(Adnkronos) - 'Nozze Rosse' e 'Operazione Narnia'. Questi i nomi in codice due sotto-operazioni portate a termine da Israele nell'attacco all'Iran che hanno portato all’eliminazione di comandanti militari e scienziati nucleari iraniani. Portare a termine questi attacchi richiese elaborati stratagemmi per garantire l'effetto sorpresa, come evidenzia il Wall Street Journal in un lungo articolo in cui ha ricostruito tutte le tappe che portarono all'inizio della guerra dei 12 giorni.
Secondo il giornale a mezzanotte del 13 giugno, i generali israeliani si riunirono in un bunker sotto il quartier generale dell'Aeronautica militare e osservarono i caccia scendere su Teheran nell'operazione da loro ribattezzata 'Nozze Rosse'. Alcune ore dopo gran parte della gerarchia militare iraniana era stata eliminata: un massacro che ha ricordato la famosa scena del matrimonio della serie 'Il Trono di Spade'.
La combinazione di informazioni di intelligence e precisione militare sorprese il mondo intero. Ma non fu l'unico successo colto da Israele all'inizio della guerra. Un altro passaggio chiave dell'attacco iniziale - considerato così fantasioso persino dai suoi ideatori da essere ribattezzato 'Operazione Narnia', dal nome della serie di fantascienza di C.S. Lewis - portò all'uccisione di nove scienziati nucleari iraniani quasi contemporaneamente nelle loro case a Teheran.
Il piano risale alla metà degli anni Novanta, quando l'intelligence israeliana identificò per la prima volta quelli che considerava i primi tentativi iraniani di sviluppare un programma di armi nucleari. I successivi atti di sabotaggio del Mossad, dalle esplosioni in uno dei principali siti per l'arricchimento dell'uranio agli omicidi mirati di alcuni scienziati, non vennero ritenuti sufficienti per fermare il programma nucleare dell'Iran e finirono per rafforzare la convinzione che solo un attacco dall'alto avrebbe raggiunto l'obiettivo.
Farlo, tuttavia, era estremamente difficile. I siti da colpire si trovavano ad oltre 1.600 chilometri da Israele: i piloti dei caccia avrebbero dovuto imparare a volare in formazioni da sei a dieci velivoli attorno a un singolo aereo cisterna, alternandosi per il rifornimento durante il viaggio. Avrebbero anche dovuto imparare a posizionare perfettamente i loro aerei in modo che i missili, una volta sganciati, atterrassero entro 15-20 secondi l'uno dall'altro per la massima efficacia.
Un simile addestramento non era possibile in un paese piccolo come Israele, che si estende per appena 470 chilometri da nord a sud. Nel 2008, nell'ambito della cosiddetta Operazione 'Glorious Spartan', più di 100 F-15 e F-16 israeliani percorsero oltre 1.600 chilometri fino alla Grecia, testando la loro capacità di volare a una distanza sufficiente a colpire gli impianti nucleari iraniani. Tali esercitazioni sarebbero diventate sempre più frequenti. Negli anni seguenti, Israele fu più volte vicino al lancio di un attacco aereo, ma ogni volta venne bloccato per il timore di scatenare una guerra con l'Iran o di irritare Washington, che all'epoca preferiva un approccio diplomatico.
Gli attacchi dei mesi scorsi contro gli Houthi in Yemen permisero a Israele di testare ulteriormente le sue capacità di attacco a lungo raggio. I sistemi di difesa aerea più avanzati di Teheran, gli S-300 russi, vennero invece distrutti nei raid condotti sulla Repubblica islamica nell'aprile e nell'ottobre del 2024.
Nel novembre dello scorso anno, l'esercito radunò 120 funzionari dell'intelligence e dell'Aeronautica per decidere chi e cosa sarebbe stato nel mirino all'inizio dei combattimenti. Da quella sorta di 'Brainstorming' uscì una lista di oltre 250 obiettivi che includeva scienziati, generali, siti nucleari e lanciamissili.
Fu coinvolto il Mossad. I suoi agenti per mesi contrabbandarono componenti per centinaia di droni quadricotteri equipaggiati con esplosivo in valigie, camion e container. Piccole squadre armate furono dispiegate vicino alle postazioni di difesa aerea e ai siti di lancio missilistici dell'Iran, pronte a neutralizzarli una volta lanciato l'attacco.
Secondo un funzionario della sicurezza israeliano, Netanyahu e i suoi consiglieri militari presero la decisione definitiva di attaccare il 9 giugno. Il team del primo ministro sapeva che avrebbe dovuto mascherare i propri piani fino all'ultimo per evitare che Teheran avesse reagito, nascondendo ad esempio i propri scienziati e generali.
Per questo l'ufficio di Netanyahu annunciò un weekend di ferie a cui avrebbe fatto seguito lunedì 16 giugno il matrimonio del figlio maggiore del premier, Avner. Nessuno, compresi lo stesso Avner e la moglie di Netanyahu, Sarah, però sapeva che il primo ministro intendeva rinviare le nozze.
Nel frattempo, funzionari israeliani avevano fatto trapelare ai media notizie che suggerivano una divergenza tra Netanyahu e il presidente Trump sull'opportunità di lanciare un attacco. Le fughe di notizie includevano i dettagli di una telefonata tra i due quattro giorni prima dell'inizio dell'operazione in cui Trump aveva detto al leader israeliano di volere che la diplomazia facesse il suo corso prima di passare alle opzioni militari.
Anche il giorno degli attacchi, Trump aveva dichiarato ai giornalisti che Stati Uniti e Iran erano "abbastanza vicini a un accordo" e che non voleva che gli israeliani "entrassero". Funzionari israeliani avevano confermato che prima di attaccare avrebbero aspettato di vedere l'esito del sesto round di colloqui sul nucleare tra Washington e Teheran, previsto per quella domenica in Oman. In realtà, i generali stavano già preparando l'attacco.
Un funzionario della sicurezza a conoscenza della pianificazione dell'operazione ha spiegato che la chiave dell'attacco era instillare nella mente degli iraniani che Israele non avrebbe colpito senza l'autorizzazione e la partecipazione degli Stati Uniti. Finché gli Stati Uniti non avessero mobilitato le proprie forze, Israele avrebbe potuto minacciare di attaccare e persino mobilitare le proprie risorse senza perdere l'elemento sorpresa. Mentre gli aerei israeliani si alzavano in volo, Trump aveva scritto su Truth: "Rimaniamo impegnati per una risoluzione diplomatica della questione nucleare iraniana!".
Un altro elemento chiave del piano finale era quello di eliminare immediatamente la leadership delle forze armate iraniane, un'operazione nota come 'Nozze Rosse'. Questa mossa avrebbe impedito qualsiasi rappresaglia immediata, dando il tempo ai caccia e ai droni israeliani di neutralizzare i lanciamissili iraniani, attenuando l'inevitabile risposta dell'Iran. Ma con grande stupore dell'alto comando israeliano, anziché disperdersi, i vertici dell'Aeronautica iraniana si riunirono in un unico luogo, segnando inevitabilmente il loro destino.
Leggi tutto: 'Nozze Rosse' e 'Operazione Narnia', così Israele ha colto di sorpresa l'Iran
(Adnkronos) - Giornata cruciale per la Formula 1 in Austria. Oggi, sabato 28 giugno, tocca alla terza sessione di prove libere e alle qualifiche del Gp di Spielberg, undicesimo appuntamento del Mondiale. Sul circuito del Red Bull Ring si riparte dal dominio della Mercedes di George Russell in Canada. Ecco il programma del sabato, gli orari e dove vedere in tv e streaming le varie sessioni.
Ecco il programma di oggi, sabato 28 giugno, del Gp d'Austria:
12.30 Prove Libere 3
16 Qualifiche
Tutti gli appuntamenti del Gp d'Austria, tra cui la terza sessione di prove libere e le qualifiche, saranno trasmessi in diretta televisiva e in esclusiva sui canali Sky Sport. La gara, in programma domenica 29 giugno, sarà visibile anche in chiaro su TV8, ma in differita alle ore 18.30. Il weekend di Formula 1 si potrà seguire in streaming anche sull'app Sky Go e su Now.
Leggi tutto: Formula 1, oggi qualifiche Gran Premio Austria: orario e dove vederle in tv
(Adnkronos) - Dirigente politico, uomo delle istituzioni, presidente della Repubblica. Una parabola politica lunga 70 anni, quella di Giorgio Napolitano, del quale domani, domenica 29 giugno 2025, ricorreranno i 100 anni dalla nascita. Un anniversario che lunedì e martedì prossimi verrà celebrato al Senato con un convegno organizzato nella sala Capitolare dalla Fondazione Gramsci, dall'Istituto per gli studi storici e dall'Associazione Giorgio Napolitano, durante il quale, presente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, storici e studiosi ripercorreranno le varie tappe che hanno contrassegnato l'attività dell'ex capo dello Stato nel partito, nel Parlamento italiano ed europeo, nel Governo, fino a ricoprire la più alta carica istituzionale.
Un approdo avvenuto nel 2006, seguito dalla prima riconferma della storia dopo il settennato, avvenuta per una serie di contingenze che resero necessaria una rielezione che portò ad un prolungamento del mandato di altri due anni. Ma non è stata la sola prima volta che può vantare nel suo curriculum. Napolitano, scomparso il 22 settembre del 2023 all'età di 98 anni, è stato infatti il primo ex comunista a diventare Presidente della Repubblica; ma anche il primo ex comunista nominato ministro dell'Interno; il primo dirigente comunista inviato negli Stati Uniti.
Nasce a Napoli il 29 giugno del 1925 e si laurea in Giurisprudenza nel dicembre del 1947 presso l'Università del capoluogo campano con una tesi in economia politica. Da studente universitario è impegnato con i giovani antifascisti e a vent'anni si iscrive al Partito comunista. Nel 1953 viene eletto per la prima volta alla Camera, dove verrà sempre riconfermato, tranne che nella quarta legislatura, nella circoscrizione di Napoli, rimanendovi fino al 1996. Nel 1992 ne diverrà presidente, dopo l'elezione a capo dello Stato di Oscar Luigi Scalfaro, e sarà chiamato a governare l'Assemblea di Montecitorio al culmine di Tangentopoli, sempre geloso custode delle prerogative parlamentari.
Così, di fronte alla richiesta "irrituale agli uffici della Camera, da parte di un ufficiale della Guardia di Finanza, su invito della Procura della Repubblica di Milano, di atti peraltro già pubblicati per obbligo di legge sulla Gazzetta ufficiale", Napolitano ribadisce "i principi inderogabili cui si deve ispirare una corretta collaborazione tra il Parlamento ed il potere giudiziario", esprimendo "viva preoccupazione per il verificarsi di casi che toccano questi principi'', ottenendo dal Procuratore di Milano, Francesco Saverio Borrelli, "formali scuse" dopo avergli manifestato "stupore e disappunto".
Mentre il suicidio del deputato socialista, Sergio Moroni, il 2 settembre del 1992, "fu il momento umanamente e moralmente più angoscioso che vissi da presidente della Camera", confesserà alcuni anni dopo Napolitano, destinatario di una lettera da parte dello stesso parlamentare prima di compiere il tragico gesto.
Dopo quel biennio, scocca l'ora del maggioritario e della vittoria del centrodestra e di fronte alle attese e agli interrogativi che suscita l'avvento del Governo di Silvio Berlusconi, durante il dibattito sulla fiducia l'ormai ex presidente della Camera disegna il perimetro di quello che dovrebbe essere il terreno di un corretto rapporto tra maggioranza e opposizione.
Un discorso rimasto celebre, che spinge il nuovo premier a lasciare i banchi del governo per congratularsi con Napolitano. "Non ho dimenticato quella stretta di mano -affermerà Gianni Letta durante il funerale laico dell'ex capo dello Stato- orgoglioso di esserne stato, con Giuliano Ferrara, testimone diretto, anche perché sembrò segnare la nascita di un bipolarismo mite, garbato nei toni e costruttivo negli intenti, nel quale il presidente Napolitano forse non ha mai rinunciato a sperare".
"L'opposizione -disse tra l'altro Napolitano- non deve impedire che si deliberi in Parlamento, ma ha ragione di esigere misura e correttezza, riconoscimento e rispetto dei propri diritti. L'opposizione non deve impedire che questo Governo governi; anzi, ha interesse a che non ci siano alibi per ogni possibile inazione o contraddizione da parte del Governo. Quel che sollecitiamo è il linguaggio di un serio confronto istituzionale, di un confronto in quest'Aula sulla complessità ineludibile dei problemi e delle scelte di governo. È anche così che si rispetta sul serio il Parlamento ed il suo ruolo insostituibile nel sistema democratico, in una democrazia dell'alternanza: e non c'è nulla che prema di più a chi vi parla, nulla che dovrebbe premere di più a tutti noi".
I primi incarichi nel Partito comunista, vedono Napolitano nominato segretario delle federazioni di Napoli e Caserta, mentre dal 1956 diviene membro del Comitato centrale, dove assume l'incarico di responsabile della commissione meridionale. Entrato a far parte della Direzione, nel triennio 1976-79, gli anni della solidarietà nazionale, è responsabile della politica economica del partito, mentre dal 1986 dirige la commissione per la Politica estera e le relazioni internazionali. E quando nel 1989 Achille Occhetto darà vita al 'governo ombra' ne sarà nominato ministro degli Esteri.
Allievo di Giorgio Amendola, con Gerardo Chiaromonte ed Emanuele Macaluso è uno degli esponenti di spicco della corrente migliorista, quella più moderata del partito, che lo vede sempre impegnato a tenere aperti i canali di dialogo con il Psi, anche negli anni del duro scontro tra Enrico Berlinguer e Bettino Craxi.
Sia per la sua linea politica che per gli incarichi ricoperti, Napolitano cura i rapporti con i Laburisti inglesi, i Socialisti francesi, i Socialdemocratici tedeschi, i Democratici statunitensi. E dopo un iniziale rifiuto del visto da parte del segretario di Stato Henry Kissinger nel 1975, tre anni dopo sarà il primo dirigente comunista a recarsi negli Usa, nel pieno della stagione del compromesso storico. Un viaggio reso possibile grazie anche ai buoni uffici del presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, come ricorderà anni dopo Napolitano in una lettera al leader democristiano: "Non dimentico come ti adoperasti per il buon esito di quella mia prima missione negli Stati Uniti".
Kissinger invece si farà perdonare con gli interessi 40 anni dopo, quando nel 2015 gli consegnerà di persona l'omonimo premio all’American Academy a Berlino. "Ha salvato la democrazia Italia nel bel mezzo della crisi economica globale. Per me -dirà l'ex capo della diplomazia americana- ha un grande significato celebrare Napolitano: vero leader democratico, amico delle relazioni atlantiche e difensore della dignità degli esseri umani".
"Prima che divenisse presidente della Repubblica, Kissinger ebbe occasione di dire a mio padre: ecco qui my favorite communist, il mio comunista preferito", racconterà Giulio, uno dei due figli di Napolitano, quando due mesi dopo la scomparsa del padre morirà anche l'ex capo della diplomazia Usa. "E una volta eletto al Quirinale Kissinger fu spesso ricevuto per scambi di opinione sulla politica internazionale e hanno sempre condiviso l'idea di un equilibrio internazionale multipolare basato sul riconoscimento e sul rispetto reciproco tra le maggiori potenze".
"Mio padre -dirà sempre Giulio Napolitano con un ulteriore ricordo di carattere personale- ha letto e studiato con grande attenzione tutti i libri di Kissinger ed ero riuscito a leggergli alcuni brani del suo ultimo libro sulla leadership, con il ricordo di grandi personaggi e mio padre aveva apprezzato e gustato quelle pagine che avevo avuto modo di leggergli".
Tornando alla sua attività all'interno del Pci, Napolitano alla morte di Berlinguer sfiora la segreteria, spinto da un altro esponente migliorista come il segretario della Cgil Luciano Lama, ma alla fine prevarrà Alessandro Natta. In quegli anni, esattamente tra il 1981 e il 1986, sarà comunque capogruppo alla Camera.
Dopo aver lasciato l'assemblea di Montecitorio, nel 1996 viene nominato ministro dell'Interno nel primo Governo di Romano Prodi e con la ministra della Solidarietà sociale, Livia Turco, terrà a battesimo la legge sull'immigrazione che tra l'altro istituisce i Cpt, Centri di permanenza temporanea.
Chiusa anche quell'esperienza quando a palazzo Chigi approda Massimo D'Alema, dal 1999 al 2004 Napolitano è parlamentare europeo, esperienza vissuta anche nel triennio 1989-1992. Come ex presidente della Camera, nel 2003 viene nominato a guida dell'omonima Fondazione, nata per favorire la conoscenza e la divulgazione del patrimonio storico e del ruolo istituzionale dell'Assemblea di Montecitorio.
Il 23 settembre del 2005 il ritorno nel Parlamento italiano, quando Carlo Azeglio Ciampi lo nomina senatore a vita. Sarà una parentesi di pochi mesi, perchè il 10 maggio 2006 viene eletto Presidente della Repubblica con 543 voti, quelli della maggioranza di centrosinistra. 'The quiet power broker', il posato mediatore, lo definirà il 'New York Times', con espressione che sintetizza un settennato durante il quale la funzione di garante si concretizza in un'attività in grado di assicurare il costante equilibrio del sistema istituzionale, soprattutto nei momenti più critici e delicati.
Come nell'autunno del 2011, l'anno in cui si celebrano i 150 anni dell'unità d'Italia, quando la crisi del Governo Berlusconi e la preoccupante situazione economica legata all'elevato livello raggiunto dallo spread, portano alla nascita dell'Esecutivo tecnico guidato da Mario Monti, nominato senatore a vita una settimana prima di assumere l'incarico di premier e sostenuto da un'ampia maggioranza parlamentare.
"Dopo Berlusconi, Napolitano, a tre mesi l'uno dall'altro. Mi piace immaginare -afferma sempre Gianni Letta durante il funerale laico dell'ex Presidente della Repubblica- che incontrandosi lassù, possano dirsi quello che forse non si dissero quaggiù e, placata ogni polemica, possano anche chiarirsi e ritrovarsi nella luce".
"Due persone così lontane, due storie così distanti, due mondi opposti, due figure così diverse chiamate a lavorare insieme e a condividere le massime responsabilità dello Stato. Poteva essere difficile quella convivenza e non fu sempre facile, non mancarono i momenti di tensione, e neppure le polemiche, anche se quelle più aspre sarebbero venute dopo. Ma da tutte due le parti -assicura colui che di Berlusconi fu sottosegretario alla presidenza del Consiglio- non vennero mai meno la volontà e la forza di mantenere il rapporto nei binari della correttezza istituzionale. Lo posso dire in coscienza perchè ne sono personalmente testimone".
La stessa maggioranza parlamentare che fino a dicembre del 2012 ha sostenuto il Governo Monti, nella primavera del 2013, all'indomani delle elezioni politiche ricordate come quelle della 'non vittoria di Bersani', dopo la bocciatura di Franco Marini e di Romano Prodi ad opera dei franchi tiratori, chiederà a Napolitano di restare al Quirinale al termine del suo settennato. Accetta e il 20 aprile arriva la sua rielezione con 738 voti. La prima ma non l'ultima volta nella storia repubblicana di una conferma al Quirinale dopo il settennato, visto che la stessa cosa accadrà nel 2022 con Sergio Mattarella, anche in questo caso per superare uno stallo parlamentare che sembra senza via d'uscita.
Giurando davanti al Parlamento riunito in seduta comune, Napolitano, denuncia l'"imperdonabile nulla di fatto in materia di sia pur limitate e mirate riforme della seconda parte della Costituzione". Per questo, è il suo appello "non si può più, in nessun campo, sottrarsi al dovere della proposta, alla ricerca della soluzione praticabile, alla decisione netta e tempestiva per le riforme di cui hanno bisogno improrogabile per sopravvivere e progredire la democrazia e la società italiana".
Un obiettivo che porta alla formazione del Governo di larghe intese guidato da Enrico Letta e un impegno che non cessa anche quando l'ex Capo dello Stato decide che è arrivato il momento di lasciare il Quirinale, il 14 gennaio 2015.
Nove anni durante i quali si ricordano anche l'impegno europeista, suggellato da momenti dalla forte valenza simbolica, come la storica visita il 23 marzo 2013 insieme al Presidente tedesco Joachim Gauck a Sant'Anna di Stazzema per commemorare le vittime dell'eccidio compiuto dai nazisti.
Restano poi scolpite nella memoria le immagini che testimoniano lo speciale e intenso rapporto con Benedetto XVI, culminato nel concerto in Vaticano del 4 febbraio 2013 organizzato in occasione dell'anniversario dei Patti lateranensi. Napolitano, con commozione, ricorda "la memoria dei nostri incontri e colloqui, in molteplici occasioni, nel corso di questi sette difficili anni". Parole che vengono lette come un commiato in vista della fine del settennato, che invece verrà prolungato ancora di due anni, mentre una settimana dopo sarà Ratzinger a lasciare sorpresa il Soglio di Pietro.
“Non esito a confessare –aveva scritto l'allora Capo dello Stato nel luglio 2012, in un articolo per l’Osservatore Romano dal titolo ‘Il mio amico Benedetto XVI’- che una delle componenti più belle che hanno caratterizzato la mia esperienza è stato proprio il rapporto con Benedetto XVI. Abbiamo scoperto insieme una grande affinità, abbiamo vissuto un sentimento di grande e reciproco rispetto”.
E nonostante siano pochi i mesi durante i quali si troveranno contemporaneamente l'uno al vertice dello Stato italiano e l'altro sul Soglio di Pietro, anche il rapporto tra Napolitano e Papa Francesco sarà intenso e profondo. Tanto che Bergoglio quando le condizioni dell'ex Presidente si sono irrimediabilmente aggravate, non mancherà di rivolgere una preghiera per lui durante l'udienza generale del mercoledì, affinchè “abbia conforto, questo servitore della patria”. E a sorpresa si recherà alla camera ardente allestita in Senato per rendere omaggio alla salma del Presidente emerito, fermandosi a lungo in piedi, davanti al feretro.
(Adnkronos) - La MotoGp torna in pista con il Gran Premio d'Olanda. Oggi, sabato 28 giugno, tocca alla seconda sessione di prove libere, alle qualifiche e alla gara sprint del Gp di Assen. Il decimo appuntamento del Motomondiale riparte dal dominio di Marc Marquez, sempre più leader della classifica piloti con la sua Ducati, davanti al fratello Alex (Team Gresini) e all'altra Rossa del compagno di squadra Pecco Bagnaia. Ecco gli orari e dove vedere le varie sessioni di giornata in tv e streaming.
Ecco il programmd i oggi, sabato 28 giugno, del Gp di Assen:
Ore 10.05: MotoGP - prove libere 2
Ore 10.45: MotoGP - qualifiche
Ore 14.55: MotoGP - Sprint
La seconda sessione di libere, le qualifiche e la gara sprint del Gran Premio d'Olanda di MotoGp saranno trasmesse in diretta televisiva sui canali Sky Sport e in streaming su Sky Go e Now. Su TV8 saranno visibili in diretta le sessioni di oggi, sabato 28 giugno (prove, qualifiche e gara Sprint delle 15).
Leggi tutto: MotoGp, oggi qualifiche e gara sprint ad Assen: orario e dove vederle
(Adnkronos) - "L'Ue è molto cattiva. Ma presto imparerà a non essere cattiva, sanno cosa sta per succedere". Donald Trump riaccende la guerra commerciale. Il presidente degli Stati Uniti alza la voce con il Canada, colpevole di prendere di mira le aziende tecnologiche a stelle e strisce, e torna a mettere nel mirino anche l'Unione Europea. "Il Canada sta copiando l'Europa, ma non funzionerà per l'Europa e non funzionerà per il Canada", dice a una decina di giorni dalla scadenza del 9 luglio, che potrebbe segnare il ripristino delle tariffe anche per l'Ue dopo lo stop temporaneo.
"L'Unione Europea è stata creata con l'obiettivo di acquisire vantaggi rispetto agli Stati Uniti nel commercio. Ci hanno trattato in maniera pessima, ma abbiamo noi le carte in mano, abbiamo più carte di quante ne abbiamo loro. Ora sto trattando con Ursula (von der Leyen", dice riferendosi ai contatti con la presidente della Commissione europea.
"Non volevano un accordo, appena ho detto che avrei imposto tariffe del 50% hanno iniziato a chiamare per incontri immediati. Hanno imposto molte tasse ingiuste, tassano le nostre compagnie come Apple e Google. I giudici lavorano per l'Ue e impongono multe spaventose, è gente cattiva: non voglio che questo abbia un effetto sulle aziende americane", dice il presidente in una giornata in cui la miccia viene riaccesa - secondo lui - per 'colpa' dei vicini del nord. "Abbiamo noi le carte in mano, è difficile trattare con il Canada. Ma abbiamo un potere economico notevole, potremmo usarlo. Il Canada sta copiando l'Europa, ma non funzionerà".
La posizione di Trump matura in risposta all'introduzione da parte di Ottawa di una tassa sui servizi digitali che colpisce le grandi aziende tecnologiche americane. "Ci è stato comunicato che il Canada, un Paese con cui è molto difficile commerciare, incluso il fatto che per anni ha applicato ai nostri agricoltori dazi fino al 400% sui prodotti caseari, ha annunciato che introdurrà una Digital Services Tax sulle nostre aziende tecnologiche americane, il che rappresenta un attacco diretto e sfacciato al nostro Paese", ha scritto Trump su Truth Social.
Le Digital Services Taxes (DST) consentono al Canada, nello specifico, di ottenere pagamenti da grandi compagnie che operano online a prescindere dal volume di affari e dal successo delle aziende: da Meta a Apple, da Google a Microsoft fino a Amazon, tutti i colossi a stelle e strisce sono nel mirino delle DST.
"Stanno ovviamente copiando l'Unione Europea, che ha fatto la stessa cosa e con cui siamo attualmente in discussione. In base a questa tassa oltraggiosa, annunciamo la cessazione di tutte le discussioni sul commercio con il Canada, con effetto immediato", ha proseguito il presidente.
"Faremo sapere al Canada quale sarà il dazio che dovranno pagare per fare affari con gli Stati Uniti d’America entro i prossimi sette giorni", anticipa. Nelle stesse ore, il premier canadese Mark Carney prova a tenere aperto il canale di comunicazione: "Continueremo a portare avanti queste complesse trattative nel miglior interesse dei canadesi. E' un negoziato".
Al di là delle tensioni con il Canada, gli Usa sono "in procinto" di fare accordi commerciali con alcuni Paesi prima della scadenza del 9 luglio, dice Trump, chiarendo che alcuni Paesi riceveranno una lettera in cui verrà indicato il tipo di dazi che saranno imposti: "Gli diremo solo quello che devono pagare".
Il numero 1 della Casa Bianca spiega che quella del 9 luglio non è una deadline fissa per l'entrata in vigore dei dazi. "Possiamo fare quello che vogliamo, possiamo estenderla, possiamo accorciarla - dice - a me piacerebbe accorciarla, mi piacerebbe mandare lettere a tutti dicendo "congratulazioni, pagate il 25%".
Nel rispondere alle domande dei giornalisti alla Casa Bianca, Trump ricorda che sono stati fatti accordi con "probabilmente quattro o cinque Paesi", indicando la Cina e il Regno Unito e affermando che "siamo in procinto di farne altri". "Nel corso della prossima settimana e mezzo, o forse prima, invieremo una lettera a molti dei Paesi con cui abbiamo parlato, e diremo semplicemente quello che devono pagare per fare affari con gli Usa", aggiunge.
Leggi tutto: Dazi, Trump contro Canada e Ue: "Sono cattivi ma io ho le carte migliori"
(Adnkronos) - “Oggi celebriamo la vita, la vita spericolata”. Con il suo celebre brano Vasco Rossi, il vero gladiatore della musica italiana, arriva allo stadio Olimpico per la prima data romana e replica domani con l’ultima tappa del suo tour. Due date sold out con 120.000 persone. Un intero mese da nord a sud del Paese, a cantare 'La Vita’.
Tre ore di concerto con una scaletta che ha ripercorso l’intera carriera dell’icona del rock italiano. Da ‘Vita spericolata’ ad ‘Albachiara’, passando per ‘Vivere’, ‘Mi si escludeva’ e ‘Gli spari sopra’ che Vasco dedica a “Tutti i farabutti che governano questo mondo”.
Prima del gran finale con ‘Albachiara’, Vasco porta sul palco la bandiera della pace e lancia l’appello: “Basta con la strage degli innocenti a Gaza. Basta con tutte le guerre, noi siamo la pace".
Leggi tutto: Vasco a Roma celebra la vita e la pace: "Basta con la strage degli innocenti"
(Adnkronos) - Il caldo senza fine non dà tregua, il quadro meteo non cambia da Milano a Roma, da Napoli a Palermo: confermato da nord a sud il weekend di fuoco sull'Italia. Oggi, sabato 28 giugno, sono 18 le città da bollino rosso (livello allerta 3 che indica condizioni di emergenza con effetti negativi sulla salute) sulle 27 monitorate dal bollettino sulle ondate di calore del ministero della Salute.
Tra le città più colpite dall'ondata di calore c'è sicuramente Roma, che registra il record di notti tropicali, dopo Siracusa e Catania. Ma è allerta anche a Milano e Venezia, dove si sta celebrando il matrimonio del miliardario di Amazon Jeff Bezos
Oggi le città interessate dal massimo livello di allerta sono: Ancona, Bologna, Bolzano, Brescia, Campobasso, Firenze, Frosinone, Latina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona. Sempre nella giornata di sabato sono poi previsti 5 bollini arancioni per Catania, Civitavecchia, Genova, Rieti e Viterbo, mentre gli unici bollini gialli (4) sono tutti per città del Sud: Bari, Cagliari, Messina e Reggio Calabria.
Domani, domenica 29, saliranno a 21: Ancona, Bologna, Bolzano, Brescia, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona, Viterbo. Nessun bollino verde nel weekend: si respirerà un po' di più, ma con bollino giallo, a Bari, Cagliari, Campobasso, Messina e Reggio Calabria.
Nessun bollino verde nel weekend: si respirerà un po' di più, ma con bollino giallo, a Bari, Cagliari, Campobasso, Messina e Reggio Calabria.
Temperature fino a 40 gradi e afa persistente sono particolarmente insidiose per la salute, non solo nel caso di malati cronici, anziani e fragili. Salgono infatti le richieste di soccorso sanitario. La centrale operativa della Società italiana sistema (Sis) 118 riceve ogni giorno chiamate per malori, svenimenti, codici rossi traumatici ed emergenze cardiologiche. A fare il punto con l'Adnkronos Salute è Mario Balzanelli, presidente nazionale Sis 118. "Le alte temperature, in progressivo aumento un questi giorni, lasciano subito il segno sullo stato di salute - spiega - In rapido aumento, di conseguenza, le richieste prestazionali al Sistema di emergenza territoriale 118, in tutte le regioni del Paese. Malori improvvisi, svenimenti, esaurimenti da calore, arresti cardiaci improvvisi: i dati relativi all'ultima settimana, comparati a quelli della settimana immediatamente precedente, registrano le prime impennate anche di codici rossi per traumi da incidenti stradali".
Il ministero della Salute ha consigliato alle persone di non uscire tra le 11 e le 18 se possibile e di cercare riparo in spazi pubblici condizionati. Buon senso e pochissimi principi di educazione sanitaria "fanno la differenza: è indispensabile bere ogni giorno almeno 2 litri e mezzo di acqua in cui devono essere disciolti sali minerali - raccomanda Balzanelli - Occorre evitare prolungate esposizioni al sole, in qualunque fascia di età, avendo cura di alternare l'esposizione al sole con la sosta, il più possibile, in ambienti freschi e ventilati".
Di estrema utilità "portare sul capo un cappellino bagnato, possibilmente bianco - suggerisce - Inoltre, assolutamente evitare di nuotare subito dopo aver mangiato; non esporsi al sole dopo aver bevuto alcolici; evitare pasti abbondanti, privilegiando alimentazione con cereali integrali, frutta e verdura; evitare di mettersi alla guida subito dopo aver mangiato e bevuto alcolici; riposare almeno 6 ore per notte; utilizzare ventilatori o umidificatori o climatizzatori; ricalibrare le terapie farmacologiche su valutazione e prescrizione del medico". Infine, "chiamare immediatamente il 118 in caso di insorgenza di malori improvvisi che destino anche il minimo allarme: sarà cura del 118 provvedere ad ogni più appropriata valutazione e gestione del caso".
Nella Capitale e nel Lazio l'Ares 118 registra un aumento di richieste da parte di anziani con patologie croniche che subiscono una riacutizzazione dovuta alle alte temperature, malori generici per il caldo e turisti che fanno i conti con colpi di calore.
Leggi tutto: Ondata di caldo estremo in Italia, oggi 18 città bollino rosso: domenica sanno 21
(Adnkronos) - Il caldo senza fine non dà tregua, il quadro meteo non cambia da Milano a Roma, da Napoli a Palermo: confermato da nord a sud il weekend di fuoco sull'Italia. Oggi, sabato 28 giugno, sono 18 le città da bollino rosso (livello allerta 3 che indica condizioni di emergenza con effetti negativi sulla salute) sulle 27 monitorate dal bollettino sulle ondate di calore del ministero della Salute.
Tra le città più colpite dall'ondata di calore c'è sicuramente Roma, che registra il record di notti tropicali, dopo Siracusa e Catania. Ma è allerta anche a Milano e Venezia, dove si sta celebrando il matrimonio del miliardario di Amazon Jeff Bezos
Oggi le città interessate dal massimo livello di allerta sono: Ancona, Bologna, Bolzano, Brescia, Campobasso, Firenze, Frosinone, Latina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona. Sempre nella giornata di sabato sono poi previsti 5 bollini arancioni per Catania, Civitavecchia, Genova, Rieti e Viterbo, mentre gli unici bollini gialli (4) sono tutti per città del Sud: Bari, Cagliari, Messina e Reggio Calabria.
Domani, domenica 29, saliranno a 21: Ancona, Bologna, Bolzano, Brescia, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Trieste, Venezia, Verona, Viterbo. Nessun bollino verde nel weekend: si respirerà un po' di più, ma con bollino giallo, a Bari, Cagliari, Campobasso, Messina e Reggio Calabria.
Nessun bollino verde nel weekend: si respirerà un po' di più, ma con bollino giallo, a Bari, Cagliari, Campobasso, Messina e Reggio Calabria.
Temperature fino a 40 gradi e afa persistente sono particolarmente insidiose per la salute, non solo nel caso di malati cronici, anziani e fragili. Salgono infatti le richieste di soccorso sanitario. La centrale operativa della Società italiana sistema (Sis) 118 riceve ogni giorno chiamate per malori, svenimenti, codici rossi traumatici ed emergenze cardiologiche. A fare il punto con l'Adnkronos Salute è Mario Balzanelli, presidente nazionale Sis 118. "Le alte temperature, in progressivo aumento un questi giorni, lasciano subito il segno sullo stato di salute - spiega - In rapido aumento, di conseguenza, le richieste prestazionali al Sistema di emergenza territoriale 118, in tutte le regioni del Paese. Malori improvvisi, svenimenti, esaurimenti da calore, arresti cardiaci improvvisi: i dati relativi all'ultima settimana, comparati a quelli della settimana immediatamente precedente, registrano le prime impennate anche di codici rossi per traumi da incidenti stradali".
Il ministero della Salute ha consigliato alle persone di non uscire tra le 11 e le 18 se possibile e di cercare riparo in spazi pubblici condizionati. Buon senso e pochissimi principi di educazione sanitaria "fanno la differenza: è indispensabile bere ogni giorno almeno 2 litri e mezzo di acqua in cui devono essere disciolti sali minerali - raccomanda Balzanelli - Occorre evitare prolungate esposizioni al sole, in qualunque fascia di età, avendo cura di alternare l'esposizione al sole con la sosta, il più possibile, in ambienti freschi e ventilati".
Di estrema utilità "portare sul capo un cappellino bagnato, possibilmente bianco - suggerisce - Inoltre, assolutamente evitare di nuotare subito dopo aver mangiato; non esporsi al sole dopo aver bevuto alcolici; evitare pasti abbondanti, privilegiando alimentazione con cereali integrali, frutta e verdura; evitare di mettersi alla guida subito dopo aver mangiato e bevuto alcolici; riposare almeno 6 ore per notte; utilizzare ventilatori o umidificatori o climatizzatori; ricalibrare le terapie farmacologiche su valutazione e prescrizione del medico". Infine, "chiamare immediatamente il 118 in caso di insorgenza di malori improvvisi che destino anche il minimo allarme: sarà cura del 118 provvedere ad ogni più appropriata valutazione e gestione del caso".
Nella Capitale e nel Lazio l'Ares 118 registra un aumento di richieste da parte di anziani con patologie croniche che subiscono una riacutizzazione dovuta alle alte temperature, malori generici per il caldo e turisti che fanno i conti con colpi di calore.
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(Adnkronos) - "Amiamo Venezia, questa città splendida, meravigliosa, unica al mondo. Ci ha accolti con il suo incanto. Grazie Venezia, grazie Italia". Con queste parole Jeff Bezos ha conquistato il cuore di 250 ospiti stellari accorsi per festeggiare il suo matrimonio con Lauren Sánchez. Un'ovazione calorosa, hanno raccontato insider all'Adnkronos, ha avvolto la serata esclusiva e superblindata sull'isola di San Giorgio Maggiore, nello specchio d'acqua del bacino di San Marco, di fronte a Palazzo Ducale.
Anche se la coppia aveva già detto "sì" negli Stati Uniti dal punto di vista legale, questa celebrazione italiana è il vero coronamento del loro amore: sontuosa, romantica, cinematografica, in cui hanno ripetuto simbolicamente "sì, lo voglio" (in inglese, of course, "I do"). "Un omaggio a Venezia e all'Italia" che li ha accolti con la sua bellezza eterna, facendo da cornice a "una favola moderna", come ha confidato Lauren.
È l'evento dell'anno, forse del decennio: il matrimonio di uno degli uomini più influenti e ricchi del pianeta e della brillante giornalista ha trasformato Venezia nella passerella più esclusiva del jet set internazionale al netto delle proteste degli ambientalisti e di chi si pone all'overtourism. Tra riflessi d'acqua e bagliori di diamanti, Kylie Jenner, Oprah Winfrey, Usher, Kim Kardashian, Ellie Goulding e Bill Gates - solo per citarne alcuni - hanno solcato i canali a bordo di eleganti motoscafi diretti all'isola di San Giorgio Maggiore, scenario di una cerimonia mozzafiato allestita nell'anfiteatro del Teatro Verde. Un raduno senza precedenti di celebrità, imprenditori e icone globali, vestiti di tutto punto, sfoggiando abiti glamour firmati dagli stilisti più famosi per un'occasione che ha unito l'alta società internazionale al fascino secolare della Serenissima.
L'isola di San Giorgio ha ospitato per una sera un vero red carpet galleggiante : Kylie, Kim e Khloé Kardashian, Karlie Kloss, Jewel, Ivanka Trump e Kris Jenner hanno sfoggiato abiti da sogno, tra silhouette da haute couture, spacchi audaci e tonalità pastello. Sobrietà ed eleganza per la regina Rania di Giordania. Non da meno gli uomini: in smoking impeccabili si sono presentati Leonardo DiCaprio, Orlando Bloom, Tom Brady, Jared Kushner, Sam Altman, Corey Gamble, Ari Emanuel e Francois-Henri Pinalult, tra gli altri.
Lauren Sánchez, in un sontuoso abito da sposa bianco con velo e strascico, ha incantato anche con due anelli magnifici: oltre all'ormai celebre fidanzamento con diamante rosa da 30 carati, ha sfoggiato un nuovo anello nuziale con diamante ovale stimato intorno ai 45 carati. Un gioiello da oltre 6 milioni di dollari, simbolo di un amore scintillante quanto la pietra che lo celebra.
Jeff Bezos ha accolto i suoi ospiti in un'atmosfera magica, orchestrata nei minimi dettagli dall'agenzia di wedding planner Lanza & Baucina Limited, fondata nel 2000 a Londra da tre aristocratici italiani: i conti Riccardo e Aleramo Lanza e il principe Antonio Licata di Baucina. Il menù stellato, secondo quanto hanno riferito da insider all'Adnkronos, è stato firmato dallo chef Fabrizio Mellino, accompagnato dai dolci capolavori di Sal De Riso e dalla maestosa torta realizzata da Cédric Grolet, il "Michelangelo" della pasticceria contemporanea.
A commuovere tutti, la voce di Matteo Bocelli, figlio del tenore Andrea che ha interpretato "Can't Help Falling in Love" di Elvis Presley con grazia e intensità. Dopo la cerimonia nuziale, secondo i bene informati per un gruppo di ospiti sarebbe previsto un after-party in una location tenuta segreta, tra sicurezza blindata e atmosfere da sogno.
Tra gli effetti della cerimonia, Lauren Sánchez ha aggiunto "Bezos" al suo cognome, condividendo una foto di sé con il suo meraviglioso abito da sposa e il marito nel suo impeccabile in smoking, e aggiornando il suo nome sul profilo Instagram. La giornalista, ha mostrato per la prima volta l'abito nuziale sul suo profilo Instagram cambiando anche il nome visualizzato in "Lauren Sanchez Bezos" e aggiungendo la data "27/6/2025" e un cuoricino. Nella foto si vedono gli sposi sorridenti attraversare il parco alberato con gli ospiti in piedi impegnati ad applaudire la coppia.
La luna di miele dei 'Sanchoz', come sono stati ribattezzati dalla Rete, proseguirà domani sera, sabato 28 giugno, all'Arsenale, nell'area delle Tese, ex capannoni medievali trasformati in spazi culturali. Questa scelta è stata dettata da motivi di sicurezza e controllo accessi: l'area, circondata su tre lati dall'acqua, è isolabile via acqua e via terra, rendendo difficoltoso l'accesso non autorizzato da parte di manifestanti o paparazzi. L'evento sarà ambientato tra scenografie monumentali, 80.000 rose, arredi di design e un'illuminazione suggestiva, in vero stile 'Met Gala veneziano'.
Il tema della festa da ballo, secondo fonti ben informate, oscillerebbe tra due suggestioni spettacolari: da un lato l’opulenza del Settecento veneziano, tra maschere, dogi e omaggi a Giacomo Casanova, dall’altro un richiamo più moderno e cinematografico, ispirato all’estetica glam e jazz de "Il Grande Gatsby". Un mix tra fasto barocco e lusso anni Venti, perfetto per un ballo che promette di essere indimenticabile.
Tra i nomi in programma per animare la serata circolano quelli di Lady Gaga ed Elton John, due icone assolute dello showbiz internazionale. Al momento, però, si tratta ancora di voci non confermate. Ma con un budget da capogiro e ospiti di questo calibro, tutto sembra possibile. (di Paolo Martini)
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(Adnkronos) - Donald Trump preannuncia il cessate il fuoco a Gaza e non esclude il dialogo con l'Iran, intanto però avverte Teheran e manda un messaggio durissimo all'ayatollah Ali Khamenei a cui ha "salvato la vita". Il presidente degli Stati Uniti risponde alla raffica di domande che gli viene posta nello Studio Ovale nell'evento per la firma del trattato di pace tra Ruanda e Congo. Qualcuno accosta il nome di Trump al premio Nobel per la pace.
"Risolviamo problemi", dice il presidente, lasciando intendere di aver ripreso i contatti con Kim Jong-Un: "Vado molto d'accordo con lui", dice rispondendo ad una domanda sull'invio di una lettera al leader di Pyongyang. "Qualcuno dice che c'è il rischio di un potenziale conflitto, risolveremo. Risolviamo problemi in luoghi molto lontani da noi. Abbiamo evitato un disastro tra Serbia e Kosovo. Alcuni paesi erano pronti ad andare in guerra contro i vicini. Sono felice di come sia andata tra India e Pakistan, hanno entrambi le armi nucleari", dice.
"La situazione a Gaza è terribile, pensiamo che avremo un cessate il fuoco entro la prossima settimana. Stiamo mandando denaro e cibo, bisogna farlo: la gente muore, non ha nulla lì. Una parte degli aiuti viene rubata, vedete le file di persone per avere un pasto. Nessuno sta aiutando, noi stiamo mandando denaro e cibo", dice Trump nel pomeriggio americano, la tarda serata in Italia, quando nello Studio Ovale risponde alle domande dei media.
Per il resto della giornata, tra post e dichiarazioni sull'Iran, il presidente degli Stati Uniti oscilla tra apertura al dialogo e minacce velate dopo l'attacco ai siti nucleari iraniani e la fine del conflitto tra la repubblica islamica e Israele.
"L'Iran vuole un incontro dopo l'annientamento dei siti nucleari. Vogliono incontrarmi e vogliono farlo in fretta, non sono stupidi. Non torneranno al programma nucleare in tempo brevi, nulla è stato spostato dagli impianti. Il cemento armato che copriva il sito" di Fordow "è stato distrutto ed è crollato sugli impianti: ci sono milioni di tonnellate di rocce. I bombardieri hanno colpito un bersaglio grande come la porta di un frigorifero, incredibile", dice Trump in una conferenza stampa mattutina alla Casa Bianca.
Valuterebbe di bombardare ancora l'Iran se l'intelligence affermasse che Teheran può puntare all'arricchimento dell'uranio? "Sì, senz'altro", l'avvertimento.
"L'Iran è sfinito, Israele anche è sfinito. Noi abbiamo fatto un gran lavoro e loro sono sfiniti. L'ultima cosa a cui l'Iran vuole pensare ora è il nucleare". C'è un dettaglio che a Trump va giù: "L'ayatollah Khamenei ha detto che ha vinto la guerra. Voglio rispondere alla sua dichiarazione (Video). Guardi, lei è un uomo di fede e una persona estremamente rispettata nel suo paese. Deve dire la verità, è stato battuto pesantemente. Anche Israele è stato colpito, entrambi i paesi volevano porre fine a tutto questo".
Poi, il 'siluro' con il post su Truth: "Perché il cosiddetto 'Leader Supremo' dell'Iran devastato dalla guerra, l'Ayatollah Ali Khamenei, dovrebbe dire così sfacciatamente e stupidamente di aver vinto la guerra con Israele, quando sa che è una bugia?" (Video), scrive il presidente americano.
"Come uomo di grande fede, non dovrebbe mentire. Il suo Paese è stato decimato, i suoi tre malvagi siti nucleari sono stati annientati, e sapevo esattamente dove si nascondeva e non ho permesso a Israele, né alle Forze Armate statunitensi – di gran lunga le più grandi e potenti al mondo – di togliergli la vita".
Il presidente rivendica un'escalation fatale: "Gli ho salvato la vita da una morte molto brutta e vergognosa, e non deve nemmeno dire 'grazie, presidente Trump'". Il numero 1 della Casa Bianca afferma che nell'atto finale della guerra ha "ordinato a Israele di far tornare indietro un grande gruppo di aerei che si stavano dirigendo direttamente su Teheran, pronti per un grande giorno, forse il colpo di grazia finale. Sarebbe stato l'attacco più grande della guerra, di gran lunga. Sarebbero seguiti danni tremendi e molti iraniani sarebbero morti".
Insomma, per colpa di Khamenei e delle sue parole, si torna a rapporti tesi. "Negli ultimi giorni stavo lavorando alla possibile rimozione delle sanzioni e ad altre misure, che avrebbero dato all'Iran una possibilità molto migliore di recupero pieno, rapido e completo, le sanzioni stanno facendo male! - dice Trump - Ma no, invece ricevo una dichiarazione di rabbia, odio e disgusto, e ho immediatamente interrotto ogni lavoro sulla revoca delle sanzioni, e altro ancora".
Per 'altro ancora' cosa si intende? "L'Iran deve rientrare nel flusso dell'Ordine Mondiale, altrimenti le cose peggioreranno ancora. Sono sempre così arrabbiati, ostili e infelici, e guarda cosa ne hanno ricavato: un Paese bruciato e distrutto, senza futuro, un esercito decimato, un'economia orribile e la morte tutto intorno. Non hanno speranza, e andrà solo peggio!". Quindi, l'appello finale: "Vorrei che la leadership dell’Iran capisse che spesso si ottiene di più con il miele che con l’aceto".
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(Adnkronos) - "Lei è bellissima. Non dovrei dirlo, potrebbe finire la mia carriera politica. Ma lei è bellissima". Donald Trump, nello Studio Ovale, non lesina complimenti ad una giornalista congolese che presenzia all'evento per la firma dell'accordo di pace tra Congo e Ruanda. "Karoline Leavitt (portavoce della Casa Bianca, ndr) mi aveva detto 'è bellissima'... Ed è vero, è bellissima dentro e fuori", le parole del presidente americano.
Leggi tutto: Trump stregato dalla giornalista: "E' bellissima, ora sono nei guai" - Video
(Adnkronos) - Lauren Sánchez aggiunge "Bezos" al suo cognome, condividendo una foto di sé in un meraviglioso abito da sposa bianco e aggiornando il suo nome sul profilo Instagram. La giornalista, che questa sera ha celebrato le nozze con il fondatore di Amazon, Jeff Bezos, sull'isola di San Giorgio a Venezia, ha mostrato per la prima volta l'abito nuziale sul suo profilo Instagram cambiando anche il nome visualizzato in "Lauren Sanchez Bezos" e aggiungendo la data "27/6/2025" e un cuoricino.
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(Adnkronos) - Conferme, rinnovi, colpi di scena, proteste e un bel po’ di tagli, nell’ottica di una spending review più volte annunciata. I palinsesti Rai presentati a Napoli fanno sognare ma anche discutere. Molte sono le novità della programmazione autunnale. A partire da Roberto Benigni, che torna in Rai raccontando San Pietro dalla Città del Vaticano: il mattatore toscano lo farà il 10 dicembre, a chiusura del Giubileo 2025.
Ma Benigni non è l’unico asso nella manica di una Rai decisa a fare il pieno di ascolti in un autunno che si preannuncia caldo. Whoopi Goldberg sarà protagonista di ‘Un posto al sole’, e ad annunciarlo è la stessa attrice premio Oscar come miglior attrice non protagonista per ‘Ghost’, in un video proiettato durante la presentazione dei palinsesti di Napoli. La conferma arriva da Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Fiction, che racconta la soddisfazione del colpaccio di avere la star nella serie “più longeva della tv italiana”.
Ma con Hollywood non è finita qui, perché Kevin Spacey sbarca su Raiplay: l’attore protagonista di capolavori come ‘I Soliti Sospetti’ sarà protagonista di ‘Minimarket’, in onda dal 7 novembre diretto da Duccio Forzano. Un piccolo market nel cuore di Roma che si trasforma in uno show comico con personaggi poco convenzionali.
Anche i personaggi della nostra tv riservano grosse sorprese: rivedremo ad esempio Tiberio Timperi al timone delle news della mattina, in un contenitore, ‘Unomattina News’, realizzato in collaborazione con il Tg1. Super confermato Stefano De Martino dopo il successo di ‘Affari Tuoi’, mentre torna lo storico ‘Processo del lunedì’ capitanato dal duo Marco Mazzocchi - Paola Ferrari. Per ‘Domenica In’ nuova veste e doppia condizione, con Mara Venier e Gabriele Corsi, mentre ‘BellaMà’ dopo il grande successo raddoppia con ‘BellaMà di sera’.
A far discutere la cancellazione di alcuni programmi, tra cui ‘Rebus’ di Giorgio Zanchini, ‘Agorà weekend’ di Sara Mariani, ‘Tango’ di Luisella Costamagna e ‘Il fattore umano’ condotto da Raffaella Pusceddu e Luigi Montebello. Anche il taglio alle puntate di alcuni format ha creato qualche polemica: quattro puntate per ‘Report’, due per ‘Presa Diretta’, sette per ‘Lo Stato delle cose’ e sei per ‘Far West'. Il conduttore di ‘Report’ Sigfrido Ranucci si è presentato personalmente davanti all’Auditorium di Napoli per manifestare il suo dissenso. “La Rai è sempre meno la mia casa - ha detto il conduttore - ma resto, Report si può fare solo in Rai”.
“Abbiamo fatto un lavoro di razionalizzazione dei palinsesti all’interno di un meccanismo di equilibrio e di sostenibilità economica e finanziaria dell’azienda”, ha spiegato in conferenza stampa l’ad Rai Giampaolo Rossi. E a Napoli non è mancata neanche la contestazione riguardante l’accordo sui precari firmato recentemente, che prevede l’assunzione di 127 giornalisti, che saranno distribuiti nelle testate regionali. Per la Rai sarà un autunno caldo, in tutti i sensi. (dall’inviata Ilaria Floris)
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