
(Adnkronos) - Tensione diplomatica e reazione ufficiale del governo italiano dopo il caso degli attivisti della Global Sumud Flotilla fermati da Israelee le immagini diffuse dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir. In una dichiarazione congiunta, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno chiesto “scuse immediate” per il trattamento riservato ai manifestanti e annunciato la convocazione dell’ambasciatore israeliano per chiarimenti formali.
“L’Italia pretende le scuse per il trattamento riservato a questi manifestanti e per il totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplicite richieste del Governo italiano”, si legge nella nota, in cui si sottolinea inoltre che la Farnesina procederà “immediatamente” alla convocazione diplomatica.
Nel documento viene definita “inaccettabile” la diffusione delle immagini che mostrano il ministro Ben-Gvir al porto di Ashdod, dove sarebbero stati trattenuti attivisti della Flotilla. "È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona", si legge.
Nel filmato Ben Gvir deride gli attivisti, alcuni dei quali sono stati messi in ginocchio con le mani ammanettate dietro alla schiena, facendosi largo tra loro. "Benvenuti in Israele, qui siamo noi a comandare", dice come si vede in un video che lui stesso ha condiviso sui social. "Sono venuti con molto orgoglio e guardate come sono ridotti ora. Non eroi, niente. Sostenitori del terrorismo", aggiunge Ben Gvir sventolando una bandiera israeliana.
"Ottimo lavoro. E' così che si fa", dice Ben Gvir rivolgendosi agli agenti mascherati, come si sente nel video. "Ottimo lavoro" dice ancora il ministro israeliano mentre passa accanto ad agenti che mettono una donna con la testa a terra.
Il video mostra gli attivisti costretti a inginocchiarsi su un pavimento di metallo mentre viene suonato l'inno nazionale israeliano, circondati da container e filo spinato, sotto la sorveglianza di agenti armati della polizia di frontiera. Alla fine del video, come riporta il sito di Haaretz, si sente una donna implorare e urlare. Ma Ben-Gvir, rivolto alla telecamera, afferma: "Non lasciatevi turbare dalle loro urla".
Anche il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar ha attaccato pubblicamente il collega di governo: "Tu non sei il volto di Israele. Hai volontariamente causato danno al nostro Stato in questa vergognosa messinscena e non è la prima volta. Hai vanificato sforzi enormi, professionali e di successo compiuti da così tante persone, dai soldati dell'Idf al personale del ministero degli Esteri e molti altri".
Non si è fatta attendere la replica di Ben Gvir, che in un post su X ha contrattaccato sostenendo che “c’è chi nel governo ancora non ha capito come ci si deve comportare con i sostenitori del terrorismo”. Il ministro ha poi aggiunto che “Israele ha smesso di essere un bambino da prendere a schiaffi” e che “chi arriva nel nostro territorio per sostenere il terrorismo e identificarsi con Hamas prenderà una sberla e non gli daremo l’altra guancia”.
Sul fronte degli attivisti, emergono le parole di uno dei partecipanti alla missione, che ha raccontato di essere stato fermato e trattenuto durante un’operazione precedente, denunciando presunti maltrattamenti e condizioni di detenzione difficili a bordo delle imbarcazioni. “Sono una delle persone che è stata fermata, la mia barca è stata presa il 29 (aprile, ndr) notte e siamo molto preoccupati per le condizioni dei nostri compagni e delle nostre compagne che in questo momento si trovano in stato di detenzione”, ha raccontato Giulio oggi davanti a Montecitorio per chiedere il rilascio immediato dei compagni rapiti. “Nel momento in cui ci hanno fermato e poi effettivamente queste 36 ore all'interno di questa nave carcere, siamo stati picchiati, abbiamo ricevuto minacce e vessazioni di vario genere, non c'è stato consentito il sonno, non avevamo nessuna condizione di comfort. Non può più essere che un paese che si definisce democratico, come Israele, continua ad avere l'impunità totale - continua - e si può permettere questi atteggiamenti nei confronti soprattutto di cittadini e cittadine che viaggiano all'interno dei confini legali che il mare permette e che la terra permette".
"Siamo molto preoccupati e pretendiamo che i nostri compagni e le nostre compagne che sono ora dentro le carceri israeliane vengano immediatamente restituiti. Abbiamo visto delle scene allucinanti, abbiamo visto buttare granate stordenti all'interno della nave, abbiamo visto usare, come ora durante gli abbordaggi, pistole e mitra per sparare sulle barche, abbiamo visto la gente tornare a casa con fratture al naso, fratture alle costole, traumi cranici importanti. Che cosa dobbiamo aspettare, che ci scappi il morto, che Israele uccida qualcuno per muoverci? Se fosse stato un altro paese a fare tutto questo, forse l'Italia e l'Europa si sarebbero mosse?”.
Dura anche la posizione di Amnesty International. Il portavoce Riccardo Noury ha definito l’operazione contro la Flotilla “un atto predatorio”, chiedendo la liberazione immediata di tutte le persone fermate. “Ci siamo trovati di fronte all'ennesimo atto predatorio da parte delle autorità israeliane, che hanno per l'ennesima volta assaltato illegalmente imbarcazioni di persone solidali, inermi, disarmate, inoffensive, con un'azione militare illegale israeliana nutrita anche di pallottole di gomma: armi che vengono definite non letali, pur sapendo bene che tra il non letale e il letale passa un attimo. È un elemento ancora più preoccupante rispetto al solito. C’è un numero molto elevato di persone che sono nelle mani delle autorità israeliane. Amnesty international ha chiesto che siano immediatamente scarcerate e non c'è una ragione perché siano detenute in Israele”, afferma il portavce Riccardo Noury.
Secondo l’organizzazione, si tratterebbe dell’ennesimo episodio legato al blocco e alle operazioni militari nella regione, con un appello rivolto ai governi affinché intervengano per la tutela dei propri cittadini coinvolti.

(Adnkronos) - La stretta correlazione tra benessere, salute e sicurezza emerge con particolare evidenza in una dimensione peculiare, quella della mobilità casa-lavoro. Negli ultimi anni l’andamento degli infortuni in itinere ha mostrato una dinamica nettamente divergente rispetto a quella degli incidenti avvenuti in occasione di lavoro. Tra il 2022 e il 2024 gli infortuni nel tragitto casa-lavoro sono aumentati dell’8,8%, a fronte di una riduzione del 19,5% di quelli avvenuti durante l’attività lavorativa. Anche i dati provvisori del 2025 confermano questa tendenza, registrando un ulteriore incremento del 3,2%. Oggi gli infortuni in itinere rappresentano il 19,3% del totale delle denunce, ma concentrano il 27% dei casi con esito mortale, evidenziando livelli di gravità mediamente più elevati. E' quanto emerge dalla ricerca su 'Salute e benessere nella trasformazione del lavoro: evoluzione dei rischi e nuove sfide', condotta dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro e presentata oggi al Parlamento dell'Inail a Roma, in occasione della conferenza stampa di presentazione della diciassettesima edizione del Festival del lavoro, in programma dal 21 al 23 maggio alla Nuvola all'Eur.
Si tratta di una dinamica che riflette l’intreccio tra fattori legati alla mobilità urbana (tempi di spostamento, utilizzo del mezzo privato, congestione aree urbane) e aspetti più direttamente riconducibili all’organizzazione del lavoro. Ritmi intensi, pressione lavorativa, affaticamento e disturbi del sonno tendono a ridurre attenzione e capacità di reazione, aumentando indirettamente l’esposizione al rischio durante il tragitto casa-lavoro, soprattutto in contesti urbani caratterizzati da tempi e modalità di spostamento sempre più concitati. In questo quadro, la diffusione del lavoro remoto e ibrido ha mostrato come differenti modelli organizzativi possano incidere significativamente anche sull’esposizione al rischio, riducendone frequenza e intensità.
In questo scenario si inseriscono gli effetti amplificativi di un cambiamento demografico che ha modificato radicalmente il quadro entro cui oggi affrontare il tema della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Se appena vent’anni fa le imprese si confrontavano con una forza lavoro composta per il 22,3% da occupati over 50, nel 2025 questa ha raggiunto il 41,9%.
Un mutamento di tale portata incide direttamente sui profili di rischio, sulla sostenibilità dei percorsi lavorativi e sulle modalità con cui organizzare il lavoro e i sistemi di prevenzione, portando le imprese a dover gestire una serie di criticità nuove: condizioni di salute più fragili: il 20,3% dei lavoratori con più di 55 anni dichiara di soffrire di problemi di salute che durano – o sono previsti durare – oltre sei mesi, evidenziando la crescente presenza di condizioni croniche e di fragilità che incidono sulla continuità e sostenibilità del lavoro; l’emersione di disturbi che si accumulano nel tempo: molte patologie, in particolare quelle muscolo-scheletriche e posturali, tendono infatti a svilupparsi progressivamente lungo il percorso lavorativo, manifestandosi o aggravandosi proprio nelle età più adulte; una maggiore esposizione ai rischi tradizionali in alcune attività: la forte presenza di lavoratori più anziani in mestieri operai, artigiani e agricoli determina una paradossale sovrapposizione tra maggiore vulnerabilità fisica ed esposizione a rischi acuti, quali temperature estreme, vibrazioni, inalazione di fumi e vapori o altre condizioni ambientali gravose.
Negli ultimi anni si è consolidata, in gran parte dei Paesi europei, una dinamica per molti aspetti peculiare, per cui alla progressiva riduzione degli infortuni sul lavoro si è accompagnata una crescita delle patologie connesse allo svolgimento dell’attività lavorativa. Si tratta di un fenomeno che riflette la trasformazione dei modelli produttivi, l’evoluzione delle condizioni di lavoro e il progressivo spostamento del rischio da eventi traumatici e immediati verso forme di malessere e patologie a carattere più cumulativo e cronico. E anche in Italia questa tendenza si è manifestata con particolare evidenza. Nel decennio 2014-2024, le denunce di infortunio sono passate da 663 mila a 593 mila, registrando una riduzione del 10,5%, mentre le malattie professionali sono cresciute da 57 mila a 88 mila, con un incremento del 54%.
Si tratta dell’evoluzione più recente di una dinamica di lungo periodo ormai consolidata, che ha visto negli ultimi trent’anni quasi dimezzare gli infortuni sul lavoro – superavano il milione nel 1994 – e più che triplicare le denunce di malattie professionali, con un’accelerazione particolarmente significativa negli anni più recenti. Anche per il 2025, i dati provvisori dell’anno, segnano un andamento nella stessa direzione, con un incremento dell’11,3% delle denunce di malattie (da 88.499 a 98.463) e una tendenziale stabilità dei casi di infortunio (+1%).
Tale tendenza va tuttavia letta e interpretata con cautela, alla luce della pluralità di fattori che contribuiscono a determinarla. Allo stesso tempo, essa non consente, soprattutto in una prospettiva di lungo periodo, un’analisi altrettanto puntuale degli effetti in termini di mortalità, sia per l’evoluzione nel tempo dei sistemi di rilevazione, sia per la particolare complessità metodologica che caratterizza la raccolta e l’attribuzione di queste informazioni. Va innanzitutto evidenziato come dietro la crescita esponenziale delle denunce di malattie professionali operi in misura rilevante un effetto di emersione, riconducibile sia a una maggiore consapevolezza dei lavoratori e a un ruolo più attivo dei medici certificatori, sia all’evoluzione del quadro normativo e delle prassi medico-legali, che hanno progressivamente ampliato il perimetro delle patologie riconoscibili, includendo anche condizioni a genesi multifattoriale e a lunga latenza.
Crescono le malattie professionali, aumenta il numero di lavoratori che soffrono di stress, ansia e disturbi del sonno e cambia il volto stesso dei rischi legati al lavoro. Negli ultimi dieci anni (2014-2024) le denunce di malattie professionali sono aumentate del 54%, passando da 57 mila a oltre 88 mila casi, mentre nove occupati su dieci dichiarano di tornare a casa esausti dopo il lavoro, oltre l’82% si sente stressato e quasi uno su due soffre di problemi del sonno. Un disagio sempre più diffuso che aumenta anche il rischio di incidenti e infortuni: affaticamento mentale, carenza di riposo e pressione continua riducono infatti attenzione e capacità di reazione, contribuendo alla crescita degli incidenti, compresi quelli nel tragitto casa-lavoro (+3,2% nel 2025, dato provvisorio) che oggi concentrano il 27% dei casi mortali denunciati all’Inail.
L’indagine, realizzata su dati Inail ed Eurofound, evidenzia come la trasformazione dell’organizzazione del lavoro — tra ritmi sempre più intensi, reperibilità continua, pressione sui risultati e difficoltà di conciliazione tra vita privata e professionale — stia modificando profondamente i fattori di rischio.
Se dunque gli infortuni sul lavoro risultano in calo (-10,5% nell’ultimo decennio), aumentano invece le patologie legate all’usura fisica e mentale accumulata nel tempo. Le malattie del sistema osteomuscolare rappresentano oggi oltre il 70% delle denunce all’Inail e negli ultimi quattro anni sono più che raddoppiate. A rendere ancora più complesso il quadro sono i cambiamenti climatici e l’invecchiamento della forza lavoro. Negli ultimi anni è aumentata l’esposizione dei lavoratori a temperature estreme, soprattutto al caldo eccessivo, con effetti su salute e sicurezza.
Parallelamente, l’invecchiamento della forza lavoro ha accresciuto fragilità e patologie croniche: oggi oltre il 66% delle denunce di malattie professionali riguarda lavoratori over 55, fascia che concentra anche quasi il 45% degli infortuni mortali denunciati all’Inail. “L’aumento delle malattie professionali e dei disturbi legati al benessere psicofisico conferma quanto la salute debba essere centrale nell’organizzazione del lavoro e nelle strategie delle imprese”, commenta il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca.
“Le aziende assumono un ruolo sempre più importante nella tutela del benessere delle persone, anche attraverso strumenti di welfare aziendale come le polizze sanitarie integrative, oggi leva strategica anche per attrarre i più giovani. In un contesto in cui anche la vita quotidiana, fuori dal lavoro, è sempre più segnata da stress e carichi familiari e di cura – ancora oggi prevalentemente sulle donne – diventa necessario ripensare modelli organizzativi e sistemi di prevenzione, puntando maggiormente sulla conciliazione vita-lavoro, su ambienti più sostenibili e su una cultura che integri sicurezza, salute e benessere”, conclude.

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(Adnkronos) - “Il valore aggiunto delle Clinical trial unit risiede nell'incremento delle performance del centro di ricerca: aumenta la possibilità e la capacità di includere i pazienti, migliora la qualità dei dati e cresce il rispetto dei requisiti regolatori richiesti”. Lo ha detto Celeste Cagnazzo, presidente di Gidm - Gruppo italiano data manager e coordinatori di ricerca clinica, in occasione della Giornata internazionale degli studi clinici, che si celebra oggi, 20 maggio, ed è promossa dalle società scientifiche Afi (Associazione farmaceutici industria), Fadoi (Federazione delle associazioni dirigenti ospedalieri internisti), Simef (Società italiana medicina farmaceutica) e dalla stessa Gidm, con il supporto di Roche, nell'ambito della campagna RIcerca Circolare.
Cosa sono nello specifico le Clinical trial unit ? Le Ctu sono team multidisciplinari che affiancano il clinico, assicurando tutte quelle attività non mediche - giuridiche, amministrative, informatiche, di data entry - necessarie per migliorare la qualità degli studi - spiega la presidente di Gidm -Non esiste un modello unico a cui ispirarsi, ma sicuramente quello che dobbiamo imparare dall'estero è che la ricerca deve essere un lavoro ben inquadrato e valorizzato. Quando riusciremo a stabilizzare infrastrutture come queste tutto cambierà, e l'Italia potrà essere davvero competitiva”.

(Adnkronos) - “In passato il paziente era semplicemente l'oggetto dello studio, quindi un soggetto passivo. Oggi, invece, riveste un ruolo da protagonista: è coinvolto, partecipa, è parte integrante del processo e influenza l'intero ciclo di vita della ricerca clinica, migliorandone la qualità e accorciandone i tempi. Come lo fa? Innanzitutto attraverso l'informazione, che può avvenire anche partecipando alla vita delle associazioni che rappresentano le varie patologie. In secondo luogo, attraverso la partecipazione diretta agli studi clinici. Partecipare significa condividere i dati e collaborare alla progettazione stessa dei trial di sperimentazione, facendo emergere fin dall'inizio i bisogni reali del paziente e della patologia che lo riguarda”. Così Daniela Cavallaro, paziente esperto dell’Accademia dei Pazienti Eupati - European patients' academy on therapeutic innovation, intervenendo alle celebrazioni per la Giornata internazionale degli studi clinici, che si celebra oggi su iniziativa di Afi (Associazione farmaceutici industria), Fadoi (Federazione delle associazioni dirigenti ospedalieri internisti),Gidm (Gruppo italiano data manager e coordinatori di ricerca clinica), Simef (Società italiana medicina farmaceutica), con il contributo di Roche , nell'ambito della campagna Ricerca Circolare. .
Il paziente che desidera diventare “esperto, oggi ha la necessità di seguire un percorso che sia certificato e valido. Affinché venga riconosciuta l'autorevolezza del paziente - spiega Cavallaro - le sue competenze devono essere sostenute da una formazione continua e costante, che non si ferma mai. Di conseguenza, le competenze principali includono la predisposizione ad apprendere continuamente e la conoscenza approfondita delle varie fasi della ricerca, dalla fase preclinica fino alla fase quattro della sperimentazione. A questo - conclude - si aggiunge un ruolo attivo nella condivisione delle informazioni con gli altri pazienti che, magari, sono ancora distanti da questa realtà”.

(Adnkronos) - “Ricerca Circolare è uno spazio di dialogo multidisciplinare nato per esplorare l'impatto della ricerca scientifica non solo a livello clinico, ma anche sociale, economico e organizzativo. Il progetto si sviluppa attraverso momenti di dibattito e un magazine semestrale. L'iniziativa mira a riportare la scienza al centro del dibattito pubblico e a valorizzare la ricerca come bene comune e come infrastruttura strategica per il Paese, capace di generare valore e crescita economica. L'obiettivo è accendere i riflettori su cosa fare oggi in Italia per rendere la ricerca sempre più competitiva”. Lo ha detto Stefania Sala, Country Study Start up Team Leader Roche Italia, oggi a Milano, in occasione della Giornata internazionale degli studi clinici, che si celebra il 20 maggio.
Roche che “opera nel settore farmaceutico da 130 anni ed è tra le prime aziende a livello mondiale per investimenti in ricerca e sviluppo”, partecipa all’iniziativa al fianco delle società scientifiche Afi (Associazione farmaceutici industria), Fadoi (Federazione delle associazioni dirigenti ospedalieri internisti), Gidm (Gruppo italiano data manager e coordinatori di ricerca clinica), Simef (Società italiana medicina farmaceutica).
Nel nostro Paese Roche ha attivi “155 studi clinici in 200 centri di eccellenza, con il coinvolgimento di 4.200 pazienti in numerose aree terapeutiche”. Tra gli ambiti di ricerca, “da molti anni, oncologia, ematologia, immunologia, infiammazione, oftalmologia e neuroscienze. Più recentemente - continua Sala - siamo entrati anche nell'area cardiovascolare, con diabete e obesità che, unitamente alle neuroscienze, rappresenteranno il focus per il prossimo futuro. Sosteniamo inoltre la ricerca indipendente con Fondazione Roche supportando i medici ricercatori con più di 70 progetti - aggiunge - e abbiamo all'attivo 26 programmi di accesso precoce a terapie innovative, in attesa che i farmaci siano resi disponibili sul mercato. Infine, offriamo un contributo allo sviluppo di nuove competenze: con docenze in master universitari e il sostegno a eventi pubblici dedicati alla ricerca, come la Giornata di oggi”.

(Adnkronos) - "Il bullismo sta diventando sempre meno fisico e molto più virtuale. I ragazzi oramai parlano, si confidano e si fidanzano con l'intelligenza artificiale. Questo è un mondo che sta andando un po' al contrario. Dobbiamo fare un'analisi predittiva: non dobbiamo correre ogni volta incontro alle emergenze, ma capire come il disagio sta evolvendo, dove i giovani stanno andando". Così il presidente dell'Osservatorio Nazionale sul bullismo e sul disagio giovanile Luca Massaccesi nel suo intervento alla Maratona del Bullismo 2026 organizzata dall'Osservatorio Nazionale sul bullismo e sul disagio giovanile al palazzo dell'Informazione dell'Adnkronos.
Parlando degli sportivi presenti all'evento, Massaccesi sottolinea come "anche i campioni vivono comunque paure, ansia e attraverso l'esercizio, la pratica sportiva, il campione riesce ad attraversarla. E questo mi sembra un messaggio importante".

(Adnkronos) - È un "periodaccio" per Federica Pellegrini. La campionessa olimpica, diventata mamma della sua seconda figlia da pochi mesi, sta affrontando alcune difficoltà tra la gelosia della primogenita Matilde e i continui rigurgiti della piccola Rachele.
Pellegrini ha condiviso le sue preoccupazioni tra le Instagram stories agli utenti che le chiedevano come stesse vivendo la 'seconda' maternità. "È un periodaccio, Matilde è gelosissima", ha esordito in un video selfie mentre culla la piccola Rachele con il baby wrap, la fascia porta bebè.
"Stiamo bene, per fortuna. È tostissima, più che altro la Mati è molto gelosa, passa da amore immenso a crisi nere, soprattutto nel momento dell'allattamento. E Rachele vomita di continuo, rigurgita tantissimo. Queste sono le cose più delicate da gestire", ha spiegato. La coppia sta affrontando una delle fasi più delicate post gravidanza: "La notte non sempre riusciamo a riposare, dipende da quanto Rachele vomita, non sono nottate facili", ha aggiunto.
E con ironia, Pellegrini ha risposto a chi le ha chiesto se fosse più facile nuotare o badare ai bambini. La campionessa olimpica non ha dubbi: "Più difficile badare ai bambini, assolutamente".

(Adnkronos) - “Il tema deve essere approfondito con cautela per riuscire a capire quale può essere il punto di incontro dei diversi interessi del settore”. Lo ha dichiarato Massimiliano Cardullo, Head of Public Affairs & Stakeholder Engagement di Aeroporti di Roma e membro comitato indirizzo fondazione Pacta, intervenuto a Roma all’incontro promosso dalla fondazione Pacta dedicato agli scenari della decarbonizzazione del trasporto aereo e ai relativi impatti sulla competitività del comparto.
Cardullo ha sottolineato il valore del percorso avviato dalla Fondazione, evidenziando come il confronto tra operatori e istituzioni rappresenti un elemento centrale per la costruzione di posizioni condivise. “L’esperimento di Pacta, ormai consolidato, è un punto di riferimento per il settore - ha affermato - perché consente di presentarsi di fronte al decisore pubblico con un’idea già mediata internamente dai rappresentanti del comparto”.
Secondo il manager di Aeroporti di Roma, questo approccio contribuisce a rafforzare la qualità del confronto istituzionale. “In questo modo - ha aggiunto - si mette il legislatore nelle condizioni di sapere che esiste già stata una discussione di settore ampia e non parziale, elemento che aiuta a rendere più consapevoli le scelte normative”. Cardullo ha definito il percorso “un esempio interessante, anche se complesso”, sottolineando la necessità di ulteriori approfondimenti e momenti di confronto per arrivare a sintesi sempre più efficaci tra le diverse esigenze del settore aeroportuale e del trasporto aereo.

(Adnkronos) - E’ stata stralciata la posizione della società sportiva Calcio Napoli nell’ambito del procedimento nei confronti del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, accusato di falso in bilancio in relazione alla compravendita dalla Roma del giocatore Kostas Manolas nell’estate del 2019 e alle presunte plusvalenze fittizie per l'acquisto di Victor Osimhen nel 2020 dal Lille.
I giudici della nona sezione penale del tribunale di Roma, dopo l’eccezione presentata dalle difese per un difetto di notifica, hanno sciolto la riserva e stralciato la posizione della società e, sospesi i termini di prescrizione, in attesa di riunite le posizioni, ha fissato la prossima udienza per il 2 dicembre prossimo.
Le contestazioni dei pm Lorenzo Del Giudice e Giorgio Orano riguardano i bilanci del 2019, 2020 e 2021. Il rinvio a giudizio, oltre che De Laurentiis, riguarda anche la società sportiva Calcio Napoli e Andrea Chiavelli. Nelle liste testi che verranno depositate compaiono il calciatore Osimhen, l’ex direttore sportivo del Napoli, Cristiano Giuntoli e i calciatori coinvolti nelle compravendita tra i club.

(Adnkronos) - La nuova epidemia di Ebola partita dalla Repubblica democratica del Congo (Rdc) e già arrivata in Uganda è destinata a crescere ancora, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). "Prevediamo che i numeri continueranno ad aumentare, considerato il tempo in cui il virus ha circolato prima che l'epidemia venisse rilevata", ha dichiarato il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, durante una conferenza stampa sugli esiti della riunione del Comitato di emergenza che si è riunito ieri, 19 maggio. Gli esperti del comitato hanno confermato che l'epidemia rappresenta un'emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale (Pheic, dichiarata dal Dg Tedros domenica 17 maggio), ma non un'emergenza pandemica.
"Esistono diversi fattori che destano seria preoccupazione per il potenziale di ulteriore diffusione e di ulteriori decessi", ha spiegato il dg, elencandone 5. "Innanzitutto, oltre ai casi confermati di Ebola", a oggi più di 30, "si contano quasi 600 casi sospetti e 139 decessi sospetti", ha ricordato. "In secondo luogo - ha continuato - l'epidemia si è estesa, con casi segnalati in diverse aree urbane. In terzo luogo, sono stati segnalati decessi tra gli operatori sanitari, il che indica una trasmissione associata all'assistenza sanitaria. In quarto luogo, si registra un significativo movimento di popolazione nella zona. La provincia di Ituri" della Rdc "è una zona ad alta insicurezza. Il conflitto si è intensificato dalla fine del 2025 e gli scontri sono aumentati notevolmente negli ultimi 2 mesi, con oltre 100mila persone sfollate. L'area è anche una zona mineraria, con elevati livelli di movimento di popolazione che aumentano il rischio di ulteriore diffusione. In quinto luogo, questa epidemia è causata dal virus Bundibugyo, una specie di virus Ebola per la quale esistono vaccini o terapie approvati".
"Alla luce di tutti questi rischi, ho deciso che era urgente agire immediatamente per prevenire ulteriori decessi e mobilitare una risposta internazionale efficace", ha sottolineato il numero uno dell'Oms, ringraziando "il Governo della Repubblica Democratica del Congo, l'Istituto nazionale per la ricerca biomedica, l'Istituto nazionale di sanità pubblica e le autorità sanitarie locali delle aree colpite per la loro leadership e collaborazione". Un grazie anche al "Governo dell'Uganda per aver rinviato, a causa del rischio rappresentato dall'epidemia, le celebrazioni annuali della Giornata dei Martiri, che possono attrarre fino a 2 milioni di persone". Quanto alle misure adottate, ha aggiunto Tedros, "l'Oms ha un team sul campo a supporto delle autorità nazionali nella risposta. Abbiamo dispiegato personale, forniture, attrezzature e fondi. A sostegno della nostra risposta, ho approvato un ulteriore stanziamento di 3,4 milioni di dollari dal Fondo di contingenza per le emergenze, portando il totale a 3,9 milioni di dollari. In assenza di vaccini e terapie - ha concluso - esistono molte altre misure che i Paesi possono adottare per fermare la diffusione del virus e salvare vite umane, come delineato dal Comitato di emergenza nelle sue raccomandazioni provvisorie".

(Adnkronos) - Per molti italiani il rapporto tra benessere mentale e salute del cervello resta ancora poco chiaro: il 63% della popolazione non è infatti consapevole del legame tra disturbi neurologici e mentali, senza riconoscere che entrambi hanno origine nello stesso organo. È quanto emerge dall’indagine presentata a gennaio 2026 dal Censis in collaborazione con Lundbeck Italia. Di questi temi – dall’importanza della prevenzione alla necessità di sviluppare una maggiore consapevolezza – si è parlato oggi a Milano in occasione dell’inaugurazione di BrainSpace House, l’installazione immersiva gratuita dedicata al cervello, promossa da Lundbeck Italia e BrainCircle Italia nell’ambito del Milan Longevity Summit 2026.
Dal 20 al 23 maggio, Piazza XXV Aprile, a Milano - informa una nota - ospiterà uno spazio pensato per accompagnare adulti e bambini alla scoperta del cervello e dei fattori che ne influenzano il benessere, attraverso esperienze in realtà virtuale e aumentata, contenuti interattivi e attività divulgative. L’obiettivo è duplice: da un lato, favorire una maggiore consapevolezza sull’importanza di preservare la salute del cervello; dall’altro, rendere accessibile un tema scientifico complesso. L’iniziativa si inserisce nel paradigma One Health, secondo cui il benessere della persona nasce dall’equilibrio tra dimensione fisica, mentale e del cervello, sociale e ambientale e dalla loro reciproca interazione. BrainSpace House nasce con l’ambizione di diventare un progetto itinerante, per portare l’esperienza in altre città italiane. Il progetto si articola in percorsi dedicati sia agli adulti che ai più piccoli, perché l’educazione alla prevenzione deve partire dall’infanzia
“In Italia sono almeno 20 milioni le persone colpite da patologie neurologiche e circa 10 milioni convivono con un disturbo mentale – afferma Alberto Siracusano, presidente del Consiglio superiore di sanità e coordinatore del Tavolo tecnico Salute mentale del ministero della Salute – Oggi è fondamentale adottare una visione integrata della salute, che consideri mente e cervello come elementi strettamente connessi. Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza di quanto i disturbi neurologici e mentali incidano non solo sulla qualità della vita delle persone, ma anche sul benessere delle famiglie, delle comunità e sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Per questo, oggi, salute mentale e del cervello devono essere considerate una priorità strutturale di salute pubblica, al pari del benessere fisico. L’impegno delle istituzioni - continua - va nella direzione di rafforzare prevenzione, diagnosi precoce e presa in carico, superando le frammentazioni che per troppo tempo hanno separato dimensioni profondamente legate. Questo nuovo approccio, promosso anche dal Piano di azione nazionale per la salute mentale 2025-2030, punta proprio a costruire modelli di cura sempre più centrati sulla persona, capaci di accompagnare i cittadini lungo tutto l’arco della vita. Iniziative come BrainSpace House sono importanti perché aiutano a portare il tema della salute del cervello fuori dai contesti specialistici, avvicinando la popolazione a questi argomenti per contrastare stigma e disinformazione”.
“Investire oggi nella prevenzione e nella salute del cervello significa puntare sulla sostenibilità futura del sistema sanitario e sociale – spiega Emanuele Monti, presidente della Commissione Welfare di Regione Lombardia – L’aumento dell’aspettativa di vita e i cambiamenti demografici in corso rendono sempre più necessario rafforzare politiche capaci di agire prima che la malattia si manifesti o si aggravi. Le patologie neurologiche e i disturbi mentali hanno infatti un impatto rilevante non solo sul percorso clinico delle persone, ma anche sull’autonomia e sui bisogni assistenziali a lungo termine. Per questo motivo è fondamentale promuovere modelli organizzativi che integrino prevenzione, innovazione, ricerca e prossimità territoriale, valorizzando il ruolo della medicina di territorio e della collaborazione tra ospedali, servizi e comunità. Regione Lombardia - illustra - sta lavorando per rafforzare percorsi sempre più orientati all’individuazione precoce dei bisogni e alla continuità della presa in carico, anche attraverso il contributo delle nuove tecnologie e della digitalizzazione. Contemporaneamente, è importante sostenere iniziative che aiutino i cittadini a sviluppare maggiore consapevolezza sui fattori che influenzano il benessere cognitivo e mentale, proprio come BrainSpace House”.
“Milano accoglie con grande entusiasmo un progetto che porta nel cuore della città un tema cruciale come quello della salute del cervello – sottolinea Lamberto Bertolé, assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano – Una realtà viva come la nostra deve avere un ruolo attivo nella diffusione della cultura della prevenzione e nella creazione di occasioni di partecipazione e consapevolezza accessibili a tutti. BrainSpace House rappresenta un esempio concreto di come lo spazio pubblico possa trasformarsi in un luogo di incontro tra cittadini, istituzioni, ricerca scientifica e sistema sanitario, contribuendo a rendere temi complessi più vicini e comprensibili. Parlare di salute del cervello significa parlare anche di contrasto alle fragilità e alle disuguaglianze che possono incidere sul benessere delle persone, per formare cittadini sempre più consapevoli e attenti al prossimo. Milano vuole continuare a essere una città che investe nella salute pubblica non solo attraverso i servizi, ma anche attraverso cultura, informazione e innovazione sociale, favorendo un approccio sempre più integrato tra territorio, comunità e cura della persona”.
L’installazione ospiterà anche i ‘BrainSpace Talks – Il cervello al centro della longevità’, un ciclo di incontri aperti al pubblico (con registrazione consigliata) che vedrà il coinvolgimento di esperti della comunità medico-scientifica, per discutere di neurologia e salute mentale dall’età evolutiva all’anzianità, approfondendo prevenzione, diagnosi precoce, benessere mentale e salute neurologica. “Da oltre 70 anni Lundbeck si dedica esclusivamente alla salute del cervello, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle persone che convivono con patologie neurologiche e psichiatriche – dichiara Tiziana Mele, amministratore delegato di Lundbeck Italia – Il nostro impegno è scientifico, sociale e culturale: vogliamo contribuire a promuovere una maggiore sensibilizzazione sulla salute del cervello e BrainSpace House nasce proprio per creare vicinanza, conoscenza e partecipazione attraverso un’esperienza immersiva, capace di parlare a pubblici diversi e di diffondere una nuova cultura della prevenzione”.
Consiglio regionale ancora impegnato sul tema delle tasse
aeroportuali. Dopo il rinvio della votazione, ieri sera, questa
mattina l'Aula ha bocciato la mozione presentata dal capogruppo di
Fdi Paolo Truzzu che chiedeva alla giunta un impegno per
l'abolizione della tassa di 6,50 euro applicata per ogni biglietto
aereo per i voli dagli aeroporti sardi. Ma mentre i lavori vanno
avanti con l'esame della mozione presentata di Riformatori
"sull'attuazione del principio di insularità per le merci e
l'urgenza di misure strutturali di continuità territoriale per il
trasporto delle merci da e per la Sardegna", la maggioranza ha
predisposto un'altra mozione sull'abolizione della tassa
addizionale comunale degli aeroporti che è stata già inserita
all'ordine del giorno della seduta.
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(Adnkronos) - "I dati di Unicef ci dicono il 70% in più dei giovani italiani tra i 15 e i 17 anni soffre di una ecoansia, non sa che cosa chiedere o come aspettarsi qualcosa dal futuro e si dichiara insoddisfatto della vita. Alcuni di questi quando si parla di suicidio ne parlano come cosa normale e, forse, non evitabile". Lo ha detto il presidente di Unicef Italia Nicola Graziano intervenendo alla 'Maratona del bullismo 2026' organizzata dall'Osservatorio nazionale sul bullismo e sul disagio giovanile al Palazzo dell'informazione dell'Adnkronos.
"Quest'anno inoltre - ha aggiunto - per la prima volta si è verificata un'inversione di tendenza significativa: in Italia c'è un fenomeno che non è più la malnutrizione, ma l'obesità che è, evidentemente, una manifestazione concreta, tangibile del disagio dei nostri ragazzi che è fatto di solitudine, buio, egoismo, indifferenza e silenzio".
"La mia 'bibbia' è la Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza che è una superfetazione dei principi fondamentali che sono nella nostra Carta costituzionale. Fra la Costituzione italiana e la Convenzione ci sono dei parallelismi, molte analogie, ma anche tante differenze. Una su tutte, il diritto al gioco che è fondamentale e che significa gioia, bellezza, luce, speranza e tanta vita che i ragazzi ci insegnano" .
"Ci sono delle parole che sono le parole del bullismo e parole che possono essere l'antidoto. La prima parola del bullismo è il silenzio: questo chiudersi dentro, questo piangere nell'anima e non sapere quale strada prendere. Poi c'è l'indifferenza: l'indifferenza degli altri che guardano il diverso, il triste, il poco sorridente e decidono di lasciarlo solo, nello spazio chiuso di un angolo di una società sempre più buia. E così all'indifferenza si unisce un profondo egoismo che oggi, purtroppo, prevale su tanti valori e questa, probabilmente, è una chiave di lettura per dare spiegazioni a tanti fenomeni. Poi c'è il buio, perché tutto questo porta a stare in un angolo buio, a chiudersi con la mente buia, a chiudersi davanti qualunque prospettiva. E questo porta disagio e solitudine".
Per il presidente di Unicef Italia, "a questa parole poste sul tavolo del bullismo e del cyberbullismo" è possibile anche "dare delle soluzioni, trovarle in noi e nella piazza qui fuori (piazza Mastai, dove per due giorni è allestito uno spazio con gazebi informativi, aree sportive e un palco dove si alternano momenti di confronto e performance ndr) che è gremita di persone ed è una piazza importante". "Questa piazza - prosegue Graziano - risponde al silenzio con il chiasso, con la musica, con la gioia, con i ragazzi che giocano. Un sole e una luce che contrastano quel buio di cui ho detto prima e la partecipazione, lo stare insieme, che vince l'indifferenza". E poi l'egoismo a cui, sottolinea il presidente di Unicef, "abbiamo risposto con le mani tese, con il gioco di squadra, in un mosca cieca della vita che significa ritrovarsi toccandosi, stando insieme, scambiandosi opinioni. E' questa la risposta più importante al bullismo germogliato dal silenzio di un telefonino che ti lascia da solo davanti a tante richieste e alle risposte dell'Intelligenza artificiale che,magaru ti dà anche la soluzione ma manca di una cosa importante e fondamentale: l'anima. Perché i valori - conclude Graziano - sono sempre gli stessi: il bisogno di un abbraccio, di una mano tesa, di un genitore, di una famiglia, di un amico di classe, il bisogno di sentirsi vivi e non di avere una risposta fredda di un telefonino".

(Adnkronos) - L’acciaio è tornato al centro della politica industriale europea. Non come settore del passato da accompagnare lentamente fuori mercato, ma come materiale essenziale per auto, cantieristica, costruzioni, infrastrutture, energia e difesa. Con il voto della plenaria di Strasburgo, il Parlamento europeo ha approvato il nuovo sistema di salvaguardia che dal 1° luglio 2026 sostituirà il regime attuale, in scadenza il 30 giugno.
Il testo riduce in modo netto le importazioni che potranno entrare nell’Ue senza dazi: le quote duty-free saranno limitate a 18,3 milioni di tonnellate l’anno, il 47% in meno rispetto ai livelli del 2024. Oltre quota, o per i prodotti non coperti dal sistema, scatterà un dazio del 50%, contro l’attuale 25%. Il voto è stato ampio: 606 favorevoli, 16 contrari e 39 astensioni.
La misura nasce come risposta alla sovracapacità globale, ma racconta qualcosa di più: l’Unione europea sta cercando di proteggere le filiere considerate strategiche senza rinunciare alla transizione verde e al commercio internazionale. È una linea sottile, perché difendere la siderurgia può rafforzare l’autonomia industriale europea, ma anche aumentare i costi per le imprese che usano acciaio come materia prima.
Il nuovo meccanismo poggia su tre elementi. Il primo è il taglio delle quote senza dazi, pensato per ridurre la pressione delle importazioni sul mercato europeo. Il secondo è l’aumento della tariffa oltre quota al 50%, una soglia che rende meno conveniente superare i contingenti autorizzati. Il terzo è il rafforzamento dei controlli sull’origine dei prodotti.
Il punto tecnico più importante è la regola del “melt and pour”: l’origine dell’acciaio viene collegata al luogo in cui il metallo è stato fuso e colato per la prima volta. Non è un dettaglio burocratico. In un mercato fatto di semilavorati, trasformazioni intermedie e catene logistiche complesse, stabilire l’origine reale serve a evitare triangolazioni e aggiramenti delle misure europee.
Bruxelles vuole impedire che l’Ue diventi lo sbocco naturale dell’acciaio in eccesso prodotto altrove. La pressione arriva da un mercato globale in cui la capacità produttiva supera la domanda e in cui altri grandi attori hanno già rafforzato le proprie barriere commerciali. Per i produttori europei, il rischio è competere con acciaio realizzato in condizioni molto diverse: energia meno cara, standard ambientali meno stringenti, sostegni pubblici più consistenti.
Il tema si lega direttamente alla decarbonizzazione. Produrre acciaio a basse emissioni richiede investimenti molto costosi: forni elettrici, idrogeno, tecnologie di cattura della CO₂, energia pulita e riconversione degli impianti. Senza un mercato sufficientemente protetto dalle distorsioni esterne, il rischio è che le imprese rinviino gli investimenti o che la produzione si sposti fuori dall’Europa.
Lo scudo è atteso con favore dalla siderurgia europea, ma può creare tensioni lungo la catena industriale. L’acciaio non è solo un prodotto da proteggere: è anche un input per migliaia di imprese. Automotive, meccanica, macchinari, costruzioni, elettrodomestici e cantieristica dipendono da forniture stabili e prezzi competitivi.
Qui si apre il conflitto interno alla politica industriale europea. Se le nuove regole aiutano gli impianti europei a reggere la concorrenza internazionale senza comprimere l’offerta, possono rafforzare l’intera filiera. Se invece producono rincari o strozzature, il costo si trasferisce alle imprese a valle, comprese quelle che esportano sui mercati globali.
Per l’Italia il punto è particolarmente delicato. Il Paese ha una base manifatturiera che usa molto acciaio, dalla meccanica alla cantieristica, dall’energia alle costruzioni. Allo stesso tempo, la siderurgia nazionale convive con costi energetici elevati, impianti da riconvertire e crisi industriali aperte. L’interesse italiano non è quindi univoco: serve proteggere la produzione europea, ma senza danneggiare chi trasforma l’acciaio in beni industriali ad alto valore aggiunto.
C’è poi il caso dell’Ucraina. Kiev è Paese candidato all’Ue, partner strategico e produttore siderurgico storico. Limitare l’accesso al mercato europeo può avere effetti economici e politici sensibili, proprio mentre Bruxelles sostiene la ricostruzione e l’integrazione progressiva del Paese. Il Parlamento ha previsto che la situazione ucraina sia considerata nell’allocazione delle quote, ma la tensione resta: sicurezza industriale europea e sostegno ai partner non sempre coincidono.
Il voto sull’acciaio si inserisce in un cambio di fase più ampio. Dopo energia, semiconduttori, materie prime critiche, tecnologie pulite e difesa, anche la siderurgia entra nel perimetro della sicurezza economica europea. Bruxelles non si limita più a regolare il mercato: prova a conservare capacità produttiva nei settori che considera essenziali.
Non è solo protezionismo. È una risposta a un contesto internazionale in cui Stati Uniti, Cina e altre potenze usano dazi, sussidi, controlli sugli investimenti e politiche industriali aggressive. L’Ue, storicamente più legata al libero scambio e alle regole multilaterali, sta adattando i propri strumenti a un mondo meno cooperativo.
La prova inizierà il 1° luglio 2026. Da quel momento il nuovo regime dovrà dimostrare di saper tenere insieme obiettivi diversi: proteggere i produttori, evitare rincari eccessivi per le imprese utilizzatrici, sostenere la transizione verde, non compromettere i rapporti con partner strategici come l’Ucraina.
Se funzionerà, lo scudo sull’acciaio potrà diventare un precedente per altre filiere esposte alla sovracapacità globale. Se fallirà, mostrerà i limiti di una sovranità industriale difficile da costruire in un’economia ancora profondamente aperta. In ogni caso, il voto di Strasburgo segnala che l’acciaio è tornato a essere una questione politica europea.
(Adnkronos) - "La sua presenza in Italia è un onore per la nostra Repubblica" e "manifesta la comune volontà di intensificare in ampia misura, al massimo possibile, la nostra collaborazione". Lo ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale il primo ministro indiano, Narendra Modi.
"So - ha detto il capo dello Stato - che ha già incontrato il nostro primo ministro, che tra poco vi sarà un incontro tra i governi, tra la delegazione dei governi, che la rivedrà. So anche, mi è stato detto, che ha incontrato una rappresentanza della comunità indiana in Italia. Desidero dirle che è una comunità molto apprezzata, che opera in maniera dinamica, attiva, laboriosamente, contribuendo alla vita del nostro Paese".
Modi è successivamente arrivato a Villa Pamphilj per il vertice bilaterale Italia-India. Ad accoglierlo, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. L'incontro è allargato alle delegazioni dei due Paesi. Dopo il colloquio, alle 13 è previsto il momento delle dichiarazioni congiunte alla stampa nella Sala degli Stucchi. Al termine ci sarà il pranzo di lavoro ufficiale.
Nel pomeriggio, alle 14.40, si terrà la cerimonia di scambio degli accordi siglati tra Italia e India, che coinvolgerà diversi esponenti del governo italiano. A chiudere la giornata sarà un gesto simbolico: Meloni e Modi si recheranno nel Giardino d’Ingresso di Villa Pamphilj per la piantumazione di un albero di gelso nero, dono del primo ministro indiano al governo italiano.
"Il rapporto tra India e Italia ha ormai raggiunto una fase decisiva. Negli ultimi anni, i nostri legami si sono ampliati con uno slancio senza precedenti, evolvendo da una cordiale amicizia a un partenariato strategico speciale fondato sui valori di libertà e democrazia, nonché su una visione comune del futuro", ha scritto Meloni su X, postando un video dell'incontro con Modi.

(Adnkronos) - Si è chiusa a Roma la terza edizione di Renaissance in Economics, la conferenza internazionale promossa da NeXt Nuova Economia per Tutti che riunisce ogni anno ricercatori, imprese e istituzioni attorno a una sfida comune: costruire una scienza economica capace di rispondere alle grandi crisi del nostro tempo. L'edizione 2026 ha stabilito un record: oltre 280 relatori da cinque continenti e oltre 60 università, 220 contributi scientifici raccolti nel volume From Seeds to Forest, sei università italiane coinvolte negli eventi pre-conference con più di 500 studenti. La ricerca presentata dimostra con modelli sperimentali che i comportamenti estrattivi, quelli che massimizzano il proprio vantaggio a spese della collettività, tendono a prevalere sistematicamente in mercati decentralizzati, producendo quello che gli autori chiamano un fallimento morale del mercato. La risposta non è più regolazione o incentivi monetari: è la coltivazione di caratteri generativi nelle persone, nelle imprese e nelle istituzioni.
Diversi contributi dimostrano che il diritto societario non impone la massimizzazione del profitto: lascia ampio spazio a modelli d'impresa orientati a più obiettivi. Le cooperative e le imprese sostenibili emergono come alternative scalabili alla gig economy. La proposta più avanzata è quella di una responsabilità ex ante per i danni futuri: la sostenibilità non più come scelta volontaria ma come obbligo giuridico integrato nella governance. Numerosi studi mostrano che la crescita del pil può aumentare senza migliorare la qualità della vita e anzi mascherare disuguaglianze regionali profonde. La novità rispetto al passato è che la conferenza non si ferma alla critica: presenta framework Decision-Grade per integrare indicatori multidimensionali di benessere direttamente nei processi decisionali politici, collegati agli indicatori già elaboratori sul Ben Vivere e la Generatività, trasformandoli da statistiche descrittive a guide operative per i governi.
Un contributo particolarmente discusso propone i tributi di scopo — tasse comunali legate a benefici pubblici specifici e visibili — come strumento per ricostruire la fiducia tra cittadini e istituzioni. Il meccanismo trasforma il pagamento delle tasse da obbligo coercitivo a forma concreta di partecipazione civica. Accanto a questo, la ricerca dimostra che l'orizzonte temporale dei decisori politici — legato alla loro eta' e aspettativa di vita — distorce sistematicamente le scelte sugli investimenti ambientali: un argomento a favore della rappresentanza istituzionale delle generazioni future.
Il policy paper presentato alla conferenza chiede una riforma strutturale della valutazione accademica: basta con la dipendenza dalle cinque riviste economiche americane, largo a un Fascicolo dell'Impatto che misuri il contributo civile di ogni ricercatore. La proposta è sostenuta da un Fondo Nazionale da 50 milioni annui per la ricerca-azione partecipata e da un nuovo indice — lo Iaeisc — che misura l’equità intergenerazionale in 100 indicatori su tutto il territorio nazionale.
From Seeds to Forest, il titolo scelto per il volume degli abstract, non è casuale e sarà anche il tema centrale della prossima edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile che si svolgerà dal 1 al 4 ottobre 2026 a Firenze. I semi di una nuova economia sociale e civile esistono già e attraverso le azioni dell’Osservatorio Nazionale sulla Economia Sociale e Civile li stiamo mappando, collegando e sistematizzando. Renaissance in Economics e il Fnec esistono per farli diventare un bosco.

(Adnkronos) - Garantire visite neurologiche in tempi più rapidi a chi ne ha davvero bisogno riducendo quelle non necessarie. Con questo obiettivo sono state elaborate dalla Società italiana di neurologia (Sin) le nuove Raccomandazioni di buona pratica clinico-assistenziale (Rbpca) per l’appropriatezza della prima visita neurologica, su richiesta del ministero della Salute e pubblicate dall’Istituto superiore di sanità. Il documento - spiega Sin in una nota - interviene su una delle principali criticità del Servizio sanitario nazionale: l’elevata richiesta di visite neurologiche, spesso legata a condizioni molto frequenti come cefalea, disturbi cognitivi e tremore. In molti casi si tratta di situazioni che possono essere gestite già a livello di medicina generale, con il risultato di un sovraccarico delle liste di attesa e di un accesso più difficile per i pazienti che necessitano realmente dello specialista.
Le nuove raccomandazioni introducono indicazioni chiare e operative per stabilire quando è appropriato inviare il paziente al neurologo e quando, invece, la gestione può avvenire sul territorio. In totale sono state definite 8 raccomandazioni: 6 identificano le situazioni in cui la visita specialistica è indicata e 2 quelle in cui non è raccomandata, offrendo un riferimento concreto per medici e servizi sanitari. “Queste raccomandazioni rappresentano un passaggio fondamentale per migliorare l’accesso alle cure neurologiche nel nostro Paese - afferma Mario Zappia, presidente Sin - L’obiettivo è evitare visite non necessarie e garantire un percorso più rapido e appropriato per i pazienti con condizioni realmente rilevanti. Non si tratta di limitare l’accesso allo specialista, ma di renderlo più efficace e mirato, rafforzando il ruolo della medicina territoriale e migliorando l’integrazione tra i diversi livelli di assistenza”.
Per quanto riguarda la cefalea, viene indicato il ricorso allo specialista in presenza di segnali di allarme – come l’insorgenza improvvisa, il peggioramento progressivo, la comparsa in età avanzata o la presenza di sintomi neurologici associati – mentre le forme più comuni, come l’emicrania non frequente, possono essere seguite inizialmente dal medico di famiglia. Diverso il caso delle forme croniche, con mal di testa per oltre 15 giorni al mese, per le quali è raccomandato l’invio allo specialista. Per il tremore, le raccomandazioni distinguono tra condizioni che richiedono approfondimento neurologico – come i tremori a riposo, asimmetrici, di nuova insorgenza o associati ad altri disturbi neurologici – e situazioni più lievi o legate a cause riconoscibili, che possono essere gestite in prima battuta sul territorio. Analogo approccio per i disturbi cognitivi, per i quali viene valorizzato il ruolo del medico di medicina generale nel primo inquadramento diagnostico, prevedendo l’invio allo specialista nei casi di peggioramento progressivo non spiegato dagli accertamenti iniziali e orientando invece verso percorsi più appropriati, come quelli geriatrici, i pazienti con forme avanzate e condizioni di fragilità elevata. Le raccomandazioni - conclude la nota - sono state sviluppate da un gruppo multiprofessionale che ha coinvolto neurologi, medici di medicina generale, metodologi ed anche rappresentanti dei pazienti, sulla base delle migliori evidenze scientifiche disponibili e attraverso un processo strutturato di consenso.

(Adnkronos) - Essere un modello alimentare inclusivo, capace di mettere insieme equilibrio nutrizionale, tradizioni culturali e corretti stili di vita: è l’obiettivo di ‘Nutripiatto senza confini’, il progetto di educazione alimentare sviluppato da Nestlé con il contributo scientifico dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e della Sipps – Società italiana di pediatria preventiva e sociale, presentato ieri a Milano durante ReNest, il percorso esperienziale ospitato nel parco di CityLife. L’iniziativa è stata al centro di uno degli appuntamenti del palinsesto di ReNest, che fino al 24 maggio propone eventi, talk, laboratori e visite guidate dedicate ai temi del benessere, della sostenibilità e della qualità della vita. In questo contesto, Nutripiatto senza confini - informa l’azienda in una nota - ha acceso i riflettori sull’importanza di sviluppare strumenti educativi in grado di dialogare con una società sempre più multiculturale, valorizzando le diverse tradizioni alimentari presenti oggi in Italia.
Nutripiatto senza confini nasce dall’evoluzione di Nutripiatto, il progetto che dal 2018 accompagna famiglie, scuole e operatori sanitari nella promozione di corrette abitudini alimentari tra bambini e bambine, raggiungendo circa 650mila giovani. Oggi il modello si amplia integrando i principi della dieta mediterranea con ingredienti e tradizioni culinarie provenienti da diverse culture del mondo, facilmente reperibili anche in Italia. Pensato per bambini e bambine dai 4 ai 14 anni, il progetto è uno strumento colorato, internazionale e immediato che supporta le famiglie nella scelta e nella realizzazione di pasti, colazioni e merende gustose ed equilibrate, senza rinunciare allapropria tradizioni culinarie. Cereali, proteine, frutta e verdura tipici di culture differenti – dalla quinoa al tofu, dai fagioli neri al pak-choi – trovano così spazio all’interno di un modello nutrizionale equilibrato e accessibile. Il progetto con una library di oltre 70 ricette è disponibile online.
“Con Nutripiatto senza confini vogliamo offrire a famiglie, insegnanti e operatori sanitari uno strumento semplice e concreto capace di unire educazione alimentare, inclusione e scoperta di nuove culture attraverso il cibo - afferma Chiara Spiezia, biologa nutrizionista, collaboratrice di ricerca all’Unità di ricerca in Scienze degli Alimenti e della nutrizione dell’Università Campus Bio-Medico di Roma - Oggi parlare di corretta alimentazione significa anche riconoscere e valorizzare la ricchezza delle diverse tradizioni presenti nel nostro Paese”. Il progetto - conclude la nota - conferma l’impegno di Nestlé nel promuovere strumenti concreti e scientificamente validati per supportare famiglie, docenti e operatori sanitari nell’educazione alimentare dei più piccoli, favorendo al tempo stesso inclusione e integrazione culturale.
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