
Federica Pellegrini in ospedale con la figlia Matilda. La bambina, che compirà 2 anni a gennaio 2026, come spiega l'ex nuotatrice ha avuto convulsioni febbrili. "Caro diario… Quando succedono queste cose capisci che il resto è tutto superfluo…. E' la terza volta che capita e ogni volta è perdere anni e anni di vita in spaventi!!", scrive Pellegrini su Instagram.
"Convulsioni febbrili, le si alza la temperatura velocemente, questa volta stava dormendo quindi non abbiamo messo la Tachipirina subito e dopo un minuto è andata in blocco…. Occhi in su, testa indietro e respiro che pian piano si fermava... L'abbiamo ridestata dopo pochissimo (ma mi è sembrata una vita) con un asciugamano bagnato, cercando di abbassare la temperatura", racconta Pellegrini descrivendo l'emergenza.
"Mia mamma le ha cantato tutte le canzoncine che sapeva in direzione ospedale per tenerla sveglia ed eccoci qui... da ieri... E' arrivato il Pappo diretto dalla Polonia di corsa e siamo qui per lei... aspettando di tornare a casa. E appena starà meglio faremo tutti gli accertamenti del caso ovviamente. E speriamo non capiti più cuore mio", conclude.

Da obbligo a strumento di customer care ad alto valore aggiunto. Il settore del corporate gifting e gift marketing non è più una nicchia: nel 2023 ha raggiunto un valore mondiale stimato in 765 miliardi di dollari e, secondo le previsioni, supererà i 920 miliardi entro il 2025, con una crescita costante che porterà la spesa a oltre un trilione entro fine decennio. Un dato che racconta innanzitutto una trasformazione culturale. Sempre più aziende non considerano più il regalo come un gesto dovuto o di cortesia, ma come uno vero e proprio strumento strategico per fidelizzare clienti, rafforzare le relazioni e differenziarsi. A confermarlo sono anche i dati sull’impatto dei doni aziendali ben calibrati.
Secondo le ricerche, l’80% delle aziende ritiene che i regali aziendali abbiano un impatto positivo nel rafforzare le relazioni con clienti e dipendenti. Non solo: queste iniziative contribuiscono ad aumentare la fidelizzazione dei clienti del 43%, mentre oltre la metà delle imprese (52%) registra un incremento delle vendite dopo l’introduzione di programmi strutturati di gifting.
A conferma del valore strategico del dono, il 65% delle aziende dichiara di ottenere un ritorno positivo dagli investimenti in questo ambito e il 55% dei destinatari manifesta un maggiore coinvolgimento nei confronti del brand mittente. Giuseppe Carlucci, co-founder di QuBox, spiega che “i classici regali aziendali, su tutti il cesto gastronomico, sono ormai estremamente inflazionati e hanno perso gran parte della loro efficacia. Sono così diffusi e standardizzati, soprattutto tra imprenditori e manager, da rendere impossibile distinguersi e farsi ricordare”.
Da questa riflessione nasce QuBox, realtà italiana interamente dedicato al gift marketing esperienziale con focus esclusivo sul settore premium, le cui esigenze non sono spesso soddisfatte dai regali aziendali convenzionali. Fondata a Matera, l’impresa si rivolge proprio ad aziende medio-grandi e professionisti di settori ad alto valore aggiunto (come consulenza, finanza, tecnologia, real estate e servizi premium) che desiderano distinguersi attraverso regali aziendali esclusivi. L’obiettivo? Interpretare il regalo aziendale come un investimento strategico per fidelizzare clienti, stimolare passaparola e rafforzare l’immagine del brand.
“Oggi più che mai - osserva Carlucci - è fondamentale per un brand considerare i doni aziendali come uno strumento di relazione, fidelizzazione, referral, riattivazione e branding. Ogni regalo aziendale può diventare uno strumento unico per amplificare l’identità del brand e sorprendere il destinatario dimostrandogli cura ed attenzione. Un risultato possibile grazie alla personalizzazione del packaging (sostenibile, design sartoriale e cura dei dettagli come nastri, sigilli, tag, lettere) e dei prodotti. Non solo la classica gastronomia, ma un equilibrio tra gusto, oggetti funzionali e di design, il tutto all’insegna della massima coerenza con l’identità del brand e della massima attenzione verso il destinatario”.

Uno studio pubblicato di recente su 'Scientific Reports' ribalta una delle domande più affascinanti dell'evoluzione umana: perché i Neanderthal sono scomparsi? La risposta, secondo un modello matematico sviluppato da un team internazionale guidato da Andrea Amadei, del Dipartimento di Scienze e tecnologie chimiche dell'università di Roma Tor Vergata, potrebbe essere molto più semplice di quanto abbiamo immaginato: i Neanderthal non sarebbero del tutto scomparsi, ma "assorbiti" geneticamente da Homo sapiens. Per decenni il dibattito scientifico ha oscillato tra ipotesi radicalmente diverse: cali demografici improvvisi, mutamenti climatici, competizione oppure parziale assimilazione.
Questa nuova ricerca che - informa una nota - vede il contributo di Giulia Lin dell'Istituto svizzero di scienze e tecnologie acquatiche, e di Simone Fattorini dell'università dell'Aquila, propone una chiave di lettura basata su un processo evolutivo di lungo periodo, guidato da piccoli flussi migratori ripetuti nel tempo, attraverso cui il patrimonio genetico di una popolazione più numerosa avrebbe progressivamente sopravanzato quello dell'altra. Secondo il modello, continue ma modeste immigrazioni di Homo sapiens in territori abitati dai Neanderthal, protrattesi per 10.000-30.000 anni, avrebbero prodotto un rimescolamento genetico progressivo, sufficiente da solo a spiegare la quasi completa sostituzione del loro patrimonio genetico. Non servono vantaggi evolutivi schiaccianti, né estinzioni improvvise: basta il tempo.
"Il nostro modello - spiega Andrea Amadei - mostra che un flusso genetico costante da una popolazione più ampia può aver determinato l'assorbimento dei Neanderthal nel pool genetico di Homo sapiens, senza invocare scenari catastrofici. Questo processo è pienamente compatibile con ciò che sappiamo dalle evidenze archeologiche e genetiche. Sebbene anche altri fattori possono aver contribuito al declino dei Neanderthal, questo modello mette in evidenza che il mescolamento genetico e la conseguente diluizione dei geni possano essere un possibile meccanismo chiave della loro scomparsa".
Le ricerche di paleogenetica degli ultimi anni hanno documentato numerosi episodi di ibridazione e introgressione tra le due specie: un intreccio ripetuto, fatto di incontri, scambi e convivenze, che ha lasciato una traccia ancora visibile. La presenza di Dna neanderthaliano nelle popolazioni moderne dell'Eurasia conferma questa eredità profonda. Lo studio suggerisce quindi che la fine dei Neanderthal potrebbe non essere stata una scomparsa, ma una trasformazione: una graduale integrazione genetica nella specie che avrebbe poi popolato il pianeta. Un'eredità che, silenziosamente, continua a vivere dentro ciascuno di noi.

Uno studio pubblicato di recente su 'Scientific Reports' ribalta una delle domande più affascinanti dell'evoluzione umana: perché i Neanderthal sono scomparsi? La risposta, secondo un modello matematico sviluppato da un team internazionale guidato da Andrea Amadei, del Dipartimento di Scienze e tecnologie chimiche dell'università di Roma Tor Vergata, potrebbe essere molto più semplice di quanto abbiamo immaginato: i Neanderthal non sarebbero del tutto scomparsi, ma "assorbiti" geneticamente da Homo sapiens. Per decenni il dibattito scientifico ha oscillato tra ipotesi radicalmente diverse: cali demografici improvvisi, mutamenti climatici, competizione oppure parziale assimilazione.
Questa nuova ricerca che - informa una nota - vede il contributo di Giulia Lin dell'Istituto svizzero di scienze e tecnologie acquatiche, e di Simone Fattorini dell'università dell'Aquila, propone una chiave di lettura basata su un processo evolutivo di lungo periodo, guidato da piccoli flussi migratori ripetuti nel tempo, attraverso cui il patrimonio genetico di una popolazione più numerosa avrebbe progressivamente sopravanzato quello dell'altra. Secondo il modello, continue ma modeste immigrazioni di Homo sapiens in territori abitati dai Neanderthal, protrattesi per 10.000-30.000 anni, avrebbero prodotto un rimescolamento genetico progressivo, sufficiente da solo a spiegare la quasi completa sostituzione del loro patrimonio genetico. Non servono vantaggi evolutivi schiaccianti, né estinzioni improvvise: basta il tempo.
"Il nostro modello - spiega Andrea Amadei - mostra che un flusso genetico costante da una popolazione più ampia può aver determinato l'assorbimento dei Neanderthal nel pool genetico di Homo sapiens, senza invocare scenari catastrofici. Questo processo è pienamente compatibile con ciò che sappiamo dalle evidenze archeologiche e genetiche. Sebbene anche altri fattori possono aver contribuito al declino dei Neanderthal, questo modello mette in evidenza che il mescolamento genetico e la conseguente diluizione dei geni possano essere un possibile meccanismo chiave della loro scomparsa".
Le ricerche di paleogenetica degli ultimi anni hanno documentato numerosi episodi di ibridazione e introgressione tra le due specie: un intreccio ripetuto, fatto di incontri, scambi e convivenze, che ha lasciato una traccia ancora visibile. La presenza di Dna neanderthaliano nelle popolazioni moderne dell'Eurasia conferma questa eredità profonda. Lo studio suggerisce quindi che la fine dei Neanderthal potrebbe non essere stata una scomparsa, ma una trasformazione: una graduale integrazione genetica nella specie che avrebbe poi popolato il pianeta. Un'eredità che, silenziosamente, continua a vivere dentro ciascuno di noi.

"Le vicende della Fiorentina non riguardano solo il mondo del calcio ma investono in qualche modo la città di Firenze e non solo. Il tifo per la squadra viola è un grande elemento di coesione sociale: nel tifare Fiorentina siamo tutti eguali senza distinzioni di rango o di condizioni economiche o di fede politica". Sono le parole consegnate all'Adnkronos dall'ex deputato fiorentino Valdo Spini, ministro dell'Ambiente nei governi Amato e Ciampi e oggi presidente della Fondazione Rosselli.
"La collocazione in classifica della squadra è poi un elemento di prestigio per i suoi cittadini e per i cittadini toscani che tifano Fiorentina. Per questo il discorso riguarda la squadra e la città. La vicenda dello stadio, la proprietà e la presidenza che non vivono la vita della città sono elementi di atmosfera che certo non hanno giovato. Ma la crisi della squadra è crisi tecnica, quasi incomprensibile se si guarda al fatto che molti giocatori sono gli stessi dell'anno scorso", argomenta l'ex ministro.
"C'è evidentemente un problema di ambiente - aggiunge Spini - Dobbiamo trovare tutti il modo che la squadra senta la spinta a ritrovare fiducia in se stessa, la necessaria compattezza, e che quindi tutti noi tifosi viola si possa a nostra volta ritrovare fiducia e dare fiducia".
UniCamillus – Università medica internazionale – compie un passo strategico nel proprio percorso di crescita nel settore sanitario, assumendo la guida della Casa di Cura Madonna della Fiducia e del Poliambulatorio Namur. Le due strutture, realtà storiche della sanità romana, entrano così a far parte dell’ecosistema universitario, portando in dote una lunga tradizione clinica, un forte radicamento territoriale e oltre 200 professionisti sanitari. Con questa operazione UniCamillus rafforza l’obiettivo di costruire un polo sanitario integrato, capace di coniugare formazione, ricerca, alta specializzazione e innovazione tecnologica.
L’ingresso della Casa di Cura e del Poliambulatorio nell’ecosistema UniCamillus - riporta una nota - avviene in un momento in cui il territorio manifesta una domanda sanitaria in costante aumento. La recente approvazione del Piano regionale di riorganizzazione della rete ospedaliera 2024–2026 — con l’aumento dei posti letto a 22.302 sul territorio — testimonia la volontà della Regione di potenziare ulteriormente l’accessibilità e la continuità dell’assistenza. A ciò si aggiungono i più recenti dati Istat, che registrano un incremento significativo delle prestazioni specialistiche: da circa 72 milioni nel 2022 a oltre 82 milioni nel 2024. In questo scenario, l’ingresso delle due strutture nella rete UniCamillus non rappresenta solo un ampliamento dell’offerta dell’Ateneo, ma un intervento strategico a beneficio di tutto il territorio. pienamente coerente con la missione dell’Università di contribuire al progresso della salute e al benessere delle comunità attraverso formazione, ricerca e assistenza.
L’integrazione tra competenze accademiche, ricerca, formazione clinica avanzata e capacità assistenziale - si legge - consente infatti di costruire un polo sanitario più forte, coordinato e orientato al cittadino, capace di rispondere in modo tempestivo e qualificato alle esigenze di salute della popolazione. UniCamillus entra con la volontà esplicita di generare un impatto positivo sul territorio, mettendo a disposizione il proprio modello integrato per sostenere e valorizzare il sistema sanitario locale.
L’integrazione - informa la nota - mira a consolidare la struttura come uno dei poli sanitari più avanzati della capitale, grazie al connubio tra competenze cliniche consolidate e la visione universitaria dell’Ateneo. La sinergia consentirà di: elevare ulteriormente la qualità dei servizi sanitari destinati alla cittadinanza; attrarre professionisti di alto profilo nazionale e internazionale; introdurre modelli organizzativi e tecnologie ispirati ai migliori centri europei; sviluppare nuove attività cliniche e diagnostiche ad alta specializzazione. L’Ateneo porta così nella propria gestione un’infrastruttura che si integra in un ecosistema sanitario moderno, dinamico e orientato alla cura dei pazienti con standard qualitativi elevati.
La Casa di Cura, operante sia in regime privato che convenzionato, offre: 46 posti letto per ricoveri in area medica e chirurgica; 2 posti letto per monitoraggio intensivo; 2 sale operatorie di nuova generazione, di cui una attrezzata per la chirurgia robotica; 1 ambulatorio chirurgico per interventi minori; 1 ambulatorio endoscopico; Attività specialistiche in: chirurgia generale, ortopedia e traumatologia, ginecologia e ostetricia, neurochirurgia, oncologia, urologia, otorinolaringoiatria, chirurgia vascolare e plastica, oculistica, ematologia, cardiologia; Reparti dedicati a fisioterapia e riabilitazione (con piscina), odontoiatria (4 studi), medicina del lavoro e medicina preventiva (check-up). Completano il polo - dettaglia la nota - un comparto diagnostico avanzato (Tac, Rm, radiologia digitale, Tac Cone-Beam, Moc Dexa), un reparto di emodialisi con 24 posti, un’unità di medicina nucleare per scintigrafie cardiache, ossee e tiroidee e un laboratorio analisi dotato di sezioni di microbiologia, virologia e biologia molecolare.
Negli ultimi cinque anni UniCamillus ha consolidato un profilo scientifico di livello internazionale:circa 2.000 articoli scientifici pubblicati, molti su riviste di fascia alta; oltre il 40% delle pubblicazioni frutto di collaborazioni internazionali; 25 progetti di ricerca attivi;oltre 5 milioni di euro ottenuti attraverso bandi competitivi promossi dal Mur e dal Mimit (dato in aggiornamento). Questo nuovo assetto favorirà equilibri virtuosi tra clinica, didattica e ricerca, facilitando l’avvio di studi clinici avanzati, la sperimentazione di protocolli diagnostici innovativi e lo sviluppo di progetti multidisciplinari con partner nazionali e internazionali. Un modello che potenzia la qualità dell’assistenza e, al tempo stesso, accresce la capacità dell’Ateneo di produrre evidenze scientifiche utili al sistema sanitario.
"Questa integrazione amplia la nostra presenza nel sistema sanitario romano e rappresenta il primo passo di un percorso più ampio: costruire un ecosistema di eccellenze cliniche, capaci di dialogare tra loro e di generare nuovi servizi per il cittadino e nuove opportunità scientifiche di alto profilo - afferma il Rettore Gianni Profita -. È un investimento strategico che rafforza il legame dell’Ateneo con il territorio e che ci permette di porre le basi per un modello sanitario moderno, integrato e competitivo". Grazie alla combinazione di strutture cliniche avanzate, diagnostica d’eccellenza e una produzione scientifica in costante crescita, UniCamillus - conclude la nota - punta a diventare protagonista del panorama sanitario del Lazio con una visione che mette al centro qualità delle cure, l’innovazione, prevenzione e benessere della comunità.

L'Europa diventi un'Unione politica forte e non solo economica. A sollecitarlo è il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani dal palco dell'Assemblea di Confesercenti. "Non possiamo fare a meno dell'Europa, non possiamo competere da soli come italiani", ma "abbiamo bisogno di un'Europa che sia politicamente più forte''. Inoltre "l'Italia è un Paese fondatore dell'Unione europea" e per questo "può svolgere un ruolo forte" e dare "un grande contributo alla crescita del continente europeo". Lo ha detto il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani intervenendo all'Assemblea nazionale di Confesercenti.
L'Europa, ha proseguito il titolare della Farnesina, "deve svolgere un ruolo politico e non solo essere un mercato interno. Dobbiamo avere il coraggio di andare avanti".
Quanto all'Ucraina il titolare della Farnesina torna a ribadire la linea del dialogo: "Siamo vicini all'Ucraina, non siamo in guerra con la Russia" e ''lavoriamo intensamente per un accordo tra l'Ucraina e la Russia'', ma ''vogliamo che sia una pace giusta'', ha ribadito nel giorno in cui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è a Roma[1] e oggi, dopo aver incontrato Papa Leone, sarà ricevuto dalla premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi.
Tajani rivendica quindi l'impegno dell'Italia per la Palestina: "È in prima fila per l'impegno solidale. Vogliamo essere portatori di pace'', ha aggiunto sottolineando che "viviamo in una situazione internazionale molto complicata" e che l'Italia si è impegnata per l'accordo tra Hamas e Israele.
Novità dalla Farnesina per chi lavora all'estero
Quindi parlando del suo ministero, Tajani annuncia novità. "Dal primo gennaio la Farnesina cambierà, avrà una testa politica, ma anche una testa economica" con una "direzione generale per la crescita" e "un'unità dedicata alla semplificazione amministrativa" con l'obiettivo di "rendere sempre più servizi ai cittadini e agli imprenditori".
"Tutti coloro che lavorano all'estero o hanno contatti con l'estero avranno punti di riferimento precisi" perché, ha sottolineato Tajani, "nessuno di coloro che lavora fuori dai confini nazionali deve sentirsi solo".

Donald Trump torna alla carica. Mentre non si arresta l'eco delle polemiche suscitate dalla nuova Strategia per la sicurezza nazionale Usa, con le pesanti critiche all'Ue e conseguenti accesi botta e risposta, il presidente americano lancia un nuovo affondo all'Europa.
In un'intervista a Politico Trump ha definito "deboli" i leader dei Paesi europei, di cui ha denunciato la gestione dell'immigrazione e del conflitto ucraino. "Penso che siano deboli, e vogliono essere così politicamente corretti - ha detto - Non sanno cosa fare. L'Europa non sa cosa fare". Il presidente Usa ha liquidato così gli sforzi europei per una soluzione al conflitto in Ucraina. "La Russia è ovviamente in una posizione di forza", ha dichiarato il tycoon, aggiungendo che "i leader europei parlano ma non producono, e la guerra continua all'infinito". Trump ha ribadito di aver proposto un nuovo piano di pace che "alcuni funzionari ucraini apprezzano", ma di cui "Zelensky ancora non ha letto la bozza".
Il presidente ha definito "decadenti" i Paesi europei e criticato capitali come Londra e Parigi, "sovraccariche" a causa della migrazione dal Medio Oriente e dall’Africa, aggiungendo che senza un cambio di rotta "alcuni Stati europei non saranno più Paesi sostenibili"[1]. Ha inoltre attaccato il sindaco di Londra Sadiq Khan, definendolo "un disastro" che "viene eletto perché sono arrivate così tante persone. Ora votano per lui".
Trump ha ribadito la sua intenzione di sostenere candidati politici in Europa che condividano la sua visione, anche a costo di alimentare tensioni diplomatiche con i governi attuali. "Ho già appoggiato persone che molti europei non amano. Ho appoggiato Viktor Orbán", ha ricordato.
Quanto all'Ucraina, "penso che debba tenere delle elezioni - ha affermato - Stanno usando la guerra per non tenere le elezioni, ma penso che il popolo ucraino debba avere questa possibilità".
"Forse Zelensky vincerebbe, non so chi vincerebbe, ma non tengono elezioni da molto tempo, parlano di democrazia, ma si arriva a un punto in cui non è più una democrazia", ha aggiunto il presidente americano.
"Lasciatemi cogliere l’occasione per ribadire quello che credo sia il sentimento di molti dei milioni di cittadini dell’Ue: siamo orgogliosi dei nostri leader", ha dichiarato la portavoce-capo dell'esecutivo europeo, Paula Pinho, nel corso del briefing giornaliero con la stampa, astenendosi dal commentare direttamente le dichiarazioni di Trump.
"Mi asterrò dal commentare, se non per confermare che siamo molto soddisfatti e grati di avere leader eccellenti", a partire dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, "di cui siamo davvero orgogliosi, che può guidarci nelle molte sfide che il mondo deve affrontare", ha affermato Pinho. "Abbiamo molti altri leader alla guida dei ventisette Stati membri che fanno parte di questo progetto europeo, di questo progetto di pace, che stanno guidando l’Ue in tutte le sfide che essa deve affrontare, dal commercio alla guerra nel nostro vicinato", e di fronte a esse "stanno dimostrando di sapersi mostrare uniti in ventisette", ha concluso.

Donald Trump torna alla carica. Mentre non si arresta l'eco delle polemiche suscitate dalla nuova Strategia per la sicurezza nazionale Usa, con le pesanti critiche all'Ue e conseguenti accesi botta e risposta, il presidente americano lancia un nuovo affondo all'Europa.
In un'intervista a Politico Trump ha definito "deboli" i leader dei Paesi europei, di cui ha denunciato la gestione dell'immigrazione e del conflitto ucraino. "Penso che siano deboli, e vogliono essere così politicamente corretti - ha detto - Non sanno cosa fare. L'Europa non sa cosa fare". Il presidente Usa ha liquidato così gli sforzi europei per una soluzione al conflitto in Ucraina. "La Russia è ovviamente in una posizione di forza", ha dichiarato il tycoon, aggiungendo che "i leader europei parlano ma non producono, e la guerra continua all'infinito". Trump ha ribadito di aver proposto un nuovo piano di pace che "alcuni funzionari ucraini apprezzano", ma di cui "Zelensky ancora non ha letto la bozza".
Il presidente ha definito "decadenti" i Paesi europei e criticato capitali come Londra e Parigi, "sovraccariche" a causa della migrazione dal Medio Oriente e dall’Africa, aggiungendo che senza un cambio di rotta "alcuni Stati europei non saranno più Paesi sostenibili". Ha inoltre attaccato il sindaco di Londra Sadiq Khan, definendolo "un disastro" che "viene eletto perché sono arrivate così tante persone. Ora votano per lui".
Trump ha ribadito la sua intenzione di sostenere candidati politici in Europa che condividano la sua visione, anche a costo di alimentare tensioni diplomatiche con i governi attuali. "Ho già appoggiato persone che molti europei non amano. Ho appoggiato Viktor Orbán", ha ricordato.
Quanto all'Ucraina, "penso che debba tenere delle elezioni - ha affermato - Stanno usando la guerra per non tenere le elezioni, ma penso che il popolo ucraino debba avere questa possibilità".
"Forse Zelensky vincerebbe, non so chi vincerebbe, ma non tengono elezioni da molto tempo, parlano di democrazia, ma si arriva a un punto in cui non è più una democrazia", ha aggiunto il presidente americano.
"Lasciatemi cogliere l’occasione per ribadire quello che credo sia il sentimento di molti dei milioni di cittadini dell’Ue: siamo orgogliosi dei nostri leader", ha dichiarato la portavoce-capo dell'esecutivo europeo, Paula Pinho, nel corso del briefing giornaliero con la stampa, astenendosi dal commentare direttamente le dichiarazioni di Trump.
"Mi asterrò dal commentare, se non per confermare che siamo molto soddisfatti e grati di avere leader eccellenti", a partire dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, "di cui siamo davvero orgogliosi, che può guidarci nelle molte sfide che il mondo deve affrontare", ha affermato Pinho. "Abbiamo molti altri leader alla guida dei ventisette Stati membri che fanno parte di questo progetto europeo, di questo progetto di pace, che stanno guidando l’Ue in tutte le sfide che essa deve affrontare, dal commercio alla guerra nel nostro vicinato", e di fronte a esse "stanno dimostrando di sapersi mostrare uniti in ventisette", ha concluso.

"Dopo essermi sentito direttamente con la ragazza e con i familiari abbiamo ritenuto di smentire formalmente che non c'è ora e non c'è mai stata neanche in passato la volontà di denunciare chicchessia", lo dice all'Adnkronos l'avvocato Tommaso Valente, che assiste la famiglia di Tatiana Tramacere, la 27enne studentessa universitaria scomparsa per 10 giorni da Nardò, in provincia di Lecce, e trovata viva giovedì scorso in uno sgabuzzino attiguo a una mansarda nella stessa cittadina salentina[1], non lontano dalla abitazione di famiglia. La giovane è stata ospitata da un suo amico 30enne Dragos Gheorgescu[2]. La Procura di Lecce si appresterebbe ad archiviare le indagini. "Ci sono state delle perplessità - ha spiegato - circa le condizioni di salute della ragazza che però poi si è appurato essere determinate dallo stato di ansia che ha avuto per una vicenda che ovviamente l'ha segnata. Non è assolutamente intendimento della famiglia addossare responsabilità ad alcuno".
La notizia dell'intenzione di denunciare l'uomo per maltrattamenti "non è partita dalla famiglia", puntualizza l'avvocato. "Quest'ultima, quando Tatiana è rientrata a casa, l'ha vista particolarmente scossa. Ma non c'è stata volontà di denunciare qualcuno. E' una vicenda nata da un momento di fragilità di una ragazza che purtroppo è stata travolta da un turbine mediatico che ha necessità di rientrare". Circa la possibilità che Tatiana venga ascoltata nuovamente dagli investigatori che l'hanno sentita la sera del ritrovamento, l'avvocato spiega: "Ho avuto modo di apprendere dalla Procura di Lecce, tramite i carabinieri con i quali sono stato in contatto costante, che viene escluso ogni tipo di valutazione su ipotesi e profili come strascico di questa vicenda".

La serie evento di Rai 1 'Sandokan' ha vinto la prima serata di ieri, lunedì 8 dicembre. I due episodi hanno raggiunto rispettivamente il 25,4% di share con 4.615.000 spettatori e il 30,5% di share con 4.227.000 spettatori. A seguire c'è il 'Grande Fratello', che è stato visto da 1.868.000 telespettatori, raggiungendo il 14,3% di share. Su Rai 3 'Lo Stato delle Cose' ha totalizzato 932.000 telespettatori e il 6,2% di share. Poco sotto con il 5,8% di share c'è il film 'Fast X' su Italia 1 che ha intrattenuto 911.000 telespettatori. Stesso numero di spettatori per 'La Torre di Babele', in onda su La7, che ha ottenuto il 5% di share.
Su Rete 4 'Quarta Repubblica' ha segnato 557.000 telespettatori e il 4,3% di share, mentre su Tv8 'GialappaShow' ha intrattenuto 676.000 telespettatori, totalizzando il 4,2% di share. Su Rai 2 il film '1917' ha incollato allo schermo 458.000 telespettatori, pari al 2,6% di share. Infine, sul Nove 'Little Big Italy' ha ottenuto 365.000 telespettatori e il 2,1% di share.
Nella fascia access prime time, continua la corsa de 'La Ruota della Fortuna' di Gerry Scotti, su Canale 5, che ha totalizzato 5.056.000 spettatori, pari al 25% di share, mentre 'Affari tuoi' su Rai1 registra il 22,4% di share con 4.569.000 telespettatori e l’intervista di Bruno Vespa a Woody Allen in 'Cinque minuti', sempre su Rai1, il 20,2% e 3.906.000 telespettatori.

Abbassare l'età della prima mammografia per garantire a più donne una diagnosi precoce e quindi maggiori possibilità di guarigione. Oggi in molte Regioni italiane la mammografia è gratuita dai 45 anni, in altre dai 49. Ma uno studio scientifico presentato nei giorni scorsi a Chicago al Congresso della Società dei radiologi del Nord America (Rsna) ha dimostrato come una percentuale del 20-24% di tutti i tumori del seno registrati in 11 anni in 7 strutture del Dipartimento di New York interessino donne di età compresa fra i 18 e i 40 anni. "Come Sirm - Società italiana di radiologia medica e interventistica, eravamo a Chicago a guidare la delegazione dei radiologi medici italiani - spiega Nicoletta Gandolfo, presidente nazionale Sirm e direttore dipartimento Immagini Asl3 di Genova - Abbiamo seguito la presentazione del lavoro che impone serie riflessioni. In primo luogo, perché il dato è simile a quello italiano: nel nostro Paese - sottolinea - il 20% dei casi di carcinoma mammario, circa 11 mila, insorge sotto i quarant'anni. Un numero rilevante cresciuto (quasi raddoppiato) negli ultimi trent'anni. Le cause? Non sono certissime, ma in gran parte riconducibili a fattori di rischio come obesità, alcol e fumo, oltre a fattori ormonali legati ai cambiamenti negli stili di vita femminili, come una gravidanza tardiva, pochi figli e il non allattamento al seno. Va poi considerato che, quando insorge in età giovanile, spesso la neoplasia è più aggressiva, come nelle forme triplo negative".
Cosa fare? "Intanto dobbiamo uniformare in tutte le Regioni italiane l'inizio dello screening mammografico a 45 anni - suggerisce Luca Brunese, presidente eletto Sirm - in quest'ottica apprezziamo lo stanziamento di risorse da parte del ministro della Salute per ampliare la fascia d'età per lo screening del tumore della mammella (e del colon retto). Dobbiamo poi avviare campagne per incrementare la percentuale di adesione, ancora troppo bassa, spiegando alle donne la grande importanza della diagnosi precoce: individuare un tumore nelle prime fasi può garantire superamento della neoplasia e spesso la guarigione".
"Come Sirm - afferma Gandolfo - siamo fortemente impegnati in questo lavoro, soprattutto in collaborazione con le altre Società Scientifiche come l’Aiom-Associazione italiana di oncologia medica, senza dimenticare la straordinaria rilevanza del medico di medicina generale che può e deve indirizzare le donne verso questo esame, soprattutto nelle Regioni del sud. Grande importanza, poi, va data anche all’individuazione delle forme ereditarie. Si calcola che almeno il 5-10% di tutti i tumori del seno presentino una familiarità. In queste donne che presentano una componente ereditaria (soprattutto dei geni Brca1 e Brca2) è indispensabile avviare percorsi di consulenza genetica che permettano di pianificare la prevenzione e l'eventuale cura in modo più mirato ed efficace".

A un anno dal riconoscimento della rimborsabilità in Italia, in occasione del Congresso Floretina 2025, che si è svolto dal 4 al 7 dicembre a Firenze, Bayer ha presentato nuovi dati clinici su aflibercept 8 mg, farmaco indicato per il trattamento della degenerazione maculare legata all’età (nAmd) e dell’edema maculare diabetico (Dmr). Tra i risultati raggiunti, la farmaceutica ha sottolineato, in particolare, la possibilità di estendere l'intervallo tra i trattamenti fino a 6 mesi, un’opzione significativa nel panorama delle terapie disponibili.
Nel simposio dedicato ai dati real-world, i risultati dello studio osservazionale Spectrum - che include oltre 3.400 pazienti in più di 18 paesi - e dei registri americani Iris e Vestrum, con più di 59 mila pazienti trattati, confermano che aflibercept 8 mg è efficace non solo nei pazienti naïve, ma anche in quelli precedentemente trattati con altri anti-Vegf. "Questi risultati confermano non solo l’efficacia clinica di aflibercept 8 mg, ma anche la sua sostenibilità a lungo termine, ottimizzando la gestione della malattia e migliorando la qualità della vita dei pazienti", ha dichiarato Paolo Lanzetta, professore ordinario di Oftalmologia all’Università degli Studi di Udine e Direttore della Clinica Oculistica dell’Università di Udine, che ha moderato il simposio. "Estendere gli intervalli tra le iniezioni - ha aggiunto - è particolarmente vantaggioso poiché riduce il numero di trattamenti necessari, migliorando l’aderenza alla terapia e riducendo l’onere per i pazienti e per le strutture sanitarie".
La degenerazione maculare legata all’età e l’edema maculare diabetico - informa la farmaceutica in una nota - rappresentano patologie oculari ad alto impatto clinico e socioeconomico. Nonostante i progressi terapeutici, persistono criticità legate alla scarsa aderenza e alla complessità dei regimi di trattamento, che si traducono in risultati subottimali e costi significativi per pazienti, caregiver e sistema sanitario. Le evidenze presentate al Congresso mostrano che oltre il 60% dei pazienti interrompe il follow-up entro 5 anni, con tassi di non aderenza che oscillano tra il 32% e il 95%.
Gli studi clinici più recenti, come Pulsar e Photon, dimostrano che aflibercept 8 mg consente di estendere gli intervalli di trattamento fino a 24 settimane, riducendo il numero di iniezioni annuali senza compromettere l’efficacia. Tale approccio può migliorare l’aderenza, ridurre il carico per i pazienti e ottimizzare le risorse sanitarie, rispondendo così a una delle principali sfide del trattamento delle patologie oculari croniche.
In particolare, nel trattamento della degenerazione maculare legata all’età, il trattamento si configura anche come una scelta di valore dal punto di vista economico, contribuendo alla sostenibilità del sistema sanitario nel lungo periodo. Uno Studio pubblicato lo scorso anno su ‘Graefe's Archive for Clinical and Esperimentale Ophthalmology’ ha infatti evidenziato che, in base alla frequenza di somministrazione osservata negli studi clinici, aflibercept 8 mg risulta essere l’anti-Vegf che genera i costi sanitari più bassi per paziente nel trattamento della nAmd nei Paesi Bassi, su un orizzonte temporale di 3 anni. Gli autori concludono che i farmaci anti-Vegf con intervalli di iniezione più lunghi, possano rappresentare una soluzione economicamente più sostenibile, in grado di ridurre il crescente carico economico legato al trattamento della nAmd nel sistema sanitario.
"Poiché i diversi anti-Vegf mostrano un’efficacia sostanzialmente comparabile, nella scelta del trattamento è importante considerare, oltre l’efficacia, l’estensione degli intervalli tra una somministrazione e l’altra - ha evidenziato Enrico Borrelli, professore associato di Oftalmologia, Università di Torino - Non possiamo ignorare il crescente impatto economico che le malattie vascolari retiniche esercitano sul nostro sistema sanitario: scegliere una molecola rispetto a un’altra significa anche valutare la sostenibilità dell’intero percorso di cura. Per questo è fondamentale adottare una visione più ampia, che non si limiti al semplice prezzo del farmaco, ma consideri il numero di somministrazioni, le visite di controllo, l’organizzazione delle strutture e, in ultima analisi, il carico reale per i pazienti e per l’Azienda ospedaliera. In quest’ottica – ha aggiunto - aflibercept 8 mg rappresenta un’opportunità concreta: ridurre il numero di somministrazioni significa alleggerire i reparti, diminuire i costi indiretti e offrire ai pazienti un trattamento meno gravoso. Se vogliamo mantenere alta la qualità dell’assistenza, senza mettere sotto pressione il sistema sanitario, dobbiamo iniziare a considerare questi aspetti con grande attenzione".
Una delle novità di quest'anno è l'introduzione della siringa preriempita OcuClick, che offre una somministrazione precisa del volume di iniezione, riducendo il rischio di errori e migliorando la sicurezza per i pazienti. Questo dispositivo rappresenta un ulteriore passo verso una gestione più efficace e sicura della terapia. L'azienda - riferisce la nota - non si limita a sviluppare trattamenti innovativi, ma promuove anche iniziative che supportano i pazienti nel loro percorso di cura. Progetti come: ‘Salvare la vista si può’, campagna con portale dedicato, oltre a pagine social, dove vengono condivisi materiali informativi, contenuti multimediali, strumenti utili per pazienti maculopatici e caregiver; ‘TeraPiù’, un’app gratuita ideata per supportare pazienti e caregiver nella gestione quotidiana della terapia e ‘TestaLaVista’, iniziativa on line che invita a fare un controllo visivo, tramite un semplice test fai-da-te, per cercare di individuare possibili segnali di maculopatie o problemi retinici, si affiancano al trattamento farmacologico, aiutando i pazienti ad affrontare la malattia in modo più completo, sia sotto il profilo clinico che psicologico.
"Il nostro impegno come azienda va oltre l'innovazione terapeutica: si estende alla creazione di soluzioni che rispondano concretamente alle esigenze dei pazienti e dei sistemi sanitari - ha concluso Simona Gatti, direttore medico di Bayer - Con aflibercept 8 mg, non solo offriamo una terapia efficace e sostenibile, ma ci impegniamo anche a migliorare l'accessibilità e la qualità delle cure, alleviando il carico sui pazienti e ottimizzando le risorse sanitarie. È essenziale che i progressi scientifici siano accompagnati da un approccio integrato che supporti i pazienti in modo completo, migliorando non solo gli esiti clinici, ma anche la loro esperienza di trattamento e il loro benessere".

L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità di efgartigimod alfa in soluzione iniettabile in siringa preriempita per il trattamento, in aggiunta alla terapia standard, dei pazienti adulti con miastenia gravis generalizzata (Mgg) che sono positivi all’anticorpo anti-recettore dell’acetilcolina (Achr). Lo annuncia, in una nota, argenx, azienda immunologica globale impegnata nel trattamento di gravi malattie autoimmuni, evidenziando che efgartigimod alfa è quindi disponibile in Italia in 3 modalità: come flaconcino per infusione endovenosa, soluzione iniettabile per uso sottocutaneo e, da oggi, anche in siringa preriempita per l’autosomministrazione domiciliare. La terapia sottocutanea può essere somministrata a domicilio dal paziente o da un caregiver - dopo un'adeguata formazione - liberando spazi preziosi nelle sale infusione, nei day hospital o negli ambulatori ospedalieri riducendo così il numero di accessi necessari per le infusioni endovenose settimanali e le liste d’attesa.
"Questa approvazione testimonia il nostro impegno continuo nella ricerca e sviluppo di terapie innovative e sempre più personalizzate, anche nelle modalità di somministrazione - ha dichiarato Fabrizio Celia, General Manager di argenx in Italia - La possibilità di somministrarsi autonomamente la terapia a casa, oltre a migliorare in modo significativo la gestione clinica riducendo il carico ambulatoriale e ospedaliero, aumenta la libertà del paziente consentendo alle persone con miastenia grave generalizzata di scegliere il trattamento più adatto al proprio stile di vita".
L'approvazione della siringa preriempita è supportata dai dati provenienti da studi clinici che ne hanno confermato la bioequivalenza rispetto alla formulazione in flaconcino per infusione endovenosa. Per argenx - riferisce la nota - il percorso di cura non si esaurisce nella terapia, ma comprende l’intera esperienza del paziente. Per questo ha sviluppato un programma di supporto dedicato a chi sceglie la gestione domiciliare, offrendo strumenti per il training, l’assistenza alla somministrazione e il monitoraggio del trattamento. L’impegno dell’azienda "è accompagnare ogni persona nel modo più sicuro, informato e sostenibile possibile, collaborando con professionisti e caregiver" per favorire un processo di cura realmente integrato.
L'introduzione della formulazione in siringa preriempita di efgartigimod alfa offre diversi vantaggi per l'ospedale e per il sistema sanitario nel suo complesso, principalmente in termini di efficienza gestionale, ottimizzazione delle risorse e riduzione dei costi indiretti. "Questa nuova modalità di somministrazione consentirà ai pazienti di gestire la miastenia grave in modo più comodo e flessibile, riducendo lo stress legato ai frequenti spostamenti verso l'ospedale - ha sottolineato Rocco Liguori, professore e direttore Uoc Clinica Neurologica di Bologna - L’opzione ‘pronta all'uso’ migliora l'indipendenza dei pazienti e riduce il tempo necessario per la terapia a circa 20-30 secondi contro tempi molto più lunghi dell’infusione endovenosa in ambito clinico. L'uso della siringa preriempita - rimarca - può spostare il luogo di cura dall'ospedale al domicilio del paziente, trasformando un costo logistico e di risorse interne in una gestione più efficiente e orientata al territorio".
Come ha osservato il presidente Aim - Associazione italiana miastenia e malattie immunodegenerative, Renato Mantegazza: "Nuovi trattamenti efficaci e modalità di somministrazione che riducono la necessità di frequenti accessi in ospedale sono un'opzione gradita per i pazienti che cercano di recuperare tempo e un senso di normalità nella loro vita quotidiana. La siringa preriempita di efgartigimod alfa, con la possibilità offerta ai pazienti di somministrarsi autonomamente la terapia a casa, rappresenta un progresso importante in quanto non necessita più di recarsi in ospedale per la somministrazione del farmaco. Ciò - ha concluso - significa più libertà e più tempo per la vita privata, le relazioni, il lavoro, per una vita di qualità".

L’Unione Europea allargata vede nei primi otto mesi del 2025 ancora una volta in diminuzione i flussi irregolari in entrata di rifugiati e migranti ai suoi confini esterni: - 21% rispetto allo stesso periodo del 2024. Risulta in aumento solo la rotta del Mediterraneo occidentale verso la Spagna (+22%). Il 2024 ha già registrato una netta diminuzione rispetto al 2023: circa 239mila gli attraversamenti intercettati rispetto ai 386mila dell’anno prima. Alla fine del settembre ’25 la stima (per difetto) dei rifugiati e migranti morti o dispersi nel Mediterraneo nell’anno sfiora già le 1.300 unità. E' quanto si legge nel rapporto della fondazione Migrantes.
Per l’ennesima volta, a pagare il tributo di gran lunga più pesante sono coloro che tentano la traversata del Mediterraneo centrale: 885 vittime. Il 2024 ha visto invece il più alto tributo di vittime mai registrato sia sulla rotta atlantica verso le Canarie (1.239 fra morti e dispersi), sia sui percorsi migratori interni al continente europeo (243). Per rifugiati e migranti il rischio di perdere la vita o di rimanere dispersi sulla rotta del Mediterraneo centrale è oggi pari a 1 caso ogni 58 arrivi sulle coste d’Italia o di Malta. Ma il rischio è ancora più elevato (e in crescita rispetto al 2024) sulla rotta atlantica delle Canarie: 1 caso ogni 33 persone sbarcate sulle isole. Ancora una volta, nel 2025 il numero di migranti e rifugiati deportati dai guardiacoste libici in un sistema collaudato di miseria, arbitrio, vessazioni, taglieggiamenti e violenze è in crescita: solo fra gennaio e settembre ne sono già stati fermati in mare quasi 20mila, contro i 22mila scarsi di tutto il 2024.
'Modello Albania' ai margini della democrazia
Il 'modello Albania' ai margini della democrazia. Così, secondo il rapporto della fondazione Migrantes, che analizza il modello nato dal protocollo bilaterale Italia-Albania come paradigma delle nuove forme di esternalizzazione del controllo migratorio e della detenzione amministrativa. Se ne ricostruiscono la genealogia, le fasi applicative e le implicazioni giuridiche e politiche, collocandolo in una prospettiva europea e nel quadro più ampio della crisi del diritto d’asilo.
L’opacità sistemica - si legge - alimentata dall’esclusione di società civile e media, diventa essa stessa strumento di governo, mentre l’inefficacia in termini di rimpatri si trasforma in efficacia politica e disciplinare. Il 'modello Albania', piuttosto che essere visto come un 'mostro' isolato, va collocato nel continuum delle politiche europee di esternalizzazione, come un banco di prova per la tenuta dei principi democratici e giuridici dell’Unione. E tuttavia l’autore riconosce anche l’emergere, al suo cospetto, di spazi di resistenza e agency: il 'contenzioso strategico', il monitoraggio civico e le mobilitazioni transnazionali hanno dimostrato che è possibile incrinarne l’architettura e riaffermare la centralità del diritto e della trasparenza.
In calo minori stranieri non accompagnati richiedenti asilo in Ue
Dopo alcuni anni di forte crescita, il 2024 ha visto in diminuzione i minori stranieri non accompagnati (Msna) richiedenti asilo nel territorio dell’Unione Europea: sono meno di 34.600 i bambini e ragazzi soli per i quali è stata registrata una domanda di protezione (-20% rispetto al 2023). I dati provvisori per il primo semestre 2025 confermano, anzi accentuano questa tendenza: 26 Paesi dell’UE hanno registrato circa 11.300 minori richiedenti, contro i 17.300 del primo semestre 2024 (-35%). Dopo almeno sei anni in cui in Europa la cittadinanza di provenienza più numerosa dei Msna è stata di gran lunga quella afghana, il 2023 (ultimo anno disponibile per questo indicatore) ha visto prevalere quella siriana, cresciuta in 12 mesi della metà, fino a totalizzare quasi un terzo di tutti i minori registrati.
Sono 17.160 i Msna censiti e presenti in Italia alla fine di agosto 2025. Si tratta di 15.115 ragazzi e bambini (88%) e 2.045 ragazze e bambine (12%). Un anno prima, alla fine d’agosto 2024, si contavano in totale 20.039 minori: in 12 mesi la diminuzione è stata del 14%.

'Zootropolis 2' vola e fa volare il box office italiano, che grazie alla performance del cartoon Disney chiude il lunedì festivo dell’8 dicembre con un incasso totale di 3.371.169 euro, 424.620 spettatori e 3.004 schermi accesi. 'Zootropolis 2' registra 1.024.316 euro, con una media di 1.772 euro per 578 schermi, raggiungendo un totale di 10.779.904 euro in tredici giorni. Nei prossimi giorni supererà 'Zootropolis', che nel 2016 chiuse con 11.335.451 euro.
Ottimo percorso per 'Oi vita mia', al secondo posto con 684.068 euro, disponibile in 405 sale con una media di 1.689 euro. Dopo il secondo weekend (lungo) di sfruttamento, la commedia di Pio e Amedeo arriva a un totale di 5.616.454 euro e si prepara a sorpassare 'La vita va così', che con 6.851.871 euro è il film italiano più visto della stagione. Terzo gradino del podio per l’anime 'Jujutsu Kaisen: Esecuzione' con 287.093 euro (media di 1.577 euro per 182 schermi). Ma, forse, la vera sorpresa è il risultato di 'Mamma, ho perso l’aereo', tornato in sala per il trentacinquesimo anniversario per un’uscita evento dal 4 al 10 dicembre, che ieri si è piazzato al quarto posto con 273.781 euro e una media di 1.190 euro in 230 cinema. Con altri due giorni all’orizzonte, il cult natalizio – molto trasmesso in televisione e disponibile in streaming – è riuscito a raccogliere 1.176.794 euro.
Quinto posto nel giorno dell’Immacolata per 'Attitudini: nessuna', il documentario su Aldo, Giovanni e Giacomo, che porta a casa 269.805 euro in ben 494 cinema (da cui la media non entusiasmante, 546 euro), per un totale di 1.161.878 euro. 'Five Nights at Freddy’s' è sesto con 259.925 euro, per un 1.825.747 euro: è la miglior new entry tra i titoli in circolazione da giovedì 4 dicembre. Completano la top ten la versione restaurata de 'L’uovo dell’angelo', settimo con 92.166 euro (totale 383.291 euro); 'Breve storia d’amore' che nel suo piccolo cresce discretamente, ottavo con con 54.722 euro (totale 615.769 euro ma il trend è positivo); 'L’illusione perfetta – Now You See Me – Now You Don’t', nono con 48.907 euro (totale 3.589.324 euro); e il sentimentale 'Regretting You – Tutto quello che non ti ho detto', decimo con 46.374 euro (totale 259.460 euro).

"Per la prima volta dalla sua morte, i carabinieri del Ris hanno ipotizzato che 'David Rossi sarebbe stato trattenuto per i polsi, sospeso nel vuoto a penzoloni e poi lasciato cadere'. A confermarlo anche i video in esclusiva degli esperimenti svolti dal Ris di Roma". Lo sottolineano le “Le Iene” che - nel servizio di Marco Occhipinti e Roberta Rei in onda questa sera in prima serata su Italia 1 - daranno gli sviluppi del caso in esclusiva.
"Anche la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, con le indagini e i nuovi esperimenti del Ris di Roma, confermerebbe la conclusione a cui è giunta la nuova simulazione 3D commissionata da Le Iene"[1], affermano Le Iene che aggiungono: "Le conclusioni coincidono con la nuova consulenza tecnica commissionata da Le Iene e che per la prima volta permetterebbe di affermare, sulla base di un riscontro scientifico, che David Rossi 'Non si sarebbe tolto la vita, ma sarebbe stato vittima di un omicidio'".
"A sostenerlo le recenti verifiche e una simulazione digitale effettuata con un manichino antropomorfo virtuale, costruito rispettando alla lettera le proporzioni del corpo di Rossi, effettuata da uno studio di ingegneria forense consultato da Le Iene. La nuova simulazione metterebbe infatti in forte discussione le conclusioni raggiunte fino ad oggi dalla super perizia, presentata dal Ris dei carabinieri nel 2022 su mandato parlamentare, che concludeva che 'David Rossi si sarebbe lasciato cadere con gesto anticonservativo mollando la sbarra della finestra a cui era appeso'". Come spiega l’ingegnere forense Giuseppe Monfreda, uno dei massimi esperti in Italia proprio del software usato tre anni fa per realizzare la simulazione del dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale della Sapienza, ma che però sarebbe giunto a conclusioni opposte: "David Rossi non si è suicidato, David Rossi è stato ucciso" (GUARDA IL VIDEO[2]).
"Per effettuare la nuova consulenza con la versione 6.0 del software di Virtual Crash - al contrario della simulazione della Sapienza realizzata con una versione obsoleta del software 3.0, sono stati effettuati almeno un migliaio di tentativi di simulazioni… abbiamo impiegato dalle 85 alle 90 ore" spiega l’ingegnere forense: "David è stato trattenuto per i polsi e poi lasciato".
"Durante il lavoro giornalistico, la trasmissione ha costantemente aggiornato la seconda Commissione parlamentare d’inchiesta sugli sviluppi più rilevanti, consentendole di avviare nuove indagini che oggi sembrano confermare integralmente la ricostruzione avanzata dagli ingegneri consultati da Le Iene: 'Quella sera David Rossi ha incontrato qualcuno e con quel qualcuno è successo qualcosa di direi drammatico violento... lui in qualche modo è stato posizionato fuori dalla finestra e di fatto è stato lasciato cadere. Di sicuro non si è trattato di un suicidio', afferma il presidente Gianluca Vinci".
"Uno degli aspetti più significativi riguarda la rottura e la caduta l’orologio di Rossi - riportano 'Le Iene' - Come spiega Vinci: 'Si arriva a questa conclusione studiando la caduta dell’orologio di David, ritrovato vicino al suo corpo, con i cinturini staccati dalla cassa, e per la prima volta si può affermare con certezza che l’orologio non si è rotto con l’impatto al suolo…'. E, aggiunge: 'Il medico legale Roberto Manghi, che ha firmato la nuova relazione insieme al Ris di Roma, ha da subito chiarito che non era ferita a stampo, quella sul polso sx del Rossi, ma fatta con più movimenti a strappo e quindi c'era stata una presa prolungata su questo polso da parte di terze persone', precisando che, grazie a un’analisi dettagliata del video che riprende la caduta del manager, 'siamo riusciti a vedere sia la cassa che atterra prima del corpo, sia il cinturino che atterra successivamente'".
"Il presidente della Commissione - anticipano 'Le Iene' - racconta che 'è stata ricostruita la finestra di Rocca Salimbeni, con il laser scanner del Ris, è stata portata a Milano in un'importante azienda di crash test e ricostruendo tutta la scena si è visto che l'unico modo per staccare da entrambi i lati l’orologio al polso sinistro di un manichino e creare anche quelle lesioni che il Rossi aveva al polso, era trattenerlo e sospenderlo nel vuoto, dopodiché… per ottenere lo strappo dell'orologio vi è stata comunque una pressione forte fino all'ultimo da parte di qualcuno che lo tratteneva'. Durante i test svolti dal Ris di Roma poi si è potuto osservare che: 'Ad un certo punto quando il peso sul manichino casca c'è la cassa che vola indietro e il cinturino che casca leggermente dopo più vicino alla finestra. Lo stupore del tenente colonnello del Ris Adolfo Gregori che partecipava all’esperimento è notevole, nel vedere che l'orologio si rompe e cade separatamente dal corpo proprio dopo che il manichino è stato tenuto sospeso nel vuoto per i polsi…'". Esperimento che smentirebbe un'altra spiegazione della rottura dell’orologio, data in passato, che vedrebbe il cinturino incastrarsi al piolino della finestra.
"La famiglia, rappresentata da Carolina - concludono 'Le Iene' - rivolge oggi un appello alla magistratura: 'Noi chiediamo la riapertura delle indagini. L'omicidio non ha prescrizione'. E, con la voce spezzata dall’emozione, confida: 'Beh, ho paura, ho paura di essere delusa di nuovo, è uno sfogo un po' per tutte le cose che ci siamo sentite dire, è difficile, ma è difficile perché tredici anni fa la nostra famiglia è zompata per aria e le persone che invece hanno voluto che David morisse, tornano a casa dalle loro famiglie. Fanno Natale insieme, e mia mamma è sola. Ed è difficile farci i conti, vedere che finalmente qualcuno dimostra scientificamente che David è stato tenuto dai polsi da due persone, è stato lasciato cadere, è stato ucciso, è una roba molto forte per noi".

Modificare le norme della riforma dell’ordinamento forense che prevedono l’ampliamento sproporzionato delle competenze riservate agli avvocati a discapito delle altre professioni ordinistiche. E' la richiesta di Professionitaliane per evitare il depauperamento del sistema e l’aumento del costo dei servizi per i cittadini e del contenzioso tra professionisti. L’associazione, che riunisce 22 ordini e collegi professionali, è stata ascoltata lo scorso 2 dicembre dalla Commissione giustizia della Camera e oggi ha depositato la propria memoria contenente alcune osservazioni e proposte di modifica del ddl in discussione.
A preoccupare è soprattutto il massiccio rafforzamento della riserva delle competenze in capo agli avvocati previsto all’articolo 2 dal ddl: dall’estensione della riserva di assistenza, rappresentanza e difesa davanti a tutti gli organi giurisdizionali al riconoscimento della consulenza legale come competenza esclusiva dell’avvocatura, fino alla nullità delle pattuizioni per prestazioni di consulenza o assistenza legale svolte da professionisti non iscritti all’albo, se connesse ad attività giurisdizionali. Ancora, si stabilisce la possibilità di dichiarare nulli o annullabili atti giuridici privi di assistenza legale e di abrogare, attraverso i decreti attuativi della riforma, norme incompatibili con le disposizioni previste dal riordino della professione forense.
Professionitaliane ha, dunque, evidenziato il rischio che, senza una precisa definizione dei confini e di adeguate salvaguardie, si restringa fortemente l’ambito operativo di molte professioni che svolgono attività tecniche e consulenziali. Tra queste, quelle connesse a contenziosi in materia di lavoro, previdenza e assicurazioni; agli adempimenti nei procedimenti amministrativi, ispettivi e di vigilanza; alla proprietà intellettuale, alla contrattualistica tecnica e specialistica. Tale sbilanciamento comporterebbe un aumento dei costi per cittadini e imprese, costretti a ricorrere all’avvocato anche per attività non strettamente giurisdizionali. Non solo, potrebbe ripercuotersi anche sul sistema della casse di previdenza dei professionisti, incidendo negativamente sul loro equilibrio e la loro sostenibilità futura.
In questo quadro Professionitaliane ha chiesto una serie di interventi per un ribilanciamento che tenga conto dello sviluppo di tutte le categorie e gli ordini professionali. Tra questi: una definizione chiara e restrittiva della nozione di 'connessione con l’attività giurisdizionale', limitandola ai soli casi in cui esista un conflitto; l'introduzione di salvaguardie esplicite per le competenze delle altre professioni, comprese quelle attribuite da norme secondarie; la precisazione che i poteri abrogativi dei decreti attuativi riguardino esclusivamente norme dell’ordinamento forense; un impianto complessivo fondato su chiarezza, proporzionalità e coordinamento normativo, per tutelare i cittadini, evitare conflitti e mantenere un sistema ordinistico moderno e funzionale.

Una ragazza di 15 anni è stata trovata senza vita nel cortile condominiale di un palazzo al civico 65 di viale Val Padana 65, in zona Conca d'Oro, intorno alle 9.50. All'arrivo dei sanitari del 118, la vittima, un'adolescente italiana, respirava a fatica ma è morta poco dopo.
Secondo quanto apprende l'Adnkronos, la minorenne viveva nel palazzo. Sul posto, impegnati nelle indagini, i poliziotti dei distretti Fidene e San Basilio. L'ipotesi al momento più accreditata è quella del suicidio.



