Comandini, 'la conoscenza è uno strumento formidabile per essere
liberi'... 
Un confronto a tutto campo su Ia, didattica e futuro. Mercoledì 4 febbraio, a partire dalle 9.30, la sede principale dell’Università eCampus, a Novedrate (Como), ospiterà 'eCampus, didattica aumentata e Ia: il ruolo delle università nelle politiche di innovazione', una giornata di lavoro dedicata alle intelligenze artificiali, al plurale, per approfondire il ruolo delle università nelle politiche di innovazione: la formazione di nuove competenze, la trasformazione delle professioni, la cybersecurity e i nuovi linguaggi. Un dibattito aperto in cui l’ateneo metterà a disposizione della collettività i risultati della ricerca e della terza missione nei suoi vent’anni di esperienza.
L’università non può limitarsi a 'comprare' l’intelligenza dall’esterno, ma deve concorrere a formarla, personalizzarla e addestrarla, trasmettendo agli studenti competenze critiche, etiche e tecnologiche. Una posizione che dialoga idealmente con il dibattito aperto a Stanford all’indomani della diffusione dei sistemi generativi e che eCampus sviluppa oggi in una prospettiva autonoma, fondata su un approccio artigiano al sapere, capace di rendere i singoli profili professionali protagonisti consapevoli dei processi di innovazione.
Il programma della giornata seguirà un percorso coerente con questa impostazione. Al mattino il confronto si concentrerà sul rapporto tra innovazione e formazione dei professionisti del futuro e sulle professioni in trasformazione. Il Piano strategico di Ateneo costituirà il filo conduttore delle diverse sessioni, emergendo nei temi della didattica, delle competenze, dell’impatto sociale e delle politiche di innovazione. Nel pomeriggio l’attenzione si sposterà sul rapporto tra tecnologia e salute, sui temi dell’accessibilità e dell’inclusione e, infine, sul ruolo della ricerca e dei dottorandi nei processi di innovazione, prima della chiusura affidata a un momento informale di networking.
A dare voce al dibattito sarà un parterre ampio e multidisciplinare, grazie ai contributi di Amarildo Arzuffi di Fondimpresa, Antonella Guidazzoli di Cineca, Pier Guido Lezzi di MaticMind Milano, del giornalista Carlo Massarini, del saggista Michele Mezza e dell’atleta olimpico Matteo Melluzzo. Per l’Università eCampus interverranno Marco Arnesano, Luisella Bocchio Chiavetto, Riccardo Botteri, Placido Bramanti, Manuela Cantoia, Elisabetta Cattoni, Luca Cioccolanti, Gloria Cosoli, Venusia Covelli, Leonardo Fiorentini, Oleksandr Kuznetsov, Enrico Landoni, Lorenza Lei, Giovanni Liberati Buccianti, Alfonso Lovito, Barbara Marchetti, Marco Margarita, Elisa Pedroli, Francesco Pigozzo, Cristian Randieri, Paolo Raviolo, Marco Rondonotti, Maria Lucrezia Sanfilippo, Enzo Siviero, Manuela Vagnini e Fabrizio Vecchio.
L’evento, aperto a tutti, aiuterà a comprendere come la didattica aumentata e le intelligenze artificiali stiano ridisegnando il ruolo dell’università nelle politiche di innovazione.

La scelta di escludere la Russia dalle competizioni calcistiche internazionali "va assolutamente rivista". Lo ha ammesso il presidente della Fifa, Gianni Infantino, sottolineando a Sky News la necessità di revocare il divieto imposto nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina. "Questo divieto non ha ottenuto nulla, ha solo creato più frustrazione e odio - ha spiegato - Permettere ai ragazzi e alle ragazze della Russia di giocare a calcio in altre parti d’Europa sarebbe d'aiuto". Infantino ha anche ribadito il suo parere contrario a un’eventuale esclusione di Israele, che a suo dire sarebbe "una sconfitta".
Infantino ha proposto di rivedere le regole della Fifa, ipotizzando di inserire nei propri statuti il principio che un Paese non debba mai essere escluso dal calcio per le azioni dei suoi leader politici. "Qualcuno deve mantenere aperti i legami", ha dichiarato, criticando anche i boicottaggi ipotizzati per i Mondiali 2026 negli Stati Uniti per motivi legati alle politiche sull’immigrazione o alla sicurezza.
Il numero uno della Fifa ha sottolineato che finora non ci sono mai stati richiami al boicottaggio da parte di aziende o a livello diplomatico e ha chiesto: "Perché allora il calcio?". "Credo che, nel nostro mondo diviso e aggressivo, abbiamo bisogno di occasioni in cui le persone possano incontrarsi e condividere la passione per il calcio", ha concluso.
Successo per T'Essere, progetto contemporaneo del tessile...
Tre ragazze e un ragazzo seguiranno i servizi per alcune discipline...
Finanziamento di 15 milioni alla Città Metropolitana... 
Il lancio del marchio “Futuro nazionale”, nuovo movimento del generale Roberto Vannacci, è diventato uno scontro politico e simbolico con Francesco Giubilei, presidente dell’associazione Nazione Futura.
Il primo atto è l’opposizione depositata da Nazione futura[1] all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (Euipo) contro la registrazione del marchio utilizzato da Vannacci per la sua iniziativa. Secondo l’associazione, il nome “Futuro Nazionale” e il simbolo con sfondo blu e caratteri simili (più il tricolore in basso) presenterebbero un elevato rischio di confusione con quelli di “Nazione futura”, configurando una violazione di un diritto anteriore e dei requisiti di novità e distintività previsti dalla normativa europea. L’associazione ha inoltre rivendicato la notorietà del proprio marchio su scala nazionale e ha accusato Vannacci di aver imitato una realtà con cui in passato aveva collaborato, avendo partecipato a convegni ed eventi organizzati da Nazione futura.
Alla notizia del ricorso è arrivata la replica immediata di Vannacci, che all’Adnkronos ha detto: “Giubilei è prolisso, io rispondo molto più succintamente al suo ricorso: me ne frego”. Accusando tra l’altro il presidente di Nazione futura di strumentalizzare la vicenda per aumentare il numero suoi iscritti, aggiungendo: “La paura fa 90!”.
La controreplica di Giubilei è arrivata a stretto giro, in un video su Instagram, dai toni apparentemente più ironici ma dal contenuto politicamente netto. Giubilei ha accusato Vannacci di essere “a corto di idee”, sostenendo che non contento di aver copiato nome e logo dalla sua associazione, si è appropriato anche dello slogan “me ne frego” degli Arditi e di D’Annunzio. “Lo vedo abbastanza nervoso”, ha aggiunto, invitandolo provocatoriamente a “venire in sede da noi, bere una camomilla e fare una chiacchierata”.
Nel video, Giubilei allarga però lo scontro dal piano simbolico a quello politico, sostenendo che numerosi fuoriusciti dal movimento di Vannacci, “Il mondo al contrario”, starebbero abbandonando quella esperienza per iscriversi a Nazione futura, delusi da “scorrettezze” e da un atteggiamento conflittuale all’interno del centrodestra. Secondo Giubilei, Vannacci “vede nemici ovunque” e, attaccando il governo e assumendo posizioni divergenti rispetto alla linea del suo partito, finirebbe per “fare il gioco della sinistra” in vista delle elezioni politiche del 2027.
Nel finale, l’affondo personale: Giubilei ricorda come Vannacci fosse stato più volte ospite agli eventi di Nazione futura, dove si presentava “col trolley coi suoi libri” per venderli agli associati. “In quel caso non era ‘me ne frego’”, conclude.
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È stata inaugurata questa mattina, presso la sede del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia della Direzione Centrale della Polizia Criminale, la Sala Operativa Internazionale Olimpica (SOIO), struttura strategica dedicata alla gestione della sicurezza dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026.
La Soio, operativa 24 ore su 24, dal prossimo 6 febbraio, assicurerà il coordinamento con la Sala Operativa Internazionale e con le Questure di Bolzano, Milano, Sondrio, Trento, Venezia e Verona, garantendo una gestione integrata ed efficace delle attività di sicurezza e di ordine pubblico.
Per tutta la durata dei Giochi, Ufficiali delle forze di Polizia estere, personale delle agenzie Interpol ed Europol saranno presenti all’interno della struttura del Dipartimento della Pubblica Sicurezza coordinata dallo SCIP per assicurare coordinamento e tempestività nello scambio informativo e nella gestione di ogni eventuale criticità che richieda un intervento immediato di cooperazione internazionale.
Alla cerimonia di apertura della Soio hanno partecipato gli ufficiali delle Polizie estere accreditate in Italia, a testimonianza della forte dimensione internazionale del dispositivo di sicurezza olimpico.
L’attivazione della Sala rappresenta un passaggio chiave nel percorso di preparazione ai Giochi e conferma l’elevato livello di cooperazione internazionale e di professionalità del sistema di sicurezza italiano.

Terna ha avviato le attività di rimozione dei sostegni elettrici previsti nel Comune di Firenze, con la demolizione di un traliccio in un’area prossima all’Ospedale San Giovanni di Dio. L’intervento, svolto alla presenza dell’Assessora a Urbanistica, Decoro Urbano e Toponomastica del Comune di Firenze, Caterina Biti e del Responsabile del Dipartimento Trasmissione Centro-Nord di Terna, Gilberto Ricci, dà il via ad una prima fase di lavori, della durata di 3 settimane, che prevede la rimozione di 2 km di collegamenti aerei, per un totale di 7 sostegni. L’attività, resa possibile dalla precedente realizzazione di nuove linee in cavo interrato, rientra nel più ampio piano di razionalizzazione e ammodernamento della rete elettrica dell’area metropolitana di Firenze. Il progetto, per cui la società guidata da Giuseppina Di Foggia ha investito oltre 45 milioni di euro, garantirà maggiore sicurezza, efficienza e sostenibilità della rete elettrica locale.
Al termine del primo ciclo di demolizioni, Terna ha programmato, a partire dalla primavera 2026, tre ulteriori interventi di razionalizzazione, che coinvolgeranno, oltre al Comune di Firenze, anche i Comuni di Scandicci e Impruneta. Questa seconda fase consentirà di rimuovere ulteriori 12 km di linee elettriche aeree e 61 sostegni.
A conclusione dell’intero programma di demolizioni, di 14 km di linee aeree e 68 sostegni, sarà possibile restituire al territorio circa 50 ettari oggi occupati da infrastrutture, un’estensione paragonabile a quella di circa 45 campi da calcio. Inoltre, la dismissione dei tralicci consentirà il recupero di significativi quantitativi di materiali – tra cui circa 200 tonnellate di ferro e 40 tonnellate di conduttori e corde di guardia – che saranno avviati a riutilizzo tramite operatori specializzati. Per l’intera durata dei lavori Terna, in collaborazione con l’Amministrazione comunale e la Prefettura di Firenze, adotterà misure temporanee di regolazione della viabilità, opportunamente segnalate, al fine di garantire la sicurezza delle operazioni e contenere l’impatto sulla circolazione.

La meeting industry europea torna a pieno regime con una netta crescita rispetto agli anni pre-pandemici. Nel 2024 si sono svolti in Europa ben 3.057 grandi eventi associativi o corporate, con almeno mille partecipanti, in presenza o in formato ibrido, con un incremento del 7% rispetto al 2023 e del 17% rispetto al 2019. Questa la fotografia scattata dal rapporto 'L’Europa dei grandi eventi associativi e corporate 2025', realizzato dal centro studi di Fondazione Fiera Milano e Aseri-Alta scuola di economia e relazioni internazionali dell’Università Cattolica, che certifica il definitivo superamento delle soglie storiche del settore e un netto miglioramento rispetto ai livelli pre-pandemia.
L’88% degli eventi svolti nel 2024 in Europa si concentra in 15 Paesi, con l’Italia che si classifica al terzo posto per numero di grandi eventi ospitati, consolidando il suo ruolo di protagonista nel settore. Nel 2024, il nostro Paese ha ospitato 397 eventi in 33 città, pari al 13% del totale europeo, con una crescita dell’8% rispetto al 2023. Il dato colloca l’Italia subito dopo Francia e Germania e poco prima della Spagna, configurando un asse mediterraneo sempre più competitivo nella produzione e attrazione di eventi ad alto valore aggiunto.
"I risultati del report -spiega Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano- confermano il ruolo strategico della meeting industry come vera e propria infrastruttura abilitante per la circolazione di conoscenza, capitali e innovazione. Emergono con chiarezza le dinamiche di un settore che cresce in modo particolarmente robusto nel segmento degli eventi più complessi e ad alto impatto economico, contribuendo in maniera diretta allo sviluppo dei territori. In questo contesto, il valore del Made in Italy si conferma un volano strategico di competitività: la qualità, la creatività e l’affidabilità del nostro sistema fieristico-congressuale, unite alle caratteristiche del territorio, del sistema imprenditoriale e della comunità scientifica, continuano ad attrarre eventi internazionali di primo piano. Appuntamenti come le Olimpiadi di Milano Cortina, ormai alle porte, rafforzano ulteriormente la posizione dell’Italia e di Milano nello scenario europeo. In questo quadro, Fondazione Fiera Milano svolge un ruolo strategico cruciale: non si limita a creare spazi, ma costruisce ecosistemi capaci di connettere istituzioni, imprese e centri di ricerca".
Partendo dall’analisi dei grandi eventi realizzati o in presenza o in formato ibrido, lo studio ha analizzato le loro caratteristiche, con focus sulla distribuzione temporale e sulle tipologie e sui settori. La distribuzione presenta una forte stagionalità, con picchi nei mesi di giugno (14%) e ottobre (15%). La durata media degli eventi è di 2,8 giorni, che sale a 4 giorni nel mese di agosto. Il 44% degli eventi rilevati è costituito da congressi, nel 39% dei casi si tratta di conferenze e nel 6% da conferenze organizzate all’interno di fiere. I centri congressi e le sedi fieristico-congressuali ospitano rispettivamente il 32% e il 30% degli eventi, mentre gli hotel accolgono il 9%, arrivando complessivamente a concentrare il 71% degli eventi rilevati. All’interno dei centri congressi e delle sedi fieristico-congressuali, il 28% degli eventi ha una dimensione europea o mondiale; tale quota scende al 25% se si considerano esclusivamente le sedi fieristico-congressuali. Per quanto riguarda i contenuti, gli eventi corporate si concentrano prevalentemente sui settori della tecnologia (31%) e del commercio (28%). Gli eventi non corporate, invece, affrontano soprattutto tematiche mediche (34%) o riconducibili alle scienze umane (16%). In media, solo il 17% degli eventi corporate presenta una rotazione a livello europeo o mondiale, mentre per gli eventi non corporate tale incidenza risulta più elevata, attestandosi al 26%.
Milano si conferma stabilmente tra le più importanti e attrattive città europee, posizionandosi al terzo posto dopo Londra e Parigi, con 90 eventi rilevati e un incremento del 6% rispetto al 2023 (85), con numeri sopra la media europea in particolare per quanto riguarda la classe di eventi con 1.500-2.500, il 31% contro il 23%. Milano, nello specifico, dimostra una straordinaria capacità di attrazione soprattutto negli ambiti economico finanziari, manageriali e scientifici, su cui primeggia rispetto alle altre città europee prese in considerazione: il capoluogo lombardo conferma infatti la prima posizione nel segmento 'economics', concentrando il 21% degli eventi, con particolare riferimento ai temi finanziari e assicurativi, organizzati nell’intero cluster; il primato di attrattività, inoltre, si registra per la prima volta anche nel segmento 'management' e nell’ambito 'science', grazie a eventi di forte rilevanza internazionale. Numeri che riflettono il ruolo della città meneghina come hub finanziario di livello internazionale e luogo capace di sinergie virtuose, grazie a una combinazione di eccellenze accademiche e produttive.
Tra le prime 11 città congressuali europee particolarmente rilevante è la performance anche della capitale italiana: nel 2024 Roma ha ospitato 57 eventi, pari al 3% degli eventi rilevati in Europa, posizionandosi al settimo posto per attrattività, con dati superiori alla media per la classe di eventi con dimensione 1.000-1.500 partecipanti (53% sul totale di quelli realizzati in città, contro una media europea del 46%) . Nel dettaglio dei temi, Roma si colloca al secondo posto rispetto al settore 'science' e al terzo nell’ambito 'medical science': un'attrattività legata alla concentrazione nella città di laboratori e centri di ricerca come l’Istituto nazionale di fisica nucleare, l'Istituto nazionale di astrofisica e l'Agenzia spaziale italiana.
Al Lirico il direttore Christopher Franklin e la virtuosa del
violino Bomsori... 
Fin dalla sua nascita, l'architettura dell'Ue ha incarnato la convinzione che l’ordine giuridico internazionale fondato sul diritto, sostenuto da istituzioni credibili, favorisca pace e prosperità.
Poiché nessuno Stato europeo possedeva la capacità di difendersi da solo, la nostra dottrina di sicurezza è stata plasmata dalla protezione offerta dall'America. Insieme, e sempre in alleanza con gli Stati Uniti, siamo stati in grado di affrontare qualsiasi minaccia e garantire la pace in Europa.
Con la sicurezza garantita e con il commercio che fluiva principalmente all'interno di quell'alleanza, abbiamo potuto perseguire incolumi l'apertura economica come fondamento della nostra prosperità e della nostra influenza.
Ma se quell'ordine globale ormai defunto è fallito, non è perché fosse costruito sull'illusione.
Ha prodotto vantaggi reali e ampiamente condivisi: per gli Stati Uniti, come egemone, attraverso un'influenza incontestata in tutti gli ambiti e il privilegio di emettere la valuta di riserva mondiale; per l'Europa attraverso una profonda integrazione commerciale e una stabilità senza precedenti; e per i paesi in via di sviluppo attraverso la partecipazione all'economia globale, risollevando miliardi di persone dalla povertà.
Il fallimento del sistema risiede in ciò che non ha potuto correggere.
Quando la Cina è entrata nell'OMC, i confini tra commercio e sicurezza hanno iniziato a divergere. Avevamo sempre commerciato anche al di fuori dell'alleanza, ma mai fino ad allora con un paese di tali dimensioni e con l'ambizione di diventare esso stesso un polo a sé.
Il commercio globale si è via via allontanato dal principio ricardiano secondo cui lo scambio dovrebbe seguire il vantaggio comparato. Alcuni Stati hanno perseguito il vantaggio assoluto attraverso strategie mercantiliste, imponendo ad altri la deindustrializzazione, mentre i guadagni rimanenti sono stati distribuiti in modo diseguale. Questo ha gettato i semi del contraccolpo politico che ora ci troviamo ad affrontare.
Allo stesso tempo, la profonda integrazione ha creato dipendenze di cui si poteva abusare quando non tutti i partner erano alleati. L'interdipendenza, un tempo vista come fonte di reciproco contenimento, è diventata una fonte di leva e controllo.
La governance multilaterale non aveva alcun meccanismo per affrontare gli squilibri, né un le parole giuste per riconoscere le dipendenze. La fede nei vantaggi reciproci del commercio rendeva impensabile l'idea stessa di usare la dipendenza come un’arma.
Ma il crollo di questo ordine non è di per sé la minaccia. Un mondo con meno commercio e regole più deboli sarebbe doloroso, ma l'Europa si adatterebbe. La minaccia è ciò che lo sostituisce.
Ci troviamo di fronte a Stati Uniti che, almeno nella loro postura attuale, enfatizzano i costi che hanno sostenuto ignorando i benefici che hanno raccolto. Stanno imponendo dazi all'Europa, minacciando i nostri interessi territoriali e mettendo in chiaro, per la prima volta, che considerano la frammentazione politica dell’Europa utile al perseguimento dei loro interessi.
Ci troviamo di fronte a una Cina che controlla nodi critici nelle catene di approvvigionamento globali ed è disposta a sfruttare quella leva: inondando i mercati, trattenendo input critici, costringendo altri a sostenere il costo dei suoi squilibri.
Questo è un futuro in cui l'Europa rischia di diventare subordinata, divisa e deindustrializzata—tutto in una volta. E un'Europa che non è in grado difendere i propri interessi non preserverà a lungo i propri valori.
La transizione da questo ordine a qualunque cosa venga dopo non sarà facile per l'Europa.
Affronteremo un lungo periodo in cui le interdipendenze persisteranno nonostante l’intensificarsi delle rivalità. Restiamo fortemente dipendenti dagli Stati Uniti per energia, tecnologia e difesa. La Cina fornisce oltre il 90% delle nostre importazioni di terre rare e domina le catene del valore globali nel solare e nelle batterie che sostengono la nostra transizione verde.
In questo periodo, la strada migliore per l'Europa è quella che sta attualmente perseguendo: concludere accordi commerciali con partner che condividono i nostri valori e che offrono diversificazione, e rafforzare la nostra posizione nelle catene di approvvigionamento in cui abbiamo già un ruolo chiave.
È qui che l'Europa ha potere oggi. Nel 2023, l'UE è stata il più grande esportatore e importatore mondiale di beni e servizi, con importazioni dal resto del mondo per un totale di 3.600 miliardi di euro. È anche il principale partner commerciale di oltre 70 paesi.
E deteniamo posizioni critiche in diverse industrie strategiche. Aziende europee controllano il 100% della litografia ultravioletta estrema, la tecnologia necessaria per produrre chip avanzati. Produciamo metà dei velivoli commerciali del mondo. Progettiamo i motori che alimentano la stragrande maggioranza del trasporto globale.
In questo contesto, è sbagliato pensare agli accordi commerciali principalmente in termini di crescita. Il loro scopo ora è strategico: rafforzare la nostra posizione e riallineare le nostre relazioni ora che commercio e sicurezza non coincidono più pienamente.
Ma questa è una strategia di contenimento, non una destinazione. Presi singolarmente, la maggior parte dei paesi dell'UE non si configurano nemmeno come medie potenze, capaci di navigare questo nuovo ordine formando coalizioni, portando al tavolo ciascuno risorse specifiche, che si tratti di materie prime, nicchie tecnologiche o geografia strategica.
Collettivamente, tuttavia, abbiamo qualcosa di ben più grande: scala, ricchezza, cultura politica e 75 anni di costruzione delle istituzioni di un progetto comune.
Tra tutti quelli che in questo momento si trovano schiacciati tra Stati Uniti e Cina, gli europei sono gli unici ad avere la possibilità di diventare essi stessi una potenza autentica.
Quindi dobbiamo decidere: restiamo semplicemente un grande mercato, soggetto alle priorità altrui? Oppure compiamo i passi necessari per diventare un'unica potenza?
Sia chiaro: mettere insieme più paesi piccoli non produce automaticamente un blocco potente. Questa è la logica della confederazione, la logica che l'Europa segue ancora nella difesa, nella politica estera, nelle questioni fiscali.
Questo modello non produce potere. Un gruppo di stati che si coordina rimane un gruppo di stati: ciascuno con un diritto di veto, ciascuno con i suoi propri calcoli, ciascuno – uno dopo l’altro – esposto al rischio di essere isolato.
Il potere presuppone che l'Europa passi dalla confederazione alla federazione.
Laddove l'Europa si è federata – nel commercio, nella concorrenza, nel mercato unico, nella politica monetaria – siamo rispettati come potenza e negoziamo come un'entità unica. Lo vediamo nei successi degli accordi commerciali attualmente in fase di negoziazione con India e America Latina.
Dove invece non lo abbiamo fatto - nella difesa, nella politica industriale, negli affari esteri - siamo trattati come un'assemblea frammentata di stati di medie dimensioni, da dividere e gestire di conseguenza.
E dove commercio e sicurezza si intersecano, i nostri punti di forza non riescono a proteggere le nostre debolezze. Un'Europa unita sul commercio ma frammentata sulla difesa vedrà il suo potere commerciale sfruttato contro la sua dipendenza in materia di sicurezza, come sta accadendo ora.
Qualcuno dirà che non dovremmo agire finché la nostra posizione non sarà più forte, finché non saremo più uniti, finché l’escalation non sarà meno costosa.
Ma questo compromesso è illusorio. È solo muovendoci che creiamo le condizioni per agire più incisivamente in seguito. L'unità non precede l'azione; si forgia prendendo decisioni importanti insieme, attraverso l'esperienza condivisa e la solidarietà che esse creano, e scoprendo che siamo in grado di sopportarne le conseguenza.
Pensiamo alla Groenlandia. La decisione di resistere anziché cedere ha richiesto all'Europa di condurre una vera e propria valutazione strategica: mappare il nostro potere contrattuale, identificare gli strumenti a nostra disposizione e riflettere sulle conseguenze di un'escalation.
La volontà di agire ha imposto la chiarezza sulla capacità di agire.
E rimanendo uniti di fronte a una minaccia diretta, gli europei hanno scoperto una solidarietà che prima sembrava irraggiungibile. La determinazione condivisa ha fatto presa sul pubblico in modi che nessun comunicato di vertice avrebbe potuto ottenere.
Allo stesso tempo, costruire una forza collettiva non rappresenterà per l'Europa la stessa cosa che ha rappresentato per la Cina, o che ora sembra rappresentare per gli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti, nella loro postura attuale, cercano insieme dominio e partnership. La Cina sostiene il proprio modello di crescita esportando i suoi costi sugli altri. L'integrazione europea è costruita diversamente: non sulla forza, ma sulla volontà comune; non sulla subordinazione, ma sul beneficio condiviso.
È integrazione senza subordinazione: grandemente preferibile, ma grandemente più difficile.
Ciò richiede un approccio diverso. In passato l'ho chiamato "federalismo pragmatico".
Pragmatico, perché dobbiamo compiere i passi che sono attualmente possibili, con i partner che sono attualmente interessati, nei settori in cui il progresso può ad oggi essere realizzato.
Ma federalismo, perché la destinazione conta. L'azione comune e la fiducia reciproca che essa crea devono in ultima analisi diventare il fondamento di istituzioni dotate di reale potere decisionale, istituzioni in grado di agire con decisione in ogni circostanza.
Questo approccio rompe l'impasse davanti alla quale ci troviamo oggi, e lo fa senza subordinare nessuno. Gli Stati membri aderiscono volontariamente. La porta rimane aperta ad altri, ma non a coloro che minerebbero lo scopo comune. Non dobbiamo sacrificare i nostri valori per ottenere potere.
L'euro è l'esempio di maggior successo. Coloro che erano disposti sono andati avanti, hanno costruito istituzioni comuni dotate di vera autorità, e attraverso quell'impegno condiviso hanno forgiato una solidarietà più profonda di quanto qualsiasi trattato avrebbe potuto prescrivere. E da allora, altri nove paesi hanno scelto di aderire.
La strada non sarà dritta. Come disse Schuman nel 1950, l'Europa non sarà fatta tutta in una volta. Non tutti i paesi aderiranno a ogni iniziativa sin dall'inizio, che si tratti di energia, tecnologia, difesa o politica estera. Ma ogni passo deve rimanere ancorato all'obiettivo: non una cooperazione più lasca, ma un’autentica federazione.
Alcuni potrebbero illudersi che il mondo non sia davvero cambiato, o che la geografia li renda immuni. Alcuni potrebbero credere che rinunciare all'indipendenza economica, o persino ai propri territori, non finisca per minacciare la loro capacità di preservare i valori che ci definiscono.
Tutto ciò non dovrebbe impedire ai più lungimiranti di procedere. Siamo tutti nella stessa posizione di vulnerabilità, che lo vediamo già o meno. Le vecchie divisioni che ci paralizzavano sono state superate da una minaccia comune.
Ma minaccia non basterà da sola a sostenerci. Ciò che è iniziato nella paura deve continuare nella speranza.
Agendo insieme, riscopriremo qualcosa che è rimasto a lungo dormiente: il nostro orgoglio, la nostra fiducia in noi stessi, la nostra fede nel nostro stesso futuro.
E su quelle fondamenta, l'Europa sarà costruita.
Confermata la sentenza di primo grado per Antonio Fiori...
Articolo completo a cura dell'Ansa... 
La Procura di Milano ha aperto un fascicolo sulla sparatoria in cui ieri, domenica 1 febbraio, è rimasto gravemente ferito un uomo, che ha sparato ai poliziotti in zona Rogoredo ed è stato colpito. L'uomo, cinese di 30 anni, forse con disturbi psichiatrici, dopo aver rubato la pistola a una guardia giurata, ha avuto un conflitto a fuoco con gli agenti che lo hanno intercettato in strada.
L'indagine, affidata alla pm Simona Ferraiuolo e al procuratore capo Marcello Viola, dovrà ricostruire l'esatta dinamica di quanto accaduto e il profilo del 30enne, non regolare in Italia, fermato dagli agenti tre volte negli ultimi quattro giorni.
Se la posizione del ferito, ricoverato in condizioni gravissime[1], è più certa - potrebbe rispondere di rapina aggravata e tentato omicidio - in Procura si valuta invece il tipo di contestazione da contestare al poliziotto, un'iscrizione "come atto dovuto" per poter consentire anche all'agente di poter partecipare con propri consulenti e dimostrare che il colpo è stato esploso come legittima difesa.
Avviso per il pomeriggio e la serata di martedì 3 febbraio... 
Le compagnie aeree di tutto il mondo sono a caccia di migliaia di piloti, assistenti di volo e tecnici di manutenzione. La crescita esponenziale del trasporto aereo, anche in Italia, nei prossimi anni richiederà infatti un notevole aumento di nuovi professionisti qualificati. E’ quanto emerge dagli ultimi dati diffusi dai due colossi aeronautici mondiali, la statunitense Boeing e l’europea Airbus.
Secondo la Boeing, entro il 2044 nel mondo saranno necessari 600mila nuovi piloti, 1 milione di hostess e steward e 710mila tecnici. Simili le stime di Airbus, che sempre fino al 2044 prevede che saranno assunti a livello globale 633mila piloti, 1,01 milioni di assistenti di volo e 705mila tecnici.
Le opportunità di lavoro offerte dal settore del trasporto aereo saranno tra i temi al centro di Fly Future 2026, l’unico evento nazionale di orientamento e informazione dedicato ai giovani che intendano entrare nei settori dell’aviazione e dello spazio. Questo evento, giunto alla quinta edizione, si svolgerà nei giorni 12 e 13 febbraio presso la Macroarea di Ingegneria dell’Università di Roma Tor Vergata.
“Il settore aerospaziale è in notevole crescita, in Italia e in tutto il mondo, e le aziende sono alla ricerca di un gran numero di figure professionali, offrendo lavori sicuri, ben retribuiti e con prospettive di crescita per il futuro”, conferma Luciano Castro, presidente di Fly Future. “Durante il nostro evento, centinaia di giovani e studenti provenienti da istituti superiori e università di tutta Italia potranno incontrare manager e professionisti affermati del mondo dell’aviazione e dello spazio, da cui potranno trarre informazioni preziose per scegliere i percorsi formativi più adatti e per trovare le migliori opportunità di lavoro e di carriera”, aggiunge.
Fly Future 2026 sarà aperto giovedì 12 febbraio da un convegno inaugurale sul tema 'Professione Volo. Le opportunità di lavoro e di carriera nel settore dell’aviazione di linea', che vedrà la partecipazione di piloti di primarie compagnie aeree, come Ita Airways, Aeroitalia, Neos, EasyJet e Wizz Air. Il programma delle due giornate prevede poi altri dieci convegni e conferenze, a cui parteciperanno piloti civili e militari, astronauti, manager di scuole di volo, dirigenti di enti e imprese aerospaziali, professionisti ed esperti. Sarà anche allestita un’ampia area espositiva con i desk di circa 25 aziende ed associazioni aerospaziali, oltre a due mostre aeromodellistiche dei velivoli utilizzati dalle Frecce Tricolori in 65 anni di attività e degli aerei che hanno fatto la storia di Alitalia.
Saranno inoltre celebrati due importanti eventi della storia aerospaziale italiana: l’80° anniversario della fondazione nel 1946 delle compagnie aeree Lai-Lnee aeree italiane e Alii-Aerolinee italiane internazionali (che nel 1957 si fusero in Alitalia) e il 30° anniversario della missione Sts-75 dello shuttle Columbia che nel 1996 portò in orbita i due astronauti italiani Maurizio Cheli e Umberto Guidoni con il satellite a filo Tss-1R.
'Fly Future 2026' è organizzato dall’associazione Ifimedia, dall’Università di Roma Tor Vergata e da Mediarkè con la collaborazione di Enav. Main sponsor sono Urbe Aero Flight Academy, Avio e Its academy per Mobilità Sostenibile e Aerospazio Puglia, mentre i partner sono Professional Aviation Academy, Cantor Air, FlyBy Aviation Academy, Aero Club di Roma, Quick Turn Engine Center Europe, Mobilita Its Academy Lombardia e Its Meccatronico Lazio Academy.

L'Iran vuole negoziare con gli Stati Uniti ed è possibile che i colloqui inizino nei prossimi giorni. Lo scrive l'agenzia iraniana Tasnim, citando una "fonte informata", senza dettagli su luogo e data dell'incontro. Secondo la Tasnim, i negoziati dovrebbero vedere protagonisti il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, e l'inviato di Donald Trump, Steve Witkoff. La Turchia è una delle sedi possibili, secondo alcune fonti.
Secondo quanto ha riferito l'agenzia di stampa Fars, i colloqui con gli Usa dovranno riguardare esclusivamente la questione del nucleare e sono stati ordinati dal presidente iraniano, Masoud Pezeshkian.
"Siamo pronti alla diplomazia, ma la diplomazia è incompatibile con minacce, intimidazioni e pressioni. Spero che vedremo presto i risultati", ha dichiarato Araghchi, in un discorso pronunciato al mausoleo dell'Imam Khomeini a Teheran in occasione delle celebrazioni dell'anniversario della rivoluzione. "Non abbiamo mai abbandonato la diplomazia e non abbiamo perso alcuna opportunità per garantire i diritti del popolo iraniano", ha proseguito il ministro degli Esteri, ribadendo la disponibilità al dialogo "basato sul rispetto reciproco per raggiungere interessi comuni".
Witkoff è atteso intanto domani in Israele per incontrare il primo ministro, Benjamin Netanyahu, ed il capo di Stato maggiore, Eyal Zamir. Lo riferisce il Times of Israel, che ricorda come Zamir fosse a Washington lo scorso fine settimana per una serie di incontri con funzionari della Difesa americana incentrati sul dossier iraniano.
Teheran: "Nessun ultimatum da Usa"
L'Iran ha dichiarato di non aver ricevuto alcun ultimatum dagli Stati Uniti per raggiungere un accordo sul nucleare. In una conferenza stampa, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Ismail Baghaei ha affermato che Teheran "agisce sempre con onestà e serietà nei processi diplomatici, ma non accetta mai ultimatum. Pertanto, questa affermazione non può essere confermata".
Teheran convoca ambasciatori Paesi Ue dopo decisione su Pasdaran
L'Iran ha comunicato di aver convocato gli ambasciatori di Paesi europei con rappresentanze diplomatiche a Teheran dopo la decisione sui Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran iraniani, considerati come "organizzazione terroristica". "Ieri e oggi i rappresentanti di tutti gli Stati membri dell'Ue con ambasciate a Teheran sono stati convocati al ministero degli Esteri", ha detto il portavoce della diplomazia iraniana, Esmail Baghaei, parlando di quella che la Repubblica Islamica considera come una "misura minima".
Le autorità iraniane hanno arrestato quattro stranieri, di cui non vengono precisate le nazionalità, per "la partecipazione alle rivolte". E' quanto ha reso noto la televisione di Stato iraniana riferendosi in questi termini al movimento di protesta delle scorse settimane sanguinosamente represso. "Questi individui sono stati arrestati durante un blitz nel loro nascondiglio" nella provincia di Teheran, ha aggiunto la tv iraniana senza specificare la data degli arresti.
"Durante la perquisizione della borsa di uno dei sospetti sono state rinvenute quattro bombe stordenti artigianali usate durante le rivolte e le sommosse nella zona", ha aggiunto la televisione.
Aggiudicazione provvisoria ma altri vettori possono proporsi senza
compensazioni...



