
Il Consiglio Europeo che si riunirà domani, giovedì 18 dicembre, a Bruxelles per decidere su come finanziare l'Ucraina nei prossimi due anni si preannuncia complicato. Il nodo principale del summit è il via libera, o eventualmente lo stop, a un prestito Ue all'Ucraina, il cosiddetto prestito di riparazione, basato sui beni congelati alla Banca centrale della Federazione Russa, che ammontano a 210 miliardi di euro, 185 dei quali sono nelle disponibilità di Euroclear, colosso belga che è uno snodo critico del sistema finanziario globale, attivo nella compensazione, regolamento e custodia di titoli su molti mercati finanziari, non solo europei ma anche americani e asiatici.
Favorevoli e contrari
Problema: i Paesi che hanno qualche perplessità, a vario titolo, sulla proposta presentata dalla Commissione non sono pochi. Se ne contano almeno sette, e sono solo quelli venuti allo scoperto. Il Belgio è contrario fin dall'inizio, essendo il Paese che rischia di più. Italia, Bulgaria e Malta hanno votato con Bruxelles per rendere semi-perenne, a maggioranza qualificata, il congelamento dei beni russi, invocando l'articolo 122 del Tfue, mossa che per Viktor Orban, affezionato al veto, equivale ad uno "stupro" del diritto Ue.
I quattro Paesi hanno però allegato una dichiarazione al voto in cui chiedono di esplorare opzioni alternative e meno rischiose. Un alto funzionario Ue tende a non attribuirle troppo peso: "E' solo una dichiarazione in cui gli Stati membri approvano la soluzione, ma chiariscono le condizioni", sostiene. Ungheria e Slovacchia sono da tempo su posizioni non allineate con la direttrice maggioritaria filo Ucraina, del sostegno 'as long as it takes', per tutto il tempo necessario. La Repubblica Ceca ha un primo ministro, Andrej Babis, appena tornato al potere, che viene dai Liberali ma che ora milita nei Patrioti per l'Europa, il gruppo del Rassemblement National e della Lega. Il miliardario ha già detto che Praga non intende contribuire alle garanzie necessarie affinché il prestito assomigli il meno possibile ad una confisca.
Il nodo unanimità e la strategia di Costa
Il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa, spiega la fonte, riterrebbe "ideale" avere un accordo "a 27", cosa che però "non sarà possibile", visto la scontata contrarietà dell'Ungheria, che peraltro, allo stato, sta bloccando le conclusioni su Ucraina e allargamento, come ha riferito la ministra danese Marie Bjerre. L'ideale sarebbe un ok "a 26", quindi "speriamo che sia il più vicino possibile a 26". Tuttavia, spiega, è impossibile fare previsioni ora: "Decideranno i leader". Il fatto è che l'alternativa messa sul tavolo dalla Commissione, un prestito basato sull'headroom del bilancio Ue, sulla falsariga 'tecnica' di Next Generation Eu, necessita dell'unanimità.
Unanimità che non c'è, perché l'Ungheria è contraria, non da oggi. Il problema, però, è politico e riguarda altri Paesi, in primis la Germania, dove l'AfD è prima nei sondaggi. Per questo, il cancelliere Friedrich Merz non può permettersi, in queste condizioni, di spiegare agli elettori tedeschi che occorre fare debito per aiutare l'Ucraina. Come ha confermato più volte l'Alta Rappresentante Kaja Kallas, l'idea di fare debito Ue per sostenere Kiev, da lei lanciata quando era ancora premier dell'Estonia, "non ha preso quota".
Per la fonte, questa ipotesi di lavoro, che pure la Commissione ha messo sul tavolo ben sapendo che sarebbe stata bocciata, "non è realistica", dato che la presidenza danese l'ha portata in Coreper e "uno Stato membro era chiaramente contrario". Pertanto, questa opzione "è stata messa sullo scaffale". E dunque, l'alto funzionario spiega che una "cospicua maggioranza" di Stati membri appoggia l'idea del prestito di riparazione, che resta la "soluzione sulla quale lavorare" per il Consiglio Europeo. "Vedremo che cosa succede", dice.
Lo scoglio belga
In teoria, il prestito di riparazione potrebbe essere approvato a maggioranza qualificata, mettendo il Belgio in minoranza. Ma tra il dire e il fare, c'è di mezzo parecchio: l'alto funzionario, a domanda diretta, risponde che si tratta della risposta "più complessa" da dare e che "la grande maggioranza del lavoro" è stato fatto "insieme al Belgio". Belgio che, tuttavia, resta sulle proprie posizioni, anche se, come ha detto il premier Bart De Wever, non ha la vocazione di comportarsi nell'Ue "come l'Ungheria" di Viktor Orban. Tuttavia, lo stesso De Wever ha detto di non voler credere che la Commissione possa spingersi a confiscare i soldi di una società privata contro la volontà di uno Stato membro sovrano, preannunciando azioni legali se dovesse succedere.
Intanto, una delle condizioni che il Belgio ha posto, di non essere l'unico Paese a vedersi semi-confiscati i beni della Banca centrale russa, dovrebbe essere soddisfatta. La proposta della Commissione già prevede la partecipazione dei beni russi congelati parcheggiati in altri Paesi. Un problema particolare è quello delle banche francesi, sugli averi russi delle quali mancano dettagli. La fonte, comunque, assicura che ci sono "evoluzioni positive" sul fronte della partecipazione di "tutti gli asset congelati" al cosiddetto prestito di riparazione all'Ucraina.
Lo spettro bancarotta per Euroclear
Un problema non piccolo, come spiegato recentemente dal Corriere della Sera, è che il prestito Ue all'Ucraina sarebbe costituito da titoli infruttiferi, che non producono interessi. Una caratteristica, questa, voluta dalla Germania perché, se i bond pagassero cedole, somiglierebbero molto agli Eurobond, che fanno inorridire Berlino. Il problema è che, se qualcosa dovesse andare storto, Euroclear non potrebbe usare quei titoli per chiedere liquidità alla Bce. In questo frangente, uno 'worst-case scenario' improbabile ma che non si può escludere a priori, Euroclear rischierebbe di andare in bancarotta. Evento che sarebbe catastrofico.
Tuttavia, alla Commissione sono convinti di avere ridotto i rischi al minimo. E la decisione sul prestito cosiddetto di riparazione resta "il principale punto del Consiglio Europeo", sul quale i leader sono chiamati a prendere "una decisione", spiega l'alto funzionario. Il presidente Costa "ritiene indispensabile" che una decisione venga presa questa settimana, "anche se i leader dovranno trattenersi un po' più a lungo del solito" nell'Europa Building. Contrariamente alla gestione di Charles Michel, sotto il quale summit interminabili erano la regola, sotto Costa sono rientrati in tempistiche meno abnormi, solitamente ridotti ad un giorno solo, ma questa volta sarà molto difficile comprimere i lavori in una sola giornata.
Tre giorni per un'intesa?
Costa ha ventilato la possibilità di trattenere i leader a Bruxelles fino a sabato 20. Dato che il Consiglio Europeo sarà preceduto, stasera, da un summit Ue-Balcani Occidentali, vorrebbe dire che i leader (probabilmente non tutti) dovrebbero trattenersi nella capitale belga per ben tre notti. Non sono poche, ma non è possibile escluderlo del tutto: nel luglio del 2020 ci vollero quattro giorni e quattro notti di summit per trovare l'accordo sul Quadro finanziario pluriennale 2021-27 e su Next Generation Eu.
Resta sempre la possibilità di approvare un prestito-ponte, in grado di accompagnare l'Ucraina per qualche mese, in attesa di vedere come andranno le trattative in corso, che hanno già spinto Kiev a non escludere la possibilità, dopo quasi quattro anni di resistenza all'invasore, di dolorose concessioni territoriali. L'alto funzionario Ue non ha scartato nettamente questa possibilità, ma ha ribadito che l'ipotesi di lavoro resta il prestito di riparazione, che è "l'opzione favorita da una grande maggioranza di Paesi".
Gli altri punti sul tavolo
La bozza delle conclusioni prevede altri punti, sui quali però non si prevedono grandi "discussioni" tra i leader. Una sarà sull'allargamento dell'Ue, ed è necessaria perché c'è la "possibilità realistica" che "a breve termine" alcuni Paesi candidati siano pronti ad aderire all'Ue: il più avanzato è il Montenegro, che ha chiuso 12 capitoli negoziali su 33. Quindi, l'Ue deve prepararsi al momento in cui dovrà decidere cosa fare: l'ultimo Paese che ha aderito all'Unione è la Croazia, entrata nel 2013, che oggi è nell'euro. Nel frattempo, l'Ue ha perso il Regno Unito, potenza nucleare con 70 milioni di abitanti.
La seconda discussione sarà sull'Mff 2028-34, la cui proposta andrebbe approvata "idealmente entro la fine del 2026", in modo da avere "tutto il 2027" per il lavoro legislativo necessario ad un avvio fluido del nuovo Quadro finanziario pluriennale. L'Italia ha già chiarito, per bocca del ministro agli Affari Europei Tommaso Foti, di non vedere ragione per inserire nelle conclusioni una deadline a fine 2026, dato che la 'negobox' prevede anche i 'rebates', gli sconti ai contributi dei contributori netti al bilancio Ue, che l'Italia, tutt'altro che isolata, considera "anacronistici" e "desueti". Anche il commissario al Bilancio Piotr Serafin ha detto che la Commissione non è "entusiasta" dei rebates.
La protesta degli agricoltori
Intanto, per domani è annunciata una protesta degli agricoltori a Bruxelles, contro la proposta di bilancio della Commissione, che accorpa Pac e politica di coesione in singoli piani nazionali, cosa che comporterà tagli. La protesta sarà diretta anche, con ogni probabilità, contro l'accordo Ue-Mercosur e potrebbe essere esacerbata dal malessere degli allevatori francesi, colpiti da focolai di dermatite nodulare che vengono combattuti abbattendo e incenerendo intere mandrie di bovini. Un metodo drastico, probabilmente inevitabile per eradicare la malattia, che però viene vissuto spesso come un trauma dai proprietari degli animali.
I leader discuteranno anche, in vista del Consiglio Europeo informale del prossimo febbraio, di "geoeconomia", cioè delle implicazioni strategiche che la dimensione economica ha sempre avuto. In questo ambito, verrà probabilmente discussa la nuova "postura" degli Usa di Donald Trump, che hanno applicato dazi all'Ue e ad altri partner e non nascondono la propria insofferenza per l'Unione. In questo contesto, verrà probabilmente sollevato anche il tema dell'accordo commerciale Ue-Mercosur, che i presidenti Antonio Costa e Ursula von der Leyen dovrebbero andare a firmare in Brasile sabato 20 dicembre.
Non è ancora detto che ci riescano. La Francia ha chiesto ufficialmente un rinvio, perché l'Ue deve "proteggere" i propri agricoltori dalla concorrenza di produttori che non sottostanno alle medesime regole, come ha detto il ministro francese agli Affari europei Benjamin Haddad. La leader del Rassemblement National Marine Le Pen ha detto che la Francia dovrebbe "dire no", anziché chiedere un rinvio. Si vedrà se l'Ue riuscirà a firmare un accordo commerciale con un'area di libero scambio da oltre 280 milioni di abitanti, utile a compensare almeno parzialmente il terreno perso negli Usa, dove il protezionismo è tornato in gran voga.
Il Consiglio Europeo dovrebbe prendere il via intorno alle 10 di domani, dopo i prevertici dei partiti, con il consueto intervento della presidente del Parlamento Roberta Metsola, seguito da un collegamento con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il programma, suscettibile di variazioni, prevede una prima discussione sull'Ucraina, poi una sull'allargamento, successivamente il bilancio Ue e poi una cena sulla geoeconomia e la competitività. Il summit si protrarrà "per tutto il tempo necessario", minacciano fonti Ue. (di Tommaso Gallavotti)

Con il Natale, il calendario indica una pausa dalle lezioni scolastiche, ma in famiglia non arriva automaticamente la calma tanto desiderata dopo mesi di agende piene di impegni, tra scadenze da rispettare, capricci da gestire e voti da recuperare. Sotto l’albero, se non ci si prepara adeguatamente, si rischia di trovare due settimane che mettono a dura prova la relazione genitori-figli, perché il vero problema non è il tempo a disposizione, ma come si gestisce quel tempo insieme. In Italia, secondo un recente sondaggio comparativo realizzato dall’istituto Eumetra nell’ambito del progetto 'Parents', quasi la metà dei genitori (47%) non si sente all’altezza del proprio ruolo educativo, un indicatore di come stress, impegni e carico di responsabilità possano influire negativamente sulla percezione di sé e sulla qualità del tempo dedicato ai figli. Situazione confermata anche dal Cisf Family Report 2025, secondo cui 6 italiani su 10 dichiarano di aver sofferto di ansia o stress lo scorso anno, con ripercussioni inevitabili sulla possibilità di dedicare tempo di qualità alla famiglia.
Cosa può succedere quindi se il tempo delle vacanze non è né strutturato consapevolmente né libero davvero? "Nei figli possono esserci regressioni comportamentali (capricci, atteggiamenti di sfida, gelosie tra fratelli,) e difficoltà a 'staccare' davvero dalla routine talvolta ansiosa legata alla scuola, e il rischio è che al rientro a gennaio siano ancora più stanchi, che i risultati scolastici non brillino, perché il periodo natalizio non è servito a ricaricarsi di entusiasmo ed energie", afferma Federica Ciccanti, pedagogista, pedagogista clinico, mediatrice familiare e autrice di 'Regole facili. Genitori felici (e figli anche)', edito da Vallardi. "Nei genitori, invece, si possono presentare sensi di colpa ('Non sto facendo abbastanza'), frustrazione ('Perché i miei figli non riescono a stare bene insieme senza litigare?') ed esaurimento ('Non voglio più sentir parlare di compiti'). Tutte sensazioni che ledono l’autostima e la capacità di sentirsi 'un bravo genitore' e che si ripercuotono nelle relazioni in famiglia: il filo della comunicazione si assottiglia, i genitori parlano sempre e solo di doveri, prestazioni e comportamenti da correggere e i figli sentono di non essere ascoltati, capiti e si comportano in certo modo solo per evitare rimproveri e non perché capiscono l’importanza di costruire un dialogo sincero con mamma e papà".
Nessun genitore vuole rovinare le vacanze dei figli, ma non sempre sa come affrontare tutti quei giorni di vacanza. C’è chi riempie il loro tempo di impegni, perché vuole che non perdano il ritmo, che non si annoino, che non trascorrano ore e ore parcheggiati davanti a un videogioco e pensa che, anche questa, sia una forma di amore e protezione. C’è chi, al contrario, pur non essendo negligente, 'molla la presa' e li lascia liberi di decidere cosa fare durante il giorno, e spesso lo fa per stanchezza e perché pensa sia sano lasciarli scegliere, almeno quando non c’è scuola. "Non c’è un comportamento giusto e uno sbagliato. In entrambi i casi, quella che dovrebbe essere un’occasione per rafforzare i legami in famiglia diventa fonte di stress, fraintendimenti e distanze. Non si pretendono sacrifici enormi e non si richiede di diventare 'genitori perfetti', ma semplicemente si chiede di essere consapevoli del valore del tempo condiviso. Il regalo di Natale più bello, e spesso più desiderato, è gratuito ed è il tempo insieme", continua Ciccanti. "Le vacanze non sono né un’estensione della scuola né un vuoto da riempire. Sono un’occasione per riscoprire che la relazione genitori-figli è importante e che migliora quando il tempo è lento, ricco di ascolto reciproco e rituali insieme. Ci saranno comunque discussioni, giornate caotiche, momenti di insofferenza, ma investire nel valore del tempo ripaga a breve e a lungo temine".
Ma come riuscirci tra compiti e relax? Ecco 5 consigli pratici della pedagogista per affrontare al meglio le vacanze di Natale in famiglia.
1) Negoziare i compiti, confrontandosi su tempi e modalità. Coinvolgere i figli nel decidere quando fare i compiti, come distribuirli nei giorni di vacanza li fa sentire parte attiva e non semplici esecutori. In questo modo percepiscono vicinanza e ascolto delle loro preferenze ed esigenze. Se sentono che una decisione è anche loro ('Mi alzo prima a fare i compiti, così poi ho il pomeriggio libero') sono più propensi a rispettarla e a portarla avanti in autonomia e vivono quell’impegno in modo diverso rispetto a quando sono costretti a sedersi alla scrivania alle sei di sera dopo una giornata in giro (“Dopo tutto il divertimento di oggi, adesso ti metti a studiare”). Una decisione consapevole e condivisa vince su un obbligo imposto.
2) Proporre piccoli rituali che creano fiducia. Ritagliarsi momenti insieme senza sgridare, controllare che sia tutto perfetto o insegnare qualcosa a tutti i costi, ma stare insieme per il semplice piacere di condividere tempo è uno dei modi più efficaci per nutrire il legame con i figli. Che sia una cena senza telefoni (né dei genitori né dei figli) in cui parlare di tutto tranne che di voti, compiti o modi di fare, o una passeggiata fatta solo per il piacere di camminare uno accanto all’altro, senza fretta e senza mete da raggiungere o, ancora, una merenda in cui siano i figli a condurre la conversazione non è mai tempo perso. È il tempo più prezioso, quello in cui il cervello e il cuore di un figlio registrano sensazioni di sicurezza, attenzione e amore. Sono piccoli rituali che costruiscono fiducia, rafforzano il legame e fanno sentire i figli ascoltati, molto più di qualsiasi spiegazione o lezione.
3) Ritagliarsi momenti insieme. Dire 'mi piacerebbe trascorrere del tempo con te' invece di 'devi finire i compiti' cambia il messaggio trasmesso. Nel primo caso non c’è imposizione, non c’è giudizio, non c’è un compito da portare a termine per meritare la presenza dei genitori. C’è semplicemente una proposta di relazione. Quando i figli sentono che i genitori desiderano stare con loro per come sono, senza dover dimostrare di essere come altri vorrebbero, si rilassano, sono più disponibili ad ascoltare, a collaborare e a mettersi in gioco. La loro motivazione diventa più forte di qualsiasi rimprovero o imposizione. Non si usa la relazione genitori-figli per ottenere un comportamento, ma un comportamento per rafforzare la relazione.
4) Rispettare il bisogno dei figli di 'fare niente'. Dormire un po’ di più, giocare senza uno scopo preciso, gironzolare annoiati finché non trovano da soli qualcosa da fare non sono spreco di tempo, ma spazi preziosi in cui il cervello si riposa, si riorganizza e ritrova equilibrio. Quando i genitori permettono questi momenti senza viverli come una mancanza di disciplina o un cedimento, trasmettono un messaggio importante: il riposo non è un premio, ma un diritto. Concedere la libertà di annoiarsi, di non essere sempre performanti, di prendersi pause significa insegnare loro a riconoscere i loro ritmi, ad ascoltare i bisogni di corpo e mente, e a costruire un rapporto sano con l’energia e il tempo. In un mondo che spinge al fare, concedere il lusso del non fare è uno dei più bei regali che un genitore possa offrire.
5) Parlare delle vacanze come di un 'regalo condiviso', non come di un intervallo. Se i genitori descrivono le vacanze di Natale come 'settimane fortunate in cui possiamo stare insieme senza la solita corsa quotidiana', i figli percepiscono che quel tempo ha valore, che è atteso e prezioso, e il loro atteggiamento diventa più aperto e sereno. Al contrario, quando dicono “Ora vi riposate e poi a gennaio si ricomincia con le cose serie”, il messaggio che si trasmette è tutt’altro: il tempo della famiglia passa in secondo piano rispetto a scuola, impegni e produttività. È come dire, anche involontariamente, che le vacanze sono solo una parentesi, non qualcosa di prezioso in sé. Vivere le vacanze come un dono reciproco, non come una pausa obbligata nel ritmo “vero” della vita, aiuta i figli a sentire che la relazione e la condivisione valgono quanto (se non più) dei risultati e degli obblighi. È questo che dà senso al tempo insieme e che costruisce ricordi che restano.

Terapie di coppia per la salute del cuore. Uno studio pubblicato sul 'Canadian Journal of Cardiology' suggerisce un n uovo approccio contro le malattie cardiovascolari primo killer nel mondo: "Il recupero non è solo fisico, ma anche emotivo e sociale", spiegano gli autori che dimostrano l'impatto di "relazioni solide e di supporto" nel migliorare il successo dei trattamenti. "I partner siano inclusi nei programmi di riabilitazione cardiaca per supportare la salute del cuore e la qualità della vita a lungo termine di entrambi i membri della coppia", chiedono i ricercatori. "Una valutazione dell'efficacia degli interventi di coppia su fattori di rischio cardiovascolare modificabili, esiti cardiaci, salute mentale e qualità della relazione negli adulti con cardiopatia diagnosticata e nei loro partner - riferiscono infatti gli scienziati - mostra che il 77% degli studi esaminati riporta miglioramenti nei comportamenti salutari, con evidenze sia per gli esiti cardiaci sia per quelli di salute mentale".
"Considerando la letteratura consolidata che evidenzia come la qualità della relazione influisca sulla salute cardiaca, è sorprendente che un numero limitato di studi abbia preso in considerazione questo parametro negli interventi" analizzati, osserva Heather E. Tulloch dello University of Ottawa Heart Institute. "Nel corso degli anni abbiamo imparato che gli eventi cardiaci non colpiscono solo il paziente, ma anche la coppia", sottolinea. Se "a volte le cardiopatie avvicinano le coppie, spesso rappresentano una sfida per la relazione e per entrambi i partner". Un problema ampio, considerando i numeri delle patologie cardiache a livello globale: "In Canada - ricordano gli autori - 1 adulto su 12 di età superiore ai 20 anni ha una diagnosi di cardiopatia", che significa "2,6 milioni di persone". E "nell'Unione europea le malattie cardiovascolari sono responsabili di un terzo di tutte le morti e del 20% dei decessi fra gli under 65".
"La maggior parte delle cure cardiovascolari si concentra esclusivamente sul singolo paziente", rilevano dunque i ricercatori, mentre i programmi di coppia esaminati nell'articolo mirano a cambiare paradigma "coinvolgendo entrambi i partner nel recupero e nei cambiamenti dello stile di vita".
Alla base della strategia c'è la convinzione che 'farlo in due' è meglio: "I partner sono spesso facilitatori chiave del recupero. Ad esempio preparando pasti salutari per il cuore, incoraggiando un'attività fisica regolare e assicurando la corretta assunzione dei farmaci" da parte dei pazienti. "Sebbene vi siano crescenti prove che questi interventi possano migliorare i comportamenti salutari, si sa meno su come influenzino l'adattamento emotivo o la qualità della relazione stessa", rimarcano gli scienziati auspicando che "la ricerca futura si concentri maggiormente sui fattori emotivi e relazionali per rafforzare il recupero e il benessere di entrambi i partner".
"I sistemi sanitari stanno sempre più enfatizzando l'assistenza incentrata sul paziente e orientata alla famiglia", ragionano i ricercatori. In quest'ottica, "gli approcci di coppia potrebbero aiutare gli operatori sanitari a supportare meglio sia i pazienti sia i loro partner durante la riabilitazione cardiaca". L'idea è che "non solo i pazienti riceveranno importanti interventi per migliorare la salute, ma anche i loro partner, che potrebbero presentare fattori di rischio cardiovascolare simili, potrebbero trarne beneficio".
Per Tulloch "dovrebbero essere sviluppati e testati interventi che includano il partner come partecipante attivo e affrontino in modo significativo ciò che accade nelle relazioni dei pazienti, con l'obiettivo di aiutare le coppie ad affrontare meglio la cardiopatia, migliorando la loro salute mentale e fisica e la salute della loro relazione". Gli autori dello studio propongono "un modello di assistenza graduale nell'ambito della riabilitazione cardiaca come percorso praticabile per uno screening sistematico e l'invio a servizi appropriati per aiutare le coppie ad affrontare il disagio". E "per colmare le attuali lacune nella conoscenza", ritengono che "gli studi futuri dovrebbero includere popolazioni più diversificate e misurare i risultati sia per i pazienti che per i partner".
"Dobbiamo curare il cuore e coltivare le relazioni per migliorare i comportamenti salutari, la salute mentale e, possibilmente, i risultati cardiovascolari tra le persone con cardiopatia - conclude Tulloch - Questo potrebbe portare a un migliore adattamento emotivo e sociale durante la convalescenza dei pazienti e, in definitiva, a migliori comportamenti salutari".

Sciopero del trasporto aereo oggi, mercoledì 17 dicembre, e possibili disagi per chi viaggia. Lo stop è di 4 ore, dalle 13 alle 17. A incrociare le braccia sono: personale Soc ENAV ACC Roma; personale delle aziende handling associate Assohandlers operanti nei sedimi aeroportuali italiani; personale Soc. ITA Airways; personale Soc. Vueling Airlines; personale di terra delle Società Air France e KLM.
Per quanto riguarda il personale di Ita Airways - sottolineano Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporto Aereo, Anpac e Anp - "serve il rinnovo del contratto nazionale con l’aumento dei salari e con una migliore qualità di vita, un piano industriale con più investimenti in flotta, più sviluppo e il recupero del personale che ancora usufruisce dell'ammortizzatore sociale e la stabilizzazione dei contratti a tempo determinato e infine il corretto pagamento del premio di risultato”. “Auspichiamo - concludono - che l’azienda riveda le sue posizioni in quanto le lavoratrici e i lavoratori di Ita meritano risposte positive”.
Nel caso di Vueling, la protesta è stata proclamata da Filt Cgil e Anpac, "in considerazione del mancato rispetto di alcuni articoli del contratto aziendale e della mancanza di trasparenza da parte della compagnia nell'utilizzo sistematico di personale estero sul territorio italiano”. La vertenza si è ''gravemente ed ulteriormente estesa'' dopo che Vueling ha deciso di cambiare rotta e abbandonare la capitale italiana chiudendo la propria base di Roma Fiumicino e, soprattutto, avviando la procedura per licenziare più di 80 assistenti di volo.
La motivazione della chiusura, secondo le organizzazioni sindacali, ''non ha un reale fondamento, considerati i voli pieni da e per Roma Fiumicino, alcuni dei quali continuano ad essere venduti anche per i periodi successivi alla chiusura della base e al licenziamento dei lavoratori. Esistono soluzioni concrete e percorribili per continuare a impiegare il personale sulle rotte che continueranno a essere operate da e per l’Italia, così come per ricollocare, rispettando professionalità ed esperienza maturate, i lavoratori presso altre basi italiane o estere della compagnia”. “Vueling - chiedono infine Filt Cgil e Anpac - deve aprire un confronto serio e costruttivo con le organizzazioni sindacali, ricercando soluzioni di ampio respiro per scongiurare gli effetti sociali di una decisione scellerata e assolutamente gestibile senza dover ricorrere ad alcun licenziamento”.
Voli garantiti
Sul sito di Enac (Ente nazionale per l’Aviazione civile) c'è la lista dei voli garantiti nel corso della mobilitazione (Guarda),
"Durante gli scioperi - fa presente Enac - vi sono le fasce orarie di tutela, dalle ore 7 alle 10 e dalle ore 18 alle 21, nelle quali i voli devono essere comunque effettuati. Inoltre informazioni dettagliate sull’operatività del proprio volo possono essere richieste alla compagnia aerea di riferimento."

Donald Trump dice che "la fine della guerra tra Ucraina e Russia non è mai stata così vicina". L'ottimismo del presidente degli Stati Uniti, condiviso dai funzionari americani che considerano l'accordo tra Washington e Kiev raggiunto al 90%, non sembra confermato in toto dal reale sviluppo dei negoziati e dalle posizioni ribadite dalle parti in causa. I nodi sono ampiamente noti e sono almeno due: il Donbass reclamato dalla Russia e le garanzie di sicurezza chieste dall'Ucraina.
Il nodo Donbass e il no di Kiev al sacrificio
Kiev cerca di opporsi a mutilazioni territoriali e il presidente Volodmyr Zelensky continua a respingere l'ipotesi di cedere il Donbass, obiettivo dichiarato di Vladimir Putin: la guerra finisce se l'Ucraina lascia la regione, dice il presidente russo. "L'Ucraina ha già perso territorio, ad essere sinceri", la sottolineatura di Trump, che non nomina regioni specifiche.
"I russi vogliono il nostro Donbass. E noi non vogliamo cedere il nostro Donbass", dice Zelensky, che si oppone alla concessione territoriale. Il sì di Kiev probabilmente sbloccherebbe la situazione. L'Ucraina dovrebbe cedere l'intera regione: non solo dovrebbe rinunciare alle aree occupate dalla Russia, ma dovrebbe anche ritirare le proprie truppe che controllano porzioni di territorio nel Donetsk, tra cui le città chiave di Sloviansk e Kramatorsk. Nel piano di Trump è prevista la creazione di una zona smilitarizzata, il territorio sarebbe riconosciuto a livello internazionale come appartenente alla Russia sebbene alle truppe di Mosca sarebbe vietato l'ingresso nella zona.
"Gli americani vogliono trovare un compromesso, offrono una 'zona economica libera'. E lo sottolineo ancora una volta: 'zona economica libera' non significa sotto la guida della Federazione Russa. Né de jure né de facto riconosceremo il Donbass come russo[1], ovvero la parte temporaneamente occupata", ribadisce Zelensky evidenziando che non c'è "consenso su questo tema" con gli americani. Il dialogo sulla questione territoriale rischia di trasformarsi in una strada senza uscita. Tra Ucraina e Usa c'è maggiore sintonia quando si parla di garanzie di sicurezza.
"Facciamo riferimento a cinque documenti. Alcuni riguardano garanzie di sicurezza: giuridicamente vincolanti, cioè votate e approvate dal Congresso degli Stati Uniti", dice Zelensky aggiungendo che i criteri "rispecchierebbero l'articolo 5" della Nato: se un Paese dell'Alleanza viene aggredito, gli altri membri intervengono in difesa. Il meccanismo prevederebbe anche l'invio di una forza multinazionale europea.
Il niet di Mosca alle truppe europee in Ucraina
E qui prende forma il 'niet' di Mosca, che boccia il coinvolgimento di Ue e Gran Bretagna nei recenti colloqui di Berlino[2], dove è andato in scena il confronto Ucraina-Usa. "La partecipazione degli europei'' ai negoziati ''non promette nulla di buono"[3], dice il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, affermando che ''potrebbero essere inaccettabili'' gli accordi raggiunti con la presenza europea.
Ancor più esplicito il vice ministro degli Esteri, Sergei Ryabkov, che rilancia posizioni già espresse in passato anche da Putin: Mosca "non accetterà" le truppe della Nato nel territorio ucraino. "Noi non accetteremo mai, né sopporteremo, alcuna presenza di truppe Nato sul territorio ucraino", dice Ryabkov, in un'intervista con Abcnews in cui esclude "assolutamente" che la Russia possa accettare un accordo che comprenda la presenza di truppe di Paesi Nato in Ucraina.
"Siamo pronti ad avere un accordo", aggiunge, esprimendo la speranza che questo venga raggiunto "il prima possibile", passando poi a ripetere le richieste da sempre avanzate da Mosca riguardo alle concessioni territoriali da parte di Kiev. "Ne abbiamo in tutto cinque e non possiamo, in nessun modo, accettare compromessi su questo".

Nuova stretta sull'immigrazione da parte del presidente americano Donald Trump, che ha limitato ulteriormente l'ingresso di cittadini stranieri negli Stati Uniti. Nell'elenco figurano ora anche coloro che ''hanno un documento rilasciato dall'Autorità palestinese'', oltre a cinque nuovi Paesi e a due per i quali sono state inasprite le limitazioni. Si tratta di misure che, spiega la Casa Bianca, sono state adottate per ''proteggere la nazione dalle minacce alla sicurezza nazionale e alla sicurezza pubblica''.
Quello che si vuole è ''impedire l'ingresso di cittadini stranieri sui quali gli Stati Uniti non dispongono di informazioni sufficienti per valutare i rischi che rappresentano, ottenere la cooperazione dei governi stranieri, far rispettare le nostre leggi sull'immigrazione e promuovere altri importanti obiettivi di politica estera, sicurezza nazionale e antiterrorismo''.
La Casa Bianca sottolinea che ''è dovere del presidente intervenire per garantire che coloro che cercano di entrare nel nostro Paese non arrechino danno al popolo americano''.
Nel documento vengono confermati i 12 Paesi inseriti nel precedente documento 10949, ovvero Afghanistan, Birmania, Ciad, Repubblica del Congo, Guinea Equatoriale, Eritrea, Haiti, Iran, Libia, Somalia, Sudan e Yemen. A questi vengono aggiunti 7 Paesi più l'Autorità nazionale palestinese. Si tratta di Burkina Faso, Mali, Niger, Sud Sudan e Siria, oltre a Laos e Sierra Leone ai quali in precedenza erano state poste solo limitazioni parziali.

"Per la prima volta sono d'accordo con Landini". Vittorio Feltri, ospite di Bianca Berlinguer in collegamento con E' sempre Cartabianca su Rete4, viene interpellato dalla conduttrice dopo un servizio che documenta i provvedimenti assunti da un'azienda della grande distribuzione dopo alcuni 'test del carrello': alcuni ispettori hanno messo alla prova i dipendenti, che hanno 'fallito' la prova perché non si sono accorti della presenza di prodotti non pagati nel carrello. In alcuni casi sono scattati i licenziamenti. "Ho 58 anni, faccio questo lavoro da 33 anni. Vivo in una famiglia monoreddito, con figlio e madre disabile", racconta una lavoratrice colpita da licenziamento.
"E' stata una situazione umiliante, mi sono sentita male e sono stata portata al pronto soccorso. Al rientro, mi hanno consegnato il provvedimento", aggiunge. Sulla vicenda viene riportata la posizione del segretario della Cgil, Maurizio Landini: "I licenziamenti vanno ritirati e basta", dice Landini bocciando altre ipotesi che prevederebbero la commutazione del licenziamento in misure di altro tipo.
Alla fine, il parere di Feltri: "Per la prima volta sono d'accordo con Landini. E' un pretesto per colpire il lavoratore", dice il giornalista, che durante il collegamento è protagonista di un breve e vivace scambio con lo studente universitario che recentemente, a Atreju, ha contestato la ministra dell'Università, Anna Maria Bernini, sul tema del 'semestre filtro', il nuovo sistema di accesso alla facoltà di Medicina: "Non conosco la vicenda nel dettaglio. Tutti abbiamo fatto l'università, anche io ho fatto l'università e non ho fatto tutti questi casini. Dopo il semestre hai lavorato? Bravo, lavora e non rompere i coglio...", la sintesi di Feltri.

La proposta di istituire un tavolo di confronto sulla riforma delle procedure di accesso alla facoltà di Medicina e la disponibilità ad intervenire con modifiche già dal prossimo anno accademico: è la linea della ministra dell'Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, esposta in un incontro con il Consiglio nazionale degli studenti universitari.
Non si tornerà al test d'ingresso ma si potrebbe intervenire su altri aspetti, come ad esempio l'ampliamento dei tempi tra la fine dei corsi e gli appelli.

"Avete fatto così? Avete sempre sbagliato". Tra la valanga di video di influencer e simili, con consigli di ogni genere sui social, ogni tanto ne spunta uno che fa centro perché, almeno apparentemente, regala un suggerimento prezioso o addirittura illuminante. E' il caso della clip pubblicata su TikTok da Jessica Alzamora, una donna di origine latinoamericana che vive a Chicago. Alzamora non è un peso massimo dei social: nemmeno 3mila follower su TikTok, poco più di 9mila su Instagram. Sui propri account, racconta soprattutto le proprie giornate in palestra e il percorso per perdere peso.
Il suo volto, però, rimbalza praticamente ovunque da un paio di giorni. Da quando, cioà, ha pubblicato un breve video che mostra il modo corretto, o almeno più opportuno, di indossare un giaccone con cappuccio 'guarnito' da una pelliccia. Si tratta di indumenti molto comuni in ogni paese e ampiamente utilizzati d'inverno. A Chicago, dove vive la ragazza, le temperature scendono abbondantemente sotto lo zero.
Alzamora, quindi, ha pensato bene di spiegare al mondo - letteralmente - come si indossa correttamente il cappuccio 'peloso'. "Ragazzi, state indossando questo giubbotto nel modo sbagliato", dice. "Smettete di indossarlo così", dice indicando la pelliccia attorno al cappuccio. "Non deve essere alla moda, deve essere funzionale. Dovete piegarlo così", dice portando la pelliccia all'interno.
"Se lo mettete all'interno, copre le vostre orecchie e blocca l'aria fredda. E voi siete decisamente al caldo", dice. Banale? Geniale? E' suggerimento valido? La clip brevissima, poco più di una decina di secondi, a quanto pare fa centro in maniera clamorosa. Sul profilo TikTok di Alzamora le visualizzazioni superano abbondantemente i 6 milioni. Il tutorial rimbalza su X con post in tutte le lingue. In tutto il mondo, Italia compresa, la retta via viene svelata e apprezzata

La S.S. Lazio ha vissuto oggi un momento di straordinario valore simbolico e strategico, partecipando alla cerimonia ufficiale di chiusura delle contrattazioni del Nasdaq, presso la sede di Times Square a New York. Un evento storico che colloca la Lazio tra le pochissime società sportive al mondo protagoniste di una cerimonia di questo livello all’interno del principale mercato tecnologico globale, a conferma di un percorso di crescita internazionale che posiziona il Club sempre più all’incrocio tra sport, media, innovazione e finanza. Il Nasdaq, leader mondiale nei mercati finanziari e tecnologici, guarda con crescente interesse alla sport industry, settore in forte evoluzione e ad alta patrimonializzazione. In questo contesto, la S.S. Lazio si colloca tra le prime realtà sportive ad aver avviato un dialogo strutturato con un ecosistema avanzato e internazionale.
A rappresentare ufficialmente il Club al Nasdaq sono stati Enrico Lotito, Direttore Generale del Settore Giovanile biancoceleste, ed Emanuele Floridi, Portavoce e Responsabile Strategia e Organizzazione della Comunicazione della S.S. Lazio. "Essere presenti oggi al Nasdaq è motivo di grande orgoglio -ha dichiarato Enrico Lotito-. Rappresenta un passaggio simbolico ma anche concreto di un percorso di crescita che la S.S. Lazio sta portando avanti con visione e responsabilità, guardando al futuro dello sport come sistema integrato fatto di formazione, innovazione e relazioni internazionali".
La presenza della Lazio a Wall Street segna l’avvio di un percorso strutturato e di lungo periodo, orientato al rafforzamento delle relazioni internazionali del Club e allo sviluppo di nuove opportunità di collaborazione nei mercati globali. Un progetto supportato da advisor di primissimo livello - Deloitte Legal e lo studio internazionale Rosestandt, con base a New York - a testimonianza di un approccio altamente qualificato, integrato e multidisciplinare al posizionamento internazionale del brand Lazio. "Suonare la campana del Nasdaq significa portare la Lazio in uno dei luoghi simbolo dell’innovazione globale -ha aggiunto Emanuele Floridi-. È l’inizio di un percorso che va oltre il calcio giocato e racconta un Club capace di dialogare con finanza, tecnologia e media internazionali, valorizzando il proprio brand e la visione distributiva del prodotto in una fase di profonda trasformazione del settore sportivo globale".
La cerimonia di chiusura delle contrattazioni del Nasdaq non rappresenta soltanto un riconoscimento di prestigio, ma un segnale concreto di credibilità, solidità e visione strategica della S.S. Lazio come realtà in grado di dialogare con i principali player internazionali, andando oltre il perimetro sportivo tradizionale. In un mercato del calcio sempre più globale e finanziarizzato, la S.S. Lazio è impegnata nella costruzione di un modello di crescita sostenibile e scalabile, capace di supportare l’espansione internazionale del Club mantenendo al centro governance, disciplina finanziaria e visione di lungo periodo. Un approccio che integra innovazione e accesso ai mercati globali con la tutela dell’identità familiare e dei valori storici del Club, elementi distintivi e competitivi del brand Lazio nel panorama della global sports industry.

Tragedia questa sera a Genova, dove un pedone ha perso la vita dopo essere stato investito da un tir e trascinato per chilometri. Inutili i soccorsi. La vittima è un uomo di 68 anni.
La dinamica è in fase di ricostruzione, ma dalle prime informazioni l'uomo sarebbe stato investito in via Cantore e trascinato per diversi chilometri lungo corso Martinetti. Sul posto 118, polizia locale, Croce Oro e vigili del fuoco.

Il centrodestra ancora al lavoro per definire gli ultimi dettagli della risoluzione di maggioranza che dovrà essere presentata in Parlamento, in vista della partecipazione della premier Giorgia Meloni, al Consiglio Europeo del 18-19 dicembre 2025. Nell'ultima versione del testo in possesso dell'Adnkronos sarebbe stata tolto il passaggio in cui si impegna il governo italiano a "condannare fermamente le persistenti attività ibride dannose e le iniziative di disinformazione, a partire da quelle messe in atto dalla Russia, e a contrastare e prevenire tali minacce, valutando anche l’applicabilità delle rilevanti misure di cui al pacchetto proposto dalla Commissione 'Scudo europeo per la democrazia'''.
Tra gli impegni previsti relativamente al dossier Ucraina resterebbe, invece, quello a "proseguire ogni sforzo per sostenere il processo di pace, continuando a collaborare con gli Stati Uniti e mantenendo coeso il fronte europeo affinché si arrivi ad una pace giusta e duratura in Ucraina basata sul diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite". Confermato anche il pressing nei confronti di Mosca per arrivare a una pace duratura. Nel testo viene sottolineata infatti, la necessità di "continuare ad agire nei confronti della Federazione Russia ricorrendo a tutti gli strumenti della diplomazia incluso quello sanzionatorio, senza prescindere dal coordinamento con gli altri Stati membri del G7 e alla luce di solide basi giuridiche e finanziarie". Spiegando che l'obiettivo è quello "di spingere la Russia a sedersi al tavolo negoziale in buona fede e contribuire costruttivamente alla pace". Nessun riferimento esplicito alla fornitura di armi a Kiev invece risulterebbe presente.
Nell'ultima versione della risoluzione di maggioranza, a quanto si apprende, sarebbe stato aggiunto un passaggio dove si impegna il governo italiano a promuovere in sede Ue il recupero di un piano per un'area di libero scambio Usa-Ue come strumento per rafforzare la collaborazione economica superando le logiche di contrapposizione così da incentivare una crescita comune e competitiva.

Il Ristorante Hotel Cipriani di Rio de Janeiro, guidato dallo chef Nello Cassese e ospitato nell'omonimo edificio, è stato nuovamente nominato miglior ristorante italiano al mondo dalla guida 50 Top Italy 2026 , che presenta il meglio della ristorazione italiana in Italia e all'estero. Il secondo posto è andato a Il Carpaccio, guidato da Alessandra Del Favero e Oliver Piras , situato presso Le Royal Monceau, a Parigi. Il terzo posto è andato a DaNico dello Chef Daniele Corona, a Toronto.
La cucina italiana, recentemente dichiarata Patrimonio culturale immateriale dell'Umanità dall'Unesco, è stata celebrata dai suoi massimi esponenti durante il gran galà della cucina italiana 50 Top Italy 2026 al Teatro Manzoni di Milano.
Il quarto posto è andato al Rezdôra di Stefano Secchi a New York, mentre il quinto è andato al Da Vittorio Shanghai , di proprietà della famiglia Cerea. Il sesto posto è andato a Torno Subito a Singapore, sotto la direzione dello chef Alessio Pirozzi e la supervisione di Massimo Bottura. Il settimo posto è andato al Fiola di Fabio Trabocchi a Washington Dc, e l'ottavo posto a Otto e Mezzo Bombana a Hong Kong, dello chef Umberto Bombana. Il nono posto è andato ad 'Agli Amici Rovinj' a Rovigno, di proprietà della famiglia Scarello, e il decimo posto ad Acquarello di Mario Gamba a Monaco di Baviera.
I paesi con il maggior numero di sedi nella classifica di quest'anno sono gli Stati Uniti, la Francia e la Svizzera con 7 sedi ciascuno, seguiti da Cina e Belgio con 4. Sono stati assegnati sedici premi speciali al meglio della cucina italiana dentro e fuori i confini del Belpaese: Il Premio Pranzo dell'Anno 2026 – Pastificio dei Campi è andato a Il Carpaccio di Parigi; il Premio Piatto dell'Anno 2026 – Premio Latteria Sorrentina è andato a Fusillo al Ferretto, Lamiaceae, Caprino e Lime di Marotta Ristorante di Squille, mentre il Miglior menu degustazione 2026 – Premio Latteria Sorrentina è andato a Miseria e Nobiltà dell'Osteria Francescana di Modena.
Lo chef dell'Anno 2026 – Premio Ferrarelle è Nello Cassese del Ristorante Hotel Cipriani di Rio de Janeiro. Il Maître dell'Anno 2026 – Premio Maistà è Massimo Raugi presso Villa Crespi a Orta San Giulio. Il manager dell'Anno 2026 – Premio Il Fritturista – Oleificio Zucchi (Manager dell'anno 2026 – Premio Il Fritturista – Oleificio Zucchi) è Gianni Caprioli di Giando a Hong Kong. Il Premio novità dell'anno 2026 – Solania è andato a Orsini di Zurigo, mentre il Premio Sommelier dell'Anno 2026 è andato a Emanuele Izzo presso Piazzetta Milù a Castellammare di Stabia.
Il Premio made in Italy 2026 – Salumi Coati è andato a Torno Subito di Singapore, mentre il Premio Performance dell'Anno 2026 – D'Amico è andato a Roscioli Salumeria con Cucina di Roma. Il Premio migliore prima colazione 2026 – Latteria San Salvatore è andato a Il San Corrado di Noto , in Sicilia, mentre il Premio Icon 2026 – Latteria San Salvatore è andato a Mario Gamba di Acquarello di Monaco. Il Premio migliore comunicazione social 2026 – Premio Mammafiore è andato a Uliassi di Senigallia. Il Premio One to Watch 2026 – Goeldlin è andato a Sustànza di Napoli. Il Premio Pasticceria nella Ristorazione 2026 – Premio Mulino Caputo è andato al ristorante Duomo di Ragusa, mentre il Premio Pasticceria dell'Anno 2026 – Premio Mulino Caputo è andato a Pietro Macellaro di Piaggine.

Il tira e molla nelle trattative in corso per arrivare a una tregua nella guerra della Russia all'Ucraina si fonda su basi geopolitiche: le pretese territoriali di Mosca, le garanzie per Kiev e per l'Europa, la ridefinizione di equilibri che, andando otre la smania da 'pacificatore' di Donald Trump, conta anche per gli Stati Uniti. Ma dietro c'è anche una gigantesca partita economica che si gioca su più fronti: nuovi equilibri commerciali, energia, terre rare, ricostruzione. Con una serie di incognite e qualche punto fermo a definire i possibili scenari.
Semplificando e riducendo l'analisi al nucleo principale della questione, il futuro ruolo e i margini di manovra che avrebbero nel dopoguerra l'aggredito, l'Ucraina, e l'aggressore, la Russia, determina una serie di potenziali conseguenze, anche sul piano economico, che contribuiscono a orientare le mosse non solo dei due Paesi coinvolti ma anche dei principali attori che, per ragioni geografiche e per ragioni di influenza, sono più interessati: l'Europa, con le diverse declinazioni nazionali, e gli Stati Uniti. Un epilogo o un altro del conflitto in Ucraina sposta ingenti flussi di denaro, sia direttamente sia indirettamente. Due i principali scenari che si possono considerare.
L'Ucraina fuori da Nato e Ue resta sotto la minaccia russa
In questo scenario, ci si arrivi per via militare o con un negoziato che finisce male, la guerra si chiuderebbe con una buona parte degli obiettivi iniziali di Vladimir Putin sostanzialmente centrati: una parte dell'Ucraina finirebbe definitivamente in mano russa e l'altra parte resterebbe sotto la costante minaccia di Mosca. L'Europa si troverebbe in una difficile posizione sul piano geopolitico, con la Russia più forte alle proprie porte e con una serie di implicazioni negative sul piano economico: le più evidenti sarebbero costanti tensioni sul fronte dell'energia e dell'approvvigionamento di materie prime; il rischio di perdere ulteriore terreno sul piano commerciale, con la prospettiva di una consistente riduzione dell'export; la perdita di opportunità nella ricostruzione del Paese.
L'Ucraina nella Ue e con un'indipendenza reale e garantita da Mosca
In questo scenario, sicuramente più auspicabile nella prospettiva europea, la guerra si conclude con le garanzie necessarie ad avere un'Ucraina realmente indipendente, all'interno della Ue, e con margini di sicurezza reali rispetto all'ipotesi di futuri attacchi da parte di Mosca. L'Europa potrebbe rivendicare di aver difeso i suoi valori sul suo fronte orientale e sarebbe un successo sul piano geopolitico, soprattutto perché ne uscirebbero ridimensionate le ambizioni iniziali di Putin che, insieme alle conquiste territoriali, ha sempre puntato a fare dell'Ucraina un prezioso paese satellite. Sul piano economico, una fine dignitosa del conflitto potrebbe riaprire per l'Europa possibilità che la guerra ha compromesso, sia guardando al mercato dell'energia sia guardando agli sviluppi commerciali. E ci sarebbe da giocare, con introiti garantiti e opportunità sul piano imprenditoriale e strategico, la partita della ricostruzione. L'allentarsi delle tensioni in uno dei focolai che ha maggiormente preoccupato i mercati negli ultimi quattro anni, avrebbe ripercussioni positive anche sul piano finanziario.
Se i due scenari tracciati fanno prevedere per l'Europa conseguenze ragionevolmente certe, in un senso o nell'altro, più di una variabile pesa invece sugli Stati Uniti. Non perché non sia possibile considerare i benefici e i costi che ne deriverebbero, in un caso e nell'altro, ma perché è difficile stabilire quali siano i reali interessi di Donald Trump. Nel suo caso, strategia geopolitica e affari potenziali restano strettamente connessi. E il sospetto che possa pensare che un'Europa più debole e una Russia più forte possano essere più funzionali ai suoi disegni pesa rispetto a qualsiasi scenario. (Di Fabio Insenga)

Novità per le pensioni nella Manovra 2026. Si allungano i tempi per la decorrenza del trattamento pensionistico per i lavoratori che maturano i requisiti per la pensione anticipata dal 2032, come prevede una delle proposte nel pacchetto di emendamenti presentato dal governo in Commissione Bilancio del Senato.
La proposta dispone infatti, per chi matura i requisiti per l'uscita anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi, con un anno in meno per le donne) nel 2031 un posticipo della decorrenza di tre mesi. Ma quest'ultima aumenta progressivamente: a quattro mesi per chi matura i requisiti nel 2032 e 2033, a cinque mesi per chi li raggiunge nel 2034 e a sei mesi per chi li matura nel 2035 (quindi tre mesi in più rispetto al 2031).
Dal 2031, inoltre, il riscatto della laurea breve pesa meno per raggiungere i requisiti necessari al prepensionamento. Il testo in questione chiama in causa chi matura i requisiti per l'uscita anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi) dal 1 gennaio 2031: per questi lavoratori non concorrono, al conseguimento dei suddetti requisiti, sei mesi – tra quelli di anzianità contributiva – riscattati dalla laurea breve.
Il valore del riscatto diminuisce di anno in anno: per chi matura i requisiti nel 2032 non concorrono 12 mesi tra quelli di anzianità contributiva riscattati dalla laurea breve, per chi li raggiunge nel 2033 i mesi diventano 18, poi 24 per chi matura i requisiti nel 2035 e infine 30 per chi li raggiunge nel 2035.

"Sembra un passo avanti, che dovrà essere verificato nei documenti tecnici. Anche qualora le prime impressioni fossero confermate, per noi non sarebbe comunque sufficiente: servirà molto altro. L’apertura che oggi arriva da Bruxelles è frutto di un lavoro intensissimo e impegnativo che è partito nel 2022, con l’obiettivo di scongiurare un suicidio industriale determinato da regole assurde e sbagliate". Lo dichiara l’assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia e presidente dell’Automotive Regions Alliance, Guido Guidesi, in merito alla revoca, da parte della Commissione europea, del divieto di vendita dei veicoli a benzina e diesel dal 2035.
Secondo Guidesi, il cambio di rotta apre uno spiraglio di speranza che dovrà trovare riscontro nei documenti tecnici. "È davvero incredibile - aggiunge - essere arrivati a tutto questo dopo tre anni di proposte, sinergie con gli altri territori e stakeholder e di confronti supportati da dati inequivocabili sullo stato critico del settore automotive europeo. Continuo a pensare che serva una piena ‘neutralità tecnologica’, liberando la capacità di innovazione del settore che in Europa gode di tradizione e innovazione che negli ultimi anni è stata limitata ad un’unica soluzione, avvantaggiando i costruttori extraeuropei".
"La mobilità del futuro – spiega l’assessore – sarà sostenibile dal punto di vista ambientale, economico e sociale solo se vedrà protagoniste tutte le tecnologie, endotermico compreso. L’ideologia, la rigidità e l’incapacità di ascoltare ci hanno portato ad una situazione difficilissima dal punto di vista economico e rischiosa per tutto il settore. La Commissione oggi fa un passo avanti verso la razionalità, verso il mercato, verso i consumatori, ma servirà tanto altro per salvare il settore".
"Soprattutto – conclude – servirà una Commissione che non chiuda gli occhi davanti all’evidenza. La Lombardia, comunque, continuerà a lottare".

La Corte d'Appello dell'Aquila si è riservata la decisione sul ricorso, presentato dai legali di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, contro la sospensione della responsabilità genitoriale e l'allontanamento dei loro tre figli minori, disposto dal Tribunale per i Minorenni dell'Aquila. Il collegio avrà tempo fino al prossimo 27 gennaio per pronunciarsi sul possibile ricongiungimento della famiglia che viveva nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti. La riserva è stata adottata al termine dell'udienza documentale che si è svolta nel pomeriggio, interamente da remoto. La decisione arriverà esclusivamente sulla base degli atti depositati dalle parti.
Il ricorso, presentato a fine novembre dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, punta all'annullamento dell'ordinanza del Tribunale per i Minorenni che aveva disposto l'allontanamento dei tre bambini e la loro collocazione in un centro protetto con incontri alla presenza della madre. Una misura che la difesa ha definito sproporzionata e fondata su presupposti che, secondo i legali, non troverebbero riscontro nei fatti. Con carte e testimonianze, gli avvocati della coppia anglo-australiana ribadiscono innanzitutto la presunta violazione del diritto all'assistenza linguistica, durante le fasi precedenti del procedimento, elemento che avrebbe inciso sulla piena comprensione degli atti da parte dei genitori.
Al centro del reclamo anche la disponibilità manifestata da Nathan e Catherine a completare i cicli vaccinali dei figli e a sottoporli a tutte le visite mediche ritenute necessarie dalle autorità sanitarie. La difesa contesta, inoltre, le ricostruzioni relative a un presunto abbandono scolastico e a un isolamento sociale dei minori, sostenendo che tali condizioni non sussistessero.
In questa direzione viene richiamata anche la scelta della coppia di accettare una sistemazione alternativa rispetto alla vita nel bosco. Nathan e Catherine hanno infatti dato la propria disponibilità a trasferirsi temporaneamente in una struttura ricettiva messa a disposizione a Palmoli dal ristoratore di Ortona Armando Carusi, in attesa della ristrutturazione della loro abitazione.

Salta lo stop ai motori termici fissato al 2035. La Commissione Europea aggiusta gli obiettivi di decarbonizzazione del settore auto, con l'attesa modifica del regolamento sulle emissioni di anidride carbonica per vetture e furgoni.
Questa rimodulazione consentirà ai veicoli ibridi plug-in (Phev), ai veicoli con range extender (un piccolo motore a scoppio che si accende per ricaricare la batteria quando si scarica, ndr), ai veicoli ibridi leggeri e ai veicoli con motore a combustione interna di continuare a svolgere un ruolo nel settore anche dopo il 2035, oltre ai veicoli completamente elettrici (Ev) e a idrogeno.
Dal 2035 in poi, le case automobilistiche europee, secondo la proposta dell'esecutivo Ue, dovranno rispettare un obiettivo di riduzione delle emissioni allo scarico del 90% rispetto ai livelli del 2021, anziché del 100%, mentre il restante 10% delle emissioni dovrà essere compensato attraverso l'utilizzo di acciaio a basse emissioni di carbonio prodotto nell'Unione, o da combustibili sintetici e biocarburanti.
Prima del 2035, le case automobilistiche potranno beneficiare di 'supercrediti' per le piccole auto elettriche a prezzi accessibili prodotte nell'Unione Europea. Per la Commissione, questo incentiverà la vendita di un maggior numero di auto elettriche di piccole dimensioni. Per l'obiettivo al 2030 per auto e furgoni, viene introdotta ulteriore flessibilità, consentendo il 'banking & borrowing' (un sistema di flessibilità temporanea, ndr) per il periodo 2030-2032. Un'ulteriore flessibilità è data al segmento dei furgoni, dove l'adozione dell'elettrico è stata strutturalmente più difficile (nei veicoli commerciali comporta una sfida ingegneristica particolarmente complessa, perché la batteria occupa molto spazio, prezioso per un veicolo di questo tipo, ndr), con una riduzione dell'obiettivo di emissioni di Co2 per i furgoni entro il 2030 dal 50% al 40%, sempre rispetto al 2021.
La Commissione propone inoltre una modifica mirata alle norme sulle emissioni di Co2 per i veicoli pesanti, con una flessibilità che faciliti il rispetto degli obiettivi del 2030. Per quanto riguarda le flotte aziendali, gli obiettivi sono stabiliti a livello di Stato membro per sostenere la diffusione di veicoli a zero e basse emissioni.
Poiché le auto aziendali percorrono un chilometraggio annuo più elevato, significherà anche maggiori riduzioni delle emissioni. Inoltre, le emissioni zero o basse e la dicitura 'Made in the Eu' diventeranno un prerequisito per i veicoli che beneficiano di sostegno finanziario pubblico.
Verrà creato anche, annuncia la Commissione, un programma Battery Booster, mirato ad accelerare lo sviluppo di una catena del valore delle batterie interamente prodotta nell'Ue. La dotazione finanziaria è però molto ridotta, appena 1,8 mld di euro. Nell'ambito del programma Battery Booster, 1,5 miliardi di euro sosterranno i produttori europei di celle per batterie, attraverso prestiti senza interessi.
Una linea, quella dell'esecutivo europeo, fortemente sostenuta da Italia e Germania ma che non piace a tutti. Di "un primo passo nella giusta direzione che noi per primi abbiamo indicato", parla il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso secondo cui "è una breccia nel muro dell’ideologia, con il riconoscimento dei principi della neutralità tecnologica e del Made in Europe, anche a tutela delle imprese della componentistica. Ma ora il muro va abbattuto. Lavoreremo con gli Stati membri che condividono il nostro approccio - afferma - nella certezza che occorra una revisione dei regolamenti più organica, radicale e concreta. È il momento di scelte strategiche chiare e omogenee, non di compromessi o di tatticismi”. Per Urso sono “apprezzabili le novità sulle piccole vetture di produzione europea e sui carburanti rinnovabili, inclusi i biocarburanti, aperture per le quali l’azione dell’Italia ha avuto un ruolo decisivo. Tuttavia - aggiunge - occorre estendere il principio della neutralità tecnologica anche alle flotte aziendali e realizzare una completa revisione del regolamento sui veicoli pesanti, valorizzando tutte le tecnologie. Non si può più aspettare: è questo il tempo delle riforme".
Come era prevedibile anche il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha accolto positivamente la decisione della Commissione. "Maggiore apertura alla tecnologia e maggiore flessibilità sono i giusti passi", afferma Merz giudicando "positivo che la Commissione stia ora aprendo la regolamentazione nel settore automobilistico" aggiungendo che il suo governo ora "esaminerà in dettaglio le ampie proposte della Commissione europea".
Critica invece Parigi che "si rammarica della flessibilità concessa ai veicoli termici nel 2035 e farà tutto il possibile perché questa deroga venga eliminata durante i negoziati tra i Ventisette", afferma la ministra della Transizione ecologica, Monique Barbut, intervenendo a Bruxelles. Ma per Barbut al di là di questo punto, il piano europeo riprende in larga parte le posizioni francesi. "Molte delle proposte francesi sono state accolte. La preferenza europea rappresenta una vittoria enorme in un settore strategico come quello automobilistico".
A bocciare la nuova linea europea anche Legambiente che parla di "una scelta miope e perdente che rischia di portare una serie di conseguenze negative per la competitività futura del nostro comparto automobilistico facendo, al tempo stesso, un regalo al principale competitore cinese".

"Chiediamo che vengano istituiti degli elenchi speciali all'interno dei quali iscrivere gli infermieri che provengono da Paesi diversi dall'Italia per garantire il controllo necessario della formazione universitaria e della conoscenza della lingua: requisiti fondamentali per dialogare e operare all'interno la nostra organizzazione". Così in una nota la Federazione nazionale Ordini professioni Infermieristiche (Fnopi), inserendosi nel dibattito sull'esercizio in deroga delle professioni sanitarie, sottolineando la necessità di interrompere la deroga all'esercizio professionale in Italia prima della scadenza fissata al 2027. Attualmente, riferisce, in Italia sono quasi 20mila gli infermieri non certificati.
"Come enti sussidiari dello Stato - spiega la Fnopi - crediamo sia indispensabile attivare un percorso ordinario di controllo per monitorare i professionisti dal punto di vista deontologico, delle competenze e dell'obbligo formativo, perché l'aggiornamento è indice di qualità dell'assistenza".



