
Il tribunale di Palermo ha stabilito che l'Ong SeaWatch dovrà essere risarcita di 76mila euro per il blocco ingiustamente subito dalla Sea-Watch 3 nel 2019 dopo il caso Rackete. A darne notizia è stata la stessa Ong. "Mentre il governo Meloni annuncia il 'blocco navale' e attacca le Ong del soccorso in mare - afferma Sea Watch - il diritto ancora una volta dà ragione alla disobbedienza civile".
Cosa fece Rackete
Carola Rackete, al comando della Sea Watch 3 con 42 migranti a bordo, nel giugno del 2019 disubbidì al divieto di ingresso nelle acque territoriali italiane imposto dal decreto sicurezza e attraccò ugualmente a Lampedusa speronando una motovedetta della Guardia di Finanza.
Meloni: "Da giudici decisioni assurde"
Di una "decisione che lascia letteralmente senza parole" parla in un video postato sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. "Vi ricordate di Carola Rackete che nel 2019 speronò una motovedetta della Gdf per portare con la nave che comandava degli immigrati in Italia? Non solo all'epoca la Rackete è stata assolta, perché secondo alcuni magistrati è consentito forzare un blocco di polizia in nome dell'immigrazione illegale di massa, ma oggi i giudici prendono un'altra decisione che lascia letteralmente senza parole. Hanno condannato lo Stato italiano a risarcire con 76mila euro, sempre degli italiani, la Ong proprietaria della nave capitanata dalla Rackete perché dopo lo speronamento ai danni dei nostri militari l'imbarcazione era stata, giustamente, trattenuta e posta sotto sequestro.
''Non più tardi di ieri ho commentato la surreale decisione della magistratura di condannare il ministero degli Interni a risarcire con i soldi degli italiani un immigrato irregolare con 23 condanne alle spalle che lo Stato aveva avuto l'ardire di trasferire nel Cpt in Albania per l'espulsione. Una notizia vergognosa che sembra una sciocchezza rispetto a quello che è accaduto oggi'', incalza la premier. "Quale è il messaggio che si sta cercando di far passare con questa lunga serie di decisioni oggettivamente assurde?", si domanda.
Salvini: "Incredibile, sì al referendum"
All'attacco dei giudici anche il vicepremier Matteo Salvini che parla di "un vero e proprio premio per aver forzato un divieto del governo, speronando una motovedetta della Guardia di Finanza pur di entrare in porto con i clandestini. È la decisione, incredibile, di un tribunale: ha stabilito che gli italiani diano 76mila euro di risarcimento per 'fermo illegittimo' alla Ong di Carola Rackete, l’attivista tedesca che quando ero al Viminale non accettava la linea dei porti chiusi che aveva praticamente azzerato sbarchi e tragedie del mare. Il 22-23 marzo voterò SÌ al referendum per cambiare questa in(Giustizia) che non funziona".
Ciciliano commissario straordinario per la frana di Niscemi... 
Perdere sei chili in 20 giorni è possibile rinunciando a pane, pasta e pizza. A spiegarlo, nel corso della puntata del 18 febbraio de 'La volta buona', in onda su Rai 1, è il biologo nutrizionista Edoardo Banchi. Il dottore ha spiegato che il regime chetogenico non va adottato come stile di vita, ma come dieta da seguire per un periodo di tempo circoscritto per perdere peso, reintroducendo poi i carboidrati gradualmente. "È una dieta - ha chiarito - in deficit calorico perché per perdere peso dobbiamo assumere meno calorie di quelle di cui abbiamo bisogno".
La dieta per perdere 6 chili in 20 giorni
Per perdere, come ha fatto lui, sei chili in 20 giorni il dottor Banchi consiglia di fare colazione con un tortino di uova, farina di frutta secca e creme 100% di frutta secca oppure con un piatto di uova strapazzate con avocado. A seguire un piatto di carne o pesce per pranzo e cena, accompagnato dalle verdure con meno carboidrati.
Dalla dieta vanno esclusi pomodori, zucca, peperoni, carote, legumi, patate e frutta. Mentre si possono utilizzare sia l'olio extravergine di oliva (due cucchiai a pasto) sia il burro (in base alle calorie totali).
Calabrese: "La dieta mediterranea lavora, la dieta chetogenica rapina"
Nel corso della puntata anche Giorgio Calabrese ha avuto modo di dire la sua in merito. Il dottore ha contestato proprio il fatto che una dieta di questo tipo si segue per un breve periodo e non abitua a mangiare correttamente, come nel caso della dieta mediterranea. "È come voler diventare ricco facendo una rapina anziché lavorando. La dieta mediterranea lavora, la dieta chetogenica rapina", ha detto.

Prendersi del tempo per "capire le proprie emozioni". È questa una delle priorità espresse dal principe di Galles in un dibattito sulla salute mentale. William ha dichiarato in una puntata speciale di 'Life Hacks' su BBC Radio 1 che "abbiamo bisogno di più modelli maschili" che parlino pubblicamente della loro salute mentale, per aiutare altri uomini a fare lo stesso. La salute mentale è una causa che sta a cuore all'erede al trono britannico e la sua Royal Foundation sta contribuendo con 1 milione di sterline allo sviluppo di una rete nazionale per la prevenzione del suicidio.
Secondo l'Office for National Statistics, nel 2024 il suicidio è stata la principale causa di morte tra i giovani di età compresa tra 20 e 34 anni in Inghilterra e Galles. Durante il dibattito, il principe William ha affermato di ritenere che il fatto che non si parli abbastanza della prevalenza dei suicidi maschili nel Regno Unito sia una "vera catastrofe nazionale. Ci metto molto tempo a cercare di capire le mie emozioni e il motivo per cui mi sento in un determinato modo. Penso che sia un processo molto importante da fare ogni tanto, per fare il punto con se stessi e capire perché ci si sente in quel modo. A volte c'è una spiegazione ovvia, a volte no. Credo che pensare che una crisi di salute mentale sia temporanea sia un modo valido per affrontarla: si può avere un momento di forte crisi di salute mentale, ma passerà".
Durante la trasmissione, il principe William ha incoraggiato gli spettatori a "imparare ad amare a comprendere se stessi". Ha inoltre sottolineato l'importanza di condividere i propri sentimenti, affermando: "Per sentirsi a proprio agio nel parlare di salute mentale è fondamentale comprenderla". Alla domanda se i suoi figli parlino apertamente dei loro sentimenti, il principe William ha risposto scherzosamente: "A volte anche troppo. Io ottengo tutti i dettagli e questo mi piace, è fantastico. Abbiamo bisogno di più modelli maschili, che ne parlino e che parlarne diventi la normalità, una seconda natura per tutti noi".
Il figlio di re Carlo ha aggiunto che il supporto delle organizzazioni che operano in questo ambito potrebbe anche rappresentare "quel piccolo trampolino di lancio" per superare un momento difficile. "E se ne parliamo di più e se educhiamo di più le persone, allora si spera che l'idea del suicidio continui a essere sempre più lontana. Perché sai che domani potresti svegliarti e sentirti molto diverso".
Cagliari, 13 spettacoli dal 20 febbraio al 7 marzo dedicati al
teatro contemporaneo... 
A Casa Italia Livigno c’è la giacca più ambita delle Olimpiadi di Milano Cortina. Appartiene allo chef Stefano Saltari, ci sono sopra le firme di tutti i medagliati azzurri nel cluster Valtellina, tra Bormio e Livigno, e vale quasi come un oro. “L’idea è nata un po’ per caso. Un giorno sono uscito dalla cucina per chiedere un autografo a Michela Moioli e a un certo punto mi ha detto: ‘Chef, sa che c’è? Le firmo anche la giacca’ “. Da quel momento, per gli azzurri c’è una tappa obbligata durante la festa. Dopo il Medal moment e la cena, Stefano esce a salutare tutti con un sorrisone. Chiede agli ospiti e agli atleti se tutto è stato di loro gradimento e poi tira fuori il pennarello: “È l’esperienza più bella della mia carriera, senza ombra di dubbio. Sarà un bel ricordo, sto raccogliendo grandi soddisfazioni”.
Lo chef di Casa Italia: "Un onore le Olimpiadi"
Stefano, 44 anni, si racconta all’Adnkronos al termine di una lunga giornata di lavoro e sorride. Nelle ultime settimane, per lui e per la sua squadra, ogni turno è diventato più intenso: “Preparo dai 100 ai 150 piatti al giorno, alla fine delle Olimpiadi arriveremo attorno ai duemila. I primi giorni sono stati duri, abbiamo dovuto prendere le misure. Questo lavoro si fa però sempre per passione, la fatica passa in secondo piano con certi privilegi. Alla fine pagheremo un po’ di stanchezza, normale. Devo però dire che già adesso tutto è molto più scorrevole”. E divertente: “Qui riceviamo ogni giorno grandi personaggi ed è un onore”.
Dal presidente di Fondazione Milano Cortina Giovanni Malagò a Dominik Paris , Giovanni Franzoni e Flora Tabanelli, passando per ospiti d’onore come gli olimpionici Gregorio Paltrinieri e Rossella Fiamingo, lo chef sottolinea la gentilezza e la cortesia dei commensali a Casa Italia: “Ho visto e apprezzato persone straordinarie, tranquille e alla mano. Non sono arrivate mai richieste particolari e tutti si sono sempre attenuti al menù del giorno”. Dalle classiche penne al pomodoro (proposta per gli atleti) alle tagliatelle ai funghi porcini, passando per roast beef e specialità di pesce, pollici in su per il menù del giorno. Sempre curato nel minimo dettaglio.
Una giacca speciale per Milano Cortina
“Abbiamo ospitato qui anche diverse delegazioni e tutti si sono sempre comportati in maniera educata. Hanno gradito le proposte e ci hanno fatto i complimenti. Anche se – aggiunge con una battuta - forse sarebbe stato meglio evitare l’aceto sulla pasta. Ognuno ha i suoi gusti, ci mancherebbe, ma mi è sembrato un azzardo”.
In questi giorni, Stefano sta seguendo le gare olimpiche insieme ai tanti ragazzi al lavoro a Casa Italia: “Stiamo facendo benissimo e ne sono contento. Il bello è che in cucina abbiamo una vetrata a muro che affaccia sul maxi-schermo esterno”. Quello del Medal Moment, utilizzato per far rivivere agli azzurri trionfi ed emozioni: “Sono momenti eccezionali. Ho avuto anche la fortuna di essere allo Snow Park di Livigno per la medaglia d’argento di Moioli e Sommariva nella gara mista di snowboard cross. Una giornata indimenticabile”. Come le sue prime Olimpiadi. Un’esperienza certificata da un ricordo speciale: “Dove metterò la giacca? Ho già promesso a Davis, un mio caro amico, che sarà sua. Gliela regalerò. È un cuoco anche lui ed è patito di sport invernali. Vive a Castiglione dei Pepoli, non lontano da Bologna e da casa mia”. Sarà in buone mani. (di Michele Antonelli, inviato a Livigno)

"Nell'articolo 38 della Costituzione italiana, ancora oggi nel 2026, si legge la parola 'minorati'. Ovviamente è una parola che poteva andare bene nel 1948, ma non ci rappresenta più, non rappresenta la nostra sensibilità e la nostra cultura". Lo ha detto Ilaria Ciancaleoni Bartoli, direttrice Osservatorio malattie rare (Omar), alla presentazione della campagna 'La riForma conta. Il rispetto passa anche dalle parole', questa sera a Roma in occasione della XII edizione del Premio Omar organizzato da Osservatorio malattie rare in collaborazione con Cnamc - Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici e rari di Cittadinanzattiva, Fondazione Telethon, Orphanet Italia e Simen - Società italiana di medicina narrativa.
"L'Osservatorio malattie rare - sottolinea Ciancaleoni Bartoli - è sempre stato molto attento al linguaggio e al corretto uso delle parole. Quindi, quando abbiamo appreso che al Senato della Repubblica era stato avviato l'iter per modificare questa parola nell'articolo 38, abbiamo pensato che servisse supporto, parlarne e far sentire l'appoggio dell'opinione pubblica", per sostituire il termine con 'persone con disabilità'.
"Ne abbiamo parlato con le associazioni pazienti e, in pochi giorni - afferma Ciancaleoi Bartoli - 110 diverse associazioni hanno scritto e firmato un appello alle istituzioni affinché questa riforma costituzionale venga approvata. Noi ci auguriamo, lanciando lo slogan 'La riForma conta. Il rispetto passa anche dalle parole', di poter supportare questo movimento e di poter festeggiare la modifica di questo termine con uno più consono come persone con disabilità".

La campagna di sensibilizzazione civile e istituzionale 'La riForma conta. Il rispetto passa anche dalle parole' - lanciata oggi dall'Osservatorio malattie rare (Omar), in collaborazione con le associazioni dell'Alleanza malattie rare - è un gioco di parole che lascia intendere come la forma conti, perché talvolta è anche sostanza, soprattutto quando in discussione c'è una proposta di modifica costituzionale: quella che punta ad aggiornare il linguaggio dell'art. 38 dove compare ancora il termine 'minorati', espressione di uso comune nel periodo postbellico in cui la Costituzione fu scritta. "Negli ultimi anni l'attenzione al linguaggio corretto è cresciuta in diversi ambiti, incluso quello normativo", ha dichiarato la direttrice Omar, Ilaria Ciancaleoni Bartoli, nel corso della XII edizione del Premio Omar per la comunicazione delle malattie e dei tumori rari. "Omar da 16 anni racconta malattie rare e disabilità con attenzione al linguaggio e, in virtù del suo ruolo di soggetto di informazione e comunicazione - ha aggiunto - trova doveroso richiamare l'attenzione sull'iter di discussione, perché se ne parli e per sostenerne la rapida conclusione e dunque l'approvazione della modifica. In questo abbiamo trovato grande appoggio, idee e collaborazione tra le associazioni, a partire da quelle aderenti all'Alleanza malattie rare insieme alle quali abbiamo discusso claim e operatività".
A fare la prima mossa - informa una nota - sono state proprio le associazioni dell'Alleanza malattie rare che hanno sottoscritto una lettera inviata all'Ufficio di presidenza della Commissione I 'Affari costituzionali, Affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della pubblica amministrazione, editoria, digitalizzazione' del Senato, nella quale spiegano come sentano "la responsabilità di condividere una riflessione pubblica su alcuni elementi linguistici della Costituzione e sulla necessità di renderli più attuali e coerenti con un sentire comune e un linguaggio rispettoso del tempo in cui viviamo (…)". "Accogliamo con interesse - scrivono le associazioni - l'avvio di un iter parlamentare volto ad aggiornare il linguaggio dell'art.38 e a sostituire la parola 'minorati' con 'persone con disabilità'. Le parole della Costituzione parlano a tutti e tutte, e riguardano il modo in cui una società sceglie di guardare alle persone. Per questo chiediamo che questa riforma, che ha già avviato il suo iter di discussione parlamentare, venga attuata nel minor tempo possibile e con la massima condivisione".
La lettera, in meno di 1 settimana, è stata già
firmata da 110 associazioni. La sottoscrizione rimarrà comunque
aperta a tutti i soggetti associativi e civici. Per farlo basta
scrivere una mail con oggetto 'riforma' all'indirizzo

L'amministrazione Trump assicura che il suo piano per il Venezuela – a quasi due mesi dalla cattura e destituzione del presidente Nicolás Maduro – è a lungo termine. E promette di sfruttare le riserve petrolifere del Paese, le più grandi al mondo, per guadagnare miliardi di dollari. Di ritorno dalla Florida, questo lunedì, Trump ha reiterato che la relazione fra Stati Uniti e Venezuela è ottima, minimizzando il fatto che l’attuale presidente ad interim, Delcy Rodríguez, sostenga che Maduro sia ancora il legittimo leader di Caracas. “Probabilmente ha dovuto dirlo. Politicamente deve affermarlo. Sta facendo un grande lavoro e comprendo perfettamente tale affermazione”, ha detto il repubblicano a bordo dell’Air Force One.
Il presidente americano, in tutto ciò, ha espresso l’intenzione di visitare il Paese sudamericano in futuro, impegnandosi a ricostruire il disastrato settore petrolifero venezuelano. Nel frattempo, il Segretario all'Energia statunitense Chris Wright è tornato dal suo viaggio a Caracas, dove si è incontrato con Delcy Rodríguez e ha visitato alcuni giacimenti petroliferi. Una visita storica in cui si è vantato di "enormi progressi" nel rilancio dell’attività principale del Paese – che ora è di fatto sotto la gestione statunitense – mentre l'Assemblea Nazionale venezuelana ha approvato una legge che consente investimenti privati e stranieri nell'industria petrolifera, dopo due decenni di stretto controllo statale.
Le ambizioni petrolifere della Casa Bianca, tuttavia, rischiano di scontrarsi con una realtà dei fatti molto più complessa, quando il futuro del Venezuela – compresa la transizione verso un nuovo governo democratico – rimane estremamente incerto. Ad esempio, ci vorranno dieci anni – e forse 200 miliardi di dollari o più – per ripristinare la disastrata infrastruttura idrocarburica del Paese, secondo gli esperti. Molto dipende dalle grandi compagnie petrolifere, ma alcuni dirigenti sono diffidenti. In una riunione alla Casa Bianca il mese scorso, l'amministratore delegato di ExxonMobil, Darren Woods, aveva definito il Venezuela "non investibile".
È significativo che Trump non abbia risposto con un'offerta di incentivi per promuovere gli investimenti. Ha invece minacciato di bloccare ExxonMobil in Venezuela. I governi di Maduro e del suo predecessore, Hugo Chávez, hanno spremuto al massimo le proprie capacità petrolifere, utilizzando il denaro per finanziare la spesa sociale per l'edilizia abitativa, l'assistenza sanitaria e i trasporti. Ma non sono riusciti a investire nel mantenimento dei livelli di produzione petrolifera, crollati negli ultimi anni, in parte, ma non esclusivamente, a causa delle sanzioni statunitensi, che ora potrebbero essere tolte da Washington.
"In Venezuela, si ha a che fare con attrezzature degradate da molti anni di abbandono", spiega all'Adnkronos William Jackson, economista presso Capitol Economics, una delle principali società di ricerca macroeconomica al mondo. "Dieci o quindici anni fa, il Paese produceva 1,5 milioni di barili al giorno in più rispetto a oggi". Trump ha chiesto alle compagnie petrolifere statunitensi di spendere almeno 100 miliardi di dollari per ripristinare le infrastrutture danneggiate del Venezuela, una necessità assoluta prima che il suo piano di incrementare le vendite possa essere realizzato. I dubbi fra i dirigenti restano, specie considerando che l'attuale governo venezuelano è rimasto sostanzialmente intatto, quindi ci vorrà molto per dissipare i timori di nuove espropriazioni governative, come quelle avvenute in passato, spiega Jackson.
Inoltre, la Casa Bianca ha affermato che non ha intenzione di offrire garanzie di sicurezza alle compagnie petrolifere in Venezuela: un'omissione preoccupante in un Paese in cui i gruppi paramilitari foraggiati dal governo, noti come "colectivos", operano spesso come bande criminali. Senza maggiori incentivi governativi, le compagnie petrolifere saranno restie a fare un salto che potrebbe rivelarsi pericoloso e, soprattutto, troppo costoso. La politica della Casa Bianca, secondo gli economisti come Asdrúbal Oliveros della Firma Ecoanalitica – con sede a Caracas – è "tutto bastone, niente carota, senza comprendere la necessità di fornire anche delle carote”. “La situazione è molto fluida, molto opaca e ha un forte correlazione geopolitica. Siamo nelle fasi iniziali per quanto riguarda la produzione”, afferma Oliveros.
Al di là dello scenario economico-energetico, ciò che preoccupa di più gli esperti è cosa succederà alla transizione politica del Venezuela verso una ipotetica democrazia. La leader dell’opposizione venezuelana, Maria Corina Machado, è ancora a Washington, dopo essersi incontrata con Trump a gennaio. E senza alcun piano preciso per poter tornare dentro il Paese, nonostante la sua espressa richiesta d’aiuto al Segretario di Stato Marco Rubio. Gli Stati Uniti parlano di un piano per fasi e non escludono la possibilità di nuove elezioni. Tuttavia una possibile data resta ancora da definire e la stessa Machado, a una specifica domanda fatta dall'Adnkronos dopo un incontro con Rubio al Dipartimento di Stato, non ha saputo rispondere con chiarezza: “L’importante è che stiamo avanzando. Per poter ottenere degli investimenti, dovremo dare legittimità al governo e quindi dovremo arrivare a un processo elettorale”, ha risposto Machado.
Il timore della comunità internazionale è che la Casa Bianca – che fin dall’inizio ha definito Machado senza il sostegno necessario in Venezuela per governare – preferisca continuare a collaborare con l’attuale governo ad interim, annunciando delle nuove elezioni solo quando Rodríguez terminerà il suo mandato nel 2031 e smettendo di riconoscere le presidenziali del 2024 come fraudolente. “In questo quadro, gli Stati Uniti potrebbero mantenere una posizione ambigua: continuare a parlare di democrazia e nuove elezioni, senza però rompere con il governo in carica. Non significherebbe riconoscere pienamente le elezioni del 2024, ma piuttosto sospendere il giudizio per mantenere margini di pressione e negoziazione nel medio periodo”, afferma Diego Battistessa. Secondo Battistessa, latinoamericanista e docente all'università Carlos III di Madrid, Washington potrebbe preferire un rapporto pragmatico con Delcy Rodríguez durante un lungo periodo se la considerasse un’interlocutrice gestibile e capace di garantire stabilità, petrolio e cooperazione regionale.
Allo stesso tempo, ritiene il latinoamericanista, l’opposizione – ricompattata intorno a María Corina Machado – gode di un consenso popolare diffuso, ma non controlla né il territorio, né le forze armate, né le principali istituzioni dello Stato. Questo squilibrio di potere rende difficile una transizione immediata e rafforza la tentazione, per Donald Trump, di puntare su una strategia d’attesa. “In questo senso, la posizione di Rodríguez resta fragile: dipende dalla capacità di negoziare con gli Stati Uniti, mentre naviga un sistema di potere interno attraversato da tensioni e interessi frammentati”, sostiene Battistessa.
In particolare, il ministro degli Interni Diosdado Cabello e quello della Difesa Padrino López – fedelissimi di Maduro – sono le pedine più imprevedibili di questo scenario: soprattutto il primo che controlla le forze di polizia e le milizie paramilitari. I due potrebbero minare da dentro la relazione fra Trump e Rodríguez. “Nella politica del 'Divide et impera’ dell'amministrazione Trump, sono due bombe ad orologeria che potrebbero essere allo stesso tempo "utili" o "ostacoli" da eliminare”, spiega Battistessa.
Il tempo, in fondo, è sempre stato dalla parte dei regimi, secondo il docente della Carlos III: fanno fatica a reagire nell'immediato (vedi sequestro di Maduro), ma poi il gattopardismo prende il sopravvento e si tende ad una normalizzazione di ciò che sarebbe stato impensabile fino a poco tempo fa. “A Trump invece non serve l'ipocrisia, se Delcy Rodríguez può garantire quello che lui vuole, può rimanere nel palazzo presidenziale di Miraflores”, afferma Battistessa, che ritiene la transizione democratica del Paese come qualcosa di lontano e ancora molto opaco.
“La democrazia in Venezuela è come l'utopia dello scrittore Eduardo Galeano: serve a camminare verso quella linea dell'orizzonte, che però non si raggiunge mai”. (di Iacopo Luzi)

"La cura del capitale umano è la nostra definizione per individuare le risorse di cui ha bisogno il sistema sanitario nazionale e si realizza, a nostro parere, attraverso l'individuazione e l'attuazione di strategie condivise, perché solo la condivisione tra le parti politiche, le parti sociali, le rappresentanze, i professionisti e, non da ultimo, le rappresentanze dei cittadini che hanno i bisogni di salute può essere l'unica strada attraverso la quale realizzare i nostri obiettivi". Così Alessandro Vergallo, presidente di Aaroi-Emac (Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani - Emergenza area critica), intervenendo oggi a Palazzo Wedekind a Roma al convegno 'Lavoro e capitale umano: le sfide per il futuro', organizzato dall'associazione.
Per Vergallo le sfide per il futuro del capitale umano devono imboccare la via maestra che porta a "garantire un benessere a tutte le categorie di lavoratori attraverso modelli organizzativi che salvaguardino la loro vita privata preservando la soddisfazione di esercitare un lavoro che, secondo la Costituzione, garantisce un diritto fondamentale della persona". A garanzia del benessere dei lavoratori del Ssn, Vergallo ritiene si debba passare "dal rilancio del Ssn", obiettivo raggiungibile attraverso "la volontà politica di continuare a investire sul personale come capitale umano, senza il quale le prestazioni di cui hanno bisogno i cittadini in relazione ai loro bisogni di salute, non possono evidentemente essere erogate".
Vergallo sottolinea anche l'importanza "della programmazione della formazione del personale, in particolare quello medico-specialistico. Un aspetto che negli anni ha vissuto tempi di scarsa attenzione e che solo nell'ultimo periodo ha iniziato a vedere una corsa ai ripari. Ripari che però si verificheranno solo tra qualche lustro, quando il sistema di reclutamento andrà a regime". Inoltre, andrebbero adottati "dei modelli organizzativi che - sostiene - valorizzino tutte le competenze multiprofessionali e multidisciplinari di cui ha bisogno il Ssn, senza una sovrapposizione che creerebbe una conflittualità di cui non c'è alcun bisogno". E' "necessario trovare dei modelli organizzativi in cui inserire tutti i professionisti a servizio delle cure da erogare, quindi della prevenzione, della diagnosi e della terapia. Modelli che non devono però sacrificare la qualità e la sicurezza delle prestazioni erogate", ha concluso.

Il capitale umano come elemento chiave del sistema lavoro e, in ambito sanitario, per la qualità delle cure, la sicurezza dei pazienti e la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Questi temi sono stati al centro del convegno 'Lavoro e capitale umano: le sfide per il futuro', organizzato oggi dall'Aaroi-Emac (Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani - Emergenza area critica) a Palazzo Wedekind a Roma. L'iniziativa ha offerto un momento di confronto ampio e articolato sulle profonde trasformazioni che stanno investendo il mondo del lavoro, con un focus specifico sul settore sanitario, chiamato a misurarsi con cambiamenti organizzativi, innovazione tecnologica, digitalizzazione dei processi e criticità legate alla carenza di personale e alla sostenibilità dei carichi di lavoro.
Nel corso del convegno - al quale hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e delle parti sociali - è emersa con chiarezza la necessità di ripartire proprio dalle persone, dalle competenze e dal valore professionale. "Nel settore sanitario - ha dichiarato in apertura dei lavori Alessandro Vergallo, presidente nazionale Aaroi-Emac - ma così come in tutti gli ambiti lavorativi, il capitale umano non è una variabile accessoria. In sanità, ad esempio, è l'asse portante della qualità e della sicurezza delle cure. Parlare di sostenibilità senza investire realmente sulle persone significherebbe eludere, senza scioglierlo, il nodo principale della crisi che attraversa il Ssn".
Spazio è stato dedicato al tema dell'innovazione tecnologica e dei nuovi modelli organizzativi, sempre più centrali nei processi di riorganizzazione della sanità pubblica. Secondo l'Aaroi-Emac, digitalizzazione e nuove tecnologie possono rappresentare leve importanti di miglioramento solo se accompagnate da un rafforzamento delle condizioni di lavoro e da politiche strutturate di valorizzazione professionale. "L'innovazione organizzativa è fondamentale - ha sottolineato Vergallo - ma non può essere considerata una strada per compensare la carenza di personale. Senza sicurezza, formazione continua, riconoscimento professionale e carichi di lavoro sostenibili, il rischio è quello di impoverire ulteriormente il sistema pubblico e di allontanare ancora di più i professionisti dal Ssn".
Durante i lavori è stata messa in evidenza la necessità di strategie concrete orientate alla valorizzazione delle competenze, alla tutela della qualità e della sicurezza delle prestazioni e alla tenuta complessiva del sistema lavoro, con particolare riferimento alla sanità pubblica. Nel dibattito è stato inoltre ribadito il ruolo centrale del confronto tra istituzioni, esperti e parti sociali come strumento indispensabile per costruire politiche del lavoro e della sanità capaci di rispondere alle sfide attuali e future anche per quanto concerne il benessere lavorativo.
"Il futuro - ha concluso il presidente Aaroi-Emac - dipende dalla capacità di rimettere le persone che ogni giorno fanno funzionare la sanità in condizioni di poterlo fare con soddisfazione professionale e nella salvaguardia della loro vita privata. Solo attraverso strategie condivise a tal fine sarà possibile continuare a garantire il diritto alla salute e l'interesse collettivo".
Via libera al testo. Solinas, 'contro i ribassi che comprimono i
salari'... 
Lundbeck annuncia i risultati positivi dello studio di fase IIb sull'anticorpo monoclonale bocunebart per la prevenzione dell'emicrania. La parte dello studio dose-finding di fase IIb 'Proceed' su bocunebart (Lu AG09222) che ha valutato la somministrazione endovenosa del farmaco ha raggiunto l'endpoint primario - comunica la società - dimostrando una riduzione dal basale del numero medio dei giorni mensili di emicrania tra la settimana 1 e la settimana 12 statisticamente significativa rispetto al placebo, in pazienti con precedenti fallimenti di terapie preventive. I dati evidenziano il potenziale di bocunebart nel trattamento dell'emicrania severa e saranno condotte analisi aggiuntive per definire in modo più preciso la relazione dose-risposta per i diversi dosaggi del farmaco valutati, si legge in una nota. Alla luce dei risultati positivi dello studio, Lundbeck avvierà un confronto con le autorità regolatorie per discutere i dati e le opzioni per il disegno di studi di fase III.
Lo studio Proceed - spiega l'azienda - è un trial adattativo volto a definire dosaggio e via di somministrazione (sottocutanea ed endovenosa) di bocunebart nella prevenzione dell'emicrania. La popolazione arruolata comprendeva pazienti con emicrania che avevano riportato da 1 a 4 fallimenti di precedenti terapie preventive negli ultimi 10 anni. Il trattamento è risultato in generale ben tollerato e non sono emersi nuovi segnali di sicurezza durante lo studio Proceed. Queste evidenze si sommano ai risultati positivi dello studio di fase IIa Hope, che aveva valutato una singola somministrazione endovenosa di bocunebart, rafforzando il razionale clinico del programma di sviluppo del farmaco.
"Sono incoraggiata dai risultati positivi dello studio Proceed - ha affermato Jessica Ailani, ricercatrice e coordinatrice dello studio, specialista nell'ambito delle cefalee a Washington - L'efficacia osservata rappresenta un progresso rilevante nella prevenzione dell'emicrania e offre nuove prospettive ai pazienti che convivono con questa disabilitante patologia".
"Questo traguardo conferma il nostro impegno nello sviluppo di terapie innovative per la salute del cervello, che possano rispondere a importanti bisogni terapeutici ancora insoddisfatti - ha dichiarato Johan Luthman, Executive Vice President e responsabile Ricerca e Sviluppo di Lundbeck - I dati rafforzano la nostra ambizione di sviluppare la prima opzione terapeutica mirata al Pacap nella prevenzione dell'emicrania. Grazie al suo meccanismo d'azione innovativo, bocunebart potrebbe rappresentare un'evoluzione significativa nell'attuale paradigma terapeutico dell'emicrania, supportando ulteriormente la mission di Lundbeck nel migliorare la qualità di vita dei pazienti con forme gravi della malattia". I risultati saranno presentati in un prossimo congresso scientifico e successivamente sottomessi a una rivista peer-reviewed.
Lo studio Proceed - dettaglia la nota - ha valutato efficacia, sicurezza e tollerabilità di bocunebart somministrato 1 volta al mese per 3 mesi consecutivi rispetto al placebo. L'obiettivo dello studio era definire il dosaggio e la via di somministrazione, sottocutanea ed endovenosa, ottimali per il farmaco. Nella parte dello studio che ha valutato la via di somministrazione endovenosa, sono stati randomizzati complessivamente 431 pazienti, arruolati in 14 Paesi (Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Georgia, Germania, Ungheria, Lituania, Giappone, Polonia, Romania, Slovacchia, Spagna e Stati Uniti). La popolazione target dello studio era costituita da pazienti con diagnosi di emicrania secondo la classificazione internazionale delle cefalee, terza edizione (ICHD-3), e che avevano presentato un fallimento terapeutico di 1-4 diversi farmaci preventivi per l'emicrania negli ultimi 10 anni.
L'emicrania è una patologia neurologica complessa e disabilitante, caratterizzata da episodi ricorrenti di cefalea pulsante di intensità moderata o grave, spesso accompagnati da sintomi quali nausea, vomito e ipersensibilità alla luce (fotofobia) e ai suoni (fonofobia). Non solo: è il disturbo neurologico più diffuso nelle persone sotto i 50 anni e comporta un impatto sanitario, sociale ed economico rilevante. Si stima che interessi circa 135 milioni di persone nei Paesi del G7 e in Cina. La ricorrenza degli attacchi, insieme alla costante preoccupazione per nuovi episodi, incide profondamente sulla qualità della vita, compromettendo la sfera familiare, sociale e lavorativa.

Domani e dopodomani Napoli ospiterà l'Accademia Sicob 2026, percorso annuale di alta formazione dedicato ai medici impegnati nel trattamento dell'obesità. L'evento si terrà all'Hotel Royal Continental e riunirà specialisti da tutta Italia per un confronto scientifico e istituzionale su una delle patologie croniche più diffuse e complesse del nostro tempo.
Sotto la direzione scientifica di Maurizio De Luca, l'Accademia Sicob - Società italiana di chirurgia dell'obesità e delle malattie metaboliche, affronterà temi centrali come l'inerzia diagnostica e l'inerzia terapeutica dell'obesità, ostacoli ancora frequenti nel percorso di cura, insieme alla necessità di contrastare lo stigma che continua a condizionare l'approccio clinico e sociale alla malattia. Al centro dei lavori, inoltre, la definizione di un modello assistenziale integrato e multimodale che preveda l'integrazione tra terapia farmacologica, chirurgia metabolica-bariatrica e cambiamento strutturato dello stile di vita. Particolare attenzione sarà dedicata alla legge approvata dal Parlamento primo ottobre 2025, che ha riconosciuto l'obesità come patologia cronica autonoma, segnando un passaggio storico nel sistema sanitario nazionale. "L'obesità è una malattia cronica, recidivante e complessa, che richiede competenze specifiche e un approccio integrato - afferma De Luca, direttore scientifico dell'Accademia e presidente Sicob - Superare l'inerzia diagnostica e terapeutica significa intervenire precocemente, con strumenti appropriati e senza pregiudizi. La legge del 2025 ha segnato un punto di svolta: oggi abbiamo il dovere di tradurre quel riconoscimento normativo in percorsi clinici concreti e accessibili su tutto il territorio nazionale".
Nel corso dell'Accademia saranno presentate inoltre le più recenti evidenze scientifiche sulle nuove terapie farmacologiche, con dati che confermano risultati significativi in termini di perdita di peso, riduzione delle patologie correlate e diminuzione del rischio cardiovascolare. L'Accademia Sicob si propone così non solo come momento di aggiornamento scientifico di alto livello, ma come occasione per promuovere un cambiamento culturale necessario: riconoscere pienamente l'obesità come patologia cronica e garantire ai pazienti cure appropriate, strutturate e prive di stigma.
La premier nei giorni ha promesso fondi per 150 milioni al comune
siciliano...
Tavolo in Regione coi sindacati sulle vertenze del Sulcis
Iglesiente... 
Come si sviluppano e si consolidano le evidenze scientifiche sui temi, sempre più complessi, della nutrizione umana? E quale ruolo compete alla comunità scientifica nel preservare il rigore del metodo e la qualità del dibattito? Sono alcune delle domande che hanno ispirato la prima edizione dei 'Dialoghi sull'alimentazione', iniziativa promossa dalla Fondazione Istituto Danone e dalla Società italiana di nutrizione umana (Sinu), che si è svolta ieri a Roma presso l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani. L'evento nasce per ricordare e celebrare, nel giorno della sua nascita, il 17 febbraio, Andrea Ghiselli, figura di riferimento della nutrizione italiana che ha contribuito in maniera determinante alla ricerca e alla diffusione delle tematiche legate alla sana alimentazione, coniugando rigore metodologico, responsabilità pubblica e attenzione alla dimensione culturale del cibo. Questo modello di scienza trova oggi continuità nell'iniziativa, che mira a valorizzare il sapere scientifico e il progresso della ricerca.
"Questa iniziativa non celebra solo la memoria di un grande ricercatore, ma incarna lo spirito concreto del suo lavoro: tradurre le evidenze scientifiche in strumenti concreti - ha affermato Lorenzo Morelli, presidente scientifico della Fondazione Istituto Danone - Abbiamo voluto istituire, in collaborazione con Sinu, un appuntamento che si affermi come autorevole luogo di confronto, capace di intrecciare dimensione scientifica, culturale e sociale. In un'epoca in cui la disinformazione si diffonde con rapidità, è essenziale tutelare la credibilità del metodo scientifico. Allo stesso tempo, è fondamentale sostenere le nuove generazioni di ricercatori, chiamate a raccogliere l'eredità di maestri come Andrea Ghiselli e a svilupparla in risposte innovative alle emergenti sfide di salute pubblica, alla luce di un Paese che invecchia sempre più. Investire nei giovani significa rafforzare il futuro della ricerca e avvicinare le persone a una cultura scientifica solida e consapevole".
Il premio - informano gli organizzatori in una nota - inaugura un appuntamento annuale concepito come un autentico cenacolo a più voci: uno spazio stabile di confronto tra accademia, istituzioni, società scientifiche, esperti di salute pubblica, studiosi delle scienze sociali e organismi internazionali. Ogni anno il format proporrà un focus diverso, affrontato con uno sguardo integrato che coniuga evidenze scientifiche e contesti culturali. L'edizione inaugurale ha avuto come tema le linee guida per una sana alimentazione, oggetto dell'impegno costante di Andrea Ghiselli, che le considerava come leve strategiche fondamentali per prevenzione, salute pubblica e longevità in salute. "Il complesso Larn - Linee guida e la reciproca collaborazione tra Sinu e Crea-alimenti e nutrizione hanno messo la propria esperienza al servizio dell'elaborazione di entrambi i documenti - ha spiegato Anna Tagliabue, presidente Sinu - I Larn, elaborati e aggiornati periodicamente dalla Sinu sulla base delle più recenti evidenze scientifiche, forniscono i valori di riferimento dei nutrienti ed energia per la popolazione sana e formano la base per definire strumenti come linee guida e obiettivi nutrizionali che traducono tali riferimenti in alimenti e consigli per l'alimentazione quotidiana".
Le linee guida "sono state peraltro tenute presenti nella preparazione della quinta e ultima revisione dei Larn (2024) - ha precisato Tagliabue - che è stata molto ampliata rispetto alle precedenti edizioni coinvolgendo il lavoro di oltre 100 esperti divisi per gruppi di lavoro: Andrea Ghiselli ha fatto parte del comitato di coordinamento di questa edizione. L'impegno della Sinu va molto oltre la stesura dei Larn, perché si esplica anche nella corretta informazione e divulgazione scientifica attraverso convegni e collaborazioni con enti e Istituzioni e altre società scientifiche del settore". Nel corso dell'evento Laura Rossi, direttrice reparto Alimentazione nutrizione e salute dell'Istituto superiore di sanità, ha ricordato che "le linee guida sono un documento di salute pubblica e, per propria natura, non sono statiche, ma soggette a un processo continuo di revisione che riflette l'evoluzione della scienza dell'alimentazione e della società L'eredità più forte di Andrea Ghiselli non è solo nei documenti che ha contribuito a scrivere, ma nel metodo: una scienza solida, condivisa e capace di parlare alle persone. E questo è ciò che deve continuare a guidare l'evoluzione delle linee guida".
Gli esperti concordano sul fatto che "le linee guida abbiano un grande potenziale per diventare più efficaci, ma devono essere implementate al massimo delle loro potenzialità - ha puntualizzato Ana Islas Ramos, funzionario per la Nutrizione, divisione Alimentazione e Nutrizione Fao - Per incidere sull'alimentazione non possono limitarsi a informare i consumatori: devono anche orientare politiche, programmi e investimenti nel sistema alimentare e considerare, oltre alla salute, la sostenibilità sociale, economica e ambientale. La Fao è pronta a sostenere i Paesi in questo percorso grazie a una nuova metodologia per lo sviluppo di linee guida basate sui sistemi alimentari". Oggi "il rapporto con il cibo è al centro dell'attenzione individuale e collettiva per le sue implicazioni sulla salute del singolo e quella dell'ambiente - ha osservato Marino Niola, antropologo, divulgatore scientifico, università di Napoli Suor Orsola Benincasa - Il risultato è un rapporto delicato con l'alimentazione, con un effetto divisivo che può sconnettere la persona da sé stessa e la isola dagli altri. Ecco perché oggi siamo divisi in tante tribù alimentari. Ciascuna con le sue passioni e ossessioni, i suoi totem e i suoi tabù".
L'evento si è concluso con la consegna del Premio Andrea Ghiselli 2026 a Sofia Lotti, ricercatrice dell'università di Firenze, per la tesi 'Chronodiet', uno studio clinico randomizzato che dimostra come una dieta ipocalorica adattata al cronotipo individuale possa migliorare significativamente la composizione corporea e i parametri metabolici nei soggetti sovrappeso e obesi. Questa tesi - secondo gli esperti - è un buon esempio di ricerca nell'ambito della 'nutrizione di precisione' e ha il pregio aggiunto di raccordarsi con una ricerca pubblicata da Andrea Ghiselli nel 2019, dove già si segnalava l'importanza del fattore temporale nell'organizzazione dei pasti. Il premio si afferma così non solo come riconoscimento accademico, ma come piattaforma culturale permanente. In un'epoca di sovra-informazione e false credenze, in cui l'alimentazione è spesso soggetta a semplificazioni fuorvianti e fake news - concludono gli specialisti - l'iniziativa riporta la cultura scientifica al centro del dibattito, riconosciuta come investimento strategico per il benessere e il futuro del Paese.
Il 21 e 22 marzo si correrà di notte nella pista dello scalo... 
È una lettera accorata e dettagliata quella scritta da Catherine Birmingham e pubblicata oggi dal quotidiano 'Il Centro'. Dal novembre scorso i suoi tre figli sono collocati in una struttura protetta a Vasto (Ch): dopo l’allontanamento deciso dall’autorità giudiziaria, i bambini sono stati tolti alla madre e al padre, Nathan Trevallion, e inseriti in un contesto che – secondo quanto denunciato dalla donna – avrebbe provocato loro disagio psicologico ed emotivo.
Nel documento, indirizzato alle figure incaricate della tutela dei minori[1], la madre riferisce che i bambini hanno più volte espresso il proprio disagio, dicendo apertamente di essere “infelici” e di trovare il luogo in cui vivono “brutto”. Il figlio maschio, si legge, avrebbe parlato anche a nome delle sorelle, chiedendo di tornare a casa e spiegando che ai bambini “mancano il papà, gli animali, gli amici e la loro casa”. La lettera descrive un progressivo peggioramento delle condizioni dei minori dopo l’allontanamento forzato. La madre parla di incubi notturni e risvegli accompagnati da “urla orribili”, durante i quali i bambini chiedono che “la mamma li aiuti”.
Vengono inoltre segnalati comportamenti regressivi e segnali di forte stress: i bambini, scrive Catherine Birmingham, “masticano costantemente dita, capelli e vestiti”, arrivando a rompere anche i supporti in gomma pensati per la regolazione sensoriale. Tra gli elementi indicati come particolarmente penalizzanti, la donna segnala anche le limitazioni alla libertà di movimento. Nella lettera si afferma che ai bambini sarebbe stato vietato “persino andare in bicicletta intorno all’edificio” o svolgere attività all’aperto in aree in cui avrebbero potuto restare vicini alla madre. Restrizioni che, secondo la donna, avrebbero inciso ulteriormente sull’equilibrio emotivo dei minori, privati dei loro “bisogni emotivi e fisici”.
Secondo Catherine Birmingham, i figli sarebbero stati progressivamente isolati “da amici, familiari e genitori che amano” e privati di “ogni meccanismo di difesa” necessario ad affrontare una separazione così drastica. Le loro richieste d’aiuto, si legge nel testo, sarebbero state “ignorate, liquidate, non credute”, senza che venissero intraprese azioni concrete in loro favore. “Invece”, aggiunge, “sono stati dati in dono zucchero, istruzione e siringhe”. Nel documento si parla di “rabbia, ansia, suppliche di non lasciarli soli”, di fame e stanchezza, e di una condizione di malessere che sarebbe aumentata “ogni giorno, per quasi tre mesi”, fino a configurare – secondo la donna – un quadro di trauma, depressione e ansia costante.
La conclusione della lettera è un appello diretto e perentorio. Catherine Birmingham chiede che i bambini vengano “immediatamente restituiti alla madre e al padre”, con il rientro nella loro “precedente casa, sana, felice e amata”



