
Il Var è decisivo per l'assegnazione di due calci di rigore nel match Lazio-Genoa oggi 30 gennaio. Il risultato all'Olimpico, deserto per la contestazione dei tifosi biancocelesti, si sblocca al 57' con il penalty trasformato da Pedro. La massima punizione viene assegnata dall'arbitro Zufferli dopo il richiamo del Var. Il direttore di gara inizialmente non sanziona il tocco di mano di Martin dopo l'accelerazione di Isaksen. Zufferli, al monitor, valuta le immagini: il tocco del genoano è giudicato falloso, rigore e Lazio a segno.
La Lazio raddoppia al 62' con Taylor ma 5 minuti dopo subisce la rete genoana, anche in questo caso su rigore e anche stavolta con l'intervento del Var. Zufferli viene richiamato per un tocco sospetto di Gila. Il monitor chiarisce la situazione al direttore di gara: mano, penalty e Malinovskyi trasforma.
Tutto finito? No, anzi. Sul 2-2, in pieno recupero, arriva il terzo rigore. Terzo fallo di mano, stavolta di Ostigard. Zufferli stavolta fischia senza l'intervento del Var. Dal dischetto Cataldi, al 100', firma il 3-2.

C'è tutta l'angoscia del dramma di Capodanno nel locale Le Constellation Crans-Montana nella registrazione delle telefonate ai soccorsi trasmesse dall'emittente francese Bfmtv. Ben 171 telefonate al 144, i soccorsi svizzeri, nell'arco di un'ora e mezza. Telefonate agli atti delle indagini. "Sono quasi morto al Constellation. Credo di essere bruciato. L'intero Constellation è bruciato", si sente dire da una giovane voce. "Penso che i miei amici siano morti lì dentro. Ci sono molte persone che sono quasi morte, signora, chiami un'ambulanza'', prosegue. Nella prima telefonata, registrata verso l'una di notte, si sente: "Vorrei che veniste perché c'è un'emergenza al Le Constellation". Mentre grida di panico provengono da lontano, in francese, in un'altra telefonata si sente: "Per favore, signora, qui è Le Constellation a Crans-Montana , c'è un incendio, ci sono dei feriti".
Fino alle 3 del mattino, le telefonate hanno inondato il centralino dei servizi di emergenza. In preda allo choc, molti cercavano di descrivere la tragedia che stavano vivendo, con resoconti a volte confusi, ma pieni di orrore.
Allertati in massa, i primi soccorritori sono arrivati sul posto e si sono trovati ad affrontare una situazione molto critica. "Sono sul posto dell'incendio a Crans-Montana", spiega uno dei primi soccorritori, che aggiunge: "Primo rapporto: tre persone con gravi ustioni". Durante la notte, le chiamate hanno consentito alla centrale operativa di coordinare le operazioni tra i soccorritori sul posto e i medici negli ospedali. Ad esempio, il numero di emergenza 144 ha chimato un medico del pronto soccorso per informarlo della situazione. "Vi chiamo per informarvi che c'è un'esplosione..." inizia l'operatore. "Ho quattro vittime e almeno trenta feriti.", aggiunge.
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Carlos Alcaraz in finale agli Australian Open 2026. La vittoria su Alexander Zverev si è tinta però di polemica: il tedesco si è infuriato per il 'trattamento di favore' riservato allo spagnolo che ha chiamato un medical time out per farsi trattare la coscia destra, con l'ingresso immediato del fisioterapista. L'interruzione ha mandato su tutte le furie Zverev, che è andato a protestare con il giudice di sedia. "E' incredibile che venga curato per i crampi, è una str*****a", ha urlato in tedesco.
"In ambito medico - analizza per l'Adnkronos Salute Andrea Bernetti, ordinario di Medicina fisica e riabilitativa dell'università del Salento - è fondamentale distinguere tra diverse tipologie di infortunio muscolare. Parlando di crampi ne esistono di diverse tipologie. Citando le tipologie più comuni, in relazione all'attività sportiva, ricordiamo gli Exercise-Associated Muscle Cramps, ovvero crampi da affaticamento indotti dall'esercizio, generalmente un fenomeno locale dovuto al sovraccarico. Esistono poi i crampi Sweat-Induced, da sudorazione eccessiva e deplezione elettrolitica, che quindi hanno genesi sistemica. Le condizioni estreme di Melbourne (caldo e umidità elevata) causano una perdita massiva di elettroliti. La riduzione degli elettroliti, e in particolare del sodio, può provocare crampi diffusi e sintomi sistemici come nausea e vomito, aspetto che ha lamentato proprio Alcaraz".
La protesta di Zverev nasce da un presupposto regolamentare: i crampi, per l'Atp, non sono una condizione trattabile con un medical time-out (Mto) immediato: "Chi soffre di crampi dovrebbe teoricamente perdere punti o game pur di arrivare al cambio campo per ricevere cure. Tuttavia - sottolinea Bernetti - non è semplice operare una diagnosi differenziale d'urgenza distinguendo un crampo da un vero e proprio infortunio strutturale. Probabilmente, nel caso di Alcaraz, l'intervento è stato richiesto anche per la sintomatologia sistemica lamentata, legittimando l'intervento immediato. Zverev ha accusato gli arbitri di un 'doppio standard', citando anche Jannik Sinner. Tuttavia, i casi sono clinicamente e giuridicamente diversi. Sinner ha beneficiato della 'extreme heat policy', una sospensione automatica basata su sensori ambientali di stress termico per la chiusura del tetto. Alcaraz invece ha beneficiato di una medical time-out. Credo che tutti questi episodi debbano però accendere un focus sulle condizioni di gioco in Australia, e che molto debba essere fatto per tutelare ancora di più la salute degli atleti nelle prossime edizioni".
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centrodestra'... 
"Il bisogno principale dei pazienti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva è avere un accesso facile e agevolato al medico o allo pneumologo" da poter contattare "quando sentono che la loro salute sta cominciando a venir meno, temendo riacutizzazioni, la paura più grande". Così Simona Barbaglia, presidente Respiriamo insieme Aps e caregiver di una persona con Bpco, all'evento organizzato a Milano da Sanofi, dedicato a un nuovo farmaco biologico, dupilumab, presto disponibile in Italia per i pazienti che non controllano in modo adeguato la patologia.
Aggiunge Maria Dolores Listanti, insegnante mindfulness ed ex fisioterapista, in rappresentanza dell'Associazione dei pazienti con Bpco: "Affianchiamo queste persone con un percorso di mindfulness, che vuol dire consapevolezza e presenza mentale. Utilizziamo il respiro proprio in chi ha problemi di respiro. Facciamo emergere le risorse sopite che ognuno di noi ha, anche in una situazione di difficoltà come quella dei pazienti con Bpco. Li supportiamo in questo percorso con fiducia e con l'idea che la vita può essere vissuta pienamente anche quando ci sono problemi gravi come questo".
Come rimarca Barbaglia, "ciò che maggiormente temono i pazienti è la riacutizzazione, perché ogni volta che ne hanno una si rendono conto che la loro autonomia e qualità di vita è compromessa. L'impatto di questa malattia sulla qualità di vita del paziente è molto forte, soprattutto nelle fasi più avanzate". A ogni riacutizzazione il loro "mondo si rimpicciolisce sempre di più. Queste persone hanno limitazione nelle passeggiate, non riescono più a fare le scale, o a fare la spesa, devono obbligatoriamente appoggiarsi a qualcuno e iniziano a sentirsi un peso per la famiglia. A ogni riacutizzazione la loro autonomia si riduce, e spesso temono che le famiglie non riescano più ad occuparsi di loro e scelgano la soluzione dell'inserimento in strutture. Si tratta di una morte emotiva, oltre che fisica". A causa della malattia Barbaglia ha già perso il padre, "accanito fumatore per oltre trent'anni", e recentemente segue la madre che ha avuto una diagnosi di Bpco causata da "un'esposizione professionale", avendo lavorato nel tessile. "Per fortuna - dice - ora ci sono terapie differenti da quando è stata diagnosticata questa patologia a mio papà. Siamo più determinati di prima nel sostenere la mamma nel suo viaggio con questa patologia e speriamo che il suo esito sia molto diverso rispetto a quello del papà".
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Già disponibile in 60 Paesi, compresa l'Italia, per il trattamento di altre patologie, dupilumab - ora approvato dell'Agenzia europea per i medicinali (Ema) per la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) e presto rimborsato nel nostro Paese - "è un passo in avanti per quei pazienti che presentano infiammazione con eosinofili nel sangue periferico e riacutizzazioni", nonostante siano già sottoposti "alla massima espressione della terapia. L'obiettivo è ridurre le riacutizzazioni. Un paziente fumatore con sintomi quali tosse e catarro va sottoposto a una spirometria per evidenziare l'ostruzione bronchiale e ricevere una diagnosi" e l'adeguata terapia. Lo ha detto Alberto Papi, componente del gruppo Gold (Comitato internazionale per le linee guida della broncopneumopatia cronica ostruttiva), professore di Malattie dell'apparato respiratorio e direttore Unità Respiratoria Dipartimento CardioRespiratorio ospedale Sant’Anna di Ferrara, intervenendo all'incontro dedicato alla Bpco organizzato oggi a Milano da Sanofi.
"Dupilumab - spiega - è un anticorpo monoclonale che ha come obiettivo specifico due citochine: l'interleuchina 4 (IL-4) e l'interleuchina 13 (IL-13), coinvolte in molti dei meccanismi legati alla Bpco come produzione di muco, costrizione della muscolatura liscia, progressione della parete delle vie aeree". L'anticorpo monoclonale riesce a ridurre il "30% delle riacutizzazioni in quei pazienti - circa il 30-40% - che presenta un'infiammazione di tipo T2 con eosinofili nel sangue periferico a più di 300", che non controllano la patologia "nonostante la triplice terapia". In questi pazienti, il farmaco induce "inoltre miglioramenti sia della funzione respiratoria, sia della qualità di vita".
La Bpco, ricorda l'esperto, "alle nostre latitudini è fondamentalmente legata al fumo di sigaretta che ne è la causa più importante". La malattia si manifesta con "tosse, catarro, fatica a respirare. Questi sono i sintomi cronici in aggiunta a episodi di peggioramento acuto legato a un'ostruzione dei bronchi con iperproduzione di muco. Ecco perché il paziente fa fatica a respirare. Le riacutizzazioni - sottolinea Papi - sono episodi acuti, possono essere molto gravi, anche fatali e incidono sulla progressione della malattia, ne accelerano il peggioramento e anche la severità. La prevenzione delle riacutizzazioni è un obiettivo principale dell'intervento terapeutico. Ridurle a zero è l'obiettivo a cui puntiamo".

Sarà presto disponibile in Italia il primo farmaco biologico mirato per la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco). La patologia rappresenta una sfida sanitaria globale: è la terza causa di morte nel mondo, responsabile di 3,5 milioni di decessi nel solo 2021, pari al 5% di tutte le morti. Nonostante questi numeri è ancora oggi ampiamente sottovalutata e sottodiagnosticata, complici l'età media di insorgenza - tipicamente sopra i 40 anni, con un aumento della prevalenza che supera il 25% negli over 80 - le implicazioni associate alla sua principale causa (il fumo di sigaretta) e persino il suo nome, uno scioglilingua difficile da pronunciare e ricordare. Sono i temi al centro l'evento 'La Bpco ha un nuovo respiro', organizzato oggi a Milano da Sanofi e Regeneron. Obiettivo dell'incontro - spiegano i promotori - mettere in evidenza il peso e l'impatto della patologia nella quotidianità di pazienti e caregiver, le attuali strategie di gestione, i bisogni ancora insoddisfatti e le nuove prospettive come dupilumab, anticorpo monoclonale che offre una nuova prospettiva di gestione della patologia dopo decenni di terapie inalatorie, che a breve sarà rimborsato anche in Italia.
E' la malattia non controllata a porre le sfide maggiori per i clinici e per i pazienti, ricordano gli esperti. Nonostante la massima terapia inalatoria ad oggi disponibile, infatti, il 50% delle persone con Bpco continua a presentare riacutizzazioni, ovvero picchi di peggioramento della patologia con aggravamento dei sintomi abituali che possono portare all'ospedalizzazione, alla progressione della malattia fino, nei casi più gravi, alla morte.
"La quotidianità di chi convive con la Bpco, specie nelle forme più gravi, è spesso dominata dalla 'fame d'aria' e dalla costante paura delle riacutizzazioni", descrive Simona Barbaglia, presidente Respiriamo insieme Aps e caregiver di una persona con Bpco. "E' una condizione che erige barriere invisibili: gesti semplici come fare una rampa di scale o uscire di casa diventano imprese impossibili - sottolinea - Sebbene il range di età dei pazienti sia ampio, si tratta per lo più di anziani, magari soli o la cui assistenza ricade su coniugi anch'essi in età avanzata e fragili, oppure sui figli. Il carico della patologia coinvolge dunque anche i caregiver, che devono supplire alla crescente mancanza di autonomia del paziente con un'assistenza continua che richiede pesanti sacrifici in termini di tempo, lavoro e vita privata. Poter accedere a una cura che può ridurre gli episodi acuti, causa di un'accelerata progressione, significa quindi molto di più che respirare meglio: significa restituire dignità e prospettive a intere famiglie, permettendo loro di recuperare una qualità di vita che la malattia aveva compromesso".
Dupilumab, già approvato dall'Ema, Agenzia europea dei medicinali, a luglio 2024 - riporta Sanofi - è un anticorpo monoclonale che agisce sulle due molecole chiave dell'infiammazione di tipo 2 (IL-4 e IL-13), indicato come trattamento aggiuntivo di mantenimento per gli adulti affetti da Bpco non controllata nonostante la terapia inalatoria ottimale, caratterizzata da un aumento degli eosinofili nel sangue. I dati hanno dimostrato che dupilumab, in aggiunta alla terapia standard, riduce in modo significativo le riacutizzazioni moderate e gravi, migliora la funzione polmonare, i sintomi e la qualità di vita dei pazienti.
"Le raccomandazioni Gold, frutto del lavoro di un gruppo internazionale di esperti sulla Bpco e recentemente ulteriormente aggiornate, pongono l'accento sul ruolo cruciale delle riacutizzazioni: aumentano il rischio di mortalità, accelerano la progressione della patologia e compromettono la qualità di vita", afferma Alberto Papi, professore ordinario di Malattie dell'apparato respiratorio e direttore dell'Unità Respiratoria del Dipartimento CardioRespiratorio dell'ospedale universitario Sant'Anna di Ferrara, membro della commissione scientifica del gruppo Gold. "In questo scenario - evidenzia - l'avvento di dupilumab segna la svolta terapeutica che attendevamo da decenni. Dupilumab è infatti il primo farmaco biologico ad agire su una popolazione mirata, che bloccando i pathway IL-4 e IL-13 riduce le riacutizzazioni associate e offre un'opzione innovativa per un miglior controllo della malattia e una riduzione del carico clinico-assistenziale".
Durante l'evento è stata evidenziata inoltre la necessità di un approccio olistico alla Bpco e l'importanza di percorsi di riabilitazione integrati, capaci di affrontare non solo i sintomi fisici, ma anche le implicazioni psicologiche. Spesso, infatti, i pazienti soffrono di ansia e depressione perché sopraffatti da una malattia cronica e progressiva e spaventati di andare incontro a nuove riacutizzazioni. Se sono stati a lungo, o sono tuttora, forti fumatori, possono convivere con un forte senso di colpa rispetto alla propria patologia tanto da risultare rassegnati. "La Bpco - riferisce Maria Dolores Listanti, fisioterapista e insegnante di mindfulness, intervenuta in rappresentanza dell'Associazione pazienti Bpco - porta con sé ferite invisibili come ansia, depressione e la costante paura delle crisi respiratorie e di non saper gestire l'evoluzione della malattia, spesso aggravate dalla difficoltà di avere una diagnosi chiara e tempestiva e, per i pazienti fumatori, dal senso di colpa. Tutto ciò può tradursi in pericolosi ritardi nella diagnosi o in una gestione non appropriata della patologia. Proprio per superare queste barriere emotive è fondamentale un approccio orientato a un benessere olistico del paziente: ecco che la riabilitazione respiratoria e la mindfulness non sono semplici esercizi, ma strumenti essenziali che permettono al paziente e al caregiver, una volta raggiunta la stabilità terapeutica, di riappropriarsi del proprio respiro e gestire il carico emotivo. Questo percorso trasforma il controllo dell'infiammazione in una concreta ripresa funzionale e psicologica, restituendo fiducia nel futuro".
La disponibilità attesa a breve di dupilumab in Italia può rappresentare, secondo gli specialisti, una nuova importante opzione terapeutica per i pazienti con Bpco e potrà potenzialmente cambiare la traiettoria per una patologia grave che presenta ancora bisogni insoddisfatti. "Questo traguardo - dichiara Marcello Cattani, presidente e amministratore delegato di Sanofi Italia e Malta - è un'ulteriore tappa della nostra strategia di lungo periodo: oltre 10 anni fa Sanofi ha scelto di investire nell'immunologia e nelle malattie infiammatorie croniche, facendo della ricerca il motore della propria ambizione. In uno scenario globale in rapida evoluzione, esiste in Europa un rischio concreto di accesso per terapie innovative come gli anticorpi monoclonali e non solo. Per questo è fondamentale premiare la ricerca e permettere alle imprese di far maturare il valore dell'innovazione: la capacità di continuare a generare valore per il sistema Italia passa dalla solidità degli investimenti e dalla collaborazione di tutti i suoi attori. Come azienda biofarmaceutica guidata dalla Ricerca e Sviluppo, continueremo a lavorare con questa ambizione, trasformando la scienza in opportunità di cura per le persone".
Dupilumab - si legge in una nota - è già approvato in oltre 60 Paesi per diverse patologie croniche legate all'infiammazione di tipo 2, inclusa dermatite atopica, asma grave, rinosinusite cronica con poliposi nasale, esofagite eosinofila, prurigo nodularis e orticaria cronica spontanea.

Da Santa Marta alla mansarda del Palazzo Apostolico. Dopo la scelta di papa Francesco di rompere con la tradizione andando a vivere a Casa Santa Marta per evitare l’isolamento, papa Leone XIV - dovrebbe essere questione ormai di poco - andrà a vivere nel Palazzo apostolico. Con una novità non da poco: la casa non sarà nel tradizionale appartamento dei Papi, bensì nel sottotetto, in pratica nella mansarda del Palazzo situata tra la terza loggia e il tetto. La notizia è stata anticipata dal quotidiano Repubblica.
I lavori di ristrutturazione nel Palazzo apostolico volgono al termine e il trasloco di Leone nei ‘soffittoni’ - come sono chiamati in Vaticano i locali mansardati dove in passato vivevano i segretari dei Papi - insieme ai suoi due segretari, don Edgar Rimaycuna e don Marco Billeri, avverrà a breve. La nuova dimora di Leone viene descritta come molto sobria. Leone, che quando va a Castel Gandolfo nella giornata di riposo, si rilassa tra tennis e piscina come ha raccontato lui stesso traendo beneficio dalla massima latina 'mens sana in corpore sano'. In mansarda disporrà infatti anche di una palestra.
“Il Papa intende utilizzare come abitazione gli spazi a disposizione dei suoi predecessori, per sé e per i suoi più stretti collaboratori. Lo studio, dove i lavori sono completati e dove il Papa ha già ripreso a lavorare durante il giorno, è quello da cui si affaccia per la preghiera con i fedeli riuniti nella sottostante Piazza San Pietro”, ha fatto sapere la Sala stampa del Vaticano lasciando così intendere che il piano ‘nobile’ del Palazzo apostolico tradizionalmente abitato dai Papi sarà destinato alla parte meno privata della giornata per il ricevimento degli ospiti.

La Procura di Belluno ha aperto un’inchiesta sul caso del bambino bellunese di 11 anni costretto a percorrere oltre 6 chilometri a piedi, sotto la neve, sul far della sera e con temperature sottozero, perché non aveva il nuovo biglietto da 10 euro per salire sul bus della linea 30 Calalzo-Cortina. Il bambino era uscito dal rientro pomeridiano scolastico e doveva rientrare da San Vito a Vodo di Cadore.
Nel frattempo, Dolomiti Bus ha aperto un’indagine interna[1] e l’autista che l’ha costretto a scendere è stato sospeso dal servizio operato dalla società veneziana che ha il servizio in appalto per tutto il periodo olimpico, la medesima del bus elettrico caduto due anni e mezzo fa dal cavalcavia di Mestre.
Il biglietto del bus, che prima costava 2,5 euro ed era chilometrico, causa Olimpiadi è passato a costare 10 euro, indipendentemente dalla distanza percorsa, circostanza che ha suscitato sin da subito molte lamentele da parte dei pendolari a cui non sono riconosciute particolari agevolazioni.
“È un episodio che colpisce e che non può lasciare indifferenti, soprattutto perché coinvolge un minore e tocca il tema delicatissimo della tutela dei più deboli", dichiara il presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin, che esprime profondo dispiacere e forte preoccupazione per quanto accaduto. Padrin ha chiamato la famiglia del bambino per esprimere solidarietà e assicurare che “verrà fatta piena chiarezza sulla vicenda” per cui ha sollecitato i vertici di Dolomiti Bus a verificare eventuali responsabilità.
Il presidente della Provincia puntualizza però che il nuovo ticket da 10 euro “è stata votato all'unanimità da tutti i soggetti che fanno parte dell'ente di governo del trasporto pubblico locale: Provincia e i Comuni di Belluno, Feltre, Pieve di Cadore, Cortina, Auronzo e Borgo Valbelluna”. L’aumento del costo del biglietto si è reso necessario per coprire “anche le spese per alloggi del personale dedicato, vista la necessità di ricorrere massicciamente al subaffidamento del servizio per garantire il normale tpl nel resto del territorio provinciale” spiega Padrin.
La Provincia rende noto che i pendolari possono utilizzare normalmente l’abbonamento già sottoscritto senza alcuna maggiorazione e che sono stati previsti abbonamenti ‘olimpici’ gratuiti e biglietti omaggio. Inoltre, la Provincia ha stanziato 10mila euro per rimborsare i biglietti olimpici “a chi ne ha necessità”.

"Sono stato bullizzato a scuola per 'colpa' della bellezza di mia madre". Francesco Oppini, ospite oggi venerdì 30 gennaio a La volta buona, ha parlato dell’infanzia e dell’adolescenza segnate dalle difficoltà legate all’essere "semplicemente il figlio di Alba Parietti".
Oppini ha ricordato nel salotto di Caterina Balivo gli anni della scuola, soprattutto a partire dalle medie e poi al liceo, nello stesso periodo in cui la madre ha raggiunto il grande successo televisivo negli anni Novanta. "Non posso ripetere cosa mi dicevano a scuola, venivo insultato continuamente", ha spiegato.
Oppini ha raccontato di sentirsi spesso fuori posto: "Io ero un ragazzo di campagna, stavo nel mio paesello con i miei amici, evitavo sigarette e drink. Ero felice così". A scuola, però, il confronto era continuo e difficile: "Lei era bellissima, io ero un ragazzotto magro ed esile. Mi dicevano di continuo 'Tua madre è una f**a e tu sei un cesso'".
Il figlio di Alba Parietti ha ricordato anche il clima che si creava all’ingresso della scuola: "Ogni volta che entrava succedeva il caos, i ragazzi portavano i giornali con mia madre in copertina". Un trauma che è riuscito a superare grazie al supporto di uno psicologo: "L'ho colpevolizzata tanto, oggi invece la comprendo".

Riprenderà a febbraio il processo nei confronti dei quattro 007 egiziani accusati della morte di Giulio Regeni, il ricercatore italiano rapito a Il Cairo il 25 gennaio 2016 e ritrovato senza vita il 3 febbraio successivo nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziani, con evidenti segni di tortura.
Dopo il deposito di oggi della sentenza della Consulta in merito al diritto della difesa e alla nomina dei consulenti dei difensori degli imputati, entro 10 giorni gli atti verranno restituiti ai giudici della Prima Corte d'Assise di Roma che fisserà l’udienza a febbraio durante la quale verrà affidato l'incarico per le consulenze. È attesa presumibilmente per aprile la requisitoria del procuratore aggiunto Sergio Colaiocco.
Cosa ha stabilito la Consulta
La Corte costituzionale ha deciso che in casi particolari di processo penale, lo Stato debba anticipare il pagamento del consulente tecnico della difesa, anche se l'imputato è assente e non ha chiesto il gratuito patrocinio. Se un domani l'imputato dovesse invece farsi trovare, lo Stato potrà chiedere la restituzione dell'anticipo.
Con la sentenza numero 12, depositata oggi, la Consulta ha quindi dichiarato l’illegittimità costituzionale, per violazione dell’articolo 24 della Costituzione, dell’articolo 225, comma 2, del codice di procedura penale, nella parte in cui - per la eccezionale ipotesi introdotta dalla sentenza della stessa Corte numero 192 del 2023 non prevede che l’onorario e le spese spettanti al consulente di parte nominato dal difensore d’ufficio sono anticipati dallo Stato, salvo il diritto di ripeterne gli importi nei confronti dell’imputato che si renda successivamente reperibile, e liquidati dal magistrato nella misura e con le modalità previste dall’articolo 83 del testo unico delle spese di giustizia per l’ipotesi di ammissione al gratuito patrocinio.
Tale eccezionale ipotesi è quella in cui si proceda in assenza per uno dei delitti previsti dall’articolo 1 della Convenzione di New York contro la tortura quando, a causa della mancata assistenza dello Stato di appartenenza dell’imputato, sia impossibile avere la prova che questi, pur consapevole della pendenza del procedimento, sia stato messo a conoscenza della pendenza del processo.
Le questioni erano state sollevate dalla Corte d’assise di Roma nell’ambito del dibattimento apertosi per effetto della sentenza numero 192 del 2023, nel quale, nella perdurante assenza degli imputati, si procede contro gli ufficiali del servizio di sicurezza interno egiziano ai quali è contestato il sequestro, e quanto ad uno di essi, le lesioni personali e l’omicidio pluriaggravati del ricercatore italiano Giulio Regeni. Il Collegio aveva disposto una perizia avente ad oggetto la traduzione di un documento in lingua araba ritenuto rilevante ai fini del giudizio. I difensori d’ufficio degli imputati avevano chiesto di essere ammessi a nominare un consulente di parte a spese dello Stato, eccependo, nel contempo, l’illegittimità costituzionale della disciplina della consulenza tecnica nella parte in cui, nella speciale ipotesi di processo in assenza di cui si tratta, non prevede che le relative spese siano anticipate dallo Stato.
La Consulta ha, anzitutto, ribadito la rilevanza costituzionale dell’ausilio delle conoscenze tecnico-scientifiche nel processo penale. Quando l’accertamento della responsabilità richieda specifiche competenze il consulente tecnico è 'parte integrante dell’ufficio di difesa', sicché ogni limitazione imposta alla possibilità, per lo stesso imputato, di valersi del suo contributo si risolve in una menomazione del diritto di difesa garantito dall’articolo 24 della Costituzione. Nella sentenza si sottolinea che tale esigenza di tutela non è ravvisabile nel processo in assenza, nel quale la rinuncia dell’imputato a presenziare al giudizio coinvolge tutti i suoi diritti partecipativi, ivi compreso quello di farsi assistere da un esperto.
Diverso, però, è il caso, sopra descritto, esaminato dalla Corte, in cui si procede in assenza in quanto la chiamata in giudizio è stata resa impossibile dalla mancata cooperazione dello Stato di appartenenza dell’imputato. In tale eccezionale ipotesi, mancando una rinuncia dell’accusato a esercitare i diritti partecipativi nel processo a suo carico, il principio di effettività della difesa rende necessario compensare la restrizione di tutela che inevitabilmente si correla alla sua assenza, sollevando il difensore d’ufficio che necessiti di un ausilio tecnico dall’onere economico derivante dalla nomina di un consulente.
Il rilevato vulnus costituzionale, osserva la sentenza, deve essere sanato con la introduzione di una ipotesi eccezionale di anticipazione erariale degli onorari e delle spese del consulente tecnico, salva la possibilità per lo stato di recuperare i relativi importi nei confronti degli imputati nel caso in cui divengano reperibili. Il dato normativo idoneo a colmare la rilevata lacuna è stato individuato nell’anticipazione erariale, salvo recupero, prevista in favore del difensore d’ufficio dell’imputato irreperibile dall’articolo 117, del testo unico spese di giustizia.
La difesa di uno degli imputati: "Consulta restituisce almeno in parte giustizia"
“Siamo molto soddisfatti. La Corte ha dovuto prendere atto della posizione assunta da questi imputati in questo processo definito del tutto speciale anche della Corte di Assise di Roma nella propria ordinanza di rimessione. Più che fare giustizia con questa pronuncia la Corte ha, almeno in parte, restituito giustizia”. A dirlo all’Adnkronos l’avvocato Tranquillino Sarno, uno dei difensori dei quattro 007 imputati nel processo per il sequestro e l’omicidio di Giulio Regeni, dopo la decisione della Consulta di accogliere la questione di legittimità costituzionale relativa al diritto di difese e in particolare sul gratuito patrocinio per la nomina di consulenti tecnici.



