
Non tornerà dietro la cassa del supermercato Pam di Siena Fabio Giomi, il cassiere 62enne protagonista della vicenda del cosiddetto 'test del carrello'. Licenziato e poi reintegrato dal Tribunale di Siena, Giomi ha scelto di chiudere definitivamente il rapporto di lavoro e di avvalersi dell'indennità sostitutiva prevista dall'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, pari a 15 mensilità, dopo che la giustizia civile aveva giudicato il licenziamento illegittimo e discriminatorio.
Il richiamo al lavoro era arrivato il 31 dicembre, due giorni dopo la sentenza del 29 dicembre, ma l'ex dipendente ha preferito rifiutare, motivando la decisione con il timore di un clima potenzialmente ostile. "Negli ultimi due mesi Fabio Giomi ha vissuto una pressione mediatica e personale enorme, che lo ha messo a dura prova - ha spiegato Mariano Di Gioia, segretario della Filcams Cgil di Siena - Ha ritenuto che tornare in quel contesto non fosse la scelta migliore e ha preferito l'indennità risarcitoria e un periodo di riposo". Giomi starebbe valutando alcune proposte di lavoro ricevute nelle ultime settimane.
Secondo il sindacato, la battaglia legale portata avanti dall'ex cassiere rappresenta comunque un risultato storico per la categoria. "La sentenza certifica che il metodo adottato da Pam non può diventare prassi nella Grande distribuzione - sottolinea Di Gioia - È una vittoria importante per tutti i lavoratori del settore e conferma le ragioni della Filcams".
Giomi ha dichiarato di aver voluto portare avanti il ricorso non solo per sé, ma per tutti i colleghi, affinché pratiche simili non possano essere applicate in futuro. "Non so fino a che punto i miei colleghi abbiano compreso che la mia battaglia non era solo personale. Solo una collega mi ha dimostrato solidarietà - ha raccontato a 'La Nazione' - Ho voluto difendere un principio di giustizia, per impedire che simili pratiche punitive potessero essere utilizzate contro altri".
Il cassiere, che lavorava al Pam da quasi quindici anni, ha rifiutato anche eventuali soluzioni intermedie proposte dall'azienda, come una sospensione disciplinare di dieci giorni, scegliendo invece di ricevere l'indennità sostitutiva prevista dalla legge e chiudere definitivamente il rapporto di lavoro.
Appello ad Alessandra Todde e ai dg della aziende sanitarie... 
Le famiglie italiane stanno attraversando una crisi profonda: secondo gli ultimi dati ISTAT, nel 2023 si sono registrate oltre 88.000 separazioni e divorzi, con un aumento del 12% rispetto all'anno precedente. In questo contesto sociale complesso, il cinema si fa specchio della realtà con 'AncheSeLiOdio', il nuovo lungometraggio di Mauro John Capece che debutterà nelle sale l'8 gennaio. Il film, già presentato in anteprima mondiale al Festival de Cine Italiano de Madrid, racconta la storia di Anselmo, un padre di famiglia apparentemente irreprensibile che si ritrova coinvolto in un omicidio dopo aver cercato una via di fuga dalla routine matrimoniale. La pellicola, scritta e interpretata da Corinna Coroneo, vede nel cast Gabriele Silvestrini, Laura Orfanelli, Milo Vallone, Randall Paul e Adrien Liss, insieme alle esordienti Eleonora e Arianna Di Gaetano. "Questo progetto nasce da una riflessione profonda su come i legami più intimi possano trasformarsi in gabbie", spiega il regista Mauro John Capece, che firma anche la fotografia del film. "Desideravo da tempo esplorare la complessità delle dinamiche familiari in un mondo così multimediale e frammentato come quello attuale".
La trama segue Anselmo, marito di Agata e padre di tre figlie, che vive in una condizione di alienazione domestica. Spinto dai colleghi, decide di incontrare una escort per la prima volta, ma si ritrova testimone involontario di un omicidio che lo trasforma nel principale sospettato. "Il film esplora una verità spesso ignorata: quanto sia fragile il nostro controllo sulla vita", continua Capece. "Basta un istante, un luogo sbagliato, e tutto può crollare". L'opera si inserisce in un panorama cinematografico che affronta sempre di più i temi della disgregazione familiare e dell'incomunicabilità.
"Viviamo con l'illusione di essere padroni del nostro destino, ma la realtà ci ricorda, spesso brutalmente, che non è sempre così", riflette il regista. 'AncheSeLiOdio' "non è solo un thriller, ma un viaggio nei meandri delle relazioni familiari contemporanee". Il film si presenta come una metafora delle contraddizioni che attraversano molte famiglie italiane, dove matrimoni apparentemente solidi nascondono tradimenti e menzogne. "A volte è proprio quando crediamo di avere tutto sotto controllo che la vita ci dimostra il contrario", conclude Capece, anticipando un'opera che promette di scuotere il pubblico con la sua rappresentazione cruda e senza compromessi della realtà familiare contemporanea. Il progetto, prodotto da Giuseppe Lepore per Bielle Re ed Evoque Art House e distribuito da Imago, si avvale di un team tecnico di alto livello: Demetra Diamantakos al montaggio, Alessio Scafa per trucco ed effetti visivi, mentre la colonna sonora è curata da Gianluigi Antonelli, Funkatomic e India Czajkowska.
Dopo le criticità segnalate dai pazienti del Centro Oncologico...
Lavori Enas negli impianti di potabilizzazione serviti dal Coghinas... 
Soccorse dai vigili del fuoco due ragazze bloccate in un seminterrato invaso dall'acqua a causa del maltempo. La sala operativa del comando di Roma ha inviato questa notte alle 2,40 circa, in via di Trigoria 82, la squadra di Pomezia 22/A con al seguito personale dei vigili del fuoco del nucleo sommozzatori nel seminterrato dove le due donne, di 21 e 24 anni, erano impossibilitate ad uscire considerata la quantità d’acqua all’interno dell’abitazione, circa 50 centimetri dal raggiungere il soffitto.
Una volta sul posto, il personale dei vigili del fuoco è intervenuto tagliando le inferriate poste a protezione delle finestre del seminterrato raggiungendo così le due ragazze, intrappolate in stanze diverse. Soccorse, in stato di ipotermia, sono state affidate alle cure del personale del 118. Sul posto, oltre ai vigili del fuoco, è intervenuta anche la polizia. Le due ragazze sono state trasportate in codice rosso al Campus Biomedico.
Due camionisti sono rimasti intrappolati, questa mattina alle 6, all’interno dei loro mezzi pesanti a causa dell’allagamento della sede stradale dovuto alle condizioni meteo avverse, in via Ardeatina, a Roma. Raggiunti dai vigili del fuoco, sono stati portati in salvo e sono in buone condizioni di salute.
'Rafforziamo il nostro ruolo nella salvaguardia della natura'...
Poi in azione gruppo di tre uomini: uno di loro ha sparato al
28enne... 
Novak Djokovic lascia la Professional Tennis Players Association, il sindacato dei tennisti che lui stesso aveva fondato. Ad annunciarlo è stato proprio lo stesso giocatore serbo, con un post pubblicato sul proprio profilo X: "Dopo un'attenta riflessione, ho deciso di abbandonare completamente la Professional Tennis Players Association. Questa decisione è frutto di continue preoccupazioni in merito a trasparenza, governance e al modo in cui la mia voce e la mia immagine sono state rappresentate".
"Sono orgoglioso della visione che Vasek (Pospisil, ndr) e io abbiamo condiviso quando abbiamo fondato la PTPA, ovvero dare ai giocatori una voce più forte e indipendente", ha continuato a spiegare Djokovic, "ma è ormai chiaro che i miei valori e il mio approccio non sono più in linea con l'attuale direzione dell'organizzazione".
Ora Djokovic si prepara all'inizio della nuova stagione, con gli Australian Open che si avvicinano: "Continuerò a concentrarmi sul tennis, sulla mia famiglia e a contribuire allo sport in modi che riflettano i miei principi e la mia integrità. Auguro ai giocatori e a tutti coloro che sono coinvolti il meglio per il futuro, ma per me questo capitolo è ormai chiuso."
Confartigianato, 'situazione grave per i gommisti e gli
autoriparatori'... 
'Love is in the air' alla 31esima edizione dei Critics Choice Awards. Dopo aver vinto il premio come Miglior attore protagonista per 'Marty Supreme' (nelle sale italiane dal 22 gennaio con I Wonder Pictures), Timothée Chalamet ha sorpreso il pubblico con una dedica d’amore alla fidanzata Kylie Jenner, imprenditrice e volto noto della famiglia Kardashian-Jenner. "Ringrazio la mia compagna per aver gettato le basi della nostra relazione. Non ce l’avrei mai fatta senza di te, grazie dal profondo del cuore. Ti amo", ha dichiarato l’attore dal palco, stringendo il premio tra le mani. In platea, Jenner gli ha sorriso, ricambiando con un tenero "ti amo".
A tre anni dall’inizio della loro relazione, Chalamet e Jenner hanno scelto solo di recente di viverla alla luce del sole. Il loro legame non è mai stato un mistero, ma fino a poco tempo fa la coppia appariva raramente insieme agli eventi pubblici. Negli ultimi mesi, però, il rapporto ha segnato una svolta evidente. Un momento chiave è stato il Palm Springs International Film Festival, dove Jenner ha sostenuto l’attore. E, qualche giorno fa, Chalamet ha commentato per la prima volta un post della fidanzata sui social con diversi emoji a forma di cuore.
A suggellare questa nuova fase è arrivata anche l’approvazione della madre di Kylie, Kris Jenner. La matriarca del clan 'Kar-Jenner' ha condiviso sui social uno scatto in cui indossava una giacca brandizzata 'Marty Supreme', accompagnandolo con la scritta: "Il miglior film di sempre", e taggando Chalamet. Ormai "Timmy" fa parte della famiglia.
Per la prima volta dall’inizio della relazione, l’attore è stato incluso pubblicamente anche nei festeggiamenti natalizi della famiglia Kardashian-Jenner, come mostrato da uno scatto condiviso sui social. Il nome della giovane star è comparso sulla tradizionale casetta di pan di zenzero, accanto ai soprannomi di tutti i membri della famiglia.

Eva Schloss-Geiringer, sopravvissuta all'Olocausto, testimone della Shoah e sorellastra di Anne Frank, è morta sabato 3 gennaio a Londra all'età di 96 anni. La Fondazione Anne Frank ha reso omaggio a Eva definendola "educatrice instancabile della memoria della Shoah, devota nel promuovere la comprensione e la pace".
Nata a Vienna l'11 maggio 1929, Eva si trasferì ad Amsterdam con la famiglia per sfuggire alla persecuzione nazista. Qui visse in Merwedeplein, di fronte alla casa dei Frank, e divenne amica di Anne, con cui giocava spesso. Entrambe le famiglie ebree furono costrette a nascondersi nel 1942 e nell'alloggio segreto Anne Frank scrisse il celebre diario. Nel 1944 la famiglia Geiringer fu tradita da un'infermiera olandese collaborazionista e deportata ad Auschwitz. Eva e sua madre sopravvissero, mentre il padre Erich e il fratello Heinz furono assassinati. Dopo la liberazione del lager da parte dell'Armata Rossa il 27 gennaio 1945, Eva e sua madre tornarono nei Paesi Bassi, incontrando Otto Frank, padre di Anne e futuro patrigno di Eva. Grazie a lui, Eva trovò una nuova prospettiva di vita nella fotografia e si trasferì a Londra, dove studiò e conobbe Zvi Schloss, suo marito dal 1952. Anne Frank morì nel campo di concentramento di Bergen-Belsen nell'ottobre 1944 a causa del tifo. Il padre Otto Frank fu l'unico membro della famiglia a sopravvivere alla Shoah.
Per oltre quarant'anni Eva rimase in silenzio sui traumi vissuti, iniziando a raccontare la propria storia solo nel 1988, in occasione di un'esposizione dedicata ad Anne Frank a Londra. Negli anni successivi viaggiò in tutto il mondo, portando la sua testimonianza in scuole, università e carceri, collaborando con la Fondazione Anne Frank Trust, di cui fu cofondatrice nel 1990, e partecipando a progetti educativi.
Autrice del libro "Sopravvissuta ad Auschwitz. La vera e drammatica storia della sorella di Anne Frank" (Newton Compton, 2015) e protagonista dei documentari "Eva's Mission" ed "Eva's Promise", Eva mantenne la promessa fatta a suo padre e a suo fratello di recuperare le loro opere d'arte e poesie nascoste durante la prigionia, donando in seguito trenta dipinti del fratello Heinz al Museo della Resistenza olandese di Amsterdam.
Eva Schloss-Geiringer ricevette numerosi riconoscimenti per il suo impegno, tra cui un dottorato honoris causa in Diritto Civile presso l'Università di Northumbria e il titolo di Cavaliere dell'Ordine dell'Impero Britannico. Nel 2021 le fu restituita la cittadinanza austriaca come gesto di riconciliazione con il suo paese natale.
Nell'ultimo incontro con la Casa di Anne Frank ad Amsterdam, nel 2017, Eva, allora 88enne, raccontò la sua storia a tredicenni studenti dell'Amsterdams Lyceum, mostrando il numero tatuato sul suo braccio e trasmettendo così la memoria delle atrocità naziste alle nuove generazioni. (di Paolo Martini)

Italia verso una svolta meteo: freddo intenso, neve a bassa quota e venti forti nei prossimi giorni. Tra il 6 e il 7 gennaio è atteso un peggioramento deciso, con un ciclone sul Tirreno che porterà maltempo diffuso, calo termico e possibili nevicate fino in pianura su alcune regioni del Centro-Nord.
Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo.it[1], conferma che dopo settimane passate a osservare le intense ondate di gelo che hanno colpito il Canada, gli Stati Uniti e l'Asia orientale, l'inverno sta finalmente mostrando il suo lato più crudo anche sul nostro continente. Gran parte dell'Europa sta assistendo a un drastico calo delle temperature, con freddo e neve che si spingono fino alle coste in Olanda, Francia e Germania. E l'attenzione è massima: l'imminente ribaltone è destinato ad arrivare anche in Italia!
Stiamo entrando infatti in una fase molto più dinamica e fredda che ci farà piombare nel cuore del vero inverno. Nelle ultime ore, l'Italia ha iniziato a sentire gli effetti dell'ingresso di correnti fredde settentrionali, con un brusco calo termico che ha investito soprattutto il Nord. Qui, le temperature sono già scese sotto lo zero in molte aree di pianura, con le prime nevicate attese nelle prossime ore a quote medio-basse tra la Romagna, il nord delle Marche e l'Appennino tosco-emiliano. Al contrario, il Centro-Sud, dal Lazio e Abruzzo in giù, è ancora interessato da flussi più miti meridionali, che stanno portando piogge diffuse e mantenendo le temperature su valori più elevati.
L'attenzione però è ora puntata sulle giornate del 6 e 7 gennaio, quando è attesa la formazione di un profondo ciclone proprio sul medio-basso Tirreno. Questo vortice, alimentato da aria gelida, innescherà un netto peggioramento delle condizioni atmosferiche, concentrando le precipitazioni più intense su gran parte delle regioni centro-meridionali.
Il maltempo sarà accompagnato da un sensibile crollo termico che favorirà nevicate a quote molto basse. La neve potrebbe scendere fino a fondovalle o localmente in pianura tra Romagna, zone interne della Toscana e Marche. Le regioni del Centro come Abruzzo, Molise e Lazio interno vedranno fiocchi imbiancare le zone collinari, mentre solo l'estremo Sud manterrà una quota neve più alta, oltre gli 800-1000 metri, a causa di correnti più miti.
Questa specifica configurazione barica, con il minimo depressionario posizionato così a Sud, lascerà invece le regioni nord-occidentali al riparo dal grosso delle precipitazioni e del freddo più intenso. Solo il Nord-Est, in particolare Friuli e Veneto, potrà assistere a qualche debole nevicata o sfiocchettata, ma per il resto del Nord la giornata dell'Epifania si prospetta asciutta, sebbene molto fredda.
La presenza del minimo depressionario sul Tirreno scatenerà una violenta rotazione ciclonica dei venti. Avremo raffiche localmente burrascose: Bora impetuosa sulle coste di Nord-Est e fino alle Marche, Tramontana forte sulla Liguria, e intenso Maestrale su Sardegna e Sicilia. Le restanti regioni meridionali saranno sferzate da forti correnti occidentali, rendendo i mari molto agitati.
NEL DETTAGLIO
Lunedì 5. Al Nord: nubi in aumento. Al Centro: piogge sparse. Al Sud: piogge sparse in Campania e nord Calabria.
Martedì 6. Al Nord: possibile neve a bassa quota su Emilia Romagna e localmente sul Triveneto. Al Centro: piogge e neve in collina. Al Sud: piogge sparse
Mercoledì 7. Al Nord: soleggiato, più nubi sulla Romagna. Al Centro: forti piogge e neve in collina. Al Sud: piogge e temporali, neve in montagna
Tendenza: nuove piogge e graduale rialzo termico dal weekend.

Il presidente americano Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu avrebbero raggiunto un accordo per colpire l'Iran durante il loro incontro a Mar-a-Lago, in Florida. Lo scrive il quotidiano libanese 'Al-Akhbar', affiliato a Hezbollah, sostenendo che le autorità di Beirut hanno ricevuto queste informazioni da fonti internazionali. Il quotidiano precisa che l'accordo tra Trump e Netanyahu prevede un attacco contro l'Iran se non interromperà completamente il suo programma nucleare e non metterà fine al sostegno ai suoi alleati nella regione.
Nell'articolo si legge anche che l'Arabia Saudita starebbe cercando di mediare con Teheran per raggiungere un accordo. C'è infatti il timore, da parte di Riad, che il caos in Iran possa estendersi all'intera regione.
Teheran accusa Israele: "Mina unità e incita alla violenza"
L'Iran ha accusato Israele di ''minacciare la sua unità nazionale'' dopo che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha espresso il suo sostegno ai manifestanti che da una settimana protestano a Teheran e in altre zone del Paese contro il carovita e il governo.
"Il regime sionista è determinato a sfruttare la minima opportunità per seminare divisione e minare la nostra unità nazionale, e dobbiamo restare vigili", ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghai in una conferenza stampa a Teheran. Baghai ha anche accusato i leader israeliani e statunitensi di "incitamento alla violenza".
Media: "Khamenei pronto a fuggire in Russia"
L'Ayatollah Ali Khamenei, Guida suprema dell'Iran, sarebbe pronto a fuggire in Russia nel caso in cui le forze armate di Teheran non riuscissero a sedare le proteste contro il governo e contro il carovita in corso da una settimana nel Paese. Lo scrive il quotidiano britannico 'The Times' citando fonti di intelligence. Khamenei non esce dall'Iran dal 1989, quando ha assunto il potere.
Anche il leader siriano Bashar al-Assad è fuggito a Mosca l'8 dicembre del 2024 dopo l'offensiva dei ribelli siriani che ha portato alla caduta del suo regime.
Iran chiede rilascio Maduro
L'Iran ha inoltre chiesto agli Stati Uniti di rilasciare il presidente del Venezuela Nicolas Maduro. "Il presidente di un Paese e sua moglie sono stati rapiti. Non c'è motivo di esserne orgogliosi, si tratta di un atto illegale", ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghai. "Come ha sottolineato il popolo venezuelano, il suo presidente deve essere liberato", ha aggiunto durante una conferenza stampa a Teheran.

Il blitz con cui gli Stati Uniti hanno portato il presidente venezuelano Nicolas Maduro a New York per processarlo per narco-terrorismo apre una nuova nei rapporti tra Washington e l’America Latina. Un’operazione che solleva interrogativi giuridici, ma soprattutto politici e strategici: dalla legittimità dell’uso extraterritoriale della giustizia Usa fino al messaggio lanciato agli altri governi della regione.
L’Adnkronos ha contattato Giorgio Malfatti di Monte Tretto, ex ambasciatore d'Italia a Cuba e in Uruguay, docente all’Università Link di Economia e politica delle reti criminali e autore del libro “ America Latina: Democrazia, populismo e criminalità[1] ” (Eurilink).
Ambasciatore, che tipo di operazione è stata la cattura di Maduro?
“È stata senza dubbio un’azione spettacolare. Ma non improvvisata. Un’operazione del genere presuppone una lunga preparazione e, soprattutto, delle complicità interne. Maduro non dormiva più a Miraflores, ma in una struttura militare. Se è stato prelevato lì, è difficile pensare che una parte dell’apparato bolivariano non abbia collaborato o quantomeno chiuso un occhio”.
Quindi lei esclude che si sia trattato di un blitz interamente esterno?
“Francamente sì. Se l’operazione è avvenuta come raccontano gli americani, con l’ingresso nella stanza da letto e l’estrazione in elicottero, significa che qualcosa nell’apparato militare e di intelligence venezuelano non ha funzionato, o ha funzionato in modo ‘poco ortodosso’. È un segnale importante sulla tenuta del regime”.
Questo sequestro richiama precedenti storici?
“Ricorda il caso di Manuel Noriega a Panama. Anche allora gli Stati Uniti agirono fuori dai propri confini, giustificando l’operazione con un processo penale e ragioni di sicurezza nazionale. Sono operazioni che rientrano in una tradizione ben precisa della politica estera americana nella regione. Bisogna tornare alla dottrina Monroe, che dall'Ottocento sancisce la supremazia degli Stati Uniti nel continente americano, escludendo l’ingerenza delle potenze europee. Con il corollario Roosevelt del 1904, Washington si attribuì esplicitamente il ruolo di ‘poliziotto interamericano’, riservandosi il diritto di intervenire negli affari interni degli Stati latinoamericani ogni volta che fossero in gioco stabilità e interessi strategici”.
Le accuse americane parlano del ‘cartel de los Soles’. Lei conosce bene i sistemi criminali dell'America Latina, di che tipo di organizzazione si tratta?
“Non è un cartello nel senso classico, come quelli messicani o colombiani. Non controlla la produzione di droga. È piuttosto una rete di collusione e protezione, che facilita il passaggio della droga e garantisce coperture politiche e militari. Esisteva decenni fa, poi è stato riesumato nei Duemila. Pensare a Maduro come a un nuovo Escobar è francamente poco credibile”.
Questo rende le accuse più deboli dal punto di vista giudiziario?
“Le rende sicuramente più difficili da provare. Il Venezuela è sempre stato un vaso di Pandora dal punto di vista della criminalità organizzata. Riciclaggio e corruzione lasciano pochissime tracce. È un terreno in cui le accuse sono spesso plausibili, ma il riscontro giudiziario è complesso”.
Che messaggio manda questa operazione agli altri Paesi dell’America Latina?
“È un messaggio fortissimo. In particolare alla Colombia di Petro, che potrebbe diventare un prossimo obiettivo politico, anche se per lui le accuse sono meno pesanti, e poi Petro è stato eletto legittimamente, dunque la dottrina Rubio sulla cattura non reggerebbe[2]. Ma il Paese che rischia di più è Cuba: senza il petrolio venezuelano, l’isola non può neanche accendere le lampadine. Un eventuale regime change a Caracas avrebbe effetti devastanti per L’Avana”.
E Russia e Cina? Quanto perdono da un cambio di scenario in Venezuela?
“Molto meno. La Russia non compra petrolio venezuelano, lo usa soprattutto come punto logistico e simbolico. La Cina può diversificare. Cuba no. Per questo il Venezuela è vitale soprattutto per il regime cubano”.
Dietro l’operazione contro Maduro c’è soprattutto una questione energetica?
“Come ci disse l’ambasciatore del Brasile durante l’incontro al Circolo degli Esteri organizzato dalla Sioi, Trump è interessato prima di tutto al petrolio. Il Venezuela ha enormi riserve di greggio pesante, fondamentali per le raffinerie del Texas. Controllare quel petrolio sarebbe un colpo strategico enorme”.
In un mondo che sembrava avviato verso la decarbonizzazione, il petrolio è tornato centrale?
“Esattamente. Cinque anni fa il petrolio sembrava una risorsa del Novecento. Oggi non è più così. La domanda energetica resta altissima e il controllo delle fonti è tornato un tema geopolitico centrale”.
Nel suo libro si parla della Guyana, ex colonia britannica che confina con il Venezuela e viene perlopiù ignorata da noi europei. Eppure cresce a ritmi vertiginosi.
"Un paese che è stato crocevia di criminali internazionali e che di colpo è diventato uno dei nuovi epicentri energetici del continente, grazie alle enormi scoperte offshore degli ultimi anni. Questo ha cambiato gli equilibri regionali e ha riacceso anche il contenzioso storico sull’Essequibo, un’area ricchissima di risorse che il Venezuela rivendica da decenni. Considerando che la Exxon è la società che al momento estrae il petrolio della Guyana, che si prevede nel 2028 superare la produzione del Venezuela stesso, credo che le mire di Caracas sull'Essequibo saranno in seria difficoltà dopo l'operazione trumpiana...
Cosa può succedere ora sul piano politico interno in Venezuela?
“Formalmente il potere è passato alla vicepresidente Delcy Rodríguez, che conobbi quando era ministro degli Esteri e non è una figura estremista, ma il vero nodo è capire se e come si andrà a elezioni. La costituzione chavista prevede regole abbastanza chiare sul ritorno alle urne, ma chi potrà candidarsi? Chi rappresenterà davvero l’opposizione? Con quali garanzie? La premio Nobel per la pace Corina Machado è stata scaricata da Trump, il teorico vincitore delle elezioni Edmundo González Urrutia non è stato menzionato nella conferenza di Mar-a-Lago. Oltre agli interessi strategici degli Usa, non si è parlato molto di processi democratici”. (di Giorgio Rutelli)

''Ad ogni varco di accesso alla Ztl ci sarà un cartello con l’indicazione di inizio della Zona 30: non stiamo più parlando di singole strade, ma di un’intera zona che va segnalata all’automobilista. La prossima settimana tutti i cartelli saranno posizionati dove ci sono le telecamere, ad avvertire che da lì in poi non si potranno superare i 30. Nemmeno sulle strade larghe''. Lo dice in un'intervista al 'Corriere della Sera' Eugenio Patanè, assessore alla Mobilità del Comune di Roma, parlando della 'zona 30' in centro attiva dal 15 gennaio.
''Corso Vittorio, via del Teatro di Marcello, via Nazionale, il tunnel che sbuca sul Tritone, per esempio: a 30 all’ora anche le strade larghe, che non sono a scorrimento veloce, e c’è una bella differenza - spiega - Perché sulla strada a scorrimento veloce, come la Tangenziale o il Gra, non si svolta a sinistra o c’è il guardrail in mezzo. Mentre le vie larghe del Centro sono retaggio della città che si voleva costruire, a misura di macchina, ma che ormai non c’è più: queste vie vanno trattate non come strade dove si può correre, ma dove si va piano per ammirare la teatralità monumentale''.
''La maggior parte delle vittime sono pedoni, per questo faremo 175 attraversamenti pedonali rialzati - sottolinea - Quindi le 20 strade scolastiche, il grande lavoro sulle ciclabili. Poi faremo altre 1000 strade a 30 all’ora. C’è il lavoro sui black-point, sia carrabili che pedonali, che vale una sensibile diminuzione dei morti: sono sicuro che quei dieci morti in meno rispetto al 2024 siano legati agli incroci messi in sicurezza. E poi i Photored...''. ''Ne arriveranno 40 entro il 2026, li stiamo già mettendo - aggiunge - E abbiamo scelto di coprire gli incroci più larghi, perché dove passi col rosso e hai un tratto di strada più grande da percorrere, hai un grado di pericolosità maggiore''.

L'esercito del Venezuela ha dichiarato di riconoscere Delcy Rodriguez, vicepresidente del deposto leader Nicolas Maduro, come leader ad interim del Paese, all'indomani dell'operazione militare con cui gli Usa hanno catturato l'ex presidente e lo hanno trasferito negli Stati Uniti affinché venga processato. Il ministro della Difesa Vladimir Padrino López ha rilasciato una dichiarazione a sostegno di una decisione della Corte Suprema[1] che ha nominato Rodriguez[2] presidente ad interim per 90 giorni.
Il raid statunitense ha comportato "l'uccisione a sangue freddo di gran parte della sua squadra di sicurezza, soldati e civili innocenti", ha poi denunciato, condannando il "codardo sequestro" dell'ex presidente Maduro da parte delle forze Usa. Padrino Lopez ha poi esortato la popolazione del Paese a riprendere le normali attività in un discorso televisivo. "Invito il popolo del Venezuela a riprendere le proprie attività di ogni tipo, economiche, lavorative ed educative, nei prossimi giorni", ha detto il capo dell'esercito in un videomessaggio alla nazione.
Padrino Lopez ha poi esortato gli Stati Uniti a rilasciare l'ex presidente e messo in guardia il resto del mondo contro il "colonialismo" di Washington. Circondato da ufficiali militari, il generale in capo ha sottolineato che Maduro "è il leader costituzionale vero e autentico di tutti i venezuelani" e dichiarato che l'esercito ne esige il "rilascio immediato". Ha poi condannato l'"ambizione colonialista" degli Usa, esortando gli altri Paesi "a volgere lo sguardo verso ciò che sta accadendo contro il Venezuela, contro la sua sovranità": il mondo "deve stare in guardia, perché se ieri è successo al Venezuela, domani potrebbe accadere ovunque".
Quindi l'appello alla popolazione a "non cedere alle tentazioni della guerra psicologica, alla minaccia, alla pace che ci vogliono imporre", esortandola piuttosto "alla pace e all'ordine".
In un'intervista telefonica a The Atlantic, il presidente Usa Donald Trump ha intanto lanciato una minaccia contro la nuova leader venezuelana, affermando che "se non farà la cosa giusta, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro", catturato ieri dagli Usa a Caracas.
Gli Stati Uniti tuttavia non considerano Rodriguez presidente legittima, aveva chiarito in precedenza il segretario di Stato americano Marco Rubio, parlando con Abc News e sottolineando di non ritenerla legittima perché "non crediamo che questo regime sia legittimo in quanto frutto di elezioni... E non siamo solo noi. Sono circa 60 i paesi in tutto il mondo che condividono questa opinione".
"In definitiva - aveva sottolineato - la legittimità del loro sistema di governo deriverà da un periodo di transizione e da elezioni reali, che finora non hanno avuto".
Venezuela, esercito riconosce Rodriguez presidente. Trump avverte: "Faccia la cosa giusta o pagherà"

L'esercito del Venezuela ha dichiarato di riconoscere Delcy Rodriguez, vicepresidente del deposto leader Nicolas Maduro, come leader ad interim del Paese, all'indomani dell'operazione militare con cui gli Usa hanno catturato l'ex presidente e lo hanno trasferito negli Stati Uniti affinché venga processato. Il ministro della Difesa Vladimir Padrino López ha rilasciato una dichiarazione a sostegno di una decisione della Corte Suprema[1] che ha nominato Rodriguez[2] presidente ad interim per 90 giorni.
Il raid statunitense ha comportato "l'uccisione a sangue freddo di gran parte della sua squadra di sicurezza, soldati e civili innocenti", ha poi denunciato, condannando il "codardo sequestro" dell'ex presidente Maduro da parte delle forze Usa. Padrino Lopez ha poi esortato la popolazione del Paese a riprendere le normali attività in un discorso televisivo. "Invito il popolo del Venezuela a riprendere le proprie attività di ogni tipo, economiche, lavorative ed educative, nei prossimi giorni", ha detto il capo dell'esercito in un videomessaggio alla nazione.
Padrino Lopez ha poi esortato gli Stati Uniti a rilasciare l'ex presidente e messo in guardia il resto del mondo contro il "colonialismo" di Washington. Circondato da ufficiali militari, il generale in capo ha sottolineato che Maduro "è il leader costituzionale vero e autentico di tutti i venezuelani" e dichiarato che l'esercito ne esige il "rilascio immediato". Ha poi condannato l'"ambizione colonialista" degli Usa, esortando gli altri Paesi "a volgere lo sguardo verso ciò che sta accadendo contro il Venezuela, contro la sua sovranità": il mondo "deve stare in guardia, perché se ieri è successo al Venezuela, domani potrebbe accadere ovunque".
Quindi l'appello alla popolazione a "non cedere alle tentazioni della guerra psicologica, alla minaccia, alla pace che ci vogliono imporre", esortandola piuttosto "alla pace e all'ordine".
In un'intervista telefonica a The Atlantic, il presidente Usa Donald Trump ha intanto lanciato una minaccia contro la nuova leader venezuelana, affermando che "se non farà la cosa giusta, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro", catturato ieri dagli Usa a Caracas.
Gli Stati Uniti tuttavia non considerano Rodriguez presidente legittima, aveva chiarito in precedenza il segretario di Stato americano Marco Rubio, parlando con Abc News e sottolineando di non ritenerla legittima perché "non crediamo che questo regime sia legittimo in quanto frutto di elezioni... E non siamo solo noi. Sono circa 60 i paesi in tutto il mondo che condividono questa opinione".
"In definitiva - aveva sottolineato - la legittimità del loro sistema di governo deriverà da un periodo di transizione e da elezioni reali, che finora non hanno avuto".

Una donna di 69 anni ha scoperto di essere affetta da un tumore ovarico di dimensioni eccezionali, paragonabili a quelle di una gravidanza gemellare a termine, solo quando il suo organismo ha improvvisamente iniziato a cedere. Per mesi la gigantesca cisti ovarica, con un diametro di circa 28 centimetri, è rimasta nascosta, senza dare segnali evidenti. La paziente non si era accorta di nulla. L’allarme è scattato quando la massa, associata alla presenza di una seconda neoplasia intestinale, ha iniziato a comprimere il colon, provocando sintomi acuti ed improvvisi fino ad una grave difficoltà intestinale non più ignorabile. A riferire la storia è l'ospedale Sant'Anna di Torino.
Il caso risale a metà dicembre quando la donna arriva all’attenzione dei sanitari e a prendere in carico il caso è la Chirurgia Ginecologica Mininvasiva dell'ospedale Sant’Anna diretta dal dottor Paolo Petruzzelli. I tempi sono strettissimi, con le festività natalizie alle porte, ma la risposta è immediata: in pochi giorni si definisce l'inquadramento diagnostico, stadiazione e percorso terapeutico. Il 23 dicembre, a poche ore dalla vigilia di Natale, la paziente entra in sala operatoria. L’intervento dura circa sei ore. ''Durante l’intervento emerge tutta la gravità della situazione - spiegano dall'ospedale - La gigantesca neoplasia ovarica viene asportata: pesa circa 6 chilogrammi, con un volume paragonabile a quello di una gravidanza gemellare a termine. Ma non è l’unica minaccia. I sintomi più pericolosi sono legati alla sofferenza intestinale, che richiede un intervento immediato e coordinato di più specialisti''.
Un intervento che - si legge nella nota dell'ospedale - ha letteralmente salvato la vita alla donna, reso possibile dal lavoro corale di ginecologi oncologi, chirurghi, anestesisti, gastroenterologi, anatomopatologi, radiologi, infermieri e operatori sanitari, capaci di coordinarsi in tempi rapidissimi e trasformare giorni di attesa e timore in una storia di speranza. ''Sono casi rari, ma emblematici - spiegano i professionisti coinvolti e il direttore sanitario di presidio Umberto Fiandra - perché dimostrano come tempestività, competenza e lavoro di squadra possano fare la differenza anche in regime di urgenza''. Il dottor Paolo Petruzzelli ha definito il caso un evento “normalmente eccezionale”.

Il petrolio "è il passato, il presente e il futuro del Venezuela", una "opportunità gigantesca, fallita". Lo dice all'Adnkronos il presidente e fondatore di Nomisma Energia Davide Tabarelli, parlando dell'operazione militare Usa come di "una catastrofe per il Paese, apice di un disastro che ha visto la produzione di petrolio crollare, così come il reddito procapite, e un quarto della popolazione scappare dal paese, 8 milioni di persone. E poi povertà, fame.. E' l'esempio migliore al mondo della 'maledizione del petrolio', quella che in inglese si chiama 'oil curse', in Europa la 'Dutch disease', cioè la 'malattia' di quei paesi che hanno enormi risorse minerali e che vivono di rendita", rendita che finisce poi "in corruzione, armi, o per consolidare il regime al potere, che è quello che è successo in Venezuela negli ultimi 25-30 anni".
Malattia e dannazione culminate nell’attacco Usa e nell’arresto del presidente Nicolas Maduro, "un evento drammatico, pessimo, sotto il profilo della geopolitica" e "una follia: non esiste al mondo vedere nel XXI secolo un dittatore o presunto tale prelevato militarmente dal suo paese", dice Tabarelli.
Il petrolio, dunque, maledizione ma anche grande opportunità per il futuro. Ma "sono decine e decine i casi di fallimento dello sfruttamento di queste risorse: il Venezuela, caso più eclatante; poi la Nigeria, la Libia e tanti altri". Ma c'è anche la Norvegia, "dove tutte le compagnie vogliono andare perché è il paese dove ci sono più certezze. E' il paese più ricco in base agli indicatori Onu, che tengono conto non solo del Pil, per lo sfruttamento ottimale delle risorse, hanno il fondo sovrano più importante al mondo. Un caso unico, più unico che raro. Ma il resto del mondo, purtroppo, non riesce. In particolare dove si parte da condizioni difficili come in Sud America, dove c'è una povertà diffusa, crescere è sostanzialmente impossibile".

Ritrovato oggi verso le 13.30 il corpo di Simone Dal Bon, il 42enne di Schio (Vicenza), di cui non si avevano notizie dal 27 dicembre scorso. Il suo corpo è stato trovato in un canale innevato sotto Punta Favella, nel gruppo del Pasubio, sul versante veneto delle Piccole Dolomiti. La dinamica dell'incidente è in fase di analisi da parte delle autorità competenti ma è possibile che gli sia stata fatale una scivolata di oltre 150 metri lungo un vaio innevato e ghiacciato.
Il ritrovamento è avvenuto grazie all'avvistamento da parte di una squadra di terra del Soccorso alpino e speleologico di alcune tracce di ciaspole che a un certo punto sparivano. Un successivo sorvolo dell'elicottero ha permesso di individuare dall'alto il corpo di Dal Bon nel canale sottostante, in un ambiente molto impervio difficilmente raggiungibile a piedi. La salma è stata recuperata dall'elicottero dei Vigili del fuoco di Venezia.
Le ricerche di Dal Bon si erano spostate dall'ambiente urbano in montagna a partire da sabato 3 gennaio, dopo il ritrovamento della sua auto parcheggiata al Pian delle Fugazze, tra Trentino e Veneto.
Dopo il nullaosta delle autorità, la salma è stata recuperata dall'elicottero dei vigili del fuoco di Mestre con personale del soccorso alpino a bordo e consegnata al carro funebre in attesa sul piazzale del Rifugio Balasso. Le operazioni di recupero, rese complicate dall'ambiente particolarmente impervio, e di identificazione della salma si sono concluse dopo le 16.30.
Il maltempo torna a bussare alle porte dell’Italia, oltre alle precipitazioni anche le temperature sono previste in brusco calo specie dalla prossima settimana. La Befana secondo le previsioni sarà con freddo e neve a bassa quota.
Mattia Gussoni, meteorologo de iLMeteo.it[1], conferma la decisa svolta attesa nei prossimi giorni a causa dell’arrivo di correnti via via più fredde ed instabili in discesa dal Nord Europa.
Una prima perturbazione è attesa già nella giornata di oggi domenica 4 gennaio, con piogge battenti sulle regioni centrali e nevicate sui rilievi appenninici intorno ai 1400-1500 metri, localmente anche a quote inferiori sull’Appennino umbro-marchigiano. Con il passare delle ore il peggioramento tenderà ad estendersi anche alla Campania, interessando soprattutto i settori centrali e settentrionali della regione.
Situazione decisamente migliore al Nord, dove prevarranno condizioni più stabili e soleggiate, seppur in un contesto freddo e localmente nebbioso.
Gli ultimi aggiornamenti confermano l’arrivo, all’inizio della prossima settimana, di correnti artiche molto fredde in discesa dal Nord Europa, che favoriranno la formazione di un ciclone mediterraneo. Si aprirà così una fase di freddo e maltempo: già da lunedì 5 gennaio piogge e temporali interesseranno in particolare le regioni del Centro-Sud, ma la fase più intensa è attesa tra l’Epifania e mercoledì 7 gennaio.
Il marcato calo delle temperature potrebbe favorire nevicate fino in pianura o a bassissima quota, soprattutto su Lombardia centro-orientale, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Marche. Neve fino in collina possibile anche su Toscana e Umbria; fiocchi a quote più elevate (sopra gli 800-1000 metri) sul resto del Centro Sud.
Nei giorni successivi il persistente afflusso di aria fredda di origine artica continuerà ad alimentare una circolazione depressionaria sull’Italia, mantenendo condizioni instabili su molte regioni, con nuove piogge e nevicate a bassissima quota.
Domenica 4. Al Nord: soleggiato, ma con nubi in aumento. Al Centro: forti piogge, neve in montagna oltre i 1500 metri. Al Sud: piogge specie in Campania e Gargano.
Lunedì 5. Al Nord: nubi in aumento. Al Centro: piogge sparse. Al Sud: piogge sparse in Campania e nord Calabria.
Martedì 6. Al Nord: possibile neve a bassa quota su Emilia Romagna e Triveneto. Al Centro: piogge sulle tirreniche. Al Sud: piogge sparse.
Tendenza: maltempo con neve a bassa quota al Centro-Nord, clima freddo.
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