
(Adnkronos) - È entrato in esercizio il nuovo impianto fotovoltaico realizzato dal Gruppo Magis a Trissino, in provincia di Vicenza. L’impianto - spiega il Gruppo in una nota - interamente progettato e realizzato dall’area Ingegneria di Magis e costruito con le più efficienti tecnologie per la produzione di energia da fonte solare, rappresenta un perfetto modello di integrazione tra sviluppo industriale e sostenibilità ambientale. L’impianto di Trissino è il più grande parco fotovoltaico del Gruppo Magis in Veneto e il secondo del Gruppo in Italia.
Realizzato in un’area precedentemente destinata ad attività estrattive (ex cava e discarica), l’impianto ha una potenza di picco di 8,8 MWp e produrrà 12 GWh di energia elettrica all’anno, equivalenti al fabbisogno energetico annuo di oltre 4mila famiglie, evitando al contempo l’emissione in atmosfera di circa 5mila tonnellate di CO2 all’anno, che diversamente verrebbero emesse da un'equivalente produzione da fonti fossili.
L’entrata in esercizio dell’impianto di Trissino, che permette al Gruppo di raggiungere oltre 82 MW di potenza installata da fonte solare, si inserisce nel percorso di sviluppo tracciato dal Piano industriale al 2030 che, sul fronte degli impianti, prevede 508 milioni di euro destinati alla realizzazione di impianti di generazione 100% rinnovabili.
“In un anno dove la produzione energetica del Gruppo ha raggiunto l’82% da fonti rinnovabile e la capacità installata da fonti green ha superato per la prima volta quella da fonti tradizionali, il completamento dell’impianto di Trissino conferma la nostra capacità di guidare la transizione energetica con investimenti concreti e visione industriale di lungo periodo - osserva Alessandro Russo, consigliere delegato di Magis - Questo impianto dimostra poi come, all’interno di Magis, ci siano professionalità e competenze di altissimo livello. La sua realizzazione all’interno del Gruppo rappresenta un ulteriore elemento di valore, che testimonia la solidità, l’integrazione e la capacità di esecuzione della nostra organizzazione".
Per Federico Testa, presidente di Magis, "l’entrata in esercizio dell’impianto di Trissino rappresenta un ulteriore avanzamento nel programma di sviluppo del Gruppo nel settore delle energie rinnovabili. La sua realizzazione è il frutto di una proficua collaborazione con le istituzioni locali e di un dialogo costruttivo con il territorio, con l’obiettivo di garantirne sviluppo e sostenibilità ambientale. Il fatto che l’impianto sia stato costruito su un’area precedentemente occupata da una discarica rappresenta inoltre un importante simbolo di riqualificazione e attenzione ai territori, contribuendo a restituire loro nuova vita”.
“Il parco solare di Trissino dimostra come sia possibile conciliare la produzione di energia da fonti rinnovabili, anche attraverso impianti di grande dimensione, con la tutela e la valorizzazione del territorio. Nel Vicentino questo progetto è uno dei primi esempi di come un impianto di questa taglia possa integrare sviluppo energetico sostenibile, riqualificazione ambientale e attenzione al contesto locale”, dice Stefano Fracasso, vicepresidente di Magis.

(Adnkronos) - Nel corso degli ultimi quindici anni, l’età media dei coniugi al momento del divorzio si è spostata significativamente verso la maturità. Dunque, la trasformazione più rilevante che emerge dall’analisi dei dati sui divorzi è demografica. La concentrazione maggiore di divorzi interessa oggi le età centrali della vita adulta (tra i 40 e i 49 anni per le mogli, tra i 40 e i 54 anni per i mariti), ma la crescita più rilevante si registra nelle fasce over 50. E' quanto emerge dal Rapporto Italia Eurispes 2026 pubblicato oggi. I numeri raccontano una trasformazione profonda. Le mogli over 50 che hanno divorziato sono più che triplicate tra il 2008 e il 2022: da 8.297 a 26.798. Le over 60 hanno subito un aumento ancora più marcato: da 3.212 a 10.841, un incremento di oltre tre volte. La stessa tendenza, amplificata, si registra tra i mariti: gli over 50 sono passati da 11.719 a 30.511 casi, quasi triplicando; gli over 60 da 5.202 a 17.562, più che triplicando. La fascia più anziana, di 60 anni e oltre, registra dunque la crescita proporzionalmente più sostenuta, sia per le mogli sia per i mariti. Questa tendenza è strettamente connessa con l’invecchiamento demografico del Paese: l’età media della popolazione italiana ha raggiunto i 46,8 anni nel 2025, e più del 24,7% degli italiani ha 65 anni o più. In un Paese più vecchio, è naturale che aumenti anche il peso delle classi di età avanzate tra chi decide di sciogliere il matrimonio.
Secondo il rapporto poi, la genitorialità attiva non trattiene le coppie dalla separazione. Per l’intero periodo 2008-2022, circa la metà delle separazioni ha coinvolto figli affidati, in proporzione sorprendentemente stabile nel tempo. La presenza di figli minorenni non è un deterrente rispetto alla decisione di separarsi, ma non la accelera nemmeno: la frattura coniugale segue dinamiche proprie, indipendenti dalla struttura familiare. Al momento del divorzio, però, il quadro cambia: la quota di figli affidati scende al 35-40%, sensibilmente inferiore a quella osservata nelle separazioni. La spiegazione è logica: la chiusura definitiva del matrimonio avviene spesso molti anni dopo la separazione, quando i figli sono ormai cresciuti e non necessitano più di affidamento formale. Emerge con particolare chiarezza anche l’aumento progressivo della durata media del matrimonio fino alla rottura. Nel 2000 la convivenza coniugale media fino alla separazione era di 13 anni, e di 17 anni fino al divorzio. Nei decenni successivi entrambe le medie sono cresciute ulteriormente. Questo significa che separazioni e divorzi riguardano sempre più frequentemente unioni di lunga durata. La dissoluzione del legame si colloca in una fase più avanzata e più matura del ciclo di vita.
Quattro grandi fattori strutturali contribuiscono a spiegare il fenomeno dei divorzi grigi. Il primo è il fenomeno del “nido vuoto”: quando i figli lasciano la casa e la coppia si ritrova a fare i conti con sé stessa, senza la funzione genitoriale condivisa che aveva tenuto in piedi la relazione. Il secondo è l’allungamento della speranza di vita: vivere più a lungo significa trascorrere più anni nella relazione coniugale. Quando questa non risponde più alle aspettative, la prospettiva di protrarre il legame per altri decenni può diventare intollerabile. Il terzo è la crescente autonomia economica delle donne: il progressivo aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro ha ridotto la dipendenza economica che in passato rendeva più difficile l’uscita da relazioni non soddisfacenti. Il quarto è il processo di secolarizzazione e mutamento culturale. Parallelamente, le innovazioni legislative, come, ad esempio, il divorzio breve, hanno ridotto le barriere procedurali.

(Adnkronos) - Un uomo ha accoltellato ferendole tre persone questa mattina alla stazione ferroviaria di Winterthur, vicino a Zurigo in Svizzera, prima di essere arrestato.
L'uomo - 31enne svizzero - come si vede da alcuni video circolati sui social avrebbe urlato 'Allah Akbar' mentre feriva le persone con un'arma da taglio. La polizia ha affermato che al momento il movente dell'attacco non è ancora chiaro e che le indagini sono in corso per stabilire le cause dell'agguato. La stazione ferroviaria di Winterthur è un luogo molto frequentato, specialmente durante le ore di punta: quindi l'attacco ha avuto un impatto significativo sulla zona.
Le tre persone ferite sono state portate in ospedale per ricevere le cure necessarie.

(Adnkronos) - “Le cellule Car-T rappresentano a pieno titolo la frontiera più estrema dell’immunoterapia. Sono state inizialmente sviluppate per il trattamento delle patologie ematologiche maligne, ma oggi stiamo assistendo a un vero cambio di paradigma. Accanto ai risultati ottenuti nelle leucemie, nei linfomi e nel mieloma multiplo, si stanno aprendo prospettive molto importanti nei tumori solidi — come il neuroblastoma, nel quale proprio al Bambino Gesù abbiamo ottenuto risultati significativi — ma soprattutto nel campo delle malattie autoimmuni”. Così Franco Locatelli, professore di Pediatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e direttore dipartimento di Oncoematologia e Terapia Genica dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, in occasione all’81.esimo Congresso italiano di pediatria (Sip), in corso a Padova, illustra all’Adnkronos Salute le novità nell’impiego della terapia cellulare grazia alla quale “possono emanciparsi dalla malattia e diventare completamente liberi dai trattamenti immunosoppressivi cronici”.
In particolare, quelle patologie “autoimmuni mediate dai linfociti B, come il lupus eritematoso sistemico e la dermatomiosite giovanile - chiarisce Locatelli - Abbiamo raccolto dati molto solidi, ottenuti nel nostro ospedale e recentemente pubblicati su ‘Nature Medicine’, che dimostrano come le cellule Car-T riescano a eliminare le popolazioni di linfociti B autoreattivi, determinando la scomparsa dei segni clinici, dei sintomi e dei marcatori immunologici della malattia. In altri termini, realizziamo un vero e proprio ‘reset’ del sistema immunitario. Questo significa che i pazienti, con a una singola somministrazione di Car-T, potranno evitare le terapie immunosoppressive tradizionali che, pur essendo efficaci - precisa - nel lungo periodo possono causare danni a diversi organi. Riuscire quindi a ottenere remissioni prolungate senza necessità di ulteriori farmaci rappresenta una conquista straordinaria. Per i primi pazienti trattati al Bambino Gesù abbiamo ormai un follow-up superiore ai tre anni”.
Dopo le prime applicazioni “nelle neoplasie ematologiche - in particolare leucemie linfoblastiche acute, linfomi non-Hodgkin e mieloma multiplo - il campo si sta rapidamente ampliando - ricostruisce Locatelli - Sono in corso sperimentazioni nelle leucemie mieloidi acute, nei tumori solidi e anche nelle neoplasie del sistema nervoso centrale. Un altro filone estremamente promettente riguarda la possibilità di generare cellule Car-T direttamente ‘in vivo’, utilizzando nanoparticelle lipidiche che trasportano la sequenza genetica del costrutto Car. Questo approccio potrebbe rendere le Car-T più facilmente accessibili, più rapide da produrre e anche più sostenibili dal punto di vista economico”. I risultati osservati nei bambini con malattie autoimmuni “trovano conferma anche negli adulti - sottolinea l’esperto - In questi pazienti la qualità di vita e la prospettiva di sopravvivenza migliorano in maniera clamorosa. E non parliamo soltanto di malattie reumatologiche. Nell’ambito dell’autoimmunità, le Car-T potrebbero avere un ruolo importante anche in alcune malattie neurologiche selezionate, come le poliradicoloneuropatie, la neuromielite ottica e, negli adulti, la miastenia grave”.
“Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha previsto la creazione di Centri Nazionali di ricerca. Uno di questi, il Centro Nazionale 3, è dedicato proprio allo sviluppo di approcci terapeutici basati sull’Rna e sulla terapia genica. Grazie a questi investimenti è stato possibile potenziare laboratori già esistenti e promuovere trial clinici che non solo sono stati avviati al letto del paziente, ma hanno già prodotto risultati pubblicati su riviste scientifiche internazionali. È fondamentale che questi investimenti trovino continuità di investimento proprio in un’ottica di sistema Paese, perché investire in ricerca significa investire nel futuro, soprattutto nel futuro delle nuove generazioni” ha ribadito Locatelli. “Stiamo vivendo una vera rivoluzione biotecnologica, con opportunità straordinarie - continua Locatelli - Ma sarebbe un errore pensare che la tecnologia possa essere separata dalla centralità della persona. La biotecnologia deve sempre accompagnarsi alla ‘filantropia’, intesa come attenzione all’uomo e ai suoi bisogni. Abbiamo la fortuna di vivere in un Paese dotato di un Servizio sanitario nazionale fondato sui principi di equità e universalità delle cure. È un patrimonio straordinario che non deve essere disperso. Per questo - conclude - la comunità scientifica deve continuare a sensibilizzare anche il mondo politico: non può esistere vero avanzamento biotecnologico senza equità di accesso e senza uguaglianza nel diritto alla cura”.

(Adnkronos) - La pediatria sta vivendo una trasformazione profonda. Oggi non si interviene più soltanto quando la malattia si manifesta, ma sempre più spesso prima che compaiano i sintomi, con strumenti capaci di prevedere il rischio, modificare il decorso delle patologie e costruire cure personalizzate sul singolo bambino. È questo il quadro emerso all’81.esimo Congresso italiano di pediatria, in corso a Padova, dove specialisti provenienti da tutta Italia si stanno confrontando sulle nuove frontiere della ricerca e dell’assistenza pediatrica: dalla medicina genomica alle terapie cellulari avanzate, dalla prevenzione delle infezioni respiratorie allo screening precoce del diabete tipo 1 e della celiachia. “Il filo conduttore - afferma Rino Agostiniani, presidente Sip-Società italiana di pediatria - è un cambio di paradigma destinato a ridefinire la medicina dell’infanzia: dalla cura alla prevenzione, dalla terapia standard alla medicina di precisione e personalizzata, dalla gestione della malattia alla possibilità di intercettarla e modificarla prima ancora che provochi danni irreversibili”.
Tra le innovazioni più rivoluzionarie - informa Sip in una nota - ci sono le cellule Cart-T, terapie cellulari già utilizzate con successo nelle leucemie pediatriche e oggi sempre più promettenti anche nei tumori solidi e nelle malattie autoimmuni gravi. Ogni anno in Italia circa 400 bambini e adolescenti si ammalano di leucemia linfoblastica acuta, il tumore pediatrico più frequente. Nei casi refrattari o recidivati, le Car-T hanno cambiato radicalmente la prognosi, con tassi di remissione completa che raggiungono l’80-90%. Risultati molto incoraggianti stanno emergendo anche nel neuroblastoma, uno dei tumori solidi pediatrici più aggressivi. Studi condotti all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma hanno mostrato una risposta globale nel 66% dei pazienti con una malattia ricaduta e refrattaria, con remissioni complete nel 40% dei casi a sei mesi e una sopravvivenza a cinque anni superiore al 40% nei casi più avanzati, rispetto a valori che non andavano oltre il 15% con le terapie convenzionali.
Ma la vera svolta riguarda oggi le malattie autoimmuni pediatriche severe. “Stiamo assistendo a un vero cambio di paradigma”, spiega Franco Locatelli, responsabile dell’area di Oncoematologia e terapia cellulare e genica dell’ospedale Pediatrico Bambino Gesù e professore di Pediatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Se inizialmente le Car-T erano limitate alle neoplasie ematologiche - chiarisce - oggi si stanno dimostrando efficaci anche in altri contesti, incluse le malattie autoimmuni, come lupus eritematoso sistemico, dermatomiosite, sclerosi sistemica e, in prospettiva, alcune malattie neurologiche autoimmuni”. In uno studio recente condotto all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù e pubblicato su ‘Nature Medicine’ su bambini refrattari alle terapie convenzionali - riferisce la nota - le Car-T anti-Cd19 hanno ottenuto remissioni complete e durature, consentendo la sospensione delle terapie immunosoppressive. Alcuni pazienti sono oggi liberi da malattia a quasi tre anni dal trattamento.
“Il meccanismo è una sorta di reset del sistema immunitario - illustra Locatelli. Le cellule responsabili dell’autoimmunità vengono eliminate e, quando il sistema immunitario si ricostruisce, le cellule B che portavano all’aggressione sull’organismo del paziente non si ripresentano”. Si tratta di un cambiamento enorme, soprattutto nei bambini, perché significa poter ridurre o addirittura evitare anni di terapie immunosoppressive croniche, spesso associate a effetti collaterali importanti sulla crescita, sul metabolismo e sulla qualità di vita. “Nei prossimi anni - precisa l’esperto - queste terapie potrebbero essere utilizzate sempre più precocemente, con l’obiettivo di prevenire danni irreversibili a organi come reni, polmoni o sistema nervoso”.
Cambia anche la storia della bronchiolite da virus respiratorio sinciziale (Rsv), principale causa di ricovero nei primi mesi di vita. A modificare lo scenario - riferisce Sip - è stato l’arrivo del nirsevimab, l’anticorpo monoclonale somministrato in dose unica per proteggere i bambini, soprattutto nel primo anno di vita. Già nella scorsa stagione, la prima con l’introduzione del trattamento, un monitoraggio della Sip aveva registrato un forte calo dei ricoveri nei bambini sotto i 12 mesi, pur con marcate differenze regionali. Ora, i nuovi dati preliminari della seconda stagione di immunizzazione con l’anticorpo monoclonale raccolti dai presidenti delle sezioni regionali della Sip, e attualmente riferiti a 12 Regioni, mostrano un ulteriore calo delle ospedalizzazioni nei bambini sotto i 12 mesi. I ricoveri sono passati: dai 4.530 della stagione 2023-2024, quando non c’era ancora l’anticorpo, ai 2.430 del 2024-2025 (prima stagione di nirsevimab), ai 1.610 del 2025-2026. Ancora più marcato il calo dei ricoveri in terapia intensiva neonatale e pediatrica: sono scesi da 343 a 129 fino a 62 casi.
Un altro ambito in forte evoluzione è quello dello screening precoce per il diabete tipo 1 e la celiachia. L’obiettivo non è più soltanto diagnosticare la malattia quando compaiono i sintomi, ma identificarla nelle fasi iniziali, quando può restare silente per mesi o anni. In questa direzione si inserisce la Legge 130/2023, che ha introdotto in Italia un programma nazionale di screening pediatrico, con una sperimentazione pilota, condotta in 4 regioni (Campania, Lombardia, Marche e Sardegna) che ha coinvolto oltre 5.500 bambini, 429 pediatri di famiglia e più di 5.300 campioni analizzati. I dati preliminari mostrano che circa l’1% dei bambini sottoposti al test presentava marcatori di rischio per il diabete tipo 1, consentendo di identificare casi già in fase presintomatica, prima dell’esordio clinico della malattia. “Il risultato più importante riguarda però la riduzione delle forme più gravi di esordio”, sottolinea Valentino Cherubini, responsabile dell'Unità di Endocrinologia e diabetologia pediatrica, dipartimento di Salute della donna e del bambino, Azienda ospedaliero-universitaria delle Marche. Contestualmente all’introduzione della Legge 130, infatti, uno studio multicentrico italiano condotto in 59 centri pediatrici ha documentato una riduzione del 26% del rischio di chetoacidosi diabetica e del 49% delle forme gravi nei bambini con nuova diagnosi di diabete tipo 1.
“Il diabete tipo 1 non si scopre più soltanto in emergenza - aggiunge Cherubini - Oggi possiamo intercettarlo prima dei sintomi, monitorarne l’evoluzione e, in alcuni casi, utilizzare terapie in grado di rallentarne la progressione”. Tra queste c’è il teplizumab, anticorpo monoclonale già utilizzato nei bambini in stadio 2 di malattia per ritardare la comparsa del diabete clinico.
Uno degli esempi più concreti di come la ricerca pediatrica abbia cambiato il destino di malattie un tempo considerate rapidamente progressive e invalidanti è la fibrosi cistica. In Italia convivono con questa patologia circa 6mila persone, di cui una quota importante in età pediatrica. Nel 2000 - riporta la nota - l’aspettativa di vita dei bambini con fibrosi cistica non superava i 25 anni. Oggi, grazie ai modulatori della proteina Cftr, le nuove generazioni possono realisticamente guardare a una prospettiva di vita superiore ai 60-70 anni. Si tratta di farmaci che non si limitano a controllare i sintomi, ma agiscono direttamente sul difetto genetico responsabile della malattia. Dal 2021 queste terapie innovative sono disponibili anche in Italia e oggi circa il 90% dei pazienti può beneficiarne. Una recente estensione dell’accesso terapeutico consentirà adesso a circa 1.500 ulteriori italiani di essere trattati, ampliando così la platea dei bambini e degli adolescenti che potranno accedere alle cure più avanzate. “La fibrosi cistica è il simbolo più evidente di come la medicina di precisione possa cambiare la storia naturale di una malattia - evidenzia Renato Cutrera, consigliere Sip e responsabile dell’Unità operativa complessa di Pneumologia e fibrosi cistica Ospedale Pediatrico Bambino Gesù - Oggi non parliamo più soltanto di aumentare la sopravvivenza, ma di migliorare in modo concreto qualità e prospettive di vita.”
Parallelamente cresce l’attenzione verso allergie e malattie atopiche, condizioni croniche sempre più diffuse in età pediatrica. Negli ultimi anni la ricerca ha mostrato come il rischio atopico inizi già nei cosiddetti “primi 1000 giorni di vita”, periodo cruciale per lo sviluppo del sistema immunitario. “Sempre più evidenze indicano il ruolo centrale di microbiota intestinale, alimentazione precoce, modalità del parto, esposizioni ambientali, e introduzione controllata degli alimenti”, rimarca Michele Miraglia del Giudice, professore ordinario di Pediatria all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, past presidente Siaip-Società italiana di Allergologia e immunologia pediatrica. “La prevenzione sta quindi sostituendo progressivamente le vecchie strategie basate sull’evitamento - continua - Parallelamente, stanno emergendo nuove terapie biologiche mirate, capaci non solo di controllare i sintomi ma anche di modificare l’evoluzione della cosiddetta ‘marcia atopica’, riducendo la progressione verso forme allergiche più gravi”.

(Adnkronos) - Negli ultimi anni numerosi studi hanno evidenziato una associazione tra tempo trascorso davanti agli schermi e aumento di cefalee ed emicranie in età pediatrica. Si tratta della cefalea digitale, una forma di mal di testa associata a uso prolungato di dispositivi elettronici, all’alterazione del sonno, all’affaticamento visivo e al sovraccarico cognitivo. È uno dei temi centrali dell’81.esimo Congresso italiano di pediatria, in corso a Padova fino a domani, 29 maggio. Smartphone usati fino a tarda notte, ore passate tra TikTok, video brevi e scrolling infinito, mal di testa e disturbi del sonno: anche attraverso questi segnali i pediatri osservano gli effetti dell’iper-esposizione digitale sulla salute dei più giovani.
La cefalea - informa in una nota la Società italiana di pediatria (Sip) - rappresenta “una delle cause più frequenti di accesso agli ambulatori pediatrici. Interessa fino al 15% dei bambini e adolescenti in età scolare”. Una recente review pubblicata sulla rivista ‘Headache’ che ha analizzato 48 studi internazionali, indica infatti la durata dello ‘screen time’ come uno dei fattori più frequentemente associati alla cefalea nei ragazzi. Tra i sintomi più segnalati compaiono mal di testa, affaticamento visivo, bruciore oculare e alterazioni del sonno. Un altro recente studio pubblicato sul ‘Boletín Médico del Hospital Infantil de México’ - continua la nota - ha osservato che nei bambini che riferivano di soffrire di cefalea, “risultava più frequente un utilizzo di smartphone e tablet superiore alle 3 ore al giorno, mentre l’uso dei dispositivi oltre le 6 ore quotidiane era associato a una maggiore frequenza degli episodi di mal di testa”. Lo studio ha inoltre rilevato un miglioramento della sintomatologia dopo la riduzione del tempo trascorso davanti agli schermi.
A favorire cefalee ed emicranie nei ragazzi - riferisce Sip - è una combinazione di fattori legati all’uso prolungato degli schermi. “Tra i principali meccanismi coinvolti ci sono innanzitutto l’affaticamento visivo causato dalla fissazione prolungata di contenuti rapidi e altamente stimolanti, come i video brevi e lo scrolling continuo tipici delle piattaforme social. A questo si aggiunge l’alterazione del ritmo sonno-veglia: la luce blu emessa dagli schermi può infatti ridurre la produzione di melatonina, rendendo più difficile addormentarsi e peggiorando la qualità del sonno, uno dei principali fattori associati alla cefalea”. Un altro elemento interessa la postura: passare molte ore con “il collo piegato sullo smartphone (“text neck”) aumenta la tensione dei muscoli cervicali e può favorire dolore che si irradia verso la testa, soprattutto nelle forme di cefalea tensiva”.
Ma non c’è solo una componente fisica. Le piattaforme digitali espongono inoltre i ragazzi a una stimolazione continua fatta di notifiche, video brevissimi, cambi rapidi di immagini e contenuti sempre nuovi - evidenziano gli esperti - Questo sovraccarico cognitivo, insieme all’ansia di restare sempre connessi e di “non perdersi nulla” (la cosiddetta Fomo, Fear of Missing Out), può contribuire ad aumentare stress e vulnerabilità alla cefalea nei soggetti predisposti.
“Non si tratta di demonizzare la tecnologia – spiega Antonino Gulino, pediatra di famiglia a Catania e componente del consiglio direttivo Sip – ma di imparare a utilizzarla in modo corretto. Oggi sappiamo che l’uso serale degli smartphone, il binge scrolling, il sonno insufficiente e l’iper-esposizione agli schermi possono contribuire a peggiorare cefalee ed emicranie nei soggetti predisposti”. Per questo la Società italiana di pediatria richiama l’attenzione sull’importanza di un corretto uso dei device fin dall’infanzia, come indicato anche nelle recenti raccomandazioni Sip sull’esposizione ai media digitali.
“I dispositivi elettronici fanno ormai parte della quotidianità dei bambini e degli adolescenti – osserva Rino Agostiniani, presidente Sip – ma proprio per questo è fondamentale educare famiglie e ragazzi a un utilizzo consapevole. Regole semplici come evitare smartphone e tablet prima di dormire, tenere le camere da letto ‘device-free’, limitare il tempo trascorso online e fare pause frequenti durante l’uso degli schermi - avverte - possono avere effetti importanti sul benessere fisico e psicologico dei più giovani. La prevenzione oggi passa anche dall’educazione digitale”.
La Sardegna non frena sulla transizione energetica, ma rivendica il
diritto alla pianificazione contro la speculazione. Lo ha spiegato
la governatrice Alessandra Todde da Napoli per l'evento "Far
crescere il Sud nella tempesta globale", smentendo quella che
definisce una "campagna diffamatoria" contro la Regione.
Dopo l'incendio che poco prima dell'alba di oggi ha devastato un
autonoleggio di proprietà dell'imprenditore Stefano Ledda,
all'aeroporto di Alghero, ultimo di una serie di roghi in città, si
muove la Procura della Repubblica.
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(Adnkronos) - Il cyberstalking è tra i reati online quello più diffuso, ne hanno fatto esperienza quasi tre italiani su dieci (28,2%); seguono la violazione della privacy (19,7%) e il tentativo di adescamento tramite falsa identità (17,6%). Meno diffusi il cyberbullismo (12,6%) e il revenge porn (9,8%). E' quanto emerge dal Rapporto Italia 2026 dell'Eurispes pubblicato oggi. Nel confronto con i dati rilevati nel 2024, il cyberstalking, passa da un’incidenza del 14% del 2024 al 28,2% del 2026 (+14%). Le vittime appartengono soprattutto alle fasce d’età più giovani.
Per quanto riguarda la regolazione dell’accesso ai social per i minori di 15-16 anni gli italiani si dicono favorevoli ad una nuova normativa (78,9%) .il tema dell’intelligenza artificiale per la prevenzione della devianza minorile sembra divisivo, con il 51,5% che esprime una posizione favorevole e il 48,4% contraria. Tra i favorevoli, la motivazione più diffusa è quella legata all’aumento della criminalità minorile (20,7%), seguita dall’argomento della tutela dei giovani in contesti a rischio (15,7%) e dalla valorizzazione delle potenzialità tecnologiche in chiave di sicurezza (15,1%). Sul fronte contrario, la preoccupazione più condivisa riguarda l’inadeguatezza dell’intelligenza artificiale a gestire Una questione tanto delicata (26%); seguono le perplessità legate all’apertura di un dibattito difficilmente risolvibile sugli aspetti etici del controllo delle persone (12,3%) e quelle relative alla privacy (10,1%).

(Adnkronos) - La Polizia locale di Napoli ha effettuato il sequestro di una struttura realizzata nella tribuna autorità dello Stadio Maradona, senza il permesso per costruire. Secondo il dorso partenopeo di Repubblica, si tratta di una struttura di 150 metri quadrati per tre metri e mezzo di altezza. L'ipotesi di reato è abuso edilizio ad opera del patron del calcio Napoli, Aurelio De Laurentiis che nella sua qualità di amministratore del club campano, commissionava le opere. De Laurentiis risulta ora indagato per il punto di ristoro abusivo.
Secondo la ricostruzione di Repubblica Napoli, il 7 maggio due vigili urbani dell'Unità operativa Tutela edilizia si presentano in tribuna autorità mentre sono in corso i lavori per uno spazio chiuso, "verosimilmente adibito a punto ristoro". Ai vigili urbani viene mostrata una delibera del settembre 2025 secondo cui la Giunta comunale di Palazzo San Giacomo avrebbe approvato una richiesta del club per tre nuove sale hospitality a cui il Comune di Napoli avrebbe dato la sua approvazione, in cambio di un aumento del canone di concessione di quasi 30mila euro. Ma quella delibera, secondo il Comune, non rappresentava un permesso per costruire. Così è arrivata la decisione del sequestro dell'area da parte del giudice.
"Chiaro che la Regione deve essere vicina ai Comuni e il Comune di Napoli ha fatto una richiesta come l'aveva fatta nel passato il Comune di Salerno sull'Arechi. E noi siamo vicini alle idee che i Comuni hanno sulla ristrutturazione degli impianti quindi è chiaro che andremo in quella direzione". E' il commento del presidente della Regione Campania, Roberto Fico, a proposito delle recenti dichiarazioni del patron del calcio Napoli, Aurelio De Laurentiis, sulle risorse destinate dalla Regione per la ristrutturazione del Maradona, circa 200 milioni di euro in vista di Euro 2032.

(Adnkronos) - Jasmine Paolini in lacrime al Roland Garros 2026. La tennista azzurra è stata eliminata al secondo turno dello Slam di Parigi, cedendo in tre set all'argentina Solana Sierra. La frustrazione di Paolini, alla seconda sconfitta consecutiva nei primi turni di un torneo dopo essere stata battuta al terzo degli ultimi Internazionali, è scoppiata nella conferenza stampa post partita.
"Lei ha giocato bene e devo accettarlo. Da Roma che ho alcuni problemi al piede", ha detto Paolini iniziando ad analizzare il match, per poi scoppiare a piangere e abbandonare la conferenza per qualche minuto.
Al suo ritorno, Paolini ha spiegato: "Non sono al 100%, il piede mi fa un po' male, per questo ho preso la decisione di non partecipare al doppio. Ho fatto del mio meglio, ma è molto difficile da accettare".

(Adnkronos) - In Italia "nel 2025 la spesa farmaceutica totale è stata di 25 miliardi di euro. Si registra così un aumento del 15%, circa 3 miliardi, rispetto al 2023. Il 28% del totale risulta però a carico dei cittadini anche se al momento il prezzo dei farmaci è inferiore rispetto a numerosi Paesi europei (in media circa il 20-30%)". Sono questi alcuni dei dati emersi ieri durante una teleconferenza organizzata dal FoSSC, il Forum che riunisce 75 società scientifiche dei clinici ospedalieri ed universitari italiani. L'evento, dal titolo 'L'impatto dei nuovi farmaci e dell'innovazione terapeutica sulla salute dei cittadini' ha visto la partecipazione di clinici e dei rappresentanti delle istituzioni sanitarie. A promuovere l'attenzione su questo argomento - informa una nota del FoSSC - è stata tempo fa una nota del ministro Schillaci, inviata ai vertici dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Il ministro della Salute chiedeva, insieme con il sottosegretario Gemmato, interventi correttivi e di iniziative formali su questa materia.
"La crescita della spesa farmaceutica anche a carico dei privati non può essere una sorpresa – ha sottolineato Francesco Cognetti, coordinatore FoSSC -. Si tratta di un fenomeno legato all’invecchiamento della popolazione la cui speranza di vita in Italia ha raggiunto gli 84,1 anni. È la più alta in Europa nonché la seconda al mondo dopo il Giappone. L’altro principale motivo è lo sviluppo della ricerca e l’arrivo di farmaci innovativi ad alto costo. Tuttavia, è anche la disponibilità di terapie efficaci a posizionare l’Italia agli ultimi posti nel mondo per mortalità da malattie prevenibili e curabili. Un paziente con leucemia negli anni 90 moriva entro pochi mesi mentre oggi può vivere per molti decenni. Un infartuato può dover assumere statine, betabloccanti e anticoagulanti per il resto della vita. Di fronte a questi successi noi professionisti ed esponenti delle più importanti società scientifiche non possiamo che essere d’accordo sul diritto alla salute e alle cure migliori per tutti i cittadini. Chiedere che i costi di queste terapie rientrino in budget pensati 20 anni fa è irrealistico ed impossibile. A nostro avviso non sono auspicabili ulteriori tagli della spesa farmaceutica".
Al centro del dibattito on line di ieri vi è stato anche il così detto Mfn (Most favored nation drug pricing) adottato dagli Usa, che impone che il prezzo effettivo dei farmaci negli Stati Uniti sia pari o inferiore a quello più basso tra un gruppo di nazioni, tra cui l’Italia. "Il provvedimento potrebbe avere nell’immediato una riduzione di un terzo dei lanci dei nuovi farmaci in Europa – ha proseguito Cognetti -. Inoltre, le conseguenze economiche ed energetiche del conflitto in Medio Oriente hanno già determinato una crescita dei costi totali di oltre il 20-30%. L’Italia potrebbe risultare tra i Paesi più penalizzati e corriamo il rischio di un accesso più lento alle innovazioni terapeutiche e di rincari ai prezzi. Siamo molto preoccupati perché nel dibattito pubblico, anche a livello politico, fa notizia lo sfondamento della spesa farmaceutica senza una consapevole analisi obiettiva dei dati. Preoccupa anche molto l’obiettivo, per altro dichiarato, del controllo di una spesa fisiologicamente in crescita. Come Forum delle Società scientifiche dei clinici ospedalieri ed universitari Italiani chiediamo quindi che dalla revisione del prontuario farmaceutico nazionale siano esclusi le terapie innovative, i farmaci orfani e di eccezionale rilevanza terapeutica e sociale. Sono dei trattamenti che devono essere considerati non solo una spesa ma anche come un investimento. Le ricadute positive che possono determinare non riguardano solo la salute del singolo paziente ma anche l’intera collettività".
“Nel caso della spesa farmaceutica si sottolinea la necessità di dover considerare il diritto alla salute di tutti i cittadini e il diritto alle cure migliori per quelli affetti da importanti patologie – ha detto Robert Nisticò, presidente Aifa -. Bisogna trovare un giusto equilibrio tra questi principi inderogabili e la sostenibilità economica per il nostro Paese. Va superata la logica dei silos separati in cui è suddivisa la spesa farmaceutica nel nostro Paese. Abbiamo nuovi strumenti per valutare l’efficacia terapeutica di un nuovo farmaco ma anche i risparmi che può generare, per esempio, sulle ospedalizzazioni evitate. Stiamo già lavorando per trovare altre soluzioni come il pagamento rateizzato fino anche a 6-7 anni per i farmaci one shot. L’obiettivo è riuscire a coniugare l’innovazione con la sostenibilità considerando anche il fatto che la nostra sanità è divisa in 21 diversi sistemi regionali".
Strettamente collegata alla spesa farmaceutica c'è quella sanitaria pubblica che in Italia - dettaglia la nota - si attesta al 6,2-6,3% del Pil. È un valore inferiore rispetto a quelli registrati in Francia (9-10%), Germania (10,1-10,6%) e Regno Unito (8,9%) nonché alla media europea del 6,9%. Su questo parametro siamo al 14esimo posto in Europa, al 22esimo posto nell’ Ocse e all’ultimo posto tra i Paesi del G7. Per quel che riguarda poi la spesa sanitaria pubblica pro capite, quella italiana è di 3.835 dollari contro una media Ocse di 4.625 (- 790), una media europea di 4.689 (-854). Occupiamo quindi in Europa il 14esimo posto anche dopo Repubblica Ceca e Slovenia. "E’ un gap che si è allargato durante la pandemia quando gli altri Paesi hanno investito molto di più dell’Italia – conclude Cognetti -. È evidente che sono necessari maggiori investimenti alla luce del continuo invecchiamento generale della popolazione. Corriamo il serio rischio di non poter più garantire un modello sanitario universalistico e anche il diritto alla salute così come sancito dalla nostra Costituzione".

(Adnkronos) - 'Pare parecchio Parigi' e 'Indiana Jones e il quadrante del destino' hanno dominato la prima serata di ieri, mercoledì 27 maggio. Il film in onda su Rai1 con Leonardo Pieraccioni ha incollato allo schermo 2.178.000 telespettatori, pari al 14,2 di share, mentre il quinto capitolo della saga con Harrison Ford su Canale 5 ne ottiene 1.609.000 e 14,3%. Su Rai3, 'Chi l’ha visto?' ha conquistato 1.463.000 telespettatori e il 10,6%. Su La7 'Una giornata particolare' è stato visto da 1.189.000 telespettatori, pari al 7,8%.
Su Italia 1, 'Tre uomini e una gamba' ha intrattenuto 835.000 telespettatori, pari al 5,4%. Su Rete 4, 'Realpolitik' ha segnato 587.000 telespettatori e il 5,2%. Su Rai2 'Mare fuori' ha radunato 696.000 telespettatori, pari al 4,7%. Su Tv8, 'Italia’s got talent' ha raggiunto 341.000 telespettatori pari al 3%, mentre sul Nove 'Enricomincio da me' 330.000 telespettatori e il 2,8%.
Nella fascia access prime time, su Rai1 'Cinque Minuti' ha registrato 3.820.000 telespettatori e il 22,8%, mentre 'Affari Tuoi' 4.472.000 telespettatori e il 24,2%. Su Canale 5 'La Ruota della Fortuna' ha ottenuto 4.372.000 telespettatori e il 23,6%.

(Adnkronos) - "Il comparto farmaceutico costituisce una componente significativa del sistema industriale italiano che, per molti versi, è terzista, sviluppa grandi volumi di produzione destinati all'esportazione, garantendo occupazione a migliaia di persone. Serve una politica industriale e regolatoria che tenga conto dello scenario globale. Da una parte la carenza di materie prime, dall'altra l'aumento dei costi energetici: sono elementi che minano la nostra competitività e la capacità di essere autosufficienti. Dobbiamo agire con leve di mercato pronte a rispondere a queste criticità, riuscendo al contempo a mantenere prezzi accessibili per il nostro Servizio sanitario nazionale e per i cittadini". Lo ha detto Beatrice Lorenzin, membro della Commissione Bilancio del Senato, all'evento istituzionale per i 30 anni di attività di Doc Pharma, ripercorrendo una storia nata insieme allo sviluppo del farmaco equivalente in Italia che, "a fronte di effetti terapeutici identici, rappresenta un grandissimo risparmio sia per i cittadini stessi che per il Servizio sanitario nazionale e regionale", spiega la senatrice Pd.
La produzione di equivalenti adottata da aziende "originariamente focalizzate sui farmaci di marca" ha innescato "un meccanismo di mercato che ha regolato i prezzi - sottolinea Lorenzin - Ovviamente, non possiamo pensare di ottenere l'impossibile: il prezzo non può essere così basso da compromettere il sostentamento dell'industria, dobbiamo sempre mantenere questo equilibrio: è fondamentale non solo per la crescita industriale e per mantenere la competitività dei sistemi del settore farmaceutico e delle scienze della vita in Italia e in Europa, ma anche per garantire, in qualsiasi contesto geopolitico, l'autosufficienza e la capacità di autoproduzione. Dobbiamo essere in grado di resistere a qualsiasi situazione esterna di cui non possiamo prevedere gli esiti, come abbiamo imparato negli ultimi anni. D'altro canto - aggiunge - disporre di una solida industria interna ci permette di garantire ai pazienti un accesso universalistico a tutta la gamma dei farmaci: da quelli più semplici, non più coperti da brevetto, fino alle terapie avanzate e digitali".
"Questa è la sfida del Servizio sanitario nazionale italiano - conclude Lorenzin - Una sfida che abbiamo sempre vinto e che ci ha posizionato ai primi posti nel mondo per la salute e la qualità della vita dei nostri pazienti. E' una sfida che oggi dobbiamo rinnovare con una nuova visione strategica, economica, finanziaria, industriale e, soprattutto, sociale".

(Adnkronos) - "Trent'anni fa nasceva Doc Pharma: oggi siamo qui a festeggiare una storia di successo che ha portato non solo crescita all'azienda stessa, ma che ha reso sostenibile anche il sistema sanitario nazionale". Così Riccardo Zagaria, Ceo Doc Pharma, a Roma all'evento istituzionale di celebrazione dei 30 anni dalla fondazione, ha ripercorso le tappe fondamentali dello sviluppo dell'azienda che, attualmente, è al secondo posto del ranking italiano. "Nel 1996, all'indomani dell'introduzione del farmaco generico in Italia - ha ricordato - 2 aziende leader, Zambon e Chiesi, in sinergia a un'azienda canadese, crearono la legal entity Doc Generici. Oggi il mercato di farmaci equivalenti in Italia è l'asse portante della sostenibilità del Ssn, soprattutto per quanto riguarda il retail e le patologie croniche".
Come presidente di Egualia, l'Associazione italiana dei produttori di farmaci equivalenti, biosimilari e value added medicines, Zagaria sottolinea che il comparto "offre sostenibilità e libera risorse. Negli ultimi 12 anni - evidenzia - abbiamo generato risparmi, tra biosimilari ed equivalenti, pari a circa 7 miliardi di euro e intendiamo continuare anche per garantire al Ssn risorse necessarie all'introduzione di farmaci altamente innovativi. Per noi è cruciale la scadenza del brevetto. Le aziende di farmaci 'branded' svolgono il loro compito, sviluppano e creano innovazione, la portano sul mercato. Dopo circa 10 anni dalla commercializzazione, aziende come Doc Pharma riescono, alla scadenza del brevetto, a registrare un farmaco cosiddetto equivalente, che è in tutto e per tutto bioequivalente al farmaco originator, con un'unica differenza: il prezzo nettamente inferiore. Questo - precisa - avviene perché non dobbiamo ammortizzare i costi di sviluppo e quindi, nella negoziazione con Aifa", Agenzia italiana del farmaco, "possiamo concedere percentuali di sconto superiori rispetto a quelle dell'originator. Contestualmente, entrando sul mercato, garantiamo accesso e sostenibilità, mantenendo salda quella che è la qualità". In particolare, "arrivando 10-15 anni dopo, con gli attuali velocissimi tempi di sviluppo delle tecnologie particolari, come ad esempio il trasdermico, le performance dei nostri farmaci sono spesso superiori rispetto a quelle dell'originator".
Rispetto alla recente introduzione in portfolio di prodotti branded, il Ceo di Doc Pharma spiega che, sulla base dell'esperienza, "in questi 30 anni, nel far bene nell'equivalente, con l'oftalmologia prima e poi con l'acquisizione di due marchi importanti come Muscoril ed Ematonil, abbiamo puntato a diversificarci. Vogliamo continuare a farlo - rimarca - mantenendo quello che è un Dna fatto di qualità e di idee innovative da introdurre sul mercato. I marchi che noi prendiamo vengono rivitalizzati: li riposizioniamo, sviluppiamo quelle che sono le cosiddette 'line extension', entriamo - come nel caso di Muscoril - in nuove aree terapeutiche, qual è l'automedicazione, e creiamo valore, andando incontro a quelle che sono le concrete esigenze dei nostri pazienti".
Oggi "quello che conta è la stabilità geopolitica, cruciale per il reperimento di risorse e, quindi, la sostenibilità del sistema - riflette Zagaria - Noi produciamo i nostri farmaci per il 98% in Europa, per il 75% in Italia, perché sono farmaci di qualità. Qui vogliamo stare, però chiediamo alla politica stabilità normativa e certezza delle regole, perché solo così siamo in grado di attrarre quelli che sono investimenti internazionali. In questi 30 anni anni, Doc Pharma non è solo stata in grado di dimostrare e portare risparmio per lo Stato e per il Ssn, ma anche creare valore e investimenti. Doc Pharma è al quarto giro di fondi di private equity e questa - conclude - è una caratteristica importante, perché un modello come quello della nostra azienda viene rappresentato a livello internazionale: è chiaramente attrattivo per investitori esteri nel nostro Paese".

(Adnkronos) - Crescono i casi di Ebola in Africa. Secondo l'ultimo report disponibile sulla situazione dell'epidemia che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo (con infezioni segnalate anche in Uganda), al 26 maggio i casi sospetti hanno superato quota mille: secondo il monitoraggio sono 1.077 in totale (121 i casi confermati, di cui 110 in Ituri). Mentre i decessi sospetti salgono a 238 (17 quelli confermati).
Il monitoraggio epidemiologico continua nelle province di Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu, secondo il rapporto postato su X dal ministero della Comunicazione della Rdc e rilanciato via social anche dall'ufficio dell'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) in Rdc.
L'epidemia attualmente interessa 3 province e 13 zone sanitarie, si ricorda nel report. "Le operazioni di sorveglianza, screening e sensibilizzazione della comunità rimangono intensificate nonostante le difficoltà operative segnalate sul campo", si legge nel post.

(Adnkronos) - Confsal e Fast-Confsal esprimono "forte contrarietà" agli emendamenti 7.17, 7.19, 7.20 e 7.22, presentati in sede di conversione del decreto-legge 30 aprile 2026, n. 62, cosiddetto 'DL Primo Maggio'.
La posizione di Confsal e Fast-Confsal - si spiega - "non è rivolta contro il decreto-legge n. 62/2026 nel suo impianto generale". Il decreto, infatti, "introduce misure in materia di incentivi all’occupazione, salario giusto, monitoraggio retributivo e contrasto al caporalato digitale". In particolare, l’articolo 7 "riconosce alla contrattazione collettiva un ruolo centrale nella determinazione del salario giusto, richiamando i contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative come parametro di riferimento per il trattamento economico complessivo. La nostra posizione non è di contrarietà al decreto-legge n. 62/2026 in quanto tale. Al contrario, riteniamo necessario distinguere l’impianto generale del provvedimento dagli emendamenti 7.17, 7.19, 7.20 e 7.22, che introducono una previsione specifica e problematica: limitare gli effetti della rideterminazione giudiziale della retribuzione al solo periodo successivo alla proposizione della domanda giudiziale". È "su questa previsione, e solo su questa, che Confsal e Fast-Confsal esprimono ferma opposizione".
"Per Confsal e Fast-Confsal questo profilo è inaccettabile. Il diritto a una retribuzione proporzionata e sufficiente non può essere reso effettivo solo dal momento in cui il lavoratore agisce in giudizio. Se una retribuzione viene accertata come non conforme all’articolo 36 della Costituzione, il lavoratore deve poter recuperare quanto dovuto secondo le regole ordinarie dell’ordinamento", concludono.

(Adnkronos) - Flavio Cobolli in campo al Roland Garros 2026 per il secondo turno. Oggi, giovedì 28 maggio, l'azzurro testa di serie numero 10 affronta il cinese Yibing Wu, numero 92 del ranking, in un match in diretta tv e streaming. Al primo turno, Cobolli si è aggiudicato il derby italiano con Pellegrino. Wu invece si è imposto sullo statunitense Giron. Si comincia alle 11.
Dove vedere Cobolli-Wu? Il match sarà trasmesso in diretta televisiva e in esclusiva sui canali Eurosport, visibili tramite smart tv. I match saranno quindi disponibili, anche in streaming, su HBO Max, Discovery+, Dazn, TimVision e Prime Video Channels.
In carriera i due tennisti si sono affrontati una sola volta. Cobolli, ad inizio stagione, si è imposto in 2 set nei quarti di finale del torneo di Acapulco.

(Adnkronos) - Torna in campo Jannik Sinner al Roland Garros 2026. Il tennista azzurro ha battuto il francese Clement Tabur in tre set all'esordio dello Slam di Parigi, volando così al secondo turno, dove oggi, giovedì 28 maggio, incontrerà Juan Manuel Cerundolo - in diretta tv e streaming - numero 56 del ranking Atp. L'argentino ha superato a sua volta in tre set il britannico Jacob Fearnley al primo turno.
In caso di passaggio del turno, Sinner affronterà il vincente di Landaluce-Kopriva.

(Adnkronos) - Flavio Cobolli in campo al Roland Garros 2026 per il secondo turno. Oggi giovedì 28 maggio l'azzurro testa di serie numero 10 affronta il cinese Yibing Wu, numero 92 del ranking, nel match in diretta tv e streaming. Al primo turno, Cobolli si è aggiudicato il derby italiano con Pellegrino. Wu invece si è imposto sullo statunitense Giron.
La sfida tra Cobolli e Wu è in programma oggi, giovedì 28 maggio, come primo match sul campo numero 7. Si comincia alle 11 del mattino. In carriera i due tennisti si sono affrontati una sola volta. Cobolli, ad inizio stagione, si è imposto in 2 set nei quarti di finale del torneo di Acapulco.
Il match Cobolli-Wu, come tutte le partite del Roland Garros, sarà trasmesso in diretta televisiva e in esclusiva sui canali Eurosport, visibili tramite smart tv. I match saranno quindi disponibili, anche in streaming, su HBO Max, Discovery+, Dazn, TimVision e Prime Video Channels.
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