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Diciottomila firme raccolte in poco più di 10 giorni. Sono il 35% delle 50.000 necessarie per poter presentare la proposta di legge di iniziativa popolare al Parlamento, per aumentare di 5 euro il costo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina. Tutti i cittadini maggiorenni possono firmare, andando sulla piattaforma del ministero della Giustizia e utilizzando lo Spid, la Cie (Carta di identità elettronica) o la Cns (Carta nazionale dei servizi). La campagna (https://5eurocontroilfumo.it), la prima del genere mai realizzata in Italia, è promossa da Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi e Fondazione Aiom. Oggi, nella Giornata mondiale contro il cancro, le società scientifiche e le associazioni dei pazienti che aderiscono all’iniziativa lanciano un appello a firmare, per raggiungere quanto prima le 50.000 firme necessarie. L’obiettivo principale della campagna è contrastare il tabagismo.
Ogni anno, in Italia, circa 105mila casi di cancro, il 27% del totale, è determinato proprio dal fumo. In secondo luogo, la campagna vuole reperire risorse per il Servizio sanitario nazionale. Per poter garantire l’alta qualità e la sostenibilità del sistema e a tutti l’accesso alle cure innovative, è necessario investire di più in prevenzione. Si stima che più del 40% dei decessi per cancro sia dovuto a fattori di rischio modificabili, come fumo, consumo di alcol, dieta scorretta, sovrappeso e obesità. L’Italia, nel 2023, ha destinato alla prevenzione il 4,6% della spesa sanitaria complessiva, una percentuale, se si considerano i Paesi europei, inferiore a quelle di Regno Unito (5,6%), Olanda (5,2%) e Germania (4,8%).
"Oggi si celebra la Giornata mondiale contro il cancro – spiega Massimo Di Maio, presidente Aiom -. La campagna '5 euro contro il fumo' è in linea con le finalità della giornata, tra cui rientra proprio l’informazione sui fattori di rischio. In pochi giorni dal lancio dell’iniziativa migliaia di cittadini hanno firmato. Circa 30 società scientifiche e oltre 15 associazioni di pazienti e fondazioni hanno aderito. Siamo soddisfatti, ma serve un ulteriore sforzo per arrivare alle 50.000 firme necessarie. Il fumo di tabacco è il principale fattore di rischio oncologico. Senza dimenticare gli altri stili di vita scorretti. Il consumo di alcol è correlato a 7 tipi di carcinoma e il grave eccesso ponderale a 12. Nonostante queste evidenze, in Italia il 24% degli adulti fuma, il 33% è in sovrappeso e il 10% è obeso, il 58% consuma alcol e il 27% è sedentario".
"La prevenzione rappresenta lo strumento per ridurre il numero dei casi di tumore e per sostenere l’incremento delle uscite per le cure innovative – continua Di Maio -. Nel 2024, in Italia, la spesa pubblica per i farmaci anti-cancro è stata pari a 5,4 miliardi di euro, in aumento del 13,8% rispetto al 2023, rappresentando quasi il 20% della spesa farmaceutica pubblica totale. L’innovazione non è solo un costo, ma si traduce in vite salvate". Nel nostro Paese, nel 2026 rispetto al periodo 2020-2021, è stimata una diminuzione dei tassi di mortalità oncologica del 17,3% negli uomini e dell’8,2% nelle donne. Sono dati migliori nel confronto con la media europea (-7,8% negli uomini e -5,9% nelle donne nel 2026 rispetto al periodo 2020-2022).
"In Italia il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi e almeno un paziente su quattro è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può ritenersi guarito – sottolinea Di Maio -. Le terapie anti-cancro sono caratterizzate da meccanismi di azione sempre più specifici. La transizione verso trattamenti innovativi ad alta complessità, come l’immunoterapia e gli anticorpi farmaco-coniugati, offre opzioni in grado di migliorare la sopravvivenza e le possibilità di guarigione in un numero crescente di situazioni cliniche, ma pone questioni legate alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale. La disponibilità di nuove strategie determina, inoltre, la necessità di definire linee guida specifiche per stabilire la corretta sequenza di questi farmaci".
Il tema del World Cancer Day è 'United by Unique', per sensibilizzare cittadini, pazienti e Istituzioni a considerare l’unicità di ogni persona colpita dal cancro, garantendo una presa in carico che tenga conto degli aspetti emozionali, psicologici e sociali legati alla malattia. Aiom e Fondazione Aiom, che organizzano oggi a Roma il convegno nazionale World Cancer Day, aderiscono alla giornata mondiale. A livello globale, i nuovi casi di tumore sono più che raddoppiati dal 1990, raggiungendo i 18,5 milioni nel 2023, e i decessi oncologici sono aumentati del 74%, arrivando a 10,4 milioni. "In 10 anni, in Italia, sono stati tagliati 1.091 posti letto pubblici in Oncologia medica: nel 2013 erano 5.234, ridotti a 4.143 nel 2023 – spiega Di Maio -. Nel 30% dei centri manca ancora l’assistenza domiciliare oncologica e più della metà delle strutture (52%) è priva dei coordinatori di ricerca clinica, figure essenziali per condurre le sperimentazioni. Anche aspetti importanti dell’assistenza, come la psicologia clinica e la nutrizione clinica, rimangono subottimali in molte realtà. Oltre a posti letto e ospedali più moderni, servono più medici e infermieri. La scarsità di specialisti sta infatti interessando anche l’oncologia, sebbene in misura minore rispetto ad altre specialità. Inoltre vanno realizzate su tutto il territorio le Reti oncologiche regionali, oggi attive solo in circa la metà delle Regioni. Solo così può essere garantita la collaborazione multidisciplinare in tutto il percorso di cura".
"Nel 2025, in Italia, sono stati stimati circa 390.000 nuovi casi di cancro, con una sostanziale stabilità rispetto al 2024 – afferma Rossana Berardi, presidente eletto Aiom -. Fortunatamente aumentano le persone vive dopo la diagnosi. Dall’altro lato, questo risultato positivo determina una ripercussione su chi si prende cura di loro. La gestione ottimale del paziente oncologico è un lavoro di squadra che coinvolge operatori sanitari e caregiver e per mettere davvero la persona al centro dobbiamo proteggere anche chi cura: oggi, secondo dati disponibili, gli oncologi arrivano a dedicare oltre la metà del loro tempo ad attività burocratiche e amministrative, sottraendo energie alla relazione e alla qualità della visita. E non è un dettaglio: il benessere degli operatori è una priorità di salute pubblica, tanto che si stima che fino a 8 giovani oncologi su 10 siano colpiti da burnout. In parallelo, dobbiamo riconoscere in modo strutturale il ruolo dei caregiver familiari che in Italia sono circa 7 milioni e rappresentano una parte essenziale del percorso di cura. Per questo è importante che il disegno di legge sul caregiver, approvato dal Governo il 12 gennaio 2026 e ora in discussione parlamentare, arrivi rapidamente a tutele concrete".
Il cancro determina conseguenze negative anche sulla salute mentale. Il 20% delle persone con tumore è colpito da depressione, il 10% da ansia e oltre il 50% sviluppa disagio psicologico. È significativo anche l’impatto sulla produttività. Si stima che il cancro impedisca la partecipazione al mondo del lavoro di almeno 1,1 milioni di cittadini in Europa. Gli uomini e le donne con diagnosi di tumore hanno, rispettivamente, il 7% e il 10% di probabilità in meno di trovare un impiego rispetto alle persone senza cancro.
"Le difficoltà finanziarie, associate alla diminuzione delle entrate dopo la diagnosi di tumore, possono influenzare negativamente la salute mentale, la qualità di vita e la sopravvivenza dei pazienti – conclude Francesco Perrone, presidente di Fondazione Aiom -. Inoltre, la mancanza di una occupazione o la riduzione del reddito possono portare all’isolamento sociale, limitando lo sviluppo delle capacità personali e professionali. I pazienti oncologici hanno necessità di tempo per i trattamenti e le visite mediche. E gli effetti collaterali delle terapie possono influenzare la capacità di svolgere le attività professionali, soprattutto nei periodi di trattamento attivo. Tutti questi fattori condizionano le prestazioni lavorative, l’acquisizione di competenze, la progressione della carriera e il reddito. Un approccio a 360 gradi della cura del cancro deve considerare anche questi aspetti".

"Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di reti cliniche. Non è una moda organizzativa, ma una risposta concreta a un problema reale: la crescente complessità della medicina moderna. Oggi molte malattie non possono più essere affrontate da un singolo specialista, spesso nemmeno da una singola struttura. Servono competenze diverse, tempi rapidi, decisioni coordinate. Le reti cliniche nascono proprio per questo". Così all'Adnkronos Salute Massimo Di Maio, presidente Aiom (associaziomne italiana oncologia medica) e Rossana Berardi, presidente eletto Aiom, alla vigilia del World Cancer Day, che si celebra domani 4 febbraio.
"Esistono reti cardiologiche, neurologiche, o anche in percorsi dove i tempi clinici sono particolarmente stringenti, come quelle dell’emergenza-urgenza. Tra tutte, la rete oncologica è inevitabilmente una delle più rilevanti, per l’elevata incidenza dei tumori e per la complessità dei percorsi di cura che richiedono - spiega Di Maio, professore ordinario di Oncologia medica, Dipartimento di Oncologia, Università di Torino, direttore SC Oncologia medica 1U, Aou Città della Salute e della Scienza di Torino -. È importante chiarire subito un equivoco diffuso: una rete oncologica non è la rete degli oncologi, né la semplice connessione tra strutture di oncologia. Un paziente oncologico, nel suo percorso, ha bisogno di molti specialisti diversi: radiologi, chirurghi, patologi, radioterapisti, medici nucleari, infermieri dedicati, specialisti del territorio, riabilitatori e cure palliative. Accanto a loro, il ruolo dei medici di medicina generale è fondamentale. Tutti devono intervenire nel momento giusto, in modo coordinato. La rete serve esattamente a questo: a far lavorare insieme competenze diverse, mettendo in connessione reparti, ospedali e territori".
Dal punto di vista del paziente, "il valore della rete è molto concreto - sottolinea Berardi, ordinario di Oncologia Università Politecnica delle Marche, Direttrice Clinica Oncologica AOU Marche -. Significa guadagnare tempo, che in oncologia è spesso un fattore decisivo. Significa non doversi preoccupare di programmare da soli esami, visite e terapie, né di capire a chi rivolgersi e quando. Significa essere accompagnati per mano lungo un percorso definito, in cui le informazioni viaggiano insieme alla persona e le decisioni vengono prese in modo condiviso". Una rete "che funziona - ricorda l'oncologa - permette al paziente di essere seguito anche tra strutture diverse, se occorre: un ospedale per la diagnosi, un altro per un intervento complesso, un centro dedicato per una terapia specifica, il territorio per il follow-up. Tutto senza frammentazioni, ripetizioni inutili o perdite di tempo".
Quando questo non accade, il problema diventa evidente. "Un paziente è costretto a spostarsi da un centro all’altro senza una regia, a ripetere a volte gli stessi esami con conseguenze negative per sé, per i caregiver e per il sistema sanitario, a raccontare più volte la propria storia clinica, a subire ritardi non per motivi clinici, ma organizzativi. In questi casi - fa notare Di Maio - anche se sulla carta esiste una rete, non è rispettato lo scopo stesso della sua istituzione. Le reti più mature riescono a fare un passo ulteriore: integrano assistenza e ricerca, utilizzano i dati per migliorare gli esiti, investono nella formazione continua dei professionisti e valorizzano le competenze specialistiche".
Per funzionare, una rete clinica – e oncologica in particolare – deve essere costruita sulla competenza. "Ha bisogno di leadership cliniche, di ruoli operativi reali e di una governance che metta al centro il valore professionale e la capacità di decidere - evidenzia Berardi -. Come nello sport, l’allenatore deve avere una visione strategica, che deve condividere con la squadra, e ogni giocatore deve essere impiegato nel ruolo che esalti le sue capacità. Lo stesso vale per le reti cliniche. Chi lavora in sanità sa bene che le reti cliniche non sono un esercizio teorico. Si misurano nella vita reale delle persone, nelle scelte che arrivano in tempo o troppo tardi, nella fiducia che un paziente ripone nel sistema nel momento più fragile della sua vita. Sono preziosi strumenti di cura, attraverso cui l’innovazione, il progresso e le evidenze scientifiche si traducono in pratica quotidiana. L’ottimizzazione del percorso consente di prolungare la vita dei pazienti al pari della somministrazione delle migliori terapie. Per ottenere questo servono responsabilità chiare".
"Tuttavia, in ambito sanitario - e in oncologia in particolare – le competenze professionali sono strettamente correlate alla formazione e all’esperienza maturata - aggiunge Berardi -: non sono automaticamente trasferibili né sostituibili attraverso meri assetti organizzativi o provvedimenti amministrativi. La politica ha un ruolo essenziale: definire gli indirizzi, garantire le risorse, assicurare equità. Queste responsabilità politiche sono cruciali, al pari delle scelte clinico-organizzative che sono poi compito di chi ha la responsabilità di dirigere la rete". "Se uno di questi elementi viene meno - avverte Di Maio - la rete perde forza, si incrina la fiducia dei professionisti che dovrebbero farla vivere e la rete rischia di non svolgere il proprio compito in maniera ottimale. E alla fine a pagarne il prezzo sono i pazienti".
"Le società scientifiche come Aiom, insieme alle associazioni dei pazienti, hanno il dovere di richiamare questi principi proprio per tutelare il sistema e i pazienti. Non è una questione tecnica, è una scelta di responsabilità. Perché una rete clinica che funziona non è solo una buona organizzazione sanitaria: è una promessa mantenuta. Quella di non lasciare mai una persona sola dentro la complessità della malattia" concludono Berardi e Di Maio.

"E' arrivata una nota di Casa Pound, dei neofascisti, che dicono che votano sì al referendum per la riforma sulla giustizia e lo slogan è 'falli piangere, votare sì'. Quindi mi sembra che quelli che votano sì non siano, diciamo, ben accompagnati". Elly Schlein, segretaria del Pd, a Di Martedì su La7 si esprime così dopo la posizione assunta da CasaPound. Il movimento ha annunciato che voterà sì al referendum per la riforma sulla giustizia, in programma il 22 e il 23 marzo.
Contemporaneamente, sul profilo Instagram del Partito Democratico, un post invita a votare No con un messaggio che sui social provoca una valanga di reazioni. 'Loro votano Sì', si legge mentre scorrono le immagini di centinaia di persone - probabilmente ad un raduno ad Acca Larenzia - che si esibiscono nel saluto romano.
"La linea comunicativa del Partito Democratico che assimila al fascismo chi voterà Sì al referendum del 22-23 marzo è gravemente insultante e svilente. Da fondatrice e militante del PD sono colpita e molto addolorata da una deriva comunicativa e politica sempre più polarizzante e populista", scrive su X l'europarlamentare dem, Pinia Picierno. "La Costituzione si difende soprattutto non violentandone i principi, tra cui quello del referendum confermativo su cui gli elettori devono esprimersi nel merito, senza trasformarlo in una contesa politica sul governo in carica. Per quello ci saranno le elezioni politiche. Io voterò sì, e lo farò in compagnia di molti elettori e militanti del Pd, per i quali chiedo rispetto: basta, vi prego, con accuse infamanti", aggiunge.
"Basta con una campagna che sembra ricalcare, al contrario, i toni e lo stile di Fratelli d’Italia, anche loro impegnati una penosa linea comunicativa per cui chi vota no è assimilabile ai violenti degli scontri di Torino. Dico a tutti: recuperiamo una discussione di merito, serena, rispettosa e centrata: dobbiamo farlo per il bene del dibattito pubblico, e della democrazia del nostro Paese. Poi so bene che esiste una linea maggioritaria nel mio partito, e sono sicura che esistono molti modi per argomentare sulle ragioni del “No”. In tutta onestà mi pare che quelle osservate e ascoltate fin qui non siano quelle più giuste e quelle più convincenti", conclude.
"Chi ama l'Italia vota sì". CasaPound Italia scende in campo in vista del referendum sulla riforma della giustizia. "Un gesto per dare un chiaro segnale a chi, ancora una volta, vuole incatenare le sorti della Nazione", afferma in una nota il movimento di Gianluca Iannone, reduce dalle violente polemiche legate alla presentazione (negata) alla Camera della proposta di legge popolare sulla remigrazione.
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"Mentre gli italiani in massa hanno deciso di sostenere la proposta di legge sulla Remigrazione – si legge nel comunicato diffuso da Cpi – vogliamo esprimere il nostro chiaro sostegno alla riforma della giustizia. Il prossimo 22 e 23 marzo attraverso il sì è possibile mettere alla berlina tutta la retorica del no. Una litania che vuole tenere l’Italia incollata al clientelismo giudiziario dove la giustizia viene usata come una vera e propria arma politica. Diciamo, quindi, basta a carriere costruite sulle correnti e basta con l’impunità".
“La separazione delle carriere rafforza la magistratura permettendo un accrescimento dell’autonomia e della trasparenza delle funzioni – prosegue la nota – inoltre è importante evidenziare, nell’oggi, la funzione di un’associazione di fatto privata quindi sensibile alle questioni politiche come l’Anm, controversia sottolineata dal Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia Paolo Itri, ‘possa decidere di fatto le nomine dei procuratori della Repubblica’. Una questione grave che ha condotto agli squilibri giudiziari visibili da ognuno di noi. La propaganda del no fatta di storici improvvisatisi giuristi, di scrittori tuttologi, di una campagna basata sulla menzogna e anche di libri di testo, come nel caso di un liceo di Reggio Calabria, in cui si afferma che ci sarebbe un presunto piano per limitare l’indipendenza della magistratura, cercando di indottrinare gli studenti a scuola, mostra la cifra stilistica di chi vuole impaludare la Nazione. Per questo, lo ribadiamo, il 22 e 23 marzo chi ama l’Italia vota sì”.

''Ribadisco nuovamente il punto centrale: l’Ice non svolge e non potrà mai svolgere attività operative di polizia sul nostro territorio nazionale''. Così il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, nell'informativa urgente sulla presenza in Italia degli agenti dell'Immigration and Customs Enforcement (Ice) degli Stati Uniti d'America durante le Olimpiadi Milano-Cortina. Piantedosi ha poi sottolineato che ''stiamo parlando dunque di una polemica completamente infondata''.
''Sul piano fattuale - ha spiegato - gli investigatori di Hsi che verranno in Italia, a supporto del personale già presente nelle sedi diplomatiche statunitensi, non sono agenti operativi e non hanno alcuna funzione esecutiva. Inoltre opereranno all’interno degli uffici diplomatici statunitensi e quindi non saranno neanche tecnicamente su suolo italiano. Sulla base di quell’accordo, svolgono sempre lo stesso tipo di attività di natura investigativa, senza che il governo abbia mai disposto o anche soltanto ipotizzato alcuna modifica al loro perimetro di azione né per le Olimpiadi né in vista di altri possibili scenari. E non è mai arrivata alcuna proposta o richiesta di modificare queste attività dalle autorità americane''.
Il ministro ha poi ricordato che ''la cooperazione tra le autorità italiane e l’Homeland Security Investigations'', sezione investigativa di Ice, ''risale a un accordo bilaterale del 2009, ratificato con legge nel luglio 2014[1], quando al governo c’era quella stessa opposizione che oggi mostra di indignarsi. Potrei insistere su questa contraddizione, ma non lo faccio perché quella iniziativa del governo dell’epoca fu vantaggiosa in quanto l’accordo bilaterale tra Stati Uniti e Italia sulla cooperazione di polizia nel contrasto ad alcuni delitti particolarmente gravi corrispondeva, e tuttora corrisponde, all’interesse di entrambi i Paesi, e contribuì ad aumentare la sicurezza dell’Italia''.
''Dunque, la presenza di personale riconducibile all’Agenzia Ice non è di certo un’improvvisa e unilaterale iniziativa di compressione della nostra sovranità nazionale, come da taluni rappresentata, ma l’ottemperanza ad un’intesa internazionale giuridicamente vincolante e assunta dall’Italia nel pieno rispetto delle previsioni della Costituzione e delle prerogative del Parlamento'', ha aggiunto.
''Questa venticinquesima edizione delle Olimpiadi ci dà l’occasione per valorizzare l’immagine dell’Italia e per unire, al di là di ogni contrapposizione ideologica, tutte le forze politiche sotto il Tricolore, nella consapevolezza che i valori dello sport possono giocare un ruolo primario nel mitigare le tensioni internazionali e far compiere alla comunità internazionale, sotto la regia e l’organizzazione dell’Italia, un passo avanti nella prevenzione dell’estremismo radicale violento e del terrorismo. Non ha senso quindi anche in un’occasione così importante e impegnativa per il Paese alimentare polemiche che non hanno ragione di essere', ha detto ancora il ministro sottolineando: ''Garantisco che l’impegno del governo e dell’amministrazione dell’Interno per la migliore riuscita delle Olimpiadi invernali sarà massimo. Non devieremo di un centimetro dalla linea intrapresa per assicurare la sicurezza e l’ordine pubblico di questo grande evento, che non mancherà di rinsaldare ulteriormente la credibilità internazionale dell’Italia e il suo ruolo di leadership nell’arena internazionale in questo momento tanto difficile''.
''Dal lato quantitativo, il piano di sicurezza prevede l’impiego, nelle sei province interessate dallo svolgimento dei giochi, nonché a Venezia e a Varese, dove si trovano gli aeroporti di ingresso in Italia, di 6mila unità di rinforzo delle forze di Polizia, suddivise per settori di impiego, compresi specialisti come artificieri, unità cinofili antisabotaggio, tiratori scelti, sciatori, manovratori di corda, nuclei specializzati antiterrorismo''.

Al via oggi, mercoledì 4 febbraio, ad Abu Dhabi il secondo round di colloqui tra negoziatori di Ucraina, Russia e Stati Uniti. E' arrivata la delegazione di Mosca, riferiscono i media russi, e il protagonista dei negoziati da parte russa è il direttore del Gru, l'intelligence militare, Igor Kostyukov. A capo di quella ucraina, riportano i media di Kiev, il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale, Rustem Umerov.
Intanto la Russia continua ad attaccare. Quattro persone rimaste uccise nella parte orientale delll'Ucraina in raid con droni sferrati dalle forze russe e da quelle ucraine. A darne notizia sono stati funzionari delle due parti.
Due persone sono morte in un attacco russo sulla regione ucraina di Dnipropetrovsk alle prime ore di oggi, altre due sono decedute nella regione di Luhansk, quasi interamente sotto controllo delle forze russe, in un attacco con droni sferrato dalle forze ucraine.
Nel Dnipropetrovsk, "sono rimasti uccisi una donna di 68 anni ed un uomo di 38" nel distretto di Synelnykivsky, secondo quanto riferito da Mykola Lukashuk, capo dell'amministrazione regionale, su Telegram.
A Luhansk, "un giovane ed una donna di 20 anni sono rimasti uccisi nell'attacco su Novokrassnyanka" che ha colpito un minibus, ha riferito sullo stesso social il governo locale, che ha attribuito l'attacco alle orze ucraine.

I colloqui sul programma nucleare tra gli Stati Uniti e l'Iran si terranno in Oman venerdì 6 febbraio. A scriverne, su X, è Barak Ravid, che cita una fonte araba, secondo cui l'amministrazione Trump ha accolto la richiesta iraniana di spostare i colloqui dalla prevista sede di Istanbul.
Trattative sono ancora in corso per stabilire se rappresentanti di paesi arabi ed islamici della regione parteciperanno ai colloqui in Oman, scrive Ravid.
Per la terza volta da quando è tornato alla Casa Bianca, Donald Trump tenta dunque la strada di un accordo sul nucleare con l'Iran. I colloqui mettono però alla prova soprattutto la Guida Suprema, Ali Khamenei[1], chiamata a decidere se aprire a un compromesso o rischiare una nuova escalation militare con gli Stati Uniti. Che intanto, nelle scorse ore, hanno abbattuto in segno di avvertimento un drone di Teheran nel Mar Arabico, giudicato troppo vicino alla portaerei Abraham Lincoln.
Dal canto suo Israele ha fissato una linea rossa netta in vista dei colloqui tra Stati Uniti e Iran[2]: secondo quanto riportato dalla Cnn, qualsiasi accordo che non includa la rinuncia iraniana al programma di missili balistici è considerato inaccettabile. In caso contrario, avvertono ambienti militari e politici israeliani, Tel Aviv è pronta ad agire unilateralmente, anche senza un mandato esplicito di Washington.
È questo il punto che domina il dibattito strategico israeliano nelle ore che precedono l’avvio dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, e che rischia di trasformare il tavolo diplomatico di Istanbul in un passaggio ad altissimo rischio di escalation.

Si è tenuta oggi a Roma, presso la Casa Madre dei Mutilati di Guerra, la celebrazione della Giornata Nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo, istituita con la legge 25 gennaio 2017 n. 9, per conservare la memoria delle vittime civili di tutti i conflitti, nonché per sensibilizzare sul dramma che vivono le popolazioni coinvolti nei teatri di guerra attuali. L’evento, presentato dalla conduttrice e attivista Metis di Meo, è stato organizzato dall’Associazione nazionale vittime civili di guerra (Anvcg), in collaborazione con il ministero dell’Istruzione e del Merito e con il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
In apertura è stato proiettato il video dell’Angelus di domenica 1° febbraio, durante il quale Papa Leone XIV ha ricordato la ricorrenza della Giornata Nazionale. Al termine della preghiera, il Santo Padre ha detto che "questa iniziativa è purtroppo tragicamente attuale: ogni giorno, infatti, si registrano vittime civili di azioni armate che violano apertamente la morale e il diritto. I morti e i feriti di ieri e di oggi saranno veramente onorati quando si metterà fine a questa intollerabile ingiustizia". Nel suo intervento di saluto, il presidente nazionale dell’Anvcg Michele Vigne ha ribadito che "nei conflitti armati il prezzo più alto è pagato dai civili e che dunque è necessario rispettare il Diritto internazionale umanitario per limitarne le sofferenze".
Ha preso poi la parola l'onorevole Benedetto Della Vedova, in rappresentanza della Camera dei Deputati, che ha sottolineato come "la giornata nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo consenta di conservare la memoria e di sensibilizzare soprattutto i giovani sugli effetti dei conflitti, promuovendo la cultura della pace come dichiarato dall’articolo 11 della Costituzione". Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, forte della sua personale esperienza maturata come presidente della Federazione internazionale delle società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, ha richiamato "la necessità della cultura del multilateralismo per garantire la pace. Anche le guerre hanno delle regole e non vanno violate. Per questo motivo, questi eventi sono essenziali per disseminare il rispetto del diritto internazionale". Ha portato il proprio saluto anche il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri, che nel ribadire l’importanza della Giornata, ha ricordato come fosse stato lui a presiedere la seduta del Senato che ne sancì all’unanimità l’approvazione definitiva per legge nel 2017.
Dopo i saluti istituzionali, Antonio Ragonesi, capo dell'area sicurezza e cooperazione internazionale dell’Anci, ha dato notizia del rinnovo del protocollo di intesa tra l'Anci e l'Anvcg per altri quattro anni, a firma dei rispettivi presidenti Gaetano Manfredi e Michele Vigne, per sviluppare sinergie per coinvolgere i comuni italiani nelle celebrazioni della Giornata. È stata presentata quindi la ricerca "L’onda lunga della guerra" sulle conseguenze delle armi esplosive sulla vita dei civili a cura di Sara Gorelli, Coordinatrice de “L’Osservatorio”, il centro di ricerca internazionale sulle vittime civili dei conflitti dell’Anvcg. Nella mattinata si è svolta anche la premiazione dei vincitori del concorso scolastico nazionale organizzato in collaborazione con il ministero dell’Istruzione e del Merito, alla presenza del sottosegretario Paola Frassinetti. All’edizione di quest’anno hanno partecipato oltre 1.400 studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado di tutta Italia per un totale di 684 opere pervenute. Nel suo intervento, il Sottosegretario ha portato i saluti del Governo e ha condiviso come il tema del concorso, dedicato alle conseguenze delle guerre sui bambini, le stia particolarmente a cuore. È sua infatti la proposta di legge approvata all’unanimità dalla camera dei Deputati, e ora all’esame del Senato, per istituire il 20 ottobre la Giornata del ricordo dei piccoli martiri di Gorla e dei bambini vittime delle guerre.
A premiare gli studenti provenienti dalle scuole di tutta la penisola, sono stati i rappresentanti delle sedi dell'Anvcg delle corrispondenti aree geografiche, nonché alcuni ospiti presenti, tra i quali il senatore Dario Damiani, il generale Luca De Marchis, vicecapo di Gabinetto del ministero della Difesa e il prefetto Fabrizio Orano, direttore centrale per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze del Ministero dell’Interno. Per le scuole secondarie di primo grado, il primo premio per la categoria grafica è stato assegnato alla Classe 3D dell’I.C. Vincenzo Randi di Ravenna. Al secondo posto per la categoria scrittura Gaia Amoroso dell’I.C. Casalinuovo di Catanzaro Lido. Al terzo posto per la categoria video la 3B dell’I.C. Michele Granata di Rionero in Vulture (PZ). Una menzione speciale è stata attribuita a Maristella Fiorentino dell’I.C. “D’Assisi – Netti” di Santeramo in Colle (BA) per la categoria grafica.
Per le scuole secondarie di secondo grado, ecco i primi classificati: per la categoria scrittura è lo studente Vito Paternò dell’IISS Ugo Foscolo di Canicattì (AG), per la categoria video Denis Uhaci dell’IISS Simone Weil – Liceo Artistico di Treviglio (BG), per la categoria grafica la Classe 3B dell’IISS Manzoni – Juvara di Caltanissetta. Secondi classificati: per la categoria scrittura Gabriele Maria Parodi dell’Istituto Giannelli di Chiavari (GE), per la categoria video il Corso Teatrale del Liceo Germana Erba di Torino, per la categoria grafica Giulia Maria Ghenta dell’Istituto Amari Mercuri di Ciampino (RM). Terzi classificati: per la categoria scrittura Benedetta Ferrari dell’I.S. Simone Weil di Treviglio (BG), per la categoria video la Classe 3B dell’IISS Alpi-Montale di Rutigliano (BA), per la categoria grafica Emiliano Ruben del Liceo Artistico Buccini di Marcianise (CE). La commissione ha attribuito inoltre alcune menzioni speciali: ad uno studente del CPIA Agrigento – Sede Carceraria “Di Lorenzo” per la categoria grafica, per la categoria scrittura allo studente Francesco Gnudi e alle Classi 3E, 4AQ, 1N, 3M dell’IIS Copernico-Carpeggiani di Ferrara. Particolarmente significativi e commoventi sono state le testimonianze di Maryam Pezeshki, attivista iraniana per i diritti umani e delle donne e di Yara Abushab, studentessa di medicina di Gaza, che hanno raccontato le loro storie. Nel corso dell’evento sono stati letti i messaggi di adesione da parte del ministro della Difesa Guido Crosetto e del ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli.

Una cassaforte da quasi 12 miliardi di dollari per blindare l'industria americana dalle scosse geopolitiche e ridurre la dipendenza dalla Cina. Donald Trump ha annunciato la nascita di 'Project Vault', una riserva strategica di minerali critici destinata a garantire forniture stabili a settori chiave come automotive, tecnologia, difesa ed energia, sul modello della Strategic Petroleum Reserve creata negli anni Settanta dopo lo choc petrolifero. Il progetto prevede un finanziamento iniziale da 10 miliardi di dollari sotto forma di prestito quindicennale della Us Export-Import Bank (Ex-Im), affiancato da circa 1,67 miliardi di capitale privato.
"Lanciamo quello che sarà conosciuto come Project Vault per garantire che le aziende e i lavoratori americani non subiscano mai danni a causa di eventuali carenze", ha dichiarato Trump alla Casa Bianca, affiancato dalla ceo di General Motors, Mary Barra, e dall'imprenditore del settore minerario, Robert Friedland. Il presidente ha sottolineato di aspettarsi anche un ritorno economico dall'operazione per il governo.
La nuova riserva, una prima assoluta per il settore civile statunitense, sarà composta da terre rare e minerali critici come gallio e cobalto, indispensabili per la produzione di iPhone, batterie, motori per jet, radar e veicoli elettrici. L'obiettivo è attenuare l'impatto di improvvise interruzioni delle forniture e di forti oscillazioni dei prezzi, in un contesto globale segnato da crescenti tensioni.
Il nodo centrale è la Cina. Pechino controlla circa il 70% dell'estrazione mondiale di terre rare e quasi il 90% della loro lavorazione, un dominio che negli ultimi anni si è tradotto in una leva politica e commerciale sempre più evidente. Lo scorso anno, durante il confronto innescato dai dazi imposti da Washington, la Cina ha ristretto l'export di alcuni materiali strategici, costringendo diversi produttori statunitensi a rallentare o ridurre la produzione. "Non vogliamo mai più rivivere quello che abbiamo passato un anno fa", ha detto Trump, riferendosi a quel braccio di ferro.
Il progetto coinvolge già più di una decina di grandi gruppi industriali, tra cui Gm, Stellantis, Boeing, Corning, Ge Vernova e Google. Tre case di trading specializzate nelle materie prime, Hartree Partners, Traxys North America e Mercuria Energy Group, si occuperanno degli acquisti e del riempimento della riserva. L'annuncio ha avuto effetti immediati sui mercati: i titoli di diverse società statunitensi attive nelle terre rare e nei metalli critici sono balzati nelle contrattazioni.
Parallelamente, l'amministrazione sta intensificando la diplomazia delle materie prime. Gli Stati Uniti hanno già siglato accordi di cooperazione con Australia, Giappone, Malesia e altri Paesi e puntano ad ampliare ulteriormente la rete.
Il tema sarà al centro della conferenza ministeriale sui minerali critici in programma oggi a Washington, al Dipartimento di Stato, con la partecipazione del segretario di Stato, Marco Rubio, e del vice presidente Jd Vance, che apriranno i lavori.
All'incontro prenderà parte anche il titolare della Farnesina, Antonio Tajani, insieme a rappresentanti di diversi Paesi europei, africani e asiatici, a conferma della dimensione sempre più internazionale della sfida sulle catene di approvvigionamento.
Secondo il Guardian, il 'Project Vault' sarà il tema centrale della conferenza, durante la quale dovrebbero essere firmati anche diversi accordi bilaterali volti a migliorare e coordinare la logistica della catena di approvvigionamento. Il Dipartimento di Stato ha dichiarato nella nota di lancio dell'evento che l'incontro "creerà uno slancio per la collaborazione" tra i partecipanti al fine di garantire l'accesso alle terre rare.

Multa dell'Antitrust di 9 milioni di euro alle società Vacaciones eDreams S.L., eDreams International Network S.L. ed eDreams S.r.l. per due distinte pratiche commerciali scorrette che causano persuasione visiva ed emotiva in ambiente digitale, tramite i cosiddetti dark patterns.
L’Autorità garante ha accertato che le società, nell’offrire voli e soggiorni tramite sito web e app, hanno fatto ricorso a prospettazioni ingannevoli e a tecniche di indebito condizionamento, incluse strategie manipolative, per indurre i consumatori ad aderire all’abbonamento Prime, talvolta inconsapevolmente.
A tal fine, eDreams ha presentato l’offerta di Prime fornendo informazioni ambigue sulle caratteristiche e sui vantaggi dell’abbonamento, sfruttando tecniche di time pressure e di artificial scarsity, in modo da far affrettare la scelta d’acquisto e guidare il consumatore nell’adesione a Prime. Inoltre è stata prospettata in modo ingannevole l’effettiva entità degli sconti derivanti dalla sottoscrizione ed è stata presentata in modo poco trasparente l’esistenza di differenziazioni di prezzo, in funzione del percorso di atterraggio (diretto o tramite siti metasearch) ad eDreams, ovvero dello stato di adesione a Prime.

Fino a 4 casi di cancro su 10 potrebbero essere prevenuti nel mondo agendo sulle principali cause evitabili, dagli stili di vita alle infezioni note per essere associate a un aumento del rischio. E' quanto indica una nuova analisi globale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e della sua agenzia specializzata nella ricerca sul cancro Iarc (International Agency for Research on Cancer). Lo studio - pubblicato alla vigilia del 'World Cancer Day', la Giornata mondiale contro il cancro che si celebra mercoledì 4 febbraio - esamina 30 cause di tumore prevenibili, tra cui tabacco, alcol, elevato indice di massa corporea, inattività fisica, smog, radiazioni ultraviolette e, per la prima volta, anche 9 infezioni cancerogene. Nel dettaglio, l'analisi stima che il 37% di tutti i tumori registrati nel 2022, circa 7,1 milioni di casi, sia legato a cause prevenibili. I risultati, spiegano gli esperti Oms, evidenziano "l'enorme potenziale della prevenzione nel ridurre l'impatto globale del cancro".
Basandosi su dati provenienti da 185 Paesi e 36 tipi di cancro, lo studio identifica il tabacco come la principale causa prevenibile di tumore a livello globale, responsabile del 15% di tutti i nuovi casi, seguono le infezioni (10%) e il consumo di alcol (3%). Tre tipi di cancro - polmone, stomaco e cervice uterina - hanno rappresentato quasi la metà di tutti i casi prevenibili sia negli uomini che nelle donne, a livello globale. Il cancro ai polmoni è stato principalmente collegato al fumo e all'inquinamento atmosferico, il cancro allo stomaco è stato in gran parte attribuibile all'infezione da Helicobacter pylori e il cancro cervicale è stato causato in modo schiacciante dal Papilloma virus umano (Hpv).
"Questa è la prima analisi globale a dimostrare quanto il rischio di cancro derivi da cause che possiamo prevenire", commenta Andre Ilbawi, responsabile del team Cancer Control all'Oms e autore dello studio. "Esaminando i modelli nei diversi Paesi e i gruppi di popolazione, possiamo fornire ai governi e alle persone informazioni più specifiche per contribuire a prevenire molti casi di cancro prima che si manifestino". L'incidenza dei tumori prevenibili è stata sostanzialmente maggiore negli uomini rispetto alle donne: 45% dei nuovi casi di cancro negli uomini rispetto al 30% nelle donne. Nell'universo maschile, il fumo ha rappresentato circa il 23% di tutti i nuovi casi di cancro, seguito dalle infezioni al 9% e dall'alcol al 4%. Tra le donne a livello globale, le infezioni hanno rappresentato l'11% di tutti i nuovi casi di cancro, seguite dal fumo al 6% e dall'alto indice di massa corporea al 3%.
"Questo studio fondamentale è una valutazione completa dei tumori prevenibili a livello mondiale, e incorpora per la prima volta le cause infettive del cancro insieme ai rischi comportamentali, ambientali e occupazionali", illustra Isabelle Soerjomataram, vicecapo dell'Unità di sorveglianza del cancro della Iarc e autrice senior dello studio. "Affrontare queste cause prevenibili rappresenta una delle opportunità più efficaci per ridurre l'incidenza globale del cancro". I tumori prevenibili variano notevolmente nelle quote da una regione all'altra. Tra le donne, i tumori prevenibili risultavano andare dal 24% in Nord Africa e Asia occidentale al 38% nell'Africa subsahariana. Tra gli uomini, l'incidenza più elevata di tumori prevenibili è stata osservata in Asia orientale, con il 57%, e la più bassa in America Latina e nei Caraibi, con il 28%. Queste differenze riflettono, secondo gli esperti, la diversa esposizione a fattori di rischio comportamentali, ambientali, occupazionali e infettivi, nonché differenze nello sviluppo socioeconomico, nelle politiche nazionali di prevenzione e nella capacità del sistema sanitario.
In generale i risultati mettono in luce la necessità di strategie di prevenzione specifiche per ogni contesto, "che includano misure di controllo del tabacco, regolamentazione dell'alcol, vaccinazione contro infezioni cancerogene come il Papilloma virus umano (Hpv) e l'epatite B, miglioramento della qualità dell'aria, luoghi di lavoro più sicuri e ambienti più sani per l'alimentazione e l'attività fisica", si elenca in una nota. Un'azione coordinata tra più settori, dalla sanità all'istruzione, dall'energia ai trasporti e al lavoro, può evitare a milioni di famiglie di affrontare il peso di una diagnosi. Affrontare i fattori di rischio prevenibili, fa notare l'Oms, non solo riduce l'incidenza del cancro, ma riduce anche i costi sanitari a lungo termine e migliora la salute e il benessere della popolazione.

Federico Zampaglione non aveva programmato nulla. Soprattutto un disco. E forse proprio per questo 'Quando meno me lo aspetto', il nuovo album dei Tiromancino, in uscita il 6 febbraio prossimo è nato spontaneamente. Un disco libero, radicato nel blues e nella vita vissuta, che racconta un Federico Zampaglione disilluso ma non cinico e soprattutto capace di trasformare la musica in una medicina per affrontare il mondo. "La mia è una vita intera passata nella musica - confessa Zampaglione - e mi fa strano. Pensavo che l'album uscito nel 2021 ('Ho cambiato tante cose', ndr.) sarebbe stato l'ultimo, ma ci sono caduto di nuovo. Penso che questo sia il disco più libero che abbia fatto nella mia carriera. Sono entrato in studio con Leo Pari e con Simone Guzzino, e con l'idea di non fare un album, ma di registrare delle idee. A volte, però, ti accorgi che quando non hai scadenze e aspettative, la musica è più libera e più sincera".
Quando si è reso conto che c’era un buon numero di pezzi, li ha fatti ascoltare al suo storico discografico, Mario Sala, che l'ha incoraggiato a pubblicarli. Ed è venuto fuori l'album, il cui titolo racconta il modo in cui è stato pensato. "Ci ho messo dentro più chitarra del solito, il blues e le mie passioni musicali, suonando di più: un disco con canzoni nel mio stile e influenze musicali più evidenti, legate al blues e al rock”. Quattordicesimo lavoro in studio per la band romana, il disco arriva trainato dai singoli 'Gennaio 2016', e da 'Sto da Dio', due facce complementari di un lavoro che unisce intensità cantautorale e radici blues, attraversando rock, country, elettronica, reggae e suggestioni anni Settanta. Undici brani inediti che gettano lo sguardo su una società sempre più concentrata sull'apparire. E che Zampaglione osserva con inquietudine: "Fare un disco oggi non può evitare di parlare della società, di quello che vediamo ogni giorno, di temi che vanno oltre un film horror - spiega -. Mi riferisco al caso Epstein e a tutto quello che ci sta dentro: non siamo così ingenui da non vedere, ma immaginiamo".
Per Zampaglione si tratta di una società che oggi risulta "molto difficile" e che è "sbrigativa nel giudicare e nel prendere posizione". "C’è voglia di sentenziare, che fa parte di tutti, legata all'apparenza - osserva l'artista - bisogna sempre attaccare od osannare nel più breve tempo possibile. È una società difficile, in cui ci si può mettere in conflitto con sé stessi e sentirsi inadeguati. Spesso non si cerca l'essenza, ma qualcosa che ti faccia sembrare in un certo modo, e questo crea squilibri. Era inevitabile parlare anche di questo”. Da qui nasce anche ‘Scomparire nel blues’, brano manifesto del progetto: “Racchiude una sorta di isola felice - sottolinea il cantante -. Quando torno a casa con la testa piena di pensieri, suono blues e mi immergo in qualcosa che mi cura, perché la musica, al di là del tempo, è la mia medicina per tutte le problematiche che ci circondano”.
Il blues è anche il filo conduttore sonoro del disco, sostenuto da un uso più deciso e consapevole delle chitarre: "Erano arrabbiate con me, dicevano: 'Ci suoni?' - scherza Zampaglione -. In precedenza usavo le chitarre come collante tra voce e strumenti, mentre dal vivo uscivano fuori ancora di più, quindi c'era uno stacco tra live e disco. In questo caso ho usato chitarre che nel pop non si usano di solito, come la Dobro, usata anche da Mark Knopfler nel disco dei Dire Straits 'Brothers in Arms', insieme a soluzioni più moderne, ma recuperando l'idea del blues più arcaico". Tra le presenze più importanti del progetto c’è ancora una volta il padre Domenico, professore di Filosofia e storico collaboratore nei testi: "Non è mai finita con lui - evidenzia - è sempre stato un elemento della band, in qualche modo. Abbiamo iniziato a scrivere insieme nel 2004 con 'Amore impossibile'. Anche qui ci sono suoi testi, come 'Gli alieni siamo noi' e 'Una vita', un viaggio notturno nella memoria”.
'Sto da Dio' diventa, invece, una presa di distanza dal culto della visibilità: "Nasce dall'idea di dover stare sempre sotto i riflettori - dice Zampaglione - se non ti fai vedere, qualcuno può prendere il tuo posto. In parte è anche vero, ma è per dire: prendete il mio posto, io ho trovato un equilibrio e sto bene anche così. Il mondo delle aspettative distrugge, sono pericolosissime. Mi sono concesso il lusso di non avere più aspettative sulle persone o su quello che faccio: le vivo e basta". Un approccio che riflette anche la genesi spontanea del disco: "È un disco nato così, come un figlio che non ti aspetti. Non c’è stata una progettualità, è voluto nascere da solo". Lo sguardo di Zampaglione resta però aperto sulla scena contemporanea: "Non voglio fare di tutta l'erba un fascio - premette -. C'è tanto in giro. Quando ero ragazzino gli artisti italiani erano 20 o 25, poi col tempo si è allargato il panorama, ed è più facile che aumenti il numero di persone che fa male questo mestiere. Ma va detto che ci sono tante cose interessanti e artisti che fanno dischi che sentono veramente, non solo perché lo devono fare".
Il nuovo disco di Kid Yugi, 'Anche gli eroi muoiono', ad esempio, "mi è piaciuto molto - ammette - perché ha cose da dire e lo fa in maniera onesta, così come Franco 126, che ho visto nascere, o gli album di Calcutta. Ci sono cose che resteranno nel tempo e cose che non resteranno". La musica, per lui, resta uno strumento di cura, come nel cinema, altro territorio che continua a frequentare: "Sono due mondi diversi - fa notare -. La musica la puoi fare anche in modo isolato, mentre nel cinema connetti più persone. Quello del regista è un lavoro molto mentale, esce fuori di me una parte più meticolosa. Sul set ricerchi un impulso fisico ma è un lavoro stratificato. Nella musica puoi scrivere anche canzoni in cinque minuti, nel cinema no: non è così rilassante". Nel frattempo, è pronto anche il suo nuovo film, 'The Nameless Ballad', thriller horror ambientato nel mondo della musica.
Guardando al suo rapporto con Sanremo, Zampaglione confessa che è segnato da emozioni contrastanti: "Ogni anno, verso l’inizio dell’estate, dico: 'Quest'anno bisogna andare. Lo dico da 12 anni. Poi quando l'estate finisce vado in paranoia, perché la mia parte emotiva mi mette a disagio". A Sanremo nel 2000 con 'Strade' "arrivammo secondi, senza aspettative". Nel 2008, invece, "fu catastrofico e andò male". Le aspettative, ricorda, "erano alte e mia madre mi disse di prometterle di non tornarci più, perché ero stressato. Poi venne a mancare e io ho sempre questo freno a mano". Anche quest'anno il copione si è ripetuto: "Avrei voluto portare 'Quando meno te lo aspetti', ma emotivamente, purtroppo, subisco quel palco - spiega - è un mio limite. Vedo alcuni colleghi affrontarlo come se niente fosse ma a me viene l'ansia".
La situazione è cambiata l'anno scorso, quando all'Ariston è tornato nella serata delle cover insieme a Willie Peyote e Ditonellapiaga con il brano di Franco Califano 'Un tempo piccolo': "L'ho vissuto con spirito diverso - argomenta -, ma in generale dovrei forse risolvere dei blocchi interiori. Quello è un palco difficile, tutti ti vedono e giudicano per quei 3 minuti e mezzo: se canti male o non sei al massimo sei quella cosa lì dal giorno dopo. Hai paura di non fare una cosa eccezionale e può venire fuori una performance incerta. Se tornerò? Mai dire mai". E lo stesso vale per il palcoscenico del Premio Tenco: "Se mi chiamano e mi premiano ci vado volentieri" sottolinea. Il suo rapporto con il successo e con il tempo è cambiato dopo aver rischiato la vita nel 2024 a causa di gravi complicazioni insorte dopo un intervento chirurgico di routine alla colecisti: "Quando ho visto la morte in faccia mi sono reso conto di com'è la vita: in un secondo non ci sei più. Non ho aspettative. Fortunatamente me la sto godendo così e sono contento del disco".
Le collaborazioni, come quella con Franco 126, restano centrali, purché sincere: "Dipende dallo spirito: se hai cose in comune con un artista mi piacciono, se sono calcolate perdono valore artistico". E proprio Franco 126, con il quale ha collaborato per 'Sto da Dio' è al centro di un legame che va oltre la musica: "Lui è una sorta di fratellino. Siamo anche vicini di casa, ci vediamo spesso, abbiamo fatto diverse canzoni insieme". Dopo l'uscita dell'album, i Tiromancino torneranno dal vivo con il 'Quando meno me lo aspetto Tour', al via il 10 aprile prossimo dall’Auditorium Parco della Musica di Roma. Una tournée teatrale intima, arricchita da un quartetto d'archi, che alternerà i classici come 'La descrizione di un attimo', 'Per me è importante' e 'Due destini' ai nuovi brani, con grande spazio alla chitarra e all’improvvisazione. (di Federica Mochi)

Nuova allerta meteo anche oggi, mercoledì 4 febbraio, per gran parte delle regioni del Centro e del Sud in Italia nella fase dominata dal maltempo diffuso. La pioggia continua a lasciare il segno, con il rischio di nubifragi e raffiche di forte vento su Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia. Sulle coste, possibili nuove mareggiate dopo quelle della scorsa settimana.
In questo contesto, scatta un''ampia' allerta gialla che coinvolge una lunga lista di regioni: Umbria, Lazio, Basilicata, Calabria, Sicilia e su settori di Emilia-Romagna, Toscana, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia e Sardegna.
In particolare in Toscana scatta l'allerta per rischio idrogeologico sul settore occidentale, la costa e l'arcipelago anche per rischio idraulico per tutta la giornata di oggi. Riflettori accesi anche sui fiumi: particolare attenzione per il reticolo minore valido per la zone della foce dell'Arno, il Valdarno inferiore, le Valli del Bisenzio e dell'Ombrone pistoiese, la Lunigiana, la Garfagnana, la Valle del Serchio, l’area lucchese, la Versilia e la Valle del Reno.
Il rischio idrogeologico ed idraulico del reticolo minore interesserà anche le isole dell'arcipelago toscano, la Valdelsa e la Valdera, l’entroterra e la costa livornese, le Valli del Fiora, dell’Albegna, dell’Ombrone grossetano e la costa grossetana.
In Campania, il rischio riguarda "precipitazioni improvvise e intense, anche se di breve durata, su tutto il territorio" ad eccezione di Alta Irpinia, Sannio e Tanagro. Si profilano fenomeni violenti, anche se non prolungati: rischio di grandine e nubifragi con conseguente aumento del livello dei corsi d'acqua, allagamenti di strade, caduta massi e frane.
Le piogge non daranno tregua all'Italia[1] nei prossimi giorni, ad eccezione di una parziale tregua domani, nel quadro delineato da Lorenzo Tedici. Il meteorologo responsabile media de iLMeteo.it prevede anche l'arrivo della neve sul Settentrione oltre i 500-800 metri sulle Alpi e sulle Prealpi. Mercoledì il maltempo colpirà nuovamente il Nord-Est, le regioni centrali tirreniche e la Sardegna con fenomeni che potrebbero risultare persistenti e forti. Dopo una breve tregua attesa per domani, i modelli meteorologici prevedono, con elevata attendibilità, una nuova perturbazione sull'Italia per venerdì 6 febbraio. La perturbazione atlantica dispenserà piogge sempre sulle stesse zone cioè lungo il versante tirrenico e sulle isole maggiori, oltra al Basso Tirreno, dalla Campania alla Calabria.

''La tregua era da domenica a domenica, Putin ha mantenuto la parola". Firmato, Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti sostiene che la Russia abbia sospeso per una settimana, da domenica 25 gennaio a domenica 1 febbraio, gli attacchi sulle città dell'Ucraina. Non è così, le parole di Trump nello Studio Ovale non rispondono alla realtà. La tregua accordata dal presidente russo Vladimir Putin non è durata 7 giorni e, di fatto, ha retto per poche ore. "E' molto, una settimana", dice Trump con un'interpretazione dei fatti a dir poco approssimativa.
La capitale Kiev è stata risparmiata dagli attacchi per circa 4 giorni. Il 28 gennaio, nel pieno della tregua che sarebbe scattata secondo Trump, i raid hanno mietuto 2 vittime nell'area della capitale. Altre zone dell'Ucraina, al di là degli annunci, sono state colpite senza soluzione di continuità.
Solo il 30 gennaio, ad esempio, Kiev ha denunciato i raid di 85 droni. Almeno due persone sono morte e altre tre sono rimaste in attacchi nel Donetsk, nelle cittadine di Raygorodka e Alekseevo-Druzhkovka. Le forze di difesa ucraine hanno abbattuto o neutralizzato 64 droni Shahed, Herbera, Italmas, degli 85 impiegati da Mosca nella notte, nel nord, nel sud e nell'est del Paese.
Putin, ha annunciato Trump venerdì scorso, avrebbe accettato di fermare gli attacchi contro le città ucraine nel pieno di un inverno estremamente rigido. "Lì fa davvero freddo, la tregua era da domenica a domenica. Io vorrei che Putin ponesse fine alla guerra, ma accettiamo tutto, visto che lì fa davvero freddo", ripete Trump.
Diversa la lettura del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il leader di Kiev ritiene che i russi abbiano "infranto la promessa'' fatta a Trump. "Il presidente degli Stati Uniti ha chiesto di astenersi dagli attacchi contro l'energia e le infrastrutture durante le riunioni dei nostri team negoziali", dice Zelensky, ricordando che "Trump ha detto che avremmo dovuto astenerci dagli attacchi per una settimana. In realtà, sono iniziati venerdì sera e stasera i russi hanno infranto la promessa". Zelensky chiede se "la Russia ora creda che in una settimana ci siano quattro giorni incompleti invece di sette, oppure se stia davvero scommettendo solo sulla guerra". Per Trump, però, non è così.

Per la terza volta da quando è tornato alla Casa Bianca, Donald Trump tenta la strada di un accordo sul nucleare con l'Iran. I colloqui in programma venerdì - dove non è ancora dato sapere con certezza, forse a Istanbul o, come chiesto da Teheran, forse in Oman - mettono però alla prova soprattutto la Guida Suprema, Ali Khamenei, chiamata a decidere se aprire a un compromesso o rischiare una nuova escalation militare con gli Stati Uniti. Che intanto, nelle scorse ore, hanno abbattuto in segno di avvertimento un drone di Teheran nel Mar Arabico, giudicato troppo vicino alla portaerei Abraham Lincoln.
Washington sostiene che l'iniziativa diplomatica sia sincera. Ma il contesto è carico di diffidenza: Trump ha già abbandonato una volta il tavolo dei negoziati per passare all'uso della forza, e molti funzionari Usa - come evidenzia un articolo di Axios - dubitano che Khamenei sia disposto anche solo ad avvicinarsi alle condizioni poste dalla Casa Bianca.
Trump arriva all'appuntamento di Istanbul con un forte vantaggio negoziale. Gli Stati Uniti hanno rafforzato in modo significativo la loro presenza militare nel Golfo, creando una minaccia credibile di intervento armato. Allo stesso tempo, il regime iraniano appare debole, fiaccato dalle proteste di massa represse nel sangue.
L'ultimo ciclo di colloqui sul nucleare si è concluso con la guerra. A giugno - ricorda Axios - Trump ha prima dato un via libera tacito agli attacchi israeliani e poi ha ordinato raid diretti contro le infrastrutture nucleari iraniane.
Un secondo tentativo diplomatico era stato avviato lo scorso autunno, quando Washington aveva cercato di sfruttare il timore iraniano di un ritorno delle sanzioni ('snapback') per convincere Teheran a rinunciare all'uranio arricchito ad alti livelli. Anche quel canale si è arenato, complicato dalla profonda sfiducia generata dall'operazione militare di giugno.
Funzionari Usa insistono sul fatto che l'invio di Steve Witkoff e Jared Kushner a Istanbul, per incontrare il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, non sia una copertura per un nuovo attacco a sorpresa. Tuttavia gli Stati Uniti hanno concentrato nella regione una quantità significativa di mezzi militari, pronti all'uso nel caso Trump decidesse di ricorrere nuovamente alla forza. Tre settimane fa il presidente era arrivato a un passo dall'autorizzare nuovi raid, in risposta all'uccisione di migliaia di manifestanti, ma poi si era fermato.
Un alto funzionario Usa ha spiegato che Trump "non vuole davvero arrivare a un'azione militare". Se a giugno il presidente riteneva che le attività nucleari iraniane rappresentassero una minaccia "legittima e imminente", "ora non la percepisce allo stesso modo".
Tre consiglieri di Trump hanno dichiarato ad Axios che in questa fase un'operazione militare non sarebbe la scelta giusta. Secondo uno di loro, questo scetticismo è condiviso da buona parte dell'entourage del presidente. Un altro ha avvertito che un attacco rischierebbe di compromettere l'intera agenda della Casa Bianca in Medio Oriente e oltre.
Dal canto suo, in vista dei colloqui di Istanbul, l'Iran sarebbe disposto a quella che viene considerata una concessione importante: fermare o sospendere il suo controverso programma nucleare. Ad affermarlo sono stati due funzionari iraniani citati dal New York Times che sottolinea come la Repubblica Islamica preferirebbe comunque la proposta avanzata dagli Stati Uniti lo scorso anno, prima dell'escalation, riguardo alla creazione di un consorzio regionale per la produzione di energia nucleare.
Nel frattempo però Ali Shamkhani, consigliere politico della Guida Suprema dell'Iran, ha messo in chiaro che l'Iran non ha intenzione di trasferire all'estero le scorte di uranio arricchito. "Non c'è motivo di spostare il materiale fuori dall'Iran", ha detto Shamkhani in un'intervista alla tv libanese Al Mayadeen rilanciata dai media iraniani.
Il programma nucleare iraniano è "pacifico", ha ripetuto Shamkhani, che è anche nel Consiglio supremo di Difesa nazionale. "L'arricchimento (dell'uranio) al 60% può essere ridotto al 20%, ma devono offrire qualcosa in cambio", ha aggiunto, insistendo per "negoziati limitati agli Stati Uniti e al dossier nucleare". Trattative, ha ribadito, da tenere "lontano dal clima di minacce e da strumenti di coercizione" ed "evitando "richieste illogiche e irragionevoli". Sugli attesi negoziati, secondo Shamkhani saranno "preceduti da trattative indirette" e "se ci sarà accordo e rapidamente, si potrà passare a negoziati diretti".
Sempre secondo quanto scrive il New York Times, che cita due fonti iraniane e un funzionario americano, il capo della diplomazia iraniana, Abbas Araghchi, e l'inviato di Donald Trump, Steve Witkoff, comunicherebbero via sms.
A poco più di 48 ore dal 'traguardo' di istanbul, e al di là della reciproca diffidenza, è arrivato intanto il primo potenziale ostacolo alla trattativa. L'esercito Usa ha infatti abbattuto un drone iraniano che si stava avvicinando alla portaerei Abraham Lincoln nel Mar Arabico. Il drone iraniano Shahed-139 - ha spiegato una fonte a Reuters - stava volando verso la portaerei ed è stato abbattuto da un caccia statunitense F-35.
A confermare ma anche a rassicurare poco dopo la diffusione della notizia, ci ha pensato la Casa Bianca. "Il Comando Centrale degli Stati Uniti - ha spiegato a Fox News la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt - ha agito in modo appropriato quando ha intercettato un drone iraniano", ma i colloqui previsti con l'Iran - ha assicurato - proseguiranno come previsto.
Interpellato al termine della giornata dalla stampa nello Studio Ovale, il presidente Trump ha rilanciato le rassicurazioni già anticipate dalla portavoce: "Stiamo negoziando. Hanno avuto l'opportunità di fare qualcosa tempo fa, non ha funzionato e c'è stata la nostra operazione 'Midnight hammer'. Ora - ha ribadito - stiamo negoziando".

Episodio arbitrale in Bologna-Milan. Oggi, martedì 3 febbraio, nella sfida valida per la 23esima giornata di Serie A, i rossoneri hanno firmato il gol del 2-0 grazie a un calcio di rigore conquistato e realizzato da Christopher Nkunku. Succede tutto al 38': Modric lavora il pallone tra le linee per Loftus-Cheek, che serve un assit perfetto per l'attaccante francese. Nkunku, solo davanti a Ravaglia, sposta il pallone ma trova il contatto con il portiere del Bologna in uscita: Manganiello non ha dubbi e indica il dischetto.
Le immagini mostrano come, nel tentativo di colpire il pallone, Ravaglia trovi le gambe di Nkunku, che sbatte sul petto del portiere rossoblù, slanciato verso la sfera, e cade. Il check del Var serve non solo a confermare il contatto falloso tra i due, ma anche a verificare la posizione dell'attaccante milanista.
Dopo alcuni secondi di attesa, la posizione di partenza sull'assist di Loftus-Cheek viene giudicata buona e il rigore confermato. Il successivo piatto destro proprio di Nkunku spiazza Ravaglia e vale il 2-0.

La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato un pacchetto di finanziamenti per porre fine a oltre tre giorni di shutdown di una parte dell'amministrazione federale. Donald Trump dovrebbe firmare presto il provvedimento ponendo così ufficialmente fine alla paralisi in atto da sabato, sullo sfondo delle divergenze tra repubblicani e democratici sul finanziamento della polizia dell'immigrazione (Ice).
Per appena un voto, 216 sì contro 215 no, il pacchetto per il Bilancio aveva prima passato la cruciale votazione procedurale che permetterà di mettere fine allo stallo. All'inizio due repubblicani - Thomas Massie ormai diventato la spina nel fianco per Donald Trump, e John Rose - avevano votato contro la misura, ma poi quest'ultimo, dopo aver parlato con lo Speaker Mike Johnson e altri membri della leadership, ha cambiato il suo voto.
Il pacchetto di oltre 1,2 trilioni di dollari contiene i fondi per dipartimento della Difesa, di Stato, del Tesoro, della Sanità e dell'Istruzione.
Il secondo shutdown del governo federale in un anno di seconda presidenza Trump è iniziato la notte del 30 gennaio, dopo che i fatti di Minneapolis hanno interrotto i negoziati bipartisan che erano sulla dirittura d'arrivo per avere il bilancio approvato prima della nuova scadenza.

Nessun '6' né '5+1' al concorso del Superenalotto di oggi, martedì 3 febbraio 2026. Centrati invece nove '5' che vincono ciascuno 20.868,64 euro. Il jackpot per il prossimo concorso sale a 115.900.000 euro.
Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+. L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo. In linea di massima:
- con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro;
- con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro;
- con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro;
- con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro;
- con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro.
La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri). La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita. In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro. L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi.
La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro. Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata.
E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto. Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni.
Ecco la combinazione vincente del concorso di oggi del Superenalotto: 11, 16, 17, 41, 42, 46. Numero Jolly: 70. Numero SuperStar: 57.

L’ex marito dell’ex first lady Jill Biden, il 77enne William "Bill" Stevenson, è stato incriminato per omicidio di primo grado per la morte della moglie Linda Stevenson, 64 anni, trovata senza vita nella loro abitazione di Wilmington, nel Delaware. Secondo la polizia della contea di New Castle, citata dal New York Post, gli agenti erano intervenuti la notte del 28 dicembre dopo una segnalazione per una lite domestica e avevano trovato la donna priva di sensi sul pavimento del soggiorno; nonostante i tentativi di rianimarla, Linda era stata dichiarata morta nelle prime ore del 30 dicembre.
Le indagini, avviate per le circostanze sospette del decesso, hanno portato all’arresto di Stevenson: l’uomo, che non ha versato la cauzione fissata a 500.000 dollari, è stato trasferito in carcere.
Stevenson era stato sposato con Jill Biden dal 1970 al 1975: secondo quanto da lui stesso raccontato in passato, i due lavorarono insieme alla prima campagna per il Senato di Joe Biden nel 1972 e in quell’occasione Jill si sarebbe avvicinata al futuro presidente. Nello stesso anno la prima moglie di Joe Biden, Neilia, e la loro figlia neonata morirono in un incidente stradale. Stevenson ha sempre sostenuto di aver iniziato a sospettare una relazione tra Joe e Jill nel 1974, mentre i Biden hanno affermato di essersi conosciuti solo nel 1975, dopo essere stati presentati a un appuntamento, quando lui era già vedovo e Jill si era separata da Stevenson.
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Sassari, Ruba Bici Elettrica per la Seconda Volta in una Settimana: GPS Lo Consegna alla
SINISCOLA – Una neonata di sei mesi è stata salvata dopo essere stata lasciata sola nell'auto dei genitori,
SELARGIUS – Una donna di 66 anni, di origine romena, è stata trovata senza vita nella notte scorsa nel piazzale
SETTIMO SAN PIETRO – Un'operazione antidroga della Squadra Mobile di Cagliari ha portato
Una bravata che poteva costare cara. Sei minorenni sono stati sorpresi in piena notte lungo la Statale 125, Orientale