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(Adnkronos) - Ancora una volta l’economia globale rischia di deragliare dalla rotta, questa volta a causa della guerra in Medio Oriente. Così il Fondo monetario internazionale nel World economic outlook (Weo) stimando nello scenario peggiore di tutti - con danni infrastrutturali e guerra più lunga - in un rallentamento del pil a quasi il 2% e "questo significherebbe sfiorare una recessione globale (tasso di crescita inferiore al 2%), cosa che si è verificata solo quattro volte dal 1980, con le ultime due occasioni che corrispondono alla crisi finanziaria globale e alla pandemia di Covid-19".
Nell’ultimo anno, si legge, "i venti contrari derivanti dall’innalzamento delle barriere commerciali e dall’elevata incertezza sono stati compensati dai venti favorevoli provenienti dagli investimenti nel settore tecnologico, dalle condizioni finanziarie accomodanti, compreso un dollaro statunitense più debole, e dal sostegno delle politiche fiscali e monetarie. Il conflitto in Medio Oriente rappresenta una significativa forza contraria a questi fattori favorevoli attraverso il suo impatto sui mercati delle materie prime, sulle aspettative di inflazione e sulle condizioni finanziarie".
"I rischi al ribasso prevalgono: le tensioni geopolitiche potrebbero aggravarsi ulteriormente – trasformando la situazione nella più grave crisi energetica dei tempi moderni – oppure potrebbero esplodere tensioni politiche interne", avverte il Fondo monetario internazionale nel World economic outlook.
"I fattori di stress politico possono intrecciarsi con i cambiamenti nelle politiche commerciali e in altre politiche internazionali. Indipendentemente dagli sviluppi geopolitici, potrebbero divampare controversie commerciali", si avverte. "Il ruolo critico degli elementi delle terre rare nelle catene di approvvigionamento globali costituisce un particolare punto di attrito".
Inoltre "un indebolimento delle istituzioni, compresa l’indipendenza della banca centrale e la credibilità della politica monetaria, potrebbe far crescere le aspettative di inflazione, specialmente in un momento in cui l’inflazione complessiva è in aumento a causa di uno shock sui prezzi dei beni di consumo". Sul versante positivo, l’attività potrebbe ricevere un ulteriore impulso dagli investimenti legati all’IA e trasformarsi infine in una crescita sostenibile se una più rapida adozione dell’IA si traducesse in forti aumenti di produttività e in un maggiore dinamismo delle imprese. L’attività potrebbe inoltre essere sostenuta da un rinnovato slancio per le riforme strutturali e da un allentamento duraturo delle tensioni commerciali, scrive il Fmi.

(Adnkronos) - “Elisabetta II ha amato in maniera molto profonda l’Italia e due sue visite, delle cinque totali, sono avvenute in momenti particolari della sua vita. La prima nel 1951, quando era ancora principessa ereditaria ma da lì a poco sarebbe stata incoronata la regina più longeva della monarchia britannica. L’occasione fu una cena privata con il presidente Luigi Einaudi per festeggiare il 25mo compleanno della futura sovrana. E la seconda, nel 2014, quando incontrò Giorgio Napolitano, ma la salute della monarca era già abbastanza compromessa tanto che poi, dall’anno successivo, annullò del tutto i viaggi di Stato. L’Italia fu il suo ultimo viaggio all’estero fuori da un territorio del Commonwealth". A raccontarlo in un'intervista all'Adnkronos è Robert Hardman, storico biografo della famiglia reale, il quale presenta in questi giorni il suo ultimo libro dal titolo "Elizabeth II - In Private. In Public. The Inside Story" pubblicato in occasione dei 100 anni dalla nascita della regina che cadranno il prossimo 21 aprile.
“La sovrana si era sentita profondamente in colpa per aver dovuto annullare un precedente incontro con l'allora presidente Giorgio Napolitano a causa di problemi di salute. Nonostante l'età avanzata, 88 anni, e le precarie condizioni di salute del principe Filippo, lei volle onorare quell'impegno a tutti i costi. Sentiva di dover rimediare e voleva assolutamente vedere il presidente Napolitano, con cui aveva un ottimo rapporto", ricorda Hardman, che descrive quel soggiorno come un momento di grande calore e sottolinea quanto la regina amasse la cultura e l'arte italiana, elementi che sentiva risuonare costantemente anche nella storia britannica. “Considerava il vostro Paese un alleato europeo importantissimo, sentendosi sempre incredibilmente benvenuta lì", rievoca ancora Hardman, che è tra i pochi scrittori ad aver conosciuto da vicino Elisabetta II, riuscendo anche a viaggiare con lei in occasione di varie visite di Stato, scambiando spesso e volentieri pensieri e stati d’animo con la sovrana: “Nei suoi 70 anni di regno ha saputo destreggiarsi tra la solennità dei grandi eventi storici e il desiderio di sfuggire al protagonismo imposto dal suo ruolo”.
Il biografo la ricorda sorridente nel mezzo di celebrazioni imponenti, come il 50mo anniversario del D-Day a bordo del suo yacht nel Canale della Manica, o nel suo storico arrivo a Città del Capo accolta da Nelson Mandela. Di quei momenti, l'autore sottolinea l'incredibile capacità della regina di connettersi con la storia e con le persone: "Era una persona assolutamente autentica, non interessata alla fama o alla celebrità, ma capace di rappresentare un’intera generazione". Questa autenticità le ha permesso di preservare il misticismo della corona anche nell'era digitale, dove "mentre i politici si adattavano per assecondare il messaggio del momento e gli umori dei sudditi, lei restava semplicemente se stessa".
Dietro la facciata di stabilità assoluta, Hardman rivela però episodi di umana fragilità e complessità familiare. Un momento di rottura avvenne nell'estate del 1969, un anno carico di tensioni tra il primo documentario sulla Royal Family diffuso in televisione e l'investitura di Carlo come principe del Galles. La regina arrivò a quello che Hardman definisce quasi un esaurimento nervoso, descritto ufficialmente come un'influenza, che la costrinse a sparire per una settimana proprio nel culmine della stagione reale. Anche nel privato della sua famiglia, le dinamiche erano più sfumate di quanto si creda. Lo scrittore smentisce il mito del principe Andrea come figlio preferito. “Molto più semplicemente la regina nutriva per lui una maggiore apprensione rispetto agli altri figli, perché lo vedeva privo di una direzione chiara dopo il servizio nella Royal Navy. Percepiva Andrea come una figura vulnerabile”.
Sul fronte politico internazionale, Elisabetta II mostrò una sorprendente capacità di adattamento, come dimostrato nel rapporto con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Nonostante le enormi differenze di personalità, Hardman racconta di una connessione basata sul rispetto reciproco e su radici comuni: "Entrambi avevano madri scozzesi e questo ha aiutato molto a far decollare la conversazione. Trump nutriva un'ammirazione profonda per lei e la regina, dal canto suo, lo trovava divertente, permettendo ai loro incontri di durare molto più del previsto”.
La questione della Brexit rimane forse uno dei temi più dibattuti del suo regno. Lo scrittore ha raccolto testimonianze contrastanti da persone estremamente vicine alla sovrana: "Ho incontrato persone convinte che fosse favorevole all'uscita e altre, altrettanto vicine, certe che volesse restare nell'Unione Europea. La celebre frase ‘Non capisco perché non possiamo semplicemente uscirne’, pronunciata anni prima del referendum e riportata dal tabloid Sun, non indicava necessariamente una posizione politica ideologica. Quel commento rifletteva piuttosto una certa esasperazione per il funzionamento di alcune istituzioni europee, in un momento in cui il termine Brexit non esisteva nemmeno”.
Hardman parla qui della successione di re Carlo III, una transizione fluida, priva di quel panico che molti avevano previsto. “Carlo ha saputo porsi come un faro di stabilità, gestendo con grazia il passaggio del testimone proprio mentre il Paese affrontava, e tuttora sta affrontando, forti turbolenze politiche”. Mentre il Regno Unito guarda alla prossima visita del re negli Stati Uniti prevista dal 27 al 30 aprile, lo scrittore evidenzia come la monarchia continui a svolgere quel ruolo di "servizio pubblico invisibile che Elisabetta ha incarnato per sette decenni. La sua decisione storica di pagare le tasse dal 1992, nonostante il parere contrario del premier John Major, rimane uno dei simboli della sua volontà di restare in sintonia con il proprio popolo. Decise di farlo comunque, nonostante non fosse obbligata, perché sentiva che era la cosa giusta da fare”.
Infine, guardando ai 71 anni di regno, si avrebbe l'impressione che Elisabetta abbia speso la maggior parte della sua influenza a risolvere conflitti familiari interni, tra tutti il divorzio tra Carlo e Diana, che ad intervenire su questioni geopolitiche internazionali, essendo lei stata capo della monarchia britannica, ma anche di Stato e della Chiesa. "Noi dei media guardiamo molto ai drammi familiari perché fanno audience - conclude il biografo - e come ogni famiglia anche la sua ha avuto i suoi problemi, che però erano sempre sotto l'occhio di tutti. Ma la maggior parte della sua vita è stata dedicata a far andare avanti le cose, come diciamo noi qui ‘keeping the show on the road’, mantenendo il Governo e la Nazione stabili. C'è molto della monarchia che non vediamo, come la nomina di ammiragli, generali e ambasciatori o la firma di documenti di Stato. Ha creato intorno all'apparato statale un senso di affidabilità. Non a caso, quando è morta, nella stessa settimana in cui abbiamo cambiato premier, tutto è andato avanti con stabilità, senza panico. Lei odiava il panico e non era un'interventista. Il suo messaggio era: ‘Mantenete la calma e andate avanti’ ossia keep calm and carry on”. (di Alessandro Allocca)

(Adnkronos) - Dalla trincea della lotta al Covid a un 'Manifesto' per una nuova visione della sanità e del welfare del Paese. Dal 2000 al 2025 il professor Francesco Vaia è stato tra i protagonisti della sanità del Paese. Dalla trincea della lotta al Covid, come direttore generale dell'Inmi Spallanzani di Roma, è stato tra i pochi a non cadere nella trappola dell'allarmismo mediatico. Nella breve parentesi come direttore della Prevenzione del ministero della Salute ha proseguito il lavoro per migliorare il Ssn uscito dall'esperienza della pandemia. Ha lavorato con tre primi ministri, Conte, Draghi e Meloni. Dopo 6 anni la sanità italiana vive un periodo tra elleccenze e ritardi, e Vaia - oggi componente dell'Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità - ha deciso di raccontarsi e di proporre "una scossa". E' infatti il protagonista del vodcast prodotto dall'Adnkronos 'La salute senza filtri-Dalla pandemia alle liste d'attesa'. In 4 episodi - il primo uscirà venerdì 17 aprile sui canali Adnkronos e sulla sezione Podcast di Adnkronos.com, poi il 23 aprile, il 30 aprile e l'8 maggio, il professore si racconterà senza censure. Il passato, analizzando la gestione dell'emergenza Covid; il presente, con i 'mali' e le eccellenze del Ssn; la comunicazione sui vaccini, i nodi dell'antiscienza e le best-practice della prevenzione; e poi gli errori dell'Oms e il rapporto con Giorgia Meloni.
Nell'ultimo episodio il futuro, con la presentazione di un Manifesto "aperto alla politica tutta, alla società civile, ai colleghi, senza nessuna preclusione", ha chiarito Vaia. Alla domanda del conduttore se è una discesa in campo, Vaia ha risposto: "Qualche telefonata negli anni passati c'è stata, anche per incarichi molto importanti, ma ho fatto una scelta diversa. Io il camice di medico me lo sento ancora addosso come lo sentivo davanti alla fontana dello Spallanzani nel 2020. Mi sento un civil servant. Il Manifesto - ha raccontato - lo presenterò io, ma ci saranno tanti colleghi e colleghe che collaborano con me, è un'azione collettiva di cittadini attivi. Abbiamo bisogno che i cittadini collaborino con i governi, non solo per la sanità, ma anche per il sociale. Ecco la mia proposta: un ministero del Welfare che metta insieme l'aspetto sociale e quello sanitario".
Ma è un Manifesto di destra o di sinistra? "Collaboriamo con le istituzioni che oggi hanno un colore e domani un altro, dobbiamo tornare - ha precisato Vaia - ad un linguaggio di rispetto delle posizioni anche diverse dalle nostre. Vogliamo rimettere al centro la persona, non sarà un Manifesto contro qualcuno. La politica ci ascolti, poi vedremo". Dal suo "non abbiate paura" rivolto agli italiani in piena pandemia a marzo 2020 sembra passata un'eternità, ma oggi la crisi geopolitica globale mette in crisi anche i sistemi sanitari. Sulle liste d'attesa: "Sono una vergogna, il cittadino le sente come odiose", ha rimarcato Vaia. E sulle scelte in questo tema della politica nazionale e regionale "non si deve dividere, le ideologie sono superate, il cittadino non si chiede se la prestazione è fornita da X o Y, ma chiede tempi giusti e la qualità. La sanità - ha ribadito durante il vodcast - deve essere davvero al servizio della persona, ma non come un fonema vuoto, ma con azioni concrete, una sanità di qualità e di prossimità".

(Adnkronos) - L'offerta formativa dell'università Lum Giuseppe Degennaro (Bari) si arricchisce con l'avvio del corso di laurea triennale in Ingegneria biomedica, un percorso di studi che nasce in linea con il piano strategico dell'ateneo nell'ambito dell'ingegneria applicata alle scienze della vita e alla salute. "L'avvio del nuovo corso rappresenta una scelta di grande valore strategico per il nostro ateneo e per il territorio - afferma Giovanni Schiuma, direttore del Dipartimento di Ingegneria della Lum - Si tratta di un passo importante che rafforza la visione con cui stiamo sviluppando il Dipartimento di Ingegneria e, più in generale, l'intero ecosistema formativo della Lum relativamente alle scienze della salute, della tecnologia e dell’innovazione. Infatti il corso si sviluppa in forte sinergia con i corsi di Medicina e Chirurgia della Lum. Il nostro obiettivo è quello di formare ingegneri biomedici in un ambiente accademico che dialoga costantemente con la medicina, la ricerca traslazionale e le professioni sanitarie".
Nei 3 anni di formazione - informa una nota - gli studenti acquisiranno dapprima una solida base nelle discipline scientifiche e ingegneristiche fondamentali, per poi approfondire la bioingegneria, l'elaborazione dei dati biomedici, i sistemi informativi, la cybersecurity, la statistica per la ricerca medica, l'automazione, la progettazione assistita e, nel terzo anno, temi avanzati quali il machine learning, l'intelligenza artificiale, l'image processing per la diagnostica, le tecnologie dei dispositivi medici, la robotica in ambito sanitario e la gestione dei sistemi sanitari. A ciò si aggiungono il tirocinio e il contatto diretto con realtà esterne, elementi essenziali per connettere la formazione universitaria alle dinamiche concrete del mondo del lavoro.
"Con il nuovo corso di laurea in Ingegneria biomedica - conclude Schiuma - la Lum rinnova il proprio impegno a formare persone capaci di interpretare il cambiamento e guidarlo. E' questo, in fondo, il senso più profondo della nostra missione universitaria: non limitarci a inseguire il futuro, ma contribuire a costruirlo".

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(Adnkronos) - Truffa incredibile in India. Alcuni uomini sono riusciti a gestire per oltre un anno e mezzo un finto casello autostradale incassando, secondo le stime, circa 75 milioni di rupie, ossia quasi 700mila euro.
È accaduto nello stato del Gujarat nel 2023 ma la storia è tornata virale in questi giorni sui social network. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, il gruppo aveva costruito il casello alla perfezione, sfruttando i terreni abbandonati di una vecchia fabbrica nel distretto di Morbi, lungo la strada nazionale Bamanbore-Kutch. Segnaletica stradale, cabine e personale per la riscossione del denaro: tutto era apparentemente identico a un casello ufficiale.
Il pedaggio richiesto era circa la metà di quello statale, un sconto che convinceva molti automobilisti a preferire questo casello, su una strada secondaria, rispetto a quello ufficiale, a pochi chilometri di distanza. Solo dopo 18 mesi le autorità si sono rese conto della truffa e sono intervenute.

(Adnkronos) - Nuovo appuntamento del Grande Fratello Vip stasera, martedì 14 aprile, in prima serata su Canale 5. Accanto a Ilary Blasi ci saranno le due opinioniste, Cesara Buonamici e Selvaggia Lucarelli, per commentare gli avvenimenti tra gli inquilini nella Casa.
Dopo i litigi furiosi dei giorni scorsi, Alessandra Mussolini, Antonella Elia e Adriana Volpe hanno unito le forze per arginare gli altri inquilini. Stasera il gruppo scoprirà l'esistenza di questo patto segreto. Quali saranno le reazioni?
Continuano poi le tensioni tra Paola Caruso e Antonella Elia. Un litigio nato in settimana ha rivelato antipatie e rancori mai del tutto sopiti. Nel corso della puntata, le due si affronteranno in un faccia a faccia per chiarire le loro posizioni.
Spazio poi alle nomination. Il pubblico dovrà scegliere chi tra Alessandra Mussolini, Adriana Volpe, Lucia Ilardo o Blu Barbara Prezia dovrà abbandonare definitivamente la Casa. Chi sarà costretto a lasciare il gioco?

(Adnkronos) - Nel 2025, l'enoturismo ha generato oltre 3 miliardi di euro di valore per le cantine, contribuendo mediamente al 21% del fatturato delle aziende vinicole. E il trend è orientato alla crescita. Lo rileva il primo report sul mercato turistico del vino, presentato oggi da UniCredit e Nomisma Wine Monitor, realizzato in partnership con Vinitaly e con la collaborazione dell’Associazione Nazionale Città del Vino, su un campione di 300 aziende vinicole e 13 Consorzi di Tutela distribuiti su tutto il territorio nazionale.
Il pubblico è prevalentemente italiano (58%), formato in primis da coppie e famiglie (51%) e consumatori non esperti (58%), tuttavia, la presenza internazionale è in crescita. Sebbene solo una quota ridotta di cantine non proponga ancora attività enoturistiche, infrastrutture territoriali insufficienti, complessità autorizzative, scarsità di incentivi e carenza di personale specializzato continuano a rappresentare barriere significative per consentire al settore di compiere un ulteriore salto di qualità.
“Il settore vitivinicolo e il turismo rappresentano un pilastro fondamentale per la competitività del Paese, soprattutto in una fase segnata da sfide climatiche e geopolitiche che richiedono visione strategica e interventi mirati - dichiara Remo Taricani, Deputy Head of Italy di UniCredit - Con la nostra struttura di Agribusiness e l’offerta rinnovata One4Wine, UniCredit sostiene le imprese del comparto attraverso soluzioni dedicate a investimenti, innovazione e sostenibilità. Nel 2025 abbiamo erogato oltre 300 milioni di euro di nuovi crediti alla filiera, in crescita di oltre il 35% rispetto all'anno precedente, confermandoci come Partner affidabile per produttori e territori. Guardiamo con particolare attenzione anche allo sviluppo dell’enoturismo, una leva di valore e identità capace di generare crescita diffusa e rafforzare il legame tra imprese e comunità locali”.
Per Denis Pantini, responsabile Agrifood e Wine Monitor di Nomisma, "l’enoturismo non rappresenta un piano B, ma una strategia competitiva dai molteplici vantaggi, sia per le aziende vinicole che per i territori: disintermedia le vendite garantendo una maggior redditività alle imprese; trasforma ogni visitatore - che non compra più solo una bottiglia di vino, ma un’esperienza - in un ambasciatore del brand nel mondo; ma, soprattutto, tutela il paesaggio e garantisce un futuro alle comunità rurali, rendendo l'impresa vinicola il perno di un ecosistema turistico più ampio. In questo senso, il turismo non è più percepito solo come un’attività accessoria di promozione del vino, ma una leva di valorizzazione territoriale strettamente connessa all’identità della denominazione".

(Adnkronos) - I Cesaroni sono tornati e infiammano il web. A 12 anni dall'ultimo capitolo e a 20 dalla prima storica messa in onda, la nuova stagione ha debuttato ieri sera su Canale 5 conquistando subito il pubblico: sono stati 3.486.000 gli spettatori, per uno share del 22.6%. Un successo che ha avuto un'eco immediata sui social, dove il titolo della serie è schizzato in cima alle tendenze tra le reazioni appassionate dei fan. Il popolo di X si è diviso nettamente in due. Da un lato, l'ondata di nostalgia ha travolto chi è cresciuto con la famiglia della Garbatella. "Che emozione rivivere tutto ciò a 20 anni di distanza, bellissimo", scrive un utente, interpretando un sentimento diffuso. Dall'altro, però, non sono mancate le critiche sulle nuove scelte narrative. "Troppe cose sono cambiate", lamentano in molti, mentre altri notano un ritmo diverso: "I Cesaroni purtroppo non stanno cesaronando, è tutto così piatto".
A mettere tutti d'accordo è stato il toccante omaggio ad Antonello Fassari - morto nell’aprile 2025 a 72 anni - l'indimenticabile Cesare Cesaroni a cui è dedicata l'intera serie. Nell'ultima scena della prima puntata, Giulio Cesaroni (Claudio Amendola, anche regista della serie), pronuncia la celebre frase del fratello Cesare: "Che amarezza". La commozione è stata unanime per il ricordo dell'attore: "Fiumi di lacrime", "un omaggio bellissimo", si legge sui social. Un momento simbolico, la demolizione di un muro della bottiglieria, è stato interpretato da molti come "la metafora dei nuovi Cesaroni, che non saranno più quelli che guardavamo da bambini".
Non sono mancate le domande sui grandi assenti. Oltre a Cesare, i fan hanno sottolineato ancora una volta la mancanza di Eva (Alessandra Mastronardi) e Alice (Micol Olivieri). Quest'ultima ha risposto indirettamente con un video sui social, raccontando la sua vita dopo i Cesaroni: "Ho vissuto, mi sono fatta conoscere davvero, ho una relazione stabile da 13 anni e sto crescendo due figli. Sono diventata la donna che volevo essere". Infine, l'unica critica che ha messo d'accordo tutti riguarda l'orario di messa in onda. "Date la possibilità di far partire la prima serata alle 21", è l'appello di molti, che lamentano come "la tv stia diventando un luogo ostile che non va incontro a un pubblico che alle 22:30 va a nanna".

(Adnkronos) - In Italia più di 1 milione e mezzo di persone sono colpite dalla psoriasi, una patologia dermatologica cronica che incide profondamente sulla vita quotidiana. Per 9 pazienti su 10 la malattia ha un impatto significativo sulla sfera relazionale, sociale ed emotiva. Il 70% lamenta problemi in ambito familiare, il 68% in ambito lavorativo e il 17% ha avuto conseguenze negative anche nella vita intima. Nonostante le terapie oggi disponibili consentano di controllare i sintomi e migliorare il benessere complessivo, l’aderenza ai trattamenti e la diagnosi precoce restano una sfida. Per accendere i riflettori sulla psoriasi e promuovere una maggiore consapevolezza sull'importanza della corretta gestione della malattia, Fondazione Onda Ets ha promosso, lo scorso 11 marzo, l'(H) Open day sulla psoriasi.
La campagna è stata resa possibile grazie alla collaborazione con Sidemast (Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e di malattie sessualmente trasmesse) e ha avuto il patrocinio di Apiafco (Associazione psoriasici italiani amici della Fondazione Corazza). L'iniziativa, sostenuta dal contributo incondizionato di Bristol Myers Squibb, ha coinvolto 97 strutture sanitarie su tutto il territorio nazionale, offrendo gratuitamente oltre 750 visite e consulenze dermatologiche, affiancate da momenti informativi rivolti alla cittadinanza, dirette social e info point presidiati da personale specializzato. I risultati della campagna vengono presentati oggi a Roma nel corso di una conferenza stampa.
"LìH Open Day sulla psoriasi nasce con un duplice obiettivo: da un lato sensibilizzare lìopinione pubblica su una patologia cronica e spesso ancora sottovalutata che incide profondamente sulla qualità di vita delle persone, e dall'altro facilitare concretamente l'accesso ai percorsi di diagnosi e cura, promuovendo una presa in carico appropriata, tempestiva e multidisciplinare - afferma Francesca Merzagora, presidente di Fondazione Onda - Attraverso iniziative come questa vogliamo non solo informare, ma anche abbattere le barriere culturali e organizzative che ancora ostacolano molti pazienti nel rivolgersi agli specialisti e intraprendere il percorso terapeutico più adeguato. La psoriasi, infatti, richiede un approccio integrato che tenga conto delle sue molteplici implicazioni cliniche e psicologiche. In questo contesto, il network degli ospedali Bollino Rosa rappresenta un presidio fondamentale sul territorio: una rete capillare e qualificata in grado di intercettare i bisogni di salute, orientare i cittadini e offrire risposte adeguate e tempestive, contribuendo a una sanità sempre più vicina alle persone e attenta alle loro specifiche esigenze".
"La psoriasi è una malattia infiammatoria che quasi sempre compromette il benessere fisico, psicologico e relazionale delle persone che ne sono colpite - spiega Alessandro Borghi, membro del Consiglio direttivo Sidemast - E' caratterizzata da un andamento cronico e recidivante e si manifesta principalmente con placche arrossate e desquamanti in genere distribuite in maniera simmetrica su gomiti, ginocchia, mani, piedi, superficie lombosacrale e cuoio capelluto e non di rado localizzate al distretto genitale. Non interessa esclusivamente la pelle, ma spesso coinvolge l'intero organismo e può associarsi ad altre gravi patologie come l'artrite psoriasica, le malattie cardiovascolari, le malattie infiammatorie intestinali o il diabete. I pazienti spesso lamentano prurito intenso e l'interessamento di certi distretti anatomici, come le mani o i piedi, determina rilevanti limitazioni funzionali. Oggi la scelta terapeutica è sempre più personalizzata. Deve basarsi sulle caratteristiche del singolo paziente, incluse eventuali comorbidità, sulla gravità e sull'estensione del quadro clinico, oltre che sull'entità del disagio e dell'impatto della malattia sulla qualità di vita delle persone affette".
"Se nelle forme lievi e circoscritte si ricorre prevalentemente a trattamenti topici - illustra Borghi - nelle forme moderate-gravi possono essere indicati la fototerapia e i farmaci sistemici. Questi si distinguono in convenzionali e biotecnologici e in terapie orali a bersaglio mirato. L'evoluzione delle opzioni terapeutiche disponibili ha consentito un controllo più efficace della malattia a lungo termine, garantendo anche un eccellente profilo di sicurezza. Ha permesso inoltre di intervenire in modo appropriato sulle diverse manifestazioni cliniche della psoriasi, migliorandone la gestione complessiva e la qualità di vita dei pazienti".
"Abbiamo deciso con piacere di partecipare ad u'iniziativa nata per favorire una maggiore consapevolezza sulla malattia e per facilitare l'accesso ai vari percorsi di cura - sottolinea Valeria Corazza, presidente Apiafco - In particolare, la giornata dell'11 marzo ha voluto ribadire la grande importanza di rivolgersi sempre e solo a centri ospedalieri specializzati nella gestione multidisciplinare di una malattia complessa e ancora sottovalutata. La diagnosi deve essere quanto mai tempestiva, così come il successivo intervento terapeutico personalizzato. Così si può ridurre drasticamente il rischio di un peggioramento del quadro clinico e l'insorgenza di complicanze. Vi è il grave problema dell'aderenza terapeutica che è fondamentale in una malattia cronica come la psoriasi. Durante l'iniziativa è stata sottolineata con forza l'importanza di assumere sempre con continuità i farmaci prescritti dai medici specialisti. Purtroppo - rimarca Corazza - la scarsa consapevolezza della natura sistemica della malattia porta all'interruzione delle cure in circa il 25% dei malati, che si alza fino al 60% con il trattamento con farmaci topici. E' un fenomeno che va contrastato anche attraverso un maggiore e migliore dialogo tra il medico e il paziente. Infine, vi è la necessità di mappare i 200.000 pazienti con psoriasi severa di cui circa la metà sono in carico con farmaci biologici /biosimilari. In alcune Regioni ancora oggi l'accesso ai centri prescrittori non è facile e quindi le cure ci sono, ma non per tutti".

(Adnkronos) - Giulia Michelini irresistibile a Belve, un’intervista - che andrà in onda oggi martedì 14 aprile in prima serata su Rai 2 - in cui l’attrice divertita non si risparmia tra ansie, paure, droghe, un figlio arrivato presto, crisi attoriali e amore e repulsione per il ruolo che l’ha resa celebre in una fiction tv.
"La gente dice che so' pazza”, dice subito. E quando Francesca Fagnani, a proposito di droghe, le domanda 'Lei ha detto: alla luce di una recente esperienza, diciamo orientale, sono sempre più convinta che la vita vera non sia sui red carpet di Venezia, ma altrove. Ma era un viaggio lisergico o proprio un viaggio orientale?', Michelini ha risposto: “Ho fatto quest’esperienza curativa della ayahuasca tre volte, mannaggia a me, ho pianto otto ore di fila, ho avuto le visioni…”.
E sulla domanda di Fagnani 'Ma lei è dentro o fuori dal circoletto?', Michelini esplode: “Ma io sto fuori come una sedia a sdraio!.
Altro momento esilarante quando alla domanda sul difetto più sgradevole, l'attrice classe 1985 non si trattiene: “Spesso rutto”. E scherza: "E' liberatorio viene proprio su da sé, a volte mi sveglio la mattine e ahhhh”. L’ultima volta che lo ha fatto? E Michelini: “Qui nel corridoio, durante la presentazione Eh, l'ansia lo fa, lo fa…”, chiude divertita.
Non mancano momenti di commozione quando Michelini racconta della decisione di diventare madre a 19 anni. 'Lei va per interrompere la gravidanza, poi invece decide di tenerlo. Posso chiederle cosa l’ha convinta?', è la domanda. L’attrice emozionata: “Non mi voglio commuovere. Senza di lui mi sarei persa”.

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(Adnkronos) - Un farmaco sperimentale per la cura del glioma maligno, una patologia oncologica cerebrale di estrema gravità, messo a punto dalla Acom, azienda marchigiana di Montecosaro (Macerata) focalizzata sullo sviluppo di radiofarmaci, ha ottenuto la Orphan Drug Designation (Odd) ed è stato riconosciuto come farmaco per patologia rara dalla Fda (Food and Drug Administration), autorità statunitense responsabile della governance del settore farmaceutico negli Usa. La Fda concede le Odd per agevolare lo sviluppo di terapie sperimentali destinate al trattamento, alla diagnosi o alla prevenzione di malattie rare che colpiscono meno di 200mila persone negli Stati Uniti. Il farmaco in questione - informa una nota - è un isotopo del rame, il rame-64, che Acom aveva in origine messo a punto come strumento diagnostico e che, grazie alle sue caratteristiche, oggi è in fase di validazione clinica avanzata per la rilevazione di lesioni tumorali non sempre identificabili con mezzi diagnostici tradizionali. Questo isotopo, a seguito di approfonditi studi, ha dimostrato successivamente, se somministrato a dosaggi maggiori, di possedere importanti potenzialità terapeutiche in ambito oncologico. Al momento trovano applicazione in fase sperimentale per una forma di tumore cerebrale, ma grazie al meccanismo d'azione del farmaco potranno interessare anche altre tipologie tumorali.
"Il fatto che un organismo di grande prestigio come la Fda abbia riconosciuto al cloruro di rame-64 la designazione di farmaco orfano (Odd) - afferma Gianluca Valentini, direttore scientifico di Acom, titolare del brevetto e medico nucleare di lunga esperienza - per la nostra piccola realtà marchigiana è motivo di particolare soddisfazione e incoraggiamento a proseguire nello sviluppo di questo radiofarmaco con studi clinici che ci impegneranno almeno per i prossimi 2 anni. Se gli ulteriori studi clinici confermeranno i risultati già in nostro possesso, il prodotto entrerà a pieno titolo, con un approccio innovativo, nel panorama scientifico internazionale della teranostica, l'approccio di medicina di precisione che combina diagnostica per immagini e terapia mirata in un'unica procedura in medicina nucleare".
Il cloruro di rame-64 aveva già ottenuto un analogo riconoscimento dall'Ema (Agenzia europea per i medicinali) e ora arriva quello della Fda. Insieme, consentono al prodotto di avere numerose agevolazioni, sia di natura tecnico-scientifica che di natura commerciale. La Odd - sottolinea Acom - offre infatti numerosi vantaggi per l'azienda, tra cui potenziali crediti d'imposta per i costi clinici, esenzioni da alcune tasse amministrative della Fda, possibilità di accedere a sovvenzioni per finanziare future attività cliniche e 7 anni di esclusività di commercializzazione qualora la domanda di autorizzazione all'immissione in commercio venga approvata.

(Adnkronos) - E' disponibile per gli oculisti italiani l'atropina solfato 0,01%, il primo medicinale approvato dalla Commissione europea per rallentare la progressione della miopia nei bambini. Lo annuncia in una nota Santen Italia, evidenziando che gli studi clinici hanno dimostrato come i colliri a base di atropina a basso dosaggio sono efficaci nel rallentare la progressione della miopia. L'atropina solfato 0,01% - spiega l'azienda - è il primo trattamento farmacologico approvato dall'Europa che offre agli oculisti una nuova opzione per rallentare la progressione della miopia e aiutare a proteggere la vista dei bambini per il futuro. Si tratta di un cambio di paradigma: fino a oggi, infatti, i pazienti hanno dovuto ricorrere a formulazioni galeniche, ma ora dispongono di un prodotto industriale registrato.
La miopia in età pediatrica è in crescita a livello mondiale, si ricorda nella nota: l'aumento dell’esposizione agli schermi e la riduzione del tempo trascorso all'aperto rappresentano fattori chiave nel peggioramento della salute visiva dei più giovani. La progressione della miopia è in genere più rapida nei bambini più piccoli, pertanto è necessario un trattamento il più precoce possibile per rallentare tale progressione e ridurre il rischio di severe complicazioni per la salute degli occhi in età avanzata. I genitori e i pediatri possono svolgere un ruolo importante nell'identificare il problema in fase precoce. Allo stesso tempo, gli oculisti possono intervenire per rallentare la progressione della miopia, contribuendo a ridurne i rischi di insorgenza di patologie oculari in età adulta e migliorare la qualità di vita dei bambini.
L'atropina solfato 0,01% - dettaglia la nota - è un marchio registrato di Santen Pharmaceutical Co. approvato dalla Commissione europea ed è un collirio indicato per rallentare la progressione della miopia nei pazienti pediatrici. Il trattamento può essere avviato nei bambini di età compresa tra 3 e 14 anni con un tasso di progressione pari o superiore a 0,5 D (diottrie) all'anno e una gravità compresa tra -0,5 D e -6,0 D. L'approvazione è supportata dallo studio di fase 3 Star, che ha dimostrato che l'atropina solfato 0,01% ha ridotto significativamente la progressione annuale della miopia con un profilo di sicurezza e tollerabilità favorevole. Il collirio a basso dosaggio di atropina è da somministrarsi una volta al giorno prima di coricarsi. Il prodotto è concesso in licenza da Sydnexis alla consociata di Santen con sede in Svizzera (Santen Sa) per la registrazione e la commercializzazione in Europa, Medio Oriente e Africa (Emea). Con oltre 130 anni di esperienza nella salute degli occhi, Santen - conclude la nota - continuerà a collaborare con gli operatori sanitari, le organizzazioni di pazienti e i responsabili politici per affrontare il crescente problema della miopia infantile. Il lancio dell'atropina solfato 0,01%rafforza l'impegno di Santen a favore dell'intervento precoce e di migliori risultati nella cura oculistica pediatrica.
"Sono state 143 le aggressioni ai danni del personale sanitario e
socio-sanitario registrate nel biennio 2023-2024 nelle Aziende
sanitarie dell'area metropolitana di Cagliari e del Medio
Campidano. Una situazione inaccettabile che evidenzia una
preoccupante esposizione a rischi di violenza fisica e verbale sul
luogo di lavoro di tutti gli operatori". Lo denunciano il
segretario generale regionale della Uil Fp, Mimmo Foddis, il
segretario organizzativo regionale Uil Fp, Massimo Marceddu, e il
segretario regionale Uil Fp Fabio Sanna che, attraverso il Centro
Studi e Ricerca della Uil Fp Sardegna, hanno condotto uno studio
sulle aggressioni avvenute tra il 2023 e il 2024.
(Adnkronos) - "La democrazia rimane sana solo quando è radicata nella legge morale e in una vera visione della persona umana. In mancanza di questo fondamento, rischia di diventare una tirannia maggioritaria o una maschera per il dominio delle élite economiche e tecnologiche". Il Papa mette in guardia in un messaggio inviato in occasione della Sessione Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.
"Gli stessi principi che guidano l'esercizio dell'autorità all'interno delle nazioni devono anche informare l'ordine internazionale - una verità che è particolarmente importante ricordare in un momento in cui le rivalità strategiche e le mutevoli alleanze stanno rimodellando le relazioni globali. Dobbiamo ricordare - scrive Leone - che un ordine internazionale giusto e stabile non può emergere dal semplice equilibrio di potere o da una logica puramente tecnocratica. La concentrazione del potere tecnologico, economico e militare in poche mani minaccia sia la partecipazione democratica tra i popoli che la concordia internazionale".
Di ieri l'attacco frontale del presidente americano Donald Trump al Pontefice. "Papa Leone è debole sulla criminalità e pessimo per la politica estera - ha detto Trump - Se non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano", l'affondo presidenziale.
"Io non ho paura dell'amministrazione Trump, parlo del Vangelo, continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra - la replica di Leone XIV - Non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui".

(Adnkronos) - Il cattolico JD Vance si schiera con Donald Trump contro Papa Leone XVI, che il presidente ha definito "debole e pessimo in politica estera". In un'intervista a Fox News, il vice presidente degli Stati Uniti ha detto che "in alcuni casi sarebbe meglio che il Vaticano si attenesse alle questioni morali, si attenga alle questioni di ciò che accade nella Chiesa Cattolica". "E lasci - ha aggiunto Vance - che il presidente degli Stati Uniti si occupi di dettare la politica pubblica americana". Infine Vance ha concluso: "Quando sono in conflitto, sono in conflitto. Non mi preoccupa molto. Penso sia una cosa naturale. Sono sicuro che accadrà in futuro e non è un grosso problema che sia successo in passato".
Di ieri l'attacco frontale del presidente americano al Pontefice. "Papa Leone è debole sulla criminalità e pessimo per la politica estera - ha detto Trump - Se non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano", l'affondo presidenziale.
"Io non ho paura dell'amministrazione Trump, parlo del Vangelo, continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra - la replica di Leone XIV - Non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui".
In un messaggio inviato in occasione della Sessione Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali il Papa oggi mette in guardia: "La democrazia rimane sana solo quando è radicata nella legge morale e in una vera visione della persona umana. In mancanza di questo fondamento, rischia di diventare una tirannia maggioritaria o una maschera per il dominio delle élite economiche e tecnologiche".
"Gli stessi principi che guidano l'esercizio dell'autorità all'interno delle nazioni devono anche informare l'ordine internazionale - una verità che è particolarmente importante ricordare in un momento in cui le rivalità strategiche e le mutevoli alleanze stanno rimodellando le relazioni globali. Dobbiamo ricordare - scrive Leone - che un ordine internazionale giusto e stabile non può emergere dal semplice equilibrio di potere o da una logica puramente tecnocratica. La concentrazione del potere tecnologico, economico e militare in poche mani minaccia sia la partecipazione democratica tra i popoli che la concordia internazionale".
Nel messaggio Leone sottolinea anche che "la giustizia e la forza d'animo sono indispensabili per un buon processo decisionale e per mettere in pratica le decisioni. La temperanza si dimostra anche essenziale per l'uso legittimo dell'autorità, poiché la vera temperanza frena l'eccessiva autoesaltazione e agisce come un guardrail contro l'abuso di potere".

(Adnkronos) - “Le principali criticità legate ai centri emofilia in Italia partono dalla non omogenea strutturazione delle attività a livello nazionale. Sappiamo bene che il sistema sanitario declina a livello regionale alcune delle funzioni e questo può avere un impatto anche nell’accesso alle cure stesse, soprattutto in determinati territori, in sostanza va a crearsi una diseguaglianza”. Così Maria Elisa Mancuso, vicepresidente dell'Associazione italiana dei centri emofilia – Aice, intervenendo al convegno per la XXII Giornata mondiale dell’Emofilia, promossa da FedEmo, organizzato presso Palazzo Rospigliosi a Roma.
Poi aggiunge ancora: “C’è un altro punto da menzionare in termini di formazione di ricambio generazionale. In realtà non riguarda solo il nostro ambito, anche se qui è un po’ più urgente ed emergente. L'esperto che si occupa di queste patologie non è ben identificato nella sua dignità professionale come specialità a sé stante, spesso troviamo giovani che si interessano all'ambito delle malattie emorragiche, ma provengono dalla medicina interna piuttosto che dalla medicina trasfusionale, questo può creare una ulteriore frammentazione in termini di ruoli o di competenze o anche di assegnazioni di incarichi; ne emerge un disorientamento che scoraggia i giovani in qualche modo intenzionati ad occuparsi di queste patologie”. “Il nostro compito come centri emofilia è dunque quello di fornire una base formativa di esperienza - continua Mancuso - ma anche di entusiasmo e dedizione verso quello che abbiamo sempre fatto. È evidente, però, che questo non basti e anche a livello istituzionale ci piacerebbe che le nostre competenze fossero riconosciute in maniera un po’ più circostanziata per garantire una cura a tutti i pazienti che si rivolgono a noi”.
Modelli internazionali a cui ispirarsi? La vicepresidente risponde così: “Ne esistono, ma dobbiamo ricordare che non sempre sono pedissequamente trasportabili alla nostra realtà. In alcuni paesi europei esiste la figura dell’emostasiologo, ovvero il medico che si occupa di disordini della coagulazione, che ha una sua dignità professionale nonché il compito di occuparsi solo ed esclusivamente di questo e non in modo trasversale, attraverso altre specialità. Questo è un tipo di approccio che potrebbe aiutarci ad aumentare il ricambio generazionale”.
Infine un appello alle istituzioni: “Bisogna dare la giusta attenzione alle nostre competenze, le istituzioni spesso vedono il nostro ambito costoso ed effettivamente è così soprattutto sulle nuove terapie, ma l'appello è di dare importanza alle competenze perché una patologia, seppur onerosa, ma trattata bene e con competenze eccellenti, si traduce in una migliore allocazione delle risorse e, conseguentemente, in un risparmio economico. Un paziente ben curato è una persona che a livello sociale diventa produttiva”. “Tradotto - aggiunge Mancuso - sarà uno studente che non salta la scuola, che può avere una certa carriera accademica e risultare produttivo sul mondo del lavoro senza che la sua patologia abbia alcun impatto. Al di là della spesa economica del farmaco, il circuito diventa virtuoso, con persone che hanno un buon controllo della patologia trasformandosi in individui protagonisti e socialmente produttivi, quindi - conclude - con un ritorno economico positivo”.
(Adnkronos) - Hanno lasciato una bimba di sei mesi dentro l'auto e sono andati a fare la spesa. Alcuni passanti hanno visto la piccola e hanno chiamato subito i soccorsi. I fatti si sono svolti sabato nel parcheggio di un supermercato a Siniscola, in provincia di Nuoro. A far scattare l'allarme dei passanti anche il fatto che fosse una giornata calda e nell'auto ci fossero i finestrini chiusi.
Quando i carabinieri del Comando provinciale di Nuoro sono arrivati sul posto hanno intercettato i genitori che uscivano dal supermercato. La loro assenza si era protratta per una ventina di minuti, un arco di tempo potenzialmente pericoloso per la bimba di sei mesi. Per i due turisti della Repubblica Ceca è scattata quindi una denuncia per abbandono di minore.

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(Adnkronos) - È diventato definitivo il proscioglimento di Leonardo Apache La Russa, figlio del presidente del Senato Ignazio, accusato di revenge porn per un video intimo registrato il 19 maggio del 2023 al termine di una serata che gli è costata un'inchiesta, poi archiviata, con l'ipotesi di violenza sessuale. Dopo il deposito delle motivazioni della giudice per l'udienza preliminare di Milano Maria Beatrice Parati, che ha dichiarato estinto il reato per il ragazzo, non è stato presentato ricorso contro la sentenza del 17 dicembre 2025.
Per la giudice l'indagato, assistito dagli avvocati Vinicio Nardo e Adriano Bazzoni, aveva mostrato un "sincero dispiacere". Se l'evento ha "certamente suscitato una sofferenza apprezzabile e suscettibile di risarcimento" nella giovane, l'episodio contestato è rimasto riservato e quindi "il danno morale si ritiene identificabile solo in quella sofferenza, in quel turbamento psicologico ingenerato dalla scoperta esposizione della propria immagine" catturata nel breve video poi inviato solo all'altro indagato, l'amico deejay.
La giudice aveva ritenuto congrua la somma di 25mila euro messa a disposizione della persona offesa e "lo spontaneo adempimento risarcitorio risulta inoltre affiancato dal contegno tenuto dall'imputato dopo i fatti ed evincibile dalla lettera manoscritta depositata all'udienza del 13 novembre 2025, in cui l'imputato ha mostrato sincero dispiacere per le sofferenze ingenerate nella persona offesa" e "una presa di coscienza" per quanto fatto.
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