
A dieci promettenti manager è stato attribuito oggi presso il Pontificio Istituto Patristico Augustinianum il Premio Giovane 2025, il prestigioso riconoscimento istituito da Federmanager e dal suo Gruppo Giovani per valorizzare nuove competenze, visione e leadership nel mondo manageriale. Giunto alla sua settima edizione, il premio conferma la volontà dell’associazione di sostenere le nuove generazioni, sempre più protagoniste nei processi di innovazione e trasformazione delle imprese italiane. Ai dieci premiati si è aggiunta una menzione speciale dedicata al miglior Expat manager.
Al primo posto come miglior manager dell’edizione 2025 si è classificato Stefano Bison, chief executive officer di Humanitas Medical Care.
Bison è Amministratore Delegato di Humanitas Medical Care, la rete di poliambulatori e centri diagnostici del Gruppo Humanitas, uno dei principali player ospedalieri in Italia. Con una solida esperienza nella gestione aziendale, strategia e innovazione, guida una realtà riconosciuta per l’eccellenza clinica, la ricerca e l’Università Hunimed. Ha maturato negli anni competenze di alto livello in contesti internazionali come Assicurazioni Generali, Boston Consulting Group, Oliver Wyman e Lehman Brothers. Bison porta nel Gruppo Humanitas una visione manageriale orientata allo sviluppo e alla qualità dei servizi.
Gli altri manager premiati sono: Luca Canonico, BorgWarner, Torino; Chiara Carrisi Centro Medico Santagostino, Milano; Francesco Castellone, Iren Spa, Parma; Elena Chiarella, Fincantieri Spa, Friuli-Venezia Giulia; Alessandra Faella, Baker Hughes, Firenze; Alessandra Marinacci, Tim spa, Roma; Valentina Marchio, Nextchem Spa (Gruppo Maire), Milano; Luca Damiano Sozzo, Zoetis Italia Srl, Roma; Antonio Zaccariello, Anz Srl, Napoli. Il Premio speciale Expat è stato assegnato ad Alessio Ruffinelli, Umbra Group Spa, Perugia, per il contributo di rilievo portato in un contesto internazionale altamente competitivo.
Il premio di oggi conclude un contest che ha coinvolto circa 2.000 manager under 44 iscritti a Federmanager. Dopo un’attenta valutazione dei curricula provenienti da tutta Italia, i profili più meritevoli sono stati selezionati da un comitato di valutazione composto dal Gruppo Giovani Federmanager e da Jefferson Wells – Gruppo Manpower. La selezione si è basata su criteri rigorosi: percorso formativo, esperienze professionali, anzianità nel ruolo, meriti maturati e motivazioni personali alla candidatura. Inoltre, per questa edizione, ai candidati è stato richiesto di presentare un progetto di innovazione applicato al business, con particolare attenzione alle implicazioni etiche nell’attuale fase di trasformazione, in coerenza con il tema del contest.
'Next – new ethics for transformation' è infatti il filo conduttore della settima edizione del Premio, che ha posto al centro il ruolo strategico delle nuove generazioni manageriali nella gestione dell’innovazione e nell’evoluzione dei paradigmi etici imposti dalle tecnologie digitali emergenti.
"Complimenti a questi giovani manager che dimostrano che in Italia è possibile crescere professionalmente, avere successo e soprattutto contribuire alla competitività del Paese. A loro va il mio incoraggiamento a migliorarsi sempre, rafforzando competenze e network", è il commento del presidente Federmanager, Valter Quercioli. "Questo premio vuole essere un messaggio di sostegno alle donne e agli uomini di talento che rappresentano una ricchezza per le imprese, creano nuove opportunità per il Paese e trovano in Federmanager un alleato per il proprio percorso di crescita professionale", ha continuato.
«Questa edizione conferma quanto le nuove generazioni manageriali siano pronte a guidare il cambiamento, con coraggio, responsabilità e una visione aperta all’innovazione. Il 'Premio giovane manager' vuole valorizzare proprio questo: la capacità di leggere il presente e di preparare il futuro, mettendo al centro etica e competenze", ha dichiarato la coordinatrice del Gruppo Giovani Federmanager, Paola Vitale.
"È per noi un grande motivo di orgoglio essere partner del Premio Giovane Manager anche quest’anno. Con Jefferson Wells, la realtà di ManpowerGroup dedicata alla ricerca e selezione di profili senior ed executive, crediamo fortemente nel valore di iniziative che sostengono lo sviluppo delle nuove generazioni di leader” ha continuato Laura Gangitano, senior manager di Jefferson Wells.
“Questa edizione affronta temi che sentiamo particolarmente vicini: la trasformazione del mondo del lavoro e la centralità dell’etica nella leadership. Oggi più che mai, il talento di una e di un leader si misura anche nella capacità di essere responsabile e guidare il cambiamento con integrità. Per questo contribuiamo ad un progetto che valorizza competenze e visione, preparando manager in grado di affrontare le sfide del futuro", ha continuato.
"In un contesto di profonda trasformazione digitale, il ruolo dell’etica diventa centrale per guidare l’innovazione verso obiettivi sostenibili e responsabili", ha concluso Sergio Terzi, associate dean to international relations di Polimi graduate school of management.
"La settima edizione del Premio Giovane Manager, promossa da Federmanager, ha evidenziato come le nuove generazioni di manager siano pronte a interpretare il cambiamento con coraggio, competenza e una visione aperta all’innovazione, mettendo al centro valori etici e responsabilità sociale. La digital transformation e l’intelligenza artificiale offrono opportunità straordinarie, ma pongono anche nuove sfide: è fondamentale che i leader di oggi sappiano leggere il presente e preparare il futuro, integrando competenze tecniche con una solida cultura etica. Solo così sarà possibile creare valore per le imprese e per la società, promuovendo una crescita inclusiva e sostenibile. Formare persone capaci di guidare la trasformazione digitale con responsabilità e visione è la sfida più importante che dobbiamo affrontare insieme. L’etica del futuro passa dai manager del presente, chiamati a essere protagonisti attivi nel disegnare paradigmi innovativi e sostenibili", ha spiegato. A moderare la tavola rotonda Roberto Inciocchi, giornalista di Rai3, con gli interventi di Monsignor Renzo Pegoraro, presidente Pontificia Accademia per la Vita, Paola Vitale, coordinatrice nazionale Giovani Federmanager, Daniele Damele, presidente Federmanager Friuli V.G. e autore del libro 'Etica ed economia' - ed. Kepown, Lorenzo Bagnoli, vicepresidente Giovani Imprenditori Confindustria, Roberta Parena, referente nazionale giovani Aidp e Sergio Terzi, associate dean Polimi graduate school of management. Il contest è stato organizzato in collaborazione con la Pontificia Accademia per la Vita, Jefferson Wells – Manpower Group, Polimi graduate school of management e Federmanager Academy.

"Ho letto anche io che Antonella (Elia) ha dato a Monica Setta della sleale ma credo che la sua reazione sia stata emotiva. In realtà Monica è stata sempre leale con noi e a me ha parlato con affetto di Antonella spingendomi più volte a tornare con lei". Così Pietro delle Piane, nella puntata 'Storie al Bivio' in onda il prossimo sabato 13 dicembre, risponde alle polemiche nate dopo una battuta della showgirl sulla presunta lealtà della conduttrice.
La rottura fra Delle Piane e Antonella Elia
A novembre 2025 la coppia, che pareva prossima al matrimonio (previsto per il 31 dicembre a Cortina), ha annunciato una pausa. Nella puntata del 22 novembre di 'Storie al bivio', Delle Piane ha dichiarato che Antonella lo aveva lasciato “senza spiegazioni”[1].
Secondo lui, non si è trattato di grandi tradimenti o drammi, ma semplicemente di “piccoli litigi” accumulatisi negli anni.
La versione di Antonella Elia
Qualche giorno dopo, ospite a 'La Volta Buona', Antonella Elia ha smentito la versione di Delle Piane, definendola "una barzelletta"[2]. Secondo lei, la decisione di non sposarsi sarebbe maturata per una serie di divergenze di carattere e valori, non per un abbandono “senza spiegazioni”.
La frecciata a Monica Setta
Mentre la questione della separazione turbinava sui social e in tv, Antonella Elia ha lanciato una frecciatina nei confronti di Monica Setta con un commento molto polemico: "Monica una “grande amica”…ma sulla cui lealtà…ci sarebbe molto da dire!!!", ha scritto la showgirl, ricevendo decine di domande da parte degli utenti che le hanno chiesto invano ulteriori dettagli su un'affermazione così pungente.

"Come Versalis abbiamo annunciato un importante piano di trasformazione che da un lato va verso la riduzione del perimetro della chimica di base e dall'altro guarda allo sviluppo di nuove piattaforme sostenibili, come le piattaforme bio, di circolarità e di specializzazione. Con questo obiettivo e questa visione, stiamo sviluppando una serie di tecnologie complementari, perché crediamo nella neutralità tecnologica, per raggiungere i massimi livelli di sostenibilità”. Lo spiega Adriano Alfani, amministratore delegato di Versalis, società di Eni, in occasione dell’evento inaugurale della mostra Oltreplastica, curata da Frida Doveil e realizzata da ADI Design Museum con il supporto di Eni, in qualità di main partner, con la presenza in mostra di Versalis con Novamont e Finproject.
L’esposizione nasce con l’intento di rendere evidenti tutte le possibilità che il design ha oggi a disposizione per compiere scelte responsabili quando utilizza la plastica. “Siamo impegnati infatti nello sviluppo di bioplastiche, biodegradabili e compostabili per quanto concerne le biopiattaforme - aggiunge - nell'ambito della circolarità lavoriamo al riciclo meccanico e a quello chimico, e nel campo dei polimeri di specializzazione siamo impegnati a realizzare piattaforme sempre più specializzate e integrate”.
All’evento d’inaugurazione della mostra ‘Oltreplastica’ all’ADI Design Museum “sono state esposte anche le torce olimpiche”, in vista delle prossime Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, “per mostrare l’importanza di portare innovazione e sviluppo mettendo insieme l'industria chimica e quelle del design e dell'ingegneria. Le torce rappresentano un grandissimo esempio di collaborazione di una società chimica come Versalis, di Eni, con una società di design e una società di ingegneria. L'obiettivo - conclude - era creare un oggetto iconico che rappresentasse l'eccellenza in ottica di sostenibilità e di innovazione”.
Assessora Laconi: 'stabile entro i limiti di legge'... 
Cbre, leader globale nei servizi e nella consulenza in commercial real estate, annuncia i risultati della nuova ‘Beyond space Italy office workers survey 2025’, realizzata in collaborazione con l’istituto AstraRicerche. L'indagine è stata condotta su un campione di oltre mille lavoratori in tutto il territorio nazionale che utilizzano l'ufficio almeno tre giorni a settimana, garantendo così una prospettiva concreta sull'uso degli spazi lavorativi. I dati delineano una trasformazione radicale degli spazi di lavoro: da centro di costo a leva strategica fondamentale per attrarre talenti, definire l'identità di brand e guidare le performance di business.
“La nostra analisi - commenta Giulia Ghiani, head of research Italy di Cbre - non è solo una fotografia del presente, ma una bussola per il futuro del real estate. Abbiamo individuato una chiara evoluzione delle aspettative, soprattutto da parte delle nuove generazioni, che impongono un ripensamento sia degli spazi fisici che dell'intero ecosistema lavorativo. Comprendere queste dinamiche è cruciale per creare ambienti che siano veramente abilitanti per le persone e strategici per il business”.
La vera rivoluzione arriva dalle ‘new people’, i talenti della Gen Z, che stanno suggerendo nuove regole dell'ufficio. Per loro, lo spazio di lavoro è ‘qualcosa di più’ di una semplice postazione. Dalla survey emerge che l'aspetto più importante dell'ufficio per il 26% della Gen Z è la capacità di ‘promuovere benessere e socialità’, una percentuale nettamente superiore a quella dei Millennial (18%) e della Gen X (16%). La socialità non è più vista come una pausa dal lavoro, ma come un vero e proprio strumento in grado di migliorare produttività e benessere: per la Gen Z contribuisce in primis a "migliorare la collaborazione con i colleghi" (43%) e a ‘sentirsi parte di una comunità’ (38% rispetto al 25% del campione totale). Nella scelta di un'opportunità di lavoro, le priorità di questa generazione sono il benessere fisico e mentale (44%) e l'equità nella partecipazione (32%).
Questa nuova domanda di spazi esperienziali si scontra con un mercato caratterizzato da una forte polarizzazione. La domanda di uffici di Grado A nei central business district (cbd) ha portato i tassi di disponibilità (vacancy) per questi immobili a livelli minimi: lo 0,90% dello stock Uffici a Milano e lo 0,62% a Roma. Questa scarsità di prodotto ha spinto i canoni prime a nuovi record, toccando i 760 euro/mq/anno a Milano, il secondo canone di locazione più alto in Europa. La soluzione emerge dai dati sui lavoratori: la centralità non è una condizione indispensabile. Oggi, infatti, la maggioranza dei lavoratori (44%) preferirebbe un ufficio in zone semicentrali, a patto che siano garantiti una buona offerta di servizi di prossimità (ristorazione e attività commerciali) e un buon equilibrio di accessibilità con mobilità dolce, mezzi pubblici e trasporto privati. (segue)
L'ufficio del futuro deve saper bilanciare due esigenze apparentemente opposte: massima produttività e massimo benessere. Da un lato, i lavoratori chiedono performance: l'89% ritiene fondamentale un ambiente progettato per massimizzare la produttività (scrivanie regolabili, possibilità di utilizzare più schermi) e l'85% chiede aree silenziose (quiet room) per la concentrazione. Dall'altro lato, il benessere passa dalla convivialità: l'89% dei lavoratori ritiene fondamentali o importanti gli spazi per il pranzo/aree comuni e l'87% la sala caffè/cucina attrezzata. L'azienda, in questo contesto, diventa un abilitatore di socialità: per il 50% delle persone, le semplici pause caffè informali sono l'attività più efficace per migliorare la socialità, seguite dai pranzi condivisi (36%), spazi relax più accoglienti (35%) ed eventi aziendali informali (34%).
“Questi dati - spiega Fabio Mantegazza, head of leasing Italy di Cbre - confermano che la strategia localizzativa e il design degli spazi sono diventati critici per le performance aziendali. Oggi le aziende non possono più limitarsi a progettare uffici, ma è il momento di creare vere e proprie esperienze. L'immobile rappresenta il primo biglietto da visita della cultura aziendale e il suo successo si misura sempre di più in termini di engagement e benessere delle persone, non solo in metri quadri. Queste evidenze non possono essere ignorate delle aziende ed è importante trasformare queste sfide in opportunità strategiche”. Beyond space Italy office workers survey 2025 conferma, dunque, il ruolo cruciale dell'ufficio come adaptive space strategico. Per la Gen Z è un luogo di community e appartenenza, mentre per i leader aziendali è l'asset chiave per attrarre talenti e garantire crescita. La strategia vincente, quindi, risiede nell'equilibrio tra sostenibilità, flessibilità e socialità.

"Se non sei un medico, non fare il medico". E' il messaggio della nuova campagna di comunicazione lanciata dall'Agenzia italiana del farmaco Aifa, in collaborazione con il ministero della Salute, per sensibilizzare gli italiani sull'uso consapevole degli antibiotici. In un Paese, l'Italia, che è ancora fra le realtà europee con i consumi più elevati e con "preoccupanti livelli di germi multiresistenti a più di una classe di antibiotici", spiegano i promotori dell'iniziativa che prevede spot sulle reti Rai e Mediaset, spazi dedicati su stampa ed emittenti locali e diffusione sui canali social per informare sui rischi legati all'autoprescrizione, al 'fai da te' su questi farmaci, i quali vanno al contrario "sempre assunti con la prescrizione del medico e seguendone le indicazioni".
Secondo i più recenti dati Aifa (Rapporto OsMed 2025), a livello territoriale gli antimicrobici (prevalentemente antibiotici) rappresentano la quota di consumi di farmaci più elevata (1,7%) in Italia, superata solo dalla Francia (2%). Nel nostro Paese, inoltre, si è registrato un aumento del 7% nel periodo 2021-2024, più che nel resto d'Europa (+4,4%). L'uso improprio contribuisce ad alimentare il fenomeno drammatico dell'antimicrobico-resistenza, la capacità cioè dei batteri di rafforzarsi e sopravvivere agli antibiotici, rendendoli di fatto inefficaci, con conseguenze anche molto gravi per la salute, spiega l'ente regolatorio in una nota. Non riuscire a controllare un'infezione significa rischiare la vita, specie se si è un paziente fragile.
La situazione descritta dai dati, osservano dall'agenzia, è il segnale che "occorre un impegno maggiore per circoscrivere l'impiego di antibiotici ai casi di reale necessità". Ridurre i consumi impropri significa assumerli "solo dopo aver consultato il medico, nelle dosi e per il tempo indicati", senza interrompere prematuramente il trattamento al primo miglioramento dei sintomi, ed evitando di utilizzare antibiotici avanzati da precedenti cure. Significa per esempio - continua l'Aifa - essere consapevoli che l'influenza stagionale è causata da virus e non da batteri e che quindi ricorrere all'antibiotico in questi casi, oltre a non produrre benefici, può peggiorare lo stato di salute della persona malata ed esporla a effetti indesiderati anche importanti. Con tono ironico, la campagna mette in guardia dall'affidarsi all'autodiagnosi consultando il 'dottor Google' o l'intelligenza artificiale, e sottolinea l'importanza di non ricorrere all'automedicazione con gli antibiotici ai primi sintomi influenzali.
"L'uso responsabile degli antibiotici - afferma il ministro della Salute, Orazio Schillaci - è necessario per contrastare la resistenza dei batteri che, come sappiamo, si traduce poi nel rischio di infezioni ospedaliere. Con questa campagna vogliamo sensibilizzare i cittadini a non consumare antibiotici se non affidandosi al proprio medico per garantire appropriatezza e una adeguata aderenza terapeutica. L'antibiotico-resistenza è una priorità di salute pubblica che vede il ministero impegnato su più fronti anche per lo sviluppo di antibiotici. E' una sfida, però, che richiede l'impegno di tutti: istituzioni, operatori sanitari e cittadini".
"Con questa iniziativa di comunicazione puntiamo a scoraggiare il fai da te, ribadendo con forza che non bisogna mai sostituirsi al medico - interviene il presidente di Aifa, Robert Nisticò - E' importante comprendere che l'antibiotico va usato se necessario e solo il medico può valutare caso per caso se prescrivere un antibiotico e quale sia il più indicato, tenendo conto di diversi fattori, perché gli antibiotici non sono tutti uguali. Un'altra parola chiave è prevenzione: possiamo fare molto per limitare le infezioni, con misure di igiene e comportamenti responsabili, anche e soprattutto negli ospedali e nelle strutture di lungodegenza, dove abbiamo pazienti più fragili e più esposti e dove è ancora più importante alzare la guardia. Solo un impegno di tutti verso un obiettivo comune può aiutarci a mantenere efficaci anche per il futuro questi preziosi strumenti di salute".

La Nato sta valutando la possibilità di essere "più aggressiva" nel rispondere agli attacchi informatici, ai sabotaggi e alle violazioni dello spazio aereo da parte della Russia, intensificando la sua risposta alla guerra ibrida. Ad affermarlo è l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, citato dal Financial Times. "Stiamo analizzando tutto... Sul fronte informatico, siamo in un certo senso reattivi. Essere più aggressivi o proattivi invece che reattivi è qualcosa a cui stiamo pensando", continua.
L'Europa è stata colpita da numerosi episodi di guerra ibrida, alcuni dei quali attribuiti chiaramente alla Russia. Alcuni diplomatici, in particolare provenienti da paesi dell'Europa orientale, hanno esortato la Nato a smetterla di limitarsi a reagire e a contrattaccare. Una simile risposta sarebbe più semplice per gli attacchi informatici, dove molti paesi hanno capacità offensive, ma sarebbe meno facile per sabotaggi o intrusioni di droni. Per Dragone un "attacco preventivo" potrebbe essere considerato un'"azione difensiva", ma - ha aggiunto - "è più lontano dal nostro normale modo di pensare e di comportarci". "Essere più aggressivi rispetto all'aggressività della nostra controparte potrebbe essere un'opzione. Le questioni sono il quadro giuridico, il quadro giurisdizionale, chi lo farà?".
La Nato, osserva il Financial Times, ha avuto successo con la sua missione Baltic Sentry, nell'ambito della quale navi, aerei e droni navali hanno pattugliato il Mar Baltico, impedendo il ripetersi dei numerosi incidenti di sabotaggio di cavi nel 2023 e nel 2024 da parte di navi collegate alla flotta ombra russa, progettata per eludere le sanzioni occidentali. "Dall'inizio di Baltic Sentry, non è successo nulla. Quindi questo significa che questa deterrenza sta funzionando," sottolinea ancora Dragone.
"Se tutto ciò che facciamo è continuare a essere reattivi - secondo un diplomatico baltico citato dallo stesso quotidiano - invitiamo solo la Russia a continuare a provare, a continuare a farci del male. Soprattutto quando la guerra ibrida è asimmetrica, costa loro poco, e a noi molto. Dobbiamo cercare di essere più inventivi."
Uno dei problemi esistenti - concede Dragone, secondo quanto riporta Ft - è che la Nato e i suoi membri hanno "molti più limiti rispetto alla controparte a causa dell'etica, della legge e della giurisdizione. È un problema. Non voglio dire che sia una posizione perdente, ma è una posizione più difficile rispetto a quella della controparte". Per il capo del comitato militare della NATO la prova cruciale consiste nello scoraggiare future aggressioni. "Come ottenere la deterrenza - attraverso la ritorsione, attraverso un attacco preventivo - è qualcosa che dobbiamo analizzare a fondo perché in futuro potrebbe esserci ancora più pressione su questo", conclude.

Gli italiani utilizzano sempre di più l’intelligenza artificiale, la riconoscono con maggiore chiarezza nella propria quotidianità e desiderano un quadro regolatorio sempre più definito. È quanto emerge dalla nuova rilevazione Adnkronos sull’AI in Italia, condotta dal 6 ottobre al 16 novembre 2025 su circa 3.000 rispondenti. I risultati sono stati presentati oggi al Palazzo dell’Informazione durante l'evento “Intelligenza Umana, Supporto Artificiale”, promosso da Adnkronos Q&A, che ha riunito Governo, Commissione Europea, big tech, imprese e mondo accademico.
Puoi rivedere la diretta qui[1]
Ad aprire i lavori un'intervista al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Informazione e all’Editoria, Alberto Barachini, ha sottolineato il ruolo centrale che l’AI ricopre nel rapporto tra cittadini, istituzioni e media, con particolare attenzione alla trasparenza, alla qualità dell’informazione e alla tutela dell’interesse pubblico: “La trasparenza è il cardine per tutelare il diritto d’autore e garantire contenuti affidabili. Senza regole chiare sull’origine e sulla qualità delle informazioni, l’AI rischia di generare prodotti che non solo impoveriscono l’ecosistema mediatico, ma incidono anche sulla capacità dei cittadini di orientarsi nella vita democratica. Per questo abbiamo introdotto il reato di deepfake: quando si altera la realtà, si mina la fiducia pubblica. È però evidente che nessun Paese può affrontare da solo questa sfida: serve un’Europa unita, capace di difendere le narrazioni europee attraverso appositi fondi europei”.
A chiudere i lavori, invece, un'altra intervista. Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per l’Innovazione Alessio Butti ha rimarcato la necessità di accompagnare l’adozione dell’AI assicurando un quadro di sviluppo coerente con le esigenze del Paese e con gli obiettivi europei che commenta: “L’Italia accelera su intelligenza artificiale e tecnologie quantistiche. A settembre è stata approvata la legge sull’AI, che sarà aggiornata nei prossimi mesi per seguire l’evoluzione tecnologica. Con la strategia nazionale sul quantum, due aziende leader investiranno in Italia, coinvolgendo ricercatori e università. Il 2026 vedrà una pubblica amministrazione più digitale e accessibile, con identità digitale unica e servizi integrati per cittadini e imprese. L’obiettivo è creare un ecosistema tecnologico sicuro, aperto e competitivo a livello globale”.
Uno dei dati più evidenti della rilevazione presentata riguarda l’adozione degli strumenti di AI generativa, come ChatGPT: dalla rilevazione emerge che li utilizza spesso, più volte al giorno, il 23% degli italiani, contro il 16% del 2024. Crescono anche gli utilizzatori saltuari (32%), mentre cala sensibilmente la platea di chi non li usa mai, oggi al 45% rispetto al 56% dell’anno precedente. L’AI non è più percepita come una tecnologia distante: quasi un italiano su due (47%) ritiene che nella propria giornata ci sia “molta AI, anche se invisibile”, mentre cresce la quota di chi afferma di incontrarla “in alcuni aspetti” (31%) e diminuisce chi pensa che non ci sia affatto (22% contro il 25% del 2024).
Alberto Tripi, Special Advisor per l’Intelligenza Artificiale di Confindustria, ha evidenziato come l’ecosistema produttivo italiano sia chiamato a riporre fiducia in sé stesso e a un’accelerazione strategica per trasformare il potenziale dell’AI in reale competitività, investimenti e crescita industriale: “Come Confindustria vediamo ogni giorno che le imprese italiane hanno capacità tecnologiche molto più avanzate di quanto esse stesse credano: manca fiducia, non competenza. L’AI è già dentro i processi produttivi di centinaia di piccole e medie aziende, e i 240 casi reali che stiamo mappando lo confermano. Per questo stiamo lavorando con i giovani industriali di Confindustria al fine di informare e coinvolgere le aziende più piccole in questa presa di coscienza così da diventare un motore formidabile di competitività.”
La domanda di regolazione resta altissima e sale ulteriormente: il 90% degli italiani chiede norme e limiti all’uso dell’AI, una percentuale superiore anche allo scorso anno. Nonostante l’aumento d’uso, resta stabile l’ansia legata al lavoro: il 53% teme di poter perdere il proprio impiego a causa dell’AI. Sul fronte dell’informazione, rimane alta la quota di chi non si sente adeguatamente preparato a comprenderne l’impatto (48%), sebbene si registri un lieve miglioramento nella percezione di consapevolezza. Il 70% degli intervistati ritiene infine necessario aumentare le proprie competenze digitali, confermando la centralità della formazione.
Intervenuti anche anche Mario Nobile di Agid, Eva Spina del Mimit, Brando Benifei, europarlamentare (Pd-S&D), Laura Jugel, Legal officer dell'AI Office della Commissione Europea, Andrea Billet di Acn, in un confronto su quanto sta succedendo dal punto di vista legislativo in Europa e sulla necessità di concentrarsi sull’utilizzo dell’IA per un aiuto concreto ai cittadini.
Nel corso dell’evento è stato presentato anche lo studio di Mimesi, dedicato alla percezione degli utenti nei confronti dell’intelligenza artificiale: un contributo che ha messo in luce aspettative, perplessità e nuove abitudini di fruizione digitale.
Nel corso della giornata anche due tavole rotonde tematiche: la prima– “La corsa all’AI, gli investimenti e le prospettive” – ha riunito rappresentanti di TeamSystem, DXC Technology Italia, HPE Italia, Samsung Italia, Meta, Google Italia, Sony, Libera Università Mediterranea “Giuseppe Degennaro” e OpenAI in un confronto sulle dinamiche globali della competizione nell’AI, sulle tempistiche di sviluppo e sugli investimenti necessari per valorizzare idee, progetti e nuove soluzioni tecnologiche. La seconda tavola rotonda– “Le applicazioni dell’intelligenza artificiale, le strategie delle imprese” – con, Sanofi Italia, Farmindustria, Infocamere, Engineering, SAP Italia, PagoPa e Chiesi Italia, ha invece approfondito l’impiego dell’AI nei processi produttivi e nelle strategie organizzative, con particolare attenzione alle competenze, alla valorizzazione del talento e al ripensamento dei modelli di lavoro.

Polmoni, fegato, reni, cuore, cervello, sistema riproduttivo maschile e femminile (testicoli, ovaie), placenta, sangue, latte materno. Le microplastiche sono state ritrovate anche in questi organi, tessuti e fluidi del nostro organismo, come testimoniano diversi studi ricordati da Maria Grazia Petronio, vicepresidente dei medici per l'ambiente Isde Italia e coordinatrice della Campagna nazionale di prevenzione dei rischi da plastica, che ha approfondito il tema anche al congresso Isde Italia chiuso ieri a Sansepolcro (Arezzo).
Petronio traccia un quadro preoccupante dell'emergenza inquinamento da plastica: dalla crescita esponenziale della produzione alla presenza ubiquitaria di micro e nanoplastiche nell'aria, nell'acqua, nei cibi e negli ambienti domestici. "Queste particelle - spiega all'Adnkronos Salute - hanno la capacità di penetrare nell'organismo sia attraverso l'ingestione di alimenti contaminati, sia attraverso la respirazione (in particolare per quanto riguarda le fibre liberate dai tessuti o dal consumo degli pneumatici) e anche attraverso la cute (cosmetici, scrub, dentifrici)". Una volta entrate nel nostro corpo, "queste particelle hanno la capacità di liberare le sostanze chimiche di cui sono composte. Molte delle quali tossiche, interferenti endocrini. E quindi sono capaci di 'disturbare' tutte le fasi più delicate della vita: dalla riproduzione allo sviluppo fetale, dalla gravidanza e all'adolescenza".
La plastica, continua l'esperta, "è un complesso cocktail chimico di cui spesso non si conosce la composizione. Ogni polimero può infatti contenere vari additivi come plasticizzanti, ritardanti di fiamma, stabilizzanti, coloranti oltre a residui di produzione. In più la nanoplastica può trasportare all'interno dell'organismo anche sostanze chimiche pericolose presenti nell'ambiente compresi, antibiotici e microrganismi".
'Bambini esposti a questi materiali fin dai primi giorni di vita, urge affrontare l'emergenza'
"Oggi bambini sono esposti alla plastica, in maniera costante e invisibile, sin dai primi giorni di vita. E questo è un problema serio, in particolare in un organismo ancora non sviluppato. Per esempio: è stato dimostrato che l'esposizione agli ftalati e ai bisfenoli può alterare lo sviluppo neurologico con impatto anche sul quoziente intellettivo", evidenzia Petronio illustrando le iniziative della campagna nazionale Isde contro la plastica. Un lavoro capillare e multidisciplinare, con interventi nelle scuole primarie e materiali informativi per gestanti, pediatri e famiglie. E ancora: il progetto 'Spesa sballata' per ridurre gli imballaggi; formazione dei professionisti sanitari; collaborazione con il Coni per eventi plastic-free ('La plastica non fa sport'); iniziative territoriali di educazione ambientale; supporto normativo alle amministrazioni locali.
"Ridurre l'esposizione è possibile, ma servono scelte politiche chiare e un cambiamento culturale collettivo", precisa la vicepresidente di Isde Italia. "La plastica è il simbolo della crisi ecologica: visibile e invisibile, utile e tossica. E' tempo di affrontarla con la stessa urgenza con cui affrontiamo una pandemia", conclude.

"Dobbiamo vedere in ogni persona le potenzialità e non solo i limiti". Così Alessandra Locatelli, ministro per le Disabilità, intervenendo alla Camera dei deputati all'incontro con la stampa organizzato per celebrare i 40 anni di Angsa-Associazione nazionale genitori persone con autismo, che oggi rappresenta una rete di 70 realtà territoriali e 4mila famiglie di persone con disturbo dello spettro autistico.
Il ministro ha spiegato che dall'attività di Angsa può arrivare un sostegno rilevante sia alla ricerca sia alla riabilitazione, ricordando gli obiettivi della riforma sulla disabilità. "Benessere, salute, riabilitazione e medicina - sottolinea - sono fondamentali, ma poi nella vita di ogni persona è importante anche la dimensione sociale, lavorativa e ricreativa". Locatelli ha concluso evidenziando la necessità di un cambio di prospettiva: "Su questo dobbiamo fare ancora tanto".

Sono circa 75mila le persone con stomia oggi in Italia, con oltre 3mila nuovi casi ogni anno, stando agli ultimi dati della Federazione delle associazioni incontinenti e stomizzati (Fais). Per chi convive con questa condizione, anche un gesto semplice come l'utilizzo di un bagno pubblico può trasformarsi in un momento di difficoltà. Proprio a partire da questa consapevolezza, la Fondazione Policlinico universitario Campus Bio-Medico di Roma ha deciso di realizzare nuovi servizi igienici specificatamente dedicati alle persone stomizzate. All'inaugurazione, oltre all'amministratore delegato e direttore generale del Policlinico Campus Bio-Medico, Paolo Sormani, e al direttore clinico, Rossana Alloni, hanno partecipato anche rappresentanti dell'Associazione laziale stomizzati e incontinenti (Alsi), dell'Associazione italiana operatori sanitari di stomaterapia (Aioss), della Fais e dell'Associazione italiana stomizzati (Aistom).
Il Campus Bio-Medico è così tra i primi ospedali del Lazio - informa una nota - a dotarsi di questo spazio, pensato per offrire sicurezza, comfort e autonomia a pazienti e visitatori. Situato al piano 0 del Policlinico, facilmente raggiungibile dalla hall, l'ambiente è stato progettato per rispondere alle esigenze specifiche delle persone portatrici di stomia, con doccetta igienica, specchio da parete e ampio spazio di manovra. Sono presenti anche contenitori appositi per lo smaltimento dei rifiuti sanitari e un grande cartello visibile sull'esterno della porta per segnalare l'esistenza dei servizi. La stomia è un'apertura artificiale che viene creata sull'addome mediante un intervento chirurgico, a seguito di diverse patologie, per consentire la fuoriuscita di urine o feci dal corpo. Può essere temporanea o definitiva e comporta la necessità di utilizzare sacche e specifici presidi per la raccolta dei liquidi organici e di disporre di spazi idonei alla loro gestione.
"La realizzazione di un bagno dedicato alle persone stomizzate - dichiara Sormani - esprime a pieno la nostra idea di ospedale: un luogo in grado di accogliere e accompagnare ogni persona, anche nei momenti più semplici della quotidianità. Ogni nostro progetto nasce dall'esperienza dei pazienti e dei professionisti sanitari, con l'obiettivo di migliorare la qualità di vita e di rendere il Policlinico sempre più ospitale e umano. Garantire dignità e serenità a chi vive una condizione delicata è parte integrante della nostra missione, consapevoli che la cura passa anche e soprattutto dai dettagli". Si tratta di "un piccolo grande passo nella direzione del rispetto e dell'umanità - afferma Alloni - Chi vive con una stomia sa quanto possa essere difficile gestire i propri bisogni fuori casa. Con questa iniziativa vogliamo dire alle persone con stomia e alle loro famiglie che qui sono i benvenuti e che il nostro impegno non si ferma all'intervento chirurgico, ma arriva fino alla vita di tutti i giorni".
Nel nostro Paese "la presenza di bagni dedicati alle persone stomizzate è ancora limitata - osserva Antonio Menconi, presidente Alsi - Interventi come questo dimostrano che bastano scelte mirate per cambiare la vita delle persone. E' essenziale continuare a lavorare insieme - associazioni, strutture sanitarie e istituzioni - per condividere buone pratiche e rendere più accessibili i servizi pubblici sul territorio". Assunta Immacolata Scrocca, coordinatore infermieristico del Policlinico Campus Bio-Medico e vicepresidente Aioss, evidenzia come "chi affronta un intervento con confezionamento di stomia spesso ha alle spalle un percorso complesso, legato a malattie oncologiche o infiammatorie. Si tratta di un cambiamento profondo del proprio schema corporeo e della percezione di sé. Ritrovare autonomia nei gesti abituali è parte integrante della riabilitazione: per questo la realizzazione di un bagno dedicato alle persone stomizzate rappresenta un aiuto concreto nel percorso di ritorno alla propria quotidianità".
Per il delegato Fais del Lazio, Roberto Giuliani, "questa iniziativa è importante per tutti gli stomizzati: un gesto semplice come poter contare su un bagno attrezzato significa sentirsi meno soli. Spesso mancano spazi di appoggio e superfici adeguate, condizioni minime che permettano alla persona di essere a proprio agio. Il policlinico Campus Bio-Medico con questo progetto offre un vero e proprio esempio da seguire". Conclude il vicepresidente Aistom, Ciro De Rosa: "La realizzazione di servizi igienici dedicati ha un valore pratico evidente, ma anche dal punto di vista simbolico è altrettanto importante, poiché rappresenta un modo per generare consapevolezza su una condizione che riguarda tante persone. L'iniziativa del Policlinico Campus Bio-Medico rientra appieno nel rapporto di collaborazione tra specialisti e pazienti, lo stesso che ha portato Aistom e Aioss alla creazione del registro unico degli stomaterapisti: uno strumento utile a garantire sicurezza e continuità assistenziale su tutto il territorio nazionale".

“La nostra filosofia è collaborare il più possibile con i privati. Il centro di Roma è il cuore nevralgico della città, con tutte le sue complessità, e proprio per questo è fondamentale costruire sinergie che permettano di renderlo sempre più bello, accattivante, attraente e decoroso". E' quanto ha dichiarato Lorenza Bonaccorsi, presidente del Municipio I Roma Capitale, durante la celebrazione del primo anniversario del Flagship Store Starbucks a Roma.
Bonaccorsi ha sottolineato l’importanza degli investitori privati e della loro presenza nel centro storico, definendoli un elemento essenziale per la vitalità e la qualità urbana del territorio. “In questi quattro anni di amministrazione abbiamo fatto un lavoro straordinario, partendo dai fondamentali: rimettere in sesto ciò che riguarda la cura del territorio. Penso in particolare al tema dei rifiuti. Oggi il centro di Roma è curato, pur sopportando una pressione enorme tra turisti e city users”, ha spiegato.
La presidente del Municipio I ha ricordato come il 2025 sia stato segnato da un’affluenza straordinaria legata al Giubileo e ai grandi eventi, una prova impegnativa per il territorio ma superata con risultati che l’amministrazione definisce soddisfacenti. “Abbiamo lavorato molto sulla manutenzione di strade, piazze e palazzi di nostra competenza, mantenendo un dialogo costante con gli investitori. Sono questi gli ingredienti necessari affinché Roma resti attrattiva: una città che funziona, che si presenta bene e che attira chi vuole investire e contribuire al suo sviluppo”, ha aggiunto Bonaccorsi. Ricordando il valore simbolico del flagship di Starbucks come presenza internazionale nel cuore della Capitale, Bonaccorsi ha concluso sottolineando il ruolo del lavoro di squadra: “I numeri degli ultimi mesi, tra grandi eventi e flussi turistici, dimostrano che la città può crescere se pubblico e privato si muovono insieme”.

"Cominciamo con un paradosso. L’Italia di Dante — o, più in generale, l’Europa di allora — e l’Italia di oggi non sono così distanti come potremmo pensare. Il senso di continuo cambiamento politico, di un territorio frammentato in città grandi e piccole spesso in conflitto tra loro, è un’eredità diretta dell’epoca dei Comuni e delle Signorie, quando l’Italia era un mosaico di stati concorrenti. Questo retaggio di rivalità, questa difficoltà a unirsi attorno a uno scopo comune, è qualcosa che gli italiani riconoscono ancora oggi. Dante crebbe in questo mondo turbolento, e nei suoi scritti rese evidente che tali divisioni non erano solo politiche, ma anche morali — il segno di una società in perenne tensione con sé stessa". Così Fabio Corsico, direttore master in family business management, Luiss Business School, nel suo intervento alla Luiss di Roma per il lancio del libro di Santiago Iñiguez de Onzoño 'Dante in the workplace: how leaders can avoid the seven deadly'- 'Dante sul posto di lavoro: come i leader possono evitare i sette peccati capitali'.
Corsico ha ricordato che "Firenze, alla fine del XIII secolo, non era soltanto una città di bellezza e d’arte; stava diventando una delle capitali finanziarie d’Europa — anzi, del mondo. I suoi mercanti e banchieri stavano gettando le fondamenta di ciò che sarebbe esploso nel Rinascimento. Famiglie come i Bardi, i Peruzzi e i Frescobaldi aprirono filiali in tutta Europa, finanziando re, papi e commerci internazionali. Utilizzavano nuovi strumenti finanziari, come la commenda e la colleganza, per raccogliere capitali e distribuire i rischi. Perfezionarono le lettere di cambio e le forme di credito che permettevano al denaro di muoversi più rapidamente delle merci. Firenze coniò il fiorino d’oro, una moneta la cui stabilità la rese la valuta più affidabile d’Europa. In breve, Dante visse nel cuore di un mondo che stava inventando la finanza moderna".

Per molti italiani la pensione non è più un traguardo certo, ma un percorso complesso, fonte di ansia e incertezza. L’analisi di MiaPensione, realtà italiana specializzata in consulenza previdenziale obbligatoria, condotta su 10mila casi, mostra quanto sia cruciale pianificare in anticipo il proprio futuro previdenziale. Andrea Martelli, fondatore dell’azienda, ne parla all’Adnkronos/Labitalia. “Districarsi tra cavilli normativi e regole in continuo mutamento - spiega - spinge i futuri pensionati a cercare soluzioni personalizzate. I clienti ci richiedono in media 2 simulazioni diverse per ogni pratica. Il dato conferma la confusione generata dal continuo alternarsi di finestre, come Quota 103, Opzione donna, Anticipata, che rendono il calcolo e la scelta del timing d’uscita estremamente difficili, senza un supporto specialistico”.
“L'importo lordo medio mensile della pensione - fa notare - simulato con un’età di 64.48 anni, ammonta a 2.067 euro. Sebbene la cifra possa apparire solida per i professionisti e i lavoratori con carriere discontinue o miste, l'incertezza può portare a simulazioni con scarti di centinaia di euro tra un'opzione e l'altra”.
“Gli italiani - osserva Andrea Martelli - continuano a orientarsi verso le uscite standard e flessibili. Se la vecchiaia ordinaria copre quasi il 40% delle simulazioni, le forme anticipate superano complessivamente il 46% del totale, segno di un interesse marcato per la flessibilità nell’uscita dal lavoro”.
“Confrontando - sottolinea - le due prestazioni più simulate - pensione anticipata ordinaria e pensione di vecchiaia ordinaria - e analizzando la mediana degli importi erogati, si osserva che l’assegno per chi sceglie di anticipare è superiore. L'importo mediano per l'anticipata ordinaria è, infatti, più alto di 217,12 euro rispetto a chi attende la vecchiaia ordinaria, una differenza che si traduce in circa 2.800 euro lordi su base annua. I dati dimostrano che chi opta per l'anticipo beneficia di un assegno mediano superiore, non perché la formula sia più vantaggiosa, ma semplicemente perché l'accesso a quel percorso è limitato ai lavoratori che hanno già massimizzato l'assegno grazie a una qualità e una continuità contributiva eccellenti".
"E' la carriera robusta - precisa - che genera l'assegno più alto; il percorso anticipato è solo il primo a cui possono accedere. Valutare tempestivamente la propria posizione previdenziale è l'unico modo per comprendere se la propria storia lavorativa sia sufficientemente solida da rientrare in questo gruppo 'elitario', evitando di essere costretti a ritirarsi con l'assegno mediano più contenuto previsto per chi può accedere solo alla pensione di vecchiaia”.
“L'età media dei clienti che si sono avvalsi della nostra consulenza si aggira intorno ai 61 anni, suggerendo che la maggior parte degli italiani si attiva quando è ormai a ridosso della pensione. Un tempismo che può limitare drasticamente le possibilità di correzione della rotta. L’elevato numero di simulazioni per cliente è la prova che esistono margini di scelta, che possono però essere sfruttati al meglio, solo se si agisce con largo anticipo. Pensare alla pensione a quarant'anni non è solo una questione di risparmio, ma una strategia di gestione del rischio previdenziale”, conclude.

in collaborazione con: Cosmedica
Uno dei trattamenti estetici maggiormente richiesti negli ultimi anni sono i trapianti di capelli. Questo perché ai nostri giorni abbiamo una tecnologia tale da riuscire ad andare a risolvere disparate casistiche, dando una soluzione definitiva. Questo può essere grazie alle tecnologie ma anche alle procedure di routine affiancate e l’attenzione individuale verso ogni casistica. Tutti questi aspetti fanno la differenza che porta a propendere il paziente nel fare la sua scelta.
L’offerta internazionale è copiosa, ma spiccano certi paesi piuttosto che altri per vari motivi. Uno dei paesi con ingente richiesta è la Turchia, che si conferma come meta di destinazione del turismo medico specializzato, per chi soffre di caduta dei capelli. Tutte le procedure sono svolte in modo sicuro e professionale, per questo il trapianto capelli Turchia è oggi apprezzato a livello internazionale. I vantaggi di scegliere come meta questo paese non sono solo di tipo tecnologico. Andiamo ad analizzare 5 cliniche richieste e capiamo perché la scelta del trapianto capelli Turchia è gettonata.
Il Boom del Settore del Trapianto Capelli in Turchia
Da dieci anni la Turchia è diventato un vero e proprio paese di riferimento nel settore della tricologia. Andare a fare il trapianto di capelli Turchia è un'opzione che porta vantaggi al paziente. Fra i cinque principali vediamo:
1. Il costo trapianto capelli Turchia[1] è molto più vantaggioso rispetto ad altri paesi fra cui gli Stati Uniti e l’Italia.
2. Il personale è qualificato e multilingue, si può avere anche un interprete in aiuto.
3. Ci sono strutture moderne e vengono utilizzati metodi dell'avanguardia.
4. In aggiunta al trattamento, è possibile anche avere tutto il pacchetto di spostamento e logistica.
5. Il paziente viene anche seguito nella fase post operatoria.
Andando ad analizzare i dati per quelli che sono gli interventi di trapianto in Turchia, questi sono in crescita costante del 20% annuo, il che implica che gli utenti si fidano e la scelgono come meta. Vediamo quindi quali sono le cliniche più apprezzate dai clienti.
Top 5 Cliniche per Trapianto Capelli Turchia
Numerose sono le cliniche per il trapianto capelli in Turchia[2]. Queste cliniche vengono considerate efficienti per tutte le motivazioni sopra menzionate. Conosciamole insieme.
1. Cosmedica
Cosmedica è presente in Turchia da oltre ben da oltre 16 anni e viene guidata nel settore dal Dottor Levent Acar, che è uno specialista di esperienza pluriennale con alle spalle oltre 20.000 interventi di successo e ha un approccio estremamente professionale, andando a utilizzare delle tecniche come la DHI Sapphire e la FUE.
In questa clinica si utilizzano delle strumentazioni e delle tecniche avanzate. Fra i suoi fiori all'occhiello il fatto che il suo team è comunque parlante inglese, con possibilità di avere traduttori nella lingua richiesta e i prezzi medi possono andare dai 2.000 ai 3.000 euro rispetto ai prezzi medi dalla tecnica DHI Saphire completa in Italia, che si aggirano sui 6-8000 euro.
2. Medhair Clinic
Al secondo posto posizioniamo la Medhair Clinic, dove si applicano il trapianto di capelli FUE e DHI. Una delle caratteristiche di questa clinica è quella di offrire il trapianto "chiavi in mano": si occuperà anche in questo caso di tutto la clinica. Il paziente viene seguito passo dopo passo con spiegazioni chiare su cosa succederà e sulle routine da adottare.
Lo staff organizza il viaggio, la logistica e la cura post operatoria. Sul sito della clinica è presente una copiosa galleria che mette in evidenza quelli che sono gli effetti del trapianto di capelli prima e dopo[3] in maniera da potersi fare un'idea chiara. Agiscono anche su altre parti del corpo quale potrebbe essere, per esempio, la barba.
3. Elithair Clinic
Specializzata in alopecia androgenetica, questa clinica è quella che viene definita la più grande al mondo nel settore della tricologia: infatti ha una superficie di circa 18.000 metri quadrati disposti su 12 -13 piani e si trova nella città di Istanbul. La clinica adotta delle tecniche all'avanguardia come per esempio la NEO FUE che è stata strutturata in questa versione della clinica stessa.
Inoltre, vanta il sistema sleep - deep che promette di gestire i trattamenti senza alcun dolore. Come le altre cliniche ha pacchetti all inclusive e la cura dei capelli trapiantati anche in fase post operatoria da remoto.
4. Smile Hair Clinic
Questa clinica si focalizza soprattutto sull'analisi dell'area donatrice, andando a progettare con cura il numero di innesti e la distribuzione estetica di tutte le unità follicolari quindi personalizzandola. In questa, come in altre cliniche, i follicoli piliferi vengono prelevati dalla parte posteriore della testa in quanto ci sono zone con maggiore capacità di essere aree donatrici: la metodologia applicata è la FUE o la DHI. Lo scopo principale è quindi dare già al paziente quale sarà il risultato finale come risultato finale dello studio attento della posizione di ogni unità follicolare.
5. Hair Palace
Hair place è una clinica specializzata, che utilizza le tecniche della FUE e DHI, offre anch’essa pacchetti all-inclusive. L’obiettivo primario della clinica è creare una esperienza rilassata al paziente con molta attenzione individuale anche all’aspetto psicologico e questo implica l’accompagnarlo in tutto il percorso, spiegandogli come e cosa avverrà passo dopo passo: in alcuni casi questa particolare attenzione al paziente deve essere alla base.
Le domande più frequenti dei pazienti
Un percorso come un intervento di trapianto, benché abbia una anestesia locale, implica un coinvolgimento fisico ed economico. Questo porta naturalmente al sorgere di domande da parte dei potenziali pazienti. Fra le varie richieste quelle a seguire sono le più comuni.
1. Una delle prime domande principali che si pongono i pazienti è se sia sicuro fare un trapianto in Turchia. La risposta è affermativa, perché le cliniche sono certificate e seguono dei protocolli internazionali. Bisogna però sempre dare un occhio al curriculum del chirurgo.
2. Una seconda domanda che sorge è se vi è differenza di prezzo soprattutto con l'Italia e la risposta anche in questo caso è affermativa: i costi sono più bassi del 50-70%.
3. Ci si domanda poi quali siano le tecniche disponibili. In cliniche come Cosmedica le tecniche applicate sono la FUE e la DHI Sapphire, che sono metodologie moderne con risultati meno invasivi rispetto alle tecniche precedenti quale la FUT.
4. Un'altra domanda frequente da parte dei pazienti è cosa aspettarsi dopo l’intervento. La crescita richiede un percorso: il risultato non è immediato. Le cliniche Turche seguono con attenzione la fase post operatoria. Le prime settimane sono incentrate alla fase di guarigione del cuoio capelluto. Si incomincia ad avere una ricrescita naturale dei capelli dopo il trapianto fino al raggiungimento di una chioma armoniosa e folta dagli 8 ai 12 mesi post intervento.
Considerazioni Finali
Arrivando a delle considerazioni finali, le offerte su trapianti di capelli a livello internazionale sono oggi molto diffuse in tanti paesi, ma bisogna tenere in considerazione che i costi cambiano da paese in paese. Con il trapianto capelli Turchia con un budget minore ci si può permettere delle tecniche più avanzate, che vanno a beneficio del paziente stesso.
Per questo motivo la Turchia è diventata una meta molto interessante per chi soffre di alopecia androgenetica e di caduta dei capelli, perché riesce a risolvere in una maniera qualitativamente elevata il proprio problema, pur contenendo l'aspetto economico.

Dal 15 novembre 2025 fino al 15 aprile 2026 è in vigore l’obbligo di montare pneumatici invernali o di circolare con catene a bordo, sulla viabilità ordinaria e autostradale.
La normativa prevede di montare le gomme da neve un mese prima, 15 ottobre, e di toglierle un mese dopo la fine dell’obbligo, ossia il 15 maggio. Alcune province e regioni montane possono anticipare o prolungare il periodo tramite ordinanze locali. In Valle d’Aosta ad esempio l’obbligo di catene a bordo o pneumatici invernali è entrato in vigore il 15 ottobre.
L’obbligo è segnalato su strada tramite apposita segnaletica verticale e ha validità anche al di fuori dei periodi indicati, in caso di condizioni meteorologiche caratterizzate da precipitazioni nevose o formazione di ghiaccio.
Normativa e sanzioni
L’obbligo deriva dall’articolo 6 del Codice della Strada e dal decreto ministeriale 1580/2013, che consente agli enti proprietari delle strade di imporre l’uso di pneumatici invernali o catene da neve nei periodi più critici. Non rispettarlo può costare caro: le sanzioni variano da 42 a 173 euro nei centri abitati e da 87 a oltre 300 euro sulle strade extraurbane o autostradali.
Chi è esente dall’obbligo
Non tutti devono sostituire le gomme a novembre. Sono esenti dall’obbligo: i veicoli che non circolano nel periodo invernale (auto d’epoca, camper in rimessaggio, ecc.); chi tiene a bordo catene da neve omologate e pronte all’uso; chi monta pneumatici 4 stagioni (All Season), omologati con marcatura M+S e simbolo 3PMSF: questi ultimi sono considerati equivalenti alle gomme invernali ai fini di legge.
Sul sito dell'Anas sono segnalate le strade per le quali è previsto l'obbligo, regione per regione.

"Occorre investire di più nella sanità pubblica, anche potenziando le strutture e il personale convenzionato. Servono un 'patto della salute' e maggiori risorse per ridurre le diseguaglianze sociali e territoriali". Così all'Adnkronos Salute Marina Sereni, responsabile Salute e Sanità nella segreteria nazionale del Pd, al 57esimo Congresso nazionale Sumaui-Assoprof in corso a Roma.
"Servono più professionisti e tra questi anche molti più infermieri, indispensabili per far partire le Case di comunità", prosegue Sereni. "Noi siamo preoccupati anche per lo scivolamento verso una progressiva privatizzazione del sistema sanitario testimoniato dai 40 miliardi di euro che ogni anno i cittadini spendono di tasca propria per cure private", rimarca. "Questa legge di Bilancio non prevede ancora gli investimenti necessari, ma non ci arrendiamo - assicura Sereni - Il Pd presenterà emendamenti insieme alle altre opposizioni e continueremo il confronto con professionisti e sindacati, che vivono una forte frustrazione per la situazione della sanità pubblica".
Finora "maggioranza e Governo sono rimasti silenti e hanno evitato il confronto", osserva l'esponente dem, ma "c'è l'auspicio che con questa legge di Bilancio si apra finalmente uno spazio di discussione".

"La questione del doping è una nuvola che lo seguirà, così come la nuvola del Covid seguirà me". Novak Djokovic torna a parlare del caso Clostebol che ha coinvolto Jannik Sinner. L'azzurro, positivo alla sostanza in 2 controlli antidoping nel 2024, ha scontato quest'anno una sospensione di 3 mesi. La positività è stata determinata da una contaminazione, ma - a sentire Djokovic - la macchia sulla reputazione di Sinner rimarrà. Il serbo, nel corso di un’intervista su Youtube al 'Piers Morgan Uncensored', fa riferimento anche alla vicenda che lo ha coinvolto nel 2022. Djokovic, non vaccinato contro il covid, fu respinto dall'Australia.
Quando si scoprì la positività di Sinner, il vincitore di 24 titolo del Grande Slam parlò di "una mancanza di protocolli standardizzati e chiari. Ci sono giocatori che aspettano da più di un anno che il loro caso venga risolto. Quindi il problema sono l’incoerenza e la mancanza di trasparenza. Sono stato davvero frustrato, come la maggior parte degli altri giocatori, dal fatto che siamo rimasti all’oscuro per cinque mesi. La maggior parte dei giocatori pensa ci sia del favoritismo. Sembra si possa quasi influenzare l’esito se sei un top player, se hai accesso ai migliori avvocati e a determinate risorse".




