
Spettacolo sulle coste dell'isola di Hormuz. In Iran l'acqua del mare si è tinta del colore del sangue, in una tintura a metà tra il rosso e il rosa. Il fenomeno, diventato virale sul web con diversi video che stanno circolando e incantando i social, sarebbe dovuto al terreno rosso dell'isola, ricco di minerali, che sollevato da piogge e vento si riversa in mare.
Negli scorsi giorni infatti forti piogge hanno interessato l'isola di Hormuz, con sabbia e altre particelle di terreno che sono state quindi trasportate in acqua, creando una scia rosso 'sangue' e che ha completamente trasformato il paesaggio.
Il mare 'rosso sangue' di Hormuz si deve alla conformazione geologica della stessa. L'isola è infatti ricca di ossidi di ferro nelle rocce e nel terreno, che contribuisce a dare alle sue spiagge il colore rosso. Quando la pioggia cade, il colore si sfuma e crea vere e proprie cascate 'di sangue' che si riversano in mare.
Hormuz è quello che, in geologia, si definisce un diapiro salino, anche detta cupola salifera, una struttura in cui si depositano rocce sedimentarieantichi depositi di rocce sedimentarie e nel cui nucleo si trova il sale marino, che tende a emergere. E così, in un processo durato milioni di anni, le rocce hanno visto riaffiorare i minerali, in particolare proprio gli ossidi di ferro, che hanno portato al caretteristico coloramento delle sue spiagge.

Con l’avvicinarsi delle festività natalizie, milioni di italiani si preparano a trascorrere periodi più o meno lunghi fuori casa, tra viaggi, visite ai parenti e brevi vacanze. Un momento di pausa che coincide con una maggiore mobilità e con abitazioni spesso lasciate vuote per giorni. La 4ª edizione dell’Osservatorio Censis-Verisure sulla Sicurezza della casa, realizzata in collaborazione con il servizio analisi criminale del ministero dell’Interno, analizza l’andamento dei furti in abitazione in diversi periodi dell’anno e il modo in cui le famiglie italiane affrontano il tema della sicurezza domestica.
Secondo i dati nel 2024 in Italia sono stati denunciati 155.590 furti in abitazione. Nei mesi a ridosso delle festività natalizie i numeri sono risultati più elevati rispetto ad altri momenti dell’anno: a novembre del 2024 si contano 19.931 furti, a dicembre 18.393, a gennaio 2025 14.059. Si tratta di un andamento che gli esperti collegano anche a fattori stagionali, come la maggiore mobilità e le ore di luce ridotte.
Ma come e quando avvengono i furti? Secondo l’Osservatorio, nel 72,6% dei casi l’abitazione era vuota al momento del furto. Anche assenze di breve durata possono quindi incidere, non solo i periodi di vacanza più lunghi. Quando, le abitudini degli inquilini sono note, gli episodi si concentrano durante il giorno e nella prima serata: nel 2024 il 31,7% dei furti è stato commesso tra le 14:00 e le 19:59, mentre il 20% tra le 7:00 e le 13:59. Le ore serali e notturne incidono, invece, meno: solo il 10,5% dei furti avviene tra le 20:00 e le 23:59, il 9,7% tra mezzanotte e le 6:59. Per quanto riguarda le modalità di ingresso, nel 46,4% dei casi i ladri sono entrati da finestre o portefinestre, nel 33,7% dalla porta d’ingresso principale e nel 14,6% da una porta secondaria.
Ma quali sono le misure da adottare per cercare di 'mettere in sicurezza' il proprio appartamento prima della partenza verso le festività natalizie?Ecco alcune buone pratiche che Verisure, leader europeo nella sicurezza monitorata, condivide con Adnkronos/Labitalia, per chi si prepara a lasciare casa durante le festività.
Innanzitutto verificare porte, finestre e impianti. Prima di partire è opportuno controllare con attenzione porte, finestre e portefinestre, concentrandosi in particolare sui punti di accesso che le statistiche indicano come più utilizzati. È consigliabile verificare lo stato dell’impianto elettrico e del gas, scollegando gli elettrodomestici non essenziali. Gestire luci e tapparelle, con timer o sistemi smart per non dare l’impressione di un’abitazione vuota. Prestare attenzione alla condivisione sui social media, rimandando la pubblicazione di foto delle vacanze al momento del rientro.
Coltivare relazioni di buon vicinato. Avvisare i vicini della propria partenza e chiedere loro di ritirare posta, volantini o pacchi contribuisce a evitare segnali evidenti di assenza prolungata. Può essere utile anche chiedere di prestare attenzione a eventuali anomalie, come piccoli fili o residui di colla tra porta e telaio, la cosiddetta tecnica del 'filo di colla', talvolta utilizzata per capire se un ingresso viene aperto.
Quindi controllare la copertura assicurativa. Verificare la copertura della polizza contro furti e danni e lasciare un recapito a una persona di fiducia per eventuali necessità durante l’assenza.
Utilizzare tecnologie di controllo da remoto. Servirsi di sistemi che permettono di monitorare l’abitazione a distanza (telecamere, sensori, app dedicate), così da essere avvisati in tempo reale in caso di anomalie. Sistemi di allarme e centrale operativa. I sistemi di allarme collegati a una centrale operativa attiva 24 ore su 24 offrono un ulteriore livello di protezione: in caso di segnale d’allarme, gli operatori verificano l’evento, contattano il cliente e, se necessario, possono attivare guardie giurate e forze dell’ordine.
Nuove soluzioni per l’ingresso di casa. Anche l’accesso principale può essere reso più sicuro grazie a soluzioni di nuova generazione come Smartlock, una serratura con cilindro antieffrazione certificato, gestibile da remoto tramite app, che consente di aprire e chiudere la porta a distanza e facilitare l’accesso ai soccorsi in caso di emergenza.

E’ stata prosciolta al termine dell’udienza predibattimentale Clizia Incorvaia accusata di trattamento illecito di dati personali per aver pubblicato sui social immagini della figlia minore senza il consenso del padre.
La denuncia era stata presentata proprio dall’ex marito Francesco Sarcina, cantante delle Vibrazioni e dopo gli accertamenti della procura di Roma era arrivata la citazione diretta a giudizio. Oggi in udienza la procura ha sollecitato invece il proscioglimento, richiesta accolta dal giudice che ha emesso la sentenza di non luogo a procedere. "Aspettiamo di leggere le motivazioni fermo restando che il tribunale civile ha emesso un’ordinanza di divieto di pubblicazione delle foto senza il preventivo consenso del padre", spiega all’Adnkronos l’avvocato Maria Paola Marro, legale del cantante.

È giunto in Lombardia da Bologna il 214esimo nuovo treno destinato ai passeggeri del servizio ferroviario lombardo, un Caravaggio aeroportuale a quattro carrozze. È l’ultimo della commessa di 214 convogli acquistati per Trenord da Fnm e Ferrovienord, grazie a un investimento di 1,7 miliardi da parte di Regione Lombardia. Il piano di rinnovo della flotta avviato nel 2020 e concluso nei tempi previsti – il più ampio mai visto in una regione italiana – ha rivoluzionato il servizio sulle linee servite da Trenord, in termini di comfort, performance, tecnologia, sostenibilità.
I 123 Caravaggio realizzati da Hitachi, 61 Donizetti di Alstom, 30 Colleoni di Stadler viaggiano oggi in tutta la Lombardia. Su 14 linee – compresi i due collegamenti aeroportuali fra Malpensa e Milano – l’intera flotta è costituita da treni nuovi. Al piano di rinnovo sarà data continuità con ulteriori investimenti, con l’obiettivo di dotare di una flotta efficiente e giovane il servizio lombardo, che da solo muove poco meno di un terzo dei pendolari ferroviari italiani. Nel 2026 è prevista l’immissione in servizio di 13 convogli ad alta capacità, grazie a un investimento di Fnm di circa 130 milioni di euro.
"Il rinnovamento della flotta promosso e ora completato grazie al piano straordinario finanziato da Regione Lombardia - afferma il presidente di Fnm, Andrea Gibelli - ha un impatto positivo sull’esperienza delle centinaia di migliaia di persone che utilizzano ogni giorno il servizio ferroviario regionale. Il livello di comfort dei nuovi treni cambia l’esperienza di viaggio, rendendo possibile portare avanti le proprie attività personali e quotidiane. Inoltre, dal punto di vista della sosstenibilità ambientale, i nuovi convogli garantiscono un risparmio dei consumi energetici mediamente del 30% e sono realizzati con materiali riciclabili per oltre il 90%, secondo il principio dell’economia circolare".
"Oggi la flotta del servizio ferroviario lombardo ha il volto giovane e confortevole dei nuovi treni - commenta Andrea Severini, amministratore delegato di Trenord -. Questi convogli hanno trasformato l’esperienza di viaggio dei nostri passeggeri e le attività di numerosi colleghi, in particolare di chi lavora a bordo e negli impianti di manutenzione. Gestire un piano di rinnovo di tale portata garantendo, nel contempo, il normale servizio è stata una grande sfida per cui ringrazio tutte le persone di Trenord. La nostra prossima sfida è far fruttare al massimo questo asset di grande valore che ci viene affidato, per migliorare continuamente la qualità del servizio offerto ai clienti".
Aggiunge il presidente di Ferrovienord Pier Antonio Rossetti: "Voglio sottolineare il grande impegno e la professionalità delle strutture tecniche di Ferrovienord che hanno garantito la corretta ed efficiente gestione delle forniture, rispettando in pieno le tempistiche previste per la consegna dei nuovi convogli. Si è trattato di un lavoro imponente di verifica puntuale della conformità di ogni treno consegnato secondo quanto previsto dalla commessa, controllando la qualità del prodotto e intervenendo per far sistemare preventivamente i difetti riscontrati, in modo da offrire ai viaggiatori la miglior esperienza di viaggio possibile".

Dopo due anni di crescita il motore dei beni durevoli si ferma: a fine 2025 il comparto segnerà consumi in calo del 2,3% in volume e del 2,4% in valore, per una spesa complessiva che da 79 miliardi scivola a 77,1 miliardi. È la fotografia scattata dal 32° Osservatorio Findomestic, realizzato insieme a Prometeia, per un mercato che resta comunque su livelli più alti rispetto al pre-Covid, non per un aumento dei volumi acquistati ma esclusivamente per l’incremento dei prezzi che in 6 anni sfiora il 20%.
A determinare il segno meno è soprattutto la mobilità, il segmento che da solo vale il 57% della spesa delle famiglie in beni durevoli. Qui la frenata è evidente, con le auto nuove in calo del 9% a valore. La casa – mobili e tecnologia – resta invece impantanata in una stagnazione che dura dal 2023, dopo gli exploit del triennio post-pandemico. Sul fronte territoriale, le tre locomotive storiche – Lombardia, Lazio e Veneto – perdono tra il 2,6 e il 2,8%. Resiste meglio l’Emilia-Romagna (-1,8%), che quasi aggancia il podio nella graduatoria per volumi di spesa.
Claudio Bardazzi, responsabile dell’Osservatorio Findomestic, mette ordine tra numeri, prezzi e percezioni: "Quest’anno i beni durevoli soffrono più degli altri comparti. Mentre servizi, alimentari e altri beni crescono – secondo i dati Istat – il nostro perimetro torna negativo dopo due anni di espansione, quella del 2023, trainata più dall’inflazione che dai volumi reali. Chiuderemo il 2025 con un -2,4% a valore, che si traduce in una reale riduzione della spesa delle famiglie".
E Bardazzi prosegue: "Siamo ancora su livelli di spesa superiori dell’11,4% al 2019, ma questo non significa che si compri di più. Il vero motore è stato l’aumento dei prezzi, vicino al +20%. Al netto dell’inflazione, cioè guardando ai volumi, i consumi di durevoli sono in realtà il 6,8% sotto i livelli pre-pandemia".
In questo quadro di frenata il credito al consumo va in controtendenza, uno strumento che le famiglie stanno usando per reagire all’incertezza. Lo ribadisce Marco Tarantola, amministratore delegato e direttore generale di Findomestic Banca: "A fronte di consumi in calo nel mondo dei durevoli, il mercato del credito continua a crescere. Nei primi dieci mesi dell’anno le erogazioni segnano un +7%, con la rischiosità che rimane su livelli molto contenuti (1.7% il tasso di default a fine settembre 20251), pur mostrando un lieve incremento nel corso dell'anno. È la conferma che il credito al consumo svolge un ruolo sociale ed economico essenziale: aiuta le famiglie a non rinunciare ai propri progetti in un contesto che resta complesso".
Il dato che più colpisce arriva dalle indagini condotte dall’istituto: "Oltre quattro italiani su dieci – ricorda Tarantola – hanno utilizzato una forma di credito almeno una volta negli ultimi tre anni. E più del 60% di chi lo ha fatto dichiara che, senza questa possibilità, avrebbe dovuto rinviare o rinunciare del tutto all’acquisto. Dati che confermano come il credito oggi sia una leva di fiducia, non solo un prodotto finanziario".
Se l’Italia rallenta, ogni territorio lo fa con il suo stile. Ci sono regioni che assorbono meglio la scossa. In Trentino-Alto Adige, dove i redditi restano elevati e il clima economico è meno nervoso, il calo è solo -0,7%, il migliore d’Italia. Più sorprendente la tenuta della Sicilia e della Liguria, entrambe ferme a -1,3%: due territori lontani geograficamente ma accomunati da una domanda interna che resiste. All’opposto, in Basilicata il mercato dei durevoli cede il 4%: una flessione che non è solo statistica ma strutturale, fatta di consumi fragili e poca spinta demografica.
Il rallentamento è stato consistente anche in Piemonte (-3,5%), Molise (-3,3%), Abruzzo e Lazio (entrambe -2,8%). Sul piano dei valori assoluti, la Lombardia continua a giocare un altro campionato: 15,4 miliardi, più del doppio del Lazio, che segue a 7,5. È la locomotiva che tira il Paese, anche quando il convoglio frena. Nel 2025 il mercato italiano della mobilità vive una doppia velocità: l’usato tiene la linea, il nuovo rallenta, le due ruote correggono la corsa dopo anni di sprint.
Quello delle auto usate dal 2017 è il primo mercato per valore assoluto e continua a dimostrarlo. L’effetto inflazione è evidente: si spende il 25% in più rispetto al 2019 per acquistare appena il 3% di vetture in più. Nel 2025, dopo due anni di crescita, il settore rallenta e il suo giro d’affari chiuderà con un -0,2%, sostanzialmente in stallo, con l’incremento dei passaggi di proprietà (+2,1%) annullato dal calo dei prezzi (-2,1%). Ma i valori restano solidi: 24,4 miliardi di euro, quasi 8 miliardi in più dell’auto nuova, complice una domanda, negli ultimi anni, sempre più orientata al risparmio. Prezzi in calo e mix di vendita più ‘popolare’ confermano che il consumatore è cauto ma attivo.
Sulle auto nuove la frenata è netta: -9% a valore, con la spesa delle famiglie che scende a 16,5 miliardi. Le immatricolazioni calano (-9,9%), i prezzi restano stabili (+0,8%) dopo anni di forte crescita e il mix si sposta su fasce e tecnologie più costose. Le city car, un tempo spina dorsale del mercato, passano dal 17% del 2019 al 12%. La domanda dei privati resta lontana dai livelli pre-pandemia: -25% le immatricolazioni rispetto al 2019, -10% la spesa. Non bastano incentivi a singhiozzo per stimolare le famiglie, alle prese con un potere d’acquisto ridotto rispetto a qualche anno fa e con un contesto di persistente incertezza.
Per le moto dopo quattro anni di crescita, arriva uno stop: -7,7% a volume nel 2025, -7,0% a valore. Ma il confronto con il 2019 resta impressionante: +36% a volume, +55% a valore, per un mercato che vale 2,75 miliardi e che ha beneficiato in questi anni di una domanda, che in un contesto di inflazione e calo del potere d’acquisto, ha visto nei mezzi a due ruote un’alternativa low cost alla seconda o terza auto in famiglia. La flessione del 2025 sottende dinamiche differenziate tra ciclomotori, in forte calo (oltre -30% a volume), e targato, in miglior tenuta (-6% circa a volume) e su livelli storicamente elevati. Gli scooter targati salgono dell’8,8%, confermandosi protagonisti della mobilità urbana.
Dai mobili agli elettrodomestici, dall’elettronica alla telefonia e all’IT, il comparto casa nel 2025 mostra un quadro di stabilità e adattamento. Crescono prodotti informatici, piccoli elettrodomestici e device smart, l’online consolida il ruolo chiave, mentre famiglie e consumatori privilegiano comfort, qualità, benessere e soluzioni premium, tra innovazione e attenzione al prezzo.
Dopo il biennio d’oro 2021-2022, la domanda di mobili si è normalizzata, ma il settore resta ben sopra i livelli pre-Covid: +10% rispetto al 2019. L’anno si chiuderà intorno ai 16,5 miliardi di euro (-0,6%), segnalando una fase di assestamento più che un vero rallentamento. I volumi restano in calo (-1,7%), ma i prezzi continuano a sostenere il mercato (+1,1%), pur con una dinamica più morbida rispetto agli anni dei rincari. La cautela delle famiglie pesa ancora: incentivi e bonus ristrutturazioni aiutano, ma non bastano a riaccendere quella spinta eccezionale generata dal post-pandemia e dal Superbonus.
A frenare è soprattutto la domanda legata alle ristrutturazioni, oggi fisiologicamente in discesa. A fare da contraltare è invece il primo acquisto, alimentato da un mercato immobiliare tornato vivace: nei primi sei mesi dell’anno le compravendite residenziali sono cresciute del 9,5%, spinte da tassi più leggeri e un credito più accessibile. Sul fronte dei canali di vendita, l’online continua la sua avanzata arrivando a valere il 20% del retail. Un risultato che certifica la maturità digitale dell’arredo italiano, sempre più capace di coniugare design, prezzo e omnicanalità.
La telefonia resta il baricentro della tecnologia consumer: nel 2025 il comparto mantiene la rotta sui 6,3 miliardi (-0,4%), segno di una domanda matura che però evolve rapidamente. Gli smartphone – l’85% del giro d’affari – rallentano nei volumi ma tengono in valore (-1,1%) grazie al continuo spostamento verso i prodotti di maggiore qualità. A fare da contrappunto alla flessione degli smartphone, continuano a crescere cuffie (+1,5%) e i dispositivi tecnologici indossabili (+1,2%), trainati da funzioni smart sempre più orientate al benessere e alla performance personale. L’online consolida il sorpasso sulle vendite in negozio, arrivando al 20,5% del fatturato. In un mercato ormai saturo, è qui – tra servizi premium, ecosistemi integrati e nuovi modelli di fruizione – che si gioca la partita futura.
Il mercato degli elettrodomestici chiuderà il 2025 con un valore complessivo di 6,5 miliardi di euro: 4,2 miliardi per i grandi apparecchi e 2,3 miliardi per i piccoli. I grandi elettrodomestici si confermano su un plateau elevato (-0,3%), dopo tre anni di crescita solida, sostenuti dai bisogni di sostituzione e dall’efficientamento energetico spinto anche dal bonus rottamazione. I volumi tengono, i prezzi si raffreddano, e il comparto del lavaggio è quello che corre meglio: asciugatrici (+4,4%) e lavastoviglie (+1,7%) guidano la fascia alta della domanda, segnale di un’Italia che aggiorna la dotazione domestica puntando a comfort e risparmio.
Freddo e cottura restano più deboli, con prezzi in discesa che comprimono il valore complessivo. Tutt’altra storia per i piccoli elettrodomestici, ancora una volta i migliori performer tra i durevoli per la casa: +8,4% a volume e +5,2% a valore. Il mercato intercetta tendenze chiare: multifunzionalità, cura del sé e desiderio di semplificazione. Crescono con decisione i dispositivi per la cura della casa, trainati dagli aspirapolvere (+15,4%) di nuova generazione e dai mini-aspiratori. Nella cura della persona brillano i prodotti per l’igiene dentale (+9,6%), i dispositivi per la rasatura e gli apparecchi per asciugare e acconciare i capelli.
Nella preparazione del cibo, le friggitrici ad aria continuano la loro scalata (+16% in valore, +23% in volume), mentre i robot da cucina vivono una fase di forte normalizzazione dovuta alla pressione promozionale. Tra gli altri prodotti, prosegue lo sviluppo delle vendite di bilance (+9.1% in valore). L’online si consolida come canale chiave: rappresenta ormai il 38% del fatturato dei piccoli elettrodomestici, con crescite a doppia cifra.
Claudio Bardazzi, responsabile Osservatorio Findomestic, sintetizza così il trend: "Dalle friggitrici ad aria ai wearable, dai prodotti per l’igiene orale agli apparecchi per la cura del corpo, emerge una ricerca crescente di benessere personale. Il consumatore investe in ciò che gli permette di vivere meglio: monitorare, prevenire, semplificare. Anche a casa".
E dopo un triennio di segni meno, il mercato IT italiano torna a crescere, segnando un +1,7% e sfiorando i 2,2 miliardi di fatturato. A guidare la ripresa sono pc portatili (+3,5%), tablet (+4,7%) e dispositivi per il gioco (+5,3%). Il canale online si conferma protagonista, con un contributo al fatturato vicino al 32%, compensando il lieve calo delle vendite nei negozi fisici. Dopo il rimbalzo dai picchi del 2020-’21, il mercato IT si posiziona tra i segmenti più performanti della tecnologia consumer, con volumi in crescita e una dinamica di prezzo favorevole che lascia intravedere ulteriori trend positivi per la chiusura dell’anno.
Il 2025 si chiuderà a 1,6 miliardi (-1,9%), il mercato dell’elettronica di consumo continua a scontare l’onda lunga del passaggio al digitale terrestre: il segmento video, ancora in flessione, resta il grande freno di un comparto che però mostra segnali di stabilizzazione dopo il crollo del triennio 2022-24. La TV – che vale oltre l’80% del mercato – resta negativa (-2,9%), anche se da metà anno i volumi tornano a respirare. I decoder continuano invece la loro caduta libera, ormai sotto l’1% del giro d’affari. Tra i pochi fari accesi, spiccano i droni (+16%), le cuffie (+6,6%), trainate da wireless e funzioni premium, e gli altoparlanti (+7,6%), alimentati dalla voglia di home theatre. Un mercato che stringe i denti ma che – tra innovazione, qualità del suono e nuove esperienze d’ascolto – lascia intravedere la voglia dei consumatori di tornare a investire, quando il rimbalzo dal boom post-switch-off sarà finalmente alle spalle.

Panettoni, cioccolatini, biscotti e snack confezionati vengono prodotti in grandi quantità durante il periodo festivo per rispondere a una domanda concentrata in poche settimane, ma una parte consistente di questi prodotti resta invenduta. Dietro l’apparente successo delle vendite natalizie si nasconde infatti un tema strutturale: l’invenduto alimentare rappresenta un costo concreto per la filiera, con ricadute economiche e ambientali che coinvolgono produttori, distributori e retailer. Il fenomeno assume dimensioni globali: secondo uno studio di Ecr Retail Loss, organismo internazionale di ricerca nel settore della distribuzione e del retail, ogni anno oltre un miliardo di tonnellate di cibo viene sprecato, generando costi stimati superiori ai 90 miliardi di euro lungo la catena del valore.
Un impatto che incide direttamente sulla redditività: se i retailer riuscissero anche solo a dimezzare questi costi nascosti nei propri conti economici, la maggior parte potrebbe incrementare i profitti di oltre il 20%. Nel settore dolciario, la concentrazione produttiva di dicembre amplifica ulteriormente la pressione: prodotti perfettamente idonei al consumo rimangono invenduti, generando costi aggiuntivi per sconti, redistribuzione, smaltimento e logistica, che possono arrivare fino all’1,8% del fatturato. A questo si aggiungono immobilizzazioni di capitale e inefficienze operative che pesano sulla redditività complessiva, oltre all’impatto ambientale legato al consumo di risorse, alle emissioni e alla gestione dei rifiuti.
In questo scenario, appare chiaro come la gestione delle eccedenze non sia un tema marginale, ma una leva strategica per la competitività delle aziende della filiera alimentare. Sempre più operatori stanno adottando modelli industriali strutturati per affrontare il problema in modo continuativo e non emergenziale. Tra queste realtà si inserisce Regardia, player di riferimento in Italia nella circular economy, che opera nel recupero degli ex-prodotti alimentari trasformandoli in risorse utili attraverso processi industriali dedicati. Grazie a questo modello, più di 165.000 tonnellate all’anno di surplus alimentare e concentrato solubile di frumento vengono mediamente preservate nella filiera dei mangimi, evitando lo spreco di risorse ancora valorizzabili. Le eccedenze, anziché essere destinate allo smaltimento, vengono così selezionate, trattate e reintrodotte nel ciclo produttivo come materie prime per la mangimistica e come matrici per bioenergie, riducendo il ricorso a risorse vergini e alleggerendo i costi logistici e ambientali dell’invenduto. L’approccio consente alle aziende di ridurre le perdite economiche legate allo stock fermo, limitare i costi di gestione e trasformare un problema operativo in una risorsa gestibile e misurabile.
“Oggi - spiega Paolo Fabbricatore, Group ceo di Regardia - il vero tema non è più se gestire l’invenduto, ma come farlo in modo strategico. Ogni prodotto fermo in magazzino rappresenta un costo finanziario, un rischio operativo e una perdita di valore. Approcci strutturati permettono di ribaltare questa logica: trasformare l’eccedenza in opportunità concreta genera benefici economici e ambientali lungo tutta la filiera. Ridurre gli sprechi significa intervenire direttamente sui margini, sull’efficienza operativa e sulla solidità del business”. La portata del tema diventa ancora più evidente se si confronta l’incidenza dell’invenduto con le dimensioni complessive del mercato dolciario globale. Secondo il report Confectionery Worldwide 2025 di Statista, il comparto genera 531 miliardi di euro di fatturato annuo, con i prodotti da forno e pasticceria come principale categoria, seguiti da cioccolato, dolciumi e gelati. L’Europa occidentale rappresenta circa un terzo del mercato mondiale, davanti al Nord America (22%) e all’Asia-Pacifico (14%). In un settore di questa scala, anche piccole percentuali di eccedenze hanno un impatto economico significativo, moltiplicandosi lungo tutta la filiera.
Il divario tra il valore complessivo del mercato e i costi nascosti legati all’invenduto rende evidente come la gestione delle eccedenze non sia una questione marginale, ma un elemento strutturale dell’equilibrio del settore. In questo scenario, adottare modelli efficienti e sostenibili significa non solo ridurre gli sprechi, ma rafforzare la competitività e la resilienza dell’intera filiera. In risposta a questa sfida, le aziende stanno adottando strategie strutturate per recuperare valore dall’invenduto, trasformando eccedenze che altrimenti rappresenterebbero un costo in opportunità concrete per la filiera. La gestione intelligente dell’invenduto non riguarda più solo la riduzione dello spreco, ma si sta evolvendo in approcci integrati che combinano efficienza operativa, sostenibilità e innovazione. Tra i principali trend emergenti si possono individuare i seguenti aspetti. Mangimistica animale: i prodotti dolciari invenduti vengono selezionati e trasformati in ingredienti sicuri e nutrienti per mangimi, contribuendo a ridurre i costi delle materie prime e l’impatto ambientale della filiera.
Donazioni a enti benefici: le eccedenze alimentari vengono ridistribuite a organizzazioni caritative, offrendo un vantaggio sociale e riducendo sprechi e costi di smaltimento. Reimmissione sul mercato: alcune aziende utilizzano canali alternativi come outlet o promozioni dedicate, trasformando i prodotti invenduti in vendite aggiuntive senza intaccare il prezzo pieno. Trasformazione in nuovi prodotti o ingredienti secondari: l’invenduto può essere convertito in nuove linee di prodotti o materie prime per altre produzioni, valorizzando risorse altrimenti perse. Conversione in compost o bioenergie: gli scarti non utilizzabili a fini alimentari e non declassabili ad uso zootecnico possono essere destinati a produzione di compost o energia rinnovabile, chiudendo il cerchio della circolarità e riducendo l’impatto ambientale complessivo.

"È stata sopravvalutata". Così Edoardo Vianello, ospite a La volta buona, si è espresso su Ornella Vanoni, scomparsa lo scorso 21 novembre. Il cantautore ha espresso senza filtri il suo giudizio sulla collega: "A me non piaceva il suo timbro di voce, mi dava fastidio. Sul palco era straordinario, affascinante. Era bella mentre cantava, finito di cantare si imbruttiva, era scostante".
Vianello ha raccontato di averla conosciuta personalmente: "Non era una persona sincera, una grande interprete ma non era vera. Come persona era simpatica, ma quando la sentivo cantare mi dava fastidio. Interpretava, faceva l'attrice". E quando gli ospiti presenti in studio hanno espresso opinioni differenti, il cantautore ha ribadito: "Non l'ho mai apprezzata, a me dava questa brutta impressione".

Vodafone down oggi, mercoledì 17 dicembre 2025, con problemi indicati dagli utenti per la popolare compagnia telefonica. Il sito Downdetector, che raccoglie le segnalazioni su disservizi legati alla rete, evidenzia infatti un'impennata di 'alert' relativi al funzionamento soprattutto della connessione internet, senza distinzioni tra rete mobile e fissa, quindi wi-fi. Inoltre utenti segnalano difficoltà a ricevere segnale per far partire chiamate e SMS.
Per gli utenti, quindi, non sembra esserci alcun segnale disponibile per usufruire dei servizi di telefonia. I problemi non riguardano soltanto le grandi città italiane, ma anche la provincia per problemi diffusi in tutto il Paese. A Roma, Milano e Torino si aggiungono quindi anche le province, dal nord al sud Italia.
La compagnia telefonica ha chiarito tutto in una nota: “Vodafone conferma che è in corso un disservizio temporaneo causato da due guasti alla rete Fibercop nelle zone di Rimini e Forlì con disagi per i clienti di rete fissa e mobile. I tecnici sono al lavoro per ripristinare i servizi nel minor tempo possibile. Ci scusiamo con i clienti coinvolti e provvederemo ad aggiornare tempestivamente sull'avanzamento dei lavori”.

Vodafone down oggi, mercoledì 17 dicembre 2025, con problemi indicati dagli utenti per la popolare compagnia telefonica. Il sito Downdetector, che raccoglie le segnalazioni su disservizi legati alla rete, evidenzia infatti un'impennata di 'alert' relativi al funzionamento soprattutto della connessione internet, senza distinzioni tra rete mobile e fissa, quindi wi-fi. Inoltre utenti segnalano difficoltà a ricevere segnale per far partire chiamate e SMS.
Per gli utenti, quindi, non sembra esserci alcun segnale disponibile per usufruire dei servizi di telefonia. I problemi non riguardano soltanto le grandi città italiane, ma anche la provincia per problemi diffusi in tutto il Paese. A Roma, Milano e Torino si aggiungono quindi anche le province, dal nord al sud Italia.

Lutto per il sottosegretario al Lavoro e senatore della Lega Claudio Durigon. Si è infatti spenta a Latina la madre Franca Bellamio, 89 anni. In queste ore sono molti i messaggi di vicinanza giunti al senatore dal mondo politico e istituzionale. I funerali si svolgeranno domattina alle 11.30 sempre a Latina, presso la Parrocchia San Francesco d’Assisi.
E' stato approvato il nuovo club Olimpico "Los Angeles 2028"... "Sono e siamo innocenti di quanto siamo accusati da moltissimi anni. Non abbiamo nulla a che vedere con la morte di Serena Mollicone: non l’abbiamo uccisa, non l’abbiamo picchiata, non l’abbiamo immobilizzata e confezionata col nastro adesivo e col fil di ferro, non l’abbiamo trasportata a Fontecupa". Così l'ex comandante della caserma dei carabinieri di Arce, Franco Mottola, imputato per concorso in omicidio insieme al figlio Marco e alla moglie Annamaria, che oggi, mercoledì 17 dicembre, ha rilasciato dichiarazioni spontanee davanti alla terza sezione della Corte d'Assise d'Appello di Roma, durante il processo di Appello bis sull'omicidio di Serena Mollicone, la 18enne uccisa nel 2001.
"Mai effettuato nessun depistaggio"
"Nego di aver effettuato alcun depistaggio come mi si accusa", ha affermato Mottola. "Ho prelevato Guglielmo Mollicone - ha ricostruito l'ex carabiniere - per portarlo in caserma a firmare alcuni verbali su ordine preciso del capitano Trombetti e, anche se mi è dispiaciuto, ho dovuto farlo perché era un ordine. E solo i soggetti disinformati o i soggetti provocatori possono pensare che un maresciallo dei carabinieri possa discutere l’ordine di un capitano dei carabinieri. Non so e non sappiamo nulla di chi, quando, come e perché abbia messo l’hashish nel cassetto di Serena, nemmeno la storia del telefonino". Sulla notte tra il 1 e il 2 giugno Franco Mottola ha aggiunto: "Sono andato a casa di Guglielmo Mollicone verso le due su sua precisa richiesta fattami in caserma".
"Mai sbattuto Serena contro la porta, la ruppi io"
"A causa della propaganda accusatoria l'opinione pubblica è colpevolista" ma "ci penseranno i miei consulenti a dimostrare che la porta non è l'arma lesiva e che Serena non e' stata sbattuta contro quella porta". Così l'ex comandante della caserma dei carabinieri di Arce, Franco Mottola, che oggi in aula, durante il processo di Appello bis sull'omicidio di Serena Mollicone, ha rilasciato dichiarazioni spontanee. A proposito della porta Mottola conferma di averla rotta personalmente "con un pugno dato di piatto, col dorso della mano" dopo essersi arrabbiato con il figlio Marco che gli aveva comunicato di non voler continuare le scuole". "Poi - aggiunge - quando mi calmai, per non litigare con mia moglie, presi la porta, la sollevai dai cardini e la portai al piano inferiore, per sostituirla e cambiarla con quella del bagno, dove poi venne trovata". "Un giorno parlando con Suprano gli dissi che l’aveva rotta mio figlio, non vedo perché dovevo dire a un sottoposto che il suo comandante aveva perso il controllo a causa del figlio", sottolinea.
Le accuse contro il testimone Tuzi morto suicida
Quindi Mottola ha puntato il dito contro il brigadiere Santino Tuzi che dichiarò di aver visto Serena Mollicone entrare in caserma la sera del 1 giugno del 2001 e che poi fu trovato morto suicida.
L'ex maresciallo attribuisce il suicidio di Tuzi a una presunta relazione extraconiugale del brigadiere. "Tuzi si è suicidato perché aveva capito di avere perso il senso dell’onore, perché aveva perso la stima in se stesso, per la delusione del rifiuto della sua ex amante Annarita Torriero a tornare assieme, per il pentimento e per la vergogna di avere messo in mezzo mio figlio innocente e per i suoi segreti personali sul proprio comportamento non collegato a noi, ma alle sue azioni extrafamiliari e ad altri eventi a me sconosciuti".
"Fango contro di noi, chiediamo di essere assolti"
"Siamo addolorati e feriti per la campagna di colpevolezza che da quasi vent'anni si è scatenata contro di noi, un veleno che si è sparso nella mente e nel convincimento dell’opinione pubblica, però, di contra, abbiamo la speranza e la certezza dell’obiettività e della serenità di chi ci giudica per la terza volta".
"Chiediamo di essere giudicati e assolti e che siano spiegati e risolti tutti i perché dell'assoluzione" affinché ci sia tolto tutto questo fango che finora "ci è stato scagliato addosso" e che siano effettuate "indagini serie per individuare il vero assassino della povera Serena Mollicone". Alla famiglia e ai parenti della povera ragazza esprimiamo la nostra solidarietà per il dolore, anche perché siamo genitori e ben capiamo le loro sofferenze - conclude Franco Mottola - Della sua morte non sappiamo nulla".

"Stavo per finire in coma". Anna Moroni ospite oggi a La volta buona ha raccontato di aver subito un intervento chirurgico alla testa in seguito a una caduta, che inizialmente non sembrava preoccupante.
La cuoca, nel salotto di Caterina Balivo, ha spiegato la disavventura: "Ero andata a un supermercato vicino casa, mentre passavo dall'ingresso però si sono chiuse le porte e sono caduta. Mi ero fatta un piccolo bozzetto alla testa, allora avevo chiamato il medico ma lui mi aveva rassicurata". Tuttavia, dopo qualche giorno le condizioni sono peggiorate e Moroni ha iniziato ad avere continui giramenti di testa, tanto da spingere il medico di base a prescriverle una risonanza magnetica. "Sono andata a farla la mattina dopo e alle 18 mi hanno operata, avevo un ematoma. Stavo per finire in coma".
L'intervento e il post-operatorio sono andati bene: "Sono stata in terapia intensiva per una notte, dopo due giorni sono tornata a casa e ho cominciato subito a cucinare", ha detto con ironia rassicurando i telespettatori sulle sue condizioni di salute.

Gli strappi a tavola, tra Natale e Capodanno, sono inevitabili. Per ridurre l'impatto delle abbuffate, ci sono poche regole da seguire nei giorni successivi. A fornire i consigli è il professor Giorgio Calabrese, medico nutrizionista specializzato in Scienza dell'alimentazione e presidente del Comitato nazionale per la sicurezza alimentare del ministero della Salute. "Se stiamo bene e in forma, e godiamo di buona salute, ogni tanto una piccola trasgressione possiamo concedercela. Vale anche in occasione delle festività natalizie. Ma sia chiaro, lo 'strappo' è ammesso solo per la cena della Vigilia, per il pranzo di Natale e per il veglione di Capodanno: quindi 24, 25 e 31 dicembre", dice all'Adnkronos Salute.
"Per tutti gli altri giorni, invece, dobbiamo seguire alcune semplici regole. Obiettivo: non ingrassare, ma limitarci a prendere non oltre mezzo chilo", aggiunge Calabrese.
"Se durante la Vigilia e il pranzo del 25 abbiamo trasgredito a tavola tra primi, secondi, dolci, vino e spumante - spiega Calabrese - la sera di Natale basteranno una insalatona e un frutto. Il 26, giorno di Santo Stefano, è sì una ricorrenza importante per noi cristiani, ma non una festa godereccia".
"Quindi dobbiamo mangiare regolarmente, come un giorno qualsiasi: a pranzo 60-70 grammi di pasta con legumi o verdure, una porzione di verdure crude, bollite o alla griglia e un frutto. La sera pesce al sale, in alternativa carne bianca o del formaggio, una porzione di verdure, 50 grammi di pane integrale e un frutto. In questo modo arriviamo al cenone di Capodanno, che di fatto è come il Natale per cui la trasgressione è concessa".
Ma dopo il veglione di Santo Stefano "sicuramente ci si alza più tardi, allora bisogna unire la prima colazione con il pranzo: spazio alla carne bianca o in alternativa alla bresaola o a del prosciutto - raccomanda Calabrese - con della verdura e 50 grammi di pane integrale e un frutto. La sera, invece, prediligere un minestrone con della pasta o del riso, verdure e un frutto".
E il panettone o il pandoro, protagonisti di tutti i banchetti? "E' concessa una sola fetta al giorno - avverte Calabrese - o al mattino a colazione, in alternativa ai biscotti o fette biscottate, o come snack alle 17 per la merenda". Seguendo alla lettera i consigli del nutrizionista, "non si prenderanno i soliti 2-3 chili post-festività, ma al massimo 500 grammi".
Secondo lo specialista, tra le tendenze del Natale 2025 "gli italiani prediligono la dieta mediterranea. La cucina nostrana, che l'Unesco ha appena riconosciuto in questi giorni 'patrimonio culturale immateriale dell'umanità', fa bene alla salute e alle nostre tasche. Negli anni abbiamo visto che puntare sulla cucina brasiliana, piuttosto che su quella afghana o messicana, alla fine costa di più".
Forme di Craft, dal 20 dicembre un laboratorio aperto a Sa
Manifattura... 
"Possiamo considerare un elemento molto positivo il dato che è uscito ieri dall'Istat di ottobre, che conta un aumento del 3,4 per cento", a proposito dell'export l'export italiano. "Questo significa che se dovessimo continuare con questo trend - non si tratta di una stima ma di una proiezione - a fine anno potremmo raggiungere i 644 miliardi di euro di fatturato dell'export". Così il presidente dell'agenzia Ice, Matteo Zoppas, a margine della Conferenza nazionale dell'Export e dell'internazionalizzazione delle imprese a Fiera Milano a Rho.
Reperti, documenti storici, video e foto d'epoca per raccontare
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Cambielli dà un significato nuovo al Natale con un'iniziativa di solidarietà a sostegno della ricerca scientifica. L'azienda ha scelto di devolvere 100.000 euro a Fondazione Humanitas per la Ricerca e di avviare, in parallelo, una campagna interna rivolta ai propri 3.200 collaboratori: chi vorrà potrà infatti effettuare una donazione personale e l’azienda raddoppierà ogni contributo, amplificando ulteriormente l’impatto della raccolta.
Con oltre 250 punti vendita e un fatturato di 1,2 miliardi di euro, Cambielli è una delle realtà più consolidate e storiche in Italia nei settori idraulica, impiantistica e arredo bagno. La scelta di sostenere la ricerca nasce dalla volontà di valorizzare il ruolo sociale dell’impresa e di condividere con tutta la comunità aziendale un progetto capace di generare beneficio per molte persone.
"Abbiamo voluto che questo Natale rappresentasse un gesto concreto di vicinanza a chi ha più bisogno -dichiara il presidente Franco Cambielli-. Sostenere la ricerca scientifica significa investire nel futuro di tutti, e farlo insieme ai nostri collaboratori dà un valore ancora più grande a questa iniziativa. Ogni contributo, anche piccolo, può tradursi in un passo avanti per la salute e il benessere delle persone".
"Desidero esprimere la nostra più sincera gratitudine a Cambielli e al suo management per il prezioso supporto offerto a Fondazione Humanitas per la Ricerca. La loro scelta di credere nella ricerca scientifica rappresenta un esempio virtuoso di come la collaborazione tra il mondo aziendale e quello della ricerca possa generare un impatto concreto sulla vita delle persone oggi e nel futuro. Partnership come questa dimostrano quanto sia importante unire competenze e risorse per favorire l’innovazione e sostenere il progresso scientifico. Auspichiamo che sempre più realtà decidano di seguire questo modello di impegno condiviso", conclude Lucie Parizkova, vicepresidente di Fondazione Humanitas per la Ricerca.
Il contributo sosterrà i tanti progetti di Fondazione Humanitas per la Ricerca, che supporta ogni giorno il lavoro di oltre 600 ricercatori in 40 laboratori all’avanguardia, all’interno di un ecosistema unico che integra clinica, education e Ricerca. Le attività riguardano aree chiave come oncologia, cardiovascolare, neurologia, gastroenterologia e immunologia, con l’obiettivo di sviluppare soluzioni diagnostiche e terapeutiche innovative per i pazienti.

“Oggi solo il 4% delle imprese italiane genera circa il 75% dell’export ed è composto prevalentemente da grandi aziende, mentre il cuore del nostro sistema produttivo è fatto di piccole e medie imprese. Per queste realtà, le fiere sono il primo passaporto per l'estero, rappresentano il più immediato strumento di accesso ai mercati internazionali". Lo ha detto oggi il presidente di Fondazione Fiera MIlano, Giovanni Bozzetti, durante il suo intervento alla Conferenza Nazionale dell’export e dell’internazionalizzazione delle imprese, in corso a Milano.
Le fiere "non sono semplicemente eventi o luoghi di transazioni economiche, ma vere e proprie infrastrutture strategiche al servizio del Paese: strumenti di relazione, fiducia e visione, e una forma concreta di diplomazia economica in cui il Made in Italy dialoga con il mondo - ha sottolineato Bozzetti -. Un ruolo confermato anche dai numeri: le aziende che partecipano alle nostre manifestazioni generano complessivamente 47 miliardi di euro di fatturato, di cui 17 miliardi sui mercati esteri".
L’internazionalizzazione rappresenta "una condizione necessaria per la competitività dell’Italia". Il presidente di Fondazione Fiera Milano ha ribadito come il sistema fieristico italiano "è oggi il quarto al mondo, con un valore di circa 1,4 miliardi di euro", ma per esprimere il suo potenziale "deve rafforzare la capacità di lavorare in modo unitario, superando frammentazioni e campanilismi".
Proprio per questo "la sfida che affronta il sistema fieristico è la stessa che riguarda il nostro tessuto produttivo: fare sistema, perché essere piccoli è spesso un valore, ma restare isolati è un limite. Nei mercati globali si cresce mettendo a fattor comune competenze, relazioni e infrastrutture. In questa direzione, come Fondazione Fiera Milano abbiamo avviato l’Alleanza per il Made in Italy, un tavolo di ascolto e coordinamento con associazioni e operatori per mettere a sistema le esigenze del settore e favorirne la crescita, con ricadute positive su economia, occupazione e territori” ha concluso.



