
La Commissione europea ha approvato depemokimab per due indicazioni: come trattamento di mantenimento aggiuntivo per l'asma grave con infiammazione di tipo 2 caratterizzata da conta eosinofila ematica, in adulti e adolescenti dai 12 anni in su che non sono adeguatamente controllati nonostante l'assunzione di corticosteroidi inalatori ad alto dosaggio (Ics) più un altro farmaco per il controllo dell'asma; come terapia aggiuntiva con corticosteroidi intranasali per il trattamento di pazienti adulti con rinosinusite cronica con polipi nasali (Crswnp) grave, per i quali la terapia con corticosteroidi sistemici e/o la chirurgia non forniscono un adeguato controllo della malattia. Lo annuncia in una nota Gsk, spiegando che si tratta del primo e unico biologico a durata d'azione ultra-lunga nell'Ue con queste indicazioni.
L'approvazione - spiega l'azienda - si basa sui dati degli studi di fase III Swift e Anchor, che hanno dimostrato un'efficacia sostenuta con un regime di dosaggio di depemokimab 2 volte all'anno. Ciascuno dei 4 studi ha raggiunto i propri endpoint primari o co-primari con risultati statisticamente e clinicamente significativi, confrontando l'aggiunta di depemokimab allo standard di cura rispetto al solo standard di cura stesso. "L'approvazione di depemokimab nell'Ue - dichiara Kaivan Khavandi, Svp Global Head, Respiratory, Immunology & Inflammation R&D di Gsk - significa che ora esiste un'opzione innovativa a durata d'azione ultra-lunga che offre un’efficacia sostenuta su 6 mesi per proteggere i pazienti dalle gravi riacutizzazioni dell'asma e dai sintomi debilitanti associati alla Crswnp. Depemokimab può contribuire a ridefinire la terapia per i milioni di pazienti che convivono con queste condizioni persistenti e gravose, supportandoli nel raggiungimento dei loro obiettivi terapeutici con sole due dosi all'anno".
L'asma colpisce più di 42 milioni di persone in Europa. Circa il 5-10% dei pazienti soffre di asma grave e molti continuano a manifestare esacerbazioni e una riduzione della qualità della vita nonostante il trattamento. Inoltre, i pazienti con Crswnp presentano sintomi quotidiani debilitanti e quasi la metà rimane incontrollata. Depemokimab - descrive la nota - è una nuova terapia che combina un'elevata affinità di legame dell'interleuchina-5 (IL-5) e un'elevata potenza con un'emivita prolungata, consentendo la soppressione sostenuta dell'infiammazione di tipo 2, che causa la malattia, con un dosaggio semestrale che potrebbe rispondere al continuo bisogno insoddisfatto di queste malattie.
"Le persone affette da asma grave devono affrontare esacerbazioni persistenti causate da un'infiammazione di tipo 2 incontrollata - afferma Stephanie Korn, responsabile del Centro di ricerca clinica Ikf Pneumologie Mainz, Germania - Una nuova opzione con somministrazione semestrale, in grado di garantire una soppressione prolungata dell'infiammazione di tipo 2, rappresenta un'innovazione promettente per i pazienti europei affetti da asma grave che necessitano urgentemente di nuove soluzioni". Aggiunge Eugenio De Corso, professore all'università di Perugia: "La Crswnp ha un impatto profondo sulla vita quotidiana del paziente, causando un'ostruzione nasale debilitante che può rendere la respirazione, l'olfatto, il sonno e altre attività fondamentali difficili da portare avanti. Un'opzione terapeutica innovativa come depemokimab, che potrebbe aiutare i pazienti a raggiungere i loro obiettivi terapeutici con meno dosi, rappresenta un importante progresso".
Nel dettaglio - continua la nota - gli studi di fase III Swift mostrano che il trattamento con depemokimab ha determinato una significativa riduzione del 58% e del 48% del tasso di riacutizzazioni asmatiche annualizzate (attacchi d'asma) nell'arco di 52 settimane. In un endpoint secondario degli studi Swift-1 e Swift-2, i pazienti trattati con depemokimab hanno avuto un numero inferiore di riacutizzazioni richiedenti ospedalizzazione e/o visita al pronto soccorso (1% e 4%) rispetto al placebo (rispettivamente 8% e 10%). Un'analisi aggregata predefinita dei 2 studi ha mostrato una riduzione del 72% del tasso annualizzato di esacerbazioni clinicamente significative richiedenti ospedalizzazione e/o visita al pronto soccorso su 52 settimane per il trattamento rispetto al placebo. I risultati completi degli studi sono stati presentati alla Conferenza internazionale della European Respiratory Society del 2024 e pubblicati sul 'New England Journal of Medicine'. Inoltre, negli studi di fase III Anchor, il trattamento con depemokimab ha determinato un miglioramento (riduzione) rispetto al basale nel punteggio dei polipi nasali (scala: 0-8) a 52 settimane e nella scala di risposta verbale all'ostruzione nasale (scala: 0-3) nelle settimane 49-52. I risultati completi sono stati presentati al Congresso congiunto dell'American Academy of Allergy, Asthma and Immunology (Aaaai) e della World Allergy Organization (Wao) del 2025 e pubblicato su 'The Lancet'. In tutti questi studi, depemokimab è stato ben tollerato, con pazienti che hanno manifestato una frequenza e una gravità degli effetti collaterali simili a quelle dei pazienti trattati con placebo.
Depemokimab ha recentemente ricevuto l'approvazione negli Stati Uniti per il trattamento dell'asma grave, nonché l'autorizzazione all'immissione in commercio nel Regno Unito e in Giappone per il trattamento dell'asma grave e della Crswnp.

Olimpiadi, ma non solo. Messo da parte il 'caso' dei preservativi di Milano Cortina 2026 esauriti al Villaggio olimpico, in occasione dell’inizio ufficiale dei Giochi Pornhub ha analizzato l’andamento delle ricerche e del traffico in Italia. Il risultato? Un impatto significativo dell’evento a cinque cerchi sulle abitudini digitali degli utenti. Si tratta di un’analisi basata sui dati di traffico del sito, che mostra come i grandi eventi sportivi influenzino le ricerche online e i comportamenti digitali. Focus specifico, stavolta, sull’Italia e su Milano. Con un incremento legato (con alte probabilità) alla maggiore presenza di atleti e turisti nei giorni delle Olimpiadi.
Milano Cortina, ricerche su Pornhub in crescita
Rispetto al mese precedente, le ricerche legate ai Giochi olimpici e agli sport invernali hanno registrato aumenti straordinari. La chiave 'winter olympics' ha segnato la crescita più alta, con un incremento del +5452%, seguito da 'olympic village' (+4361%) e 'gold medal' (+3803%). Accanto a queste keyword più istituzionali, emergono ricerche più specifiche e curiose: 'speed skating' ha registrato un +2442%, 'nude olympics' un +2077%, mentre termini come 'gym leggings' e 'velor tracksuit' sono cresciuti rispettivamente del +1771% e del +1656%. Un segnale chiaro di come l’attenzione mediatica verso le discipline olimpiche si rifletta immediatamente anche nei comportamenti di ricerca online.
Parallelamente al boom di keyword a tema sportivo, l’andamento del traffico durante la cerimonia di apertura racconta un’altra dinamica interessante. A partire dal pomeriggio del giorno dell’evento, il traffico verso Pornhub in Italia e nel resto del mondo ha iniziato a diminuire. Alle 20, in concomitanza con l’inizio ufficiale della cerimonia, in Italia si è registrato un calo del –12% rispetto a una giornata media, mentre a livello globale la flessione è stata del –8%. Già alle 21 il traffico è ripartito, riducendo il calo al –3%. Alle 22 il dato mondiale era tornato in positivo (+1%), con l’Italia quasi in linea (-1%). Entro mezzanotte, l’effetto rimbalzo si è fatto evidente: il traffico globale ha raggiunto un +9% rispetto alla media, mentre quello italiano si è attestato a +7%.
Olimpiadi e ricerche su Pornhub
L’analisi delle città ospitanti mostra inoltre alcune differenze tra Milano e Cortina. All’inizio della cerimonia, Cortina ha registrato un calo più marcato (-18%) rispetto a Milano (-13%). Durante la parte centrale dell’evento entrambe le città si sono attestate intorno al –5%, ma alle 22 Cortina è scesa ulteriormente al –9%, mentre Milano è rimasta più vicina alla media con un –3%. A mezzanotte Cortina ha segnato un +9% sopra la media, mentre Milano ha raggiunto il suo picco all’1 con un +11%. Confrontando infine il traffico delle città ospitanti con quello del resto del Paese, emerge un dato particolarmente significativo: alle 14 Milano ha registrato un impressionante +814% rispetto alla media nazionale, probabilmente trainata dall’afflusso di atleti, visitatori e operatori media presenti in città. Cortina ha invece segnato un picco del +527% rispetto al resto d’Italia subito dopo la fine della cerimonia.
Le Olimpiadi Invernali 2026 confermano così come i grandi eventi globali influenzino non solo l’audience televisiva, ma anche le dinamiche di ricerca e navigazione online, con picchi e flessioni che seguono da vicino i momenti chiave della manifestazione.

"Difendere la Biblioteca significa difendere la residenzialità e il diritto delle famiglie a vivere il centro storico come uno spazio di comunità. In una fase in cui il nostro territorio è sottoposto a forti pressioni, mantenere e rafforzare i presìdi culturali per l’infanzia è una scelta politica chiara: vogliamo un centro storico vivo, abitato e capace di offrire servizi pubblici di qualità". Così la presidente del Municipio Roma I Centro, Lorenza Bonaccorsi dopo che la giunta del municipio ha formalmente richiesto al Sindaco di Roma Capitale, a Biblioteche di Roma e all’Assessorato alla Cultura di garantire la permanenza della Biblioteca Centrale per Ragazzi all’interno del territorio municipale, riconoscendone il valore strategico come presidio culturale e sociale.
La Biblioteca Centrale per Ragazzi, situata in via di S. Paolo alla Regola, rappresenta da decenni un punto di riferimento fondamentale per la promozione della lettura, dell’educazione permanente e dell’accesso alla cultura per l’infanzia e l’adolescenza. Un luogo che svolge una funzione educativa e aggregativa essenziale per le famiglie residenti nel centro storico. Per l'assessore alla Cultura del Municipio I Giulia Silvia Ghia, "la Biblioteca Centrale per Ragazzi è un presidio culturale insostituibile per il nostro territorio. Non parliamo soltanto di uno spazio dedicato ai libri, ma di un luogo di crescita, inclusione e partecipazione per bambini, ragazzi e famiglie. È nostro dovere garantire che questo servizio continui a vivere nel cuore del centro storico, in una sede adeguata, accessibile e all’altezza della sua funzione".
La Memoria approvata dalla Giunta prende atto delle criticità strutturali e dei problemi di accessibilità dell’attuale sede, evidenziando la necessità di una riflessione condivisa sul futuro della struttura. Tuttavia, il Municipio ritiene imprescindibile che la Biblioteca continui a operare nel territorio del Municipio I, anche attraverso l’individuazione di una nuova sede idonea qualora quella attuale non risultasse più adeguata. Il provvedimento si inserisce in un contesto urbano segnato da un progressivo calo della residenzialità nel centro storico, aggravato dalla pressione turistica e da una fruizione sempre più orientata a utenti temporanei. In questo scenario, la presenza di servizi culturali stabili, in particolare quelli dedicati a bambini e ragazzi, costituisce un argine fondamentale allo svuotamento sociale e un presidio di cittadinanza attiva. La Giunta municipale chiede pertanto a Roma Capitale e a Biblioteche di Roma di riconoscere formalmente la Biblioteca Centrale per Ragazzi come presidio culturale strategico per il territorio e di avviare ogni azione necessaria a garantirne la permanenza nel Municipio Roma I Centro.

"L'iniziativa che presentiamo oggi è diversa dal solito: mira ad aumentare la possibilità di arrivare a più persone parlando di prevenzione" partendo dal "mondo sportivo, in particolare dal calcio femminile. Abbiamo unito il concetto della parata con quello dell'azione del vaccino che blocca, in questo caso, il virus Hpv particolarmente dannoso per la salute umana, responsabile di più di 6 forme diverse di cancro che riguardano le donne, ma anche i maschi". Sono le parole di Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata di Msd Italia, all'evento per la presentazione della campagna 'Blocca l'Hpv con la vaccinazione', lanciata dall'azienda farmaceutica con Serie A Women e approvata dal ministero della Salute.
La parata simbolica al centro della campagna di comunicazione rappresenta "il nostro sistema immunitario" attivato da "un vaccino - spiega Luppi - E' una vaccinazione che quest'anno compie vent'anni e che in questo caso diventa protezione non di una partita, ma di una vita intera. Il primo obiettivo, anche a livello europeo, è quello di sconfiggere il cancro della cervice uterina e far sì che possa diventare non solo una malattia rara, ma addirittura, così come già in Australia, possa essere eliminato".
Trattandosi di una vaccinazione che riguarda anche gli uomini, l'auspicio di Luppi è che "anche il mondo del calcio maschile vorrà alzare l'opportunità di una parata e portare un messaggio di salute e prevenzione così importante". La vaccinazione, conclude, è "il nostro alleato più straordinario anche per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Saremo più che contenti di abbracciare uno spettro ancora più ampio" di popolazione.

“Il tema caldo di questi mesi è la scarsità di offerta per quanto riguarda le memorie RAM, dovuta all'aumento di domanda da parte delle big tech che stanno investendo sempre di più nel mercato dell'intelligenza artificiale. Questo, come sempre accade quando la domanda supera l'offerta, sta spingendo i costi delle componenti sempre più in alto e vediamo dei costi aumentare di mese in mese. Pertanto, la domanda che tutti si stanno ponendo è: cosa succederà al mercato italiano con questo aumento dei costi? La risposta che ci stiamo dando è che ci sarà un effetto negativo sulla disponibilità di prodotto, soprattutto nelle fasce ‘entry level’ del mercato, sia per quanto riguarda i prodotti consumer sia per quanto riguarda i prodotti gaming”.
Così Luca Bendazzoli, direttore Business consumer Italia e Iberia di Acer, all’incontro con la stampa di celebrazione dei 50 anni di Acer a Milano, che è stato occasione per presentare la visione dell’azienda per il prossimo futuro.
“Abbiamo anche visto, però, che da sempre il consumatore decide che prodotto acquistare in base al budget che è disposto a spendere, quindi non modifica il budget in base al costo del prodotto. Ciò fa sì che ci sarà una grossa opportunità per il mercato Chromebook, che avrà molto più spazio perché ci sarà molta meno concorrenza di prodotti Windows nella parte bassa del mercato - spiega Bendazzoli - ci sarà, però, una scarsità di prodotto gaming nella fascia intorno ai 1000 euro, perché oggi i costi dei componenti non permettono di riuscire a offrire un prodotto in quella fascia di mercato”.
“Il miglioramento tecnologico della connettività fa sì che l'utente finale possa ripensare al proprio modo di approcciarsi alla tecnologia, in particolare a quella del personal computer - sottolinea - Fino ad oggi si è sempre pensato che aumentare la configurazione e le componenti del proprio pc fosse l'evoluzione naturale, perché non si è mai presa in considerazione la possibilità di lavorare con un pc meno carico dal punto di vista delle performance, ma che permettesse di salvare i propri dati nel Cloud. Questa possibilità è offerta, in particolare, da Chromebook nel mercato”.
“Acer è stata uno dei primi brand a credere in questa nuova possibilità di approcciarsi al laptop, infatti siamo leader in Italia per quanto riguarda il mercato Chromebook, e ricollegandomi alla scarsità del mercato delle componenti delle memorie, pensiamo che questo sarà un mercato che crescerà molto nel futuro e da leader vogliamo continuare a mantenere la leadership e questo ci aiuterà a consolidare la nostra posizione nel mercato italiano”, conclude Bendazzoli.

Nei secoli i teatri sono stati i palcoscenici non solo di grandi opere e di spettacoli indimenticabili, ma anche di tragedie che hanno segnato la storia della cultura mondiale: da Londra a Napoli, da Venezia a Chicago, passando per Bari, Barcellona e New York. Luoghi nati per divertire, educare e far sognare, sono spesso diventati trappole mortali, preda di fiamme che hanno divorato legno, paglia, stoffe e ogni decoro scenico. Luci a gas, candele, fuochi scenici e perfino cannoni teatrali hanno trasformato momenti di festa in autentici inferni, lasciando cicatrici profonde nell'immaginario collettivo e stimolando riforme che hanno cambiato per sempre la sicurezza nei teatri.
Il primo grande incendio teatrale di cui si ha memoria risale al 29 giugno 1613, nel cuore di Londra, al Globe Theatre, il celebre teatro dove William Shakespeare portava in scena le sue opere. Durante la rappresentazione di 'Enrico VIII', un cannone scenico, pensato per stupire il pubblico, incendiò il tetto di paglia, riducendo in cenere l'intero edificio. Fortunatamente, nessuno rimase ucciso, ma quell'episodio lasciò un monito chiaro: la meraviglia del teatro poteva trasformarsi in pericolo mortale in un batter d'occhio.
Nei secoli successivi, il rischio si moltiplicò. I teatri, spesso costruiti in legno e decorati con stoffe e materiali infiammabili, erano illuminati da lampade a olio, candele e luci a gas. Ogni spettacolo comportava, implicitamente, un rischio di incendio. Eppure, gli spettatori continuavano a riempire sale e palcoscenici, ignari della precarietà della loro sicurezza, attratti dal fascino di mondi inventati e storie indimenticabili.
In Italia, il Teatro di San Carlo di Napoli, uno dei teatri più antichi e prestigiosi del continente europeo, fu devastato da un incendio il 12 febbraio 1816, causato da una lanterna lasciata accesa durante le prove. Gli interni furono distrutti, ma la ricostruzione fu rapida e in meno di un anno il teatro tornò a splendere, simbolo della resilienza napoletana e della volontà di preservare la cultura nonostante le tragedie.
La storia del Teatro La Fenice di Venezia è forse ancora più drammatica. Bruciato per la prima volta il 13 dicembre 1836 a causa di una caldaia difettosa, il teatro fu ricostruito e tornò a ospitare opere di fama internazionale. Ma il 29 gennaio 1996, un incendio doloso distrusse quasi interamente l'edificio, riducendo in cenere decenni di storia e patrimonio artistico. La Fenice fu nuovamente ricostruita 'com'era, dov'era', trasformando la tragedia in simbolo di rinascita culturale, con la solenne inaugurazione del 14 dicembre 2003 con un concerto diretto da Riccardo Muti.
Nel Sud Italia, il Teatro Petruzzelli, inaugurato nel 1903, visse un destino simile. Nella notte tra il 26 e il 27 ottobre 1991 un incendio doloso devastò il teatro, distruggendo sala e scenografie. Dopo 18 anni di chiusura e complessi lavori di ricostruzione, il teatro venne riaperto e inaugurato ufficialmente il 4 ottobre 2009, restituendo alla città il suo prestigioso contenitore culturale.
Anche Barcellona, città di grandi tradizioni teatrali, ha conosciuto incendi drammatici. Il Gran Teatre del Liceu, inaugurato nel 1847, ha visto il suo splendore spegnersi due volte tra le fiamme. Il 9 aprile 1861, appena quattordici anni dopo l'apertura, un incendio distrusse gran parte del teatro, risparmiando solo l’ingresso e il celebre Salone degli Specchi. Il 31 gennaio 1994 un nuovo incendio devastò auditorium e palcoscenico, e fu necessario un lungo lavoro di ricostruzione che si concluse nel 1999, restituendo alla città il suo simbolo culturale con una struttura moderna ma fedele all’originale.
Il Teatre Principal di Barcellona, il più antico della città, fondato alla fine del XVI secolo, subì incendi ripetuti nel corso dei secoli, tra cui quelli del 1787, del 1915, del 1924 e del 1933, che ne segnarono progressivamente la decadenza come centro teatrale di riferimento. Anche teatri più piccoli della città catalana, come il Teatro Olímpia, subirono incendi minori, come quello del 1906, durante la proiezione di un film, che provocò almeno una vittima e numerosi feriti.
Nel XIX secolo la pericolosità dei teatri europei divenne drammaticamente evidente. Le strutture erano spesso in legno, le decorazioni in tessuto e il pubblico affollava sale illuminate da lampade a gas. La vita media di un teatro raramente superava i vent'anni, e molti edifici andavano in fiamme entro cinque anni dall'inaugurazione. L'ingegnere tedesco August Foelsch stimava che il 25% dei teatri europei sarebbe andato in fumo entro pochi anni dall'apertura. Tra le tragedie più famose si ricordano: l'Arena degli Acquedotti a Livorno, 1857, dove un fuoco d'artificio provocò 40 morti e oltre 200 feriti; il Ring Theater di Vienna, 1881, dove una lampada a gas durante la rappresentazione dei 'Racconti di Hoffmann' uccise oltre 400 persone; il Théâtre Municipal di Nizza nel 1881 con circa 200 vittime; la Salle Favart a Parigi, nel 1887, con 84 morti; e il Theatre Royal di Exeter, nel 1887, che causò 186 vittime in quello che fu il più grave rogo nella storia del teatro inglese.
La pericolosità dei teatri non passò inosservata. Nel 1876 Eyre Massey Shaw, capo della Metropolitan Fire Brigade di Londra, pubblicò 'Fires in Theatres', ammonendo: 'È un grave rimprovero alla nostra epoca dover riconoscere che la vita di centinaia, in alcuni casi migliaia di persone può essere messa in grave pericolo. Può essere difficile rendere ogni parte di un teatro ignifugo, ma bisogna tentare'. Le sue parole segnarono l'inizio di una nuova attenzione alla sicurezza, con la formazione di vigili specializzati e l'adozione di regole più rigorose per le vie di fuga e le vie di accesso ai palcoscenici.
Negli Stati Uniti, la situazione era spesso più grave. Al Brooklyn Theatre di New York il 5 dicembre 1876 un fuoco causato da una lampada di scena durante lo spettacolo 'The Two Orphans' provocò la morte di quasi 300 persone. Il 30 dicembre 1903, il Iroquois Theater di Chicago, inaugurato da pochi mesi, fu testimone del più mortale incendio teatrale della storia americana. Pubblicizzato come 'totalmente ignifugo', il teatro aveva una capienza di 1.600 posti, ma il pubblico presente superava le 2000 persone. Quando scintille da una lampada ad arco incendiarono una tenda, il sipario in amianto progettato per contenere le fiamme si impigliò. Le uscite, aprendo verso l'interno, si bloccarono nella calca, mentre mancando telefoni e allarmi l'arrivo dei soccorsi fu tardivo. Il bilancio finale fu di circa 600 morti. L'incidente portò a rivoluzionarie riforme di sicurezza: uscite con apertura verso l'esterno, maniglioni antipanico, segnaletica chiara e regolamenti rigidi per la gestione del pubblico. Da quel momento, la sicurezza nei teatri americani non sarebbe mai stata più trascurata. (di Paolo Martini)

"E' possibile prevenire l'infezione da Hpv mediante la vaccinazione e così prevenire l'insorgenza di tumori. E' l'unica possibilità che abbiamo di prevenzione primaria, cioè di prevenire dell'insorgenza di un tumore. Un'opportunità che non dobbiamo assolutamente perdere". Così Elsa Viora, presidente Sigo - Società italiana ginecologia e ostetricia, partecipando oggi a Roma all'incontro con la stampa per la presentazione della nuova campagna di comunicazione, approvata dal ministero della Salute, 'Blocca l'Hpv con la vaccinazione', lanciata da Msd Italia e Serie A Women.
"A livello mondiale - ricorda Viora - l'Organizzazione mondiale della sanità ha definito l'obiettivo di eliminare il tumore della cervice" uterina "entro il 2030. Un obiettivo ambizioso che non verrà raggiunto, ma a cui dobbiamo tendere. In Italia tutti i piani regionali prevedono la vaccinazione gratuita" anti-Hpv "per le ragazze e i ragazzi di 11-12 anni. Per chi non rientra nel gruppo" è possibile "l'accesso alla vaccinazione gratuita fino a 18 anni, con differenze a seconda delle Regioni". Per gli adulti la vaccinazione è possibile "con una partecipazione alla spesa, sempre con differenze da Regione a Regione".
"Non tutti i tumori della cervice sono dovuti all'infezione da Hpv - precisa l'esperta - ma certamente una gran parte". E' noto però che "l'infezione da Hpv ha un ruolo importante e fondamentale anche" nello sviluppo "di altri tumori, non solo delle donne, ma anche degli uomini. Quindi è fondamentale che vengano vaccinate non solo le ragazze, ma anche i ragazzi: solo in questo modo - conclude - si raggiunge un obiettivo importante di copertura della popolazione".
Restringimenti per la posa dello strato drenante sino al 4 marzo...
'Non solo perdita dei raccolti per gli agricoltori sardi'... 
"Arriva il truffatore". E' l'accoglienza gelida, non solo per questioni meteo, che la Norvegia riserva a Alessandro Bastoni. Il difensore dell'Inter, nella bufera per la clamorosa simulazione nel match di sabato scorso contro la Juventus, domani sarà impegnato sul campo del Bodo Glimt nell'andata dei playoff di Champions League. Il 'caso Bastoni' trova spazio sui media norvegesi e in particolare sul sito An.no. "Quello che è successo a San Siro sabato scorso dimostra quanto alcuni calciatori italiani siano disposti a spingersi oltre pur di avvantaggiare la propria squadra. Mercoledì, Alessandro Bastoni sarà in campo e, a dire il vero, il pubblico di Glimt ha tutte le ragioni per farglielo sapere: con fischi e fischi, non con odio e minacce".
"Le reazioni sui social media nei confronti di Bastoni sono state incessanti e ben oltre l'accettabile. Le riprese tv e i festeggiamenti hanno scatenato un'enorme ondata di odio; si dice che abbia ricevuto minacce di morte, tra le altre cose, e l'Inter, come club, ora lo sostiene e condanna l'odio. Questo è del tutto inaccettabile, a prescindere da ciò che accade in campo", si legge nell'articolo di Borre Arntzen.
"Ma tutta questa situazione, inclusa l'esultanza provocatoria di Bastoni" dopo l'espulsione di Kalulu provocata dalla simulazione, "la dice lunga su quanto i giocatori italiani siano disposti a spingersi per vincere le partite di calcio. Quello che abbiamo visto a San Siro è la versione estrema di qualcosa che Glimt incontra raramente nel campionato norvegese", si legge ancora, con riferimento ad "una cultura in cui ingannare l'arbitro è quasi considerato parte del mestiere. È sicuramente qualcosa che Glimt noterà nelle due partite che si giocheranno ora contro l'Inter, una squadra composta da giocatori fantastici, un collettivo eccellente e un gruppo tatticamente preparato che è molto, molto difficile da battere". "Certo, non sarà più facile se più di Bastoni deciderà di ricorrere a imbrogli e inganni", la conclusione.

Le navi da guerra sono certamente pericolose, "ma ciò che è più pericoloso è l'arma che può affondarle in mare". Così la Guida Suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, minacciando le due portaerei Usa, la Ford e la Lincoln, che Donald Trump ha deciso di inviare nel Golfo come strumento di pressione per spingere Teheran a un accordo sul nucleare.
In un discorso pronunciato a Tabriz in occasione dell'anniversario della rivolta anti-Shah del 1978 e nel giorno del secondo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran a Ginevra[1], Khamenei ha reagito alle ripetute affermazioni del presidente americano sulla forza dell'esercito Usa.
"Dicono che il loro esercito è il più forte al mondo. Ebbene, l'esercito più forte al mondo a volte potrebbe subire un colpo così duro da non riuscire più a rialzarsi", ha scandito Khamenei, secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa Mehr.
"Il Presidente degli Stati Uniti, in una delle sue recenti dichiarazioni, ha affermato che per 47 anni l'America non è stata in grado di eliminare la Repubblica Islamica. Questa è una buona ammissione. Io dico: non sarete in grado di farlo nemmeno voi", ha proseguito la Guida Suprema.
"Queste dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti - a volte minaccia, a volte dice quello che deve essere fatto e che non deve essere fatto - significano che stanno cercando di dominare la Nazione iraniana - ha aggiunto Khamenei - Una nazione come la nostra, con questa cultura, questa storia, questi nobili insegnamenti, non giurerà fedeltà a individui corrotti come quelli che oggi sono al potere in America".
L'ayatollah ha ribadito che il diritto dell'Iran all'energia nucleare, incluso l'arricchimento dell'uranio, è riconosciuto dalle norme internazionali, tra cui quelle dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea) e ha affermato che le pressioni esterne per limitare questi diritti riflettono un "comportamento illogico". Ha infine sottolineato che possedere capacità di deterrenza militare è necessario per la sicurezza nazionale, sostenendo che i Paesi privi di adeguati strumenti di difesa diventano vulnerabili.

Panico, ressa e fuggi fuggi da una discoteca di Ripalimosani, vicino Campobasso, dove intorno all'una, nel momento di massima affluenza, due giovani tunisini hanno spruzzato spray urticante tra la folla, scatenando il panico tra centinaia di ragazzi, in gran parte minorenni, che stavano partecipando a una festa di Carnevale.
Fortunatamente le vie di fuga e le uscite di sicurezza hanno garantito l’uscita in sicurezza per le centinaia di giovani presenti nel locale. Lo spray al peperoncino sarebbe stato spruzzato contro alcune ragazzine che stavano ballando. Una di loro ha avvertito difficoltà respiratorie, altre hanno accusato bruciore agli occhi e tosse. In pochi istanti si è diffuso il caos, con un fuggi fuggi generale.
Sul posto sono intervenute tre ambulanze del 118, i Vigili del fuoco e i Carabinieri della stazione di Ripalimosani. I sanitari hanno assistito alcuni giovani colpiti dagli effetti irritanti e altri in stato di ansia. Nel frattempo i militari della stazione di Ripalimosani, guidati dal maresciallo Christian Sceppacerqua, hanno avviato immediatamente le ricerche dei responsabili. Una pattuglia ha intercettato due giovani che si dirigevano a piedi verso Campobasso e li ha fermati all’altezza di Meca Poce.
Grazie alle indicazioni fornite dai presenti e all’abbigliamento descritto, i Carabinieri hanno accertato che si trattava dei presunti autori del gesto. Si tratta di due maggiorenni di nazionalità tunisina: uno residente a Campobasso, già destinatario di un Daspo urbano nel capoluogo, l’altro residente a Petacciato. Entrambi sono stati denunciati a piede libero e nei loro confronti è stato disposto un ulteriore Daspo valido per due anni anche per il territorio di Ripalimosani, in attesa degli sviluppi giudiziari. L'obiettivo dei due era quello di strappare catenine e oggetti di valore durante i momenti di concitazione. Alcuni ragazzi hanno già denunciato il furto di oro.

Il 2025 si chiude con un risultato complessivamente positivo per il sistema portuale del Mar Tirreno Centro-Settentrionale. Nel periodo gennaio–dicembre 2025 i porti del network laziale hanno movimentato 13.128.936 tonnellate di merci, con un incremento dello 0,3% rispetto al 2024 (+34.718 tonnellate). La crescita del traffico complessivo è sostenuta in particolare dall’andamento del porto di Civitavecchia che, con 8.125.234 tonnellate (+3,1%), rappresenta il 61,9% del traffico totale del sistema. Il porto di Fiumicino si attesta a 3.217.385 tonnellate (-5,8%), traffico costituito prevalentemente dal jet fuel destinato all’aeroporto “Leonardo da Vinci”, mentre Gaeta registra 1.786.317 tonnellate, con una lieve flessione dello 0,7%.
Nel network complessivo, le merci solide raggiungono 7.821.652 tonnellate (+4,7%), mentre le merci liquide si attestano a 5.307.284 tonnellate (-5,7%). A Civitavecchia, le merci solide superano i 6,9 milioni di tonnellate (+3,9%), trainate in particolare dal traffico Ro-Ro che cresce del 5,6%, superando i 5,2 milioni di tonnellate. Il traffico containerizzato si attesta a 114.662 TEU, in aumento del 7,6%, con una crescita significativa dei contenitori pieni (+10,7%). A Gaeta si registra una dinamica molto positiva delle merci solide (+12%), con una forte crescita dei prodotti metallurgici (+86,6%) e del carbone (+30,5%), che compensano la contrazione delle rinfuse liquide (-10,6%).
Il traffico passeggeri sulle linee regolari raggiunge nel network 1.549.271 unità (+0,2%). Il traffico crocieristico supera la soglia dei 3.558.568 crocieristi (+2,8%), consolidando Civitavecchia come primo porto crocieristico d’Italia e tra i principali hub europei e mondiali, con un ruolo sempre più rilevante come home port. In crescita anche il traffico di automezzi, che supera 1.003.000 unità (+7,2%), con un incremento significativo delle autovetture in polizza (+13,2%).
Latrofa (AdSP MTCS) 'Risultato positivo su cui costruire una nuova fase di sviluppo'
"I dati del 2025 confermano la solidità e la capacità competitiva del sistema portuale del Lazio – dichiara il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro-Settentrionale, Raffaele Latrofa – in un contesto internazionale ancora segnato da instabilità geopolitiche e trasformazioni dei traffici globali”.
“Civitavecchia si consolida come hub logistico e crocieristico di livello mediterraneo, mentre Gaeta dimostra importanti margini di crescita in segmenti strategici delle rinfuse solide. Fiumicino, con il traffico energetico a servizio dell’aeroporto intercontinentale, continua a svolgere una funzione essenziale per il sistema infrastrutturale della Nazione”. “Il risultato complessivo è frutto di un lavoro sistemico che abbiamo rafforzato nel corso del 2025: monitoraggio costante delle opere in corso, pieno utilizzo delle risorse PNRR, rilancio della pianificazione strategica, attenzione alla sostenibilità ambientale e alla digitalizzazione dei processi”.
“Il prossimo triennio sarà decisivo. Stiamo lavorando per consolidare la posizione dei porti di Roma e del Lazio nella rete TEN-T europea, potenziare le connessioni intermodali e rendere il nostro network sempre più attrattivo per investitori e operatori internazionali. La crescita registrata nel 2025 non è un punto di arrivo, ma una base solida su cui costruire una nuova fase di sviluppo”.

Il fronte del sì al referendum sulla riforma della giustizia vede tra le sue schiere una significativa testimonianza del mondo riformista e progressista in vista del voto del 22 e 23 marzo. Tra i partiti, pur se con qualche eccezione, le posizioni sono ben definite. Ma è soprattutto nella società civile, nel mondo accademico, tra gli intellettuali e tra gli ex esponenti politici che si trovano 'testimonial' di sinistra per sì.
Nell'opposizione il sì più netto al referendum arriva dal Psi: "Non si tratta solo di una scelta politica ma di una posizione coerente con la storia della comunità socialista", ha detto il segretario Enzo Maraio. Idem da socialisti di oggi e di ieri, da Bobo Craxi a Fabrizio Cicchitto. Tra i partiti, più sfumata la posizione di +Europa, che mantiene diverse critiche alla riforma Nordio, mentre Matteo Renzi formalmente ha dato libertà di voto a Iv, riservandosi di prendere una posizione a ridosso dell'urna. Molti esponenti di Italia viva, a partire dalla presidente dei senatori Raffaella Paita, hanno già dichiarato il proprio sì. Per Azione Carlo Calenda non ha avuto dubbi: "La riforma era nel nostro programma".
Sì convinto anche dalla neo calendiana Elisabetta Gualmini, appena approdata ad Azione dopo l'addio al Pd. In casa dem il referendum è un tema caldo. La linea dettata dalla leader Elly Schlein non prevede tentennamenti: no deciso. Tra i riformisti, però, il dibattito referendario è acceso. Pina Picierno, la vice presidente del Parlamento Ue, spesso critica con Schlein, è una delle testimonial della 'Sinistra per il sì': "Questa riforma riguarda concretamente la vita delle persone. E io credo che sia molto importante provare a discutere nel merito", recita in video social.
Uscendo dalle sedi dei partiti si trovano però le posizioni più decise e ascoltate. A partire da Augusto Barbera: l'ex presidente della Consulta, ex parlamentare Pci-Pds e ex (per una breve parentesi) ministro è il 'front man' del mondo progressista per il sì. Un fronte animato dal costituzionalista e ex parlamentare dem Stefano Ceccanti, con l'attività di 'LibertàEguale'. Presidente dell'associazione di area di centrosinistra è Enrico Morando, già senatore Pds-Ds, vice ministro con i governi Renzi e Gentiloni e fondatore del Pd, impegnato nella campagna per il sì.
Con lui tanti volti noti ex Pds-Ds dichiaratamente per il sì, come la filosofa e storica Claudia Mancina, componente della Direzione del Pd. Ma non solo: Chicco Testa, Claudio Petruccioli, Cesare Salvi, Umberto Ranieri, Nicola Latorre, Mario Oliverio portano nella campagna per il sì la cultura politica della Quercia. A questo proposito, tra i primi a prendere posizione c'è stato Marco Minniti: "Ritengo che questa riforma sia un passo in avanti, che rende l’Italia più moderna, più europea e anche più sicura. Per questo voterò sì al referendum sulla giustizia", ha detto l'ex ministro dell'Interno nonché figura chiave del governo D'Alema.
Ma il sì viene pronunciato anche dall'ex senatore Giorgio Tonini, fondatore del Pd e tra i principali ispiratori del 'Lingotto', e Tommaso Nannicini, ex parlamentare dem e esponente di spicco del think thank a supporto del governo Renzi. A favore del sì, anche la ex parlamentare dem Anna Paola Concia. Per confermare la riforma del governo anche l'ex ministro dell'Interno del governo Prodi Enzo Bianco e, dalla Cgil, il sindacalista Michele Magno.

C'è un meccanismo per cui il tumore al polmone resiste all'immunoterapia. Il cancro del polmone è il terzo tipo più frequente in Italia e quando viene diagnosticato in fase avanzata le possibilità di cura si riducono significativamente.
Il tumore del polmone non a piccole cellule (Nsclc), che rappresenta circa l'85% dei casi, è la forma più diffusa. Negli ultimi anni l'immunoterapia ha rivoluzionato lo scenario terapeutico, ma non tutti i pazienti rispondono a queste cure innovative. Anche tra coloro i cui tumori sono inizialmente sensibili, spesso nel tempo si sviluppano resistenze.
Uno studio coordinato dai ricercatori dell'Istituto nazionale tumori Regina Elena (Ire) di Roma - i cui risultati sono stati pubblicati sul 'Journal for ImmunoTherapy of Cancer' - ha indagato come il tumore del polmone non a piccole cellule si protegge dal sistema immunitario, riducendo così l'efficacia delle immunoterapie.
Al centro della ricerca c'è la proteina hMena che regola un gruppo di fibroblasti associati al cancro, spiega una nota degli Ifo, Istituti fisioterapici ospitalieri. Si tratta di cellule non tumorali, che possono però rendere il tumore più aggressivo e resistente alle terapie. Queste cellule producono infatti una matrice extracellulare particolarmente densa, che aumenta la rigidità del tessuto limitando l'accesso delle cellule immunitarie all'interno del tumore.
La struttura, che può far pensare a mura e fossati costruiti attorno a una città medioevale, rende il tumore più difficile da raggiungere e colpire, anche quando il sistema immunitario viene riattivato con l'immunoterapia. Le cellule che formano tale barriera attivano anche segnali molecolari, soprattutto la via del Tgf-β che riduce l'attività delle difese e favorisce l'accumulo delle cellule T regolatorie che a loro volta inibiscono la risposta immunitaria. I dati hanno inoltre evidenziato un circolo vizioso di rinforzo reciproco tra Tgf-β e hMena: ciascuna proteina mantiene attiva l'altra, consolidando nel tempo un microambiente favorevole al tumore. Analizzando i dati relativi ad ampi gruppi di pazienti, i bioinformatici del gruppo di ricerca hanno identificato una firma molecolare associata a questo specifico assetto del microambiente tumorale, associata a una prognosi peggiore e a una minore risposta alle immunoterapie.
Lo studio è stato sostenuto da Fondazione Airc per la ricerca sul cancro ed è frutto di una collaborazione multidisciplinare che integra ricerca sperimentale, immunologia e bioinformatica. Il gruppo di ricerca dell'Unità di Immunologia e Immunoterapia Ire, che ha individuato la proteina hMena diversi anni fa, è oggi impegnato nello sviluppo di strategie farmacologiche per bloccarne l'azione a favore del cancro e delle resistenze ai farmaci. L'obiettivo è superare la resistenza all'immunoterapia avviando una nuova fase di sviluppo terapeutico.
I dati emersi nel nuovo studio dell'Istituto Regina Elena - evidenzia la nota - hanno mostrato che il tumore non cresce in modo isolato, ma plasma attivamente anche l'ambiente circostante. In questo contesto i fibroblasti attorno al tumore, guidati dalla proteina hMena, contribuiscono a ostacolare la risposta immune e allo stesso tempo influenzano direttamente le cellule tumorali. Le cellule cancerose acquisiscono così caratteristiche che le rendono più mobili e invasive, favorendo la progressione della malattia.
"Comprendere come il tumore costruisce il proprio ambiente di difesa, che gli permette di crescere e di sfuggire ai controlli del sistema immunitario, è oggi una delle sfide più importanti dell'oncologia - afferma Paola Nisticò, responsabile dell'Unità di Immunologia e Immunoterapia dell'Ire - I risultati del nostro studio rappresentano un passo importante in questa direzione, aprendo la strada a nuove strategie terapeutiche".
"Questi dati - commenta Giovanni Blandino, direttore scientifico dell'Istituto Regina Elena - aiutano a chiarire uno dei nodi più complessi dell'oncologia contemporanea: il ruolo dell'ambiente tumorale nella resistenza alle terapie. E' un esempio di ricerca che non si limita a descrivere un fenomeno, ma individua nuove direzioni concrete per rendere le cure più efficaci". Livio De Angelis, Dg dell'Ire, ringrazia Airc "per l'indispensabile sostegno che hanno dato a questo importante studio clinico. E con orgoglio - conclude - ringrazio i nostri eccellenti ricercatori che, con il loro lavoro, aggiungono ogni giorno nuove armi per sconfiggere il cancro".
Siglato il Memorandum of Understanding... 
Secondo quanto si apprende, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha telefonato a Patrizia, la madre del piccolo Tommaso - bimbo di due anni e 3 mesi, che il 23 dicembre scorso ha subito il trapianto di un cuore danneggiato all'ospedale Monaldi di Napoli - per esprimere la sua solidarietà. La premier ha assicurato "avrete giustizia", come ha riferito l'avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia.
''Ho sentito prima il presidente Fico poi la premier Meloni, mi hanno espresso la loro vicinanza e mi hanno detto che faranno giustizia però l'ho ripetuto anche a loro che adesso la mia priorità è aiutarmi a trovare una soluzione per mio figlio", ha detto la signora Patrizia, la mamma del bambino, in un'intervista video a 'La Repubblica'. Alla domanda se il governo italiano interverrà, la donna ha detto: ''Si sono già mobilitati''.
''Io credo e spero'' ancora nella possibilità di avere un cuore nuovo, ha aggiunto. Domani ci sarà un nuovo consulto con esperti che arriveranno da tutta Italia. A questi medici, ha detto, ''non voglio chiedere niente, faranno il loro lavoro''.
Il ministro della Salute, Orazio Schillaci e il Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, hanno avuto un colloquio oggi a Roma, un incontro programmato nelle scorse settimane per un confronto su temi sanitari. Il ministro e il governatore hanno rivolto massima attenzione a quanto avvenuto all’Ospedale Monaldi di Napoli. Nell’esprimere la più sentita e sincera vicinanza e solidarietà alla famiglia del piccolo paziente ricoverato, sottolineano il forte impegno sinergico e la collaborazione istituzionale, perché venga fatta piena chiarezza su quanto accaduto", comesi legge in una nota della Regione Campania.
"Allo scopo sono stati attivati nei giorni scorsi i poteri ispettivi e conoscitivi in capo sia al Ministero che alla Regione, per poter assumere i provvedimenti necessari secondo le rispettive competenze. Nella giornata di oggi sarà inoltre trasmessa al ministero la relazione predisposta dagli uffici regionali su impulso del Presidente Fico", si chiude la nota.

"L'obesità oggi non è solo una malattia o una questione estetica. Dal punto di vista scientifico e normativo, è riconosciuta come malattia cronica e recidivante. Un passaggio fondamentale che impone un cambio di prospettiva: va diagnosticata e trattata con molta attenzione non solo per i pazienti, ma anche per la sostenibilità del Ssn". Così all'Adnkronos Salute Andrea Lenzi, presidente del Cnr, professore emerito di Endocrinologia all'università La Sapienza di Roma, alla presentazione di uno studio condotto dal Ceis - Centre for Economic and International Studies dell'università degli Studi di Roma Tor Vergata, illustrato oggi a Roma sull'impatto dell'obesità e delle complicanze cardiovascolari sulla sostenibilità del Ssn.
Secondo Lenzi l'Italia ha già compiuto passi importanti. "Una legge nazionale identifica l'obesità come malattia cronica - ricorda - e il ministero della Salute, insieme alle Regioni, l'ha inserita nel Piano nazionale della cronicità, accanto ad altre condizioni con caratteristiche simili, come il diabete o l'epilessia. Il punto critico, però, resta l'accesso alle cure". Parlando da endocrinologo, l'esperto ricorda che l'obesità "condivide con patologie come il diabete mellito o l'epilessia" alcune caratteristiche fondamentali: è cronica, tende a ripresentarsi e richiede trattamenti continuativi. "Il riconoscimento normativo è già avvenuto, ma questo non basta. Quello che manca", sottolinea, "è la possibilità di un accesso uniforme su tutto il territorio nazionale, soprattutto per le categorie economicamente più fragili, ai farmaci e alla prevenzione". In altre parole, la cura dell'obesità non può dipendere dal luogo in cui si vive o dalla propria disponibilità economica.
Curare l'obesità non significa solo migliorare la qualità di vita dei pazienti. "Significa anche prevenire complicanze gravi per il paziente e costose per il sistema sanitario, in particolare quelle cardiovascolari - precisa Lenzi - Patologie come l'infarto miocardico o l'ictus rappresentano eventi maggiori: mettono a rischio la vita del paziente e comportano costi elevatissimi per il Servizio sanitario nazionale. Invece, spendere di più oggi in farmaci dedicati" può significare risparmiare domani in ricoveri, interventi e riabilitazione. Per lo specialista serve un Lea dedicato: "Il nodo centrale è l'inserimento dell'obesità nei livelli essenziali di assistenza con un percorso dedicato sia alla diagnosi sia alla terapia. Questo comporta però una scelta precisa: definire quali categorie di pazienti debbano avere accesso ai trattamenti con il supporto del Ssn. Senza criteri chiari, il rischio è un uso improprio dei farmaci, oltre al fatto che salti il Ssn".
Negli ultimi anni, alcuni farmaci per l'obesità sono diventati molto noti anche al di fuori dell'ambito clinico. Il pericolo, avverte l'esperto, è che vengano utilizzati per finalità estetiche.
"Se una persona ha 4 chili in più e vuole perderli per la prova costume, non siamo di fronte a una malattia - precisa Lenzi - Tra sovrappeso e obesità c'è una differenza sostanziale". Il messaggio è chiaro: "Questi farmaci vanno usati solo quando esiste una diagnosi medica di obesità, non per ragioni estetiche".

Da Pechino a Taipei, passando per Hong Kong e per tutte le comunità della diaspora nel mondo, il 17 febbraio segna l’inizio del Capodanno cinese: due settimane di celebrazioni che culmineranno nella Festa delle Lanterne. Fuochi d’artificio, tavole imbandite e riunioni familiari accompagnano l’avvio dell’anno del Cavallo di Fuoco, combinazione "rivalutata" nel tempo che ritorna dopo 60 anni e che, secondo la tradizione, porterà energia, cambiamento e una scossa complessivamente positiva al ritmo della vita.
Data, nomi e rituali
La data del Capodanno cinese varia ogni anno perché il calendario tradizionale è lunisolare: l’anno nuovo comincia con la seconda luna nuova dopo il solstizio d’inverno, quindi tra fine gennaio e metà febbraio. In Cina e in gran parte dell’Asia orientale il periodo è dedicato al rinnovamento simbolico: pulizie per allontanare la sfortuna, cena della vigilia con cibi augurali - pesce per l’abbondanza, ravioli per la prosperità, dolci di riso per il progresso - buste rosse con denaro, abiti nuovi e danze tradizionali per scacciare gli spiriti maligni. Nomi e rituali cambiano da luogo a luogo tra le varie province della Cina (ed "ex province", come Vietnam e Corea), ma il significato resta il medesimo: auspicio di fortuna e l'inizio di un nuovo ciclo.
Nel calendario zodiacale 12 animali si combinano con cinque elementi - legno, fuoco, terra, metallo e acqua - formando un ciclo completo di 60 anni. Il cavallo è simbolo di vitalità, libertà e movimento; il fuoco ne amplifica le qualità trasformandole in passione, urgenza e spirito d’iniziativa. Il Cavallo di Fuoco viene perciò descritto come una "doppia energia": favorevole a decisioni rapide, viaggi e progetti audaci, ma anche incline a impulsività e tensioni.
La lettura simbolica
Il segno del cavallo è generalmente considerato positivo: dinamico, intraprendente e indipendente, pur con lati critici come impazienza e testardaggine. L’ultima volta del Cavallo di Fuoco fu nel 1966, quando in Giappone si registrò un forte calo delle nascite per la millenaria superstizione dell’"hinoe-uma", secondo cui le donne nate in quell’anno avrebbero avuto un carattere troppo forte. Oggi l’interpretazione è cambiata e prevale una lettura più simbolica: un invito a sfruttare lo slancio, bilanciando però l’eccesso di energia - come nella filosofia yin-yang, dove al fuoco si contrappone l’acqua.
Alla vigilia delle celebrazioni, il 14 febbraio al Grande Palazzo del Popolo di Pechino, il presidente Xi Jinping ha paragonato il nuovo anno con il percorso del Paese, definendo il cavallo simbolo di "energia, forza e resilienza" ed esortando la popolazione ad avanzare con determinazione verso la modernizzazione. Ieri sera invece, nel tradizionale gala televisivo della vigilia di Capodanno - il "Super Bowl cinese", lo spettacolo più seguito al mondo - ha riunito centinaia di milioni di spettatori per seguire quattro ore di musica, danza, opera e comicità, affiancate da scenografie tecnologiche e robot umanoidi protagonisti di esibizioni di arti marziali e numeri acrobatici. Presenti anche star internazionali, dal cantante americano John Legend a Lionel Richie, che ha reinterpretato "We are the World" in cinese mandarino in duetto con Jackie Chan.

"Io voglio costruire il futuro di questa società, la stabilità di questa società, l'orgoglio dell'appartenenza. Non le chiacchiere. Nel 2004 la Lazio aveva un fardello da 550 milioni di euro di debiti, di cui mi sono fatto carico per non disperdere il valore storico di questa società. Nel novembre 2027 saranno finiti i debiti, avrò pagato tutto e ci saranno 30 milioni di euro di cassa in più". Il presidente della Lazio Claudio Lotito si esprime così alla presentazione del progetto dello stadio Flaminio al centro di allenamento biancoceleste a Formello.
"Voglio che la Lazio diventi immortale, significa che si tramanderà nei secoli come è avvenuto ad oggi. E lo dico per chiarezza, una volta per tutte: la società non è in vendita, e tutte le cose che vengono dette in giro sono tutte falsità. Noi non abbiamo bisogno di fare nulla perché non vogliamo dipendere: noi siamo persone autonome. La Lazio - prosegue Lotito - deve essere libera. Non 'libera la Lazio' ma una libera società, libera dalla dipendenza di tutti".
"So che negli ultimi mesi il dibattito è stato acceso. Ascolto ogni opinione, anche quando è critica. Il mio carattere, nel bene e nel male, a volte mi porta a esprimermi con grande franchezza. Può accadere che alcune dichiarazioni vengano interpretate in modo diverso da quello che intendo. Ma ogni scelta che compio è orientata esclusivamente al bene della Lazio e sempre ispirata dal cuore", dice il numero 1 del club.
"Quando si parla del futuro della Lazio - prosegue Lotito - le emozioni sono forti. Ed è giusto che sia così: la passione è l'anima di questa società. Ma proprio perché la Lazio è passione, deve essere anche responsabilità. Questo progetto non nasce per dividere. Nasce per costruire qualcosa che resti. Ogni tifoso sogna uno stadio pieno, moderno, identitario. Anch’io lo sogno".
Alla fine della conferenza, Lotito torna sul rapporto con la tifoseria: "Il tifoso ha a cuore la stabilità e il futuro della propria società. Io mi sento la responsabilità di questa comunità, contrariamente a quello che qualcuno possa pensare. Quando sono subentrato la Lazio aveva 550 milioni debiti: io avrei potuto, come è successo con Napoli, Fiorentina e altri, azzerare i debiti, ripartire dalla Serie C e oggi ci sarebbe stata comunque la Lazio. Ma non la storia della Lazio, non la matricola della Lazio, non l'ente morale. Perché questo è lo spirito della Lazio, al servizio della gente: perché lo devo distruggere e bruciare totalmente tutta la storia, tutti i sacrifici che hanno fatto i miei predecessori dal 1900 ad oggi. Io non ho chiesto niente a nessuno, non ho chiesto ai tifosi di sottoscrivere aumenti di capitali, non ho chiesto aiuto esterno. Io chiedo soltanto il rispetto del ruolo e di quello che uno sta facendo".
Stand, mostre e incontri per tre giorni alla cittadella
universitaria di Monserrato...
Martedì 24 seduta per esaminare le mozioni contro l'arrivo dei boss... Altri articoli …
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