
(Adnkronos) - Jannik Sinner tende la mano a Carlos Alcaraz. Oggi, lunedì 25 maggio, alla vigilia del suo debutto nel Roland Garros 2026 contro Tabur, il tennista azzurro ha parlato dell'infortunio del tennista spagnolo, costretto a saltare, dopo Madrid e Roma, anche lo Slam parigino e Wimbledon a causa di un problema al polso rimediato a Barcellona.
"È stata una notizia davvero spiacevole, ovviamente. È stato davvero sfortunato", ha detto Sinner a 'ParisMatch', "lo conosco molto bene anche dal punto di vista personale e sta attraversando un momento difficile".
"Questo è lo sport e lo sport è imprevedibile", ha continuato Sinner, "gli infortuni vanno e vengono. Alcaraz è ancora molto giovane e ora la priorità principale deve essere guarire al 100% senza affrettare le cose".
Sinner ha poi parlato del possibile boicottaggio degli Slam, se non aumenterà il montepremi per i tennisti: "Senza gli atleti i tornei non sono possibili da organizzare", ha detto l'azzurro, "non è solo per noi giocatori top 10, ma anche per le persone che sono nella top 100, 180, 190. Chiediamo più montepremi, ma anche la pensione, che è molto importante, e di partecipare ad alcune decisioni dei tornei".

(Adnkronos) - All'ospedale Sacco di Milano accertamenti in corso su due persone "con sintomatologia febbrile" rientrate dall'Uganda, Paese in cui al momento sono stati confermati sette casi di Ebola.
Il ministero della Salute comunica in una nota, "con riferimento all'epidemia di malattia da virus Bundibugyo-Bvc che si è sviluppata nella Repubblica Democratica del Congo, che sono attualmente in corso approfondimenti sanitari relativi ad alcuni soggetti rientrati nelle scorse ore dall'Uganda e sottoposti, a titolo precauzionale, a valutazione clinica specialistica presso strutture ospedaliere ad alta specializzazione. In particolare, due persone con sintomatologia febbrile sono state trasferite presso il Sacco di Milano, struttura dotata dei più elevati livelli di biocontenimento e di gestione delle malattie infettive ad alto rischio, dove saranno eseguiti gli accertamenti diagnostici previsti dai protocolli nazionali e internazionali. Le altre persone appartenenti ai nuclei familiari coinvolti - si legge - sono sottoposte a sorveglianza sanitaria e monitoraggio da parte delle autorità competenti. Il ministero della Salute, attraverso il Dipartimento della Prevenzione, è in contatto con la Regione Lombardia che si è subito attivata".
"Il ministero monitora costantemente l'evolversi della situazione relativa al virus Ebola in stretto raccordo con le Regioni, l'Istituto superiore di sanità, le strutture ospedaliere di riferimento, le autorità sanitarie nazionali e tutti gli enti coinvolti", prosegue la nota da Lungotevere Ripa. "Proprio nella giornata di ieri - sottolinea il dicastero - il Dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute ha partecipato alla riunione dell'Hsc–Health Security Committee della Commissione europea e ha organizzato un punto di coordinamento nazionale dedicato alla situazione Ebola, con la partecipazione dei rappresentanti dei ministeri degli Affari esteri, della Difesa e dell'Interno, dell'Unità di crisi, dell'Istituto superiore di sanità, del Consiglio superiore di Sanità, del Coordinamento interregionale prevenzione, dell'Istituto Spallanzani" di Roma, "dell'ospedale Sacco di Milano e del Policlinico San Matteo di Pavia".
"Il sistema nazionale di preparazione e risposta alle emergenze infettive è pienamente operativo e tutte le procedure previste per la gestione di eventuali casi sospetti risultano attivate", assicura il ministero della Salute che "continuerà a fornire aggiornamenti ufficiali sulla base dell'evoluzione del quadro epidemiologico e degli esiti diagnostici in corso. Il rischio in Italia resta molto basso", si conferma nella nota.
L'Uganda ha confermato due nuovi casi, portando a sette il totale da quando l'epidemia è stata rilevata anche in questo Paese dell'Africa orientale, il 15 maggio. "I due nuovi casi confermati - ha informato il ministero della Salute dell'Uganda - sono operatori sanitari ugandesi che lavorano in una struttura privata a Kampala", la Capitale del Paese. "Entrambi i pazienti sono stati ricoverati nell'unità di trattamento designata".
Intanto, nella Repubblica Democratica del Congo i casi sospetti di Ebola hanno ormai superato quota 900, secondo l'ultimo aggiornamento diffuso dal ministero della Sanità del Paese. Secondo i dati al 23 maggio, il focolaio da virus Bundibugyo risulta attivo in 3 province: Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu. Sul totale di 904 casi sospetti cumulativi, distribuiti in 11 zone sanitarie del Paese attualmente colpite dal virus, quelli finora confermati in laboratorio sono 101. I decessi sospetti secondo il rapporto sono 119. E al momento sono stati identificati 1.817 contatti, anche se il tasso di monitoraggio resta ancora basso (20%).
I numeri delle infezioni sospette sono dunque in crescita, "con l'intensificarsi delle attività di sorveglianza nella risposta all'epidemia", evidenzia in un post su X il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus che avverte anche delle difficoltà in cui ci si sta muovendo. "Nella provincia di Ituri, epicentro dell'epidemia, quasi 5 milioni di persone vivono in una situazione di conflitto in corso. Oggi, 1 persona su 4 ha bisogno di assistenza umanitaria e 1 su 5 è sfollata internamente. La violenza sta costringendo le persone a fuggire, compresi gli operatori sanitari e umanitari. Ciò sta ostacolando gravemente gli sforzi per intensificare il tracciamento dei contatti e identificare le infezioni in tempo utile per fornire assistenza. L'insicurezza persistente e la paura alimentano inoltre la sfiducia all'interno delle comunità".
In questo momento, continua il Dg Oms "i partner umanitari e sanitari mantengono una presenza in tutto l'Ituri, anche in alcune delle aree più difficili da raggiungere e più insicure". E la situazione è complicata anche dal fatto che "le comunità si trovano ad affrontare non solo la minaccia dell'Ebola, ma anche una vasta gamma di malattie". I partner sul campo stanno supportando l'erogazione di diversi servizi: assistenza sanitaria materna, riproduttiva, neonatale, dell'infanzia e dell'adolescenza - elenca - trattamento della malnutrizione acuta grave con complicanza, servizi di salute mentale, cura delle ferite e supporto per le vittime di violenza sessuale, forniture mediche, vaccinazioni di routine, servizi sanitari comunitari. Fornire un pacchetto completo di servizi è essenziale, non solo per soddisfare i bisogni sanitari urgenti, ma anche per costruire la fiducia che è fondamentale per una risposta efficace ad Ebola".

(Adnkronos) - All'ospedale Sacco di Milano accertamenti in corso su due italiani "con sintomatologia febbrile" rientrati dall'Uganda, Paese in cui al momento sono stati confermati sette casi di Ebola. Si tratta di due cooperanti, entrambi trentenni, appartententi a due diverse famiglie che hanno trascorso tre mesi in una zona al confine con il Congo per prestare aiuto alle popolazioni locali.
A spiegare il quadro è stato l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso. "Sette cittadini italiani, componenti di due famiglie diverse, sono rientrati dall'Uganda, da una zona che si trova non lontano dal confine con il Congo e il Ruanda. Sono rientrati dopo una permanenza in quei territori di circa 3 mesi", ha spiegato in conferenza stampa. "Sono dei cooperanti, dei volontari che si sono recati in quei territori per prestare il loro aiuto a favore di popolazioni che sicuramente vivono in condizioni molto più difficili e problematiche delle nostre. Rientrati in Italia, 24 ore fa, due di questi cittadini durante la notte hanno manifestato una sintomatologia di febbre, in un caso molto alta con nausea, vomito, diarrea, e anche una leggera sintomatologia di carattere neurologico. Pensiamo - ha continuat Bertolaso - con i colleghi dell'ospedale Sacco di Milano che probabilmente la causa più possibile", in uno dei due casi, "sia quella di una malaria, magari anche malaria cerebrale, che è purtroppo una delle condizioni più serie di chi viene colpito da questa malattia". Questo caso nello specifico riguarda "una ragazza trentenne, madre. La figlia, proprio nel corso della loro permanenza in Uganda, ha sviluppato la malaria. Quindi c'è anche un precedente nel nucleo familiare che ci fa pensare che possa essere questa la causa di una sintomatologia così seria da parte di questa signora".
L'altro caso, ha proseguito, "riguarda il componente di un'altra famiglia, un uomo di 31 anni, che invece ha una temperatura corporea leggermente superiore" alla norma, "37,5-38 gradi, con sintomi vaghi di problematiche di tipo intestinale che potrebbero essere legati a un fenomeno gastroenterico derivante da un cambio di territorio o quant'altro. Però - ha chiarito l'assessore - poiché provengono da una zona che è interessata in questo momento dall'epidemia di Ebola" da virus Bundibugyo in corso nella Repubblica Democratica del Congo con casi anche in Uganda, "ovviamente è scattato immediatamente quello che è il nostro meccanismo di vigilanza e di sorveglianza".
Il ministero della Salute comunica in una nota, "con riferimento all'epidemia di malattia da virus Bundibugyo-Bvc che si è sviluppata nella Repubblica Democratica del Congo, che sono attualmente in corso approfondimenti sanitari relativi ad alcuni soggetti rientrati nelle scorse ore dall'Uganda e sottoposti, a titolo precauzionale, a valutazione clinica specialistica presso strutture ospedaliere ad alta specializzazione. In particolare, due persone con sintomatologia febbrile sono state trasferite presso il Sacco di Milano, struttura dotata dei più elevati livelli di biocontenimento e di gestione delle malattie infettive ad alto rischio, dove saranno eseguiti gli accertamenti diagnostici previsti dai protocolli nazionali e internazionali. Le altre persone appartenenti ai nuclei familiari coinvolti - si legge - sono sottoposte a sorveglianza sanitaria e monitoraggio da parte delle autorità competenti. Il ministero della Salute, attraverso il Dipartimento della Prevenzione, è in contatto con la Regione Lombardia che si è subito attivata".
"Il ministero monitora costantemente l'evolversi della situazione relativa al virus Ebola in stretto raccordo con le Regioni, l'Istituto superiore di sanità, le strutture ospedaliere di riferimento, le autorità sanitarie nazionali e tutti gli enti coinvolti", prosegue la nota da Lungotevere Ripa. "Proprio nella giornata di ieri - sottolinea il dicastero - il Dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute ha partecipato alla riunione dell'Hsc–Health Security Committee della Commissione europea e ha organizzato un punto di coordinamento nazionale dedicato alla situazione Ebola, con la partecipazione dei rappresentanti dei ministeri degli Affari esteri, della Difesa e dell'Interno, dell'Unità di crisi, dell'Istituto superiore di sanità, del Consiglio superiore di Sanità, del Coordinamento interregionale prevenzione, dell'Istituto Spallanzani" di Roma, "dell'ospedale Sacco di Milano e del Policlinico San Matteo di Pavia".
"Il sistema nazionale di preparazione e risposta alle emergenze infettive è pienamente operativo e tutte le procedure previste per la gestione di eventuali casi sospetti risultano attivate", assicura il ministero della Salute che "continuerà a fornire aggiornamenti ufficiali sulla base dell'evoluzione del quadro epidemiologico e degli esiti diagnostici in corso. Il rischio in Italia resta molto basso", si conferma nella nota.
L'Uganda ha confermato due nuovi casi, portando a sette il totale da quando l'epidemia è stata rilevata anche in questo Paese dell'Africa orientale, il 15 maggio. "I due nuovi casi confermati - ha informato il ministero della Salute dell'Uganda - sono operatori sanitari ugandesi che lavorano in una struttura privata a Kampala", la Capitale del Paese. "Entrambi i pazienti sono stati ricoverati nell'unità di trattamento designata".
Intanto, nella Repubblica Democratica del Congo i casi sospetti di Ebola hanno ormai superato quota 900, secondo l'ultimo aggiornamento diffuso dal ministero della Sanità del Paese. Secondo i dati al 23 maggio, il focolaio da virus Bundibugyo risulta attivo in 3 province: Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu. Sul totale di 904 casi sospetti cumulativi, distribuiti in 11 zone sanitarie del Paese attualmente colpite dal virus, quelli finora confermati in laboratorio sono 101. I decessi sospetti secondo il rapporto sono 119. E al momento sono stati identificati 1.817 contatti, anche se il tasso di monitoraggio resta ancora basso (20%).
I numeri delle infezioni sospette sono dunque in crescita, "con l'intensificarsi delle attività di sorveglianza nella risposta all'epidemia", evidenzia in un post su X il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus che avverte anche delle difficoltà in cui ci si sta muovendo. "Nella provincia di Ituri, epicentro dell'epidemia, quasi 5 milioni di persone vivono in una situazione di conflitto in corso. Oggi, 1 persona su 4 ha bisogno di assistenza umanitaria e 1 su 5 è sfollata internamente. La violenza sta costringendo le persone a fuggire, compresi gli operatori sanitari e umanitari. Ciò sta ostacolando gravemente gli sforzi per intensificare il tracciamento dei contatti e identificare le infezioni in tempo utile per fornire assistenza. L'insicurezza persistente e la paura alimentano inoltre la sfiducia all'interno delle comunità".
In questo momento, continua il Dg Oms "i partner umanitari e sanitari mantengono una presenza in tutto l'Ituri, anche in alcune delle aree più difficili da raggiungere e più insicure". E la situazione è complicata anche dal fatto che "le comunità si trovano ad affrontare non solo la minaccia dell'Ebola, ma anche una vasta gamma di malattie". I partner sul campo stanno supportando l'erogazione di diversi servizi: assistenza sanitaria materna, riproduttiva, neonatale, dell'infanzia e dell'adolescenza - elenca - trattamento della malnutrizione acuta grave con complicanza, servizi di salute mentale, cura delle ferite e supporto per le vittime di violenza sessuale, forniture mediche, vaccinazioni di routine, servizi sanitari comunitari. Fornire un pacchetto completo di servizi è essenziale, non solo per soddisfare i bisogni sanitari urgenti, ma anche per costruire la fiducia che è fondamentale per una risposta efficace ad Ebola".

(Adnkronos) - All'ospedale Sacco di Milano accertamenti in corso su due italiani "con sintomatologia febbrile" rientrati dall'Uganda, Paese in cui al momento sono stati confermati sette casi di Ebola. Si tratta di due cooperanti, entrambi trentenni, appartententi a due diverse famiglie che hanno trascorso tre mesi in una zona al confine con il Congo per prestare aiuto alle popolazioni locali.
A spiegare il quadro è stato l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso. "Sette cittadini italiani, componenti di due famiglie diverse, sono rientrati dall'Uganda, da una zona che si trova non lontano dal confine con il Congo e il Ruanda. Sono rientrati dopo una permanenza in quei territori di circa 3 mesi", ha spiegato in conferenza stampa. "Sono dei cooperanti, dei volontari che si sono recati in quei territori per prestare il loro aiuto a favore di popolazioni che sicuramente vivono in condizioni molto più difficili e problematiche delle nostre. Rientrati in Italia, 24 ore fa, due di questi cittadini durante la notte hanno manifestato una sintomatologia di febbre, in un caso molto alta con nausea, vomito, diarrea, e anche una leggera sintomatologia di carattere neurologico. Pensiamo - ha continuat Bertolaso - con i colleghi dell'ospedale Sacco di Milano che probabilmente la causa più possibile", in uno dei due casi, "sia quella di una malaria, magari anche malaria cerebrale, che è purtroppo una delle condizioni più serie di chi viene colpito da questa malattia". Questo caso nello specifico riguarda "una ragazza trentenne, madre. La figlia, proprio nel corso della loro permanenza in Uganda, ha sviluppato la malaria. Quindi c'è anche un precedente nel nucleo familiare che ci fa pensare che possa essere questa la causa di una sintomatologia così seria da parte di questa signora".
L'altro caso, ha proseguito, "riguarda il componente di un'altra famiglia, un uomo di 31 anni, che invece ha una temperatura corporea leggermente superiore" alla norma, "37,5-38 gradi, con sintomi vaghi di problematiche di tipo intestinale che potrebbero essere legati a un fenomeno gastroenterico derivante da un cambio di territorio o quant'altro. Però - ha chiarito l'assessore - poiché provengono da una zona che è interessata in questo momento dall'epidemia di Ebola" da virus Bundibugyo in corso nella Repubblica Democratica del Congo con casi anche in Uganda, "ovviamente è scattato immediatamente quello che è il nostro meccanismo di vigilanza e di sorveglianza".
"Al momento" per i due cooperanti con sintomi rientrati ieri dall'Uganda "non stiamo parlando di casi, ma solo di sospetti e li stiamo verificando. Noi abbiamo avvisato il ministero che si sta attivando anche per" l'eventuale "rintraccio dei voli e quindi per tutti i protocolli di sicurezza aerei". A spiegarlo è stato Danilo Cereda, direttore Unità operativa Prevenzione della Direzione generale Welfare della Regione Lombardia, durante una conferenza stampa per fornire informazioni relative agli accertamenti infettivologici in corso sui due pazienti.
Gli esami sono già in corso, ha assicurato l'assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso, "li conosceremo nel tardo pomeriggio di oggi. Poi, se saranno negativi finirà tutto lì. Se ci dovesse essere in questi due casi un'eventuale positività" a Ebola, "è chiaro che adotteremo tutte quelle che sono le ulteriori misure che sono previste dalla nostra checklist, l'elenco delle iniziative da adottare in presenza di un caso confermato di Ebola. Ma questo lo vedremo nel momento in cui conosceremo i risultati. Per la diagnosi di malaria ci mettiamo per fortuna 10 minuti", quindi se dovesse trattarsi di questo l'esito si avrebbe davvero rapidamente.
"Se guardiamo alle azioni adottate a livello europeo dai diversi Paesi membri dell'Ue, l'Italia è fra i Paesi più attenti che hanno emanato delle direttive e delle procedure fra le più restrittive - ha tenuto a precisare Bertolaso - Quindi dal punto di vista nazionale il meccanismo di sorveglianza, controllo e vigilanza è attivo e funziona bene e siamo fra quelli in prima linea nel controllare ed intervenire nel caso dovessero esserci situazioni ascrivibili a questa epidemia in corso in Africa".
Che rischi correrebbero le persone che condividono un volo con eventuali casi? "Per Ebola, il rischio di trasmissione riguarda il contatto con fluidi biologici - ha precisato Cereda - Per questo ci sono dei protocolli adottati nei pazienti sintomatici per la tutela degli operatori rispetto ai fluidi biologici. Da questo punto di vista, ove nel caso fossero positivi, il ministero della Salute è già pronto ad attivare i protocolli aerei per quello che riguarda la sanità aerea. Però non siamo ancora in quella tipologia di situazione. Nel caso, il ministero attiverà tutto il percorso". Il periodo di incubazione è di "21 giorni", ha ricordato Bertolaso. "Quindi sappiamo che la persona va monitorata" per questo arco di tempo "dal momento in cui potrebbe essere entrata in contatto con il virus".
Il ministero della Salute comunica in una nota, "con riferimento all'epidemia di malattia da virus Bundibugyo-Bvc che si è sviluppata nella Repubblica Democratica del Congo, che sono attualmente in corso approfondimenti sanitari relativi ad alcuni soggetti rientrati nelle scorse ore dall'Uganda e sottoposti, a titolo precauzionale, a valutazione clinica specialistica presso strutture ospedaliere ad alta specializzazione. In particolare, due persone con sintomatologia febbrile sono state trasferite presso il Sacco di Milano, struttura dotata dei più elevati livelli di biocontenimento e di gestione delle malattie infettive ad alto rischio, dove saranno eseguiti gli accertamenti diagnostici previsti dai protocolli nazionali e internazionali. Le altre persone appartenenti ai nuclei familiari coinvolti - si legge - sono sottoposte a sorveglianza sanitaria e monitoraggio da parte delle autorità competenti. Il ministero della Salute, attraverso il Dipartimento della Prevenzione, è in contatto con la Regione Lombardia che si è subito attivata".
"Il ministero monitora costantemente l'evolversi della situazione relativa al virus Ebola in stretto raccordo con le Regioni, l'Istituto superiore di sanità, le strutture ospedaliere di riferimento, le autorità sanitarie nazionali e tutti gli enti coinvolti", prosegue la nota da Lungotevere Ripa. "Proprio nella giornata di ieri - sottolinea il dicastero - il Dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute ha partecipato alla riunione dell'Hsc–Health Security Committee della Commissione europea e ha organizzato un punto di coordinamento nazionale dedicato alla situazione Ebola, con la partecipazione dei rappresentanti dei ministeri degli Affari esteri, della Difesa e dell'Interno, dell'Unità di crisi, dell'Istituto superiore di sanità, del Consiglio superiore di Sanità, del Coordinamento interregionale prevenzione, dell'Istituto Spallanzani" di Roma, "dell'ospedale Sacco di Milano e del Policlinico San Matteo di Pavia".
"Il sistema nazionale di preparazione e risposta alle emergenze infettive è pienamente operativo e tutte le procedure previste per la gestione di eventuali casi sospetti risultano attivate", assicura il ministero della Salute che "continuerà a fornire aggiornamenti ufficiali sulla base dell'evoluzione del quadro epidemiologico e degli esiti diagnostici in corso. Il rischio in Italia resta molto basso", si conferma nella nota.
L'Uganda ha confermato due nuovi casi, portando a sette il totale da quando l'epidemia è stata rilevata anche in questo Paese dell'Africa orientale, il 15 maggio. "I due nuovi casi confermati - ha informato il ministero della Salute dell'Uganda - sono operatori sanitari ugandesi che lavorano in una struttura privata a Kampala", la Capitale del Paese. "Entrambi i pazienti sono stati ricoverati nell'unità di trattamento designata".
Intanto, nella Repubblica Democratica del Congo i casi sospetti di Ebola hanno ormai superato quota 900, secondo l'ultimo aggiornamento diffuso dal ministero della Sanità del Paese. Secondo i dati al 23 maggio, il focolaio da virus Bundibugyo risulta attivo in 3 province: Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu. Sul totale di 904 casi sospetti cumulativi, distribuiti in 11 zone sanitarie del Paese attualmente colpite dal virus, quelli finora confermati in laboratorio sono 101. I decessi sospetti secondo il rapporto sono 119. E al momento sono stati identificati 1.817 contatti, anche se il tasso di monitoraggio resta ancora basso (20%).
I numeri delle infezioni sospette sono dunque in crescita, "con l'intensificarsi delle attività di sorveglianza nella risposta all'epidemia", evidenzia in un post su X il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) Tedros Adhanom Ghebreyesus che avverte anche delle difficoltà in cui ci si sta muovendo. "Nella provincia di Ituri, epicentro dell'epidemia, quasi 5 milioni di persone vivono in una situazione di conflitto in corso. Oggi, 1 persona su 4 ha bisogno di assistenza umanitaria e 1 su 5 è sfollata internamente. La violenza sta costringendo le persone a fuggire, compresi gli operatori sanitari e umanitari. Ciò sta ostacolando gravemente gli sforzi per intensificare il tracciamento dei contatti e identificare le infezioni in tempo utile per fornire assistenza. L'insicurezza persistente e la paura alimentano inoltre la sfiducia all'interno delle comunità".
In questo momento, continua il Dg Oms "i partner umanitari e sanitari mantengono una presenza in tutto l'Ituri, anche in alcune delle aree più difficili da raggiungere e più insicure". E la situazione è complicata anche dal fatto che "le comunità si trovano ad affrontare non solo la minaccia dell'Ebola, ma anche una vasta gamma di malattie". I partner sul campo stanno supportando l'erogazione di diversi servizi: assistenza sanitaria materna, riproduttiva, neonatale, dell'infanzia e dell'adolescenza - elenca - trattamento della malnutrizione acuta grave con complicanza, servizi di salute mentale, cura delle ferite e supporto per le vittime di violenza sessuale, forniture mediche, vaccinazioni di routine, servizi sanitari comunitari. Fornire un pacchetto completo di servizi è essenziale, non solo per soddisfare i bisogni sanitari urgenti, ma anche per costruire la fiducia che è fondamentale per una risposta efficace ad Ebola".
sui 2 cooperanti 'risultati nel pomeriggio, se positivi scatterà protocollo aerei'
Il punto in Lombardia, 'ma al momento si parla di sospetti che si stanno verificando, Paese in prima linea su sorveglianza'
"Al momento" per i due cooperanti con sintomi rientrati ieri dall'Uganda "non stiamo parlando di casi, ma solo di sospetti e li stiamo verificando. Noi abbiamo avvisato il ministero che si sta attivando anche per" l'eventuale "rintraccio dei voli e quindi per tutti i protocolli di sicurezza aerei". A spiegarlo è stato Danilo Cereda, direttore Unità operativa Prevenzione della Direzione generale Welfare della Regione Lombardia, durante una conferenza stampa per fornire informazioni relative agli accertamenti infettivologici in corso sui due pazienti. Gli esami sono già in corso, ha assicurato l'assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso, "li conosceremo nel tardo pomeriggio di oggi. Poi, se saranno negativi finirà tutto lì. Se ci dovesse essere in questi due casi un'eventuale positività" a Ebola, "è chiaro che adotteremo tutte quelle che sono le ulteriori misure che sono previste dalla nostra checklist, l'elenco delle iniziative da adottare in presenza di un caso confermato di Ebola. Ma questo lo vedremo nel momento in cui conosceremo i risultati. Per la diagnosi di malaria ci mettiamo per fortuna 10 minuti", quindi se dovesse trattarsi di questo l'esito si avrebbe davvero rapidamente.
"Se guardiamo alle azioni adottate a livello europeo dai diversi Paesi membri dell'Ue, l'Italia è fra i Paesi più attenti che hanno emanato delle direttive e delle procedure fra le più restrittive - ha tenuto a precisare Bertolaso - Quindi dal punto di vista nazionale il meccanismo di sorveglianza, controllo e vigilanza è attivo e funziona bene e siamo fra quelli in prima linea nel controllare ed intervenire nel caso dovessero esserci situazioni ascrivibili a questa epidemia in corso in Africa".
Che rischi correrebbero le persone che condividono un volo con eventuali casi? "Per Ebola, il rischio di trasmissione riguarda il contatto con fluidi biologici - ha precisato Cereda - Per questo ci sono dei protocolli adottati nei pazienti sintomatici per la tutela degli operatori rispetto ai fluidi biologici. Da questo punto di vista, ove nel caso fossero positivi, il ministero della Salute è già pronto ad attivare i protocolli aerei per quello che riguarda la sanità aerea. Però non siamo ancora in quella tipologia di situazione. Nel caso, il ministero attiverà tutto il percorso". Il periodo di incubazione è di "21 giorni", ha ricordato Bertolaso. "Quindi sappiamo che la persona va monitorata" per questo arco di tempo "dal momento in cui potrebbe essere entrata in contatto con il virus".

(Adnkronos) - Le Stagioni d’Italia – brand di BF Agro-Industriale srl – ha ricevuto il premio Miglior prodotto benessere 2026 in occasione del Forum di Nutrizione Pratica – Nutrimi e presentato nuovamente a TuttoFood. Il riconoscimento è stato assegnato alla pasta 100% grano duro Senatore varietà Cappelli per 'la capacità di coniugare qualità nutrizionale e valorizzazione della filiera agroalimentare italiana'. Il peso specifico del riconoscimento è amplificato dalla cornice in cui è stato conferito. L’edizione 2026 ha celebrato i venti anni di Nutrimi, il congresso che si è progressivamente affermato come punto di riferimento della comunità medico-scientifica italiana sui temi della nutrizione applicata alla pratica clinica. Vent’anni di programma scientifico, di confronto interdisciplinare e di costruzione di una platea costituita oggi da medici, biologi nutrizionisti, dietisti e ricercatori restituiscono al premio Nutrimi una solidità riconosciuta dall’intera comunità scientifica italiana di Professionisti. Essere premiati come Miglior prodotto benessere, equivale a rappresentare uno dei case study che il Forum porta all’attenzione di chi quotidianamente traduce l’evidenza scientifica, in raccomandazione professionale.
Il Premio arriva al termine di una partecipazione duratura, che lega Le Stagioni d’Italia al Forum Nutrimi da due edizioni consecutive. Una scelta di posizionamento che testimonia la volontà del brand di affiancare in modo strutturato, il principale congresso italiano di nutrizione applicata e di confrontarsi direttamente con la comunità dei professionisti della salute. Confermando un approccio in cui il dialogo con il professionista rappresenta un passaggio non occasionale, in occasione della sua partecipazione al forum il brand Le Stagioni d’Italia raccolto l’opinione di più di 300 nutrizionisti italiani, per comprendere come fosse percepito il grano Senatore Cappelli e valorizzare al meglio la qualità e i valori dei propri prodotti. Il Miglior prodotto benessere 2026 si inserisce quindi come riconoscimento, a premiare la qualità del singolo prodotto, ma anche il percorso complessivo con cui il brand ha scelto di sostenere e abitare il dibattito scientifico sulla nutrizione.
La pasta 100% Senatore Cappelli di Le Stagioni d’Italia, trafilata al bronzo e prodotta da una filiera presidiata in tutte le fasi sul territorio italiano, raccoglie un profilo di valore che si articola su più dimensioni convergenti. Sul piano nutrizionale, il grano dichiara un contenuto proteico medio del 15%, superiore al 12% indicativo delle paste prodotte con varietà di grano moderne, è naturalmente fonte di fibre e contiene minerali come rame e manganese. La letteratura scientifica ha documentato inoltre un contenuto di polifenoli e flavonoidi superiore rispetto ai grani moderni, con specificità fitochimiche peculiari del genotipo Cappelli (Giacosa A., Peroni G., Rondanelli M. – Nutrients, 2022, PMID 35807959). Una particolare attenzione merita lo studio condotto dalla Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs e pubblicato su Nutrients, che ha documentato in 42 pazienti con sensibilità al glutine non celiaca, una riduzione significativa dei sintomi gastrointestinali ed extra-intestinali dopo consumo di pasta Senatore Cappelli, rispetto a pasta commerciale standard (Ianiro G. et al., Nutrients, 2019, Pmid 30934747). Lo studio non riguarda la celiachia, per la quale resta indicata la sola dieta priva di glutine.
A sostegno della serietà con cui il marchio presenta le peculiarità nutrizionali dei propri prodotti, anche la comunicazione al consumatore è stata affidata alla voce di un professionista. Le Stagioni d’Italia ha realizzato una serie di video pillole con il professore Luca Piretta, gastroenterologo e docente di Nutrizione, che illustra le proprietà nutrizionali della pasta Senatore Cappelli e le inquadra nel più ampio contesto della dieta equilibrata.
“La Pasta Senatore Cappelli si caratterizza per alcuni aspetti peculiari sotto il punto di vista nutrizionale: fonte di fibre, importanti per l’alimentazione occidentale e contenente una particolare forma di amido che contribuisce alla texture al dente al palato, la quale aiuta a rallentare la cessione degli zuccheri con una conseguente riduzione dell’indice glicemico”, ha avuto modo di spiegare il professore Piretta, che era già intervenuto in occasione della 19ª edizione del Forum Nutrimi sui temi dell’alimentazione funzionale e della salute intestinale. La scelta di affidare a un esperto la divulgazione delle proprietà del prodotto rappresenta un tassello della strategia editoriale del brand, che ha sempre accompagnato la qualità del Senatore Cappelli con documentazione scientifica e comunicazione professionale.

(Adnkronos) - Ballare sincronizza il cervello, riduce stress e depressione e può persino rallentare l’invecchiamento cerebrale. A dirlo non è solo la saggezza popolare del 'balla che ti passa', ma una serie di studi scientifici internazionali che negli ultimi anni hanno acceso i riflettori sugli effetti della danza su mente e corpo. Dalle ricerche della University of Colorado Boulder agli studi pubblicati su ‘JNeurosci’, ‘Nature Communications’ e ‘British Journal of Sports Medicine’, emerge un quadro sempre più chiaro: muoversi a ritmo di musica migliora il benessere psicologico, rafforza le connessioni sociali e allena il cervello.
L’ultimo studio arriva dalla University of Colorado Boulder e mostra come, durante il ballo di coppia, i cervelli dei partner tendano letteralmente a sincronizzarsi. I ricercatori hanno osservato cinque coppie di ballerini di tango argentino monitorando l’attività cerebrale attraverso elettrodi applicati sul capo durante l’esecuzione dei passi. Quando il ballerino che guidava eseguiva un movimento e il partner rispondeva in perfetta coordinazione entro pochi millisecondi, anche le onde cerebrali dei due si allineavano. Al contrario, quando il ritmo o i movimenti si rompevano, la sincronizzazione neurale diminuiva. “Quando balliamo, i nostri cervelli si connettono: sincronizziamo la nostra mente attraverso il comportamento”, spiega Thiago Roque, coordinatore della ricerca. Non è un caso che il tango venga spesso definito una danza “di connessione”: il lavoro degli scienziati suggerisce che quella sintonia percepita dai ballerini abbia una base neurologica reale.
La sincronizzazione neurale era già stata osservata in altre attività sociali, come suonare insieme uno strumento musicale, ma è la prima volta che viene documentata in modo così chiaro nella danza di coppia. Il team ha persino sviluppato un dispositivo indossabile capace di vibrare quando i ballerini entrano in sintonia, una tecnologia che in futuro potrebbe trovare applicazione anche nello sport o in attività che richiedono coordinazione non verbale.
Ma i benefici della danza non si fermano alla connessione sociale. Un’ampia revisione pubblicata sul ‘British Journal of Sports Medicine’ ha evidenziato che attività aerobiche come il ballo possono ridurre in modo significativo sintomi di ansia e depressione, con effetti comparabili a quelli di psicoterapia e farmaci in alcuni casi. Secondo gli autori, le attività di gruppo e supervisionate sembrano particolarmente efficaci per migliorare l’umore e rafforzare il senso di appartenenza.
Anche il cervello trae vantaggi a lungo termine. Una ricerca internazionale pubblicata su ‘Nature Communications’, basata su dati raccolti in 13 Paesi, ha rilevato che dedicarsi regolarmente ad attività creative come danza e musica è associato a un rallentamento dell’invecchiamento cerebrale. I partecipanti più coinvolti in attività artistiche mostravano infatti un’età biologica del cervello più giovane e una maggiore plasticità neurale.
Sul fronte della coordinazione sociale, uno studio pubblicato su ‘JNeurosci’ da ricercatori italiani dell’Istituto italiano di tecnologia ha approfondito come il cervello riesca a sincronizzare i movimenti tra due persone. Analizzando ballerini inesperti, gli scienziati hanno scoperto che i segnali neurali della coordinazione emergono soltanto quando i partner ballano sulla stessa musica e possono guardarsi. Un risultato che aiuta a comprendere meglio i meccanismi cerebrali alla base delle interazioni sociali.
La danza sembra avere effetti positivi anche sullo stress. Una ricerca pubblicata su ‘Psychology of Sport & Exercise’ ha evidenziato come il ballo favorisca il rilascio di endorfine e ossitocina, riducendo cortisolo, ansia e tensione emotiva. Muoversi insieme agli altri, spiegano gli studiosi, crea un potente “cuscinetto” psicologico contro le pressioni quotidiane.
I benefici emergono perfino in ambito clinico. Uno studio pubblicato sul ‘Journal of Medical Internet Research’ ha seguito persone con Parkinson coinvolte nel programma Sharing Dance della National Ballet School del Canada: dopo mesi di lezioni settimanali, i partecipanti mostravano miglioramenti dell’umore e una riduzione progressiva dei sintomi depressivi, confermati anche dalle scansioni cerebrali.
Dalla salute mentale alla forma fisica, passando per memoria, socialità e benessere emotivo, la scienza sembra dunque confermare quello che il corpo sa da sempre: ballare fa bene.
- ALGHERO, 25 MAG - Musica soprattutto, ma anche teatro, psicologia
e divulgazione scientifica. Alla già annunciata parata di stelle
che accenderà, dal 25 luglio al 27 agosto, le notti live
dell'Alguer Summer Festival si aggiungono nuove date.
(Adnkronos) - Tommy Paul 'polemico' a Roland Garros 2026. Il tennista statunitense, numero 21 del mondo, atteso oggi, lunedì 25 maggio, dal primo turno dello Slam parigino, ha le idee molto chiare quando pensa a cosa cambierebbe del mondo del tennis. "Se c'è qualcosa di unico del tennis è l'assenza dell'orologio. Non finisce il match finché non è finita", ha detto in conferenza stampa, ma non solo.
"Ma se dovessi cambiare qualcosa, credo che i finalisti non dovrebbero ricevere il trofeo", ha detto Paul, "fare la cerimonia e non parlare con nessuno. Non so in quanti altri sport accada ciò, ma se dovessi scegliere cambierei questo".
Paul è fresco di una finale raggiunta, ma persa. Nell'Atp 500 di Amburgo, lo scorso anno vinto da Flavio Cobolli, il tennista americano è arrivato fino all'ultimo atto riuscendo a battere Alex De Minaur in semifinale, ma è stato superato, a sorpresa, dal giovane peruviano Ignacio Buse, dovendosi quindi accontentare proprio del trofeo 'minore'.

(Adnkronos) - Il Milan di Massimiliano Allegri "non esiste e fa schifo". E' l'analisi sintetica di Massimo Cacciari, tifoso del Milan "tradito" dopo il disastroso finale di campionato dei rossoneri, sconfitti dal Cagliari e fuori dalla Champions League. "Salvini ha detto che questo Milan è indegno e non ci merita? Sono d'accordo con Salvini", dice il filosofo a Un giorno da pecora su Radio1 Rai.
"Ho detto che il Milan fa schifo. Giocava malissimo anche nella prima parte di campionato, misteriosamente era arrivato in una buona posizione in classifica. Ma faceva schifo: è una squadra che non corre, non fa pressing, non ha anima non combatte, guarda l'avversario in attesa di chissà cosa. Il Milan fa una serie di passaggini laterali, era evidente sin dall'inizio che era una squadra che non aveva niente", dice Cacciari.
"Il tracollo non mi ha stupito per niente, nelle ultime partite sembrava una squadra in sciopero. Un crollo del genere si spiega solo con la sfiducia totale della squadra verso l'allenatore e con uno scollamento tra squadra e dirigenza. Un disastro completo. Sapevo che avrebbe perso con il Cagliari, ho scommesso diverse cene e aperitivi: sono a posto per un mese, ho vinto 4-5 cene. Non c'era bisogno di guardare la partita", aggiunge.
"Il Milan non gioca, come fa a vincere? Le responsabilità sono ovviamente anche dei giocatori, ma tutto questo dimostra che l'allenatore non sa allenare e la dirigenza non sa dirigere. Bisogna cambiare i giocatori e affidare la squadra ad un allenatore giovane, non ai soliti grandi vecchi. Ci sono alcuni calciatori validi... Modric è un fuoriclasse ma ha 50 anni, Leao è in sciopero permanente, non si può nemmeno precettare. Vanno mandati via tutti, si deve ripartire magari dal vivaio", conclude.

(Adnkronos) - "Per uomini e donne la regola è la stessa: bere 2 litri d'acqua al giorno, distribuiti nell'arco delle 24 ore, a piccoli sorsi e con frequenza. Non è corretto assumere grandi quantità d'acqua tutte insieme appena svegli". Lo spiega all’Adnkronos Salute Vincenzo Mirone, responsabile dell'Ufficio paziente della Società italiana di urologia (Siu), professore di Urologia all'università Pegaso e presidente della Fondazione Pro - Prevenzione e ricerca in oncologia.
Con l'arrivo del caldo e le giornate trascorse al mare o all'aperto, secondo l'esperto il fabbisogno aumenta: "In spiaggia, anche sotto l'ombrellone, è consigliabile arrivare a circa 3 litri d'acqua al giorno, sempre bevendo poco e spesso", sottolinea Mirone. Un indicatore utile per capire se si è idratati correttamente è il colore delle urine. "Le urine - ricorda Mirone - dovrebbero avere un colore giallo paglierino. Se diventano troppo scure, significa che sono molto concentrate e che probabilmente si sta bevendo troppo poco. Controllarne il colore può essere un semplice campanello d'allarme", osserva l'urologo.
Sul tipo di acqua da scegliere - naturale, frizzante o leggermete gassata - Mirone invita a non complicarsi la vita: "Va bene l'acqua che piace di più. L'importante è bere con regolarità: se un'acqua è più gradevole, sarà più facile mantenere una corretta idratazione". Infine, due consigli pratici. "Le donne soggette a cistiti dovrebbero aumentare l'assunzione di acqua per aiutare a prevenire e gestire il disturbo. Gli uomini anziani con problemi prostatici, invece, dovrebbero evitare di bere nelle 2 ore prima di andare a dormire, per ridurre il rischio di minzioni notturne frequenti".

(Adnkronos) - Nel 2025 l’attività di Poste Italiane ha generato circa 14 miliardi di euro di Pil, oltre mezzo punto percentuale dell’economia nazionale. Secondo l’ultima Relazione Finanziaria del Gruppo guidato dall’Amministratore Delegato Matteo Del Fante, in un anno sono stati sostenuti oltre 7 miliardi di euro di redditi da lavoro e circa 182 mila posti di lavoro tra effetti diretti, indiretti e indotti lungo tutta la filiera economica. Il contributo alle Pubbliche Amministrazioni è stato pari a 2,6 miliardi di euro tra imposte e altre entrate fiscali. Dal 2018 al 2025 l’impatto complessivo sul Sistema Paese supera i 104 miliardi di euro di Pil. (VIDEO)
Poco più di mezzo punto del Pil italiano, il valore di una manovra finanziaria, è il contributo che l’attività di Poste Italiane ha generato in un anno per il Paese, con un impatto sull’occupazione e il benessere delle famiglie che va ben oltre i risultati aziendali. Secondo l’ultima Relazione Finanziaria, l’attività del Gruppo guidato dall’Ad Matteo Del Fante ha generato complessivamente circa 14 miliardi di euro di Prodotto Interno Lordo, contribuendo in modo significativo alla crescita dell’Italia.
Un valore che si traduce anche in benefici concreti per le famiglie. Poste Italiane ha infatti sostenuto la distribuzione di oltre 7 miliardi di euro di reddito da lavoro, tra effetti diretti, indiretti e indotti lungo tutta la filiera economica. Importante anche l’impatto sull’occupazione: nel 2025 l’attività del Gruppo ha sostenuto circa 182 mila posti di lavoro, contribuendo in maniera diffusa alla tenuta e allo sviluppo del mercato occupazionale nazionale. Non solo.
Poste Italiane rappresenta anche un rilevante partner per la finanza pubblica, con 2,6 miliardi di euro di contributi alle Pubbliche Amministrazioni, tra imposte e altre entrate fiscali. Un impatto che nasce dalla struttura stessa del modello di business: alle attività dirette del Gruppo si affiancano infatti gli effetti generati lungo la catena dei fornitori e quelli derivanti dalla spesa delle famiglie, in un circolo virtuoso che moltiplica il valore per il sistema Paese, al punto che ogni euro speso da Poste Italiane per beni e servizi è in grado di generare fino a tre euro di valore economico complessivo.
n motore di sviluppo, dunque, che a partire dal 2018 ha generato impatti complessivi sul Paese per circa 104 miliardi di euro di Prodotto Interno Lordo, 58 miliardi di euro di reddito di lavoro e 18 miliardi di euro di gettito fiscale. Numeri che confermano il ruolo di Poste Italiane non solo come grande azienda, la più grande del Paese, ma come infrastruttura strategica al servizio dello sviluppo economico, sociale e occupazionale dell’Italia.

(Adnkronos) - Il Re di Spagna annuncia i convocati per i Mondiali 2026. Oggi, lunedì 25 maggio, il ct De la Fuente ha diramato la lista dei giocatori che prenderanno parte alla prossima rassegna iridata, in programma a partire dal prossimo 11 giugno in Stati Uniti, Messico e Canada. E per farlo la Federazione spagnola si è affidata a uno 'speaker' d'eccezione: Re Felipe VI.
"Questa è la lista di un intero Paese. Questa è la lista della Spagna", ha detto il sovrano in un video pubblicato sui profili social delle Furie Rosse, " quando gioca la Nazionale, giochiamo tutti". Ecco la lista dei convocati, in cui non figura nemmeno un giocatore del Real Madrid:
Portieri: Unai Simon (Atletico Bilbao), David Raya (Arsenal), Joan Garcìa (Barcellona).
Difensori: Marc Cucurella (Chelsea), Alejandro Grimaldo (Bayern Leverkusen), Pau Cubarsì (Barcellona), Aymeric Laporte (Atletico Bilbao), Marc Pubill (Atletico Madrid), Eric Garcìa (Barcellona), Marcos Lorente (Atletico Madrid), Pedro Porro (Totthenham).
Centrocampisti: Pedri (Barcellona), Fabian Ruiz (Paris Saint-Germain), Martin Zubimendi (Arsenal), Gavi (Barcellona), Rodri (Manchester City), Alex Baena (Atletico Madrid), Mikel Merino (Arsenal).
Attaccanti: Mikel Oyarzabal (Real Sociedad), Dani Olmo (Barcellona), Nico Williams (Atletico Bilbao), Yeremy Pino (Crystal Palace), Ferran Torres (Barcellona), Borja Iglesias (Celta Vigo), Victor Munoz (Osasuna), Lamine Yamal (Barcellona).

(Adnkronos) - I risultati dello studio di fase II Arasec mostrano che darolutamide in associazione a terapia di deprivazione androgenica (Adt) ha ridotto significativamente il rischio di progressione di malattia del 71% e il rischio di morte del 50% nei pazienti con tumore della prostata ormonosensibile metastatico (mHspc), rispetto al corrispondente braccio con la sola Adt. Darolutamide più Adt è inoltre associato a miglioramenti significativi della sopravvivenza globale (Os), del tempo alla progressione verso il carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione (mCrpc) e della sopravvivenza libera da progressione radiologica (rPfs) rispetto al corrispondente braccio di controllo con la sola Adt. I risultati primari - riferisce Bayer in una nota - sono stati presentati nella sessione plenaria, con un abstract orale 'P2s: practice-changing, paradigm-shifting clinical trials in urology', nell'ambito del meeting annuale 2026 dell'American Urological Association (Aua).
"Il tumore della prostata è il più frequente fra gli uomini in Italia, con oltre 40.000 nuove diagnosi ogni anno. I risultati dello studio Arasec forniscono ulteriori prove del fatto che la combinazione di darolutamide e terapia di deprivazione androgenica (Adt) offre un chiaro beneficio di sopravvivenza rispetto alla sola Adt nei pazienti con tumore della prostata ormonosensibile metastatico - afferma Luigi Formisano, professore di Oncologia medica dell'università degli Studi di Napoli Federico II - I dati confermano ulteriormente la capacità di darolutamide di offrire a medici e pazienti affetti dal tumore della prostata un'opzione terapeutica efficace e, soprattutto, ben tollerata, che preserva la qualità di vita dei pazienti".
"Dai precedenti studi Arasens e Aramis abbiamo appreso che il trattamento con darolutamide ritarda la progressione di malattia, prolunga la sopravvivenza e preserva la qualità di vita. Questi ultimi risultati dello studio Arasec sottolineano ulteriormente il potenziale di darolutamide come terapia di punta in grado di rispondere alle diverse esigenze dei pazienti affetti dal tumore della prostata - dichiara Christine Roth, Executive Vice President, Global Product Strategy and Commercialization e membro del Pharmaceuticals Leadership Team di Bayer - Riteniamo che Arasec sia anche il primo studio sul tumore della prostata ormonosensibile metastatico ad adottare un innovativo disegno di studio ibrido, in cui una coorte arruolata in modo prospettico viene abbinata a una coorte esterna di pazienti proveniente da uno studio precedente. Sfruttando i dati esistenti insieme ai nuovi arruolamenti, questo approccio potrebbe contribuire a semplificare e accelerare i futuri studi clinici sul tumore della prostata". Nello studio Arasec - riporta la nota - darolutamide ha dimostrato un profilo di sicurezza gestibile senza nuovi segnali e in linea con gli studi precedenti. Nella popolazione idonea al trattamento con darolutamide più Adt (n=223), il 96,0% dei pazienti ha mostrato eventi avversi derivanti dal trattamento (Teae) e solo l'8,1% ha interrotto il trattamento con darolutamide a causa di Teae, il che è in linea con le precedenti osservazioni relative a darolutamide nel mHspc
Il tumore della prostata - ricorda Bayer - è il secondo tumore più diffuso e la quinta causa di morte per cancro negli uomini a livello mondiale. Ogni anno circa 1,5 milioni di uomini ricevono una diagnosi di tumore della prostata e circa 397.000 muoiono a causa di questa malattia in tutto il mondo. Si prevede che entro il 2040 le diagnosi di tumore della prostata aumenteranno fino a raggiungere i 2,9 milioni. Per gli uomini con mHspc, poco più di un terzo (circa 38%) sopravviverà 5 anni o più dopo la diagnosi, e la maggior parte progredirà verso il tumore della prostata resistente alla castrazione (Crpc), una condizione con una sopravvivenza a lungo termine limitata.
Arasec (NCT05059236) - dettaglia la nota - è uno studio prospettico di fase II, multicentrico, in aperto, per la valutazione di darolutamide più Adt confrontato con il braccio di controllo esterno trattato con sola Adt dello studio di Fase III Chaarted. I pazienti con mCspc all'imaging convenzionale e senza precedente terapia sistemica sono stati arruolati prospetticamente a ricevere darolutamide 600 mg due volte al giorno più Adt. I pazienti sono stati abbinati 1:1 ai pazienti arruolati nel braccio trattato con sola Adt dello studio di fase III Chaarted utilizzando punteggi di propensione basati sulle caratteristiche prognostiche di base (età, performance status Ecog, estensione della malattia definita da Chaarted, precedente terapia locale, punteggio di Gleason, antigene prostatico specifico Psa al basale). L'endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione (Pfs). Gli endpoint secondari erano la sopravvivenza globale, il tempo alla comparsa del tumore della prostata metastatico resistente alla castrazione, la sopravvivenza libera da progressione radiologica (basata sulla frequenza di imaging come clinicamente indicato), i tassi di risposta Psa
Darolutamide - spiega Bayer - è un inibitore del recettore degli androgeni (ARi) per via orale con una struttura chimica unica che si lega con elevata affinità al recettore degli androgeni e mostra un forte effetto antagonista nei suoi confronti, inibendone la funzione e la crescita delle cellule tumorali della prostata. Inoltre, i modelli preclinici e i dati di neuroimaging su soggetti sani confermano la scarsa capacità di darolutamide di attraversare la barriera emato-encefalica. Darolutamide più terapia di deprivazione androgenica è già approvato in oltre 85 mercati in tutto il mondo, inclusi Stati Uniti, Unione europea e Cina. E' approvato per il trattamento di pazienti adulti con mHspc senza docetaxel in 64 mercati e con docetaxel in oltre 85 Paesi, e per pazienti adulti con tumore della prostata resistente alla castrazione non metastatico (nmCrpc) ad alto rischio di sviluppare metastasi in oltre 85 Paesi. Darolutamide è sviluppato congiuntamente da Bayer e Orion Corporation, un'azienda farmaceutica finlandese attiva a livello globale.

(Adnkronos) - “È una grande responsabilità e un grande onore lavorare per il proprio territorio, lavorare per la complessità di un territorio che deve mettere insieme aspetti diversi: l’innovazione, la cultura, l’arte, ma anche la fragilità e la coesione sociale. Significa avere la capacità di mettere in campo un’azione coerente e ampia. Questo è stimolante ed è quello che intendo fare avvalendomi, da una parte, delle competenze e dell’impegno di tutta la Fondazione, che ho l’onore di presiedere, di tutti gli organi e dello staff amministrativo e, dall’altra, di incontrare e lavorare insieme a tutte le realtà del territorio: le istituzioni, che sono il primo interlocutore, ma anche le associazioni e il mondo economico e della ricerca”. Così Rosario Rizzuto illustra all’Adnkronos gli obiettivi del suo mandato da presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo (Cariparo) per il 2026-2032. Professore ordinario, direttore del dipartimento di Scienze biomediche dell’Università di Padova e presidente del Centro nazionale per lo sviluppo di terapia genica e farmaci con tecnologia a Rna, Rizzuto succede a Gilberto Muraro in una realtà con un patrimonio netto di 2,2 miliardi di euro e che ha deliberato erogazioni per 83,6 milioni di euro (dati 2024).
“La Fondazione ha sempre sostenuto il volontariato - continua Rizzuto - il nostro è un territorio particolarmente ricco di associazioni che si impegnano e che ovviamente hanno bisogno di un sostegno: si tratta di continuare un’azione di ascolto, raccolta, selezione e di impegno continuo. Ci sono poi attività dedicate al sostegno della salute, ma anche alle fragilità nella scuola, all’inserimento dei ragazzi che hanno maggiori difficoltà. Su questo” l’ente “ha avuto veramente una capacità di ascolto e sostegno che è potuta avvenire perché è un territorio che già esprime questo impegno. La Fondazione - osserva - può avere un ruolo non solo di sostegno, ma anche di ideazione e sviluppo di progettualità da portare avanti insieme agli altri attori perché - avverte - niente avviene per azione solamente di una Fondazione bancaria, per questo è necessario impegnarsi con un’azione di sistema”.
Sicuramente un tema centrale riguarda “l’attrattività dei giovani.Questo è un obiettivo strategico del territorio - afferma il presidente della Fondazione - Siamo in un territorio che ha capacità formative importanti, avendo” a Padova, “una delle grandi università del Paese, che forma giovani, che attrae giovani, che ha una quota di studenti internazionali tra le più alte delle università italiane. Alla fine del percorso formativo però noi non tratteniamo tutti i laureati e non ne attraiamo di nuovi: questo è un investimento non sfruttato del territorio economico. Riuscire a trattenere i nostri giovani, ma anche essere un luogo attrattivo, è un fattore di crescita importante, è un fattore anche di sviluppo e di prospettive del territorio”.
A tale proposito , bisogna partire “da un’analisi accurata di che cosa si può fare e in tempi brevi - chiarisce Rizzuto - Certamente il salario è un elemento - anche su questo bisogna discutere con le istituzioni, con i datori di lavoro - na non è il solo a determinare l’attrattività di un territorio. Contano anche le possibilità abitative, riuscire a fornire rapidamente un inserimento, pensiamo anche all’assistenza sanitaria per chi arriva dall’estero, al fatto che le nostre città siano sempre più vivaci, attive, con l’arte, con lo sfruttamento delle ricchezze territoriali, della natura. Dobbiamo metterci ad ascoltare un giovane che vuole costruire il proprio futuro: che cosa cerca? Credo che questo sia il pensiero che dobbiamo sviluppare - riflette - confrontandoci anche su cosa rende attrattivi altri territori in Italia e all’estero”. Non si tratta di una “missione impossibile”. Attingendo alla sua esperienza di rettore dell’Ateneo patavino, Rizzuto ricorda che “siamo riusciti a creare un’attrattività che non c’era assolutamente verso gli studenti internazionali. Era l’1% quando mi sono insediato, adesso è al 13%. Noi possiamo pensare e operare: le cose non succedono da sole, bisogna avere una strategia corretta, metterla in atto, poi le cose succedono”.
La Fondazione, oltre a sostenere il tessuto sociale, si pone anche come interlocutore istituzionale per sostenere lo sviluppo economico e della ricerca. “Pensiamo alla co-progettazione e al sostegno a iniziative virtuose che però devono essere collettive, di tutti - illustra Rizzuto - Su questo dobbiamo, con gli enti territoriali, fare una strategia comune”. Anche su una questione come la denatalità, per esempio, “la Fondazione può certamente sostenere le politiche virtuose, ma dall’altra contribuisce all’analisi e contribuisce allo sviluppo di politiche condivise.
Siamo un esempio virtuoso nel Paese, anche sul versante della ricerca, favorita dalla presenza sul territorio di una università prestigiosa. I finanziamenti erogati in questi contesti - evidenzia - danno quella spinta, quella capacità e anche quella motivazione per attrarne altri: penso ai bandi di eccellenza, al sostegno ai dottorati di ricerca”. Da soli, i fondi erogati dalla Fondazione Cariparo, “non potrebbero sostenere una ricerca forte e competitiva a livello internazionale, ma sono un facilitatore, quell’incentivo, quella spinta per poter poi competere e avere finanziamenti europei o dalle charity nazionali. Tutto questo ha ricadute sulla capacità di innovazione del mondo economico. È una filiera continua che porta dalla ricerca alla forza economica del territorio. La forza e l’efficacia della Fondazione - conclude - è anche nel non fare iniziative spot, ma nel dare un contributo con una vision, un’idea: investiamo in una ricerca che rafforza un Paese e rafforza un territorio”.

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(Adnkronos) - Milano-Cortina 2026 non rappresenta soltanto una straordinaria vetrina sportiva internazionale, ma anche un banco di prova concreto per il sistema sanitario lombardo. E' da questa consapevolezza che nasce 'Oltre il traguardo: la Lombardia che cura', evento promosso da BeOne Medicines e ospitato nella Sala Ghilardotti di Palazzo Pirelli, dedicato a riflettere sull'eredità organizzativa, clinica e territoriale lasciata dai Giochi olimpici e paralimpici invernali. Al centro del confronto il modello lombardo di sanità in rete: una rete fatta di integrazione tra ospedali e territorio, collaborazione tra pubblico e privato, coordinamento tra emergenza-urgenza, presidi di comunità, innovazione digitale e percorsi di presa in carico del paziente. L'esperienza maturata durante Milano-Cortina 2026 - spiega una nota - viene così letta come un patrimonio di competenze da mettere a sistema e trasformare in modello strutturale, capace di rafforzare la capacità di risposta sanitaria non soltanto nei contesti emergenziali o ad alta complessità, ma anche nella gestione quotidiana dei percorsi di cura e delle cronicità.
L'iniziativa si è aperta con i saluti istituzionali del presidente della Commissione IX Sostenibilità sociale, casa e famiglia di Regione Lombardia, Emanuele Monti; della vicepresidente della Commissione I Bilancio e programmazione e componente della Commissione VII Cultura, ricerca e innovazione, sport, comunicazione, Chiara Valcepina; e del direttore generale Welfare di Regione Lombardia, Mario Melazzini. "Milano-Cortina 2026 ha dimostrato quanto sia fondamentale investire su una sanità capace di lavorare in rete, valorizzando le eccellenze territoriali e costruendo connessioni stabili tra ospedali, territorio, emergenza-urgenza e innovazione - ha dichiarato Valcepina - La vera eredità dei Giochi è la possibilità di trasformare questa esperienza in un modello permanente di presa in carico e cura dei cittadini".
Nel corso della mattinata sono stati presentati i dati raccolti durante Milano-Cortina 2026 relativi all'impatto sulla salute, sull'organizzazione sanitaria e sui percorsi clinici, con un approfondimento dedicato al 'modello Niguarda', paradigma di integrazione tra ospedale metropolitano, rete territoriale e sistema emergenziale. E' intervenuto in tal senso Alberto Zoli, medical care manager Lombardia per i Giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026: "La gestione sanitaria di un evento internazionale come Milano-Cortina 2026 - ha ricordato - ha richiesto una capacità di coordinamento senza precedenti tra grandi ospedali metropolitani, altri enti del Sistema sanitario regionale, strutture territoriali, servizi di emergenza e professionisti sanitari. Abbiamo costruito una rete estesa che oggi rappresenta un modello replicabile anche nella gestione ordinaria dei pazienti, soprattutto nei percorsi di continuità assistenziale e presa in carico delle fragilità: un bell'esempio di legacy efficace".
Ampio spazio è stato dedicato al talk show multistakeholder 'Sistemi sanitari, sport e risposta clinica', che ha riunito rappresentanti istituzionali, professionisti sanitari e stakeholder del mondo sportivo per riflettere sulle trasformazioni in atto nella sanità lombarda. Tra i temi al centro del dibattito: il ruolo dello sport come leva di prevenzione e promozione di corretti stili di vita; l'evoluzione dei modelli di cura e presa in carico del paziente; il rafforzamento della medicina territoriale; il contributo della telemedicina e dell'innovazione digitale; il valore della collaborazione pubblico-privato nella costruzione di percorsi sanitari integrati ed equi. "L'esperienza olimpica ha evidenziato come la qualità della risposta sanitaria dipenda dalla capacità di fare squadra tra istituzioni, sistema sanitario, territorio e mondo dello sport - ha affermato Monti - Regione Lombardia ha oggi l'opportunità di consolidare un modello che mette al centro il paziente, favorendo prossimità delle cure, prevenzione e continuità assistenziale".
Particolare attenzione è stata inoltre dedicata alle reti oncologiche ed ematologiche regionali, considerate esperienze avanzate di integrazione clinica e multidisciplinare, così come ai modelli di gestione delle cronicità e dei follow-up territoriali. "In BeOne Medicines crediamo in una collaborazione strutturata e continuativa con le istituzioni per trasformare l’esperienza di Milano-Cortina 2026 in un modello duraturo di cultura organizzativa - ha sottolineato Marco Sartori, General Manager di BeOne Medicines -. Favorire un dialogo concreto e tradurre le priorità condivise in azioni è un passaggio chiave per sostenere una sanità sempre più integrata, capace di coniugare innovazione, eccellenza clinica, sostenibilità e umanizzazione delle cure". L’evento - conclude la nota - si propone così come un momento di confronto e restituzione dedicato non soltanto ai risultati raggiunti durante i Giochi, ma soprattutto alla costruzione di una visione di lungo periodo: una Lombardia che, oltre il traguardo sportivo, sappia continuare a investire su una sanità di rete, inclusiva, innovativa e orientata alla cura della persona.

(Adnkronos) - Matteo Berrettini soffre il caldo al Roland Garros 2026. Oggi, lunedì 15 maggio, il tennista azzurro ha sfidato l'ungherese Morton Fucsovics nel primo turno dello Slam parigino, in una partita condizionata dalle condizioni al limite del proibitivo in Francia. A Parigi infatti le temperature hanno superato i 30 gradi, con i tennisti che stanno accusando la fatica.
A ogni cambio di campo infatti, Berrettini si passa sul collo e sulla testa il ghiaccio fornito dagli organizzatori del torneo. Un modo per provare a rinfrescarsi e ritrovare le forze. Al termine di ogni set inoltre l'azzurro cambia la maglietta, bagnata dal sudore. Azioni che rendono bene l'idea della difficoltà dei tennisti a giocare con un clima così caldo.

(Adnkronos) - Ernia e Valentina Cabassi si sposano. L'annuncio è arrivato sui social ma l'influencer ha precisato che sarà una "cerimonia intima". Il rapper e l'influencer sono pronti a fare il grande passo e al loro fianco ci sarà la piccola Sveva, la primogenita della coppia nata il 7 luglio del 2025.
Cabassi non ha rivelato nessun dettaglio sulla proposta ricevuta e nemmeno sui preparativi, ma il matrimonio ci celebrerà nei prossimi mesi. "A luglio partirò per il mio addio al nubilato", ha svelato l'influencer.
Poi, agli utenti ha spiegato di voler vivere il matrimonio esattamente come i due vivono la loro relazione di coppia, in modo intimo e riservato: "Non me la sono sentita di fare post e annunci, perché volevo tenere tutto tra di noi. Non vi racconterò neanche come me l’ha chiesto, spero mi capiate". Poi ha rivelato: "L’anello lo indosso da marzo, ormai ci sono abituata".
(Adnkronos) - Quando gioca Jannik Sinner al Roland Garros 2026? Il tennista azzurro si prepara a esordire nello Slam parigino, dove al primo turno sfiderà il francese Clement Tabur. Sinner arriva all'appuntamento dopo il trionfo agli Internazionali d'Italia, dove è riuscito a battere Casper Ruud in finale conquistando il suo sesto Masters 1000 consecutivo. Il francese invece, che avrà dalla sua il sostegno del pubblico, è arrivato al torneo grazie a una wild card.
La sfida tra Sinner e Tabur è in programma domani, martedì 26 maggio, alle ore 20.15, con il match che aprirà la sessione serale del Philippe-Chatrier. I due tennisti non si sono mai affrontati in carriera, con quello del Roland Garros che sarà quindi il loro primo incrocio.
Sinner-Tabur, come tutte le partite del Roland Garros, saranno trasmesse in diretta televisiva e in esclusiva sui canali Eurosport, visibili tramite smart tv. I match saranno quindi disponibili, anche in streaming, su HBO Max, Discovery+, Dazn, TimVision e Prime Video Channels.

(Adnkronos) - “Con il nuovo Codice della strada, entrato in vigore da un anno e mezzo e al quale abbiamo lavorato per due anni, nel 2025, secondo i dati della polizia stradale e dei carabinieri, sono state più di 100 le vite salvate rispetto all'anno precedente. Per me è assolutamente un motivo di soddisfazione, di gioia e di orgoglio”. Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, e vicepremier, Matteo Salvini, intervenendo in collegamento telefonico al convegno ‘Responsabilità alla guida. Prevenzione, Responsabilità, Sicurezza’, in corso nella sede di Confcommercio a Milano.
“Questi dati -afferma Salvini- sono qualcosa di importante, però non bastano. Non bisogna fermarsi perché per i giovani e i giovanissimi la strada continua ad essere la prima causa di morte, più delle malattie e più della droga. Dobbiamo investire tanto sulle associazioni di volontariato, Io sto collaborando con diverse realtà, penso a On the Road che porta i ragazzi delle scuole sui luoghi degli incidenti, in pattuglia con la stradale e con i carabinieri e a fare servizio con la Croce Rossa, per fare prevenzione”. Quanto all’alcolock, “funziona già in diversi Paesi europei e dà una seconda chance perché riguarda l'installazione obbligatoria per i recidivi, ossia per coloro i quali già hanno sbagliato una volta e non devono essere messi in condizioni di sbagliare una seconda volta”.
“Diciamo -aggiunge- che non mi sono marcate le critiche e gli attacchi in questi mesi per la revisione del nuovo Codice della strada; da pochi giorni, ricordo, è entrato in vigore anche l'obbligo della targa per il monopattini, perché si viaggia, si vive e a me si muore non solo sulle quattro ruote, ma anche e troppo sulle due ruote. Io -spiega- sto cercando di lavorare insieme alle associazioni dei familiari delle vittime, in Comune e in Regione per rendere meno drammatico questo bilancio che ogni anno conta circa 3000 morti sulle strade italiane. Certo, poi occorre anche il buon senso da parte di chi si mette alla guida, perché noi possiamo approvare leggi, ma se penso alle migliaia di multe staccate e patenti ritirate per l'utilizzo ancora troppo abbondante del telefonino alla guida, si spiega perché la distrazione sia la prima causa di morte e di incidenti”. In ogni caso, conclude Salvini, “avere soprattutto ragazzi più consapevoli rispetto a noi cinquantenni è un grande investimento sul futuro. Quindi grazie per organizzare eventi come questo, io ci tengo ad esserci e a testimoniare che anche una sola vita salvata vale 1000 attacchi politici. Se poi sono 100 e anche più di 100, me ne faccio volentieri carico”.
"Partendo anche dalla cronaca di queste ultime ore di Milano, con quel 39enne che guidando ubriaco e drogato ha ammazzato una persona ed è scappato, e peraltro non è neanche in carcere perché il giudice ha scelto i domiciliari, la riflessione che faccio è che noi possiamo approvare e applicare leggi nuove, più severe, più moderne e più efficaci, ma poi ovviamente c'è sempre l'ultima parola da parte di qualcuno che deve ritenere se un soggetto simile è abbastanza pericoloso per essere trattenuto in una struttura carcerario oppure no -ha evidenziato- In un Paese in calo demografico come il nostro non possiamo permetterci altre stragi del sabato sera. Io sto lavorando anche per la stagione estiva, per fare degli accordi con i locali da ballo per garantire il riaccompagnamento di coloro che non sono in grado di guidare”.

(Adnkronos) - Almeno tre persone sono morte in seguito allo scontro tra il loro veicolo e un elefante nel Parco Nazionale delle Cascate Murchison nel nord-ovest dell'Uganda. Lo ha riferito la polizia senza fornire informazioni sullo stato di salute dell'elefante. L'incidente è avvenuto mentre il minibus era in viaggio dalla città di Arua alla capitale Kampala e ha urtato un elefante che stava attraversando la strada. "Tre occupanti del minibus sono morti sul colpo, mentre altri quattro, tra cui l'autista, hanno riportato ferite", ha dichiarato la polizia su X.
L'Autorità ugandese per la fauna selvatica (Uwa) ha confermato l'incidente. "Si raccomanda vivamente agli automobilisti che transitano nelle aree protette di guidare con prudenza, poiché gli animali selvatici attraversano frequentemente le strade", si legge nell'avviso. Nel 2024 l'Uwa ha stimato che circa tre animali vengono uccisi ogni giorno da veicoli che procedevano ad alta velocità all'interno del Parco Nazionale delle Cascate Murchison.
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