
Nel Festival del management, tenutosi quest'anno a Napoli, è stato ancora una volta posto l’accento sulla crescente esigenza da parte delle pmi italiane di accrescere le proprie competenze manageriali: il Temporary Management (TM) è stato da più parti indicato come uno strumento adatto a perseguire questo scopo, rappresentando un mezzo efficace per 'portare in casa' competenze di alto livello, per il tempo necessario e a costi variabili, in modo che alla fine di un progetto l’azienda sia in grado di fare le stesse cose meglio di prima o di farne di nuove. Prende spunto da queste considerazioni il crescente interesse da parte del legislatore di creare attraverso il costrutto normativo un terreno fertile per l’utilizzo dello strumento, come peraltro dimostrano alcuni buoni esempi del passato.
Su questo Adnkronos/Labitalia ha intervistato l'esperto Maurizio Quarta, managing partner di Temporary Management & capital advisors e vp di Confassociazioni management, per capire come il legislatore ha affrontato questo problema. "Da diversi anni - afferma - i legislatori locali e nazionali hanno riconosciuto l’importanza di disporre di strumenti legislativi di supporto all’utilizzo del TM nelle pmi, quali elementi incentivanti e facilitanti di una conoscenza ed un apprezzamento del servizio in costante aumento. Ultimo e più recente 'prodotto' di questa linea di pensiero è la proposta di legge 2474, a firma di Letizia Giorgianni e altri, avente per oggetto 'Agevolazioni fiscali per l’assunzione di dirigenti temporanei e a progetto presso le piccole e medie imprese', attualmente in fase di lavorazione".
Dal punto di vista delle formulazioni, il legislatore locale ha prodotto più e forse meglio di quello nazionale, sicuramente più vincolato da difficoltà di natura sostanzialmente politica. "Due - spiega - i punti chiavi affrontati in maniera diversa dai vari proponenti: da un lato i requisiti professionali del temporary manager (quali e come attestarli) e il suo legame con la figura del dirigente, dall’altro le modalità di finanziamento di un progetto. Il primo esempio di legge italiana che riconosce il TM e le società che lo forniscono è la legge n. 7193 del 12 novembre 1997 della Regione Umbria, cui va riconosciuto il merito di interpretarne nel giusto modo i principi (elevata seniority; interventi per innovazione e diversificazione, a livello di top management e funzionale; necessità di un progetto con obiettivi ben definiti; intervento anche attraverso società specializzate)".
"Nel 2004 - ricorda - la Commissione Lavoro della Camera ha elaborato un disegno di legge (il 5421, definito Camo-Lettieri) che prevedeva agevolazioni fiscali per interventi nelle pmi. Il ddl partiva da corrette considerazioni sulla scarsa capacità competitiva delle imprese italiane, riconducibile alla struttura prevalente delle piccole imprese ed alla loro bassa capacità di finanziamento, alla quale si sommano le loro scarse capacità gestionali e la limitata presenza di manager in grado di organizzare e guidare l’azienda con metodo e coerenza".
"La migliore articolazione fino ad oggi - assicura Maurizio Quarta - proviene dalla regione Friuli Venezia Giulia che, prima con il 'Documento strategico per il comparto manifatturiero' introduce il concetto di Temporary Management definendolo come la gestione di una o più attività aziendali da parte di manager professionisti, poi approva il 'Disegno di legge sullo sviluppo competitivo delle pmi', che, con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Friuli Venezia Giulia del 4 marzo 2005, è diventato la legge n. 4, altresì nota come legge Bertossi dal nome del suo ispiratore. Finalità principale di questa legge è quella di superare i fattori tradizionali di debolezza competitiva, quali l’insufficienza dimensionale e i livelli di capitalizzazione, la scarsa apertura degli assetti di governo societario e l’inadeguatezza dei livelli di managerializzazione".
"I destinatari degli incentivi - ricorda - sono le piccole e medie imprese, in qualsiasi forma costituite, singole ed associate, aventi sedi o almeno un’unità operativa nel territorio regionale, per l’utilizzo di manager a tempo che, a fronte di un business plan definito, le aiutino a gestire ad esempio, interventi crescita dimensionale (aggregazioni, fusioni e accordi interorganizzativi), processi di internazionalizzazione (creazione di reti commerciali all’estero, sviluppo strutturato di relazioni internazionali); razionalizzazione degli assetti gestionali e organizzativi; situazioni di successione generazionale, processi di ricapitalizzazione o di riordino degli assetti di governo societario anche attraverso l’apertura a terzi, fabbisogno manageriale temporaneo. In questa legge, infine, si presta molta attenzione al profilo del manager, alla valutazione della sua coerenza con il business plan, e alla sua capacità di trasferire competenze".
"Nel 2010 - continua - Alessia Mosca, segretario della Commissione lavoro della Camera, e Giuliano Cazzola, vice presidente della stessa Commissione, hanno avviato un processo positivamente bipartisan per arrivare, in tempi anche rapidi, alla definizione di un testo di legge nazionale sul tema del Tman. Sono così nati, per motivi di opportunità politica, due disegni di legge sostanzialmente gemelli sulla materia: il primo, presentato da Alessia Mosca (ddl 3642 del 20 luglio 2010), il secondo, presentato da Giuliano Cazzola (ddl 3978 del 20 dicembre 2010). Le caratteristiche richieste al Tman: aver operato come dirigente per almeno dieci anni presso imprese con più di 10 dipendenti, per interventi di natura funzionale oppure almeno quindici anni presso imprese con più di 50 dipendenti, per interventi di natura gestionale complessiva. Tra i progetti ammissibili al finanziamento: crescita dimensionale dell’impresa; internazionalizzazione; razionalizzazione degli assetti gestionali e organizzativi dell’impresa; successione generazionale dell’impresa; processi di ricapitalizzazione o di riordino degli assetti di governo societario anche attraverso l’apertura a terzi; il trasferimento di know how e di competenze manageriali".
In relazione alla nuova proposta di legge a firma Letizia Giorgianni, Quarta commenta: "L'incipit è inappuntabile: la proposta si propone, da una parte, di rafforzare la struttura organizzativa delle nostre pmi, dall’altra di creare un tessuto imprenditoriale favorevole all’affermazione di una nuova generazione di manager flessibili, dinamici e orientati al risultato. Nell’articolo 2, in sede definitoria, il dirigente temporaneo e a progetto è un professionista qualificato a cui sono attribuite, funzioni di amministrazione temporanea dell’intera azienda, di un suo ramo, di una specifica funzione o struttura ovvero di sviluppo e attuazione di un progetto determinato e delimitato nel tempo: a parte forse la necessità di chiarire per bene il legame con la figura del dirigente, sembra essere, in versione compatta, la definizione canonica del TM".
"Un punto delicato di attenzione - avverte - emerge però nell’articolo 3 che pur parte dalla corretta premessa che il Temporary Manager deve avere una comprovata esperienza nella gestione aziendale. Scendendo nel dettaglio, si richiede infatti che il dirigente temporaneo e a progetto debba essere: a) un dottore commercialista, iscritto all’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, che abbia maturato un’esperienza professionale di almeno tre anni, anche non continuativi, nello svolgimento di funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso un’impresa, con almeno due incarichi nell’ultimo triennio in organi amministrativi o di controllo; b) un professionista in possesso del diploma di laurea magistrale in scienze economico-aziendali (classe LM-77), che non abbia superato il trentacinquesimo anno di età alla data della sua assunzione, e che abbia esercitato, anche in modo non continuativo, per un periodo complessivo non inferiore a tre anni, funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso un’impresa".
"La formulazione della proposta di legge nella sua forma attuale -chiarisce - sembrerebbe molto restrittiva e limiterebbe in maniera rilevante il campo di applicazione. Abbiamo pertanto posto ad un panel di Tman e ad alcune associazioni manageriali la seguente domanda per mettere bene a fuoco il punto. Una pmi che utilizzi un direttore hr, un direttore industriale, un cfo o un dg (tutte casistiche reali), quindi un manager che non rientri nella fattispecie dell’articolo 3 ai punti a) e b), potrebbe o meno accedere ai benefici della futura legge? Apparentemente no, dato che i Tman impegnati in tutti questi casi non avrebbero i requisiti richiesti in quanto non dottori commercialisti, parliamo sempre e solo ovviamente manager di lungo corso, e in quanto tutti ben over 50 (ovvero con almeno 15 anni di esperienza nel ruolo, come richiesto dalla tipologia di problemi da gestire). La risposta è stata praticamente sempre la stessa: la stragrande maggioranza degli incarichi realizzati sul mercato oggi per le pmi non troverebbe spazio per essere finanziata con l’attuale proposta di legge".
"Peraltro - fa notare - anche in sede di Commissione, è stato sollevato lo stesso problema, in quanto tale requisito 'appare incongruente alla luce della realtà socio-economica del Paese, nella quale i dirigenti che si occupano di risorse umane spesso hanno conseguito un titolo di studio in ambiti diversi dall’economia e dal commercio'. Sempre in sede di Commissione, ecco la relativa controobiezione: gli spazi finanziari prospettati dal provvedimento non sembrano consentire un consistente allargamento della platea dei soggetti tra cui le imprese potranno scegliere i temporary manager".
"Dalle interviste informali effettuate - riferisce - abbiamo cercato di estrapolare i più significativi suggerimenti per il legislatore.In primis, l’aspettativa è che una legge nazionale sul TM abbia un campo di applicazione il più ampio possibile, per tenere in adeguato conto quello che realmente avviene sui mercati italiano e internazionali. A titolo di cronaca, la nostra indagine internazionale del 2022 evidenziava un’età media di 53 anni con almeno 3 anni di esperienza come Tman (oltre all’esperienza pregressa come manager permanent/dirigente). Di conseguenza, per poter comprendere il mercato del tm nelle pmi nella sua totalità, si chiede di inserire tra le figure professionali dell’articolo 3 anche le seguenti categorie: manager funzionali con significativa esperienza gestionale (almeno 15 anni come dirigente apicale nella specifica funzione); dg e ceo sempre con significativa esperienza gestionale (almeno 10 anni nel ruolo).
"Un punto che - sottolinea Maurizio Quarta - per il legislatore è importante è la possibilità di poter esibire dei titoli a sostegno di una possibile richiesta: per quanto riguarda il ruolo di dirigente, si ratta di uno status contrattuale facilmente provabile. Per il ruolo di dg e ceo, di fatto un sottoinsieme del precedente, basterebbe produrre le dichiarazioni delle aziende presso le quali il manager ha avuto questi ruoli per alcune figure professionali. In alcuni casi, si potrebbe anche fare riferimento alle certificazioni messe in campo da alcune associazioni manageriali, esempio per le risorse umane (Aidp) e per finanza amministrazione e controllo (Andaf), caratterizzate dalla certificazione di terza parte indipendente e dalla conformità con le regolamentazioni nazionali e internazionali in materia (prassi Uni Pdr 104:2021 per Andaf e norma Uni11803:2021 per Aidp). Come pure per l’attestato di qualità e qualificazione professionale di leading network, associazione non ordinistica riconosciuta dal Mimit".
"Una volta risolto questo non banale nodo interpretativo - aggiunge - da più parti si è anche discusso sull’opportunità o meno di utilizzare lo strumento del credito d’imposta rispetto a forme più dirette di finanziamento (come nel caso di alcune leggi regionali), rilievo fatto anche in Commissione: mentre dal punto di vista puramente operativo le pmi, specie le più piccole, gradirebbero una forma di finanziamento a fronte spesso di un capitale circolante limitato per far fronte ai costi, comunque rilevanti, di un progetto di TM, il legislatore nazionale, anche in passato, ha dovuto 'obtorto' collo optare per la soluzione del credito d’imposta data l’oggettiva difficoltà a trovare le coperture finanziarie necessarie nell’altro caso".
"In sintesi, il credito d’imposta non sarà certamente ottimale, ma perlomeno garantisce che una proposta di legge non venga bloccata sul nascere. In sintesi, la proposta di legge attualmente in discussione contiene senza dubbio una serie di punti interessanti, che potrebbero essere ulteriormente valorizzati in un contesto applicativo più ampio", conclude.

Nel Festival del management, tenutosi quest'anno a Napoli, è stato ancora una volta posto l’accento sulla crescente esigenza da parte delle pmi italiane di accrescere le proprie competenze manageriali: il Temporary Management (TM) è stato da più parti indicato come uno strumento adatto a perseguire questo scopo, rappresentando un mezzo efficace per 'portare in casa' competenze di alto livello, per il tempo necessario e a costi variabili, in modo che alla fine di un progetto l’azienda sia in grado di fare le stesse cose meglio di prima o di farne di nuove. Prende spunto da queste considerazioni il crescente interesse da parte del legislatore di creare attraverso il costrutto normativo un terreno fertile per l’utilizzo dello strumento, come peraltro dimostrano alcuni buoni esempi del passato.
Su questo Adnkronos/Labitalia ha intervistato l'esperto Maurizio Quarta, managing partner di Temporary Management & capital advisors e vp di Confassociazioni management, per capire come il legislatore ha affrontato questo problema. "Da diversi anni - afferma - i legislatori locali e nazionali hanno riconosciuto l’importanza di disporre di strumenti legislativi di supporto all’utilizzo del TM nelle pmi, quali elementi incentivanti e facilitanti di una conoscenza ed un apprezzamento del servizio in costante aumento. Ultimo e più recente 'prodotto' di questa linea di pensiero è la proposta di legge 2474, a firma di Letizia Giorgianni e altri, avente per oggetto 'Agevolazioni fiscali per l’assunzione di dirigenti temporanei e a progetto presso le piccole e medie imprese', attualmente in fase di lavorazione".
Dal punto di vista delle formulazioni, il legislatore locale ha prodotto più e forse meglio di quello nazionale, sicuramente più vincolato da difficoltà di natura sostanzialmente politica. "Due - spiega - i punti chiavi affrontati in maniera diversa dai vari proponenti: da un lato i requisiti professionali del temporary manager (quali e come attestarli) e il suo legame con la figura del dirigente, dall’altro le modalità di finanziamento di un progetto. Il primo esempio di legge italiana che riconosce il TM e le società che lo forniscono è la legge n. 7193 del 12 novembre 1997 della Regione Umbria, cui va riconosciuto il merito di interpretarne nel giusto modo i principi (elevata seniority; interventi per innovazione e diversificazione, a livello di top management e funzionale; necessità di un progetto con obiettivi ben definiti; intervento anche attraverso società specializzate)".
"Nel 2004 - ricorda - la Commissione Lavoro della Camera ha elaborato un disegno di legge (il 5421, definito Camo-Lettieri) che prevedeva agevolazioni fiscali per interventi nelle pmi. Il ddl partiva da corrette considerazioni sulla scarsa capacità competitiva delle imprese italiane, riconducibile alla struttura prevalente delle piccole imprese ed alla loro bassa capacità di finanziamento, alla quale si sommano le loro scarse capacità gestionali e la limitata presenza di manager in grado di organizzare e guidare l’azienda con metodo e coerenza".
"La migliore articolazione fino ad oggi - assicura Maurizio Quarta - proviene dalla regione Friuli Venezia Giulia che, prima con il 'Documento strategico per il comparto manifatturiero' introduce il concetto di Temporary Management definendolo come la gestione di una o più attività aziendali da parte di manager professionisti, poi approva il 'Disegno di legge sullo sviluppo competitivo delle pmi', che, con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Friuli Venezia Giulia del 4 marzo 2005, è diventato la legge n. 4, altresì nota come legge Bertossi dal nome del suo ispiratore. Finalità principale di questa legge è quella di superare i fattori tradizionali di debolezza competitiva, quali l’insufficienza dimensionale e i livelli di capitalizzazione, la scarsa apertura degli assetti di governo societario e l’inadeguatezza dei livelli di managerializzazione".
"I destinatari degli incentivi - ricorda - sono le piccole e medie imprese, in qualsiasi forma costituite, singole ed associate, aventi sedi o almeno un’unità operativa nel territorio regionale, per l’utilizzo di manager a tempo che, a fronte di un business plan definito, le aiutino a gestire ad esempio, interventi crescita dimensionale (aggregazioni, fusioni e accordi interorganizzativi), processi di internazionalizzazione (creazione di reti commerciali all’estero, sviluppo strutturato di relazioni internazionali); razionalizzazione degli assetti gestionali e organizzativi; situazioni di successione generazionale, processi di ricapitalizzazione o di riordino degli assetti di governo societario anche attraverso l’apertura a terzi, fabbisogno manageriale temporaneo. In questa legge, infine, si presta molta attenzione al profilo del manager, alla valutazione della sua coerenza con il business plan, e alla sua capacità di trasferire competenze".
"Nel 2010 - continua - Alessia Mosca, segretario della Commissione lavoro della Camera, e Giuliano Cazzola, vice presidente della stessa Commissione, hanno avviato un processo positivamente bipartisan per arrivare, in tempi anche rapidi, alla definizione di un testo di legge nazionale sul tema del Tman. Sono così nati, per motivi di opportunità politica, due disegni di legge sostanzialmente gemelli sulla materia: il primo, presentato da Alessia Mosca (ddl 3642 del 20 luglio 2010), il secondo, presentato da Giuliano Cazzola (ddl 3978 del 20 dicembre 2010). Le caratteristiche richieste al Tman: aver operato come dirigente per almeno dieci anni presso imprese con più di 10 dipendenti, per interventi di natura funzionale oppure almeno quindici anni presso imprese con più di 50 dipendenti, per interventi di natura gestionale complessiva. Tra i progetti ammissibili al finanziamento: crescita dimensionale dell’impresa; internazionalizzazione; razionalizzazione degli assetti gestionali e organizzativi dell’impresa; successione generazionale dell’impresa; processi di ricapitalizzazione o di riordino degli assetti di governo societario anche attraverso l’apertura a terzi; il trasferimento di know how e di competenze manageriali".
In relazione alla nuova proposta di legge a firma Letizia Giorgianni, Quarta commenta: "L'incipit è inappuntabile: la proposta si propone, da una parte, di rafforzare la struttura organizzativa delle nostre pmi, dall’altra di creare un tessuto imprenditoriale favorevole all’affermazione di una nuova generazione di manager flessibili, dinamici e orientati al risultato. Nell’articolo 2, in sede definitoria, il dirigente temporaneo e a progetto è un professionista qualificato a cui sono attribuite, funzioni di amministrazione temporanea dell’intera azienda, di un suo ramo, di una specifica funzione o struttura ovvero di sviluppo e attuazione di un progetto determinato e delimitato nel tempo: a parte forse la necessità di chiarire per bene il legame con la figura del dirigente, sembra essere, in versione compatta, la definizione canonica del TM".
"Un punto delicato di attenzione - avverte - emerge però nell’articolo 3 che pur parte dalla corretta premessa che il Temporary Manager deve avere una comprovata esperienza nella gestione aziendale. Scendendo nel dettaglio, si richiede infatti che il dirigente temporaneo e a progetto debba essere: a) un dottore commercialista, iscritto all’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, che abbia maturato un’esperienza professionale di almeno tre anni, anche non continuativi, nello svolgimento di funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso un’impresa, con almeno due incarichi nell’ultimo triennio in organi amministrativi o di controllo; b) un professionista in possesso del diploma di laurea magistrale in scienze economico-aziendali (classe LM-77), che non abbia superato il trentacinquesimo anno di età alla data della sua assunzione, e che abbia esercitato, anche in modo non continuativo, per un periodo complessivo non inferiore a tre anni, funzioni di amministrazione, direzione e controllo presso un’impresa".
"La formulazione della proposta di legge nella sua forma attuale -chiarisce - sembrerebbe molto restrittiva e limiterebbe in maniera rilevante il campo di applicazione. Abbiamo pertanto posto ad un panel di Tman e ad alcune associazioni manageriali la seguente domanda per mettere bene a fuoco il punto. Una pmi che utilizzi un direttore hr, un direttore industriale, un cfo o un dg (tutte casistiche reali), quindi un manager che non rientri nella fattispecie dell’articolo 3 ai punti a) e b), potrebbe o meno accedere ai benefici della futura legge? Apparentemente no, dato che i Tman impegnati in tutti questi casi non avrebbero i requisiti richiesti in quanto non dottori commercialisti, parliamo sempre e solo ovviamente manager di lungo corso, e in quanto tutti ben over 50 (ovvero con almeno 15 anni di esperienza nel ruolo, come richiesto dalla tipologia di problemi da gestire). La risposta è stata praticamente sempre la stessa: la stragrande maggioranza degli incarichi realizzati sul mercato oggi per le pmi non troverebbe spazio per essere finanziata con l’attuale proposta di legge".
"Peraltro - fa notare - anche in sede di Commissione, è stato sollevato lo stesso problema, in quanto tale requisito 'appare incongruente alla luce della realtà socio-economica del Paese, nella quale i dirigenti che si occupano di risorse umane spesso hanno conseguito un titolo di studio in ambiti diversi dall’economia e dal commercio'. Sempre in sede di Commissione, ecco la relativa controobiezione: gli spazi finanziari prospettati dal provvedimento non sembrano consentire un consistente allargamento della platea dei soggetti tra cui le imprese potranno scegliere i temporary manager".
"Dalle interviste informali effettuate - riferisce - abbiamo cercato di estrapolare i più significativi suggerimenti per il legislatore.In primis, l’aspettativa è che una legge nazionale sul TM abbia un campo di applicazione il più ampio possibile, per tenere in adeguato conto quello che realmente avviene sui mercati italiano e internazionali. A titolo di cronaca, la nostra indagine internazionale del 2022 evidenziava un’età media di 53 anni con almeno 3 anni di esperienza come Tman (oltre all’esperienza pregressa come manager permanent/dirigente). Di conseguenza, per poter comprendere il mercato del tm nelle pmi nella sua totalità, si chiede di inserire tra le figure professionali dell’articolo 3 anche le seguenti categorie: manager funzionali con significativa esperienza gestionale (almeno 15 anni come dirigente apicale nella specifica funzione); dg e ceo sempre con significativa esperienza gestionale (almeno 10 anni nel ruolo).
"Un punto che - sottolinea Maurizio Quarta - per il legislatore è importante è la possibilità di poter esibire dei titoli a sostegno di una possibile richiesta: per quanto riguarda il ruolo di dirigente, si ratta di uno status contrattuale facilmente provabile. Per il ruolo di dg e ceo, di fatto un sottoinsieme del precedente, basterebbe produrre le dichiarazioni delle aziende presso le quali il manager ha avuto questi ruoli per alcune figure professionali. In alcuni casi, si potrebbe anche fare riferimento alle certificazioni messe in campo da alcune associazioni manageriali, esempio per le risorse umane (Aidp) e per finanza amministrazione e controllo (Andaf), caratterizzate dalla certificazione di terza parte indipendente e dalla conformità con le regolamentazioni nazionali e internazionali in materia (prassi Uni Pdr 104:2021 per Andaf e norma Uni11803:2021 per Aidp). Come pure per l’attestato di qualità e qualificazione professionale di leading network, associazione non ordinistica riconosciuta dal Mimit".
"Una volta risolto questo non banale nodo interpretativo - aggiunge - da più parti si è anche discusso sull’opportunità o meno di utilizzare lo strumento del credito d’imposta rispetto a forme più dirette di finanziamento (come nel caso di alcune leggi regionali), rilievo fatto anche in Commissione: mentre dal punto di vista puramente operativo le pmi, specie le più piccole, gradirebbero una forma di finanziamento a fronte spesso di un capitale circolante limitato per far fronte ai costi, comunque rilevanti, di un progetto di TM, il legislatore nazionale, anche in passato, ha dovuto 'obtorto' collo optare per la soluzione del credito d’imposta data l’oggettiva difficoltà a trovare le coperture finanziarie necessarie nell’altro caso".
"In sintesi, il credito d’imposta non sarà certamente ottimale, ma perlomeno garantisce che una proposta di legge non venga bloccata sul nascere. In sintesi, la proposta di legge attualmente in discussione contiene senza dubbio una serie di punti interessanti, che potrebbero essere ulteriormente valorizzati in un contesto applicativo più ampio", conclude.

Mangiare poco e evitare almeno un paio di alimenti. E' la ricetta del professor Silvio Garattini per tutelare la salute a tavola e favorire una maggior longevità. Garattini ha appena compiuto 97 anni e ha 'festeggiato' oggi partecipando a La volta buona, il programma di Raiuno condotto da Caterina Balivo. "Non si parla a sufficienza del tema longevità, soprattutto nella scuola, che è sostanzialmente priva di insegnamento sulla salute: basterebbe un'ora a settimana in ogni classo, con lezioni di persone preparate e competenti. La situazione cambierebbe molto, ci sarebbe più cultura", dice l'oncologo, farmacologo e ricercatore, presidente e fondatore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri.
"Bisogna mangiare poco e considerare che il vino è cancerogeno perché contiene alcol. Le regole alimentazioni dell'alimentazione prevedono una dieta varia e mangiare poco: questo è un fattore di longevità", dice Garattini, che non giudica opportuno saltare pasti: "Io a mezzogiorno prendo almeno una spremuta d'arancia o una banana, qualcosa bisogna mangiare".
Il valore del digiuno intermittente, nelle varie modalità, è relativo: "Non è così importante quando si mangia, conta la quantità totale. Uno può anche mangiare 5 volte al giorno, basta che il totale sia relativamente poco", dice prima di 'evidenziare in rosso' due alimenti sconsigliati: "Un alimento che sconsiglio? La carne rossa e il burro, che va sostituito con olio d'oliva". L'attività fisica è un bonus: "Bisogna fare fatica quando si fa attività fisica. Salire le scale a piedi è un'attività che comporta uno sforzo. Camminare e guardare le vetrine non è attività fisica...".
C'è spazio per un siparietto con Giancarlo Magalli, ospite in studio: "Se la longevità è legata al mangiare poco, io dovrei essere morto a 12 anni", dice il conduttore. "Se lei mangia poco, vivrà di più", replica Garattini. "Ma mi diverto di meno...", la chiosa di Magalli che strappa un sorriso al professore. "Siamo in una società libera, a me tocca dare le informazioni. Poi ognuno ovviamente fa quello che vuole", chiude Garattini.

Nessun nesso causale tra i vaccini e l'autismo. Una nuova analisi condotta da un comitato globale di esperti dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sulla sicurezza dei vaccini ha rilevato che, "sulla base delle evidenze disponibili, non esiste alcun nesso causale tra vaccini e disturbi dello spettro autistico (Asd). La conclusione ribadisce la posizione dell'Oms secondo cui i vaccini dell'infanzia non causano l'autismo".
L'agenzia Onu per la salute torna su un tema nuovamente sotto i riflettori dopo alcune scelte Usa, sotto la guida del segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., che hanno avuto l'effetto di gettare un'ombra sull'argomento. Ultima la mossa di modificare il sito web dei Cdc, Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, nel quale ora c'è scritto che "l'affermazione 'i vaccini non causano l'autismo' non è un'affermazione basata su prove, perché gli studi non hanno escluso la possibilità che i vaccini infantili causino l'autismo".
L'Oms invece ribadisce le conclusioni scientifiche finora disponibili. Il Comitato consultivo globale sulla sicurezza dei vaccini (Gacvs), istituito nel 1999, riunisce esperti internazionali con l'obiettivo di fornire all'ente una consulenza scientifica indipendente e autorevole sulle priorità globali legate alla sicurezza dei vaccini. L'ultima analisi, discussa dal comitato il 27 novembre 2025, si è concentrata innanzitutto sulla relazione tra vaccini contenenti thiomersal (thimerosal) e disturbi dello spettro autistico e poi sull'associazione tra vaccini in generale e disturbi dello spettro autistico. Prove basate su 31 studi di ricerca primaria, pubblicati tra gennaio 2010 e agosto 2025 con dati provenienti da diversi Paesi, "supportano fortemente il profilo di sicurezza positivo dei vaccini utilizzati durante l'infanzia e la gravidanza e confermano l'assenza di un nesso causale con i disturbi dello spettro autistico", riporta l'Oms in una nota.
Il comitato ha anche valutato la revisione dei potenziali rischi per la salute associati ai vaccini con adiuvanti di alluminio, basandosi su studi condotti dal 1999 a marzo 2023. Ha inoltre esaminato un recente studio di coorte su larga scala che analizzava i dati dei registri nazionali dei bambini nati in Danimarca tra il 1997 e il 2018. "In sintesi, le prove di alta qualità disponibili non mostrano alcuna associazione tra le tracce di alluminio utilizzate in alcuni vaccini e i disturbi dello spettro autistico, a supporto dell'uso continuativo di vaccini con adiuvanti di alluminio".
A seguito della revisione, il comitato di esperti ribadisce le sue precedenti conclusioni del 2002, 2004 e 2012: "I vaccini, compresi quelli con thimerosal e/o alluminio, non causano l'autismo".
L'Oms consiglia infine "a tutte le autorità nazionali" di "affidarsi alle più recenti conoscenze scientifiche e garantire che le politiche vaccinali siano basate sulle più solide evidenze disponibili. Gli sforzi globali per la vaccinazione infantile - ammonisce - rappresentano uno dei più grandi successi nel migliorare la vita, i mezzi di sussistenza e la prosperità delle società. Negli ultimi 50 anni, la vaccinazione infantile ha salvato almeno 154 milioni di vite".

Il Tar del Lazio ha a nnullato la decisione con cui una ragazza era stata esclusa dal concorso per allievi finanzieri a causa del contesto familiare criminale di provenienza. I giudici amministrativi, con la sentenza 22444/2025 hanno riconosciuto le ragioni della donna sottolineando che non si può fare una “automatica equiparazione tra il candidato e il contesto familiare di provenienza”, da cui tra l’altro la ragazza si è allontanata da tempo, perché si correrebbe il rischio di operare una “valutazione discriminatoria”.
La candidata in particolare era stata esclusa nel giugno dello scorso anno dal concorso per il reclutamento di 1673 allievi finanzieri, anno 2023, “per ritenuta carenza dei requisiti morali e di condotta”, si spiega nella sentenza. Fra i motivi alla base della decisione c’era il fatto che il padre della giovane era stato denunciato per danneggiamento e appropriazione indebita e segnalato in compagnia di pregiudicati ritenuti vicini a una cosca mafiosa e che lo zio ha precedenti per associazione mafiosa. La donna però, assistita dall’avvocato Giorgio Carta, ha impugnato la decisione lamentando l’illegittimità del provvedimento per carenza di motivazione, in quanto “fondato unicamente sul contesto familiare, senza alcuna effettiva valutazione della sua personalità, del percorso individuale e della condotta complessiva”.
Ora il Tar del Lazio ha dato ragione alla ragazza, sottolineando come l’esclusione dal concorso non faccia “alcun riferimento individualizzante alla persona della ricorrente, ma risulti fondata sul formale rapporto di parentela con gli zii e con il padre, con cui non convive ormai da diversi anni. I vincoli familiari – si legge nella sentenza - non si accompagnano ad alcun elemento che manifesti un effettivo condizionamento ambientale, considerato che la ricorrente si è allontanata dall’ambiente di provenienza e non ha mai tenuto alcuna condotta idonea a manifestare una qualche forma di adesione al contesto criminale” . Per i giudici amministrativi, “non è ragionevole esigere che la candidata, per manifestare la propria disapprovazione verso comportamenti contestati ai familiari, recida completamente ogni legame affettivo con il luogo di origine, inclusi familiari e amici estranei a qualsiasi criticità. Pretendere una simile rottura radicale dei legami affettivi – si sottolinea - sposterebbe ingiustificatamente il giudizio dalla condotta personale della ricorrente alla sua provenienza geografica e sociale, configurando un rischio di valutazione discriminatoria anziché un apprezzamento concreto e proporzionato della moralità della candidata”.
Nella sentenza i giudici del Tar affermano che “le valutazioni dei candidati da parte della Guardia di finanza, pur ispirate ad una logica preventiva, esigono pur sempre che la prognosi inferenziale muova da concreti elementi di fatto e non da mere supposizioni su intimi convincimenti appartenenti all’imperscrutabile foro interno del candidato, specie quando lo stato soggettivo non si sia manifestato in comportamenti esteriori idonei a rivelarne un’effettiva inaffidabilità”. In particolare si evidenzia che le denunce per danneggiamento e appropriazione indebita contestate al padre risalgono al 1994, “epoca in cui la ragazza era ancora in tenera età e verosimilmente ignara di tali vicende”.
Quanto ai successivi controlli di polizia subiti dal padre tra il 2008 e il 2018, “quando la ricorrente era adolescente, non emerge alcun elemento che consenta di inferire un’influenza negativa sul suo percorso formativo o sui suoi valori personali”. Per i giudici del Tar invece ci sono diverse circostanze che depongono a favore della donna, e “confermano la scelta di improntare il percorso di vita al rispetto della legalità”, come il fatto che “la ricorrente, a partire dalla maggiore età, non ha più convissuto con il padre”.
Soddisfazione per la decisione del Tar del Lazio viene espressa dal legale della ragazza, l’avvocato Giorgio Carta, che all’Adnkronos afferma: “Questa decisione ribadisce un principio che dovrebbe essere ovvio: nel nostro ordinamento non esistono responsabilità per discendenza. Nessuno può essere escluso da un concorso pubblico per ciò che hanno fatto i propri familiari. La Guardia di Finanza, come ogni Amministrazione, deve giudicare i comportamenti, le scelte e la storia personale del candidato, non il suo albero genealogico – sottolinea - Nel caso di specie, mancava qualunque elemento oggettivo sulla condotta della ricorrente, che risultava incensurata, con un percorso di vita e di servizio coerente con i valori richiesti”.

Il collegio giudicante del tribunale di Venezia, composto da tre donne, mercoledì ha mandato assolto un uomo di 57 anni dall'accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di una ragazza che, all'epoca dei fatti, ossia cinque anni fa, aveva 15 anni. Il pubblico ministero veneziano aveva chiesto invece una condanna a otto anni. La sentenza del tribunale - come riporta la stampa locale - ha invece stabilito che la ragazzina era consenziente quando aveva instaurato e portato avanti per nove mesi la relazione con un uomo maggiore di lei di ben 37 anni.
La relazione è durata nove mesi, durante i quali i due avevano regolari rapporti sessuali all'insaputa dei genitori della adolescente. A riprova sarebbero emersi i numerosi messaggi via social, dove tutto era iniziato, che lei mandava all'uomo e in cui la 15enne scriveva "tu sei mio". La scoperta della relazione da parte dei genitori dell'adolescente aveva, poi, portato alla denuncia dell'uomo per violenza sessuale aggravata che però il tribunale ha ritenuto non sufficientemente provata.
(Adnkronos) - Il collegio giudicante del tribunale di Venezia, composto da tre donne, mercoledì ha mandato assolto un uomo di 57 anni dall'accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di una ragazza che, all'epoca dei fatti, ossia cinque anni fa, aveva 15 anni. Il pubblico ministero veneziano aveva chiesto invece una condanna a otto anni. La sentenza del tribunale - come riporta la stampa locale - ha invece stabilito che la ragazzina era consenziente quando aveva instaurato e portato avanti per nove mesi la relazione con un uomo maggiore di lei di ben 37 anni.
La relazione è durata nove mesi, durante i quali i due avevano regolari rapporti sessuali all'insaputa dei genitori della adolescente. A riprova sarebbero emersi i numerosi messaggi via social, dove tutto era iniziato, che lei mandava all'uomo e in cui la 15enne scriveva "tu sei mio". La scoperta della relazione da parte dei genitori dell'adolescente aveva, poi, portato alla denuncia dell'uomo per violenza sessuale aggravata che però il tribunale ha ritenuto non sufficientemente provata.

"Aver ricevuto il Premio CeoforLife ci inorgoglisce perché certifica ciò che stiamo cercando di fare, ossia sviluppare soluzioni che impattino positivamente sulla gestione attiva dell'invecchiamento, l’active aging”. Così Davide Fanelli, General Manager Italia e Southern Europe di Haleon, commentando il riconoscimento nella categoria Ricerca e Innovazione dei Ceo for Life Awards 2025 grazie al lancio di Multicentrum Age Science – La scienza della nutrizione alleata della tua età.
L’allungarsi della speranza di vita non si traduce in modo diretto in un invecchiamento in salute; infatti, “ci sono undici anni di aspettativa di vita in cui non c'è una salute piena - spiega Fanelli, che prosegue parlando dell’attività di Haleon in questo ambito - Stiamo lavorando a soluzioni capaci di prevenire i problemi. Crediamo infatti che non si possa iniziare ad agire quando il disturbo è già evidente, bisogna intervenire in maniera anticipata. Il prodotto che abbiamo sviluppato, per il quale ci è stato riconosciuto il premio CeoforLife, nella Categoria Ricerca e Innovazione va proprio in questa direzione. Riteniamo poi importante che si inizi a parlare e trovare soluzioni per l’invecchiamento attivo, un ambito cruciale soprattutto per l'Italia, dove il tema demografico è caldo e ci accompagnerà a lungo”.
Trasformare la longevità in salute “ha un duplice beneficio. Il primo riguarda le persone - aggiunge - perché tutti ci auguriamo di vivere bene e più a lungo. Il secondo vantaggio è per l’intera società. Una popolazione senior attiva contribuisce in modo positivo alla comunità e all'economia. Al contrario invece un invecchiamento accompagnato da problemi di salute crea inevitabilmente costi sociali che pesano sul sistema”.
“La prevenzione è fondamentale - sottolinea Fanelli - Bisogna investire oggi per poi raccogliere domani. Non esiste un momento “giusto” per iniziare, perché la prevenzione dovrebbe accompagnarci in ogni fase della vita come parte naturale della nostra quotidianità. Ciò significa mangiare bene, fare esercizio fisico, evitare i fattori di rischio e prendersi cura anche di quei piccoli disturbi di salute quotidiani che possono nascondere problematiche più ampie. Così facendo ad allungarsi non sarà soltanto l'aspettativa di vita, ma anche la vita attiva e sana”.
"In questo processo, come Haleon, possiamo avere un ruolo chiave - conclude -. Siamo un'azienda leader nel mondo del consumer healthcare. Il nostro scopo è offrire alle persone soluzioni per la salute quotidiana e farlo anche attraverso la prevenzione delle problematiche legate all'invecchiamento. Sentiamo la responsabilità di creare soluzioni per le persone, collaborare con le istituzioni e con i nostri partner, come i farmacisti, per far sì che tutto l'ecosistema della salute operi in sinergia per raggiungere il traguardo di una salute quotidiana migliore di cui tutti possano beneficiare”.

Il futuro di la Repubblica e La Stampa, quotidiani del gruppo Gedi, oggetto di un'offerta del gruppo greco Antenna, guidato da Thodoris (Theodoros o Theo) Kyriakou, riaprono il dibattito sulla proprietà, l'indipendenza e il controllo dei grandi media, in Italia e in Europa. Una delle principali obiezioni che si fanno rispetto all'operazione, anche andando oltre le rivendicazioni legate al patrimonio culturale, alla collocazione nell'area progressista, e alla difesa dell'attuale perimetro occupazionale, riguarda l'opportunità di cedere due tra i principali quotidiani italiani a un editore straniero.
Sarebbe un caso isolato in Europa? Analizzando le strutture proprietarie dei principali giornali di Francia, Germania, Regno Unito e Spagna, emerge un quadro in cui a controllare le testate sono nella maggior parte dei casi gruppi industriali, grandi famiglie o fondazioni espressioni di azionariato diffuso, nate per preservarne l'indipendenza.
Questi, invece, i casi in cui importanti testate sono controllate da azionisti stranieri: The Sun e The Times, controllati dalla News Corp di Rupert Murdoch insieme a The Economist (Exor), The Daily Telegraph, Sunday Telegraph (RedBird) nel Regno Unito; El Mundo, Marca ed Expansion, controllate da Rcs di Urbano Cairo (attraverso Unidad Editorial) in Spagna.
I principali giornali francesi sono per lo più di proprietà di un ristretto numero di miliardari e grandi gruppi industriali, ma ci sono realtà importanti che 'difendono' la loro indipendenza.
Le Figaro: è di proprietà del Gruppo Dassault (Socpresse), un colosso industriale e aerospaziale francese. La sua linea editoriale è notoriamente conservatrice e di centro-destra.
Le Parisien e Les Échos: sono parte dell'impero mediatico di Bernard Arnault, l'amministratore delegato del gruppo del lusso LVMH.
Le Monde: è attualmente controllato principalmente dal Fonds pour l'indépendance de la presse, che è diventato l'azionista di maggioranza dopo l'acquisizione di quote da parte di figure chiave come Xavier Niel (che ha ceduto quasi tutto il suo pacchetto), il miliardario ceco Daniel Kretinsky e Mathieu Pigasse.
Libération: Storicamente un quotidiano di sinistra, dopo essere stato a lungo legato a Patrick Drahi (Altice), è tornato a essere indipendente, gestito da una società senza scopo di lucro, pur mantenendo alcuni legami con i precedenti investitori. In passato, tra i suoi azionisti figuravano anche investitori italiani come Carlo Caracciolo (co-fondatore di La Repubblica) e Carlo Perrone.
Gran Bretagna, le conquiste di News Corp, Exor e RedBird
I grandi quotidiani britannici sono controllati da grandi gruppi editoriali, come News Corp di Rupert Murdoch (The Sun, The Times) e DMG Media (Daily Mail, Metro), mentre altre testate storiche come The Guardian sono indipendenti e gestite da fondazioni o editori specifici.
The Sun, The Times: sono controllati da News Corp (Rupert Murdoch).
Daily Mail, Metro: sono pubblicati da DMG Media (parte di Daily Mail and General Trust - DMGT).
The Guardian, The Observer: sono indipendenti, gestiti dalla Scott Trust, una fondazione senza scopo di lucro, che garantisce l'indipendenza editoriale del gruppo e ne sostiene la salute finanziaria, in modo da prevenirne eventuali scalate da parte di altri gruppi.
Daily Mirror, Sunday Mirror: fanno parte del gruppo Reach PLC.
The Daily Telegraph, Sunday Telegraph: sono di proprietà di Telegraph Media Group, che è stato acquisito da RedBird Capital Partners (fondo americano) e altri investitori.
The Economist: la multinazionale Exor, ovvero il gruppo controllato dalla famiglia Agnelli-Elkann, detiene il 43% del capitale. Le restanti quote sono divise tra altri azionisti maggiori e decine di piccoli azionisti, tra cui molti dipendenti ed ex dipendenti. Il 21% è della famiglia Rothschild, che ha antiche relazioni con la testata ma che ha recentemente messo in vendita la sua partecipazione.
Germania, grandi gruppi e proprietà familiari o legate a fondazioni
Il panorama editoriale tedesco è caratterizzato da un mix di grandi gruppi e proprietà familiari o legate a fondazioni, specialmente per i giornali di qualità e le riviste di approfondimento.
Bild, Die Welt: sono di proprietà di Axel Springer, un gruppo editoriale tedesco fondato nel 1946 da Axel Springer e con sede a Berlino. La società possiede anche il polacco Fakt e i siti americani di notizie Business Insider e Politico. Attualmente, l'erede Friede Springer e l'amministratore delegato Mathias Döpfner detengono la maggioranza delle quote.
Frankfurter Allgemeine Zeitung (F.A.Z.): è pubblicato dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung GmbH, che ha una struttura proprietaria particolare, gestita da una fondazione (FAZIT-Stiftung) che ne garantisce l'indipendenza editoriale.
Der Spiegel: la principale rivista settimanale tedesca ha una struttura di proprietà che include la Fondazione Spiegel e la Verlagsgruppe Handelsblatt.
Süddeutsche Zeitung: è pubblicato dalla Süddeutscher Verlag, che è a maggioranza di proprietà del gruppo editoriale Suez-Verlag, a sua volta parte del gruppo Burda e della famiglia Dohrn.
Die Zeit: il settimanale liberale è pubblicato dal gruppo Zeit-Verlag Gerd Bucerius, che è in parte di proprietà del gruppo Holtzbrinck e in parte della famiglia Bucerius.
Spagna, Rcs tra i grandi gruppi del settore media
Il quadro editoriale spagnolo è dominato da pochi grandi gruppi con interessi diversificati nel settore dei media e la presenza 'straniera' di Rcs.
El País: è pubblicato da Prisa (Promotora de Informaciones), uno dei più grandi gruppi mediatici in lingua spagnola, che possiede anche altre testate e stazioni radio.
El Mundo, Marca ed Expansion: sono parte del gruppo editoriale italiano RCS MediaGroup, che ne detiene la quota di maggioranza attraverso la sua controllata Unidad Editorial.
ABC: è edito dal Grupo Vocento, un importante conglomerato mediatico spagnolo che controlla anche diversi giornali regionali e locali in tutto il Paese.
La Vanguardia: è la testata principale del Grupo Godó, un'azienda familiare di comunicazione con sede a Barcellona, che ha una forte presenza in Catalogna ma diffusione a livello nazionale.
La Razón: il quotidiano appartiene a Grupo Planeta, una delle maggiori potenze editoriali in Spagna e nell'America Latina, con interessi che spaziano dai libri alla televisione oltre ai giornali. (Di Fabio Insenga)

La 'Battaglia dei Sessi' piuttosto che unire, sembra dividere. Il match, fissato per il prossimo 28 dicembre a Dubai, tra la numero uno del ranking Wta Aryna Sabalenka e Nick Kyrgios, scivolato al 672esimo posto di quello Atp e da tempo lontano dai campi, ha acceso le polemiche nelle ultime ore. A parlarne è stata l'ex tennista statunitense Billie Jean King, che affrontò Bobby Riggs nel 1973, vincendo il match in tre set.
King all'epoca aveva 29 anni, mentre Riggs 55, ma quella partita ha avuto una risonanza sociale importante: "La mia era una lotta politica. È stato un periodo duro, culturalmente, per ciò che comportava. Sapevo che dovevo batterlo per provare a imprimere un cambiamento sociale. Avevo molte ragioni per vincere", ha raccontato in un'intervista alla BBC.
"Non abbiamo mai detto di essere migliori degli uomini, mai. Abbiamo parlato del nostro valore come spettacolo: a volte una partita femminile finisce per essere migliore di una maschile. Mi dà fastidio quando la gente dice che pensiamo di essere superiori", ha continuato, senza risparmiare una 'velata' critica alla sfida tra Sabalenka e Kyrgios, "spero che sia una grande partita. Vorrei che vincesse Aryna, ovviamente, ma non è la stessa cosa di quando sono scesa in campo io: l'unica somiglianza è che un ragazzo affronta una ragazza. Tutto il resto, no".
La risposta di Nick Kyrgios alle critiche, non solo a quelle di King, non è tardata ad arrivare. In una storia condivisa sul suo profilo Instagram, il tennista australiano ha scritto: "Tutti i commenti negativi alla 'Battaglia dei Sessi' non stanno facendo altro che dargli maggiore attenzione. Alla fine, Sabalenka passerà alla storia come una delle più grandi giocatrici di sempre, mentre io avrò intrattenuto folle in tutto il mondo".
"Siamo due persone, due buoni amici che vogliono dare spettacolo e attirare più attenzione sul tennis", ha continuato Kyrgios, "Siediti e goditi lo spettacolo. Amiamo entrambe le sfide e ci stiamo lanciando in questo progetto senza alcuna esperienza concreta. A nessuno importa cosa avete da dire".

Approfondire gli aspetti economici, organizzativi e sociali che influenzano la vita delle persone con malattia rara, contribuendo a migliorare le politiche di accesso ai farmaci e ai servizi essenziali, incluse le attività di screening neonatale. Sono gli obiettivi di 'MonitoRare - Focus farmaci per malattie rare e screening neonatale', un nuovo progetto di ricerca realizzato da Uniamo, la Federazione italiana malattie rare, in collaborazione con Crea Sanità, Centro per la ricerca economica applicata in sanità.
Il progetto - informa una nota - amplia e rafforza l'impegno di Uniamo nel monitoraggio del sistema italiano dedicato alle malattie rare e rappresenta un tassello fondamentale del percorso verso un accesso più equo e omogeneo alle terapie e alle opportunità di diagnosi precoce. La ricerca, condotta da Crea Sanità, prevede un lavoro articolato su più piani, tra cui: analisi desk, ricerche bibliografiche e revisioni sistematiche della letteratura scientifica; sviluppo di banche dati dedicate a consumi, accesso e regolamentazione dei farmaci per malattie rare; modelli di valutazione quantitativi, con particolare attenzione agli impatti economici e sociali. Inoltre: somministrazione di survey per raccogliere evidenze dirette da persone con malattia rara e professionisti del settore e consultazioni con metodo Delphi, per favorire consenso scientifico e multidisciplinare. La pubblicazione finale conterrà una sintesi dei risultati che confluirà nel 'Rapporto MonitoRare', documento annuale che presenta lo stato dell'arte delle politiche e dei servizi dedicati alle malattie rare in Italia.
Il progetto si concentra su 5 aree principali: consumi e spesa per i farmaci destinati alle malattie rare; tempi di accesso ai farmaci e ai dispositivi medici; benchmarking regionale, sia quantitativo che qualitativo, relativo alle differenze di regolamentazione e accesso alle terapie; revisioni della letteratura su economia e farmaci orfani (costo-efficacia, innovatività, costi evitati…); modelli di costo-efficacia e budget impact relativi allo screening neonatale. Un capitolo specifico sarà dedicato proprio allo screening neonatale, tema chiave per garantire diagnosi precoci e interventi tempestivi. Il progetto è realizzato con il contributo non condizionato di Alexion Pharma Italy Srl, Takeda Italia, Sanofi Italy, Roche Pharma Italy.

Da 30 anni offre il proprio tempo e la propria competenza a sostegno di chi ne ha più bisogno, si dedica al volontariato all'interno dell'Ail Padova Odv, opera come animatore sensibile nel reparto di Oncoematologia pediatrica dell'Azienda ospedaliera università di Padova. Per questi motivi al sacerdote triestino don Marco Eugenio Brusutti è stato conferito il prestigioso riconoscimento 'Il Sigillo della Città di Padova', assegnatogli dal sindaco e presidente della Provincia di Padova, Sergio Giordani, per i suoi straordinari meriti umanitari. La cerimonia si è svolta lo scorso 10 dicembre nella Sala Auditorium del Centro San Gaetano.
Instancabile promotore della raccolta fondi per la ricerca - riporta una nota - don Brusutti ha partecipato ai banchetti delle campagne nazionali di sensibilizzazione dell'Ail e ha fatto parte per oltre 18 anni del Consiglio direttivo di amministrazione dell'associazione. Da ottobre 2020 ne è divenuto presidente, guidando il ricambio generazionale e affrontando in prima linea le sfide poste dalla pandemia di Covid-19, in particolare nel servizio di assistenza domiciliare ai pazienti. Sotto la sua presidenza sono state riaperte 9 unità abitative dedicate all'accoglienza dei bambini malati e delle loro famiglie, e ha preso vita un progetto internazionale di accoglienza umanitaria a favore dei bambini leucemici. Inoltre, l'Ail Padova Odv ha recentemente acquisito la gestione di una nuova casa di accoglienza a Monselice, destinata ai piccoli pazienti sottoposti a terapia radioterapica presso l'ospedale di Schiavonia.
Da sempre don Marco sostiene e coordina il lavoro dei preziosi volontari attivi nei reparti di Oncoematologia pediatrica di Padova e di Ematologia di Camposampiero, che affiancano bambini, adulti e le loro famiglie nel difficile percorso di cura. La sua presenza costante si è estesa anche all'ambito formativo, partecipando a numerosi seminari dedicati ai diritti del malato e all'etica. Vicario parrocchiale nella Chiesa di Santa Caterina da Siena a Trieste e bioeticista presso l'ospedale pediatrico Irccs Burlo Garofolo, centro regionale per le cure palliative pediatriche, don Brusutti è un punto di riferimento per l'intero Friuli-Venezia Giulia. Il Sigillo della Città di Padova si aggiunge ai numerosi riconoscimenti internazionali già ricevuti per il suo impegno. Don Brusutti ha voluto dedicare il premio a tutti i volontari dell'Ail che ogni giorno, spesso nell'anonimato, offrono il proprio tempo e la propria competenza a sostegno di chi ne ha più bisogno.

Mohamed Salah lascerà il Liverpool a gennaio? L'attaccante egiziano è in rotta con i Reds dopo essere stato escluso dai convocati per la trasferta di Champions League contro l'Inter, vinta dagli inglesi 1-0 con il discusso rigore trasformato da Szoboszlai. A parlare del futuro di Salah, che lunedì prossimo partirà per la Coppa d'Africa, è stato proprio il tecnico del Liverpool Arne Slot: "Parlerò con lui più tardi. E questa conversazione determinerà se sarà convocato o meno per la partita di domani", ha detto l'allenatore olandese in conferenza stampa alla vigilia della sfida di Premier League contro il Brighton, "non ho alcun motivo per non volere che rimanga".
Cos'è successo
La miccia che ha acceso il caso Salah è arrivata al termine del match contro il Leeds. Nonostante la partita sia finita 3-3, l'egiziano non ha trovato spazio in campo, rimanendo in panchina per tutti i 90 minuti. "Sono veramente tanto deluso. Ho fatto così tanto per questo club, soprattutto nella scorsa stagione. Ora mi sento come se il club mi avesse abbandonato", ha detto a caldo dopo il triplice fischio Salah, "Sembra che vogliano scaricarmi, facendomi passare per il problema della squadra".
Il Liverpool, che ha vinto il titolo in Premier lo scorso anno, è reduce da un inizio di stagione complicato, che lo vede al decimo posto in campionato con 23 punti. E Slot, nonostante le difficoltà, ha utilizzato con il gontagocce Salah: "Molte volte ho detto di avere un buon rapporto con l'allenatore, ora invece all'improvviso non abbiamo più alcun rapporto. Per come la vedo io, sembra che qualcuno non mi voglia più", ha detto l'egiziano, "sembra che il club mi abbia buttato già dall'autobus, mi sento così".
"Amo tantissimo il Liverpool e lo sosterrò sempre, ma questa situazione non è accettabile. Non credo di essere il problema. Non sono più forte di nessuno, ma non devo nemmeno lottare ogni giorno per la mia posizione. Me la sono guadagnata per tutto quello che ho fatto per il club", ha concluso Salah. Queste parole avevano quindi portato all'esclusione dai convocati per il match di San Siro.
Sirene di mercato e un possibile ritorno in Serie A
Il caso Salah ha inevitabilmente acceso il mercato di gennaio. In Inghilterra si rincorrono voci su una sua possibile cessione, nonostante ad aprile scorso abbia firmato un (dorato) rinnovo con il Liverpool fino al 2027. Le piste più calde al momento portano in Arabia Saudita, in particolare all'Al Hilal di Simone Inzaghi, che non avrebbe problemi a farsi carico dell'ingaggio da 10 milioni netti percepito dall'egiziano. Voci di mercato arrivano anche dalla Turchia, con il Galatasaray interessato.
E un ritorno in Serie A? Al momento appare molto complicato proprio per i costi elevati di una possibile operazione Salah. Difficile infatti che il giocatore si tagli buona parte dell'ingaggio, al momento insostenibile per i club italiani. Inoltre ci sarebbe anche la 'grana' dello slot da extracomunitario, per cui i club dovrebbero liberare un posto in rosa per poterlo tesserare.

Un centinaio fra studenti, docenti e collaboratori scolastici sono stati evacuati stamane intorno alle 10.30, a seguito di una intossicazione dovuta con ogni probabilità dalla presenza nell'aria di una sostanza urticante. Il tutto è accaduto all'istituto secondario di primo grado Cardano in via Giulio Natta a Milano.
Il secondo piano dell'edificio scolastico, è stato precauzionalmente evacuato per consentire ai vigili del fuoco ed in particolare agli esperti del nucleo NBCR di effettuare i necessari controlli. Cinque persone risultano lievemente intossicate e sono state curate dal personale del 118.
Le operazioni di controllo e bonifica dei vigili del fuoco sono terminate da poco senza che siano emerse ulteriori criticità. Un episodio analogo, sempre nella stessa scuola, era avvenuto anche ieri mattina con alcuni studenti che erano dovuti ricorrere alle cure dei sanitari.

Alle 12.12 del 12 dicembre 2025 il presidente del Coni Luciano Buonfiglio ha annunciato i quattro portabandiera dei Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026. “I quattro portabandiera saranno, a Cortina Amos Mosaner e Federica Brignone e a Milano Federico Pellegrino e Arianna Fontana”, ha annunciato Buonfiglio.
"Oggi è un giorno importante ed ho scelto di annunciare i nomi dei portabandiera. Avere un senso di complicità con i numeri, la fortuna, la cabala e il 12 è considerato il numero della completezza, dell’armonia e della ciclicità, sono 12 i mesi, le ore, e i segni zodiacali, ma la parola che mi sta più a cuore è l’armonia che in tutte le circostanze stiamo cercando di portare avanti, il desiderio che ci sia un mondo in armonia, quello di cui ci occupiamo noi. Vorrei che fossimo di esempio. L’armonia è stata anche la chiave dello sviluppo di Milano Cortina", ha aggiunto Buonfiglio.
Milano Cortina 2026, i portabandiera italiani
Ma chi sono i portabandiera azzurri? La più nota è la fuoriclasse dello sci alpino Federica Brignone (classe 1990), alle prese con la corsa contro il tempo per recuperare dal brutto infortunio al ginocchio ed essere alle Olimpiadi. Ha vinto tre medaglie olimpiche e cinque iridate (tra cui gli ori nella combinata a Courchevel/Méribel 2023 e nello slalom gigante a Saalbach-Hinterglemm 2025). Nella sua incredibile bacheca, anche due Coppe del Mondo generali e cinque di specialità.
Arianna Fontana, leggenda dello short track, è l’atleta italiana con più medaglie, undici, nella storia delle Olimpiadi invernali. Pochi mesi fa aveva raccontato così - in esclusiva all'Adnkronos[1] - l'avvicinamento a Milano Cortina: "Giocare in casa è un privilegio. L’obiettivo è arrivarci facendo il massimo. Se saprò di aver fatto tutto il possibile, senza dubbi, sarò serena. Non dovessero arrivare medaglie, vorrà dire che le altre saranno state più brave e avranno lavorato meglio”.
Amos Mosaner, campione del curling, ha già scritto una pagina memorabile alle Olimpiadi invernali. A Pechino 2022 ha vinto la prima medaglia della storiadell'Italia nella storia del suo sport: l'oro nel doppio misto, in coppia con Stefania Constantini".
Federico Pellegrino, classe 1990, è la stella italiana dello sci di fondo, campione del mondo nella sprint a Lahti 2017. Nella sua carriera ha vinto due Coppe del Mondo di sprint e due medaglie d'argento olimpiche (Pyeongchang 2018 e Pechino 2022).

"Selumetinib si era già dimostrato efficace in età pediatrica nel ridurre il volume e nel controllare la crescita" dei neurofibromi, "stabilizzando la malattia dei plessiformi, ma anche controllando il dolore, con forti ricadute sulla qualità di vita. Avere adesso a disposizione la stessa terapia anche per l'età adulta apre nuove frontiere terapeutiche per una fetta di pazienti che rimaneva sicuramente bisognosa di questo tipo di approccio". Così Claudia Santoro, pediatra genetista dell'Uosd di Ematologia e oncologia dell'Aou L. Vanvitelli di Napoli, commenta l'estensione di indicazione, da parte dell'Ema-Agenzia europea dei medicinali, per l'impiego di selumetinib nell'età adulta. Si tratta di "un farmaco inibitore di Mek - spiega - che è fondamentale nella via" metabolica "che è disregolata" in chi ha una diagnosi di neurofibromatosi di tipo 1 (Nf1). Questa condizione è "alla base della patogenesi delle complicanze tumorali della Nf1, in particolare del neurofibroma plessiforme".
Lo studio Komet, "sulla base del quale si è fondata l'approvazione dell'Ema - illustra Santoro - ha dimostrato che selumetinib in età adulta è efficace rispetto al placebo nel raggiungere la risposta obiettiva confermata (Orr), quindi dando delle risposte parziali in termini di riduzione del volume della massa, con ricadute chiaramente su quelli che sono i sintomi secondari della lesione, primo fra tutti il dolore, ma anche la riduzione di tutti i sintomi che ne sono secondari". Lo studio "ci ha offerto dei dati che sono ancora preliminari: aspetteremo quelli finali, perché si tratta di uno studio ancora attivo - precisa l'esperta - Quello che possiamo dire è che, sulla base dei dati disponibili per l'età pediatrica, ci aspettiamo un tasso di risposta sicuramente più elevato, con una sicurezza e un'efficacia a lungo termine che saranno probabilmente compatibili con quelli già osservati sui bambini".
"Fino a poco tempo fa - sottolinea Santoro - potevamo usare questo farmaco, l'unico al momento disponibile sul territorio nazionale, solamente in persone con meno di 18 anni, ma l'Nf1 è una patologia che dà complicanze quoad vitam", quindi che influiscono sulla sopravvivenza del paziente, "e il plessiforme, seppur congenito, dà problemi per tutta la vita e un tasso di crescita più o meno costante per ciascun paziente. Non potevamo lasciare fuori gli adulti e non offrire loro questa scienza terapeutica che - conclude - ha sicuramente modificato drammaticamente la storia naturale della patologia".

"Il farmaco è in grado non solo di bloccare, e in alcuni casi anche di ridurre, la massa del neurofibroma pessiforme, ma consente anche un ottimo controllo del dolore. Spesso i neurofibromi causano un dolore che è molto difficile da controllare con i comuni analgesici o con i farmaci che si utilizzano per controllare il dolore neuropatico. In passato, fino a questa approvazione, l'unica arma per contrastare i neurofibromi plessiformi era la chirurgia e alcuni pazienti sono andati incontro a vari interventi. A volte l'intervento ha anche purtroppo lasciato degli esiti perché interessava strutture molto delicate. Adesso abbiamo una nuova arma da affiancare o che può essere usata dopo l'intervento chirurgico". Così Marica Eoli, responsabile della Struttura semplice di Neuro-oncologia sperimentale della Fondazione Irccs Istituto Neurologico C. Besta di Milano, in occasione dell'estensione da parte dell'Ema - Agenzia europea dei medicinali dell'impiego di selumetinib in adulti con neurofibromatosi di tipo 1 (Nf1), commenta i risultati del trial internazionale Komet. Proprio in base ai risultati di questo studio, a cui ha preso parte anche Eoli, è arrivato il via libera dall'ente regolatorio.
Si è trattato di "uno studio in doppio cieco - spiega l'esperta - Né il paziente né il medico conosceva esattamente chi assumeva il farmaco o un placebo (una molecola del tutto inerte). Dopo comunque circa 1 anno, anche chi aveva preso il placebo passava al trattamento attivo con selumetinib".
Il farmaco era "già stato approvato sia in Italia che negli Stati Uniti per l'età infantile" nella Nf1, "una delle tante malattie ereditarie che predispongono a un elevato rischio di tumori, soprattutto cutanei - illustra l'esperta - ma anche del sistema nervoso, sia centrale che periferico, a livello gastrico, oppure surrenale. Oltre alle alterazioni cutanee, come le classiche macchie caffelatte, questi pazienti hanno anche un aumentato rischio di ipertensione arteriosa, di malformazioni vascolari e, a volte, anche dei problemi nello sviluppo neuromotorio. I neurofibromi plessiformi in età infantile, ma anche in età adulta", si caratterizzano per essere "costituiti da tanti grappolini di tumori - la cosiddetta massa vermiforme - che", comprimendo "strutture vitali come la trachea oppure il midollo spinale", possono "dare dei disturbi nel movimento, nella respirazione, sfigurare il viso". Inoltre causano, "purtroppo, anche un rischio più evidente in età giovanile, ma che in età adulta, di trasformarsi da una lesione del tutto benigna atipica, a volte, in una lesione maligna".

In Senato le storie delle donne ucraine violentate dagli occupanti russi: 'Sema Ukraine', vuol dire in lingua Swahili, 'non tacere'. Raccontare è infatti l'obiettivo del convegno, organizzato in Sala Nassirya, dal senatore del partito democratico, Filippo Sensi, vicepresidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani intitolato 'Le torture sistematiche contro i civili e i prigionieri ucraini come arma più diffusa dell’aggressione russa'.
Con l'esponente dem anche Iryna Dovhan, direttrice proprio di 'Sema Ukraine', l'organizzazione impegnata nel sostegno delle donne ucraine vittime di violenza, Oleksiy Sivak, presidente associazione Alumni, rete di civili ucraini che hanno subito torture, Maryna Mukhina, giornalista e attivista per i diritti umani, a Olesya Tataryn, presidente dell’Associazione Culturale 'Italia-Ucraina Maidan' e Eleonora Mongelli, vicepresidente Federazione Italiana Diritti Umani. "Di fronte a quello che è successo, a quello che succede in Ucraina, a quello che succede alle ucraine e agli ucraini, chi a casa nostra parla di anime belle, di farisei io ho soltanto una cosa da rispondere: guardate prima di parlare, ascoltate prima di pontificare, sentite prima di dichiarare", ricordando come "il bisogno di giustizia non è vendetta".
In una sala affollata di donne, attiviste dei diritti umani e cittadine ucraine, viene proiettato un frammento del docufilm 'Traces', realizzato dalla regista ucraina Alisa Kovalenko. Immagini che raccontano le storie delle dolorose esperienze di sei donne straordinarie sopravvissute a violenze sessuali e torture durante l’aggressione russa in Ucraina, a partire dall'occupazione del Donbass nel 2014.
Vicende piene di dolore, raccontate in prima persona dalle vittime, assistite dalle organizzazioni che danno sostegno a chi paga sul proprio corpo la violenza maschile della guerra. "Esisti, ma sei nessuno", dice la vittima del primo racconto, dopo la narrazione della brutale aggressione. Prende la parola in Sala la regista Kovalenko: "Anche io -rivela- nel 2014, in Donbass, sono stata vittima di violenza sessuale da parte di un ufficiale russo". "Sono stata la prima donna a parlare di quanto mi era successo". Da lì nasce il 'bisogno' di raccontare le tante storie come la sua, nella pellicola.
"Lo scandalo di queste donne è che sono rimaste vive -sottolinea Sensi- e ci raccontano come hanno fatto a essere qui". "Ci hanno mostrato fatti e tutti noi dovremmo sapere che farne, dove metterli. Si fa un gran parlare di Occidente come se fosse una scatola dentro la quale racchiudere l'Europa. Beh, questo succede in Occidente, questo succede a noi".

Selumetinib, inibitore orale e selettivo di Mek, è stato approvato nell'Unione europea per il trattamento dei neurofibromi plessiformi (Pn) sintomatici e inoperabili in pazienti adulti con neurofibromatosi di tipo 1 (Nf1). Lo annuncia Alexion, AstraZeneca Rare Disease, spiegando che il via libera della Commissione europea fa seguito al parere positivo del Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell'Agenzia europea dei medicinali (Ema) ed è basato sui risultati dello studio Komet, il più ampio e unico studio internazionale di fase 3, controllato con placebo, in questa popolazione di pazienti. I dati sono stati presentati al Congresso annuale 2025 dell'American Society of Clinical Oncology (Asco) e pubblicati su 'The Lancet'.
La Nf1 - ricorda l'azienda in una nota - è una malattia genetica rara e progressiva, solitamente diagnosticata nella prima infanzia, ma che spesso progredisce fino all'età adulta e può colpire tutti gli organi. Fino al 50% delle persone affette da Nf1 può sviluppare un tipo di tumore non maligno chiamato neurofibroma plessiforme, che può colpire il cervello, il midollo spinale e i nervi. I Pn possono comparire nel corso della vita e crescere fino a diventare di grandi dimensioni, causando dolore, deformità e debolezza muscolare, oltre ad altri sintomi debilitanti. "L'approvazione in Europa di selumetinib per gli adulti affetti da Nf1 con Pn offre a pazienti e medici una nuova possibilità di cura, contribuendo a colmare le lacune terapeutiche oltre l'età pediatrica", afferma Pierre Wolkenstein, direttore Dipartimento di Dermatologia ospedale Henri Mondor, Aphp, università di Parigi Est (Upec), e coordinatore nazionale della sperimentazione Komet in Europa. "Come dimostrato nello studio di fase 3 Komet, lo studio clinico in fase avanzata più solido condotto finora su questo gruppo di pazienti - sottolinea lo specialista - gli adulti trattati con selumetinib hanno registrato una significativa riduzione del volume tumorale, con un profilo di sicurezza coerente con il suo uso consolidato nei pazienti pediatrici, confermando i benefici clinici di selumetinib sia per gli adulti di nuova diagnosi sia per quelli in transizione verso le cure dell'età adulta".
Dichiara Marc Dunoyer, Ceo di Alexion, AstraZeneca Rare Disease: "L'approvazione da parte della Ce estende il potenziale trasformativo di selumetinib agli adulti affetti da Nf1 con Pn nella regione, garantendo continuità delle cure anche in età adulta. Questo traguardo, insieme alla nostra leadership pionieristica nel panorama terapeutico della Nf1 con Pn, incarna il costante impegno di Alexion nel rispondere alle esigenze insoddisfatte della comunità delle malattie rare. Siamo ansiosi di rendere disponibile selumetinib il prima possibile agli adulti che ne hanno bisogno in tutta Europa". Nell'analisi primaria dello studio - dettaglia la nota - selumetinib ha mostrato un tasso di risposta obiettiva (Orr) statisticamente significativo del 20% rispetto al 5% del placebo al ciclo 16. Dopo 12 cicli, i pazienti trattati con placebo sono passati a selumetinib e i pazienti trattati con selumetinib hanno continuato il trattamento per altri 12 cicli. Il profilo di sicurezza del farmaco nello studio Komet è risultato coerente con quello già noto e il suo uso consolidato nei pazienti pediatrici. Sulla base degli stessi risultati, selumetinib è stato recentemente approvato in Giappone e in altri Paesi per il trattamento di pazienti adulti con Nf1 affetti da Pn sintomatici e inoperabili. Sono in corso ulteriori revisioni regolatorie.



