
(Adnkronos) - La revisione del Prontuario farmaceutico nazionale "è una vera e propria revisione del livelli essenziali di assistenza farmaceutici", un'operazione che attiene "ai diritti esigibili dei cittadini" e che necessita, quindi, di "controllo e indirizzo politico di Parlamento e ministero della Salute, trasparenza del procedimento e partecipazione di tutti gli stakeholder". E va assolutamente evitato "l'incremento di spesa a carico del cittadino". Così Tonino Aceti, presidente di Salutequità interviene con un editoriale sul sito dell'associazione in merito all'adempimento della legge 30 dicembre 2025, n. 199, che all'art. 1 "prevede che l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) provveda annualmente, alla revisione e all'aggiornamento del Prontuario farmaceutico nazionale dei medicinali erogabili a carico del Servizio sanitario nazionale" per la "razionalizzazione della spesa farmaceutica". E per "i medicinali esclusi, l'Aifa può prevedere misure transitorie volte a garantire la continuità terapeutica dei pazienti già in trattamento, stabilendone modalità e durata", indica il provvedimento.
"Siamo di fronte - ribadisce Aceti - ad una vera e propria revisione dei livelli essenziali dell'assistenza farmaceutica pubblica, cioè del perimetro dei diritti esigibili dai pazienti. Un'operazione utile e attesa, ma al contempo anche molto delicata, perché la sua riuscita, dal punto di vista degli utenti, sarà ancorata alla capacità di garantire un incremento del livello di copertura pubblica dell'assistenza farmaceutica, di sostenibilità del Ssn e al tempo stesso la riduzione del livello di spesa privata dei cittadini. La differenza la farà quindi 'il come' si procederà alla revisione del prontuario e come si gestirà anche la continuità terapeutica dei pazienti già in trattamento. In un contesto caratterizzato da una rinuncia alle cure che galoppa, arrivando secondo l'Istat al 9,9% della popolazione nel 2024, e una spesa sanitaria privata che ormai si attesta a circa 43 miliardi di euro e a oltre 10 miliardi invece quella privata per la farmaceutica, in aumento di circa 1 miliardo e mezzo rispetto al 2020, sbagliare l'operazione di revisione del prontuario vuol dire andare ad intaccare i principi di universalità, equità e solidarietà del nostro Ssn", avverte il presidente di Salutequità.
Per questo, continua, "è importante aggredire criticità, inefficienze e ridondanze partendo da una base conoscitiva condivisa e certificata delle evidenze disponibili, a partire da quelle che vengono prodotte dalla stessa Aifa". L’iter di revisione "sembra essere stato avviato, partendo dal settore che è già sotto controllo (perché registra un importante avanzo), e cioè quello della farmaceutica convenzionata". Ma forse, "visti i risvolti e la delicatezza dell’operazione di revisione del prontuario, sarebbe opportuno aumentare il livello di confronto e dibattito pubblico su questa operazione", sottolinea Aceti. "Ridurre la revisione del Prontuario farmaceutico nazionale ad un'operazione meramente tecnico-amministrativa tra 'addetti ai lavori', e non accompagnarla da una forte attività di controllo e indirizzo politico delle altre Istituzioni e di tutti gli attori del Ssn - conclude - potrebbe portarci fuori strada e questo il Ssn non può proprio permetterselo".

(Adnkronos) - Dalla diretta speciale Adnkronos sulla visita del premier indiano Narendra Modi a Roma, il cui video è disponibile su questa pagina, emerge il salto di qualità nelle relazioni tra Italia e India: il nuovo Partenariato Strategico Speciale, l’obiettivo di portare l’interscambio a 20 miliardi di euro entro il 2029, il ruolo dell’Imec, la cooperazione industriale nella difesa, l’AI umano-centrica, i minerali critici, la sicurezza marittima e l’Anno della Cultura e del Turismo Italia-India nel 2027.
La visita di Narendra Modi a Roma segna un passaggio politico nuovo nei rapporti tra Italia e India. Non solo un bilaterale tra capi di governo, ma la formalizzazione di una fase più ambiziosa del rapporto tra Roma e Nuova Delhi, elevato a Partenariato Strategico Speciale. È questo il quadro al centro della diretta speciale organizzata dall’Adnkronos, condotta da Giorgio Rutelli, con ospiti in studio e in collegamento dall’India.
I temi della giornata sono quelli che definiscono oggi la nuova agenda italo-indiana: la storicità della visita, il settimo incontro in tre anni tra Giorgia Meloni e Narendra Modi, il Piano d’Azione Strategico Congiunto 2025-2029, l’obiettivo dei 20 miliardi di euro di interscambio entro il 2029, l’India-Middle East-Europe Economic Corridor, cioè l’Imec, la cooperazione nella difesa e nella cantieristica, la cybersicurezza, i minerali critici, l’innovazione, la space economy, l’AI umano-centrica, il trasporto marittimo, la libertà di navigazione e la cornice geopolitica che lega Mediterraneo, Golfo, Indo-Pacifico e Africa.
Nelle dichiarazioni da Villa Pamphili, Meloni ha definito quella di oggi una giornata "storica", spiegando che le relazioni tra Italia e India compiono "un ulteriore salto di qualità". La presidente del Consiglio ha indicato l’obiettivo di far crescere l’interscambio commerciale fino a 20 miliardi di euro dagli attuali 14 entro il 2029, anche sfruttando il potenziale dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e India.
Al centro, ha spiegato Meloni, c’è la complementarietà tra "la dimensione, le infrastrutture digitali, il dinamismo innovativo indiano" e "la forza industriale italiana, l’eccellenza manifatturiera, la capacità di integrazione tecnologica". Una complementarietà che apre, secondo la premier, opportunità di business, investimenti, occupazione di qualità e collaborazione industriale.
Modi ha parlato di un rapporto che non si limita all’agenda diplomatica, ma riflette "la profondità della storia", "la visione del futuro" e "il conforto che dà l’amicizia". Il premier indiano ha ricordato che il Piano d’Azione Strategico Congiunto 2025-2029 offre un quadro pratico e orientato al futuro, sottolineando la presenza in India di oltre 800 aziende italiane e la possibilità di unire il design e la precisione italiani con la scala produttiva, il talento e l’ecosistema innovativo indiano.
Uno dei dossier più rilevanti è l’Imec, il corridoio economico tra India, Medio Oriente ed Europa. Per Francesco Maria Talò, Inviato Speciale dell’Italia per il Corridoio Economico India–Medio Oriente–Europa, già consigliere diplomatico della Presidente del Consiglio, ambasciatore alla Nato e in Israele, la visita di Modi rappresenta "il consolidamento di una visione comune", quella dell’Indo-Mediterraneo.
Talò ha spiegato che l’Imec non va letto soltanto come un insieme di infrastrutture, ma come uno strumento per tradurre in pratica un’esigenza strategica: diversificare rotte, interlocutori e collegamenti. In un contesto segnato dalle tensioni in Medio Oriente, dai rischi nello Stretto di Hormuz e dalla fragilità delle catene di approvvigionamento, l’Imec diventa per l’Italia e per l’India un modo per costruire ridondanza, flessibilità e sicurezza.
"Imec è più necessario che mai", ha detto Talò, ma deve essere interpretato come "una rete piuttosto che un corridoio". Non una singola rotta vulnerabile, dunque, ma un sistema di connessioni tra Paesi affidabili, capace di garantire continuità anche in caso di crisi.
La difesa è l’altro grande capitolo della visita. Meloni ha indicato la cooperazione militare e industriale come uno degli ambiti su cui Italia e India stanno lavorando "molto e bene". Modi ha aggiunto che la collaborazione tra le forze armate e tra le industrie della difesa dei due Paesi è il segno della fiducia reciproca, ricordando che la roadmap industriale nel settore prepara la strada a co-sviluppo e co-produzione.
Swasti Rao, Professoressa di Studi Strategici e di Sicurezza alla O.P. Jindal Global University, dove coordina il programma di M.A. in India Studies, specializzata in sicurezza dell’Indo-Pacifico, politica estera indiana e dinamiche del Golfo Persico, ha sottolineato che la cooperazione nella difesa tra Italia e India è rimasta a lungo sottoutilizzata rispetto ad altri partner europei come Francia e Germania, anche a causa di esperienze negative del passato.
Secondo Rao, però, quella fase è ormai alle spalle. La revoca delle restrizioni indiane su Leonardo e Augusta Westland ha aperto una stagione nuova, nella quale gruppi come Leonardo e Fincantieri, insieme a imprese specializzate in guerra elettronica, radar e intelligence signals, possono rafforzare la propria presenza nel mercato indiano. Per Rao, il memorandum tra Leonardo e Adani Defence and Aerospace per sviluppare, produrre e sostenere un ecosistema integrato di elicotteri in India è particolarmente significativo perché si inserisce nella logica del Make in India e della localizzazione produttiva.
Giulio Terzi di Sant’Agata, Presidente della Commissione per le Politiche dell’Unione Europea del Senato, già ministro degli Affari Esteri e ambasciatore a Washington e alle Nazioni Unite, ha definito il vertice "straordinario", soprattutto per la sua trasparenza e per l’idea di amicizia e realismo che emerge dalle relazioni tra Italia e India.
Per Terzi, il rapporto tra i due Paesi poggia su un principio valoriale: il lavoro comune per far avanzare tecnologia, sicurezza, società, regolazione e diritti. L’immagine della visita serale di Meloni e Modi al Colosseo diventa, nella sua lettura, il simbolo di una relazione che unisce civiltà millenarie, spiritualità, senso dell’umanità e capacità di costruire percorsi condivisi.
Terzi ha accolto con favore l’annuncio dell’Anno della Cultura e del Turismo Italia-India nel 2027, ricordando la propria esperienza nell’organizzazione di iniziative analoghe per la cultura italiana negli Stati Uniti. Per l’ex ministro, eventi di questo tipo possono diventare strumenti di rilancio, anche attraverso percorsi museali e manifestazioni capaci di far conoscere meglio la cultura indiana in Italia e quella italiana in India.
Sul piano economico, Terzi ha sottolineato il valore dell’accordo di libero scambio tra Ue e India, arrivato dopo una lunga impasse. A suo giudizio, la svolta è stata resa possibile da una nuova volontà politica europea e dalla stabilità del governo indiano. Il rapporto con l’India, ha aggiunto, si fonda su reciprocità, rispetto degli accordi internazionali e fiducia, elementi essenziali anche per lo sviluppo dell’AI e delle tecnologie strategiche.
Vas Shenoy, Chief Representative per l’Italia della Indian Chamber of Commerce, esperto di relazioni India-Europa, ha letto la visita anche attraverso la dimensione comunicativa e simbolica del rapporto tra Meloni e Modi. A partire dal riferimento alle caramelle Melody, diventate in India un simbolo popolare della sintonia personale tra i due leader.
Secondo Shenoy, Melody non è soltanto un gioco di parole social, ma un oggetto della memoria collettiva indiana: una caramella storica, associata all’infanzia e alla fase precedente alla liberalizzazione economica. Il fatto che questo elemento sia entrato nella comunicazione tra i due leader conferma, per Shenoy, la profondità del traino popolare del rapporto.
Ma il dato politico è ancora più rilevante. L’editoriale firmato da Meloni e Modi sul Corriere della Sera e sul Times of India è, secondo Shenoy, una "dichiarazione di intenti personali" con cui i due premier "mettono la faccia" su un rapporto bilaterale cruciale per la sicurezza e per la fiducia commerciale tra i due Paesi. La visita, ha ricordato, è la prima bilaterale di Modi in Italia dopo 12 anni, mentre le precedenti presenze erano legate a formati multilaterali come G20 e G7.
Per Shenoy, Italia e India stanno lavorando alla costruzione di un vero "corridoio indo-mediterraneo", in un momento segnato da instabilità in Medio Oriente, problemi a Hormuz, tensioni negli stretti e dinamiche dell’Indo-Pacifico.
Nella parte conclusiva della diretta, Shenoy ha allargato il ragionamento alla posizione internazionale dell’India. Nuova Delhi, ha spiegato, non vuole che i Brics diventino una piattaforma anti-occidentale, secondo l’impostazione più vicina a Cina e Russia, ma intende mantenerli come uno strumento di riforma del sistema globale e multilaterale.
Il riferimento è alla capacità indiana di gestire un formato nel quale siedono insieme Paesi come Iran ed Emirati Arabi Uniti, in un momento di forte tensione in Asia occidentale. Per Shenoy, la responsabilità dell’India è oggi ancora più grande perché il Paese si trova al centro dell’Indo-Pacifico, del rapporto con gli Stati Uniti, del formato Quad e della competizione con la Cina.
L’India, ha detto Shenoy, è una democrazia responsabile di "un sesto dell’umanità" e vive una forma di "strategic autonomy" che non va confusa con il vecchio non allineamento. Nuova Delhi mantiene rapporti con più attori, ma lo fa da potenza democratica, interessata alla stabilità dell’Indo-Pacifico e alla riforma dell’ordine globale.
In collegamento dall’India, Swasti Rao ha insistito sul fattore politico e personale. La differenza tra la visita italiana di Modi e le altre tappe europee del premier indiano, ha spiegato, sta nella "chimica" tra i due leader. La relazione tra India e Italia, almeno negli ultimi anni, è stata trasformata dalla volontà politica e dal rapporto personale tra Meloni e Modi.
Secondo Rao, questa chimica è il vero "game changer" del rapporto bilaterale. Da lì discendono gli sviluppi commerciali, la crescita della cooperazione nella difesa, il rafforzamento dell’industria italiana in India e il dossier della connettività. La "strategic Melody", come è stata definita durante la diretta, diventa dunque un fattore politico reale, non solo comunicativo.
Anil Trigunayat, già Ambasciatore dell’India in Giordania, Libia e Malta, con oltre tre decenni di carriera diplomatica tra Washington, Mosca e il Medio Oriente, Distinguished Fellow e responsabile del West Asia Experts Group presso la Vivekananda International Foundation, ha richiamato l’attenzione sul tassello più delicato dell’Imec: il Medio Oriente, o West Asia.
Per Trigunayat, l’India ha bisogno di reti multiple di connettività e comunicazione, ma la domanda decisiva è come proteggerle dal rischio di unilateralismo, competizione tra grandi potenze e destabilizzazione regionale. Il Medio Oriente, ha spiegato, ha per l’India un’importanza "esistenziale": circa 10 milioni di cittadini indiani vivono nella regione e la loro sicurezza è una priorità assoluta per Nuova Delhi.
Il diplomatico ha sottolineato la centralità della libertà di navigazione, che non può valere soltanto in alcune aree geografiche e non in altre. In un mondo segnato da conflitti, disruption delle catene di fornitura e competizione tecnologica, rapporti come quello tra India e Italia acquistano, secondo Trigunayat, un significato strategico crescente.
La diretta Adnkronos ha restituito l’immagine di una relazione che non è più soltanto bilaterale. Italia e India si muovono dentro un arco geopolitico più ampio, che collega Mediterraneo, Golfo, Mar Rosso, Oceano Indiano e Indo-Pacifico. In questo spazio, commercio, difesa, energia, AI, minerali critici, porti, mare e sicurezza diventano dossier interconnessi.
La visita di Modi a Roma, il rapporto personale con Meloni, il Partenariato Strategico Speciale, l’Imec e il Piano d’Azione 2025-2029 indicano la volontà di costruire una piattaforma stabile, industriale e politica, capace di unire due grandi democrazie in una fase di ridefinizione degli equilibri globali.

(Adnkronos) - Gli italiani hanno una buona conoscenza generale del Papillomavirus umano (Hpv). Per la prevenzione dei tumori correlati, aumenta la consapevolezza e la fiducia degli italiani. Le donne hanno come riferimento il ginecologo, mentre emerge una forte richiesta di approfondimento da parte del pubblico maschile, che dimostra confusione e interesse. Circa 2 italiani su 3 di quelli che hanno sperimentato conseguenze da Hpv, potendo tornare indietro, sceglierebbero la vaccinazione. E' la fotografia scattata dall'indagine realizzata dall'Istituto Piepoli per Msd Italia, dal titolo 'I tumori da Hpv: paure, atteggiamenti, comportamenti e strategie di prevenzione'. Per rispondere alla richiesta informativa crescente, la farmaceutica lancia, per la prima volta in Europa - sottolinea in una nota - il dispositivo Holobox, un avatar olografico interattivo prodotto da Proto, capace di costruire un dialogo sulla prevenzione dell'Hpv.
Eliminare i tumori Hpv-correlati è possibile - si legge - abbiamo tutti gli strumenti per farlo anche nel nostro Paese, che aderisce allo Europe's Beating Cancer Plan, ma siamo ancora lontani dagli obiettivi prefissati per l'eradicazione nel 2030, ovvero il 90% di copertura della vaccinazione e degli screening. Secondo gli ultimi dati rilasciati dal ministero della Salute, il valore di copertura vaccinale nazionale per Hpv (per ciclo completo) nella coorte 2009 (ragazze che compivano 15 anni nell'anno di rilevazione, coorte utilizzata dall'Organizzazione mondiale della sanità come riferimento nelle sue statistiche) è ancora del 70,58%, seppur con un lieve miglioramento rispetto al dato sulla stessa fascia di età rilevato l’anno precedente (69,57%). L'Hpv non è però causa solo del tumore della cervice uterina, ma riguarda la salute di donne e uomini e per questo l'eliminazione di tutti i carcinomi Hpv-correlati (cervice, vulva, vagina, ano) è da considerarsi come un obiettivo primario di salute pubblica, così come sottolineato negli obiettivi del Piano nazionale di prevenzione vaccinale.
In questo contesto complesso e sfidante - prosegue la nota - si inserisce l'indagine dell'Istituto Piepoli che ha interessato un campione di 1.800 persone tra genitori, donne e uomini. In linea generale, secondo la survey i tumori rimangono le patologie più temute dagli italiani, con un 60% che accomuna tutti, mentre cresce la fiducia nella possibilità di prevenirli. Relativamente alla conoscenza dell'Hpv, oltre l'80% di genitori e donne adulte dichiara di avere una buona conoscenza del virus, mentre solo il 63% degli uomini adulti vanta lo stesso grado di conoscenza. Particolarmente rilevanti le risposte che arrivano dal mondo maschile, una fetta di popolazione che dimostra ancora poca informazione sul tema. Infatti, il 40% si dichiara non informato, il 47% pensa che riguardi principalmente le donne e per il 30% degli intervistati l'Hpv è responsabile dell'Aids".
Nel diffondere l'informazione relativa all’Hpv e ai tumori correlati - continua la nota - giocano un ruolo fondamentale le campagne d'informazione (media tradizionali e digitali), così come i professionisti della salute (medici di medicina generale, ginecologi e igienisti, che rimangono un punto di riferimento fondamentale per le informazioni sulla vaccinazione). Il ginecologo, invece, si attesta come principale counselor per le donne, sia per quanto riguarda gli screening sia per la vaccinazione. Significante il dato per cui il 69% delle donne e il 64% degli uomini, che hanno avuto conseguenze dal virus e che non si sono vaccinati in passato, sceglierebbe oggi di fare il vaccino anti-Hpv.
"Per raggiungere l'obiettivo di eliminare i tumori Hpv-correlati è necessario rafforzare tutte le leve della prevenzione", afferma Giancarlo Icardi, professore ordinario in Igiene, medicina preventiva e sanità pubblica all'università di Genova, direttore Uoc di Igiene, ospedale policlinico San Martino Irccs Genova. "Da un lato dobbiamo garantire il raggiungimento dei target di copertura vaccinale negli adolescenti, che rappresentano il pilastro della prevenzione primaria, e dall'altro è fondamentale sviluppare strategie efficaci di recupero dei giovani non vaccinati e ampliare l'accesso alla vaccinazione gratuita anche alla popolazione adulta femminile e maschile, prendendo esempio dalle migliori esperienze regionali già attive nel nostro Paese. Oggi serve una strategia nazionale condivisa che metta insieme i pilastri della prevenzione - vaccinazione e screening - accessibilità e innovazione organizzativa. L'eliminazione dei tumori da Hpv è una sfida di sanità pubblica che possiamo vincere attraverso un impegno comune di istituzioni, operatori sanitari, società civile e industria", evidenzia lo specialista.
Dall'indagine emerge che solo 2 su 5 dei genitori degli adolescenti dichiarano di aver ricevuto un invito alla vaccinazione con la chiamata attiva da parte del centro vaccinale. "La vaccinazione contro l'Hpv è una vaccinazione anticancro a tutti gli effetti, perché previene tumori gravi e diffusi come quello della cervice uterina, oltre a tumori che colpiscono anche gli uomini", precisa Rossana Berardi, professoressa ordinaria di Oncologia dell'università Politecnica delle Marche e direttrice della Clinica Oncologica Aou delle Marche. "Lo Europe's Beating Cancer Plan, recepito in Italia dal Piano oncologico nazionale, indica chiaramente la vaccinazione anti-Hpv come uno strumento chiave per eliminare i tumori prevenibili, fissando l'obiettivo di raggiungere almeno il 90% di copertura vaccinale e rafforzare lo screening entro il 2030. L'esperienza di Paesi come l'Australia dimostra che l'eliminazione dei tumori Hpv-correlati è possibile grazie a strategie integrate di vaccinazione e prevenzione. Anche in Italia questo obiettivo è raggiungibile - rimarca - ma è necessario aumentare le coperture vaccinali, ridurre le disuguaglianze territoriali, rafforzare una comunicazione corretta e basata sulle evidenze. Ed è fondamentale investire nella prevenzione lungo tutto l'arco della vita, non solo negli adolescenti, ma anche negli adulti. Diventa quindi essenziale cogliere ogni occasione utile - a partire dagli screening - per promuovere la vaccinazione e proteggere donne e uomini dai tumori".
Allargare i canali di comunicazione e accesso alla prevenzione è una richiesta esplicita della popolazione, per questo anche nel campo delle campagne informative Msd è alla ricerca continua di innovazione - evidenzia l'azienda - come nel caso della campagna vaccinale approvata dal ministero della Salute 'Scrivi oggi il tuo domani', un progetto omnicanale avviato già dallo scorso anno su tutti i media tradizionali e digitali, e che oggi si arricchisce di un mezzo altamente innovativo: l'Holobox, un avatar olografico interattivo prodotto da Proto.
"La sfida della prevenzione primaria contro l'Hpv ci vede in prima linea da oltre 20 anni, con l'obiettivo di contribuire concretamente all’eliminazione dei tumori Hpv-correlati - dichiara Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata Msd Italia - Un impegno che si traduce in investimenti continui in ricerca e sviluppo, nella convinzione che scienza e innovazione siano leve fondamentali per vincere questa battaglia di sanità pubblica. La missione di Msd, tuttavia, va oltre. Sentiamo infatti una forte responsabilità anche nel promuovere un'informazione corretta, collaborando con società scientifiche, istituzioni pubbliche e associazioni di pazienti e della società civile. In questo contesto, si collocano le campagne di comunicazione vaccinale approvate dal ministero della Salute per supportare scelte consapevoli. Un esempio concreto è il lancio in Italia, per la prima volta in Europa, dell'Holobox, uno schermo digitale capace di proiettare un avatar olografico realistico. La nostra Sofia accompagnerà i cittadini in un percorso di conoscenza sull'Hpv, sui tumori a esso correlati e sul valore della vaccinazione. Solo integrando innovazione scientifica, informazione di qualità e collaborazione tra tutti gli attori del sistema salute possiamo infatti rendere l'eliminazione dei tumori Hpv-correlati un obiettivo realmente raggiungibile".
Come mostra l'indagine quando si parla di prevenzione vaccinale, il medico di medicina generale e il medico igienista restano i principali punti di riferimento, ma emergono nuovi canali di prossimità come la farmacia territoriale per semplificare i percorsi di prevenzione e ampliare la copertura vaccinale adulta: l'82% dei genitori e l'80% degli uomini intervistati si sono dichiarati favorevoli a questa possibilità. "I dati della ricerca mostrano una crescente consapevolezza sull'Hpv e sull'importanza della prevenzione, ma anche la necessità di rafforzare la corretta informazione e l'accesso alla vaccinazione, soprattutto per i più giovani e per la popolazione adulta non ancora protetta - conclude Silvia Gregory, vicepresidente Acto Italia-Alleanza contro il tumore ovarico - Per costruire un vero percorso di eliminazione dei tumori da Hpv serve una strategia integrata, che utilizzi tutte le strutture nelle quali vivono e si confrontano i giovani, dalla scuola allo sport, per parlare di prevenzione e vaccinazioni che devono poter essere fatte in modo accessibile anche tramite le farmacie".

(Adnkronos) - “Con le nuove tipologie di feedstock si apre la possibilità di ampliare il bacino di materie prime disponibili per la produzione sostenibile”. Lo ha dichiarato Giacomo Talluri, assegnista di ricerca del Dipartimento Energia (Denerg) del Politecnico di Torino, intervenendo a Roma all’incontro promosso dalla fondazione Pacta sulla decarbonizzazione del trasporto aereo.
Talluri ha sottolineato come il tema della disponibilità dei feedstock sia centrale nella definizione delle strategie future: “Ci sono molti studi sulla disponibilità delle diverse biomasse e dei materiali di scarto a livello europeo, ma i nuovi feedstock devono essere analizzati con attenzione per capire come integrarli in modo ottimale nei processi produttivi”. Il ricercatore ha evidenziato anche il potenziale dei biocarburanti nel percorso verso la neutralità climatica: “Le biomasse e i biocarburanti, tra le soluzioni alternative, hanno la possibilità di diventare carbon neutral, soprattutto quando utilizzano materiali già presenti nella filiera”.
Talluri ha infine richiamato l’importanza della ricerca e della cooperazione industriale: “Abbiamo lavorato anche con la Commissione europea su 17 filiere di produzione, molte delle quali adatte ai Saf. Per ciascuna sono stati analizzati fattibilità e costi, in un confronto diretto con i partner industriali, elemento che rappresenta un valore aggiunto per lo sviluppo del settore”.

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(Adnkronos) - “Anche noi, lato trasporto ferroviario, stiamo provando a sviluppare un approccio all’impatto socio-economico del trasporto”. Lo ha dichiarato Fabio Sgroi, Health & Safety manager di Italo, intervenendo a Roma all’incontro promosso dalla fondazione Pacta dedicato agli scenari della decarbonizzazione del trasporto e ai suoi effetti su competitività e mobilità. Sgroi ha sottolineato come il dibattito sulla sostenibilità sia spesso concentrato sulla sola dimensione ambientale, mentre andrebbe ampliato anche agli effetti sociali ed economici. “Ho ascoltato con particolare interesse gli interventi - ha spiegato - e aggiungo che alla parte economica va affiancata quella sociale. Quando parliamo di sostenibilità, troppo spesso ci fermiamo alla componente ambientale”.
Nel suo intervento, il manager di Italo ha evidenziato il ruolo della connettività come fattore di beneficio diffuso: “La connettività rappresenta un valore sociale importante. Rendere più facile spostarsi all’interno della comunità europea e, nel nostro caso, in Italia, genera un effetto positivo che può essere ulteriormente valorizzato nei tavoli decisionali”. Sgroi ha poi richiamato il tema dell’intermodalità come elemento chiave per la riduzione complessiva delle emissioni: “È fondamentale rendere sempre più integrata la mobilità, considerando anche l’ultimo miglio e la somma delle emissioni dei diversi segmenti di viaggio”.
Infine, un passaggio sulle difficoltà comunicative del settore. “Quando si entra nella dimensione tecnica - ha osservato - diventa complesso comunicare questi aspetti, con il rischio di una percezione distorta che può incidere anche sulle valutazioni economiche e operative”.

(Adnkronos) - “Il quadro normativo di riferimento è quello che ci ha dato la normativa che indubbiamente presenta ulteriori complessità”. Così Andrea Marotta, direttore Ambiente e Mobilità sostenibile di Enac intervenuto all'incontro a Roma promosso dalla Fondazione Pacta, durante il quale è stato presentato uno studio di scenario dedicato agli effetti delle politiche europee di decarbonizzazione sulla competitività del trasporto aereo, sulla connettività dei territori e sulla domanda di mobilità.
Marotta ha sottolineato come il settore si trovi oggi a operare “con mandati e obiettivi precisi”, ma all’interno di un contesto regolatorio che richiede ulteriori strumenti di accompagnamento. “Per fare in modo che le indicazioni diventino percorsi concreti - ha spiegato - accanto al lavoro dei think tank e dei centri di analisi, serve una presenza effettiva di policy, attività e investimenti nel settore”.
Nel suo intervento, il direttore Enac ha evidenziato anche la dimensione industriale e internazionale della transizione. “Dobbiamo essere chiari - ha affermato - gli Stati Uniti sono intervenuti con strumenti di sostegno e incentivi. Anche l’Europa deve fare una scelta coerente, non di contrasto ma di sviluppo, soprattutto su settori strategici come startup e innovazione”. Marotta ha quindi richiamato la necessità di una visione più ampia e integrata: “Serve una policy complessiva di governo che tenga insieme normativa, investimenti e capacità di adattamento, perché la transizione energetica richiede flessibilità e realismo operativo”.

(Adnkronos) - Tensione diplomatica e reazione ufficiale del governo italiano dopo il caso degli attivisti della Global Sumud Flotilla fermati da Israelee le immagini diffuse dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir. In una dichiarazione congiunta, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno chiesto “scuse immediate” per il trattamento riservato ai manifestanti e annunciato la convocazione dell’ambasciatore israeliano per chiarimenti formali.
“L’Italia pretende le scuse per il trattamento riservato a questi manifestanti e per il totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplicite richieste del Governo italiano”, si legge nella nota, in cui si sottolinea inoltre che la Farnesina procederà “immediatamente” alla convocazione diplomatica.
Nel documento viene definita “inaccettabile” la diffusione delle immagini che mostrano il ministro Ben-Gvir al porto di Ashdod, dove sarebbero stati trattenuti attivisti della Flotilla. "È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona", si legge.
Nel filmato Ben Gvir deride gli attivisti, alcuni dei quali sono stati messi in ginocchio con le mani ammanettate dietro alla schiena, facendosi largo tra loro. "Benvenuti in Israele, qui siamo noi a comandare", dice come si vede in un video che lui stesso ha condiviso sui social. "Sono venuti con molto orgoglio e guardate come sono ridotti ora. Non eroi, niente. Sostenitori del terrorismo", aggiunge Ben Gvir sventolando una bandiera israeliana.
"Ottimo lavoro. E' così che si fa", dice Ben Gvir rivolgendosi agli agenti mascherati, come si sente nel video. "Ottimo lavoro" dice ancora il ministro israeliano mentre passa accanto ad agenti che mettono una donna con la testa a terra.
Il video mostra gli attivisti costretti a inginocchiarsi su un pavimento di metallo mentre viene suonato l'inno nazionale israeliano, circondati da container e filo spinato, sotto la sorveglianza di agenti armati della polizia di frontiera. Alla fine del video, come riporta il sito di Haaretz, si sente una donna implorare e urlare. Ma Ben-Gvir, rivolto alla telecamera, afferma: "Non lasciatevi turbare dalle loro urla".
Anche il ministro degli Esteri Gideon Sa'ar ha attaccato pubblicamente il collega di governo: "Tu non sei il volto di Israele. Hai volontariamente causato danno al nostro Stato in questa vergognosa messinscena e non è la prima volta. Hai vanificato sforzi enormi, professionali e di successo compiuti da così tante persone, dai soldati dell'Idf al personale del ministero degli Esteri e molti altri".
Non si è fatta attendere la replica di Ben Gvir, che in un post su X ha contrattaccato sostenendo che “c’è chi nel governo ancora non ha capito come ci si deve comportare con i sostenitori del terrorismo”. Il ministro ha poi aggiunto che “Israele ha smesso di essere un bambino da prendere a schiaffi” e che “chi arriva nel nostro territorio per sostenere il terrorismo e identificarsi con Hamas prenderà una sberla e non gli daremo l’altra guancia”.
Sul fronte degli attivisti, emergono le parole di uno dei partecipanti alla missione, che ha raccontato di essere stato fermato e trattenuto durante un’operazione precedente, denunciando presunti maltrattamenti e condizioni di detenzione difficili a bordo delle imbarcazioni. “Sono una delle persone che è stata fermata, la mia barca è stata presa il 29 (aprile, ndr) notte e siamo molto preoccupati per le condizioni dei nostri compagni e delle nostre compagne che in questo momento si trovano in stato di detenzione”, ha raccontato Giulio oggi davanti a Montecitorio per chiedere il rilascio immediato dei compagni rapiti. “Nel momento in cui ci hanno fermato e poi effettivamente queste 36 ore all'interno di questa nave carcere, siamo stati picchiati, abbiamo ricevuto minacce e vessazioni di vario genere, non c'è stato consentito il sonno, non avevamo nessuna condizione di comfort. Non può più essere che un paese che si definisce democratico, come Israele, continua ad avere l'impunità totale - continua - e si può permettere questi atteggiamenti nei confronti soprattutto di cittadini e cittadine che viaggiano all'interno dei confini legali che il mare permette e che la terra permette".
"Siamo molto preoccupati e pretendiamo che i nostri compagni e le nostre compagne che sono ora dentro le carceri israeliane vengano immediatamente restituiti. Abbiamo visto delle scene allucinanti, abbiamo visto buttare granate stordenti all'interno della nave, abbiamo visto usare, come ora durante gli abbordaggi, pistole e mitra per sparare sulle barche, abbiamo visto la gente tornare a casa con fratture al naso, fratture alle costole, traumi cranici importanti. Che cosa dobbiamo aspettare, che ci scappi il morto, che Israele uccida qualcuno per muoverci? Se fosse stato un altro paese a fare tutto questo, forse l'Italia e l'Europa si sarebbero mosse?”.
Dura anche la posizione di Amnesty International. Il portavoce Riccardo Noury ha definito l’operazione contro la Flotilla “un atto predatorio”, chiedendo la liberazione immediata di tutte le persone fermate. “Ci siamo trovati di fronte all'ennesimo atto predatorio da parte delle autorità israeliane, che hanno per l'ennesima volta assaltato illegalmente imbarcazioni di persone solidali, inermi, disarmate, inoffensive, con un'azione militare illegale israeliana nutrita anche di pallottole di gomma: armi che vengono definite non letali, pur sapendo bene che tra il non letale e il letale passa un attimo. È un elemento ancora più preoccupante rispetto al solito. C’è un numero molto elevato di persone che sono nelle mani delle autorità israeliane. Amnesty international ha chiesto che siano immediatamente scarcerate e non c'è una ragione perché siano detenute in Israele”, afferma il portavce Riccardo Noury.
Secondo l’organizzazione, si tratterebbe dell’ennesimo episodio legato al blocco e alle operazioni militari nella regione, con un appello rivolto ai governi affinché intervengano per la tutela dei propri cittadini coinvolti.

(Adnkronos) - La stretta correlazione tra benessere, salute e sicurezza emerge con particolare evidenza in una dimensione peculiare, quella della mobilità casa-lavoro. Negli ultimi anni l’andamento degli infortuni in itinere ha mostrato una dinamica nettamente divergente rispetto a quella degli incidenti avvenuti in occasione di lavoro. Tra il 2022 e il 2024 gli infortuni nel tragitto casa-lavoro sono aumentati dell’8,8%, a fronte di una riduzione del 19,5% di quelli avvenuti durante l’attività lavorativa. Anche i dati provvisori del 2025 confermano questa tendenza, registrando un ulteriore incremento del 3,2%. Oggi gli infortuni in itinere rappresentano il 19,3% del totale delle denunce, ma concentrano il 27% dei casi con esito mortale, evidenziando livelli di gravità mediamente più elevati. E' quanto emerge dalla ricerca su 'Salute e benessere nella trasformazione del lavoro: evoluzione dei rischi e nuove sfide', condotta dalla Fondazione studi dei consulenti del lavoro e presentata oggi al Parlamento dell'Inail a Roma, in occasione della conferenza stampa di presentazione della diciassettesima edizione del Festival del lavoro, in programma dal 21 al 23 maggio alla Nuvola all'Eur.
Si tratta di una dinamica che riflette l’intreccio tra fattori legati alla mobilità urbana (tempi di spostamento, utilizzo del mezzo privato, congestione aree urbane) e aspetti più direttamente riconducibili all’organizzazione del lavoro. Ritmi intensi, pressione lavorativa, affaticamento e disturbi del sonno tendono a ridurre attenzione e capacità di reazione, aumentando indirettamente l’esposizione al rischio durante il tragitto casa-lavoro, soprattutto in contesti urbani caratterizzati da tempi e modalità di spostamento sempre più concitati. In questo quadro, la diffusione del lavoro remoto e ibrido ha mostrato come differenti modelli organizzativi possano incidere significativamente anche sull’esposizione al rischio, riducendone frequenza e intensità.
In questo scenario si inseriscono gli effetti amplificativi di un cambiamento demografico che ha modificato radicalmente il quadro entro cui oggi affrontare il tema della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Se appena vent’anni fa le imprese si confrontavano con una forza lavoro composta per il 22,3% da occupati over 50, nel 2025 questa ha raggiunto il 41,9%.
Un mutamento di tale portata incide direttamente sui profili di rischio, sulla sostenibilità dei percorsi lavorativi e sulle modalità con cui organizzare il lavoro e i sistemi di prevenzione, portando le imprese a dover gestire una serie di criticità nuove: condizioni di salute più fragili: il 20,3% dei lavoratori con più di 55 anni dichiara di soffrire di problemi di salute che durano – o sono previsti durare – oltre sei mesi, evidenziando la crescente presenza di condizioni croniche e di fragilità che incidono sulla continuità e sostenibilità del lavoro; l’emersione di disturbi che si accumulano nel tempo: molte patologie, in particolare quelle muscolo-scheletriche e posturali, tendono infatti a svilupparsi progressivamente lungo il percorso lavorativo, manifestandosi o aggravandosi proprio nelle età più adulte; una maggiore esposizione ai rischi tradizionali in alcune attività: la forte presenza di lavoratori più anziani in mestieri operai, artigiani e agricoli determina una paradossale sovrapposizione tra maggiore vulnerabilità fisica ed esposizione a rischi acuti, quali temperature estreme, vibrazioni, inalazione di fumi e vapori o altre condizioni ambientali gravose.
Negli ultimi anni si è consolidata, in gran parte dei Paesi europei, una dinamica per molti aspetti peculiare, per cui alla progressiva riduzione degli infortuni sul lavoro si è accompagnata una crescita delle patologie connesse allo svolgimento dell’attività lavorativa. Si tratta di un fenomeno che riflette la trasformazione dei modelli produttivi, l’evoluzione delle condizioni di lavoro e il progressivo spostamento del rischio da eventi traumatici e immediati verso forme di malessere e patologie a carattere più cumulativo e cronico. E anche in Italia questa tendenza si è manifestata con particolare evidenza. Nel decennio 2014-2024, le denunce di infortunio sono passate da 663 mila a 593 mila, registrando una riduzione del 10,5%, mentre le malattie professionali sono cresciute da 57 mila a 88 mila, con un incremento del 54%.
Si tratta dell’evoluzione più recente di una dinamica di lungo periodo ormai consolidata, che ha visto negli ultimi trent’anni quasi dimezzare gli infortuni sul lavoro – superavano il milione nel 1994 – e più che triplicare le denunce di malattie professionali, con un’accelerazione particolarmente significativa negli anni più recenti. Anche per il 2025, i dati provvisori dell’anno, segnano un andamento nella stessa direzione, con un incremento dell’11,3% delle denunce di malattie (da 88.499 a 98.463) e una tendenziale stabilità dei casi di infortunio (+1%).
Tale tendenza va tuttavia letta e interpretata con cautela, alla luce della pluralità di fattori che contribuiscono a determinarla. Allo stesso tempo, essa non consente, soprattutto in una prospettiva di lungo periodo, un’analisi altrettanto puntuale degli effetti in termini di mortalità, sia per l’evoluzione nel tempo dei sistemi di rilevazione, sia per la particolare complessità metodologica che caratterizza la raccolta e l’attribuzione di queste informazioni. Va innanzitutto evidenziato come dietro la crescita esponenziale delle denunce di malattie professionali operi in misura rilevante un effetto di emersione, riconducibile sia a una maggiore consapevolezza dei lavoratori e a un ruolo più attivo dei medici certificatori, sia all’evoluzione del quadro normativo e delle prassi medico-legali, che hanno progressivamente ampliato il perimetro delle patologie riconoscibili, includendo anche condizioni a genesi multifattoriale e a lunga latenza.
Crescono le malattie professionali, aumenta il numero di lavoratori che soffrono di stress, ansia e disturbi del sonno e cambia il volto stesso dei rischi legati al lavoro. Negli ultimi dieci anni (2014-2024) le denunce di malattie professionali sono aumentate del 54%, passando da 57 mila a oltre 88 mila casi, mentre nove occupati su dieci dichiarano di tornare a casa esausti dopo il lavoro, oltre l’82% si sente stressato e quasi uno su due soffre di problemi del sonno. Un disagio sempre più diffuso che aumenta anche il rischio di incidenti e infortuni: affaticamento mentale, carenza di riposo e pressione continua riducono infatti attenzione e capacità di reazione, contribuendo alla crescita degli incidenti, compresi quelli nel tragitto casa-lavoro (+3,2% nel 2025, dato provvisorio) che oggi concentrano il 27% dei casi mortali denunciati all’Inail.
L’indagine, realizzata su dati Inail ed Eurofound, evidenzia come la trasformazione dell’organizzazione del lavoro — tra ritmi sempre più intensi, reperibilità continua, pressione sui risultati e difficoltà di conciliazione tra vita privata e professionale — stia modificando profondamente i fattori di rischio.
Se dunque gli infortuni sul lavoro risultano in calo (-10,5% nell’ultimo decennio), aumentano invece le patologie legate all’usura fisica e mentale accumulata nel tempo. Le malattie del sistema osteomuscolare rappresentano oggi oltre il 70% delle denunce all’Inail e negli ultimi quattro anni sono più che raddoppiate. A rendere ancora più complesso il quadro sono i cambiamenti climatici e l’invecchiamento della forza lavoro. Negli ultimi anni è aumentata l’esposizione dei lavoratori a temperature estreme, soprattutto al caldo eccessivo, con effetti su salute e sicurezza.
Parallelamente, l’invecchiamento della forza lavoro ha accresciuto fragilità e patologie croniche: oggi oltre il 66% delle denunce di malattie professionali riguarda lavoratori over 55, fascia che concentra anche quasi il 45% degli infortuni mortali denunciati all’Inail. “L’aumento delle malattie professionali e dei disturbi legati al benessere psicofisico conferma quanto la salute debba essere centrale nell’organizzazione del lavoro e nelle strategie delle imprese”, commenta il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca.
“Le aziende assumono un ruolo sempre più importante nella tutela del benessere delle persone, anche attraverso strumenti di welfare aziendale come le polizze sanitarie integrative, oggi leva strategica anche per attrarre i più giovani. In un contesto in cui anche la vita quotidiana, fuori dal lavoro, è sempre più segnata da stress e carichi familiari e di cura – ancora oggi prevalentemente sulle donne – diventa necessario ripensare modelli organizzativi e sistemi di prevenzione, puntando maggiormente sulla conciliazione vita-lavoro, su ambienti più sostenibili e su una cultura che integri sicurezza, salute e benessere”, conclude.

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(Adnkronos) - “Il valore aggiunto delle Clinical trial unit risiede nell'incremento delle performance del centro di ricerca: aumenta la possibilità e la capacità di includere i pazienti, migliora la qualità dei dati e cresce il rispetto dei requisiti regolatori richiesti”. Lo ha detto Celeste Cagnazzo, presidente di Gidm - Gruppo italiano data manager e coordinatori di ricerca clinica, in occasione della Giornata internazionale degli studi clinici, che si celebra oggi, 20 maggio, ed è promossa dalle società scientifiche Afi (Associazione farmaceutici industria), Fadoi (Federazione delle associazioni dirigenti ospedalieri internisti), Simef (Società italiana medicina farmaceutica) e dalla stessa Gidm, con il supporto di Roche, nell'ambito della campagna RIcerca Circolare.
Cosa sono nello specifico le Clinical trial unit ? Le Ctu sono team multidisciplinari che affiancano il clinico, assicurando tutte quelle attività non mediche - giuridiche, amministrative, informatiche, di data entry - necessarie per migliorare la qualità degli studi - spiega la presidente di Gidm -Non esiste un modello unico a cui ispirarsi, ma sicuramente quello che dobbiamo imparare dall'estero è che la ricerca deve essere un lavoro ben inquadrato e valorizzato. Quando riusciremo a stabilizzare infrastrutture come queste tutto cambierà, e l'Italia potrà essere davvero competitiva”.

(Adnkronos) - “In passato il paziente era semplicemente l'oggetto dello studio, quindi un soggetto passivo. Oggi, invece, riveste un ruolo da protagonista: è coinvolto, partecipa, è parte integrante del processo e influenza l'intero ciclo di vita della ricerca clinica, migliorandone la qualità e accorciandone i tempi. Come lo fa? Innanzitutto attraverso l'informazione, che può avvenire anche partecipando alla vita delle associazioni che rappresentano le varie patologie. In secondo luogo, attraverso la partecipazione diretta agli studi clinici. Partecipare significa condividere i dati e collaborare alla progettazione stessa dei trial di sperimentazione, facendo emergere fin dall'inizio i bisogni reali del paziente e della patologia che lo riguarda”. Così Daniela Cavallaro, paziente esperto dell’Accademia dei Pazienti Eupati - European patients' academy on therapeutic innovation, intervenendo alle celebrazioni per la Giornata internazionale degli studi clinici, che si celebra oggi su iniziativa di Afi (Associazione farmaceutici industria), Fadoi (Federazione delle associazioni dirigenti ospedalieri internisti),Gidm (Gruppo italiano data manager e coordinatori di ricerca clinica), Simef (Società italiana medicina farmaceutica), con il contributo di Roche , nell'ambito della campagna Ricerca Circolare. .
Il paziente che desidera diventare “esperto, oggi ha la necessità di seguire un percorso che sia certificato e valido. Affinché venga riconosciuta l'autorevolezza del paziente - spiega Cavallaro - le sue competenze devono essere sostenute da una formazione continua e costante, che non si ferma mai. Di conseguenza, le competenze principali includono la predisposizione ad apprendere continuamente e la conoscenza approfondita delle varie fasi della ricerca, dalla fase preclinica fino alla fase quattro della sperimentazione. A questo - conclude - si aggiunge un ruolo attivo nella condivisione delle informazioni con gli altri pazienti che, magari, sono ancora distanti da questa realtà”.

(Adnkronos) - “Ricerca Circolare è uno spazio di dialogo multidisciplinare nato per esplorare l'impatto della ricerca scientifica non solo a livello clinico, ma anche sociale, economico e organizzativo. Il progetto si sviluppa attraverso momenti di dibattito e un magazine semestrale. L'iniziativa mira a riportare la scienza al centro del dibattito pubblico e a valorizzare la ricerca come bene comune e come infrastruttura strategica per il Paese, capace di generare valore e crescita economica. L'obiettivo è accendere i riflettori su cosa fare oggi in Italia per rendere la ricerca sempre più competitiva”. Lo ha detto Stefania Sala, Country Study Start up Team Leader Roche Italia, oggi a Milano, in occasione della Giornata internazionale degli studi clinici, che si celebra il 20 maggio.
Roche che “opera nel settore farmaceutico da 130 anni ed è tra le prime aziende a livello mondiale per investimenti in ricerca e sviluppo”, partecipa all’iniziativa al fianco delle società scientifiche Afi (Associazione farmaceutici industria), Fadoi (Federazione delle associazioni dirigenti ospedalieri internisti), Gidm (Gruppo italiano data manager e coordinatori di ricerca clinica), Simef (Società italiana medicina farmaceutica).
Nel nostro Paese Roche ha attivi “155 studi clinici in 200 centri di eccellenza, con il coinvolgimento di 4.200 pazienti in numerose aree terapeutiche”. Tra gli ambiti di ricerca, “da molti anni, oncologia, ematologia, immunologia, infiammazione, oftalmologia e neuroscienze. Più recentemente - continua Sala - siamo entrati anche nell'area cardiovascolare, con diabete e obesità che, unitamente alle neuroscienze, rappresenteranno il focus per il prossimo futuro. Sosteniamo inoltre la ricerca indipendente con Fondazione Roche supportando i medici ricercatori con più di 70 progetti - aggiunge - e abbiamo all'attivo 26 programmi di accesso precoce a terapie innovative, in attesa che i farmaci siano resi disponibili sul mercato. Infine, offriamo un contributo allo sviluppo di nuove competenze: con docenze in master universitari e il sostegno a eventi pubblici dedicati alla ricerca, come la Giornata di oggi”.

(Adnkronos) - "Il bullismo sta diventando sempre meno fisico e molto più virtuale. I ragazzi oramai parlano, si confidano e si fidanzano con l'intelligenza artificiale. Questo è un mondo che sta andando un po' al contrario. Dobbiamo fare un'analisi predittiva: non dobbiamo correre ogni volta incontro alle emergenze, ma capire come il disagio sta evolvendo, dove i giovani stanno andando". Così il presidente dell'Osservatorio Nazionale sul bullismo e sul disagio giovanile Luca Massaccesi nel suo intervento alla Maratona del Bullismo 2026 organizzata dall'Osservatorio Nazionale sul bullismo e sul disagio giovanile al palazzo dell'Informazione dell'Adnkronos.
Parlando degli sportivi presenti all'evento, Massaccesi sottolinea come "anche i campioni vivono comunque paure, ansia e attraverso l'esercizio, la pratica sportiva, il campione riesce ad attraversarla. E questo mi sembra un messaggio importante".

(Adnkronos) - È un "periodaccio" per Federica Pellegrini. La campionessa olimpica, diventata mamma della sua seconda figlia da pochi mesi, sta affrontando alcune difficoltà tra la gelosia della primogenita Matilde e i continui rigurgiti della piccola Rachele.
Pellegrini ha condiviso le sue preoccupazioni tra le Instagram stories agli utenti che le chiedevano come stesse vivendo la 'seconda' maternità. "È un periodaccio, Matilde è gelosissima", ha esordito in un video selfie mentre culla la piccola Rachele con il baby wrap, la fascia porta bebè.
"Stiamo bene, per fortuna. È tostissima, più che altro la Mati è molto gelosa, passa da amore immenso a crisi nere, soprattutto nel momento dell'allattamento. E Rachele vomita di continuo, rigurgita tantissimo. Queste sono le cose più delicate da gestire", ha spiegato. La coppia sta affrontando una delle fasi più delicate post gravidanza: "La notte non sempre riusciamo a riposare, dipende da quanto Rachele vomita, non sono nottate facili", ha aggiunto.
E con ironia, Pellegrini ha risposto a chi le ha chiesto se fosse più facile nuotare o badare ai bambini. La campionessa olimpica non ha dubbi: "Più difficile badare ai bambini, assolutamente".

(Adnkronos) - “Il tema deve essere approfondito con cautela per riuscire a capire quale può essere il punto di incontro dei diversi interessi del settore”. Lo ha dichiarato Massimiliano Cardullo, Head of Public Affairs & Stakeholder Engagement di Aeroporti di Roma e membro comitato indirizzo fondazione Pacta, intervenuto a Roma all’incontro promosso dalla fondazione Pacta dedicato agli scenari della decarbonizzazione del trasporto aereo e ai relativi impatti sulla competitività del comparto.
Cardullo ha sottolineato il valore del percorso avviato dalla Fondazione, evidenziando come il confronto tra operatori e istituzioni rappresenti un elemento centrale per la costruzione di posizioni condivise. “L’esperimento di Pacta, ormai consolidato, è un punto di riferimento per il settore - ha affermato - perché consente di presentarsi di fronte al decisore pubblico con un’idea già mediata internamente dai rappresentanti del comparto”.
Secondo il manager di Aeroporti di Roma, questo approccio contribuisce a rafforzare la qualità del confronto istituzionale. “In questo modo - ha aggiunto - si mette il legislatore nelle condizioni di sapere che esiste già stata una discussione di settore ampia e non parziale, elemento che aiuta a rendere più consapevoli le scelte normative”. Cardullo ha definito il percorso “un esempio interessante, anche se complesso”, sottolineando la necessità di ulteriori approfondimenti e momenti di confronto per arrivare a sintesi sempre più efficaci tra le diverse esigenze del settore aeroportuale e del trasporto aereo.

(Adnkronos) - E’ stata stralciata la posizione della società sportiva Calcio Napoli nell’ambito del procedimento nei confronti del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, accusato di falso in bilancio in relazione alla compravendita dalla Roma del giocatore Kostas Manolas nell’estate del 2019 e alle presunte plusvalenze fittizie per l'acquisto di Victor Osimhen nel 2020 dal Lille.
I giudici della nona sezione penale del tribunale di Roma, dopo l’eccezione presentata dalle difese per un difetto di notifica, hanno sciolto la riserva e stralciato la posizione della società e, sospesi i termini di prescrizione, in attesa di riunite le posizioni, ha fissato la prossima udienza per il 2 dicembre prossimo.
Le contestazioni dei pm Lorenzo Del Giudice e Giorgio Orano riguardano i bilanci del 2019, 2020 e 2021. Il rinvio a giudizio, oltre che De Laurentiis, riguarda anche la società sportiva Calcio Napoli e Andrea Chiavelli. Nelle liste testi che verranno depositate compaiono il calciatore Osimhen, l’ex direttore sportivo del Napoli, Cristiano Giuntoli e i calciatori coinvolti nelle compravendita tra i club.
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