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Iran attacca Israele con missili ipersonici. Khamenei: "La battaglia ha inizio"

18 Giugno 2025
Missili israeliani su Tel Aviv - (Afp)

(Adnkronos) - Notte di missili tra Israele e Iran. "La battaglia ha inizio", ha detto la Guida Suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, mentre il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche affermava di aver utilizzato missili ipersonici. 

 

I Guardiani della rivoluzione (pasdaran) hanno annunciato di aver lanciato missili ipersonici contro Israele nell'ultima tornata di attacchi notturni, l'11esima dall'inizio della guerra, e dopo che Donald Trump ha chiesto la "resa incondizionata" della Repubblica Islamica. 

È stata effettuata "l'11esima ondata dell'orgogliosa Operazione Vera Promessa 3 con missili Fattah-1", hanno dichiarato i Guardiani della rivoluzione in un comunicato trasmesso dalla televisione di Stato, rimarcando come i missili abbiano "fatto tremare i rifugi". I missili ipersonici viaggiano a una velocità cinque volte superiore a quella del suono e possono manovrare in volo, il che li rende difficili da intercettare. 

Aerei militari israeliani, intanto, hanno preso di mira la capitale iraniana anche prima dell'alba, dopo che l'esercito ha diramato un avvertimento ai civili di lasciare una specifica area di Teheran per la loro sicurezza. L'esercito israeliano ha successivamente dichiarato di aver colpito siti di produzione di armi e un impianto utilizzato per la produzione di centrifughe. 

Non ci sono state segnalazioni di vittime degli ultimi attacchi da entrambe le parti. Da venerdì, più di 200 persone sono state uccise in attacchi in Iran, mentre 24 persone sono morte in Israele. 

 

"Nel nome del nobile Haidar, la battaglia ha inizio". Lo ha dichiarato la Guida Suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, in un post su X in cui ha citato un nome spesso usato per Ali, considerato dai musulmani sciiti il primo imam e successore del profeta Maometto. "Dobbiamo dare una risposta forte al regime terrorista sionista. Non mostreremo alcuna pietà ai sionisti", ha aggiunto Khamenei nel post. 

Le parole di Khameni sono seguite ai commenti del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale ha affermato che gli Stati Uniti hanno la capacità di uccidere il leader supremo. "Sappiamo esattamente dove si nasconde il cosiddetto 'Leader Supremo'. È un bersaglio facile, ma è al sicuro lì. Non abbiamo intenzione di eliminarlo, almeno non per ora", ha scritto Trump, chiedendo che non "vengano sparati missili contro i civili o i soldati americani. La nostra pazienza si sta esaurendo". "Resa incondizionata!", ha scritto inoltre a caratteri maiuscoli, con un messaggio che appare destinato a Teheran. Più esplicito, per quanto sibillino, il post dedicato a Khamenei che segna una svolta almeno a livello comunicativo. Nei giorni scorsi, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha smentito l'esistenza di un veto americano all'uccisione di Khamenei. Il post di Trump ha chiarito che l'eliminazione della Guida Suprema non va scartata a priori. 

Il tycoon ha inoltre sentito il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, un passaggio - secondo diversi osservatori - che avrebbe potuto fare da preludio all'entrata in guerra degli Usa contro l'Iran. Secondo fonti dell'amministrazione citate dal Wall Street Journal, tuttavia, Trump non ha ancora preso una decisione in merito sebbene un potenziale attacco alla Repubblica islamica resti ancora tra le opzioni che sta valutando. Ieri Trump ha incontrato i suoi consiglieri per la sicurezza nella Situation Room alla Casa Bianca. 

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Paolini-Jabeur al Wta di Berlino: orario, precedenti e dove vedere il match

18 Giugno 2025
Jasmine Paolini - Fotogramma/IPA

(Adnkronos) - Jasmine Paolini torna in campo dopo il successo nel doppio con Sara Errani al Roland Garros e oggi, mercoledì 18 giugno, affronta Ons Jabeur nel primo turno del Wta 500 di Berlino. Per l'azzurra, numero 4 del ranking mondiale, si tratta dell'esordio stagionale sull'erba. Una tappa importante per l'avvicinamento a Wimbledon. Ecco orario del match, precedenti e dove vederlo in tv e streaming.  

Il match tra Jasmine Paolini e Ons Jabeur si giocherà oggi, mercoledì 18 giugno, e inizierà non prima delle 13. Le due tenniste si sono affrontate già due volte in carriera: in entrambi i casi, ha avuto la meglio la tunisina. 

Paolini-Jabeur e le partite del Berlin Open 2025 sono trasmesse in chiaro sul canale tv SuperTennis e in in diretta tv su Sky Sport. In streaming, i match saranno visibili su SuperTenniX, SkyGo e Now Tv. 

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Real Madrid-Al Hilal: orario, probabili formazioni e dove vederla in tv

18 Giugno 2025
Simone Inzaghi - Ipa/Fotogramma

(Adnkronos) - Il Real Madrid esordisce nel Mondiale per Club 2025. Il club spagnolo sfida oggi, mercoledì 18 giugno, i sauditi dell'Al Hilal, squadra allenata da Simone Inzaghi, ex tecnico dell'Inter volato in Arabia proprio nelle scorse settimane. Quella tra Real, che vedrà la prima in panchina di Xabi Alonso, succeduto a Carlo Ancelotti, e Al Hilal è la prima giornata del gruppo H della fase a gironi del nuovo, e ricchissimo, Mondiale per Club. Il girone è completato dai messicani del Pachuca e dagli austriaci del Salisburgo. 

 

La sfida tra Real Madrid e Al Hilal è in programma oggi, mercoledì 18 giugno, alle 21 ora italiana. Ecco le probabili formazioni: 

Real Madrid (3-4-2-1): Courtois; Asencio, Rudiger, Huijsen; Alexander-Arnold, Tchouameni, Ceballos, Mendy; Bellingham, Vinicius Junior; Mbappé. All. Xabi Alonso. 

Al Hilal (3-5-2): Bounou; Koulibaly, Al-Bulayhi, Al-Shahrani; Cancelo, Milinkovic-Savic, Ruben Neves, N. Al-Dawsari, S. Al-Dawsari; Marcos Leonardo, Mitrovic. All. Inzaghi 

 

Real Madrid-Al Hilal, come tutto il Mondiale per Club 2025, sarà trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva da Dazn. Il match sarà visibile anche attraverso la piattaforma streaming di Dazn. 

 

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G7, Meloni traccia bilancio: "No a Iran potenza nucleare". E sui dazi: "Soluzione si troverà"

18 Giugno 2025
Giorgia Meloni - (Afp)

(Adnkronos) - Dice che bisogna scongiurare l'ipotesi che l'Iran possa diventare una potenza nucleare, rappresentando così una minaccia non solo per Israele ma per l'intero Occidente; boccia l'idea - lanciata da Donald Trump - di affidare a Vladimir Putin un ruolo di mediatore nella crisi tra Israele e Iran; e sui dazi mostra un cauto ottimismo, sbilanciandosi sul fatto che una "soluzione si troverà". Sotto una pioggerellina, Giorgia Meloni traccia un bilancio con la stampa del G7 in terra canadese, appena conclusosi nella cornice del Pomeroy Kananaskis Mountain Lodge, tra le montagne dell'Alberta. 

 

La premier rivendica una forte convergenza tra i leader su dossier cruciali, a partire dalla questione iraniana, oggetto della dichiarazione congiunta finale firmata anche dal presidente americano Trump, nonostante le perplessità iniziali. Meloni ribadisce la ferma contrarietà all'ipotesi che Teheran si doti dell'arma atomica: "Un Iran potenza nucleare non sarebbe una minaccia solo per Israele, ma per tutti noi". Pur riconoscendo il diritto di Israele a difendersi, insiste sulla necessità di una soluzione negoziata. Sulle parole del cancelliere tedesco Friedrich Merz, secondo cui Israele "sta facendo il lavoro sporco per tutti", Meloni invita a leggerle come espressione di una consapevolezza condivisa: "Sappiamo che oggi c'è una minaccia, e bisogna lavorare per disinnescarla".  

Quanto alla proposta - targata Trump - di affidare a Putin un ruolo di mediazione nel conflitto israelo-iraniano, che aveva creato scompiglio alla vigilia del vertice, la premier esclude qualunque apertura da parte del G7: "Affidare a una nazione in guerra la mediazione su un'altra guerra non mi sembrerebbe proprio l'opzione migliore". Sul possibile uso delle basi italiane da parte degli Stati Uniti in caso di conflitto armato con l'Iran, Meloni è prudente: "Non è una decisione che si prende così. Valuteremo, se e quando sarà il caso". 

 

Nel corso dei lavori del summit, la presidente del Consiglio si è fatta promotrice di un'iniziativa per il cessate il fuoco a Gaza, ottenendo il consenso dei partner Ue: "Credo che questa sia il momento giusto per ottenere un cessate il fuoco. È un obiettivo sul quale ho lavorato molto in questi giorni", ha dichiarato, sottolineando la necessità di coinvolgere maggiormente i Paesi arabi, in particolare quelli del Golfo, nella gestione della crisi. 

 

Sulla guerra in Ucraina, Meloni rinnova il pieno sostegno a Kiev e al presidente Volodymyr Zelensky, condannando i "brutali" attacchi russi: "Ogni volta che si cerca un passo avanti, la Russia risponde colpendo i civili". E aggiunge: "C'è un'ampia disponibilità da parte ucraina per una trattativa, ma zero da parte della Russia". Per questo, sottolinea, è necessario "esercitare pressione su Mosca con le sanzioni" e, al tempo stesso, "continuare a sostenere l'Ucraina". La premier smentisce poi le indiscrezioni secondo cui Trump avrebbe posto un veto a una dichiarazione finale sull'Ucraina, precisando che non era in programma. 

 

Quanto ai dazi americani sulle merci europee, Meloni si mostra moderatamente fiduciosa: "C'è un negoziato in corso, e il fatto che ci sia stato un colloquio tra Trump e von der Leyen dimostra la volontà di trovare soluzioni". Rivendica inoltre il ruolo dell'Italia nel favorire un clima costruttivo: "Siamo fieri del lavoro fatto per costruire un confronto franco ma sereno". L'obiettivo resta quello di trovare un accordo entro la scadenza del 9 luglio, scongiurando l'ipotesi di un 'no deal'. Infine, Meloni sottolinea il ruolo dell'Italia nella gestione della questione migratoria, affermando che "la ricetta italiana viene presa a paradigma anche da altre grandi nazioni". Una delle sette dichiarazioni del vertice è infatti incentrata sul contrasto ai trafficanti di esseri umani, secondo il principio del "follow the money", su proposta italiana. 

Il punto stampa finale diventa anche l'occasione per provare a risolvere un piccolo giallo. Hanno fatto il giro del web le immagini in cui la premier strabuzza gli occhi dopo che Macron le sussurra qualcosa al tavolo del G7. Un siparietto che non è passato inosservato, su cui Meloni viene 'interrogata' dai cronisti. Alla domanda su cosa le abbia detto il presidente francese per provocare quella reazione, risponde con una battuta, congedandosi così dai giornalisti: "So che non ci crederete, vi giuro che non me lo ricordo". (dall'inviato Antonio Atte) 

 

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Maturità 2025, la metà degli studenti non sa come è strutturata la prima prova

18 Giugno 2025
Studenti - Ipa

(Adnkronos) - Oggi iniziano gli esami di maturità 2025 (con la prova scritta di italiano). Eppure non tutti gli studenti dell’ultimo anno conoscono con precisione le modalità e la struttura dell'esame di Stato che dovranno affrontare.  

A restituire questo scenario a dir poco allarmante è un’indagine condotta da Skuola.net, che a una settimana dal fischio d’inizio ha 'interrogato' 1.000 diplomandi, proprio sulle modalità di svolgimento dell’esame. Quasi la metà di loro, ad esempio, non sa enunciare correttamente come è strutturata la prima prova scritta, né quali sono le tipologie di tracce previste: addirittura ben 1 su 3 è convinto che potrà trovarsi di fronte un tema storico, quando questa tipologia è stata abbandonata dal 2019. E se non stupisce più di tanto la confusione attorno al Capolavoro, che, a un anno dalla sua introduzione, continua a generare dubbi e incertezze, colpisce invece il fatto che solo 2 su 3 sappiano con certezza quale sarà la materia oggetto della seconda prova e che quest’ultima sarà corretta da un docente interno.  

Un caos che parte già dalle fondamenta dell’esame stesso. Vale a dire da quelle informazioni più elementari, che non sembrano essere state recepite correttamente dai maturandi. Due dati su tutti: solo il 54% conosce esattamente l’orario ufficiale di inizio delle prove scritte, fissato per le 8:30 in punto, con relativa esigenza di anticipare l’ingresso in tempo utile per il fischio d’inizio. Almeno una cosa è chiara più o meno a tutti: il 93% sa che la prova di Italiano viene “sfornata” da Viale Trastevere e poi mandata in ogni scuola con il plico telematico, ma pochi sanno esattamente conoscerne il contenuto. Come accennato, solo la metà degli intervistati è stata in grado di identificare correttamente le tre tipologie previste (analisi del testo, testo argomentativo e tema d’attualità). Il 28% - cioè quasi un terzo - è convinto che tra le proposte figuri ancora il tema storico, ma eliminato dalla Maturità con la Riforma Fedeli a partire dal 2019.  

Lo scenario non migliora sul fronte seconda prova. Il cosiddetto scritto “di indirizzo” rappresenta da sempre un terreno scivoloso per molti maturandi, e non colpisce che le sue dinamiche restino poco chiare. Anche in questo caso, il 16% degli studenti non ha ben presente la data in cui si svolgerà la prova, prevista per il 19 giugno. E solo 2 su 3 hanno colto il 'regalo' del ministro Giuseppe Valditara: la presenza di una sola materia caratterizzante anziché due, come invece prevede la normativa vigente. Di contro, il 26% degli intervistati si aspetta due materie d’indirizzo, mentre un ulteriore 16% crede addirittura che a sceglierle sia la commissione d’esame. Tradotto: una parte significativa degli studenti non è nemmeno a conoscenza della materia ufficialmente indicata dal Mim per la seconda prova, teoricamente la più importante. 

E come se non bastasse, gli studenti non sembrano avere inteso nemmeno un ulteriore “bonus” erogato dal Mim: cioè che il professore della commissione titolare della materia di indirizzo sarà ‘interno’, e che quindi sarà un docente della loro scuola a correggere lo scritto “di indirizzo”. All'opposto, per il 13% sarà un professore esterno a correggerlo, mentre per circa 1 su 6 tale eventualità dipenderebbe addirittura da una scelta del singolo istituto. La coltre di dubbi e incertezze si fa ancora più fitta sull’ultimo tassello della maturità 2025: il colloquio orale.  

Il tanto temuto faccia a faccia con la commissione d’esame rappresenta uno dei momenti più significativi per ogni maturando, eppure molti studenti non sembrano averne chiaro né lo svolgimento né l’incidenza sul voto finale. Già alcune risposte parlano da sole: 1 su 6 non è al corrente che l’interrogazione partirà da uno spunto - che sia un testo, un documento o un’immagine - scelto dalla commissione. Circa 3 su 10, poi, credono di dovere portare un elaborato da discutere davanti la commissione (cosa che invece deve fare solo chi avrà 6 in condotta). Avendo poca dimestichezza con i meccanismi “basilari” della maturità, non sorprende, dunque, che sfugga anche il ruolo del Curriculum dello Studente e del Capolavoro, due strumenti che hanno generato diversi dubbi, anche tra gli addetti ai lavori, e che i maturandi non sembrano aver, appunto, digerito appieno. Solo 2 su 3 dimostrano di avere veramente recepito la funzione svolta dal CV dello Studente - che va obbligatoriamente compilato - che può servire alla Commissione per esaminare il percorso formativo dello studente. Peccato che il 18% sia convinto che questo non sia parte integrante dell’orale, mentre per il 14% si parla di un oggetto del tutto sconosciuto.  

Passando al Capolavoro, lo smarrimento - se possibile - aumenta ancora. Introdotto nel 2024, il Capolavoro è un qualsiasi tipo di prodotto (elaborato, documento ecc) da caricare nell’apposita sezione dell’E-Portfolio. In sintesi non è altro che un resoconto di una qualsiasi attività svolta, anche extrascolastica, che lo studente ritiene indicativa del proprio percorso. Ma non si tratta di un compito aggiuntivo né tantomeno di una prova d’esame. Il che significa che non potrebbe essere utilizzato dalla commissione in sede orale: peccato che ben il 73% dei rispondenti sia convinto del contrario, mentre solo 1 su 4 ha davvero recepito l’antifona.  

Anche per quanto riguarda il punteggio, non mancano i dubbi. Molti maturandi sembrano non aver preso ancora familiarità con la valutazione delle tre prove d’esame. Solo l’82% degli intervistati sa che il colloquio finale vale fino a 20 punti, mentre un buon 10% non sa che prima prova e seconda prova hanno lo stesso peso del terzo step dell’esame.  

Sul fronte dei crediti formativi la situazione migliora leggermente: oltre 7 studenti su 10 sanno che il tetto massimo accumulabile durante il triennio è di 40 punti. Una nota positiva arriva infine dalla composizione della commissione: l’85% degli studenti ha ben presente che sarà “mista”, con tre membri interni, tre esterni e un presidente esterno a guidare i lavori. 

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Maturità 2025, al via oggi con la prima prova scritta di italiano

18 Giugno 2025
Esami di maturità, primo giorno di prova scritta - Fotogramma / Ipa

(Adnkronos) - È arrivato anche per i diplomandi 2024/2025 il momento di confrontarsi con l'esame di Stato. La maturità 2025 inizia oggi, mercoledì 18 giugno, con la prima prova scritta: italiano. Le modalità sono le stesse del 2024: due prove scritte a carattere nazionale (decise, cioè, dal Ministero), terza prova solo per gli indirizzi in cui è prevista, colloquio in chiave multidisciplinare, commissari interni ed esterni. 

Sono 524.415 gli studenti coinvolti nelle prove (511.349 candidati interni e 13.066 esterni), mentre le commissioni sono 13.900 per un totale di 27.698 classi. La maggior parte dei candidati (268.577) viene dai licei, seguono i 169.682 studenti degli istituti tecnici e gli 86.156 degli istituti professionali. 

La prima prova accerta sia la padronanza della lingua italiana (o della diversa lingua nella quale avviene l’insegnamento) sia le capacità espressive, logico-linguistiche e critiche degli studenti. Si svolge oggi alle 8:30 con modalità identiche in tutti gli istituti e ha una durata massima di sei ore. 

I candidati possono scegliere tra tipologie e tematiche diverse: il Ministero mette a disposizione per tutti gli indirizzi di studio sette tracce che fanno riferimento agli ambiti artistico, letterario, storico, filosofico, scientifico, economico e tecnologico, sociale. Gli studenti possono scegliere, tra le sette tracce, quella che pensano sia più adatta alla loro preparazione e ai loro interessi. 

La prova può essere strutturata in più parti. Ciò consente di verificare competenze diverse, in particolare la comprensione degli aspetti linguistici, espressivi e logico-argomentativi, oltre che la riflessione critica da parte del candidato. 

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Israele-Iran, quanti missili ha Teheran? Un numero può decidere la guerra

18 Giugno 2025
Missili iraniani contro Israele

(Adnkronos) - Un numero può definire l'esito della guerra tra Israele e Iran. A quasi una settimana dall'inizio del conflitto, con la prospettiva dell'entrata in scena degli Stati Uniti, l'attenzione si concentra in particolare su un dato che può spostare l'ago della bilancia. 

Gli analisti militari israeliani e esperti di altri paesi ritengono che l'Iran abbia lanciato circa 700 missili balistici contro Israele negli ultimi 14 mesi. Negli arsenali di Teheran rimane un numero difficilmente quantificabile di MRBM, medium-range ballistic missiles. La Cnn azzarda una stima - approssimativa - che varia da un minimo di 300 ad un massimo di 1300 'pezzi'. 

I missili a disposizione dell'Iran sono un costante obiettivo dei raid di Israele, che ha reso noto di aver colpito un terzo delle strutture adibite al lancio. Il numero relativamente ridotto di missili pronti al lancio potrebbe condizionare l'approccio di Teheran e spingere la leadership ad aprire ad una soluzione negoziale. D'altra parte, osservano gli analisti, Israele è sostanzialmente in grado di controllare i cieli iraniani e può continuare a colpire: non avrebbe motivo, quindi, di ridurre la pressione sul nemico in questo periodo.  

 

Nel 2023, secondo le stime degli Stati Uniti, l'Iran aveva a disposizione oltre 3000 missili di differenti caratteristiche. Behnam Ben Taleblu, analista presso la Fondazione per la Difesa delle democrazie, ha sostenuto che 1000-2000 fossero missili a medio raggio, in grado di coprire i 1400 km che separano l'Iran da Israele. 

Le forze di difesa israeliane (Idf) elaborano dati relativi in particolare agli ultimi mesi. Teheran avrebbe lanciato 120 missili nell'attacco del 13 aprile e altri 200 nella giornata dello scorso primo ottobre. Nei primi 5 giorni di guerra, i missili lanciati sarebbero circa 380. In totale, 700 unità. Se si considerasse il quadro delineato da Taleblu, l'Iran avrebbe ancora 1300 missili a medio raggio.  

Diverso lo scenario delineato dal Eyal Pinko, ex ufficiale dell'intelligence della marina israeliana, analista presso il Centro Begin-Sadat per gli studi strategici: "Se si pensa che ne hanno lanciati 400-500 negli ultimi 4 giorni e se si considera che Israele ha distrutto una parte degli arsenali, ritengo che ne abbiano ora 700-800". 

Sull'altro piatto della bilancia, però, va inserito il probabile incremento della produzione negli ultimi mesi: per il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che non ha citato fonti a sostegno delle proprie affermazioni, l'Iran sarebbe arrivato a produrre 300 missili al mese. Per Pinko, invece, i raid israeliani del 2024 hanno inferto un duro colpo al sistema missilistico di Teheran, alle prese con problemi in particolare relativi all'assemblaggio di propulsori. 

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Israele-Iran, Meloni: "Teheran non può avere l'atomica, negoziati obiettivo di tutti"

18 Giugno 2025
Giorgia Meloni

(Adnkronos) - "Siamo tutti d'accordo sul fatto che non possa esserci un Iran che si dota dell'arma nucleare". La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si esprime così a margine del G7 che si chiude in Canada. Il conflitto tra Israele e Iran è stato al centro del dibattito tra i leader. 

"Chiaramente, di fronte a una minaccia che è reale, siamo d'accordo sul fatto che Israele abbia il diritto di difendersi, ma l'obiettivo al quale tutti lavoriamo è arrivare a negoziazioni che consentano davvero di impedire che l'Iran diventi una potenza nucleare", dice Meloni. 

"C'è convergenza di vedute nel G7, come avete visto anche dalla dichiarazione congiunta che è uscita ieri da parte dei leader del G7, sulla situazione mediorientale. Siamo tutti impegnati per la pace e la stabilità del Medio Oriente. Siamo consapevoli del fatto che la principale fonte di instabilità nella regione è proprio l'Iran", aggiunge. 

L'Italia metterebbe a disposizione le proprie basi in caso di un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti in un conflitto con l'Iran? "Questa non è una risposta che posso dare adesso: quando accadrà, ovviamente convocheremo le persone che dobbiamo convocare e prenderemo le nostre decisioni, non è una decisione che si prende così". 

"Credo che questa sia il momento giusto" per "ottenere un cessate il fuoco a Gaza, è un obiettivo sul quale ho lavorato molto in questi giorni, è un obiettivo sul quale ho trovato convergenza. Il riferimento a un cessate il fuoco a Gaza è contenuto nella dichiarazione dei leader e sono soddisfatta di questo risultato", afferma ancora alla premier. 

Sulla possibilità di un ruolo di mediatore per Vladimir Putin nel conflitto tra Israele e Iran "non mi pare ci fosse grande disponibilità da parte di nessuno" al G7. "Francamente, affidare a una nazione in guerra la mediazione su un'altra guerra non mi sembrerebbe proprio l'opzione migliore da prendere in considerazione", afferma la presidente del Consiglio, rispondendo alla stampa al termine dei lavori.  

 

Capitolo Ucraina-Russia, altro tema trattato al vertice. "Abbiamo parlato di Ucraina ieri sera a cena, ne abbiamo parlato stamattina col presidente Zelensky al quale ovviamente ho portato la solidarietà del popolo italiano per i brutali attacchi che abbiamo visto anche nella notte di ieri", dice la premier riferendosi all'attacco portato dalla Russia contro un edificio civile di Kiev. 

"Rifletto con voi sul fatto che ogni volta che si cerca di fare qualche passo in avanti, la Russia provoca con attacchi di questo genere, sulla popolazione civile". Anche sul conflitto russo-ucraino, evidenzia, "c'è convergenza di vedute" all'interno del G7: "Siamo tutti quanti d'accordo nel sostenere gli sforzi degli Stati Uniti e del presidente Trump verso una pace giusta e duratura". 

"Rispetto al percorso necessario per arrivare a un cessate il fuoco e per aprire negoziazioni serie in Ucraina, noi abbiamo avuto una ampia disponibilità fin qui da parte dell'Ucraina e zero disponibilità da parte della Russia. Quindi è evidente che il dibattito si concentra prevalentemente su quali siano le mosse per portare anche la Russia seriamente a un tavolo delle trattative", sottolinea. 

"Non era prevista una dichiarazione sull'Ucraina. Durante la cena ieri con il presidente Trump, il primo ministro" canadese "Carney ha condiviso con tutti i leader quali sarebbero stati i notes, i punti principali del suo report alla stampa sulla discussione che c'era stata sull'Ucraina, che più o meno ricalcano quello che io vi ho detto, e siamo stati tutti d'accordo", spiega rispondendo ad una domanda in merito alle indiscrezioni secondo cui il presidente americano Donald Trump avrebbe bloccato una dichiarazione finale sull'Ucraina, ritenendola eccessivamente dura nei confronti della Russia. (dall'inviato Antonio Atte) 

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Iran spegne WhatsApp e Telegram: "Israele li usa per uccidere"

17 Giugno 2025
Una persona al telefono a Teheran, sullo sfondo l

(Adnkronos) - WhatsApp e Telegram silenziati in guerra. Il regime dell'Iran ha chiesto ai cittadini di non usare WhatsApp e Telegram ed altre "applicazioni basate sulla localizzazione", affermando che questo è "uno dei metodi principali di Israele per identificare e colpire individui" nel conflitto corso da quasi 6 giorni. Lo riporta l'agenzia statale iraniana Irib, facendo riferimento "ai recenti assassinii mirati, compresi quelli di scienziati" e sottolineando che rapporti indicano che "il regime israeliano usa i cellulari per localizzare le persone da colpire in Iran".  

Quindi l'esortazione non è solo a non usare queste app, ma anche a spegnere i cellulari prima di spostarsi ed evitare di "portarli in luoghi sensibili", riporta ancora l'agenzia citata dalla Cnn.  

WhatsApp è preoccupata per la linea scelta da Teheran. "Siamo preoccupati che queste false segnalazioni possano essere una scusa per bloccare i nostri servizi proprio nel momento in cui le persone ne hanno più bisogno", ha dichiarato un portavoce di WhatsApp. 

Il portavoce ha sottolineato che WhatsApp non traccia la posizione esatta degli utenti e che tutti i messaggi sono crittografati end-to-end. "Tutti i messaggi inviati a familiari e amici su WhatsApp sono crittografati end-to-end: nessuno, tranne il mittente e il destinatario, ha accesso a tali messaggi, nemmeno WhatsApp. Non tracciamo la posizione esatta, non teniamo registri dei messaggi inviati e non tracciamo i messaggi personali che le persone si scambiano", ha proseguito il portavoce. "Non forniamo informazioni in blocco ad alcun governo. er oltre un decennio, Meta ha fornito report di trasparenza coerenti che includono le circostanze limitate in cui sono state richieste informazioni su WhatsApp". 

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Deftones, a Milano bellezza e ferocia per i paladini dell'alternative metal

17 Giugno 2025
Deftones - Adnkronos

(Adnkronos) - Il pubblico si muove violentemente sotto le luci blu del Carroponte, mentre il riff di ‘My Own Summer (Shove It)’ taglia l’aria. Si suda, si canta a squarciagola e i corpi si ammassano e si scontrano l’uno con l’altro. Se pensate di stare fermi siete nel posto sbagliato. Benvenuti al concerto dei Deftones, tra adolescenti con il nome della band stampato sulla t-shirt e i veterani dell’alternative metal che quelle otto lettere se le sono tatuate sulla pelle. Un pubblico diviso tra chi segue la band di Sacramento dal 1997 e chi l’ha conosciuta solo di recente su TikTok, che ha fatto scoprire a una nuova generazione brani come ‘Change’ o ‘My Own Summer’, rigenerandone il fascino.  

Ma sotto al palco del Carroponte di Sesto San Giovanni questa apparente dicotomia si ricompone: le chitarre di Stephen Carpenter, la voce malinconica di Chino Moreno e un suono che ancora oggi è riconoscibile tra tanti altri, ci ricordano perché questa band, che non si è mai piegata alle mode, dal vivo continua a tenere alta la tensione emotiva, restando uno dei nomi della musica alternativa. Lontani da ogni etichetta, nati a Sacramento nel 1988, i Deftones, con la loro estetica torbida e sensuale sono stati tra i pochi ad attraversare indenni la tempesta del nu metal, uscendo dall’epoca dei pantaloni larghi e del cappellino portato al contrario con una discografia sempre più raffinata e stratificata.  

‘White Pony’ (2000) è ancora oggi un punto di riferimento e la loro coerenza artistica li ha resi una band ‘di culto’ che non ha mai smesso di evolversi. Dal dolore per la morte del bassista Chi Cheng al rinnovato vigore degli ultimi lavori come Ohms (2020), i Deftones continuano a usare il vocabolario dell’inquietudine come solo loro sanno fare. Prima di Chino e soci sono gli High Vis a scaldare i motori mentre i Knocked Loose non danno tregua con il loro metalcore brutale e un breakdown dietro l’altro. Una scelta azzeccata per aprire le danze alla band di Sacramento, che del binomio aggressività-eleganza ha fatto la sua cifra stilistica. 

Il Carroponte è gremito: 12mila persone per l’unica data sold out in Italia del loro tour. Chino, col cavo del microfono arrotolato sull’avambraccio, canta a pochi centimetri dai fan, cerca il contatto diretto e non si risparmia neanche per un secondo. La scaletta parte in quarta con ‘Be Quiet and Drive (Far Away)’ dal loro album capolavoro ‘Around the Fur’ e subito esplode con ‘My Own Summer (Shove It)’, il classico anthem tratto dallo stesso album, che li ha portati in cima alle classifiche. Il muro sonoro di ‘Diamond Eyes’ e ‘Rocket Skates’ lascia spazio a brani più stranianti come ‘Tempest’ e ‘Swerve City’ (da Koi No Yokan) confermando la capacità del gruppo di coprire tutti i registri sonori.  

Il cuore dello show è affidato a tre pezzi cult di ‘White Pony’: ‘Feiticeira’, ‘Digital Bath’, ‘Change (In the House of Flies)’ (con uno snippet degli Smiths), che dal vivo non perdono nulla la loro forza ipnotica. Se in ‘Rosemary’, il gruppo si muove tra post-metal e note malinconiche il finale è una scarica di adrenalina, per citare il titolo dell’album omonimo da cui sono tratti ‘Bored’ e ‘7 Words’ con i quali congedano il pubblico. I Deftones hanno visto passare mode, generazioni e band meteora ma sono ancora qui, senza aver perso un briciolo di qualità, senza mai rincorrere le tendenze e continuando a fare a modo loro.  

A 51 anni, il frontman Chino Moreno è più trascinante e carismatico che mai, e passa con disinvoltura dallo screaming più aggressivo ai toni più melodici: corre e salta da un lato all’altro del palco, sale le scale alle sue spalle senza fare una piega. Sicuramente la performance al Carroponte dimostra perché, nonostante siano trascorsi 37 anni dalla formazione, la band, ancora oggi, non ha rivali. (di Federica Mochi)  

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Basket, Bologna-Brescia 96-74: la Virtus è campione d'Italia

17 Giugno 2025
Basket, Bologna-Brescia 96-74: la Virtus è campione d

(Adnkronos) - La Virtus Bologna è campione d'Italia della Serie A di basket per la 17esima volta. La Virtus si è imposta sulla Germani Brescia 96-74 in gara 3, per chiudere 3-0 la serie e aggiudicarsi il titolo con dedica ad Achille Polonara, il compagno di squadra alle prese con una leucemia mieloide. 

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Basket, Brescia-Bologna 74-96: la Virtus è campione d'Italia

17 Giugno 2025
Shengelia

(Adnkronos) - La Virtus Bologna è campione d'Italia della Serie A di basket per la 17esima volta. La Virtus si è imposta sulla Germani Brescia 96-74 in gara 3, per chiudere 3-0 la serie e aggiudicarsi il titolo con dedica ad Achille Polonara, il compagno di squadra alle prese con una leucemia mieloide. 

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Israele-Iran, Macron risponde a Trump: "Ha cambiato idea su tregua"

17 Giugno 2025
Emmanuel Macron

(Adnkronos) - Donald Trump punge, Emmanuel Macron replica. Va in scena il botta e risposta tra il presidente degli Stati Uniti e quello della Francia sulla posizione americana in relazione alla guerra tra Israele e Iran. "Non sto cercando il cessate il fuoco", ha detto Trump sull'Air Force One, dopo aver lasciato in anticipo il G7 in Canada, attribuendo la responsabilità dell'equivoco a Macron. "E' un bravo ragazzo, ma spesso non la azzecca", il commento velenoso di Trump. Macron, però, non incassa in silenzio. 

"E' Trump che ieri aveva evocato il cessate il fuoco, e quando dice che deve rientrare per delle discussioni generalmente si intende per il cessate il fuoco. Abbiamo firmato un testo comune discusso con Trump, in cui chiediamo una de-escalation. Credo che gli Stati Uniti d’America siano necessari per riportare tutti intorno al tavolo", dice il presidente francese nella seconda giornata del vertice in Canada. 

"Se Trump ha cambiato idea io non sono responsabile dei cambiamenti di posizione dell'amministrazione americana, il presidente francese parla per la Francia. Non mi lascio turbare da queste cose", aggiunge alludendo agli attacchi personali rivolti contro di lui dal presidente americano. "Ho detto che era una cosa positiva che andasse a discutere e non cambio idea, la Francia ha una posizione chiara da anni", dice. 

In un post sul social Truth, Trump ha velatamente minacciato l'ayatollah Ali Khamenei: "Sappiamo dov'è, non lo uccidiamo. Per ora". "Non vogliamo che l'Iran si doti dell'arma atomica, ma credo che cercare un cambiamento di regime per via militare sia un grande errore perché porterebbe al caos. Dobbiamo riprendere il prima possibile le discussioni", la chiosa di Macron. 

La Francia, intanto, si prepara ad ogni scenario. Il presidente annuncia che, al suo ritorno dal vertice del G7 in Canada, presiederà domani a un consiglio di difesa dedicato al conflitto tra Iran e Israele e alle sue implicazioni per i cittadini e le basi francesi nella regione. Si tratta del secondo consiglio di difesa convocato dalla Francia dall’inizio delle ostilità venerdì scorso. 

Durante un punto stampa a margine del summit di Kananaskis, Macron spiega che l’incontro servirà a fare il punto "sulla sicurezza dei nostri connazionali, sull’adattamento e l’evoluzione della minaccia e su eventuali iniziative complementari da adottare". 

 

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