(Adnkronos) - Ancora un morto sul lavoro oggi, venerdì 20 giugno, a Poggiomarino in provincia di Napoli dove ha perso la vita un operaio di 55 anni.
L'incidente in via Arcivescovo D’Ambrosio. Da una prima sommaria ricostruzione pare che il 55enne, impiegato in una ditta che opera nel settore trasporto merci su strada, mentre effettuava lo scarico delle merci sarebbe caduto da un’altezza di circa 3 metri. L’uomo è deceduto sul colpo. Indagini in corso. Sul posto anche i carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro per i rilievi del caso.
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(Adnkronos) - Nozze tra Jeff Bezos e Lauren Sánchez a Venezia. In attesa dei lunghi festeggiamenti con tanti invitati vip per il matrimonio in Laguna, la città è divisa tra chi protesta e chi, invece, come i promotori del comitato spontaneo 'Yes Venice Can' lo vedono come "un motivo d'orgoglio". "In qualità di cittadini, lavoratori, imprenditori, artigiani e rappresentanti di associazioni di categoria Veneziani, sentiamo il dovere di esprimere pubblicamente il nostro pensiero davanti alle proteste e alle polemiche sollevate in vista del matrimonio del fondatore di Amazon, Jeff Bezos, e di Lauren Sánchez, che si svolgerà nei prossimi giorni nella nostra città" sottolineano in una nota, firmata "cittadini, lavoratori, imprese e associazioni per una Venezia internazionale e inclusiva". "Venezia è una città che accoglie, non respinge! Da sempre è stata crocevia di culture, viaggiatori, imprenditori e grandi personalità" aggiungono.
"Che una figura di rilievo mondiale abbia scelto Venezia per uno dei momenti più importanti della sua vita privata - viene rilevato - è motivo di orgoglio per tutti noi. Siamo indignati dalle voci di protesta che stanno emergendo da parte di alcuni sparuti gruppi ideologicamente ostili e disconnessi dalla realtà economica e sociale del territorio. Chi vive e lavora davvero a Venezia sa cosa significa attrarre attenzione positiva, investimenti e opportunità. Un evento come questo non è solo una celebrazione privata, ma una vetrina internazionale, una spinta all’economia reale, un segnale di fiducia verso la città. Non possiamo permettere che una minoranza rumorosa screditi l’immagine di Venezia nel mondo".
"Ogni ospite che sceglie Venezia è un alleato nella tutela del suo valore - aggiungono dal comitato- della sua bellezza e della sua vitalità. Daremo il nostro miglior benvenuto a Mr. Bezos come sempre diamo a chi sceglie la nostra meravigliosa città come meta di vacanza o come cornice per celebrare eventi e ricorrenze importanti. Sarebbe superfluo elencare le personalità che negli anni hanno scelto Venezia come luogo ideale per dirsi 'Sì' e sottolineare come molti di questi eventi hanno visto la presenza di centinaia o migliaia di ospiti. Venezia è una città in grado di ospitare decine di migliaia di persone al giorno e non saranno certo 250 ospiti Vip a metterla in difficoltà. Giusto per citarne uno, ricordiamo il matrimonio di George Clooney che si svolse meravigliosamente e senza alcuna polemica da parte di chicchessia. Diciamo Sì a una Venezia viva, dinamica e rispettata - concludono -. Diciamo no a chi la vorrebbe chiusa, ostile e disconnessa dal mondo. Diciamo Sì a una Venezia meta di turismo di alta qualità, fuori dalle logiche del turismo di massa".
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(Adnkronos) - Venti ingressi omaggio in 22 impianti balneari. Ventimila lettini gratuiti per tutta l’estate per chi è rimasto senza spiaggia dopo i recenti sequestri. In un’estate che tarda a decollare, i balneari di Ostia lanciano un’iniziativa di solidarietà verso tutti i clienti degli stabilimenti rimasti "senza un posto al sole". "La stagione balneare 2025 ha visto la momentanea indisponibilità di alcune delle spiagge più amate del litorale romano: La Mariposa, Peppino a Mare, La Spiaggia di Bettina, Bungalow e Venezia - scrivono i balneari in una nota - Per non lasciare soli i frequentatori abituali di questi lidi, 22 stabilimenti balneari di Ostia hanno deciso di offrire 22 ingressi gratuiti al giorno, dal lunedì al venerdì, a partire da lunedì 23 giugno".
L’iniziativa si traduce in 440 lettini al giorno, destinati ai clienti che presenteranno l’abbonamento del proprio stabilimento momentaneamente chiuso. A partecipare all’iniziativa sono: La Nuova Pineta, Belsito, La Bonaccia, La Conchiglia, La Marinella, La Bussola, Lido, Bahia, L’Ancora, Corsaro, La Bicocca, Plinius, Mami, Le Palme, La Capannina, Vittoria, Elmi, Il Capanno, Arcobaleno, Il Curvone, Guerrino il Marinaro e Il Gabbiano. "Un gesto concreto per non lasciare a casa nessuno e per ricordare che il mare di Roma è di tutti. È un segno di vicinanza e comunità verso chi - continuano i balneari - non per sua scelta, si è trovato senza il suo stabilimento di riferimento". Per accedere agli ingressi gratuiti sarà sufficiente presentarsi direttamente in uno degli stabilimenti aderenti con l’abbonamento dello stabilimento attualmente chiuso. Per ulteriori informazioni è possibile consultare le pagine social dei singoli stabilimenti partecipanti o rivolgersi direttamente alle segreterie.
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(Adnkronos) - I Guardiani della Rivoluzione al potere, la Guida Suprema ridimensionata quasi a figura simbolica. Dopo otto giorni di guerra con Israele, il processo di trasformazione politica dell'Iran sta accelerando verso un nuovo sistema di potere che vedrà all'apice proprio i Pasdaran, la 'seconda generazione' che viene dall'apparato militare e che già da anni ha preso il sopravvento a livello istituzionale ed economico sulla 'prima generazione', espressione clericale della rivoluzione del 1979 che "non ha replicato se stessa all'interno dello stesso contesto" e che già oggi è in numero "residuale" e molto più debole dei rivali. A tracciare il quadro dell'Iran del 'futuro' è Nicola Pedde, direttore dell'Institute for Global Studies (Igs), che in un'intervista all'Adnkronos spiega che la guerra in corso "ha accentuato le divisioni" tra le due generazioni, rendendo traumatico un passaggio di poteri che il clero auspicava accadesse in maniera soft e che invece "ora sta avvenendo sotto le bombe israeliane".
Le due anime della Repubblica islamica hanno "visioni diverse", a partire dal "controverso" negoziato con gli Stati Uniti sul programma nucleare, interrotto bruscamente venerdì scorso - a due giorni dal sesto round di colloqui in Oman. Se la 'prima generazione', rappresentata dalla Guida Suprema Ali Khamenei, dal governo a guida riformista e da altre figure apicali, "è aperta al negoziato" tanto da presentarsi ancora oggi con il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, ai colloqui di Ginevra, la 'seconda generazione' ritiene che ormai non ci sia più nulla su cui negoziare e spinge per la linea dura. "C'è una carenza totale di incentivi per un'apertura negoziale", evidenzia Pedde, secondo cui la richiesta del presidente americano, Donald Trump, di resa incondizionata e smantellamento degli apparati nucleari e militari non offre sponde all'ala dialogante del regime di Teheran, che "ha insistito fortemente sull'avvio del negoziato", considerandolo "l'ultima finestra utile per vincolare l'Iran ad impegni sul nucleare e beneficiare della revoca delle sanzioni". Anzi finisce per fare il gioco dei 'duri e puri'.
La posizione di Trump, che prima ha aperto a un possibile arricchimento dell'uranio al 3,67% (gli stessi livelli del Jcpoa del 2015) per poi chiudere a questa ipotesi, avanzando richieste massimaliste, secondo il direttore dell'Igs ha finito per mettere la Repubblica islamica davanti a un bivio: da una parte "cedere alla condizioni umilianti" e rischiare di perdere il controllo del Paese, dall'altra "mantenere la linea dura", trasformando il sistema di governo "in qualcosa di diverso", con un ruolo centrale dei Pasdaran. Questa secondo opzione, secondo Pedde, permetterebbe al regime almeno di salvare se stesso dal momento che "se si accettasse di smantellare tutto, quelle ampie parti della società iraniana ostili al governo potrebbero percepire una debolezza e innescare un meccanismo di proteste". Applica il pugno di ferro, magari con l'imposizione della legge marziale, consentirebbe alle autorità di "mantenere il controllo".
Questo scenario deve comunque tenere conto che oggi in Iran "non ci sono i prodromi di una rivoluzione, gran parte della popolazione vuole un cambiamento in chiave democratica, il problema è che non esistono forze politiche organizzate capaci di tradurre questo sentimento in una rivolta, sono movimenti acefali che dopo poche settimane si spengono, appena arriva una fase repressiva tendono a disperdersi" e anche le forze di opposizione all'estero sono "frammentate e in alcuni casi impresentabili all'interno", ritiene Pedde, rimarcando che solo un intervento di terra da parte delle forze straniere - scenario molto improbabile - cambierebbe queste dinamiche.
Il tutto in attesa di un altro evento che "sarebbe il più grosso vantaggio possibile" per la 'seconda generazione' e che sancirebbe il passaggio definitivo del potere nelle mani dei Pasdaran, spazzando via definitivamente la 'prima generazione, ovvero la morte dell'86enne Khamenei, osserva Pedde, secondo cui a quel punto si aprirà il grande dubbio se ci sarà o meno una terza Guida. "Come accaduto con la morte di Khomeini, l'opzione più probabile sarà un nuovo emendamento costituzionale che allora ridimensionò i poteri della Guida e che domani la ridurrà a organo simbolico, con il passaggio del potere a un esecutivo a guida presidenziale controllato dai militari. L'Iran assumerebbe una forma tradizionale di autoritarismo, sul modello dell'Egitto o del Pakistan, dove la denominazione Repubblica islamica rimarrebbe, ma non nei fatti".
Questo scenario, l'ascesa definitiva dei Pasdaran ai vertici del Paese, avrà una serie di implicazioni sulla sicurezza regionale, anche di Israele. Se la 'prima generazione', infatti, resta l' "ultimo baluardo" contro lo sviluppo di un'arma atomica in Iran - vedi la fatwa di Khamenei contro la bomba nucleare - la 'seconda generazione' la ritiene l' "unico deterrente possibile", a maggior ragione oggi sotto i missili israeliani, rimarca Pedde, secondo cui la questione è diventata centrale nel dibattito pubblico in Iran tanto che quattro giorni fa in Parlamento è stata presentata una legge per uscire dal Trattato di Non-Proliferazione, "un fatto epocale e una sfida diretta alla fatwa della Guida Suprema" che evidenzia un conflitto tra i Pasdaran e Khamenei. Un Iran pasdaran-centrico sarebbe "più radicale nelle posizioni e come prima cosa cercherà la bomba atomica, con tutta una serie di conseguenze regionali che ciò comporta: i sauditi e altri Paesi farebbero altrettanto, in una dinamica che nel giro di qualche anno porterebbe alla nuclearizzazione dell'area, il contrario di quello che vuole Israele - conclude Pedde - Ed i cosiddetti 'Accordi di Abramo' non sono una garanzia per Tel Aviv, che non ha grande fiducia nei suoi alleati regionali e teme possano mutare rapidamente le loro politiche".
(Adnkronos) - Dall'inizio della guerra in Ucraina, l'economia della Russia è stata un fattore chiave. La coalizione occidentale ha puntato da subito sulle sanzioni come strumento principale per fare leva sul progressivo impoverimento, finanziario e produttivo, di Mosca. In più di tre anni, l'obiettivo principale, costringere Vladimir Putin a fermarsi per non portare il suo Paese al fallimento, non è stato raggiunto. Ma le conseguenze dell'isolamento internazionale, e la progressiva conversione industriale a fini bellici, a fatto di quella russa un'economia esclusivamente di guerra.
Oggi, lo spettro della recessione e le stesse parole di Putin dal Forum economico internazionale di San Pietroburgo dimostrano che le difficoltà ci sono e che l'economia è diventato realmente un fattore chiave della partita complessiva che il Cremlino sta giocando.
La domanda che ricorre, come sta veramente l'economia russa?, è ispirata anche dall'incertezza legata ai dati e alla propaganda che li ha sempre corretti, annacquati, mistificati, secondo le esigenze. Il fatto che oggi sia Putin, "Il rischio di stagnazione o addirittura di recessione nell'economia russa non è consentito in nessuna circostanza", sia i suoi ministri parlino apertamente di uno scenario da evitare a ogni costo è un segnale significativo, che si lega ai fatti delle ultime settimane: Maxim Reshetnikov, il ministro dell'economia, ha avvertito del rischio in corso, l'inflazione è ancora sopra il 9% e i tassi di interesse restano tra i più alti al mondo, nonostante il primo taglio operato a giugno, dal 21 al 20%, dopo una serie di rialzi consecutivi iniziati a metà 2023.
Come si arriva a oggi? Da dove arriva la recessione? Pesano diversi fattori. La fiducia degli investitori è stata quasi interamente compromessa dalla guerra in Ucraina, le esportazioni sono state falcidiate dalle sanzioni e dalla riduzione drastica dei canali a disposizione, la spesa pubblica è salita su livelli record ma solo per finanziare la produzione bellica. I russi stanno sicuramente peggio di tre anni fa, e una parte della popolazione partiva già da condizioni complicate.
Oggi, sostanzialmente, non c'è alcuna differenza tra l'economia per la guerra e l'economia civile. Una condizione che lo stesso Putin ammette e che estende, con una curiosa identificazione del modello russo con presunta tendenza globalmente condivisa: "Nel mondo moderno, la separazione tra il complesso militare-industriale e il settore civile dell'economia è sempre più sottile. In alcuni Paesi, non c'è alcuna differenza". Sicuramente, non c'è alcuna differenza in Russia.
Le conseguenze di questa mancata separazione tra industria militare e il resto del tessuto produttivo porta con sé delle conseguenze che non fanno ben sperare. Il rischio, orami conclamato, è che l'economia russa, e quindi Putin, abbiano bisogno della guerra non solo per non cadere in recessione ma anche per sopravvivere e non avvitarsi in una spirale che porterebbe a un rapido e ineluttabile impoverimento. E' quello che già sta avvenendo per ampie fasce della popolazione, che vedono il potere d'acquisto ridotto ai minimi termini per l’aumento dei costi per beni essenziali, trasporti e servizi importati. (Di Fabio Insenga)
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(Adnkronos) - “'Quella del cinema è una lobby tanto potente quanto corrotta che me l'ha fatta pagare'. Davanti a queste dichiarazioni gravissime, il corrispondente Rai a Parigi, Gennaro Sangiuliano, dovrebbe recarsi in procura e sporgere denuncia, se ritiene di essere a conoscenza di fatti penalmente rilevanti". Così una nota dei componenti democratici in vigilanza Rai.
"Le sue parole non possono essere liquidate come una semplice provocazione politica, tanto più che lo stesso ex ministro ha dichiarato di non occuparsi più di politica attiva. Chiediamo con fermezza che siano forniti chiarimenti urgenti su quanto affermato: sarebbe del tutto irrituale che un dirigente della Rai, servizio pubblico, si prestasse a fare da amplificatore a una campagna politica condotta da Fratelli d’Italia in toni che rischiano di degenerare in puro sciacallaggio. Peraltro, da quanto apprendiamo dalla stampa e non smentito dalla dg Cinema del MiC, gli atti sono stati approvati nel 2023 e quindi firmati, gestiti e politicamente coperti dall’attuale governo e, per essere precisi, proprio quando a capo del MiC era Sangiuliano”.
Leggi tutto: Cinema, Pd: "Sangiuliano denunci in procura o sue parole propaganda politica"
(Adnkronos) - Il 44% degli italiani si è detto pronto ad arruolarsi e vestire la divisa in casi di estrema necessità. E' quanto emerso da un sondaggio commissionato dal ministero della Difesa all'Istituto Piepoli e pubblicato oggi da Qn. Cresce di 4 punti percentuali il livello di fiducia del ministro Guido Crosetto, che si attesta al 43%. Sul gradimento del suo operato, spiega ancora l’analisi dell’istituto Piepoli, si è espresso il 51% degli intervistati sommando le valutazioni 'molto' e 'abbastanza'.
L’indagine è stata realizzata attraverso 500 interviste a un campione rappresentativo della popolazione (maschi e femmine) dai 18 anni in su, distribuito per età e aree di appartenenza. Dal sondaggio emerge un forte senso di identità degli italiani. Il 75% degli intervistati dichiara infatti di essere molto legato al proprio Paese, anche se è un sentimento più diffuso tra i meno giovani (67% 18-34 anni; 70% 35-54 anni; 85% 55 anni e più). E la propensione a sacrificarsi per l'Italia? C'è, ma è decisamente più diffusa per disastri naturali (72%) e pandemie (65%) che per guerre (30%). I sacrifici a cui sono disponibili i nostri concittadini sono principalmente legati a un cambio di abitudini (67%), in pochi rinuncerebbero a parte del reddito (29%), ma buona parte (48%) è disposta ad abdicare temporaneamente alle libertà personali per ragioni di sicurezza nazionale. La propensione a incrementare i fondi finalizzati a difendere il territorio non è maggioritaria anche se consistente: il 45% è favorevole e tra questi il 56% nella fascia d'età 18-34 anni. Tra i giovani (49%), soprattutto i nativi digitali, emerge un forte interesse nell’idea di investire in cyber sicurezza. Alla domanda 'Quanto ritiene che la difesa militare dell'Italia serva a proteggere anche la sua vita e quella della sua famiglia?' ha risposto in modo positivo (tra molto e abbastanza) il 49% degli intervistati, mentre il 32% ha optato per ‘poco’.
(Adnkronos) - "Negli ultimi vent'anni la gestione dei pazienti affetti da malattia di Crohn o da colite ulcerosa è cambiata radicalmente con l'avvento delle terapie avanzate, cioè anticorpi monoclonali o, più recentemente, piccole molecole. Vent'anni fa si guardava soprattutto all'effetto della terapia sul sintomo, ma nel corso degli anni si è visto che questo non poteva ottenere effetti a lungo termine e quindi si sono cercati" obiettivi "più oggettivi". Tra questi, "da qualche anno è stato proposto, e si cerca di perseguire, quello della chiusura delle ulcere che è associato anche a una migliore qualità di vita, a una riduzione delle ospedalizzazioni e della chirurgia. Può essere raggiunto in una certa percentuale di pazienti, ma non in tutti. Sono però molto fiducioso, perché credo che nel prossimo futuro riusciremo ad ottenerlo". Lo ha detto Alessandro Armuzzi, responsabile Centro malattie infiammatorie croniche intestinali Humanitas Rozzano-Milano, alla prima giornata di lavori dell'evento Free2Choose, organizzato da Abbvie nel capoluogo meneghino, che ha riunito un centinaio di specialisti.
In genere "il sanguinamento è il sintomo più frequente della colite ulcerosa - aggiunge Paolo Gionchetti, professore di Medicina interna presso l'Università di Bologna - ma il sospetto di malattia si ha quando peggiorano i sintomi come la diarrea, il muco, il sangue e, in particolare, la diarrea compare anche di notte. Sono i segni tipici di una malattia organica infiammatoria e, se non viene diagnosticata precocemente, può portare ad alcune conseguenze importanti. La malattia di Crohn, invece è un po' più subdola - precisa - perché può interessare anche tratti di intestino diversi e più a monte del colon. Tra i sintomi più frequenti, anche in questo caso, c'è la diarrea anche notturna. Il dolore addominale è sicuramente sempre presente, accompagnato da calo ponderale e febbricola".
Ci sono poi anche delle "manifestazioni extra-intestinali nelle malattie infiammatorie croniche intestinali - chiarisce Flavio Caprioli, professore di Gastroenterologia all'Università degli Studi di Milano e responsabile del centro Ibd del Policlinico di Milano - La loro prevalenza è molto elevata. Parliamo di astenia, quindi affaticamento, anemia e disturbi di natura psicologica che vengono a interessare quasi il 70-80% dei pazienti affetti da Mici. La manifestazione più comune è sicuramente l'astenia - rimarca - quindi l'affaticamento, che fra l'altro è una delle patologie o comunque delle manifestazioni più difficili da gestire. Ci sono anche manifestazioni di tipo articolare come ad esempio le artriti associate, particolarmente comuni come quelle che interessano la pelle, con l'eritema nodoso, e oculari come le infiammazioni dell'occhio, in particolare della parte posteriore, come le uveiti".
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(Adnkronos) - La diagnosi precoce è importante per diverse ragioni, non ultima l'efficacia dei trattamenti e la qualità di vita, grazie a terapie sempre più mirate e pazienti più informati. "C'è ancora un notevole ritardo diagnostico che riguarda sia la malattia di Crohn che la colite ulcerosa, ma soprattutto in quest'ultima. Il trattamento precoce per i pazienti che sviluppano questo tipo di malattie può comportare una riduzione della progressione della patologia. La diagnosi e il trattamento favorisce il rallentamento della progressione di malattia e la defunzionalizzazione dell'intestino tipica di queste malattie infiammatorie croniche recidivanti che determinano danno epiteliale, danno neurogeno e quindi la perdita di funzione del tratto gastrointestinale". Così Edoardo Vincenzo Savarino, professore associato di Gastroenterologia all'Università degli Studi di Padova, intervenendo alla prima giornata di lavori dell'evento Free2Choose, organizzato a Milano da AbbVie, a cui hanno partecipato un centinaio di specialisti.
I rischi di una diagnosi tardiva "riguardano soprattutto la perdita o riduzione della risposta alle terapie farmacologiche che si adottano - spiega Savarino - e aumenta la probabilità di andare incontro alle complicanze, nel medio e lungo termine, che impattano sulla qualità della vita, come la chirurgia, l'ospedalizzazione e, ovviamente, la perdita di funzione gastrointestinale, che ha un impatto anche sulla socialità e la quotidianità dei pazienti".
La malattia di Crohn "potrebbe essere sospettata laddove ci siano dei sintomi anche comuni - aggiunge Marco Daperno, gastronterologo presso l'ospedale Mauriziano di Torino - come dolore addominale, diarrea lieve ma continua, presente anche magari nottetempo, o una perdita di peso la febbricola. Più questi sintomi diventano costanti, invalidanti e aggressivi, maggiore è il sospetto di malattia. Quando invece si verificano sintomi più intensi - diarrea, subocclusione e dolori addominali così forti da indurre il paziente a recarsi al pronto soccorso - è molto più facile essere consapevoli che si sta arrivando a una malattia di Crohn attiva, manifesta". In questo caso, "fare accertamenti aiuta a quantificare l'infiammazione e a classificare meglio la gravità della malattia attiva".
Negli ultimi 15 anni per le malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici) "c'è una maggiore attenzione istituzionale e sociale anche grazie alle numerose campagne di sensibilizzazione che sono state portate avanti - sottolinea Salvo Leone, direttore generale di Amici Italia, Associazione nazionale Mici - C'è una maggiore attenzione alla qualità di vita delle persone, i pazienti sono più informati e più coinvolti nel percorso di cura nelle decisioni che vengono prese sui trattamenti. Ci sono poi reti di cura integrate: anche se non dappertutto si parla di percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale, di multidisciplinarietà, di percorsi di transizione e ci sono molti più farmaci e terapie personalizzate".
"La medicina ha smesso di adattare il paziente alla terapia - rimarca - ma ha adattato la terapia al paziente, rendendo di fatto il trattamento uno strumento di libertà perché permette al paziente di vivere la propria vita senza condizionamenti. Avere tante terapie significa libertà, perché la libertà di un paziente inizia quando il medico ha a disposizione il farmaco giusto da usare al momento giusto".
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(Adnkronos) - Il progetto Biogenera "nasce con l'obiettivo di sviluppare una terapia genica innovativa, non virale, per trattare malattie rare, in particolare la glicogenosi di tipo 3 (GsdIII). Il nostro approccio è pensato per realizzare una terapia sicura, mirata, accessibile e sostenibile". Per la realizzazione del progetto occorrono 12 mesi. "Con il contributo del 5x1000 si può accelerare la ricerca e realizzare più velocemente una cura". Così Doriana Triggiani, ricercatrice del laboratorio Biotecnologie Red di Enea, l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, spiega l'importanza di sostenere il progetto Biogenera, una piattaforma biotecnologica avanzata che prevede l'utilizzo di un brevetto Enea.
La GsdIII, causata da mutazioni del gene (Agl), è caratterizzata dall'accumulo progressivo di glicogeno anomalo che causa un'alterazione del metabolismo epatico e della funzionalità muscolare. La malattia si manifesta a pochi mesi dalla nascita o durante l'infanzia. Comporta l'ingrossamento del fegato, l'ipoglicemia e un ritardo della crescita fino a un indebolimento dei muscoli. Negli adulti diventa una forma di distrofia muscolare. "Attualmente le terapie geniche utilizzano soprattutto vettori virali - illustra la ricercatrice - Il nostro scopo è quello di superare questo limite e realizzare delle nanoparticelle in grado di veicolare il materiale genetico all'interno delle cellule, riducendo, in questo modo, i rischi e rendendo la terapia più sicura e ripetibile nel tempo".
L'innovazione del progetto Biogenera - spiegano dall'Enea - risiede in un modello 3D che consente di ottimizzare la ricerca preclinica e di ridurre i costi rispetto alle metodologie convenzionali. E non è l'unico vantaggio. La sostenibilità economica e la riduzione di rischi e spese legati all'uso di vettori virali costituiscono un valore aggiunto. Nel dettaglio, l'approccio biotecnologico innovativo proposto sfrutta un plasmide brevettato da Enea, veicolato attraverso nanoparticelle lipidiche o polimeriche. Si tratta di un approccio che garantisce il rilascio mirato e sicuro del materiale. I modelli in vitro 3D, in particolare sferoidi multicellulari derivati da cellule di pazienti, ricreano l'ambiente patologico della malattia. Una strategia che consente di valutare l'efficacia del trattamento in condizioni più realistiche rispetto ai tradizionali modelli 2D, riducendo il ricorso alla sperimentazione animale e ottimizzando i costi di sviluppo. Biogenera è solo un'importante, piccola tessera di un mosaico più grande. "Il nostro sogno - conclude Triggiani - è che questa piattaforma biotecnologica possa diventare un modello replicabile, adattabile anche ad altre patologie genetiche con caratteristiche simili. Una speranza per le famiglie e per i pazienti che, al momento, non hanno alternative". Per sostenere Biogenera e destinare il 5x1000 al progetto è sufficiente firmare il riquadro per il 'finanziamento della ricerca scientifica' sui modelli di dichiarazione dei redditi delle persone fisiche e indicare il codice fiscale Enea: 01320740580.
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