
(Adnkronos) - Il Comparto Ambientale Ravenna, polo dedicato all'economia circolare e alla gestione dei rifiuti industriali, è realtà. Il progetto di Eni e Hera, e in particolare delle società controllate Eni Rewind e Herambiente, rappresenta un modello improntato alla rigenerazione industriale e alla transizione ecologica: grazie agli interventi di risanamento ambientale realizzati da Eni Rewind, proprietaria dell’area, e a un investimento complessivo di 100 milioni di euro, un’area dismessa di 26 ettari situata all’interno del distretto ravennate è stata recuperata e riutilizzata per una nuova progettualità di sviluppo produttivo. Gli impianti del Comparto Ambientale Ravenna contribuiranno a ridurre la strutturale carenza di impianti per la gestione dei rifiuti speciali in Italia e a massimizzare il recupero di materia, riducendo il ricorso alle discariche. In particolare, la piattaforma di Hea - società paritetica tra Hasi (Herambiente Servizi Industriali) ed Eni Rewind - rappresenta uno dei progetti più rilevanti a livello nazionale nella gestione integrata dei rifiuti industriali: un impianto polifunzionale dedicato al pretrattamento di rifiuti speciali, solidi e liquidi, provenienti da attività produttive e di bonifica. Sostituirà la storica piattaforma di stoccaggio Hasi di Ravenna, introducendo tecnologie più evolute, maggiore capacità e maggiore flessibilità operativa per gestire sia i fabbisogni delle attività del gruppo Eni, sia quelli del mercato industriale.
Con una capacità di trattamento fino a 60.000 tonnellate annue e una dotazione impiantistica articolata in più linee, questa piattaforma consente lo svolgimento di molteplici operazioni - dallo stoccaggio e riconfezionamento alla triturazione e alla miscelazione - con l’obiettivo prioritario di massimizzare il recupero di materia e ridurre il ricorso allo smaltimento, con conseguenti efficienze operative ed economia di scala. Per il territorio di Ravenna, uno dei principali distretti industriali del Paese e tra i maggiori produttori di rifiuti speciali, la piattaforma rappresenta un’infrastruttura strategica: rafforza la capacità impiantistica locale, riduce i flussi verso impianti extra-regionali o esteri e mette a disposizione delle imprese servizi di prossimità più efficienti, contribuendo alla competitività, alla continuità operativa e allo sviluppo di nuove filiere circolari.
Sempre all’interno del comparto, l’impianto di biorecupero di Eni Rewind ha una capacità annua di 80.000 tonnellate per trattare i terreni contaminati da idrocarburi provenienti da attività di risanamento. Attraverso un processo biologico di biodegradazione aerobica, l'impianto tratterà i terreni che potranno essere riutilizzati come reinterro nei siti in bonifica per minimizzare l’utilizzo di materiale vergine. Il monitoraggio e la conformità dei processi saranno garantiti da un laboratorio chimico dedicato, gestito Labanalysis Environmental Services, leader nazionale nel settore, partecipata da Eni Rewind.
La riqualificazione dell’ex area industriale di Ca’ Ponticelle comprende anche un importante impianto per la produzione di energia da fonti rinnovabili, realizzato da Plenitude, società controllata da Eni. Entrato in funzione nel 2024, l’impianto fotovoltaico ha una potenza di 6 MWp e si estende su 11 ettari, con oltre 10.000 pannelli installati. I moduli, in grado di captare la luce su entrambi i lati, sono montati su strutture mobili che seguono il percorso del sole durante la giornata, ottimizzando così la produzione di energia. Le strutture poggiano su appositi supporti collocati direttamente sulla copertura impermeabile realizzata nell’ambito degli interventi di messa in sicurezza permanente dell’area.
Nello stesso sito, nell’aprile 2026, è stato inoltre completato un impianto sperimentale di accumulo energetico basato su una nuova generazione di batterie a flusso di vanadio, collegato all’impianto fotovoltaico già esistente. Il percorso di riqualificazione complessiva dell'area di Ca’ Ponticelle è stato avviato nel 2019 con gli interventi di bonifica eseguiti da Eni Rewind, mentre nel 2021 sono state realizzate le opere per la messa in sicurezza permanente dell’area, che un tempo era a servizio del petrolchimico. Nel 2023, a valle dell’adeguamento del Piano Urbanistico del Comune di Ravenna, sono stati avviati i cantieri per la realizzazione delle nuove infrastrutture ambientali che saranno in marcia dal prossimo mese di luglio.
"Il Comparto Ambientale Ravenna nasce dove sono le radici della storia di Eni. Qui abbiamo trasformato l’area dismessa di Ca’ Ponticelle in una piattaforma ambientale, capace di coniugare insieme risanamento, riqualificazione produttiva e competitività industriale. In una posizione logistica ottimale per soddisfare i fabbisogni di mercato, integriamo i primi due impianti di Eni Rewind nel trattamento dei rifiuti che si affiancano agli oltre 40 impianti che gestiamo in Italia per la depurazione delle acque", sottolinea Paolo Grossi, Amministratore Delegato di Eni Rewind. "La nostra offerta di servizi ambientali si arricchisce con gli impianti di bioremediation per il recupero dei terreni e con la piattaforma di pretrattamento di rifiuti industriali realizzata in partnership con Herambiente. Il Comparto Ambientale Ravenna è un esempio concreto di sviluppo sostenibile, e auspichiamo possa essere un modello replicabile in altre regioni per ridurre il deficit impiantistico e l’impatto ambientale nella gestione dei rifiuti".
"Con la nuova piattaforma polifunzionale Hea inserita nel Comparto Ambientale di Ca’ Ponticelle, il Gruppo Herambiente compie un ulteriore passo nel rafforzamento del proprio posizionamento nella gestione dei rifiuti industriali, nell’ambito di un percorso di sviluppo di un sistema impiantistico unico in Italia, che contribuisce a colmare il divario infrastrutturale del Paese e a ridurre i flussi di rifiuti esportati all’estero” ha dichiarato Andrea Ramonda, Amministratore Delegato di Herambiente. “Frutto della joint venture con Eni Rewind, l’impianto Hea è dotato delle migliori tecnologie disponibili ed è progettato per massimizzare il recupero di materia ed energia, gestendo in modo efficiente sia i flussi legati alle attività del Gruppo Eni sia quelli del mercato, con benefici concreti per la competitività e la continuità operativa del sistema produttivo locale. Il progetto consolida inoltre il ruolo strategico di Ravenna, da cui Herambiente ha avviato le proprie attività, e che oggi si rafforza come hub di riferimento per la circolarità al servizio del sistema industriale del Centro Nord".
“Il Comparto Ambientale Ravenna è il risultato di una visione che affonda le proprie radici nel percorso avviato nel 2019, quando insieme a Eni, Hera e a tutti i soggetti coinvolti abbiamo iniziato a lavorare alla riqualificazione di un’area strategica come quella di Ca’ Ponticelle. Oggi vediamo concretizzarsi un progetto che dimostra come la rigenerazione ambientale possa diventare motore di sviluppo industriale, innovazione e occupazione qualificata. Ravenna conferma così la propria vocazione di grande polo energetico e industriale nazionale, ma con uno sguardo sempre più orientato all’economia circolare e alla sostenibilità”. ha dichiarato il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale. “La capacità di recuperare aree dismesse, sviluppare impianti tecnologicamente avanzati e creare nuove filiere legate al recupero di materia rappresenta una leva fondamentale per la competitività futura del territorio. Questo investimento rafforza il ruolo di Ravenna come uno dei principali laboratori italiani della transizione ecologica e industriale e offre nuove opportunità di crescita economica e lavorativa per la città, per il sistema produttivo regionale e per le nuove generazioni”.
“Oggi da Ravenna si lancia un messaggio forte al Paese con un progetto che tiene insieme riconversione industriale e tutela ambientale e che rappresenta un’infrastruttura strategica non solo per la nostra città, ma anche per l’Italia. Questo è il modello che vorremmo segnasse la strada per il futuro: meno discariche, più recupero, più lavoro qualificato, investimenti sul fotovoltaico, nell’ottica di implementazione dell’economia circolare” ha dichiarato il Sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni. “Grazie ad un investimento di 100 milioni di euro un’area dismessa di 26 ettari accoglierà una nuova progettualità a supporto della rigenerazione industriale e transizione ecologica, nel segno di una competitività che tiene insieme produttività e rispetto dell’ambiente”.

(Adnkronos) - Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte domani, 17 giugno, sarà al Palazzo dell'Informazione di piazza Mastai a Roma, ospite di 'Adn Talks', il nuovo format in diretta sul sito internet e sul canale youtube dell'Adnkronos. A intervistarlo sarà il direttore Davide Desario. La diretta avrà inizio alle 12.

(Adnkronos) - Simona Quinzi è il nuovo Direttore Generale di Accredia, l’Ente italiano di accreditamento, designato dal Governo italiano per attestare la competenza, l’imparzialità e l’indipendenza degli organismi e dei laboratori che verificano la conformità di prodotti, servizi, processi, sistemi e persone agli standard di riferimento. Il Consiglio Direttivo dell’Ente, accogliendo la proposta del Presidente prof. Massimo De Felice, ha deliberato all’unanimità la sua nomina con decorrenza dal prossimo 7 settembre, prendendo così il posto dell’attuale Direttore Generale Filippo Trifiletti.
Simona Quinzi proviene dal mondo confindustriale, nel quale ha maturato oltre 25 anni di esperienza all’interno di Federazioni nazionali attive nei servizi innovativi, professionali e tecnologici ad alto valore aggiunto e nei settori regolamentati. Dal 2017 ricopre l’incarico di Direttore Ge-nerale di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, Federazione che rappresenta 22 Associazioni di categoria, 33 Sezioni territoriali e oltre 5.000 imprese. In passato ha ricoperto l’inca-rico di Segretario Generale di Sistema Gioco Italia, Federazione della filiera del Gioco e dell’Intrattenimento ed è stata Direttore della Federazione Italiana del Terziario Avanzato e dei Servizi Professionali. Nel corso della sua carriera ha affiancato Presidenze e Organi di vertice nella gestione organizzativa, istituzionale e strategica, acquisendo una consolidata esperienza nel governo di strutture associative complesse, nella mediazione tra interessi diversi e nella conduzione di processi di riorganizzazione. Ha inoltre coordinato attività di rappresentanza, policy e comunicazione istituzionale in ambiti caratterizzati da un’elevata complessità normativa.
''Assumere la Direzione Generale di Accredia è per me un grande onore e una responsabilità importante. Metterò a disposizione dell’Ente l’esperienza maturata nel sistema Confindustria e nel confronto con imprese, associazioni, istituzioni e Pubblica Amministrazione, per consolidare ulteriormente il ruolo dell’accreditamento quale infrastruttura di fiducia per il Paese. Insieme agli Organi dell’Ente, alle professionalità di Accredia e agli stakeholder coglieremo le opportunità delle trasformazioni tecnologiche e digitali e le sfide della sostenibilità, accompagnando l’evoluzione dei mercati e supportando imprese e amministrazioni pubbliche nei processi di innovazione e crescita'', ha dichiarato il nuovo Direttore Generale di Accredia, Simona Quinzi.
Accredia, con i suoi Organi e l’intera struttura, rivolge un sentito ringraziamento a Filippo Trifiletti, che lascia la Direzione Generale dopo 17 anni, per la competenza, la dedizione e il contributo determinante offerto alla nascita, alla crescita e all’affermazione dell’Ente nel sistema nazionale ed europeo dell’accreditamento. “Desidero - afferma Trifiletti - augurare alla Dott.ssa Quinzi tutto il meglio per il suo nuovo incarico confermando il pieno supporto nella delicata fase di avvio della nuova Direzione”.

(Adnkronos) - Il presidente dell'Aic Renzo Ulivieri non sta seguendo i Mondiali di calcio del 2026 ma non perchè non ci sia l'Italia ma per un problema di salute. L'ex tecnico, 85enne, è in ospedale per una polmonite. "I mondiali non li sto seguendo, ma l'assenza dell'Italia non c'entra nulla. Sono in ospedale per la polmonite ma mi dimettono domani dopo dieci giorni, sto bene", ha spiegato Ulivieri al telefono con l'Adnkronos.
"Sono rimasto a quando hanno mandato a casa l'arbitro somalo dai Mondiali-ha raccontato il numero uno dell'Assoallenatori-. La Tunisia ha cambiato l'allenatore a Mondiali in corsa? Ho sentito, Sabri Lamouchi è stato un mio giocatore al Parma, mi dispiace molto. E' una cosa curiosa ma non si può entrare nel merito di certe scelte che spettano alla Federazione o alle società", ha aggiunto Ulivieri. Lamouchi, infatti, è stato esonerato come ct della Tunisia la scorsa notte dopo la pesante sconfitta con la Svezia e sarà sostituito per il resto del torneo da un altro allenatore francese, Hervé Renard.
"Ho visto la preparazione alla prima partita del Mondiale, il calcio sta diventando più spettacolo che altro. Bisognerà parlarne anche di questo. Il 22 le elezioni della Figc? Il 21 arriverò a Roma e il 22 sarò all'Assemblea", ha concluso Ulivieri.

Dislocati in Sardegna i primi mezzi antincendio della flotta
aerea nazionale del Dipartimento della Protezione civile coordinati
dal Centro operativo aereo unificato. A Olbia è già arrivato un
Canadair, ma è possibile che nei periodi di maggiore rischio venga
affiancato da altri due velivoli, mentre a Cagliari è schierato un
elicottero HH412 dell'Esercito in assetto Aib e nella base aerea di
Decimomannu un HH139 dell'Aeronautica militare, sempre in assetto
antincendio.
Gli altri velivoli della flotta nazionale sono
schierati a Genova, Casarsa della Delizia (Pordenone), L'Aquila,
Viterbo, Rieti, Roma-Urbe, Ciampino, Napoli-Capodichino, Lamezia
Terme, Reggio Calabria, Catania, Sigonella e Trapani. Nel periodo
di massima attenzione, che va dall'1 luglio al 5 settembre 2026, la
flotta è composta da 15 velivoli Canadair CL415 in linea di volo e
da 4 elicotteri Erickson S64F.
"Lo schieramento della flotta viene stabilito
sulla base di una serie di elementi: previsione climatologica e
meteorologica, bollettino di previsione nazionale incendi boschivi,
statistiche storiche, dislocazione e consistenza della flotta
regionale, disponibilità fonti idriche - fa sapere la Protezione
civile nazionale - e può essere rimodulato in base a contingenti
situazioni di elevata criticità. In caso di incendio, le prime a
intervenire sono le squadre di terra coordinate dalle Regioni".
Il Corpo forestale e di vigilanza ambientale
della Regione Sardegna ricorda che "le abbondanti precipitazioni
invernali hanno favorito un incremento significativo della biomassa
vegetale, determinando un contesto che richiede la massima prudenza
nello svolgimento di attività potenzialmente idonee a generare
inneschi suscettibili di espandersi in incendio",
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
Da non perdere...
prevPageLabel nextPageLabel
(Adnkronos) - Il brasiliano Neymar diventerà padre per la quinta volta, come annunciato dal campione della nazionale verdeoro e la sua compagna Bruna Biancardi in un video pubblicato su YouTube e sui social, in cui la coppia ha anche rivelato il sesso del nascituro, confermando di aspettare un'altra bambina.
L'attaccante della nazionale di Ancelotti, impegnato ai Mondiali 2026 ha scherzato sul fatto di essere diventato padre di quattro figlie: "Ho intenzione di formare una band e, da oggi in poi, si chiamerà Spice Girls". Nel video il numero 10 della nazionale brasiliana, l'influencer e i figli Davi Lucca, Mavie e Mel si sono bendati gli occhi e si sono dipinti il corpo di rosa per rivelare il sesso del bambino.
Il calciatore è anche padre di Davi Lucca, nato dalla sua relazione con Carol Dantas, oltre a Mavie e Mel, avute con Bruna Biancardi, e di Helena, nata dalla relazione con l'influencer Amanda Kimberlly. Lo scorso luglio hanno festeggiato la nascita di Mel, la quarta figlia dell'attaccante del Santos. Neymar ha dovuto saltare l'esordio mondiale con il Marocco perchè sta ancora recuperando dall'infortunio al polpaccio e si sta preparando per le prossime gare.

(Adnkronos) - Nel dibattito sullo Stretto di Hormuz e sull'eventuale introduzione di forme di pagamento legate al transito delle navi, il confine tra servizi marittimi legittimi e una vera e propria tassa sul passaggio resta il punto giuridicamente decisivo. A chiarirlo è il professor Marco Roscini, docente alla Westminster Law School. "Dal punto di vista del diritto internazionale, occorre distinguere tra ciò che può essere concordato tra Stati Uniti e Iran e ciò che resta disciplinato da norme internazionali vincolanti anche altri Stati", spiega Roscini all'Adnkronos, ricordando che Hormuz "è uno stretto utilizzato per la navigazione internazionale" e, sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos), "è soggetto al regime del passaggio in transito, che garantisce alle navi e agli aeromobili di tutti gli Stati il diritto di attraversare lo stretto in modo continuo e rapido".
"Ciò significa che l'Iran non può, in linea di principio, sospendere arbitrariamente il transito, discriminare tra navi sulla base della nazionalità, subordinare il passaggio a un'autorizzazione preventiva o pedaggi, e in generale imporre restrizioni che svuotino di contenuto il diritto di passaggio in transito", afferma Roscini. Anche se Teheran non è parte dell'Unclos, aggiunge, "gran parte della disciplina relativa agli stretti internazionali è considerata espressione del diritto internazionale consuetudinario e quindi vincolante anche per gli Stati non parti".
Secondo il professore, un eventuale accordo bilaterale tra Washington e Teheran non potrebbe modificare il regime giuridico dello Stretto: "L'accordo può certamente ridurre il rischio militare, prevedere meccanismi di sicurezza, istituire procedure di coordinamento navale o sminamento, ma non può eliminare o restringere i diritti di navigazione spettanti agli Stati terzi senza il loro consenso".
Quanto al tema dei "servizi marittimi", indicati dai media iraniani tra i punti del memorandum, Roscini sottolinea che "il diritto internazionale del mare ammette normalmente che uno Stato costiero possa richiedere il pagamento di certi servizi, come pilotaggio, rimorchio, assistenza alla navigazione e simili". Diverso è però il caso di una tariffa imposta per il semplice attraversamento dello stretto. "Quello che invece lo Stato costiero non può fare è imporre una tassa semplicemente per il fatto che una nave esercita il proprio diritto di passaggio in transito attraverso uno stretto internazionale".
La distinzione, osserva, è fondamentale. "Se la tariffa remunera un servizio reale, facoltativo e proporzionato, essa può essere compatibile con il diritto internazionale. Se la tariffa è in realtà una condizione per poter transitare, indipendentemente dall'utilizzo di servizi specifici, allora assomiglia molto a un pedaggio mascherato e rischia di essere incompatibile con il regime del passaggio in transito. Se tali pagamenti fossero obbligatori per attraversare Hormuz, sarebbe difficile distinguerli da un vero e proprio pedaggio".
Per Roscini esiste infine anche una questione più ampia. "Dal punto di vista sistemico, il problema maggiore è il precedente che verrebbe creato. Se fosse accettata la possibilità di imporre tariffe generalizzate per attraversare Hormuz, altri Stati potrebbero rivendicare analoghi diritti in altri stretti strategici. Ciò metterebbe in discussione uno dei principi fondamentali del diritto del mare contemporaneo, vale a dire la libertà di navigazione attraverso i principali chokepoints del commercio mondiale".

(Adnkronos) - Hamas avrebbe pianificato un attentato da compiere in Europa in occasione dell'anniversario del massacro compiuto in Israele il 7 ottobre del 2023. Lo sostengono gli inquirenti tedeschi, spiegando che era già stato preparato un video preregistrato di rivendicazione dell'attacco e che è stato trovato durante l'arresto di un gruppo di miliziani nell'autunno del 2025. "A uno dei sospettati è stato sequestrato un video preregistrato in cui il gruppo rivendicava la responsabilità dell'attentato", ha dichiarato il procuratore generale federale Jens Rommel durante la conferenza stampa annuale del suo ufficio a Karlsruhe.
Dallo scorso autunno la Procura federale ha arrestato nove presunti sostenitori di Hamas, accusati di essere stati coinvolti nel trasporto e nello stoccaggio di armi e munizioni per il gruppo dall'estate del 2025. Il video di rivendicazione annunciava un attacco in concomitanza con il secondo anniversario del massacro di Hamas, intorno al 7 ottobre 2025, ha continuato Rommel.
Nei mesi successivi, altri sei uomini sono stati arrestati in relazione al caso in Germania e in altri Paesi europei: l'ultimo arresto è avvenuto alla fine di maggio in Danimarca, e in precedenza in Gran Bretagna e a Cipro. Secondo la Procura federale, uno degli accusati avrebbe custodito armi a Vienna.

(Adnkronos) - Il Tribunale di Milano ha assolto tutti gli otto imputati del processo milanese Torre Milano. E' il primo verdetto che arriva dei tanti filoni sull'urbanistica, in cui si contestano i reati di abuso edilizio e lottizzazione abusiva. La pm Marina Petruzzella aveva chiesto condanne da 2 anni e 4 mesi a un anno.
L'assoluzione pronunciata dalla giudice monocratica Paola Braggion è stata accolta, in aula, da un applauso. Gli otto imputati dell'inchiesta sull'urbanistica che riguarda la ristrutturazione di Torre Milano hanno agito seguendo le regole allora in vigore e in buona fede. Questa, in sintesi, la nota con cui il presidente del Tribunale Fabio Roia spiega - anticipando le motivazioni che saranno depositate tra 90 giorni - la sentenza che chiude con un'assoluzione piena il primo processo del filone sulla rigenerazione urbana. In particolare il verdetto pronunciato dalla giudice Paola Braggion con la formula "il fatto non costituisce reato" ha fatto cadere l'accusa nei confronti dei costruttori e l'architetto del progetto di aver proceduto a un intervento edilizio, alto oltre 87 metri, con titolo illegittimo (con l'atto della Scia, ndr) - trattandosi di nuova costruzione e non di ristrutturazione e senza previo piano attuativo.
Assolti anche i funzionari del Comune di Milano citati per rispondere penalmente per aver concorso (dolosamente) o cooperato (colposamente) a tale realizzazione rilasciando un titolo illegittimo e redigendo una delibera dirigenziale che rendeva possibile tale costruzione in contrasto con norme statali, e senza redigere un piano attuativo. "Per tutti difetta l'elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo, atteso che solo negli ultimi anni la giurisprudenza penale, quella amministrativa e finanche le pronunce della Corte Costituzionale più recenti hanno offerto diverse interpretazioni del concetto di ristrutturazione", si spiega nella nota.

(Adnkronos) - Dopo i 60 anni pensare che basti camminare come unica attività fisica potrebbe essere un'illusione. "Tutte le linee guida internazionali concordano su queste indicazioni: almeno 150 minuti alla settimana di attività aerobica moderata oppure 75 minuti alla settimana di attività intensa. Oppure, ancora, combinazioni equivalenti delle precedenti indicazioni. Sia l’Organizzazione mondiale della sanità sia il ministero della Salute consigliano, quando possibile, di arrivare anche a raddoppiare questi tempi. Inoltre, almeno due volte alla settimana, sono raccomandati esercizi di potenziamento muscolare e di equilibrio". A fare il punto è la piattaforma anti-bufale 'Dottore ma è vero che...?' curata dalla Fnomceo (Federazione italiana degli Ordini dei medici, chirurgi e odontoiatri).
Secondo gli esperti, "l’attività aerobica comprende esercizi prolungati come camminata, corsa, bicicletta e nuoto; l’attività anaerobica include sforzi brevi e intensi come flessioni ed esercizi con i pesi. Per valutare l’intensità c’è un utile trucco: quando si riesce a conversare durante il movimento, vuol dire che l’intensità è moderata. Con l’aumento dell’intensità, invece, aumentano anche il battito cardiaco e la frequenza respiratoria", ricordano.
Oltre alla camminata e alla ginnastica, quali altre attività sono consigliate? "Possibili attività di intensità moderata, utili anche per rinforzare la muscolatura, includono: stretching; yoga (adattato all’età avanzata); tai chi; nuoto; esercizi aerobici a basso impatto, cioè senza sforzare le articolazioni. Le attività intense includono corsa; nuoto a ritmo più vigoroso; pedalare velocemente o in salita; calcio; tennis; ballo; arti marziali".
Quali sono i benefici dell’attività fisica nella terza età? "L’attività fisica regolare è fondamentale per la salute, anche nella terza età, cioè a partire dai 65 anni. Uno stile di vita attivo deve essere mantenuto lungo tutto l’arco della vita, adattando sforzi e modalità in base al proprio stato di salute - continuano gli esperti - Non serve essere competitivi o praticare sport intensi: per attività fisica si intendono tutti i movimenti che impegnano il sistema muscolo-scheletrico e consentono di consumare più energia del riposo. E i benefici sono molteplici. In generale, a qualunque età : migliora la pressione arteriosa; diminuisce il rischio di malattie cardiocircolatorie e di patologie come il diabete di tipo 2; migliorano le funzioni respiratorie; si riduce il rischio di sviluppare alcuni tipi di tumore; si rinforzano muscoli e ossa; si controlla il peso, evitando l’obesità; migliora la qualità del sonno; migliora il benessere psicologico, controllando l’ansia e la depressione. Uno stile di vita attivo, insomma, non solo previene infortuni e disturbi tipici dell’età, ma riduce la mortalità per tutte le cause. In poche parole, si vive più sani, più a lungo".

Se hai scelto di non accettare i cookie di profilazione e tracciamento, puoi aderire all’abbonamento "Consentless" a un costo molto accessibile, oppure scegliere un altro abbonamento per accedere ad ANSA.it.
Ti invitiamo a leggere le Condizioni Generali di Servizio, la Cookie Policy e l'Informativa Privacy....

(Adnkronos) - "L’estensione dell’indicazione di dostarlimab rappresenta uno dei cambiamenti più importanti degli ultimi anni nella cura del carcinoma dell’endometrio avanzato o recidivato, oggi possiamo associare l’immunoterapia alla chemioterapia fin dall’inizio del percorso offrendo un trattamento più efficace a un numero molto maggiore di donne". Così Elisa Picardo, ginecologa oncologa dell’ospedale Sant’Anna della Città della Salute e della Scienza di Torino e presidente Acto (Alleanza contro il tumore ovarico) Piemonte. A quattro anni dallo studio Ruby, pubblicato nel 2023 sul New England Journal of Medicine, l’immunoterapia è entrata stabilmente nella pratica clinica modificando la gestione della malattia. “Per noi clinici significa avere uno strumento in più per controllare il tumore e migliorare la sopravvivenza, per le pazienti significa nuove prospettive”, sottolinea Picardo, evidenziando come non sia più un’opzione per pochi ma una possibilità concreta per la maggior parte delle donne.
"Inizialmente i maggiori benefici dell’immunoterapia erano stati osservati nelle pazienti con alterazioni molecolari specifiche, le cosiddette dMMR/MSI-H. I dati successivi dello studio Ruby hanno però dimostrato un beneficio anche nelle pazienti pMMR/MSS, cioè quelle con un sistema di riparazione del Dna funzionante, che rappresentano la quota più numerosa dei tumori dell’endometrio – prosegue l’esperta -. I risultati pubblicati nel 2024 su Annals of Oncology mostrano una riduzione significativa del rischio di morte con dostarlimab associato a carboplatino e paclitaxel rispetto alla sola chemioterapia - spiega la ginecologa oncologa -. Nella pratica clinica emergono segnali coerenti con gli studi: “osserviamo risposte più durature e un controllo della malattia che in molti casi si mantiene nel tempo, anche se serviranno dati real life più maturi".
In questo scenario diventa centrale il ruolo delle reti oncologiche. "La vera sfida oggi non è solo avere farmaci innovativi ma garantire che tutte le pazienti possano accedervi in modo tempestivo e uniforme", afferma Picardo, ricordando il valore di una gestione multidisciplinare e specializzata. In Piemonte, aggiunge, "la rete oncologica rappresenta un modello consolidato che aiuta a ridurre le disuguaglianze" con il supporto anche delle associazioni di pazienti nell’orientamento e nell’informazione. Guardando al medio termine le priorità sono diagnosi precoce, accesso alla profilazione molecolare, rafforzamento dei percorsi multidisciplinari e gestione delle tossicità immuno-correlate. "Infine, dobbiamo continuare a investire nella ricerca. Studi come Ruby e Nrg-Gy018 hanno dimostrato che l’integrazione dell’immunoterapia in prima linea cambia gli esiti clinici, ora dobbiamo portare questi risultati nella pratica quotidiana per tutte le donne", sottolineando come la vera innovazione sia oggi la possibilità di puntare a un controllo a lungo termine della malattia e a una migliore qualità di vita. "Come medico vedo il valore di questi risultati nei numeri e nelle curve di sopravvivenza. Come presidente di Acto Piemonte lo vedo negli occhi delle donne e delle loro famiglie. Ogni nuova opportunità terapeutica - conclude Picardo - significa più tempo, più progetti, più vita. È questo il vero significato dell’innovazione".

(Adnkronos) - Con la chiusura delle scuole e l'aumento del tempo libero, "cresce il rischio dell’esposizione di bambini e adolescenti a social network e piattaforme digitali". Sinpia ( Società Italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza) e l’Istituto di Neuropsichiatria infantile 'Giovanni Bollea' dell’Aou Policlinico Umberto I-Sapienza Università di Roma richiamano l'attenzione di famiglie e istituzioni sui rischi di un uso non accompagnato dei social e sulle strategie per proteggere il benessere psichico dei più giovani. "Secondo i dati dell’Oms - riporta una nota di Sinpia - tra il 2018 e il 2022 la quota di adolescenti con un uso problematico dei social media è salita dal 7% all’11%, con un impatto maggiore sulle ragazze; questo fenomeno si associa spesso a un minor benessere psichico, disturbi del sonno, ansia, depressione e calo del rendimento scolastico. La letteratura scientifica più recente (2024-2025), inoltre, evidenzia pericoli specifici per i minori più vulnerabili, legati all'istigazione al suicidio e ad atti di autolesionismo. Uno studio del 2025 ha dimostrato che l’esposizione frequente a contenuti autolesivi può associarsi a un aumento a breve termine di pensieri suicidari e impulsi pericolosi".
"In un’epoca in cui la vita digitale è parte integrante della vita quotidiana – afferma Elisa Fazzi, Neuropsichiatra infantile dell’Università di Brescia e presidente Sinpia – è fondamentale richiamare l’attenzione di famiglie, scuole e istituzioni sulla necessità di governare l’uso dei social network con equilibrio, regole e una solida educazione digitale. La sfida non è demonizzare la tecnologia, ma proteggere bambini e adolescenti da un uso non regolato attraverso una strategia di accompagnamento graduale, evitando sia l'iper-controllo che l'abbandono educativo, considerando che gli effetti dei social dipendono da una pluralità di fattori: l’età, la qualità dei contenuti, la vulnerabilità individuale e, soprattutto, la presenza di adulti competenti come punti di riferimento".
"I social - secondo gli esperti Sinpia - offrono, tuttavia, anche opportunità preziose: possono favorire il senso di appartenenza, contrastare l’isolamento sociale, facilitare l’accesso a informazioni e supporto tra pari e stimolare la creatività. Per molti adolescenti fragili, lo spazio digitale rappresenta un luogo fondamentale di ascolto e confronto". "Esistono, però, alcune dinamiche problematiche che i genitori e le Istituzioni devono conoscere, come l’effetto trigger, ossia il fattore innesco immediato di alcuni contenuti che possono scatenare comportamenti disfunzionali anche ad alto rischio, specialmente in ragazzi che già vivono isolamento o difficoltà emotive - spiegano -; oppure il contagio sociale in cui si osserva una preoccupante tendenza alla normalizzazione e spettacolarizzazione del dolore psichico, che può aumentare e l'imitazione tra i pari più fragili; infine, le dinamiche di gruppo, le “community online” che possono amplificare vulnerabilità preesistenti, rendendo la diffusione di pratiche pericolose un fenomeno di gruppo che disinibisce il singolo".
"Accanto ai grandi temi che coinvolgono le nuove generazioni e la loro salute mentale, cresce la preoccupazione verso l’esposizione continuativa dei minori nel mondo online, spesso poco controllato e in alcuni casi pericoloso, dove è molto più facile imbattersi in contenuti violenti, estremisti o umilianti - dichiara Francesco Pisani, direttore Uoc Npi Policlinico Umberto I Sapienza Università di Roma -. La ripetizione di immagini e linguaggi inappropriati può determinare una desensibilizzazione emotiva, inducendo i minori a normalizzare l’aggressività e a percepire in modo distorto il rischio e le relazioni sociali. Questo clima digitale facilita fenomeni come il cyberbullismo, la partecipazione a sfide pericolose (challenge) e il contatto con community che promuovono comportamenti a rischio o contesti che alimentano molti dei disturbi neuropsichiatrici che trattiamo".
"Il motivo per cui i minori sono così esposti – commenta Arianna Terrinoni, neuropsichiatra infantile dell’Uoc Npi Policlinico Umberto I Sapienza Università di Roma - risiede nella natura stessa del loro sviluppo: il cervello adolescenziale è strutturalmente più sensibile ai meccanismi di ricompensa e alla pressione sociale, pur possedendo ancora una limitata capacità critica per interromperne l’utilizzo eccessivo o riconoscere certi tipi di manipolazioni Gli algoritmi delle piattaforme, progettati per massimizzare il coinvolgimento emotivo, tendono purtroppo a privilegiare contenuti estremi e attivanti, inclusi quelli dannosi. Anche il contesto adulto fatica, spesso, a fornire una buona educazione digitale". Questi temi sono stati al centro del Convegno 'Connessioni pericolose? 2.0 Tecnologie digitali, adolescenti e salute mentale', organizzato dall’Istituto di Neuropsichiatria infantile dell'Aou Policlinico Umberto I Sapienza Università di Roma con il patrocinio della Sinpia - Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che ha riunito Neuropsichiatri, Istituzioni e massimi esperti del settore.
Gli esperti hanno stilato alcune raccomandazioni per le famiglie: 1) Non utilizzare i dispositivi come "pacificatori" o “baby sitter” per calmare i bambini; 2) Rispettare i limiti di età previsti dalle piattaforme e cercare evitare l'uso dei social prima della preadolescenza; 3) Preservare spazi offline nella vita quotidiana: evitare gli schermi durante i pasti e lasciare gli smartphone fuori dalla camera durante la notte per proteggere la qualità del sonno; 4) Osservare i segnali di allarme come insonnia, irritabilità, ritiro sociale o bisogno compulsivo di controllare le notifiche. A livello istituzionale gli esperti concordano, inoltre, sulla necessità di introdurre l'educazione digitale e affettiva nelle scuole, richiedere maggiore trasparenza agli algoritmi delle piattaforme, implementare sistemi reali di verifica dell’età e rafforzare i servizi di neuropsichiatria infantile per supportare le fragilità emergenti. "L’obiettivo non è la proibizione totale —spesso inefficace o controproducente — ma la costruzione di un ecosistema digitale sicuro attraverso una vera alleanza tra famiglia, scuola e istituzioni per trasformare la rete in uno spazio di crescita protetto", conclude la nota.

(Adnkronos) - La Cia ha avvertito Donald Trump: l'intelligence degli Stati Uniti ha seri dubbi sulla reale volontà dell'Iran di fare concessioni concrete in relazione al proprio programma nucleare. Il tema è centrale per il presidente americano nel dialogo che ha portato Washington e Teheran alla firma - per ora solo digitale - dell'accordo per porre fine alla guerra. Il memorandum d'intesa sarà firmato a Ginevra, per gli Usa sarà presente il vicepresidente JD Vance. A quel punto, si aprirà la fase successiva: in un periodo di 60 giorni - con proroghe possibili - le parti si confronteranno sul programma nucleare della Repubblica islamica.
"L'Iran non avrà mai un'arma atomica", ha detto e ripetuto Trump. Le certezze del presidente, secondo quanto scrive Axios, non sono condivise dall'intelligence. John Ratcliffe, direttore della Cia, e altri funzionari di rilievo hanno sollevato dubbi sulla reale disponibilità di Teheran. Raticliffe non sarebbe l'unico peso massimo scettico ai vertici dell'amministrazione. Analoghe preoccupazioni sono state espresse dal segretario di Stato, Marco Rubio, e dal segretario alla Difesa, Pete Hegseth.
Il tema è stato affrontato in una serie di meeting di alto livello, tra Trump e i suoi principali consiglieri, prima dell'annuncio dell'accordo nella giornata di domenica 14 giugno.Negli incontri sono state discusse informazioni raccolte da diverse agenzie di intelligence statunitensi: i report, afferma Axios, mostravano scarsa coerenza tra le posizioni private dei funzionari iraniani sull'accordo e i messaggi inviati dagli stessi soggetti ai mediatori e agli Stati Uniti. Ratcliffe e Rubio, sulla base di tali informazioni, hanno manifestato i propri dubbi sulla reale disponibilità degli iraniani ad accettare le condizioni previste da Washington.
"Le informazioni indicano che le intenzioni iraniane non sono in linea con i loro impegni nell'ambito dell'accordo", ha affermato una fonte citata dalla testata. "Il presidente Trump ascolta tutte le opinioni su qualsiasi questione, ma tutti capiscono che è lui a prendere la decisione finale", ha affermato un funzionario della Casa Bianca in relazione al tema. "Questo memorandum d'intesa rispetta tutte le linee rosse che l'amministrazione ha a lungo evidenziato per garantire che l'Iran non possa mai possedere un'arma nucleare, non possa mantenere il suo uranio altamente arricchito e non possa tenere in ostaggio la fornitura di energia a livello mondiale", ha affermato il funzionario facendo riferimento al blocco dello Stretto di Hormuz e aggiungendo che Trump avrebbe accettato solo un accordo finale "buono".
Il vicepresidente Vance, con gli emissari Steve Witkoff e Jared Kushner, dovrebbe incontrare venerdì il presidente del Parlamento iraniano Mohammad-Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, al tavolo con mediatori di Pakistan e Qatar, per discutere la fase successiva dei negoziati. Il testo integrale del memorandum d'intesa, che dovrebbe essere articolato in 14 punti, non è ancora stato pubblicato. Axios cita una fonte a conoscenza del testo: gli iraniani otterranno più di quanto siano chiamati a concedere, a meno che non accettino di firmare un accordo nucleare che soddisfi in toto gli obiettivi degli Stati Uniti.
Secondo la fonte citata da Axios, il memorandum d'intesa prevede che Stati Uniti e Iran si impegnino a "risolvere la questione dello smaltimento del materiale arricchito stoccato" da Teheran e a "discutere la questione dell'arricchimento futuro e altre questioni concordate di comune accordo relative alle esigenze nucleari dell'Iran, sulla base di un quadro soddisfacente che verrà concordato nell'accordo finale".
L'Iran terrà fermo il proprio programma nucleare finché i negoziati proseguiranno. Stati Uniti nel frattempo non imporrebbero nuove sanzioni né schiererebbero ulteriori forze nella regione. In caso di intesa definitiva, gli Stati Uniti ritireranno le forze mobilitate per la guerra entro 30 giorni e porranno fine a tutte le sanzioni contro l'Iran secondo un calendario concordato. Nell'ambito dell'amministrazione Trump, ribadisce la testata, diverse figure ritengono improbabile che l'Iran firmi un accordo sul nucleare alle condizioni degli Stati Uniti. Nel corso del dialogo supplementare, è altamente probabile che Teheran tragga vantaggio dal quadro legato al memorandum d'intesa. In realtà, secondo la roadmap abbozzata da un alto funzionario, Washington potrebbe avere un quadro chiaro sulle reali intenzioni iraniane nel giro di 2-3 settimane, senza attendere la scadenza di 2 mesi: il processo, in teoria, potrebbe fermarsi senza che l'Iran ottenga grandi vantaggi.
L'accordo annunciato domenica porterà alla riapertura dello Stretto di Hormuz e alla rimozione, già iniziata, del blocco navale americano. Il memorandum, afferma Axios, stabilisce che "l'Iran si impegnerà al massimo per garantire il passaggio sicuro e gratuito delle navi commerciali per 60 giorni", mentre gli Usa revocheranno gradualmente il blocco fino alla sua completa rimozione entro 30 giorni. L'Iran avvierà un dialogo con l'Oman "per definire la futura amministrazione e i servizi marittimi" nello Stretto, con la partecipazione di altri Paesi del Golfo al fine di raggiungere una soluzione "in linea con il diritto internazionale applicabile e i diritti sovrani" dei Paesi della regione. I media di Teheran hanno fatto riferimento più volte all'introduzione di un sistema di pedaggi al termine del periodo di 60 giorni.
Una delle questioni cruciali nei negoziati è stata lo sblocco dei fondi e dei beni iraniani congelati. Il documento firmato, spiega Axios, lascia ampio margine di interpretazione. Gli Stati Uniti "si impegnano a rendere" i fondi "pienamente disponibili per l'uso... al momento dell'attuazione del presente memorandum d'intesa", secondo la fonte citata da Axios. Si tratterebbe di un modello "pagamento in base alle prestazioni". Il memorandum d'intesa prevede inoltre che qualsiasi accordo finale includa un "piano definitivo e concordato di comune accordo" per l'istituzione di un fondo di 300 miliardi di dollari per la "ricostruzione e lo sviluppo economico" dell'Iran, con la definizione diun meccanismo per la sua attuazione. In realtà, si tratterebbe di un piano a lungo termine che si concretizzerebbe solo se l'Iran smantellasse il suo programma nucleare e varasse significative riforme interne.
(Adnkronos) - L'Iran ha iniziato i suoi Mondiali 2026 tra le proteste e le tensioni. Oggi, martedì 16 giugno, la Nazionale della Repubblica islamica ha affrontato la Nuova Zelanda nella prima giornata del girone G, in una partita segnata dalle manifestazioni di dissenso verso il regime iraniano e dai fischi durante l'esecuzione dell'inno.
Fuori dal SoFi Stadium di Los Angeles, città che raccoglie la più grande comunità iraniana degli Stati Uniti, un gruppo di manifestanti si è radunato per protestare contro il regime degli ayatollah, intonando cori e sventolando la vecchia bandiera iraniana, quella utilizzata prima della Rivoluzione Islamica. Tra la folla anche cartelloni contro l'accordo firmato da Stati Uniti e Iran per mettere fine alla guerra che ha messo a rischio la partecipazione della Nazionale al Mondiale americano.
Il vessillo verde, bianco e rosso con al centro un leone e un sole, è stato sostituito a partire dal 1980, ma è riapparso anche sulle tribune dello stadio nonostante le minacce della Federazione iraniana, che aveva sollecitato l'intervento preventivo della Fifa. La Federcalcio internazionale vieta l'esibizione di simboli e vessilli di carattere politico e l'Iran aveva minacciato di ritirare la squadra e lasciare il campo in caso di esposizione della bandiera in questione.
La 'flag' è finita al centro anche di una causa davanti ad un giudice del tribunale della contea di Los Angeles per iniziativa dell'Institute for Voice of Liberty e di Sam Kermanian, tifoso intenzionato a contestare le norme della federcalcio mondiale Il caso è stato discusso con procedura d'urgenza poche ore prima della partita. Il giudice Curtis A. Kin ha stabilito la validità del divieto di esibire la vecchia bandiera: "La libertà di parola è incredibilmente importante, è sacra, un pilastro della nostra società, ma non è illimitata, come ad esempio nel caso di un privato cittadino, su una proprietà privata e, come dimostrato da precedenti casi, attraverso una regolamentazione ragionevole".
Risultato, no al tifoso. "Ci potrebbero essere danni per circa 2.500 membri dello staff che devono occuparsi dei protocolli di sicurezza", la sentenza del giudice. "Modificare un protocollo consolidato di uno stadio per un evento di grandi dimensioni in poche ore rappresenta un onere enorme. È difficile immaginare come la Fifa possa apportare una modifica in uno stadio e non negli altri".
Il New York Times documenta il dibattito andato in scena in aula. L'avvocato Shahrokh Mokhtarzadeh, legale del ricorrente, ha citato una sentenza della Corte Suprema della California, secondo cui un'entità commerciale non dovrebbe essere autorizzata a costringere un cliente a rinunciare al diritto alla libertà di parola in cambio della partecipazione all'evento. In sostanza, vietare l'esibizione della bandiera rappresenta la violazione di un diritto: "C'è una grande comunità iraniana in California, e molti non vogliono entrare allo stadio con la bandiera della Repubblica Islamica. Viene loro negato l'esercizio della libertà di parola". "Quindi si potrebbe entrare con una bandiera nazista, confederata, sovietica o del Ku Klux Klan?", ha ribattuto il giudice prima di esprimersi: bandiera vietata, almeno in teoria.

(Adnkronos) - L'Iran ha iniziato i suoi Mondiali 2026 tra le proteste. Oggi, martedì 16 giugno, la Nazionale della Repubblica islamica ha affrontato la Nuova Zelanda nella prima giornata del girone G, in una partita segnata dalle manifestazioni di dissenso verso il regime iraniano.
Fuori dal SoFi Stadium di Los Angeles, che raccoglie la più grande comunità iraniana degli Stati Uniti, un gruppo di manifestanti si è radunato per protestare contro il regime al governo nel Paese, intonando cori e sventolando la vecchia bandiera iraniana, quella utilizzata prima della Rivoluzione Islamica. Tra la folla anche cartelloni contro l'accordo in procinto di essere firmato da Stati Uniti e Iran, che metterebbe fine alla guerra in corso da diversi mesi e che aveva messo a rischio la partecipazione della Nazionale al Mondiale americano.
Il vessillo verde, bianco e rosso con al centro un leone e un sole, è stato sostituito a partire dal 1980, ma è riapparso anche sulle tribune dello stadio nonostante le minacce della Federazione iraniana, che si era 'raccomandata' con la Fifa per non permetterlo. L'Iran infatti aveva minacciato di ritirare la squadra e lasciare il campo in caso di esposizione di simboli politici.

(Adnkronos) - Dopo il caos e le polemiche delle ultime settimane, ai Mondiali 2026 tocca all'Iran. Oggi la nazionale iraniana del ct Ali Ghalenoei farà il suo debutto in Coppa del Mondo contro la Nuova Zelanda, al Los Angeles Stadium. Si tratta di una delle sfide del girone G.
Nell'altra partita del girone, 1-1 tra Belgio ed Egitto.

(Adnkronos) - Dopo il caos e le polemiche delle ultime settimane, ai Mondiali 2026 tocca all'Iran. Oggi la nazionale iraniana del ct Ali Ghalenoei farà il suo debutto in Coppa del Mondo contro la Nuova Zelanda, al Los Angeles Stadium. Si tratta di una delle sfide del girone G.
Nell'altra partita del girone, 1-1 tra Belgio ed Egitto.

(Adnkronos) - Dopo il caos e le polemiche delle ultime settimane, ai Mondiali 2026 tocca all'Iran. Oggi la nazionale iraniana del ct Ali Ghalenoei farà il suo debutto in Coppa del Mondo contro la Nuova Zelanda, al Los Angeles Stadium. Si tratta di una delle sfide del girone G.
Nell'altra partita del girone, 1-1 tra Belgio ed Egitto.

(Adnkronos) - Pareggio tra gol e spettacolo per l'Iran all'esordio nei Mondiali 2026. Oggi, martedì 16 giugno, la Nazionale della Repubblica Islamica è stata fermata sul 2-2 dalla Nuova Zelanda in una partita segnata dalle proteste contro il regime degli ayatollah sugli spalti e che ha regalato però un vero show in campo. A decidere il match la doppietta di Just, al 7' e al 55', e le reti di Rezaeian al 33' e di Mohebi al 64'. Con questo punto, Iran e Nuova Zelanda raggiungono quota 1 nel girone G, a pari merito con Belgio ed Egitto.
La partita dell'Iran comincia ben prima del fischio d'inizio. Fuori dallo stadio gruppi di manifestanti si riuniscono per protestare contro il regime degli ayatollah, mentre sugli spalti si vede la 'vecchia' bandiera iraniana, quella utilizzata prima della Rivoluzione Islamica. Il vessillo verde, bianco e rosso con al centro un leone e un sole, è stato sostituito a partire dal 1980, ma è riapparso anche sulle tribune dello stadio nonostante le minacce della Federazione iraniana, che aveva sollecitato l'intervento preventivo della Fifa.
La tensione che si avverte sugli spalti, però, in campo non c'è. La partita è aperta fin dai primi minuti, con la Nuova Zelanda che è la prima a sbloccare il risultato dopo appena sette minuti. Just riceve un pallone in area e calcia sotto la traversa con il destro, portando in vantaggio la sua Nazionale. L'inizio choc però non scoraggia l'Iran. Ci pensa Taremi a caricarsi la squadra sulle spalle: l'ex attaccante dell'Inter arriva palla al piede fino al limite dell'area e calcia a giro, colpendo il palo. Per il pareggio bisogna aspettare il 33': Rezaeian si infila in area e sfrutta il lavoro di un compagno per piazzare il tap-in dell'1-1 con cui si conclude il primo tempo, con l'Iran che in pieno recupero si vede annullato il gol di Nemati per fuorigioco.
L'Iran parte bene anche nella ripresa, ma è la Nuova Zelanda a trovare ancora una volta il vantaggio. Al 55' una bella azione corale libera Just, che controlla in area e batte Beiranvand, non perfetto nella circostanza, firmando la sua doppietta. I neozelandesi sfiorano il raddoppio con Singh poco dopo, prima di subire la reazione avversaria. Al 64' un cross dalla destra trova Mohebi smarcato in area, che di testa firma il nuovo pareggio iraniano. Il finale è tutto della Nazionale della Repubblica islamica, che spinge ma non sfonda, con la partita che termina quindi 2-2. L'Iran incassa un punto e lascia Los Angeles per tornare in Messico: la selezione, infatti, è autorizzata a rimanere sul territorio degli Stati Uniti solo per poche ore.
Nell'altra partita del girone, 1-1 tra Belgio ed Egitto.

(Adnkronos) - Marcelo Bielsa contro Gianni Infantino ai Mondiali 2026. Oggi, martedì 16 giugno, l'Uruguay ha sfidato l'Arabia Saudita nella prima giornata del girone H nella rassegna iridata di scena in Stati Uniti, Messico e Canada. Prima dell'inizio della partita però, è andato in scena un gesto di protesta da parte del ct sudamericano contro il 'nuovo' Mondiale a 48 squadre voluto dal presidente della Fifa.
Al momento dell'annuncio delle formazioni sui maxi schermi di Miami infatti, Bielsa si è mostrato con il capo chino, senza guardare la telecamera e rifiutandosi di fare qualunque tipo di azione, come invece fanno i giocatori impegnati nei Mondiali. Tutto, come detto, in protesta con il nuovo format della Coppa del Mondo.

(Adnkronos) - Un incontro con Vladimir Putin negli Stati Uniti, a 'casa' di Donald Trump. E' la proposta che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky lancia per stanare il leader russo e imprimere un'accelerazione ai negoziati con Mosca per porre fine alla guerra. Il conflitto dura da 4 anni e mezzo, il dialogo si è arenato da tempo e la soluzione negoziale appare ancora lontanissima. Nelle ultime settimane, l'Ucraina ha colpito con regolarità il territorio della Russia: i droni di Kiev si spingono in profondità, prendendo di mira soprattutto impianti petroliferi e raffinerie. Il quadro sul terreno è cambiato rispetto a quando Trump sollecitava Zelensky ad accettare le condizioni di Mosca: l'Ucraina non ha mai contemplato la cessione del Donbass per chiudere il conflitto e, a giudicare dagli equilibri attuali, non ha sbagliato.
Zelensky da tempo si dice pronto ad incontrare Putin per trovare una soluzione a livello di leader. Dal Cremlino, arriva sempre la stessa risposta provocatoria: "Zelensky può venire a Mosca". Il presidente ucraino sceglie ora un'altra soluzione per uscire dallo stallo: ha proposto a Trump di incontrare Putin negli Stati Uniti. Nella giornata di domenica "abbiamo discusso con il presidente Trump della possibilità di organizzare un simile incontro negli Stati Uniti, in un formato che Putin avrebbe molte più difficoltà a rifiutare", le parole del presidente ucraino in un videomessaggio pubblicato su X. "Vedremo cosa ne verrà fuori". Il tema verrà riproposto probabilmente anche nelle prossime ore: Zelensky arriverà a Evian, in Francia, per il G7. E tra i leader ad attenderlo troverà anche Trump. Il presidente americano è arrivato dopo aver raggiunto l'intesa con l'Iran per porre fine alla crisi in Medio Oriente. Ora, nell'agenda della Casa Bianca, la guerra tra Ucraina e Russia può tornare in posizione di primo piano.
"Forse possiamo fare qualcosa per l'Ucraina. Credo che sia Putin che Zelensky siano disponibili", ha detto Trump al G7 prima dell'incontro bilaterale con il presidente francese Emmanuel Macron. "Ora che abbiamo chiuso con l'Iran, ci possiamo concentrare su questo", ha aggiunto. Proprio Macron è il principale fautore di un ruolo più attivo di Washington: "Quello che desidero davvero è che gli americani dicano: 'Siamo con voi, continueremo ad aiutare l'Ucraina, eserciteremo maggiore pressione sulla Russia'", ha detto il numero 1 dell'Eliseo all'emittente Tf1. "Il tipo di negoziazione giusto prevede che Ucraina e Russia siano sedute allo stesso tavolo, ma con la presenza anche di europei e americani", ha aggiunto poi il presidente francese.
Pagina 262 di 438
Sarda News - Notizie in Sardegna
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Per proporre i tuoi feed o un contenuto originale, scrivici a info@sardanews.it