
Nick Reiner, accusato dell'omicidio dei genitori, e il regista Rob Reiner, noto per il film 'Harry ti presento Sally', e Michele Singer, sarebbe consapevole di averli uccisi ma non comprenderebbe le ragioni della propria detenzione in carcere. Lo riferiscono fonti citate dal sito hollywoodiano di gossip Tmz, secondo cui il figlio 32enne sarebbe convinto di essere vittima di una cospirazione orchestrata dalle autorità che lo hanno arrestato.
Secondo quanto riportato, Reiner soffrirebbe di un grave disturbo schizoaffettivo e si troverebbe in uno stato di forte alterazione mentale. Le fonti parlano di una spirale psicotica iniziata circa un mese prima degli omicidi, in concomitanza con una modifica della terapia farmacologica prescritta per la sua patologia. Il cambiamento dei medicinali avrebbe provocato un peggioramento delle sue condizioni, rendendolo instabile, imprevedibile e potenzialmente pericoloso. A quanto risulta, i farmaci attualmente assunti non avrebbero ancora prodotto benefici significativi.
Il caso è al centro del documentario 'Tmz Investigates: The Reiner Murders – What Really Happened', in onda negli Stati Uniti su Fox e successivamente disponibile sulla piattaforma Hulu. Il programma ricostruisce gli eventi che hanno portato al duplice omicidio e analizza la strategia difensiva del team legale di Reiner. Secondo le informazioni diffuse, la difesa starebbe valutando una dichiarazione di non colpevolezza per infermità mentale. Negli Stati Uniti, questo tipo di linea difensiva non richiede necessariamente che l’imputato fosse incapace di distinguere il bene dal male, ma che non fosse in grado di comprendere la natura e la qualità delle proprie azioni al momento dei fatti. Anche in presenza di una pianificazione del delitto, una giuria potrebbe quindi arrivare a un verdetto di non colpevolezza per incapacità mentale. Le indagini e il procedimento giudiziario sono tuttora in corso.

"Non vogliamo essere americani". A ribadirlo oggi, sabato 10 gennaio, in una dichiarazione congiunta, sono stati i leader dei cinque partiti della Groenlandia rappresentati nel parlamento locale, dopo che Donald Trump ha ribadito le sue mire espansioniste, dicendo di voler "fare un accordo con le buone" per poi avvertire che "se non lo facciamo con le buone, lo faremo con le cattive".
"Non vogliamo essere americani, non vogliamo essere danesi, vogliamo essere groenlandesi", hanno scritto i leader dei cinque partiti. "Il futuro della Groenlandia deve essere deciso dal popolo groenlandese".
"Voglio la Groenlandia, con le buone o con le cattive. Putin non ha paura dell'Europa. Putin ha paura di me". A dirlo era stato proprio Donald Trump, in occasione di un incontro con i vertici delle compagnie petrolifere che dovrebbero operare in Venezuela. L'evento è stato così l'occasione per una conferenza stampa improvvisata.
Tra i temi d'attualità è spiccato la Groenlandia e il presidente non si è fatto pregare: l'isola nell'Artico, territorio autonomo che fa capo alla Danimarca, è vitale per gli Usa per questioni di sicurezza nazionale. L'Artico è la nuova frontiera geopolitica e economica, tra rotte strategiche e risorse vitali. La Groenlandia, nel mosaico del XXI secolo, è quindi considerata un pezzo chiave.
L'obiettivo dichiarato dell'amministrazione, anche nel primo mandato di Trump, è sempre stato l'acquisto del territorio. La soluzione commerciale non è tramontata, ma al momento non è quella che Trump ha voluto porre sotto i riflettori. "Non parlerò di soldi per la Groenlandia, non ora. Potrei parlarne, ma non lo farò. Faremo qualcosa, che a loro piaccia o no. Se non lo facciamo, Russia o Cina si prenderanno la Groenlandia", ha detto preannunciando azioni per evitare l'allargamento delle sfere di influenza di Mosca e Pechino: "Non vogliamo Russia o Cina come vicini", ha dichiarato usando la stessa frase pronunciata per spiegare l'attacco al Venezuela: "Se non l'avessimo fatto noi, lo avrebbero fatto Russia e Cina".

Raffaella Fico sarà tra gli ospiti di oggi, sabato 10 gennaio, della puntata di Verissimo. Nel salotto di Silvia Toffanin, la modella parlerà del momento particolarmente difficile che sta vivendo insieme al compagno Armando Izzo. La coppia, che aspettava un figlio da 5 mesi, ha annunciato lo scorso 15 dicembre la perdita del bimbo.
"Prima che si creino false speculazioni, io e la mia compagna, Raffaella Fico, desideriamo comunicare che abbiamo avuto una grave perdita, purtroppo il nostro bambino di 5 mesi ci ha lasciati troppo presto e resterà per sempre nei nostri cuori", aveva scritto Izzo, difensore del Monza, per comunicare la notizia sui social. "In questo momento di immenso dolore chiediamo rispetto, silenzio e sensibilità, evitando qualsiasi forma di speculazione su una perdita così delicata. L'unica forza che ci permette di andare avanti in questo momento è il nostro amore. Grazie", queste le parole del calciatore che aveva chiesto rispetto e discrezione.
L'annuncio della gravidanza era arrivato proprio dagli studi di Verissimo, nella puntata andata in onda lo scorso 8 novembre. Ospite di Silvia Toffanin, Raffaella Fico aveva raccontato con emozione la dolce attesa. "Per me è come se fosse tutto nuovo, super emozionante. Non ricordo nulla della prima gravidanza". Fico sarebbe diventata mamma per la seconda volta. La modella è infatti già mamma di Pia, nata nel 2012 dalla relazione con Mario Balotelli.

La Roma torna in campo in Serie A. Oggi, sabato 10 gennaio, i giallorossi ospitano il Sassuolo all'Olimpico nel 20esimo turno di campionato. La squadra di Gasperini, quinta in classifica, arriva dal successo in trasferta contro il Lecce, mentre gli uomini di Grosso (undicesimi) arrivano dal ko dell'ultimo turno contro la Juventus al Mapei Stadium. Ecco orario, probabili formazioni e dove vedere Roma-Sassuolo in tv e streaming.
Roma-Sassuolo, orario e probabili formazioni
Ecco le probabili formazioni di Roma-Sassuolo, in campo oggi alle 18:
Roma (3-4-2-1): Svilar; Mancini, Ziolkowski, Hermoso; Celik, Pisilli, Koné, Wesley; Dybala, Soulé; Ferguson. All. Gasperini
Sassuolo (4-3-3): Muric; Walukiewicz, Idzes, Muharemovic, Doig; Iannoni, Matic, Koné; Fadera, Pinamonti, Laurienté. All. Grosso
Roma-Sassuolo, dove vederla
Roma-Sassuolo sarà visibile in diretta e in esclusiva su Dazn. Partita visibile anche in streaming sull'app di Dazn.

Sicurezza e giustizia, con lo sguardo rivolto al prossimo referendum. Ma anche legge elettorale, rapporti con gli alleati di governo e con il Colle ("non sempre d'accordo con Mattarella, ma difende gli interessi dell'Italia"), fino alle ipotesi sul futuro politico personale. La conferenza stampa di inizio anno ha offerto a Giorgia Meloni l'occasione per fare il punto sui principali dossier di politica interna e per chiarire le priorità dell'esecutivo nei mesi a venire.
La sicurezza
Uno dei nodi affrontati dalla premier è stato quello della sicurezza, indicato insieme alla crescita come uno dei due focus principali dell'anno. Rivendicando il lavoro svolto dal governo, Meloni ha riconosciuto che i risultati raggiunti non sono ancora sufficienti: "Anni di lassismo non sono facili da cancellare... Questo deve essere l'anno in cui si cambia passo sulla sicurezza, in cui si fa ancora di più". La presidente del Consiglio ha ricordato le "moltissime iniziative varate" e ha annunciato nuovi provvedimenti allo studio, a partire da un intervento specifico contro le baby gang: "La situazione è fuori controllo". Tra le misure in preparazione, Meloni ha citato il divieto del porto di armi da taglio, aggravanti per chi agisce con il volto travisato, lo stop alla vendita anche online ai minori e sanzioni nei confronti dei genitori responsabili. Un capitolo centrale dell'intervento è stato dedicato al rapporto tra sicurezza e giustizia, con un appello esplicito alla collaborazione tra le istituzioni. "Se vogliamo garantire la sicurezza occorre lavorare tutti nella stessa direzione, governo, polizia, magistratura", ha affermato la premier, intervenendo con toni critici nei confronti delle toghe. Un richiamo, secondo Meloni, necessario "per non rendere vano il lavoro del Parlamento e delle forze dell'ordine".
A sostegno delle sue tesi, la presidente del Consiglio ha passato in rassegna alcune vicende di cronaca per evidenziare le difficoltà nell'azione di contrasto alla criminalità, citando, tra gli altri, il caso del capotreno ucciso e quello dell'imam di Torino liberato.
La magistratura
Meloni ha infine respinto le accuse di voler delegittimare la magistratura, ma ha attaccato duramente la campagna dell'Anm nelle stazioni contro il referendum sulla giustizia: "Mi fa arrabbiare, perché noi facciamo il contrario di quello che loro dicono, che vogliamo sottomettere i giudici alla politica. Noi togliamo al Parlamento la possibilità di eleggere un pezzo del Csm, questa è la realtà". E ha rincarato: "Spero si possa restare sul tema. Ma se l'Anm dice cose campate in aria allora quello diventa uno spot per il sì, vuol dire che non ha argomenti".
A proposito della consultazione sulla riforma della giustizia, la presidente del Consiglio ha indicato come "più ragionevole e probabile" la data del 22-23 marzo, chiarendo che la decisione formale spetterà al prossimo Consiglio dei ministri. Meloni ha parlato di un "intento dilatorio" nelle polemiche delle ultime settimane, ma ha escluso qualsiasi forzatura da parte del governo: "Non c'è nessuna impasse", spiegando che quella finestra temporale consentirebbe, in caso di esito favorevole, di approvare le norme attuative prima del rinnovo del Csm.
La riforma della legge elettorale
Ampio spazio anche alla riforma della legge elettorale. Meloni ha confermato che sono in corso interlocuzioni con le opposizioni, ribadendo la disponibilità a un confronto il più possibile ampio. La premier ha assicurato che il governo farà "tutto quello che può perché le norme siano condivise", pur avvertendo che, in caso di "chiusura pregiudiziale", non è escluso il ricorso al voto a maggioranza in Parlamento per garantire "che i cittadini abbiano la certezza che si fa quello che stabiliscono le elezioni".
In questo contesto Meloni ha chiamato in causa direttamente anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, sostenendo che dovrebbe essere "favorevole" alla riforma su cui sta lavorando il centrodestra, un proporzionale con premio di maggioranza. Si tratta, secondo la presidente del Consiglio, di "una riforma che consente a chi prende più voti di governare per cinque anni con una maggioranza solida", un meccanismo che "sarebbe un vantaggio per tutti e potrebbe rappresentare un vantaggio ancora più importante per l'opposizione che per la maggioranza". A suo giudizio, "la partita è più che aperta con una riforma di questo tipo e potrebbe dare al campo avverso una maggioranza più ampia di quella che otterrebbe con l'attuale legge", perché "il tema non è solo vincere ma riuscire a governare". Da qui l'appello a restituire centralità agli elettori: "È importante che i cittadini abbiano un potere reale, che vadano a votare e chi ha preso un voto in più possa governare e non ci siano scelte ricomposte nel palazzo".
Nel corso della conferenza la presidente del Consiglio ha anche rivendicato la solidità della maggioranza che sostiene l'esecutivo, respingendo le ipotesi di tensioni interne: "Non vedo rischi per la maggioranza che sostiene il mio governo". Meloni ha definito il suo esecutivo "forse il governo più solido tra le grandi democrazie" e ha escluso sia l'ipotesi di elezioni anticipate ("non è proprio nei miei radar") sia ambizioni quirinalizie personali, con una battuta: "Non so perché non mi proponete di andare a lavorare con Fiorello... Mi basta quello che sto facendo, mi appassiona, non c'è nei miei radar di salire di livello". Quanto al futuro, ha aggiunto, "quello che farò nella prossima legislatura dipenderà dagli italiani".
Ucraina
Davanti ai giornalisti c'è spazio anche per una stoccata (senza citarlo) all'europarlamentare della Lega Roberto Vannacci sull'invio di armi all'Ucraina. La premier ha detto di ritenere "uno sbaglio" l'auspicio che il decreto Ucraina non ottenga i voti e si è detta "stupita" che le critiche arrivino "da un generale", ricordando che le Forze armate sono fondamentali "per costruire la pace". La replica di Vannacci non si è fatta attendere: "Mai cambiato idea sull'invio di armi a Kiev. Dopo quattro anni di guerra questa strategia vede l'esercito russo avanzare. Mi stupisco che qualcuno se ne accorga solo ora", ha detto il vicesegretario del Carroccio all'Adnkronos. Meloni ha inoltre respinto l'ipotesi di un veto "filo putiniano" di Matteo Salvini e difeso il confronto interno alla maggioranza sul conflitto in Ucraina: "I fili li hanno i burattini, non i politici".
Il Quirinale
Un altro passaggio è stato dedicato anche alle relazioni istituzionali con il Quirinale. Meloni ha assicurato che i rapporti con il Capo dello Stato sono "ottimi": "Non sempre siamo d'accordo", ha ammesso, ma ha sottolineato che "quando si tratta di difendere l'interesse dell'Italia, il Presidente della Repubblica Mattarella c'è". Meloni ha evitato, poi, di entrare nelle dinamiche interne di Forza Italia elogiando però l'operato del segretario azzurro Antonio Tajani dopo la scomparsa di Silvio Berlusconi. "Ha fatto un lavoro straordinario insieme agli altri dirigenti di Forza Italia", ha detto la premier, rispondendo a una domanda sulle parole dei figli del Cav.
La conferenza ha toccato infine altri temi di politica interna, dal piano casa - un progetto "molto ampio" che punta a mettere a disposizione "100mila nuove case a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni" - all'economia, con l'occupazione e il potere d'acquisto indicati come i dati più significativi per valutare lo stato di salute reale del Paese. Sul fine vita, Meloni ha ribadito la sua linea: "Io penso che il compito dello Stato e delle istituzioni non sia favorire percorsi per suicidarsi", chiarendo che sul tema "sta lavorando il Parlamento" e che il governo, al momento, "si rimette alle sue decisioni". (di Antonio Atte)

La conferma della linea filo-trumpiana in politica estera, bugie e propaganda sul piano interno compreso l'attacco ai giudici, l'assenza di proposte e idee per la crescita del Paese, la rimozione dei problemi a partire dalla sanità. In estrema sintesi questo il giudizio delle opposizioni sulla conferenza stampa della premier Giorgia Meloni[1]. La bocciatura è a 360 gradi. All'apertura dell'anno pre-elettorale, le distanze si accentuano. E anche un tema di confronto parlamentare come la legge elettorale parte in salita: in presenza di un no 'pregiudiziale', la premier intende andare avanti a maggioranza. "Una pistola sul tavolo", il commento da Avs.
In mezzo anche la data del referendum, confermata per il 22 e 23 marzo, e che oggi sarà tra gli argomenti dell'iniziativa del fronte del No a cui partecipano i leader del centrosinistra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Insieme ma ancora lontani da un progetto comune e condiviso. "Meloni era spompa ma noi non abbiamo una risposta alternativa comune da offrire al Paese. Quei due", ovvero Schlein e Conte, "non si parlano e invece dovremmo accelerare...", scalpita un esponente della sinistra in Transatlantico.
Schlein commenta la premier nel tardo pomeriggio. La segretaria del Pd batte sulle 'dimenticanze' di Meloni, ovvero i problemi del Paese, e sulla sua 'incoerenza': "In tre ore di conferenza stampa da Giorgia Meloni nemmeno una parola sulle principali preoccupazioni degli italiani: la sanità pubblica e il carovita e nemmeno sulla scuola. Prometteva di abolire le accise e invece le ha aumentate, prometteva di ridurre le tasse e invece siamo ai massimi da 10 anni. Promettevano di anticipare le pensioni e invece hanno ritardato l’età pensionabile. Davanti alla sua incoerenza toccherà a noi costruire un’Italia più giusta".
Conte attacca Meloni sull'assenza di proposte concrete. "Oltre due ore di conversazione, di programmi: 'vorrò', 'farò', 'programmeremo'. Nel penultimo anno a Palazzo Chigi, Meloni oggi sembrava al discorso di insediamento. Dopo tre anni di governo, non ci ha detto nulla e non ha dato una risposta ai 6 milioni di cittadini che rinunciano alle cure, alle lunghe liste di attesa, la sanità non è tra le priorità indicate. Invece ha taciuto una priorità, che è quella del riarmo. Giorgetti ha anticipato che creeranno uno scostamento per prendere soldi in deficit per le armi. Su economia e sicurezza tanti impegni ma dopo tre anni ci aspettavamo qualcosa di concreto".
Quindi il rapporto con Trump: "Per quanto riguarda il diritto internazionale, abbiamo scoperto che il diritto internazionale è tutta questione di geopolitica. Esiste fino a un certo limite, il limite lo stabilisce Trump e noi ovviamente a seguirlo". Nicola Fratoianni si rivolge così a Meloni: "Basta prese in giro, il governo della destra non ha fatto un bel niente per aumentare gli stipendi di chi lavora".
Incalza Angelo Bonelli: "Le parole della presidente del Consiglio Giorgia Meloni raccontano un'Italia che non coincide con la realtà sociale ed economica del Paese". E per il leader di Avs è "grave anche l'ambiguità sulla politica internazionale. Meloni continua a non condannare con chiarezza le azioni di pirateria internazionale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dalla Groenlandia al Venezuela. Si richiama il diritto internazionale, ma lo si applica a geometria variabile".
Riccardo Magi parla anche della legge elettorale: "Se la retorica è quella di Atrjeu, possiamo ben dire che nella conferenza stampa di Giorgia Meloni ha vinto il nulla. Sul piano interno, l'unica notizia data è che il governo è pronto ad andare avanti a colpi di maggioranza sulla legge elettorale" su una riforma che "trasformerebbe una minoranza nel Paese in una forte maggioranza in Parlamento. Alla faccia del tanto decantato 'popolo'''.
Chirurgico Matteo Renzi: "Seguire la conferenza stampa di fine anno di Giorgia Meloni permette di cogliere una semplice verità: su sicurezza e tasse la Premier è molto in difficoltà. Se il centrosinistra parla seriamente di sicurezza e tasse, Meloni perde le elezioni".

"Voglio la Groenlandia, con le buone o con le cattive. Putin non ha paura dell'Europa. Putin ha paura di me". Firmato, Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti alla Casa Bianca incontra i vertici delle compagnie petrolifere che dovrebbero operare in Venezuela. L'evento è l'occasione per una conferenza stampa improvvisata. Tra i temi d'attualità spicca la Groenlandia e il presidente non si fa pregare: l'isola nell'Artico, territorio autonomo che fa capo alla Danimarca, è vitale per gli Usa per questioni di sicurezza nazionale. L'Artico è la nuova frontiera geopolitica e economica, tra rotte strategiche e risorse vitali. La Groenlandia, nel mosaico del XXI secolo, è un pezzo chiave.
L'obiettivo dichiarato dell'amministrazione, anche nel primo mandato di Trump, è sempre stato l'acquisto del territorio. La soluzione commerciale non è tramontata, ma al momento non è quella che Trump vuole porre sotto i riflettori. "Non parlerò di soldi per la Groenlandia, non ora[1]. Potrei parlarne, ma non lo farò. Faremo qualcosa, che a loro piaccia o no. Se non lo facciamo, Russia o Cina si prenderanno la Groenlandia", dice preannunciando azioni per evitare l'allargamento delle sfere di influenza di Mosca e Pechino: "Non vogliamo Russia o Cina come vicini", dice usando la stessa frase pronunciata per spiegare l'attacco al Venezuela: "Se non l'avessimo fatto noi, lo avrebbero fatto Russia e Cina".
Per la Groenlandia "io vorrei fare un accordo, ma se non ci riusciamo con le buone, lo faremo con le cattive", dice mettendo in discussione il rapporto tra l'isola e Danimarca. "Io sono un grande ammiratore della Danimarca, ma il fatto che avesse una barca lì 500 anni fa non significa che sia proprietaria della terra. Al largo della Groenlandia ci sono navi e sottomarini di Russia e Cina, non vogliamo che questi paesi occupino la Groenlandia. Faremo qualcosa nel modo più gentile o più duro[2]", ribadisce. La via diplomatica non viene abbandonata: nei prossimi giorni il segretario di Stato, Marco Rubio, incontrerà i vertici di Copenhagen. Trump, però, intanto alza i toni con dichiarazioni che somigliano ad un ultimatum.
Dalla platea dei giornalisti, qualcuno chiede se sia ipotizzabile un 'trattamento Maduro' - il leader venezuelano catturato a Caracas - anche per Vladimir Putin, come auspicato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky. "Non credo sarà necessario. Ho sempre avuto un'ottima relazione" con Putin. "Credo che arriveremo ad un accordo" per porre fine alla guerra tra Ucraina e Russia. "Il mese scorso sono morte 31mila persone, soprattutto soldati russi. Il mese precedente i morti erano stati 27mila. E l'economia russa sta andando male", dice Trump, che si considera l'unico in grado di risolvere il conflitto.
"Putin non ha paura dell'Europa, Putin ha paura degli Stati Uniti che sono guidati da me. Non ha paura dell'Europa, che sta cambiando e sta perdendo terreno. L'Europa deve darsi da fare, io amo l'Europa: di fatto vengo da lì, le mie radici sono lì", dice il presidente americano. "Ora la Nato ha un grande leader (Mark Rutte, ndr), ma i paesi devono stare attenti con le loro politiche di immigrazione. Sono molto diplomatico, molti posti in Europa sono irriconoscibili".

La Russia lancia il missile Oreshnik contro l'Ucraina. L'uso dell'arma, che ha debuttato un anno fa, è un messaggio a Kiev e all'Europa, che lo scorso 6 gennaio ha certificato la volontà di inviare soldati in territorio ucraino dopo l'eventuale tregua nella guerra. Non sorprende, quindi, che dalle cancellerie del Vecchio Continente l'azione di Mosca venga considerata un'escalation.
L'Oreshnik, più volte esaltato da Vladimir Putin, secondo la Russia può volare per 5500 km e trasportare testate convenzionali o nucleari. L'arma, dice Mosca, non può essere intercettata dai sistemi di difesa attualmente disponibili. Da settimane, il missile ipersonico è dispiegato anche in Bielorussia, più vicino quindi all'Europa Occidentale che diventa un potenziale obiettivo. Nell'ultima 'missione', Oreshnik è stato utilizzato per colpire Leopoli, nell'Ucraina occidentale, in risposta all'attacco - presunto per non dire mai avvenuto - che Kiev avrebbe portato alla fine del 2025 con uno sciame di droni contro la residenza di Putin a Valdai[1].
Le nuove prove
In passato, l'Ucraina ha ridimensionato il peso specifico dell'Oreshnik, defindendolo anche una vecchia arma rivisitata. Il Servizio di Sicurezza ha localizzato e mostrato i frammenti del missile[2], che potranno essere analizzati per arrivare ad una valutazioni delle caratteristiche e delle potenzialità. I resti recuperati comprendono un'unità di stabilizzazione e guida, componenti del sistema di propulsione, frammenti del meccanismo di orientamento.
Mosca, intanto, non fa nulla per dissimulare il significato dell'azione condotta. L'attacco è un esempio di come agire contro i "pericolosi pazzi", dice il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev, spiegando che "dall'inizio dell'anno le relazioni internazionali sono diventate un caos totale" e la Russia "deve agire di conseguenza: ci sono troppe persone indisciplinate in giro". L'Ucraina è nel mirino, ma il segnale è indirizzato anche ai partner.
Da Mosca arriva anche la nota del ministero della Difesa: il raid è stato compiuto "in risposta all'attacco terroristico del regime di Kiev alla residenza del Presidente della Federazione Russa[3] nella regione di Novgorod, avvenuto nella notte del 29 dicembre 2025. Sono stati colpiti gli impianti di produzione di droni utilizzati durante l'attacco terroristico, nonché l'infrastruttura energetica che garantisce il funzionamento del complesso militare-industriale ucraino. Qualsiasi azione terroristica da parte del regime criminale ucraino non rimarrà più impunita".
"Il missile Oreshnik è stato usato di nuovo, questa volta contro la regione di Leopoli. Ancora una volta, è avvenuto ostentatamente vicino ai confini dell'Unione europea. In termini di utilizzo di missili balistici a medio raggio, ciò pone la stessa sfida per tutti: Varsavia, Bucarest, Budapest e anche per molte altre capitali", scrive in un post sui social il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
"Tutti devono vedere la cosa nello stesso modo e con la stessa serietà: se i russi non si disturbano nemmeno a inventare una scusa plausibile per l'uso di tali armi, allora nessun legame personale e nessuna retorica proteggerà nessuno da questo", prosegue Zelensky, sottolineando che serve "un sistema di azione comune, un sistema di difesa collettiva che funzioni davvero. Esiste un sistema del genere oggi? È una domanda aperta, perché in tutta Europa c'è lo stesso dubbio: se la propria capitale verrebbe difesa nel caso in cui Vladimir Putin dovesse improvvisamente perdere il controllo".
La reazione dei Volenterosi
Il messaggio di Mosca non viene sottovalutato dai leader europei, in particolare da quelli alla guida della Coalizione dei Volenterosi. "Gli attacchi in corso da parte della Russia in Ucraina, compreso l'uso di un missile balistico a medio raggio Oreshnik nell'Ucraina occidentale questa mattina, costituiscono un'escalation inaccettabile", dicono il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che nelle ultime ore hanno avuto un colloquio telefonico.
"I leader hanno iniziato riflettendo sulla forte unità a sostegno dell'Ucraina emersa durante la riunione di martedì e sui buoni progressi compiuti in merito alle prossime mosse - si legge in una nota diffusa da Downing Street - E hanno accolto con favore la stretta collaborazione in corso con gli Stati Uniti per garantire una pace giusta e duratura all'Ucraina". Dal canto suo, Starmer ha affermato che "è chiaro che la Russia sta utilizzando accuse inventate per giustificare l'attacco".

Freddo, pioggia e una circolazione virale e batterica sempre più intensa, con l'influenza protagonista, nei primi giorni del 2026 mettono a dura prova il sistema immunitario e la pazienza. "Mentre i pronto soccorso faticano a gestire l'ondata di virus stagionali, si assiste a una corsa ai farmaci da banco spesso inutile, quando non controproducente", all'Adnkronos Salute l'immunologo clinico Mauro Minelli, docente di Nutrizione umana alla Lum.
"La reazione istintiva al calo delle temperature è la scorta preventiva': un inventario di integratori e decongestionanti da fare concorrenza alle farmacie più fornite. Molti pazienti assumono questa tipologia di prodotti con la stessa leggerezza con cui si succhiano le mentine, convinti che 'male non facciano'. In realtà, i presunti salutisti finiscono per ingurgitare cocktail eterogenei che hanno l'unico effetto certo di trasformare il proprio organismo in un costoso banco di prova per prodotti che non accelerano la guarigione di un solo minuto", spiega il medico. "È la Medicina basata sull'evidenza a suggerire che molti dei nostri 'rituali' sono più psicologici che fisiologici".
L'immunologo prende in esame alcuni di questi 'rituali'. "Il caso vitamina C è un equivoco storico - avverte - È non di rado il primo acquisto di coloro che avvertono un pizzico alla gola o un qualche colpo di tosse. Tuttavia, la scienza è chiara: assumere vitamina C quando i sintomi sono già comparsi non serve praticamente a nulla. Le metanalisi Cochrane confermano che non riduce né la durata né la gravità del raffreddore se usata come cura d'urto. Potrebbe avere un senso solo in prevenzione cronica (per ridurre la durata dell'evento di circa l'8%) o per chi pratica sport estremi in climi rigidi".
La logica del meno è meglio: strategie supportate da studi clinici. "Per evitare (o limitare) l'uso e talvolta l'abuso di farmaci 'over the counter' che spesso mascherano i sintomi senza accelerare la guarigione, esistono alternative supportate da studi clinici. Il miele, per esempio, batte lo sciroppo - afferma Minelli - Una revisione della Oxford University ha dimostrato che il miele è più efficace dei farmaci comuni (come il destrometorfano) nel ridurre la frequenza e la forza della tosse. Agisce come un demulcente, creando una pellicola protettiva che calma i recettori della tosse meglio di molti prodotti sintetici".
IL POTERE DEL LAVAGGIO. "Invece di abusare di spray nasali vasocostrittori (che possono causare rinite farmacologica dopo soli 5 giorni), meglio puntare sui lavaggi con soluzione salina ipertonica - suggerisce - Non solo puliscono meccanicamente, ma riducono l'edema delle mucose per osmosi, 'sgonfiando' il naso chiuso senza effetti collaterali".
UMIDITA' E TEMPERATURA. "Il microclima conta, eccome. Spesso sottovalutato, il controllo dell'aria in casa è un presidio terapeutico. Un'aria troppo secca (sotto il 40-50%) asciuga il muco, rendendo le ciglia vibratili delle vie aeree incapaci di espellere i virus", ricorda l'immunologo. "E poi, se c'è un integratore che meriterebbe attenzione, non è la vitamina C, ma lo zinco. Se assunto sotto forma di acetato o gluconato entro 24 ore dai primi sintomi, può ridurre la durata del raffreddore di circa il 33%. È uno dei pochi rimedi con prove solide di efficacia nel 'tagliare' i tempi della malattia.
IL MITO DEL POTENZIAMENTO IMMUNITARIO. "Parallelamente ai farmaci sintomatici, domina il marketing degli immunostimolanti da banco. La narrativa social suggerisce che le difese immunitarie siano come un muscolo da 'gonfiare' a comando con l'integratore del momento - mette in guardia Minelli - Echinacea: nonostante la popolarità, le evidenze cliniche sulla prevenzione e il trattamento del raffreddore sono inconsistenti o di scarsa qualità. La maggior parte degli studi non mostra benefici superiori al placebo. Papaya fermentata: spesso presentata come scudo virale, manca di studi clinici robusti che ne confermino l'efficacia nel prevenire infezioni respiratorie o nel determinare un reale impatto sulla risposta immunitaria specifica.
Il sistema immunitario è un network complesso di segnali e cellule, non un serbatoio da riempire. "Rinforzare le difese in modo generico è un concetto privo di senso fisiologico: se il sistema immunitario fosse costantemente iper-attivato, ci troveremmo in uno stato di infiammazione cronica o autoimmunità - prosegue - Questi prodotti, nella stragrande maggioranza dei casi, non sono altro che investimenti a fondo perduto. E poi c’è l’errore fatale: l’antibiotico 'fai-da-te'. Il culmine dell'automedicazione inappropriata si raggiunge con la richiesta (o il recupero dall'armadietto dei medicinali) dell'antibiotico per curare l'influenza o il raffreddore. Perché è un controsenso biologico? Gli antibiotici uccidono i batteri. Influenza, raffreddore e la quasi totalità delle faringiti stagionali sono causate da virus. Usare un antibiotico contro un virus è come cercare di spegnere un incendio con un ventilatore: non solo è inutile, ma alimenta il problema".
RESISTENZA BATTERICA. "L'uso improprio di antibiotici seleziona batteri resistenti, rendendo le infezioni future (quelle vere) potenzialmente incurabili", rimarca Minelli. Con danni collaterali, "gli antibiotici distruggono il microbiota intestinale, che è invece il vero pilastro della nostra salute immunitaria. E, a proposito di microbiota, vanno senz’altro menzionati anche i trattamenti probiotici come presidi importanti di prevenzione e cura degli acciacchi di stagione. Mai smetteremo di ripetere che non tutti i fermenti lattici sono uguali - avverte - L'efficacia è ceppo-specifica: non conta la quantità generica, ma la sigla alfanumerica che identifica il batterio. Per le vie respiratorie, per esempio, alcuni ceppi di Lacticaseibacillus rhamnosus e l’addizione di due ceppi specifici di Lb plantarum e Lb paracasei rappresentano oramai prove solide di efficacia nella riduzione dell'incidenza e della durata delle infezioni. Così come in caso di terapie antibiotiche, il lievito Saccharomyces boulardii è fondamentale perché non viene ucciso dal farmaco e previene la diarrea associata".
LA GESTIONE DEL SINTOMO. "Il miglior farmaco, tuttavia, rimane il tempo. La medicina moderna ci insegna che, nella maggior parte dei casi, il nostro compito non è 'combattere' i sintomi con una farmacia portatile ma supportare l'organismo mentre compie il suo naturale processo di guarigione. Come dire che abusare di paracetamolo solo per vedere velocemente il numero 36 sul termometro può, paradossalmente, prolungare l'infezione", conclude Minelli.
Marco D’Amore torna nel mondo di ‘Gomorra’. Dopo aver interpretato Ciro e aver diretto il film ‘L’Immortale’, riavvolge il nastro con ‘Gomorra - Le origini’: l’atteso prequel in sei episodi, prodotto da Sky Studios e da Cattleya - parte di ITV Studios, dell’epica saga crime Sky Original tratta dall’omonimo bestseller di Roberto Saviano. Da oggi, 9 gennaio, su Sky e in streaming su Now con i primi due episodi, la serie ritorna alle origini per raccontare la storia di come tutto è iniziato: di come un giovanissimo Pietro Savastano entra nel mondo della criminalità.
Sullo sfondo di una Napoli in piena trasformazione, povera, segnata dal contrabbando di sigarette e all’alba dell’arrivo dell’eroina. Luca Lubrano interpreta il giovane Pietro, qui ambizioso e inquieto ragazzo di strada di Secondigliano che insieme al suo inseparabile gruppo di amici sogna una vita migliore, per loro e per le loro famiglie. I primi quattro episodi della serie - creata da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Saviano, sono diretti da Marco D’Amore, anche supervisore artistico e co-sceneggiatore del progetto, mentre gli ultimi due da Francesco Ghiaccio.

Il Real Madrid batte 2-1 l'Atletico Madrid in semifinale di Supercoppa spagnola a Gedda, agguantando la finale. A far discutere, nel derby di Madrid giocato in Arabia Saudita, è però soprattutto il faccia a faccia tra il tecnico dei Colchoneros Diego Simeone e l'attaccante dei Blancos Vinicius Junior. Cos'è successo? Nel primo tempo, Simeone si è avvicinato al brasiliano con un avvertimento: "Ricordati quello che ti dico, Florentino (Perez, il presidente del Real Madrid, ndr) ti caccerà via" le sue parole. Risposta di Vinicius? Una risata. Nella ripresa, il brasiliano è stato sostituito dall'allenatore del Real Xabi Alonso in virtù di una prestazione incolore, tra i fischi dello stadio di Gedda. Qui Simeone ha rincarato la dose, chiamando il brasiliano e portandosi la mano all'orecchio: "Ascolta, ascolta".
Sull'episodio, che sta facendo molto discutere in Spagna, è intervenuto nel post-partita anche l'allenatore del Real Madrid Xabi Alonso: "Ho sentito quello che Simeone ha detto a Vinicius, non mi è piaciuto. Non si può parlare così, alcune cose oltrepassano il limite”.

Completamente nudo si è presentato alla caserma dei carabinieri ed ha abbandonato droga davanti all'ingresso. E' accaduto durante la notte di Capodanno a Poggio Rusco, nel Mantovano, dove un 43enne è stato denunciato.
L'uomo, di nazionalità marocchina, si è presentato senza alcun indumento indosso alla caserma di Poggio Rusco e ha iniziato a suonare insistentemente il campanello, nonostante a quell'ora gli uffici fossero chiusi; alcuni residenti che rincasavano dai festeggiamenti hanno assistito alla scena e hanno chiamato il 112. Mentre giungeva una pattuglia dei carabinieri della stazione di Magnacavallo, sono intervenuti anche alcuni militari della stazione di Poggio Rusco che, davanti alla porta di ingresso della caserma, hanno trova varie banconote e due involucri di droga, contenenti 5 grammi di hascisc e 5 grammi di cocaina.
L'uomo è stato rintracciato poco dopo mentre girovagava per il centro di Poggio Rusco. Ai militari ha spiegato di aver assunto stupefacenti e di aver sentito la voce di Allah che gli diceva di liberarsi del peccato e di tutto ciò che fosse connesso allo spaccio di droga. E proprio perché i suoi abiti erano stati acquistati con il denaro proveniente dallo spaccio di droga, aveva deciso di uscire nudo. I carabinieri lo hanno quindi riaccompagnato in caserma, fornendogli una coperta e offrendogli un the caldo. Le immagini delle telecamere di sorveglianza hanno confermato la scena descritta dallo stesso 43enne, che è stato denunciato e segnalato alla prefettura di Mantova quale assuntore di sostanze stupefacenti. Per lui anche una sanzione amministrativa relativa agli atti osceni in luogo pubblico, oltre a una denuncia per l’ingresso e il soggiorno illegale nel territorio italiano. La droga è stata posta sotto sequestro.

A 10 anni dalla morte di David Bowie, oggi venerdì 9 gennaio esce per Hoepli la biografia 'David Bowie. Oltre lo spazio e il tempo' di Paul Morley, uno dei biografi più autorevoli del mondo musicale britannico, giornalista di NME, autore anche del volume di successo 'The Age of Bowie'. La versione italiana - curata da Ezio Guaitamacchi, con la traduzione di Leonardo Follieri - è accompagnata da una prefazione scritta a quattro mani di Manuel Agnelli e Paolo Fresu.
Non una semplice biografia, ma un viaggio a struttura tematica dentro l’universo di un artista che ha riscritto le regole della musica, dell’arte e dell’identità. Dalla Londra ribollente degli anni ’60 alla Berlino sperimentale, dalla nascita di Ziggy Stardust al mistero del Duca Bianco, fino all’ultimo saluto cosmico di Blackstar: ogni tappa rivela un Bowie diverso, sempre un passo avanti al proprio tempo.
Il libro è diviso in capitoli che riflettono la natura duale dell’artista ('Fantasia e realtà', 'Sopravvivenza ed esistenza', 'Arte e morte', 'Est e Ovest', 'Caso e ordine', ecc.). Morley delinea il paesaggio culturale e sociale in cui Bowie si muove, ne racconta gli incontri, le ispirazioni, i timori, anche attraverso estratti di interviste e analisi di performance e collaborazioni, costruendo una sorta di playlist esistenziale, che va oltre le sue hit e mostra come l’artista abbia saputo anticipare estetiche e paure del XXI secolo.

"Io ho un'idea del mondo in cui non esiste il bene. Non credo in nulla". Si apre con queste parole, pronunciate dallo stesso protagonista, il trailer di 'Fabrizio Corona: Io sono notizia', docu-serie in cinque episodi da oggi, 9 gennaio, su Netflix. Un racconto senza filtri che attraversa l'era berlusconiana, l'avvento dei social e le contraddizioni della giustizia italiana. Non una semplice biografia, ma l'affresco di un Paese che, dagli Anni 90 a oggi, ha smesso di distinguere la differenza tra realtà e reality.
"Raccontare Fabrizio Corona significa accettare una sfida narrativa complessa: come si racconta l'uomo più sovraesposto d'Italia, colui che ha fatto della propria vita un reality show permanente? Il nostro obiettivo non è stato quello di giudicare il personaggio, né di assolvere l'uomo, ma di indagare le terre di confine: tra il bene e il male, tra realtà e finzione", spiegano in una nota il regista e autore Massimo Cappello e l'autrice Marzia Maniscalco. "Non volevamo solo documentare i fatti, ma svelare l'umanità fallibile dell'antieroe nascosta dietro la maschera del superuomo". Per questo "ci siamo affidati ai toni della tragicommedia: un registro che abbiamo sentito adatto ad aderire alla realtà di un'esistenza sempre sopra le righe. Abbiamo cercato la leggerezza non per sminuire le vicende, ma per portare lo spettatore a riflettere con il sorriso. Perché la vitalità disperata di Fabrizio, quell’abilità di trasformare la caduta in spettacolo e il dolore in aneddoto, riesce sempre, anche nei momenti più drammatici, a trasformare la tragedia in una commedia umana".
Figlio di Vittorio Corona, giornalista visionario che ha plasmato l'editoria degli Anni 80, Fabrizio cresce con l’ossessione di dimostrarsi all’altezza. Se il padre viene emarginato dal sistema, il figlio decide di mangiarsi quello stesso sistema dall'interno, trasformando il gossip in un'arma di potere e identificando nel denaro l'unico metro di giudizio dell'affetto e del successo.
Dove Vittorio cercava la verità, Fabrizio trova il business e, al fianco di Lele Mora, Corona costruisce un impero basato sulla vendita delle vite altrui. Fino all'inchiesta Vallettopoli: l'accusa di estorsione trasforma il golden boy in un nemico pubblico, segnando però al contempo la nascita definitiva del suo personaggio, svelando un uomo capace di trasformare la propria esistenza in uno spettacolo disperatamente vitale, in una vita costellata da personaggi surreali e situazioni tragicomiche, in cui realtà e finzione il più delle volte si confondono.
Inizia così una guerra mediatica e giudiziaria combattuta a colpi di prime pagine e dichiarazioni incendiarie destinate a polarizzare e dividere l’opinione pubblica italiana. Tra le oltre 20 interviste e contributi nella docu-serie figurano Marianna Aprile, Mauro Coruzzi aka Platinette, Lele Mora, Nina Morić, Marysthell Polanco, Francesca Persi, Marco Travaglio e Costantino Vitagliano.

Dopo la morte di una donna per mano di un agente dell'Ice a Minneapolis, è alta tensione in Usa. Oggi due persone sono rimaste ferite in una sparatoria che ha coinvolto agenti federali a Portland, nell'Oregon. Il dipartimento di polizia della città ha riferito in un comunicato che un uomo e una donna sono stati portati in ospedale e le loro condizioni sono sconosciute. Il Dipartimento per la sicurezza interna (Dhs) ha dichiarato che l'incidente è avvenuto quando un membro di una gang venezuelana è stato fermato e "ha tentato di investire" gli agenti con la sua auto.
Non è chiaro quali siano le loro condizioni. L'ufficio dell'Fbi di Portland ha dichiarato in un post su X che la sparatoria ha coinvolto agenti della Customs and Border Protection e che stanno conducendo le indagini. Agenti di polizia di Portland sono intervenuti nel isolato 10200 di Southeast Main Street per una segnalazione di sparatoria, si legge in un comunicato del Portland Police Bureau. Gli agenti hanno confermato il coinvolgimento di agenti federali nella sparatoria dopo essere intervenuti per soccorrere un uomo e una donna rimasti feriti a colpi d'arma da fuoco e sono stati trasportati in ospedale.
"Siamo ancora nelle fasi iniziali di questo incidente", ha dichiarato il capo della polizia Bob Day. "Comprendiamo l'emozione e la tensione che molti stanno provando in seguito alla sparatoria di Minneapolis[1] , ma chiedo alla comunità di mantenere la calma mentre cerchiamo di saperne di più".

Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano e l’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale fanno squadra per valorizzare lo sport nell’area di riferimento dell’AdSP. Il Presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, e il Presidente dell’AdSP, Raffaele Latrofa, hanno sottoscritto oggi - al Foro Italico - un protocollo d’intesa finalizzato allo sviluppo di una collaborazione, soprattutto in vista di grandi eventi agonistici. L’accordo si prefigge, fino al termine dell’attuale quadriennio olimpico, la promozione del movimento dando risalto al ruolo dei porti di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta nell’accogliere delegazioni, atleti e tifosi in arrivo via mare e sviluppando poli nelle zone retroportuali, anche come leva di rigenerazione urbana.
Previsto anche l’eventuale utilizzo di aree demaniali portuali dismesse o riqualificate per la realizzazione di strutture temporanee, l’organizzazione di crociere tematiche in occasione di manifestazioni nonché di campus sportivi nelle aree interessate, con la possibilità di favorire l’inclusione sociale, veicolando gli ideali sportivi a beneficio dei giovani e delle scuole presenti nelle zone portuali.
La sinergia, destinata anche a diffondere discipline sportive come vela, canottaggio, canoa e kayak, nuoto in acque libere e altri sport nautici all’interno dei porti e dei bacini gestiti dall’AdSP, vivrà nel segno della sostenibilità, mediante progetti di decarbonizzazione e appuntamenti pilota su sport a impatto zero. Le rispettive competenze e visioni strategiche si fondono in una cooperazione che intende utilizzare lo sport come fondamentale motore di crescita nei territori portuali. "Con questo Protocollo vogliamo trasformare i nostri porti in veri e propri luoghi di incontro tra mare, sport e comunità. È una grande opportunità per promuovere inclusione, sostenibilità e valorizzare il territorio, in sintonia con i grandi eventi che attendono la nostra regione. Mi piace definirlo 'sport nei porti', perché l’atto di oggi è una cornice straordinaria che riempiremo di contenuti concreti, alcuni dei quali sono già frutto di rapporti con il Coni. I porti accolgono il mondo e lo sport italiano rappresenta la Nazione: insieme possiamo rafforzare il legame porto-città e diffondere i valori dello sport", commenta il presidente dell'AdSP del Mar Tirreno Centro Settentrionale Raffaele Latrofa.

"Quando hai tutto il mondo contro è difficile rialzarsi". Raoul Bova commenta senza filtri i mesi più difficili della sua vita, segnati da una vera e propria bufera mediatica iniziata da alcuni audio privati sottratti, un tentativo di ricatto e chat che in poche ore sono diventate virali sui social travolgendo la sua sfera privata - come la fine della relazione con Rocio Munoz Morales - e anche la sua vita professionale.
Ad aiutarlo a superare questo difficile momento sono stati "i figli, gli amici e la fede - aggiunge l'attore in occasione della conferenza stampa di 'Don Matteo 15' a Roma - che non mi hanno mai abbandonato. C'è poi un istinto di sopravvivenza che ti spinge a rialzarti, ma anche la voglia di trovare giustizia".
"Non ho fatto la cosa giusta, però vado avanti, non posso non andare avanti. A meno che non decida di buttarmi dal quinto piano, ma a quel punto la darei vinta a chi cerca di affossarmi", dice l'attore romano. L'incontro è anche l'occasione per togliere ogni dubbio sul presunto licenziamento della Rai dopo lo scandalo: "In molti lo hanno scritto, ma non è vero. Per rispetto della serie e del pubblico ho subito detto che ero pronto a dare le mie dimissioni, se fosse stato ritenuto giusto, senza oppormi". Dall'azienda, dalla produzione e dal cast è arrivato un grande supporto: "Tutti mi hanno dato fiducia facendomi sentire parte di una famiglia, senza alcun giudizio".
Parlando di Don Massimo, Bova spiega come ci sia tanto di lui nel personaggio che interpreta: "Il tema di questa serie è la vocazione, la ricerca di sé stessi e la ricerca di un posto nel mondo. Sono domande che io stesso mi pongo. C'è tanto di me in Don Massimo: il rapporto con Dio e la debolezza, a volte, nell'affrontare determinate situazioni", ma anche "il sostegno delle persone che ti sono attorno". Diretta da Alexis Sweet, Alessandro Tonda, Tobia Campana, Riccardo Donna e Tiziana Aristarco, 'Don Matteo 15' – una produzione Lux Vide, società del gruppo Fremantle, in collaborazione con Rai Fiction – va in onda a partire da questa sera, 8 gennaio, e per 10 serate.
La parola d’ordine della stagione è 'cuore' perché tutti i protagonisti, tra quelli noti al pubblico ed i nuovi, si trovano a fare i conti con i sentimenti. Accanto a Don Massimo, Natalina, Pippo e il Maresciallo Cecchini, l’intrecciarsi di storie segue la coppia formata dal Capitano dei Carabinieri, Diego Martini (Eugenio Mastrandrea) e Giulia Mezzanotte (Federica Sabatini), la sorella di Don Massimo. E se Diego sembra avere le idee chiare, sono molte le domande che angustiano Giulia, che ha appena perso la madre, non ha una vera direzione a livello professionale e non riesce ancora a capire quale sia il suo posto nel mondo. A mettere in crisi il Maresciallo Cecchini arriva Caterina Provvedi (Irene Giancontieri) nuova e agguerrita Marescialla il cui trasferimento - forse frutto di un disguido - la porta a contendersi il posto proprio con Cecchini. Anche per Don Massimo non mancano le sfide che hanno, soprattutto, il volto della misteriosa Maria (Fiamma Parente), adolescente incinta e senza memoria. Ad arricchire le trame - investigative e non - delle dieci serate le partecipazioni di Diletta Leotta, Max Tortora e Tosca D’Aquino, Valeria Fabrizi, Alessandro Borghese, Giulio Beranek e Carolina Benvenga.

Infastidito dal volume troppo alto della musica ha esploso diversi colpi di arma da fuoco contro la cassa di un locale. Protagonista un 59enne di Acireale, in provincia di Catania, arrestato dai carabinieri che hanno denunciato anche il fratello di 62 anni. L'accusa per loro è di detenzione illecita di armi e munizioni. I militari sono intervenuti nei pressi di via Serra, nella periferia del paese, dove era stata segnalata l'esplosione di alcuni colpi d’arma da fuoco. Giunti sul posto hanno notato, sul muro di cinta di un esercizio commerciale, una cassa acustica con un foro del tutto simile a quello prodotto da un proiettile. Il titolare del negozio ha raccontato loro che proprio quella cassa era da tempo al centro di una diatriba con uno dei residenti del quartiere. L'uomo, disturbato dal 'rumore', quella mattina però aveva deciso di passare alle vie di fatto, esplodendo svariati colpi di pistola dalla sua abitazione, mentre il titolare si trovava all'interno del negozio insieme al padre e a due clienti.
Raggiunto nella sua abitazione, il 59enne, dopo avere inizialmente negato il possesso di armi, ha consegnato un fucile calibro 12, nascosto sotto un armadio. Su un muretto del bagno, i carabinieri hanno trovato una pistola calibro 38 special carica e 9 munizioni, mentre nel camino c'erano 13 bossoli dello stesso calibro, verosimilmente quelli poco prima esplosi. L'uomo ha spiegato ai militari che le armi ritrovate nella propria abitazione erano di proprietà del defunto padre, nella cui casa - di cui aveva le chiavi solo il fratello 62enne dell'uomo - dentro un armadio blindato erano custodite una pistola calibro 32 e 74 cartucce di vario calibro, mentre altre 272 cartucce calibro 12 erano nel garage. "Nell'originaria denuncia di detenzione - spiegano gli investigatori dell'Arma - risultano altre armi che, allo stato, sono mancanti". L’arresto del 59enne è stato convalidato e l'uomo è stato posto ai domiciliari. Per il fratello, invece, è scattata la denuncia.

"Lindsay Kemp è stato follemente innamorato di David Bowie. Dopo aver scoperto un suo tradimento tentò il suicidio, si tagliò le vene in camerino, dopo uno spettacolo, sgorgava sangue...naturalmente tutto molto teatrale. Ma fecero pace e ritornarono a teatro insieme con 'Ziggy Stardust and Spiders from Marts', un capolavoro, uno spartiacque nella storia dei concerti rock". Parla con l'Adnkronos, a 10 anni dalla scomparsa di David Bowie, Daniela Maccari, una delle più note interpreti di Lindsay Kemp, oggi erede accanto a David Haughton, dell'immenso patrimonio del grande artista inglese.
"Non ho mai conosciuto personalmente David Bowie - aggiunge - Ma Lindsay ha raccontato nelle sue memorie, che negli anni mi dettava in inglese, e che presto saranno pubblicate, l'incontro che ha profondamente influenzato tutta la poetica musicale e spettacolare di Bowie. Era il 1967, galeotta fu l'agenzia teatrale Nems Enterprises che rappresentava i due artisti, Lindsay e un quasi sconosciuto David Jones, a cui il regista, danzatore e coreografo aveva 'rubato' le note del suo brano 'When I live my dream' per 'Clowns' al Littlle Theatre di Londra".
Il primo appuntamento fra loro a Batemen Street nel quartiere di Soho. "Una casa in cui abitavano come all'interno di una grande famiglia, ballerini, attori, vicini di casa di passaggio, chi per fumare, chi per chiedere una birra...Bowie non si spaventò, più tardi confesserà, 'sin dal primo momento ho desiderato unirmi a questo circo' - prosegue Daniela Maccari - 'Tutto quello che pensavo fosse bohèmien...era la vita stessa di Lindsay, la sua quotidianità è puro teatro'. Comincia in quegli anni una grande avventura artistica e sentimentale che unirà Lindsay e David non solo sul palcoscenico. Una 'rivoluzione gentile' la loro, una 'soft revolution', dopo la tragedia della guerra, alla riscoperta di una nuova libertà".
"Nasce 'Pierrot in Turquoise', un omaggio alla Commedia dell'Arte, al turchese, pietra simbolo di eternità per il buddismo. In quegli anni - ricorda ancora - David Bowie stava pensando di ritirarsi in un monastero buddista, scherzando confesserà più tardi che 'Lindsay mi ha salvato dal radermi la testa'".
La relazione tra Lindsay Kemp e David Bowie va avanti, tra alti e bassi, tra scappatelle e tradimenti, fino al 1968, poi la rottura, ma non la separazione definitiva. "Nel 1972 - racconta ancora la biografa di Kemp - Lindsay è ad Edimburgo per il primo embrione di 'Flowers' ed è Angela Bowie, la Angie della canzone dei Rolling Stones, a chiedere di realizzare la regia di 'Ziggy Stardust'. Lindsay accetta la sfida, sarà l'uomo delle stelle, lo 'Starman', dell'omonima canzone. Scendeva da scale altissime e ogni sera si pentiva di aver avuto quella idea registica - sottolinea ancora - Lui che aveva il terrore dell'altezza".
"Aveva firmato, non solo la regia, ma anche la scenografia (scale, ballatoi molto simili alla messa in scena di 'Flowers'), i costumi (l'abito a ragnatela, che utilizzerà anche nei suoi spettacoli) il trucco, di ispirazione giapponese. Un trionfo anche per David Bowie, nasceva il 'theatre rock', 'glam rock', il 'glitter rock", conclude Daniela Maccari, che nel 2020 ha firmato i costumi, il trucco e le coreografie dello spettacolo 'The Bowie Show' con Andy dei Bluvertigo & The Bowie Show, ispirandosi allo storico 'Ziggy Stardust' del '72.



