
Tutte le pazienti con carcinoma dell'endometrio avanzato o ricorrente, indipendentemente dallo stato di Mmr (mismatch repair), potranno accedere al trattamento con dostarlimab e chemioterapia in prima linea. L'Aifa - Agenzia italiana del farmaco ha ampliato l'impiego dell'immunoterapia che l'anno scorso aveva avuto il via libera, in associazione sempre con carboplatino e paclitaxel, per le pazienti con deficit del mismatch repair o instabilità dei microsatelliti (dMmr/Msi H) in stadio di malattia avanzato o ricorrente, che rappresentano circa il 20-30% delle donne a cui viene diagnosticata la neoplasia. Oggi - informa Gsk in una nota - l'indicazione riguarda anche l'altra fetta più consistente di donne, vale a dire quelle che non presentano deficit del mismatch repair o instabilità dei microsatelliti (pMmr/Mss). L'agenzia regolatoria ha inoltre riconosciuto a dostarlimab il valore dell'innovatività, proprio per il vantaggio terapeutico rispetto allo standard di cura attuale.
Il sistema di mismatch repair (riparazione degli errori di appaiamento del Dna) - chiarisce la nota - è un meccanismo cellulare di correzione degli errori che si verificano quando il Dna viene copiato. Se è funzionante, si parla di pMmr (proficient Mismatch Repair): le cellule riparano gli errori in modo efficiente. Quando invece è compromesso, si parla di dMmr (deficient Mismatch Repair): le cellule accumulano più errori e mutazioni, spesso con instabilità dei microsatelliti (Msi H). L'aumento del carico mutazionale rende i tumori dMmr più 'visibili' al sistema immunitario, stimolato a riconoscere il tumore dopo il trattamento con inibitore di check point. Lo studio Ruby ha dimostrato però che anche nelle pazienti pMmr l'aggiunta dell'immunoterapia determina un miglioramento degli outcomes di malattia: per questo è stata riconosciuta anche in Italia la rimborsabilità del farmaco. In particolare, lo studio Ruby - che ha coinvolto 494 pazienti, 118 rappresentative della popolazione dMmr/Msi-H e 376 pMmr/Mms - evidenzia che, nella popolazione pMmr/Mms, la combinazione chemioterapia standard più inibitore di checkpoint immunitario dostarlimab, anticorpo monoclonale anti-Pd-1, ha ridotto il rischio di progressione o morte a 24 mesi del 28,4% rispetto al 18,8% del braccio placebo. La riduzione del solo rischio di morte è stata del 21%, con un incremento della sopravvivenza globale di 7 mesi.
"Era ormai acclarato - afferma Domenica Lorusso, direttore del programma di Ginecologia oncologica Humanitas San Pio X di Milano - che l'immunoterapia in combinazione con la chemio avesse cambiato lo standard di cura delle pazienti dMmr. Ma queste pazienti rappresentano il 20-30% della popolazione con tumore dell'endometrio. Per la stragrande maggioranza c'era un unmet need inespresso, a cui oggi risponde questa ulteriore indicazione, che celebra l'arrivo e l'efficacia dell'immunoterapia anche in una popolazione che per 20 anni ha potuto contare solo sulla chemioterapia". Si tratta di "un tracking change, una pietra miliare - spiega Lorusso - Il Ruby ha cambiato la pratica clinica e le linee guida del tumore dell'endometrio. Da 4 anni le donne con questa neoplasia, e noi clinici, viviamo in un mondo nuovo, un mondo che non esisteva. I 7 mesi di sopravvivenza globale anche nel setting pMmr sono importanti e significativi. Prima di tutto perché rappresentano una mediana di sopravvivenza, il che vuol dire che ci sono donne che ne beneficiano per molto più tempo. In secondo luogo perché questi risultati ci dicono che prima usiamo l'immunoterapia e meglio è".
La prima approvazione per dostarlimab, lo scorso anno - ricostruisce Gsk - era stata data per la popolazione dMmr/Msi-H, quella considerata più responsiva all'immunoterapia, con una la riduzione del rischio di progressione o morte pari al 72%. Inoltre, in un'analisi esploratoria pre-specificata della sola sopravvivenza globale (Os) in questo specifico setting, l'aggiunta di dostarlimab alla chemioterapia aveva determinato una riduzione del 68% del solo rischio di morte, sempre confrontata alla chemioterapia. A 3 anni il 78% delle pazienti trattate era vivo, rispetto al 46% delle pazienti a cui era stata somministrata la sola chemioterapia. Anche in quel caso Lorusso aveva sottolineato come il 72% di riduzione della progressione della malattia o di morte in donne con carcinoma dell'endometrio avanzato o recidivante fosse "un traguardo enorme, inimmaginabile".
Il tumore dell'endometrio o del corpo dell'utero rappresenta la quasi totalità dei tumori che colpiscono il corpo dell'utero ed è la quarta neoplasia più frequente nella popolazione femminile, dopo quelli al seno, al colon e al polmone, ricorda la nota. In Italia ogni anno si registrano circa 9mila nuovi casi: oltre il 90% ha oltre 50 anni. Le donne che hanno ricevuto questa diagnosi sono 133mila. "Oggi, per molte donne con carcinoma dell'endometrio avanzato o recidivato - commenta Ilaria Bellet, presidente Acto Italia - questa nuova indicazione significa una cosa semplice e potente: una possibilità in più quando la malattia fa paura e il tempo diventa prezioso. E' un passo avanti concreto che può offrire maggiore controllo della malattia e più tempo di vita, con l'obiettivo di vivere quel tempo meglio". Nel ringraziare "l'azienda per l'impegno nella ricerca e per aver acceso i riflettori su una patologia ancora troppo poco conosciuta", Bellet rimarca che "ora la priorità è trasformare l'innovazione in accesso reale: informazioni chiare alle donne, percorsi rapidi e uniformi, e una presa in carico che tenga insieme cura e qualità di vita".
"Il raggiungimento di una sopravvivenza globale significativamente migliorata - dichiara Elisabetta Campagnoli, direttore medico oncoematologia di Gsk - non è solo un traguardo scientifico: è la prova concreta che la ricerca rigorosa, la collaborazione con la comunità scientifica e l'impegno a fianco delle pazienti possono tradurre il lavoro scientifico in risultati tangibili che impattano positivamente la vita delle pazienti. Questo successo, frutto dell'instancabile lavoro di Gsk insieme a ricercatori, clinici e pazienti, ci responsabilizza a proseguire nella ricerca, a garantire terapie efficaci e personalizzate e a rinnovare il nostro impegno per migliorare la qualità e la durata della vita delle persone colpite dalla malattia. E' un risultato di cui essere orgogliosi e uno slancio deciso per fare ancora di più, oggi e nel futuro".

Il Bologna torna protagonista in Serie A. Oggi, lunedì 23 febbraio, i rossoblù ospitano l'Udinese - in diretta tv e streaming - allo stadio Dall'Ara nella 26esima giornata di campionato. La squadra di Italiano è reduce dalla vittoria per 1-0 contro il Brann nell'andata dei playoff di Europa League, mentre nell'ultimo turno di Serie A ha battuto il Torino 2-1 in trasferta. Quella di Runjaic invece ha perso in casa con il Sassuolo con lo stesso risultato.
Bologna-Udinese, orario e probabili formazioni
La sfida tra Bologna e Udinese è in programma oggi, lunedì 23 febbraio, alle ore 20.45. Ecco le probabili formazioni:
Bologna (4-3-3): Skorupski; Joao Mario, Casale, Heggem, Miranda, Pobega, Freuler, Sohm; Orsolini, Dallinga, Rowe. All. Italiano
Udinese (3-4-2-1): Okoye, Bertola, Kabasele, Kristensen; Ehizibue, Miller, Karlstrom, Zemura; Ekkelenkamp, Atta; Zaniolo. All. Runjaic
Bologna-Udinese, dove vederla in tv
Bologna-Udinese sarà trasmessa in diretta televisiva sui canali Dazn, visibili tramite smart tv, ma anche su quelli SkySport. La partita si potrà seguire anche in streaming sull'app di SkyGo, sulla piattaforma di Dazn e su NOW.

Sono state entrambe strangolate Anastasia Trofimova e la figlia Andromeda, trovate senza vita il 7 giugno scorso a Villa Pamphili a Roma, e la piccola non mangiava da giorni. E’ quanto emerso dalle testimonianze dei medici legali del Policlinico Gemelli che hanno effettuato il sopralluogo e le autopsie sui corpi, sentiti oggi nel processo davanti alla Prima Corte di Assise che vede imputato Francis Kaufmann, presente in aula, accusato del duplice omicidio della compagna e della figlia.
E' stato ascoltato fra gli altri il primo medico che ha effettuato l'esame esterno dei cadaveri il giorno del ritrovamento a Villa Pamphili. Il primo a essere trovato era stato il corpo della bimba, trovato nudo a pancia in giù, con diverse escoriazioni. Mentre era ancora in corso il sopralluogo per Andromeda, era stato scoperto poco distante anche il corpo della madre Anastasia, parzialmente coperto da un telo di plastica. Proprio a causa di quel sacco di plastica e delle alte temperature, le condizioni del cadavere della donna erano molto diverse, in avanzato stato di decomposizione. L’elemento comune che emerge in seguito all’autopsia sta nella causa di morte, hanno spiegato i medici rispondendo alle domande del pm Antonio Verdi, titolare dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini: asfissia meccanica da strangolamento. Madre e figlia, confermano gli esiti scientifici, sono state uccise in tempi diversi: Anastasia tra il 3 e il 5 giugno mentre la figlia fra le 24 e le 35 ore prima del giorno del ritrovamento, presumibilmente nel pomeriggio o nella sera del 6 giugno.
I medici legali hanno riferito inoltre che lo stomaco della bimba era completamente vuoto, segno che non mangiava da giorni. Per quanto riguarda invece la madre, sebbene in avanzato stato di putrefazione, i medici hanno appurato che Anastasia non soffriva di patologie pregresse. "La putrefazione maschera ma non cancella" ha spiegato uno dei tre medici. Sarebbe inoltre emerso che la quantità di alcol trovato nel corpo della donna avrebbe diminuito la capacità di difesa.
Per Kaufmann l’avvocato difensore Paolo Foti ha chiesto nella scorsa udienza di svolgere una perizia psichiatrica per accertare la capacità di stare in giudizio. Richiesta su cui i giudici della Prima Corte di Assise di Roma si esprimeranno solo successivamente e a cui si è opposta la procura che contesta all’americano il duplice omicidio aggravato dai motivi futili e abietti, dalla minorata difesa, dalla relazione affettiva con la compagna e dalla discendenza in relazione alla figlia oltre all’occultamento di cadavere. Nel processo sono parte civile la madre e il padre di Anastasia Trofimova, che attraverso i loro legali hanno chiesto l'autorizzazione delle salme nel loro Paese, oltre alle associazioni Differenza Donna, Telefono Rosa, Per Marta e per tutte, Insieme a Marianna, Associazione italiana vittime vulnerabili di reato.

Che fine ha fatto Kim Ju Ae? E' la domanda che rimbalza dopo che la figlia del leader nordcoreano Kim Jong Un, indicata come sua probabile successore, non si è presentata al nono congresso del Partito dei Lavoratori che si è svolto a Pyongyang e dove era molto attesa. Una assenza significativa la sua, dopo che all'inizio del mese il Servizio di intelligence nazionale della Corea del Sud (Nis) aveva comunicato ai legislatori che Kim Ju Ae era entrata in quella che è stata descritta come una "fase di successore designato".
Kim Ju Ae, che si ritiene abbia circa 13 anni, è stata vista regolarmente a fianco del padre in importanti parate militari, test di armi, celebrazioni e progetti di costruzione di alto profilo da quando è apparsa per la prima volta in pubblico a novembre del 2022. Lo scorso anno ha anche accompagnato il padre in un viaggio di alto profilo in Cina. I media statali nordcoreani non hanno mai pubblicato il suo nome, citandola come la figlia "rispettata" o "amatissima" di Kim. La convinzione che si chiami Kim Ju Ae si basa su un racconto dell'ex campione dell'Nba Dennis Rodman, che ricorda di aver tenuto in braccio la figlia neonata del leader nordcoreano durante un viaggio a Pyongyang nel 2013.
In realtà è ancora possibile che Kim Ju Ae possa partecipare alle fasi finali della conferenza, nonostante suo padre abbia già pronunciato due importanti discorsi senza di lei. Non si sa esattamente quando si concluderà l'evento, dato che i due precedenti congressi del partito sono durati rispettivamente quattro e otto giorni.
Il congresso del Partito dei Lavoratori della Corea del Nord viene convocato a Pyongyang una volta ogni cinque anni per dettare la linea in materia di economia, difesa e relazioni estere fino alla fine del decennio. Nella conferenza che si è aperta giovedì, Kim ha dichiarato che gli ultimi cinque anni sono stati un "periodo di orgoglio" per la Corea del Nord, dato che il Paese ha raggiunto i suoi obiettivi "in tutti gli ambiti, come la politica, l'economia, la difesa nazionale, la cultura e la diplomazia". Citato dall'agenzia di stampa Korean Central News Agency, Kim ha affermato che "anche per quanto riguarda le relazioni esterne, la posizione del nostro Stato si è consolidata saldamente e in modo irreversibile, determinando un grande cambiamento nel panorama politico globale''. Il riferimento sembra essere ai crescenti legami di Pyongyang con Pechino e con Mosca, quest'ultima in relazione alla guerra in Ucraina.
Al Congresso hanno partecipato almeno cinquemila membri del partito al governo e sono state inviate lettere di congratulazioni da Russia, Cina, Vietnam e Laos. Kim ha presentato un rapporto sul lavoro svolto dal partito che, ha affermato, "ha adempiuto alla sua importante missione e al suo ruolo di avanguardia della rivoluzione, inaugurando una nuova era di cambiamenti senza precedenti e un'accelerazione nella portata e nella profondità della lotta e nella velocità dello sviluppo".
Il congresso ha approvato il rapporto di Kim e lo ha descritto come una "linea guida rivoluzionaria" che porterà a "uno sviluppo più rapido, un cambiamento più rapido e un progresso maggiore".

Dopo la firma del protocollo d'intesa lo scorso ottobre, Asstra (Associazione italiana di trasporto pubblico locale) e Sviluppo Lavoro Italia (società in house del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali) compiono un decisivo passo avanti per trasformare l'accordo in azioni concrete a supporto delle imprese del settore. Martedì 24 febbraio 2026, a partire dalle ore 10.30, presso la sede di Asstra a Roma (piazza Cola di Rienzo 80/A), si terrà l'incontro di presentazione delle attività operative del Protocollo, dedicato alle aziende associate. L'obiettivo della giornata è illustrare nel dettaglio le opportunità e gli strumenti messi a punto per favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro, ridurre il mismatch di competenze e qualificare il capitale umano nel trasporto pubblico locale.
L'evento, che vedrà la partecipazione dei vertici e dei tecnici di entrambe le realtà, sarà un momento di confronto fondamentale per condividere i bisogni emergenti delle aziende e co-progettare interventi mirati, dalla rilevazione dei fabbisogni professionali all'attivazione di percorsi formativi in modalità duale.
Dopo i saluti istituzionali del presidente di Asstra, Andrea Gibelli, e della presidente di Sviluppo Lavoro Italia, Paola Nicastro, i lavori entreranno nel vivo con gli interventi dei team di Sviluppo Lavoro Italia, che approfondiranno le direttrici strategiche e operative dell'accordo. In particolare, si discuterà di competenze come fattore chiave per la transizione del settore, dell'analisi dei fabbisogni professionali a breve termine e delle modalità di realizzazione di percorsi formativi duali.
Spazio anche alle esperienze dal territorio con le testimonianze di Carlo Poledrini, direttore centrale di Arst Spa, e Marco Medeghini, direttore generale di Brescia Mobilità Spa, che porteranno esempi di soluzioni innovative già avviate dalle imprese associate. La sessione pomeridiana sarà infine dedicata a un ampio spazio di confronto con le aziende presenti, per raccogliere aspettative e priorità, in un'ottica di collaborazione concreta per costruire insieme la mobilità del futuro.
"Con l'incontro del 24 febbraio entriamo nel vivo dell'accordo con Sviluppo Lavoro Italia", dichiara Andrea Gibelli, presidente di Asstra. "Dopo aver condiviso la visione e gli obiettivi, ora è il momento di mettere a terra strumenti operativi che rispondano ai reali bisogni delle nostre aziende. Le grandi trasformazioni in atto, dall'innovazione tecnologica all'evoluzione dei modelli organizzativi, richiedono professionalità sempre più qualificate. Questo confronto diretto con le associate è fondamentale per calibrare al meglio gli interventi, rendendoli efficaci e immediatamente fruibili per accompagnare il settore e i suoi lavoratori in questa fase di cambiamento", spiega ancora.
“Il Protocollo avvia ora la sua attuazione con un lavoro strutturato di analisi delle evoluzioni occupazionali del settore e dei fabbisogni professionali e di competenze, anche attraverso strumenti avanzati di labour market intelligence”, dichiara Paola Nicastro, presidente e amministratore delegato di Sviluppo Lavoro Italia.
“L’obiettivo -continua- è tradurre questa attività di analisi e confronto con le imprese in interventi mirati, capaci di ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro e accompagnare il settore nelle transizioni ecologica e digitale. L’intesa rappresenta uno strumento strategico per far fronte alla domanda di nuove professionalità da parte delle aziende, rafforzando al tempo stesso i canali di accesso dei giovani nel mercato del lavoro. In questa prospettiva intendiamo valorizzare i percorsi duali e gli Its, contribuendo alla costruzione di una filiera formativa integrata, capace di rispondere in modo tempestivo ai bisogni del sistema produttivo e di generare occupazione stabile e di qualità”.
L'incontro del 24 febbraio rappresenta quindi il primo fondamentale tassello di un percorso che, grazie alla collaborazione strutturata tra il sistema delle imprese di trasporto e la società del Ministero del Lavoro, punta a costruire una filiera formativa integrata e capace di generare occupazione stabile e di qualità. L'obiettivo condiviso è quello di non limitarsi a leggere i cambiamenti, ma di fornire alle aziende gli strumenti per governarli attivamente, investendo sulle competenze come leva strategica per l'innovazione e la competitività dell'intero comparto del trasporto pubblico locale.

Sono passati quattro anni da quando la Russia ha invaso l'Ucraina. Quattro anni di guerra che, insieme al pesantissimo bilancio sulle perdite umane e i danni materiali, hanno messo anche alla prova la tenuta dell'economia di Mosca, compressa fra lo sforzo bellico sempre più oneroso e le sanzioni occidentali, che hanno ridotto soprattutto le entrate relative alle esportazioni di gas e petrolio.
Per capire come sta veramente la Russia sul piano economico servono due premesse che aiutano a focalizzarsi sui fatti, cercando di ridurre al minimo le mistificazioni della propaganda: da una parte, non c'è stato il crollo su cui avevano scommesso in molti, soprattutto durante i primi due anni di guerra; dall'altra, i numeri sulla crescita (spesso già ritoccati a monte) vanno letti più in profondità, tenendo sullo stesso piano il pil, l'inflazione, l'occupazione, i salari e le condizioni di vita dei russi.
Se è innegabile una resistenza superiore alle attese, è altrettanto evidente il cortocircuito che si può innescare con la prospettiva di una imminente crisi finanziaria e il futuro sempre più compromesso, con l'economia di guerra come unica opzione percorribile. Una sintesi efficace l'ha fatta, scrivendo per The Economist, Alexandra Prokopenko, ricercatrice del Carnegie Russia Eurasia Center: l’economia russa è entrata in una "zona della morte". Cosa vuol dire? Si tratta di una immagine presa in prestito dal linguaggio che si usa per l'alpinismo, per rappresentare il fatto che in alta montagna il corpo consuma se stesso più in fretta di quanto riesca a rigenerarsi, con la conseguenza che più a lungo resti in quota, peggio stai, indipendentemente dal riposo. “L’economia russa si trova in una sorta di equilibrio negativo: resta insieme mentre distrugge gradualmente la propria capacità futura”, scrive Prokopenko.
Vladimir Putin è nella condizione di non poter più rinunciare alla guerra, nel senso che una pace vera, con una drastica riduzione dell'attività bellica, svuoterebbe completamente la crescita con pochissime possibilità di riconvertire un tessuto produttivo ormai prevalentemente al servizio del fronte militare. Questo perché si sta progressivamente indebolendo il mercato interno, a causa soprattutto della scelta di orientare quasi tutta la spesa pubblica in una sola direzione: il potenziamento dell'industria militare, la produzione di armi, i salari di soldati e della manodopera per il gigantesco indotto della guerra.
Il dato del Pil è fatto quasi esclusivamente di questo e il resto è quasi del tutto consumato: il mercato del lavoro non è più alimentato dall'iniziativa e dagli investimenti dei privati, i prezzi sono altissimi e il potere di acquisto dei salari si è drasticamente ridotto. Il risultato è che in Russia continua a fare una vita quasi normale chi ha ricchezza accumulata o rendite che non dipendono dal mercato e sta sempre peggio chi deve vivere del proprio lavoro.
In questo contesto, si innesca il tema finanziario. E, anche su questo fronte, la Russia è ostaggio di un circolo vizioso. La Banca centrale russa ha tenuto i tassi molto alti per arginare la corsa dei prezzi e per proteggere il Rublo da una svalutazione che avrebbe a sua volta alimentato altra inflazione. Come accade anche in condizioni di pace, la politica monetaria, che è sempre orientata al contenimento dei prezzi, deve fare i conti però con l'economia reale. E' la ragione per cui la Governatrice Elvira Nabiullina ha appena deciso abbassare il tasso di mezzo punto. Si deve muovere su un sottile equilibrio, perché il rischio dei tassi troppo alti è quello di innescare una crisi finanziaria legata alla carenza del credito.
A complicare il quadro, ci sono anche le conseguenze del continuo reclutamento di uomini da mandare al fronte. Ogni nuova ondata vuol dire meno lavoratori nelle fabbriche e nelle aziende di servizi e, a catena, meno manodopera vuol dire salari che crescono (quando ci sono) e ulteriore spinta al rialzo dei prezzi. La conclusione, riprendendo l'immagine di Prokopenko, è che la Russia può continuare a combattere e la sua economia in qualche modo a resistere ma con un destino segnato, perché "nessun alpinista sopravvive indefinitamente nella zona della morte. E non tutti quelli che tentano la discesa sopravvivono”. Come dire, senza guerra l'economia della Russia ha buone probabilità di crollare e con la guerra peggiora la sua situazione. (Di Fabio Insenga)

Il conto alla rovescia per la IV edizione di 'Premio Film Impresa', il progetto ideato e organizzato da Unindustria, con il supporto di Confindustria, entra sempre più nel vivo con un nuovo importante annuncio: l'assegnazione del 'Premio Speciale Film Impresa Unindustria' ad Hermès. Il riconoscimento alla Maison francese nasce dalla volontà di celebrare la visione con cui l’azienda racconta e preserva l'intelligenza artigianale e il saper fare delle maestranze. In particolare, il comitato del Premio, presieduto da Giampaolo Letta con la direzione artistica di Mario Sesti, ha individuato nel progetto 'Grand Tour degli Affreschi', una best practice di comunicazione unica, capace di trasformare la narrazione manifatturiera in una testimonianza culturale di valore universale.
Il 'Premio Speciale' sarà consegnato dal presidente di Unindustria Giuseppe Biazzo , nella giornata conclusiva della manifestazione, che quest’anno si terrà al Cinema Quattro Fontane di Roma dal 2 al 4 marzo. L’edizione 2026 segna anche un’importante evoluzione nel linguaggio del Premio con l’istituzione del Premio alla migliore musica originale, promosso da Caterina Caselli e Sugar Publishing. Una novità che sottolinea il legame inscindibile tra immagine e suono nel racconto d'impresa contemporaneo. In programma anche due attesissime proiezioni speciali, durante la seconda giornata: alle ore 9.30 il film 'Andata e Ritorno', a cura del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane; alle ore 18.30 il docufilm 'Nuvola', a cura del Gruppo Lavazza.
Il parterre di quest'anno vedrà protagonisti nomi illustri della cultura e dell'industria: Sergio Castellitto, presidente di giuria di questa IV edizione, sarà insignito del prestigioso 'Premio Speciale alla Carriera'; Giuseppe Tornatore riceverà il 'Premio Speciale alla Creatività'; a Brunello Cucinelli sarà assegnato il 'Premio Speciale' per il Made in Italy all’estero; il conduttore e autore televisivo Pierfrancesco Diliberto, Pif, riceverà il 'Premio Ermanno Olmi 2026'. Con oltre 200 opere candidate, il 'Premio Film Impresa' si conferma come un osservatorio privilegiato sul cinema d’impresa italiano. Il concorso è articolato in tre aree principali, Narrativa, Documentaria e II&S, Innovation, Image & Sound, affiancate da sezioni speciali e programmi fuori concorso, restituendo un panorama ampio e articolato dei linguaggi con cui oggi le imprese scelgono di raccontarsi.Non semplici video pubblicitari, ma storie di innovazione e coraggio imprenditoriale che creano memoria collettiva.
Il Premio alzerà il sipario lunedì 2 marzo, per poi concludersi mercoledì 4 marzo con la cerimonia di premiazione condotta dalla giornalista Paola Saluzzi, dove verranno svelati i vincitori di tutte le categorie e assegnati i prestigiosi riconoscimenti speciali. Il 'Premio Film Impresa 2026' è realizzato con il supporto di Confindustria e vede la partecipazione di un solido network di partner. Tra i Golden Partner figurano Almaviva, Umana, Edison e UniCredit, affiancati dagli Event Partner Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane e Gruppo Lavazza. Il supporto tecnico è affidato a Ega Worldwide, D-Hub Studios, Spencer & Lewis e Tecnoconference Europe, che contribuiscono alla realizzazione di questa quarta edizione.
Camera commercio Sassari, nel '25 terzo in Italia per tasso
crescita +0,55%... 
Il mondo scientifico in Italia si sta mobilitando a sostegno della campagna '5 euro contro il fumo' (https://5eurocontroilfumo.it). A 1 mese dal lancio, è già a metà percorso l'iter di raccolta delle firme per una proposta di legge d'iniziativa popolare per aumentare di 5 euro il costo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina. Sono state raggiunte 25mila delle 50mila firme necessarie per presentare la proposta di legge al Parlamento, che successivamente dovrà discutere il disegno di legge. La campagna è promossa da Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione Aiom. Tutti i cittadini maggiorenni possono firmare andando sulla piattaforma del ministero della Giustizia e utilizzando lo Spid, la Carta di identità elettronica (Cie) o la Carta nazionale dei servizi (Cns).
In Italia si stimano 93mila morti ogni anno per il consumo di tabacco, ricordano gli organizzatori in una nota. L'aspettativa di vita complessiva può ridursi di 20 minuti per ogni sigaretta fumata e le persone che fumano per tutta la vita perdono circa 10 anni.
Questa "è la prima campagna di raccolta firme per arrivare a una proposta di legge di iniziativa popolare realizzata da società scientifiche e sta riscuotendo importantissime adesioni - affermano Aiom, Fondazione Airc, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione Aiom - Questa iniziativa rappresenta una battaglia di civiltà che, in 1 mese, ha già ottenuto il supporto di 42 società scientifiche e istituzioni e di 22 associazioni e fondazioni. Grandi centri di cura, come l'Humanitas, il Pascale di Napoli, l'Istituto nazionale tumori di Milano e l'Istituto oncologico veneto, hanno aderito, così come, fra le altre, le società scientifiche dei cardiologi, degli pneumologi e dei ginecologi. Siamo orgogliosi dello straordinario risultato ottenuto, perché significa che siamo sulla strada giusta e i cittadini sono sensibili al ruolo della prevenzione. Ora chiediamo un ulteriore sforzo per raggiungere l'obiettivo delle 50 mila firme".
In Italia il costo delle sigarette è tra i più bassi d'Europa, evidenziano i promotori della campagna. Nel nostro Paese quasi un quarto degli adulti è tabagista ed è preoccupante anche la diffusione tra i più giovani. Il 10% degli under 19 fuma già regolarmente e il comportamento tende poi a proseguire per il resto della vita.
Negli ultimi decenni in Italia sono state introdotte leggi sempre più restrittive sul fumo. "Si tratta di norme importanti, a tutela della salute collettiva, che hanno portato a una leggera diminuzione di questa pericolosa abitudine - rilevano le associazioni - Ma per ridurre in modo sostanziale il numero dei tabagisti bisogna intervenire sul fattore economico, come è già avvenuto in altri Paesi. In particolare, il drastico incremento del prezzo può dissuadere i fumatori, soprattutto i giovani, fra i più esposti ai rischi del fumo. Secondo le stime - chiariscono - un aumento di 5 euro del prezzo di tutti i prodotti da fumo può determinare, nel medio periodo, una riduzione del consumo complessivo del 37%, con un conseguente calo dell'incidenza di malattie legate al tabagismo. In secondo luogo, l'incremento delle entrate fiscali determinato da questa legge potrà contribuire a finanziare il Servizio sanitario nazionale. Sono necessarie più risorse per continuare a offrire la migliore assistenza ai cittadini".
Solo nel nostro Paese, le patologie provocate dal fumo generano circa 26 miliardi di euro di costi diretti e indiretti, rimarcano gli organizzatori della campagna. "Ancora troppi cittadini fumano. Il consumo di tabacco è la principale causa di cancro prevenibile. Non si tratta solo del carcinoma del polmone, ma anche del cavo orale, gola, esofago, pancreas, colon, vescica, prostata e rene. Il fumo rappresenta anche il principale fattore di rischio per le malattie respiratorie non neoplastiche, fra cui la broncopneumopatia cronica ostruttiva, asma, infezioni respiratorie ricorrenti, ed è uno delle cause più importanti delle patologie cardiovascolari", concludono.
Partenza il 25 da Castelsardo, in gara 23 squadre...
Tragedia ieri sera a Sestu, per 40 minuti i medici hanno tentato di
rianimarlo... 
Si aprono nuove prospettive per oltre 400 pazienti che ogni anno in Italia sono colpiti dalle forme più avanzate e gravi di tumore testicolare. La biopsia liquida può guidare la selezione delle cure anche nei tumori del testicolo germinali. Con un semplice esame del sangue si individuano ora quei pazienti che possono guarire definitivamente dalla malattia attraverso la chemioterapia ad alte dosi e il trapianto di midollo osseo. Sono le conclusioni di uno studio dell'Igg (Italian Germ Cell Cancer Group), che fa parte della Ficog (Federation of Italian Cooperative Oncology Groups).
"Si tratta di una neoplasia che presenta tassi di guarigione nelle forme avanzate anche superiori all'80% - spiega Ugo De Giorgi, presidente Igg e professore associato di Oncologia medica all'università del Salento - E' un cancro raro, ma che al tempo stesso risulta il più frequente tra gli adolescenti e gli adulti under 40. Fa registrare ogni anno poco più di 2.300 nuove diagnosi e, di queste, circa il 15-20% è difficile da trattare in quanto in stadio avanzato con forme più aggressive e resistenti ai comuni trattamenti convenzionali. Il tumore del testicolo determina un grande impatto sociale, perché interessa uomini spesso molto giovani ai quali non possiamo accontentarci solo di assicurare un prolungamento della vita. Dobbiamo riuscire a somministrare le cure migliori e in grado di garantire una guarigione definitiva dalla malattia anche nelle forme avanzate inizialmente resistenti".
Lo studio clinico prospettico dell'Igg - illustra una nota - è stato sviluppato all'Istituto romagnolo per lo studio dei tumori Irst Dino Amadori di Meldola (Forlì-Cesena). Milena Urbini del laboratorio ha condotto le analisi molecolari principali. Successive analisi e la pubblicazione sono state invece seguite a Utrecht (Olanda) e all'università del Salento-ospedale Vito Fazzi di Lecce. I pazienti coinvolti sono stati in totale 70: tutti hanno ricevuto a Meldola una chemioterapia ad alte dosi con il supporto del trapianto di midollo osseo dopo il test ematico. A questi va aggiunta una coorte di altri 26 casi trattati con chemioterapia a dosi convenzionali, cui ha contribuito il National Cancer Institute di Bratislava (Slovacchia).
"La biopsia liquida è un esame del sangue che valuta il Dna tumorale circolante e da questo si stabilisce la terapia ottimale - chiarisce De Giorgi - Nel carcinoma testicolare vi sono infatti delle caratteristiche genetiche associate ad una peggiore prognosi della malattia e che, al tempo stesso, indicano quei pazienti per cui è fondamentale l'impiego di un trattamento più invasivo, ma risolutivo. La chemioterapia ad alte dosi e il trapianto di midollo possono ottenere dei risultati che non sono ancora raggiunti con la 'tradizionale' chemioterapia o radioterapia. La biopsia liquida sta quindi diventando una realtà non solo nella gestione di neoplasie molto diffuse, come quella alla mammella o al polmone, ma anche nei tumori genito-urinari può favorire la personalizzazione delle terapie".
"Questo studio dimostra il ruolo fondamentale che può e deve avere la ricerca clinica indipendente in oncologia - sottolinea Giuseppe Procopio, presidente Ficog - La biopsia liquida è ormai uno strumento di analisi indispensabile che continua a presentare delle grandi potenzialità. Queste vanno approfondite attraverso degli studi specifici e condotti su popolazioni sempre più grandi di pazienti. In particolare, sta dimostrando di aiutare davvero i clinici nel delicato processo di selezione dei trattamenti. Evitare ai malati, soprattutto se giovani, cure invasive e inefficaci deve essere una delle nostre priorità. La ricerca condotta dall'Igg è un importante primo passo nella direzione di un impiego standard dell'esame ematico nel carcinoma testicolare".
Quattro priorità individuate per il nuovo mandato...
Nelle facciate del palazzo municipale e dell'ex Convento dei
Cappuccini... 
L'Italia "ha deciso di candidare Maurizio Martina alla guida della Fao". Lo annuncia a Bruxelles, a margine del Consiglio Ue, il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il governo italiano, aggiunge il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida, ha sostenuto l'ex segretario del Pd "come vicedirettore della Fao in questi anni".
"E' stato il primo vicedirettore italiano - continua Lollobrigida - e il governo guidato da Giorgia Meloni, con il ministro degli Esteri Tajani, hanno sostenuto la candidatura di Maurizio Martina".
Anche se Martina, aggiunge, ha "una storia politica differente dalla nostra, abbiamo ritenuto che l'Italia meritasse di avere quel ruolo e che possa meritare ancor di più, di avere un ruolo di guida di un'organizzazione internazionale di livello che ha la sede a Roma". Nella Fao "il collega, essendo stato ministro dell'Agricoltura anche lui prima di me, potrà rappresentare al meglio l'interesse generale di un'organizzazione che deve affrontare temi legati alla sicurezza alimentare, con particolare riferimento all'agricoltura".

Diventa realtà la Carta d’Identità Elettronica 'a vita' per gli over 70. La misura, inserita nel decreto di semplificazione legato al PNRR, è stata pubblicata in Gazzetta ufficiale, ma dovrà ancora passare in Parlamento per la conversione in legge.
Il provvedimento elimina l’obbligo di rinnovo periodico per i cittadini con più di 70 anni e fissa una durata di validità pari a cinquanta anni per le CIE rilasciate a partire dal 30 luglio 2026. La decisione – motivata da esigenze di snellimento burocratico e di maggiore accessibilità ai servizi – rappresenta un cambio epocale nel rapporto tra anziani e pubblica amministrazione. Ma da quando si applica? Vale anche per chi ha già la carta? E cosa succede per l’espatrio?
Come funziona la nuova CIE per gli over 70
Secondo il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale, per chi ha compiuto 70 anni al momento della richiesta, la Carta d’Identità Elettronica non avrà più la classica scadenza decennale, ma resterà valida per 50 anni, un periodo che di fatto elimina quasi del tutto la necessità di rinnovo per la maggior parte degli interessati.
Il documento sarà pienamente utilizzabile anche per l’espatrio, come gli attuali modelli elettronici, e rimane valida per l’accesso a servizi pubblici e privati che richiedono un documento d’identità in corso di validità.
La norma prevede, oltre all’estensione temporale, la facoltà per il titolare di richiedere comunque un rinnovo dopo dieci anni dal rilascio, non per esigenze di validità amministrativa, ma per aggiornare il certificato di autenticazione digitale della CIE, utile per i servizi online della pubblica amministrazione.
Chi è escluso e cosa cambia
La misura riguarda solo le CIE rilasciate a decorrere dal 30 luglio 2026 ai cittadini che al momento della domanda di rilascio hanno già compiuto 70 anni. Le carte ottenute prima di quella data continueranno ad avere la durata ordinaria di dieci anni e dovranno essere sostituite al termine del loro ciclo se si desidera mantenere il documento valido ai fini dell’espatrio o dell’uso digitale, in linea con i regolamenti europei sui documenti di identificazione.
Una semplificazione attesa da anni
La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale segna la fase operativa di una riforma attesa da mesi. Era infatti lo scorso novembre 2025 quando il ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, aveva annunciato l’intenzione del Governo di "abolire il rinnovo della carta d’identità per gli over 70" come parte di un ampio pacchetto di semplificazioni burocratiche.
Con questa modifica normativa, milioni di italiani potranno dire addio alle file agli sportelli e agli appuntamenti sui portali comunali per il rinnovo del documento: un passo significativo verso una burocrazia più snella e inclusiva.

La cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026, andata in onda su Rai1, ha vinto la prima serata di ieri, domenica 22 febbraio, con il 30,9% di share: ha incollato allo schermo 6.232.000 telespettatori. A seguire, su Canale 5 la soap turca 'Io Sono Farah' ha conquistato 2.003.000 telespettatori e uno share del 14,1%. Su Italia1 'Le Iene' ha ottenuto 1.206.000 telespettatori e il 10,1%. Sul Nove 'Che Tempo Che Fa' ha totalizzato 1.292.000 telespettatori, pari al 7%.
Su Rai3, 'Presadiretta' ha totalizzato 904.000 telespettatori pari al 4,7%. Su Rai2 il film 'Era ora' con Barbara Ronchi ed Edoardo Leo ha intrattenuto 903.000 telespettatori, pari al 4,5%. Poco sotto con il 4,4% c'è 'Fuori dal Coro' in onda su Rete 4 che è stato visto da 560.000 telespettatori. Su La7 'Il caso Epstein – Andrea, il principe senza privilegi' ha raggiunto 526.000 telespettatori, pari al 3,3%. Infine, su Tv8 'The Karate Kid – La leggenda continua' ha intrattenuto 330.000 telespettatori, pari al 2,1%.
Nella fascia access prime time, 'La Ruota della Fortuna' su Canale 5 ha conquistato 4.778.000 telespettatori, pari al 22,1%. Mentre 'Affari tuoi' non è andato in onda per lasciare spazio alla chiusura di Milano-Cortina.

Il trattamento iniettabile long acting per l'infezione da Hiv a base di cabotegravir + rilpivirina di Viiv Healthcare ha dimostrato un'efficacia superiore nel mantenere la soppressione della carica virale rispetto alla terapia orale quotidiana, in persone con una storia di difficoltà di aderenza alla terapia antiretrovirale. Sono i risultati finali dello studio di fase III Latitude, diffusi oggi in una nota dalla farmaceutica specializzata nel trattamento dell'Hiv, a maggioranza azionaria Gsk. I dati a 48 settimane sono stati pubblicati sul 'New England Journal of Medicine' e fanno seguito alla raccomandazione di un comitato indipendente di monitoraggio dei dati e della sicurezza (Dsmb) del febbraio 2024, di interrompere la randomizzazione dello studio e invitare tutti i partecipanti eleggibili a passare al trattamento iniettabile long acting cabotegravir + rilpivirina, sulla base dei dati interinali di efficacia.
"Lo studio Latitude - afferma Kimberly Smith, Head of Research & Development di ViiV Healthcare - si aggiunge a un solido corpus di evidenze a sostegno del ruolo dell'associazione iniettabile long acting cabotegravir + rilpivirina come valida opzione terapeutica per le persone che vivono con Hiv. Questo è il primo studio randomizzato che conferma che tale regime è superiore alla terapia orale quotidiana in questa popolazione. Pertanto, i risultati potrebbero convalidare un approccio long acting per questo ulteriore gruppo di pazienti e fare una differenza significativa per le persone che vivono con l'Hiv e per il nostro obiettivo di porre fine all'epidemia" da Hiv.
Latitude (Long-Acting Therapy to Improve Treatment Success in Daily Life) - si legge nella nota - è uno studio di fase III, randomizzato e in aperto che ha coinvolto 453 partecipanti, età media 40 anni, con difficoltà nell'assumere terapia antiretrovirale orale quotidiana o usciti dai percorsi di cura. Il 63% era nero/afroamericano, il 29% di sesso femminile, il 17% ispanico e il 14% ha dichiarato un uso continuo o pregresso di sostanze iniettive. Una volta arruolati, i partecipanti hanno ricevuto supporto all'aderenza, inclusi incentivi economici dedicati, al fine di ottenere la soppressione virologica mentre assumevano una terapia antiretrovirale orale giornaliera raccomandata dalle linee guida. I ricercatori hanno quindi randomizzato 306 soggetti, che avevano ottenuto la soppressione virologica, nel ricevere iniezioni long acting di cabotegravir e rilpivirina ogni 4 settimane (n=152) o a continuare ad assumere terapia orale quotidiana (n=154). L'endpoint primario era un confronto del fallimento del regime nei 2 bracci, definito come una combinazione di fallimenti virologici (Vf) e l'interruzione del regime per qualsiasi motivo. Il rischio cumulativo di fallimento del regime così definito durante le 48 settimane di trattamento è stato ridotto di quasi la metà nel braccio con farmaci long acting (22,8%) versus il 41,2% per chi ha continuato la terapia orale giornaliera (29/152 vs 55/154, rispettivamente).
Tra i partecipanti trattati con il regime iniettabile long acting - dettaglia la nota - 29/152 (19%) hanno avuto un fallimento del regime: 5 (3%) hanno avuto Vf e 24 (16%) hanno interrotto definitivamente il trattamento come primo evento. Nel gruppo che continuava la terapia orale quotidiana, 55/154 (36%) hanno avuto un fallimento del regime: 32 (21%) con Vf come primo evento e 23 (15%) con interruzione definitiva del trattamento. Ulteriori endpoint chiave alla settimana 48 hanno confermato la superiorità di cabotegravir + rilpivirina rispetto alla terapia orale quotidiana. Il tasso di eventi avversi (Ae) è risultato simile in entrambi i gruppi. L'Ae più comune nel gruppo long acting è stata la reazione nel sito di iniezione (Isr), con 2 partecipanti che hanno interrotto il trattamento per questo motivo. Due Vf confermati in ciascun gruppo (n=4 totale) hanno evidenziato nuove mutazioni associate a resistenza (Ram), incluse 2 nuove Ram agli inibitori dell'integrasi in entrambi i partecipanti del gruppo long acting.
"I risultati dello studio randomizzato Latitude - commenta Antonella Castagna, direttore Malattie infettive Irccs ospedale San Raffaele e professoressa ordinaria di Malattie infettive all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano - evidenziano come la strategia farmacologica long acting rappresenti un'opzione terapeutica efficace e concreta anche per persone con Hiv con difficoltà di aderenza alla terapia orale, e testimonia la possibilità di una nuova alleanza terapeutica, premessa indispensabile per il mantenimento del successo virologico anche in condizioni di maggior fragilità. Il centro da me diretto, insieme ad altri centri in Italia, partecipa in questo momento allo studio Crown, uno studio di grande rilevanza internazionale che sta valutando l'efficacia e la sicurezza a lungo termine di un trattamento antiretrovirale long acting con cabotegravir + rilpivirina per le persone con Hiv che continuano ad avere carica virale rilevabile nonostante siano in terapia antiretrovirale orale". A differenza di Latitude che prevedeva una fase di soppressione virologica preliminare, si precisa nella nota, il Crown valuta il regime direttamente in persone con viremia non ancora soppressa.
Latitude è sponsorizzato e finanziato dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases, parte dei National Institutes of Health, ed è stato condotto da Actg con ulteriore supporto del National Institute of Mental Health, del National Institute on Drug Abuse, dell'Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health and Human Development, di ViiV Healthcare e di Johnson & Johnson.
Referendum giustizia, Pd-M5S-Avs: "In tv narrazione anti giudici e troppo governo, esposto ad Agcom"

Esposto all'Agcom e in Commissione di Vigilanza Rai da parte di Pd, M5S e Avs. Nel mirino la "sovresposizione del governo" in tv sul referendum sulla giustizia.
"I dati dell’Osservatorio di Pavia certificano nella settimana di indizione dei comizi elettorali un tempo complessivo della presenza del Governo nell’informazione Rai che va dal 35 al 50%. Un dato abnorme e inaccettabile. A ciò si aggiunge una programmazione, in tutti i tipi di trasmissione, che, tra processi ai processi, valutazioni generalizzate di sentenze, analisi superficiali di fatti di cronaca, anche risalenti, contribuisce a creare quella narrazione contro la magistratura, capitanata dalla Presidente del Consiglio, che appare sempre più funzionale a sostituire i deboli argomenti dei sostenitori del SI", scrivono in una nota i parlamentari Pd, M5S e Avs in Commissione di Vigilanza Rai.
"Tutta questa sovresposizione del Governo sul Referendum è apertamente contraria alla disciplina della par condicio, sia per la Rai che nelle emittenti private. Com’è noto - proseguono - la disciplina della par condicio referendaria impone che le testate radiotelevisive debbano assicurare la puntuale distinzione tra l’esercizio delle funzioni istituzionali, correlate alla completezza dell’informazione, e l’attività politica in capo agli esponenti del Governo la cui presenza deve essere dunque limitata esclusivamente alla esigenza di assicurare la completezza e l’imparzialità dell’informazione".
"In tutte le trasmissioni radiotelevisive diverse da quelle di comunicazione politica - aggiungono - dai messaggi politici autogestiti e dai programmi di informazione ricondotti sotto la responsabilità di specifiche testate giornalistiche registrate ai sensi di legge, non è ammessa, ad alcun titolo, la presenza di esponenti politici o di persone chiaramente riconducibili ai soggetti politici. Inoltre, non possono essere trattati temi che riguardino vicende o fatti legati alle tematiche del referendum. In questo caso tutte le tematiche relative al tema ‘giustizia’ e ‘magistratura’".
"È del tutto evidente - sostengono i parlamentari - che la costruzione di una narrazione anti-magistratura costituisca surrettizia propaganda da parte dei sostenitori del Si e, in quanto tale, rappresenti una violazione del combinato disposto del quinto comma dell’art. 1 della Legge 515/1993 e dell’art. 9 della Legge 28/2000, ove il relativo tempo totale (di parola e di notizia) non venga opportunamente computato a favore del SI e ove coinvolga siti istituzionali, come nel caso del Ministero della Giustizia".
"La normativa vigente sulla par condicio - precisano - impone che nelle trasmissioni informative, sia della Rai che delle emittenti private, riconducibili alla responsabilità di una specifica testata giornalistica, in relazione alle tutte le tematiche della giustizia, riconducibili quindi al referendum, anche la presenza di membri del Governo deve essere limitata esclusivamente alla esigenza di assicurare la completezza e l'imparzialità dell'informazione".
"Abbiamo quindi presentato un esposto ad Agcom e in Commissione di vigilanza Rai affinché: (1) si richiamino tutte le emittenti radiotelevisive, a partire dalla Rai, al rispetto di tali disposizioni; (2) si computi il tempo di notizia e quello di parola che Governo e maggioranza dedicano al tema giustizia nel computo dello spazio riservato al SI; (3) si faccia rispettare nelle trasmissioni diverse da quelle dedicate alla comunicazione politica, il divieto di trattare temi che riguardino vicende o fatti legati alle tematiche del referendum e, dunque, dell'amministrazione della giustizia e della valutazione di sentenze e della magistratura”, concludono.



