
CAGLIARI – Temperature sempre più torride, ondate di calore sempre più intense. In Sardegna, il pericolo per la salute degli anziani è concreto. Per questo, l'ANAP Pensionati Confartigianato Sardegna lancia una proposta: mezzi pubblici gratuiti per gli over 70 nelle giornate di caldo estremo.
L'Appello del Presidente Mellino
"Una misura semplice e di civiltà, già adottata in diverse realtà italiane", sottolinea il Presidente Regionale Giovanni Mellino. L'idea è che durante le giornate con temperature particolarmente elevate e allerte meteo, gli ultrasettantenni possano viaggiare gratis su autobus e altri mezzi pubblici urbani per raggiungere in sicurezza luoghi climatizzati, presidi sanitari, centri di aggregazione e servizi essenziali.
I Benefici
La misura consentirebbe agli anziani di evitare lunghe permanenze all'aperto nelle ore più critiche, riducendo il rischio di disidratazione, colpi di calore e aggravamento di patologie croniche. "Quando le temperature raggiungono livelli elevati – aggiunge Mellino – molte persone anziane rinunciano a uscire o sono costrette a percorrere tratti a piedi sotto il sole. Offrire il trasporto pubblico gratuito significa garantire maggiore sicurezza, autonomia e qualità della vita".
Un Provvedimento Sostenibile
Secondo l'Associazione, l'impatto economico per le Amministrazioni e le Aziende di trasporto sarebbe molto contenuto. L'utilizzo dei mezzi da parte degli over 70 nei giorni di maggiore caldo non comporterebbe oneri significativi, soprattutto se rapportato ai benefici sanitari e sociali. La prevenzione dei malori, infatti, potrebbe contribuire a ridurre interventi e costi a carico del sistema sanitario.
Esperienze Già Testate
Iniziative analoghe sono già state adottate da diverse Amministrazioni Comunali nel resto d'Italia, dimostrando che il provvedimento è concretamente realizzabile e apprezzato dai cittadini.
La Richiesta
Per queste ragioni, l'ANAP Pensionati Confartigianato Sardegna invita la Regione, le Amministrazioni locali e le Aziende del trasporto pubblico a valutare rapidamente l'adozione del provvedimento. "Proteggere gli anziani significa proteggere la parte più preziosa e fragile della nostra comunità – conclude Mellino –. È una misura di buon senso, sostenibile e capace di produrre benefici immediati per migliaia di cittadini".

(Adnkronos) - I Mondiali continuano a sostenere la leadership della prima serata di Rai1. Ieri Svizzera‑Bosnia Erzegovina ha conquistato 3.903.000 spettatori pari al 23.8% di share, imponendosi nettamente come programma più visto del prime time (primo tempo a 3.728.000 e il 21.6%, secondo tempo a 4.063.000 e il 26%).
Al secondo posto, su Rete4, ‘Quarto Grado’ totalizza 1.133.000 spettatori con il 10.2%. Terza posizione per Canale5: ‘Montmartre’ raccoglie 1.198.000 spettatori pari al 9.6%.
A seguire, tra gli altri ascolti della prima serata: ‘Sarabanda Celebrity’ su Italia1 (956.000 spettatori, 7.8%; Aftershow a 624.000 e 11%), ‘Overland’ su Rai3 (805.000 spettatori, 5.4%), ‘Piazzapulita’ su La7 (682.000 spettatori, 5.8%), ‘Tutte contro lui – The Other Woman’ su Tv8 (425.000 spettatori, 3%) e ‘Sinceramente Persia – One Milf Show’ sul Nove (434.000 spettatori, 3.1%).

(Adnkronos) - Incidente mortale sulla strada statale 148 Pontina con uno scontro, per cause in corso di accertamento, che ha coinvolto tre veicoli causando il decesso di una persona e il ferimento di altre cinque. La strada è provvisoriamente chiusa in entrambe le direzioni a Latina (chilometro 73) con il traffico deviato sulla complanare con indicazioni sul posto. Lo riferisce Anas, il cui personale è intervenuto per ripristinare la transitabilità appena possibile.

Un progetto di design esperienziale che integra arte, architettura, artigianato e neuroscienze per creare spazi, oggetti e superfici multisensoriali. Si chiama Sensorial e a fondarlo è stata Maria Chiara Monacelli. Nato in Umbria, il brand si distingue per una ricerca materica innovativa che trasforma elementi come il cemento in un linguaggio espressivo capace di evocare emozioni, memoria e percezione. Alla base della filosofia di Sensorial la volontà di restituire centralità all’esperienza, sviluppando ambienti immersivi che coinvolgono i sensi e favoriscono una connessione profonda tra individuo e spazio. Ogni creazione è progettata su misura, come traduzione poetica della materia e dell’identità di chi la vive. Attraverso l’applicazione dei principi della neuroestetica e della sinestesia progettuale, Sensorial esplora nuove modalità di interazione tra corpo, ambiente e percezione, dando forma a esperienze che stimolano il benessere psicofisico e ridefiniscono il rapporto tra design e dimensione emotiva. Ne parliamo con Maria Chiara Monacelli, Ceo e Art Director del marchio Sensorial.
Quanto conta oggi il valore del Made in Italy non solo come eccellenza estetica e artigianale, ma come capacità di creare esperienze, cultura e innovazione?
"Credo che oggi il Made in Italy non possa più essere raccontato soltanto come bellezza formale o qualità manifatturiera, pur restando questi due elementi fondamentali. Il suo valore più profondo sta nella capacità di trasformare il saper fare in cultura, relazione, esperienza. Per me il Made in Italy è una forma di intelligenza sensibile: nasce dalla mano, dal territorio, dalla memoria dei materiali, ma diventa innovazione quando riesce a parlare al presente e a generare nuovi modi di abitare, percepire e vivere lo spazio. Sensorial nasce da questa visione. In Umbria, dove natura, arte, architettura, storia, spiritualità e cultura artigianale convivono da sempre, abbiamo cercato di trasformare un’eredità materiale in un linguaggio contemporaneo. Con Concrial volevamo dare forma a una materia progettuale capace di attivare sensi attraverso il dialogo con la memoria, luce, suono, emozione. Il Made in Italy, in questa prospettiva diviene una responsabilità culturale: la capacità di custodire un sapere tramandato di generazione in generazione per portarlo all’interno di una una nuova ricerca, capace di generare valore estetico, tecnico, umano e territoriale".
Il vostro lavoro supera l’idea della superficie come elemento puramente decorativo, trasformandola in parte integrante dell’esperienza dello spazio. Come è cambiato oggi il modo di progettare la materia in architettura e nel design?
"Nel nostro lavoro la superficie non è mai soltanto una finitura. È il primo punto di contatto tra corpo e spazio. È ciò che vediamo, tocchiamo e percepiamo a livello istintivo quando entriamo in contatto con un ambiente. La materia comunica continuamente con noi: attraverso temperatura, luce, texture, suono, profondità visiva, vibrazione. Per questo credo che oggi progettare la materia significhi assumersi una responsabilità più ampia rispetto alla sola dimensione estetica. Significa chiedersi che tipo di esperienza quella materia genera, che relazione attiva, quale qualità percettiva introduce nello spazio. Con Sensorial abbiamo lavorato proprio su questo passaggio: dalla materia come superficie alla materia come medium. Concrial nasce come una materia attiva, capace di accogliere metalli, ossidi, componenti tessili, elementi organici, proprietà fotoluminescenti e sistemi di diffusione acustica. Questo permette di costruire superfici che non decorano semplicemente un ambiente, ma partecipano alla sua identità. Per noi la materia è una soglia: tra architettura e corpo, tra spazio e memoria, tra funzione ed emozione. È lì che inizia l’esperienza".
Sensorial nasce dall’incontro tra design, neuroscienze e ricerca materica. Quando ha capito che l’architettura poteva diventare non solo costruzione, ma anche esperienza emotiva e sensoriale?
"È stata una consapevolezza progressiva, nata dal mio percorso in architettura e poi approfondita attraverso la neuroarchitettura e la neuroestetica. Studiando il rapporto tra spazio, percezione, emozione e comportamento, ho compreso che l’architettura non è mai neutra. Non è soltanto costruzione, funzione o composizione. È un’esperienza che coinvolge il corpo prima ancora del pensiero. Uno spazio può accogliere o respingere, orientare o disorientare, generare calma, attenzione, memoria, connessione. E molto di questo accade attraverso la materia: attraverso la luce che assorbe, il suono che restituisce, la texture che invita al tatto, la relazione che crea con il paesaggio e con chi lo attraversa. Sensorial nasce quando questa intuizione incontra una possibilità concreta: trasformare il cemento, materiale apparentemente tecnico e asettico, in una materia viva, espressiva, sensoriale. Da lì è nato Concrial, come tentativo di dare alla materia un nuovo ruolo nel progetto. Non mi interessava soltanto disegnare oggetti o superfici. Mi interessava capire come la materia potesse diventare esperienza, come potesse parlare alla parte più profonda e percettiva della persona".
Durante il recente evento 'MA - The Space between Matter, Craft and Perception' avete portato a Milano nello spazio di Listone Giordano Arena una riflessione sul concetto giapponese di 'MA', lo spazio tra le cose. Perché sente che oggi questo tema sia così attuale nel modo di vivere e progettare gli spazi?
"Il concetto di MA è straordinariamente attuale perché ci invita a guardare non solo alle cose, ma alla relazione tra le cose. Non solo alla materia, ma allo spazio che la materia apre. Non solo all’oggetto, ma all’esperienza che nasce intorno a esso. In un tempo in cui gli spazi sono spesso saturi, veloci, sovraccarichi di segni e funzioni, il MA ci ricorda il valore del vuoto, della pausa, della soglia, della distanza necessaria perché qualcosa possa essere davvero percepito. Per Sensorial questo tema è molto vicino alla nostra ricerca. Anche noi lavoriamo su ciò che accade tra corpo e spazio, tra materia e percezione, tra gesto artigianale e memoria emotiva. Il progetto presentato a Milano con Hiroto Kobayashi presso Listone Giordano Arena ci ha permesso di mettere in dialogo due sensibilità diverse ma profondamente affini: da un lato la cultura giapponese del vuoto attivo, dall’altro la nostra ricerca sulla materia come esperienza sensoriale. Credo che oggi progettare significhi anche restituire qualità al tempo e alla presenza. Non basta occupare uno spazio. Occorre creare le condizioni perché quello spazio possa essere abitato, ascoltato, sentito".
Concrial trasforma il cemento in una superficie capace di interagire con luce, suono e percezione. Come immagina il futuro dei materiali nel design e nell’architettura? Saranno sempre più 'sensoriali'?
"Non so se tutti i materiali saranno necessariamente sensoriali, ma credo che crescerà sempre di più la necessità di progettare materiali capaci di entrare in relazione con le persone in modo più profondo, consapevole e integrato. Per Sensorial il futuro della materia non è soltanto tecnologico. È relazionale. Un materiale non deve limitarsi a performare dal punto di vista tecnico, ma può contribuire alla qualità dell’esperienza, al benessere, all’identità di un luogo. Concrial nasce proprio da questa direzione: è una materia che può dialogare con la luce, attraverso la fotoluminescenza; con il suono, attraverso sistemi di diffusione acustica; con la memoria visiva e tattile, attraverso texture, ossidazioni, metalli, tessuti e componenti naturali. Ma l’obiettivo non è stupire con un effetto: l’obiettivo è creare una relazione più intensa tra individuo, materia e ambiente per generare negli utenti esperienze che si arricchiscono di significato. Preferisco quindi non parlare del futuro dell’architettura in senso assoluto. Posso dire quale sia la nostra rotta: mettere la persona al centro. Tutto in Sensorial converge qui. La materia diventa uno strumento per generare spazi più empatici, più identitari, capaci di sostenere l’esperienza umana".
Nel vostro lavoro ricorrono concetti come impermanenza, trasformazione e flessibilità. Crede che l’architettura contemporanea debba oggi rispondere più alle emozioni e al benessere delle persone che alla sola estetica?
"Credo che estetica, emozione e benessere non possono essere separati. La vera qualità estetica non è solo ciò che appare, ma ciò che produce in chi osserva, attraversa, tocca e abita uno spazio. Nel nostro lavoro concetti come impermanenza e trasformazione sono fondamentali perché la materia non è mai percepita come qualcosa di immobile. Le superfici possono mutare con la luce, con il tempo, con il processo ossidativo, con il contesto. Ogni manufatto conserva una traccia, una memoria, una variazione. È questa dimensione viva che ci interessa. La flessibilità, per Sensorial, non è soltanto adattabilità tecnica. È capacità di ascoltare il luogo, la persona, il progetto. Ogni creazione nasce su misura, come traduzione della materia ma anche dell’identità di chi la vivrà. Quindi sì, credo che oggi sia necessario superare una visione dell’architettura e del design fondata solo sull’immagine. Ma non per sostituire l’estetica con il benessere: piuttosto per ricomporli. Uno spazio bello dovrebbe anche farci sentire presenti, connessi, accolti. L’estetica per me è un valore imprescindibile. È questa la direzione della nostra ricerca: riportare la persona e la sua esperienza al centro del progetto".
(di Alessia Trivelli)

(Adnkronos) - Fare meditazione può aiutare a ridurre l'ansia e lo stress? Può essere un 'farmaco' contro questi disturbi? "Sì, come strumento di supporto e non di sostituzione. Le prove disponibili indicano che la meditazione può 'affiancare' i trattamenti convenzionali, contribuendo a ridurre i sintomi ansiosi, migliorare la qualità della vita e aiutare a gestire lo stress quotidiano. Un ragionamento analogo vale per lo yoga in ambito oncologico. La Consensus Conference promossa con il patrocinio dell'Istituto superiore di sanità ha ribadito che i trattamenti psicologici efficaci per l'ansia, tra cui anche approcci basati sulla consapevolezza, sono spesso sottoutilizzati in Italia, anche per difficoltà di accesso. Chi soffre di ansia farebbe bene a parlarne prima di tutto con il proprio medico di medicina generale, che può aiutare a valutare la situazione, escludere cause fisiche e orientare verso il percorso più adatto, che sia psicoterapia, farmaci, tecniche di meditazione strutturate o una combinazione di questi". A fare il punto, in occasione della Giornata internazionale dello yoga che si celebra il 21 giugno, sono gli esperti della piattaforma anti-bufale 'Dottore, ma è vero che...?' curata dalla Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri).
Allora si può smettere di prendere i farmaci e meditare? "No, non è questo che la ricerca suggerisce. I risultati appena citati non significano che la meditazione funzioni per tutti, né che possa sostituire in ogni caso un trattamento prescritto da un medico. Innanzitutto, gli studi più promettenti riguardano forme moderate di ansia: per i disturbi più gravi, le prove a favore della sola meditazione sono ancora insufficienti - precisano gli specialisti - In secondo luogo, la meditazione richiede un impegno considerevole: nel programma Mbsr (Mindfulness-Based Stress Reduction), i partecipanti svolgono sessioni da 2 ore e mezza a settimana più 45 minuti di pratica autonoma ogni giorno. Non tutti riescono a mantenere questa disciplina, e l'efficacia dipende molto dal tempo realmente dedicato alla pratica".
Va anche considerato che la meditazione, pur essendo generalmente sicura, non è priva di rischi. "Una revisione sistematica pubblicata su 'Acta Psychiatrica Scandinavica' ha stimato che circa l'8% delle persone che meditano può sperimentare effetti indesiderati, tra cui ansia, sintomi depressivi o anomalie cognitive come difficoltà di pensiero e disorientamento. Questi effetti - ricordano i medici - possono comparire anche in persone senza una storia pregressa di disturbi mentali, il che rende importante iniziare qualsiasi pratica meditativa strutturata con il supporto di un professionista qualificato e in accordo con il proprio medico di medicina generale o specialista".
Il Teatro Lirico di Cagliari porta in scena mercoledì 24 giugno
alle 20, Turandot, immortale capolavoro di Puccini.
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(Adnkronos) - Dopo l'attacco di Trump a Meloni, scatta la solidarietà della politica alla presidente del Consiglio, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani che annuncia l'annullamento della sua missione a Miami, dove avrebbe dovuto partecipare al business forum con il Segretario di Stato americano Marco Rubio.
"Le gravi e offensive parole del Presidente Trump nei confronti del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni - scrive sui social il ministro e vicepremier - offendono tutta l’Italia. Per questo motivo ho deciso di annullare la mia visita negli Stati Uniti prevista per i prossimi 21 e 22 giugno".
''Non posso immaginare Giorgia Meloni chiedere una fotografia a nessuno, nemmeno sotto minaccia. Posso invece immaginare quanto le sia costato mettere da parte ciò che Trump aveva detto settimane fa, per fare l’interesse dell’Italia, dell’Europa e dell’Occidente. Ed immagino quanto le costerà non commentare come meriterebbe questa nuova caduta di stile del Presidente Usa. Per quanto caduta di stile sia un implicito ed immeritato riconoscimento, in questo caso, ciò che ferisce è che battute di questo tipo non fanno bene a nessuno: né agli Usa, né all’Italia, né all’alleanza', scrive su X il ministro della Difesa, Guido Crosetto.
"I deliri di Trump su Giorgia Meloni sono solo l’ultimo episodio di attacchi e insulti rivolti ai leader europei. Non si capisce se per volontà o per inettitudine sta rovinando gli storici rapporti tra Stati Uniti ed Europa. Con le sue uscite inopportune è riuscito nel non facile intento di rendere gli Usa invisi all’intero continente europeo, danneggiando non solo l’Europa ma soprattutto gli Stati Uniti", fa eco Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per l’Attuazione del programma di governo.
"Solidarietà a Giorgia Meloni per le parole inqualificabili di Trump. Nessuno può permettersi questo tono arrogante con chi guida il governo italiano. Tutto mi separa da Meloni e dalla destra, che millantava di fare da ponte. Ma nessuno può trattare l’Italia in questo modo", scrive sui social il senatore del Pd Filippo Sensi.
"Trump è un mentitore seriale nonché un bullo da operetta. Personalmente non credo affatto che Giorgia Meloni abbia implorato alcunché. In ogni caso questi insulti vanno respinti in quanto ledono l’onore della Nazione", scrive Carlo Calenda sui social.
"Non è accettabile il livello di offesa crudele che il presidente Trump ha rivolto alla premier. La figuraccia la fa lui: un prepotente che non si fa scrupolo a danneggiare le relazioni con l’Italia. Molto mi divide da Giorgia Meloni, ma non il rispetto: a lei solidarietà", aggiunge Lia Quartapelle, deputata dal Pd.
"Conosco Giorgia da ‘qualche’ anno, escludo possa mai implorare chicchessia. Dunque, questa esternazione parte a monte da una menzogna. Constato che Donald Trump ha speso parole encomiastiche nei suoi confronti finché il governo italiano non ha puntualizzato la sua indipendenza con l’indisponibilità all’uso delle basi militari come piattaforme americane per azioni di guerra. Oltretutto azioni non decise dall’Onu né dalla Nato, di cui l’Italia fa parte aderendo alle sue regole", dichiara in un comunicato stampa il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli, di Fratelli d’Italia. "Il popolo americano era e resta un popolo amico, gli Usa sono parte decisiva di quella civiltà occidentale che Giorgia Meloni ha risvegliato nei sentimenti europei, anglosassoni e di buona parte delle democrazie liberali del pianeta. Continueremo a farlo presente ignorando caratteri e colore politico di capi di governo e presidenti, constatando che Trump ha insultato a giro tutti i leader europei, determinando il peggior clima possibile tra il nostro continente e gli Stati Uniti dal secondo dopoguerra", conclude Rampelli.
"Noi che pensavamo di aver toccato il fondo con le 'ginocchiere' evocate vergognosamente nell'Aula della Camera dei deputati, dobbiamo ricrederci dopo aver ascoltato le parole del presidente Donald Trump nei confronti di Giorgia Meloni. Così, con infinita pena, esprimo la più convinta vicinanza al presidente Meloni e mi smarrisco nella vacuità di dichiarazioni gravi perché provenienti dal presidente di un Paese che è diventato ciò che è anche grazie a milioni di italiani'', dichiara quindi Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e deputato di Forza Italia.
"Solidarietà a Giorgia Meloni. A prescindere dal perché siamo a questo punto, adesso va detta una cosa soltanto: chi schiaffeggia i rappresentanti dell’Italia schiaffeggia l’Italia e noi, come italiani, non possiamo lasciarlo fare", scrive Andrea Orlando sui social.
"Quando un capo di Stato estero, indegno rappresentante pro-tempore di una nazione baluardo di dignità, libertà e democrazia, insulta il nostro Primo Ministro, la politica deve reagire compatta. Non è una questione di destra, sinistra o centro. Ma di dignità nazionale. Right (or left) or wrong, it’s my country. Solidarietà del Partito Liberaldemocratico a Giorgia Meloni". Così Luigi Marattin, deputato e segretario del Partito Liberaldemocratico, in un post sui social.
“Trump sempre più surreale, ora bullizza anche Giorgia Meloni, l’ultima alleata che le era rimasta. Spero che la premier italiana faccia mea culpa per aver schiacciato la politica estera italiana sulle posizioni di questa amministrazione americana che sta facendo più danni delle cavallette. Che aspetta a schierarsi con decisione con l’Ue?”, afferma il segretario di Più Europa Riccardo Magi.
"La dichiarazione di Donald Trump è la diretta conseguenza della politica di subalternità con cui Giorgia Meloni ha costruito il rapporto col Presidente degli Stati Uniti d'America. Un rapporto che ha portato Giorgia Meloni ad essere patriota a Washington e forestiera in Italia, a tutelare gli interessi economici di Trump, a subire il ricatto del 5% delle spese per armamenti, ad acquistare il gas, a chiedere la modifica dei regolamenti europei in materia di tutela ambientale e sanitaria", attacca invece Angelo Bonelli. "Una vera patriota a Washington. Ma il punto è il seguente: al posto di Giorgia Meloni mi vergognerei così tanto che mi porrei il problema di farmi da parte. Perché dopo questa figuraccia e aver fatto perdere la dignità all'Italia e agli italiani, comincerei a pensare di farmi da parte. Non è più in grado di rappresentare l'Italia, viste le figuracce che fa fare agli italiani e all'Italia stessa”, aggiunge il deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde.
"Non so se essere più preoccupato per un Trump ormai senza freni, e il problema è che fa il Presidente degli Stati Uniti, o per la credibilità pari a zero di Meloni a livello internazionale, e il problema è che fa la Presidente del Consiglio dei ministri del nostro Paese", gli fa eco Nicola Fratoianni, di Avs. "Verrebbe francamente voglia di esprimere solidarietà a Giorgia Meloni. Se non fosse che tutto questo è il risultato delle sue scelte e della subalternità a Trump, come confermano gli acquisti di armi e di gas dagli Usa, che peseranno enormemente sui bilanci delle famiglie del nostro Paese. Una situazione grottesca - conclude Fratoianni - che gli italiani non si meritano davvero".

(Adnkronos) - "Tutto il Libano deve bruciare". È questa la risposta del ministro per la sicurezza nazionale di Israele, Itamar Ben-Gvir, dopo l'uccisione di quattro soldati israeliani nel sud del Libano durante la notte, a causa di attacchi condotti da Hezbollah.
L’esercito israeliano ha poi dichiarato di aver colpito più di 80 obiettivi di Hezbollah in Libano e di aver ucciso decine di miliziani, mentre Hezbollah - riferisce l’agenzia di stampa statale libanese - almeno 18 persone sono rimaste uccise nei raid israeliani che si sono concentrati la notte scorsa nella regione di Nabatiyé, nel sud del Libano.
"Per ogni lacrima di una madre israeliana, mille madri libanesi devono piangere", ha scritto Ben-Gvir su 'X' aggiungendo che "con tutto il dovuto rispetto per gli americani, Israele deve chiarire al mondo intero che il sangue dei nostri figli e la sicurezza dei nostri cittadini non sono sacrificabili". Tra i soldati uccisi anche un comandante di battaglione carri armati delle Forze di Difesa Israeliane.
Secondo quanto riportato nell'attacco contro l'esercito israeliano, avvenuto poco dopo la mezzanotte, un drone o un missile anticarro ha colpito il carro armato israeliano nel villaggio di Kfar Tebnit, nel sud del Libano. ll tenente colonnello rimasto ucciso aveva peraltro da poco sostituito il precedente comandante di battaglione, rimasto gravemente ferito nel sud del Libano ad aprile.
Il ministro israeliano ha aggiunto che "il nostro dovere supremo è proteggere i cittadini di Israele e i soldati delle Forze di Difesa Israeliane, e questo impegno ha la precedenza su ogni altra considerazione. Basta con questo tira e molla. In Medio Oriente non si vince con risposte misurate e moderazione: bisogna scatenarsi. Annientare. Schiacciare il terrore".
In Libano occorre "aprire le porte dell'inferno", ha dichiarato il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich dopo l'attacco di Hezbollah nel sud del Libano costato la vita a quattro soldati delle Idf. Su 'X', il ministro ha parlato di "mattinata difficile" e ha detto che "è tempo di parlare con il fuoco. Di spalancare le porte dell'inferno".
Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno riferito di aver condotto attacchi "in profondità" in Libano, in particolare nella Valle della Bekaa, dopo l’uccisione dei quattro soldati israeliani. Si tratta di "una risposta alle violazioni del cessate il fuoco da parte di Hezbollah", hanno riferito le Idf spiegando di aver colpito "infrastrutture" appartenenti al gruppo.
L'esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito più di 80 obiettivi di Hezbollah in Libano e di aver ucciso decine di miliziani in risposta a quelle che ha definito violazioni del cessate il fuoco, ovvero agli attacchi nei quali sono stati uccisi quattro soldati delle Idf. "Durante la notte, le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno colpito più di 80 centri di comando, terroristi, postazioni di lancio e ulteriori siti infrastrutturali terroristici nell'area di Nabatieh e in altre zone del Libano meridionale, all'interno e all'esterno della zona di sicurezza", si legge in un comunicato dell'esercito israeliano.
"Inoltre, durante gli attacchi, decine di terroristi di Hezbollah che operavano nei centri di comando sono stati eliminati", ha aggiunto.
(Adnkronos) - Occorre "avanzare il prima possibile con soluzioni basate in Paesi terzi" in ambito migratorio, come i centri di rimpatrio extra Ue. Questo il messaggio veicolato dall'Italia e altri 18 Paesi europei ai leader delle istituzioni Ue e agli altri capi di Stato e di governo in una lettera, pubblicata al termine della consueta riunione sulla migrazione promossa da Roma e Copenaghen a margine dei lavori del Consiglio europeo, che cita esplicitamente la cooperazione Italia-Albania come esempio.
"Deve sempre essere una decisione democratica chi può entrare e restare nei nostri Paesi. È fondamentale che continuiamo a sfidare lo status quo, in cui i trafficanti di esseri umani fanno fortuna e la migrazione viene strumentalizzata", scrivono i leader firmatari, ricordando i progressi compiuti negli ultimi anni e i recenti sviluppi "sugli ultimi elementi chiave della nuova legislazione", tra cui l'ok del Parlamento europeo al nuovo Regolamento rimpatri, che istituzionalizza la soluzione dei centri di rimpatrio in Paesi terzi a livello Ue.
"La maggioranza degli Stati membri ha preso parte al lavoro su soluzioni nuove e innovative che possono contribuire a ridurre i flussi migratori irregolari verso l'Europa e aumentare il tasso di rimpatri. Insieme, abbiamo ridefinito il dibattito europeo sulla migrazione e raggiunto un ampio consenso sulla necessità di una politica migratoria europea che sia al tempo stesso ferma ed equa", proseguono i firmatari, prima di sottolineare l'importanza di "mostrare risultati concreti che facciano una reale differenza per i nostri cittadini e avanzare il prima possibile con soluzioni basate in Paesi terzi". "Dobbiamo sfruttare appieno le nuove possibilità ed essere pronti ad affrontare efficacemente eventuali ostacoli residui per rendere le nuove soluzioni una realtà", continuano i diciannove capi di Stato e di governo Ue, i quali ritengono che questo sia "il modo più efficace per smantellare i modelli di business dei trafficanti di migranti, eliminare gli incentivi alla migrazione irregolare verso l'Europa e garantire che coloro che non hanno il diritto legale di restare in Europa vengano rimpatriati". Alcune iniziative "sono già operative, come la cooperazione Italia-Albania", mentre altri Paesi "stanno lavorando per attuare le nuove possibilità, inclusi gli hub in Paesi terzi".
Nella lettera, i diciannove leader europei si impegnano a "guidare personalmente il percorso per assicurarci che le nostre visioni prendano vita" e incoraggiano gli Stati membri disponibili a "perseguire tali soluzioni e ad avviare contatti con potenziali partner. Incoraggiamo inoltre la Commissione a continuare a sostenere gli Stati membri in questi sforzi, anche con risorse finanziarie, e invitiamo l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e altre organizzazioni internazionali competenti a partecipare attivamente al processo. È giunto il momento di agire e di ottenere risultati concreti", concludono. Oltre alle leader di Italia e Danimarca, Giorgia Meloni e Mette Frederiksen, hanno firmato la lettera anche i capi di Stato e di governo di Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Estonia, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svezia e Ungheria.
La premier, insieme ai primi ministri danese Mette Frederiksen e olandese Rob Jetten, ha ospitato una nuova riunione informale tra alcuni degli Stati membri maggiormente interessati al tema delle soluzioni innovative da applicare alla gestione del fenomeno migratorio a margine del Consiglio europeo. Insieme a Italia, Danimarca, Paesi Bassi e Commissione europea, si legge in una nota di palazzo Chigi, hanno preso parte all’incontro Austria, Belgio, Bulgaria, Germania, Grecia, Polonia, Malta, Repubblica Ceca, Slovenia, Svezia e Ungheria. La presidente Ursula von der Leyen "ha illustrato i principali filoni di lavoro della Commissione in ambito migratorio, soffermandosi in particolare sulle possibili conseguenze migratorie derivanti dall’evoluzione della crisi in Medio Oriente e sulle iniziative necessarie per garantire una risposta europea efficace e tempestiva".
Nel corso della riunione, continua la nota, "è stato espresso apprezzamento per i risultati conseguiti negli ultimi mesi, tra cui l’istituzione della lista europea dei Paesi sicuri di origine, l’introduzione del nuovo concetto di Paese terzo sicuro, l’adozione della Dichiarazione di Chisinau sulla migrazione, l’accordo politico sul nuovo Regolamento rimpatri e, più recentemente, l’inserimento di un riferimento al sostegno finanziario dell’Unione per le soluzioni innovative in materia migratoria nell’ambito dei negoziati sul prossimo Quadro finanziario pluriennale". Meloni "ha sottolineato la necessità di passare rapidamente dalla definizione delle nuove regole alla loro concreta attuazione, a partire dal Regolamento Rimpatri. Richiamando la lettera congiunta inviata oggi insieme al primo ministro Frederiksen ed altri 17 capi di Stato e di governo Ue, il presidente del Consiglio ha evidenziato l’importanza di avviare rapidamente progetti pilota concreti e replicabili. A tale riguardo, la discussione tra i Leader ha fatto emergere l’interesse a valutare anche ipotesi di centri di rimpatrio congiunti in Paesi terzi".
Meloni ha avuto inoltre un confronto verbale, ieri durante il Consiglio europeo, con il collega spagnolo Pedro Sanchez proprio in materia di migrazionisecondo quanto riporta Il Mattinale Europeo. Secondo la ricostruzione, la premier danese - che è socialdemocratica ma è una 'dura' in materia di migrazioni - avrebbe lodato il regolamento rimpatri da poco approvato dal Parlamento europeo, cosa che avrebbe provocato l'intervento di Sanchez, anche lui socialista, che avrebbe criticato il medesimo provvedimento, ritendendolo inefficace.
A quel punto Meloni avrebbe preso la parola, criticando la decisione della Spagna di regolarizzare centinaia di migliaia di migranti irregolari, sostenendo che il provvedimento avrebbe un impatto anche sui Paesi vicini alla Spagna. Il collega belga Bart De Wever, un altro conservatore, avrebbe preso la parola a sua volta, sottolineando di essere dalla parte della collega danese.
Un alto funzionario Ue conferma all'Adnkronos che "c'è stata effettivamente una discussione" tra Meloni e Sanchez, aggiungendo però di non poter entrare nei dettagli delle conversazioni avvenute nel Consiglio Europeo. Un secondo alto funzionario osserva che la cosa è stata "un po' più sfumata". Una terza fonte Ue non smentisce e non conferma: "No comment...". Una quarta fonte Ue conferma che la ricostruzione "è corretta", tuttavia il ruolo 'guida' nello scambio lo avrebbe avuto Fredriksen, con Meloni e De Wever a sostegno. Meloni e Sanchez hanno avuto un bilaterale prima del summit, confermando la linea comune in materia di Mff 2028-34, ma in materia di migrazioni ci sono differenze di linea politica tra i due leader che sono note e che nessuno dei due ha mai nascosto.
Secondo una quinta fonte Ue, la protagonista principale dello scambio sarebbe stata la premier danese: "Ha detto - riferisce - che voleva un dibattito sulle migrazioni a livello di leader, che non si tiene da molto tempo". A quel punto, il premier spagnolo ha ribattuto che non era il caso, e questo ha innescato il dibattito: a sostenere la premier danese non sono stati solo Meloni e De Wever, ma anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il premier ungherese Peter Magyar. A troncare il dibattito è stato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, che ha rimandato la discussione ad un successivo summit Ue.

La pace tra Iran e Usa può rappresentare un'occasione importante per le imprese italiane per inserirsi nella 'partita' della ricostruzione a Teheran. Con la possibilità di arrivare nei prossimi anni a uno scambio commerciale tra Italia e Iran del valore di 10 miliardi di euro. A patto, però, che le imprese italiane siano sostenute dal "coraggio" del governo italiano nel muoversi velocemente nei rapporti con Teheran, arrivando prima di altri competitor. E' l'analisi che traccia in un'intervista con Adnkronos/Labitalia Giuseppe Zampini, presidente della Camera di commercio e Industria Italia – Iran & Paesi E.C.O, l’associazione imprenditoriale specializzata per l’internazionalizzazione delle imprese italiane in Iran e negli altri 9 paesi dell’Economic cooperation organization-E.C.O. (Afghanistan, Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Tagikistan, Turchia, Turkmenistan e Uzbekistan). Zampini, manager di lungo corso e già presidente tra l'altro di Confindustria Liguria, è un grande conoscitore dell'area.
"L'Italia nel 2017-2018 -sottolinea Zampini- aveva esportazioni verso l'Iran che si aggiravano intorno ai 2 miliardi di euro, escludendo il petrolio. Io penso che con la partita della 'ricostruzione' potremmo arrivare nei prossimi anni a moltiplicare per quattro, cinque volte questa cifra, arrivando a dieci miliardi all'anno di scambio commerciale con Teheran, con una grande fetta di export nostro verso l'Iran. Ma dipende un po' dalla nostra capacità di inserirci rapidamente, perché se aspettiamo troppo saranno altri a sviluppare le opportunità. Proprio poco fa sono stato contattato da un assistente del ministro dell'Enerigia iraniano, tutto si sta sviluppando molto velocemente".
Uno scenario ricco di opportunità che, secondo Zampini, è necessario occupare al più presto. "Le sanzioni non saranno rimosse tutto domani, non dobbiamo aspettarci che nel giro di quindici giorni o venti giorni o un mese cambi tutto. Però muoviamoci ora perché fra sei mesi troveremo già posizioni molto occupate", sottolinea.
E l'interesse non deve concentrato solo sull'Iran ma sull'intera area. "Nei prossimi cinque- otto anni, nell'area non solo dell'Iran, ma anche dei Paesi del Golfo, si parla della necessità di nuovi impianti energetici da quarantacinquemila a ottantamila MW da installare, da fare con parte in campo. Teniamo conto che ottantamila MW sono la metà della potenza installata nel nostro Paese. Quindi stiamo parlando di cose significative, non piccole, ma enormi", aggiunge.
Ma per Zampini è necessario un cambio di passo da parte del governo italiano. Al governo italiano. "Chiediamo -sottolinea- un po' più di coraggio, lo dico con franchezza: essere allineato agli Stati Uniti non vuol dire essere dietro gli Stati Uniti. Purtroppo noi in Iran in questi anni abbiamo perso alcune opportunità. Ora dobbiamo avere il coraggio di sostenere politicamente le nostre aziende che si sanno muovere ma vanno supportate" nella 'partita' per la ricostruzione post-conflitto.
Secondo Zampini, "l'accordo di pace tra Usa e Iran ha dei punti chiave che dovremmo guardare con attenzione da parte nostra". "L'unico punto incerto è quello dell'uranio che ancora deve essere discusso. Ma nell'accordo si parla di abolizione delle sanzioni, con una rimozione graduale, non immediata. L'altro elemento significativo è lo sblocco dei fondi iraniani all'estero che sono rilevanti, e questo è un fattore cruciale. E la creazione non dimentichiamo di questo fondo di investimenti di 300 miliardi", sottolinea.
E Zampini ricorda che "in Iran tutte le reti di trasporto, ma anche le infrastrutture logistiche sono state danneggiate. C'è stato un danneggiamento significativo sia nella parte energetica con la messa fuori servizio di alcuni impianti, sia nelle reti di infrastrutture. Ma anche le attività industriali sono state colpite: ad esempio due impianti di produzione d'acciaio, ai quali avevano partecipato anche aziende italiane alla costruzione, hanno avuto dei danneggiamenti, e ci stanno richiedendo già da venti giorni di verificare la possibilità di sostenerli nella ricostruzione. Stiamo parlando di operazioni significative, non di piccole cose, e sarebbe veramente un peccato che il nostro Paese, le nostre imprese che sono ben viste, ben volute e stimate, non riuscissero a inserirsi. Per questo bisogna agire veloci e farsi trovare pronti" nella partita sulla ricostruzione.
E come spiega Zampini l'interesse delle imprese italiane c'è. "Oggi, per quanto mi risulta, la nostra ambasciatrice -spiega- dovrebbe rientrare a Teheran. Dovremmo iniziare ad attivare un percorso per il nostro ruolo nella ricostruzione. L'interesse delle imprese italiane c'è: appena c'è stato l'accordo due grossi imprenditori mi hanno telefonato e mi hanno chiesto 'Cosa possiamo fare? Come possiamo muoverci?'. Oggi gli iraniani non si muoveranno solo per dire 'ho bisogno di un pezzo di ricambio', ma per dire 'ho bisogno di ripristinare infrastrutture'. Quindi noi dovremmo riuscire ad agganciare dei piani significativi, piani pluriennali fra imprese, da una parte e dall'altra", conclude. (di Fabio Paluccio)

(Adnkronos) - Una risposta strutturale che lavora simultaneamente su tre nodi critici: la difficoltà di diventare genitori, l’aumento della fragilità legata all’invecchiamento e il rischio di esclusione di una parte significativa delle giovani generazioni. È la strategia messa in atto da Fondazione Cariplo, che ha patrocinato il dibattito ‘La demografia cambia la società’ organizzato da Adnkronos a Palazzo dell’Informazione a Roma. Nel dettaglio, la Fondazione sostiene, con 3 sfide di mandato, la genitorialità e la natalità con il programma ‘Anita-l’infanzia prima’, gli anziani con ‘Welfare in Ageing’ e i giovani con ‘ZeroNeet’.
L’87% dei genitori considera fondamentale il supporto nel periodo successivo alla nascita, ma solo il 35% riesce ad accedervi concretamente. Allo stesso modo, i servizi educativi per la prima infanzia sono ritenuti essenziali dal 92% degli intervistati, ma quasi quattro su dieci non li hanno mai utilizzati. Sono alcuni risultati della ricerca ‘Genitorialità e infanzia’ promossa da Fondazione Cariplo, nell’ambito del programma ‘Anita - L’infanzia prima’, che mette in evidenza uno scarto netto tra bisogni e risposte. Sul fronte culturale, per esempio, oltre il 90% attribuisce grande valore alle attività per i più piccoli, mentre solo il 54% ritiene adeguato il modo in cui la genitorialità viene raccontata nei media. Allo stesso modo, i servizi educativi per la prima infanzia, essenziali quasi all’unanimità, risultano difficilmente accessibili, per molti, a causa di costi elevati, organizzazione dei servizi, liste d’attesa e ostacoli territoriali.
A partire da questa evidenza Fondazione Cariplo ha scelto di intervenire in modo strutturale, facendo della prima infanzia una propria Sfida di Mandato. Con ‘Anita - L’infanzia prima’, ha messo a disposizione 20 milioni di euro, interamente stanziati da Cariplo, con l’obiettivo di rafforzare il sistema dei servizi e accompagnare le famiglie nei primi anni di vita dei figli. ‘Anita’ è un programma che utilizza queste risorse per attivare interventi territoriali concreti, costruire reti tra servizi e migliorare il funzionamento complessivo del sistema. In particolare lavora per rendere realmente accessibile il supporto ai neogenitori sviluppando percorsi di accompagnamento nel periodo perinatale che coinvolgono servizi sociali, sanitari ed educativi. Parallelamente, il programma interviene sul rafforzamento dei servizi educativi 0-6 anni, non soltanto aumentando le opportunità, ma lavorando sull’accessibilità effettiva, riducendo le barriere economiche e organizzative che impediscono alle famiglie di utilizzarli. Intervenire nei primi anni di vita significa agire sul momento in cui si formano le disuguaglianze, ma anche creare condizioni più favorevoli alla genitorialità, contribuendo nel tempo a rendere più sostenibile la scelta di avere figli.
“Con ‘Anita-L’infanzia prima’ - spiega Valeria Negrini, vicepresidente di Fondazione Cariplo - vogliamo provare a facilitare l’accesso alla cultura, ad esempio, ottimizzando la presenza e l’accesso alle biblioteche affinché diventino luoghi dove i bambini possano usufruire e capire l’importanza della cultura. Vogliamo poi migliorare e rendere più numerose le aree pensate per i bambini, come le aree gioco. Le 3 aree principali su cui si concentra ‘Anita’ sono infatti i servizi, gli spazi di vita e la cultura, che si intersecano con 2 altre azioni trasversali e necessarie: la ricerca scientifica integrata e multidisciplinare, che può darci elementi per orientare al meglio le politiche che vogliamo provare ad attuare; e la comunicazione che, provando nuovi strumenti, linguaggi e canali, deve sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema dell'infanzia e dei bisogni dei bambini, che non riguarda solo chi ha figli in questa fascia d'età, ma anche chi ha figli grandi e chi non ne ha”.
Accanto al calo delle nascite, l’invecchiamento della popolazione rappresenta un’altra trasformazione strutturale, che incide profondamente sui sistemi di welfare con una crescente fragilità, delle condizioni di non autosufficienza e di un carico crescente sulle famiglie e sui servizi. In questo contesto, Fondazione Cariplo è intervenuta con il Bando ‘Welfare in Ageing’, orientato a rafforzare e innovare le risposte rivolte alle persone anziane e ai loro caregiver. Le prime 2 edizioni, con un investimento di 12,7 milioni di euro, hanno sostenuto 30 progetti e coinvolto oltre 150 organizzazioni, tra enti capofila e partner. La terza edizione rappresenta un ulteriore sviluppo, con un investimento complessivo di 5,55 milioni, di cui oltre 3,7 stanziati da Fondazione Cariplo, a cui si aggiungono risorse provenienti da Fondazione di Comunità Milano e dal Fondo di Fondazione Fiera Milano. Gli interventi lavorano per intercettare precocemente le fragilità, potenziare la domiciliarità e migliorare l’accesso ai servizi, con un’attenzione particolare alla dimensione sociale e relazionale, oltre che sanitaria. Un elemento chiave - spiega la Fondazione - è il coinvolgimento delle comunità locali: volontariato, reti informali e servizi pubblici concorrono insieme a costruire risposte più accessibili ed efficaci, capaci di raggiungere anche le persone più isolate. L’obiettivo è migliorare il funzionamento complessivo del sistema, rendendolo più flessibile e in grado di adattarsi ai bisogni di una popolazione che cambia rapidamente.
“Con i progetti di welfare in ageing - illustra Giovanni Azzone, presidente di Fondazione Cariplo- vogliamo connettere, rafforzare e innovare, i servizi a supporto delle persone anziane e delle loro famiglie facendo leva nel miglior modo possibile sulle risorse disponibili e con il coinvolgimento della comunità. E’ un problema ampio e diffuso, che possiamo contrastare solo unendo gli sforzi. Tra gli obiettivi non c’è solo il contrasto al fenomeno, ma ribaltare la prospettiva, puntando sugli anziani come risorsa”.
Il terzo elemento della strategia riguarda i giovani e, in particolare, il fenomeno dei Neet, che rappresenta una delle criticità più rilevanti. Oggi si contano in Italia oltre 1,3 milioni di giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi formativi, circa 150mila dei quali in Lombardia. Dietro questi numeri si nascondono percorsi interrotti, competenze non sviluppate e una perdita progressiva di fiducia, che rischia di tradursi in esclusione duratura. In un contesto segnato dal calo demografico, questo fenomeno assume un peso ancora maggiore, perché significa disperdere una parte fondamentale del capitale umano. Per rispondere a questa sfida, Fondazione Cariplo ha attivato il programma ‘ZeroNeet’. Il programma si sviluppa su circa 50 milioni di euro complessivi, di cui 20 messi direttamente da Fondazione Cariplo e 30 da Intesa Sanpaolo, con il coinvolgimento anche di Regione Lombardia.
ZeroNeet nasce dalla consapevolezza che il fenomeno è complesso e richiede interventi integrati. Le cause sono molteplici: dispersione scolastica, fragilità economiche, assenza di reti di supporto, difficoltà di orientamento e distanza dal mercato del lavoro. Il programma interviene sia in chiave preventiva, sostenendo scuole e percorsi educativi, sia sui giovani già in condizione di inattività, attraverso percorsi personalizzati che combinano formazione, inclusione sociale e inserimento lavorativo. L’obiettivo è ri-attivare almeno 20mila giovani e contribuire alla riduzione del tasso di Neet fino al 9%, in linea con gli obiettivi europei, restituendo opportunità e prospettive a una generazione che rischia di restare ai margini.
“La sfida ZeroNeet - precisa Azzone - ha una doppia valenza: una individuale, che riguarda migliaia di ragazze e ragazzi che rischiano di restare ai margini, e una collettiva perché, come Paese, non possiamo permetterci di perdere una risorsa così preziosa. Siamo particolarmente attenti ai giovani che non studiano né lavorano e vogliamo offrire loro nuove opportunità. Per questo dobbiamo fare un patto con i ragazzi, prendere la responsabilità nei loro confronti e ingaggiarli, costruendo percorsi che li accompagnino davvero. È una sfida che non riguarda solo i singoli - conclude - ma la società nel suo complesso, e che deve diventare una priorità strategica per il Paese”.

(Adnkronos) - Giorgia Meloni "mi ha implorato di fare una foto con lei. Voleva una foto con me così tanto. L'avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena". Così il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in una intervista telefonica esclusiva a 'L'Aria che tira' su La7, il programma di David Parenzo, di cui si sente la traduzione in italiano ma non la voce del presidente Usa.
"Come sta il suo primo ministro? Come sta?", ha chiesto Trump al corrispondente de La7, che a sua volta ha chiesto al presidente americano un commento sulla conversazione avuta con Meloni a margine del vertice di Evian. "Probabilmente è contenta che io le abbia parlato. Non ero obbligato a parlarle", ha risposto.
Trump ha poi affermato che "gli europei hanno sbagliato tutto sull'energia e hanno sbagliato tutto sull'immigrazione. E se non risolvono questi problemi, l'Europa non sarà mai più la stessa". "Probabilmente - ha aggiunto - non riusciranno a risolverli. L'immigrazione è un disastro, l'energia con tutte quelle pale eoliche che sono un fallimento, è un disastro'', ha aggiunto Trump.
Quanto all'Ucraina "vogliamo solo la pace" e come Stati Uniti "non siamo coinvolti" nel processo di adesione all'Unione europea.

(Adnkronos) - "In un contesto in rapida evoluzione, in cui innovazione biotecnologica, medicina di precisione e tecnologie emergenti stanno ridefinendo lo sviluppo terapeutico, Ucb, azienda biofarmaceutica globale, sta attuando una strategia intenzionale e mirata per accelerare l’innovazione attraverso una serie di acquisizioni e partnership globali. Questi investimenti riflettono l’ambizione di lungo termine di Ucb di scoprire e sviluppare terapie trasformative che vadano oltre il trattamento dei sintomi, puntando a modificare e potenzialmente curare le malattie". E' quanto si legge in una nota dell'azienda. Le operazioni annunciate nelle ultime settimane - si legge - riflettono una "strategia coerente volta a combinare scienza d’avanguardia, una profonda comprensione della biologia umana e modalità terapeutiche di nuova generazione. Nel loro insieme, rafforzano la capacità di Ucb di sviluppare trattamenti di precisione basati sulla biologia per malattie complesse con elevato bisogno medico insoddisfatto, aumentando al contempo la probabilità di generare risultati significativi e duraturi per i pazienti".
L’integrazione di Neurona Therapeutics consente a Ucb "di superare la gestione sintomatica e orientarsi verso soluzioni innovative volte alla rigenerazione del sistema nervoso, aprendo nuove prospettive per le persone che convivono con forme gravi di epilessia farmacoresistente". IMIDomics - dettaglia la nota - "apporta il valore di una delle piattaforme di dati e biobanche internazionali più complete, abilitando modelli avanzati di stratificazione dei pazienti e accelerando la scoperta di nuovi target terapeutici. Queste capacità rafforzano l’approccio di Ucb allo sviluppo dei farmaci basato sulla biologia umana, anche attraverso l’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale e machine learning".
"Candid Therapeutics e Antengene - riporta la nota - ampliano il perimetro scientifico e tecnologico di Ucb, contribuendo allo sviluppo di nuovi approcci per il ripristino della risposta immunitaria attraverso piattaforme multidisciplinari e strategie fondate sull’integrazione di competenze di eccellenza, con particolare attenzione alla ricerca focalizzata sulle cellule T e B, responsabili rispettivamente della regolazione e della produzione di anticorpi, e su come queste possano essere selettivamente modulate o riprogrammate per bloccare la risposta immunitaria aberrante contro i tessuti sani, ripristinando così la tolleranza immunologica senza compromettere le difese dell’organismo". Nel loro insieme, queste iniziative "riflettono una visione fondata sulla responsabilità verso i pazienti e su un impegno continuo nel tradurre il progresso scientifico e tecnologico in benefici concreti. Ucb - conclude la nota - prosegue, con umiltà e determinazione, il proprio percorso volto a costruire soluzioni personalizzate che tengano conto della complessità delle malattie e della diversità dei bisogni individuali, mantenendo al centro un miglioramento tangibile degli esiti clinici e della qualità della vita".
Avrebbero tormentato e perseguitato anziani e persone fragili
insultandoli, lanciando contro di loro e contro le loro abitazioni
oggetti e sassi, filmando le bravate per poi pubblicare i video sui
social.
(Adnkronos) - Le prime anticipazioni sui palinsesti Rai autunno‑inverno 2026/2027, illustrati in grandi linee al Cda della Rai in vista della versione definitiva che verrà sottoposta al consiglio il primo luglio, delineano un quadro ricco di movimenti, nuovi volti e rientri eccellenti. Le novità più rilevanti, a quanto appreso dall'Adnkronos, riguardano il ritorno di Duilio Giammaria con ‘Petrolio’, l’arrivo di Salvo Sottile a ‘Ore 14’, il nuovo talk di Roberto Inciocchi, il nuovo programma di Vittorio Brumotti ‘Ultima Chiamata’, dopo l'esordio estivo con 'Italia A/R', e l’approdo di Eleonora Daniele al prime time di Rai3 con il nuovo programma ‘Le cose che non sai’, previsto per cinque settimane al giovedì ad inizio stagione.
Restano invece ancora da definire le conduzioni di ‘Agorà’ e ‘Far West’, i due programmi lasciati rispettivamente da Inciocchi e Sottile: la Rai sta valutando diverse candidature, sia interne che esterne, con i nomi di Annalisa Bruchi e Antonino Monteleone circolati con insistenza nelle ultime settimane. Probabilmente la definizione delle nuove conduzioni arriverà in tempo per la 'presa d'atto' del Cda del primo luglio e quindi per l'annuncio nella presentazione dei palinsesti fissata per il 3 luglio ad Ancona.
Su Rai1, le prime serate autunnali si giocheranno tra fiction e i tre titoli di punta dell’intrattenimento, con la novità di ‘Tale e Quale’ al mercoledì con Carlo Conti, la conferma di ‘The Voice’ con Antonella Clerici al venerdì (sei puntate Senior, seguite da sei puntate Kids e altrettante della versione Generation) e di ‘Ballando con le Stelle’ con Milly Carlucci al sabato, dove potrebbe arrivare Barbara D’Urso in giuria.
Al mattino restano confermate le coppie di ‘1Mattina News’ (Maria Soave e Tiberio Timperi) e ‘Unomattina’ (Massimiliano Ossini e Daniela Ferolla). A mezzogiorno torna Antonella Clerici con ‘È sempre mezzogiorno’ e anche il pomeriggio resta invariato: Caterina Balivo con ‘La Volta Buona’, Alberto Matano con ‘La Vita in Diretta’, Marco Liorni con ‘L’Eredità’. In access prime time confermato ‘Affari Tuoi’ con Stefano De Martino e 'Cinque Minuti' di Bruno Vespa, che torna naturalmente anche in seconda serata con 'Porta a Porta', pronto ad incursioni con speciali di prime time in caso di necessità.
Nel weekend di Rai1, Mara Venier resta la signora di 'Domenica In', affiancata da Tommaso Cerno e seguita nel pomeriggio domenicale da Francesca Fialdini e il suo 'Da noi a ruota libera'. Tornano anche ‘Bar Centrale’ di Elisa Isoardi e ‘Ciao Maschio’ di Nunzia De Girolamo.
Su Rai2, oltre all’arrivo di Sottile a ‘Ore 14’, la rete punta sul nuovo talk di Roberto Inciocchi in prima serata il mercoledì. Confermati ‘Belve’ di Francesca Fagnani, ‘Boss in Incognito’ con Elettra Lamborghini e la seconda serata di ‘Linea di Confine’ con Antonino Monteleone. L'arrivo di Brumotti da Mediaset non si limiterà al programma del mattino estivo di Rai1, 'Italia A/R' che sta per debuttare: il conduttore sportivo sarà protagonista anche su Rai2, a fine dicembre, nel periodo delle strenne, con un nuovo programma intitolato 'Ultima Chiamata'.
Nel pomeriggio della seconda rete resta stabile ‘Bellamà’ di Pierluigi Diaco, forte del 6% medio della stagione appena conclusa. Dal 31 agosto tornerà anche ‘Aspettando Bellamà’, con il meglio dei provini (5.000 candidati, 300 finalisti) e la scelta del nuovo cast tra Boomer e Gen Z. Mentre non trova per ora spazio in palinsesto, come da anticipazioni della vigilia, ‘Citofonare Rai2’ di Paola Perego. Perego potrebbe però tornare nella seconda parte della stagione con ‘The Floor – Ne rimarrà uno solo’ in prima serata su Rai2.
Su Rai3, oltre ai nodi ancora aperti su ‘Agorà’ e ‘Far West’, il prime time autunnale vedrà il ritorno di ‘Petrolio’ da novembre e l’avvio della nuova stagione di ‘Report’ dall’8 novembre per 12 puntate, seguito in seconda serata da ‘Allegro ma non troppo’ di Luca Barbareschi. Torna anche ‘Blu Notte - Misteri dimenticati’ di Carlo Lucarelli.
Confermati ‘Il Cavallo e la Torre’ di Marco Damilano e ‘In Mezz’Ora’ di Monica Maggioni, mentre non risulta in palinsesto, almeno fino a dicembre, ‘Via dei Matti n.0’ di Stefano Bollani e Valentina Cenni.
La grande novità della rete è però Eleonora Daniele, che oltre a condurre come sempre ‘Storie Italiane’ nel mattino di Rai1, approderà in prima serata sulla terza rete con ‘Le cose che non sai’, un nuovo format di approfondimento previsto per cinque settimane al giovedì. Nella stessa collocazione, da fine ottobre, tornerà poi ‘Splendida Cornice’ di Geppi Cucciari.
Un mosaico in evoluzione che potrebbe riservare ulteriori sorprese il 3 luglio ad Ancona.

(Adnkronos) - Tragedia nella notte a Siracusa, dove un 15enne è morto in un incidente stradale avvenuto in viale Epipoli, una delle arterie periferiche più importanti della città. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, intorno alle 2, due scooter si sono scontrati frontalmente. Un impatto violentissimo che non ha lasciato scampo al 15enne. Il ragazzino, immediatamente soccorso, è stato traportato in condizioni disperate al pronto soccorso dell'ospedale, è morto poco dopo.
Nell’incidente è rimasto gravemente ferito anche un 18enne alla guida dell'altro mezzo a due ruote. Il giovane è ricoverato in prognosi riservata nel reparto di Rianimazione dell’Umberto I. Sul posto la Polizia municipale per effettuare i rilievi utili a chiarire l'esatta dinamica dell'incidente.

(Adnkronos) - In risposta ai cambiamenti demografici e generazionali, il modello di welfare aziendale di Wind Tre, si è evoluto da “un sistema tradizionale a uno più flessibile e personalizzato. L’azienda, nata dalla fusione di Wind e Tre e controllata dal gruppo Hutchison, parte da una base già strutturata di welfare classico: assistenza sanitaria integrativa, previdenza complementare e coperture assicurative per i dipendenti. Su questa base, negli anni, ha sviluppato un modello più orientato all’attrazione e retention dei talenti, in particolare dei profili più giovani”.
Lo ha detto Manuela Giusti, People Relations & Compensation director di Wind Tre, partecipando al dibattito ‘La demografia cambia la società’ organizzato oggi in occasione della sesta edizione dell’appuntamento annuale di Adnkronos dedicato ai temi dell'evoluzione demografica a Palazzo dell’Informazione a Roma.
“Attraverso un sistema di ascolto continuo dei dipendenti - ha spiegato Giusti - l’azienda rileva bisogni diversi in base alle generazioni e alle fasi di vita, costruendo risposte non standardizzate ma modulabili”. Tra gli strumenti principali, “la conversione del premio di risultato in welfare, che consente ai lavoratori di trasformare una componente economica in servizi - sanità, previdenza, formazione, ma anche consumi e benessere personale - Questo meccanismo è reso possibile dal quadro fiscale di incentivazione del welfare aziendale”. Un secondo pilastro è il programma ‘Time for Me’, che introduce “forme di flessibilità evoluta: possibilità di congedi brevi o medi per esigenze personali, familiari, formative o di cura”, ha detto. Infine, c’è un servizio di supporto concreto alla vita quotidiana. Si tratta di “una piattaforma che facilita la ricerca di babysitter, badanti e assistenza per caregiver, oltre a supporto nelle pratiche amministrative - ha illustrato - Questo si inserisce nella logica di riduzione del ‘carico invisibile’ di cura che grava sui lavoratori, soprattutto nelle fasi più delicate della vita familiare”.
Quest’anno “ci siamo rivolti ai figli in età universitaria dei nostri colleghi - ha raccontato Giusti - Abbiamo messo a disposizione un coaching personalizzato, dei webinar online oppure in presenza, per predisporre il loro curriculum, il loro profilo LinkedIn, il primo colloquio di lavoro. È stato un servizio molto apprezzato. Inoltre - ha aggiunto - abbiamo fatto un progetto pilota, nella nostra sede di Pozzuoli, di due giornate di formazione immersiva, per i figli dei nostri dipendenti all’ultimo anno delle scuole superiori: hanno respirato, per 2 giorni, l’atmosfera lavorativa delle varie aree della nostra sede e sono stati supportati nella scelta universitaria”. Sull’educazione finanziaria, “abbiamo fatto webinar soprattutto per i giovani. Lo abbiamo fatto anche perché noi siamo molto attenti ai temi di parità di genere - ha precisato Giusti - Da ultimo abbiamo offerto la possibilità di avere una polizza di long-term care: questi strumenti di assistenza alla cura di lungo periodo sono ancora poco conosciuti”.

(Adnkronos) - Una bimba di 4 anni è morta in un incidente stradale avvenuto sulla strada provinciale tra Capurso e Noicattaro, in provincia di Bari. Due le auto coinvolte. La mamma, 38 anni, è stata ricoverata al Policlinico del capoluogo pugliese. E' intubata e in coma. Ha riportato ferite al bacino e al torace. Sono in via di completamento gli accertamenti, poi sarà trasferita dalla sala rossa del pronto soccorso del Policlinico in rianimazione. Un uomo, che viaggiava su un'altra vettura, è rimasto ferito a causa di un trauma al bacino ed è ricoverato all'ospedale Di Venere del capoluogo. La bimba di 4 anni era seduta sul sedile posteriore dell'auto. Mamma e figlia sono di Triggiano.

(Adnkronos) - L’attore statunitense Paul Avery, 81 anni, noto per il ruolo di Hughie nella soap opera "La valle dei pini", è morto insieme alla moglie Sheila Garry in un incendio scoppiato nella loro abitazione nel New Jersey. La tragedia si è verificata nelle prime ore di martedì 16 giugno nella cittadina di Blairstown, come riporta il sito Deadline. Le cause dell’incendio sono ancora al vaglio degli investigatori.
Secondo le autorità locali, i soccorritori sono intervenuti poco dopo la mezzanotte dopo la segnalazione di un incendio nella casa della coppia. Paul e Sheila Avery erano rimasti intrappolati all’interno dell’abitazione. Estratti vivi dai vigili del fuoco, sono però deceduti in seguito alle gravi ferite riportate. A dare la notizia è stata la figlia Kyle Avery con un messaggio pubblicato sui social network. "Sono devastata nel condividere che i nostri genitori, Paul e Sheila Garry Avery, sono venuti a mancare nelle prime ore di questa mattina", ha scritto. "Li amavamo tantissimo e loro amavano noi allo stesso modo".
Nel corso della sua carriera Avery aveva preso parte a numerose produzioni televisive e cinematografiche. Oltre alla partecipazione alla soap "La valle dei pini" (1981-88), era apparso nel film "Superman" del 1978 e in serie tv di successo come "Tre cuori in affitto", "Bolle di sapone" e "Un salto nel buio". (di Paolo Martini)

(Adnkronos) - “La partnership con brand importanti e tecnologici come Realme è fondamentale per l’accademia, soprattutto per chi sceglie di fare arte che ha a che vedere con la tecnologia”. Così la direttrice dell’Accademia delle Belle Arti di Roma, Cecilia Casorati, all’inaugurazione della mostra fotografica ‘Portrait of italians’ tenutasi presso gli spazi di Campo Boario dell’accademia.
La docente ha poi continuato rimarcando quanto l’utilizzo di queste nuove tecnologie, come gli smartphone, “prova in qualche modo lo sviluppo degli studenti su qualcosa di reale”. “Io penso che lo smartphone - ha proseguito Casorati - sia nella contemporaneità uno strumento di indagine antropologica, soprattutto per quello che restituisce. Ma è anche la possibilità di essere quello che diceva Andy Warhol e cioè essere continuamente connessi ed esposti”
La mostra fotografica ‘Portrait of italians’ è un’iniziativa voluta e promossa con Realme. “E’ molto interessante vedere una esposizione all’interno di questo luogo perché questo posto è storia, archeologia industriale, è un tutto spostato verso il futuro”. Un’iniziativa che ha visto impegnati gli studenti dell’accademia di Roma, gli autori degli scatti. “Queste opere sono lo sguardo sul futuro attraverso se stessi”, ha concluso la direttrice.
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