'Scontro diretto vero, è una finale con una squadra ferita'... 
Già disponibile in 60 Paesi, compresa l'Italia, per il trattamento di altre patologie, dupilumab - ora approvato dell'Agenzia europea per i medicinali (Ema) per la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco) e presto rimborsato nel nostro Paese - "è un passo in avanti per quei pazienti che presentano infiammazione con eosinofili nel sangue periferico e riacutizzazioni", nonostante siano già sottoposti "alla massima espressione della terapia. L'obiettivo è ridurre le riacutizzazioni. Un paziente fumatore con sintomi quali tosse e catarro va sottoposto a una spirometria per evidenziare l'ostruzione bronchiale e ricevere una diagnosi" e l'adeguata terapia. Lo ha detto Alberto Papi, componente del gruppo Gold (Comitato internazionale per le linee guida della broncopneumopatia cronica ostruttiva), professore di Malattie dell'apparato respiratorio e direttore Unità Respiratoria Dipartimento CardioRespiratorio ospedale Sant’Anna di Ferrara, intervenendo all'incontro dedicato alla Bpco organizzato oggi a Milano da Sanofi.
"Dupilumab - spiega - è un anticorpo monoclonale che ha come obiettivo specifico due citochine: l'interleuchina 4 (IL-4) e l'interleuchina 13 (IL-13), coinvolte in molti dei meccanismi legati alla Bpco come produzione di muco, costrizione della muscolatura liscia, progressione della parete delle vie aeree". L'anticorpo monoclonale riesce a ridurre il "30% delle riacutizzazioni in quei pazienti - circa il 30-40% - che presenta un'infiammazione di tipo T2 con eosinofili nel sangue periferico a più di 300", che non controllano la patologia "nonostante la triplice terapia". In questi pazienti, il farmaco induce "inoltre miglioramenti sia della funzione respiratoria, sia della qualità di vita".
La Bpco, ricorda l'esperto, "alle nostre latitudini è fondamentalmente legata al fumo di sigaretta che ne è la causa più importante". La malattia si manifesta con "tosse, catarro, fatica a respirare. Questi sono i sintomi cronici in aggiunta a episodi di peggioramento acuto legato a un'ostruzione dei bronchi con iperproduzione di muco. Ecco perché il paziente fa fatica a respirare. Le riacutizzazioni - sottolinea Papi - sono episodi acuti, possono essere molto gravi, anche fatali e incidono sulla progressione della malattia, ne accelerano il peggioramento e anche la severità. La prevenzione delle riacutizzazioni è un obiettivo principale dell'intervento terapeutico. Ridurle a zero è l'obiettivo a cui puntiamo".

Sarà presto disponibile in Italia il primo farmaco biologico mirato per la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco). La patologia rappresenta una sfida sanitaria globale: è la terza causa di morte nel mondo, responsabile di 3,5 milioni di decessi nel solo 2021, pari al 5% di tutte le morti. Nonostante questi numeri è ancora oggi ampiamente sottovalutata e sottodiagnosticata, complici l'età media di insorgenza - tipicamente sopra i 40 anni, con un aumento della prevalenza che supera il 25% negli over 80 - le implicazioni associate alla sua principale causa (il fumo di sigaretta) e persino il suo nome, uno scioglilingua difficile da pronunciare e ricordare. Sono i temi al centro l'evento 'La Bpco ha un nuovo respiro', organizzato oggi a Milano da Sanofi e Regeneron. Obiettivo dell'incontro - spiegano i promotori - mettere in evidenza il peso e l'impatto della patologia nella quotidianità di pazienti e caregiver, le attuali strategie di gestione, i bisogni ancora insoddisfatti e le nuove prospettive come dupilumab, anticorpo monoclonale che offre una nuova prospettiva di gestione della patologia dopo decenni di terapie inalatorie, che a breve sarà rimborsato anche in Italia.
E' la malattia non controllata a porre le sfide maggiori per i clinici e per i pazienti, ricordano gli esperti. Nonostante la massima terapia inalatoria ad oggi disponibile, infatti, il 50% delle persone con Bpco continua a presentare riacutizzazioni, ovvero picchi di peggioramento della patologia con aggravamento dei sintomi abituali che possono portare all'ospedalizzazione, alla progressione della malattia fino, nei casi più gravi, alla morte.
"La quotidianità di chi convive con la Bpco, specie nelle forme più gravi, è spesso dominata dalla 'fame d'aria' e dalla costante paura delle riacutizzazioni", descrive Simona Barbaglia, presidente Respiriamo insieme Aps e caregiver di una persona con Bpco. "E' una condizione che erige barriere invisibili: gesti semplici come fare una rampa di scale o uscire di casa diventano imprese impossibili - sottolinea - Sebbene il range di età dei pazienti sia ampio, si tratta per lo più di anziani, magari soli o la cui assistenza ricade su coniugi anch'essi in età avanzata e fragili, oppure sui figli. Il carico della patologia coinvolge dunque anche i caregiver, che devono supplire alla crescente mancanza di autonomia del paziente con un'assistenza continua che richiede pesanti sacrifici in termini di tempo, lavoro e vita privata. Poter accedere a una cura che può ridurre gli episodi acuti, causa di un'accelerata progressione, significa quindi molto di più che respirare meglio: significa restituire dignità e prospettive a intere famiglie, permettendo loro di recuperare una qualità di vita che la malattia aveva compromesso".
Dupilumab, già approvato dall'Ema, Agenzia europea dei medicinali, a luglio 2024 - riporta Sanofi - è un anticorpo monoclonale che agisce sulle due molecole chiave dell'infiammazione di tipo 2 (IL-4 e IL-13), indicato come trattamento aggiuntivo di mantenimento per gli adulti affetti da Bpco non controllata nonostante la terapia inalatoria ottimale, caratterizzata da un aumento degli eosinofili nel sangue. I dati hanno dimostrato che dupilumab, in aggiunta alla terapia standard, riduce in modo significativo le riacutizzazioni moderate e gravi, migliora la funzione polmonare, i sintomi e la qualità di vita dei pazienti.
"Le raccomandazioni Gold, frutto del lavoro di un gruppo internazionale di esperti sulla Bpco e recentemente ulteriormente aggiornate, pongono l'accento sul ruolo cruciale delle riacutizzazioni: aumentano il rischio di mortalità, accelerano la progressione della patologia e compromettono la qualità di vita", afferma Alberto Papi, professore ordinario di Malattie dell'apparato respiratorio e direttore dell'Unità Respiratoria del Dipartimento CardioRespiratorio dell'ospedale universitario Sant'Anna di Ferrara, membro della commissione scientifica del gruppo Gold. "In questo scenario - evidenzia - l'avvento di dupilumab segna la svolta terapeutica che attendevamo da decenni. Dupilumab è infatti il primo farmaco biologico ad agire su una popolazione mirata, che bloccando i pathway IL-4 e IL-13 riduce le riacutizzazioni associate e offre un'opzione innovativa per un miglior controllo della malattia e una riduzione del carico clinico-assistenziale".
Durante l'evento è stata evidenziata inoltre la necessità di un approccio olistico alla Bpco e l'importanza di percorsi di riabilitazione integrati, capaci di affrontare non solo i sintomi fisici, ma anche le implicazioni psicologiche. Spesso, infatti, i pazienti soffrono di ansia e depressione perché sopraffatti da una malattia cronica e progressiva e spaventati di andare incontro a nuove riacutizzazioni. Se sono stati a lungo, o sono tuttora, forti fumatori, possono convivere con un forte senso di colpa rispetto alla propria patologia tanto da risultare rassegnati. "La Bpco - riferisce Maria Dolores Listanti, fisioterapista e insegnante di mindfulness, intervenuta in rappresentanza dell'Associazione pazienti Bpco - porta con sé ferite invisibili come ansia, depressione e la costante paura delle crisi respiratorie e di non saper gestire l'evoluzione della malattia, spesso aggravate dalla difficoltà di avere una diagnosi chiara e tempestiva e, per i pazienti fumatori, dal senso di colpa. Tutto ciò può tradursi in pericolosi ritardi nella diagnosi o in una gestione non appropriata della patologia. Proprio per superare queste barriere emotive è fondamentale un approccio orientato a un benessere olistico del paziente: ecco che la riabilitazione respiratoria e la mindfulness non sono semplici esercizi, ma strumenti essenziali che permettono al paziente e al caregiver, una volta raggiunta la stabilità terapeutica, di riappropriarsi del proprio respiro e gestire il carico emotivo. Questo percorso trasforma il controllo dell'infiammazione in una concreta ripresa funzionale e psicologica, restituendo fiducia nel futuro".
La disponibilità attesa a breve di dupilumab in Italia può rappresentare, secondo gli specialisti, una nuova importante opzione terapeutica per i pazienti con Bpco e potrà potenzialmente cambiare la traiettoria per una patologia grave che presenta ancora bisogni insoddisfatti. "Questo traguardo - dichiara Marcello Cattani, presidente e amministratore delegato di Sanofi Italia e Malta - è un'ulteriore tappa della nostra strategia di lungo periodo: oltre 10 anni fa Sanofi ha scelto di investire nell'immunologia e nelle malattie infiammatorie croniche, facendo della ricerca il motore della propria ambizione. In uno scenario globale in rapida evoluzione, esiste in Europa un rischio concreto di accesso per terapie innovative come gli anticorpi monoclonali e non solo. Per questo è fondamentale premiare la ricerca e permettere alle imprese di far maturare il valore dell'innovazione: la capacità di continuare a generare valore per il sistema Italia passa dalla solidità degli investimenti e dalla collaborazione di tutti i suoi attori. Come azienda biofarmaceutica guidata dalla Ricerca e Sviluppo, continueremo a lavorare con questa ambizione, trasformando la scienza in opportunità di cura per le persone".
Dupilumab - si legge in una nota - è già approvato in oltre 60 Paesi per diverse patologie croniche legate all'infiammazione di tipo 2, inclusa dermatite atopica, asma grave, rinosinusite cronica con poliposi nasale, esofagite eosinofila, prurigo nodularis e orticaria cronica spontanea.

Da Santa Marta alla mansarda del Palazzo Apostolico. Dopo la scelta di papa Francesco di rompere con la tradizione andando a vivere a Casa Santa Marta per evitare l’isolamento, papa Leone XIV - dovrebbe essere questione ormai di poco - andrà a vivere nel Palazzo apostolico. Con una novità non da poco: la casa non sarà nel tradizionale appartamento dei Papi, bensì nel sottotetto, in pratica nella mansarda del Palazzo situata tra la terza loggia e il tetto. La notizia è stata anticipata dal quotidiano Repubblica.
I lavori di ristrutturazione nel Palazzo apostolico volgono al termine e il trasloco di Leone nei ‘soffittoni’ - come sono chiamati in Vaticano i locali mansardati dove in passato vivevano i segretari dei Papi - insieme ai suoi due segretari, don Edgar Rimaycuna e don Marco Billeri, avverrà a breve. La nuova dimora di Leone viene descritta come molto sobria. Leone, che quando va a Castel Gandolfo nella giornata di riposo, si rilassa tra tennis e piscina come ha raccontato lui stesso traendo beneficio dalla massima latina 'mens sana in corpore sano'. In mansarda disporrà infatti anche di una palestra.
“Il Papa intende utilizzare come abitazione gli spazi a disposizione dei suoi predecessori, per sé e per i suoi più stretti collaboratori. Lo studio, dove i lavori sono completati e dove il Papa ha già ripreso a lavorare durante il giorno, è quello da cui si affaccia per la preghiera con i fedeli riuniti nella sottostante Piazza San Pietro”, ha fatto sapere la Sala stampa del Vaticano lasciando così intendere che il piano ‘nobile’ del Palazzo apostolico tradizionalmente abitato dai Papi sarà destinato alla parte meno privata della giornata per il ricevimento degli ospiti.

La Procura di Belluno ha aperto un’inchiesta sul caso del bambino bellunese di 11 anni costretto a percorrere oltre 6 chilometri a piedi, sotto la neve, sul far della sera e con temperature sottozero, perché non aveva il nuovo biglietto da 10 euro per salire sul bus della linea 30 Calalzo-Cortina. Il bambino era uscito dal rientro pomeridiano scolastico e doveva rientrare da San Vito a Vodo di Cadore.
Nel frattempo, Dolomiti Bus ha aperto un’indagine interna[1] e l’autista che l’ha costretto a scendere è stato sospeso dal servizio operato dalla società veneziana che ha il servizio in appalto per tutto il periodo olimpico, la medesima del bus elettrico caduto due anni e mezzo fa dal cavalcavia di Mestre.
Il biglietto del bus, che prima costava 2,5 euro ed era chilometrico, causa Olimpiadi è passato a costare 10 euro, indipendentemente dalla distanza percorsa, circostanza che ha suscitato sin da subito molte lamentele da parte dei pendolari a cui non sono riconosciute particolari agevolazioni.
“È un episodio che colpisce e che non può lasciare indifferenti, soprattutto perché coinvolge un minore e tocca il tema delicatissimo della tutela dei più deboli", dichiara il presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin, che esprime profondo dispiacere e forte preoccupazione per quanto accaduto. Padrin ha chiamato la famiglia del bambino per esprimere solidarietà e assicurare che “verrà fatta piena chiarezza sulla vicenda” per cui ha sollecitato i vertici di Dolomiti Bus a verificare eventuali responsabilità.
Il presidente della Provincia puntualizza però che il nuovo ticket da 10 euro “è stata votato all'unanimità da tutti i soggetti che fanno parte dell'ente di governo del trasporto pubblico locale: Provincia e i Comuni di Belluno, Feltre, Pieve di Cadore, Cortina, Auronzo e Borgo Valbelluna”. L’aumento del costo del biglietto si è reso necessario per coprire “anche le spese per alloggi del personale dedicato, vista la necessità di ricorrere massicciamente al subaffidamento del servizio per garantire il normale tpl nel resto del territorio provinciale” spiega Padrin.
La Provincia rende noto che i pendolari possono utilizzare normalmente l’abbonamento già sottoscritto senza alcuna maggiorazione e che sono stati previsti abbonamenti ‘olimpici’ gratuiti e biglietti omaggio. Inoltre, la Provincia ha stanziato 10mila euro per rimborsare i biglietti olimpici “a chi ne ha necessità”.

"Sono stato bullizzato a scuola per 'colpa' della bellezza di mia madre". Francesco Oppini, ospite oggi venerdì 30 gennaio a La volta buona, ha parlato dell’infanzia e dell’adolescenza segnate dalle difficoltà legate all’essere "semplicemente il figlio di Alba Parietti".
Oppini ha ricordato nel salotto di Caterina Balivo gli anni della scuola, soprattutto a partire dalle medie e poi al liceo, nello stesso periodo in cui la madre ha raggiunto il grande successo televisivo negli anni Novanta. "Non posso ripetere cosa mi dicevano a scuola, venivo insultato continuamente", ha spiegato.
Oppini ha raccontato di sentirsi spesso fuori posto: "Io ero un ragazzo di campagna, stavo nel mio paesello con i miei amici, evitavo sigarette e drink. Ero felice così". A scuola, però, il confronto era continuo e difficile: "Lei era bellissima, io ero un ragazzotto magro ed esile. Mi dicevano di continuo 'Tua madre è una f**a e tu sei un cesso'".
Il figlio di Alba Parietti ha ricordato anche il clima che si creava all’ingresso della scuola: "Ogni volta che entrava succedeva il caos, i ragazzi portavano i giornali con mia madre in copertina". Un trauma che è riuscito a superare grazie al supporto di uno psicologo: "L'ho colpevolizzata tanto, oggi invece la comprendo".

Riprenderà a febbraio il processo nei confronti dei quattro 007 egiziani accusati della morte di Giulio Regeni, il ricercatore italiano rapito a Il Cairo il 25 gennaio 2016 e ritrovato senza vita il 3 febbraio successivo nelle vicinanze di una prigione dei servizi segreti egiziani, con evidenti segni di tortura.
Dopo il deposito di oggi della sentenza della Consulta in merito al diritto della difesa e alla nomina dei consulenti dei difensori degli imputati, entro 10 giorni gli atti verranno restituiti ai giudici della Prima Corte d'Assise di Roma che fisserà l’udienza a febbraio durante la quale verrà affidato l'incarico per le consulenze. È attesa presumibilmente per aprile la requisitoria del procuratore aggiunto Sergio Colaiocco.
Cosa ha stabilito la Consulta
La Corte costituzionale ha deciso che in casi particolari di processo penale, lo Stato debba anticipare il pagamento del consulente tecnico della difesa, anche se l'imputato è assente e non ha chiesto il gratuito patrocinio. Se un domani l'imputato dovesse invece farsi trovare, lo Stato potrà chiedere la restituzione dell'anticipo.
Con la sentenza numero 12, depositata oggi, la Consulta ha quindi dichiarato l’illegittimità costituzionale, per violazione dell’articolo 24 della Costituzione, dell’articolo 225, comma 2, del codice di procedura penale, nella parte in cui - per la eccezionale ipotesi introdotta dalla sentenza della stessa Corte numero 192 del 2023 non prevede che l’onorario e le spese spettanti al consulente di parte nominato dal difensore d’ufficio sono anticipati dallo Stato, salvo il diritto di ripeterne gli importi nei confronti dell’imputato che si renda successivamente reperibile, e liquidati dal magistrato nella misura e con le modalità previste dall’articolo 83 del testo unico delle spese di giustizia per l’ipotesi di ammissione al gratuito patrocinio.
Tale eccezionale ipotesi è quella in cui si proceda in assenza per uno dei delitti previsti dall’articolo 1 della Convenzione di New York contro la tortura quando, a causa della mancata assistenza dello Stato di appartenenza dell’imputato, sia impossibile avere la prova che questi, pur consapevole della pendenza del procedimento, sia stato messo a conoscenza della pendenza del processo.
Le questioni erano state sollevate dalla Corte d’assise di Roma nell’ambito del dibattimento apertosi per effetto della sentenza numero 192 del 2023, nel quale, nella perdurante assenza degli imputati, si procede contro gli ufficiali del servizio di sicurezza interno egiziano ai quali è contestato il sequestro, e quanto ad uno di essi, le lesioni personali e l’omicidio pluriaggravati del ricercatore italiano Giulio Regeni. Il Collegio aveva disposto una perizia avente ad oggetto la traduzione di un documento in lingua araba ritenuto rilevante ai fini del giudizio. I difensori d’ufficio degli imputati avevano chiesto di essere ammessi a nominare un consulente di parte a spese dello Stato, eccependo, nel contempo, l’illegittimità costituzionale della disciplina della consulenza tecnica nella parte in cui, nella speciale ipotesi di processo in assenza di cui si tratta, non prevede che le relative spese siano anticipate dallo Stato.
La Consulta ha, anzitutto, ribadito la rilevanza costituzionale dell’ausilio delle conoscenze tecnico-scientifiche nel processo penale. Quando l’accertamento della responsabilità richieda specifiche competenze il consulente tecnico è 'parte integrante dell’ufficio di difesa', sicché ogni limitazione imposta alla possibilità, per lo stesso imputato, di valersi del suo contributo si risolve in una menomazione del diritto di difesa garantito dall’articolo 24 della Costituzione. Nella sentenza si sottolinea che tale esigenza di tutela non è ravvisabile nel processo in assenza, nel quale la rinuncia dell’imputato a presenziare al giudizio coinvolge tutti i suoi diritti partecipativi, ivi compreso quello di farsi assistere da un esperto.
Diverso, però, è il caso, sopra descritto, esaminato dalla Corte, in cui si procede in assenza in quanto la chiamata in giudizio è stata resa impossibile dalla mancata cooperazione dello Stato di appartenenza dell’imputato. In tale eccezionale ipotesi, mancando una rinuncia dell’accusato a esercitare i diritti partecipativi nel processo a suo carico, il principio di effettività della difesa rende necessario compensare la restrizione di tutela che inevitabilmente si correla alla sua assenza, sollevando il difensore d’ufficio che necessiti di un ausilio tecnico dall’onere economico derivante dalla nomina di un consulente.
Il rilevato vulnus costituzionale, osserva la sentenza, deve essere sanato con la introduzione di una ipotesi eccezionale di anticipazione erariale degli onorari e delle spese del consulente tecnico, salva la possibilità per lo stato di recuperare i relativi importi nei confronti degli imputati nel caso in cui divengano reperibili. Il dato normativo idoneo a colmare la rilevata lacuna è stato individuato nell’anticipazione erariale, salvo recupero, prevista in favore del difensore d’ufficio dell’imputato irreperibile dall’articolo 117, del testo unico spese di giustizia.
La difesa di uno degli imputati: "Consulta restituisce almeno in parte giustizia"
“Siamo molto soddisfatti. La Corte ha dovuto prendere atto della posizione assunta da questi imputati in questo processo definito del tutto speciale anche della Corte di Assise di Roma nella propria ordinanza di rimessione. Più che fare giustizia con questa pronuncia la Corte ha, almeno in parte, restituito giustizia”. A dirlo all’Adnkronos l’avvocato Tranquillino Sarno, uno dei difensori dei quattro 007 imputati nel processo per il sequestro e l’omicidio di Giulio Regeni, dopo la decisione della Consulta di accogliere la questione di legittimità costituzionale relativa al diritto di difese e in particolare sul gratuito patrocinio per la nomina di consulenti tecnici.
Gli Stati da soli non ce la fanno, l'Europa si faccia carico... 
A un mese dalla tragedia di Crans-Montana, dove hanno perso la vita 40 ragazzi e sono rimaste ferite 116 persone, 'BellaMa', il programma ideato e condotto da Pierluigi Diaco - in onda lunedì 2 febbraio, dalle 15.25 alle 17.00 su Rai 2 - dedica uno spazio speciale alle sei giovani vittime italiane: Achille Barosi, Chiara Costanzo, Emanuele Galeppini, Riccardo Minghetti, Sofia Prosperi, Giovanni Tamburi. Ospiti in studio una professoressa e cinque compagni di classe di Riccardo Minghetti, studente del Liceo Cannizzaro di Roma, che proprio lunedì avrebbe compiuto 17 anni.
Pierluigi Diaco si collega poi in diretta con il Golf e Tennis Club di Rapallo, dove l’inviato Andrea Amato raccoglie i ricordi di compagni e allenatori di Emanuele Galeppini, giovane promessa del golf tra le vittime de Le Constellation. Viene presentato in anteprima il logo in sua memoria, che impreziosirà per tutta la stagione le divise sportive dei compagni. I ragazzi della generazione Z del cast di “BellaMa’”, inoltre, leggono una toccante lettera dei compagni di scuola di Giovanni Tamburi, del Liceo Righi di Bologna.
'Si è agito con serietà per evitare secondo mese di esercizio
provvisorio'...
Recupero pieno per il play Desure Buie. Domenica si gioca alle
16.30 al PalaSerradimigni...
Nella Manovra da 11,6 miliardi anche 10 milioni per danni del
ciclone Harry...
A Oristano la Conferenza regionale del Lavoro...
Decisione nella notte per ragioni di sicurezza...
Inaugurazione durante la Giornata mondiale delle zone umide il 6...
Spesa complessiva 6,5 milioni di euro... 
La neurologia e la neuro-oncologia stanno vivendo una fase di profonda trasformazione, grazie ai progressi della diagnostica molecolare e della medicina di precisione, nel trattamento dei tumori primitivi del sistema nervoso centrale. Neoplasie che in Italia colpiscono circa 3-4 persone ogni 100mila all'anno, con un impatto che va ben oltre la sopravvivenza, coinvolgendo funzioni cognitive, autonomia, vita lavorativa e relazioni sociali. A pochi giorni dalla Giornata mondiale contro il cancro, che si celebra il 4 febbraio, la Società italiana di neurologia (Sin) richiama l'attenzione e fa il punto sugli avanzamenti nel trattamento dei tumori cerebrali: un insieme eterogeneo di neoplasie rare, ma di grande complessità clinica, spesso diagnosticati in età giovane-adulta, quando le persone colpite sono nella fase di piena maturità personale e professionale, che richiedono un percorso di cura lungo e articolato.
"Negli ultimi anni è cambiata radicalmente la visione dei tumori cerebrali - spiega Veronica Villani, coordinatrice del gruppo di studio di neuro-oncologia della Sin - La nuova classificazione ha spostato il focus dalle sole caratteristiche istologiche a quelle biologiche e genetiche del tumore. Oggi la diagnosi molecolare è imprescindibile perché consente una prognosi più accurata e apre scenari terapeutici completamente nuovi".
Un esempio emblematico di questo cambiamento - riferiscono gli esperti - è rappresentato dai gliomi a basso grado, tumori rari che costituiscono circa il 5-10% delle neoplasie del sistema nervoso centrale. Colpiscono prevalentemente persone tra i 30 e i 50 anni, hanno una crescita lenta, ma infiltrativa e si manifestano frequentemente con crisi epilettiche, necessitando di una gestione multidisciplinare per l'elevata complessità dei bisogni. Nell'80% dei casi, questi tumori presentano mutazioni dei geni Idh1 o Idh2, oggi riconosciute come veri e propri driver oncogenici. Proprio queste alterazioni hanno reso possibile lo sviluppo di terapie mirate, segnando l'ingresso concreto della medicina di precisione in neuro-oncologia. "Dopo oltre vent'anni senza innovazioni farmacologiche specifiche, oggi abbiamo il primo trattamento mirato per i gliomi a basso grado Idh-mutati - sottolinea Villani - Si tratta di vorasidenib, già approvato dalla Fda e dall'Ema", le agenzie del farmaco americana ed europea, e "in attesa di entrare nella pratica clinica anche in Italia. Si tratta di un passaggio storico per questa popolazione di pazienti, prevalentemente giovani adulti".
L'approvazione europea di vorasidenib - riporta una nota - si basa sui risultati dello studio clinico di fase III Indigo, che ha dimostrato come il farmaco sia in grado di prolungare in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione (27,7 mesi rispetto agli 11,1 del placebo) e di ritardare l'inizio di trattamenti più invasivi come radioterapia e chemioterapia, noti per i loro effetti collaterali a lungo termine sulle funzioni cognitive.
Fino ad oggi - illustrano i neurologi - dopo lo step chirurgico le raccomandazioni di trattamento per i gliomi diffusi di basso grado Idh-mutati dell'adulto comprendevano l'osservazione, seguita dall'avvio di cicli radioterapia o radio-chemioterapia. Questi trattamenti, seppur efficaci, possono avere effetti collaterali a lungo termine sulle capacità cognitive, compromettendo la quotidianità. L'introduzione di vorasidenib cambia questo paradigma. Grazie alla sua azione mirata sulle mutazioni Idh, è in grado di ritardare la progressione della malattia e, di conseguenza, posticipare o evitare la necessità di terapie più aggressive. Indigo "rappresenta il primo vero trial con esito positivo di una terapia biologica in neuro-oncologia - precisa Villani - Per i pazienti significa poter rallentare la malattia, preservando la qualità di vita, il che costituisce un obiettivo centrale quando le aspettative di vita sono lunghe".
La ricerca, parallelamente - continua la Sin - sta esplorando anche nei gliomi di alto grado la neuro-oncologia di precisione, tanto che alcune mutazioni rientrano nei cosiddetti farmaci 'agnostici', in cui non si tratta il tipo di tumore, ma la mutazione genetica che lo caratterizza, come nel caso di alterazioni rare (fusioni Ntrk, mutazioni Braf), riscontrabili nei gliomi di alto grado.
Anche nel campo dei meningiomi la ricerca sta aprendo nuove prospettive - evidenziano gli esperti - soprattutto per le forme recidivanti o biologicamente più aggressive, per le quali le opzioni terapeutiche tradizionali possono risultare insufficienti. Accanto a chirurgia e radioterapia, che restano il cardine del trattamento, si stanno affermando approcci innovativi basati su una conoscenza sempre più approfondita delle caratteristiche molecolari del tumore. In particolare, studi clinici stanno valutando farmaci mirati diretti contro specifiche alterazioni genetiche e vie di segnalazione coinvolte nella crescita del meningioma. Un ambito di grande interesse, ancora poco conosciuto al di fuori della comunità scientifica, è inoltre quello della radioterapia metabolica mirata, che sfrutta recettori presenti sulle cellule tumorali per colpire selettivamente il tumore, riducendo l'impatto sui tessuti sani. Parallelamente, l'integrazione di diagnostica molecolare avanzata nella pratica clinica sta consentendo una stratificazione più precisa dei pazienti, con l'obiettivo di personalizzare le cure e migliorare il controllo della malattia nel lungo periodo.
"I tumori cerebrali restano una delle sfide più complesse della medicina moderna - afferma Mario Zappia, presidente Sin - La medicina di precisione, basata sulla caratterizzazione molecolare e sull'accesso alle terapie mirate, rappresenta oggi una strada imprescindibile. Come Sin riteniamo fondamentale investire nella ricerca, nella formazione dei professionisti e nella presa in carico multidisciplinare in centri specializzati, per garantire ai pazienti cure sempre più personalizzate ed efficaci".
Accanto al trattamento della malattia - rimarcano i neurologi - è oggi fondamentale anche una presa in carico globale della persona con tumore cerebrale, che includa la riabilitazione motoria e cognitiva al fine di tutelare la qualità di vita dei pazienti. L'aumento della sopravvivenza, soprattutto in persone giovani, rende prioritario il riconoscimento precoce dei deficit funzionali, spesso sfumati, ma dal rilevante impatto pratico, così come il reinserimento lavorativo e l’attenzione per gli aspetti legati alla fertilità. E' di fondamentale importanza, pertanto, che la cura moderna sia in grado di integrare le terapie oncologiche con percorsi riabilitativi strutturati e personalizzati.
Analisi dell'ufficio statistica della Camera di commercio di
Sassari...
Firmato il decreto dal ministro dell'Istruzione Valditara...



