(Adnkronos) - Napoli inizierà a vivere il clima dell’America’s Cup già dal 24 al 27 settembre 2026 con una regata preliminare nel Golfo partenopeo, anticipo della storica edizione 2027, la prima in Italia. L’annuncio è stato dato oggi a Cagliari, sede della prima regata preliminare in programma dal 22 al 24 maggio, alla presenza delle istituzioni e dei vertici di Sport e Salute. “Siamo particolarmente felici di annunciare che già da settembre 2026 la grande vela dell’America’s Cup approderà a Napoli, grazie a un autentico lavoro di squadra tra le istituzioni coordinato dal Governo”, ha dichiarato il presidente di Sport e Salute Marco Mezzaroma. I team saranno inizialmente ospitati presso il Comando Logistico della Marina Militare di Nisida, per poi trasferirsi nell’area di Bagnoli in vista del 2027. Il campo di regata sarà il Golfo di Napoli.

(Adnkronos) - "Parlare di temi cruciali per il futuro del Paese significa parlare di innovazione, accesso e sostenibilità nel settore farmaceutico e delle scienze della vita. Tre i concetti inseparabili: non c'è innovazione se non arriva ai pazienti, non c'è accesso stabile senza sostenibilità e non c'è sostenibilità senza investimenti in ricerca, produzione, competenze, dati e capacità industriale". Così il senatore Francesco Zaffini, presidente della X Commissione del Senato, intervenendo all'evento 'Il valore strategico dell'industria Life Science - II edizione', organizzato dal mensile Formiche in collaborazione con Healthcare Policy. "Le priorità - dettaglia - riguardano: stabilità regolatoria e semplificazione delle procedure, in coerenza con il quadro europeo; accesso più rapido e uniforme all'innovazione, con particolare attenzione ai pazienti senza alternative terapeutiche; progressiva evoluzione dal payback a una governance value-based, fondata su esiti, appropriatezza e programmazione. Inoltre: rafforzamento della ricerca clinica e attrazione degli studi in Italia; valorizzazione dei dati sanitari, dell'intelligenza artificiale e della real world evidence, con piena tutela dei cittadini e, infine, sicurezza delle forniture e rafforzamento della produzione nazionale ed europea".
Il mercato dell'industria Life Science - che collega salute, ricerca, manifattura avanzata, export e lavoro qualificato - nel 2025 "ha raggiunto 29 miliardi, l'export farmaceutico 69 miliardi, contribuendo in maniera decisiva alla crescita complessiva dell'export italiano. Ma la forza industriale acquisita va difesa e sostenuta - avverte Zaffini - Il contesto internazionale è cambiato: Usa e Cina accelerano su accesso, innovazione e ricerca, mentre l'Europa resta indietro, con ritardi nell'accesso ai farmaci innovativi, minore peso nella ricerca clinica globale e dipendenza da Paesi terzi per principi attivi e segmenti essenziali della filiera".
Nel dettaglio, "la delega farmaceutica in esame alla Commissione che presiedo - aggiunge - rappresenta un'opportunità: il Ddl mira a rivedere e razionalizzare le regole del settore, introducendo strumenti moderni di governance. Tra gli emendamenti presentati, alcuni condivisi con Farmindustria, ci sono: revisione della spesa farmaceutica, superamento progressivo dei meccanismi di payback, valutazione basata sugli esiti dei percorsi diagnostico-terapeutici e promozione della ricerca clinica in Italia. L'Italia ha una tradizione importante nella ricerca clinica, ma va consolidata - rimarca - Ogni sperimentazione significa accesso anticipato all'innovazione, crescita delle competenze, investimenti e rafforzamento del Ssn. Il Testo unico introduce semplificazione e coordinamento dei procedimenti autorizzativi".
In tema di sostenibilità, Zaffini ricorda che "diagnosi precoce, tecnologie efficaci e migliore organizzazione riducono ospedalizzazioni e costi evitabili. Il Documento di finanza pubblica 2026 riconosce le terapie avanzate come spese di investimento, segnando un cambio di paradigma". In questo contesto, "dati e intelligenza artificiale sono strumenti chiave per migliorare assistenza, diagnosi precoce e medicina personalizzata, ma - avverte - servono dati sanitari di qualità e interoperabili, con equilibrio tra privacy, cura e ricerca. Il progetto europeo European Health Data Space promuove accesso controllato e uso responsabile dei dati". Infine, sulla sicurezza delle forniture il senatore osserva che serve "una strategia nazionale coordinata tra ministeri, Aifa e Regioni. Non bastano scorte - precisa - serve proteggere l'intera catena del valore, dai principi attivi ai prodotti finiti, dai vaccini alle terapie avanzate e digitali. Del resto, l'obiettivo è costruire un sistema innovativo, sostenibile e sicuro, che valorizzi il capitale umano e industriale dell'Italia, garantendo ai cittadini accesso alle migliori cure e autonomia strategica al Paese".
All'evento è intervenuta anche Elena Murelli, componente Commissione Affari sociali del Senato. "La competitività si gioca sempre più sulla capacità di attrarre investimenti, e gli investimenti scelgono Paesi che offrono prevedibilità regolatoria, stabilità e visione di lungo periodo - afferma - Per questo oggi è necessario superare una lettura che metta in contrapposizione accesso alle cure, innovazione e sostenibilità: sono obiettivi che devono avanzare insieme. Creare un ecosistema competitivo significa riconoscere il valore strategico del settore Life Sciences e cambiare prospettiva, investendo su innovazione, sostenibilità ed equilibrio del sistema. Anche perché - conclude - la salute non può più essere considerata soltanto una voce di costo, ma un fattore di crescita, resilienza e sicurezza economica".

(Adnkronos) - "Con il presidente Rosario De Luca ci siamo visti all'inizio del mio mandato per il patto sull'Asseco per garantire la legalità nella nostra Regione. E' importante questo evento per affrontare un mondo, come il mercato del lavoro, che sta attraversando un cambiamento epocale. Momenti come il vostro sono infatti di grande aiuto per chi si trova la grande responsabilità di amministrare. Il tema della sicurezza sul lavoro è fondamentale, troppi morti sul lavoro che ogni anno ci portano a piangere su qualcosa che si poteva evitare". Così il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, intervenendo al 'Festival del lavoro' dei consulenti del lavoro che si è aperto oggi alla Nuvola all'Eur a Roma.

(Adnkronos) - L’intelligenza artificiale entra sempre di più anche nel mondo commerciale e, secondo Frank Merenda, rappresenta una delle più grandi rivoluzioni mai viste nella preparazione alla vendita. Durante Venditore Vincente 2026, Merenda ha spiegato come oggi l’AI permetta a imprenditori e venditori di raccogliere e analizzare informazioni pubbliche sui clienti prima ancora dell’incontro commerciale.
“Oggi con l’intelligenza artificiale io posso fare una pre-diagnosi del mio cliente prima di vederlo”, afferma. Dai social network ai profili professionali online, passando per le tracce digitali lasciate sul web, il nuovo approccio consente di costruire offerte molto più personalizzate rispetto al passato. Un’attività che fino a pochi anni fa richiedeva tempo, competenze tecniche e ricerche manuali complesse.
Secondo Merenda, però, la tecnologia non sostituisce il rapporto umano: “La figura umana rimane preponderante”, sottolinea. “Non basta avere le informazioni, serve saperle usare e serve la relazione umana.” L’obiettivo del metodo presentato durante il corso è quindi unire tecnologia, psicologia e capacità relazionale per aiutare le pmi italiane a migliorare la propria efficacia commerciale in un mercato sempre più competitivo.

(Adnkronos) - Alec Segaert vince la dodicesima tappa del Giro d'Italia, la Imperia-Novi Ligure di 175 km oggi, giovedì 21 maggio. Il belga del team Bahrain Victorious si impone in solitaria con uno scatto a tre chilometri dal traguardo. Alle sue spalle, staccato di 3" il connazionale Toon Aerts (Lotto-Intermarché) che si aggiudica la volata del gruppo.
Il portoghese Afonso Eulalio (Bahrain Victorious) mantiene la maglia rosa per l'ottavo giorno di fila, guadagnando anche 6" di abbuono passando primo allo striscione del traguardo volante e o ora guida la classifica generale con 33" di vantaggio sul danese Jonas Vingegaard (Visma Lease a bike) e 2'03" sull'olandese Thymen Arensman (Ineos). Domani la tredicesima frazione, con partenza da Alessandria e arrivo a Verbania dopo 189 km.
(Adnkronos) - “Il nostro obiettivo è la formazione su tutti i fronti. Formare i docenti è lo strumento fondamentale perché sono loro che parlano con gli studenti”. Lo ha detto Cristina Costarelli, presidente Anp Lazio, associazione nazionale dirigenti e alte professionalità della scuola, nel suo intervento alla Maratona del Bullismo 2026 organizzata dall'Osservatorio Nazionale sul bullismo e sul disagio giovanile al palazzo dell'Informazione dell'Adnkronos.
Alla base del processo educativo spiegato dall’esperta c’è il saper utilizzare il linguaggio. “Bisogna saper usare la parola con delicatezza e mai con leggerezza. Diventa fondamentale perché è da lì che parte l’aggressività”. Istruire i giovani ad utilizzare la parola è il primo strumento per aiutarli a comunicare anche dopo la vita scolastica. “Quando una persona sente un disagio se non ha le parole per esprimerlo non riuscirà mai a comunicarlo”. La dirigente scolastica dell’Istituto Galileo Galilei di Roma ha affrontato il sistema di formazione che avviene su tre interlocutori fondamentali: docenti, studenti e famiglie. “Se riusciamo a fare rete tra questi tre interlocutori riusciamo ad affrontare il problema”, ha aggiunto Costarelli, avvisando i ragazzi in platea a non utilizzare sempre come esempio gli adulti. “Bisogna guardare con pensiero critico quello che fanno gli adulti, perché molto spesso non sono un buon esempio”, ha concluso.

(Adnkronos) - di Raffaella Ammirati - "Preoccupa più delle precedenti" l'epidemia di Ebola in corso in Congo: per "numeri"; "contesto sociale"; "variante del virus poco nota". A parlare all'Adnkronos Salute è Chiara Montaldo, responsabile medica di Medici senza frontiere (Msf) Italia, specialista in malattia infettive, che con le emergenze legate ad Ebola ha avuto più di un'esperienza sul campo: "Nel 2014 nella grande epidemia in Guinea, poi in Congo nel 2018-19 e nell'ultima prima di questa, alla fine dell'anno scorso. Ora sto seguendo dall'Italia le prime evoluzioni di quella in corso", spiega sottolineando che comunque tornerà presto sul campo. "Non so ancora quando perché le premesse indicano che sarà lunga e dobbiamo organizzare al meglio le partenze per consentire la sostenibilità del nostro intervento, per garantire le presenze in loco". Una partenza che, sul piano personale, non le fa paura per il virus, per quanto temibile. "Siamo abituati a 'trattare' con lui, sappiamo come proteggerci", dice. Il timore è legato più al conflitto in corso nell'area colpita, "che è molto duro e sanguinoso. Anche le persone del luogo, nonostante il rischio elevato dell'infezione, sono solite dire che non hanno paura del virus, ma del macete", sottolinea la dottoressa, genovese, dal 2005 in Msf.
Ciononostante, sul piano strettamente sanitario, i timori sono concreti per questa nuova ondata di contagi. "La situazione di sicuro è difficile e complessa - afferma Montaldo - Riassumerei i fattori di preoccupazione in tre grandi categorie. La prima è rappresentata dai numeri e dall'estensione, perché siamo solo all'inizio e già i casi, per un'epidemia di Ebola, sono tanti. La dichiarazione dell'epidemia c'è stata quando eravamo già a 200 casi. Si consideri che l'ultima epidemia prima di questa ha avuto un totale di 64 casi quando è stata dichiarata". E attualmente "c'è anche una localizzazione abbastanza estesa. L'epicentro è nella regione dell'Ituri. Ma ci sono già un caso confermato a Goma, nel Nord Kivu, e 2 fuori dal Paese, in Uganda. Ha colpito città grandi, dove c'è una grossa mobilità di persone, una rotta commerciale, una rotta di migrazione". La seconda preoccupazione "è il contesto - continua - perché comunque nel Nord Est del Congo c'è un conflitto cronico e, come tutti i conflitti, oltre ai danni diretti determina anche una maggior difficoltà di accesso alla salute. La gestione di un'epidemia in zona di conflitto è complicata. Per noi operatori sanitari alcune aree sono molto difficili da raggiungere, ci sono dei problemi di sicurezza, le persone hanno difficoltà ad arrivare ai luoghi di cura, oltre ai problemi - di fiducia e di paura - propri di una popolazione in una zona di conflitto".
E infine, il terzo fattore "è legato a questo virus che non è quello che conosciamo meglio, non è il più frequente sierotipo Zaire, ovvero quello che abbiamo studiato di più, di cui abbiamo avuto più esperienza e per il quale sono stati sviluppati un vaccino e alcuni farmaci specifici. Questo nuovo virus Bundibugyo - ricorda l'esperta - è molto più raro. E' solo la terza epidemia che causa e le precedenti avevano colpito un numero molto basso di persone. Per tutto questo abbiamo imparato poco su questo virus". Sul Bundibugyo, inoltre, prosegue Montaldo, "non sappiamo se i vaccini e i farmaci che abbiamo a disposizione funzionano. Sembra che abbia una letalità un pochino minore. Questa è l'unica buona notizia rispetto al sierotipo Zaire, ma è sempre alta. Parliamo del 30-40% di letalità, che comunque è molto elevata per una malattia infettiva. Certo è un po' più bassa dello Zaire che invece mediamente ha una letalità del 70%. Quindi ecco, per riassumere: i numeri e l'estensione geografica, il contesto di insicurezza politica, il tipo di virus: purtroppo sono i tre macro capitoli che ci fanno temere che sia un'epidemia, che durerà un bel po' e con un alto rischio di estensione. Speriamo di no, però tanti fattori di rischio ci sono".
Per quanto riguarda le attività che servono ad arginare il virus, evidenzia la specialista, "la gestione dell'epidemia si basa su alcuni pilastri. E ci devono essere tutti, non basta uno. I principali pilastri sono in primo luogo la cura e l'isolamento dei pazienti confermati, ma anche di quelli sospetti per cercare di ridurre al minimo le probabilità di contagio oltre che per curare le persone". C'è poi "la sorveglianza, che è un pilastro importantissimo e purtroppo è sempre il più complesso, perché serve il tracciamento di tutti i contatti in casi confermati o sospetti, il loro follow-up. Abbiamo visto anche noi con il Covid, in un contesto molto diverso e con maggiori risorse, quanto questo sia stato complicato e abbastanza fallimentare. Quindi immaginiamoci in un contesto assai più complesso. Una lezione che abbiamo appreso dalle precedenti epidemie di Ebola è l'importanza, anche ai fini della sorveglianza, del coinvolgimento delle comunità locali che devono essere messe a conoscenza di quello che sta succedendo e devono partecipare molto attivamente ai vari 'pilastri' della risposta all'epidemia. Tutto questo non deve essere sottovalutato, a maggior ragione in una zona di conflitto, dove la diffidenza è sempre molto alta", rimarca Montaldo.
Di grande importanza, dunque, "l'educazione, l'informazione, la comunicazione corretta alla popolazione". C'è poi "il sistema di diagnosi che deve essere più precoce possibile e più capillare possibile nelle diverse aree dove ci sono focolai. Infine è fondamentale - e questo sarà molto complicato nel contesto socio-politico dato - il coordinamento, all'interno del Congo, ma con gli altri Paesi interessati, sia quelli confinanti sia tutti gli altri. Nelle malattie infettive è importante coordinarsi, avere delle direttive comuni, una gestione armonica tra i vari Paesi".
Montaldo tornerà sul campo anche in questa nuova epidemia, in 'staffetta' con gli altri colleghi - "stiamo organizzando per fare in modo che il nostro intervento sia sostenibile sul lungo periodo" - e sul piano personale il sentimento, spiega, "è un po' contrastante. Da un lato, come spesso succede a me e ai miei colleghi, c'è la voglia di andare perché di fronte a una situazione così critica c'è il desiderio di contribuire, di fare la nostra parte. Quindi da un lato c'è subito la voglia di esserci. Ma non nascondo che è anche un contesto dove io sono già stata e che fa un po' di paura. Non tanto per Ebola, verso il quale comunque sappiamo come proteggerci e abbiamo le conoscenze utili, ma piuttosto per la situazione di conflitto. Certo non esiste un conflitto buono, ma questo, anche se non è tanto mediatizzato, è molto violento, sta stremando la gente. Ricordo che quando ero lì, in North Kivu nel 2019, le persone locali ci dicevano: 'Noi di Ebola non abbiamo paura, noi abbiamo paura di essere ammazzati ogni giorno a colpi di machete'".

(Adnkronos) - Vendere in Italia non è come vendere negli Stati Uniti. È questa la riflessione da cui parte Frank Merenda, protagonista dell’edizione 2026 di Venditore Vincente, il programma di formazione commerciale che quest’anno integra anche l’intelligenza artificiale nei processi di vendita. Secondo Merenda, il contesto culturale italiano rende il rapporto tra cliente e venditore molto più complesso rispetto ai Paesi anglosassoni, dove le tecniche di vendita sono nate.
“Negli Stati Uniti il venditore e l’imprenditore sono figure normalmente apprezzate”, spiega. “In Italia invece esiste un clima di sfiducia e sospetto nei confronti di chi vende.”Un atteggiamento che, secondo il fondatore di Metodo Merenda, affonda le radici nella storia culturale e sociale italiana e che ancora oggi penalizza soprattutto le piccole e medie imprese.
“Gli italiani tendono ad essere molto esterofili”, osserva Merenda, sottolineando come spesso il consumatore sia disposto a pagare cifre elevate per grandi marchi stranieri, mostrando invece maggiore diffidenza verso il professionista o il piccolo imprenditore italiano. Per questo motivo, spiega, oggi la vera sfida non è solo creare un buon prodotto, ma riuscire a comunicarne il valore nel modo corretto: “Servono strategie di comunicazione che hanno a che fare con la psicologia sociale”, chiarisce, “per aiutare il cliente a comprendere che ha davanti un imprenditore serio, capace di risolvere problemi concreti.”
(Adnkronos) - “Il bullismo nasce da un linguaggio aggressivo. Si è persa la capacità di dialogare, ma si reagisce solo”. Lo ha detto Alessia Pieretti, consigliera delegata di Roma Capitale, nonché ex atleta e vincitrice di una Coppa del Mondo nel pentathlon. Durante il suo intervento alla Maratona del Bullismo 2026 organizzata dall'Osservatorio Nazionale sul bullismo e sul disagio giovanile al palazzo dell'Informazione dell'Adnkronos Pieretti ha descritto i progetti avviati nell’amministrazione per contrastare il fenomeno del bullismo. Uno tra tutti il progetto “Patente 4.0” che unisce la consapevolezza digitale e il mondo dello sport. “Si cerca attraverso la narrazione con gli atleti di dialogare con i ragazzi per capire quale direzione prendere”. Gli atleti diventano gli esempi perfetti per dimostrare l’importanza del tempo. “Siamo abituati a ottenere tutti in maniera veloce, ma raggiungere un obiettivo richiede tempo, come per gli atleti che per ottenere una medaglia hanno bisogno di un lungo allenamento”, ha spiegato la consigliera. Tra gli altri progetti quello nel comune di Monterotondo. “Abbiamo portato i ragazzi in piazza a provare lo sport. Perché l’attività sportiva deve diventare una realtà stabile e importante nella formazione”.

(Adnkronos) - "Non possiamo avere una salute duratura delle persone e della società senza tener conto che gli esseri viventi e la Terra sono in grado di rigenerare la vita. Questo implica un cambiamento nel modo in cui guardiamo le cose: invece di pensare di essere al di sopra della natura, dovremmo agire in armonia con la natura e sentirci parte di essa". Lo spiega Susana Muhamad, Former Ministry of Environment and Sustainable Development della Colombia, in occasione della terza edizione del Milan Longevity Summit, in svolgimento con il nuovo concept della prospettiva One Health per ridisegnare il futuro della longevità.
"La nostra salute, nel lungo periodo - osserva Muhamad - dipende dalla salute del pianeta. Questo significa, in definitiva, che dovremo abbandonare gradualmente i combustibili fossili, che stanno causando il cambiamento climatico e profondi problemi per la salute, e ripristinare l'equilibrio ecologico del pianeta. Queste sono le due principali azioni su cui l'umanità dovrà lavorare nel corso del XXI secolo. Se la longevità e la rigenerazione dei sistemi viventi e della società verranno perseguite continuando con l'attuale sistema di estrazione e sfruttamento - avverte - rischiamo di finire non solo con un pianeta malato, ma in una situazione catastrofica per l'umanità".

(Adnkronos) - "Con l'allungamento della vita il concetto di risparmio diventa ancora più cruciale, perché gli anni più complicati sono quelli dopo la pensione. Già oggi si registrano dei gap pensionistici per mantenere lo stesso tenore di vita: quanto guadagna oggi una persona e quanto guadagnerà quando raggiungerà la pensione sono aspetti che registrano già un gap. Più sono gli anni da coprire e maggiore diventa in valore assoluto. Di conseguenza, l'allungamento della vita è un fattore molto positivo, ma è necessario far fronte alla longevità anche in termini finanziari". Così Romualdo Guidi, Head of Product and Services di Fineco Bank, intervenendo alla terza edizione del Milan Longevity Summit.
Questo approccio "vale, a maggior ragione, per i giovani, che si troveranno probabilmente ad affrontare un gap pensionistico ancora più ampio - chiarisce Guidi - Si può prevedere che l'inflazione continuerà a crescere. Di conseguenza, soprattutto per la fascia più giovane della popolazione, è molto importante pianificare seriamente i propri risparmi. La buona notizia è il tempo che un giovane ha a disposizione: con una giusta educazione finanziaria e comprensione di questa tipologia di obiettivi, un giovane ha tutte le opportunità per godere serenamente degli anni successivi alla pensione nella longevità che ci auguriamo continui ad aumentare. La longevità è un tema cruciale - conclude - teniamo molto a dare una mano e a fare la nostra parte".
(Adnkronos) - "Abbiamo raccolto a Milano le menti migliori che lavorano in tutto il mondo sul tema molto importante dell'invecchiamento in salute, quello che gli americani chiamano Healthspan con l'obiettivo di fare sintesi di tutta la scienza che abbiamo a disposizione, che è molto vasta, e trovare soluzioni concrete da proporre alla popolazione e ai sistemi sanitari nazionali per ridurre l'incidenza delle patologie dell'invecchiament". Lo ha detto Alberto Beretta, presidente del Comitato scientifico del Milan Longevity Summit, in occasione della terza edizione del Milan Longevity Summit, in corso al MiCo di Milano sul concept One Health per ridisegnare il futuro della longevità.
"Ci troviamo all'interno di una società che invecchia molto rapidamente - osserva l'esperto - La piramide demografica è invertita e occorre assolutamente intervenire sull'incidenza di queste patologie per permettere alle persone di vivere a lungo e sane e, al contempo, permettere ai sistemi sanitari di risparmiare e fare economia sull'assistenza a queste persone".
Sui contenuti della 4 giorni milanese, Beretta ricorda "la sessione sulla demografia, con una lezione magistrale da parte di Jay Olshansky, illustre gerontologo, che ha dimostrato aspetti fondamentali sull'andamento demografico nei nostri Paesi". Oltre all'approfondimento "sui biomarker, test che si effettuano per capire in che modo sta invecchiando una persona", il presidente del comitato scientifico evidenzia lo spazio dedicato ai "meccanismi biologici dell'invecchiamento, che sono numerosi", ma anche al "ringiovanimento dei vari organi, del sistema nervoso centrale, del cuore, eccetera. Infine - aggiunge - affronteremo tutte le tematiche di intervento terapeutico, a partire dall'esercizio fisico, proseguendo con l'alimentazione e la gestione del sonno, dello stress e tutto l'impatto che questi aspetti hanno sulla qualità della vita in terza età. Le prospettive future di questo tipo di disciplina sono ottime, dal punto di vista scientifico, però dipenderanno interamente da come i sistemi sanitari riusciranno a recepire queste novità".
Sottoscritto oggi a Cagliari, in occasione della fase preliminare
della 38/a America's Cup, il protocollo d'intesa tra il ministro
per lo Sport Andrea Abodi, il presidente di Sport e Salute Marco
Mezzaroma, il presidente della Regione Campania Roberto Fico e il
sindaco di Napoli Gaetano Manfredi per "promuovere Napoli e la
Campania con una strategia condivisa di valorizzazione di tutti i
contenuti che qualificano questa terra che si 'perde' nel mare", è
stato detto durante la conferenza stampa.
(Adnkronos) - Condizione capace di portare anche alla cecità giovani pazienti, è diventata sempre più controllabile, grazie ai progressi della medicina. Il cambio di prospettiva interessa la malattia di Behçet, patologia infiammatoria rara, cronica e recidivante, al centro della Giornata mondiale che si è appena celebrata. Negli ultimi 15 anni l’arrivo dei farmaci biologici ha cambiato radicalmente la prognosi della malattia. “La prognosi è radicalmente migliorata rispetto agli anni ’90”, spiega Fabrizio Conti, professore ordinario di Reumatologia, La Sapienza Università di Roma e tra i massimi esperti italiani della patologia. “Ricordo giovani pazienti che arrivavano nei nostri ambulatori già con gravi danni oculari e, in alcuni casi, ciechi - racconta - Oggi, grazie ai farmaci biologici, possiamo prevenire e controllare molte delle complicanze più gravi, in particolare quelle oculari, neurologiche e intestinali”.
La malattia di Behçet è una una condizione rara caratterizzata da un’infiammazione sistemica che può coinvolgere più organi e apparati - informa una nota Apmarr, Associazione italiana persone con malattie reumatologiche e rare - È più frequente nei Paesi del bacino del Mediterraneo e lungo la storica ‘Via della seta’, dal Medio Oriente fino all’Estremo Oriente. Colpisce soprattutto giovani uomini, spesso in età lavorativa. Tra i campanelli d’allarme più caratteristici ci sono ulcere orali ricorrenti associate a ulcere genitali, manifestazioni cutanee, problemi oculari come uveite posteriore e vasculite retinica, ma anche complicanze neurologiche e vascolari, tra cui trombosi e aneurismi.
“Le cosiddette ‘red flag’ sono importanti – sottolinea il reumatologo – La combinazione tra afte orali e genitali in un giovane paziente deve accendere un sospetto clinico, soprattutto se associata a manifestazioni oculari. La diagnosi non è sempre semplice, ma intercettare precocemente la malattia significa evitare danni irreversibili”. Secondo gli specialisti, il percorso del paziente deve essere affidato a centri esperti nelle malattie rare e a team multidisciplinari in cui il reumatologo coordina il lavoro di oculisti, neurologi e altri specialisti. “La gestione moderna della Behçet è necessariamente multidisciplinare – evidenzia Conti – Il reumatologo è il riferimento del paziente, ma il coinvolgimento di altri specialisti è fondamentale per scegliere le terapie migliori e monitorare le diverse manifestazioni della malattia”.
Negli ultimi anni, oltre alle terapie tradizionali basate su corticosteroidi e immunosoppressori, sono entrati nella pratica clinica farmaci biologici anti-Tnf e nuove molecole mirate, inizialmente sviluppate per altre malattie autoimmuni, che hanno dimostrato grande efficacia anche nella Behçet. “Queste terapie hanno ridotto non solo le complicanze, ma anche le riacutizzazioni della malattia – chiarisce Conti – Oggi disponiamo di un armamentario terapeutico molto più ampio rispetto al passato e questo ha cambiato profondamente la prospettiva dei pazienti”.
In occasione della Giornata mondiale, anche le associazioni dei pazienti chiedono maggiore attenzione sulla diagnosi precoce e sull’accesso uniforme alle cure specialistiche. “Per chi vive con la Sindrome di Behçet il tempo della diagnosi può essere lungo e difficile – afferma Antonella Celano, presidente di Amarr Aps Ets – È fondamentale aumentare la conoscenza della malattia tra cittadini e medici del territorio, perché riconoscere subito i sintomi significa evitare complicanze gravissime e migliorare concretamente la qualità di vita delle persone. Negli ultimi anni la ricerca ha dato speranze concrete ai pazienti, ma restano fondamentali - conclude - l’accesso ai centri specializzati, la presa in carico multidisciplinare e la disponibilità omogenea delle terapie innovative su tutto il territorio nazionale”.

(Adnkronos) - “Sono salita su questo palco ed ero molto agitata, però è stato bello perché finalmente ho detto le cose che tutti i ragazzi di Ostia, o la maggior parte, pensano”. Lo ha detto Olivia Monti, giovane di Ostia intervenuta per portare una testimonianza dal suo quartiere, all’apertura di Impossibile 2026, la biennale dedicata ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza promossa da Save the Children all’Acquario Romano di Roma sul tema 'Investire nelle periferie, investire nell’infanzia'.
“La mia presenza oggi è stata importante perché finalmente la mia voce e anche tutte le voci dei ragazzi che hanno partecipato a questo progetto sono state ascoltate”, ha aggiunto. Olivia Monti ha raccontato le difficoltà vissute nei quartieri periferici. “Le persone che vivono in periferia purtroppo stanno indietro, viviamo con un po’ di difficoltà per raggiungere le persone che stanno al centro”, ha spiegato. Secondo la giovane intervenuta all’evento, proprio queste condizioni contribuiscono però a rafforzare i ragazzi che crescono nelle periferie. “È questo che ci rende più forti, perché la periferia è dura ma ti insegna, ti insegna a cavartela”, ha affermato. Olivia ha infine definito “molto bella” l’esperienza vissuta nel percorso promosso da Save the Children e culminato con l’intervento sul palco della biennale dedicata ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

(Adnkronos) - “Nella ricerca ‘I luoghi che contano’ abbiamo voluto vedere la condizione dei bambini e delle bambine che crescono nelle grandi aree metropolitane del Paese e abbiamo visto l’esistenza di disuguaglianze territoriali all’interno di una stessa città che a volte sono ancora superiori rispetto a quelle che storicamente distinguono il Nord e il Sud del nostro Paese”. Lo ha detto Raffaela Milano, direttrice Ricerca di Save the Children Italia, intervenendo a Impossibile 2026, la biennale dedicata ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza promossa dall’organizzazione all’Acquario Romano di Roma sul tema 'Investire nelle periferie, investire nell’infanzia'.
Milano ha richiamato i dati della ricerca realizzata da Save the Children sui comuni capoluogo delle 14 città metropolitane italiane, che ha individuato 158 aree di disagio socioeconomico urbano. “Un bambino su 10 nelle grandi aree urbane vive in questi luoghi più fragili, dove si concentrano fattori di svantaggio economico, dove si concentra la dispersione scolastica e dove anche le possibilità e le aspirazioni per il futuro dei ragazzi rischiano di essere più complesse e più difficili”, ha spiegato. Secondo i dati illustrati durante l’evento, nelle aree più vulnerabili il tasso di abbandoni e bocciature raggiunge il 15,4%, circa il doppio rispetto alla media cittadina del 7,6%, mentre oltre un giovane tra i 15 e i 29 anni su tre non studia e non lavora.
La direttrice Ricerca di Save the Children ha sottolineato anche il ruolo delle scuole nei quartieri più fragili. “Abbiamo mappato la presenza di scuole e di risorse educative e abbiamo potuto vedere come a volte queste scuole abbiano una funzione educativa lasciata da sola rispetto alle risorse territoriali”, ha affermato, evidenziando “l’importanza di aprire i presidi educativi in tutte queste zone”. Milano ha infine richiamato il tema dello stigma sociale. “Quasi la metà dei ragazzi ha visto il proprio quartiere considerato male dai propri coetanei e un terzo dei ragazzi ha assistito a episodi di isolamento proprio per il quartiere nel quale cresce”, ha concluso.

(Adnkronos) - “Quello che noi pensiamo che non possa accadere è che il futuro di un ragazzo dipenda dal luogo in cui è nato, addirittura dal quartiere in cui è nato, in una lotteria geografica che è inaccettabile”. Lo ha detto Claudio Tesauro, presidente di Save the Children Italia, intervenendo a Impossibile 2026, la biennale dedicata ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza promossa dall’organizzazione all’Acquario Romano di Roma sul tema 'Investire nelle periferie, investire nell’infanzia'. “Le periferie sono purtroppo anche luoghi dove crescono le diseguaglianze - ha spiegato Tesauro, sottolineando che una ricerca realizzata da Save the Children nelle 14 grandi città italiane - ha evidenziato come i numeri della periferia indichino un forte disagio a danno dei ragazzi”. Tra gli elementi citati dal presidente dell’organizzazione, “un più alto tasso di dispersione scolastica e la difficoltà di accesso al mondo del lavoro”.
Tesauro ha quindi ricordato il percorso di ascolto svolto con i giovani coinvolti nell’iniziativa. “Abbiamo ascoltato i ragazzi e capito da loro di cosa hanno bisogno. Quello che emerge è che le periferie sono sì un luogo di disagio, ma anche un luogo di grandi potenzialità”, ha affermato. “I ragazzi ci chiedono spazi che affianchino quelli educativi e che consentano loro momenti di condivisione, di comunità, di fare sport insieme o di socializzare senza l’uso dello strumento digitale”, ha aggiunto, precisando che questi luoghi possono diventare spazi “dove la forza dei nostri ragazzi possa emergere in maniera chiara”. “Diamo un luogo al tempo dei nostri ragazzi, al tempo dell’infanzia e dell’adolescenza”, ha concluso Tesauro, spiegando che questa è la proposta di legge presentata oggi da Save the Children “chiedendo alla classe politica, a livello nazionale, regionale e locale, di fare attenzione agli spazi per i più piccoli”.

(Adnkronos) - Si è tenuta questa mattina, presso la Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, la conferenza stampa di presentazione ufficiale di Napoli Immersiva, il gemello digitale immersivo della città sviluppato nell'ambito di Immersive Italy (www.immersive-italy.it). L'iniziativa, si legge in una nota, gode del patrocinio del Comune di Napoli, che ha riconosciuto il valore strategico del progetto per la promozione del territorio e per lo sviluppo di un turismo più intelligente, accessibile e sostenibile. All'evento hanno partecipato giornalisti, operatori del settore, istituzioni e partner del progetto. Al centro della giornata la presentazione dell'architettura tecnologica di Napoli Immersiva, le demo live sulle piattaforme e un'area test con visori immersivi aperta ai presenti.
Napoli Immersiva nasce per valorizzare il patrimonio culturale e turistico della città attraverso un ecosistema digitale che accompagna, arricchisce e orienta il viaggio reale, senza sostituirlo. Il progetto punta a rafforzare la promozione internazionale di Napoli, rendendo la città esplorabile ovunque nel mondo e offrendo a turisti, operatori e comunità locali un nuovo linguaggio di scoperta, più emozionale, partecipativo e coinvolgente. Il gemello digitale può contribuire a una gestione più consapevole dei flussi turistici, aiutando a contrastare l'overtourism, a distribuire l'interesse verso luoghi e percorsi meno battuti e a sostenere una fruizione più equilibrata del territorio. C'è poi un valore culturale e sociale altrettanto rilevante: rendere Napoli accessibile anche a chi non può viverla fisicamente, superando barriere geografiche, linguistiche e materiali grazie a un ambiente immersivo, intuitivo e multilingua. In questa prospettiva, Napoli Immersiva si propone come un modello innovativo in cui cultura, turismo e tecnologia convergono per amplificare la conoscenza del territorio e generare nuove opportunità per la città e i suoi operatori.
La caratteristica distintiva di Napoli Immersiva non è la singola esperienza virtuale, ma la sua architettura multi-piattaforma: uno stesso gemello digitale immersivo della città, declinato su ambienti tecnologici diversi per raggiungere target generazionali e d'uso profondamente differenti. Non un'unica porta d'accesso a Napoli digitale, ma un ecosistema pensato per incontrare anche utenti dove già si trovano. Il cuore del progetto è la piattaforma applicativa proprietaria di Immersive Italy, scaricabile da PC tramite il sito ufficiale: https://www.immersive-italy.ia+’t/en/play . Al suo interno sono già completati i primi ambienti 3D ad alta fedeltà: Piazza del Plebiscito, Spaccanapoli, il Duomo di Napoli con la Cappella di San Gennaro (al cui interno scoprirete una rivisitazione del miracolo di San Gennaro) e il Teatro San Carlo con i suoi spazi esterni, realizzati con l’ausilio di fotogrammetria, modellazione tridimensionale manuale, texturing realistico e illuminazione dinamica. La piattaforma integra hotspot informativi, guide virtuali e in divenire funzionalità di travel planning, trasformando l'esplorazione digitale in un ponte verso la visita fisica della città. Target privilegiato: adulti, turisti internazionali, operatori del settore travel.
Una versione della mappa napoletana — con Piazza del Plebiscito come ambiente di riferimento — è in sviluppo per Fortnite, la piattaforma gaming con centinaia di milioni di utenti attivi nel mondo. La strategia prevede challenge competitive, trailer esperienziali e meccaniche di engagement che invitino i giocatori a trasformare l'esplorazione virtuale in curiosità reale verso la destinazione. È la declinazione "gaming" del progetto: Napoli come scenario competitivo e culturale allo stesso tempo, per raggiungere Gen Z e Gen Alpha attraverso piattaforme che già abitano quotidianamente. Spatial ha ospitato le dimostrazioni live con visori VR durante la conferenza. Accessibile anche da browser senza installazione, offre una qualità visiva e un grado di immersione significativamente superiori per chi utilizza headset XR. È la versione pensata per il pubblico più tech, per eventi, fiere e dimostrazioni istituzionali, un'esperienza che restituisce pienamente la bellezza degli ambienti napoletani in 3D. In fase di sviluppo è anche la presenza su Roblox, la piattaforma con oltre 70 milioni di utenti attivi mensili, in larga parte appartenenti alla Gen Alpha. L'obiettivo non è replicare l'esperienza delle altre piattaforme, ma inserire infopoint culturali e turistici all'interno di un ambiente che quella generazione già frequenta. Un modo per portare Napoli, la sua storia e la sua cultura, là dove i più giovani trascorrono ore della propria giornata digitale.
Il progetto Napoli Immersiva non si limita alla riproduzione fedele della città: adotta la gamification come principio di design per generare motivazione, ritorno e coinvolgimento attivo. Secondo dati citati da recenti ricerche di settore l'88% dei Millennial e il 72% della Gen X sono gamer attivi, e Millennial e Gen X insieme rappresentano il 56% del mercato VR attuale. Il turismo immersivo gamificato non è una scommessa sul futuro, è una risposta a un mercato che esiste oggi. Secondo questa visione, Napoli non si visita passivamente, si vive attivamente in una dimensione phygital che integra fisico e digitale, riducendo la pressione dell'overtourism sui siti più affollati e generando al contempo opportunità economiche concrete per gli operatori locali.
Valerio Di Pietro, Assessore alla Transizione Digitale e Smart City del Comune di Napoli, dichiara che “Napoli Immersiva è un esempio concreto di come la transizione digitale possa tradursi in valore reale per la città e per i suoi cittadini. Abbracciare tecnologie come i gemelli digitali, la realtà virtuale e il gaming non significa inseguire una moda, significa dotare Napoli degli strumenti per competere nella promozione territoriale del futuro, raggiungere pubblici globali e costruire una città sempre più smart, connessa e accessibile. Il patrocinio del Comune è un segnale preciso, l'innovazione tecnologica è una priorità dell'agenda urbana di Napoli”.
Carlo Puca, Assessore alla Partecipazione Attiva e all'Immagine della città del Comune di Napoli, dichiara che “Napoli ha un'identità culturale potente, riconosciuta in tutto il mondo. Napoli Immersiva ci offre uno strumento straordinario per raccontarla in modo nuovo: non solo ai turisti internazionali, ma anche alle generazioni più giovani, che abitano piattaforme digitali e hanno bisogno di trovare lì la propria città. Proteggere e promuovere l'immagine di Napoli oggi significa anche presidiare questi spazi, con contenuti autentici e di qualità. Questo progetto va esattamente in quella direzione.”
Teresa Armato, Assessore al Turismo e alle Attività Produttive del Comune di Napoli: "Con Napoli Immersiva facciamo un passo avanti nella direzione di un turismo che mette al centro la qualità dell’esperienza, la sostenibilità e il coinvolgimento autentico dei visitatori e anche dei napoletani. È una visione che portiamo avanti da tempo con le nostre rassegne, e che oggi trova una nuova e potente espressione. Questo progetto ci permette di ampliare l’esperienza del visitatore prima, durante e dopo il viaggio, offrendo strumenti che orientano, emozionano e invitano a scoprire non solo i luoghi iconici, ma anche quei percorsi meno battuti che meritano attenzione e cura. Come Assessorato al Turismo crediamo fortemente in questa visione, e siamo orgogliosi di sostenere un progetto che mette al centro la qualità dell’esperienza, l’accessibilità, la sostenibilità e la bellezza del nostro territorio. Napoli è la città che meglio destagionalizza i flussi da gennaio a dicembre. Solo nel week-end dall'8 al 10 maggio abbiamo avuto 362mila presenze mentre dal 15 al 17 maggio abbiamo avuto 461 mila presenze".
Patrizia Allara, Ceo di Virtuarium e ideatrice del progetto Immersive Italy, dichiara che: “Ci sono progetti che nascono come idee e che poi, pian piano, diventano visione concreta per un territorio. Napoli Immersiva non vuole sostituire il viaggio reale: vuole emozionare, coinvolgere e valorizzare il territorio attraverso nuove modalità di fruizione digitale. Per me questo è un momento importante, perché rappresenta mesi di lavoro, ricerca, investimenti e persone che hanno creduto in questa idea fin dall'inizio. Un ringraziamento speciale al Comune di Napoli per il patrocinio e a tutti i partner che stanno contribuendo alla crescita del progetto”. Il progetto è sviluppato da Virtuarium (www.virtuarium.it) con il supporto di un team multidisciplinare di esperti in XR, sviluppo 3D, design e comunicazione. Immersive Italy nasce dalla visione di creare gemelli digitali realistici e interattivi delle destinazioni italiane, con l'obiettivo di valorizzare territori, imprese e patrimoni culturali in chiave sostenibile, accessibile e globalmente competitiva. Il progetto Immersive Italy è cofinanziato dall'Unione Europea, dallo Stato Italiano e dalla Regione Campania, nell'ambito del POR Campania FESR 2014-2020.

(Adnkronos) - “La personalizzazione del trattamento e la presa in carico in centri specializzati sono elementi chiave per ottimizzare le strategie terapeutiche del linfoma cutaneo a cellule T (Ctcl, Cutaneous T-Cell Lymphoma)”. Lo riferiscono gli autori di un articolo pubblicato sul ‘British Journal of Haematology’, (How I manage mycosis fungoides and Sézary syndrome: current controversies and unmet needs) e che torna di particolare attualità in occasione della XXI Giornata nazionale del malato oncologico promossa da Favo (Federazione delle associazioni di volontariato in oncologia). Non esiste il paziente oncologico medio, come ricorda il tema ‘United by Unique’ scelto dalla comunità oncologica internazionale per il triennio 2025-2027, che pone al centro l'unicità di ogni storia di malattia. E lo dimostra in modo emblematico - informa una nota - la Ctcl, una rara forma di linfoma non-Hodgkin che colpisce la pelle, la cui rarità rende più complessa anche la disponibilità di stime epidemiologiche nazionali consolidate, e ancora oggi, nelle sue manifestazioni iniziali, può richiedere fino a 3 anni prima di essere correttamente riconosciuto, a causa della somiglianza con patologie dermatologiche più comuni. La gestione ottimale del Ctcl è stata al centro del Ctcl Forum, l'evento organizzato Kyowa Kirin International, che si è svolto recentemente a Barcellona. A confrontarsi c’erano esperti di più specialità: dermatologia, ematologia, anatomia patologica, radioterapia, psico-oncologia.
Il Ctcl, che comprende sottotipi come la Micosi Fungoide (Mf) e la Sindrome di Sézary (Ss) - si legge nella nota - “è un caso emblematico per ribadire un principio che vale per l'intera oncologia, ma che nelle malattie rare si fa più stringente: diagnosi tempestive, terapie personalizzate e una presa in carico realmente centrata sulla persona non sono concetti astratti, ma le condizioni concrete che separano un percorso di cura efficace da anni di incertezza”. Sul fronte terapeutico, le linee guida internazionali dell'Eortc (European Organisation for Research and Treatment of Cancer) e della Nccn (National Comprehensive Cancer Network) propongono una gestione basata sullo stadio, sulla presentazione clinica e sull'inclusione di nuove opzioni. Le terapie skin-directed restano un pilastro delle fasi iniziali, mentre nelle forme avanzate si stanno aprendo nuove possibilità, anche grazie a strumenti di stratificazione prognostica sempre più raffinati.
Accanto alla dimensione clinica, c'è una dimensione che la Giornata nazionale del malato oncologico mette ogni anno al centro del dibattito pubblico: l'impatto della malattia sulla vita quotidiana. Chi convive con il Ctcl - patologia cronica, visibile sulla pelle, spesso accompagnata da sintomi invalidanti - fa i conti con effetti che vanno ben oltre i parametri clinici: immagine corporea, relazioni sociali, vita lavorativa, benessere psicologico. Per questo l'ascolto dell'esperienza diretta dei pazienti, oggi sempre più valorizzato anche nelle linee guida internazionali, rappresenta un elemento essenziale per orientare scelte cliniche davvero efficaci. Su questo - conclude la nota - le associazioni di pazienti svolgono un ruolo fondamentale nel ridurre l'isolamento e nel promuovere una maggiore equità nell'accesso alle cure.

(Adnkronos) - I fatti di Modena e la storia di Salim El Koudri - 'sfuggito' alla rete dei servizi assistenziali dopo aver intrapreso un percorso terapeutico per una diagnosi di disturbo schizoide della personalità, e scomparso dai radar del sistema fino a quando sabato 16 maggio si è lanciato con l'auto sulla folla di una via nel cuore della città emiliana - ha riacceso i riflettori sul disagio mentale in crescita e sul fenomeno dei pazienti che abbandonano le cure, che si perdono finché non arrivano a riempire una pagina di cronaca nera. "Un problema di cui i servizi di salute mentale sono molto consapevoli" e in generale "attrezzati ad affrontare", spiega all'Adnkronos Salute Antonio Vita, co-presidente della Società italiana di psichiatria (Sip), a margine di 'Parola alla medicina', format audiovisivo della Fism (Federazione società medico-scientifiche italiane), di cui Adnkronos è media partner. Il caso Modena "ovviamente colpisce" e "giustamente deve anche accendere l'attenzione sulla 'salute' dei servizi di salute mentale". Un network che in Italia è "capillare", che ha un valore riconosciuto "nel Paese a anche all'estero", ma che "va potenziato", sottolinea lo specialista, direttore del Dipartimento di Salute mentale e Dipendenze dell'Asst Spedali Civili di Brescia e ordinario di Psichiatria all'università cittadina.
Senza entrare nel merito della storia clinica del 31enne bergamasco, italiano di seconda generazione, del quale "non conosciamo direttamente gli antecedenti né gli eventuali eventi di vita che possono aver inciso sui suoi comportamenti", Vita è convinto che "l'attenzione alla salute mentale deve esserci, deve essere grande, e non solo in questi momenti: dovrebbe esserci sempre - precisa - perché la salute mentale è un bene comune e quindi poter potenziare le attività dei servizi di salute mentale è un interesse realmente comune". Strutture che "nel nostro Paese hanno una buona diffusione, devo dire abbastanza capillare", costrette però a fare i conti con "bisogni di salute mentale ancora maggiori rispetto alle risposte che possono essere date. E questo è un gap che noi siamo tenuti e siamo impegnati a colmare", assicura l'esperto.
Ci sono vuoti da riempire? "Ci sono le carenze di tutti i servizi che affrontano anche delle situazioni emergenziali - risponde il co-presidente Sip - Sappiamo quanto i disturbi mentali, non solo le forme più gravi ma anche quelli comuni come ansia e depressione, hanno aumentato la loro incidenza in quest'ultimo periodo per molteplici ragioni, e quindi il sistema di risposta deve essere altrettanto capace e va potenziato. Abbiamo diversi percorsi di cura, da quelli più semplici di consulenza alla medicina generale a quelli di gestione del singolo episodio, per esempio di ansia o depressione. Ma abbiamo anche dei percorsi di presa in carico sulle patologie più complesse e più gravi, che necessitano di una continuità di cura".
C'è un numero, o una stima, su quanti sono i pazienti che iniziano un cammino terapeutico e non lo concludono? "E' un dato non facile da dedurre - evidenzia Vita - I numeri ci sono e arrivano anche dal report più recente (riferito al 2024) sul sistema salute mentale, che ci dice che c'è una notevole differenza tra i pazienti in carico e quelli che annualmente prendono contatto con i servizi. Questo ci fa pensare a un dato abbastanza alto di pazienti che poi non continuano il percorso di assistenza, però in questo numero c'è la gran parte delle cosiddette dimissioni condivise, per episodi che si sono chiusi", puntualizza lo psichiatra. "Una parte minoritaria sono invece situazioni relative in qualche modo alle dimissioni non concordate e che poi non portano, come dovrebbe essere, a una rapida ripresa della continuità di cura". Il messaggio è che il 'sistema sentinella' esiste ed è diffuso, ma va rafforzato anche per intercettare e riavvicinare chi a volte si allontana.

(Adnkronos) - Dal 20 al 22 maggio 2026 il museo Ferruccio Lamborghini ospita l’edizione 2026 di Venditore Vincente, il programma di formazione commerciale di Frank Merenda. Per la prima volta un metodo italiano fa dell’AI uno strumento strutturale della vendita, non un accessorio. Il sistema è costruito su sette meccanismi psicologici documentati dalla letteratura scientifica internazionale che spiegano il comportamento del cliente italiano. Le piccole e medie imprese italiane sanno costruire prodotti straordinari, ma non sanno venderli. È il paradosso che da decenni accompagna la manifattura del Paese e che Venditore Vincente, il principale programma italiano di formazione commerciale per imprenditori, manager e venditori di PMI ideato da Frank Merenda, affronta nell’edizione 2026 ospitata dal 20 al 22 maggio dal Museo Ferruccio Lamborghini di Casette di Funo, in provincia di Bologna. La scelta della cornice è programmatica.
“L’Italia ha la cultura del prodotto, non quella della vendita”, spiega Frank Merenda. “Sappiamo costruire cose straordinarie e non sappiamo posizionarle, raccontarle, venderle al prezzo che meritano. Ferruccio Lamborghini è il simbolo opposto: un artigiano che ha trasformato un’idea differenziante in un brand globale. È esattamente il salto che alle nostre PMI manca”.
L’edizione 2026 introduce un cambio strutturale rispetto a qualsiasi corso di vendita italiano fino a oggi. L’intelligenza artificiale non è una sezione accessoria del programma, ma un asse portante del metodo proprietario di Merenda: uno strumento di lavoro quotidiano che il venditore impara a usare per profilare il cliente prima della trattativa, analizzare in modo sistematico le sette fonti pubbliche disponibili online, anticipare le obiezioni e arrivare all’incontro con un vantaggio informativo che la concorrenza non ha. Il messaggio del corso è esplicito: nel 2026 il vantaggio competitivo nella vendita non è più solo nel talento del venditore, è nella qualità della preparazione. E la preparazione, oggi, si fa con l’AI o non si fa. Venditore Vincente è il primo programma italiano di vendita che fa di questo principio la propria architettura.
Il secondo elemento di originalità è la base scientifica. Il punto di partenza del metodo non è la tecnica, ma una diagnosi clinica del comportamento del cliente italiano: sette meccanismi psicologici documentati dalla letteratura scientifica internazionale che spiegano perché vendere in Italia è un mestiere diverso da vendere altrove. Tra i principali: il locus of control esterno teorizzato da Julian Rotter nel 1966, il cliente che aspetta un momento giusto che non arriva mai. La dissonanza cognitiva di Leon Festinger del 1957, il cliente che difende il fornitore storico per non ammettere trent’anni di scelte sbagliate. La minaccia identitaria teorizzata da Claude Steele nel 2002, il cliente che fa l’esperto di tutto e non può ammettere di non sapere. Il conformismo al gruppo di Solomon Asch del 1951, il cliente che delega la decisione al cugino.
Su questa diagnosi Merenda ha costruito un sistema operativo di sette fasi della trattativa, ognuna pensata come contromisura specifica a uno o più di questi meccanismi. Il programma si sviluppa in tre giornate e attende 350 partecipanti provenienti da tutta Italia. Negli anni Venditore Vincente ha formato oltre 10.000 tra imprenditori, dirigenti commerciali e venditori delle PMI italiane.

(Adnkronos) - Un uomo di trentuno anni è stato condannato dal Tribunale di Roma a 3 mesi per le minacce via social rivolte nel 2020 a Giorgia Meloni, all’epoca parlamentare di Fratelli d’Italia.
L’accusa di minacce aggravate contestate dalla procura di Roma fa riferimento a due post pubblicati dell’imputato, difeso dall’avvocato Marco Martorana, nel marzo 2020. "Sapete cosa velocizzerebbe questo tempo di quarantena? Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Viktor Orban tutt'e tre sullo stesso patibolo" si leggeva in un post. E ancora "Giorgia ti voglio 4ppes4 a testa in giù a sgocciolare per bene insieme all'amico tuo".
L’attuale premier si è costituita parte civile nel procedimento, rappresentata dall’avvocato Urbano del Balzo.
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