
Resta in carcere l'assistente capo del Commissariato Mecenate, Carmelo Cinturrino, accusato dell'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, ucciso il 26 gennaio scorso nel boschetto di Rogoredo, alle porte di Milano. Il gip di Milano Domenico Santoro non ha convalidato il fermo, non sussistendo il pericolo di fuga, ma ha disposto la custodia cautelare in carcere.
Cinturrino quando ha sparato contro Mansouri, 28 anni, voleva ucciderlo. Ne è convinto il gip di Milano. "Le caratteristiche e le modalità dell'azione compiuta dal Cinturrino appaiono chiaramente assistite da un grave quadro indiziario della volontà omicida".
In particolare, "il tipo di arma usata, la sua micidialità, la posizione reciproca tra aggressore e vittima (con quest'ultima in una sostanziale posizione di fuga), le capacità dell'indagato nel maneggiare e utilizzare l'arma, la parte vitale del corpo del Mansouri oggetto di mira (il cranio) e, conseguentemente, attinta risultano univoca dimostrazione dell'intento del Cinturrino di uccidere il Mansouri, senza che spazio possa in atto aprirsi a dubbi sul reale suo volere", scrive il gip nel suo provvedimento. L'ipotesi che l'agente si sia spaventato perché il 28enne volesse impugnare o gettare una pietra a una distanza di circa 25 metri o che il colpo sia stato esploso solo per spaventare il giovane pusher suonano come deboli ipotesi di difesa.
Contro l'agente non solo "l'assenza di una concreta minaccia", ma anche "l'elevato lasso temporale (ben oltre il grave ritardo) decorso fra lo sparo e la richiesta di intervento dei soccorsi sanitari. Questo ampio arco temporale (ben 22 minuti) appare ascrivibile alla volontà" del poliziotto di lasciare morire il giovane di origine marocchina. Cinturrino tranquillizzò tutti i colleghi dicendo di aver chiamato la centrale operativa e il 118, mentre la chiamata è delle ore 17.55, ovvero 22 minuti dopo lo sparo, collocabile alle ore 17.33. "La morte del Mansouri è certificata come avvenuta alle ore 18.31" e testimoni e sanitari presenti indicano, in modo concorde, che il 28enne "non mori sul colpo ma diede segni di vita". Una contestazione su cui manca una "valida motivazione": nell'interrogatorio Cinturrino "si è limitato a dichiarare di aver versato in uno stato di panico per le conseguenze che egli avrebbe potuto patire", scrive il giudice.
Se per il gip Santoro si può escludere il pericolo di fuga, sussistono, per contro, "rilevantissime esigenze" per lasciare in carcere Cinturrino, accusato dell'omicidio volontario di Mansouri. Circostanze "assolutamente allarmanti", alla luce del fatto che il poliziotto ha esploso un colpo d'arma da fuoco nei confronti di un uomo che, di fatto, si trovava "in posizione di fuga e che non costituiva una effettiva fonte di pericolo o anche solo di minaccia".
Contro il 41enne ora rinchiuso a San Vittore pesa anche "l'elevata carica di violenza palesata sul posto", tanto che il collega incaricato di andare a prendere lo zaino "temeva che Cinturrino potesse finanche colpirlo alle spalle". Nello zaino era contenuta la pistola a salve (lasciata accanto alla vittima), ossia l'arma con cui l'agente fermato ha alterato la scena del delitto e simulato la sussistenza di un'ipotesi di legittima difesa.
Quello che emerge, a dire del gip Santoro, "è un soggetto non sempre in linea con le regole che connotano l'ordinario operare delle forze di polizia anche in contesti difficili (si pensi alle dichiarazioni rese dai testimoni e dai suoi stessi colleghi); gli inviti rivolti ai colleghi dopo l'accaduto affinché concorressero nella descrizione dei fatti in termini difformi dal vero ed a suo favore; le conseguenti pressioni su di essi esercitate (elementi, tutti, in grado di denotare in termini assolutamente negativi la personalità dell'indagato, palesando una attitudine a deviare dall'ordinario svolgimento della propria funzione)". Inclinazione che Cinturrino ha negato durante l'interrogatorio di convalida del fermo.
"Ero terrorizzato. Correvo avanti e indietro perché mi sono reso conto di quello che avevo fatto, che avevo fatto un casino... La pistola l'ho posizionata a terra a circa 15 centimetri dal corpo. Serviva a provare a pararmi". Sono alcune delle dichiarazioni che Cinturrino ha reso durante l'interrogatorio di convalida davanti al gip di Milano.
"Non conoscevo personalmente Mansouri, non l'avevo mai visto dal vivo. E' caduto faccia in avanti e poi si è girato ma io non l'ho toccato, io non l'ho toccato il corpo, nonostante quello che hanno detto i miei colleghi. Non ho fatto caso che il Mansouri avesse una pietra in mano", aggiunge. Le sue dichiarazioni non appaiono collaborative per il gip, ma l'assistente capo del commissariato Mecenate si limita ad ammettere aspetti già "documentalmente acclarati". E anche l'intento di gettare fango sui tre colleghi che 'correggono' le proprie dichiarazioni - Cinturrino sostiene che sapevano della pistola a salve posizionata accanto al giovane pusher - viene rispedito al mittente dal giudice.
"Dalla data del mio arruolamento sono stato un poliziotto ben visto, mai preso una sanzione disciplinare, mi hanno riconosciuto titoli, ho avuto sempre la stima di tutti. Non ho mai lavorato con i confidenti. Non ho mai avuto contatti con persone di qualsiasi genere, mai effettuato una telefonata con un marocchino, con una persona che mi potesse compromettere", aggiunge l'agente. "Gli altri possono fare le loro dichiarazioni, ma io dichiaro che sono menzogne. Tanti colleghi mi hanno chiamato, non sono entrati nel merito dei fatti, ma sulle infamità mi hanno detto di essere incazzati perché è un'assurdità. Io in macchina lavoravo sempre in due. Ho fatto arresti con tutti. Tutti volevano venire in macchina con me per cercare di imparare qualcosa. Non ho mai fatto uso di stupefacenti".

"Qualunque cosa affermino riguardo al programma nucleare iraniano, ai missili balistici iraniani e al numero di vittime durante i disordini di gennaio è semplicemente la ripetizione di 'grandi bugie'''. Così il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baqaei ha commentato su 'X' il discorso sullo stato dell'Unione pronunciato dal presidente americano Donald Trump, e in particolare il passaggio sull'Iran in cui Trump ha affermato che Teheran sta sviluppando missili in grado di colpire gli Stati Uniti.
"I bugiardi professionisti sono bravi a creare l'illusione della verità", ha scritto Baqaei in un post, accusando la Casa Bianca di aver condotto una "campagna di disinformazione" contro l'Iran.
"Non consentirò mai allo sponsor numero 1 del terrorismo di avere un'arma nucleare, non posso permettere che accada[1]", ha detto Trump, nel discorso sullo Stato dell'Unione. "Non esiterò a fronteggiare le minacce all'America ovunque sia necessario. Per questo lo scorso anno abbiamo distrutto il programma nucleare iraniano con l'operazione Midnight Hammer. Il regime iraniano e suoi proxy non hanno fatto che diffondere terrorismo, morte, odio. Hanno ucciso migliaia di soldati americani e milioni di persone. Sono individui terribili, hanno già sviluppato missili che possono minacciare l'Europa e le nostre basi Oltreoceano. E stanno lavorando per costruire missili che presto raggiungeranno gli Stati Uniti", ha affermato il presidente americano.
"Dopo l'operazione Midnight Hammer sono stati avvertiti, non devono più tentare di ricostruire il programma nucleare. Vogliono ricominciare, stiamo trattando: vogliono un accordo, ma non abbiamo ancora sentito le parole 'non avremo mai un'arma nucleare'. Io preferisco risolvere il problema con la diplomazia, ma una cosa è certa: non consentirò mai allo sponsor numero 1 del terrorismo di avere un'arma nucleare, non posso permettere che accada", ha scandito.
Ferita, è stata trasportata all'ospedale di Olbia...
Pesanti accuse per i due ragazzi fermati dalla Polizia...

Notte insonne per Elettra Lamborghini a Sanremo. La cantante, in gara al Festival con il brano 'Voilà', ha raccontato sui social il disagio vissuto dopo l'esibizione sul palco dell'Ariston: si è lamentata di non aver potuto riposare a causa della musica a tutto volume proveniente dai locali vicino all'hotel in cui sta alloggiando.
"Fate abbassare la musica ai festini di fianco agli hotel dove alloggiano i cantanti vi prego la musica é devastante", ha scritto la cantante su X, spiegando di non aver potuto riposare nonostante la stanchezza accumulata: "Siamo tutti stanchi morti ma cosí é impossibile dormire giuro".
Lo sfogo è proseguito anche su Instagram, dove la cantante ha sottolineato l'ora, 3.16 del mattino. "Raga, sono le 3 del mattino, con tutto il rispetto abbassate il volume ai festini accanto a dove alloggiano gli artisti. Noi ci sbattiamo dalla mattina alla sera, con interviste, prove di qua e di là, arriviamo la sera che siamo stanchi morti mentalmente e fisicamente. Almeno la decenza di abbassare la musica all'1 di notte".

Sono stati 9.600.000 gli spettatori della prima serata di Sanremo 2026, con una media del 58% di share nella total audience per l'esordio del Festival.
L'ascolto medio della serata d'esordio dell'anno scorso, dalle 21.15 all'1.20, fu di 12.630.000 spettatori con il 65.3% di share. Il dato di share di ieri sera è il quarto migliore risultato dal 1997 ed è superiore al dato delle edizione 2021 (share 46,6%) e 2022 (share 54,7%) guidate da Amadeus. Le uniche quattro edizioni che hanno fatto meglio in termini di share sono state le ultime tre (2023 con il 62,5%, 2024 con il 65,1%, 2025 con il 65,3) e l'edizione condotta nel 1997 da Mike Bongiorno (share 58,74%).
La prima parte della serata d'esordio di Sanremo 2026, dalle 21.42 alle 23.34, è stata seguita da 13.158.000 spettatori con il 57,7% di share, mentre la seconda parte, dalle 23.38 all'1.32, da 6.045.000 spettatori con il 58,7% di share.
L'anno scorso la serata inaugurale del festival era stata seguita nella prima parte, dalle 21.15 alle 23.26, da 16.200.000 spettatori con il 63,7% di share e nella seconda seconda parte, dalle 23.30 all'1.20, da 8.300.000 spettatori con il 69,3%.

I tre figli "sono tristi, dal primo giorno. E dal primo giorno mi dicono che vogliono venire a casa, questa casa. È il posto della nostra anima, per tutti e cinque. È stato il nostro paradiso per tre anni e non riesco ancora a capire perché ce l’hanno tolto. Abbiamo deciso che accetteremo gli standard italiani. Lo farò, che ne sia convinto o no". Lo dice a La Repubblica Nathan Trevallion, il papà della famiglia nel bosco i cui tre figli sono collocati in una struttura protetta dopo l’allontanamento deciso dall’autorità giudiziaria.
"Allargheremo il nostro casolare qui a Palmoli, ingloberemo un bagno a secco, rifaremo gli infissi. Un progetto di bioedilizia. Ci collegheremo alla rete elettrica, a quella idrica. In Italia per vivere in cinque devi avere almeno 66 metri quadrati di alloggio, in Inghilterra basta la metà. E in Australia i bagni a secco sono la normalità da vent’anni, là manca acqua. Avvieremo, comunque, la ristrutturazione, come chiede il Tribunale dei minorenni".
Sull'istruzione dei tre bimbi, Nathan conferma: "Chiuderemo con l’unschooling, l’insegnamento diretto dei genitori. Ho capito che qui non si può fare, al contrario del mio Paese, la Gran Bretagna. Manterremo la scuola a casa, l’homeschooling, scegliendo un istituto che la offre online". In tre mesi, il papà dice che "il cuore non è cambiato, penso sempre allo stesso modo, vogliamo tutti vivere in stretto rapporto con la natura. La mia testa, però, è cambiata, è stato necessario".
Sul mondo fuori dalla loro casa nel bosco, Nathan conferma di "essere scappato da quella vita", dove "i ragazzini mangiano cibo spazzatura e stanno davanti a uno smartphone tutto il giorno. Droga, violenza. Ho vissuto in Olanda, in Francia, in Indonesia. Sono stato chef, operaio, boscaiolo. Ora voglio solo vivere nel bosco di Palmoli. Con la mia famiglia. Ci basterebbe il sole, la legna, l’orto, ma faremo tutto quello che lo Stato italiano ci ha chiesto di fare".

Il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, Raffaele Latrofa sabato prossimo si recherà presso la darsena romana per incontrare direttamente i rappresentanti della flotta pescherecci di Civitavecchia. "Comprendo pienamente le preoccupazioni espresse dai pescatori – dichiara - e proprio per questo ho ritenuto opportuno programmare un incontro sul posto, per un confronto diretto e costruttivo con la marineria".
Latrofa sottolinea come lo spostamento temporaneo legato alla fase transitoria di due mesi sia stato pianificato da tempo con grande attenzione: "Si tratta di un percorso preparato nei minimi dettagli, a partire dalla scelta del periodo più idoneo per lo svolgimento delle operazioni fino alla verifica puntuale delle condizioni di sicurezza dei nuovi attracchi. Su questi aspetti sono già stati effettuati diversi test, sotto la supervisione della Capitaneria di porto, che ha la responsabilità di garantire le condizioni di sicurezza della navigazione e degli attracchi".
Il presidente dell’AdSP evidenzia, quindi, l’importanza della collaborazione della categoria: "Mi aspetto che nella riunione di sabato si possa fare il punto della situazione dopo che anche i pescatori avranno effettuato i test richiesti per lo spostamento temporaneo. L’obiettivo comune deve essere quello di affrontare questa fase con la massima condivisione e con tutte le garanzie necessarie".
Latrofa esprime, inoltre, un ringraziamento alla Regione Lazio per l’attenzione dimostrata verso il comparto della pesca: "Ringrazio la Regione Lazio e in particolare l’assessore al Bilancio con delega anche alla Pesca, Giancarlo Righini, per aver già stanziato i ristori a favore dei pescatori e per aver manifestato, insieme al consigliere regionale Emanuela Mari, la disponibilità a reperire ulteriori risorse qualora dovessero emergere criticità legate allo spostamento temporaneo delle barche alla darsena servizi".
L’incontro di sabato sarà anche l’occasione per guardare oltre la fase transitoria: "Sarà un momento utile – conclude Latrofa – per avviare un confronto sulla collocazione definitiva della flotta dei pescherecci dopo il completamento dei lavori per l’apertura a sud e per il collegamento con l’antemurale, nell’ottica di una soluzione stabile e condivisa per il futuro della marineria di Civitavecchia".

Nuova ondata di scioperi in arrivo. Treni, aerei e – in alcune aree – anche il trasporto pubblico locale: le nuove mobilitazioni nel settore dei trasporti rischiano di mettere in difficoltà pendolari, viaggiatori e turisti in Italia domani giovedì 26 febbraio 2026, venerdì 27 e sabato 28.
Si inizia domani giovedì 26 febbraio: in programma una astensione dal lavoro di 24 ore nel settore aereo. Lo sciopero era previsto per il 16 febbraio, ma la data è stata spostata dopo la precettazione del vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini, vista la coincidenza con lo svolgimento delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026.
Lo sciopero proclamato da Cub Trasporti durerà 24 ore e interesserà i lavoratori del comparto aereo, aeroportuale e dell’indotto aeroporti, con possibili ripercussioni su voli, check-in, assistenza a terra e servizi di scalo.
Dalle 00:01 alle 23:59 incrocia le braccia il personale di ITA Airways, come proclamato da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt-Uil, Ugl T.A, Anpac e Anp.
Lo stesso fanno, sostenuti dalle medesime sigle sindacali, anche i piloti e gli assistenti di volo di easyJet.
In parallelo sono stati proclamati scioperi di durata diversa da Usb Lavoro Privato:
- Stop di 4 ore, dalle 13 alle 17, per il personale navigante di easyJet;
- Stop di 4 ore (13–17) per il personale di terra e di volo di ITA Airways;
- Stop di 4 ore (13–17) per il personale navigante di Vueling Airlines.
La principale compagnia nazionale ha già annunciato la cancellazione di oltre il 50% dei voli previsti per il 26 febbraio, con possibili effetti a catena anche il giorno prima e dopo. "A seguito della proclamazione di azioni di sciopero che coinvolgono il settore del trasporto aereo in Italia previste per la giornata di giovedì 26 febbraio della durata di 24 ore, Ita Airways si è vista costretta a cancellare circa il 55% del proprio operativo previsto per il 26 febbraio e alcuni voli nelle giornate del 25 e del 27 febbraio", si legge sul sito di Ita, dove è possibile consultare l'elenco dei voli cancellati. Mentre Enac ricorda quali sono i voli assicurati[1].
Dopo lo stop nei cieli, la mobilitazione si sposta sui binari. I sindacati del settore ferroviario hanno proclamato uno sciopero nazionale che inizia alle 21:00 di venerdì 27 e termina alle 20:59 di sabato 28 febbraio. Coinvolto il personale di Ferrovie dello Stato (Trenitalia), Italo, Trenord e altri operatori ferroviari locali.
Per il trasporto ferroviario sono previste fasce di garanzia, soprattutto per i servizi regionali:
- Dalle 6:00 alle 9:00 e dalle 18:00 alle 21:00 (nei giorni feriali). In queste finestre orarie devono essere assicurati i servizi minimi essenziali, in particolare per i pendolari. Per l’alta velocità e la lunga percorrenza è previsto un elenco di treni garantiti consultabile sui siti delle compagnie.
Per verificare quali treni effettivamente circolano, è consigliabile consultare direttamente i portali di Trenitalia, Italo e Trenord prima della partenza.
Trasporto pubblico locale
Accanto alle mobilitazioni nazionali di treni e aerei, in alcune città si profilano scioperi del trasporto pubblico locale:
A Bari, ad esempio, è stata proclamata un’agitazione il 27 febbraio dalle 19:30 alle 23:30 che coinvolgerà gli operatori di esercizio della società Ferrovie Sud Est e Servizi Automobilistici. Nella giornata di venerdì sciopereràa livello locale anche il personale della società Arriva Italia di Torino (quattro ore, dalle 16 alle 20).

Con la popolarità nei sondaggi a picco e il rischio di perdere il controllo repubblicano della Camera dei Rappresentanti a novembre, l’obiettivo del presidente Donald Trump durante il suo primo discorso dello Stato dell’Unione – il più lungo di sempre con 107 minuti di durata – è stato quello di riconquistare l’opinione pubblica. Capelli leggermente spettinati e tradizionale cravatta rossa, il presidente è stato ricevuto tra lunghi applausi dei repubblicani e il silenzio dell’ala democratica. Presente anche il suo gabinetto presidenziale, i vertici del potere militare e quattro giudici della Corte Suprema.
“La nostra nazione è tornata. Più grande, migliore, più ricca, più forte che mai - ha subito rivendicato - Questa è l’età dell’oro”. Nel Congresso, parlando ai presenti e in televisione a tutti gli americani, il leader americano ha proiettato una versione degli Stati Uniti in crescita, sicura e "vincente".
Un'impresa, quella di far passare questa versione, tuttavia, apparsa fin da subito difficile – in un momento topico del suo mandato – quando molti americani si sono ricreduti del proprio voto a Trump di fronte all'aggressiva repressione dell'immigrazione e le sue politiche economiche che non hanno portato a una riduzione dei prezzi e a un’inflazione più bassa. Anzi, dati alla mano, i suoi dazi – invalidati dalla Corte Suprema la scorsa settimana – hanno aumentato il costo della vita per quasi tutti gli statunitensi.
In tutto ciò, nonostante i duri attacchi ai giudici dei giorni scorsi, il presidente ha solamente definito la sentenza “sfortunata” e “totalmente sbagliata”, ma evitando attacchi personali ai magistrati. Il tycoon di New York, inoltre, ha assicurato che creerà una soluzione tariffaria “ancora più forte”.
Come un treno spedito sul suo binario, fra dati di dubbia verificabilità e alcune dichiarazioni esagerate, Trump ha approfittato del suo momento in prima visione per elencare tutti i successi del suo primo anno di presidenza, in particolare quelli che la Casa Bianca ritiene siano le sue vittorie economiche, tra cui la crescita dell'occupazione e un aumento del 12% dell’indice Dow Jones.
Un tema centrale è stato quello dell’immigrazione: Trump ha sottolineato come quella illegale sia diminuita drasticamente con la sua presidenza. "Dopo quattro anni, in cui milioni e milioni di immigrati clandestini hanno varcato i nostri confini senza alcun controllo e senza alcuna verifica, ora abbiamo di gran lunga il confine più forte e sicuro nella storia americana. Negli ultimi nove mesi, nessun immigrato clandestino è stato ammesso negli Stati Uniti”.
A livello internazionale, il presidente ha prestato grande attenzione alla questione dell’Emisfero Occidentale e l’influenza che gli Stati Uniti vorrebbero tornare ad avere. Parlando del Venezuela, Trump lo ha definito “il nostro nuovo amico”, ma senza menzionare come si è arrivati a questa nuova relazione: con la rimozione del suo leader, Nicolás Maduro, dopo il raid militare americano del 3 gennaio. E con un focus speciale al petrolio venezuelano: "La produzione petrolifera americana è aumentata di oltre 600.000 barili al giorno e abbiamo appena ricevuto dal nostro nuovo amico e partner, il Venezuela, oltre 80 milioni di barili di petrolio", ha affermato il presidente.
In tutto ciò, il tono di Trump è cambiato durante il suo discorso, oscillando tra descrizioni altisonanti dell’economia e attacchi arrabbiati ai democratici, provando spesso a litigare con loro e incolpandoli di tutti i problemi che, a suo dire, affliggono il Paese. In particolare, Trump ha puntato il dito contro coloro che si rifiutano di finanziare il Dipartimento per la Sicurezza Interna (Dhs) senza ottenere prima nuove restrizioni agli agenti federali anti-immigrazione.
I Democratici hanno affermato che non consentiranno alcun finanziamento – mantenendo il Dhs in shutdown – senza delle misure che limitino le tattiche degli agenti. Trump ha reiterato di non vedere alcun motivo per negoziare con loro.
Nonostante i numerosi attacchi, i Dem non hanno quasi mai dato corda al presidente, tranne quando la deputata Ilhan Omar gli ha gridato contro, accusandolo di essere un bugiardo e di aver ucciso statunitensi. "Dovresti vergognarti", ha replicato Trump. Che nel suo discorso di un’ora e 47 minuti, il presidente non ha mai menzionato i due cittadini americani uccisi a gennaio dagli agenti dell'immigrazione a Minneapolis.
In un altro momento, Trump ha elogiato gli sforzi della sua amministrazione per ridurre l'assistenza ai minori transgender. "Sicuramente siamo tutti d'accordo, a nessuno Stato può essere permesso di strappare i bambini dalle braccia dei genitori e di farli passare a un nuovo genere contro la volontà dei genitori", ha affermato. E deridendo i legislatori che si sono opposti alle sue azioni: "Guardate, nessuno si alza in piedi. Questa gente è pazza - ha detto - Siamo fortunati ad avere un Paese con gente così. I democratici stanno distruggendo il nostro Paese, ma li abbiamo fermati giusto in tempo".
Durante le quasi due ore di discorso, Trump ha menzionato solo brevemente la guerra in Ucraina, nel giorno del suo quarto anniversario. "Stiamo lavorando molto duramente per porvi fine”, ha detto, affermando che ogni mese – senza prove – muoiono 25.000 persone in quella guerra.
Quindi l’Iran: “Stiamo negoziando con loro”, ha ripetuto, ribadendo di volere un Iran senza la minima capacità nucleare e reiterando l’intenzione di attaccare il Paese se i negoziati naufragassero. “Preferirei risolvere questo problema attraverso la diplomazia. Ma una cosa è certa: non permetterò mai che il principale sponsor del terrorismo al mondo, che è di gran lunga, abbia un'arma nucleare. Non posso permetterlo”.
Su Gaza, Trump ha solo menzionato la liberazione di tutti gli ostaggi con vita e la restituzione dei corpi dei deceduti. "Riuscite a crederci? Nessuno pensava che fosse possibile".
Rispetto al suo focus sulla politica estera nella quotidianità dello Studio Ovale, Trump in questo discorso si è focalizzato principalmente sui temi domestici della sua agenda politica: una scelta voluta, a detta dei suoi consiglieri, per concentrarsi sulle questioni che gli elettori vogliono a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato del Congresso.
Tra gli ospiti di Trump presenti al discorso sullo Stato dell'Unione c'erano Erika Kirk, la vedova di Charlie Kirk, e membri della squadra maschile di hockey su ghiaccio degli Stati Uniti, vincitrice della medaglia d'oro alle Olimpiadi. I democratici, da parte loro, hanno invitato le vittime di Jeffrey Epstein e almeno una dozzina di persone colpite dalla repressione dell'immigrazione da parte dell'amministrazione.
Nel frattempo, decine di dem hanno saltato l'evento, mentre altri se ne sono andati durante il discorso. Il deputato Al Green, congressman del Texas, è stato scortato fuori dall'aula della Camera dopo aver esposto un cartello con la scritta "I neri non sono scimmie!", in risposta a un video razzista pubblicato sull'account social del presidente con Barack e Michelle Obama.
Dopo la conclusione del discorso, in cui Trump ha ribadito come gli Stati Uniti stiano vivendo un periodo dorato, la governatrice della Virginia Abigail Spanberger ha preso la parola nella tradizionale risposta del partito all’opposizione.
Davanti a una folla di sostenitori a Williamsburg, in Virginia, Spanberger ha accusato Trump di aver mentito sull'economia. "Ha mentito, ha trovato capri espiatori e ha distratto", ha detto, aggiungendo che la sua repressione dell'immigrazione non sta rendendo gli americani più sicuri: "Ogni minuto speso a seminare paura è un minuto non speso a indagare su omicidi, crimini contro i minori o sui criminali che frodano gli anziani dei loro risparmi di una vita". (di Iacopo Luzi)

Il loro 'nettare degli dei' non è a base di uva, ma di mela stella bianca. Però il risultato è lo stesso: fermentazione, alcol, convivialità. L'anno scorso avevano fatto il giro del mondo le immagini di un gruppo di scimpanzé selvatici seduti in circolo, come vecchi amici, con al centro un maxi 'African breadfruit' in condivisione. Ora, i test delle urine confermano: consumano alcol. Grazie ai coraggiosi sforzi di uno studente laureato dell'University of California Berkeley, Aleksey Maro, è stato possibile scrivere una nuova pagina, che colma un gap cruciale nell'ipotesi della 'scimmia ubriaca' formulata dagli scienziati: l'idea cioè che gli scimpanzé e probabilmente molti altri animali ingeriscano naturalmente alcol nella loro dieta e addirittura lo cerchino. Maro oggi probabilmente sa molto più di quanto vorrebbe sapere sulle abitudini urinarie degli scimpanzé. Ma se si vuole misurare il loro consumo di alcol, in un ambiente come la foresta pluviale ugandese, e in una situazione in cui per ovvie ragioni l'etilometro è impraticabile, raccogliere campioni di urine per analizzarli era l'unica soluzione.
L'impresa è stata ripagata. A conferma della teoria, infatti, su 20 campioni esaminati è emerso che 17 contenevano sottoprodotti alcolici provenienti, si pensa, proprio dalla frutta fermentata che fa ampiamente parte della dieta degli scimpanzé. I nuovi risultati ottenuti da Maro e da Robert Dudley, professore di Biologia integrata all'UC Berkeley, saranno pubblicati la prossima settimana sulla rivista 'Biology Letters'. Gli autori l'anno scorso avevano documentato che i frutti consumati in natura dagli scimpanzé contengono abbastanza alcol da fermentazione da fornirne circa 14 grammi al giorno, l'equivalente di 2 drink standard. Ora portano la prova regina, che è nelle urine.
Per perfezionare le tecniche di campionamento, Maro ha lavorato al fianco di Sharifah Namaganda, studentessa laureata ugandese dell'University of Michigan con esperienza in questa tipologia di raccolta, maturata in precedenti progetti a Ngogo. Sotto la sua guida, Maro ha raccolto dei rami biforcuti e ne ha coperto le estremità con sacchetti di plastica, creando ciotole di plastica poco profonde adatte per il campionamento furtivo delle urine, con manici più lunghi utili per restare lontani. Maro si è fermato sotto gli alberi con gli scimpanzé che si nutrivano, in attesa di segni di movimento: loro infatti tendono a urinare prima di lasciare il luogo del pasto. Il raccoglitore improvvisato ha funzionato, anche se si è rivelato un metodo più affidabile la raccolta del campione dalle foglie sotto gli alberi. E il prelievo è avvenuto anche da pozze sul suolo della foresta (quando gli scimpanzé sono in giro, infatti, amano sedersi a cavalcioni su piccoli tronchi e, sorprendentemente, espletano i loro bisogni in modalità separata, urina da un lato e feci dall'altro). Maro ha pure pensato di piantare dei paletti sugli alberi dove dormono, dato che, esattamente come gli umani, al risveglio gli scimpanzé usano la 'toilette'. Trovata che terrà buona per la prossima volta.
Intanto, però, il viaggio di 11 giorni ad agosto a Ngogo, nel Parco Nazionale di Kibale in Uganda, è stato fruttuoso e ha prodotto campioni a sufficienza. Nel dettaglio, i nuovi risultati mostrano che l'urina della maggior parte degli esemplari campionati contiene il sottoprodotto metabolico dell'alcol chiamato etilglucuronide, il che dimostra che gli scimpanzé ingeriscono quantità significative di etanolo nella loro dieta, probabilmente proveniente dalla fermentazione della frutta.
"Abbiamo trovato prove fisiologiche diffuse del consumo di alcol", evidenzia Maro. "Se c'era ancora qualche dubbio sull'ipotesi della scimmia ubriaca - ovvero che ci fosse abbastanza alcol nell'ambiente perché gli animali lo sperimentassero in modo analogo agli esseri umani - ora è stato chiarito". Una conseguenza è che, in qualità di discendenti delle scimmie frugivore, gli esseri umani hanno probabilmente sviluppato la stessa tendenza.
L'esito dei test "corrobora" i dati raccolti precedentemente, confermando "i tassi di ingestione dedotti da Aleksey in precedenza", spiega Dudley. Per il precedente articolo, Maro aveva raccolto campioni dei numerosi tipi di frutta che gli scimpanzé sono noti mangiare e aveva misurato la concentrazione di etanolo nella polpa stimando la quantità di alcol che uno scimpanzé medio consumerebbe in base ai tassi di alimentazione noti. I 20 campioni di urina sono stati ottenuti da 19 diversi esemplari di scimpanzé occidentale (Pan troglodytes). E 17 sono risultati positivi alle strisce reattive sensibili a 300 nanogrammi per millilitro (ng/ml) o più di etanolo; 11 campioni sono stati testati con strisce reattive sensibili a 500 ng/ml o più; 10 sono risultati positivi (per un totale di 4 su 20 al di sotto del limite di 500 ng/ml).
Basti pensare che negli esseri umani 500 ng/ml è un livello atteso dopo aver bevuto da 1 a 2 drink standard nelle 24 ore precedenti, calcolano gli esperti. Livelli simili sarebbero attesi in uno scimpanzé che ha trascorso la mattinata a ingurgitare frutta leggermente fermentata. "Sono livelli elevati e questa è una stima prudente - puntualizza Dudley - considerando l'andamento temporale dell'esposizione nell'arco della giornata. In nanogrammi per millilitro, questi livelli superano di gran lunga alcune delle soglie rilevanti a livello clinico e forense per l'uomo".
Maro ha raccolto campioni solo da scimpanzé che è riuscito a identificare con l'aiuto dello staff di Ngogo. Questo ha permesso di documentare che sia i maschi che le femmine consumano alcol, e che i risultati negativi provenivano in modo sproporzionato da femmine nella fase fertile del ciclo e da giovani. Una possibilità, ragiona Dudley, è che i maschi facciano scorta dei frutti più alcolici. Maro ha anche analizzato il contenuto alcolico della mela stella e ha rilevato che conteneva meno alcol rispetto alla media di molte varietà di frutta già campionate a Ngogo nel 2019 e contenenti in media lo 0,32% in peso di etanolo. Le mele stella, che hanno circa il 20% di zucchero, contenevano solo lo 0,09% in peso di etanolo. Ma, riflettono gli esperti, gli scimpanzé potrebbero aver mangiato frutta più matura e fermentata sugli alberi, rispetto a quella che Maro è riuscito a raccogliere a terra. E i livelli relativamente alti di etilglucuronide nelle loro urine suggerirebbero che gli scimpanzé stessero mangiando chili di quella 'leccornia'. Si stimano circa 4,5 kg di frutta al giorno.
Dudley e Maro sollecitano ora studi futuri per valutare gli effetti dell'etanolo alimentare sulla fisiologia e sul comportamento degli scimpanzé nel tempo, compreso se il consumo di frutta fermentata influenzi l'aggressività o i tempi di fertilità femminile. "A quanto pare, cibo e alcol sono strettamente collegati dal punto di vista evolutivo, soprattutto nella vita degli scimpanzé", conclude Maro. "Tutto torna al lato umano: ci siamo evoluti predisposti al consumo di alcol, sulla base di questa discendenza ancestrale?". I test a cui sono stati sottoposti gli scimpanzé, simili a un test di gravidanza, sono gli stessi utilizzati per testare gli umani impegnati in attività come pilotare aerei o azionare attrezzature pericolose, che richiedono l'astinenza dall'alcol.
Il nuovo studio dimostra il valore della ricerca sul campo, conclude Dudley, che ha convinto un collega ad applicare il metodo anche in Madagascar per testare i pipistrelli della frutta (ghiotti di frutta in gran parte probabilmente fermentata). L'ipotesi è, ovviamente, che il test sarà positivo. "La domanda è quanto", chiosa Dudley convinto che il fenomeno del consumo alcolico sia diffuso. "Resta da dimostrare il collegamento definitivo con l'ipotesi della scimmia ubriaca: cioè che gli scimpanzé consumino selettivamente frutti con un contenuto di etanolo più elevato. Questo non è stato ancora dimostrato". E "sarebbe la prossima direzione futura: dimostrare definitivamente l'ipotesi universale dell'attrazione per l'alcol" nel mondo animale.

L'Atalanta torna in campo in Champions League. Oggi, mercoledì 25 febbraio, i nerazzurri ospitano il Borussia Dortmund nel ritorno dei playoff di coppa. A Bergamo, la squadra di Palladino è chiamata alla grande rimonta, dopo il ko per 2-0 della settimana scorsa. Chi passerà il turno troverà Arsenal o Bayern Monaco agli ottavi (sorteggio venerdì 28 febbraio). Ecco orario, probabili formazioni e dove vederla in tv e streaming.
Ecco le probabili formazioni di Atalanta-Borussia Dortmund, in campo oggi alle 18:45:
Atalanta (3-4-2-1) Carnesecchi; Scalvini, Djimsiti, Kolasinac; Zappacosta, De Roon, Pasalic, Bernasconi; Samardzic, Zalewski; Scamacca. All. Palladino
Borussia Dortmund (3-4-2-1) Kobel; Reggiani, Anton, Bensebaini; Ryerson, Bellingham, Nmecha, Svensson; Brandt, Beier; Guirassy. All. Kovac
La partita di Champions League tra Atalanta e Borussia Dormund sarà visibile su Sky Sport. Sfida disponibile anche in streaming su Sky Go e Now.

La Juventus ospita il Galatasaray in Champions League. Oggi, mercoledì 25 febbraio, i bianconeri sfidano i turchi - in diretta tv e streaming - nel ritorno dei playoff della massima competizione europea. Obiettivo della squadra di Spalletti ribaltare il 5-2 subito all'andata: per la qualificazione agli ottavi servirà quindi vincere con quattro gol di scarto o con tre reti per portare la sfida ai supplementari o ai rigori. In campionato la Juventus è reduce dalla sconfitta interna contro il Como, che si è imposta 2-0 all'Allianz Stadium.
La sfida tra Juventus e Galatasaray è in programma oggi, mercoledì 25 febbraio, alle ore 21. Ecco le probabili formazioni:
Juventus (3-4-2-1): Perin; Kalulu, Gatti, Kelly; McKennie, Locatelli, Thuram, Kostic; Conceicao, Yildiz; David. All. Spalletti
Galatasaray (4-2-3-1): Cakir; Sallai, Sanchez, Bardakci, Jakobs; Sara, Torreira; Yilmaz, Akgun, Lang; Osimhen. All. Okan Buruk
Juventus-Galatasaray sarà trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva sui canali Prime Video, visibili tramite smart tv. Il match si potrà seguire anche in streaming sull'app e sulla piattaforma web di Prime Video.

Stop all'inverno e al maltempo, sull'Italia arriva la primavera con largo anticipo grazie all'anticiclone africano che assicura tempo soleggiato e temperature sopra la media. E' il quadro delineato dalle previsioni meteo che però, negli ultimi giorni di febbraio 2026, segnalano anche un forte pericolo valanghe.
"Sono passati appena due mesi dal Natale, ma l'inverno sembra già aver fatto le valigie. Fino a marzo l'Italia sarà dominata da un possente Anticiclone Africano che garantirà tempo stabile e soleggiato da Nord a Sud. Un vero e proprio anticipo di Primavera, disturbato solo da locali nubi basse sulle coste e nebbie in Val Padana", spiega all'Adnkronos Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de 'iLMeteo.it'.
L'esperto avverte della presenza di un'anomalia termica ad alta quota spaventosa per le nostre montagne: "Lo zero termico salirà e stazionerà sui 3000-3200 metri di quota, con temperature massime che toccheranno i 15°C a 1000 metri. A fine febbraio l'altezza media dello zero termico dovrebbe aggirarsi tra i 1300 e i 1500 metri. In pratica siamo al doppio del normale, su valori che un tempo sarebbero stati considerati tipici dell'inizio dell'estate!".
"Questa enorme differenza porta la firma inequivocabile dei cambiamenti climatici, che ci consegnano inverni sempre più corti e miti. Le ripercussioni di questo caldo anomalo sono immediate e pericolosissime - sottolinea - Il bollettino segnala su tutte le Alpi un pericolo valanghe marcato o forte (livello 3 o 4 su 5). Con queste temperature la neve fonde rapidamente: l'acqua penetra nel manto distruggendo la 'colla' tra i cristalli di ghiaccio e generando le temibili 'valanghe primaverili'. Alla luce di questa dinamica implacabile, l'appello per i prossimi giorni è perentorio: il fuoripista è assolutamente vietato. È una questione di responsabilità verso se stessi e verso la vita dei soccorritori - sottolinea Tedici - Resteremo sotto questa cupola anticiclonica almeno fino alla seconda settimana di marzo, con temperature fino a 9°C superiori alle medie del periodo. Se in montagna fa caldo, le nostre città non scherzano: diversi centri della Val Padana saranno 'baciati' da anomali ma piacevoli 20°C, pagando però l'inevitabile scotto del ristagno dello smog in pianura".
Nel dettaglio, oggi mercoledì 25 febbraio "al Nord ancora foschie o nebbie in Val Padana, sereno altrove con zero termico oltre 3000 metri. Al Centro sole e valori termici fino a 18-20°C. Al Sud bel tempo prevalente e stabile. Giovedì al Nord nubi basse sulle coste liguri, sole in montagna. Al Centro qualche nube sparsa sulle coste tirreniche, sereno altrove. Al Sud stabilità atmosferica e sole primaverile. E venerdì al Nord nubi basse sulle coste, sole in montagna. Al Centro qualche nube sparsa sulle coste, sereno altrove. Al Sud sole primaverile. La tendenza - conclude Tedici - è alta pressione incontrastata fino all'inizio di marzo. Prosegue la stasi atmosferica con caldo anomalo in quota, nebbie e accumulo di smog in pianura".

Un discorso record tra proteste e 'silenzi'. Donald Trump archivia il discorso sullo Stato dell'Unione con un nuovo primato. Il presidente degli Stati Uniti ha parlato per 1h48', scrivendo - a modo suo - una nuova pagina di storia americana. Mai, da quando gli 'address' vengono cronometrati dal 1964 e trasmessi in diretta televisiva, un discorso era durato tanto come evidenzia The American Presidency Project presso la University of California di Santa Barbara.
Il precedente record apparteneva a Bill Clinton, con un intervento da 1h28' nel 2000: il primato è caduto dopo oltre un quarto di secolo. Trump aveva mostrato le sue qualità da maratoneta oratorio già lo scorso anno, in un intervento al Congresso: in quella circostanza, si era 'scaldato' rimanendo sul podio per 1h40'.
Oggi, ha aggiunto altri 8 minuti per un messaggio che è partito dall'economia, ha virato ripetutamente sul tema dell'immigrazione illegale, ha attaccato su più fronti i democratici e ha dedicato all'Iran la porzione più ampia del capitolo relativo alla politica estera.
Non sono mancate contestazioni in un'aula che si è progressivamente svuotata per l'uscita anticipata di diversi esponenti del partito democratico. La prima protesta è stata inscenata dal deputato Al Green, che ha esibito un cartello con la scritta 'I neri non sono scimmie', chiaro riferimento al video recentemente condiviso dal presidente, con un'immagine che ritraeva Barack e Michell Obama come scimmie. Nel corso del discorso, Trump è stato contestato da altri esponenti dem. In particolare, i media americani hanno menzionato la deputata Ilhan Omar: "Hai ucciso cittadini americani", ha urlato.
La rappresentante del Minnesota ha fatto riferimento alla morte di Renee Good e Alex Pretti, uccisi da agenti federali a Minneapolis nel corso delle operazioni condotte in particolare dall'Ice contro immigrati illegali. Nel suo discorso, Trump ha menzionato il Minnesota solo per denunciare le frodi che coinvolgerebbero in particolare la comunità somala. Silenzio, come era tutto sommato ampiamente prevedibile, anche sul 'caso Epstein': il presidente non ha fatto nessun riferimento alla vicenda che ruota attorno al finanziere, morto suicida in carcere, condannato per abusi sessuali e traffico di minorenni.

Kabir Bedi al Festival di Sanremo 2026. La kermesse canora quest'anno coincide con i 50 anni dal primo Sandokan, uno degli sceneggiati più famosi della storia della tv italiana interpretato da Kabir Bedi per la regia di Sergio Sollima, che andò in onda sul primo canale della Rai, in sei episodi, proprio tra il 6 gennaio e l'8 febbraio 1976.
Nel cast, al fianco della Tigre della Malesia, la Perla di Labuan interpretata da una giovanissima, allora 23enne, Carole André, Philippe Leroy nel ruolo di Yanez de Gomera e Adolfo Celi nei panni di Sir James Brooke, acerrimo nemico di Sandokan. Lo sceneggiato, tratto dai romanzi del ciclo indo-malese di Emilio Salgari, inaugurò l'inizio di forme di coproduzione con produttori italiani e stranieri.
Kabir Bedi nasce il 16 gennaio 1946 a Lahore, in Pakistan, da famiglia indiana. A soli dieci anni trascorre un periodo in un monastero in Birmania, poi studia allo Sherwood College di Nainital e al St. Stephen’s College di Delhi. Terminati gli studi sceglie la strada della recitazione e nel 1971 debutta nel cinema indiano.
Kabir Bed eve la sua fama in Italia proprio a Sandokan che interpretò all'età di 30 anni nel 1976. Il grande successo di quello sceneggiato lo porterà a lavorare ancora con Sollima su altri due adattamenti del materiale di Salgari: sempre nel 1976, ne 'Il Corsaro Nero' dove interpreta l'omonimo protagonista e, l'anno successivo, ancora una volta nei panni della Tigre di Mompracem in 'La tigre è ancora viva: Sandokan alla riscossa!', cementando ulteriormente la sua figura quale incarnazione più famosa dei personaggi creati da Salgari. Negli anni '90, Bedi riprenderà il ruolo di Sandokan nella miniserie 'Il ritorno di Sandokan', diretto questa volta da Enzo G. Castellari e non più affiancato da Philippe Leroy nel ruolo di Yanez ma da Fabio Testi.
Negli anni ’90 appare nella soap Beautiful e poi torna in Italia accanto a Bud Spencer nella serie Noi siamo angeli. Nel 2004 partecipa a L'isola dei famosi, classificandosi secondo. In seguito recita in diverse fiction italiane, tra cui Un medico in famiglia, e nel 2022 entra nella casa del Grande Fratello Vip.
Sul piano privato, nel 1968 ha sposato la modella Protima Bedi, da cui ha due figli, Pooja e Siddharth. Dopo il divorzio, si è unito a Susan Humphreys, madre del suo terzo figlio, Adam. Dal 2016 è sposato con la produttrice Parveen Dusanj.

Ermal Meta è uno dei 30 concorrenti del Festival di Sanremo 2026. Torna in gara alla kermesse canora per la sesta volta. Il suo percorso include la vittoria nel 2018 con 'Non mi avete fatto niente' in coppia con Fabrizio Moro e altre partecipazioni, tra cui nel 2010 e nel 2016 tra le 'Nuove proposte'.
Ermal Meta ('vento di montagna' in albanese) nasce il 20 aprile 1981 a Fier, in Albania, poi a 13 anni si trasferisce a Bari con la mamma, la sorella e il fratello. Fin dalla tenera età, l'artista mostra una grande passione per il mondo della musica. Il debutto arriva nel 2006, quando entra come chitarrista nel gruppo 'Ameba 4' e partecipa, sempre insieme alla band, al Festival di Sanremo nella sezione Giovani.
Nel 2007 fonda, a Bari, la band 'La Fame di Camilla' con cui nel 2010 concorre nella sezione Giovani del Festival di Sanremo. Ermal Meta decide di separarsi dal gruppo e comincia a dedicarsi all'attività di autore e scrive testi per artisti dal calibro come Emma, Francesco Renga, Marco Mengoni e Francesca Michielin.
Nel 2014 esce il suo primo singolo da solista, 'Lettera a mio padre', dove racconta il legame complicato con il papà. Meta partecipa nuovamente alla sezione Giovani di Sanremo venendo selezionato per la categoria Nuove Proposte dell'anno successivo. E nel 2016 esce 'Umano', il suo primo album da solista. Nel 2017 è in gara tra i Big di Sanremo con il brano 'Vietato Morire' e si classifica terzo, ma il brano è acclamato positivamente dalla critica e diventa un successo radiofonico. Con lo stesso titolo, lancia il suo nuovo album che contiene il brano 'Piccola anima', in collaborazione con Elisa.
Nel 2018 torna a Sanremo in coppia con Fabrizio Moro con il brano 'Non mi avete fatto niente' e vincono la kermesse canora nella categoria Big. Torna nuovamente nel 2021 al Festival di Sanremo e si classifica terzo con il brano 'Un milione di cose da dirti'.
Meta è legato sentimentalmente a Chiara Sturdà, da cui ha avuto una figlia, Fortuna Marie, nata il 19 giugno 2024 e a cui ha dedicato l'album 'Buona fortuna'. Ospite a Verissimo il cantautore ha raccontato le complicanze che ha affrontato la compagna Chiara durante la gravidanza e il parto. “Non ho potuto abbracciarla subito, perché è stato un parto travagliato”, ha raccontato Ermal Meta a Silvia Toffanin. Il cantautore non ha specificato quali complicanze si sono verificate durante il parto, ma ha confessato che a salvare la bambina è stata proprio la sua compagna e mamma di Fortuna, Chiara Sturdà: “Ha avuto una gravidanza difficile. È stata un'eroina”.
Ermal Meta successivamente ha rivelato che Fortuna Marie non è la prima figlia. Il cantautore ha spiegato di essere diventato padre per la prima volta tre anni fa di due adolescenti che a giugno finalmente arriveranno in Italia e inizieranno a vivere con lui.
"La mia compagna Chiara ed io a breve avremo con noi le nostre altre due figlie, che finora sono state in un orfanotrofio in Albania. Le abbiamo conosciute che avevano 15 anni, ma, non essendo sposati, non potevamo adottarle. A giugno compiranno 18 anni e potranno venire a vivere con noi. Ma, le dico, sono già le nostre figlie da tre anni. Non ne ho mai parlato…", ha raccontato Ermal Meta nel corso di un'intervista a 'Vanity Fair'.
L'artista le ha conosciute "lavorando con questa casa famiglia che ospita bambine e ragazze spesso con storie terribili alle spalle". Da allora si vedono sempre: "O noi andiamo a trovarle o loro vengono qua, sono anni che siamo coinvolti in questa cosa". Nell'intervista Ermal Meta ha spiegato anche il momento in cui ha capito di essere diventato padre delle due ragazze: hanno fatto una vacanza insieme e "nel momento in cui sono andate via, un'estate, e mi sono reso conto che non avrei potuto più fare a meno di loro".
Nel 2018 al Festival di Sanremo Ermal Meta e Fabrizio Moro hanno rischiato la squalifica dopo le accuse secondo cui 'Non mi avete fatto niente' somigliava a 'Silenzio', brano presentato nel 2016 a Sanremo Giovani. In realtà non si è trattato di plagio: l'autore Andrea Febo figurava tra le firme di entrambi i brani, quindi la somiglianza era legata alla condivisione della paternità artistica. Dopo le verifiche, la canzone è rimasta in gara e Meta e Moro hanno poi vinto il Festival.
Il brano mette al centro resistenza e speranza. "È una canzone che parla di resistenza e di speranza – ha rivelato Meta a RaiPlay – e racconta di una bambina di Gaza, una ninna nanna". È la storia di una bambina palestinese senza nome la cui vita è stata stroncata dalla guerra, raccontata dal punto di vista di un uomo che si ritrova tra le mani la sua bambola.
Stella stellina
La notte si avvicina
Non basta una preghiera
Per non pensarci più
Dalla collina si attende primavera
Ma non c'è quel che c'era
Non ci sei più tu
Ho trovato la tua bambola
Mi è sembrato di vederti ancora
Eri così piccola
La stringevi fino a sera
È passata già un'eternità
O solamente un'ora
Da quando nel cielo una nuvola
Risale dalla tua casa
Dalla mia casa
Stella stellina
La notte si avvicina
Non basta una preghiera
Per non pensarci più
Dalla collina si attende primavera
Ma non c'è quel che c'era
Non ci sei più tu
Ho cercato di strapparmi il cuore
Perché senza non si muore
Ma ho avuto paura nel mentre
Di non sentire più niente
Ho pensato anche di scappare
Da una terra che non ci vuole
Ma non so dove andare
Tra muri e mare non posso restare
Stella stellina
La notte si avvicina
Non basta una preghiera
Per non pensarci più
Dalla collina si attende primavera
Ma non c'è quel che c'era
Non ci sei più tu
Fiori in un cortile con le pietre intorno
Come le farfalle hai vissuto un giorno
Figlia di nessuno, melodia di un canto
Quello della gente che ti ha amato tanto
Oh, mia bambina, la notte è nera nera
La rabbia e la preghiera non basteranno più
Dalla collina verrà una primavera
Nel vento della sera ci sarai pure tu
Stella stellina
La notte si avvicina
Non basta una preghiera
Per non pensarci più
Dalla collina verrà una primavera
Nel vento della sera ci sarai pure tu
Non ti ho dimenticato
Aspetto il tuo ritorno
Come le farfalle
Hai vissuto solo un giorno

Sul palco dell'Ariston sale l'ospite d'onore della prima serata del festival Gianna Pratesi, la signora 105enne di Chiavari che fu tra le prime donne ad andare al voto il 2 giugno 1946. Accompagnata dai due figli, Alessandro e Marco, la vivace ultracentenaria è stata presentata dal conduttore con un omaggio alla Repubblica. "Se Sanremo ha 76 anni, la nostra Repubblica ne ha 80 - ha detto Conti - Fate un applauso agli uomini e alle donne che hanno perso la vita, i nostri nonni, bisnonni, i nostri genitori, che hanno perso la vita per noi, per la nostra libertà, per darci questa Repubblica che ci permette di essere liberi. Quel 2 giugno del 1946 andarono a votare anche le donne e tra questi c'era la signora Gianna Pratesi[1]".
"Ma lei ha votato per la monarchia o per la Repubblica?", chiede Carlo Conti nel corso della chiacchierata con la vivace ultracentenaria. "Eravamo sicuri a casa mia, tutti di sinistra...", risponde Pratesi fra le risate del pubblico. E quando Conti la incalza sulla domanda iniziale, monarchia o Repubblica?, la signora risponde sicura: "No, no, Repubblica!".
"Io leggo il giornale tutte le mattine, la Gazzetta dello Sport, il Venerdì, e Il secolo XIX", dice la signora Pratesi. Il conduttore chiede poi alla 105enne (compirà 106 anni il 16 marzo) un consiglio da dare ai giovani. "Non dovrebbero essere severi con gli altri e capire come è la vita. Non devono arrabbiarsi, perché nella vita bisogna volersi bene", risponde lei. Sul finale, Laura Pausini consegna i fiori di Sanremo all'ultracentenaria, ringraziandola perché "è grazie a lei che oggi le donne sono libere".

Il Festival di Sanremo 2026 si accende con un nome che ha segnato la storia del pop italiano: Max Pezzali sarà ospite speciale della kermesse, protagonista di un intero 'Palco sul Mare', la nave ormeggiata davanti alla costa ligure che per cinque serate si trasformerà in una grande festa a cielo aperto sulle note dei suoi successi. A partire da stasera, martedì 24 febbraio, e fino al 28 febbraio, l’artista sarà al centro di cinque performance speciali che accompagneranno le serate della crociera. Ogni sera è previsto un collegamento dalla nave con il Teatro Ariston, portando l’energia del palco sul mare e creando un dialogo artistico unico tra Costa Toscana e il Festival.
Per Pezzali si tratta di un ritorno all’Ariston, dove ha partecipato in gara due volte, nel 1995 con Senza averti qui (ottavo posto) e nel 2011 con Il mio secondo tempo.
Max Pezzali, all'anagrafe Massimo Pezzali, nasce a Pavia il 14 novembre 1967 da genitori fiorai. La passione per la musica sboccia durante gli anni del liceo scientifico dove conosce Mauro Repetto: un incontro destinato a cambiare la loro vita.
Dopo il diploma si iscrive a Scienze Politiche, ma abbandona presto l’università per dedicarsi completamente alla musica, trasformando quella passione adolescenziale in un mestiere vero e proprio.
Con Mauro Repetto fonda inizialmente il gruppo I Pop, poi ribattezzato 883. Dopo l’incontro con Claudio Cecchetto e la partecipazione al Festival di Castrocaro, il duo esplode nei primi anni ’90 con brani che diventano il manifesto di un’intera generazione: Hanno ucciso l’uomo ragno, Con un deca, Sei un mito, Nord Sud Ovest Est, Come mai.
Nel 1994 Repetto lascia il gruppo e Pezzali ne diventa leader e principale autore. Seguono album di grande successo come La donna il sogno & il grande incubo (1995), La dura legge del gol! (1997), la raccolta Gli anni (1998), Grazie mille (1999) e Uno in più (2001).
Nel 1995 Pezzali debutta da solista al Festival di Sanremo con Senza averti qui. Dopo la raccolta Love/Life (2002), nel 2004 intraprende ufficialmente la carriera solista con Il mondo insieme a te. L’anno successivo esce TuttoMax, raccolta di successi che ottiene ottimi riscontri e gli vale riconoscimenti ai Premi Roma Videoclip.
Nel 2011 torna a Sanremo con Il mio secondo tempo, brano che anticipa l’album Terraferma. Nel 2013 celebra vent’anni di carriera con Max 20, progetto che ripropone i suoi grandi successi in duetto con numerosi artisti italiani e include l’inedito L’universo tranne noi.
Arrivano poi Astronave Max (2015), l’esperienza da coach a The Voice of Italy (2016) e la collaborazione con Nek e Francesco Renga per un album e un tour insieme. Tra le esperienze televisive, anche la partecipazione fissa al programma di Fabio Fazio. Nel 2020 pubblica Qualcosa di nuovo e nel 2023 duetta con Paola & Chiara.
Dal 2005 al 2013 è stato sposato con Martina Marinucci. Il 24 settembre 2008 è nato il figlio Hilo. Poi la relazione è finita e il 28 aprile 2019 ha sposato Debora Pelamatti.
Grande tifoso dell’Inter, appassionato di moto Harley-Davidson e cultore di fumetti — ne possiede circa 1300 volumi — Pezzali ha sempre mantenuto un forte legame con le sue passioni giovanili, trasportate poi anche nella musica.

Contro il diabete l'attività fisica è parte integrante della cura. E' il messaggio, "semplice ma potente", della Società italiana di diabetologia (Sid). Chi pensa che camminare sia una soluzione particolarmente efficace, però, sbaglia. L'attività fisica più elementare ha una serie di effetti senz'altro positivi: migliora la salute del cuore, contribuisce a tenere sotto controllo la pressione, aiuta a ridurre i livelli di colesterolo. Migliaia di passi al giorno, da soli, non sono però un reale 'anti-diabete'.
"Non basta muoversi, bisogna farlo con regolarità e integrando modalità diverse di allenamento: aerobico, di resistenza e di equilibrio-stabilità. Le nuove evidenze scientifiche dimostrano che variare l'attività fisica può tradursi in un vantaggio ulteriore in termini di longevità", evidenzia la Sid.
Il diabete nel mondo interessa centinaia di milioni di persone ed è associato a un aumento del rischio cardiovascolare, perdita di massa muscolare, alterazioni metaboliche e mortalità precoce. In questo scenario, l'attività fisica non è un semplice consiglio di stile di vita: è, insieme alla dieta, un pilastro terapeutico, che apporta benefici, anche in assenza di riduzione del peso corporeo.
"Abbiamo sempre parlato dell'importanza della costanza e della regolarità dell'esercizio fisico. Ma adesso, le ultime evidenze scientifiche fanno emergere anche l'importanza della varietà. Alternare attività aerobica e allenamento di resistenza significa intervenire su meccanismi fisiologici diversi: miglioriamo la sensibilità all'insulina, riduciamo il grasso viscerale, proteggiamo la massa muscolare e contribuiamo al controllo dei principali fattori di rischio cardiovascolare", sottolinea la Raffaella Buzzetti, presidente Sid.
La ricetta 'vincente' è delineata da una delle più ampie analisi prospettiche mai realizzate sul tema attività fisica e salute, basata sui dati del celebre Nurses' Health Study e dell'Health professionals follow-up study (su un totale di oltre 110 mila persone seguite per più di trent'anni in Usa), è stata recentemente pubblicata sul British Medical Journal. I due studi, che hanno coinvolto persone inizialmente senza diabete e altre patologie croniche maggiori, hanno evidenziato che chi pratica regolarmente attività fisica vive più a lungo.
Ma c'è di più. Le persone che nel tempo hanno alternato diverse modalità di esercizio - dalla camminata alla corsa, dal ciclismo ai pesi — hanno mostrato una riduzione del rischio di mortalità del 19% rispetto a chi si è concentrato su una sola attività, anche a parità di quantità totale di movimento. In altre parole: la varietà conta. "Queste evidenze – sottolinea Buzzetti - sono particolarmente rilevanti per le persone con diabete, nelle quali l'attività fisica rappresenta uno dei principali determinanti del controllo metabolico e del rischio cardiovascolare".
"Le evidenze scientifiche spiegano perché integrare attività diverse produce un effetto sinergico", ricorda la presidente Sid. "L'attività aerobica (camminata veloce, bici, nuoto) migliora la sensibilità insulinica e la capacità cardio-respiratoria. L'allenamento di resistenza (pesi, elastici, esercizi a corpo libero) preserva e aumenta la massa muscolare, favorendo un migliore utilizzo del glucosio. Gli esercizi di equilibrio e coordinazione riducono il rischio di cadute, particolarmente importante in presenza di neuropatia diabetica. Integrare queste modalità di attività fisica significa agire contemporaneamente su glicemia, pressione arteriosa, composizione corporea e profilo lipidico", aggiunge.
Quanta attività fisica bisogna fare? Le raccomandazioni dell'American Diabetes Association e dell'Organizzazione mondiale della sanità sono coerenti con questa visione integrata. Il consiglio per le persone con diabete (ma anche per tutto il resto della popolazione) è di effettuare almeno 150 minuti a settimana di attività aerobica ad intensità moderata o vigorosa (camminata a passo veloce, corsa, ciclismo, nuoto, ballo, salto con la corda, cyclette, ellittica), distribuiti su un minimo di tre giorni, evitando più di due giorni consecutivi di inattività. Quindi, allenamento di resistenza (pesi, manubri, bande elastiche, calisthenics) 2-3 volte a settimana. Infine, esercizi di flessibilità ed equilibrio (stretching, yoga, pilates) a completamento dell'allenamento aerobico e di resistenza.
"La combinazione di esercizio aerobico e di forza – sottolinea Buzzetti – è la strategia più efficace per migliorare il controllo glicemico. Non serve diventare atleti. È fondamentale però evitare la sedentarietà (alzarsi dalla sedia ogni 30-60 minuti) e inserire nella settimana momenti diversi di movimento, con continuità nel tempo. Il nostro messaggio è semplice: muoversi allunga la vita, muoversi in modi diversi la protegge e la migliora ancora di più”.
Non esiste un programma valido per tutti, così come non esistono terapia 'taglia unica': se si accetta l'idea che l'esercizio fisico è un pilastro della terapia, ne consegue che questo vada prescritto e personalizzato sulla singola persona. "Ogni programma di esercizio fisico dovrebbe essere adattato all'età, alle eventuali complicanze e alla terapia in corso, con particolare attenzione al rischio di ipoglicemia nei pazienti trattati con insulina", precisa la presidente Sid. "Ma tutto ciò non deve rappresentare un ostacolo perché la posta in gioco è molto alta: muoversi, e muoversi in modi diversi, è una forma di prevenzione potentissima del diabete e delle sue complicanze". Tutto ciò impone un cambio di paradigma, una rivoluzione culturale all'interno della comunità scientifica.

Dalla leggendaria isola di Mompracem al palco di Sanremo 2026. Can Yaman, dopo il successo della serie Rai 'Sandokan', è uno dei co-conduttori della prima serata del Festival della canzone italiana, al fianco di Carlo Conti e Laura Pausini.
L'annuncio era arrivato dal direttore artistico, con un post Instagram: Carlo Conti aveva infatti pubblicato sul social network un fotomontaggio dove appare nei panni della Tigre di Mompracem, insieme al breve messaggio 'Co-co'. Un post che confermava, la presenza dell'attore turco sul palco dell'Ariston.
Nato a Istanbul l'8 novembre 1989 da un avvocato e una professoressa di lettere, Yaman ha un legame profondo con l'Italia fin dalla sua formazione: si è diplomato al Liceo Italiano di Istanbul, un'esperienza che gli ha permesso di padroneggiare la nostra lingua. Nonostante una laurea in Giurisprudenza e un breve inizio di carriera legale, a 24 anni ha scelto di seguire la sua vera passione, la recitazione. La sua carriera decolla nel 2017 con la serie Bitter Sweet - Ingredienti d'amore, ma è con DayDreamer - Le ali del sogno (2018-2019), al fianco di Demet Özdemir, che la sua popolarità esplode a livello globale, trasformandolo in un sex symbol e facendogli guadagnare il titolo di "Uomo dell'anno" da GQ nel 2019.
Il successo lo porta dritto in Italia, dove diventa un volto familiare al grande pubblico. Nel 2021 recita in un celebre spot per la pasta De Cecco diretto da Ferzan Özpetek, al fianco di Claudia Gerini, e appare in un cameo nella sesta stagione di Che Dio ci aiuti. La consacrazione nel nostro Paese arriva tra il 2022 e il 2024, quando è co-protagonista con Francesca Chillemi della serie di successo di Canale 5 Viola come il mare, nel ruolo dell'ispettore Francesco Demir. Il 2025 ha segnato la sua definitiva affermazione con il ruolo da protagonista nella miniserie 'Il Turco' e, soprattutto, nell'ambizioso reboot Rai di 'Sandokan' dove ha raccolto l'eredità di Kabir Bedi interpretando l'iconica Tigre della Malesia.
L'invito all'attore a Sanremo 2026 coincide con i 50 anni dal primo Sandokan, interpretato da Kabir Bedi per la regia di Sergio Sollima, uno degli sceneggiati più famosi della storia della tv italiana, che andò in onda sulla Rai proprio tra il 6 gennaio e l'8 febbraio 1976.
Can Yaman, lo scorso 10 gennaio, è stato arrestato in Turchia dopo un'operazione antidroga contro il consumo di stupefacenti. Secondo la ricostruzione del quotidiano Hürriyet, le forze dell'ordine, agendo su mandato della Procura, hanno condotto raid in 9 diversi locali notturni della città. Durante una di queste perquisizioni, gli agenti avrebbero trovato sostanze stupefacenti addosso a Can Yaman, che si trovava all'interno del club come cliente.
Le fonti del quotidiano precisano un dettaglio fondamentale: l'ufficio del procuratore non aveva emesso un ordine di detenzione specifico per l'attore nell'ambito dell'indagine. Il suo fermo sarebbe scattato in flagranza, proprio a seguito del ritrovamento della droga durante il controllo.
L'Ufficio Investigativo sul Contrabbando, il Traffico di Stupefacenti e i Reati Economici della Procura Capo di Istanbul che ha condotto l'indagine ha rilasciato l'attore dopo poche ore dal fermo.
Successivamente l'attore sui social si era così espresso: "Cara stampa italiana, da sempre la stampa turca è cattiva con me, ma non è una novità! Pero voi no! Per favore non fate anche voi l'errore di fare copia incolla delle notizie che arrivano dal Bosforo. Ma vi pare che vado in giro nei locali con delle sostanze in un periodo dove la polizia fa indagini a tappeto arrestando molte persone famose? Se fosse stato minimamente vero, non sarei stato rilasciato in cosi poco tempo e in grado di tornare in Italia il giorno dopo. Vi voglio bene".
L’ultimo grande amore noto è quello con Sara Bluma, DJ di origini algerine. I due compaiono insieme nel 2025 sul red carpet dell’Italian Global Series Festival, confermando la loro unione. L'ultima volta che i due sono stati visti insieme risale a fine ottobre, durante un soggiorno a Tenerife. Da allora, nessuna immagine di coppia, fino a quando l'artista e dj di origini algerine ha chiuso il profilo social eliminando tutte le foto insieme all'ex compagno.
In una recente intervista rilasciata a Domenica In, l'attore si è mostrato molto riservato e concentrato sul lavoro, evitando qualsiasi domanda riguardo sulla vita privata, che preferisce mantenere lontano dai riflettori.

Il Festival di Sanremo 2026 omaggia Peppe Vessicchio. Nel corso della prima serata, Carlo Conti ricorderà il direttore d'orchestra e arrangiatore scomparso lo scorso 8 novembre all'età di 69 anni all'ospedale San Camillo di Roma, a seguito di una polmonite interstiziale precipitata rapidamente.
Se c'è una voce che resterà nella memoria collettiva degli italiani, è quella che annunciava: "Dirige l'orchestra il maestro Peppe Vessicchio". Bastava quella frase, un applauso, un cenno di bacchetta, e tutto sembrava al suo posto, l'orchestra, il cantante, il pubblico.
Con la sua scomparsa, l'Italia ha perso non solo un musicista, ma anche una presenza gentile e rassicurante, capace di entrare nelle case degli italiani con discrezione e naturalezza. Peppe Vessicchio è stato un vero simbolo popolare della televisione, consacrato in particolare dal Festival di Sanremo. La sua folta e curata barba e lo sguardo gentile lo rendevano immediatamente riconoscibile, segnando indelebilmente il suo iconico profilo sul palcoscenico e sul piccolo schermo.
Giuseppe 'Peppe' Vessicchio era nato a Napoli il 17 marzo 1956. La sua storia comincia tra i vicoli dove la musica è parte del respiro quotidiano. Diplomato in pianoforte, muove i primi passi come arrangiatore per artisti partenopei: Nino Buonocore, Edoardo Bennato, Peppino di Capri, Lina Sastri. Il suo talento per l'arrangiamento, la misura, l'equilibrio lo porta presto oltre il Golfo di Napoli. Negli anni Ottanta inizia una lunga e fruttuosa collaborazione con Gino Paoli: da quell'incontro nascono brani come "Ti lascio una canzone", "Cosa farò da grande" e "Una lunga storia d'amore", che diventeranno classici della canzone d'autore.
Negli stessi anni milita brevemente nel gruppo comico-musicale I Trettré, suonando chitarra e pianoforte. Ma quando il trio decide di virare verso il cabaret, Vessicchio sceglie la strada più difficile: lascia il successo facile e si dedica completamente alla musica. "Non volevo far ridere, volevo far vibrare", raccontava.
Il grande pubblico lo conosce dal 1990, quando appare per la prima volta al Festival di Sanremo. Da allora diventa presenza fissa sul palco dell'Ariston, il volto più riconoscibile tra i direttori d'orchestra. Con il passare degli anni, il suo nome diventa un'istituzione, una garanzia di eleganza e sensibilità musicale. Nel 1994, 1997 e 1998 riceve il premio come miglior arrangiatore, nel 2000 la giuria presieduta da Luciano Pavarotti gli assegna un riconoscimento speciale.
Quattro volte vincitore del Festival come direttore d'orchestra - con "Sentimento" degli Avion Travel (2000), "Per dire di no" di Alexia (2003), "Per tutte le volte" che di Valerio Scanu (2010) e "Chiamami ancora amore" di Roberto Vecchioni (2011) - Vessicchio ha diretto sul palco sanremese anche Mia Martini, Mango, Elio e le Storie Tese, Le Vibrazioni, Gianluca Grignani, Arisa, e molti altri. Negli ultimi anni il suo ritorno all'Ariston era accolto da vere e proprie ovazioni: un fenomeno affettivo, prima ancora che musicale.
Ma Peppe Vessicchio non era solo il "Maestro di Sanremo". È stato autore, compositore, arrangiatore e insegnante, una figura di mediazione tra la musica colta e quella popolare. Dal 2001 al 2012 - e poi ancora dal 2018 al 2022 - è stato docente e direttore d'orchestra nel talent show "Amici" di Maria De Filippi. È lì che, con tono pacato e ironico, ha educato milioni di giovani spettatori alla disciplina e al rispetto della musica. "Ogni persona è come una corda e possiede una capacità di vibrazione - diceva -. Quando incrociamo le nostre vere passioni, iniziamo a suonare davvero". Il suo approccio era sempre umano, mai accademico: per lui l'educazione musicale coincideva con la ricerca dell'equilibrio interiore.
Vessicchio parlava spesso dell'"armonia naturale" come chiave di lettura del mondo. L'armonia, diceva, è "l'ottimale condizione degli elementi di un insieme": non solo in musica, ma nella vita. Credeva che la bellezza fosse una proporzione, una vibrazione giusta, un equilibrio sottile tra il suono e il silenzio. "Il silenzio è il tessuto in cui il suono si intrufola", amava ripetere. Era un'estetica ma anche un'etica: il rispetto dei tempi, dell'ascolto, del lavoro degli altri. "Bisogna trovare la propria velocità", spiegava, "una velocità che sia la tua, non quella del mercato".
Nel 2024 l'Orchestra del Teatro alla Scala ha eseguito una sua composizione da camera, "Tarantina": un riconoscimento simbolico per un artista che, pur provenendo dalla musica leggera, aveva sempre cercato il dialogo con la musica colta. "Sentire la mia musica alla Scala è stato come tornare a casa dopo un lungo viaggio", raccontava con la sua consueta modestia.
Negli ultimi anni Vessicchio aveva coltivato un'altra passione: il vino. Con l'imprenditore Riccardo Iacobone aveva fondato in Abruzzo Musikè Vini, una cantina in cui i vini venivano affinati al suono di frequenze armoniche naturali. Un esperimento di musicoterapia enologica, che univa la scienza all’intuizione. "Dentro un calice di brandy - diceva - c'è il bilanciamento tra l'operato umano e la bontà della natura. È la stessa armonia che cerco in musica". I fondi raccolti dalle vendite servivano a finanziare borse di studio per giovani musicisti dell'Accademia Peparini, con l'obiettivo di portare la musica "nei luoghi degli ultimi, dove nessuno può ascoltarla".
Napoletano d'animo, ma cittadino del mondo, Vessicchio ha diretto orchestre a Mosca, Città del Messico, Milano, Firenze, Parigi. Era socio dell'associazione Trenta Ore per la Vita, per la quale ha curato gala e concerti benefici. Dal 2017 faceva parte della commissione selezionatrice dello Zecchino d’Oro, di cui era anche direttore artistico. Nel 2025 era tornato in televisione come giurato al Festival di Castrocaro e ospite di Lip Sync Battle, dimostrando ancora una volta la sua ironia e la sua voglia di mettersi in gioco.
"Dirigere l’orchestra è una frase che mi insegue - confidava - ma in realtà io non volevo dirigere: volevo scrivere, unire, cercare l'armonia". Forse è questo il segreto del suo successo: la capacità di essere popolare senza essere mai superficiale, di parlare a tutti senza abbassare il tono. Amava citare Vinícius de Moraes: "La vita è l'arte dell'incontro". E tutta la sua esistenza è stata un incontro continuo tra mondi, suoni, persone, idee.
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