
Oggi è attesa un'informativa al Parlamento sulla riforma del semestre filtro per l’accesso a Medicina. Ad annunciarla ieri la stessa ministra dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini nel corso del question time alla Camera dei Deputati. "Tre minuti non bastano per illustrare la riforma e illustrare alle persone cosa stiamo facendo. Non mi sono mai sottratta al dialogo, né nelle sedi istituzionali né nelle piazze", ha detto.
La ministra ieri aveva rassicurato che "i 55mila studenti che hanno avuto accesso per la prima volta al corso di Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Veterinaria non perderanno un anno: si stanno formando, stanno accumulando crediti formativi e avranno la possibilità di accedere alla graduatoria, che sarà tutta riempita, anche attraverso debiti di esame. Questo sarà oggetto di una informativa al Parlamento nella giornata di domani (oggi, ndr). Tre minuti non bastano per illustrare la riforma e illustrare alle persone cosa stiamo facendo. Non mi sono mai sottratta al dialogo, né nelle sedi istituzionali né nelle piazze. Vorrei sgombrare il campo da un equivoco di fondo: parlare di fallimento perché meno del 10% ha superato tutte le prove al primo colpo significa non aver compreso il senso della riforma".
"Gli appelli sono due ed esiste una graduatoria di recupero. Siamo al primo tempo e mezzo di una procedura che si svolge in tre tempi: questa è una riforma che cammina con gli studenti. Non avevamo certezze su quello che sarebbe accaduto e sui risultati degli studenti - ha proseguito Bernini - per questo abbiamo già predisposto dei correttivi, come avevamo predisposto dei decreti delegati a maggio. Proprio ieri, all'insediamento del nuovo consiglio nazionale degli studenti universitari abbiamo deciso con loro di istituire un gruppo permanente di confronto su Medicina, proprio come con la Conferenza dei Rettori". Sulle critiche agli esami, il ministro spiega che "una parte della narrativa era legata a una irregolarità del primo test di esame" e che "Cineca ha attivato monitoraggio tecnologico senza precedenti: i dati analizzati ci dicono che non c'è stata alcuna fuga sistematica. Al primo appello, su 55mila studenti, solo 17 sono stati sanzionati per l'uso del cellulare. Lo 0,03% del totale. È un dato importante".
"Noi abbiamo intenzione di continuare a esercitare lo svolgimento di questa riforma, sulla base dell'equità, inclusività e democrazia: per la prima volta sono entrati tutti gli studenti che chiedevano di entrare, li stiamo formando non solo attraverso la didattica ma anche attraverso materiali messi a disposizione e piattaforme di simulazione. Non abbiamo intenzione di tornare indietro perché consideriamo inaccettabile tornare all'orribile mercato dei test e delle società che erogano finta formazione, su test selettivi e non formanti, dai quali tutti noi - conclude Bernini - abbiamo convenuto di dover fuggire".
Sindacato medici: "Bene correttivi Bernini, ma ci ascolti"
"Era auspicabile un intervento della Bernini" sulla riforma del semestre filtro per l’accesso a Medicina "poteva pensarci prima, ha capito l’errore. Ora però non ne commetta altri e ascolti le parti sociali". Così all’Adnkronos Salute Pierino Di Silverio, segretario nazionale dell’Anaao-Assomed - sindacato dei medici dirigenti del Ssn - a margine della presentazione del libro bianco del sindacato alla Camera, ha commentato l’intervento della ministra dell’Università e ricerca alla Camera che ieri ha risposto alle criticità emerse nell'ambito del semestre filtro per l'accesso alla facoltà di medicina.
Schillaci: "Bernini troverà modo di migliorare riforma tanto attesa"
"Sono sicuro che la ministra Bernini troverà dei meccanismi per migliorare questa riforma che era tanto attesa", ha detto all'Adnkronos Salute il ministro della Salute Orazio Schillaci.

Morto il giornalista statunitense Peter Gregg Arnett, uno dei più celebri e all tempo stesso controversi corrispondenti di guerra del Novecento, vincitore del Premio Pulitzer e volto storico del giornalismo internazionale: aveva 91 anni. E' deceduto a Newport Beach, in California. A confermare la notizia della scomparsa è stata la figlia Elsa, precisando che la causa della morte è stata un tumore alla prostata.
Corrispondente di guerra intrepido, Arnett si impose all'attenzione mondiale durante la guerra del Vietnam, raccontata dal fronte per l'Associated Press, lavoro che gli valse il Pulitzer. In seguito divenne uno dei reporter televisivi più riconoscibili al mondo, seguendo guerre e insurrezioni per oltre 18 anni con la Cnn, spesso in prima linea, nei momenti più drammatici dei conflitti contemporanei. Arnett è stato una figura centrale del racconto dei conflitti della seconda metà del XX secolo, un giornalista che ha contribuito in modo decisivo a ridefinire il ruolo dell'inviato di guerra e il rapporto tra informazione, potere e opinione pubblica. Il suo stile diretto, talvolta discusso, ha lasciato un segno profondo nel modo di fare informazione dai fronti di guerra.
Dalle giungle del Vietnam all'Iraq
Dalle giungle del Vietnam all'Iraq, dove intervistò il presidente Saddam Hussein e fu due volte tra gli ultimi giornalisti televisivi occidentali a restare a Baghdad - all'inizio della Guerra del Golfo nel 1991 e durante l'invasione della coalizione guidata dagli Stati Uniti nel 2003 - Peter Arnett ha infranto regole e dato notizie esclusive, facendo infuriare leader politici e ispirando generazioni di reporter. In oltre 45 anni di carriera, Arnett ha raccontato 17 guerre in Asia, Medio Oriente, Europa e America Latina. Prima per l'Associated Press, poi per la Cnn e altre testate televisive e della carta stampata, ha realizzato documentari, scritto due libri, tenuto conferenze in tutto il mondo e nel 1997 ha intervistato Osama bin Laden, leader di Al Qaeda, in un luogo segreto dell'Afghanistan.
Il primo scoop
Il suo primo grande scoop risale al 1960: un colpo di stato in Laos. Quando i carri armati bloccarono l'ufficio del telegrafo a Vientiane, Arnett si tuffò nel Mekong e nuotò fino in Thailandia per trovare una linea aperta con cui trasmettere la notizia all’Associated Press. "Avevo la storia battuta a macchina, il passaporto e venti banconote da dieci dollari stretti tra i denti", raccontò più tardi. "Mi credevano pazzo, ma per me aveva senso: dovevo far uscire la notizia il più in fretta possibile".
Arnett era un ribelle del giornalismo: diffidava dell'autorità, si assumeva rischi calcolati, accettava la censura pur di raccontare i fatti dal campo e, quando lo riteneva necessario, metteva da parte la pretesa neutralità. Fu spesso accusato di simpatizzare con i nemici degli Stati Uniti in Vietnam e in Iraq. Negli ultimi anni di carriera incappò anche in gravi controversie. Lasciò la Cnn nel 1999 dopo un servizio su una presunta atrocità della guerra del Vietnam che si rivelò infondata, e venne licenziato dalla Nbc nel 2003 per aver dichiarato alla televisione di Stato irachena che il piano militare della coalizione stava fallendo.
Neozelandese di nascita, autodidatta e avventuriero, Arnett trovò la sua consacrazione professionale in Vietnam, dove lavorò per un decennio. Nel 1966 vinse il Premio Pulitzer per il giornalismo internazionale grazie ai suoi reportage di guerra, tra cui il racconto di un capitano americano costretto ad assistere impotente al massacro dei propri uomini.
Non aveva nulla dell’eroe romantico. Un osservatore lo descrisse come "uno spaventapasseri in mezzo a un campo di grano". Ma seppe cogliere l’essenza della guerra. Nel 1968, nella città di Ben Tre, riportò la celebre frase di un maggiore americano: "Si è reso necessario distruggere la città per salvarla", diventata il simbolo delle contraddizioni del conflitto vietnamita. Mentre Washington parlava di vittorie e di una "luce in fondo al tunnel", Arnett raccontava dal fronte sconfitte e rovesciamenti, mettendo in discussione le versioni ufficiali e anticipando il fallimento della strategia americana. Il presidente Lyndon B. Johnson e il generale William Westmoreland tentarono invano di farlo allontanare.
Nel 1975, mentre Saigon cadeva e gli ultimi occidentali fuggivano, Arnett rimase in città, raccontando il panico nelle strade e il caos all'ambasciata americana, con gli elicotteri carichi di profughi che decollavano dal tetto. Continuò a riferire anche dopo la vittoria del Vietnam del Nord.
Volto della Cnn
Nel 1981 entrò alla Cnn, allora una giovane emittente all-news. Seguì conflitti in America Centrale, Medio Oriente e Africa, ma fu la Guerra del Golfo a renderlo una figura globale. Rimasto solo a Baghdad nel gennaio 1991, divenne per giorni la voce e gli occhi del mondo occidentale sotto i bombardamenti. I suoi collegamenti telefonici dall'hotel Al Rashid, tra sirene e esplosioni, furono paragonati alle cronache di Edward R. Murrow durante il blitz su Londra nella Seconda guerra mondiale.
Celebrato e premiato, Arnett fu anche duramente criticato: per molti politici americani era un megafono della propaganda di Saddam Hussein. Lui respinse sempre l'accusa: "Ho solo raccontato quello che vedevo". Nel 1997 realizzò una lunga intervista filmata a Osama bin Laden, che anni prima dell'11 settembre minacciò apertamente una jihad contro gli Stati Uniti. "Vedrete e sentirete parlare dei nostri piani", disse il leader di Al Qaeda. La sua carriera subì un colpo definitivo nel 2003, quando accettò di parlare alla tv irachena durante l'invasione americana, lodando la resistenza di Baghdad. Licenziato, non riuscì più a ritrovare il ruolo centrale di un tempo.
Nato nel 1934 a Riverton, in Nuova Zelanda, Arnett lasciò la scuola a 17 anni per lavorare in un quotidiano locale. Dopo un percorso che lo portò dall'Australia alla Thailandia, approdò definitivamente all'Associated Press nel Sud-est asiatico. Si sposò con Nina Nguyen, dalla quale ebbe due figli. Ritiratosi nel 2007, insegnò giornalismo in Cina e pubblicò due memoir. Come scrisse il Los Angeles Times, la sua carriera dimostra che, al di là della tecnologia, il buon giornalismo si fonda sempre sulle stesse qualità: intuito, coraggio, ingegno e determinazione. Qualità che Peter Arnett ha incarnato fino in fondo. (di Paolo Martini)

Mario Pineida ucciso in un'aggressione a Guayaquil in Ecuador. A comunicare la morte del calciatore ecuadoriano 33enne il suo club, il Barcelona Sporting Club.
Secondo quanto riportato dai media locali, il giocatore ha perso la vita in un attacco armato avvenuto nei pressi di un esercizio commerciale situato nella zona settentrionale di Guayaquil. Il Barcelona Sporting Club ha diffuso il seguente comunicato sui propri canali social: "Il Barcelona Sporting Club, informa, con profondo rammarico, di essere stato ufficialmente informato della morte del nostro giocatore Mario Pineida, fatto avvenuto in seguito a un attacco nei suoi confronti". Il club ha altresì aggiunto: "Questa sfortunata notizia ci addolora profondamente".
Le forze dell'ordine ecuadoriane hanno confermato di essere impegnate nelle indagini relative all'incidente, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli sull'accaduto. Pineida, che ha precedentemente militato nel Fluminense in Brasile, ha totalizzato nove presenze con la nazionale ecuadoriana nel periodo compreso tra il 2015 e il 2021.

Tempo di Supercoppa italiana. Oggi, giovedì 18 dicembre, il Napoli affronta il Milan - in diretta tv e streaming - nella prima semifinale delle Final Four del trofeo che prenderanno il via a Riad, in Arabia Saudita. Gli azzurri, vincitori dell'ultimo Scudetto, sfideranno quindi i finalisti della scorsa edizione di Coppa Italia, mentre Inter e Bologna completeranno il quadro domani.
La squadra di Conte è reduce dalla sconfitta esterno contro l'Udinese, che si è imposto 1-0 nell'ultimo turno di campionato, mentre quella di Allegri ha pareggiato per 2-2 con il Sassuolo a San Siro.
Napoli-Milan, orario e probabili formazioni
La semifinale di Supercoppa tra Napoli e Milan è in programma oggi, giovedì 18 dicembre, alle 20 ora italiana. Ecco le probabili formazioni:
Napoli (3-4-3): Milinkovic-Savic; Beukema, Rrahmani, Buongiorno; Di Lorenzo, McTominay, Lobotka, Spinazzola; Neres, Hojlund, Lang. All. Conte
Milan (3-5-2): Maignan; Tomori, De Winter, Pavlovic; Saelemaekers, Loftus-Cheek, Modric, Rabiot, Bartesaghi; Nkunku, Pulisic. All. Allegri.
Napoli-Milan, dove vederla in tv
Napoli-Milan sarà trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva, in chiaro, sui canali Mediaset, in particolare su Italia 1. La partita sarà disponibile anche in streaming su Mediaset Infinity.

Elettricista e installatore di sistemi di videosorveglianza di professione, aveva nascosto in casa, in particolare in bagno, delle microcamere per riprendere le figlie minorenni della compagna. Di loro, ma anche di altre vittime ignare alle quali aveva montato telecamere in casa, aveva numerose fotografie, accuratamente archiviate e catalogate, classificate per anno e nominativo.
A scoprire il tutto la mamma delle due ragazzine che, a settembre scorso, ha trovato sul cellulare del compagno gli scatti delle figlie nude e si è rivolta ai carabinieri. Da lì è scattata una attività investigativa da parte dei militari della Sezione cyber del Nucleo investigativo di Trieste. Nonostante il tentativo dell’uomo di distruggere il proprio telefono cellulare, frantumandolo in più parti prima dell’intervento dei carabinieri, gli specialisti sono riusciti a recuperare integralmente il contenuto del dispositivo.
Nell'abitazione è stato sequestrato un nuovo telefono cellulare, hard disk e altri supporti informatici. L’indagato aveva installato sul proprio smartphone diverse applicazioni che gli permettevano di accedere da remoto, senza consenso, ai sistemi di videosorveglianza installati nelle abitazioni dei propri clienti, visualizzando e scaricando immagini in tempo reale.
Le vittime, informate, hanno sporto denuncia e l’uomo è stato arrestato per interferenze illecite nella vita privata. L’Autorità giudiziaria ha disposto nei confronti dell’indagato la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare per detenzione di materiale pedopornografico, misura eseguita dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Trieste. Le indagini proseguono per accertare eventuali ulteriori responsabilità e verificare l’eventuale coinvolgimento di altre vittime.

È in corso dalle prime ore di questa mattina un’operazione di polizia nel centro sociale torinese Askatasuna. Da quanto si apprende, le forze dell’ordine stanno compiendo perquisizioni all’interno dello stabile e nelle abitazioni di alcuni militanti vicini al centro sociale.
L’operazione, sempre a quanto si apprende farebbe seguito alle inchieste sui recenti disordini avvenuti nel capoluogo piemontese durante alcune manifestazioni a sostegno della questione palestinese. E in particolare, ai recenti disordini che hanno coinvolto le Ogr, Leonardo e La Stampa.
Intanto, sui social vicini al centro sociale si legge: 'Ingente spiegamento di mezzi di polizia, camionette e idranti sotto l’Aska e a bloccare le vie limitrofe. Ancora non è chiara l’identità dell’operazione, chi può ci raggiunga'.
A seguito dell’intervento in corso al centro sociale Askatasuna, è stata modificata la viabilità intorno alla palazzina. Chiuso il tratto di corso davanti allo stabile mentre sono stati deviati i mezzi pubblici ed e’ stato predisposto un servizio di bus sostitutivi. Sui social vicini al centro sociale, si ribadisce che è in corso perquisizione ma, si legge, “potrebbe essere possibile lo sgombero, accorrete”. Sul posto sono presenti la Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza che stanno presidiando l’intera area. Davanti intanto stanno cominciando a radunarsi oltre una decina di militanti, tenuti a distanza dalle forze dell’ordine.

La Fiorentina torna in campo in Conference League. Oggi, giovedì 18 dicembre, i viola affrontano il Losanna nella sesta partita della fase campionato: fin qui, la squadra di Vanoli ha conquistato 9 punti nel torneo e ha ancora modo di puntare alla qualificazione diretta agli ottavi. Gli svizzeri sono al momento sedicesimi, con 8 punti conquistati. Ecco orario, probabili formazioni e dove vedere la partita in tv e streaming.
Losanna-Fiorentina, orario e probabili formazioni
Ecco le probabili formazioni di Losanna-Fiorentina, in campo stasera alle 21:
Losanna (4-3-1-2) Letica; Soppy, Mouanga, Okoh, Poaty; Butler-Oye, Roche, Sigua; Lekoueiry; Diakitè, Bair. All. Zeidler
Fiorentina (3-5-2) De Gea; Pongracic, Comuzzo, Viti; Dodò, Mandragora, Nicolussi Caviglia, Richardson, Fortini; Dzeko, Kean. All. Vanoli
Losanna-Fiorentina, dove vederla
La partita di Conference League tra Losanna e Fiorentina sarà visibile su Sky Sport, ai canali 202 e 253. Il match sarà visibile anche in streaming su Sky Go e Now.

Donald Trump ha parlato per quasi venti minuti senza mai fermarsi, a un ritmo insolitamente rapido, senza pause. "Buonasera America, undici mesi fa ho ereditato un disastro e ora lo sto risolvendo", ha esordito ieri sera dalla Diplomatic Reception Room della Casa Bianca, rivolgendosi alla nazione. I temi toccati sono gli stessi già affrontati nel recente comizio in Pennsylvania, con cui ha dato il via al suo tour politico in vista delle elezioni di Midterm del prossimo anno: immigrazione, lotta ai cartelli della droga, deportazioni, economia, sanità e tariffe. Ma il tono è apparso diverso: più ripetitivo, e - secondo fonti interne all’amministrazione – segnato da una certa tensione, legata ai timori di una possibile sconfitta elettorale che potrebbe costargli la maggioranza al Congresso. Come già accaduto in passato, Trump ha puntato il dito contro il suo predecessore Joe Biden, accusandolo del declino del Paese e delle difficoltà attuali, sostenendo che "fino a un anno fa, l’America era morta".
"Ho fermato l’invasione, Washington è ora una città sicura"
"Ho fermato l’invasione. Non ci serviva una nuova legge come ha detto Biden, serviva un nuovo presidente e così è stato. Abbiamo iniziato le deportazioni. Washington non è mai stata così sicura e stiamo distinguendo i cartelli della droga. L’arrivo della droga è diminuito del 94%", ha detto il presidente sostenendo che sotto Biden sono arrivati 25 milioni di persone che "hanno invaso il nostro Paese", mentre i dati dicono che sono arrivati 12 milioni di migranti e la maggior parte sono stati rimandati indietro. Il presidente ha ripetuto di aver fatto finire otto guerre e soprattutto di aver portato la pace in Medio Oriente "per la prima volta in 3.000 anni".
"Mai un’inflazione così bassa"
"Qui l’economia comincia a funzionare. Sto facendo scendere i prezzi e lo sto facendo molto velocemente", ha detto ricordando che l’inflazione non è mai stata così bassa e il numero di posti di lavoro non è mai salito così tanto. "Sotto Biden la maggior parte dei posti di lavoro sono andati ai migranti. Noi abbiamo creato posti di lavoro al 100% per cittadini nati in America", ha detto. Ma è proprio la velocità con cui ha ripetuto il messaggio ai cittadini a non aver convinto molti analisti. I numeri dicono che l’inflazione a settembre è tornata al 3% come nel gennaio del 2025 e il numero potrebbe peggiorare. Secondo il presidente della Fed, Jerome Powell, la colpa del rialzo dell’inflazione è dovuta alle tariffe. I dazi sono stati anche condannati dalla chief of staff Susie Wiles, che in un'intervista a Vanity Fair le ha definite 'dolorose'. Anche la disoccupazione è tornata a salire, dal 4% del gennaio 2025 al 4,6% dell’ultima lettura di novembre, cosa che diversi economisti imputano alle tariffe. Trump invece ha promesso nuovi tagli dei tassi sul costo del denaro: "A gennaio annuncerò il nome del nuovo presidente della Fed che ha come priorità il taglio dei tassi", ha detto.
Trump invece è convinto che la rinascita degli Stati Uniti sia legata principalmente alle tariffe ("che io amo, sono la mia parola preferita"). "Abbiamo attirato 18 miliardi di investimenti. Questo è stato possibile grazie alle tariffe. In passato altri Paesi le hanno usate contro di noi. Ma ora basta. Le aziende sanno che se aprono qui non le pagano e le stiamo attirando", ha sostenuto, ricordando che nei prossimi anni ci sarà un boom di nuove aziende, investimenti, soprattutto nel settore dell’intelligenza artificiale. Non ha mai parlato della parola chiave per i politici democratici, quell’affordability che sta facendo paura ai repubblicani e potrebbe riportare a vincere un partito democratico in forte difficoltà. Trump ha poi aggiunto: "Sotto Biden i salari sono scesi di 3.000 dollari, con me sono saliti di 1.300 dollari. Per la prima volta in anni l’inflazione aumenta meno dell’aumento dei salari".
Ci sono poi le promesse: nel 2026 Trump prevede un nuovo ribasso delle tasse, "il più grande della storia". "Faremo tagli che faranno salvare alle famiglie tra gli 11.000 e 20.000 dollari l’anno grazie al Big Beautiful Bill", la legge di bilancio approvata a luglio dal Congresso che entrerà in vigore a gennaio. Trump ha poi discusso ancora una volta della sua idea per superare Obamacare, che ha definito "Unaffordable care act". "Sto anche facendo scendere i costi delle medicine. Ho contrattato direttamente con altri paesi che ci sfruttavano e ora i prezzi scenderanno e non è mai successo. Da gennaio il presidente ha detto che sarà online Trump RX, dove è possibile comprare medicine a prezzi calmierati. Sulle assicurazioni ha aggiunto: "I soldi devono andare alle persone così possono comprare le loro assicurazioni. L’Unaffordable care act è stato creato per arricchire le assicurazioni".
Trump ha anche parlato del costo dell’energia, un altro tema fondamentale per sperare di vincere le elezioni di Midterm, visti gli aumenti. "L’energia verde è una truffa e ha fatto salire il costo dell'energia che sotto Biden è cresciuto tra il 30% e il 100%", ha detto ricordando che i prezzi scenderanno e che già ora la benzina costa 2,55 dollari il gallone in molti stati e 1,99 il gallone in alcuni Stati. C’è poi la sorpresa per i militari, che riceveranno un assegno da 1.776 dollari. "Questo denaro sta già andando alle truppe, lo stanno ricevendo". Alla fine è tornato sull’immigrazione clandestina: "Biden ha fatto entrare gente illegalmente, gli ha dato case, hanno rubato i nostri lavori. Si sono fatti curare con i soldi delle vostre tasse. Noi mettiamo l’America per prima. E la renderemo grande ancora una volta", ha concluso. (di Angelo Paura)

Il Consiglio Europeo che si riunisce oggi, e probabilmente anche domani, a Bruxelles per decidere su come finanziare l'Ucraina nei prossimi due anni sarà "abbastanza complicato", per dirla con una fonte diplomatica coinvolta nei negoziati. Il nodo principale del summit è il via libera, o forse lo stop, a un prestito Ue all'Ucraina, il cosiddetto prestito di riparazione, basato sui beni congelati alla Banca centrale della Federazione Russa, che ammontano a 210 miliardi di euro, 185 dei quali sono nelle disponibilità di Euroclear, colosso belga che è uno snodo critico del sistema finanziario globale, attivo nella compensazione, regolamento e custodia di titoli su molti mercati finanziari, non solo europei ma anche americani e asiatici.
Finora, è la sola opzione formalmente sul tavolo, malgrado la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen abbia fatto una mezza marcia indietro, ricordando di aver messo sul piatto "due" soluzioni: un prestito Ue basato sul margine del bilancio comune e un prestito basato sui beni congelati alla Russia. In realtà, la prima soluzione è stata messa sul tavolo dalla Commissione ben sapendo che sarebbe stata bocciata, con l'utile aiuto della presidenza danese del Consiglio Ue. In realtà, nell''option paper' iniziale della Commissione, di opzioni ce n'erano tre e la prima erano trasferimenti all'Ucraina da parte dei singoli Paesi. Quella proposta è stata immediatamente accantonata, senza neppure discuterla, con l'argomento che avrebbe pesato troppo sui bilanci nazionali.
A Bruxelles non manca chi critica apertamente la gestione di questo dossier da parte della Commissione, con gli ambasciatori costretti a lavorare fino a mezzanotte e oltre ogni giorno su un progetto che, più si avvicina il summit, più si fa complicato. Anche stasera il Coreper si riunisce di nuovo per discutere e tentare di trovare un terreno comune. E' difficile non notare che la Danimarca, che ha la presidenza di turno, fa parte storicamente della 'filiera' dei Frugali, i Paesi contrari a qualsiasi tipo di debito Ue, come la Germania e l'Olanda, anche se gli sviluppi geopolitici degli ultimi anni hanno un po' ammorbidito le posizioni di Copenaghen.
Cresce il fronte dei contrari al prestito con asset russi
La premier Mette Frederiksen, socialdemocratica ma danese, dopo che Donald Trump ha minacciato di prendersi la Groenlandia, si è schierata a favore di un deciso aumento delle spese militari. Anche le altre voci in capitolo, l'estone Kaja Kallas che pure aveva proposto per prima il debito Ue per aiutare l'Ucraina quando era premier per vederselo respingere, e il commissario all'Economia Valdis Dombrovskis, lettone, fanno parte di quella filiera e non sono mai stati fan sfegatati degli Eurobond, anche se i Baltici dopo l'invasione russa dell'Ucraina sono diventati molto meno rigidi, per ovvi motivi.
In realtà, sul finanziamento all'Ucraina sta riemergendo in queste ore l'antica faglia che ha diviso l'Ue per molti anni e che era stata solo temporaneamente colmata davanti alla pandemia di Covid-19, con Next Generation Eu: quella tra i Paesi contrari al debito comune e quelli a favore. L'opzione del debito Ue è stata sì menzionata al tavolo del Coreper ma, visto che richiede l'unanimità e che l'Ungheria è notoriamente contraria, è stata immediatamente "messa sullo scaffale", nella definizione di un alto funzionario Ue. Dopodiché, gli ambasciatori hanno lavorato fino allo sfinimento sull'unico testo giuridico messo sul tavolo dalla Commissione, quello sul prestito di riparazione.
Problema: i Paesi che hanno perplessità, a vario titolo, sulla proposta presentata dalla Commissione non sono pochi. Se ne contano almeno sette, e sono solo quelli venuti allo scoperto. Il Belgio è contrario fin dall'inizio, e sta conducendo una opposizione molto "dura", essendo il Paese che rischia di più. Tra l'altro il premier Bart De Wever , fiammingo dell'N-Va, sta unendo tutto il Paese dietro di sé sull'opposizione all'operazione asset russi: un mezzo miracolo, viste le proteste e gli scioperi che si susseguono da settimane nel Paese contro i tagli al bilancio.
L'Italia e la versione di Lagarde
Italia, Bulgaria e Malta hanno votato con Bruxelles per rendere semi-perenne, a maggioranza qualificata, il congelamento dei beni russi, per cui la Commissione si è appellata all'articolo 122 del Tfue, mossa che per Viktor Orban, affezionato al veto, equivale ad uno "stupro" del diritto Ue. I quattro Paesi hanno allegato una dichiarazione al voto in cui chiedono di esplorare opzioni alternative e meno rischiose.
Ungheria e Slovacchia sono da tempo su posizioni non allineate con la direttrice maggioritaria filo Ucraina, del sostegno 'as long as it takes', per tutto il tempo necessario. La Repubblica Ceca ha un primo ministro, Andrej Babis, appena tornato al potere, che viene dai Liberali ma che ora milita nei Patrioti per l'Europa, il gruppo del Rassemblement National e della Lega. Il miliardario ha già detto che Praga non intende contribuire alle garanzie necessarie affinché il prestito assomigli il meno possibile ad una confisca. Oggi, a margine di un prevertice dei Patrioti a Bruxelles, ha predetto che si negozierà "fino all'ultimo minuto" del summit.
Se ieri l'obiettivo, secondo un alto funzionario Ue, era quello di avere un ok "il più vicino possibile a 26" al prestito di riparazione, oggi quell'obiettivo appare seriamente in bilico, anche se fonti Ue precisano che il progetto è "tuttora sul tavolo". Il fatto è che l'alternativa messa sul piatto dalla Commissione, un prestito basato sull'headroom del bilancio Ue, il margine (differenza tra impegni e pagamenti), sulla falsariga 'tecnica' di Next Generation Eu, necessita dell'unanimità.
Ieri però si è saputo, e lo confermano più fonti, che la presidente della Bce Christine Lagarde, che di professione faceva l'avvocata d'affari, durante la cena dell'Ecofin della settimana scorsa ha fatto notare che, se la Commissione può usare l'articolo 122 del Tfue per approvare a maggioranza qualificata la 'perennizzazione' del congelamento degli asset russi, che riguarda l'ambito delle sanzioni (ha sempre richiesto l'unanimità), allora può fare la stessa cosa per un prestito basato sul bilancio Ue.
Orban: "Non c'è più leale cooperazione"
Quindi von der Leyen, usando l'articolo 122 del Tfue, potrebbe aver aperto il vaso di Pandora. Orban oggi ha osservato che "prima il congelamento doveva venire rinnovato ogni sei mesi, all'unanimità. Ora la burocrazia ha deciso che non c'è bisogno di alcuna procedura e che si può fare a maggioranza, una cosa che è totalmente e ovviamente contro i regolamenti. Il principio di leale cooperazione, che è necessaria per il funzionamento dell'Ue, non esiste più, almeno da parte loro". Il Belgio, da parte sua, chiederà una discussione approfondita su entrambe le opzioni messe sul tavolo, non solo su quella legata agli asset russi.
Il problema è politico e riguarda principalmente la Germania, dove l'AfD è prima nei sondaggi, e in subordine gli altri Frugali, Paesi Bassi in testa. A causa della forza dell'AfD, che non cala nei sondaggi malgrado non abbia affatto moderato le proprie posizioni, il cancelliere Friedrich Merz non può permettersi di spiegare agli elettori tedeschi che occorre fare debito per aiutare l'Ucraina. Come ha confermato più volte l'Alta Rappresentante Kaja Kallas, l'idea di fare debito Ue per sostenere Kiev, da lei lanciata quando era ancora premier dell'Estonia, "non ha preso quota". In teoria, il prestito di riparazione potrebbe essere approvato a maggioranza qualificata, mettendo il Belgio in minoranza. Ma, come spiega una fonte diplomatica, "nessuno" intende percorrere una strada simile, che creerebbe un precedente pericoloso per tutti.
Il Belgio resta sulle proprie posizioni, anche se, come ha detto il premier Bart De Wever, non ha la vocazione di comportarsi nell'Ue "come l'Ungheria" di Viktor Orban. Il quale Orban, dal canto suo, oggi ha detto che De Wever è "sulla strada giusta". Sulla stessa linea Marine Le Pen, secondo la quale il Belgio "ha ragione a resistere" al progetto di usare i beni russi per aiutare l'Ucraina.
Il nodo dei bond infruttiferi
Intanto, almeno una delle condizioni che il Belgio ha posto, quella di non essere l'unico Paese a vedersi semi-confiscati i beni della Banca centrale russa, potrebbe essere soddisfatta. La proposta della Commissione già prevede la partecipazione dei beni russi congelati parcheggiati in altri Paesi. Un problema particolare è quello delle banche francesi, sugli averi russi delle quali mancano dettagli. La fonte ha assicurato che ci sono "evoluzioni positive" sul fronte della partecipazione di "tutti gli asset congelati" al cosiddetto prestito di riparazione all'Ucraina. Fonti dell'Eliseo hanno tuttavia spiegato che aggiungere i beni russi congelati nelle disponibilità delle banche "non è la priorità", dato che non farebbe altro che accrescere la "complessità" del progetto.
Il fatto è che il governo federale belga insiste, come farebbe qualunque altro esecutivo responsabile nei suoi panni (lo ha riconosciuto lo stesso Friedrich Merz), per avere garanzie "open-ended", sia in termini temporali (ben oltre i 15 anni necessari a 'discontinuare' i trattati bilaterali sugli investimenti con la Russia) sia quantitativi, dato che, oltre alle somme dirottate sul prestito all'Ucraina, il Belgio potrebbe vedersi chiedere in giudizio pure il risarcimento dei danni, come è capitato al Lussemburgo, alle prese con le cause di un oligarca. E fornire garanzie di questo tipo è complicato per tutti, non solo per i Paesi con spazi di manovra limitati.
Un problema non piccolo, come spiegato recentemente dal Corriere della Sera, è che il prestito Ue all'Ucraina sarebbe costituito da titoli infruttiferi, che non producono interessi. Una caratteristica, questa, voluta dalla Germania di Merz, subito accontentato da von der Leyen, perché, se i bond pagassero cedole, somiglierebbero molto agli Eurobond, che fanno inorridire Berlino. Il problema è che, se qualcosa dovesse andare storto, Euroclear non potrebbe utilizzare quei titoli per chiedere liquidità alla Bce. In questo frangente, uno 'worst-case scenario' improbabile ma che non si può escludere a priori, Euroclear rischierebbe di andare in bancarotta. Cosa che sarebbe catastrofica, probabilmente peggio del fallimento di Lehman Brothers.
L'allarme di Fitch Ratings
Questo 'dettaglio' è stato indirettamente confermato da una nota pubblicata nella notte da Fitch Ratings, la quale ha messo Euroclear in credit watch negativo proprio a causa del progetto dell'Ue di sottrarle gli asset congelati alla Russia e dell'incertezza relativa alle garanzie. L'agenzia ha evidenziato il "potenziale aumento dei rischi di liquidità e legali" connesso all'eventuale prestito. Secondo Fitch, "il rischio di contenzioso potrebbe aumentare significativamente se non fosse sufficientemente compensato dalle tutele legali incluse nella struttura del prestito di riparazione". D'altra parte, lo scenario di base di Fitch rimane che, se la Commissione "procederà con i piani per un prestito di riparazione, verranno fornite a Euroclear Bank ampie tutele legali e di liquidità", che consentiranno alla società bruxellese di mantenere il merito di credito attuale.
La nota di Fitch ha rafforzato ulteriormente la posizione del Belgio: pare che l'ambasciatore presso l'Ue l'abbia immediatamente girata ai colleghi. Sono cresciuti di pari passo i dubbi che vari Stati continuano a nutrire sull'opportunità di imbarcarsi in una operazione così rischiosa e complessa, inclusa l'Italia la quale, avendo un debito pubblico importante da rifinanziare, verrebbe danneggiata dall'indebolimento dell'attrattività dell'euro, perché dovrebbe pagare di più gli investitori per piazzare i propri titoli di Stato. A questo punto, "non sarebbe meglio un prestito normale all'Ucraina?", si chiede una fonte diplomatica.
Alla Commissione sono, o forse lo erano fino alla nota di Fitch, convinti di avere ridotto i rischi al minimo. E la decisione sul prestito cosiddetto di riparazione resta "il principale punto del Consiglio Europeo", sul quale i leader sono chiamati a prendere "una decisione", ha spiegato un alto funzionario Ue. Il presidente Antonio Costa "ritiene indispensabile" che una decisione venga presa questa settimana, "anche se i leader dovranno trattenersi un po' più a lungo del solito" nell'Europa Building.
La possibile soluzione temporanea
Costa ha ventilato la possibilità di trattenere i leader a Bruxelles fino a sabato 20. Dato che il Consiglio Europeo è preceduto da un summit Ue-Balcani Occidentali, vorrebbe dire che i leader (probabilmente non tutti) dovrebbero trattenersi nella capitale belga per ben tre notti. Come scherza qualcuno, si sfiorerebbe il sequestro di persona. A Bruxelles in queste ore corrono voci incontrollate di un summit monstre, addirittura fino a domenica. Sfortunatamente, non è possibile escluderlo del tutto: nel luglio del 2020, sotto la gestione di Charles Michel, ci vollero quattro giorni e quattro notti di summit per trovare l'accordo sul Quadro finanziario pluriennale 2021-27 e su Next Generation Eu.
Resta sempre la possibilità di avere una soluzione temporanea, che comunque sarà necessaria in ogni caso, visti i tempi biblici con cui si muove l'Ue, anche se una soluzione a medio-lungo termine va decisa adesso, per lo stesso motivo. Forse un prestito-ponte, in grado di accompagnare l'Ucraina per qualche mese, in attesa di vedere come andranno le trattative in corso. Un alto funzionario Ue non ha scartato nettamente questa possibilità, ma ha ribadito che l'ipotesi di lavoro resta il prestito di riparazione. Una fonte diplomatica fa però notare che un civil servant responsabile ha sempre un piano B, nel caso il piano A non dovesse passare. E, malgrado fonti Ue confermino che il prestito di riparazione resti "molto" sul tavolo, non è affatto detto che passi.
La bozza delle conclusioni prevede altri punti, sui quali però non si prevedono grandi "discussioni" tra i leader. Una sarà sull'allargamento dell'Ue, ed è necessaria perché c'è la "possibilità realistica" che "a breve termine" alcuni Paesi candidati siano pronti ad aderire all'Ue: il più avanzato è il Montenegro, che ha chiuso 12 capitoli negoziali su 33. Quindi, l'Ue deve prepararsi al momento in cui dovrà decidere cosa fare: l'ultimo Paese che ha aderito all'Unione è la Croazia, entrata nel 2013, che oggi è nell'euro.
Nel frattempo, l'Ue ha perso il Regno Unito, potenza nucleare con 70 mln di abitanti. Orban ha sottolineato l'importanza della Serbia, un "Paese chiave", senza il quale nei Balcani Occidentali "non si fa nulla". Il leader ungherese è tutt'altro che isolato nel considerare importante Belgrado, malgrado il suo mancato allineamento sulle sanzioni contro la Russia, con la quale ha rapporti antichi e consolidati. Intanto, la conferenza stampa finale del vertice Ue-Balcani Occidentali di questa sera è stata cancellata, ufficialmente per mancanza di tempo.
Trattori in piazza a Bruxelles
La seconda discussione sarà sull'Mff 2028-34, la cui proposta andrebbe approvata "idealmente entro la fine del 2026", in modo da avere "tutto il 2027" per il lavoro legislativo necessario ad un avvio fluido del nuovo Quadro finanziario pluriennale. L'Italia ha già chiarito, per bocca del ministro agli Affari Europei Tommaso Foti, di non vedere ragione per inserire nelle conclusioni una deadline a fine 2026, dato che la 'negobox' prevede anche i 'rebates', gli sconti ai contributi dei contributori netti al bilancio Ue, che la presidenza danese (e qui ha colpito ancora la 'filiera' Frugale) ha infilato nel pacchetto di negoziazione. L'Italia, tutt'altro che isolata, li considera "anacronistici" e "desueti": la prima a contestare apertamente la loro riemersione, tuttavia, è stata la Francia. Anche il commissario europeo al Bilancio Piotr Serafin ha detto che la Commissione non è affatto "entusiasta" dei rebates.
Intanto, per oggi è annunciata una protesta degli agricoltori a Bruxelles, contro la proposta di bilancio della Commissione, che accorpa Pac e politica di coesione in singoli piani nazionali, cosa che comporterà tagli. La protesta sarà diretta anche, con ogni probabilità, contro l'accordo Ue-Mercosur e potrebbe essere esacerbata dal malessere degli allevatori francesi, colpiti da focolai di dermatite nodulare che vengono combattuti abbattendo e incenerendo intere mandrie di bovini. Un metodo drastico, probabilmente inevitabile per eradicare la malattia, che però viene vissuto spesso come un trauma dai proprietari degli animali.
I leader discuteranno anche, in vista del Consiglio Europeo informale del prossimo febbraio, di "geoeconomia", cioè delle implicazioni strategiche che la dimensione economica ha sempre avuto. In questo ambito, verrà probabilmente discussa la nuova "postura" degli Usa di Donald Trump, che hanno applicato dazi all'Ue e ad altri partner e non nascondono la propria insofferenza per l'Unione. Verrà probabilmente sollevato anche il tema dell'accordo commerciale Ue-Mercosur, che i presidenti Antonio Costa e Ursula von der Leyen dovrebbero andare a firmare in Brasile sabato 20 dicembre.
A rischio la firma del trattato Ue-Mercosur
Non è affatto detto che ci riescano. La Francia ha chiesto ufficialmente un rinvio, perché l'Ue deve "proteggere" i propri agricoltori dalla concorrenza di produttori che non sottostanno alle medesime regole, come ha detto il ministro francese agli Affari europei Benjamin Haddad. La leader del Rassemblement National Marine Le Pen ha detto che la Francia dovrebbe "dire no", anziché chiedere un rinvio. L'Italia non è ancora pronta a firmare e chiede l'approvazione di salvaguardie aggiuntive, uno scambio di lettere con i Paesi del Mercosur che segnali l'accettazione delle medesime e l'avvio di un provvedimento Omnibus che assicuri che nell'Ue non possano entrare tramite importazione prodotti che in Europa non si possono produrre legalmente.
Serve ancora qualche settimana, secondo una fonte diplomatica. E, in realtà, ci sarebbe tempo fino alla metà di gennaio, dato che il Paraguay, un Paese ritenuto più malleabile per gli Usa rispetto al Brasile di Lula, assumerà la presidenza nella seconda metà del mese prossimo. Si vedrà se l'Ue riuscirà a firmare un accordo commerciale con un'area di libero scambio da oltre 280 milioni di abitanti, utile a compensare almeno parzialmente il terreno perso negli States, dove il protezionismo è tornato di gran voga.
Il Consiglio Europeo dovrebbe prendere il via intorno alle 10, dopo i prevertici dei partiti, con il consueto intervento della presidente del Parlamento Roberta Metsola. Verrà di persona, contrariamente alle previsioni della vigilia, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il programma, suscettibile di variazioni, prevede una prima discussione sull'Ucraina, poi una sull'allargamento, successivamente il bilancio Ue e poi una cena sulla geoeconomia e la competitività. Il summit si protrarrà "per tutto il tempo necessario", minacciano fonti Ue. (di Tommaso Gallavotti)

"Una stagione precoce e intensa" quella dell'influenza di quest'anno, che si sta diffondendo nella Regione Europea "prima del solito, con un nuovo ceppo virale dominante che sta mettendo sotto pressione i sistemi sanitari di alcuni Paesi". A confermarlo è l'ufficio regionale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per l'Europa. Oltre la metà della regione si trova nella morsa del 'super virus', secondo i dati diffusi oggi. La stagione influenzale è iniziata circa 4 settimane prima rispetto alle stagioni precedenti, e almeno 27 dei 38 Paesi della Regione europea dell'Oms che hanno comunicato i dati stanno ora registrando un'attività influenzale elevata o molto elevata. In 6 Paesi - Irlanda, Kirghizistan, Montenegro, Serbia, Slovenia e Regno Unito - più della metà dei pazienti sottoposti a test per sindrome simil-influenzale è risultata positiva all'influenza in questa fase della stagione.
Il nuovo ceppo
"L'influenza arriva ogni inverno, ma quest'anno è un po' diverso", osserva Hans Henri P. Kluge, direttore regionale dell'Oms Europa. "Un nuovo ceppo, il sottoclade K dell'influenza A H3N2, sta causando infezioni, sebbene non vi siano prove che causi una malattia più grave. Questa nuova variante dell'influenza stagionale rappresenta ora fino al 90% di tutti i casi confermati nella regione europea. Ciò dimostra come anche una piccola variazione genetica nel virus influenzale possa esercitare un'enorme pressione sui nostri sistemi sanitari, poiché le persone non hanno un'immunità consolidata" contro il nuovo ceppo.
L'Oms Europa invita a vaccinarsi ed evidenzia che, "sebbene non possa prevenire l'infezione, i primi dati provenienti dal Regno Unito confermano che l'attuale vaccino antinfluenzale stagionale riduce il rischio di gravi conseguenze per la salute causate dal virus A H3N2. La vaccinazione rimane la misura preventiva più importante" contro le complicanze. Lo è "particolarmente per i soggetti a più alto rischio, inclusi gli anziani, le persone con patologie pregresse, le donne in gravidanza e i bambini. Anche gli operatori sanitari sono un gruppo prioritario per la vaccinazione, al fine di proteggere la propria salute e quella dei loro pazienti".
Quando ci sarà il picco
Come in altre stagioni, i bambini in età scolare sono "i principali motori della diffusione nella comunità". Mentre gli adulti di età pari o superiore a 65 anni costituiscono "la maggior parte dei casi gravi che richiedono il ricovero ospedaliero", evidenziando la priorità di questi gruppi per la vaccinazione. I casi, avverte l'Oms Europa, continueranno ad aumentare fino al picco della stagione influenzale, "probabilmente tra fine dicembre e inizio gennaio". La maggior parte delle persone guarirà dall'influenza spontaneamente. Ma "le persone con sintomi gravi o altre patologie dovrebbero consultare un medico", avverte l'ufficio regionale dell'agenzia Onu per la salute, ribadendo "le misure comprovate per limitare la trasmissione e salvare vite umane", cioè in primis la vaccinazione. "Vaccinarsi è la migliore difesa soprattutto per i gruppi ad alto rischio e gli operatori sanitari, che dovrebbero anche seguire le misure di prevenzione delle infezioni e indossare una mascherina quando necessario".
Come frenare la diffusione dell'influenza?
L'Oms Europa raccomanda di "restare a casa se non ci si sente bene. In caso di sintomi respiratori, indossare una mascherina in pubblico per evitare di trasmettere il virus ad altri. E quando si starnutisce o tossisce, coprire bocca e naso". Altre misure utili da applicare: lavarsi regolarmente le mani e aprire frequentemente finestre e porte per migliorare il flusso d'aria negli ambienti interni.
"L'attuale stagione influenzale, sebbene grave, non rappresenta il livello di emergenza globale che abbiamo affrontato durante la pandemia di Covid-19 - riflette Kluge - I nostri sistemi sanitari hanno decenni di esperienza nella gestione dell'influenza, disponiamo di vaccini sicuri che vengono aggiornati annualmente e abbiamo un chiaro manuale di misure protettive efficaci. Se utilizziamo gli strumenti comprovati che già abbiamo - vaccinazioni, comportamenti attenti alla salute e sistemi sanitari pubblici solidi per proteggere i più vulnerabili - allora supereremo questa prevedibile tempesta stagionale. È inoltre fondamentale, nell'attuale clima di disinformazione, cercare informazioni credibili da fonti attendibili come le agenzie sanitarie nazionali e l'Oms. In una stagione influenzale difficile, informazioni affidabili basate su prove scientifiche possono salvare vite umane".

Il caso Garlasco torna in aula. L'indagine che da mesi è al centro del dibattito mediatico e che viene tirata in ballo anche dalla politica in vista del referendum sulla giustizia è a un punto cruciale: la fine dell'incidente probatorio fisserà uno dei punti più controversi nell'indagine su Andrea Sempio, indagato per l'omicidio in concorso di Chiara Poggi. Oggi, giovedì 18 dicembre, nel Palazzo di giustizia di Pavia, la giudice per le indagini preliminari Daniela Garlaschelli detterà i tempi del confronto fra i periti e i consulenti delle parti.
Le impronte, la spazzatura e il Dna
Due i macro argomenti sul tavolo: le impronte, analizzate nella villetta e le tracce, trovate su alcuni oggetti conservati dal 13 agosto 2007 nella spazzatura della villetta di via Pascoli a Garlasco da un lato e l'analisi del materiale genetico trovato sulle unghie della ventiseienne dall'altro. Gli approfondimenti sul versante dattiloscopico - affidato ai periti Domenico Marchegiani e Giovanni Di Censo - non hanno rilevato la presenza di Sempio a casa Poggi, frequentata dal 37enne in quanto amico di Marco, fratello della vittima. Nessuna delle circa sessanta impronte è dell'indagato e nella spazzatura l'unica traccia che non riporta alla vittima è il Dna di Alberto Stasi trovato sulla cannuccia dell'Estathé. Una novità che va contestualizzata con le dichiarazioni rese dall'allora fidanzato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere come il solo assassino.
E' sul Dna che si concentrerà il vero confronto. La perizia Albani, messa a disposizione alle parti già il 3 dicembre scorso, ha consegnato conclusioni che hanno offerto letture multiple. Se la Procura di Pavia e la difesa di Stasi, rappresentata dagli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, leggono la "compatibilità" tra il materiale sulle unghie e il Dna di Sempio come un elemento che lo colloca sulla scena del delitto, i consulenti del 37enne evidenziano l'impossibilità (decretata dalla stessa Albani) di stabilire se quella traccia - che non è databile, né collocabile sopra o sotto le unghie - è frutto di un contatto con la vittima oppure mediato, cioè 'trasferito' per aver maneggiato in tempi diversi uno stesso oggetto. In questo senso la difesa, gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, hanno elencato in una relazione quelli che sono gli oggetti - la tastiera del computer, il telecomando del televisore, l'asciugamano del bagno o elementi presenti in cucina - che Sempio avrebbe potuto toccare visto che frequentava casa Poggi.
L'attendibilità della traccia genetica
Ed è anche sull'attendibilità scientifica della traccia genetica che le opinioni divergono. "Quando una comparazione non può dare un risultato scientificamente certo non può darlo. E quando un risultato non è consolidato perché mancano le repliche previste dai protocolli scientifici, la Corte di Cassazione è chiarissima: quel dato non vale come prova" la tesi della difesa dell'indagato che trova d'accordo Marzio Capra, genetista e consulente della famiglia Poggi, presente nel 2014 a Genova quando il perito Francesco De Stefano stabilì l'impossibilità di attribuire quel Dna maschile degradato, escludendo anche l'imputato Stasi poi condannato per un "mosaico di prove", a dire della Cassazione.
In aula spetterà agli avvocati porre le domande tecniche ai periti per chiarire i punti "critici" dei loro elaborati. Una volta discussa e 'cristallizzata' la perizia sarà una sorta di punto fermo per le parti. Nessuna valutazione spetterà alla gip Garlaschelli che dovrà solo raccogliere tutti gli elementi di un'udienza che si preannuncia non breve.
L'incidente probatorio sarà l'ultimo passo, salvo sorprese, prima della chiusura indagini della Procura di Pavia guidata da Fabio Napoleone. E' solo allora che verranno svelati i risultati delle consulenze affidate all'anatomopatologa Cristina Cattaneo per chiarire la dinamica dell'omicidio di Chiara Poggi e al Racis chiamato a tratteggiare il profilo del sospettato. Elementi che insieme alla traccia 33 (attribuita da chi indaga a Sempio) trovata sulle scale dove viene gettata la vittima, alle testimonianze raccolte e al movente individuato in una presunta infatuazione per la vittima potrebbero portare la Procura a chiedere il rinvio a giudizio per Andrea Sempio.
Ue, no ai soldati in Ucraina e prudenza sugli asset russi: la linea di Meloni in vista del Consiglio

"L'Italia non intende inviare soldati in Ucraina" e, sugli asset russi, "abbiamo approvato il regolamento che ha fissato l'immobilizzazione dei beni russi senza, tuttavia, avallare ancora alcuna decisione sul loro utilizzo". Giorgia Meloni apre le comunicazioni alla Camera dei deputati in vista del Consiglio europeo di oggi e domani, tracciando la linea con cui il governo si presenta al vertice di Bruxelles: sostegno a Kiev senza coinvolgimenti militari diretti e senza forzature giuridiche, attenzione alla sostenibilità finanziaria e tutela degli interessi nazionali sui principali dossier europei.
Nel suo intervento di ieri a Montecitorio, la presidente del Consiglio chiarisce che il Consiglio europeo ha al centro "ancora una volta, la guerra di invasione Russa all'Ucraina". Riferisce, quindi, della partecipazione al vertice di Berlino con il presidente Volodymyr Zelensky, altri leader europei e i negoziatori americani, svoltosi in "un clima costruttivo e unitario", dal quale è nata una dichiarazione finale che "riprende tutte le priorità che l'Italia ha sostenuto in questi mesi difficili". Meloni indica, poi, i quattro pilastri che, dal punto di vista italiano, devono guidare il percorso verso la pace: "lo stretto legame tra Europa e Stati Uniti", "il rafforzamento della posizione negoziale ucraina", "la tutela degli interessi dell'Europa" e "il mantenimento della pressione sulla Russia". Una strategia che, secondo la premier, produce risultati concreti: "Oltre la cortina fumogena della propaganda russa, la realtà sul campo è che Mosca si è impantanata in una durissima guerra di posizione", tanto che "dalla fine del 2022 a oggi, è riuscita a conquistare appena l'1,45% del territorio ucraino".
I tre binari paralleli
Nel descrivere lo stato della trattativa, la presidente del Consiglio spiega che si consolida "un pacchetto che si sviluppa su tre binari paralleli: un piano di pace, un impegno internazionale per garantire all'Ucraina solide e credibili garanzie di sicurezza, e intese sulla futura ricostruzione della Nazione aggredita". Proprio sulle garanzie di sicurezza, Meloni ribadisce in Aula la posizione italiana: l'ipotesi di una forza multinazionale resta in discussione "con partecipazione volontaria di ciascun Paese", ma "l'Italia non intende inviare soldati in Ucraina". Resta invece sul tavolo l'ipotesi di "garanzie da parte degli alleati internazionali - a partire dagli Usa - sul modello dell'articolo 5 del Patto Atlantico", proposta che la premier ricorda essere stata avanzata "proprio dall'Italia". Quanto al nodo dei territori, Meloni indica nella richiesta russa sul Donbass "lo scoglio più difficile da superare nella trattativa" e ribadisce che "ogni decisione dovrà essere presa tra le parti e nessuno può imporre da fuori la sua volontà".
Gli asset russi congelati
Ampio spazio è dedicato anche al tema degli asset russi congelati, su cui Palazzo Chigi resta molto prudente. L'Italia, ricorda la presidente del Consiglio, sostiene il regolamento sull'immobilizzazione "pur non condividendo il metodo utilizzato", per evitare "dubbi sulla linea coerente di sostegno che il governo ha sempre mantenuto nei confronti dell'Ucraina". Allo stesso tempo, Meloni rivendica un principio chiave: "Decisioni di questa portata giuridica, finanziaria e istituzionale - come anche quella dell'eventuale utilizzo degli asset congelati - non possono che essere prese al livello dei leader". Roma considera "sacrosanto il principio secondo cui debba essere prioritariamente la Russia a pagare per la ricostruzione", ma chiede che ciò avvenga "con una base legale solida" e dopo aver chiarito i "possibili rischi connessi alla proposta", inclusi quelli "reputazionali, di ritorsione o legati a nuovi, pesanti, fardelli per i bilanci nazionali".
Pur precisando che il tema non è formalmente all'ordine del giorno del Consiglio europeo, Meloni fornisce anche un aggiornamento sull'accordo commerciale Ue-Mercosur, il patto commerciale con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay che punta a creare un'area di libero scambio per 700 milioni di persone attraverso l'Atlantico. L'Italia guarda con interesse all'intesa, ma ritiene che "firmare l'accordo nei prossimi giorni, come è stato ipotizzato, sia ancora prematuro". Le misure aggiuntive a tutela del settore agricolo - meccanismi di salvaguardia, fondo di compensazione e rafforzamento dei controlli fitosanitari – "seppur presentate, non sono ancora del tutto finalizzate". Per questo Roma intende approvare l'accordo "solo nel momento in cui saranno incluse adeguate garanzie di reciprocità per il nostro settore agricolo".
La replica alle accuse di Schlein
Nelle repliche alla Camera, Meloni alza il tono contro le opposizioni e difende la linea del governo sia in politica estera sia sui temi interni. Alla critica di dover scegliere tra Europa e Stati Uniti risponde seccamente, rivendicando un ruolo non subalterno dell'Italia: niente politica estera "da cheerleader", ma una strategia autonoma. Il messaggio è chiaro: se le viene chiesto da che parte sta, la risposta resta sempre la stessa, sta "con l'Italia". Nel mirino finisce in particolare il Partito democratico. Secondo Meloni, l'Europa che oggi "rischia l'irrilevanza" è il risultato delle scelte portate avanti negli anni dalla sinistra, mentre chiederne il rafforzamento continuando con ricette che non hanno funzionato è "sbagliato". Sulle accuse di divisioni nella maggioranza sull'Ucraina, la premier minimizza: il confronto esiste, ma la linea resta una e non cambia, a differenza di un'opposizione che si presenta con sei diverse risoluzioni.
Sul fronte sociale, Meloni replica alla polemica sul caro vita sollevata dalla segretaria Pd Elly Schlein, che parla di italiani con il "frigorifero vuoto"[1]. Un racconto giudicato "irresponsabile" dalla premier, che cita i dati della Fao, secondo cui l'insicurezza alimentare è in calo rispetto al momento dell'insediamento del governo. Non mancano i botta e risposta personali: ad Angelo Bonelli di Avs risponde di non temere un ritorno all'opposizione, dopo anni trascorsi in minoranza; al Movimento 5 Stelle replica con ironia quando viene chiamato in causa l'uso dei soldi pubblici ("non parlerò del superbonus..."). In chiusura, l'affondo più duro: gran parte delle accuse ascoltate in Aula, secondo Meloni, "non corrisponde alla verità", e agli italiani rivolge una domanda diretta: "chiedetevi perché l'opposizione ha bisogno di mentire...".

La strada verso la pace tra Russia e Ucraina è lunga e in salita, a giudicare dall'ultimo discorso di Vladimir Putin. Il numero 1 del Cremlino attacca l'Europa e ribadisce che Mosca raggiungerà i propri obiettivi, in guerra o con i negoziati: il Donbass, in sostanza, rimane in cima alla lista. Ce n'è abbastanza per spingere il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ad affermare che "la Russia si prepara ad un altro anno di guerra".
L'ottimismo di Donald Trump, convinto che la pace non sia mai stata così vicina, viene demolito da Putin a suon di proclami. La Russia non gradisce, eufemismo, il coinvolgimento dei leader europei nei negoziati e non intende rinunciare al Donbass, conquistato solo in parte in 4 anni di guerra. Se si considera che l'Ucraina continua a rifiutare l'idea di sacrifici territoriali, lo stallo appare inevitabile[1].
Il discorso di Putin
Putin, come spesso accade, nel suo discorso alterna parziali aperture al dialogo a fendenti durissimi. Il presidente russo, mentre l'Europa discute dell'eventuale utilizzo di asset russi a favore dell'Ucraina, attacca i leader del Vecchio Continente definendoli "porcellini" che "si sono immediatamente accodati alla precedente amministrazione americana, sperando di trarre profitto dal crollo del nostro Paese". Non solo, accusa gli europei di alzare "livello di isteria", "alimentando timori" sull'inevitabilità di uno scontro con la Russia.
"La Russia spera in un dialogo con l'Europa, ma è improbabile che ciò avvenga con le attuali élite politiche'', dice ancora Putin, puntando il dito anche contro i Paesi che fanno parte della Nato, rei di aver schierato nuovi tipi di armi e di aver rafforzato le forze offensive.
Capitolo territori: "Gli obiettivi dell'operazione militare speciale saranno certamente raggiunti", dice il leader del Cremlino[2]. "Preferiremmo farlo e affrontare le cause profonde del conflitto attraverso la diplomazia, ma se il Paese avversario e i suoi alleati stranieri rifiutassero di impegnarsi in discussioni sostanziali, la Russia otterrà la liberazione dei suoi territori storici con mezzi militari", aggiunge riferendosi al Donbass.
Il leader del Cremlino sottolinea quindi la Russia "accoglie con favore i progressi compiuti nel nostro dialogo con la nuova amministrazione americana" guidata da Trump, "ma la maggior parte dei paesi europei, a differenza degli Stati Uniti, non è impegnata nel dialogo".
Zelensky: "Putin si sta preparando a un altro anno di guerra"
A stretto giro, Zelensky tra conclusioni dopo aver ascoltato le parole del presidente russo. "Abbiamo ricevuto un altro segnale da Mosca, che si sta preparando alla guerra per il prossimo anno", dice il presidente ucraino alla vigilia di un Consiglio europeo cruciale. "Questi non sono segnali solo per noi - avverte -. È importante che i partner se ne rendano conto. Ed è importante che non solo se ne rendano conto, ma che reagiscano, in particolare gli Stati Uniti d'America, che spesso affermano che la Russia vorrebbe mettere fine alla guerra".
Quello di oggi a Bruxelles, afferma Zelensky, che secondo fonti Ue sarà presente, "sarà un incontro molto importante". Sul tavolo ci sarà anche il tema dell'utilizzo dei beni russi congelati per finanziare Kiev. "L'esito di questo incontro, il risultato che l'Europa produrrà, dovrà far capire alla Russia che il suo desiderio di continuare la guerra il prossimo anno è inutile, perché l'Ucraina avrà sostegno. Questo dipende interamente dall'Europa. L'Europa deve fare questa scelta".
I temi al centro dell'incontro a Bruxelles
Il nodo principale del summit è il via libera, o eventualmente lo stop, a un prestito Ue all'Ucraina, il cosiddetto prestito di riparazione, basato sui beni congelati alla Banca centrale della Federazione Russa, che ammontano a 210 miliardi di euro, 185 dei quali sono nelle disponibilità di Euroclear, colosso belga che è uno snodo critico del sistema finanziario globale, attivo nella compensazione, regolamento e custodia di titoli su molti mercati finanziari, non solo europei ma anche americani e asiatici.
Politico: nuovo round colloqui Usa-Russia a Miami nel weekend
Funzionari statunitensi e russi dovrebbero incontrarsi a Miami nel fine settimana, nell'ambito degli sforzi dell'Amministrazione Trump per mettere fine alla guerra in Ucraina. Lo riporta Politico, citando due persone a conoscenza dei piani. Secondo il sito d'informazione americano, l'incontro non è certo, ma nel caso si tenesse l'amministrazione Usa presenterà ai funzionari russi l'esito dell'ultimo ciclo di discussioni avute anche con i partner europei.
Stando a una delle fonti, la delegazione russa dovrebbe includere Kirill Dmitriev, capo del fondo sovrano russo. Per gli Stati Uniti, invece, dovrebbero partecipare l'inviato della Casa Bianca, Steve Witkoff e il genero del presidente, Jared Kushner.

Tutto muscoli e niente cervello? Niente di più falso, almeno in base ad uno studio condotto su 1200 uomini e donne di mezza età e appena presentato a Chicago nel meeting annuale della Radiological Society of North America. La ricerca ha offerto una nuova chiave di lettura nell'analisi del rapporto tra collegamento tra la condizione fisica delle persone e la 'salute' del cervello.
L'effetto dell'allenamento sul cervello
Come evidenzia il Washington Post, non è certo rivoluzionario affermare che l'esercizio fisico abbia effetti positivi sul cervello. Studi sui roditori, in particolare, hanno dimostrato che dopo l'esercizio fisico il cervello degli animali è ricco di una sostanza neurochimica identificata come 'fattore neurotrofico derivato dal cervello' o BDNF.
Tale elemento contribuisce alla creazione di neuroni: dopo l'esercizio, il cervello dei roditori genera una quantità di cellule cerebrali due o tre volte superiore rispetto al cervello di animali sedentari. Gli animali che fanno esercizio fisico collezionano anche risultati migliori nei 'test d'intelligenza'.
Altri studi hanno evidenziato che anche solo 25 minuti a settimana di camminata, bici, nuoto o attività simili possono essere strettamente correlati a un maggiore volume cerebrale nelle persone anziane. Camminare per appena 3.000 passi al giorno aiuta a rallentare il declino cognitivo nelle persone ad alto rischio di Alzheimer.
La maggior parte di queste ricerche ha riguardato l'esercizio aerobico e gli effetti cerebrali delle attività basate sulla resistenza. Pochi studi si sono concentrati finora sul ruolo della massa muscolare e sull'incidenza del grasso corporeo, in particolare di quello viscerale, sulla funzionalità cerebrale.
Bilancieri e manubri aiutano il cervello?
La ricerca più recente è stata condotta dagli scienziati della Washington University School of Medicine di St. Louis e di altre strutture: gli esperti hanno esaminato in profondità i tessuti e il cervello delle persone attraverso risonanze magnetiche.
Si sono basati su scansioni total body di 1.164 uomini e donne sani di 40, 50 o 60 anni. "Per comprendere il rischio di demenza, dobbiamo concentrarci sulla mezza età", ha spiegato Cyrus Raji, professore associato di radiologia e neurologia presso la Washington University School of Medicine e autore senior dello studio. "È nella mezza età che in genere iniziamo a sviluppare – o a evitare – la maggior parte dei fattori di rischio comuni per la demenza successiva".
Lo studio ha sfruttato l'intelligenza artificiale per analizzare le scansioni e determinare la massa muscolare totale e il grasso corporeo delle persone. Il grasso corporeo è stato caratterizzato come viscerale o sottocutaneo, individuato ad un livello più superficiale. I ricercatori hanno calcolato l'età apparente del cervello delle persone utilizzando algoritmi basati sugli esami eseguiti su decine di migliaia di altri cervelli: tali test hanno fornito parametri di riferimento per la struttura e il volume tipici del cervello di persone di qualsiasi età. I cervelli dall'aspetto più anziano vengono generalmente associati ad un rischio maggiore di declino cognitivo precoce.
Il legame muscoli-cervello
Gli scienziati hanno scoperto che la quantità di massa muscolare e di grasso viscerale delle persone sono elementi saldamente collegati all'età cerebrale apparente, sebbene in modi differenti. "Più grande è la massa muscolare, più giovane appare il cervello", ha sentenziato il professor Raji. "E più grasso viscerale è presente, più vecchio appare il cervello". Le persone con un rapporto tra grasso viscerale e massa muscolare particolarmente elevato – con un livello relativamente elevato di grasso viscerale e una bassa massa muscolare – tendono ad avere un cervello dall'aspetto più vecchio. Il grasso sottocutaneo, invece, non è stato in alcun modo collegato all'età cerebrale.
Lo studio non ha esaminato il modo in cui muscolo e grasso influenzano il cervello, ma entrambi i tessuti rilasciano una varietà di sostanze biochimiche che possono raggiungere il cervello e innescare vari processi. In sintesi, le sostanze provenienti dai muscoli tendono a promuovere la creazione e l'integrazione di cellule cerebrali e connessioni neuronali. Quelle provenienti dal grasso viscerale svolgono un'azione opposta.
Lo studio evidenzia che l'esercizio è "estremamente importante" per un sano invecchiamento cerebrale, ha detto ancora il professor Raji. La maggior parte delle persone inizia a a perdere massa muscolare nella mezza età, ma l'allenamento concentrato sulla forza può rallentare o addirittura invertire questo declino.
Effetti positivi per il cervello derivano anche dalla perdita di grasso viscerale: all'obiettivo possono contribuire anche l'esercizio aerobico e farmaci dimagranti, che però potrebbero anche comportare perdita di massa muscolare.
Il valore della ricerca, sottolinea il Washington Post, al momento è relativo. Lo studio non è stato pubblicato né sottoposto a revisione paritaria. Manca, in parole povere, un 'esperimento' in base al quale più muscoli e meno grasso addominale causino un invecchiamento cerebrale più lento, ma solo che queste condizioni sono collegate tra loro. I risultati ottenuti, in ogni caso, risultano in linea con quelli di altre ricerche. Il messaggio degli scienziati, al termine della ricerca, è elementare: chi vuole un cervello più giovane e sano, ha chiosato il professor Raji, "deve allenarsi con la forza".

E' il dolce simbolo del Natale, il Panettone, soffice e profumato, frutto di ore di lavorazione, dove tutto parte indiscutibilmente dal lievito madre. E se farina, uova, burro e zucchero sono gli ingredienti per l'impasto di base, per gli 'ortodossi' della ricetta tradizionale, quella milanese, arance e cedro canditi sono insostituibili. Ma a sdoganare questo che è un vero e proprio 'credo' ci pensano i pastry chef, che ogni anno si cimentano nello sperimentare qualcosa di nuovo, qualche variante sul tema che, pur senza stravolgere i 'fondamentali', propone nuovi aromi, nuovi frutti, nuove spezie, per arrivare, spesso dopo mesi di sperimentazioni, a sfornare un Panettone che vuole essere innovativo ma tradizionale al tempo stesso.
Così, per il 're dei lievitati' anche per questo Natale 2025 non mancano nuove accattivanti proposte. Eccone alcune, ma solo alcune, in questa carrellata (non esaustiva) tra Nord e Sud.
- PeachMary di Dario Loison. Ci sono voluti più di due anni per mettere d’accordo una pesca e un rametto di rosmarino. Un tempo fatto di prove, dubbi e assaggi e alla fine è nato il Panettone PeachMary, il nuovo 'colpo di teatro' firmato Loison per il Natale 2025. Una piccola provocazione del pasticciere veneto Dario Loison che, in anni in cui si parla sempre più di panettone d’estate o tutto l’anno, vuole fare l’inverso: portare l’estate dentro il panettone. Così è nato PeachMary, un incontro insolito tra la dolcezza solare della pesca e l’audacia del rosmarino, erba aromatica che raramente si concede al dessert e che in questo panettone diventa l’ingrediente strategico. E siccome anche il packaging vuole la sua parte, ad avvolgerlo è la scatola rigida in cartoncino teso verde salvia firmata da Sonia Design, con illustrazioni ispirate alle antiche tavole botaniche, che raffigurano aghi di rosmarino e rami di pesco in fiore, in delicate nuance che richiamano i due ingredienti protagonisti.
- Panettone all’Amarena a marchio Toschi. Toschi Vignola ha lanciato il primo panettone all’Amarena con il suo iconico marchio. Nella tradizione della storica azienda - specializzata nella produzione di Amarena candita, liquori, sciroppi, topping e prodotti per la gelateria - il Panettone all’Amarena Toschi rappresenta un esempio di qualità artigianale accessibile a un largo pubblico. La lenta lievitazione e l’uso di un lievito madre curato da quasi cento anni offrono un cuore soffice e alveolato che ospita le inconfondibili amarene dell’azienda vignolese. Il tocco intenso del frutto candito in sciroppo completa così un impasto ricco e vellutato.
- Panettone al Pomodoro dello chef Francesco Ferretti. Dopo il grande successo della scorsa stagione, il ristorante Scirocco dell’hotel LA Roqqa di Porto Ercole torna con il suo ormai celebre Panettone al Pomodoro ideato dallo chef Francesco Ferretti, che omaggia un ingrediente immancabile sulle tavole italiane, esplorandone le potenzialità in pasticceria e reinterpretandolo in chiave dolce. Lo chef torna a proporre una limited edition in occasione delle festività 2025. Un panettone dolce arricchito con pomodori canditi e cioccolato al lampone, realizzato con ingredienti di altissima qualità e perfezionato nel tempo per raggiungere un equilibrio ideale: un’insolita combinazione di sapori che trasforma il classico della tradizione delle feste con un tocco di estate mediterranea. Completa la preparazione un accurato processo di lievitazione naturale di circa 27 ore, che insieme a cottura e riposo porta a un panettone soffice, profumato e dalla consistenza perfettamente bilanciata.
- Panettone al Vermouth Storico firmato Cocchi. Nato dalla collaborazione tra Giulio Cocchi e Albertengo, due eccellenze piemontesi, il Panettone al Vermouth Storico, primo e originale panettone al Vermouth di Torino , unisce competenze e tradizioni per un risultato unico: un dolce che profuma di spezie, agrumi e convivialità. Il Vermouth Storico Cocchi è protagonista sia nell’impasto sia nella canditura delle scorze di limone e arancia. A completare l’armonia dei sapori, un tocco di zenzero fresco e gocce di cioccolato, che donano al panettone una ricchezza aromatica inconfondibile. La lavorazione prevede lievito madre, 48 ore di lievitazione naturale e solo ingredienti di prima scelta. Il consiglio di degustazione è con un calice di Storico Vermouth di Torino Cocchi ben freddo e l’immancabile scorzetta di limone.
- Panettone al Vin Santo del Chianti Classico di Fèlsina. Fèlsina presenta il Panettone al Vin Santo del Chianti Classico in collaborazione con Opera Waiting, laboratorio di pasticceria artigianale con sede a Poggibonsi (Siena) che da sempre valorizza qualità, ingredienti naturali e filiera corta. L’impasto soffice, preparato con lievitazione naturale e miele toscano, viene delicatamente bagnato con il Vin Santo del Chianti Classico di Fèlsina, un vino storico dell’azienda ottenuto da uve Trebbiano, Malvasia e Sangiovese appassite su graticci per mesi. Dopo la pigiatura, il mosto viene trasferito in caratelli sigillati di rovere insieme alla 'madre', una piccola parte di vino derivante delle annate precedenti, dove riposa per ben sette anni. Le peculiarità del Vin Santo del Chianti Classico arricchiscono naturalmente il panettone, che si distingue per aromaticità e identità uniche nel loro genere.
- CiaccoLab per DryMilano. Per il Natale 2025 si consolida la collaborazione fra due insegne dell’eccellenza e dell’innovazione, da cui nasce il Panettone firmato CiaccoLab per Dry Milano, per dar vita a un prodotto capace di unire la maestria di Guizzetti al tocco distintivo della mixology di DryMilano. Gli elementi identitari del Panettone CiaccoLab per DryMilano sono gli stessi che caratterizzano i lievitati di altissima qualità di Stefano Guizzetti: doppio impasto con farina italiana, 48 ore di lievitazione con lievito madre. All’impasto si aggiunge la cifra distintiva di DryMilano con i sentori del cocktail Clear Colada: il risultato è un panettone dalle note avvolgenti grazie alle aggiunte di burro di cocco, ananas candita, Rum Dominicano e cioccolato Tanzania di Marco Colzani, una combinazione che bilancia la dolcezza con un'insolita complessità aromatica.
- Il Panettone firmato dallo chef Fulvio Pierangelini per Café Ginori. E' un panettone d’autore quello firmato dallo chef Fulvio Pierangelini per il Café Ginori all’Hotel de La Ville a Roma, che per la stagione delle feste si trasforma in un salotto di eleganza contemporanea e raffinata convivialità dove degustare una fetta di panettone diventa gesto culturale e rituale condiviso. Le tavole del Café, allestite con i nuovi pezzi della collezione Ginori 1735 'Oriente Italiano' (Meringa, Castagna, Rubrum e Aurum) hanno composto un paesaggio estetico dove la porcellana pura diventa linguaggio espressivo e invito alla convivialità. Una mise en place che riflette la volontà del brand di trasformare ogni momento in un’occasione di bellezza e stile. E proprio ai sapori orientali e alla colore Aurum della Collezione 'Oriente Italiano' di Ginori 1735 si ispira il panettone del maestro Pierangelini per offrire un percorso gustativo che combina tradizione, tecnica e armonia.
- Il primo Panettone del maestro pizzaiolo Marco Quintili. E' un omaggio alla Campania il primo panettone di Marco Quintili, maestro pizzaiolo campano ma romano d’adozione: una Limited Edition da 200 pezzi che unisce tecnica, ingredienti di qualità e un’identità gustativa fortemente territoriale. Un progetto che nasce dalla sua lunga esperienza come panificatore e dalla profonda conoscenza dei lievitati. In un momento in cui il format Quintili si arricchisce di nuovi progetti e nuovi prodotti, arriva questa novità pensata proprio per le feste. Realizzato con farina tipo 0 Mulino Magri e lavorato con un approccio completamente naturale, il panettone di Quintili è il risultato di una lievitazione di 48 ore e dell’utilizzo di ingredienti di altissima qualità. L’obiettivo è chiaro: portare un sapore autenticamente campano, in cui emergano note che richiamano la pastiera napoletana, grazie alla presenza di ricotta, canditi di arancia e mandarino.
- Dal Don Lievitato al Panettone Zibibbo e Zabaione i sapori del Sud di Don Nino. Don Nino, realtà italiana riconosciuta a livello internazionale per l’approccio artigianale alla gelateria e alla pasticceria, porta sulle tavole di Natale il calore del Sud e propone una collezione di lievitati che interpreta la tradizione. Una linea che rafforza il legame del brand con la Calabria, valorizza la qualità delle materie prime e conferma una vocazione all’innovazione. A guidare il progetto di Don Nino è il talento di Francesco Mastroianni, gelatiere di terza generazione di Lamezia Terme. La selezione di prodotti, realizzata con lievito madre e un’accurata lavorazione artigianale, si distingue per tre proposte che celebrano i sapori mediterranei: il Don Lievitato, profumato con liquore al bergamotto - simbolo della tradizione calabrese - e arricchito da una crema alla vaniglia al bergamotto; il Panettone Zibibbo e Zabaione, con farcitura al cioccolato bianco, insieme al ripieno a base di zabaione e vino Zibibbo; e il Panettone al Pistacchio, con un soffice impasto verde arricchito da chunks di pistacchio e arancia. Completa la gamma una creazione dal gusto più contemporaneo, il Panettone al Cioccolato Bianco e Frutti Rossi, dove la freschezza dei frutti di bosco incontra la dolcezza del cioccolato bianco.

Dopo due anni di lavoro, la filiera dello Champagne presenta 'Migliori Insieme', il suo Rapporto d’impatto sulla responsabilità sociale. Questo documento strategico definisce una visione condivisa di sviluppo sostenibile, globale e strutturato, capace di integrare in modo coerente le dimensioni economica, ambientale e sociale. Frutto di uno studio che riguarda una filiera che coinvolge 16.200 Vigneron, 390 Maison de Champagne e 125 cooperative, il Rapporto individua quattro grandi assi di impegno e dodici sfide strategiche che guideranno le azioni future del settore. La Champagne è stata la prima regione viticola al mondo a redigere un bilancio delle emissioni di gas serra, già nel 2003, aggiornandolo regolarmente ogni cinque anni per monitorarne l’evoluzione. Nel 2022 è stato definito l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050, in coerenza con gli impegni dell’Accordo di Parigi. Per conseguire questo traguardo, la filiera si è posta l’obiettivo di ridurre del 75% le proprie emissioni, mentre per il restante si farà il ricorso a misure di compensazione. Nel 2025 è stato raggiunto l’obiettivo della riduzione del 25% delle emissioni.
La Champagne è impegnata da oltre trent’anni nella riduzione dell’uso di prodotti fitosanitari, con l’obiettivo di migliorare la qualità del suolo e dell’acqua e preservare la biodiversità. Questo percorso ha già portato a una diminuzione del 95% nell’utilizzo di insetticidi, resa possibile grazie a pratiche alternative come la confusione sessuale e il ripristino degli equilibri naturali. L’uso di erbicidi è stato ridotto del 15% grazie a lavorazioni meccaniche e all’inerbimento dei suoli, mentre i fertilizzanti chimici sono stati dimezzati a favore della fertilizzazione ragionata e allo sviluppo di materie fertilizzanti organiche.
Oggi il 68% delle superfici vitate è certificato, con l’obiettivo del 100% entro il 2030. Per affrontare le sfide del cambiamento climatico, la Champagne sperimenta nuove soluzioni, con sperimentazioni su nuovi vitigni come il Voltis e la partecipazione a progetti di ricerca interregionali, tra cui Qanopée, dedicato alla sicurezza del materiale vegetale. In trent’anni la temperatura media in Champagne è aumentata di circa 1,8 °C, ma la filiera continua a intervenire su tutte le componenti della produzione per garantire l’eccellenza e la tipicità dei suoi vini.
La gestione responsabile delle risorse si traduce anche in un’attenta politica di recupero e valorizzazione dei rifiuti prodotti. Ogni anno la filiera tratta circa 10.000 tonnellate di materiali, raggiungendo livelli di recupero pari al 92% attraverso le attività di ricerca e sviluppo. Dal 2014 il 100% degli effluenti vinicoli sono completamente trattati, mentre ogni anno sono valorizzati 110.000 tonnellate di sottoprodotti della vinificazione e 80.000 tonnellate di residui legnosi provenienti dalla potatura della vite. Parallelamente, la Champagne rafforza il proprio ruolo di motore territoriale, anche attraverso l’enoturismo e il coordinamento delle iniziative locali, con l’obiettivo di valorizzare saperi, mestieri e identità della regione.
La filiera riafferma il valore del proprio modello collettivo, unico al mondo, fondato su una governance paritaria, sulla condivisione equa del valore e sulla tutela della denominazione Champagne. Questo impegno si traduce anche in una difesa attiva del nome Champagne, che ha portato al riconoscimento della protezione giuridica in oltre 130 Paesi, con circa 500 nuove azioni legali ogni anno contro imitazioni e usi impropri. Il riconoscimento Unesco dei Coteaux, Maisons et Caves de Champagne rafforza ulteriormente la responsabilità della filiera nella tutela di un patrimonio culturale e paesaggistico unico.
“Responsabilità collettiva ed eccellenza sono legami indissolubili che uniscono gli Champenois generazione dopo generazione”, ha commentato David Chatillon, presidente dell’Union des Maisons de Champagne e co-presidente del Comité Champagne. Maxime Toubart, presidente del Syndicat Général des Vignerons e co-presidente del Comité Champagne ha aggiunto: “Da sempre gli Champenois sono animati da uno stesso spirito, rispettosi della tradizione e pionieri al tempo stesso. È quindi naturale che la responsabilità sociale d’impresa sia al centro della nostra strategia collettiva”.

Agguato in strada a Scisciano nel Napoletano, ucciso pregiudicato 48enne. Poco fa i carabinieri di Castello di Cisterna e i militari della stazione di San Vitaliano sono intervenuti a Scisciano in via Garibaldi per un agguato. A terra, ormai morto, un 48enne del posto già noto alle forze dell'ordine.
Dai primi accertamenti pare che sia stato freddato, mentre era sul suo scooter con diversi colpi d'arma da fuoco. Sul posto anche i carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna. Indagini in corso.

Checco Zalone ha lanciato la canzone sulla prostata a reti unificate Mediaset, svelando in anteprima un estratto del videoclip del brano incluso nel suo nuovo film 'Buen Camino', dal 25 dicembre nelle sale con Medusa Film. "E' un dono a voi donne e alla pazienza che avete quando tu maschio hai la 'prostata inflamada'", dice Zalone nel videomessaggio trasmesso su Canale 5, Italia 1, Rete 4, Iris, La5, Cine34, TgCom24, Italia 2, Mediaset Extra, Focus, Top Crime, Twentyseven, Canale 20.
"Hai la prostata inflamada e non vi digo quanto ho pianto, e quell'urologo rideva mentre se sfilava il guanto", canta Zalone un po' in un italiano spagnoleggiante. E ancora: "Hai la prostata inflamada, la chicas stoy a dimenticar e con la prostata che duele manco 'Pablo può escobar'". Versi quelli di Zalone che si preparano a diventare un vero e proprio tormentone.
"Non era mai successo a nessuno, ah, tranne a Mattarella? E che film ha fatto?", dice il comico pugliese scherzando sul video-messaggio lanciato a reti unificate.
Il brano è un regalo di Natale in anticipo che Checco fa ai suoi fan, in attesa dell'arrivo in sala di 'Buen Camino'. Qui Zalone interpreta un erede ricchissimo e viziato, costretto a lasciare la sua vita dorata per mettersi sulle tracce della figlia adolescente. È così che finisce, suo malgrado, sul Cammino di Santiago: un'occasione per conoscersi davvero.

Jorginho si presenta sul dischetto e, questa volta, segna. È successo durante il secondo tempo di Paris Saint-Germain-Flamengo, finale di coppa Intercontinentale di oggi, mercoledì 17 dicembre. Il centrocampista naturalizzato italiano, che con la Nazionale azzurra ha vinto l'Europeo del 2021, ha segnato il calcio di rigore dell'1-1, spiazzando il portiere parigino Safonov e ridando speranza ai brasiliani. Eppure, visti proprio i suoi trascorsi con l'Italia, il penalty trasformato da Jorginho fa notizia.
Il primo, pesante, calcio di rigore sbagliato da Jorginho con la maglia dell'Italia risale al 5 settembre 2021. Durante le qualificazioni al Mondiale di Qatar 2022, l'ex centrocampista, tra le altre, del Napoli ha la possibilià di sbloccare il risultato in Svizzera contro gli elvetici, salvo però farsi ipnotizzare da Sommer. Il match terminò 0-0, in parità proprio come il ritorno giocato all'Olimpico un mese dopo.
Jorginho, in pieno recupero, ha la possibilità di regalare all'Italia la vittoria e farla volare ai Mondiali, ma ancora una volta il suo destro dal dischetto finisce alto e la partita termina 1-1, condannando poi gli azzurri al secondo posto nel girone e alla successiva eliminazione ai playoff per mano della Macedonia del Nord.
Ma non è l'ultimo errore in azzurro. Jorginho ha sbagliato un calcio di rigore anche nella lotteria della finale degli Europei 2021, quando l'Italia affrontò l'Inghilterra a Wembley, dopo che i 120 minuti si erano conclusi 1-1. Il regista ha infatti ciccato il quinto penalty, quello che poteva essere decisivo, venendo poi 'salvato' dalle parate di Donnarumma.



