
(Adnkronos) - Quinta giornata di gare agli Europei di Parigi, con tanti azzurri in vasca alla caccia di una medaglia o della qualificazione per la finale. Torna in vasca la donna copertina della rassegna continentale Sara Curtis che dopo l'oro con record del mondo nei 50 dorso vuole raggiungere la finale dei 50 stile libero. Simone Cerasuolo e Nicolò Martinenghi puntano anche loro a raggiungere l'atto finale nei 50 rana. In chiusura di programma grande attesa per Simona Quadarella che parte come grande favorita nella finale dei 1500 metri stile libero.
Finora l'Italia ha conquistato 10 ori, 9 argenti e 13 bronzi in tutti gli sport acquatici a questi Europei parigini ed è seconda nella classifica per Nazioni alle spalle della Gran Bretagna

(Adnkronos) - Quinta giornata di gare agli Europei di Parigi, con tanti azzurri in vasca alla caccia di una medaglia o della qualificazione per la finale. Simone Cerasuolo e Nicolò Martinenghi centrano la finale europea dei 50 rana con i due migliori tempi. Il romagnolo ferma i cronometri sul tempo di 26"23, il lombardo è alla sue spalle con 26"62.
Bene anche la donna copertina della rassegna continentale Sara Curtis che dopo l'oro con record del mondo nei 50 dorso, raggiunge la finale dei 50 stile libero con il 4° tempo in 24"13, tre decimi più lenta della svedese Sarah Sjostroem che firma il miglior crono. Domani a giocarsi una medaglia ci sarà anche Alberto Razzetti nei 200 farfalla. Il ligure centra il terzo tempo assoluto in 1'54"67, a poco più di sette decimi dall'idolo di casa il francese Leon Marchand (1'53"95).
In chiusura di programma grande attesa per Simona Quadarella che parte come grande favorita nella finale dei 1500 metri stile libero.
Finora l'Italia ha conquistato 10 ori, 9 argenti e 13 bronzi in tutti gli sport acquatici a questi Europei parigini ed è seconda nella classifica per Nazioni alle spalle della Gran Bretagna

(Adnkronos) - Cinque anni fa i Talebani tornavano al potere in un Afghanistan martoriato da decenni di guerre. Cinque anni dopo sono alla ricerca di riconoscimento internazionale, mentre esercitano un controllo crescente sulla popolazione e restringono diritti e libertà, soffocando l'informazione in un Paese considerato 'più stabile' in cui però quasi la metà della popolazione dipende dagli aiuti. Va avanti quella che appare sempre più una crisi dimenticata. Qualcuno vede uno 'status quo'. Il governo talebano non è riconosciuto dalla comunità internazionale, anche se delegazioni del movimento che fu del mullah Omar hanno partecipato a colloqui all'estero. Lo scorso anno la Russia è diventato il primo Paese - e resta l'unico - a riconoscere formalmente il regime talebano come governo legittimo dell'Afghanistan. A giugno il Belgio ha reso noto di aver concesso i visti a cinque inviati del governo talebano per consentire un incontro con la Commissione Europea per parlare di rimpatri di cittadini afghani senza diritto a restare nell'Ue.
Sono passati cinque anni da quel 15 agosto 2021 in cui i Talebani tornavano a Kabul, mentre fuggiva l'allora presidente Ashraf Ghani. Arrivavano immagini di disperazione e di fughe strazianti. Oggi i Talebani cercano di 'parlare' con diversi Paesi. E parlano con la Cina (lo scorso agosto era a Kabul il capo della diplomazia di Pechino). In qualche modo anche con il vicino Pakistan, tra scambi di accuse e guerra sottosoglia. Cina, Emirati arabi uniti, India e Turchia, sottolinea l'Economist, lavorano con loro su questioni che vanno dal commercio all'attività estrattiva. E ci sono gli Stati Uniti. Nel febbraio del 2020, al primo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca, arrivava l'accordo di Doha per il ritiro dall'Afghanistan. A fine agosto 2021 si concludeva, con Joe Biden alla Casa Bianca, il ritiro delle forze internazionali dal Paese. L'anno scorso Donald Trump tornava a parlare della base aerea di Bagram.
Perché in Afghanistan resta la questione della sicurezza. "I Talebani hanno bisogno di uscire da una situazione critica e sul tavolo hanno messo una carta importante, che interessa sia alla Russia, sia alla Cina che agli Stati Uniti, ovvero il contrasto allo Stato islamico", Is-K, lo Stato islamico nella provincia del Khorasan, ragiona con l'Adnkronos un ex capo della sezione contro-intelligence e sicurezza della Nato in Afghanistan.
Lo Stato islamico, osserva, "è ancora molto forte, ha un controllo territoriale esteso e consolidato nella provincia di Nangarhar (nell'est, al confine con il Pakistan) dove gestisce un'economia parallela basata su traffici illeciti ed estrazione illecita di minerali, che poi esporta illegalmente verso il Pakistan". I Talebani parlano diversamente. "L'Is è stato completamente eliminato in Afghanistan", ha sostenuto a maggio il portavoce Zabihullah Mujahid.
C'è poi l'economia della droga. Il bando sull'oppio - imposto nell'aprile del 2022 - resta un test cruciale per il governo talebano. Scompaiono i campi di papavero da oppio, perché "l'Afghanistan ha in effetti ridotto la produzione di oppio grezzo", ma nel frattempo - osserva la fonte con l'Adnkronos - ha "aumentato produzione ed esportazione di prodotto raffinato, quindi l'eroina, e sta investendo sempre di più in metanfetamina". Secondo dati Unodc (Un Office on Drugs and Crime), nel 2025 c'erano 10.200 ettari di terreno coltivato a oppio, rispetto ai 232.000 ettari stimati prima del bando. Di conseguenza è diminuita la produzione. Ma, hanno avvertito, produzione e traffico di droghe sintetiche, in particolare metanfetamine, continua ad aumentare.
Fa parte anche questo del quadro della situazione relativamente stabile portata dai Talebani, che però non riescono ad attrarre investimenti mentre molti afghani vedono le proprie condizioni di vita peggiorare in un Paese in cui tra metà settembre 2023 e fine maggio 2026 sono tornate in patria circa sei milioni di persone dal Pakistan e dall'Iran (dati Oim). Tuttavia, evidenzia ancora l'Economist, Kabul non è senza 'risorse' e fra queste - secondo fonti interne e non al governo talebano - c'è il fatto che sono rimasti in patria più della metà degli impiegati (nonostante la grande fuga del 2021) e, stando alla Banca Mondiale, il governo incassa ora circa quattro miliardi di dollari ogni anno tra imposte e altre entrate, quasi il 60% in più rispetto al 2020. La 'ricetta talebana' è fatta di imposte più alte e lotta alla corruzione.
Ridotti finanziamenti e aiuti internazionali, quella in Afghanistan resta una delle più grandi crisi umanitarie al mondo. Circa 21,9 milioni di persone (10,7 milioni di donne e ragazze) hanno bisogno di assistenza umanitaria, circa il 45% della popolazione. Quasi un bambino su dieci sotto i cinque anni soffre di deperimento (wasting), una forma grave di malnutrizione acuta, ha lanciato l'allarme Save the Children, sottolineando come nel secondo trimestre del 2026 la malnutrizione acuta infantile sia peggiorata in circa due terzi delle province afghane rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Emergency ha reso noto che nei primi sei mesi dell'anno il 70% dei pazienti ricoverati per trauma nell'ospedale di Kabul è ancora costituito da feriti a causa di violenza e conflitti (ferite da arma da fuoco, taglio, schegge di esplosioni, mine). E ha sottolineato come sia a Kabul che a Lashkar-gah sia evidente un aumento dei casi gravi e dei morti all'arrivo dovuto anche al ritardo nel raggiungere le strutture.
E l'Afghanistan è il Paese della grave crisi dei diritti delle donne e delle ragazze, quelli che cinque anni fa i Talebani avevano promesso avrebbero protetto. Da allora, hanno denunciato le Nazioni Unite, sono stati emanati più di cento decreti che vedono donne e ragazze 'nel mirino', istituzionalizzando la discriminazione e privandole dei loro diritti fondamentali e nell'ultimo anno si è ulteriormente intensificata l'esclusione di donne e ragazze dall'istruzione, dal lavoro, dalla vita pubblica, dai sistemi giudiziari e dall'assistenza sanitaria. "Le autorità di fatto devono rimuovere le restrizioni imposte a donne e ragazze, consentendo loro piena partecipazione all'istruzione, al lavoro e alla vita pubblica, proteggere diritti e libertà fondamentali e affrontare le preoccupazioni a livello internazionale relative a sicurezza e terrorismo", ha detto Georgette Gagnon, vice rappresentate speciale del segretario generale dell'Onu e responsabile della Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama).
E ancora, denuncia Reporters Sans Frontières, dal ritorno al potere i Talebani hanno emanato più di venti direttive a livello nazionale e una lunga lista di decreti a livello provinciale "volti a smantellare la libertà di stampa". Ed è vietato criticare il regime, il dibattito politico è stato messo a tacere e la trasmissione di immagini di esseri viventi è proibita. Giornalisti, attivisti, persone le cui voci sono considerate critiche nei confronti dei Talebani hanno dovuto fare i conti con intimidazioni, arresti arbitrari e torture - denuncia Human Rights Watch - e centinaia di componenti delle forze di sicurezza dell'era Ashraf Ghani sono stati vittima di sparizioni forzate ed esecuzioni extragiudiziali.
A fare un quadro della situazione è il generale il generale Giorgio Battisti, primo comandante del contingente italiano della missione Isaf in Afghanistan e membro del Comitato Atlantico. "Cinque anni fa aveva luogo la caotica e poco dignitosa evacuazione dall’Afghanistan della comunità internazionale, abbandonando la popolazione locale, dopo averla illusa per circa 20 anni, al ritorno dei talebani, che il 15 agosto 2021 entravano senza sparare un colpo nella capitale Kabul" dice all'Adnkronos. "Un disordinato ritiro avviato dagli Stati Uniti, paragonabile alla fuga da Saigon nell’aprile 1975, con un consistente 'ponte aereo', al quale si sono adeguati gli altri Paesi occidentali ancora presenti con proprio personale diplomatico, militare e civile nell’area della capitale afghana". L’Italia, a sua volta, con l’Operazione interforze 'Aquila Omnia', spiega il generale, "ha provveduto a evacuare via aerea oltre 5.000 persone, di cui 4.890 afghani, per lo più collaboratori del nostro contingente con relative famiglie. L’operazione valutata ad 'alto rischio', per la possibilità di attentati (come avvenuto) e scontri a fuoco con i talebani, e sebbene sia stata avviata in tempi ristretti per il breve preavviso ricevuto, è stata condotta con grande professionalità dai comandi in patria e dai militari dell’Esercito, dei Carabinieri e dell’Aeronautica schierati sull’aeroporto di Kabul".
"Un ritiro previsto dal presidente Trump a seguito degli accordi di pace di Doha del 29 febbraio 2020 e disposto dal presidente Biden nel pieno della cosiddetta 'stagione dei combattimenti', malgrado il parere contrario dei militari e dell’intelligence statunitensi, che ha contribuito a generare un forte senso di demoralizzazione nelle forze di sicurezza afghane che si sono sentite tradite ed abbandonate al loro destino. Qualora il ritiro fosse avvenuto in autunno o in inverno, quando i movimenti sarebbero stati fortemente limitati (anche per i talebani) per le intense nevicate, forse ora parleremmo di un altro scenario. In presenza inoltre di un maggiore preavviso da parte Usa della data di avvio del ritiro, l’evacuazione dei nostri collaboratori locali - continua - poteva essere anticipata di qualche settimana, operando il ponte aereo con minori rischi dall’aeroporto di Herat, che era sotto il controllo del contingente italiano sino ai primi di giugno, e senza costringerli a dover raggiungere Kabul in una situazione di insicurezza generale del Paese per la presenza dei talebani sulle principali vie di comunicazione. I francesi hanno recuperato, ad esempio, i loro collaboratori già a maggio 2021, quando ormai era prevedibile il collasso delle forze afghane".

(Adnkronos) - Quinto colpo di mercato in entrata per la Juventus, dopo Jeff Ekhator, Zeki Celik, Kolo Muano e Kerim Alajbegovic, i bianconeri sono ad un passo dal prendere dal Bologna il difensore centrale Jhon Lucumí. Tra due giorni il 28enne colombiano, secondo quanto riporta Sky Sport, sosterrà le visite mediche a Torino. Nelle casse del club felsineo finiranno 20 milioni di euro più bonus. Lucumí saluterà quindi il Bologna dopo tre stagioni e mezzo e 152 presenze, impreziosite dalla vittoria della Coppa Italia.

(Adnkronos) - "Mi hanno segnalato che sta girando un video fake in cui mi intrattengo divertita con Roberto Vannacci a una cena. Non è mai accaduto. Non ci siamo nemmeno mai incontrati. E quella cena non è mai esistita". Lo scrive sui social la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, pubblicando il video fake in questione.
"Ora - inizia a spiegare la leader dem - non mi interessa tanto la smentita in sé di un fatto poco credibile già di suo: mi interessa riflettere insieme su dove sta portando le democrazie questo tipo di abuso dell’intelligenza artificiale. Su cosa può fare ai diritti di tutte e tutti i cittadini. E voglio rilanciare l’appello che ho rivolto a tutte le forze politiche, già raccolto dalla presidente Meloni, a un uso responsabile ed etico dell’intelligenza artificiale. Perché questa piccola vicenda dà l’idea degli enormi rischi di inquinamento della campagna elettorale attraverso deepfake sempre più raffinati. Tutte le forze politiche dovrebbero impegnarsi a non usare l’AI per attribuire agli avversari politici fatti o parole che non sono reali. Non risolverà il problema di tutto quello che gira in rete e che può colpire chiunque, ma intanto facciamo la nostra parte e diamo un segnale".
"Inoltre - aggiunge ancora Schlein - le piattaforme social devono assumersi le proprie responsabilità e rimuovere tempestivamente i deepfake come quello che si inventa la conversazione falsa tra me e Vannacci. Queste nuove tecnologie sono talmente potenti che possono far vedere un avversario politico che pronuncia una frase che non ha mai detto, o che commette un reato mai commesso, o che abbraccia un dittatore mai conosciuto. Se non interveniamo assumendoci le nostre responsabilità in modo trasversale questa tecnologia può deformare campagne elettorali, condizionare l’opinione pubblica e consentire interferenze esterne, portando la disinformazione a una scala che non ha precedenti". "Stiamo lavorando a un testo per offrirlo alla discussione con le altre forze politiche sperando di poter firmare tutti un impegno chiaro a tutela della democrazia", conclude la segretaria del Pd.

(Adnkronos) - Una bambina di appena un anno è stata ricoverata all’ospedale Misericordia di Grosseto dopo essere rimasta in stato soporoso a causa, secondo gli accertamenti, di un’intossicazione da cannabinoidi. La piccola, accompagnata dai genitori al pronto soccorso, non rispondeva normalmente agli stimoli e da alcune ore appariva molto sonnolenta. I primi esami, comprese le analisi del sangue, non avrebbero evidenziato anomalie tali da spiegare le sue condizioni. La causa del malessere, spiega un articolo della 'Nazione', è stata individuata attraverso l’esame delle urine, risultato positivo a una significativa concentrazione di cannabinoidi. L’ipotesi è che la bambina possa avere ingerito accidentalmente cannabis o un suo derivato.
Dopo le cure e il monitoraggio dei sanitari, le condizioni della piccola sono progressivamente migliorate e la bimba sarebbe ora fuori pericolo. Resta da chiarire come la sostanza sia entrata in contatto con la bambina. Sul caso sono stati informati i carabinieri e i servizi sociali del Comune, chiamati a ricostruire la dinamica dell’accaduto e ad acquisire le spiegazioni dei genitori.
L'episodio riporta alla memoria altri casi di intossicazione da sostanze stupefacenti che hanno coinvolto minori in Toscana, tra cui quelli, ben più gravi, avvenuti a Manciano nel 2020 e ad Arezzo nel 2011, entrambi legati all'ingestione di metadone.
Sono complessivamente 140, tra arrivi e partenze, i movimenti
traghetti previsti nei principali scali passeggeri (Cagliari,
Olbia, Porto Torres, Golfo Aranci, Santa Teresa Gallura, Arbatax e
Portovesme). A questi si aggiungono due approdi crocieristici
schedulati oggi e domani all'Isola Bianca. Circa 100 mila i
passeggeri.
(Adnkronos) - Fabrizio Antonelli tecnico del nuoto di fondo italiano e di Gregorio Paltrnieri lascia il suo incarico per andare ad allenare in Cina. Lo annuncia la Fin con una nota sul proprio sito ufficiale a pochi giorni dalla conclusione degli Europei in acque libere. "Un nuovo e prestigioso riconoscimento ribadisce l'autorevolezza internazionale della scuola tecnico-didattica della Federazione Italiana Nuoto. Fabrizio Antonelli intraprenderà una nuova avventura professionale in Cina, dove ricoprirà un ruolo apicale nell'ambito di un programma di sviluppo dell'alto livello per l'open water. Si tratta di un passaggio che proietta l'eccellenza metodologica azzurra su scala globale, coronando indirettamente un decennio di affermazione progressiva, scandito da un palmarès impressionante di medaglie olimpiche, mondiali ed europee che hanno scritto pagine storiche del fondo italiano".
Gregorio Paltrinieri resta così senza l'allenatore che lo ha guidato dal 2019 quando terminò la collaborazione con Stefano Morini. Il 32enne carpigiano ha ringraziato al suo ex allenatore sui social. "Quando abbiamo iniziato a nuotare insieme venivo da grandi stagioni piene di successi, ma iniziavo a pensare che i giorni migliori fossero passati. Da lì: 4 medaglie olimpiche, 13 mondiali, 16 europee, una coppa del mondo di fondo e 3 record europei in vasca. Mi sono ricreduto. Grazie Fabrizio Antonelli".

(Adnkronos) - Un anno dopo il vertice di Anchorage, in Alaska, ad 15 agosto 2025 tra il presidente americano Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin, la breve apertura diplomatica, nota come "spirito di Anchorage", è completamente crollata. Il panorama geopolitico tra Stati Uniti e Russia si è deteriorato in modo significativo, tanto che gli accordi segreti non rispettati e i negoziati informali del summit hanno ora innescato un profondo congelamento diplomatico. Lo assicura all'Adnkronos John Sullivan, ex ambasciatore statunitense in Russia dal 2019 al 2022 e vicesegretario di Stato dal 2017 al 2019. "La mediazione tra Stati Uniti e Russia è in uno stallo; l'ultimo importante accordo sul controllo degli armamenti nucleari (New Start) è scaduto ed entrambe le nazioni assistono a una brutale escalation del conflitto in Ucraina".
Secondo Sullivan, il quadro iniziale e le grandi speranze di una soluzione negoziata, promossa in Alaska, non si sono tradotti in un trattato formale. I funzionari russi inizialmente avevano pubblicizzato un clima di distensione, ma a metà del 2026 la stessa Mosca ha riconosciuto che lo "spirito di Anchorage" era evaporato. "L'attenzione diplomatica di Washington si è spostata drasticamente a seguito di nuovi conflitti geopolitici, come la guerra con l'Iran. Il Senato degli Stati Uniti ha appoggiato nuove misure sanzionatorie aggressive contro Mosca, mentre le restanti strutture bilaterali di controllo degli armamenti sono ufficialmente scadute. È chiaro che la priorità di Donald Trump ora è il Medio Oriente, non la Russia e l’Ucraina", afferma Sullivan.
L’ex ambasciatore precisa che invece di vedere l'allentamento delle sanzioni discusso ad Anchorage, la Russia si è trovata ad affrontare nuove e aggressive pressioni economiche. Il Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act, approvato all'inizio di agosto, prende di mira l'economia di guerra russa, le entrate energetiche e i paesi terzi che acquistano carburante russo. Inoltre, il trattato New Start, l'ultimo importante accordo sul controllo degli armamenti nucleari rimasto tra Stati Uniti e Russia, è stato ufficialmente lasciato scadere. Ciò lascia le due maggiori potenze nucleari del mondo senza garanzie istituzionali né strutture bilaterali di ispezione. Nel frattempo, la guerra tra Mosca e Kiev ha registrato negli ultimi mesi un'escalation militare, mentre le condizioni per una possibile pace tra i due nemici restano del tutto inconciliabili.
“La Russia continua le offensive di logoramento nel Donbass, Kiev ha attivamente respinto la premessa dell'amministrazione Trump secondo cui ‘non hanno carte da giocare’ ”, afferma l’ex vicesegretario. "La Russia esige ampie concessioni territoriali e la revoca delle sanzioni, richieste che l'Ucraina e i suoi alleati occidentali respingono. Le vittime civili e gli attacchi missilistici hanno raggiunto tra i livelli più alti dall'inizio della guerra. L'Ucraina ha utilizzato campagne di attacchi a lungo raggio per mettere sotto pressione le infrastrutture russe, mentre le forze russe continuano le manovre offensive nella regione del Donbass".
Durante il summit in Alaska, la Russia aveva presentato una proposta di 28 punti (successivamente ridotta a 19 dagli Stati Uniti) che prevedeva di limitare le proprie rivendicazioni territoriali alla regione orientale del Donbass. Ciò era subordinato alla revoca delle sanzioni da parte di Washington e al riconoscimento dei nuovi confini russi. Tuttavia, l'accordo è crollato all'inizio del 2026 perché l'Ucraina si è rifiutata di cedere territori e l'Unione Europea ha respinto le proposte. Da allora, i funzionari ucraini hanno ufficialmente dichiarato "sepolti" gli accordi di Anchorage. Da parte sua, Mosca ha annunciato di aver del tutto abbandonato le aspettative riguardo agli "accordi segreti", accusando l'amministrazione Trump di non essere in grado di adempiere ai propri obblighi.
"La Russia è stata chiara: ora si concentrerà esclusivamente su una vittoria militare anziché attendere la conformità degli Stati Uniti", afferma John Sullivan. "L'attenzione diplomatica e militare degli Stati Uniti è stata fortemente assorbita dallo scoppio della guerra che coinvolge l'Iran. Questo cambiamento ha bloccato gli sforzi di mediazione di Washington nell'Europa orientale". In tutto ciò, il Polo Nord si è rapidamente trasformato in un teatro di scontro militare e territoriale tra Stati Uniti e Russia, a seguito del fallimento dell'iniziativa di pace di Anchorage del 2025. In risposta al netto vantaggio della Russia – che detiene un rapporto di 20 a 1 per quanto riguarda le installazioni militari nell'Artico – gli Stati Uniti e il Norad hanno rafforzato in modo deciso la base spaziale di Pituffik, nella Groenlandia nord-occidentale, dotandola di avanzati sistemi radar di allerta precoce e di aerei da caccia. A questa iniziativa Mosca ha replicato schierando in modo permanente l'incrociatore a propulsione nucleare “Admiral Nakhimov”, armato di missili ipersonici Zirkon, per pattugliare le acque gelide che si estendono verso il Polo Nord. (Di Iacopo Luzi)

(Adnkronos) - Il Consiglio Costituzionale francese ha bocciato il divieto di utilizzo dei social network per i minori di 15 anni in Francia, ritenendo che la misura costituisca una "limitazione sproporzionata" della loro libertà di espressione. I giudici costituzionali hanno stabilito che l'articolo 1 della legge volta a proteggere i minori dai rischi legati all'utilizzo dei social network comporta una limitazione della libertà di espressione e comunicazione degli under 15 che "non è adeguata, necessaria e proporzionata". Essendo stato chiamato a pronunciarsi esclusivamente sull'articolo 1, il Consiglio Costituzionale non si è espresso sul divieto di utilizzare il telefono cellulare nelle scuole superiori a partire dal 1° settembre, previsto dalla stessa legge.
Pur riconoscendo "l'esigenza costituzionale di tutela del superiore interesse del minore", i giudici sottolineano che questo divieto molto ampio "può applicarsi a servizi di comunicazione online per i quali non è stato dimostrato che sussistano rischi per la salute e la sicurezza dei minori". Il provvedimento puntava a vietare agli under 15 l'accesso ai social network come TikTok, Snapchat, X, Instagram ma anche di accedere a delle funzionalità social (canali di condivisione, commenti...) di siti molto popolari come YouTube, dalle app di messaggistica (WhatsApp, Messenger...) e ad app di alcuni videogiochi online. Il divieto previsto dall'articolo 1 della legge approvata il 21 luglio avrebbe dovuto applicarsi dopo l'estate, alla ripresa delle lezioni, il primo settembre, per i nuovi account, mentre per gli account già esistenti il divieto sarebbe entrato in vigore il primo gennaio 2027. Il presidente francese Emmanuel Macron aveva fatto di questa misura uno dei suoi principali obiettivi e aveva ipotizzato la chiusura degli account già a settembre 2026. La decisione del Consiglio Costituzionale rappresenta quindi una battuta d'arresto per il capo dello Stato.
Il Consiglio ha sostenuto, in particolare, che le eccezioni previste al principio del divieto fossero troppo limitate. Riguardavano soltanto le enciclopedie collaborative, come Wikipedia, i siti open source - nei quali il codice è accessibile a tutti - e i siti di carattere scolastico o universitario. La decisione comunque lascia aperta la possibilità di una modifica al provvedimento, introducendo ulteriori eccezioni al divieto.
Il Consiglio Costituzionale era stato chiamato a pronunciarsi alla fine di luglio sull'articolo 1 su richiesta di alcuni deputati socialisti e del partito di estrema sinistra La France insoumise.
Il presidente Macron ha incaricato il primo ministro Sébastien Lecornu "di lavorare, nel più breve tempo possibile, a una nuova formulazione giuridicamente solida" della legge che prevede il divieto dell'uso dei social per gli under 15 e "che tenga conto della decisione del Consiglio Costituzionale e del quadro normativo europeo". Ad affermarlo in una nota è l'Eliseo, ribadendo che "la determinazione del presidente della Repubblica a portare a compimento questa riforma entro la primavera del 2027 rimane totale".
"Mentre, su impulso della Francia, più di trenta Paesi nel mondo si stanno orientando verso il divieto dei social network per i minori più giovani nei prossimi mesi e la Commissione europea sta lavorando all'armonizzazione di queste disposizioni nell'Unione europea - sottolinea l'Eliseo - l'obiettivo perseguito dal capo dello Stato dal 2017 per quanto riguarda la protezione dei minori online rimane invariato: tutelare il superiore interesse e la salute dei nostri figli, mentre gli effetti nocivi dei social network su di loro sono scientificamente documentati".

(Adnkronos) - "Devo dire che sono molto contento di quello che abbiamo fatto in ritiro. Ha fatto molto caldo ma sinceramente siamo stati bene a casa nostra, a parte il caldo, le comodità ci hanno aiutato. Abbiamo lavorato molto bene, sono soddisfatto, abbiamo fatto un po’ di amichevoli e la squadra è cresciuta partita dopo partita. Domenica con il Mantova in Coppa Italia abbiamo la prima partita ufficiale e speriamo di scendere in campo con la mentalità che abbiamo visto finora". Così l'allenatore della Lazio Rino Gattuso a due giorni dal match con il Mantova in Coppa Italia.
"Tutti insieme dobbiamo mettere l’elmetto -aggiunge il tecnico biancoceleste-. Sappiamo le problematiche che abbiamo, ne siamo consapevoli. Rispetto i tifosi per la coerenza che hanno, di non venire alle gare in casa e sappiamo bene cosa comporta giocare con i tifosi o senza. Ma è troppo facile cercare alibi. Lo sappiamo e dobbiamo mettere tutti noi qualcosa in più. Ci teniamo alla Coppa Italia. Sappiamo che il Mantova si giocherà la sua partita, ha i suoi riferimenti e il suo entusiasmo. Abbiamo bisogno di una grande Lazio per poter portare la partita a casa. Le partite così non sono facili. Io penso che questa squadra ha avuto un allenatore che era un maestro del 4-3-3 però abbiamo smontato tutto, stiamo provando a fare qualcosa di diverso. Vogliamo essere più aggressivi, l’anno scorso questa difesa giocava di reparto e quest’anno stiamo cercando di andare sui riferimenti. Vogliamo portare tanti uomini negli ultimi 25 metri e poi è chiaro che qualcosa così all’avversario devi concedere. Stiamo lavorando su questo".
Gattuso parla poi di mercato con l'arrivo imminenste di Frattesi e il sogno Icardi: "Davide è un giocatore che ho avuto, che secondo me può fare bene con noi. Ha caratteristiche ben precise, poi io faccio l’allenatore e non il contabile e spero che arrivi. Dopo vedremo, se arriva o no poi parleremo. Sicuramente è un giocatore che ci può dare una grandissima mano. Mauro è un giocatore che ha scritto la storia del calcio, è un bomber. Anche lì dobbiamo vedere se è funzionale ma non ho voglia di parlarne oggi. Abbiamo bisogno di un giocatore che ha gamba, veemenza e che giustamente la butta dentro. Però deve essere completo, non andiamo alla ricerca di un bomber e basta. Vogliamo un giocatore che ci fa salire e che attacca la profondità”.

(Adnkronos) - Nonostante il "cast chiuso" annunciato da Milly Carlucci, un nuovo retroscena agita le acque di 'Ballando con le Stelle'. Secondo quanto apprende l'Adnkronos, la conduttrice starebbe insistendo per avere nel programma l'agente televisivo Lucio Presta. L'idea sarebbe quella di affidargli il ruolo di giudice 'a latere', custode del 'tesoretto' che può ribaltare la gara. Presta, che vanta un passato da ballerino, avrebbe però rifiutato la proposta. Un "no" che non avrebbe fermato Milly, la quale pare abbia chiesto all'agente di prendersi ancora qualche giorno per riflettere.
Il rebus Presta è la prova che la formazione della nuova edizione è ancora 'work in progress'. Mentre il programma inizia a svelare i primi nomi ufficiali, sono ancora molti i nodi da sciogliere, a partire da una vera e propria rivoluzione in giuria. L'addio di Selvaggia Lucarelli, passata a Mediaset, sembra aver innescato un effetto domino. Stando a rumors sempre più insistenti, a lasciare la poltrona da giudice potrebbe essere anche Fabio Canino. Per sostituirli, sarebbero in arrivo due nomi di peso: Barbara D'Urso, protagonista come concorrente lo scorso anno, e Alberto Matano, che lascerebbe così il suo ruolo a bordocampo per un posto al tavolo principale. A garantire la continuità sarebbero i confermatissimi Carolyn Smith, Guillermo Mariotto e Ivan Zazzaroni.
Proprio il futuro di Fabio Canino è un'altra incognita: se lasciasse la giuria, Milly lo vorrebbe in pista come concorrente. Ma il dubbio più grande aleggia su Paolo Belli. Dopo la parentesi da ballerino, dovrebbe tornare al suo ruolo di spalla della conduttrice. Tuttavia, la cancellazione di tutti i suoi impegni professionali dopo il tragico incidente stradale di luglio ha generato forti dubbi sulla sua presenza nello show di Rai1. Sul fronte della gara, le prime certezze portano i nomi di Noemi Bocchi, Eugenio Finardi, Aurora Ramazzotti e Alessandro Matri. Ma la lista è destinata ad allungarsi: si attende la conferma per l'attrice Anna Safroncik, per il modello Simone Susinna e per l'ex 'prete influencer' Alberto Ravagnani. Tra i maestri, annunciati la new entry Gioia Giovanatti e il ritorno di Nikita Perotti, vincitore della scorsa edizione.

(Adnkronos) - "Oggi ci troviamo regolarmente di fronte a sfacciati atti di terrorismo compiuti da droni ucraini nel Mar Nero contro navi civili dei Paesi costieri, diverse volte al mese. Consideriamo questi attacchi una politica deliberata volta a destabilizzare la navigazione civile nella regione del Mar Nero, ad aggravare ulteriormente le tensioni e a prolungare il conflitto, con il tacito assenso di alcuni Paesi vicini della regione. Allo stesso tempo, non vediamo alcun presupposto per un miglioramento della situazione e, di conseguenza, non vediamo alcuna ragione per adottare soluzioni parziali che si limiterebbero a concedere al regime di Kiev una tregua temporanea". Ad affermarlo è la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, a una domanda dei media sulla dichiarazione del ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, relativa alla proposta di introdurre una moratoria sulle attività militari nel Mar Nero tra Russia e Ucraina.
Secondo quanto riferito dal 'The Guardian', che ha citato Reuters, l'Ucraina ha proposto alla Russia un accordo che prevedrebbe che entrambe le parti interrompano gli attacchi contro le navi civili nel Mar Nero in quello che sembra come un tentativo di riaprire un’importante rotta per il trasporto di cereali. L'Ucraina avrebbe presentato la proposta attraverso un Paese terzo.
"Recentemente abbiamo assistito a un numero crescente di appelli internazionali per un cessate il fuoco e per la soluzione della situazione relativa all’Ucraina attraverso accordi temporanei già sperimentati in passato. La nostra posizione su queste proposte e sulla questione nel suo complesso rimane invariata. Una soluzione sostenibile e duratura della crisi ucraina è possibile soltanto se ne vengono eliminate le cause profonde", ha detto Zakharova, spiegando che questo innanzitutto significa "eliminare le minacce alla sicurezza create dall’espansione verso est della Nato e dai tentativi di portare Kiev all’interno dell'Alleanza. È altrettanto importante garantire il ripristino e il rispetto dei diritti legittimi della popolazione russa e russofona nei territori che rimangono sotto il controllo del regime di Kiev".
La Russia ha intanto chiesto chiarimenti agli Stati Uniti in merito al presunto coinvolgimento di Washington negli attacchi ucraini sul territorio russo. Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, infatti, in un'intervista alla tv pubblica 'Vgtrk', ha dichiarato di essere convinto che gli Stati Uniti siano sempre più coinvolti nella guerra in Ucraina e ha chiesto a Washington di spiegare questo comportamento, che contraddirebbe gli sforzi di avvicinamento tra i presidenti russo e statunitense, Vladimir Putin e Donald Trump. "Gli Stati Uniti sono molto più coinvolti nell’organizzazione e nell’esecuzione di attacchi sul territorio russo contro obiettivi civili", ha affermato Lavrov. Per questo motivo, il ministro degli Esteri ha rivolto "diverse domande" al Dipartimento di Stato americano, chiedendo a Washington di condividere informazioni di intelligence sulle sue più recenti attività relative all’Ucraina.
"Aspetteremo una risposta", ha aggiunto, cercando tuttavia di moderare i toni della sua richiesta, che a suo dire non intende in alcun modo compromettere il corso dei negoziati che sta conducendo con i due inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. "Noi non lanciamo ultimatum", ha precisato.
"Non rifiutiamo di dialogare con gli inviati del presidente degli Stati Uniti, Steve Witkoff e Jared Kushner. Se verranno, sanno che il presidente della Federazione russa Vladimir Putin è pronto a riceverli ancora una volta. La questione è che cosa porteranno con sé", ha aggiunto.
Per Lavrov è impossibile prendere in considerazione l’ipotesi di porre fine al conflitto in Ucraina lungo l'attuale linea di contatto tra le forze, perché ciò significherebbe "cancellare il sacrificio dei nostri nonni e bisnonni". Il ministro russo, in un’intervista all’agenzia Vesti, ha sottolineato che il conflitto dovrebbe essere fermato solo quando sarà raggiunta una soluzione a lungo termine, affidabile e stabile.
"Se adesso improvvisamente ci fermassimo sulla linea di contatto, in sostanza permetteremmo che venga cancellato il sacrificio dei nostri nonni e bisnonni, che sconfissero il nazismo. È impossibile prendere in considerazione una cosa del genere", ha detto Lavrov.

L'estate è il momento dell'anno in cui molti imprenditori, freelance e titolari di piccole imprese rallentano il ritmo e si concedono qualche giorno di pausa. Ma se gli uffici chiudono, la gestione finanziaria dell'azienda continua: bonifici in uscita, fatture da incassare, abbonamenti, pagamenti ai fornitori e spese ricorrenti che non si fermano con le ferie. Per questo motivo, partire senza aver verificato lo stato di salute delle proprie finanze può trasformare il rientro in una corsa contro il tempo tra pagamenti dimenticati, problemi di liquidità e attività amministrative accumulate. Per aiutare pmi, freelance e partite Iva ad affrontare con maggiore tranquillità la pausa estiva, Vivid, piattaforma finanziaria europea specializzata in business banking e soluzioni di tesoreria per le imprese, ha realizzato una pratica check-list finanziaria con gli aspetti da verificare prima di chiudere il computer e partire.
"Per una piccola impresa il periodo estivo rappresenta un'occasione preziosa per fermarsi e fare il punto sulla gestione finanziaria del business. Oggi la tecnologia consente di monitorare conti, pagamenti e spese ovunque ci si trovi, semplificando la gestione quotidiana e lasciando agli imprenditori più tempo per concentrarsi sulla crescita della propria attività", commenta Gianluigi Girardi, country manager di Vivid Italia.
Ecco la check-list finanziaria prima delle ferie. 1) Fare il punto sulla liquidità: il saldo del conto racconta solo una parte della situazione. Prima della pausa è importante verificare anche gli incassi attesi, i pagamenti già programmati e le uscite previste nelle settimane successive, così da avere un quadro completo della disponibilità finanziaria. 2) Controllare le scadenze in calendario: fatture, stipendi, contributi, imposte, canoni e fornitori: verificare quali pagamenti cadranno durante il periodo di ferie permette di evitare ritardi e dimenticanze.
3) Programmare pagamenti e bonifici: quando possibile, predisporre in anticipo bonifici ricorrenti e trasferimenti consente di mantenere operativa l'azienda anche in assenza del titolare. 4) Verificare gli incassi ancora aperti: prima di partire è utile controllare quali fatture risultano ancora insolute e, se necessario, inviare un promemoria ai clienti. Ridurre i tempi di incasso significa migliorare la liquidità disponibile anche durante la pausa estiva. 5) Fare un check delle spese aziendali: l'estate rappresenta anche un buon momento per rivedere abbonamenti, servizi e costi ricorrenti, eliminando eventuali spese non più necessarie. 6) Controllare carte aziendali e autorizzazioni: verificare plafond, utenti autorizzati e strumenti di pagamento disponibili ai collaboratori permette di gestire eventuali necessità operative anche durante l'assenza. 7) Mettere al sicuro l'accesso ai conti: aggiornare password, verificare i dispositivi autorizzati e utilizzare sistemi di autenticazione avanzata contribuisce a ridurre il rischio di accessi non autorizzati in un periodo in cui l'azienda è meno presidiata. 8) Non condividere nome utente e password: i conti aziendali offrono la possibilità di creare credenziali personalizzate e con diversi livelli di operatività, rendendo più sicure le operazioni finanziarie.
9) Pianificare il rientro: dedicare qualche minuto all'organizzazione delle principali attività finanziarie previste per settembre – pagamenti, investimenti, rinnovi o nuove iniziative – consente di riprendere il lavoro con maggiore efficienza. 10) Aggiornarsi sulle novità fiscali: l’estate è anche un buon momento per dedicare del tempo per informarsi su nuovi obblighi normativi all’orizzonte e prodotti finanziari innovativi che aiutano ad ottimizzare meglio il business.
La tecnologia come alleata della serenità: per micro e piccole imprese il tempo rappresenta una risorsa tanto preziosa quanto il capitale. Disporre di strumenti digitali che consentano di monitorare la liquidità in tempo reale, gestire pagamenti e carte aziendali da un'unica piattaforma e avere sempre una visione aggiornata delle finanze permette di affrontare anche i periodi di pausa con maggiore tranquillità, riducendo le attività amministrative e mantenendo il pieno controllo del business ovunque ci si trovi.

(Adnkronos) - Un incendio di sterpaglie è divampato oggi a ridosso della linea ferroviaria Fiumicino-Ponte Galeria (Roma). Sul posto, in via Gaetano Rosselli Lorenzini, non lontano dalla Fiera di Roma, sono intervenuti i vigili del fuoco.
Dalle ore 13.50 sulla linea Roma-Fiumicino la circolazione ferroviaria, precedentemente sospesa, è rallentata tra Ponte Galeria e Fiumicino dopo il rogo in prossimità dei binari, con ritardi fino a 20 minuti, limitazioni di percorso e cancellazioni, comunica Rfi.
Sono complessivamente 140, tra arrivi e partenze, i movimenti
traghetti previsti nei principali scali passeggeri (Cagliari,
Olbia, Porto Torres, Golfo Aranci, Santa Teresa Gallura, Arbatax e
Portovesme). A questi si aggiungono due approdi crocieristici
schedulati oggi e domani all'Isola Bianca. Circa 100 mila i
passeggeri.
(Adnkronos) - Valter Lavitola potrebbe chiedere di essere risentito. Il suo difensore, l'avvocato Sergio Cola, a quanto si apprende, sta valutando l'opportunità di un nuovo interrogatorio davanti al pm dopo quello di garanzia che si è svolto mercoledì scorso a Rebibbia dinanzi al gip Iele Moricca che ieri ha confermato con un'ordinanza la detenzione in carcere per l'ex editore e imprenditore. Non è bastata infatti la confessione di Lavitola, che ha ammesso di essere il mandante dell’attentato nell’ottobre scorso davanti all’abitazione del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci sostenendo di averlo fatto per fargli innalzare il livello di protezione, a far venire meno il rischio di inquinamento probatorio e il pericolo di fuga. Le dichiarazioni rese da Lavitola sono state valutate dal giudice "fumose, assolutamente generiche e prive qualsivoglia indicazione concreta suscettibile di riscontro". Una richiesta quella dei domiciliari, non accolta dal gip, che aveva avuto anche il parere negativo della procura.
Intanto la difesa di Lavitola a inizio settimana depositerà la richiesta di ricorso al tribunale del Riesame sia per quanto riguarda le esigenze cautelari sia per l'aggravante del metodo mafioso contestata. L'udienza potrebbe essere fissata tra fine agosto e gli inizi di settembre.
"Nella lunga audizione davanti al Comitato Etico della Rai Sigfrido Ranucci ha risposto in modo puntuale ed approfondito a tutte le domande rivolte, offrendo elementi fattuali che hanno fugato ogni possibile dubbio in ordine ad infondate e pretestuose ricostruzioni politiche e giornalistiche sul modo in cui in questi anni sono state svolte le inchieste ed è stata guidata la trasmissione". Lo afferma Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci, in una nota affidata all'Adnkronos. Proprio ieri è stata consegnata all'amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, la relazione del Comitato Etico sul conduttore di 'Report' e tra i piani alti della Rai trapela un forte malcontento per il danno reputazionale che la vicenda sta arrecando all'immagine dell'azienda.
"Come già in precedenti Audit conclusi con conferma della correttezza dell’operato di Report - dice il legale - Ranucci ha sempre difeso il valore dei giornalisti della redazione tutelandone autonomia ed indipendenza, ben consapevole di come il giornalismo di inchiesta esponga costantemente a critiche ed attacchi. Come quello che sta avvenendo adesso dove alla vittima (scomoda) di un grave attentato (che diventa pretesto) viene imputata la responsabilità di un danno all’immagine e ne viene chiesta dalla politica la sostituzione, un paradosso morale con conseguenze gravi per la democrazia".

(Adnkronos) - Gli attraversamenti irregolari della frontiera verso l'Ue sono calati del 37% nei primi sette mesi del 2026, rispetto al corrispondente periodo del 2025, secondo dati Frontex che non includono gli spostamenti eccezionali verso Ceuta, avvenuti alla fine di luglio.
Tra le varie rotte in ingresso, la prima è quella del Mediterraneo Orientale, con 20.232 arrivi, in calo del 28%; segue il Mediterraneo Centrale, cioè verso l'Italia, con 16.454 (-55%), e poi, terza, quella del Mediterraneo Occidentale, a 11.217 (+37%, l'unica in aumento ma ancora inferiore di oltre 5mila unità rispetto a quella che porta alle coste italiane). La rotta più trafficata resta quella in uscita dall'Ue verso il Regno Unito, a 22.469 (-46%). Calano quella verso le Canarie (4.682, -60%) e anche la rotta balcanica (4.910, -26%), che interessa in parte l'Italia.

(Adnkronos) - "Ho 62 anni e sono diventata mamma. La mia famiglia non mi credeva...". Mabel Frias ha dato alla luce il suo primo figlio, David, nato mercoledì 12 agosto. La donna argentina è una neomamma particolare: ha 62 anni ed è pensionata. Il suo volto campeggia su giornali, siti e tg. La notizia si diffonde e il dibattito si accende. "E' un atto di egoismo? La mia vita era vuota, nulla la riempiva. 'Viaggia, scrivi un libro, pianta un albero, trova un compagno': nulla", racconta al Clarin. "Volevo diventare madre. Quando l'età avanza si avverte un vuoto, sai che ti manca la maternità. Ho sempre avuto il desiderio di diventare madre", dice prima della svolta che risale ad un anno fa.
La donna si è sottoposta a controlli in una clinica specializzata: "Il mio utero era sano. Mi sono detta: 'Perché no? Chi dice che è tardi?'. Non ho mai cercato l'approvazione di nessuno in vita mia", dice spiegando la decisione di ricorrere alla fecondazione in vitro. I medici "non mi hanno messo alcun ostacolo, mi hanno trattata come una donna di 35 anni. Il mio utero era sano e tutto è andato alla perfezione. L'embrione si è formato, ho avuto una bellissima gravidanza e David è arrivato", spiega. "Sì, ho 62 anni, sono in pensione e sono diventata mamma. Ho una forte personalità. Ecco perché sono riuscita ad avere un figlio", aggiunge. Il parto è avvenuto mercoledì all'ospedale San Felipe di San Nicolas, Il bimbo pesava 2,75 chili alla nascita. "Ho sempre saputo che sarebbe stato un maschietto. Lo sentivo. È un tesoro, un bambino da sogno. Ha i capelli ricci", dice.
Famiglia e amici, racconta, non sono stati un sostegno costante. C'è chi ha bocciato la scelta 'folle', chi ha contrastato la decisione giudicandola un atto di egoismo. "Nessuno mi credeva. 'Che faccia tosta, perché non adotti un bambino?', mi dicevano", racconta. In molti, tra parenti e amici, hanno cercato di dissuaderla a causa dell'età. "Chi ha detto che le opportunità capitano una sola volta? Si presentano sempre. Bisogna volerle: molti non osano perché hanno paura, la paura ti paralizza e ti impedisce di fare qualcosa. Io ho un carattere forte e non mi sono mai interessata all'opinione degli altri perché è sempre negativa. Non cerco approvazione, né affetto", ribadisce. "Ho fatto tutto in silenzio. L'unica a saperlo era mia sorella, ma non mi ha preso sul serio, come se fosse tutto frutto della mia immaginazione. Non mi credeva nemmeno", confessa.
(Adnkronos) - “Tre questioni principali” continuano ad ostacolare un’intesa sulle modalità di navigazione nello Stretto di Hormuz, nonostante i contatti in corso e la mediazione del Pakistan tra Iran e Usa. Lo riferisce il quotidiano kuwaitiano Al-Jarida, citando una fonte del ministero degli Esteri iraniano.
Secondo la fonte, “il primo nodo riguarda la sequenza dei passi da compiere. Gli Stati Uniti chiedono che Teheran annunci per prima la riapertura dello Stretto; solo in seguito Washington sarebbe disposta a revocare il blocco navale imposto all’Iran e a sbloccare una parte dei beni iraniani congelati”.
“Il secondo punto critico -scrive Al-Jarida - è la richiesta di Teheran di ottenere la revoca delle sanzioni statunitensi. Il terzo riguarda invece la tregua: l’Iran chiede un cessate il fuoco permanente, mentre Washington preferisce prorogare quello attuale, che dovrebbe scadere la prossima settimana”.
La stessa fonte, sottolinea il quotidiano kuwaitiano, ha riferito inoltre che Teheran ha informato il mediatore pakistano dell’esistenza di un accordo temporaneo con l’Oman per regolare la navigazione nello Stretto di Hormuz. L’intesa sarebbe già pronta, ma non verrebbe annunciata finché Washington non avrà revocato il blocco dei porti iraniani e sbloccato una parte dei beni congelati.
L’intesa tra Iran e Oman, secondo la fonte iraniana, prevede “l’apertura di due corsie di navigazione nello Stretto: le navi entrerebbero nel Golfo attraverso la corsia più vicina al lato iraniano e uscirebbero da quella più vicina al lato omanita”.
L’accordo prevede inoltre “la creazione di un organismo congiunto iraniano-omanita incaricato di gestire lo Stretto e di rilasciare i permessi di transito, senza pedaggio”, ma, sottolinea la fonte “potrebbero però essere applicate tariffe facoltative per servizi aggiuntivi, come la protezione ambientale e l’assistenza alla navigazione durante il transito”.

(Adnkronos) - Da piatto povero a protagonista delle storie su Instragram. Dal pranzo di pochissimi euro sotto l'ombrello a piatto gourmet, ovviamente costoso. E' la frisella pugliese che spopola sui social dei Vip, con qualche personaggio che la bagna con acqua di mare per acchiappare follower. "Già i Fenici la usavano come pane da viaggio sulle navi, i marinai la infilavano a collana su una corda per portarla nelle battute di pesca di diversi giorni, e persino i Crociati la inzuppavano nell'acqua di mare prima di condirla con un tocco d'olio e una cipolla. La frisella è un cerchio biscottato di grano duro, orzo o integrale che vanta un albero genealogico nobilissimo. Sembrerebbe roba d'altri tempi. Una lavorazione intelligente – un pane cotto, tagliato a metà e biscottato una seconda volta – pensata per durare all'infinito senza temere l'umidità o il tempo. Sul piano nutrizionale, la frisa è la quintessenza della dieta Mediterranea. Pochi grassi (appena 1-2 grammi per etto), un'ottima digeribilità e un apporto calorico che si attesta sulle 300-330 kcal ogni 100 grammi (circa quattro friselle da 25 grammi l'una). Tradotto in termini pratici: è un concentrato di carboidrati puri, il che significa che 100 grammi di friselle equivalgono a un bel piatto di pasta o di riso". Lo spiega all'Adnkronos Salute Mauro Minelli, immunologo e professore di Nutrizione clinica all'università Lum Giuseppe Degennaro.
"La versione classica – bagnata rigorosamente in acqua fredda, strofinata con il pomodoro, un pizzico di sale, origano e un giro d'olio extravergine d'autore – è un capolavoro di semplicità. E se vogliamo - prosegue Minelli - trasformarla in un pasto completo per le nostre giornate al mare, basta aggiungere un po' di tonno, qualche cappero, olive nere o, a seconda dei gusti, dei filetti di alici. Sazia, rinfresca, non pesa sullo stomaco ed è perfetta per affrontare la calura agostana con beneficio. E però arriva il tempo in cui la frisa diventa, a suo modo, un monile dorato, con buona pace delle sue origini visto che, per sua intima vocazione genetica, la frisa nasce come il cibo più democratico, povero e anti-crisi della terra. Nei giorni del tempo ordinario comprare il biscotto secco al forno costa poco meno di 30 centesimi al pezzo. Eppure, complice l'estate, l'onda lunga del turismo di massa e la smodata voglia di monetizzare ogni singolo granello di sabbia, può capitare di assistere, nel Salento e dintorni, a fenomeni di autentica 'lievitazione' non solo della pasta infornata e biscottata, ma anche dei listini, capaci di raddoppiare o triplicare nello spazio di pochi metri vista mare".
Secondo il medico, "capita così che una semplice frisella condita al volo arrivi a costare tranquillamente 8 euro. E se poi decidiamo di farci prendere la mano dalla tentazione del gourmet – aggiungendo due fette di melanzana sott'olio, un velo di mozzarella, del tonno e pomodori freschi – ecco che la modesta frisa spicca il volo arrivando, talvolta, a toccare quota 17 euro per singola porzione. Un prezzo che, 'elevando' la frisella da patrimonio della tradizione contadina a esercizio di alta finanza balneare, potrebbe credibilmente accreditarla nei listini del Billionaire".
"Alla fine dei conti, però, Ferragosto passa e la realtà resta. Che la si compri per pochi centesimi dal fornaio di paese o che la si paghi diciassette euro sotto una tenda di lino bianco, la sostanza non cambia: la frisa non ha alcun bisogno di nobilitazioni artificiose o di listini da cercatori di pepite per brillare. Il suo vero lusso sta tutto nella sua incorruttibile semplicità - osserva - Richiede quel piccolo, antico rituale domestico: il tonfo nell'acqua, il calcolo esatto del tempo di ammollo per restituirle la giusta consistenza, morbida fuori e tenacemente croccante al cuore. Poi arriva il condimento, che è un atto di fede nella Dieta Mediterranea: il pomodoro rosso che rilascia il suo succo, il profumo dell'origano, l'olio extravergine buono che lega ogni cosa".
"Il vero piacere della frisa non si misura sul posizionamento di mercato, ma in quel gesto finale, genuino e irrinunciabile: leccarsi le dita dopo aver raccolto le ultime briciole bagnate d'olio e succo rimaste sul fondo del piatto. È lì che si misura la vera primazia di un cibo povero ma perfetto, dove la misura, il gusto autentico e il rispetto della tradizione battono qualsiasi pretesa anomala e posticcia", conclude.

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