(Adnkronos) - Il tecnico della Roma Claudio Ranieri è giunto al Teatro Cucinelli a Solomeo per il lancio dei 100 migliori giovani giocatori in lizza per l’European Golden Boy al Teatro Cucinelli a Solomeo. All’arrivo del tecnico giallorosso un abbraccio con il padrone di casa Brunello Cucinelli, poi le parole di Adriano Galliani e la standing ovation del pubblico presente nel Teatro. “Lui è il più bravo di tutti, dopo 50 anni dico quello che penso”, ha detto Galliani con Ranieri che ha ringraziato e poi è salito sul palco.
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(Adnkronos) - E' in corso alla procura di Busto Arsizio nel varesotto l'interrogatorio di un conoscente di Vasilica Potincu, indagato per l'omicidio della 35enne rumena trovata domenica mattina morta, con un coltello conficcato nella schiena, in un appartamento a Legnano, nel Milanese, utilizzato dalla vittima per svolgere attività di escort.
Scartata l'ipotesi che ad uccidere la donna sia stato l'ex marito, un connazionale 38enne che domenica sera si è costituito a Brescia per reati predatori per cui era stato condannato in Romania (su di lui pendeva dal 15 maggio scorso un mandato d'arresto europeo), le indagini sull'omicidio, condotte dai carabinieri del gruppo di Rho e del nucleo investigativo di Milano e coordinate dal pm di Busto Arsizio Ciro Caramore, si sono indirizzate sul giro di clienti che la vittima accoglieva nell'appartamento.
Analizzato i filmati delle telecamere del comune di Legnano, i conta targhe e le celle telefoniche, gli investigatori sono arrivati al conoscente di Vasilica. L'abitazione dell'uomo, residente nel Milanese, ma non a Legnano, è stata perquisita questa mattina.
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(Adnkronos) - Per il disagio giovanile "il problema nasce anche dai cellulari, dal web, dove spesso ci sono informazioni che a volte sono negative" invece che "culturali, etiche".
Lo ha detto il capogruppo di Fi alla Camera, Paolo Barelli, intervenendo alla Maratona Bullismo in corso al Palazzo dell'Informazione dell'Adnkronos a Roma, in cui viene presentato il primo rapporto dell'Osservatorio nazionale bullismo e disagio giovanile. "Non so -sottolinea- come far fronte a questi problemi, ma certo ci sono preoccupazioni oggettive, fondamentale resta l'insegnamento della famiglia e degli adulti, e una scuola che possa intervenire".
"I giovani dovrebbero fare due o tre ore di sport a scuola ma dove sono le strutture? Le palestre?", si domanda l'azzurro, ricordando che "il ministro ha detto che ci sarà un miliardo di investimenti sulle palestre scolastiche". "Le società sportive -dice- si sono sostituite allo Stato. Lo sport per i giovani è un elemento molto importante".
“Il bullismo ha a che fare con lo sport ma credo che lo sport c’entri fino a un certo punto. Lo sport credo possa rappresentare invece un’area un po’ più protetta, più facilmente assistita data la presenza di istruttori, di allenatori e delle famiglie che guardano. C’è una rete di protezione che aiuta a far stare bene i ragazzi”.
“Le attività sportive ovviamente sono indirizzate ai giovani perché conoscere e vedere una serie di regole è utile, anche se non credo possano essere risolutive. Ci possono essere anche esempi non per forza piacevoli nel mondo dello sport, può accadere nelle relazioni tra i giovani. Non ho ricette - continua Barelli - per risolvere il problema del bullismo che nasce dai telefoni, dal web, dove l’educazione del giovane si concentra sull’acquisizione veloce di dati ma che non sono riconducibili a una progressione di crescita culturale, morale ed etica. Ci possono essere mezzi meno rapidi che potrebbero però far inserire nella mente dei giovani in maniera più radicata dei concetti che poi possono rivelarsi utili nella crescita dell’individuo. Non so quale possa essere la cura delle evoluzioni negative che ci sono nella società che influenzano i giovani portando a preoccupazioni oggettive. È fondamentale il sostegno degli adulti, lo avete detto con gli studi e i dati, perché possono segnalare le cose giuste o sbagliate da fare, ma chi stabilisce cosa giusto e cosa sbagliato?”
“È chiaro che la mela marcia, il mal costume, non deriva per forza dalla storia o dalla tradizione ma è chiaro che nell’ambito sportivo ci siano dei punti di osservazione quindi la soluzione è obbligare i giovani a fare ogni giorno 2-3 ore di sport per controllarli? Bene, ma non ci sono le palestre. Evidentemente non. È colpa di questo o quel governo, questo o quel ministro. L’organizzazione sportiva - sottolinea il Presidente Fin - non è utile alla società come era prima perché i problemi sono aumentati. Noi rimaniamo tutti a disposizione per vedere come si possa cambiare la situazione ma la famiglia e la scuola hanno un ruolo più importante dello sport", conclude Barelli.
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(Adnkronos) - Rilanciare il tema della prevenzione vaccinale come strumento centrale per un invecchiamento attivo e in salute, in linea con le indicazioni del Piano nazionale prevenzione vaccinale (Pnpv) e con le priorità emergenti nella gestione delle cronicità e della fragilità. E' l'obiettivo del convegno 'La prevenzione vaccinale nell'adulto come motore di longevità', promosso dalla Fondazione Longevitas in collaborazione con esperti, istituzioni sanitarie e rappresentanti delle categorie professionali, che si è svolto al Consiglio regionale del Lazio. L'evento è stato realizzato con il contributo non condizionante di Gsk e A casa tua.
Nel ringraziare la Fondazione Longevitas, il presidente del Consiglio regionale Antonello Aurigemma ha evidenziato che l'aumento dell'età media della popolazione "dimostra l'importanza della ricerca in ambito scientifico, ma anche e soprattutto il ruolo fondamentale della prevenzione. In tal senso, ha una grande rilevanza anche la vaccinazione in età adulta. Per questo - ha sottolineato - è importante fare rete, in un'ottica di collaborazione sinergica, coinvolgendo tutti gli attori protagonisti: pensiamo ai medici di medicina generale, alle farmacie". Invitando ciascuno a "fare la propria parte", Aurigemma ha ricordato che "le farmacie hanno effettuato un grande lavoro per la vaccinazione ai tempi del Covid. Con la loro diffusione capillare, hanno fornito un prezioso contributo in termini di prevenzione" e rappresentano "un vero presidio sanitario: basti pensare alle aree più interne o ai piccoli Comuni. Per tutti questi motivi, è fondamentale - ha rimarcato - una giusta sinergia tra tutte le parti coinvolte".
Al centro del dibattito il ruolo dei vaccini per adulti e fragili, in particolare per patologie come l'Herpes zoster, le opportunità offerte dalla vaccinazione in farmacia e la necessità di un approccio proattivo da parte della medicina generale. Sono stati discussi i dati della survey condotta da Cittadinanzattiva Lazio su cittadini e operatori, che ha evidenziato carenze importanti in termini di informazione, accessibilità e fiducia verso la prevenzione vaccinale. "Nel Lazio si sta finalmente parlando in modo più serio di prevenzione vaccinale in età adulta - ha osservato Eleonora Selvi, presidente della Fondazione Longevitas - ma i numeri ci dicono che c'è ancora moltissimo da fare. Serve una maggiore integrazione tra medicina di base, farmacie, sanità pubblica e cittadinanza attiva, con l'obiettivo di costruire un vero e proprio ecosistema della prevenzione nel territorio regionale. Abbiamo tutte le competenze e gli strumenti per fare meglio: è il momento di passare dall'intenzione all'attuazione".
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(Adnkronos) - Ismea rafforza il suo impegno nella modernizzazione e nell’innovazione dell’agricoltura italiana, con un articolato programma di attività informative, formative e pratiche dedicate all’impiego delle applicazioni di osservazione della Terra. L’Istituto mira a supportare imprenditori agricoli, consulenti e operatori - pubblici e privati - nella transizione verso modelli di gestione aziendale e territoriale più sostenibili e innovativi, favorendo l’integrazione dei dati satellitari nei processi decisionali e operativi e diffondendo la conoscenza di tecnologie che permettono di migliorare l’efficacia e l’efficienza sia dei processi amministrativi sia della gestione quotidiana delle imprese agricole.
In un’ottica di cooperazione interistituzionale, Ismea ha attivato le prime collaborazioni con Regioni, mondo accademico, enti pubblici e privati competenti in materia agricola, nonché con imprese specializzate nei servizi satellitari applicati all’agricoltura. Tali sinergie hanno portato alla sperimentazione di percorsi formativi e di addestramento per i consulenti del settore e alla definizione di schemi di cooperazione tra istituzioni. Le proposte progettuali si sono finora concretizzate in 3 corsi di formazione in altrettante regioni italiane, che hanno visto la partecipazione di circa 150 utenti, affiancati da 25 esperti e relatori e 4 università. Il progetto ha coinvolto 15 realtà, tra pubbliche amministrazioni ed enti territoriali, e 3 aziende specializzate in tecnologie satellitari.
Ismea ha inoltre rappresentato l'esperienza acquisita in occasione della general assembly degli EU Space Network organizzata lo scorso aprile a Venezia ed ha promosso un’attività di reskilling e upskilling per i professionisti e in ambiti formativi specifici finalizzati a colmare i gap di competenze individuati in materia di osservazione della Terra. Per il suo ruolo proattivo su queste tematiche, Ismea, già Copernicus academy, è entrata a far parte della più ampia famiglia dei Copernicus ambassador, un attestato che lo conferma come punto di riferimento per le comunità di utenti e promotore della diffusione delle applicazioni satellitari nel settore agricolo e rurale. “L'impegno di Ismea attraverso le competenze - spiega il direttore generale Sergio Marchi - punta a rafforzare la competitività e la sostenibilità economica e ambientale del settore primario. L’obiettivo è anche quello di migliorare la qualità dei processi, ottimizzare i consumi irrigui e l’impiego dei mezzi tecnici e, non ultimo, di diffondere la cultura della gestione integrale dei rischi”.
(Adnkronos) - "Il carcinoma uroteliale, noto anche come tumore alla vescica, è il quinto tumore più frequente in generale e il quarto più frequente negli uomini, ma, purtroppo, ancora troppo poco conosciuto dalla popolazione". Così Edoardo Fiorini, presidente Associazione Palinuro, Pazienti liberi dalle neoplasie uroteliali, in occasione del tour di sensibilizzazione sul tumore uroteliale 'Non girarci intorno', promosso da Merck. L'iniziativa, pensata per il Bladder Cancer Awareness Month, si lega al Giro d'Italia, uno degli eventi sportivi più seguiti nel nostro Paese, di cui la farmaceutica è official partner e del quale segue le tappe, proponendo al villaggio del Giro uno stand dove il pubblico riceve materiali divulgativi sulla patologia e partecipa a momenti di 'edutainment'.
Il carcinoma uroteliale è una patologia con sintomi aspecifici. "Molti - spiega Fiorini - sono simili a quelli di una cistite, pertanto i medici di medicina generale tendono a curarla come tale per mesi, se non per anni, con la conseguenza che quando si scopre che è un tumore della vescica magari è un po' troppo tardi. Sicuramente è una patologia che ha diverse implicazioni soprattutto perché, al di là degli aspetti clinici, ci sono anche degli aspetti sociali e psicologici che affliggono purtroppo il paziente". Difficile anche la prevenzione. "Sfortunatamente si tratta di una patologia che non ha possibilità di screening - evidenzia il presidente di Palinuro - ed ecco perché noi sensibilizziamo la popolazione affinché cerchi di cogliere un potenziale segnale che si evidenzia durante la minzione: il sangue nelle urine". In presenza di questo segno clinico "è fondamentale correre dal medico - avverte - Bisogna vincere una certa resistenza: abbiamo visto in più di un'occasione che, quando si parla a una persona sana di tumore, questa tende normalmente a girare la testa dall'altra parte".
Tra i fattori di rischio c'è il fumo. Il 50% di chi ha una diagnosi di tumore della vescica è fumatore, "ecco perché le persone vanno sensibilizzate anche attraverso campagne di informazione - afferma Fiorini - Occasioni come 'Non girarci intorno' sono importanti perché toccano un pubblico molto ampio e sensibilizzano verso la prevenzione, la corretta alimentazione e lo sport anche le persone sane. A questa iniziativa partecipa anche uno dei nostri volontari, una persona che purtroppo non ha avuto una diagnosi precoce, è stato operato e dopo ha ripreso in mano la sua vita, ricominciando a fare le cose che fanno tutte le persone in salute, compreso andare in bicicletta. Questa è una bellissima testimonianza a favore della prevenzione della malattia che, come associazione, vogliamo dare, con la consapevolezza che oggi la ricerca aiuta sempre di più i pazienti a superare la patologia, riprendendo in mano la vita".
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(Adnkronos) - La variante Nimbus sotto i riflettori, mentre il Covid torna ai livelli di un anno fa. E' il quadro delineato dall'Oms nell'alert di oggi, 28 maggio 2025. "Da metà febbraio 2025, secondo i dati disponibili dai siti sentinella, l'attività globale di Sars-CoV-2 è in aumento, con un tasso di positività ai test che ha raggiunto l'11%, livelli che non si osservavano da luglio 2024", segnala l'Organizzazione mondiale della sanità nell'alert pubblicato per fare il punto sull'andamento di Covid-19 in queste ultime settimane e su un quadro che sta cambiando, con l'ascesa di una nuova variante che si affaccia sulla scena globale, NB.1.8.1.
L'aumento, spiega l'Oms, si osserva principalmente nei Paesi del Mediterraneo orientale, del Sudest asiatico e delle regioni del Pacifico occidentale. E per quanto riguarda le varianti in circolazione, dall'inizio del 2025 l'andamento globale - segnala l'agenzia Onu per la salute - ha subito una leggera variazione: la circolazione di LP.8.1, che era ormai diventata dominante in vari Paesi del mondo, Stati Uniti compresi (è anche la variante a cui si raccomanda di mirare i vaccini per le prossime campagna vaccinali, per esempio in Europa), adesso è in calo e c'è invece la segnalazione di NB.1.8.1, classificata come variante sotto monitoraggio (Vum) per l'Oms.
Questa variante, già ribattezzata 'Nimbus' dai cacciatori di varianti e dagli esperti sui social, è in aumento, e ha raggiunto il 10,7% delle sequenze globali segnalate a metà maggio.
I recenti aumenti dell'attività di Sars-CoV-2 "sono sostanzialmente in linea con i livelli osservati nello stesso periodo dell'anno scorso", puntualizza l'Oms. Tuttavia, "manca ancora una chiara stagionalità nella circolazione del Sars-CoV-2 e la sorveglianza è limitata. Un monitoraggio continuo è essenziale", ammonisce l'agenzia.
L'Oms raccomanda a tutti gli Stati membri di "continuare ad applicare un approccio integrato e basato sul rischio alla gestione del Covid-19, come delineato nelle raccomandazioni permanenti del direttore generale. Nell'ambito di programmi completi di controllo del Covid, la vaccinazione rimane un intervento chiave per prevenire la malattia grave e i decessi dovuti al Covid, in particolare tra i gruppi a rischio".
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(Adnkronos) - "Per anni abbiamo trattato i pazienti con ipoparatiroidismo in modo arrangiato, tanto che gli stessi si rassegnavano e, in alcuni casi, arrivavano a far uso di psicofarmaci. Ecco perché c'è davvero bisogno di fare chiarezza su una patologia che colpisce 4 persone su 15mila. Questa è una malattia trascurata, che abbiamo trattato a lungo con quella che definisco terapia adiuvante, a base di calcio e vitamina D. Ma per la quale oggi esiste un ormone con effetto long term, che però non è ancora a disposizione dei pazienti italiani". Lo ha detto Maria Luisa Brandi, specialista in Endocrinologia e Malattie del metabolismo, direttore della Donatello Bone Clinic e presidente della Fondazione Firmo, nel corso di un evento istituzionale promosso da Appi (Associazione pazienti con ipoparatiroidismo) con il contributo non condizionante di Ascendis Pharma, che si è svolto a Roma presso Palazzo Baldassini in vista della Giornata internazionale dell'ipoparatiroidismo che si celebra il 1 giugno. Obiettivo di Appi: accendere i riflettori sulle sfide quotidiane e sulle novità in vista per i pazienti.
L'ipoparatiroidismo è una malattia endocrina causata da livelli insufficienti di ormone paratiroideo (Pth), il principale regolatore dell'equilibrio di calcio e fosforo nel corpo, che agisce direttamente su ossa e reni e indirettamente sull'intestino. "Quando pensiamo al calcio - spiega Brandi - sappiamo che è indispensabile per la salute delle ossa, ma in realtà questa sostanza è fondamentale per la funzione del sistema nervoso centrale e per le cellule muscolari, anche quelle del cuore". I pazienti possono manifestare una serie di complicanze gravi e potenzialmente letali, sia a breve che a lungo termine, tra cui irritabilità neuromuscolare, complicanze renali, calcificazioni extra-scheletriche e compromissione cognitiva. Spesso la malattia si manifesta dopo un intervento, magari a causa di un tumore. La forma post-chirurgica rappresenta la maggior parte dei casi (70-80%), ma ci sono anche forme autoimmuni e idiopatiche. "L'impatto sulla qualità della vita può essere profondo ed è spesso sottovalutato, a volte dagli stessi medici", conclude la specialista.
(Adnkronos) - Rara, poco conosciuta, progressiva e fortemente invalidante. Chi soffre di ipoparatiroidismo - che in Italia colpisce circa 10mila persone - vede la propria vita trasformarsi completamente. Tuttavia, l'impatto della patologia non è ancora correttamente considerato dal punto di vista diagnostico, terapeutico e assistenziale. Tra le richieste dei pazienti, attualmente trattati con calcio e vitamina D attiva, una terapia e una maggiore preparazione di medici e specialisti che spesso non conoscono o non sanno riconoscere l'ipoparatiroidismo.
"L'Associazione medici endocrinologi ha sempre lavorato sulla formazione e l'informazione di medici di medicina generale e di specialisti, oltre a realizzare documenti informativi e divulgativi. Inoltre, stiamo producendo le linee guida da depositare presso l'Istituto superiore di sanità insieme ad altre società scientifiche". Lo ha detto Agnese Persichetti, medico endocrinologo dell'Associazione medici endocrinologi (Ame), intervenuta nel corso di un evento istituzionale promosso da Appi (Associazione pazienti con ipoparatiroidismo) con il contributo non condizionante di Ascendis Pharma che si è svolto a Roma presso Palazzo Baldassini in vista della Giornata internazionale dell'ipoparatiroidismo che si celebra il 1 giugno.
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(Adnkronos) - Nei prossimi vent’anni, un italiano su tre avrà più di 65 anni. E' un dato che racconta una trasformazione profonda, che già oggi si riflette nelle aziende: quasi un lavoratore su cinque ha più di 55 anni. Eppure, molte organizzazioni sembrano impreparate a gestire questa evoluzione. Lo conferma la ricerca 'La sfida della longevity', realizzata da Intoo e Wyser, entrambe realtà di Gi Group holding, la prima è leader in Italia nel settore dell’employability, sviluppo e transizione di carriera, la seconda è il brand globale del Gruppo che si occupa di ricerca e selezione di profili manageriali ed executive. Secondo lo studio, il 62% dei manager italiani ritiene che le aziende non siano ancora pronte ad affrontare una forza lavoro sempre più matura.
E anche i lavoratori lo percepiscono chiaramente: più di uno su tre ritiene che la propria azienda non ponga sufficiente attenzione alle esigenze dei dipendenti più anziani. Le principali richieste? Maggiore equilibrio tra vita e lavoro, ritmi sostenibili, stabilità e sicurezza.
Le iniziative esistono, ma restano frammentarie. Qualcosa si sta muovendo, ma in modo disomogeneo. Secondo la ricerca, solo il 20% dei lavoratori over 50 è a conoscenza di iniziative aziendali a loro dedicate, e appena il 12% vi ha preso parte. Quando ci sono, le misure puntano soprattutto sul prepensionamento, segnalato dal 50% dei manager. Accanto a questo, si registrano interventi di formazione, flessibilità oraria, mappatura delle competenze e benessere organizzativo.
"La longevità - commenta Alessandra Giordano, direttrice employability e career development di Intoo (Gi Group Holding) - è un concetto che riguarda tutte le generazioni. Con l’aumento della vita media e il progressivo innalzamento dell’età pensionabile assistiamo alla compresenza in azienda di 4 se non 5 generazioni, questo comporta ridisegnare le politiche gestionali e di sviluppo, dare una lettura più ampia al concetto di wellbeing, interpretare il dialogo tra le generazioni in senso esteso, senza cadere negli stereotipi se vogliamo garantire la sostenibilità complessiva del business".
"Affrontare la longevità in modo strategico - spiega - con un approccio centrato sulle persone e che abbracci l’intera popolazione aziendale, significa creare le condizioni affinché le competenze strategiche possano essere trattenute, trasferite e fatte evolvere, mantenere alto l’ingaggio dei singoli indipendentemente dall’anzianità e quindi rendere l’organizzazione sostenibile e competitiva. Finora abbiamo visto solo iniziative sporadiche, mirate a singoli gruppi. Serve invece una prospettiva più larga e integrata che possa rispondere ai bisogni e alle specificità di ognuno e allo stesso tempo metta le persone in condizioni di lavorare insieme per uno stesso obiettivo con un approccio di continuo scambio e integrazione. Questa è la vera sfida per le aziende, che riguarda non solo le risorse umane, ma anche il top management".
Lo studio rileva un tema culturale ancora forte: il 69% dei lavoratori senior e il 78% dei manager riconoscono la presenza di discriminazioni legate all’età nei luoghi di lavoro. Uno su cinque si è sentito escluso o penalizzato. E 8 manager su 10 ammettono che l’età rappresenta un ostacolo nella selezione di figure manageriali. Tuttavia, un dato interessante emerge con chiarezza: il 70% dei lavoratori over 50 considera l’età un valore, grazie all’esperienza acquisita. E questo si riscontra anche guardando a manager e dirigenti di oggi. "L’attenzione del dibattito pubblico e aziendale è oggi concentrata sulle due grandi transizioni, quella digitale e quella ambientale, mentre si tende a sottovalutare una trasformazione strutturale ben più profonda: l’invecchiamento della popolazione e l’impatto della longevità sul lavoro e sulla società", commenta Marinella Sartori, amministratrice delegata di Wyser.
"Come evidenziato dallo studio condotto e dal confronto quotidiano con manager e dirigenti - fa notare - il livello di consapevolezza e maturità organizzativa non è ancora tale da tradursi in politiche e iniziative concrete in grado di affrontare questa evoluzione. Il ritardo si manifesta non solo nella gestione delle persone e nei percorsi di sviluppo, ma anche su temi strategici come il passaggio generazionale, che coinvolge la maggior parte del tessuto produttivo italiano, basti pensare che un imprenditore su due ha oggi più di cinquant’anni. La longevità impone una rilettura della leadership e della governance in chiave intergenerazionale, più aperta e adattiva, capace di accompagnare il cambiamento continuo ripensando modelli di business e orizzonti industriali. In questo scenario, il valore della seniority rappresenta un presidio fondamentale. Lo rileviamo quotidianamente, le aziende continuano ad avere bisogno di figure in grado di offrire visione, esperienza e una capacità decisionale maturata nella gestione della complessità. Integrare queste competenze con lo slancio dell’innovazione è una delle sfide chiave per garantire equilibrio, continuità e competitività".
Se è vero che ai manager più giovani viene riconosciuto un vantaggio competitivo in ambito tecnologico - tre decision maker su quattro (76%) sostengono che questi siano favoriti per la loro maggiore padronanza degli strumenti digitali - proprio nella relazione con la tecnologia si apre una delle traiettorie più promettenti per ridisegnare il ruolo dei lavoratori più anziani. Dallo studio, infatti, emerge che la tecnologia non rappresenta una barriera generazionale: sette over50 su dieci la considerano una risorsa fondamentale, e il 76% chiede percorsi di formazione per restare aggiornato. Anche l’intelligenza artificiale viene percepita come un’opportunità, sia dai manager (69%) sia dalla metà dei lavoratori senior. E' un cambio di paradigma importante e profondo rispetto a dei pregiudizi radicati.
Nonostante le difficoltà, il 65% dei lavoratori over50 si dice soddisfatto del proprio lavoro, soprattutto per l’autonomia e la responsabilità acquisita nel tempo. Tuttavia, il 36% è aperto a nuove opportunità, e tra i manager di alto livello, il 13% è già attivamente alla ricerca di un nuovo impiego. Guardando al futuro, circa la metà degli over50 si immagina ancora nella propria azienda, mentre il 30% spera di andare in pensione o accedere a politiche di prepensionamento. Interessanti i dati sul lavoro dopo la pensione: nel 2023, più di 260.000 pensionati del settore privato risultano ancora attivi – un aumento del 90% rispetto al 2014. Anche 1 over 50 su 10, secondo Istat, ha già avuto un’esperienza lavorativa dopo la pensione
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