(di Antonella Brianda) "Loco Demola anno domini 1173": è in questa
denominazione, risalente al Basso Medioevo e riportata su un atto
notarile giunto fino a noi, che si trova forse la prima
trascrizione di "Monti di Mola", antico nome di Porto Cervo. Una
denominazione che racchiude ciò che ancora oggi è il paesaggio alle
spalle della località in Costa Smeralda tra le più conosciute e
rinomate al mondo, approdo per yacht di lusso. Colline e monti
caratterizzati dal granito scolpito dal maestrale e adornati da
un'aspra vegetazione ricca di macchia mediterranea. Per andare a
ritroso nella storia di Porto Cervo, è necessario farsi guidare
dalle carte, quelle nautiche e portolane, dalle pergamene arrivate
fino a noi un po' per caso e un po' per la ricerca costante e
tenace di Mario Soggiu, esperto e appassionato della sua Gallura
che con l'associazione culturale "La Scatola del Tempo" di
Arzachena, fruga incessantemente negli archivi anche esteri e
rovista tra le scartoffie dei mercatini dell'antiquariato alla
ricerca di un segnale dal passato che parli di Sardegna e di Porto
Cervo.E così ha scoperto che l'attuale Poltu Quadu in origine si chiamava "Poltu Cuadu" con la C, e che il suo essere nascosto, "cuadu" in lingua sarda, rappresentava per i naviganti una caratteristica essenziale, perché seppur difficoltoso da raggiungere, era considerato come riparato da venti e mareggiate. Nella Carta Pisana del 1290, conservata nella biblioteca nazionale di Francia, si trova il placido approdo di Porto Cervo segnato ancor prima di quello di Alghero, città che non era stata ancora fondata. E poi ancora "Cervio" o "Porto Cervio", segnato come riparo sicuro, lo troviamo nell'Atlas Marittimus del 1675 riportato da John Seller, maestro di bussole e strumenti nautici.
Per far sì che la storia antica...