
(Adnkronos) - Entra nel vivo il Giro d’Italia Women 2026, la Corsa Rosa al femminile organizzata da RCS Sports & Events in collaborazione con la Federazione Ciclistica Italiana e con il patrocinio del Ministero dello Sport e dei Giovani. Dopo la partenza dello scorso 30 maggio da Cesenatico, la competizione sta vedendo le migliori cicliste internazionali sfidarsi tappa dopo tappa. Il gruppo procede verso Saluzzo, in provincia di Cuneo, dove domenica 7 giugno si terrà il gran finale di quest’edizione, che vede nuovamente Continental a supporto della manifestazione sportiva, in qualità di Top Sponsor e Official Tyre. Scattata nello stesso weekend in cui si è concluso il Giro d'Italia, la corsa sta mostrando un livello molto alto, con 21 team e 147 atlete in gara.
Nove tappe, un totale di quasi 1.200 km e oltre 12.000 metri di dislivello complessivi, attraverso 6 regioni (Emilia-Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto-Adige, Lombardia e Piemonte) per un percorso tecnico e avvincente, che vedrà l'inedita ascesa del Colle delle Finestre, abbinata al Sestriere, e in cui la campionessa in carica Elisa Longo Borghini cercherà di difendere il titolo conquistato nelle ultime due edizioni.
"L’anno scorso la vittoria finale è stata decisa all'ultimo chilometro dell'ultima tappa, a dimostrazione di quanto questo appuntamento sia competitivo ed emozionante. È un evento che cresce costantemente d'interesse e, di conseguenza, cresce il ritorno in termini di investimento, anche grazie a una copertura televisiva garantita a livello mondiale - dichiara Giorgio Cattaneo, Responsabile Comunicazione di Continental Italia -. Il ciclismo è uno sport popolare, capace di unire e richiamare sulle strade e davanti agli schermi milioni di appassionati e curiosi. Il Giro d’Italia Women ci permette di allargare ulteriormente i nostri confini, intercettando un pubblico femminile sempre più vasto e attento. In questo contesto possiamo raccontare i valori del brand in modo diretto ed efficace, andando oltre i canali canonici per trattare tematiche che ci stanno profondamente a cuore e su cui lavoriamo assiduamente, come l’inclusività e il rispetto”.
Il ciclismo in rosa è in una fase di forte espansione sportiva e mediatica e la scelta di Continental di sostenerlo risponde a una precisa visione valoriale e strategica, legata alla crescita del movimento e all’importanza sempre maggiore del pubblico femminile all’interno della target audience di riferimento del brand.
La presenza al Giro d’Italia Women è solo un tassello del più ampio e strutturato posizionamento di Continental nel mondo bike. La collaborazione con RCS Sports & Events, confermata fino al 2027, si estende infatti anche agli altri grandi appuntamenti del calendario ciclistico italiano: dal Giro d’Italia, passando per il Giro-E e il Giro Next Gen, fino alle grandi “Classiche” e al progetto educativo BiciScuola, l’iniziativa dedicata a sensibilizzare le nuove generazioni sui temi della sicurezza stradale.

(Adnkronos) - È il giorno delle semifinali del Roland Garros 2026. Oggi, venerdì 5 giugno, Alexander Zverev sfida Jakub Mensik - in diretta tv e streaming - nel penultimo atto dello Slam di Parigi, con il vincente che se la vedrà in finale con uno tra Flavio Cobolli e Matteo Arnaldi. Il tedesco arriva al match dopo aver eliminato Bonzi, Machac, Halys, De Jong e Jodar, mentre Mensik ha superato Draguet, Navone, De Minaur, Rublev e Fonseca.
Il vincente della sfida affronterà in finale uno tra Flavio Cobolli e Matteo Arnaldi.

(Adnkronos) - Il Computex 2026 segna il momento in cui l'intelligenza artificiale smette di essere una promessa teorica per diventare pura forza computazionale locale. Sul fronte consumer, l'approccio integrato prosegue con la rinnovata gamma Zenbook 14 e l'esclusiva scuderia Vivobook S, spinta dalle piattaforme Snapdragon X con NPU fino a 45 TOPS. A completare il quadro della produttività flessibile si aggiungono l'ExpertBook B5 Flip G2, un convertibile a 360 gradi pensato per i professionisti in movimento, e l'atteso ritorno nel segmento tablet con l'ASUS Pad da 12,2 pollici e display OLED a doppio strato. Questa imponente infrastruttura hardware trova la sua naturale estensione in strumenti software proprietari come ASUS Zenni Claw, un assistente basato su agenti IA che ottimizza i flussi di lavoro quotidiani sfruttando un routing ibrido tra elaborazione locale e remota per garantire la massima privacy dei dati.
Sotto i riflettori di Taipei, la vera svolta strutturale coincide con il debutto dei nuovi ASUS ProArt P16, P14 e del rispettivo ecosistema Mini PC, macchine progettate per archiviare definitivamente il concetto di cloud e portare fino a 1 petaflop di elaborazione AI direttamente sulla scrivania dell'utente. Il merito è della nuova architettura NVIDIA RTX Spark, un superchip che unisce una CPU Grace a 20 core con una GPU Blackwell da 6.144 core, supportata da un massimo di 128 GB di memoria unificata.
Per il ventesimo anniversario del marchio Republic of Gamers, ASUS ha presentato la collezione limitata Edition 20, una panoramica di componenti e sistemi d'élite che celebra due decenni di innovazione nel gaming estremo. La punta di diamante di questa linea è il desktop ultra-tower ROG G1000 Edition 20, equipaggiato con processore AMD Ryzen 9 9950X3D2 e scheda grafica ROG Astral GeForce RTX 5090. Tra le novità più sorprendenti presentate sul palco di Taipei c'è la nuova ROG XBOX Ally X 20. La console è dotata di un display OLED Nebula HDR da 7,4 pollici a 120 Hz, capace di toccare una luminosità di picco di ben 1.400 nit. Il vero colpo di teatro del bundle è però l'integrazione con gli esclusivi occhiali smart. Collegandoli direttamente alla console, i giocatori possono proiettare l'azione di gioco direttamente davanti ai propri occhi, trasformando la Ally X20 in un hub multimediale portatile e ultratecnologico.
Kayin Chang, Commercial BU e GTM Head di ASUS, ha spiegato come l'azienda stia portando l'innovazione di linee iconiche come ROG e Zenbook nel mercato dei PC aziendali. Al centro di questo cambiamento c'è la rivoluzione dell'AI locale, un ecosistema che sfrutta piccoli modelli linguistici eseguiti direttamente on-device e i sistemi di sicurezza ExpertGuardian per garantire efficienza e protezione dei dati direttamente sull'hardware, riducendo la dipendenza e i costi del cloud. Marco Astori, Country Manager di ASUS Italy, ha focalizzato l'attenzione sul concetto di Private AI al servizio della sovranità aziendale. Secondo Astori, il futuro dell'innovazione d'impresa passa necessariamente dall'implementazione di modelli avanzati capaci di elaborare dati complessi direttamente sui PC aziendali, garantendo l'ottimizzazione dei flussi quotidiani e la totale sicurezza del patrimonio informativo.

(Adnkronos) - I festeggiamenti palermitani per il matrimonio della popstar Dua Lipa devono ancora iniziare ma già arrivano le prime contestazioni. Nelle prime ore della mattina sono apparsi sui muri del centro storico diversi volantini contro la cantante che da oggi a domenica celebrerà le nozze da 1,5 milioni di euro con centinaia di amici provenienti da tutto il mondo. "La nostra piazza non è il tuo salotto", si legge su un volantino. Gli autori sono i giovani dell'assemblea permanente 'Apro Palermo' che si batte contro l'overtourism.
I volantini sono stati affissi tra muri e saracinesche di piazza Croce dei Vespri, a due passi dell’area che stasera ospiterà gli amici di Dua Lipa e Callum Turner tra Palazzo Gangi e la Galleria d’arte moderna. Su un altro volantino si legge: "Palermo is not for rent", cioè Palermo non è in affitto. Oppure "Palermo non è per i ricchi", cioè "Palermo is not for the rich". Sui social Apro Palermo invita i cittadini a segnalare eventuali problematiche legate ai festeggiamenti.

(Adnkronos) - in collaborazione con Catawiki:
Dai matcha café agli interni Japandi, dai festival manga ai whisky bar fino alla collector culture, la cultura giapponese è sempre più presente nella quotidianità italiana - e questo cambiamento culturale sta influenzando anche ciò che le persone acquistano, collezionano ed espongono nelle proprie case. Secondo i nuovi dati di Catawiki, il principale marketplace online di oggetti speciali, la domanda italiana di oggetti giapponesi da collezione e lifestyle sta crescendo rapidamente in categorie che spaziano dalla pop culture agli orologi, dalla fotografia al design, fino all’arte e al luxury. L’interesse per la cultura giapponese sta accelerando anche a livello europeo: tra gennaio e aprile 2026 le ricerche contenenti il termine 'Japan' su Catawiki sono aumentate di oltre il 400% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.A trainare maggiormente il fenomeno è una nuova generazione di collezionisti cresciuta tra anime, streaming e community online. Nel 2025 gli acquisti di carte Pokémon da parte degli utenti italiani su Catawiki sono aumentati di quasi il 60% rispetto all’anno precedente, mentre quelli delle trading card di One Piece sono più che raddoppiati. Pokémon, Seiko e Bandai figurano inoltre tra i cinque brand più acquistati dagli utenti italiani sulla piattaforma nel 2025, confermando quanto la cultura giapponese sia ormai entrata nel gusto mainstream dei collezionisti. La cultura giapponese non è più una subcultura di nicchia in Europa: sta diventando sempre più un linguaggio lifestyle che influenza il modo in cui le nuove generazioni collezionano, arredano, si vestono e spendono. I millennials cresciuti con Pokémon, Dragon Ball e Studio Ghibli stanno tornando agli oggetti che amavano da bambini, oggi con una maggiore capacità di spesa, mentre la Gen Z scopre la cultura giapponese attraverso piattaforme streaming, creator e community online.Il fenomeno va appunto ormai ben oltre il fandom. In tutta Europa cresce infatti l’interesse per oggetti giapponesi associati a craftsmanship, estetica e qualità. Le vendite di orologi giapponesi, guidate da brand come Seiko e Orient, sono quasi raddoppiate nel 2025, mentre l’interesse verso i photobook giapponesi è più che raddoppiato, riflettendo una crescente domanda per la fotografia e la cultura visiva giapponese. Anche il whisky giapponese sta attirando sempre più attenzione: ogni anno Catawiki vende diverse migliaia di oggetti legati al whisky giapponese, da nomi iconici come Nikka e Yamazaki fino a bottiglie rarissime di Karuizawa. Cresce inoltre l’interesse per i veicoli giapponesi da collezione: Honda è oggi il brand motociclistico giapponese più popolare su Catawiki, mentre Toyota è il marchio automobilistico giapponese più venduto sulla piattaforma. Questo cambiamento culturale è visibile anche offline, dai menù dei bar con il matcha agli interni ispirati al Giappone, fino ai festival manga e alle community di collezionisti in tutta Europa. Per molti acquirenti, oggi gli oggetti giapponesi rappresentano molto più di un semplice prodotto: raccontano una storia, esprimono un livello di craftsmanship riconoscibile e trasmettono una fiducia che continua a distinguersi nel mercato del resale.
Questo appeal è legato anche alla fiducia. Il mercato del resale giapponese è considerato uno dei più affidabili al mondo, grazie a standard elevati di conservazione, autenticità e tracciabilità. Per molti collezionisti europei, gli oggetti giapponesi sono sinonimo di condizioni “near mint” e straordinaria attenzione al dettaglio. Allo stesso tempo, accedere a questi oggetti è oggi più semplice che mai. Dal 2020 il numero di seller giapponesi presenti su Catawiki è aumentato di oltre l’800%, rendendo disponibili in Europa oggetti che fino a pochi anni fa erano difficili da reperire fuori dal Giappone. “Gli acquirenti europei non cercano più soltanto un prodotto, cercano una storia, - ha dichiarato Tomoaki Hattori - founder di Zen Finds, seller giapponese di Asian Art & Antiques su Catawiki - Vediamo sempre più giovani collezionisti portare oggetti tradizionali giapponesi nella vita quotidiana contemporanea. Il fascino duraturo degli oggetti giapponesi sta nella loro bellezza silenziosa: non sono mai ostentati, ma riescono a restare con te per tutta la vita”. La forza della domanda si riflette anche in alcuni degli oggetti giapponesi più iconici venduti su Catawiki negli ultimi anni, tra cui: una rara carta Pokémon Pikachu Trophy venduta per oltre 45.000 euro; un cel originale di Princess Mononoke dello Studio Ghibli venduto per 24.000 euro; una bottiglia signed Hanyu 1985 Joker Monochrome Japanese whisky venduta per oltre 24.000 euro; un’armatura giapponese del periodo Edo venduta per 26.000 euro; e una Honda NSX regalata da Honda a Max Verstappen, venduta per 75.000 euro.
Per rispondere a questo crescente interesse, Catawiki propone una selezione curata di oggetti giapponesi che spazia tra trading cards, manga, fotografia, orologi, whisky, design e arte. Inoltre, nel corso del mese, Catawiki ha messo all’asta fino a domenica 7 giugno una rara bottiglia di whisky giapponese stimata tra i 350.000 e i 425.000 euro, confermando il crescente incontro tra cultura del collezionismo e luxury investment. Karuizawa 1960 52 years old Sherry Hogshead no. 5627 - One of 41 - b. 2013 - 700ml - Catawiki
La tendenza trova riscontro anche nelle aste in programma nelle prossime settimane, che spaziano dall'animazione giapponese all'arte asiatica, fino alla fotografia vintage. Tra queste, dal 2 al 9 giugno sarà all’asta una Nikon Nikonos IV-A Scuba camera , uno dei modelli vintage rarissimo in queste condizioni con accessori per fotografia subacquea e borse. Nikon Nikonos IV-A Scuba camera - auction online Catawiki
Dal 5 al 14 giugno sarà invece protagonista l’asta 'Oltre la tradizione: L’ascesa degli anime', una collezione privata della Japanime Art Gallery dedicata a valorizzare l’anime sia come forma d’arte sia come pratica artistica. L’asta riunisce poster, manga, opere originali di anime e rari oggetti ufficialmente licenziati, raccontando l’evoluzione contemporanea della narrazione giapponese attraverso diverse discipline artistiche. Tra i lotti di punta spicca un cel originale con sfondo copiato di Princess Mononoke raffigurante il personaggio di San (1997). L’opera richiama uno degli episodi più celebri legati alla storia del film: il cosiddetto caso “No Cuts”. Quando Princess Mononoke arrivò negli Stati Uniti alla fine degli anni ’90, Studio Ghibli si oppose fermamente alle richieste di modifiche avanzate per il mercato americano, difendendo l’integrità della visione artistica di Hayao Miyazaki. L’episodio è diventato negli anni uno dei racconti più iconici dell’animazione giapponese e un simbolo della tutela dell’integrità artistica nel cinema.A partire dal 5 giugno prenderà inoltre il via l’asta Printemps Asiatique, dedicata all’arte asiatica e giapponese. Tra le opere più importanti figura un paravento con paesaggio idilliaco e gru in legno laccato, carta e foglia d’oro, attribuito allo stile della Scuola Kanō e risalente al Giappone del XVIII secolo (periodo Edo). L’opera è stata selezionata come immagine principale del catalogo cartaceo di Printemps Asiatique e per una campagna pubblicitaria internazionale sul New York Times. Tra i top lot anche un grande e raffinato iki ningyō in legno e gesso raffigurante un attore del teatro Kabuki, risalente al periodo Shōwa, intorno al 1940. Ravi Vora, Ceo di Catawiki, ha dichiarato: “Rendere accessibili oggetti speciali e difficili da trovare è al centro della missione di Catawiki, e il Giappone mostra tutto il potenziale di questa missione: aprire le porte a un mondo di oggetti rari ed eccezionali, ricchi di craftsmanship, cultura e storia, che fino a poco tempo fa erano difficili da raggiungere per i buyer europei”.

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(di Marzia Piga) Una Sardegna a due velocità, capace di correre più
del resto d'Italia grazie a un turismo da record ma frenata da una
crisi demografica senza precedenti e da un sistema sanitario in
"codice rosso". È l'istantanea scattata dal 33/o rapporto Crenos
sull'economia dell'Isola, realizzato dal gruppo di ricerca
coordinato da Marco Nieddu, presentato a Cagliari.
Un esercito di uomini a terra tra Corpo Forestale, Protezione
civile, Agenzia Forestas, Vigili del Fuoco, Arpas, volontari,
barracelli e in volo 17 elicotteri della flotta regionale, tra
velivoli leggeri e due Super Puma, uno a Fenosu (Oristano) e
l'altro, dal 25 giugno, ad Alà dei Sardi, in Gallura. Accanto a
questi sono attesi in Sardegna tre Canadair della flotta nazionale,
probabilmente tutti a Olbia. E' questa la macchina dell'antincendio
boschivo, già impegnata nei primi roghi nell'Isola, dove
quest'anno, a causa della tanta vegetazione per le prolungate
piogge, è elevata la quantità di "carburante organico" per le
fiamme.Se hai scelto di non accettare i cookie di profilazione e tracciamento, puoi aderire all’abbonamento "Consentless" a un costo molto accessibile, oppure scegliere un altro abbonamento per accedere ad ANSA.it.
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(Adnkronos) - Mario Balotelli e José Mourinho al centro di un discorso istituzionale a New York, veri e propri riferimenti simbolici verso i Mondiali 2026 tra Stati Uniti, Messico e Canada. L'attaccante azzurro e lo Special One sono stati clamorosamente citati da Zohran Mamdani, sindaco della città e grande appassionato di calcio, durante un intervento dedicato alla preparazione logistica della Coppa del Mondo al via tra pochi giorni.
Le parole di Mamdani hanno presto fatto il giro dei social, soprattutto quando ha richiamato una celebre frase di Balotelli, da lui definito "uno dei più grandi attaccanti dell'era moderna". Ricordando il noto paragone del giocatore, per cui segnare un gol equivale semplicemente a svolgere il proprio lavoro, come un postino che consegna la posta, Mamdani ha applicato lo stesso concetto all'organizzazione dell'evento: se New York riuscirà a ospitare un Mondiale sicuro, efficiente e senza intoppi, non ci sarà nulla da celebrare, perché significherà soltanto aver fatto bene il proprio dovere.
Nel suo intervento c'è stato spazio anche per un riferimento a José Mourinho. Il sindaco ha assicurato che la città non intende "parcheggiare il bus", riprendendo una delle espressioni più note associate all'allenatore portoghese. Con questa metafora ha voluto sottolineare la volontà di puntare all'eccellenza in termini di infrastrutture, servizi e sicurezza, senza limitarsi a raggiungere gli standard minimi richiesti. Il conto alla rovescia per i Mondiali 2026 è già partito.

(Adnkronos) - "Un incomprensibile accanimento terapeutico-finanziario che, in nome di un risparmio irrisorio, nega il diritto alla vista e confina i pazienti maculopatici in un binario unico". È la denuncia del Comitato Macula, la prima associazione italiana creata da pazienti e medici per la tutela dei malati di maculopatia, che - con una nota - "accende i riflettori su una strategia di gestione della spesa farmaceutica ospedaliera definita lontana dalla realtà e lesiva dei diritti costituzionali del cittadino". "Nel caso specifico delle terapie intravitreali anti-Vegf per le patologie retiniche - sottolineano gli esperti del Comitato Macula nella nota - le direttive regionali stanno imponendo il monopolio dei farmaci biosimilari, quindi di prima generazione ed ormai superati, nel canale pubblico per ragioni di puro bilancio".
Si tratta di una strategia che il Comitato Macula definisce "priva di logica macroeconomica. L'oftalmologia assorbe infatti una quota marginale, stimata tra l’1% e il 3%, della spesa sanitaria pubblica nazionale: un comparto microscopico sul quale si stanno concentrando tagli lineari drastici. Mentre i grandi capitoli della sanità pubblica muovono risorse immense e offrono reali margini di ottimizzazione, la scelta di fare cassa sulla salute visiva si traduce in un risparmio insignificante per lo Stato, a fronte di un impatto devastante sulla vita dei malati e sulla tenuta delle strutture".
"Siamo davanti - dichiara Massimo Ligustro, presidente del Comitato Macula - a un paradosso matematico prima ancora che sanitario. Chi governa la spesa pubblica deve spiegare perché decide di accanirsi su un settore che rappresenta appena l'1% del bilancio generale. Se lo Stato ha necessità di razionalizzare, trovi l'efficienza nei comparti a grandissima spesa. Sottrarre l'innovazione farmaceutica all'oculistica genera un risparmio ridicolo per le casse pubbliche, ma un costo sociale immenso. Non si risana la sanità togliendo la luce dagli occhi dei pazienti fragili: questa non è programmazione economica, è solo una condanna all'ipovisione che blocca l'accesso al progresso".
Questo meccanismo - si legge - "taglia di fatto fuori dai prontuari ospedalieri i farmaci biologici originatori e soprattutto le molecole innovative di ultima generazione, capaci di estendere l'autonomia del trattamento da poche settimane a oltre tre mesi. Il fenomeno si manifesta con forti asimmetrie territoriali: in regioni come la Liguria, l'area più anziana d'Europa, la penetrazione dei biosimilari ha ormai raggiunto la quota record del 95% del mercato a carico del Servizio sanitario sazionale (Ssn). A subire le conseguenze maggiori sono le cliniche oculistiche universitarie, laboratori d'eccellenza per la sperimentazione e la raccolta dati, paradossalmente penalizzate dai tetti di spesa proprio perché orientate all'alta qualità".
La miopia gestionale - riporta la nota - "si traduce così in un immediato boomerang finanziario: la farmacia ospedaliera risparmia pochi euro sul costo d'acquisto della singola fiala, ma il sistema si fa carico subito dopo del collasso delle strutture. Farmaci a minore durata richiedono infatti iniezioni più frequenti, che portano al sovraffollamento delle liste d'attesa, all'esaurimento dei posti in sala operatoria e al burnout dei pochissimi oculisti disponibili. Di contro, la media nazionale dei trattamenti si attesta drammaticamente su appena 3,2 iniezioni l'anno per paziente: una frequenza insufficiente a bloccare la progressione della malattia, che spinge molti malati all'abbandono terapeutico o al ricorso oneroso alla sanità privata, a sottolineare l’importanza di avere nuovi prodotti in grado di richiedere un numero di iniezioni minore". I costi sociali nascosti che ne derivano – sussidi di invalidità, perdita del posto di lavoro in età ancora produttiva, incidenti domestici gravi e fratture nei pazienti anziani fragili rimasti senza protezione visiva – "superano di gran lunga il presunto risparmio della spesa farmaceutica. Il rischio è massimo per i pazienti monocoli o per i giovani affetti da retinopatia diabetica, per i quali la tempestività e la qualità della cura determinano la permanenza nel mondo del lavoro o la condanna alla disabilità".
"Utilizzare i prodotti più efficaci e duraturi ridurrebbe drasticamente gli accessi nei reparti e il peso logistico sulle famiglie. Chiediamo una gestione globale: si potrebbe risparmiare davvero e subito spostando le iniezioni intravitreali dalle grandi sale operatorie agli ambulatori protetti, azzerando gli sprechi organizzativi. Per paradosso, nel Ssn - conclude Ligustro - si scelgono le protesi d'anca migliori per garantire la deambulazione, ma non si fa altrettanto per gli occhi. Abbiamo la libertà di camminare per trent'anni, ma non quella di vedere dove andiamo. Come associazione siamo pronti a trattare e a definire criteri di appropriatezza scientifica, ma non accetteremo più che la salute visiva dei cittadini sia sacrificata al discount della sanità". Il Comitato Macula - conclude la nota - "chiede un intervento urgente del ministero della Salute e della Conferenza Stato-Regioni affinché venga ripristinato il principio della centralità del paziente, tutelata la libertà prescrittiva del medico e garantito l'accesso uniforme all'innovazione terapeutica in tutto il territorio nazionale".

(Adnkronos) - “Abbiamo visto ragazzi che mostrano abilità, sensibilità e capacità progettuali che possono tradursi anche in idee risolutive da mettere in campo”. Lo ha detto Michele Specchio, membro del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati, a margine della cerimonia di premiazione della XIV edizione del concorso nazionale 'I Futuri Geometri Progettano l’Accessibilità', promosso da Fiaba Ets e dal Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati nella Sala Trilussa di Palazzo Corrodi, sede di Cassa Geometri a Roma.
Specchio ha sottolineato come uno degli aspetti che lo ha maggiormente colpito sia stata la presenza femminile tra gli studenti coinvolti. “Per una categoria storicamente percepita come prevalentemente maschile è un’evoluzione significativa. Significa che il lavoro che stiamo facendo per accompagnare i giovani verso una professione tecnica trova attenzione e fondamento”, ha spiegato. Secondo il consigliere del CNGeGL, il concorso evidenzia anche il valore sociale della formazione tecnica. “Negli istituti, anche grazie al contributo delle professioni, non si parla soltanto di aspetti tecnici ma anche di aspetti sociali. La collettività ha bisogno di professionisti consapevoli che il lavoro del tecnico è fondamentale per l’incolumità, la salute e la sicurezza delle persone”, ha aggiunto.
Specchio ha quindi evidenziato il ruolo della collaborazione tra scuole, professioni, famiglie e amministrazioni nel percorso formativo degli studenti. “I giovani vivono quotidianamente il territorio e le problematiche dell’ambiente costruito. Hanno esigenze diverse rispetto al passato, legate al comfort, alla qualità degli spazi e all’accessibilità. I risultati che abbiamo visto oggi dimostrano che da loro possono arrivare contributi concreti e innovativi”. Infine ha concluso: “Per noi è stata una soddisfazione e una fonte di entusiasmo. La partecipazione al concorso ci ha permesso anche di imparare dai ragazzi”.

(Adnkronos) - Il punto, sottolinea, non è rallentare l’innovazione, ma governarla.
Tecnologia e rischio: un equilibrio da costruire
L’adozione di nuove tecnologie introduce una doppia dimensione di rischio. “Da un lato la tecnologia può essere utilizzata in modo improprio, dall’altro può diventare essa stessa uno strumento di attacco”, osserva. Un esempio emblematico è l’intelligenza artificiale: “offre enormi benefici in termini di efficienza e automazione, ma introduce anche nuove dimensioni di rischio che devono essere gestite con attenzione”.
In questo scenario, la cybersecurity assume un ruolo duplice: abilitare un’adozione sicura delle tecnologie e, allo stesso tempo, sfruttarle per rafforzare le difese.
Sicurezza e fiducia: il nodo dei dati
Accanto ai rischi tecnologici, emerge un elemento centrale: la fiducia dei cittadini. “La protezione dei dati personali e la sicurezza dei servizi non sono solo categorie di rischio, ma il fondamento della fiducia”, sottolinea. Dati anagrafici, sanitari, fiscali e giudiziari rappresentano oggi il vero patrimonio dello Stato e devono essere protetti con lo stesso livello di attenzione riservato alle infrastrutture critiche. “Proteggere i dati significa inevitabilmente proteggere anche i servizi digitali che su quei dati si basano”, evidenzia.
Dalla singola amministrazione all’ecosistema
Negli ultimi anni, anche grazie al Pnrr, la digitalizzazione della Pa ha accelerato. Ma questa evoluzione ha cambiato il contesto di riferimento. “Oggi ogni amministrazione non opera più in modo isolato, ma è parte di un ecosistema digitale interconnesso”, osserva.
Questo implica un cambio di paradigma nella gestione della sicurezza. “La valutazione del rischio non riguarda solo l’infrastruttura interna, ma anche l’intero ecosistema di fornitori, piattaforme e servizi condivisi”. La sicurezza diventa quindi una responsabilità estesa, che richiede visibilità e controllo lungo tutta la catena del valore digitale.
Security by design e difesa attiva
Per affrontare questa complessità, l’approccio deve cambiare. “È necessario integrare la sicurezza fin dall’inizio dei progetti, secondo un modello di security by design”, spiega. A questo si affianca un sistema continuo di verifiche tecniche e un paradigma di difesa attiva, capace di migliorare la rilevazione e la risposta alle minacce. In questa prospettiva, la sicurezza non è un elemento accessorio, ma una componente strutturale del ciclo di vita dei servizi digitali.
Sovranità digitale e governo delle tecnologie
Un altro pilastro è rappresentato dalla sovranità digitale.
“Serve sapere dove risiedono i dati, come vengono utilizzati e chi ne mantiene il controllo”, sottolinea. Questo si traduce nella necessità di un sistema di governo e controllo capace di garantire trasparenza e consapevolezza nell’uso delle tecnologie. L’approccio, spiega, è quello di integrare innovazione, sicurezza e governance all’interno di un quadro coerente, che consenta di adottare nuove soluzioni in modo sostenibile.
Prepararsi al futuro: la sfida del quantum
Guardando avanti, nuove tecnologie come il quantum computing pongono ulteriori interrogativi. “Il quantum promette capacità straordinarie, ma apre anche questioni sulla sicurezza crittografica e sulla protezione delle informazioni sensibili”.
Prepararsi a uno scenario “quantum-safe” significa iniziare già oggi a ripensare modelli di sicurezza e governance, in grado di resistere alle tecnologie di domani.
La sicurezza come abilitatore
In definitiva, per De Marco il messaggio è chiaro: sicurezza e innovazione non sono in contrapposizione. “La sicurezza non è un freno all’innovazione, ma il suo principale abilitatore”, afferma. È da questa consapevolezza che passa la costruzione di una Pubblica amministrazione più moderna, affidabile e capace di guadagnare la fiducia dei cittadini. “Oggi è già domani: investire in sicurezza, governance e innovazione responsabile significa costruire fin da ora una Pa più solida e credibile”, conclude.

(Adnkronos) - Con l'arrivo dell'estate, la protezione della pelle torna al centro dell'attenzione. Per affrontare in sicurezza la stagione estiva, la SIDeMaST (Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse) - in una nota - ricorda che la strategia più efficace deriva dall'associazione tra corretto utilizzo dei prodotti fotoprotettivi, comportamenti responsabili e consulenza specialistica quando necessaria perché "la protezione delle pelle non può più limitarsi ai raggi Uv".
E lancia un decalogo per una corretta esposizione al sole:
1)Scegliere un fattore di protezione adeguato al proprio fototipo, all'intensità dell'esposizione e alle condizioni ambientali, privilegiando Spf 30 o superiore;
2) Applicare la protezione almeno 20-30 minuti prima dell'esposizione al sole;
3) Utilizzare una quantità adeguata di prodotto;
4) Distribuire la protezione uniformemente su tutte le aree esposte, senza dimenticare orecchie, collo, mani, piedi e labbra (opportuno applicare la crema di protezione a casa e bob in spiaggia);
5) Applicare la protezione anche nelle giornate nuvolose;
6) Riapplicarla dopo il bagno, l'attività sportiva o una sudorazione intensa, anche se il prodotto è resistente all'acqua;
7) Evitare l'esposizione diretta nelle ore centrali della giornata, generalmente tra le 11 e le 15;
8) Proteggersi anche in montagna, in barca e durante le attività all'aperto;
9) Prestare particolare attenzione alla protezione dei bambini, utilizzando prodotti specifici e misure di schermatura fisica;
10) Ricordare che la crema solare non elimina completamente i rischi dell'esposizione e deve essere associata a cappelli, occhiali da sole, indumenti adeguati e comportamenti responsabili.
Ma se per anni la prevenzione si è concentrata soprattutto sul fattore di Protezione solare (Spf) e sui raggi ultravioletti oggi la dermatologia - si legge nella nota di SIDeMaST - guarda a una prospettiva più ampia che comprende l’intero “esposoma solare”, ovvero l’insieme dei fattori ambientali che influenzano la salute della pelle. "L’esposizione solare rappresenta un fattore biologico fondamentale per la salute umana. Da un lato favorisce la sintesi della vitamina D e contribuisce al benessere psicofisico, dall’altro, quando è eccessiva o cumulativa, può provocare danni importanti alla pelle, accelerare i processi di invecchiamento cutaneo e aumentare il rischio di tumori cutanei" spiega Pietro Quaglino, direttore della Clinica Dermatologica della azienda ospedaliera universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, professore di Dermatologia dell’università degli studi di Torino e membro del Consiglio direttivo SIDeMaST, Società Italiana di Dermatologia.
I danni provocati dai raggi Uv sono ben noti. Gli Uva, che rappresentano circa il 95% delle radiazioni ultraviolette che raggiungono la superficie terrestre, penetrano più in profondità nel derma e favoriscono la formazione di specie reattive dell'ossigeno responsabili dello stress ossidativo e del fotoinvecchiamento. Gli Uvb, invece, sono i principali responsabili dell'eritema solare e dei danni diretti al Dna che possono favorire lo sviluppo di neoplasie cutanee, tra cui carcinoma basocellulare, carcinoma squamocellulare e melanoma. "Oggi però sappiamo che il danno cutaneo non dipende esclusivamente da Uva e Uvb – evidenzia Quaglino – anche la luce visibile, in particolare la componente blu-violetta, e la luce blu ad alta energia possono svolgere un ruolo rilevante nei fenomeni di iperpigmentazione, nel melasma e nei processi di fotoinvecchiamento. Per questo la protezione richiesta non è più soltanto anti-Uv ma deve diventare multispettrale".
"Negli ultimi anni le evidenze scientifiche - spiegano dalla SIDeMaST - hanno infatti dimostrato l'importanza di proteggere la pelle anche da altre componenti della radiazione solare. .Ad esempio, i filtri colorati cosiddetti 'tinted sunscreens' contenenti ossidi di ferro garantiscono una protezione superiore dalla luce visibile rispetto ai prodotti non colorati in condizioni come melasma e iperpigmentazione post-infiammatoria. Parallelamente, la comunità scientifica internazionale sta lavorando alla definizione di nuovi parametri per misurare la protezione dalla luce visibile: 'il fattore di protezione solare infatti, seppur fondamentale, misura solo l’esposizione Uvb e non fornisce una misurazione della fotoprotezione cumulativa Uva indotta né per la luce visibile". Il cambiamento più significativo riguarda però il concetto stesso di esposoma solare. "Quando parliamo di esposoma non ci riferiamo soltanto ai raggi Uv – osserva l'esperto – la pelle è costantemente esposta all’azione combinata di luce visibile, luce blu ad alta energia, infrarossi, calore, inquinamento atmosferico, fumo e fattori climatici. Tutti questi elementi possono interagire tra loro amplificando il danno biologico e accelerando i processi di invecchiamento cutaneo".
Si parla sempre più di "environmental aging", un concetto che comprende ma supera quello tradizionale di photoaging. "L'obiettivo - riferisce la nota - non è più soltanto evitare le scottature, ma ridurre il danno cumulativo che si accumula nel corso degli anni, limitando l'invecchiamento cutaneo, le alterazioni pigmentarie e il rischio di dermatosi fotoindotte". "Il concetto innovativo è che il danno cutaneo può derivare dall’interazione di molteplici fattori ambientali che agiscono contemporaneamente o in momenti diversi dell’anno – aggiunge Quaglino – per questo motivo la moderna dermatologia punta sempre più a prevenire e modulare il danno solare cumulativo, piuttosto che limitarsi a trattare le sue conseguenze".
In questo scenario assume un ruolo centrale la fotoprotezione personalizzata, costruita in base alle caratteristiche individuali, all'età, al fototipo, all'esposizione professionale e all'eventuale presenza di patologie dermatologiche. "Non esiste una protezione uguale per tutti – evidenzia l'esperto – le esigenze di un bambino, di una persona con melasma, di un paziente immunodepresso o di chi svolge attività lavorative all’aperto sono profondamente diverse. Il dermatologo può individuare il percorso più appropriato in funzione delle caratteristiche della pelle e del tipo di esposizione ambientale cui ciascun individuo è sottoposto". Tra le nuove frontiere della ricerca emerge inoltre la cosiddetta fotoprotezione biologica, che punta a sostenere e rafforzare i sistemi di difesa naturali della pelle contro lo stress ossidativo, l'infiammazione e i danni al Dna indotti dai fattori ambientali. "La fotoprotezione biologica rappresenta un approccio complementare rispetto ai tradizionali filtri solari – conclude Quaglino – l’obiettivo è intervenire sui meccanismi cellulari e molecolari coinvolti nel danno cutaneo. Le evidenze disponibili sono ancora in evoluzione e saranno necessari ulteriori studi, ma si tratta certamente di uno dei filoni più promettenti della dermatologia contemporanea".

(Adnkronos) - Con l'arrivo dell'estate, la protezione della pelle torna al centro dell'attenzione. Per affrontare in sicurezza la stagione estiva, la Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse (SIDeMaST), in una nota, ricorda che la strategia più efficace deriva dall'associazione tra corretto utilizzo dei prodotti fotoprotettivi, comportamenti responsabili e consulenza specialistica quando necessaria perché "la protezione delle pelle non può più limitarsi ai raggi Uv".
E lancia un decalogo per una corretta esposizione al sole:
1)Scegliere un fattore di protezione adeguato al proprio fototipo, all'intensità dell'esposizione e alle condizioni ambientali, privilegiando Spf 30 o superiore;
2) Applicare la protezione almeno 20-30 minuti prima dell'esposizione al sole;
3) Utilizzare una quantità adeguata di prodotto;
4) Distribuire la protezione uniformemente su tutte le aree esposte, senza dimenticare orecchie, collo, mani, piedi e labbra (opportuno applicare la crema di protezione a casa e bob in spiaggia);
5) Applicare la protezione anche nelle giornate nuvolose;
6) Riapplicarla dopo il bagno, l'attività sportiva o una sudorazione intensa, anche se il prodotto è resistente all'acqua;
7) Evitare l'esposizione diretta nelle ore centrali della giornata, generalmente tra le 11 e le 15;
8) Proteggersi anche in montagna, in barca e durante le attività all'aperto;
9) Prestare particolare attenzione alla protezione dei bambini, utilizzando prodotti specifici e misure di schermatura fisica;
10) Ricordare che la crema solare non elimina completamente i rischi dell'esposizione e deve essere associata a cappelli, occhiali da sole, indumenti adeguati e comportamenti responsabili.
Ma se per anni la prevenzione si è concentrata soprattutto sul fattore di Protezione solare (Spf) e sui raggi ultravioletti oggi la dermatologia - si legge nella nota di SIDeMaST - guarda a una prospettiva più ampia che comprende l’intero “esposoma solare”, ovvero l’insieme dei fattori ambientali che influenzano la salute della pelle. "L’esposizione solare rappresenta un fattore biologico fondamentale per la salute umana. Da un lato favorisce la sintesi della vitamina D e contribuisce al benessere psicofisico, dall’altro, quando è eccessiva o cumulativa, può provocare danni importanti alla pelle, accelerare i processi di invecchiamento cutaneo e aumentare il rischio di tumori cutanei" spiega Pietro Quaglino, direttore della Clinica Dermatologica della azienda ospedaliera universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, professore di Dermatologia dell’università degli studi di Torino e membro del Consiglio direttivo SIDeMaST, Società Italiana di Dermatologia.
I danni provocati dai raggi Uv sono ben noti. Gli Uva, che rappresentano circa il 95% delle radiazioni ultraviolette che raggiungono la superficie terrestre, penetrano più in profondità nel derma e favoriscono la formazione di specie reattive dell'ossigeno responsabili dello stress ossidativo e del fotoinvecchiamento. Gli Uvb, invece, sono i principali responsabili dell'eritema solare e dei danni diretti al Dna che possono favorire lo sviluppo di neoplasie cutanee, tra cui carcinoma basocellulare, carcinoma squamocellulare e melanoma. "Oggi però sappiamo che il danno cutaneo non dipende esclusivamente da Uva e Uvb – evidenzia Quaglino – anche la luce visibile, in particolare la componente blu-violetta, e la luce blu ad alta energia possono svolgere un ruolo rilevante nei fenomeni di iperpigmentazione, nel melasma e nei processi di fotoinvecchiamento. Per questo la protezione richiesta non è più soltanto anti-Uv ma deve diventare multispettrale".
"Negli ultimi anni le evidenze scientifiche - spiegano dalla SIDeMaST - hanno infatti dimostrato l'importanza di proteggere la pelle anche da altre componenti della radiazione solare. .Ad esempio, i filtri colorati cosiddetti 'tinted sunscreens' contenenti ossidi di ferro garantiscono una protezione superiore dalla luce visibile rispetto ai prodotti non colorati in condizioni come melasma e iperpigmentazione post-infiammatoria. Parallelamente, la comunità scientifica internazionale sta lavorando alla definizione di nuovi parametri per misurare la protezione dalla luce visibile: 'il fattore di protezione solare infatti, seppur fondamentale, misura solo l’esposizione Uvb e non fornisce una misurazione della fotoprotezione cumulativa Uva indotta né per la luce visibile". Il cambiamento più significativo riguarda però il concetto stesso di esposoma solare. "Quando parliamo di esposoma non ci riferiamo soltanto ai raggi Uv – osserva l'esperto – la pelle è costantemente esposta all’azione combinata di luce visibile, luce blu ad alta energia, infrarossi, calore, inquinamento atmosferico, fumo e fattori climatici. Tutti questi elementi possono interagire tra loro amplificando il danno biologico e accelerando i processi di invecchiamento cutaneo".
Si parla sempre più di "environmental aging", un concetto che comprende ma supera quello tradizionale di photoaging. "L'obiettivo - riferisce la nota - non è più soltanto evitare le scottature, ma ridurre il danno cumulativo che si accumula nel corso degli anni, limitando l'invecchiamento cutaneo, le alterazioni pigmentarie e il rischio di dermatosi fotoindotte". "Il concetto innovativo è che il danno cutaneo può derivare dall’interazione di molteplici fattori ambientali che agiscono contemporaneamente o in momenti diversi dell’anno – aggiunge Quaglino – per questo motivo la moderna dermatologia punta sempre più a prevenire e modulare il danno solare cumulativo, piuttosto che limitarsi a trattare le sue conseguenze".
In questo scenario assume un ruolo centrale la fotoprotezione personalizzata, costruita in base alle caratteristiche individuali, all'età, al fototipo, all'esposizione professionale e all'eventuale presenza di patologie dermatologiche. "Non esiste una protezione uguale per tutti – evidenzia l'esperto – le esigenze di un bambino, di una persona con melasma, di un paziente immunodepresso o di chi svolge attività lavorative all’aperto sono profondamente diverse. Il dermatologo può individuare il percorso più appropriato in funzione delle caratteristiche della pelle e del tipo di esposizione ambientale cui ciascun individuo è sottoposto". Tra le nuove frontiere della ricerca emerge inoltre la cosiddetta fotoprotezione biologica, che punta a sostenere e rafforzare i sistemi di difesa naturali della pelle contro lo stress ossidativo, l'infiammazione e i danni al Dna indotti dai fattori ambientali. "La fotoprotezione biologica rappresenta un approccio complementare rispetto ai tradizionali filtri solari – conclude Quaglino – l’obiettivo è intervenire sui meccanismi cellulari e molecolari coinvolti nel danno cutaneo. Le evidenze disponibili sono ancora in evoluzione e saranno necessari ulteriori studi, ma si tratta certamente di uno dei filoni più promettenti della dermatologia contemporanea".

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"Massima attenzione organizzativa e piena consapevolezza della
complessità di eventuali casi sospetti di infezione da virus Ebola
o da altri agenti ad alta pericolosità". L'Azienda ospedaliero
universitaria di Sassari interviene per rassicurare cittadine e
cittadini e operatori sanitari: "la struttura, le competenze
professionali e gli spazi per una prima gestione in sicurezza sono
presenti, mentre è in fase di approvazione una procedura dedicata
alla gestione di eventuali casi sospetti".
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(Adnkronos) - Un vaccino "unico al mondo", realizzato in Gran Bretagna, potrebbe proteggere da un'ampia gamma di virus e prevenire le pandemie. Ma la vera novità del farmaco immunizzante, come ha riferito il team dell'Università di Cambridge che lo ha sviluppato - scrive la Bbc - è che è la prima volta che il componente chiave di un vaccino viene progettato interamente dall'intelligenza artificiale e poi testato sugli esseri umani. Il vaccino è stato progettato per essere efficace contro tutti i coronavirus, comprese tutte le varianti del Covid, nonché i virus che attualmente infettano gli animali ma che hanno il potenziale di scatenare la prossima pandemia.
Il lavoro è ancora nelle fasi iniziali, ma il team sta già sviluppando vaccini separati che potrebbero contrastare l'influenza e l'Ebola. I vaccini insegnano al nostro corpo a riconoscere un'infezione, aumentando così le nostre possibilità di combatterla. Alcuni virus, però, sono abili nel mutare, quindi i vaccini possono diventare rapidamente obsoleti. Ecco perché i vaccini contro il Covid e l'influenza stagionale devono essere aggiornati regolarmente. "Siamo sempre in ritardo", ha affermato il professor Jonathan Heeney dell'Università di Cambridge, aggiungendo che "quello che stiamo cercando di fare è anticipare i tempi" e anticiparli a tal punto da poterci proteggere da nuove epidemie o pandemie.
Ma come funziona il nuovo vaccino? Di norma i sieri vengono progettati utilizzando un ceppo virale in circolazione. I ricercatori di Cambridge hanno prelevato i codici genetici noti da una serie di coronavirus che erano stati registrati da programmi di sorveglianza contro potenziali minacce virali. Questi codici genetici sono stati analizzati da un'intelligenza artificiale. Quest'ultima ha quindi progettato un "super-antigene" in grado di addestrare il sistema immunitario in modo da fornire protezione contro l'intera famiglia di virus, anche in caso di mutazioni o di trasmissione di una nuova infezione dagli animali all'uomo. Gli antigeni sono i componenti fondamentali dei vaccini, poiché rappresentano ciò che il sistema immunitario impara ad attaccare.
Il professor Heeney ha affermato che questa è la prima volta che un antigene progettato dall'intelligenza artificiale viene testato sugli esseri umani. Ha aggiunto che la tecnologia "ci sta sorprendendo tutti" ed è "incredibile ciò che possiamo fare con essa per il bene dell'umanità". Heeney ha dichiarato a BBC News: "Si tratta di creare vaccini che ci proteggano non solo dai virus di oggi, ma anche da ciò che potrebbe causare la prossima epidemia o malattia. "Si tratta di un cambiamento fondamentale nel modo in cui ci prepariamo alle pandemie". Le sperimentazioni, condotte su 39 persone, erano state progettate per valutare la sicurezza di tali vaccini. Un secondo studio, che coinvolgerà circa 200 persone, fornirà una comprensione più approfondita dell'efficacia del vaccino nell'addestrare il sistema immunitario.
I risultati, pubblicati sul Journal of Infection, affermano che l'impatto sul sistema immunitario è stato "modesto", ma continuano a suscitare interesse. Il professor Saul Faust, che ha condotto alcuni degli esperimenti presso l'Università di Southampton, ha affermato che il progetto basato sull'intelligenza artificiale "ha sicuramente del potenziale" ed è "davvero entusiasmante". Ha dichiarato alla BBC: "La cosa davvero interessante è che la tecnologia è molto più efficace nella progettazione di vaccini per potenziali pandemie quando i virus mutano". Il team di Cambridge sta già conducendo ricerche sugli animali per sviluppare vaccini universali contro l'influenza stagionale, che non necessiterebbero di essere adattati ogni anno, e un vaccino contro l'influenza aviaria H5N1, nel caso in cui il virus che attualmente sta devastando le popolazioni di uccelli si trasformasse in una pandemia umana.
Si sta inoltre valutando la possibilità di sviluppare un vaccino contro le febbri emorragiche virali, tra cui il virus Ebola. L'attuale epidemia nella Repubblica Democratica del Congo è causata da un ceppo per il quale non esiste ancora un vaccino. Il professor Andy Pollard, direttore dell'Oxford Vaccine Group, non è stato coinvolto nello studio, ma ha affermato che questo approccio sta generando prove convincenti nella ricerca sugli animali. "Sono dati affascinanti e nessuno avrebbe previsto che sarebbero stati in grado di generare queste risposte immunitarie", ha dichiarato alla BBC News. La vera prova, dice, sarà ciò che accadrà nelle sperimentazioni sull'uomo, poiché il nostro sistema immunitario è diverso da quello dei topi da laboratorio, essendo stato plasmato da anni di infezioni.
Più in generale, ha affermato che l'intelligenza artificiale diventerà una vera e propria rivoluzione nella ricerca sui vaccini e che gli strumenti di IA avranno il potenziale per prevedere la risposta del sistema immunitario a un vaccino, accelerandone notevolmente lo sviluppo e "salvando vite umane". La professoressa Marian Knight, direttrice scientifica del National Institute for Health and Care Research, ha dichiarato: "Lo straordinario successo di questa sperimentazione con un 'super-antigene' progettato con l'intelligenza artificiale rappresenta un passo avanti fondamentale nella nostra capacità di offrire una protezione virale ampia e duratura". Il Ministro della Scienza Lord Vallance ha dichiarato: "Un altro successo scientifico britannico, un ottimo esempio di come possiamo unire la nostra esperienza nella ricerca con l'intelligenza artificiale per offrire nuove terapie. "Con i primi studi sull'uomo che hanno mostrato risultati positivi, questo lavoro potrebbe contribuire ad accelerare la diffusione dei vaccini, a beneficio delle persone di tutto il mondo a lungo termine."

(Adnkronos) - È il giorno delle semifinali del Roland Garros 2026. Oggi, venerdì 5 giugno, Alexander Zverev sfida Jakub Mensik - in diretta tv e streaming - nel penultimo atto dello Slam di Parigi, con il vincente che se la vedrà in finale con uno tra Flavio Cobolli e Matteo Arnaldi. Il tedesco arriva al match dopo aver eliminato Bonzi, Machac, Halys, De Jong e Jodar, mentre Mensik ha superato Draguet, Navone, De Minaur, Rublev e Fonseca.
La semifinale tra Zverev e Mensik è in programma oggi, venerdì 5 giugno, alle ore 14.30, nella sessione diurna del Philippe-Chatrier. I due tennisti si sono affrontati in un solo precedente, vinto da Zverev negli ottavi dell'ultimo Masters 1000 di Madrid.
Le partite del Roland Garros saranno trasmesse in diretta televisiva e in esclusiva sui canali Eurosport, visibili tramite smart tv. I match saranno quindi disponibili, anche in streaming, su HBO Max, Discovery+, Dazn, TimVision e Prime Video Channels.

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Sarda News - Notizie in Sardegna
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