
(Adnkronos) - Federica Pellegrini mamma per la seconda volta. L’ex campionessa di nuoto, insieme al marito Matteo Giunta, ha annunciato attraverso un post su Instagram la nascita della loro secondogenita, che hanno deciso di chiamare Rachele. La coppia, già genitori della primogenita Matilde, ha condiviso con gioia la notizia con la frase: "Ciao Rachele, la nostra piccola nata con la luna rosa".
La notizia ha subito conquistato l’affetto dei fan e dei follower della campionessa, con moltissimi messaggi di auguri sui social. La nascita di Rachele – avvenuta nei primi giorni di aprile 2026 – arriva dopo l’annuncio della gravidanza fatto dalla stessa Pellegrini sui suoi profili social lo scorso dicembre, dove aveva già svelato che si trattava di una femminuccia.

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(Adnkronos) - “Oggi FiberCop è presente in Basilicata con il Piano Italia 1 Giga del Pnrr e con un piano autonomo interamente finanziato dall’azienda: grazie a questi interventi siamo riusciti a raggiungere 302mila unità immobiliari, pari al 54% del totale”. Così Maria Rizzuti, Field operations Line Basilicata e Campania FiberCop, illustra lo stato di avanzamento della rete in fibra ottica nella regione, evidenziando i risultati raggiunti in termini di copertura e realizzazione dell’infrastruttura.
Un percorso che trova in Maratea uno dei casi più emblematici, per complessità e valore strategico. “Proprio perché è la principale attrazione turistica del tratto tirrenico della Basilicata – spiega – ha richiesto un’attenzione particolare, anche alla luce dei numerosi vincoli paesaggistici e sismici presenti. Per questo abbiamo lavorato in stretta collaborazione con l’amministrazione comunale, definendo un cronoprogramma che tenesse conto delle esigenze del territorio e della stagionalità turistica”.
Nel dettaglio, gli interventi sono stati pianificati per ridurre al minimo l’impatto sul contesto urbano e sulle attività. “Abbiamo concentrato le lavorazioni nel centro storico durante la stagione invernale, quando l’affluenza turistica è più bassa, mentre nelle aree periferiche si è intervenuti nei mesi estivi”, sottolinea Rizzuti.
Particolarmente delicate le operazioni nel borgo antico, dove si è reso necessario adottare tecniche specifiche e a basso impatto. “Nel centro storico, caratterizzato da basolato e lastricato, abbiamo effettuato scavi esclusivamente manuali: le pietre sono state rimosse una a una, numerate e successivamente riposizionate dopo la posa della fibra, senza l’utilizzo di mezzi meccanici”, spiega, evidenziando un approccio che ha consentito di preservare l’integrità e l’identità dei luoghi.
Al centro dell’intervento, il valore strategico della connettività per cittadini e imprese. “La fibra è un’infrastruttura fondamentale. Oggi la popolazione di Maratea può accedere a tutti i servizi digitali più avanzati, sia dal punto di vista imprenditoriale che per la vita quotidiana”, afferma.
Dalle opportunità per le attività economiche, in particolare nel turismo, fino ai benefici per i residenti. “Parliamo di telelavoro, formazione e scuola a distanza, servizi digitali evoluti: in un territorio dove molte persone scelgono di vivere anche come seconda residenza, poter lavorare da remoto rappresenta un vantaggio concreto e sempre più determinante”.

(Adnkronos) - “L’impatto è stato notevole perché proprio la capillarità dell’intervento ha permesso a tutte le attività, presenti anche nelle numerose frazioni, di essere finalmente connesse. Oggi si può lavorare in linea con le esigenze del mercato globale: dalle prenotazioni agli ordini, fino alla promozione attraverso contenuti multimediali sempre più indispensabili, soprattutto in un territorio a forte vocazione turistica come il nostro”. Così il sindaco di Maratea, Cesare Albanese, commenta i lavori della rete ultraveloce realizzata da FiberCop, un’infrastruttura che segna un passaggio decisivo per lo sviluppo digitale del territorio
Un intervento che ha saputo coniugare innovazione e rispetto del contesto. “FiberCop – sottolinea il primo cittadino – è riuscita a realizzare questa infrastruttura nel pieno rispetto di tutti i vincoli presenti a Maratea, in particolare quelli paesaggistici e storico-archeologici, che qui sono particolarmente stringenti. Anche nel centro storico, dove ci troviamo, tutto è stato interrato con estrema attenzione, senza lasciare tracce visibili e senza alterare l’identità dei luoghi”.
Il risultato, evidenzia il sindaco, è un’infrastruttura moderna ma “invisibile”, perfettamente integrata nel tessuto urbano e paesaggistico. “Parliamo di un territorio unico, fatto di natura, vicoli e storia. L’intervento è stato realizzato attraversando il centro storico e le aree più delicate senza deturparle, eliminando anche la presenza di cavi aerei e contribuendo al decoro complessivo”.
Un passo avanti importante non solo sul piano tecnologico, ma anche su quello economico e sociale. “Questa rete – conclude – si inserisce nel modo più efficace nel nostro modello di sviluppo e di promozione turistica. Oggi Maratea è più connessa, più moderna e più competitiva, ma resta pienamente fedele alla propria identità”.

(Adnkronos) - La trasformazione digitale passa anche dai vicoli di pietra. A Maratea, nel cuore del borgo medievale adagiato sul versante del Monte San Biagio, prende forma un intervento infrastrutturale che coniuga innovazione e tutela del patrimonio: è qui che FiberCop, gestore dell’infrastruttura digitale più estesa e capillare del Paese, sta realizzando la rete a banda ultralarga con i fondi del Pnrr del Piano Italia 1 Giga.
Tra scalinate, archi e acciottolati storici, la posa della fibra ottica avviene secondo procedure a basso impatto, pensate per preservare l’integrità urbana. I lavori sono eseguiti manualmente, con i ciottoli rimossi uno a uno, numerati e successivamente ricollocati nella loro posizione originaria, mantenendo inalterata la fisionomia del borgo.
Un approccio che consente di integrare la tecnologia in un contesto delicato senza alterarne l’equilibrio. Sotto il tessuto urbano trova così spazio un’infrastruttura in grado di abilitare servizi come smart working, telemedicina, streaming ad alta definizione e gestione intelligente dei servizi urbani, con riduzione delle emissioni di CO₂.
L’intervento a Maratea si inserisce in un piano più ampio di sviluppo della connettività.
In Basilicata, infatti, grazie ai lavori legati al Pnrr e agli investimenti diretti di FiberCop, sono già oltre 302mila le unità immobiliari collegate, con una copertura Ftth che ha superato il 54%.
La rete raggiunge anche i punti più simbolici del territorio: lungo il Monte San Biagio, fino alla vetta dominata dal Cristo Redentore, circa 40 civici sono oggi connessi alla banda ultralarga. Un segnale di come l’innovazione possa arrivare anche nei luoghi più complessi e rappresentativi, senza comprometterne l’identità.

(Adnkronos) - L'economista Angelo Marcello Cardani, presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni dal 2012 al 2020, insigne protagonista delle politiche italiane ed europee in favore della concorrenza e del libero mercato, è morto all'età di 75 anni a Milano.
Nato a Milano il 26 luglio 1949, Cardani si era laureato in economia e commercio all’Università Bocconi nel 1972 e specializzato alla London School of Economics and Political Science. Ha svolto per qualche anno attività professionale come dottore commercialista e si è poi dedicato all’attività accademica presso l’Università Bocconi in posizioni prima temporanee e poi di ruolo dal 1985 fino al 2012. Ha insegnato, nel corso degli anni varie materie: microeconomia, politica Industriale, politica della concorrenza. Dal 2005 al 2012 è stato direttore del corso di laurea triennale in International Economics, Management and Finance, raddoppiandone il numero di nuovi iscritti per anno.
Accanto all’insegnamento e alla ricerca in Bocconi e sotto varie forme di aspettativa universitaria – quando necessaria - ha svolto incarichi paralleli. Dal 1989 al 1994 stato direttore dell’International Management School di San Pietroburgo, joint venture Sda -Bocconi, Università di San Pietroburgo, Henley Management College, Esade di Barcellona e dell’Ecole Supérieure de Commerce de Lyon. E’ stato consulente dell’United Nations Development Programme (Undp) per lo sviluppo del management nell’Europa dell’Est, membro del Comitato di esperti di Politica economica dell’Ufficio del Primo Ministro italiano tra il 1989 e il 1991, membro del Comitato Tecnico per la Programmazione Economica della Regione Lombardia, e membro del Comitato di Esperti per la Ristrutturazione Industriale - Legge 675/1977 – presso il Ministero dell’Industria.
Cardani ha insegnato e svolto attività di ricerca presso il Department of Economics della New York University, presso il National Bureau of Economic Research di New York e di Cambridge (Massachussetts), presso il Dipartimento di Economia dell’Università di Trieste, presso l’Institute of European Studies di Macau, presso la University of New South Wales di Sidney, presso la University of Queensland di Brisbane e presso la Università della Svizzera Italiana di Lugano.
Dal 1995 al 1999 Cardani è stato membro del gabinetto del professore Mario Monti, commissario europeo per il Mercato Interno, Tassazione e Mercati finanziari, con la responsabilità della politica della tassazione e degli affari economici e finanziari. Successivamente è stato capo di gabinetto aggiunto di Monti, divenuto commissario Europeo per la Concorrenza, con la responsabilità dell’antitrust finanziario, della politica internazionale della concorrenza, delle relazioni inter-istituzionali con Parlamento e Consiglio Europei, e degli affari economici e finanziari. Inoltre tra il 2004 e l’aprile 2005 è stato consigliere speciale del Chief Competition Economist presso la Direzione Generale della Concorrenza della Commissione Europea. È stato membro, quale consigliere indipendente, del Consiglio di Amministrazione di varie banche e società di gestione del risparmio, e dell’Advisory Board di società di Public Affairs internazionali.
Angelo Cardani lascia la moglie Lydia Bombieri e i figli Luisa ed Eduardo.
Numerosi i messaggi di cordoglio. Il senatore a vita Mario Monti, nella sua veste di presidente dell’Istituto Javotte Bocconi, il consigliere delegato Angelo Provasoli e il Cda partecipano "profondamente commossi al dolore dei familiari e della comunità bocconiana per la scomparsa del professor Angelo Marcello Cardani economista e civil servant di solida competenza e straordinaria umanità". Con un altro necrologio Mario Monti e la moglie Elsa si dichiarano "vicini con profondo affetto a Lydia, Luisa e Eduardo nel dolore per la scomparsa di Angelo Marcello Cardani, amico di rara umanità, docente generoso verso i giovani, public servant efficace e rigoroso dell'Europa e dell'Italia". L'Università Bocconi - con il presidente Andrea Sironi, il vice presidente Guido Tabellini, il rettore Francesco Billari, il consigliere delegato Riccardo Taranto, il Consiglio di amministrazione, il Collegio dei Revisori dei conti, il corpo docente - "partecipano profondamente commossi al dolore per la scomparsa del prof. Angelo Marcello Cardani, professore di Economia politica presso l’Università Bocconi per oltre trent’anni, che ha dedicato la sua vita accademica alla didattica e alla ricerca, contribuendo in modo significativo anche alle istituzioni nazionali ed europee". Cordoglio anche dal Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell'Università Bocconi, "ricordandone con affetto le grandi qualità umane e scientifiche".
Il presidente Giacomo Lasorella, i commissari Laura Aria, Massimiliano Capitanio, Antonello Giacomelli e Elisa Giomi, il segretario generale e tutto il personale dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni "esprimono il loro più sentito cordoglio, anche a nome dell’istituzione, per la scomparsa del professore Angelo Marcello Cardani". L'ex presidente de Consiglio Mario Draghi "ricorda con affetto l’amico Angelo Cardani ed è vicino alla famiglia nella tristezza".

(Adnkronos) - ''L’Italia perde almeno 34.700 giovani ogni anno e 1,66 miliardi di pil'' a causa dell'emigrazione. E' un caso unico in Europa''. E' quanto emerge dall'analisi comparativa realizzata dall’Eurispes su 22 paesi europei, che ''rivela una particolare configurazione strutturale: l’Italia forma da sola un cluster, con mercato del lavoro giovanile peggiore dei paesi dell’Est Europa e un conto demografico destinato a salire fino a 1,13 milioni di persone mancanti entro il 2050''. ''L’Italia non è semplicemente un paese che soffre di emigrazione giovanile. È un caso anomalo in Europa'', si sottolinea. La ricerca quantitativa realizzata dall’Eurispes su 22 paesi dell’Unione è costruita su 16 indicatori armonizzati nel periodo 2016-2023.
Dallo studio emerge che ''l’Italia riesce a offrire ai propri giovani laureati condizioni occupazionali peggiori di Bulgaria, Polonia o Croazia. L’occupazione dei neolaureati tocca il 58,9%, contro l’80% abbondante dei paesi in convergenza''. Il reddito mediano reale, invece di crescere, si contrae: indice 97 contro 132 dei paesi emergenti dell’Est. ''Un segnale di impoverimento strutturale delle famiglie che non ha equivalenti nel campione considerato nella ricerca''.
''L’Italia appare dunque come un paese con Pil da economia avanzata e condizioni per i giovani da periferia europea. E questo non è un paradosso temporaneo: è una condizione strutturale'', secondo l'Eurispes. L’analisi parte dal saldo migratorio netto dei cittadini italiani nella fascia 20-39 anni nel periodo 2019-2023: 294.606 uscite verso l’estero, 120.884 rientri, con un saldo netto di -173.722 giovani, equivalente a una media di circa 34.700 giovani-adulti l’anno.
A questi flussi vengono applicati tre parametri: tasso di occupazione (62-66%); pil per occupato; aliquota media sul lavoro (30%). I risultati complessivi indicano: occupati mancanti stimati circa 111.000 persone (22.000 lavoratori/anno); perdita di pil per 8,28 miliardi di euro totali, con media annua di 1,66 miliardi; impatto sul pil in termini relativi oscillante tra lo 0,05% del 2021 e lo 0,11% del 2019 e 2023, con media dello 0,09% annuo; mancato gettito fiscale e contributivo per 945 milioni di euro totali (189 milioni/anno).
''Il nodo critico non è la mobilità in sé, ma la capacità di un paese di trasformare i flussi in un processo che generi ritorni per l’economia e la società, riducendo gli effetti problematici legati alla perdita netta di giovani in età attiva e favorendone quindi anche il possibile rientro'', spiega il presidente dell'Eurispes, Gian Maria Fara. ''Le esperienze di altri paesi indicano che risultati migliori si ottengono attraverso pacchetti di interventi coerenti e duraturi, più che con singole misure isolate. Per l’Italia, l’obiettivo realistico non è l’azzeramento dell’emigrazione ma la costruzione di condizioni che riducano la perdita netta e permettano una partecipazione attiva alla circolazione dei cervelli. Ciò implica politiche di attrazione e retention combinate a politiche per rendere la circolazione produttiva''.

(Adnkronos) - Prosegue il rialzo dei prezzi medi nazionali dei carburanti alla pompa, nonostante lo scivolone delle quotazioni petrolifere internazionali, quotazioni che peraltro questa mattina tornano a correre sotto l’effetto delle ultime dichiarazioni di Trump sulla durata della guerra con l’Iran. Questa mattina 2 aprile i prezzi medi nazionali dei carburanti alla pompa sono ancora aumentati ancora rispetto a ieri: benzina self service sulla rete stradale a 1,756 euro/litro (+2 millesimi), gasolio a 2,082 euro/litro (+6 millesimi).
Senza lo sconto sull’accisa che scade martedì prossimo 7 aprile (sulla cui proroga il governo è al lavoro in queste ore), questa mattina la benzina sarebbe a due euro netti al litro in media nazionale self service, il gasolio poco sotto 2,33 euro.
Venendo al dettaglio per modalità di vendita e per marchio, e considerando tutti i circa 20mila punti vendita che comunicano i prezzi all'Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese e del made in Italy (rete stradale e autostradale insieme), queste sono le medie dei prezzi praticati elaborati dalla Staffetta, rilevati alle 8 di ieri mattina: benzina self service a 1,756 euro/litro (+4 millesimi, compagnie 1,757, pompe bianche 1,753), diesel self service a 2,078 euro/litro (+9, compagnie 2,084, pompe bianche 2,066). Benzina servito a 1,890 euro/litro (+3, compagnie 1,927, pompe bianche 1,822), diesel servito a 2,208 euro/litro (+9, compagnie 2,249, pompe bianche 2,132). Gpl servito a 0,667 euro/litro (+4, compagnie 0,669, pompe bianche 0,663), metano servito a 1,558 euro/kg (+5, compagnie 1,562, pompe bianche 1,555), Gnl 1,301 euro/kg (+49, compagnie 1,303 euro/kg, pompe bianche 1,300 euro/kg).
Sulla benzina self service Eni è a 1,736 euro/litro (1,943 il servito); IP a 1,776 (1,942 servito); Q8 a 1,758 (1,921 servito); Tamoil a 1,761 (1,839 servito); sul gasolio self service Eni è a 2,047 (2,251 servito); IP a 2,111 (2,270 servito); Q8 a 2,084 (2,245 servito) e Tamoil a 2,116 (2,183 servito). Questi sono i prezzi sulle autostrade: benzina self service 1,821 euro/litro (servito 2,071), gasolio self service 2,142 euro/litro (servito 2,393), Gpl 0,786 euro/litro, metano 1,577 euro/kg, Gnl 1,310 euro/kg.

(Adnkronos) - Un attacco di droni ucraini contro una raffineria di petrolio in territorio russo ha innescato un incendio nella repubblica del Bashkortostan, a 1.400 chilometri dal confine con l'Ucraina. Lo hanno riferito fonti locali, secondo cui diversi droni sono stati abbattuti mentre si avvicinavano all'impianto nella grande città di Ufa. Su Telegram il capo della repubblica Radiy Khabirov ha scritto che i detriti di un drone sono precipitati in un'area industriale e che un sito di fabbrica era in fiamme.
Un altro drone ha colpito un edificio residenziale. Non ci sono stati morti o feriti.

(Adnkronos) - Un ragazzo italiano di 21 anni è stato accoltellato alla schiena, nella zona polmonare, da sconosciuti dopo essere stato aggredito con lo spray al peperoncino. È successo all'alba di oggi, giovedì 2 aprile, a Genova in via XII Ottobre.
Il giovane, subito soccorso da 118 e Croce Bianca, ha riportato una modesta ferita di circa 5 centimetri, fortunatamente senza emorragie di rilievo ed è stato trasportato in codice giallo presso il pronto soccorso dell'ospedale Galliera, dove è stato riscontrato un sospetto pneumotorace con possibile interessamento del polmone sinistro. Dopo i primi accertamenti, è stato portato nel reparto di chirurgia dell'ospedale Villa Scassi, dove è stato sottoposto a drenaggio e Tac, negativa. I parametri sono buoni e non è in pericolo di vita. Sul posto la polizia che ha avviato le indagini.

(Adnkronos) - Aprile 2026 inizia con freddo record e maltempo diffuso, ma la situazione sta per cambiare: secondo le previsioni meteo di oggi, giovedì 2 aprile, da venerdì torna il sole su gran parte d’Italia, con temperature in rialzo e Pasqua all’insegna del bel tempo
Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma che nelle prossime ore resterà in vigore una vera e propria allerta maltempo che terrà sotto scacco il Medio Adriatico e il Meridione (specialmente la fascia orientale e peninsulare).
Stiamo assistendo a piogge intense in pianura capaci di ingrossare i fiumi, nevicate fuori stagione in montagna e un quadro termico anomalo, con temperature fino a 5-7°C sotto la media del periodo. E mentre il Nord-Ovest inizia a godere di diffuse schiarite, sul resto d'Italia i cieli si mantengono grigi e spazzati da venti tesi, con qualche precipitazione attesa anche sulla Sardegna orientale.
Ma proprio come un segugio, i modelli meteo iniziano a fiutare un importante cambiamento già a partire da venerdì quando il tempo si farà via via più asciutto anche su quella metà dell'Italia attualmente bersagliata dal maltempo. I venti freddi tenderanno gradualmente ad attenuarsi e, tra le regioni del Nord e la Toscana, il cielo si presenterà già in prevalenza sereno.
La "preda" tanto inseguita dal fiuto del segugio, si materializzerà ufficialmente sabato, sotto forma di una Primavera dal fascino irresistibile: tanto sole, venti in ritirata e temperature massime in decisa risalita fino a 20-21°C.
Ma sarà la giornata di Pasqua a segnare l'apice di questa Primavera ritrovata. Assisteremo a un'autentica escalation del bel tempo, con sole quasi ovunque e termometri pronti a sfiorare i 25°C, specialmente sulle regioni del Centro-Nord.
E per chi teme la classica "maledizione" della Pasquetta? Il 2026 smentirà clamorosamente chi pensa che per il barbecue serva sempre l'ombrello a portata di mano. Non potevamo avere condizioni migliori! Preparate la carne, tagliate le verdure, preparate il pane e l'olio per l'antipasto: il picnic del Lunedì dell'Angelo è ufficialmente salvo e si preannuncia piacevolissimo.
In conclusione possiamo dire che ci meritiamo delle feste serene: dopo un trimestre turbolento e meteorologicamente ostile, è finalmente giunto il momento di godersi un po' di meritata serenità sotto un cielo azzurro e limpido. L'occasione perfetta per vivere questo periodo di festa e di solennità insieme alla famiglia, lasciandoci finalmente scaldare dal sole aprilino.
NEL DETTAGLIO
Giovedì 2. Al Nord: cielo poco nuvoloso, clima mite. Al Centro: maltempo sulle adriatiche, neve copiosa sui rilievi. Al Sud: maltempo diffuso.
Venerdì 3. Al Nord: cielo poco nuvoloso, clima mite. Al Centro: ultimi fenomeni, migliora. Al Sud: rovesci sparsi alternati a schiarite.
Sabato 4. Al Nord: soleggiato e più caldo. Al Centro: soleggiato e mite. Al Sud: più sole che pioggia.
Tendenza: arriva l’anticiclone per Pasqua e Pasquetta con 25°C.

(Adnkronos) - L'Iran risponde, secondo le news di oggi giovedì 2 aprile, a Donald Trump che minaccia di riportare l'Iran "all'età della pietra", promettendo "azioni schiaccianti". "Con fiducia in Dio onnipotente, questa guerra continuerà fino alla vostra umiliazione, disgrazia, rammarico certo e permanente e resa - ha dichiarato il comando operativo militare iraniano Khatam Al-Anbiya in un comunicato diffuso dalla televisione di stato - Attendete le nostre azioni più schiaccianti, più ampie e più distruttive".
Trump ha tenuto il suo primo discorso alla nazione dall’inizio della guerra, sostenendo che le forze americane sono “molto vicine a completare gli obiettivi strategici” e promettendo intensificazioni nei prossimi “due‐tre settimane” senza però fornire una data chiara per la fine del conflitto.
Intanto, in Medio Oriente persistono scambi di attacchi missilistici e segnalazioni di allarmi antiaerei soprattutto in Israele, dove le difese stanno intercettando razzi presumibilmente lanciati dall’Iran o dai suoi alleati
Tutte le news e gli aggiornamenti di oggi sulla guerra

(Adnkronos) - L'Iran risponde, secondo le news di oggi giovedì 2 aprile, a Donald Trump che minaccia di riportare l'Iran "all'età della pietra", promettendo "azioni schiaccianti". "Con fiducia in Dio onnipotente, questa guerra continuerà fino alla vostra umiliazione, disgrazia, rammarico certo e permanente e resa - ha dichiarato il comando operativo militare iraniano Khatam Al-Anbiya in un comunicato diffuso dalla televisione di stato - Attendete le nostre azioni più schiaccianti, più ampie e più distruttive".
Trump ha tenuto il suo primo discorso alla nazione dall’inizio della guerra, sostenendo che le forze americane sono “molto vicine a completare gli obiettivi strategici” e promettendo intensificazioni nei prossimi “due‐tre settimane” senza però fornire una data chiara per la fine del conflitto.
Intanto, in Medio Oriente persistono scambi di attacchi missilistici e segnalazioni di allarmi antiaerei soprattutto in Israele, dove le difese stanno intercettando razzi presumibilmente lanciati dall’Iran o dai suoi alleati
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(Adnkronos) - Nuovo appuntamento di Pechino Express stasera, giovedì 2 aprile, in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW. La corsa alla scoperta dell’Estremo Oriente arriva all'ultima tappa in Indonesia. Una puntata fondamentale quella di stasera, che mette in palio un biglietto per la Cina, secondo Paese di questa avventura in Asia.
Il conduttore Costantino della Gherardesca e il primo inviato di stagione Lillo guideranno le coppie per 190 km: da Madiun, città della provincia di Giava, passando per l’antica città di Surakarta dove le prime tre coppie che arriveranno al Libro Rosso si qualificheranno per la Prova Immunità, fino al traguardo finale di Yogyakarta, cuore pulsante della cultura giavanese, considerata capitale culturale e artistica dell’isola.
Dopo la seconda eliminazione di questa stagione dello show Sky Original realizzato da Banijay Italia, che la scorsa settimana ha colpito 'Gli Ex' Viviana Vizzini e Steven Basalari, ai nastri di partenza arrivano: Biagio Izzo e Francesco Paolantoni 'Gli Spassusi', Chanel Totti e Filippo Laurino 'I Raccomandati', Jo Squillo e Michelle Masullo 'Le Dj', Fiona May e Patrick Stevens 'I Veloci', Dani Faiv e Tony 2Milli 'I Rapper', Tay Vines e Assane Diop 'I Comedian', Candelaria e Camila Solórzano 'Le Albiceleste' e Gaia De Laurentiis e Agnese Catalani 'Le Biondine'.
Nella puntata di oggi – in esclusiva su Sky Uno e in streaming solo su NOW, sempre disponibile on demand e visibile su Sky Go – tra Madiun, Surakarta e Yogyakarta il tragitto che attende i viaggiatori metterà a durissima prova la loro resistenza fisica e psicologica. In particolare, sarà una corsa forsennata per evitare la temutissima “Lillo Flag”, la bandiera nera nelle mani dell’inviato “indonesiano” Lillo che comporterà una sosta forzata e un ritardo nella ripartenza, dopodiché dovranno sottoporsi a delle meditazioni che non li porteranno verso il relax ma potrebbero creare ancor più agitazione.
La parola finale della gara come sempre spetterà alla busta nera che decreterà se la tappa è eliminatoria o meno: chi otterrà il pass per la Cina e potrà continuare la sua avventura a Pechino Express? Chi invece dovrà fermarsi in Indonesia e tornare subito a casa?

(Adnkronos) - La guerra in Iran proseguirà per altre due o tre settimane, "finiremo il lavoro, e lo finiremo molto in fretta, siamo molto vicini agli obiettivi”, dopo aver ottenuto "vittorie rapide, decisive e schiaccianti". Questo l'annuncio di Donald Trump nel primo discorso alla nazione da quando è iniziato il conflitto il 28 febbraio scorso, un discorso durante il quale non ha offerto alcuna nuova risposta alla domanda principale che occupa la mente di molti americani: quando, esattamente, finirà la guerra. Senza offrire una timeline definitiva per la cessazione delle ostilità, nel suo "importante aggiornamento" sul conflitto il presidente ha dichiarato che gli obiettivi che Washington si era prefissata dall’inizio dell’operazione militare sono stati quasi completati. “Posso affermare stasera che siamo sulla buona strada per completare a breve tutti gli obiettivi militari dell'America, molto a breve. Li colpiremo con estrema durezza. Nelle prossime due o tre settimane, li riporteremo all'età della pietra, il posto a cui appartengono”, ha detto Trump in un discorso alla nazione durato solo 19 minuti.
Usando una retorica già vista in questo mese di combattimenti, il presidente ha sostenuto che in Iran il regime è cambiato e ha ribadito le sue minacce di colpire le infrastrutture elettriche del paese se non accetterà di finalizzare un accordo. “Il cambio di regime non era il nostro obiettivo. Non abbiamo mai parlato di cambio di regime, ma un cambio di regime è avvenuto a causa della morte di tutti i loro leader originari. Sono tutti morti. Il nuovo gruppo è meno radicale e molto più ragionevole”, ha sottolineato Trump. Aggiungendo: “Non abbiamo colpito il loro petrolio, sebbene sia il bersaglio più facile di tutti, perché ciò non lascerebbe loro nemmeno una minima possibilità di sopravvivenza o di ricostruzione. Tuttavia, potremmo colpirlo e lo distruggeremmo, e non ci sarebbe nulla che possano fare al riguardo. Non dispongono di alcuna attrezzatura antiaerea”.
Nonostante le aspettative per questo momento in prima serata dalla Casa Bianca, alla fine, il presidente non ha fatto nuovi annunci riguardo al conflitto, ribadendo sostanzialmente gli stessi messaggi espressi nelle sue recenti apparizioni pubbliche. Di fronte a un'opinione pubblica americana diffidente nei confronti della guerra e con indici di gradimento in calo, il repubblicano ha provato a convincere il Paese che l'operazione è stata un successo, addirittura un investimento per il futuro visti i danni inflitti al regime.
“È molto importante che manteniamo questo conflitto nella giusta prospettiva”, ha ammonito Trump, elencando una lunga lista di obiettivi raggiunti, come la distruzione dei missili e degli impianti di produzione, l’annientamento della sua marina militare, la messa in sicurezza della regione dalle minacce iraniane e, soprattutto, la garanzia che Teheran non ottenga un'arma nucleare. Nei prossimi giorni i bombardamenti cominceranno lentamente a diminuire, ha detto il presudente, presentando l'attacco iniziato il 28 febbraio come una rappresaglia per quasi mezzo secolo di violenze da parte dell'Iran e dei suoi alleati.
Trump ha affermato che "sono in corso discussioni" per porre fine alla guerra, mentre l'Iran ha più volte smentito che vi siano stati colloqui diretti. Le stesse agenzie di intelligence americane, inoltre, hanno valutato che, per il momento, gli iraniani non sarebbero disposti a negoziare. Per quanto riguarda il successo dell’operazione descritto dal presidente, il grado di effettivo conseguimento di tali risultati sarà, con ogni probabilità, oggetto di dibattito. Un gran numero di missili è ancora intatto e l'Iran continua a lanciare missili nella regione. Inoltre, il regime detiene ancora uranio altamente arricchito, tanto che il presidente ha persino valutato l'ipotesi di ordinare un'azione militare per impossessarsi di tale materiale. Funzionari dell'amministrazione, allo stesso tempo, hanno prospettato l’idea di operazioni terrestri per conquistare aree strategiche, incluse parti della costa iraniana e l'isola di Kharg, attraverso la quale l'Iran esporta la stragrande maggioranza del proprio petrolio. Tuttavia Trump non ha annunciato nulla di tutto ciò, evitando di delineare un esito finale specifico per la guerra o le prossime mosse che compirà. E per quanto riguarda l’uranio, ha rivelato che negli ultimi giorni i siti nucleari sono stati nuovamente colpiti e che “ci vorrebbero mesi per avvicinarsi alle scorie nucleari”. Ciò sembra ribadire i commenti fatti in precedenza nella giornata di ieri, secondo cui non gli importerebbe più del materiale nucleare quasi di grado bellico, poiché si trova sotto le macerie.
“Manca una strategia chiara su come Washington intenda procedere. Trump vuole guadagnare tempo, nella speranza di indebolire in modo decisivo la leadership iraniana, oppure di arrivare a un accordo che consenta di chiudere il conflitto. In entrambi i casi, l’obiettivo resta lo stesso: costruire un esito che possa essere presentato come una vittoria politica”, dice all'Adnkronos Alissa Pavia, direttrice associata dei Programmi per il Medio Oriente dell'Atlantic Council.
I sondaggi suggeriscono che l'intervento in Iran sia impopolare — in particolare tra gli elettori indipendenti — mentre i prezzi della benzina salgono oltre i 4 dollari al gallone. Il presidente ha spiegato che i prezzi torneranno alla normalità molto presto, mentre il disagio resta fra i cittadini che si recano alla pompa di benzina in questi giorni. Sulla questione della riapertura dello Stretto di Hormuz, Trump ha presentato la situazione attuale come un problema che riguarda le altre nazioni, solo poche ore dopo aver dichiarato sui social media che non avrebbe acconsentito ad alcun accordo di cessate il fuoco – come richiesto da Teheran, a detta sua – a meno che lo Stretto non fosse stato riaperto. Da parte sua, Teheran ha negato di aver fatto tale richiesta: un portavoce dell'ufficio del presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che l'Iran è determinato a combattere.
“Daremo il nostro contributo, ma dovrebbero essere loro ad assumere la guida nella protezione del petrolio da cui dipendono così disperatamente”, ha affermato Trump riferendosi alle altre nazioni. “Fatevi un po' di coraggio, seppur tardivo. Avreste dovuto farlo prima. Avreste dovuto farlo insieme a noi, come vi avevamo chiesto: andate allo stretto e prendetevelo, proteggetelo, usatelo per voi stessi. L'Iran è stato essenzialmente decimato. La parte difficile è fatta”. Secondo Pavia, Trump si trova in una posizione relativamente debole: la chiusura dello Stretto dimostra che l’Iran resta una potenza regionale capace di incidere in modo significativo sui mercati globali. “Se gli Stati Uniti non riuscissero a garantirne la riapertura, la credibilità americana ne risentirebbe. Allo stesso tempo, riaprire lo stretto richiederebbe con ogni probabilità un coinvolgimento militare più diretto, un’opzione che l’opinione pubblica oggi oppone”, ha spiegato l’analista del think tank americano.
Di fronte alla reticenza a dare il loro contributo per riaprire la vitale rotta marittima, Trump aveva espresso ieri il suo "disgusto" nei confronti degli alleati, dichiarando in un'intervista al Telegraph che tale questione ha reso la permanenza di Washington nella Nato "al di là di ogni riconsiderazione". Ma nel discorso alla nazione non ne ha più parlato, mentre è arrivata la notizia che il segretario generale dell’Alleanza, Mark Rutte, sarà nella capitale americana la prossima settimana proprio per riunirsi con Trump e scongiurare il possibile abbandono americano della Nato. (di Iacopo Luzi)

(Adnkronos) - E' di un morto e un ferito il bilancio del terremoto di magnitudo 7,4 che ha colpito oggi il Mare delle Molucche, in Indinesia. Stando a quanto riferito da un portavoce delle squadre di soccorso, una persona è morta nel crollo di un edificio a seguito della scossa registrata alle 6:48 del mattino al largo della piccola isola di Ternate, a una profondità di 35 km, secondo il US Geological Survey (USGS). In totale, ci sono state quasi 50 scosse di assestamento, la più forte delle quali di magnitudo 5.5, ha dichiarato Teuku Faisal Fathani, direttore dell'Agenzia indonesiana di meteorologia, climatologia e geofisica (BMKG).
"Una persona è morta e un'altra è rimasta ferita a una gamba" nel crollo di un edificio a Manado, nella provincia di Sulawesi Settentrionale, situata a circa 300 km dalle Molucche, ha dichiarato George Leo Mercy Randang, responsabile locale dei servizi di ricerca e soccorso, contattato telefonicamente dall'AFP.
Il Centro di allerta tsunami del Pacifico (PTWC), con sede alle Hawaii, ha revocato l'allerta per l'Indonesia, dichiarando che il rischio è "ormai passato". Inizialmente, aveva avvertito di un pericolo tsunami esteso per mille km intorno all'epicentro, includendo Filippine e Malaysia. Onde fino a 75 cm sono state registrate in nove località entro due ore dal terremoto, in particolare nelle province di Maluku Settentrionale e Sulawesi Settentrionale.

(Adnkronos) - L'ultima volta era il dicembre del 1972. Eugene Cernan, Harrison Schmitt e Ronald Evans erano a bordo dell'Apollo 17, l'ultima missione lunare della storia. Da allora, per oltre cinquant'anni, nessun essere umano si era più avventurato oltre l'orbita bassa terrestre. Ieri sera, alle 18.35 ora della costa est, (le 00.35 in Italia) dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida, quella parentesi si è chiusa. Il razzo Space Launch System della Nasa ha sollevato nel cielo del crepuscolo il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, la specialista di missione Christina Koch e l’astronauta canadese Jeremy Hansen, a bordo della capsula Orion. La missione si chiama Artemis II, durerà dieci giorni e non atterrerà sulla Luna, ma la circumnavigherà, portando l'equipaggio a oltre 252.000 miglia dalla Terra, più lontano di qualsiasi essere umano prima di loro, superando il record stabilito dall'Apollo 13 nel 1970, quando quella missione fu costretta a tornare indietro.
La missione porta con sé una serie di primati. Glover sarà il primo uomo afroamericano a viaggiare nello spazio profondo. Koch la prima donna. Hansen il primo non americano su una missione lunare. Dalla Casa Bianca, Trump ha seguito il lancio e si è congratulato con la Nasa e con gli astronauti. "È stata una cosa notevole - ha detto - Sono persone coraggiose". Dopo tre ore e mezza circa c’è stata la separazione e Orion ha iniziato le prove delle operazioni di prossimità che prevedono manovre simili a quelle di attracco a un lander lunare o alla stazione Gateway. A questo punto sono iniziate le 24 ore di permanenza in un’orbita terrestre per testare i sistemi della capsula. Poi Orion partirà per il viaggio verso la Luna.
Artemis II non prevede però un atterraggio. I lander che devono portare gli astronauti sulla superficie lunare, affidati a SpaceX di Elon Musk e a Blue Origin di Jeff Bezos, non saranno pronti prima del 2028. Per ora la capsula Orion serve a collaudare i sistemi con esseri umani a bordo, a identificare i problemi prima che diventino pericolosi. Poche ore dopo il decollo, i tecnici della Nasa stavano già lavorando a un problema con il bagno della capsula. Dietro la retorica dei primati c'è però una ragione strategica precisa. La Cina vuole atterrare sulla Luna entro il 2030, e il direttore della Nasa Jared Isaacman ha ammesso pubblicamente che Pechino potrebbe arrivarci prima di Washington. Chi arriva per primo definisce le regole: su come si estraggono le risorse, su chi controlla i punti strategici della superficie. Non è la corsa degli anni Sessanta contro i sovietici, ma la logica è simile. A differenza degli americani, che puntano al Polo Sud lunare, ricco di ghiaccio d'acqua utile per future basi permanenti, i cinesi si concentrano sul lato visibile della Luna, lo stesso dove atterrò l'Apollo 11 nel 1969.
Per l'Italia, il lancio di ieri non è solo un evento da seguire da spettatori. Il modulo di servizio della capsula Orion, il sistema che fornisce propulsione, energia, aria e acqua agli astronauti, è stato costruito in larga parte in Italia. Thales Alenia Space a Torino ha realizzato la struttura primaria del modulo, i sistemi di controllo termico e quelli per la distribuzione di acqua potabile, ossigeno e azoto. Senza quelle componenti, la capsula non potrebbe sopravvivere nello spazio profondo. Leonardo, nello stabilimento di Nerviano vicino a Milano, ha costruito i pannelli solari che compongono le quattro ali del modulo e l'elettronica di bordo per il controllo e la distribuzione di energia.
Il legame tra l'Italia e il programma Artemis va però ancora più lontano. A Washington, la Nasa ha firmato un accordo con il governo italiano che prevede moduli abitativi costruiti in Italia sulla superficie lunare. Nell'accordo è prevista anche la presenza di un astronauta italiano tra quanti cammineranno sul suolo lunare, anche se è ancora presto per fare nomi. I candidati più probabili si trovano tra gli italiani che fanno parte del corpo astronauti dell'Agenzia Spaziale Europea.
Prima del decollo, il comandante Wiseman aveva spiegato perché nessuna nazione, nemmeno gli Stati Uniti, può permettersi di fare questo da sola: "I piani che questa agenzia e questa nazione stanno mettendo in campo non possiamo farli da soli, non nel lungo periodo. Non c'è modo di esplorare il cosmo se non lo facciamo insieme, tutti noi, come coalizione. Se vuoi andare veloce, vai da solo. Se vuoi andare lontano, vai insieme. Questo è il nostro motto fin dall'inizio". Se tutto andrà secondo i piani, il 10 aprile la capsula Orion ammarerà nell'Oceano Pacifico, al largo di San Diego. (di Angelo Paura)

(Adnkronos) - Trenord seleziona futuri capitreno: dalle ore 10 di oggi, giovedì 2 aprile, è possibile inviare la propria candidatura per entrare nel team di personale responsabile del servizio a bordo delle oltre 2400 corse effettuate ogni giorno in Lombardia, in otto province delle regioni limitrofe e sul collegamento aeroportuale Malpensa Express. Sarà possibile partecipare alla selezione fino a lunedì 20 aprile, secondo le indicazioni che saranno rese disponibili domani sulla pagina 'Lavora con noi' del sito di Trenord, dove è possibile candidarsi anche per il ruolo di specialist di sala operativa ed entrare nel team che coordina 24/7 la circolazione dei treni in Lombardia.
"Il capotreno - evidenzia la società in una nota - è una figura centrale per la qualità del viaggio: è il responsabile della sicurezza di ogni corsa ed è il principale riferimento per i passeggeri, ai quali garantisce assistenza, informazioni e una comunicazione efficace. È il volto dell’azienda per chi viaggia e contribuisce in modo determinante alla relazione con il pubblico". I candidati selezionati per questo ruolo parteciperanno al corso di formazione organizzato dall’azienda, che consentirà loro di acquisire tutte le competenze necessarie allo svolgimento del lavoro.
Il percorso prevede un periodo di formazione della durata di circa sei mesi, al termine del quale i professionisti sosterranno gli esami teorici e pratici e svolgeranno un periodo di tirocinio. Sono passaggi necessari per conseguire l’abilitazione a capotreno. Per partecipare alla selezione è necessario essere in possesso di un diploma di scuola media superiore o di una laurea, avere un’ottima padronanza della lingua italiana e un buon livello di inglese; la familiarità con altre lingue straniere sarà considerata un requisito preferenziale. Ai candidati è richiesta disponibilità a spostarsi in Lombardia e nelle regioni limitrofe; flessibilità oraria; ottime capacità comunicative, attitudine al problem solving, precisione, atteggiamento proattivo. Saranno valutate positivamente esperienze pregresse in ruoli a contatto con il pubblico.

(Adnkronos) - "Siamo molto vicini ai nostri obiettivi, abbiamo ottenuto vittorie decisive e schiaccianti". Donald Trump, con un discorso alla nazione, fa il punto sulla guerra che gli Stati Uniti - con Israele - conducono contro l'Iran da 32 giorni. Il presidente americano prende la parola alla Casa Bianca e riepiloga l'operazione Epic Fury in meno di 20 minuti.

(Adnkronos) - "Siamo molto vicini ai nostri obiettivi, abbiamo ottenuto vittorie decisive e schiaccianti". Donald Trump, con un discorso alla nazione, fa il punto sulla guerra che gli Stati Uniti - con Israele - conducono contro l'Iran da 32 giorni. Il presidente americano prende la parola alla Casa Bianca e riepiloga l'operazione Epic Fury in circa 20 minuti. "Siamo molto vicini ai nostri obiettivi, finiremo molto presto il lavoro e colpiremo ancora l'Iran molto duramente nelle prossime due-tre settimane", dice Trump ribadendo più volte di aver "decimato" il Paese mentre "i colloqui per porre fine alla guerra continuano". "Il cambio di regime non era il nostro obiettivo, ma c'è stato", afferma sostenendo che adesso al potere a Teheran ci siano nuovi leader "meno radicali e molto più ragionevoli".
"Stiamo sistematicamente smantellando la capacità del regime di minacciare l'America o di colpire al di fuori dei suoi confini. Abbiamo fatto tutto. La loro marina non esiste più. La loro aviazione non esiste più. I loro missili sono quasi esauriti o fuori uso. Nel complesso, queste azioni paralizzeranno l'esercito iraniano, annienteranno la sua capacità di sostenere gruppi terroristici per procura e gli negheranno la capacità di costruire una bomba nucleare", ripete Trump riproponendo concetti già esposti più volte. Il presidente ringrazia esplicitamente gli alleati: "Israele, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi, Kuwait e Bahrain".
Capitolo petrolio: "Molti americani sono preoccupati per il recente aumento dei prezzi della benzina, questo è il risultato degli attacchi iraniani contro petroliere e paesi vicini che non hanno nulla a che fare con il conflitto. Questo significa che non ci si può fidare dell'Iran, userebbe le armi nucleari". Il presidente degli Stati Uniti lascia intendere che la riapertura dello Stretto di Hormuz non è una priorità assoluta per Washington.
"Gli Stati Uniti sono il primo produttore mondiale di petrolio e gas, praticamente non importiamo petrolio dallo Stretto di Hormuz: non ci serve", dice prima di riferirsi a partner occidentali e asiatici che non hanno partecipato all'operazione. Lo fa con toni tutto sommato soft, senza attacchi diretti alla Nato come avvenuto nel corso della giornata: "I Paesi del mondo che ricevono petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz devono occuparsi di quel passaggio. Prendetelo e basta, proteggetelo, usatelo per voi stessi. Noi aiuteremo, ma loro dovrebbero prendere l'iniziativa", dice prima di fornire "un consiglio": "A questi paesi, dico: comprate petrolio dagli Stati Uniti e mostrate coraggio, andate nello Stretto e prendetelo". "In ogni caso, quando questo conflitto sarà finito, lo Stretto si aprirà naturalmente". L'Iran "vuole vendere petrolio perché è tutto ciò che ha per ricostruire. I prezzi scenderanno rapidamente, le Borse torneranno a salire", afferma.
Quindi, per allontanare l'idea di una guerra senza fine, ricorda la durata delle campagne militari che hanno coinvolto gli Stati Uniti. "L'America ha preso parte alla Prima Guerra Mondiale, durata 1 anno, 7 mesi e 5 giorni. La Seconda Guerra Mondiale è durata 3 anni, 8 mesi e 25 giorni. La Guerra di Corea è durata 3 anni, 1 mese e 2 giorni. Il Vietnam è durato 19 anni, 5 mesi e 29 giorni. In Iraq si è andati avanti per 8 anni, 8 mesi e 28 giorni. Questa operazione, contro uno dei paesi più potenti, dura da 32 giorni. E' un investimento sul futuro dei vostri figli e dei vostri nipoti", conclude.

(Adnkronos) - Raccontano che abbia seguito la partita, almeno a tratti, nella serata amara che ha segnato l’ennesima disfatta del calcio italiano: la terza esclusione consecutiva della Nazionale dai Mondiali. Bosnia-Italia è andata di traverso anche a Giorgia Meloni, che pure non è una grande appassionata di pallone. La presidente del Consiglio, però, conosce bene il peso che il calcio ha nel Paese, tra economia, identità e consenso popolare. E per questo - secondo quanto filtra da fonti parlamentari - avrebbe condiviso il sentimento diffuso tra tifosi e telespettatori: la necessità di una svolta ai vertici del sistema.
Da Palazzo Chigi non arriva alcuna dichiarazione ufficiale, almeno per ora. A parlare è invece il ministro per lo Sport Andrea Abodi, che all’indomani del tracollo azzurro alza il livello dello scontro e manda un messaggio chiaro alla Federcalcio e al suo presidente, Gabriele Gravina. “Non si può assistere passivamente a quello che è successo". Da qui la richiesta esplicita di un cambio di passo: "È evidente a tutti che il calcio italiano va rifondato e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc".
Abodi rivendica anche l'azione dell'esecutivo: "Il governo ha dimostrato concretamente, in questi anni, l’impegno a favore di tutto il movimento sportivo italiano. Io reputo obiettivamente scorretto tentare di negare le proprie responsabilità sulla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali di calcio, accusando le Istituzioni di una presunta inadempienza e sminuendo l'importanza e il livello professionistico di altri sport. Noi continueremo a fare ciò che compete alle Istituzioni, ma serve responsabilità, umiltà e rispetto da parte di tutti. L’Italia deve tornare ad essere l’Italia, anche nel calcio mondiale".
Sulle possibili dimissioni di Gravina, che oggi si riunisce con le componenti federali, il ministro richiama i precedenti e alza ulteriormente la pressione: "Mi aspetto una risposta più centrata della Federcalcio. A partire dal presidente Abete dopo i Mondiali del 2014 ci furono sussulti di dignità, il compianto Tavecchio fece la stessa cosa dopo il playoff con la Svezia e si dimise. Potrei essere costretto a prendere decisioni con il Parlamento che avrei preferito lasciare a loro". Nessuna indicazione, invece, sui possibili successori o su un eventuale commissariamento: “Penso che il tempo dei nomi deve ancora venire e deve essere valutata tutta la storia degli ultimi 20 anni, che ci lascia molte esperienze negative. Quello che dobbiamo fare è non sbagliare nuovamente o far finta che non sia successo niente”. Abodi assicura comunque piena sintonia con la premier: "L’attenzione governativa, nel rispetto dei ruoli, è massima e c’è sintonia piena naturalmente con il presidente del Consiglio ma anche all’interno della maggioranza" di fronte a "un’esigenza che è improcrastinabile: riformare e rifondare il calcio italiano”.
Dal Parlamento arrivano prese di posizione nette. "A tutto c'è un limite", tuona via social il presidente del Senato, Ignazio La Russa. Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli parla di “ripensamento coraggioso e non più rinviabile" e punta il dito contro il modello attuale: "Il calcio deve ricominciare dai vivai e dalle scuole di quartiere, formando e poi valorizzando i giovani atleti investendo sul territorio. Basta finanza miliardaria, basta anaffettività verso squadre che rappresentano tradizioni calcistiche secolari legate al territorio, basta facili guadagni per società spesso di comodo e procuratori spregiudicati, basta facili speculazioni su calciatori esotici di basso livello".
Rampelli insiste sulla necessità di ridare centralità ai giovani e al territorio: "Le squadre non possono più essere rappresentate al 70% da stranieri, molti dei quali di passaggio nel campionato italiano. Non c’è dubbio che Gabriele Gravina abbia esaurito il suo compito e debba lasciare il passo, ma le sue dimissioni rischiano di non essere sufficienti se non si salverà quel poco di sport che sopravvive nel calcio, sempre più un affare e sempre meno disciplina". Sulla stessa linea la Lega, che parla di "vergogna inaccettabile" e chiede una rifondazione che parta proprio dalle dimissioni del presidente federale. Da Forza Italia arriva infine l’appello della deputata Isabella De Monte: "Quante volte la Nazionale dovrà ancora essere eliminata dalle qualificazioni per i Mondiali perché un presidente di federazione ne prenda finalmente atto e passi ai saluti? Caro Gravina, le dimissioni sono ormai un necessario atto di umiltà e di verità: bene che anche il ministro Abodi le abbia chieste".

(Adnkronos) - Prima di infettarsi per due volte con il coronavirus Sars-CoV-2 era sano e atletico. Poi una forma grave e persistente di Long Covid ha cambiato la sua vita. Mesi di 'fatigue', cioè una stanchezza invalidante, e di nebbia cognitiva (la nota 'brain fog' tipica di questa sindrome post infezione di cui si è parlato tanto in pandemia), un sintomo che si manifesta come un senso di stanchezza mentale persistente che rende chi ne è affetto molto meno lucido ed efficiente del normale. E ancora disturbi di memoria e concentrazione, insonnia, sintomi di disfunzione autonomica, con un impatto rilevante sulla vita personale e professionale. E' la parabola vissuta da un 39enne, fino a quando una terapia con anticorpi ha permesso di aprire uno spiraglio di luce. Il trattamento ha ripristinato il corretto funzionamento del sistema immunitario dimostrandosi così efficace per questa condizione. Il caso è descritto su 'The Lancet Infectious Diseases', in uno studio congiunto tra l'Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani e l'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, le due strutture che si sono occupate del paziente. Il lavoro suggerisce un possibile approccio terapeutico per sottogruppi selezionati di pazienti, da confermare in studi clinici controllati.
Il Long Covid è una condizione caratterizzata dalla persistenza o dalla nuova insorgenza di sintomi che possono durare per mesi dopo l'infezione acuta da Sars-CoV-2 e, ad oggi, non esiste una terapia riconosciuta per tale sindrome. Tra le manifestazioni più frequenti figurano la fatigue (stanchezza intensa), difficoltà cognitive, cefalea, insonnia, disturbi autonomici (condizione in cui il sistema nervoso autonomo non regola correttamente le funzioni involontarie), intolleranza allo sforzo, dispnea, disestesie (disturbi della sensibilità per cui i vari stimoli suscitano reazioni diverse dal normale).
Lo studio condotto dai due Irccs romani ha analizzato il profilo clinico, neuro-cognitivo, immunologico e infiammatorio del paziente 39enne. Nessuna delle terapie utilizzate prima aveva prodotto benefici duraturi. L'équipe dello Spallanzani, costituita da Marta Camici e Andrea Antinori del Dipartimento clinico di ricerca Malattie infettive, avendo riscontrato la presenza nel sangue del paziente di autoanticorpi circolanti che interferivano con importanti funzioni vitali, tra cui la comunicazione nervosa e il tono dei vasi sanguigni, ha prescritto il trattamento con immunoglobuline per via endovenosa ad alte dosi per tre cicli con cadenza mensile.
Le immunoglobuline sono anticorpi purificati di derivazione umana utilizzati da anni in diverse patologie autoimmuni e infiammatorie per modulare la risposta immunitaria. Durante il trattamento, il paziente è stato anche sottoposto a misurazione della performance neuropsicologica e a una stimolazione neuro-cognitiva ad opera di Giulia Del Duca, neuropsicologa del Dipartimento clinico di ricerca Malattie infettive dello Spallanzani. Il miglioramento è stato molto rapido: già dopo il primo ciclo si è registrata una netta riduzione della fatigue e della nebbia cognitiva. Nei mesi successivi i sintomi si sono progressivamente normalizzati. A un anno dall'inizio della terapia, il paziente aveva recuperato le funzioni cognitive, era tornato al lavoro e aveva ripreso l'attività sportiva non agonistica, con una qualità di vita sovrapponibile al periodo pre-Covid.
Nel corso dello studio, i ricercatori dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù hanno osservato una modifica di specifici parametri immunologici, tra cui la riduzione del titolo degli autoanticorpi diretti contro i recettori del sistema nervoso autonomo, dei marcatori infiammatori e degli indicatori di attivazione della coagulazione. L'efficacia della terapia è risultata associata alla scomparsa di un'interazione anomala tra linfociti T e monociti, potenzialmente responsabile del mantenimento di uno stato infiammatorio cronico.
"Questi risultati suggeriscono che, in un sottogruppo di pazienti, il Long Covid potrebbe essere sostenuto da una persistente disregolazione del sistema immunitario, non necessariamente legata alla presenza del virus nell'organismo", spiega Camici, ricercatrice e primo nome dello studio. "Le immunoglobuline non rappresentano una terapia per tutti, ma potrebbero avere un ruolo in pazienti selezionati, identificabili attraverso i biomarcatori trovati nello studio". Il Long Covid, aggiunge la ricercatrice Eva Piano Mortari (Unità di ricerca Linfociti B guidata da Rita Carsetti), altra prima autrice dello studio, "colpisce anche i più giovani, e le immunoglobuline sono un farmaco già utilizzato in ambito pediatrico per altre patologie: questo apre la possibilità di estendere in futuro questo approccio anche ai pazienti pediatrici".
Piano Mortari ha identificato il complesso immunologico anomalo associato alla risposta alla terapia con le colleghe Chiara Agrati (responsabile Unità di ricerca Immunità patogeno-specifica) e Giusi Prencipe (Unità di ricerca Immuno-reumatologia) dell'ospedale Bambino Gesù. Entrambe le ricercatrici spiegano che "pur trattandosi di un singolo caso clinico, i risultati sono estremamente incoraggianti e forniscono indicazioni importanti per la progettazione di futuri trial clinici controllati. L'obiettivo dei prossimi studi sarà identificare quali pazienti possano beneficiare maggiormente di questo approccio, confermare l'utilità degli autoanticorpi contro i neurotrasmettitori per la diagnosi di Long Covid e comprendere meglio i meccanismi biologici alla base della risposta al trattamento".
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