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Resi noti alcuni dei risultati ottenuti dalle analisi del Ris...
Il bilancio del 2025. Bagalá: sostanziale allineamento a ultimo
triennio...
Prevista una chiusura notturna a Sassari e a Castelsardo...
Richieste soprattutto da nord Ue e Usa, acquirenti chiedono
condizioni chiare...
Le diverse esposizioni saranno allestite dal 5 febbraio al 28
giugno...
Il delitto a Porto Torres nel febbraio 2022...
Tragedia a Narcao, l'uomo aveva un 80enne...
Sit-in sabato 7 per chiedere la fine della repressione...
Intervento della Guardia costiera nelle Bocche di Bonifacio...
Controlli Guardia Costiera Cagliari, bloccata in porto anche
portacontainer... 
Diciottomila firme raccolte in poco più di 10 giorni. Sono il 35% delle 50.000 necessarie per poter presentare la proposta di legge di iniziativa popolare al Parlamento, per aumentare di 5 euro il costo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina. Tutti i cittadini maggiorenni possono firmare, andando sulla piattaforma del ministero della Giustizia e utilizzando lo Spid, la Cie (Carta di identità elettronica) o la Cns (Carta nazionale dei servizi). La campagna (https://5eurocontroilfumo.it), la prima del genere mai realizzata in Italia, è promossa da Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione Aiom. Oggi, nella Giornata mondiale contro il cancro, le società scientifiche e le associazioni dei pazienti che aderiscono all’iniziativa lanciano un appello a firmare, per raggiungere quanto prima le 50.000 firme necessarie. L’obiettivo principale della campagna è contrastare il tabagismo.
Ogni anno, in Italia, circa 105mila casi di cancro, il 27% del totale, è determinato proprio dal fumo. In secondo luogo, la campagna vuole reperire risorse per il Servizio sanitario nazionale. Per poter garantire l’alta qualità e la sostenibilità del sistema e a tutti l’accesso alle cure innovative, è necessario investire di più in prevenzione. Si stima che più del 40% dei decessi per cancro sia dovuto a fattori di rischio modificabili, come fumo, consumo di alcol, dieta scorretta, sovrappeso e obesità. L’Italia, nel 2023, ha destinato alla prevenzione il 4,6% della spesa sanitaria complessiva, una percentuale, se si considerano i Paesi europei, inferiore a quelle di Regno Unito (5,6%), Olanda (5,2%) e Germania (4,8%).
"Oggi si celebra la Giornata mondiale contro il cancro – spiega Massimo Di Maio, presidente Aiom -. La campagna '5 euro contro il fumo' è in linea con le finalità della giornata, tra cui rientra proprio l’informazione sui fattori di rischio. In pochi giorni dal lancio dell’iniziativa migliaia di cittadini hanno firmato. Circa 30 società scientifiche e oltre 15 associazioni di pazienti e fondazioni hanno aderito. Siamo soddisfatti, ma serve un ulteriore sforzo per arrivare alle 50.000 firme necessarie. Il fumo di tabacco è il principale fattore di rischio oncologico. Senza dimenticare gli altri stili di vita scorretti. Il consumo di alcol è correlato a 7 tipi di carcinoma e il grave eccesso ponderale a 12. Nonostante queste evidenze, in Italia il 24% degli adulti fuma, il 33% è in sovrappeso e il 10% è obeso, il 58% consuma alcol e il 27% è sedentario".
"La prevenzione rappresenta lo strumento per ridurre il numero dei casi di tumore e per sostenere l’incremento delle uscite per le cure innovative – continua Di Maio -. Nel 2024, in Italia, la spesa pubblica per i farmaci anti-cancro è stata pari a 5,4 miliardi di euro, in aumento del 13,8% rispetto al 2023, rappresentando quasi il 20% della spesa farmaceutica pubblica totale. L’innovazione non è solo un costo, ma si traduce in vite salvate". Nel nostro Paese, nel 2026 rispetto al periodo 2020-2021, è stimata una diminuzione dei tassi di mortalità oncologica del 17,3% negli uomini e dell’8,2% nelle donne. Sono dati migliori nel confronto con la media europea (-7,8% negli uomini e -5,9% nelle donne nel 2026 rispetto al periodo 2020-2022).
"In Italia il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi e almeno un paziente su quattro è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può ritenersi guarito – sottolinea Di Maio -. Le terapie anti-cancro sono caratterizzate da meccanismi di azione sempre più specifici. La transizione verso trattamenti innovativi ad alta complessità, come l’immunoterapia e gli anticorpi farmaco-coniugati, offre opzioni in grado di migliorare la sopravvivenza e le possibilità di guarigione in un numero crescente di situazioni cliniche, ma pone questioni legate alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. La disponibilità di nuove strategie determina, inoltre, la necessità di definire linee guida specifiche per stabilire la corretta sequenza di questi farmaci".
Il tema del World Cancer Day è 'United by Unique', per sensibilizzare cittadini, pazienti e Istituzioni a considerare l’unicità di ogni persona colpita dal cancro, garantendo una presa in carico che tenga conto degli aspetti emozionali, psicologici e sociali legati alla malattia. Aiom e Fondazione Aiom, che organizzano oggi a Roma il convegno nazionale World Cancer Day, aderiscono alla giornata mondiale. A livello globale, i nuovi casi di tumore sono più che raddoppiati dal 1990, raggiungendo i 18,5 milioni nel 2023, e i decessi oncologici sono aumentati del 74%, arrivando a 10,4 milioni. "In 10 anni, in Italia, sono stati tagliati 1.091 posti letto pubblici in Oncologia medica: nel 2013 erano 5.234, ridotti a 4.143 nel 2023 – spiega Di Maio -. Nel 30% dei centri manca ancora l’assistenza domiciliare oncologica e più della metà delle strutture (52%) è priva dei coordinatori di ricerca clinica, figure essenziali per condurre le sperimentazioni. Anche aspetti importanti dell’assistenza, come la psicologia clinica e la nutrizione clinica, rimangono subottimali in molte realtà. Oltre a posti letto e ospedali più moderni, servono più medici e infermieri. La scarsità di specialisti sta infatti interessando anche l’oncologia, sebbene in misura minore rispetto ad altre specialità. Inoltre vanno realizzate su tutto il territorio le Reti oncologiche regionali, oggi attive solo in circa la metà delle Regioni. Solo così può essere garantita la collaborazione multidisciplinare in tutto il percorso di cura".
"Nel 2025, in Italia, sono stati stimati circa 390.000 nuovi casi di cancro, con una sostanziale stabilità rispetto al 2024 – afferma Rossana Berardi, presidente eletto Aiom -. Fortunatamente aumentano le persone vive dopo la diagnosi. Dall’altro lato, questo risultato positivo determina una ripercussione su chi si prende cura di loro. La gestione ottimale del paziente oncologico è un lavoro di squadra che coinvolge operatori sanitari e caregiver e per mettere davvero la persona al centro dobbiamo proteggere anche chi cura: oggi, secondo dati disponibili, gli oncologi arrivano a dedicare oltre la metà del loro tempo ad attività burocratiche e amministrative, sottraendo energie alla relazione e alla qualità della visita. E non è un dettaglio: il benessere degli operatori è una priorità di salute pubblica, tanto che si stima che fino a 8 giovani oncologi su 10 siano colpiti da burnout. In parallelo, dobbiamo riconoscere in modo strutturale il ruolo dei caregiver familiari che in Italia sono circa 7 milioni e rappresentano una parte essenziale del percorso di cura. Per questo è importante che il disegno di legge sul caregiver, approvato dal Governo il 12 gennaio 2026 e ora in discussione parlamentare, arrivi rapidamente a tutele concrete".
Il cancro determina conseguenze negative anche sulla salute mentale. Il 20% delle persone con tumore è colpito da depressione, il 10% da ansia e oltre il 50% sviluppa disagio psicologico. È significativo anche l’impatto sulla produttività. Si stima che il cancro impedisca la partecipazione al mondo del lavoro di almeno 1,1 milioni di cittadini in Europa. Gli uomini e le donne con diagnosi di tumore hanno, rispettivamente, il 7% e il 10% di probabilità in meno di trovare un impiego rispetto alle persone senza cancro.
"Le difficoltà finanziarie, associate alla diminuzione delle entrate dopo la diagnosi di tumore, possono influenzare negativamente la salute mentale, la qualità di vita e la sopravvivenza dei pazienti – conclude Francesco Perrone, presidente di Fondazione Aiom -. Inoltre, la mancanza di una occupazione o la riduzione del reddito possono portare all’isolamento sociale, limitando lo sviluppo delle capacità personali e professionali. I pazienti oncologici hanno necessità di tempo per i trattamenti e le visite mediche. E gli effetti collaterali delle terapie possono influenzare la capacità di svolgere le attività professionali, soprattutto nei periodi di trattamento attivo. Tutti questi fattori condizionano le prestazioni lavorative, l’acquisizione di competenze, la progressione della carriera e il reddito. Un approccio a 360 gradi della cura del cancro deve considerare anche questi aspetti".

"Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di reti cliniche. Non è una moda organizzativa, ma una risposta concreta a un problema reale: la crescente complessità della medicina moderna. Oggi molte malattie non possono più essere affrontate da un singolo specialista, spesso nemmeno da una singola struttura. Servono competenze diverse, tempi rapidi, decisioni coordinate. Le reti cliniche nascono proprio per questo". Così all'Adnkronos Salute Massimo Di Maio, presidente Aiom (associaziomne italiana oncologia medica) e Rossana Berardi, presidente eletto Aiom, alla vigilia del World Cancer Day, che si celebra domani 4 febbraio.
"Esistono reti cardiologiche, neurologiche, o anche in percorsi dove i tempi clinici sono particolarmente stringenti, come quelle dell’emergenza-urgenza. Tra tutte, la rete oncologica è inevitabilmente una delle più rilevanti, per l’elevata incidenza dei tumori e per la complessità dei percorsi di cura che richiedono - spiega Di Maio, professore ordinario di Oncologia medica, Dipartimento di Oncologia, Università di Torino, direttore SC Oncologia medica 1U, Aou Città della Salute e della Scienza di Torino -. È importante chiarire subito un equivoco diffuso: una rete oncologica non è la rete degli oncologi, né la semplice connessione tra strutture di oncologia. Un paziente oncologico, nel suo percorso, ha bisogno di molti specialisti diversi: radiologi, chirurghi, patologi, radioterapisti, medici nucleari, infermieri dedicati, specialisti del territorio, riabilitatori e cure palliative. Accanto a loro, il ruolo dei medici di medicina generale è fondamentale. Tutti devono intervenire nel momento giusto, in modo coordinato. La rete serve esattamente a questo: a far lavorare insieme competenze diverse, mettendo in connessione reparti, ospedali e territori".
Dal punto di vista del paziente, "il valore della rete è molto concreto - sottolinea Berardi, ordinario di Oncologia Università Politecnica delle Marche, Direttrice Clinica Oncologica AOU Marche -. Significa guadagnare tempo, che in oncologia è spesso un fattore decisivo. Significa non doversi preoccupare di programmare da soli esami, visite e terapie, né di capire a chi rivolgersi e quando. Significa essere accompagnati per mano lungo un percorso definito, in cui le informazioni viaggiano insieme alla persona e le decisioni vengono prese in modo condiviso". Una rete "che funziona - ricorda l'oncologa - permette al paziente di essere seguito anche tra strutture diverse, se occorre: un ospedale per la diagnosi, un altro per un intervento complesso, un centro dedicato per una terapia specifica, il territorio per il follow-up. Tutto senza frammentazioni, ripetizioni inutili o perdite di tempo".
Quando questo non accade, il problema diventa evidente. "Un paziente è costretto a spostarsi da un centro all’altro senza una regia, a ripetere a volte gli stessi esami con conseguenze negative per sé, per i caregiver e per il sistema sanitario, a raccontare più volte la propria storia clinica, a subire ritardi non per motivi clinici, ma organizzativi. In questi casi - fa notare Di Maio - anche se sulla carta esiste una rete, non è rispettato lo scopo stesso della sua istituzione. Le reti più mature riescono a fare un passo ulteriore: integrano assistenza e ricerca, utilizzano i dati per migliorare gli esiti, investono nella formazione continua dei professionisti e valorizzano le competenze specialistiche".
Per funzionare, una rete clinica – e oncologica in particolare – deve essere costruita sulla competenza. "Ha bisogno di leadership cliniche, di ruoli operativi reali e di una governance che metta al centro il valore professionale e la capacità di decidere - evidenzia Berardi -. Come nello sport, l’allenatore deve avere una visione strategica, che deve condividere con la squadra, e ogni giocatore deve essere impiegato nel ruolo che esalti le sue capacità. Lo stesso vale per le reti cliniche. Chi lavora in sanità sa bene che le reti cliniche non sono un esercizio teorico. Si misurano nella vita reale delle persone, nelle scelte che arrivano in tempo o troppo tardi, nella fiducia che un paziente ripone nel sistema nel momento più fragile della sua vita. Sono preziosi strumenti di cura, attraverso cui l’innovazione, il progresso e le evidenze scientifiche si traducono in pratica quotidiana. L’ottimizzazione del percorso consente di prolungare la vita dei pazienti al pari della somministrazione delle migliori terapie. Per ottenere questo servono responsabilità chiare".
"Tuttavia, in ambito sanitario - e in oncologia in particolare – le competenze professionali sono strettamente correlate alla formazione e all’esperienza maturata - aggiunge Berardi -: non sono automaticamente trasferibili né sostituibili attraverso meri assetti organizzativi o provvedimenti amministrativi. La politica ha un ruolo essenziale: definire gli indirizzi, garantire le risorse, assicurare equità. Queste responsabilità politiche sono cruciali, al pari delle scelte clinico-organizzative che sono poi compito di chi ha la responsabilità di dirigere la rete". "Se uno di questi elementi viene meno - avverte Di Maio - la rete perde forza, si incrina la fiducia dei professionisti che dovrebbero farla vivere e la rete rischia di non svolgere il proprio compito in maniera ottimale. E alla fine a pagarne il prezzo sono i pazienti".
"Le società scientifiche come Aiom, insieme alle associazioni dei pazienti, hanno il dovere di richiamare questi principi proprio per tutelare il sistema e i pazienti. Non è una questione tecnica, è una scelta di responsabilità. Perché una rete clinica che funziona non è solo una buona organizzazione sanitaria: è una promessa mantenuta. Quella di non lasciare mai una persona sola dentro la complessità della malattia" concludono Berardi e Di Maio.

"E' arrivata una nota di Casa Pound, dei neofascisti, che dicono che votano sì al referendum per la riforma sulla giustizia e lo slogan è 'falli piangere, votare sì'. Quindi mi sembra che quelli che votano sì non siano, diciamo, ben accompagnati". Elly Schlein, segretaria del Pd, a Di Martedì su La7 si esprime così dopo la posizione assunta da CasaPound. Il movimento ha annunciato che voterà sì al referendum per la riforma sulla giustizia, in programma il 22 e il 23 marzo.
Il post del Pd
Contemporaneamente, sul profilo Instagram del Partito Democratico, un post invita a votare No con un messaggio che sui social provoca una valanga di reazioni. 'Loro votano Sì', si legge mentre scorrono le immagini di centinaia di persone - probabilmente ad un raduno ad Acca Larenzia - che si esibiscono nel saluto romano.
"La linea comunicativa del Partito Democratico che assimila al fascismo chi voterà Sì al referendum del 22-23 marzo è gravemente insultante e svilente. Da fondatrice e militante del PD sono colpita e molto addolorata da una deriva comunicativa e politica sempre più polarizzante e populista", scrive su X l'europarlamentare dem, Pinia Picierno. "La Costituzione si difende soprattutto non violentandone i principi, tra cui quello del referendum confermativo su cui gli elettori devono esprimersi nel merito, senza trasformarlo in una contesa politica sul governo in carica. Per quello ci saranno le elezioni politiche. Io voterò sì, e lo farò in compagnia di molti elettori e militanti del Pd, per i quali chiedo rispetto: basta, vi prego, con accuse infamanti", aggiunge.
"Basta con una campagna che sembra ricalcare, al contrario, i toni e lo stile di Fratelli d’Italia, anche loro impegnati una penosa linea comunicativa per cui chi vota no è assimilabile ai violenti degli scontri di Torino. Dico a tutti: recuperiamo una discussione di merito, serena, rispettosa e centrata: dobbiamo farlo per il bene del dibattito pubblico, e della democrazia del nostro Paese. Poi so bene che esiste una linea maggioritaria nel mio partito, e sono sicura che esistono molti modi per argomentare sulle ragioni del “No”. In tutta onestà mi pare che quelle osservate e ascoltate fin qui non siano quelle più giuste e quelle più convincenti", conclude.
La nota di CasaPound
"Chi ama l'Italia vota sì". CasaPound Italia scende in campo in vista del referendum sulla riforma della giustizia. "Un gesto per dare un chiaro segnale a chi, ancora una volta, vuole incatenare le sorti della Nazione", afferma in una nota il movimento di Gianluca Iannone, reduce dalle violente polemiche legate alla presentazione (negata) alla Camera della proposta di legge popolare sulla remigrazione.
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"Mentre gli italiani in massa hanno deciso di sostenere la proposta di legge sulla Remigrazione – si legge nel comunicato diffuso da Cpi – vogliamo esprimere il nostro chiaro sostegno alla riforma della giustizia. Il prossimo 22 e 23 marzo attraverso il sì è possibile mettere alla berlina tutta la retorica del no. Una litania che vuole tenere l’Italia incollata al clientelismo giudiziario dove la giustizia viene usata come una vera e propria arma politica. Diciamo, quindi, basta a carriere costruite sulle correnti e basta con l’impunità".
“La separazione delle carriere rafforza la magistratura permettendo un accrescimento dell’autonomia e della trasparenza delle funzioni – prosegue la nota – inoltre è importante evidenziare, nell’oggi, la funzione di un’associazione di fatto privata quindi sensibile alle questioni politiche come l’Anm, controversia sottolineata dal Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia Paolo Itri, ‘possa decidere di fatto le nomine dei procuratori della Repubblica’. Una questione grave che ha condotto agli squilibri giudiziari visibili da ognuno di noi. La propaganda del no fatta di storici improvvisatisi giuristi, di scrittori tuttologi, di una campagna basata sulla menzogna e anche di libri di testo, come nel caso di un liceo di Reggio Calabria, in cui si afferma che ci sarebbe un presunto piano per limitare l’indipendenza della magistratura, cercando di indottrinare gli studenti a scuola, mostra la cifra stilistica di chi vuole impaludare la Nazione. Per questo, lo ribadiamo, il 22 e 23 marzo chi ama l’Italia vota sì”.

''Ribadisco nuovamente il punto centrale: l’Ice non svolge e non potrà mai svolgere attività operative di polizia sul nostro territorio nazionale''. Così il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, nell'informativa urgente sulla presenza in Italia degli agenti dell'Immigration and Customs Enforcement (Ice) degli Stati Uniti d'America durante le Olimpiadi Milano-Cortina. Piantedosi ha poi sottolineato che ''stiamo parlando dunque di una polemica completamente infondata''.
''Sul piano fattuale - ha spiegato - gli investigatori di Hsi che verranno in Italia, a supporto del personale già presente nelle sedi diplomatiche statunitensi, non sono agenti operativi e non hanno alcuna funzione esecutiva. Inoltre opereranno all’interno degli uffici diplomatici statunitensi e quindi non saranno neanche tecnicamente su suolo italiano. Sulla base di quell’accordo, svolgono sempre lo stesso tipo di attività di natura investigativa, senza che il governo abbia mai disposto o anche soltanto ipotizzato alcuna modifica al loro perimetro di azione né per le Olimpiadi né in vista di altri possibili scenari. E non è mai arrivata alcuna proposta o richiesta di modificare queste attività dalle autorità americane''.
Il ministro ha poi ricordato che ''la cooperazione tra le autorità italiane e l’Homeland Security Investigations'', sezione investigativa di Ice, ''risale a un accordo bilaterale del 2009, ratificato con legge nel luglio 2014[1], quando al governo c’era quella stessa opposizione che oggi mostra di indignarsi. Potrei insistere su questa contraddizione, ma non lo faccio perché quella iniziativa del governo dell’epoca fu vantaggiosa in quanto l’accordo bilaterale tra Stati Uniti e Italia sulla cooperazione di polizia nel contrasto ad alcuni delitti particolarmente gravi corrispondeva, e tuttora corrisponde, all’interesse di entrambi i Paesi, e contribuì ad aumentare la sicurezza dell’Italia''.
''Dunque, la presenza di personale riconducibile all’Agenzia Ice non è di certo un’improvvisa e unilaterale iniziativa di compressione della nostra sovranità nazionale, come da taluni rappresentata, ma l’ottemperanza ad un’intesa internazionale giuridicamente vincolante e assunta dall’Italia nel pieno rispetto delle previsioni della Costituzione e delle prerogative del Parlamento'', ha aggiunto.
''Questa venticinquesima edizione delle Olimpiadi ci dà l’occasione per valorizzare l’immagine dell’Italia e per unire, al di là di ogni contrapposizione ideologica, tutte le forze politiche sotto il Tricolore, nella consapevolezza che i valori dello sport possono giocare un ruolo primario nel mitigare le tensioni internazionali e far compiere alla comunità internazionale, sotto la regia e l’organizzazione dell’Italia, un passo avanti nella prevenzione dell’estremismo radicale violento e del terrorismo. Non ha senso quindi anche in un’occasione così importante e impegnativa per il Paese alimentare polemiche che non hanno ragione di essere', ha detto ancora il ministro sottolineando: ''Garantisco che l’impegno del governo e dell’amministrazione dell’Interno per la migliore riuscita delle Olimpiadi invernali sarà massimo. Non devieremo di un centimetro dalla linea intrapresa per assicurare la sicurezza e l’ordine pubblico di questo grande evento, che non mancherà di rinsaldare ulteriormente la credibilità internazionale dell’Italia e il suo ruolo di leadership nell’arena internazionale in questo momento tanto difficile''.
''Dal lato quantitativo, il piano di sicurezza prevede l’impiego, nelle sei province interessate dallo svolgimento dei giochi, nonché a Venezia e a Varese, dove si trovano gli aeroporti di ingresso in Italia, di 6mila unità di rinforzo delle forze di Polizia, suddivise per settori di impiego, compresi specialisti come artificieri, unità cinofili antisabotaggio, tiratori scelti, sciatori, manovratori di corda, nuclei specializzati antiterrorismo''.

Al via oggi, mercoledì 4 febbraio, ad Abu Dhabi il secondo round di colloqui tra negoziatori di Ucraina, Russia e Stati Uniti. E' arrivata la delegazione di Mosca, riferiscono i media russi, e il protagonista dei negoziati da parte russa è il direttore del Gru, l'intelligence militare, Igor Kostyukov. A capo di quella ucraina, riportano i media di Kiev, il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale, Rustem Umerov.
Intanto la Russia continua ad attaccare. Quattro persone rimaste uccise nella parte orientale delll'Ucraina in raid con droni sferrati dalle forze russe e da quelle ucraine. A darne notizia sono stati funzionari delle due parti.
Due persone sono morte in un attacco russo sulla regione ucraina di Dnipropetrovsk alle prime ore di oggi, altre due sono decedute nella regione di Luhansk, quasi interamente sotto controllo delle forze russe, in un attacco con droni sferrato dalle forze ucraine.
Nel Dnipropetrovsk, "sono rimasti uccisi una donna di 68 anni ed un uomo di 38" nel distretto di Synelnykivsky, secondo quanto riferito da Mykola Lukashuk, capo dell'amministrazione regionale, su Telegram.
A Luhansk, "un giovane ed una donna di 20 anni sono rimasti uccisi nell'attacco su Novokrassnyanka" che ha colpito un minibus, ha riferito sullo stesso social il governo locale, che ha attribuito l'attacco alle orze ucraine.

I colloqui sul programma nucleare tra gli Stati Uniti e l'Iran si terranno in Oman venerdì 6 febbraio. A scriverne, su X, è Barak Ravid, che cita una fonte araba, secondo cui l'amministrazione Trump ha accolto la richiesta iraniana di spostare i colloqui dalla prevista sede di Istanbul.
Trattative sono ancora in corso per stabilire se rappresentanti di paesi arabi ed islamici della regione parteciperanno ai colloqui in Oman, scrive Ravid.
Per la terza volta da quando è tornato alla Casa Bianca, Donald Trump tenta dunque la strada di un accordo sul nucleare con l'Iran. I colloqui mettono però alla prova soprattutto la Guida Suprema, Ali Khamenei[1], chiamata a decidere se aprire a un compromesso o rischiare una nuova escalation militare con gli Stati Uniti. Che intanto, nelle scorse ore, hanno abbattuto in segno di avvertimento un drone di Teheran nel Mar Arabico, giudicato troppo vicino alla portaerei Abraham Lincoln.
Dal canto suo Israele ha fissato una linea rossa netta in vista dei colloqui tra Stati Uniti e Iran[2]: secondo quanto riportato dalla Cnn, qualsiasi accordo che non includa la rinuncia iraniana al programma di missili balistici è considerato inaccettabile. In caso contrario, avvertono ambienti militari e politici israeliani, Tel Aviv è pronta ad agire unilateralmente, anche senza un mandato esplicito di Washington.
È questo il punto che domina il dibattito strategico israeliano nelle ore che precedono l’avvio dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, e che rischia di trasformare il tavolo diplomatico di Istanbul in un passaggio ad altissimo rischio di escalation.

Si è tenuta oggi a Roma, presso la Casa Madre dei Mutilati di Guerra, la celebrazione della Giornata Nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo, istituita con la legge 25 gennaio 2017 n. 9, per conservare la memoria delle vittime civili di tutti i conflitti, nonché per sensibilizzare sul dramma che vivono le popolazioni coinvolti nei teatri di guerra attuali. L’evento, presentato dalla conduttrice e attivista Metis di Meo, è stato organizzato dall’Associazione nazionale vittime civili di guerra (Anvcg), in collaborazione con il ministero dell’Istruzione e del Merito e con il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
In apertura è stato proiettato il video dell’Angelus di domenica 1° febbraio, durante il quale Papa Leone XIV ha ricordato la ricorrenza della Giornata Nazionale. Al termine della preghiera, il Santo Padre ha detto che "questa iniziativa è purtroppo tragicamente attuale: ogni giorno, infatti, si registrano vittime civili di azioni armate che violano apertamente la morale e il diritto. I morti e i feriti di ieri e di oggi saranno veramente onorati quando si metterà fine a questa intollerabile ingiustizia". Nel suo intervento di saluto, il presidente nazionale dell’Anvcg Michele Vigne ha ribadito che "nei conflitti armati il prezzo più alto è pagato dai civili e che dunque è necessario rispettare il Diritto internazionale umanitario per limitarne le sofferenze".
Ha preso poi la parola l'onorevole Benedetto Della Vedova, in rappresentanza della Camera dei Deputati, che ha sottolineato come "la giornata nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo consenta di conservare la memoria e di sensibilizzare soprattutto i giovani sugli effetti dei conflitti, promuovendo la cultura della pace come dichiarato dall’articolo 11 della Costituzione". Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, forte della sua personale esperienza maturata come presidente della Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, ha richiamato "la necessità della cultura del multilateralismo per garantire la pace. Anche le guerre hanno delle regole e non vanno violate. Per questo motivo, questi eventi sono essenziali per disseminare il rispetto del diritto internazionale". Ha portato il proprio saluto anche il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri, che nel ribadire l’importanza della Giornata, ha ricordato come fosse stato lui a presiedere la seduta del Senato che ne sancì all’unanimità l’approvazione definitiva per legge nel 2017.
Dopo i saluti istituzionali, Antonio Ragonesi, capo dell'area sicurezza e cooperazione internazionale dell’Anci, ha dato notizia del rinnovo del protocollo di intesa tra l'Anci e l'Anvcg per altri quattro anni, a firma dei rispettivi presidenti Gaetano Manfredi e Michele Vigne, per sviluppare sinergie per coinvolgere i comuni italiani nelle celebrazioni della Giornata. È stata presentata quindi la ricerca "L’onda lunga della guerra" sulle conseguenze delle armi esplosive sulla vita dei civili a cura di Sara Gorelli, Coordinatrice de “L’Osservatorio”, il centro di ricerca internazionale sulle vittime civili dei conflitti dell’Anvcg. Nella mattinata si è svolta anche la premiazione dei vincitori del concorso scolastico nazionale organizzato in collaborazione con il ministero dell’Istruzione e del Merito, alla presenza del sottosegretario Paola Frassinetti. All’edizione di quest’anno hanno partecipato oltre 1.400 studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado di tutta Italia per un totale di 684 opere pervenute. Nel suo intervento, il Sottosegretario ha portato i saluti del Governo e ha condiviso come il tema del concorso, dedicato alle conseguenze delle guerre sui bambini, le stia particolarmente a cuore. È sua infatti la proposta di legge approvata all’unanimità dalla camera dei Deputati, e ora all’esame del Senato, per istituire il 20 ottobre la Giornata del ricordo dei piccoli martiri di Gorla e dei bambini vittime delle guerre.
A premiare gli studenti provenienti dalle scuole di tutta la penisola, sono stati i rappresentanti delle sedi dell'Anvcg delle corrispondenti aree geografiche, nonché alcuni ospiti presenti, tra i quali il senatore Dario Damiani, il generale Luca De Marchis, vicecapo di Gabinetto del ministero della Difesa e il prefetto Fabrizio Orano, direttore centrale per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze del Ministero dell’Interno. Per le scuole secondarie di primo grado, il primo premio per la categoria grafica è stato assegnato alla Classe 3D dell’I.C. Vincenzo Randi di Ravenna. Al secondo posto per la categoria scrittura Gaia Amoroso dell’I.C. Casalinuovo di Catanzaro Lido. Al terzo posto per la categoria video la 3B dell’I.C. Michele Granata di Rionero in Vulture (PZ). Una menzione speciale è stata attribuita a Maristella Fiorentino dell’I.C. “D’Assisi – Netti” di Santeramo in Colle (BA) per la categoria grafica.
Per le scuole secondarie di secondo grado, ecco i primi classificati: per la categoria scrittura è lo studente Vito Paternò dell’IISS Ugo Foscolo di Canicattì (AG), per la categoria video Denis Uhaci dell’IISS Simone Weil – Liceo Artistico di Treviglio (BG), per la categoria grafica la Classe 3B dell’IISS Manzoni – Juvara di Caltanissetta. Secondi classificati: per la categoria scrittura Gabriele Maria Parodi dell’Istituto Giannelli di Chiavari (GE), per la categoria video il Corso Teatrale del Liceo Germana Erba di Torino, per la categoria grafica Giulia Maria Ghenta dell’Istituto Amari Mercuri di Ciampino (RM). Terzi classificati: per la categoria scrittura Benedetta Ferrari dell’I.S. Simone Weil di Treviglio (BG), per la categoria video la Classe 3B dell’IISS Alpi-Montale di Rutigliano (BA), per la categoria grafica Emiliano Ruben del Liceo Artistico Buccini di Marcianise (CE). La commissione ha attribuito inoltre alcune menzioni speciali: ad uno studente del CPIA Agrigento – Sede Carceraria “Di Lorenzo” per la categoria grafica, per la categoria scrittura allo studente Francesco Gnudi e alle Classi 3E, 4AQ, 1N, 3M dell’IIS Copernico-Carpeggiani di Ferrara. Particolarmente significativi e commoventi sono state le testimonianze di Maryam Pezeshki, attivista iraniana per i diritti umani e delle donne e di Yara Abushab, studentessa di medicina di Gaza, che hanno raccontato le loro storie. Nel corso dell’evento sono stati letti i messaggi di adesione da parte del ministro della Difesa Guido Crosetto e del ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli.

Una cassaforte da quasi 12 miliardi di dollari per blindare l'industria americana dalle scosse geopolitiche e ridurre la dipendenza dalla Cina. Donald Trump ha annunciato la nascita di 'Project Vault', una riserva strategica di minerali critici destinata a garantire forniture stabili a settori chiave come automotive, tecnologia, difesa ed energia, sul modello della Strategic Petroleum Reserve creata negli anni Settanta dopo lo choc petrolifero. Il progetto prevede un finanziamento iniziale da 10 miliardi di dollari sotto forma di prestito quindicennale della Us Export-Import Bank (Ex-Im), affiancato da circa 1,67 miliardi di capitale privato.
"Lanciamo quello che sarà conosciuto come Project Vault per garantire che le aziende e i lavoratori americani non subiscano mai danni a causa di eventuali carenze", ha dichiarato Trump alla Casa Bianca, affiancato dalla ceo di General Motors, Mary Barra, e dall'imprenditore del settore minerario, Robert Friedland. Il presidente ha sottolineato di aspettarsi anche un ritorno economico dall'operazione per il governo.
Cosa conterrà il forziere
La nuova riserva, una prima assoluta per il settore civile statunitense, sarà composta da terre rare e minerali critici come gallio e cobalto, indispensabili per la produzione di iPhone, batterie, motori per jet, radar e veicoli elettrici. L'obiettivo è attenuare l'impatto di improvvise interruzioni delle forniture e di forti oscillazioni dei prezzi, in un contesto globale segnato da crescenti tensioni.
Il nodo centrale è la Cina. Pechino controlla circa il 70% dell'estrazione mondiale di terre rare e quasi il 90% della loro lavorazione, un dominio che negli ultimi anni si è tradotto in una leva politica e commerciale sempre più evidente. Lo scorso anno, durante il confronto innescato dai dazi imposti da Washington, la Cina ha ristretto l'export di alcuni materiali strategici, costringendo diversi produttori statunitensi a rallentare o ridurre la produzione. "Non vogliamo mai più rivivere quello che abbiamo passato un anno fa", ha detto Trump, riferendosi a quel braccio di ferro.
Chi partecipa al progetto
Il progetto coinvolge già più di una decina di grandi gruppi industriali, tra cui Gm, Stellantis, Boeing, Corning, Ge Vernova e Google. Tre case di trading specializzate nelle materie prime, Hartree Partners, Traxys North America e Mercuria Energy Group, si occuperanno degli acquisti e del riempimento della riserva. L'annuncio ha avuto effetti immediati sui mercati: i titoli di diverse società statunitensi attive nelle terre rare e nei metalli critici sono balzati nelle contrattazioni.
Parallelamente, l'amministrazione sta intensificando la diplomazia delle materie prime. Gli Stati Uniti hanno già siglato accordi di cooperazione con Australia, Giappone, Malesia e altri Paesi e puntano ad ampliare ulteriormente la rete.
Il tema sarà al centro della conferenza ministeriale sui minerali critici in programma oggi a Washington, al Dipartimento di Stato, con la partecipazione del segretario di Stato, Marco Rubio, e del vice presidente Jd Vance, che apriranno i lavori.
All'incontro prenderà parte anche il titolare della Farnesina, Antonio Tajani, insieme a rappresentanti di diversi Paesi europei, africani e asiatici, a conferma della dimensione sempre più internazionale della sfida sulle catene di approvvigionamento.
Secondo il Guardian, il 'Project Vault' sarà il tema centrale della conferenza, durante la quale dovrebbero essere firmati anche diversi accordi bilaterali volti a migliorare e coordinare la logistica della catena di approvvigionamento. Il Dipartimento di Stato ha dichiarato nella nota di lancio dell'evento che l'incontro "creerà uno slancio per la collaborazione" tra i partecipanti al fine di garantire l'accesso alle terre rare.



