
(Adnkronos) - "La riforma della governance farmaceutica rappresenta, secondo il relatore, un'importante occasione per correggere alcune criticità del sistema italiano dell'assistenza ai farmaci. Tuttavia, per essere davvero efficace, dovrà affrontare alcuni nodi ancora irrisolti". Lo ha detto Tonino Aceti, presidente di Salutequità, intervenuto oggi a Roma al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide'.
"Il primo - spiega Aceti - riguarda la presenza di troppi livelli decisionali. Oggi esistono diverse commissioni regionali e aziendali del farmaco e altri organismi che finiscono per sovrapporsi tra loro. Questo sistema, secondo il relatore, crea duplicazioni rispetto alle valutazioni già effettuate a livello nazionale da Aifa e a livello europeo dall'European Medicines Agency (Ema), oltre al prontuario farmaceutico nazionale. L'esistenza di prontuari regionali e aziendali viene quindi vista come un fattore di rallentamento e di disuguaglianza nell'accesso alle cure - sottolinea - perché introduce passaggi aggiuntivi che complicano il percorso dei farmaci. In un momento in cui il Servizio sanitario nazionale è già sotto pressione per le liste d'attesa e le difficoltà di accesso, aggiungere ulteriori livelli di governance rischia di rendere il sistema meno efficiente e meno equo". Per il presidente di Salutequità, un secondo punto critico riguarda "ciò che accade dopo l'approvazione di un farmaco. Autorizzare una terapia, infatti, non basta per garantire che i pazienti possano riceverla: è necessario organizzare in modo efficace i servizi sul territorio, definire centri di riferimento, costruire reti di specialisti e assicurare una diffusione uniforme. Oggi, però, questi passaggi avvengono con tempi e modalità molto diverse da una regione all’altra, creando disomogeneità nell'accesso alle cure".
Infine, viene sollevata la questione delle terapie digitali (digital therapeutics), "un ambito in forte crescita - osserva Aceti - ma ancora privo di una regolamentazione chiara in Italia. Secondo il relatore, il disegno di legge rappresenta un'occasione importante per colmare questo vuoto normativo e definire finalmente un quadro di riferimento preciso. La riforma dovrebbe puntare a semplificare i processi decisionali, ridurre le duplicazioni, garantire uniformità di efficienza ed efficacia organizzativa sul territorio e regolamentare le nuove frontiere della medicina digitale, per rendere più rapido ed equo l’accesso alle cure".

(Adnkronos) - "Il Portogallo occupa la penultima posizione in Europa in termini di alfabetizzazione finanziaria: fin dall'inizio, quindi, abbiamo capito che era necessario darsi da fare al riguardo - afferma Nuno Leal, Co-CEO di Dr. Finanza, intervenuto alla conferenza stampa per il lancio italiano del Gruppo - Il nostro obiettivo è sempre stato quello di aiutare le persone a gestire correttamente il proprio denaro, il proprio patrimonio e a comprendere meglio i prodotti finanziari, sia sul fronte del credito che su quello degli investimenti: ed è esattamente quello che vogliamo fare anche in Italia. Il vostro paese si trova in una posizione certamente migliore, collocandosi al 18° posto su 28 nell'Unione Europea, in termini di alfabetizzazione finanziaria; Tuttavia la strada da percorrere è ancora lunga - prosegue - La nostra attività inizierà dunque dai mutui digitali, che rappresentano probabilmente la decisioni finanziarie più importanti che un cittadino medio prenderà nella sua vita, dall'impatto economico davvero importante. Noi semplifichiamo le cose: non ci limitiamo a confrontare le offerte di una banca con quelle di un'altra, ma valutiamo tutte le offerte presenti sul mercato, comprendiamo le esigenze specifiche dei clienti e quindi consigliamo la soluzione migliore, senza limitarci a mostrare le possibilità, perché, ad esempio, la rata mensile più bassa talvolta non è l'opzione più adatta. Dipende molto dalle proprie condizioni e da ciò che si vuole ottenere. Vogliamo essere al fianco delle persone per aiutarle a gestire la propria vita finanziaria e renderla più comprensibile; trasformare insomma ciò che è complesso in qualcosa di semplice e accessibile a tutti".
"Abbiamo iniziato in Portogallo 12 anni fa, quasi 13 - continua - Abbiamo aperto la nostra sede in Spagna alla fine dello scorso anno. Stiamo ora aprendo il mercato italiano e l'obiettivo sarà consolidarlo, quindi dimostrare prima di tutto la validità del progetto. Abbiamo la volontà di ottenere un posizionamento molto forte, ma dobbiamo prima capire se il mercato sia adatto alla nostra proposta, ma siamo fiduciosi che accadrà. Vogliamo crescere in modo costante, aiutare le persone, e credo che i risultati arriveranno di conseguenza. Non abbiamo un obiettivo numerico da raggiungere in termini di fatturato o quota di mercato, bensì crescere appunto in modo costante, iniziare ad aiutare le persone e diventare un attore rilevante per l'Italia, apprezzato per la sua qualità e professionalità" conclude.

(Adnkronos) - E' di almeno quattro morti e una ventina di feriti il bilancio di una sparatoria avvenuta oggi 15 aprile in una scuola media di Kahramanmaraş, nel sud della Turchia. Lo hanno confermato le autorità, secondo quanto riferisce il giornale turco Daily Sabah. Tutto è avvenuto alla Ayşel Çalık Middle School nel distretto di Onikişubat.
Il governatore Mükerrem Ünlüer ha confermato che c'è stata una sparatoria e ha confermato che ci sono vittime. Le prime notizie parlano di una ventina di feriti e di tre studenti che sarebbero stati uccisi insieme una persona tra i docenti.
Il sospetto assalitore sarebbe uno studente della scuola e secondo le autorità, riporta il giornale, si sarebbe tolto la vita dopo l'attacco in cui avrebbe utilizzato cinque armi da fuoco. In arrivo nella zona il ministro dell'Istruzione, Yusuf Tekin.
La notizia arriva all'indomani della sparatoria avvenuta in una scuola superiore a Sanliurfa, non molto distante da Kahramanmaraş. Qui il bilancio parlava di 16 feriti, fra i quali dieci studenti. L'assalitore, che in passato aveva studiato nell'istituto, si è poi tolto la vita, secondo il ministero degli Interni di Ankara.

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(Adnkronos) - Il patrimonio culturale italiano rappresenta un potenziale volano economico, ma perché questo possa accadere, è necessario che la collaborazione fra pubblico e privato sia supportata da strumenti efficaci, in primis da un quadro normativo adeguato. È uno dei messaggi che riassumono quanto emerso in occasione della 49esima Assemblea dell’Associazione Dimore Storiche Italiane (Adsi), dal titolo “Patrimonio privato, valore pubblico: il ruolo delle dimore storiche per il sistema Paese”, tenutasi oggi al Teatro Argentina di Roma.
All’incontro, presieduto dalla Presidente di ADSI, Maria Pace Odescalchi, hanno preso parte Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, Carlo Nordio, Ministro della Giustizia, Maurizio Leo, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giorgio Mulè, Vice Presidente della Camera dei Deputati, Maurizio Lupi, membro della II Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, Massimo Garavaglia, Presidente della VI Commissione Finanze del Senato, Irene Manzi, membro della VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati, Antonio Calabrò, Presidente Museimpresa, Don Alessio Geretti, già responsabile eventi d’arte Giubileo 2025 per la Santa Sede e curatore delle mostre di Illegio, Massimiliano Giansanti, Presidente Confagricoltura, Renata Cristina Mazzantini, Direttrice GNAMC Roma, Francesco Spano, Direttore Federculture, Giorgio Spaziani Testa, Presidente Confedilizia e Flavio Valeri, Vicepresidente Nazionale FAI.
I dati del VI Rapporto dell’Osservatorio sul Patrimonio Culturale Privato confermano il ruolo economico e sociale delle dimore storiche in Italia:circa 46.000 beni culturali privati distribuiti su tutto il territorio nazionale, quasi il 30% nei comuni sotto i 5.000 abitanti, dove sono presidi culturali e identitari; il 60% genera valore diretto attraverso attività nei settori del turismo, della cultura e dell’agricoltura, contribuendo anche all’occupazione giovanile; nel 2024 oltre 35 milioni di visitatori, grazie anche alle più di 20.000 realtà che promuovono eventi e aperture al pubblico; sul fronte della manutenzione, l’85% degli interventi è autofinanziato, con una spesa media superiore a 50.000 euro annui per bene; gli investimenti in restauri hanno raggiunto 1,2 miliardi di euro per gli interventi straordinari nel 2024 e oltre 1,9 miliardi complessivi, pari a più del 10% della crescita del PIL registrata nel 2023; oltre 10.000 dimore sono pronte ad ampliare le proprie attività in presenza di un contesto normativo più favorevole.
Nel corso del dibattito è stata sottolineata la necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni pubbliche e private, che perseguono lo stesso obiettivo di salvaguardia del patrimonio culturale italiano, perché possa realizzare il suo potenziale di volano economico a fronte di investimenti supportati da strumenti stabili e continuativi. Tra questi l’estensione dell’Art Bonus ai beni culturali privati, gestiti da fondazioni o realtà del terzo settore, renderebbe più sostenibili gli investimenti in manutenzione, restauro e valorizzazione, con ricadute positive sulle filiere collegate e sull’occupazione nei territori.
Si è discusso inoltre della proposta avanzata da Federculture di razionalizzare e armonizzare l’Iva per i restauri e le attività nel settore culturale, rendendo più equa e favorevole l’imposizione rispetto ad altri Paesi europei. Nel caso delle dimore storiche, ciò riconoscerebbe la funzione pubblica di beni custoditi da privati che sono parte attiva delle comunità locali, attraverso aperture al pubblico, attività turistiche, eventi culturali e iniziative di interesse collettivo. Il dibattito, moderato da Andrea Ducci, si è articolato lungo due direttrici principali: da un lato, i modelli di gestione e sviluppo delle dimore storiche, sempre più centrali nel coniugare tutela e valorizzazione; dall’altro, il tema della fiscalità e dell’impatto economico, con l’obiettivo di individuare strumenti in grado di sostenere gli investimenti e rafforzare il contributo del patrimonio culturale privato al sistema Paese.
“Le dimore storiche sono oggi parte integrante del nostro sistema Paese, non solo per il loro inestimabile valore culturale, ma anche per il contributo concreto che offrono ogni giorno ai territori”. ha dichiarato Maria Pace Odescalchi, presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane. “Creano occupazione, sostengono intere filiere produttive – dal restauro e dalla manutenzione, all’agricoltura e all’enogastronomia di qualità – e promuovono un turismo responsabile che riscopre le aree interne e i centri minori, custodi della nostra identità e memoria”.
L’evento è stato anche occasione per la proclamazione dei vincitori della VII edizione del Premio Tesi di Laurea Adsi, promosso dall’Associazione a supporto dei giovani studiosi che scelgono di dedicarsi allo studio e alla valorizzazione dei beni culturali privati: il primo premio è andato agli architetti Elena Rizzico e Alessandro Piacentini, del Politecnico di Milano, per la tesi “Palazzo Franco a Vicenza. Prospettive metodologiche per il recupero e la valorizzazione”. Il secondo è stato assegnato all’architetto Nicola Gigli, per la tesi “Architettura rurale dell'Appennino reggiano: identità, conoscenza, missione”, mentre il terzo premio è stato attribuito alla dottoressa Concetta Sidoti Abate, dell’Università degli Studi di Palermo, per la tesi “Case museo e genius loci, promozione e valorizzazione culturale di un territorio – un caso studio: Villa Piccolo di Calanovella a Capo d’Orlando”.

(Adnkronos) - Le dimore storiche italiane rappresentano un patrimonio privato ma al tempo stesso un bene di interesse collettivo, che richiede un intervento concreto delle istituzioni per essere tutelato e valorizzato. È il messaggio lanciato dal vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, durante la 49esima Assemblea dell’Adsi (Associazione Dimore Storiche Italiane), dal titolo 'Patrimonio privato, valore pubblico: il ruolo delle dimore storiche per il sistema Paese', tenutasi al Teatro Argentina di Roma.
Secondo Mulè, il ruolo delle istituzioni deve tradursi in misure normative capaci di semplificare e accelerare i processi amministrativi legati alla gestione e alla manutenzione di questi beni. “Le istituzioni devono contribuire soprattutto attraverso la semplificazione normativa e strumenti che aiutino concretamente le dimore storiche”, ha spiegato, sottolineando la necessità di “una corsia preferenziale per una proposta di legge già depositata in Commissione Cultura che prevede tempi più rapidi per gli interventi all’interno delle dimore storiche”. Il vicepresidente della Camera ha richiamato anche il tema degli incentivi fiscali, indicando come prioritaria l’estensione e il rafforzamento dell’Art Bonus: “Occorre portare a compimento l’Art Bonus, estendendolo anche al terzo settore e alle fondazioni che gestiscono dimore storiche, con un credito d'imposta del 65% rimborsabile in tre anni”. Un intervento che, secondo Mulè, andrebbe nella direzione di una maggiore armonizzazione del sistema e di un sostegno più efficace agli investimenti.
“Si tratta di misure che puntano a semplificare e valorizzare un patrimonio diffuso composto da circa 47.000 dimore storiche italiane, che rappresentano una risorsa culturale, economica e territoriale di straordinaria importanza”, ha concluso.

(Adnkronos) - “L’Italia è la nazione della bellezza e dobbiamo saperla rappresentare per attrarre ancora più turisti. Abbiamo dimore storiche straordinarie e c’è chi le cura. Oggi, però, l’economia è cambiata e le istituzioni devono essere vicine anche alla proprietà privata, affinché queste realtà possano essere offerte al meglio e continuare a garantire la tenuta del territorio.” Ha dichiarato Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, intervenuto alla 49esima Assemblea dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, dal titolo “Patrimonio privato, valore pubblico: il ruolo delle dimore storiche per il sistema Paese”, tenutasi a Roma al Teatro Argentina. Lollobrigida ha evidenziato come, rispetto al passato, si sia invertito il rapporto tra agricoltura e dimore storiche: “Se un tempo era l’agricoltura a sostenere queste realtà, oggi sono spesso le dimore storiche a mantenere intere aree agricole, con un modello economico profondamente mutato”.
“Questa collaborazione tra pubblico e privato nella valorizzazione dell’offerta culturale e turistica consente non solo di rendere accessibili luoghi di grande valore, ma anche di generare economia, occupazione e crescita. Mettere a disposizione questi patrimoni significa aprire le proprie case, frutto del lavoro di generazioni, e trasformarle in un’opportunità per l’intero Paese”, ha aggiunto. Sul piano degli interventi concreti, il ministro ha indicato due direttrici principali: “Da un lato è necessario supportare la manutenzione, perché spesso i proprietari non dispongono più delle risorse necessarie per sostenere questi costi; dall’altro occorre rafforzare la promozione, un’attività che l’Associazione svolge già in modo efficace, rendendo queste dimore sempre più ospitali e attrattive”.

(Adnkronos) - "Per ridurre le liste d'attesa non esistono soluzioni miracolose: è necessario aumentare il numero di medici specialisti sul territorio e rafforzare le Case di comunità". Lo ha detto Antonio Magi, presidente del Sumai Assoprof, il sindacato dei medici specialisti ambulatoriali, intervenuto oggi a Roma al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide'.
Le liste d'attesa "riguardano soprattutto visite cardiologiche, ortopediche, neurologiche, oculistiche - sottolinea Magi - e di conseguenza la carenza di specialisti porta spesso a un uso improprio dei pronto soccorso, che vengono utilizzati anche per problemi non urgenti". Secondo Magi, "il problema non si risolve semplicemente aumentando i medici di medicina generale, se non si interviene in modo strutturale sull'organizzazione del sistema".
Il presidente del Sumai è poi tornato sulla necessità di "dare continuità al decreto sulle liste d'attesa attraverso l'approvazione del Ddl 'Professioni sanitarie' attualmente fermo alla Camera da 8 mesi dopo il via libera del Senato".

(Adnkronos) - Il rapper statunitense Kanye West, oggi noto anche come Ye, ha annunciato il rinvio del concerto previsto per l’11 giugno a Marsiglia, in Francia, nel contesto di una crescente controversia legata alle sue dichiarazioni antisemite e al possibile divieto di ingresso nel Paese. "Dopo molte riflessioni, ho deciso di posticipare il mio concerto a Marsiglia, Francia, fino a nuovo avviso", ha scritto il rapper nella notte di martedì sul proprio profilo X. Lo spettacolo era programmato allo Stade Vélodrome, tappa di una tournée mondiale con cui West è tornato sulle scene musicali nel 2026.
Nel messaggio pubblicato sui social, il rapper ha aggiunto: "So che serve tempo per comprendere la sincerità del mio impegno a rimediare ai miei errori. Mi assumo tutta la responsabilità, ma non voglio coinvolgere i miei fan in questa situazione. I miei fan sono tutto per me".
La decisione arriva in un clima politico già teso. Il ministro dell’Interno francese Laurent Nuñez aveva dichiarato nei giorni scorsi di valutare strumenti legali per impedire lo svolgimento del concerto, alla luce delle dichiarazioni controverse dell’artista. Anche il sindaco di Marsiglia, Benoît Payan aveva espresso forte opposizione all’evento, affermando di non voler trasformare la città “in una vetrina per chi promuove odio e nazismo senza freni”.
Il caso francese si inserisce in una più ampia serie di controversie internazionali. Nel Regno Unito, West era già stato escluso poco dopo l’annuncio della sua partecipazione come headliner al Wireless Festival di Londra. La decisione hs portato al ritiro di diversi sponsor e alla successiva cancellazione dell’evento. Il tour porterà il rapper anche in Italia, dove è atteso alla Rcf Arena di Reggio Emilia il 18 luglio: sono già stati venduti oltre 68mila biglietti.
Nel corso degli ultimi anni, l’artista è stato oggetto di numerose condanne per retorica antisemita. Tra gli episodi citati, anche la pubblicazione del brano 'Heil Hitler' e una campagna pubblicitaria durante il Super Bowl 2025 che rimandava al sito Yeezy, dove venivano commercializzate magliette con simboli nazisti.
West, sostenitore dichiarato del presidente statunitense Donald Trump, aveva in seguito pubblicato una lettera di scuse su un’inserzione del 'Wall Street Journal', senza tuttavia tornare pubblicamente sulla questione in modo approfondito. (di Paolo Martini)

(Adnkronos) - “Le dimore storiche sono 46mila in tutta la nostra nazione e rappresentano un presidio culturale, economico e occupazionale. Ci definiamo il museo più grande e diffuso d’Italia, perché questi luoghi sono veri presidi sui territori, in particolare nelle aree interne.” Queste le parole di Maria Pace Odescalchi, presidente dell'Associazione Dimore Storiche Italiane, in occasione della 49esima Assemblea dell’Adsi, dal titolo “Patrimonio privato, valore pubblico: il ruolo delle dimore storiche per il sistema Paese”, tenutasi al Teatro Argentina di Roma.
Odescalchi, oltre a sottolineare il ruolo strategico di queste realtà nel tessuto socio-economico del Paese, ha spiegato che l’impatto delle dimore storiche si estende ben oltre la tutela del patrimonio: “Sono motori di economia per la filiera del restauro, per il turismo e per tutte le attività legate all’accoglienza. Attorno a queste realtà si sviluppano interi ecosistemi economici locali”. Da qui l’appello a rafforzare il rapporto con le istituzioni: “La collaborazione tra pubblico e privato è fondamentale per presidiare concretamente il territorio e sostenere la ripartenza delle aree interne. Solo lavorando insieme sarà possibile valorizzare pienamente questi luoghi e dare nuove prospettive di sviluppo a molte comunità”.

(Adnkronos) - "Ci troviamo di fronte a un quadro geopolitico di grande complessità e le aziende farmaceutiche innovative, come Sanofi, hanno un ruolo strategico fondamentale: collaborare con il sistema sanitario, il Governo e le istituzioni per garantire la sostenibilità della sanità e l'accesso continuo all'innovazione". Lo ha detto Fulvia Filippini, Public Affairs Head Sanofi Italia, intervenuta oggi a Roma al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide'. Secondo Filippini, "una grande opportunità in questa direzione è rappresentata dal Testo unico promosso dal sottosegretario Marcello Gemmato, che potrebbe continuare a rafforzare la farmaceutica e metterla al centro delle politiche di crescita e sostenibilità del Paese".
Per Sanofi, ha aggiunto, "la collaborazione pubblico-privato è una leva essenziale. Ci troviamo in una sorta di 'tempesta perfetta': invecchiamento della popolazione, aumento dei bisogni di salute e sfide di sostenibilità economica. La vera domanda è come rendere l’innovazione sostenibile". In questo contesto, la prevenzione è considerata la risposta chiave. Filippini ha sottolineato "come a livello europeo si stia aprendo una fase favorevole, grazie a un nuovo quadro economico che consente di considerare gli investimenti in prevenzione non come spesa corrente, ma come investimenti in grado di liberare risorse future". A supporto di questa tesi, ha citato l'esempio delle "campagne di immunizzazione contro il virus respiratorio sinciziale (Rsv), che hanno già prodotto risultati significativi in termini di riduzione dei ricoveri e dei costi sanitari. In alcune regioni, come Toscana e Lombardia, si sono registrati cali delle ospedalizzazioni rispettivamente fino al 90% e al 74%. Questa è la direzione da seguire: investire in prevenzione per garantire innovazione e sostenibilità al sistema sanitario", ha concluso.

(Adnkronos) - "La carenza di infermieri non è un problema nuovo. In Italia si ripresenta a cicli dagli anni '80, circa ogni 15-18 anni. Nel tempo sono stati messi in campo diversi interventi: miglioramenti contrattuali, incentivi economici, nuove figure professionali e borse di studio per il corso di Infermieristica. Tuttavia, alcune misure non hanno prodotto risultati duraturi. Oggi si sta cercando di affrontare il problema in modo più strutturale, perché le soluzioni temporanee non bastano. La sanità moderna, infatti, non può più basarsi su singole professionalità che lavorano in modo isolato, ma deve essere organizzata in team multidisciplinari e integrati". Lo ha detto Barbara Mangiacavalli, presidente della Fnopi (Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche), nel suo intervento oggi al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide', in corso a Roma.
"Un altro elemento critico - spiega - sono i colleghi infermieri che scelgono di andare all'estero: circa 30.000 professionisti italiani lavorano fuori dal Paese. Non si tratta solo di motivi economici, ma soprattutto del fatto che all'estero vengono riconosciute e valorizzate maggiormente competenze e professionalità. Secondo la Corte dei conti, la carenza di infermieri in Italia è di circa 65.000 unità, ma questo dato è probabilmente sottostimato perché considera solo il turnover e non il fabbisogno reale del sistema socio-sanitario. Inoltre, per sviluppare la rete territoriale prevista dal Decreto 77 servirebbero circa 29.000 infermieri aggiuntivi". Lo sviluppo dell'assistenza territoriale, in particolare con le Case di comunità e la figura dell’infermiere di famiglia e comunità, "è ancora in fase iniziale: sono stati reclutati solo circa 7.000 infermieri, con forti differenze tra le Regioni - lamenta Mangiacavalli - Le Case di comunità dovrebbero diventare il centro della rete territoriale, collegate con medici di medicina generale, pediatri, specialisti, farmacie dei servizi, Rsa e altri servizi, anche tramite telemedicina e sanità digitale. In questo modo si costruirebbe una vera sanità di prossimità, in cui il cittadino viene seguito in modo continuo e integrato".
Un altro grande tema è quello delle liste d’attesa. "Non si può risolvere il problema semplicemente aumentando le prestazioni, se il sistema è inefficiente: è come riempire un secchio bucato - avverte la presidente di Fnopi - Bisogna anche ridurre prescrizioni inappropriate e riorganizzare i percorsi di cura. L'Italia è uno dei Paesi più anziani al mondo e una larga parte della popolazione anziana convive con malattie croniche, fragilità e non autosufficienza. Questo significa che molti accessi alle liste d'attesa riguardano controlli ripetuti e programmati, che potrebbero essere gestiti in modo diverso". L'idea è quindi quella di "spostare i pazienti cronici dentro percorsi strutturati (Pdta), in cui non rientrano continuamente nelle liste d'attesa per ogni controllo, ma vengono seguiti in modo organizzato e programmato. In questi percorsi - rimarca - possono avere un ruolo importante anche gli infermieri, ad esempio nella gestione di ambulatori per diabete, scompenso cardiaco, medicazioni avanzate o controlli specialistici. Questo permetterebbe di differenziare la risposta ai vari bisogni di salute e ai cittadini con problemi acuti di accedere più facilmente alle prestazioni".

(Adnkronos) - "La cultura in Italia deve essere sempre più considerata non solo come patrimonio identitario, ma anche come leva economica e produttiva capace di generare valore e sviluppo". È quanto ha affermato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervenendo alla 49esima Assemblea dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, dal titolo 'Patrimonio privato, valore pubblico: il ruolo delle dimore storiche per il sistema Paese', tenutasi a Roma al Teatro Argentina. Nordio ha sottolineato come nel nostro Paese persista ancora una visione che separa cultura ed economia, quasi che il valore culturale debba restare svincolato da qualsiasi logica produttiva. “In altri Paesi – ha spiegato – la cultura si associa invece alla produttività e al profitto, inteso come strumento per migliorare la vita collettiva”. Un approccio che, secondo il ministro, l’Italia dovrebbe progressivamente adottare per valorizzare il proprio enorme patrimonio.
Il ministro ha evidenziato come l’Italia sia “il Paese culturalmente più ricco al mondo”, ma non sempre in grado di trasformare questa ricchezza in opportunità economiche. Il riferimento è anche al sistema delle dimore storiche, dei musei e dei beni culturali, spesso gravati da costi di manutenzione elevati che rischiano di diventare insostenibili per i proprietari privati. “Se cade un tetto, in alcuni casi si è costretti a ricorrere a un mutuo per coprire le spese di manutenzione”, ha osservato Nordio, richiamando la necessità di un quadro più favorevole alla gestione di questi beni. Pur riconoscendo i passi avanti compiuti negli ultimi anni, il ministro ha evidenziato come resti ancora molto da fare, sia sul piano normativo che su quello culturale.
Nordio ha quindi ribadito la disponibilità del proprio dicastero a sostenere ogni iniziativa volta a rafforzare il legame tra cultura ed economia, sottolineando come la valorizzazione del patrimonio non sia in contrasto con la sua tutela, ma ne rappresenti anzi una condizione necessaria. “La cultura – ha concluso – è anche un mezzo di arricchimento etico e intellettuale, e va sostenuta con risorse adeguate e strumenti moderni”.

(Adnkronos) - "Il tavolo tecnico del ministero della Salute pochi mesi fa ha elaborato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, con il coordinamento della Conferenza Stato-Regioni, il Piano di azione nazionale sulla salute mentale, il Pansm 2025-2030. E' un risultato estremamente importante anche perché sulla legge di Bilancio vi sono dei finanziamenti ad hoc che andranno a crescere negli anni. Noi oggi spendiamo il 90% circa in farmaci e in cure e pochissimo sulla prevenzione, e questo non va bene. La salute oggi è un concetto molto diverso, perché è integrata e ruota intorno alla cosiddetta 'One Mental Health', che ci fa capire come, se non riusciamo a intervenire partendo dalla salute mentale, non riusciamo a creare quel processo di prevenzione che si chiama salutogenesi e non patogenesi. Il Pansm parte proprio da questo aspetto". Lo ha spiegato Alberto Siracusano, presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), intervenuto oggi a Roma al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide'.
"Abbiamo in atto un cambiamento antropologico radicale - ha osservato Siracusano - Occupandomi di salute mentale, quello che vedo oggi è sempre una prima richiesta all'intelligenza artificiale. I ragazzi hanno come migliore amico l'Ai. Quando una persona dice che non ha fiducia nel sistema sanitario nazionale, in realtà dovremmo chiederci: in che cosa ha fiducia? Questa secondo me sarebbe la domanda da porsi". Oggi, ha evidenziato il presidente del Css, "abbiamo dei dati estremamente drammatici" sul disagio mentale, "che ci fanno vedere come in età evolutiva ci sia una problematicità crescente. Questo ovviamente incide sugli accertamenti, sulle liste d'attesa, su delle richieste improprie. Per cui serve un grande cambiamento culturale sul concetto di salute e di salute mentale, partendo fin dai primi giorni di vita. Se vogliamo fare realmente prevenzione, dobbiamo cominciare a ragionare in modo diverso. Un esempio è quello che riguarda la diagnosi e l'intervento precoce in gravidanza sulla depressione: se riuscissimo a inserire semplici domande di screening, riusciremmo a cominciare a far capire che la nostra prevenzione, la nostra salute, nasce proprio durante il periodo della gravidanza".
"Il problema del nostro futuro riguarda dunque una visione piu completa del concetto di salute, in cui la salute mentale ha un ruolo fondamentale - ha concluso Siracusano - Il fatto che si parli poco del Piano nazionale è un segnale del fatto che non si è capita l'importanza e gli effetti di un benessere psichico sulla società in generale. Una nuova società, una società moderna, non può non dare il diritto alla salute mentale. L'importanza del Ssn da questo punto di vista è unica e irrinunciabile: chi lavora nel campo della salute mentale lavora esclusivamente nel pubblico, se non si potenziano questi servizi non facciamo una buona programmazione".

(Adnkronos) - Donald Trump di nuovo all'attacco di Giorgia Meloni. "Non abbiamo più lo stesso rapporto", dice il presidente americano a Fox News, all'indomani delle dichiarazioni rilasciate al Corriere della Sera, a cui ha detto di "essere scioccato dalla mancanza di coraggio" della premier sull'Iran. "È stata negativa. Con chiunque ci abbia rifiutato l'aiuto in questa situazione iraniana, non abbiamo lo stesso rapporto", ha detto a Maria Bartiromo di Fox News durante "Mornings with Maria".

(Adnkronos) - In terapia per essere un padre migliore: il Principe Harry ha raccontato durante una tappa del suo tour in Australia, a Melbourne, il suo rapporto con la terapia, fatta prima di avere i suoi bambini, e l'impatto che questa ha avuto sulla paternità. Il Duca di Sussex è intervenuto ad un evento di 'Movember' - iniziativa benefica di raccolta fondi nata nel 2003 nella città australiana con l'obiettivo di promuovere la consapevolezza sulla salute maschile, anche quella mentale - dedicato in particolare al tema della paternità.
Harry, 41 anni, ha spiegato che prima di aver avuto i due figli, il Principe Archie, 6 anni e la Principessa Lilibet, 4 anni, si è sottoposto a delle sedute: "Sicuramente da un punto di vista terapeutico vuoi essere la versione migliore di te stesso per i tuoi figli", ha dichiarato durante la discussione con il direttore della ricerca sulla salute maschile di 'Movember', il Dottor Zac Seidler. "E sapevo di avere cose del passato da affrontare e dovevo prepararmi a purificarmi".
Prima della nascita di Archie, ha poi ricordato, il terapeuta lo esortò a cercare di "essere consapevole" del suo modo di sentirsi "una volta nato il bambino". E lui - ha spiegato a Melbourne - sentì una "disconnessione" nei primi giorni: "Mia moglie era quella che creava la vita, e io ero lì ad assistere", ha ricordato. Harry ha concluso la sua apparizione ricordando ai padri che "non sono soli" mentre affrontano le realtà della genitorialità. "Ai papà e ai futuri papà: sì, è un caos. Avrete un'altalena di emozioni — e non giudicate voi stessi" ha detto.

(Adnkronos) - Era in sella a una bicicletta il killer che lunedì sera in via Caracciolo a Foggia, ha ucciso Annibale Carta, detto Dino, personal trainer di 42 anni, incensurato e padre di due figlie, con quattro colpi di pistola da distanza ravvicinata. La vittima era a spasso con il cane vicino alla sua abitazione. Gli inquirenti, che mantengono uno stretto riserbo sulle indagini, hanno ascoltato parenti e conoscenti informati sui fatti. Si tende a escludere la pista della criminalità e anche quella dello scambio di persona è ritenuta improbabile. La zona era illuminata. Si indaga nella vita privata.
Carta era molto conosciuto negli ambienti sportivi ed era volontario in parrocchia, viene raccontato come persona integerrima. Ieri sera si è tenuta una veglia di preghiera sul luogo dell'assassinio alla presenza della compagna dell'uomo, di altri familiari, di cittadini, dei parroci, della sindaca Maria Aida Episcopo e della consigliera regionale Rosa Barone.
L'avvocato Michele Vaira, che difende gli interessi della famiglia di Annibale Carta, ha dichiarato che "la famiglia ripone la più totale fiducia nell’operato della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia e dei carabinieri del Comando Provinciale, certi che le indagini in corso sapranno fare piena luce su questo terribile delitto e individuare il responsabile, o i responsabili, di un gesto tanto efferato quanto inspiegabile". "Chi ha commesso questo crimine ne pagherà le conseguenze, nelle forme e nei tempi che la legge e la giustizia sapranno determinare", ha detto.
"L'ondata di affetto e di solidarietà che ha investito la famiglia Carta - ha aggiunto - testimonia ciò che chiunque abbia conosciuto Dino già sapeva: era un giovane dalla vita specchiata, un grande lavoratore, un marito e un padre esemplare, una persona amata e stimata da tutti coloro che hanno avuto il privilegio di incontrarlo. La sua dedizione alla famiglia, alla professione e al volontariato ne faceva un punto di riferimento per l’intera comunità".
L'avvocato ha rivolto, a nome dei familiari, "un sentito e commosso ringraziamento a tutti coloro che in queste ore drammatiche hanno manifestato la propria vicinanza: gli amici, i conoscenti, la comunità parrocchiale e l’intera cittadinanza foggiana". "Rivolgo un accorato appello a chiunque sia in possesso di informazioni utili alle indagini, anche apparentemente marginali, affinché si rivolga con fiducia ai Carabinieri del Comando Provinciale di Foggia o in alternativa a questo studio legale. Ogni contributo può risultare determinante per assicurare alla giustizia l’autore di questo atto criminale e restituire alla famiglia di Dino la verità che merita".
"Rivolgo inoltre un appello - ha continuato l'avvocato Vaira - agli organi di informazione affinché continuino a tenere alta l’attenzione su questo gravissimo fatto di cronaca, contribuendo a mantenere viva la memoria di Dino e a sollecitare la collaborazione della collettività. Riconosciamo e rispettiamo profondamente il ruolo fondamentale dei professionisti dell’informazione, il cui lavoro è essenziale per garantire che vicende come questa non cadano nell’oblio e che l’opinione pubblica resti vigile. Al contempo chiedo che l’attività giornalistica si svolga nel pieno rispetto della riservatezza e della dignità della famiglia Carta, in particolare delle figlie minori, evitando ogni forma di spettacolarizzazione del dolore e ogni intrusione nella sfera privata dei congiunti della vittima".

(Adnkronos) - "Nelle regioni dove si ricorre correttamente alla farmacia dei servizi si ha un calo delle liste d'attesa". Così Marco Cossolo, presidente nazionale di Federfarma, nel suo intervento oggi al convegno 'Adnkronos Q&A - Salute, prevenzione e risorse: le sfide', in corso a Roma. "Nelle Marche, ad esempio, c'è stata una riduzione del 18% delle liste d'attesa, soprattutto sulla telecardiologia - sottolinea - Anche in Piemonte il contributo alle liste d'attesa è stato importante, tant'è che la Regione ha chiuso la sperimentazione ed è andata in proroga".
Per Cossolo "il problema vero è quello della ricetta, perché alcune Regioni si sono inventate altri meccanismi di controllo, tra cui la Lombardia; altre sono un pochino più indietro, perché non hanno il modo di mettere in contatto la prescrizione con la cosiddetta 'bruciatura' della ricetta. Nella legge di Bilancio c'è la norma, ora stiamo attendendo i decreti attuativi", conclude.

(Adnkronos) - L'Iran torna a ironizzare sull'attacco del presidente americano Donald Trump alla premier Giorgia Meloni, arrivando a proporsi all'Italia come alleato alternativo a Washington. "Cara Italia, il vostro primo ministro ha difeso il Papa e perso un alleato a Washington - ha scritto su X la missione diplomatica di Teheran in Ghana - Vorremmo offrirci per occupare il posto vacante".
"Le nostre qualifiche: 7.000 anni di civiltà, un amore condiviso per la poesia, l'architettura e il cibo che richiede più tempo per essere preparato rispetto alla capacità di attenzione di Trump - scherza il post - L'unica cosa per cui Iran e Italia abbiano mai litigato è chi abbia inventato il gelato: il faloodeh è arrivato per primo, ma il gelato ha fatto più rumore. Siamo in una 'guerra fredda' su questo tema da 2.000 anni".
E ancora, sempre dall'ambasciata in Ghana: "L'Iran nega categoricamente tutte le accuse di taglio della pasta. Rispettiamo l'integrità territoriale degli spaghetti. Qualsiasi affermazione contraria è infondata e non riflette la nostra posizione ufficiale (Per favore, non controllate le nostre cucine per questo. Non vogliamo perdere il nostro potenziale alleato).
Non è la prima uscita di questo tipo da parte di Teheran. Già nelle prime ore dopo le critiche di Trump - secondo cui a Meloni "non importa se l'Iran ha un'arma nucleare e fa saltare in aria l'Italia in due minuti" – un’altra missione diplomatica iraniana, in Thailandia, ha replicato con toni simili: "Perché dovremmo fare del male all'Italia? Adoriamo gli italiani, il calcio e il cibo, e amiamo città come Roma, Rimini, Pisa, Milano, Venezia, Firenze, Napoli, Genova e Torino, così come la Sardegna, la Sicilia e tutto ciò che c'è in mezzo".
A intervenire è stata anche l'ambasciata iraniana in Bulgaria. "Trump ha detto che l'Iran farebbe saltare in aria l'Italia in 2 minuti se avesse la possibilità. Incredibile! - ha scritto la missione diplomatica a Sofia - La politica dell'Iran è sempre stata improntata al rispetto delle nazioni, non alla loro distruzione".
Si segnala anche l'ambasciata in Armenia, che si è rivolta direttamente a Trump: "Se confermiamo che hai vinto, se confermiamo che sei il più vittorioso autore di blocchi nell'intero mondo, poserai il telefono per mezz'ora - solo mezz'ora - per occuparti dei tuoi doveri principali? I 30 milioni di americani senza assicurazione sanitaria, gli 800mila americani senza casa, le infrastrutture americane in rovina. Il deficit di 38 trilioni di dollari...".

(Adnkronos) - Jannik Sinner potrebbe spostare il derby di Roma? La finale degli Internazionali d'Italia 2026 si gioca il 17 maggio al Foro Italico e potrebbe creare un corto circuito organizzativo a causa della concomitanza di Roma-Lazio llo Stadio Olimpico. La partita valida per la 37esima giornata di Serie A si gioca nel weekend del 17 maggio, proprio come la finale del Masters 1000 di Roma.
I due eventi sportivi, distanti poche centinaia di metri, coinvolgeranno decine di migliaia di tifosi e appassionati, tra chi seguirà il match dell'Olimpico e chi si recherà al Foro Italico per la finale di doppio femminile e quella del tabellone maschile, dove potrebbe giocare proprio il nuovo numero 1 del mondo Jannik Sinner.
Un'affluenza che rischia di congestionare l'area con la necessità di un'organizzazione speciale. Appare improbabile, se non da escludere totalmente, l'ipotesi di un derby in serale alle 20.45. Lo 'slot' possibile per Roma-Lazio è quello delle 18, ma in questo caso scatterebbe proprio la quasi contemporaneità con la finale degli Internazionali.
Tra le ipotesi, in teoria, potrebbe farsi largo quella che prevede di spostare la partita di Serie A a lunedì 18 maggio, sempre alle ore 18. I club sarebbero contenti di giocare la stracittadina in un pomeriggio feriale? Il problema di gestione di eventi in contemporanea si porrebbe anche in caso di anticipo del derby al sabato, quando sono in programma la finale di doppio maschile e quella del tabellone femminile, così come al venerdì, quando si giocheranno le due semifinali maschili del Masters 1000 di Roma.

(Adnkronos) - La Nato senza Donald Trump? L'Europa accelera sul suo piano di riserva, che garantisce all'Alleanza la possibilità di autodifesa utilizzando le strutture militari esistenti anche in caso di ritiro degli Stati Uniti dal Patto Atlantico. Lo scrive il Wall Street Journal, spiegando che i funzionari che stanno lavorando al piano, che qualcuno chiama la "Nato europea", puntano ad incrementare al massimo il coinvolgimento di europei nei ruoli di comando e controllo dell'Alleanza e ad integrare le risorse militari statunitensi con le proprie.
I piani - ai quali si lavora informalmente attraverso incontri a margine e pranzi di lavoro all'interno e intorno all'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord - non sono pensati per rivaleggiare con l'attuale Alleanza, spiegano i partecipanti. I funzionari europei puntano a preservare la deterrenza contro la Russia, la continuità operativa e la credibilità nucleare anche se Washington ritirerà le forze dall'Europa o si rifiuterà di difenderla, come ha minacciato il presidente Trump.
I piani, pensati per la prima volta lo scorso anno, sottolineano la profonda inquietudine dell'Europa riguardo all'affidabilità degli Stati Uniti. Hanno subito un'accelerazione dopo che Trump ha minacciato di impossessarsi della Groenlandia e ora stanno acquisendo nuovo slancio nel pieno dello stallo conseguente al rifiuto dell'Europa di sostenere la guerra americana in Iran. A spingere in favore di un'accelerazione è stato anche il cambiamento di posizione di Berlino: per decenni, la Germania ha resistito alle richieste guidate dalla Francia per una maggiore sovranità europea in materia di difesa, preferendo mantenere l'America come ultimo garante della sicurezza europea. Questo sta cambiando con il cancelliere tedesco Friedrich Merz a causa delle preoccupazioni sull'affidabilità degli Stati Uniti di Donal Trump come alleato.
La sfida è enorme. L'intera struttura della Nato si basa sulla leadership americana quasi ad ogni livello, dalla logistica all'intelligence fino al comando militare più alto dell'Alleanza. Gli europei ora cercano di assumersi maggiori responsabilità, comeTrump ha da tempo richiesto. L'alleanza sarà "guidata dall'Europa in misura maggiore", ha dichiarato recentemente il Segretario Generale Mark Rutte. La differenza ora è che gli europei stanno adottando misure di propria iniziativa, a causa della crescente ostilità di Trump. Negli ultimi giorni, Trump ha dato agli alleati europei dei "codardi" e ha definito la Nato una tigre di carta, aggiungendo, in riferimento al presidente russo Vladimir Putin: "Anche Putin lo sa."
"Uno spostamento di peso e responsabilità dagli Stati Uniti verso l'Europa è in corso e continuerà... come parte della strategia di difesa e sicurezza nazionale degli Stati Uniti," ha dichiarato il presidente finlandese Alexander Stubb, uno dei leader coinvolti nei piani. "La cosa più importante è capire che sta avvenendo e anche farlo gestendolo e in modo controllabile, invece che attraverso un ritiro rapido degli Stati Uniti", ha aggiunto in un'intervista.
All'inizio di questo mese, Trump ha minacciato di lasciare la Nato a causa del rifiuto degli alleati di sostenere la sua campagna in Iran. Qualsiasi ritiro dall'Alleanza richiederebbe l'approvazione del Congresso, ma il presidente potrebbe comunque spostare truppe o risorse fuori dall'Europa, o negare il sostegno economico all'Alleanza, usando la sua autorità di comandante in capo.
Subito dopo la minaccia di Trump, Stubb ha chiamato il presidente per informarlo sui piani dell'Europa per rafforzare le proprie difese. "Il messaggio fondamentale ai nostri amici americani è che, dopo tutti questi decenni, è tempo che l'Europa si assuma maggiori responsabilità per la propria sicurezza e difesa," ha detto Stubb. L'accelerante politico decisivo per l'Europa è stato il cambiamento storico che si è verificato a Berlino, che ospita armi nucleari statunitensi e ha a lungo evitato di mettere in discussione il ruolo dell'America come garante della sicurezza europea. Tedeschi e altri europei temevano che promuovere la leadership europea all'interno della Nato potesse offrire agli Stati Uniti una scusa per ridurre il loro ruolo.
Eppure, alla fine dello scorso anno, Merz ha iniziato a ripensare questa posizione di lunga data dopo aver concluso che Trump era pronto ad abbandonare l'Ucraina, secondo persone a conoscenza del suo pensiero citate dal Wall Street Journal. Merz era preoccupato che Trump stesse confondendo vittima e aggressore nella guerra, e che non ci fossero più valori chiari a guidare la politica statunitense all'interno della Nato.
Nonostante ciò, il leader tedesco non voleva mettere pubblicamente in discussione l'Alleanza. Gli europei, secondo il cancelliere, avrebbero dovuto assumere un ruolo più importante al suo interno. Idealmente, gli Stati Uniti sarebbero rimasti nell'alleanza ma la maggior parte della difesa sarebbe diventata di responsabilità degli europei, secondo le stesse fonti. Il cambiamento della Germania ha sbloccato un accordo più ampio coinvolgendo altri paesi tra cui Regno Unito, Francia, Polonia, i paesi nordici e il Canada, che ora presentano il piano di emergenza come una coalizione di volontari interna alla Nato, secondo i funzionari coinvolti.
Solo dopo il cambio di passo a Berlino la pianificazione è passata alle questioni militari pratiche e la loro gestione, dalle difese aeree e missilistiche della Nato, ai corridoi di rinforzo in Polonia e negli Stati baltici, alle reti logistiche e le principali esercitazioni regionali, dopo l'eventuale ritiro americano. I funzionari sentiti dal quotidiano affermano che la reintroduzione della leva militare è un altro aspetto cruciale per il successo del piano. Molte nazioni l'hanno abbandonata dopo la Guerra Fredda.
I funzionari coinvolti vogliono accelerare la produzione europea di equipaggiamenti vitali in settori in cui l'Europa è indietro rispetto agli Stati Uniti, inclusi la guerra antisommergibile, le capacità spaziali e di ricognizione, il rifornimento in volo e la mobilità aerea. I funzionari indicano l'annuncio del mese scorso da parte di Germania e Regno Unito di un progetto congiunto per sviluppare missili da crociera stealth e armi ipersoniche come esempio della nuova iniziativa,
La transizione è già in corso. Un numero crescente di posizioni chiave di comando della Nato è ora ricoperto da europei e molte delle principali esercitazioni svolte di recente o programmate nei prossimi mesi saranno guidate da forze europee, in particolare nella regione nordica, dove l'alleanza confina con la Russia. Un vuoto particolarmente difficile da colmare riguarda l'intelligence e la deterrenza nucleare.
I funzionari europei affermano che nessun riassetto delle truppe può sostituire rapidamente i sistemi satellitari, di sorveglianza e di allerta missilistica statunitensi che costituiscono la spina dorsale della credibilità della Nato, mettendo Francia e Gran Bretagna sotto pressione per espandere i loro ruoli sia nell'intelligence nucleare che in quella strategica. Il cambiamento di rotta della Germania ha aperto la strada all'elemento più delicato della difesa sovrana europea: la sostituzione dell'ombrello nucleare statunitense. Dopo che Trump ha minacciato la Groenlandia, Merz e il presidente francese Emmanuel Macron hanno avviato discussioni con l'obiettivo di estendere l'ombrello nucleare francese ad altre nazioni europee, inclusa la Germania. Lo stesso Trump sembra aver riconosciuto che la Groenlandia è stata il punto di svolta.

(Adnkronos) - In Italia vivono 500mila pazienti colpiti da glaucoma, ma si calcola vi siano almeno altrettante persone che non sanno di avere la patologia. Quindi oltre 1 milione di persone soffre di una malattia oculare cronica-progressiva che, se non viene trattata, può portare a danni permanenti al nervo ottico e alla perdita della vista. E la primavera e l'estate sono le stagioni più difficili, tanto che alcuni pazienti non riescono, nelle ore centrali della giornata, a tenere aperti gli occhi in un ambiente esterno. "E' tutta colpa della fotofobia, uno dei sintomi più temuti e frequenti - spiega Luciano Quaranta, professore, direttore e fondatore del Centro oculistico italiano - Chi ne soffre, a causa del glaucoma, sente un forte senso di fastidio verso la luce naturale e artificiale, difficoltà nei passaggi luce/buio e costanti abbagliamenti visivi. Per questo si rende assolutamente necessario l'utilizzo di lenti foto protettive, schermi solari o di capelli con apposite visiere. Sono piccoli accorgimenti che possono però fare la differenza nella vita di tutti i giorni".
"Il glaucoma - ricorda lo specialista - è causato da un aumento della pressione intraoculare interna dell'occhio che danneggia le fibre del nervo ottico. E' una patologia a carattere sociale, con un'incidenza estremamente elevata soprattutto tra gli over 60. Risulta totalmente asintomatica fino agli stadi più avanzati e quindi è molto difficile ottenere una diagnosi precoce. Per individuarla è sufficiente una visita oculistica completa che deve includere anche la misurazione della pressione oculare e l'esame del campo visivo. E' così possibile identificare la malattia nelle sue fasi iniziali e avviare subito il trattamento più adatto. Non si può invece svolgere una prevenzione primaria, anche se esistono alcuni fattori di rischio modificabili, tra cui l'eccessivo peso corporeo e il fumo di sigaretta", sottolinea Quaranta.
"Dal glaucoma non si può guarire - precisa - tuttavia esistono cure che possono rallentarne il decorso, evitando al paziente disabilità visive gravi. La terapia medica consiste nella somministrazione di colliri in grado di ridurre la pressione intraoculare elevata. E' in grande crescita anche l'utilizzo dei laser come trattamento primario, che sono stati inseriti nelle più importanti linee guida internazionali. Infine vi è il trattamento chirurgico, che è sempre più precoce grazie al ricorso di tecnologie mini-invasive o scarsamente-invasive".
La chirurgia, approfondisce l'esperto, "negli ultimi anni ha subito grandi modifiche e l'innovazione ha portato all’utilizzo di mini-stent da inserire all'interno dell’occhio. Sono tipologie di cure molto sicure, estremamente efficaci e che possono essere eseguite in associazione all'intervento per la cataratta. Con la chirurgia combinata 'cataratta-glaucoma' - descrive Quaranta - si ottengono ottimi risultati sia per quanto riguarda la riduzione della pressione oculare che i miglioramenti nelle capacità di vista del paziente. Tra le terapie più invasive vanno segnalati i nuovi impianti drenanti, anche regolabili dall'esterno, e che sfruttano meccanismi di filtrazione posteriore dell'umore acqueo. Queste tecniche garantiscono buoni risultati anche nei casi più difficili e soprattutto sono utili a quei pazienti che hanno già subito, con scarsi risultati, diverse operazioni chirurgiche".
Il paziente con glaucoma "è asintomatico - conclude lo specialista - non percepisce la malattia e quindi non sente dolore. Gli interventi chirurgici modificano la struttura oculare, riducono la pressione e quasi sempre nei primi mesi post-intervento vengono segnalati sensazione di fastidio e altri piccoli disturbi. Dobbiamo educare i nostri assistiti e spiegare l'importanza di intervenire su una malattia cronica e che può avere gravi conseguenze. Comprendere le opzioni di terapia del glaucoma è il primo passo per proteggere la vista a lungo termine".
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Sarda News - Notizie in Sardegna
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