rassegna prima della partita inaugurale tra i padroni di casa del Messico e il Sudafrica.

(Adnkronos) - "Televisivamente efficace" per Italo Bocchino. "Ha bucato lo schermo", per Luca Telese. La performance del generale Roberto Vannacci, ospite mercoledì sera di Lilli Gruber a Otto e mezzo, viene promossa dal direttore editoriale del 'Secolo d'Italia', ma senza voto ("io non ho fatto neanche il caporale, i soldati semplici non danno voti ai generali" scherza), e dal conduttore di 'In onda'.
Una efficacia che si traduce subito in un nodo politico. ''Credo che nell'ordine bipolare sarà un problema non solo per il centrodestra ma anche per il centrosinistra - commenta Telese -. Prenderà voti nella destra, ma questo è scontato, ma pescherà anche nella rabbia delle periferie, con un consenso nei quartieri popolari, magari piccolo ma che condizionerà tutto il dibattito". Non solo, "imporrà nell'agenda, come è accaduto dalla Gruber, sloganistiche sulla migrazione che si possono contestare o meno ma le pianta nel dibattito". Ultimo aspetto, Vannacci "fa improvvisamente invecchiare il centrodestra. Un aspetto devastante per la Meloni e Salvini perché si ripresenta con toni ancora piu estremi e radicali. Dice 'facciamo la remigrazione di 'mezzo milione di persone' e dal momento che tu sei la destra che ha governato ti fa un male drammatico. Sembri vecchio, perché Vannacci lo sta dicendo più rotondo . E' populismo, ma come diceva Pietro Nenni 'c'è sempre qualcuno più puro... che ti epura".
Bocchino dà atto al leader di Futuro nazionale di essere andato ''nella fossa dei leoni'' e di essere riuscito "a non perdere la pazienza neanche un minuto. Nonostante sia stato fortemente incalzato sia da Lina Palmerini sia da Gruber, è riuscito a dire quello che voleva dire". D'altronde ''per fare il comandante del Col Moschin, della Folgore e della Task Force 45 bisogna essere persone con i nervi saldissimi. Al confronto, la trasmissione della Gruber per lui è una passeggiata! I modi sono stati molto abrasivi, come è nella sua natura ma i temi sono quelli che interessano gli italiani. L'immigrazione e la sicurezza sono i due grandi temi che interessano agli italiani, così come gli italiani sono stanchi, anzi stanchissimi, delle follie woke e quindi lui, ovviamente, martella laddove martellano le destre radicali''. Nessuna sorpresa per i toni pacati neanche da parte di Telese. "Ho notato che aveva una sudorazione intorno alla bocca, quindi era emozionato, però ha mantenuto quel sangue freddo, sarcastico che è la sua cifra". Anche gli ascolti lo hanno premiato. "Ha fatto un ottimo risultato di audience - sottolinea Bocchino - perché il 9,9% di share è un risultato molto importante in questo momento della stagione dei talk, un po' più di bassa marea, perché il clima aiuta a uscire di più, a tornare più tardi a casa. Resta però il grande dilemma: il fenomeno Vannacci a vantaggio di chi è? Vuole far vincere il centrodestra o il campo largo?''.

(Adnkronos) - Uno dei cambiamenti più recenti nell’universo di Alexa, l’assistente vocale targato Amazon, ha creato un po’ di confusione sul fatto che il servizio potesse diventare a pagamento da questa estate. In realtà, è tutto contenuto nel comunicato che ha lanciato l'iniziativa Alexa+: il 15 aprile in Italia è sbarcata la versione dell’assistente potenziata dall’Ai che Amazon dice essere in grado di assolvere molte più funzioni. L'unica cosa che ancora non si sa è la data in cui finirà l'accesso gratuito offerto dal colosso Usa ai clienti italiani.
Attualmente per gli utenti del nostro Paese è possibile usare questa nuova versione in ‘early access’ gratuitamente, ma prima o poi questa fase finirà: la stima più probabile è che il termine sia proprio luglio, ma sul tema l'azienda non ha ancora fatto sapere nulla. In ogni caso, anche dopo la fine dell’early access l’Alexa potenziata sarà un servizio incluso per chi ha già un abbonamento Prime. A pagare saranno i clienti che eventualmente volessero usare Alexa Plus e nessun altro dei servizi Prime: il costo sarebbe in questo caso di 23 euro al mese, più di un abbonamento Prime.
Ma i clienti potranno anche non usare la nuova versione e rimanere con quella vecchia: l’assistente tradizionale, non potenziato, rimane in funzione. “Durante il periodo di accesso anticipato Alexa+ sarà gratuita per tutti. Successivamente, sarà disponibile a 22,99 al mese, ma continuerà ad essere disponibile senza costi aggiuntivi per tutti i clienti Amazon Prime, aggiungendosi ai numerosi benefici già inclusi”, si legge nella nota con cui Amazon ha lanciato il prodotto ad aprile.

(Adnkronos) - La stagione balneare a Ostia ha preso il via ma il caso stabilimenti tiene banco. Ad oggi sono 45 le concessioni già sottoscritte a Ostia, comprese le 6 spiagge libere attrezzate, ma il dubbio rimane ancora per tanti altri lidi storici. E se la situazione fa discutere, sui social c'è chi ha deciso di riderci su. Tra questi, il content creator Stirlo, al secolo Fabio Stirlani, che insieme alla compagna Francesca Buttarazzi ha realizzato una parodia sul destino della loro estate romana.
Nel filmato, che ha totalizzato oltre 140 mila visualizzazioni, Stirlo propone alla compagna, con il solito inconfondibile accento romano, una classica giornata a Ostia e comincia ad elencare alcuni degli stabilimenti simbolo del lungomare: Venezia, Arcobaleno, Kursaal, Vittoria. Ma ogni tentativo si scontra con la stessa risposta: "Hanno sbaraccato tutto", urla Buttarazzi.
Dopo aver capito la situazione balneare del momento, la soluzione per la coppia è solo una: allestire uno stabilimento nella propria cucina. Bacinelle piene d'acqua, costumi indossati e posto in prima fila sul divano. A mali estremi? Estremi rimedi...

(Adnkronos) - L'Istituto per il Credito Sportivo e Culturale S.p.A rafforza il supporto agli Enti territoriali attraverso un Plafond da 50 milioni di euro dedicato a interventi di valorizzazione del patrimonio culturale pubblico. Con l’iniziativa “Cultura Missione Comune 2026”, la Banca punta ad attivare oltre 130 milioni di euro di investimenti nei territori, accompagnando Comuni, Province, Città Metropolitane e Regioni nella realizzazione di progetti capaci di generare crescita, occupazione, attrattività territoriale. L'iniziativa è realizzata grazie al supporto del Ministero della Cultura, attraverso le risorse del Fondo per la Cultura, gestito da ICSC, che consentono l'integrale abbattimento degli oneri finanziari sui finanziamenti concessi agli Enti territoriali.
"Finanziare la cultura in modo capillare, dal centro alle periferie, attraverso gli enti locali - ha dichiarato il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli - significa investire nella vitalità dei territori e nella loro capacità di valorizzare il patrimonio che custodiscono. Grazie a questo progetto, che si inserisce nel quadro del Piano Olivetti, l'immenso patrimonio culturale italiano può rafforzare il proprio ruolo di motore di crescita economica e sociale. L’iniziativa sosterrà inoltre il recupero delle nostre bellezze artistiche attraverso le risorse messe a disposizione dall'Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, partner strategico del Ministero in questa importante azione a favore delle comunità locali", ha concluso il Ministro.
“Cultura Missione Comune è una iniziativa di collaborazione tra il Ministero della Cultura e ICSC: una partnership istituzionale fondata sulla condivisione di obiettivi strategici e sulla capacità di integrare risorse, competenze e strumenti finanziari al servizio della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale pubblico, riconosciuto come una componente strutturale della capacità di crescita del Paese”- ha dichiarato Antonella Baldino, Amministratore Delegato dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale - “La sinergia con il Ministero si traduce in una architettura di policy, capace di orientare gli investimenti culturali verso obiettivi di competitività territoriale di lungo periodo, rafforzando il legame tra patrimonio, comunità e sviluppo. È in questo quadro che ICSC conferma il proprio ruolo di piattaforma finanziaria di sistema: partner delle amministrazioni locali e degli enti territoriali nella progettazione e nell'attuazione di interventi ad alto moltiplicatore economico e sociale”.
La misura finanzia interventi di tutela, protezione, conservazione, recupero, valorizzazione e digitalizzazione del patrimonio culturale pubblico materiale e immateriale. Cultura Missione Comune 2026 si integra, inoltre, con gli altri strumenti di sostegno agli investimenti disponibili per gli Enti territoriali, tra cui i bandi regionali, i contributi per investimenti e le opere pubbliche destinate allo sviluppo del patrimonio culturale.
Attiva fino al 30 settembre, l'iniziativa consente agli Enti territoriali di accedere a mutui a tasso fisso con integrale abbattimento del tasso d'interesse per finanziamenti fino a 10 anni. È prevista inoltre la possibilità di estendere la durata del piano di rimborso fino a 25 anni, favorendo la sostenibilità economico-finanziaria anche degli interventi di maggiore dimensione. Gli importi massimi finanziabili sono definiti in funzione della tipologia e della dimensione dell'ente beneficiario: fino a 2 milioni di euro per i Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, fino a 4 milioni di euro per i Comuni di medie dimensioni, le Unioni di Comuni e i Comuni in forma associata e fino a 6 milioni di euro per Comuni capoluogo, Città Metropolitane, Province e Regioni.
Una iniziativa che mira a valorizzare la collaborazione tra istituzioni locali e sistema finanziario, e che, negli anni, ha dimostrato di rappresentare una leva efficace a supporto delle politiche di investimento pubbliche nei territori. Tra il 2021 e il 2025, attraverso Cultura Missione Comune, ICSC ha contribuito alla realizzazione di oltre 300 milioni di euro di investimenti destinati alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale generando benefici sociali stimati complessivamente in oltre 1 miliardo di euro.

(Adnkronos) - Ridurre il numero di cesarei non necessari, diminuire i rischi per madre e neonato e contenere i costi sanitari integrando nell’ecografo l’intelligenza artificiale (Ai) che fornisce il valore del rischio con un codice colore simile a quello di un semaforo. È l’obiettivo del sistema sviluppato per la stima automatica con Ai la probabilità di successo del parto vaginale operativo, mediante ventosa, presentato al Convegno dell’ingegneria clinica (Aiic), in corso a Torino. “Lo standard tradizionalmente utilizzato per valutare la posizione e la progressione della testa fetale nel canale del parto è l’esplorazione vaginale digitale. La pratica presenta importanti limiti: è soggettiva, operatore-dipendente e associata a un tasso di errore che può raggiungere l80%. Decisioni cliniche non corrette possono tradursi in un aumento dei tagli cesarei non necessari, con conseguenze sia per la salute materno-fetale sia per la sostenibilità del sistema sanitario”. Ha spiegato Chiara Botrugno, ingegnere biomedico dell’Istituto di Fisiologia clinica di Lecce, all’Adnkronos Salute, in rappresentanza del team composto da ricercatori del Cnr-Ifc e ginecologi dell’azienda ospedaliera di Lecce, in cooperazione con Università di Parma e di Amolab, spin-off dell’Università di Lecce, che ha sviluppato l’algoritmo.
“Negli ultimi anni - illustra Botrugno - l’ecografia intraparto è stata progressivamente riconosciuta come il gold standard per la valutazione della progressione del travaglio. Pur essendo più accurata e meno invasiva, rimane comunque una metodica operatore-dipendente, soggettiva e non automatizzata. Per rispondere a queste criticità, con Amolab è stata sviluppata una nuova generazione di ecografia intraparto basata sull’analisi automatica delle immagini ecografiche di progressione del parto, rendendo la valutazione oggettiva, standardizzata, non invasiva e altamente accurata. L’output del sistema è rappresentato da un codice colore intuitivo, assimilabile a un semaforo clinico (Delivery Color Code), che consente una rapida stratificazione del rischio e supporta il processo decisionale tra parto operativo e taglio cesareo”. Nel dettaglio, “con il protocollo che ha incluso 180 acquisizioni ecografiche transperineali - ottenute durante il secondo stadio del travaglio in pazienti con gravidanza singola e presentazione cefalica, in assenza di controindicazioni al parto operativo - è stato sviluppato e validato un sistema intelligente ibrido per la classificazione del rischio e la predizione dell’esito del parto operativo. L’elemento innovativo principale consiste nell’integrazione delle capacità predittive dell’Ai con un modello interpretabile basato sulla logica che utilizza algoritmi automatici indipendenti per valutare la probabilità biologica di successo del parto operativo attraverso funzioni di appartenenza e regole decisionali costruite su un ampio dataset clinico”.
Il sistema genera 3 possibili livelli di rischio del parto operativo: rosso, elevata probabilità di fallimento; giallo, situazione intermedia o incerta e verde, elevata probabilità di successo. “I risultati ottenuti hanno mostrato una capacità discriminativa fino al 97% per la classe di rischio più elevata - precisa l’ingegnere - In particolare, l’analisi ha evidenziato l’assenza di casi in cui un parto realmente sicuro sia stato classificato come ad alto rischio, un dato di estrema rilevanza clinica ai fini della sicurezza decisionale. Il sistema proposto - conclude - consente di passare da una valutazione soggettiva manuale a una classificazione del rischio oggettiva, standardizzata e riproducibile, fondata su parametri ecografici e migliorare il processo decisionale durante il travaglio, promuovendo percorsi assistenziali più sicuri, efficaci e meno invasivi”.

(Adnkronos) - “Strumenti in grado di aggregare, strutturare e sintetizzare le informazioni cliniche in modo efficace, supportando il medico nel processo decisionale con l’obiettivo non di sostituire il giudizio clinico, ma potenziarlo attraverso una stratificazione intelligente dei dati disponibili”. Così Giuseppe Pisasale, Asp di Siracusa, spiega all’Adnkronos Salute le finalità del progetto Alice – Ai Laboratory for Infection Control and Epidemiology presentato al convegno Aiic- Associazione italiana ingegneria clinica, in corso a Torino.
“Nella pratica clinica quotidiana - chiarisce Pisasale - il personale medico si trova frequentemente nella condizione di dover gestire una quantità estremamente elevata di informazioni relative ai pazienti. Tali dati includono esami di laboratorio, referti strumentali, note infermieristiche e informazioni cliniche eterogenee, spesso distribuite su più sistemi informativi o documenti non strutturati. L’estrazione di informazioni clinicamente rilevanti da questa mole di dati rappresenta un’attività complessa e dispendiosa in termini di tempo, in particolare nelle terapie intensive. Questo può comportare un ritardo nell’identificazione di elementi critici, con potenziali conseguenze sulla tempestività delle decisioni terapeutiche. Un ulteriore problema - aggiunge - è rappresentato dalla variabilità nella capacità di sintesi e analisi dei dati, che può essere influenzata da fattori come il carico di lavoro, lo stress clinico e la disponibilità di tempo. In alcuni casi, ciò può portare a un utilizzo prudenziale di terapie di antibiotici ampio spettro, in assenza di una chiara identificazione eziologica dell’infezione. Questa scelta, sebbene clinicamente giustificata in fase iniziale, può contribuire a fenomeni di resistenza antimicrobica e a una gestione meno ottimale del paziente”.
In questo contesto, “il sistema proposto - illustra Pisasale - integra i dati provenienti da fonti eterogenee, incluse trascrizioni di note cliniche, referti diagnostici e risultati di laboratorio e, attraverso tecniche di elaborazione avanzata, tali informazioni vengono analizzate e riorganizzate in modo strutturato, consentendo di evidenziare gli elementi clinicamente più rilevanti per il singolo caso. Un aspetto centrale dell’approccio è la capacità di adattare la presentazione dell’informazione al destinatario, consentendo una stratificazione dei dati in funzione del ruolo e delle esigenze specifiche dell’utilizzatore finale, quindi non solo per il medico, ma anche per il ricercatore. In questo modo, il sistema può fornire una sintesi clinica orientata al supporto decisionale, facilitando l’interpretazione rapida dei dati complessi”. Dal punto di vista clinico, “un tale approccio può contribuire a migliorare la tempestività diagnostica, ridurre il rischio di omissione di informazioni rilevanti e supportare una scelta terapeutica più mirata - rimarca l’esperto - Inoltre, la possibilità di aggregare e analizzare i dati a livello di reparto può favorire l’identificazione di pattern epidemiologici, come la presenza di infezioni ricorrenti o cluster di patogeni all’interno di una stessa unità operativa, con potenziali ricadute sulla gestione delle infezioni nosocomiali e sulle strategie di controllo”.
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(Adnkronos) - La diagnosi del disturbo bipolare si basa ancora oggi quasi esclusivamente sulla valutazione clinica e sul colloquio con il paziente. “La patologia interessa il 2-4% popolazione mondiale: il 69% pazienti ha diagnosi sbagliata e deve aspettare 10 anni, in media, 6 per diagnosi corretta. Nel frattempo i pazienti vengono trattati in modo non adeguato, con un possibile peggioramento del decorso della malattia, aumento delle complicanze e maggiore ricorso all’ospedalizzazione, con un conseguente incremento dei costi sanitari e sociali. Partendo da queste considerazioni, abbiamo avviato due progetti di ricerca - Border e Pedibio - finalizzati all’identificazione di biomarcatori biologici in grado di supportare il processo decisionale clinico”. Così Alessandra Olarini , dell’Università di Torino, all’Adnkronos Salute, presentando il progetto dell’Ateneo piemontese, realizzato con il Centro Avanzato di Diagnostica A. Bertinaria, Orbassano, in occasione del Convegno Aiic-Associaizone italiana ingegneri clinici, in corso a Torino.
“L’obiettivo principale era trasformare dati biologici complessi, ottenuti attraverso approcci multi-omici, in strumenti concreti di supporto alla pratica clinica - spiega Olarini - A tale scopo sono stati raccolti campioni biologici provenienti sia da pazienti con disturbo bipolare sia da soggetti di controllo, sani. Parallelamente è stata valutata la possibilità di utilizzare campioni di sangue secco su carta assorbente (dried blood spots), una metodologia che offre importanti vantaggi in termini di riduzione dei volumi di campionamento, semplificazione della logistica e contenimento dei costi”. Le analisi sono state condotte mediante “piattaforme ad altissima risoluzione. Parallelamente - aggiunge - è stata condotta un’analisi genomica finalizzata all’identificazione di varianti genetiche significativamente associate alla patologia. Le analisi hanno mostrato una chiara separazione tra il gruppo dei pazienti e quello dei controlli, anche dopo la rimozione delle variabili associate ai farmaci”.
Sono stati identificati “20 metaboliti significativamente alterati nei pazienti, appartenenti principalmente alle classi delle xantine e degli acidi organici - precisa l’esperta - Sul fronte genomico sono emerse varianti genetiche potenzialmente rilevanti, tra cui una localizzata sul cromosoma 15 in un gene coinvolto in processi neurobiologici e altre varianti già associate in letteratura a funzioni cerebrali. Particolarmente interessante è stato il contributo della farmacogenomica. Alcune varianti genetiche sono risultate associate alla risposta ai farmaci comunemente utilizzati nel trattamento del disturbo bipolare. Questo risultato - conclude - apre prospettive estremamente promettenti non solo per migliorare la precisione diagnostica, ma anche per favorire una stratificazione dei pazienti e una personalizzazione delle strategie terapeutiche, orientando la scelta del trattamento sulla base delle caratteristiche genetiche individuali”.

(Adnkronos) - “Case e ospedali di comunità giocano un ruolo chiave nel nuovo assetto dell'assistenza territoriale in Italia, partendo dal Dm77 e con il fortissimo impulso avuto dal Pnrr. In questo ruolo di raccordo tra l'ospedale e il territorio, case di comunità e ospedali di comunità vedono l'organizzazione e il personale come elementi centrali. A supporto strategico necessario di questa attività c'è la tecnologia: diagnostica di base, in particolare all'interno delle case di comunità, e telemedicina per un raccordo territoriale ancora più forte ed efficace nel passaggio da ospedale a domicilio, ma fondamentale negli ospedali di comunità, come rete di cure intermedie. Nell'assistenza domiciliare gli infermieri utilizzano tecnologie diagnostiche, si avvalgono della telemedicina e, quindi, dell'information technology, come elemento fondamentale per una piena efficacia di questo nuovo modello di assistenza sul territorio”. Lo ha detto Stefano Bergamasco presidente del Comitato scientifico del 26esimo Convegno nazionale Aiic-Associazione italiana ingegneri clinici, intervenendo, a Torino, nella sessione dedicata al nuovo ecosistema della salute con case e ospedali di comunità.
“Nell'ambito del meccanismo di finanziamento del Pnrr - spiega Bergamasco - è stato previsto che, per case e ospedali di comunità, il raggiungimento degli obiettivi minimi essenziali dati dal target fosse attestato da un'attività di verifica di un esperto indipendente. Inizialmente questa figura era individuata come un ingegnere indipendente, poi, alcuni di noi, colleghi dell'Aiic, hanno avuto l'opportunità di portare la loro competenza nell'ambito di questa attività di verifica. Riteniamo che questo sia stato molto utile in quanto l'ingegnere clinico ha proprio nel suo Dna l'integrazione tra competenza di gestione delle tecnologie biomediche e conoscenza dell'organizzazione sanitaria. Questa esperienza di attività di verifica è stata molto interessante e, per alcuni tratti, molto sfidante, in particolare per le tempistiche date dal Pnrr, ma anche per la possibilità di integrare le tecnologie e dell'informatica all'interno di queste strutture con la preparazione degli operatori sanitari, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici del territorio e infermieri all'interno in particolare delle case di comunità”.

(Adnkronos) - “Una criticità rilevante nella riparazione della valvola mitralica è rappresentata dalla variabilità decisionale preoperatoria. Nonostante la disponibilità di sistemi di imaging avanzati, inclusi modelli tridimensionali ad alta risoluzione e strumenti di quantificazione morfologica, permane un divario tra la rappresentazione anatomica e la definizione della strategia chirurgica ottimale. La pianificazione rimane infatti fortemente dipendente dall’esperienza individuale del chirurgo. Il sistema Virtual Helena, basato su modelli tridimensionali e intelligenza computazionale potrebbe contribuire a colmare il divario tra imaging diagnostico e decisione chirurgica, portando verso una chirurgia sempre più personalizzata e guidata dai dati”. Lo ha detto Alessandro Carrozzo, cardiochirurgo dell’Istituto clinico ligure alta specialità di Rapallo, all’Adnkronos Salute, a Torino, in occasione del Convegno Aiic-Associazione italiana ingegneria clinica.
“Un principio fondamentale della chirurgia della valvola mitralica moderna è il ‘repair first approach’, ovvero la preferenza per la riparazione valvolare rispetto alla sostituzione - spiega Carrozzo - La riparazione, quando tecnicamente possibile, è associata a una migliore sopravvivenza a lungo termine. Nonostante le evidenze a favore della riparazione, la sua applicazione nella pratica clinica reale rimane eterogenea. I tassi di riparazione variano significativamente tra i centri e l’outcome chirurgico è fortemente correlato al volume di attività: centri ad alto volume tendono a ottenere risultati più stabili e percentuali di successo più elevate rispetto a centri con minor esperienza”.
Per affrontare questa limitazione “è stato sviluppato un sistema di supporto decisionale - illustra il cardiochirurgo - basato su ricostruzione tridimensionale della valvola mitralica a partire dai dati del paziente che integra informazioni anatomiche e cliniche e le confronta con database di casi precedenti, includendo caratteristiche geometriche, tipologie di difetto valvolare e risultati chirurgici associati a diverse tecniche riparative. Il software consente inoltre la simulazione preoperatoria della procedura chirurgica, fornendo al chirurgo una rappresentazione predittiva del risultato atteso in funzione della tecnica selezionata. In questo modo è possibile valutare in anticipo differenti strategie operatorie e identificare quella potenzialmente più appropriata per il singolo paziente, riducendo la dipendenza esclusiva dall’esperienza soggettiva”. Il confronto tra simulazione e risultato intraoperatorio “ha mostrato un’elevata concordanza, con una precisione superiore all’80–90% nelle principali variabili decisionali, e con una buona correlazione tra lunghezza delle corde tendinee simulate e quelle effettivamente utilizzate in sala operatoria. Lo strumento - conclude - è stato inoltre valutato su una casistica clinica multicentrica, includendo interventi eseguiti in centri ad alto volume. L’analisi ha evidenziato un’elevata concordanza tra le raccomandazioni del modello e le decisioni effettivamente adottate dai chirurghi esperti, suggerendo la capacità del sistema di riflettere un comportamento decisionale coerente con quello di un team chirurgico esperto”.

(Adnkronos) - "Quando si parla di salute respiratoria non possiamo prescindere da tutto ciò che respiriamo. L'apparato respiratorio è a diretto contatto con l'ambiente, per cui disgiungere la salute respiratoria da quella ambientale sarebbe sbagliato. E infatti, questo apparato rappresenta benissimo il paradigma del concetto di One health, cioè l'interazione tra salute e ambiente. Un legame che ci impone di avere un atteggiamento onnicomprensivo nell'approccio alle condizioni respiratorie, partendo sicuramente dalla prevenzione e dall'attenzione all'ambiente”. Lo ha detto la presidente della Società italiana di pneumologia (Sip), Paola Rogliani, nel corso del convegno 'Respiriamo il futuro. Tecnologia e sostenibilità per la salute respiratoria’, organizzato oggi alla Camera dei deputati da Chiesi Italia per promuovere un dialogo sinergico tra le istituzioni e il mondo scientifico, con l’obiettivo di definire strategie sostenibili nella gestione delle patologie respiratorie croniche e per il futuro orientamento delle politiche sanitarie.
In questo contesto, "l'innovazione tecnologica è un aspetto rilevante nell'approccio alle condizioni respiratorie, perché la sostenibilità riguarda da vicino anche l'innovazione - conclude la presidente Sip - È un tema di grande rilievo che parte dai dispositivi inalatori che utilizziamo nel trattamento dei pazienti, ma che include anche gli smart inhaler e la tecnologia applicata al monitoraggio clinico. Tutto questo aiuta a migliorare l'approccio terapeutico e, in ultima analisi, la salute respiratoria stessa".

(Adnkronos) - Belen ha rifiutato la conduzione all'Isola dei Famosi. Dopo settimane di indiscrezioni sul suo possibile coinvolgimento nel reality show, la showgirl ha deciso di rompere il silenzio e di fare un po' di chiarezza.
Con una storia Instagram Rodriguez ha spiegato: "Ho deciso di non accettare quando ho saputo la quantità di giorni all'estero che avrei dovuto trascorrere. Non riesco e non posso stare 45 giorni senza vedere i miei figli". La showgirl ha ammesso che non sarebbe stata in grado di svolgere il suo ruolo al meglio: "Avrei mancato di rispetto al mio lavoro e, con la mia assenza, anche alla mia famiglia". Belen ha poi ringraziato Mediaset per l'opportunità e "per aver capito la situazione" aggiungendo che "sicuramente avremo altre occasioni".
Archiviata l'ipotesi di Belen Rodriguez, per il ruolo di conduttrice sul campo la scelta è ricaduta su Selvaggia Lucarelli, che ha inaugurato il suo rapporto con Mediaset quest'anno come opinionista al 'Grande Fratello Vip'.

(Adnkronos) - Il feretro di Pamela Genini può essere stato profanato da un'unica persona, senza l'aiuto di complici. E' quanto ha confermato una simulazione tecnica svolta questa mattina dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Bergamo e della sezione operativa della compagnia di Zogno, nel cimitero di Strozza, il paese natale della 29enne uccisa lo scorso ottobre a Milano dall'ex compagno Gianluca Soncin.
Le prove tecniche, nell'ambito delle indagini coordinate dalla procura di Bergamo per vilipendio di cadavere, sono state svolte questa mattina alla presenza del sindaco di Strozza, del personale comunale addetto alla manutenzione del cimitero e del titolare dell’agenzia di onoranze funebri incaricata della tumulazione. L'obiettivo era "verificare le concrete modalità esecutive della profanazione" e in particolare - riferiscono i carabinieri del comando provinciale in una nota - la "possibilità di estrazione e successivo reinserimento del feretro all’interno del loculo". Per la simulazione sono state riprodotte "fedelmente le condizioni originarie" in cui il la bara si trovava, dopo essere stata tumulata lo scorso 24 ottobre nel piccolo cimitero del comune della Bergamasca.
I carabinieri si sono serviti di una cassa "analoga per caratteristiche e peso a quella della vittima, appositamente zavorrata fino a raggiungere un carico complessivo corrispondente al peso in vita della donna". Diverse le prove pratiche eseguite dagli investigatori: inizialmente il feretro è stato estratto con gli strumenti usati nei cimiteri, poi si è provato a muoverlo "senza alcun ausilio meccanico, facendo ricorso esclusivamente allo sforzo fisico". In due - un dipendente comunale addetto alla manutenzione del cimitero e un carabiniere - ci sono riusciti: da soli hanno estratto il feretro, lo hanno posizionato e poi reinserito all'interno del loculo. La simulazione tecnica ha dimostrato così - viene evidenziato dai carabinieri - la "concreta possibilità che le operazioni di movimentazione del feretro possano essere eseguite anche da un solo soggetto, mediante il solo impiego della forza fisica".
Per il vilipendio del cadavere è indagato l'amico della vittima, Francesco Dolci. Gli esiti della simulazione - viene comunicato - "saranno ora valutati congiuntamente agli ulteriori elementi investigativi già acquisiti e in corso di sviluppo, al fine di ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e individuare i responsabili".

(Adnkronos) - "Al contrario di altri Paesi europei, in Italia non è recepita una metodologia come la Pas 2090, il primo standard internazionale che definisce come condurre valutazioni del ciclo di vita (Lca) per i prodotti farmaceutici, misurando l'impatto ambientale dall'analisi del Carbon Budget fino al fine vita del prodotto stesso. Sarebbe importante che” queste normative “fossero adottate anche in Italia perché renderebbero il quadro normativo più omogeneo. Questo darebbe la possibilità al Sistema sanitario italiano, così come all'Aifa (Agenzia italiana del farmaco), di valutare il reale impatto dei prodotti e, di conseguenza, di introdurre un concetto di premialità per quelli che hanno un minore impatto nell'ambito della sostenibilità ambientale". Lo ha detto oggi a Roma, Raffaello Innocenti, Ceo and Managing Director at Chiesi Italia, partecipando al convegno ‘Respiriamo il futuro. Tecnologia e sostenibilità per la salute respiratoria’, organizzato dall'azienda farmaceutica alla Camera dei deputati per promuovere un dialogo sinergico tra le istituzioni e il mondo scientifico, ponendosi come catalizzatore per la definizione di strategie sostenibili nella gestione delle patologie respiratorie croniche e per il futuro orientamento delle politiche sanitarie.
"È fondamentale che si lavori a un quadro normativo omogeneo, in modo da poter operare con obiettivi molto chiari - sottolinea Innocenti -. Per Chiesi gli obiettivi sono estremamente definiti: siamo una Società Benefit, quindi all'interno del nostro Statuto abbiamo inserito traguardi di carattere sia sociale che ambientale. Per quanto riguarda questi ultimi, l'obiettivo è molto ambizioso: raggiungere le zero emissioni nette (Net zero) nel 2035". "Le emissioni si dividono nei vari Scope - conclude -. Se consideriamo il tema del consumo energetico, che è elevato sia per i nostri siti produttivi sia per le nostre sedi, l'energia elettrica deriva già interamente da fonti rinnovabili. Tuttavia, vogliamo raggiungere un risultato molto importante anche sulle emissioni Scope 3, ovvero quelle indirette. Su questo fronte stiamo lavorando per portare in commercio un nuovo inalatore Pmdi con un propellente a bassa emissione carbonica, riducendo così l'impatto del 90%, passando dall'attuale Hfc al nuovo Hfa 152a. Questo è un aspetto fondamentale sul quale stiamo investendo - sottolinea - abbiamo anche acquisito il sito di Nerviano, dove cambieremo la piattaforma di produzione per realizzare i dispositivi con il nuovo propellente".

(Adnkronos) - "Quando una Tac total body viene proposta a individui asintomatici e a basso rischio, il cittadino viene spesso presentato come un potenziale beneficiario di una diagnosi precoce. Più raramente vengono illustrati con la stessa enfasi i rischi di sovradiagnosi, falsi positivi, incidentalomi, procedure invasive successive ed esposizione a radiazioni ionizzanti. Si crea così un'asimmetria informativa che può compromettere una decisione realmente consapevole". Lo afferma in una nota Nicoletta Gandolfo, presidente nazionale Società italiana di radiologia medica e interventistica. ricordando come "negli ultimi anni si è sviluppato un vero e proprio mercato della 'prevenzione personalizzata', nel quale esami complessi e costosi vengono proposti direttamente ai cittadini attraverso campagne pubblicitarie che fanno leva su paure profondamente radicate: il timore di una diagnosi tardiva, l'ansia per il cancro e il desiderio di utilizzare le tecnologie più avanzate per proteggere la propria salute". Il messaggio "implicito è semplice e potente: 'più si cerca, più si previene'. Tuttavia - spiega Gandolfo - questo slogan non trova conferma nelle evidenze scientifiche disponibili. La medicina preventiva non si basa sulla quantità di esami eseguiti, ma sulla dimostrazione che tali esami producano un beneficio netto per la persona sottoposta allo screening".
Secondo Gandolfo "non va, inoltre, trascurato il fatto che gli screening total body rappresentano un'attività economicamente redditizia. Il modello commerciale che ne deriva rischia di generare un fenomeno noto in letteratura come 'disease mongering', ovvero l'espansione del concetto di malattia o di rischio di malattia a popolazioni sempre più ampie, trasformando persone sane in potenziali pazienti e ampliando conseguentemente la domanda di prestazioni sanitarie. In questo scenario la comunità scientifica ha il dovere di riaffermare un principio essenziale: l'indicazione a un esame diagnostico non può essere determinata da strategie di marketing, ma deve derivare da prove scientifiche solide e da una valutazione appropriata del rapporto tra benefici, rischi e costi".
La prevenzione "non dovrebbe essere un prodotto da vendere - avverte Gandolfo - ma un intervento sanitario da prescrivere quando esistono evidenze che ne dimostrino l'efficacia. Confondere questi due piani significa correre il rischio di sostituire la medicina basata sulle prove con una medicina guidata dal mercato. Trovare qualcosa non significa salvare una vita. Un principio fondamentale dell'epidemiologia degli screening è che l'identificazione precoce di un'anomalia non coincide necessariamente con un beneficio clinico". Molte lesioni "individuate incidentalmente non avrebbero mai causato sintomi o danni durante la vita della persona. Questo fenomeno, noto come sovradiagnosi (overdiagnosis) - sottolinea - può trasformare individui sani in pazienti, esponendoli a ulteriori esami, biopsie, interventi chirurgici e ansia senza alcun reale vantaggio".
La "probabilità di questi risultati indesiderati aumenta quando si esaminano persone a basso rischio. In termini statistici, quando la probabilità pre-test di malattia è molto bassa, aumenta la quota di risultati falsamente positivi. La Tac total body è estremamente sensibile - rimarca la presidente della Sirm - e spesso individua piccole alterazioni di significato incerto: noduli polmonari, cisti renali, angiomi epatici, noduli tiroidei, adenomi surrenalici. Questi reperti, definiti incidentalomi, sono molto frequenti e raramente rappresentano una minaccia per la salute. Tuttavia, una volta scoperti, generano quasi inevitabilmente ulteriori controlli, esami di secondo livello e talvolta procedure invasive. Il risultato può essere un percorso diagnostico complesso e costoso innescato da una lesione che non avrebbe mai provocato alcun problema".
Gandolfo ricorda che "da anni le principali organizzazioni scientifiche e regolatorie non raccomandano la TAC total body come screening di popolazione nei soggetti asintomatici. La Food and drug administration statunitense, l'Organizzazione mondiale della sanità, l'American College of Radiology (Acr) che è la associazione professionale dei radiologi americana , la AAPM (American Association of Physicists in Medicine) e numerosi articoli scientifici di gruppi di ricerca indipendenti - chiarisce Gandolfo - appaiono tutti concordi nell’affermare che non esistono prove scientifiche che dimostrino un rapporto beneficio-rischio favorevole per lo screening total body nei soggetti senza sintomi e sottolinea il rischio di falsi positivi e di esposizione radiologica non necessaria. La medicina moderna non soffre più soltanto di sottodiagnosi; sempre più spesso deve confrontarsi con overdiagnosi (l’eccesso di diagnosi) e con il conseguente rischio di overtreatment (sovratrattamento o sovramedicalizzazione) cioè l'esecuzione di trattamenti, interventi o prescrizioni mediche di cui il paziente non ha effettivo bisogno".
La prevenzione efficace "non consiste nell'eseguire il maggior numero possibile di esami ma piuttosto nell'applicare screening validati a persone che possono realmente beneficiarne: mammografia nelle fasce di età appropriate, screening del tumore colorettale, screening del carcinoma della cervice uterina, Tac a bassa dose nei forti fumatori ad alto rischio. La differenza è sostanziale: questi programmi hanno dimostrato di ridurre mortalità e complicanze. La Tac total body nei soggetti sani, invece, non ha ancora fornito prove convincenti di produrre gli stessi benefici. In medicina, come nella vita, più informazioni non significano necessariamente decisioni migliori. A volte il rischio maggiore non è non trovare una malattia, ma cercarla dove la probabilità che esista è estremamente bassa".
Gandolfo poi elenca i 5 miti della Tac total body da sfate: 1. 'Più esami faccio, più mi proteggo'. "Non sempre. Un esame è utile solo se il beneficio supera i rischi. Nelle persone sane, la Tac total body non ha dimostrato di ridurre la mortalità o aumentare l'aspettativa di vita". 2. 'Se trovo qualcosa prima, è sempre meglio'. "Molte anomalie individuate incidentalmente non avrebbero mai provocato sintomi o danni. Scoprirle può portare a biopsie, interventi e controlli inutili". 3. 'La Tac è solo una fotografia innocua'. "La Tac utilizza radiazioni ionizzanti. Il rischio individuale è basso quando l'esame è appropriato, ma non è nullo e non dovrebbe essere accettato senza una valida indicazione clinica". 4. 'Se l'esame è negativo posso stare tranquillo'. "Nessun test garantisce l'assenza di malattia. Anche una Tac total body può non identificare lesioni molto piccole o tumori che si svilupperanno successivamente". 5. 'La tecnologia più avanzata coincide con la migliore prevenzione'. "La prevenzione efficace non consiste nell'eseguire il maggior numero possibile di esami, ma nell'applicare interventi e screening che abbiano dimostrato di migliorare la salute delle persone. Una colonscopia eseguita al momento giusto o la cessazione del fumo hanno un impatto documentato sulla sopravvivenza molto maggiore di uno screening total body indiscriminato" conclude Gandolfo.

(Adnkronos) - Si è chiusa oggi con grande successo la seconda edizione di Nuclear power-expo, la quinta edizione di Hydrogen expo e la terza edizione di Cybsec-expo a Piacenza Expo. Le tre manifestazioni organizzate da Mediapoint & exhibitions di Fabio Potestà hanno confermato e superato le attese, con una partecipazione di operatori altamente qualificati e specializzati, provenienti dal mondo industriale, istituzionale e accademico. Tre giorni intensi, tre filiere strategiche in dialogo, un’unica risposta sistemica alle sfide dell’energia e della sicurezza del Paese.
"Chiudiamo questa triplice kermesse con una stima di 5.000 visitatori e la conferma, da parte dei 170 espositori, dell'altissimo livello professionale dei partecipanti. Un risultato ottimale che premia la scommessa di aver unito Nuclear, Hydrogen e Cybersec Expo, tre pilastri strategici per il futuro energetico e la transizione del Paese. I 32 convegni in tre giorni testimoniano l'intensità del dibattito, specialmente sul fronte dell'energetica nucleare e della filiera industriale. Ora lo sguardo si sposta a Piacenza dal 22 al 24 ottobre con due novità assolute per la logistica e l'allestimento industriale: T3 Expo e Agv Expo", sottolinea Fabio Potestà, direttore di Mediapoint & exhibitions.
L’ultima giornata di Nuclear power-expo ha messo al centro i due pilastri operativi della filiera nucleare: gli standard di qualificazione internazionale e il decommissioning. Il mattino è stato dominato dal Joint Meeting Asme bpv Italy Iwg Section III e IX – preceduto da una sessione introduttiva su come Asme può aprire nuovi mercati e opportunità alla filiera italiana – con la partecipazione di esperti di Walter Tosto, Safas, Aipe e Lrqa. Nel pomeriggio, il convegno sul Decommissioning di impianti nucleari – aperto con i saluti di Fabio Potestà – ha affrontato in modo concreto le tecnologie di demolizione controllata, i modelli digitali Bim-Oriented, il taglio con filo diamantato e le soluzioni di sollevamento e trasporto eccezionale in ambito nucleare, con la partecipazione di Nucleco, Diamond Pauber, Brokk Italia, Vernazza Autogrù e Mammoet Italia. “Il decommissioning nucleare italiano è un settore in evoluzione e può diventare un modello per l’Europa. Pur non essendo partito per primo, l’Italia oggi è pronta a guidare anche altri mercati, grazie all’esperienza maturata e alle competenze delle imprese, con casi come la centrale di Latina che rafforzano questo ruolo”, ha dichiarato Valeriano Parizzi, consulente indipendente sui temi delle decostruzioni controllate e sicurezza operativa, intervenuto al panel “Decommissioning di impianti nucleari: dalle tecnologie di demolizione alle attività di sollevamento e trasporto eccezionale”.
Hydrogen expo ha chiuso con tre sessioni dense e trasversali. Il convegno Idrogeno: il vettore energetico di oggi, organizzato da Allestimenti & Trasporti e Hydrogen News, ha affrontato gli sviluppi più recenti nel comparto automotive e nella mobilità pesante, con la partecipazione di operatori del trasporto e di Gruber Logistics. La sessione H2IT sulla produzione di idrogeno rinnovabile, moderata da Cristina Maggi, Direttrice H2IT, ha fatto il punto su Hydrogen Valleys, decreto idrogeno e regole operative Gse, con un dialogo aperto tra le imprese della filiera. Infine, il convegno della Regione Emilia-Romagna su Territori, imprese, ricerca e innovazione per la filiera idrogeno in Emilia-Romagna ha presentato i risultati dei progetti regionali con la partecipazione di Enea, Università di Bologna, Università di Modena e Reggio Emilia e dei principali cluster territoriali.
La tre giorni di Piacenza Expo si è confermata dunque come un formidabile catalizzatore industriale in grado di offrire un’unica risposta sistemica alle sfide dell’energia e della sicurezza del Paese attraverso il dialogo ravvicinato tra tre filiere strategiche. Con oltre 32 sessioni tecniche e più di centoventi relatori, le manifestazioni hanno superato le attese della vigilia, registrando una straordinaria partecipazione di operatori altamente qualificati e specializzati provenienti dal mondo industriale, istituzionale e accademico.
Nel comparto dell’idrogeno, durante Hydrogen-expo, riflettori accesi sulla concretezza e sulla maturità economica della filiera. “L’evento ha offerto un bilancio dei risultati del PNRR sull’idrogeno e uno sguardo al futuro per valorizzare l’impegno di pubblica amministrazione e imprese. Il settore è in crescita e richiede tempo per una piena attuazione: ora la sfida è promuovere uso e diffusione dell’idrogeno nella transizione energetica, grazie a un solido rapporto pubblico-privato”, ha dichiarato Stefania Crotta, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Lo stesso Alberto Dossi di H2IT ha celebrato il Pnrr come un eccezionale trampolino di lancio verso la competitività rispetto ai combustibili fossili, mentre le aziende espositrici hanno tracciato l’evoluzione pragmatica del settore, spaziando dall’auspicio di Marzio Ferrara (Macchi Boiler) per una crescita sul modello statunitense e dall’impegno di Alessandro Bialetti (Arco Technologies) nella diffusione di una cultura dell’H2 in ambiente industriale, fino ai traguardi commerciali di Matteo Riva (Maximator Italy) con ben sette stazioni realizzate, ai progetti di decarbonizzazione tramite blending al 28% presentati da Claudio Vitalini (IIT Hydrogen), alla sperimentazione avanzata della locomotiva merci di Antonio Ghiglia (Sitav) e alla duplice presenza strategica (tra idrogeno e nucleare con TecTubi Raccordi) illustrata da Renato Velli per il Gruppo Allied. Anche per Giovanni Deregibus, (Economy Solutions) il settore è in crescita, con prospettive positive per tutta la filiera.
Parallelamente, la seconda edizione del Nuclear power-expo ha ribadito la centralità della manifattura italiana in Europa: secondo Stefano Monti (Presidente Ain), il confronto tra operatori ha confermato, la forza della filiera nucleare italiana, seconda manifattura nucleare in Europa dopo la Francia, già attiva sui mercati internazionali e potenzialmente centrale nel futuro programma nazionale. Monti ha inoltre evidenziato come il dibattito abbia fatto emergere opportunità e sfide del comparto, offrendo indicazioni utili alle imprese interessate a entrare nella supply chain. Un mercato in forte accelerazione che Francesco Squaratti (Atb Riva Calzoni – Aipe) ha ricordato richiedere “competenze solide, risorse umane qualificate e una visione di lungo periodo”. In questo contesto, Squaratti ha sottolineato il ruolo di Aipe nell’allargare la filiera industriale, evidenziando come “per entrare nel nucleare non basti l’intenzione, ma servano persone, competenze e un percorso pluriennale, con ritorni di investimento necessariamente diluiti nel tempo”.
Durante il convegno dedicato alle prospettive e criticità della supply chain, Andrea Bombardi (Rina) ha evidenziato le enormi opportunità globali derivanti dai 42 nuovi Paesi che si stanno affacciando all’atomo. Nel dibattito sono emerse inoltre le strategie industriali di operatori come Valvitalia, con Claudio Scuratti, orientata alla certificazione Asme entro il 2027, mentre Marianna Ginola (Simic) e Luca Ferrante (Nuclear Advisory) hanno confermato la piena prontezza delle imprese nel supportare i progetti di fissione e fusione e l’evoluzione del quadro normativo nazionale. Giancarlo Gobbi (3HCSI) ha infine sottolineato l’importanza dei codici internazionali per facilitare il percorso delle aziende verso le certificazioni ASME. Secondo Marco Lumachi (Mouvers), il nucleare europeo è in pieno sviluppo e l’Italia si sta allineando a questo trend.
Infine, il Cybsec-expo ha ridefinito la sicurezza informatica come un asset competitivo imprescindibile per la logistica, i porti e i trasporti. “La distinzione tra sicurezza pubblica e privata nelle infrastrutture critiche non è più attuale: reti e sistemi sono ormai interconnessi. Serve un’integrazione tra sicurezza cibernetica pubblica e privata per affrontare un contesto sempre più complesso e rischioso”. Così Andrea Margelletti, Presidente CESI. All’interno dei tavoli tecnici dedicati, Danilo Diomede (RINA) ha invocato una difesa sistemica estesa a tutta la catena del valore di fronte alle opportunità e alle minacce duali generate dall’adozione dell’Intelligenza Artificiale, una visione condivisa da Alessandro Ferrari (Assiterminal), che ha rimarcato l’importanza vitale di investire nella formazione del personale e in solide strategie di business continuity per garantire la resilienza dell’intero sistema import-export nazionale.
Questa convergenza di visioni, che dimostra la profonda interconnessione tra transizione energetica, indipendenza delle fonti e sicurezza digitale, ha trovato la sua massima celebrazione nella serata del 10 giugno si è tenuta la cerimonia della 4ª edizione degli IHTA – Italian Hydrogen Technology Awards, i riconoscimenti ideati per valorizzare a livello nazionale e internazionale le imprese e i professionisti italiani che operano nella filiera tecnologica dell’idrogeno. I premi, assegnati nelle categorie che coprono l’intera catena del valore – dalla produzione allo stoccaggio, dalla distribuzione alle applicazioni industriali e di mobilità – hanno celebrato l’eccellenza di un comparto in rapida crescita, riconoscendo le realtà che stanno guidando la transizione verso un mercato dell’idrogeno pienamente operativo.
Il premio “Progetto dell’Anno” è stato assegnato a Polytec Energy per H2_Polytec, iniziativa per la produzione e distribuzione locale di idrogeno verde in Trentino-Alto Adige. Rina ha ricevuto il riconoscimento per la Produzione dell’Idrogeno con il progetto Aslan, impianto da circa 700 MW alimentato da rinnovabili e integrato con sistemi di desalinizzazione. Nello Stoccaggio è stata premiata 01Green per la tecnologia Safeteasy basata su magnesio dopato, mentre per Componenti e Materiali il premio è andato ex aequo a Henkel, per le soluzioni di sigillatura Hydrogen Ready Loctite e a Contitech Industrial Solutions, per le tubazioni flessibili destinate al trasferimento offshore di ammoniaca liquefatta. Nel settore Trasporti ha vinto Fincantieri con il progetto Viking Libra, tra le prime applicazioni navali con sistemi di propulsione e stoccaggio dell’idrogeno a bordo, mentre IIT Hydrogen è stata premiata nel settore Industriale per un modello di decarbonizzazione della produzione di conglomerati bituminosi tramite idrogeno verde. Nel settore Energia il riconoscimento è andato a Sofinter per un generatore di vapore ibrido alimentabile con miscele di idrogeno e gas naturale. Tra le Società di Servizi – Sicurezza ha vinto 3pSafety con il progetto Efesto, laboratorio per prove su componenti ad alta pressione, mentre nella categoria Verifica e Testing il premio è stato assegnato ad Aumatech e Cedem per un sistema di collaudo di serbatoi compositi per idrogeno. Riconoscimenti speciali a Giuseppe Grassi, fondatore di DEREC Consulting, nominato Personalità dell’Anno – Università e Ricerca per progetti sull’idrogeno con il mondo accademico, e a Guido Ghiglia, Premio Speciale alla Carriera per il contributo all’industria ferroviaria e lo sviluppo della locomotiva da manovra a idrogeno Fenhyce.
Il bilancio complessivo delle tre giornate consegna un’edizione che ha segnato un salto qualitativo rispetto alle precedenti. I padiglioni di Piacenza Expo hanno ospitato espositori italiani e internazionali, delegazioni istituzionali di primo piano e una platea di visitatori professionali altamente qualificati. I convegni – oltre quaranta sessioni tecniche e istituzionali distribuite sui tre giorni – hanno visto la partecipazione di più di centoventi relatori, confermando la capacità delle tre manifestazioni di attrarre i protagonisti reali delle filiere nucleare, idrogeno e cybersecurity. Proprio a conferma della rilevanza della tre giorni piacentina, le manifestazioni hanno ottenuto un ampio sostegno istituzionale, con numerosi patrocini concessi sia da enti e istituzioni di primo piano che dalle principali associazioni a cui sono andati i ringraziamenti personali di Fabio Potestà. Tra tutti: Aeronautica Militare, Enea– Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, Isin – Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione, Mimit – Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Regione Emilia-Romagna, Regione Liguria e Comune di Piacenza. Sul fronte delle associazioni di categoria e del mondo accademico: Ain – Associazione Italiana Nucleare, Aipe – Associazione Italiana Pressure Equipment, Aipnd – Associazione Italiana Prove Non Distruttive, Animp – Associazione Nazionale di Impiantistica Industriale, Anver, Cepi, Cicpnd – Comitato Italiano Coordinamento Prove Non Distruttive, Cirten – Consorzio Interuniversitario per la Ricerca Tecnologica Nucleare, Confapi Industria Piacenza, Confindustria Piacenza, Federacciai, GISI, H2IT – Associazione Italiana Idrogeno e Celle a Combustibile e Unione Parmense degli Industriali.
Una serata speciale sotto le stelle, preludio al Carbonia Film
Festival. In attesa dei cinque giorni di proiezioni, incontri e
ospiti internazionali - in programma dall'11 al 15 novembre - il
festival propone un'anteprima estiva il 28 luglio dedicato al
cinema d'autore contemporaneo e alla regista Carolina Cavalli,
ospite della manifestazione. Organizzata dalla Società Umanitaria
di Carbonia, direzione artistica di Francesco Giai Via il Cff si
configura come osservatorio sulle trasformazioni del presente
attraverso lo sguardo del grande schermo.Pagina 268 di 429
Sarda News - Notizie in Sardegna
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