(Adnkronos) - In un’Italia sospesa tra il 'tutto e subito' e il bisogno crescente di dedicare il 'giusto tempo' a ciò che conta davvero, la Sardegna si distingue come un territorio che anticipa il resto del Paese nel rapporto con il tempo. I dati dell’indagine 'Gli italiani e il tempo ritrovato' condotta da AstraRicerche su un campione rappresentativo della popolazione italiana 18-70 anni, raccontano infatti un’isola dove il 'tempo giusto' è più spesso una realtà vissuta, e non solo un obiettivo da raggiungere. A commissionare lo studio è Ichnusa, la birra sarda che da sempre racconta un territorio dove il tempo si vive con intensità e rispetto, lo stesso principio che ispira 'Ichnusa Metodo Lento', l’ultima nata dello storico birrificio di Assemini che ha scelto di dedicare più tempo al cuore del processo birrario, la fermentazione, esprimendo al meglio e con più chiarezza il profilo organolettico e gli ingredienti.
Se in Italia oltre 1 persona su 3 (38%) si percepisce immersa in ritmi frenetici, in Sardegna questo dato si ferma a circa il 24%, il più basso a livello nazionale. Un segnale concreto di un rapporto più equilibrato con il tempo, coerente con una cultura che da sempre conosce il valore del tempo vissuto con rispetto e attenzione. Anche la pressione sociale appare più contenuta: quasi 7 italiani su 10 (67%) sentono di vivere seguendo una “tabella di marcia decisa da altri”, mentre in Sardegna questa quota scende al 61%, confermando un approccio più libero rispetto alle aspettative esterne.
Non è un caso che Ichnusa, nata e radicata in quest’isola, abbia scelto di raccontare proprio il valore del tempo. La ricerca lo conferma: se c'è un luogo che incarna il desiderio di rallentare, per gli italiani è innanzitutto il mare (il 40% lo sceglie come destinazione ideale per “vivere a un ritmo diverso e più giusto”) Guardando più da vicino il contesto sardo, emerge un insieme di esperienze che gli abitanti dell’isola associano al “tempo ritrovato”: un aperitivo al tramonto vista mare ad Alghero (37%), il silenzio nella natura tra i boschi del Supramonte (22%), una cena lenta nell’entroterra della Barbagia sotto le stelle (19%), e una birra con amici sulla spiaggia a Stintino dopo una giornata al mare (18%). Quattro immagini, un unico filo: il piacere del tempo che si dilata.
Per circa 1 italiano su 4 (27%), il segreto per ritrovare il proprio tempo risiede nell’approccio mentale, cioè nella capacità di vivere di più nel presente. In Sardegna questo dato sale a circa il 29%, a conferma di una cultura che conosce il valore del fare le cose con cura, pur confrontandosi con le stesse accelerazioni del mondo contemporaneo.
Quando si guarda a cosa si vorrebbe dedicare più tempo, tra gli italiani guidano le relazioni profonde (58%), la cura del corpo (57%), passioni e hobby (53%) e il contatto con la natura (51%). In Sardegna il podio resta invariato, ma tutti i valori risultano più elevati: spiccano in particolare la cura del corpo e le passioni, entrambe sopra il 60%, seguite dal contatto con la natura, leggermente superiore alla media nazionale. Un quadro che rafforza l’idea di un territorio dove il benessere personale e il piacere delle piccole cose hanno ancora il giusto peso.
L’idea che dedicare il giusto tempo migliori i risultati raccoglie un consenso quasi unanime: l’85% degli italiani si dichiara d’accordo. In Sardegna l’adesione è ancora più alta (87%), tra le più elevate a livello nazionale, a conferma di una cultura che attribuisce grande valore al tempo vissuto con attenzione e autenticità.

(Adnkronos) - “Il vento tra Regno Unito e Stati Uniti è cambiato, si è fatto molto più burrascoso, e Re Carlo è consapevole che avrà l’arduo compito di tenere il timone ben saldo per non rischiare di intaccare ulteriormente i delicati rapporti tra Londra e Washington”. Intervistato dall'Adnkronos, Robert Jobson, tra i più acuti osservatori delle dinamiche della Corona, non usa giri di parole per descrivere la complessità della visita di Stato che il Monarca si appresta a compiere da oggi negli Stati Uniti, ospite del presidente Donald Trump. Il riferimento non è solo a quanto accaduto nei giorni scorsi in occasione della cena dei corrispondenti, un evento che ha alzato ulteriormente il livello di sicurezza attorno al presidente degli Stati Uniti, rendendo ancora più complessa la macchina organizzativa proprio in vista dell’arrivo dei Windsor.
“L'aria che si respira oltreoceano sembra carica di un'elettricità che va ben oltre il protocollo diplomatico. Si tratta di una visita che cade in un momento di fragilità geopolitica senza precedenti”, sottolinea Jobson, firma storica del The Sun, Daily Express e News of the World, e volto noto di “Good Morning America” sul canale americano Abc, secondo cui nei prossimi quattro giorni il mondo assisterà a una coreografia istituzionale impeccabile che dovrà però fare i conti con una realtà brutale: “Non si sarebbe potuto scegliere un tempismo migliore. Nemmeno un romanziere di successo del New York Times avrebbe osato tanto".
Il riferimento è alla coincidenza quasi surreale tra l'arrivo del Re e le recenti fughe di notizie dal Pentagono che hanno scosso le fondamenta dell'alleanza atlantica, compreso anche il ruolo di Londra agli occhi di Washington. L'agenda ufficiale prevede i massimi onori, dalla cena di Stato alla Casa Bianca fino al discorso congiunto al Congresso, il primo per un monarca britannico dal 1991, quando a tenerlo fu proprio la madre Elisabetta II ospite dell’allora presidente George W. Bush. Jobson lo definisce “il momento di soft-power più importante e delicato del giovane regno del Re".
Tuttavia, dietro le quinte del cerimoniale, il clima a Londra è tutt’altro che sereno. Molte voci autorevoli avevano suggerito di rimandare il viaggio, temendo che la Corona possa essere strumentalizzata in un momento di scontro aperto tra Downing Street e Washington. Citando le preoccupazioni espresse da figure come David Dimbleby, storico presentatore di 'Question Time', programma di dibattito politico della Bbc, e Sir Ed Davey, leader dei Liberal Democratici britannici, Jobson sottolinea come molti considerino la visita “un uso improprio del Monarca da parte del governo di Keir Starmer in un pessimo momento politico. Il timore è che il Re possa trovarsi coinvolto, suo malgrado, in quello che potrebbe essere un colpo diplomatico a favore di Donald Trump”.
Il nodo della questione è squisitamente costituzionale. Il Re agisce su consiglio dei suoi ministri e la sua figura dovrebbe restare protetta dalle contese politiche. Invece, Jobson osserva che “mandare Sua Maestà a Washington, dove il presidente ha passato settimane a insultare il nostro Primo Ministro, le nostre truppe e la nostra capacità militare, spinge la Corona proprio laddove la costituzione era stata concepita per tenerla fuori. La situazione è precipitata ulteriormente negli ultimi giorni con la diffusione di una email interna del Pentagono in cui si ipotizzano ritorsioni contro gli alleati Nato restii a sostenere il conflitto in Iran, arrivando persino a mettere in discussione il supporto americano su territori storicamente sensibili come le Falkland”.
Per Carlo III, il compito si preannuncia arduo come sottolinea ulteriormente il royal editor: “Si troverà a brindare con un leader che ha definito il Primo Ministro britannico codardo e che sembra pronto a riaprire ferite che Londra considerava chiuse dal 1982. Eppure, nonostante le provocazioni e il fatto che Sir Keir Starmer sia stato escluso dalla lista degli ospiti, Carlo III non ha margine di manovra politica. Il Re conosce il suo lavoro. Sorriderà. Leggerà il discorso. Alzerà il calice. La diplomazia reale, in questo contesto, diventa un atto di resistenza stoica”.
Mentre il mondo si interroga se queste frizioni siano solo passeggere o il preludio a uno smantellamento di decenni di cooperazione atlantica, il Re entra direttamente nell'occhio del ciclone. “Il vento è cambiato: il Re deve navigare queste acque turbolente senza compromettere la neutralità della Corona. Sarà la vera prova del fuoco del suo regno in un momento in cui la musica, tra i due Paesi, è decisamente cambiata”. (di Alessandro Allocca)

(Adnkronos) - "Un crimine contro la storia dello spettacolo italiano". Fiorello diventa 'testimonial' di una crociata contro la vendita del Teatro delle Vittorie, storico tempio del varietà e dell'intrattenimento Rai. Lo showman, questa mattina, ha postato sui social un video in cui appariva davanti al teatro con Fabrizio Biggio, che con lui conduce 'La Pennicanza' per annunciare che la nuova settimana dello show radiofonico di Radio2 partirà oggi alle 13.45 proprio da questo tema. Solo ieri, in un'intervista al 'Messaggero', Renzo Arbore indicava in Fiorello l'unico che poteva salvare il Teatro Delle Vittorie. E la risposta di Fiorello non è tardata ad arrivare. Lo showman e Biggio hanno affisso due cartelli sulle porte del Teatro delle Vittorie con messaggi inequivocabili: "Questo Teatro non si dovrebbe vendere" e “Questo Teatro non è in vendita!".
Fiorello, nel video diffuso sui suoi social, dichiara: "Oggi inizieremo la puntata de ‘La Pennicanza’ proprio da qua, dal Teatro delle Vittorie. Io lo chiamo un crimine contro la storia dello spettacolo italiano. Questo teatro non si dovrebbe vendere e non si dovrebbe neanche pensare di venderlo per quello che si è vissuto là dentro, per la storia dello spettacolo italiano, per i grandi varietà - aggiunge lo showman -. Il grande ‘Fantastico’ di Pippo Baudo, Raffaella Carrà, Mina. Tutti i grandi dello spettacolo italiano sono stati qua dentro".
Il teatro è tra gli immobili che la Rai ha messo in vendita come previsto nel piano immobiliare votato dal precedente Cda Rai e confermato da quello attuale. Nel piano è prevista la vendita di 15 immobili della Rai, compresi, oltre al Delle Vittorie, la sede di Corso Sempione a Milano e Palazzo Labia a Venezia. Sul Teatro delle Vittorie - a quanto apprende l'Adnkronos - pesa il fatto che l'immobile, che richiederebbe una ristrutturazione importante e molto costosa, non risponderebbe comunque ai nuovi standard richiesti e alle nuove esigenze produttive, mentre a Saxa Rubra è in fase di ultimazione un nuovo studio che risponde a tutte le nuove esigenze e corredato dalle più moderne tecnologie.
"La messa in vendita del Teatro Delle Vittorie rientra negli obiettivi di un piano immobiliare che – unico nella storia Rai - guarda al futuro, non solo a Roma, con significativi interventi tecnologici volti alla completa modernizzazione e trasformazione in Digital Media Company", sottolinea la Rai in una nota, mentre da ambienti vicini all'azienda, l'Adnkronos apprende che la stima per una ristrutturazione del teatro era stata quantificata in costi per oltre 7 milioni di euro e almeno tre anni di lavori. "Per quanto riguarda il Teatro Delle Vittorie – pezzo importantissimo della storia Rai – tutte le valutazioni tecniche rappresentano da tempo costi di gestione eccessivi e non più sostenibili in virtù della obsolescenza della struttura, delle problematiche di carattere tecnico e impiantistico, dei vincoli e delle limitazioni imposti dal fatto che si trova all’interno di un condominio, e dei problemi di impermeabilizzazione e la conseguente esiguità dei programmi che vi vengono realizzati. Per questi motivi, sommati ai costi milionari di manutenzione, la sua vendita era stata già deliberata dal precedente Cda nel luglio 2022", si legge ancora.
"L’obiettivo della Rai - prosegue la nota aziendale - non è, dunque, quello di cancellare la propria storia, ma di declinarla al futuro, razionalizzando al meglio le proprie strutture, investendo in profondi cambiamenti, come sta accadendo con il potenziamento tecnologico e d’avanguardia di Saxa Rubra, la riqualificazione di Viale Mazzini – attesa da decenni - con il concomitante utilizzo della sede di Via Alessandro Severo, già concepita con criteri d’avanguardia - e il completamento degli interventi in via Teulada. Il tutto per introdurre un modello immobiliare più flessibile e adattato alle reali esigenze produttive di un broadcaster moderno, migliorando l’utilizzo degli spazi e la qualità degli ambienti di lavoro per i propri dipendenti".

(Adnkronos) - Nuovi ritrovamenti emergono dagli scavi della necropoli di Porta Stabia, a Pompei, dove gli archeologi hanno riportato alla luce i resti di due uomini morti durante le fasi dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., che distrusse l'antica città in meno di 24 ore, mentre tentavano di mettersi in salvo verso la costa. Secondo le prime ricostruzioni, i due sarebbero deceduti in momenti diversi della stessa eruzione: uno colpito da una corrente piroclastica, l’altro raggiunto dalla caduta di lapilli.
Un uomo è stato ritrovato con un mortaio di terracotta, che sembra essere stato utilizzato come protezione durante la caduta di lapilli e frammenti vulcanici. Il gesto richiama le descrizioni di Plinio il Giovane, testimone oculare, che in una lettera riferisce come le persone in fuga dal vulcano cercassero di difendersi dal materiale eruttivo con cuscini legati sulla testa. Il rinvenimento è avvenuto durante recenti scavi nell’area della necropoli di Porta Stabia, appena fuori le mura dell’antica Pompei, condotti nell’ambito del completamento dell’indagine sulla tomba a schola di Numerius Agrestinus Equitius Pulcher. Gli archeologi impegnati sul campo hanno portato alla luce i resti di due uomini che tentarono di fuggire verso la costa durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. I due individui, morti in momenti diversi dell’eruzione, offrono nuovi elementi per comprendere le dinamiche dell’evento e le condizioni affrontate dagli abitanti nelle vie di fuga.
Uno di loro, più giovane, fu probabilmente travolto da una corrente piroclastica, ovvero una nube ardente di cenere e gas tossici, mentre tentava di allontanarsi dalla città. L’altro, più adulto, morì qualche ora prima sotto una fitta pioggia di lapilli, cercando di proteggersi la testa con un mortaio di terracotta ritrovato accanto al corpo, con evidenti segni di frattura. Inoltre, portava con sé una lucerna in ceramica per orientarsi in condizioni di scarsa visibilità, un piccolo anello in ferro al mignolo sinistro e un gruzzolo di dieci monete in bronzo. Il modello digitale, che propone una ricostruzione della seconda vittima, è stato generato attraverso una combinazione di software di intelligenza artificiale e tecniche di fotoritocco, con l’obiettivo di restituire un’immagine scientificamente fondata ma accessibile a tutti. La ricostruzione rappresenta un prototipo sperimentale, pensato per rendere i risultati delle ricerche archeologiche maggiormente accessibili a un pubblico di non specialisti.
“L'Italia storicamente ha sempre fatto della cultura classica un ingrediente fondamentale dell'innovazione. – dichiara il ministro della Cultura, Alessandro Giuli - A Pompei l'intelligenza artificiale, tema che il Ministero della Cultura sta seguendo con attenzione, aiuta non solo nella tutela dell'immenso patrimonio archeologico, ma anche nel racconto, coinvolgente e accessibile, della vita antica; un modello che potrà essere ulteriormente sviluppato a Pompei e oltre, per supportare le attività di tutela e valorizzazione su tutto il territorio nazionale, anche relativamente all'archeologia preventiva e urbana, fermo restando che al centro di ogni attività culturale resta sempre l'essere umano".
“La vastità dei dati archeologici a Pompei e oltre è ormai tale che solo con l’aiuto dell’intelligenza artificiale saremo in grado di tutelarli e valorizzarli adeguatamente - ha affermato il direttore del Parco Archeologico, Gabriel Zuchtriegel – Ed è importante che noi archeologi ce ne occupiamo in prima persona, perché altrimenti lo faranno altri al posto nostro che non hanno le basi umanistiche e scientifiche necessarie. Se usata bene, l’IA può contribuire a un rinnovamento degli studi classici, raccontando il mondo classico in maniera più immersiva. Visitare Pompei o imparare il latino, essenzialmente, significa fare un’esperienza profonda, unica e bellissima, e le ricostruzioni ci aiutano a coinvolgere più persone in questa avventura".
"Il progetto apre una riflessione più ampia sull’impiego dell’IA in archeologia - ha aggiunto il professore Jacopo Bonetto dell’Università di Padova - una tecnologia che può contribuire alla produzione di modelli interpretativi e al miglioramento degli strumenti di comunicazione, ma che richiede un uso controllato e metodologicamente fondato, sempre in integrazione con il lavoro degli specialisti".
Proprio sul tema dell’intelligenza artificiale, a luglio nel Parco Archeologico di Pompei, è in programma l’edizione 2026 di “Orbits - Dialogues with Intelligence. Habitat - Disegnare la società post-AI” che riporta l’etica e la filosofia al centro del dibattito tecnologico, promuovendo un uso consapevole del digitale. Tra i protagonisti, il professore Luciano Floridi, founding director del Digital Ethics Center a Yale, che ha commentato così la novità: “L'uomo di Pompei fuggiva con un mortaio sul capo, una lucerna in mano, e dieci monete: portava ciò che gli sembrava utile per orientarsi nel buio. Duemila anni dopo, l'IA ci aiuta a ricostruire i suoi ultimi momenti. Il caso parla a tutte le discipline umanistiche. L'IA non sostituisce l'archeologo. Sotto il suo controllo, ne amplia e approfondisce le potenzialità; e rende accessibile a molti ciò che prima era leggibile solo per pochi. Senza l'IA, gran parte del patrimonio rischia di restare inesplorato per chi fa archeologia, e muto per chi la ama. Marguerite Yourcenar, nei taccuini delle «Memorie di Adriano», descriveva il suo «esercizio» come «un piede nell'erudizione, l'altro nella magia»: quella magia che consiste nel trasportarsi col pensiero dentro qualcun altro. È esattamente ciò che l'archeologia fa da sempre: ricostruire scientificamente dal di dentro un mondo scomparso, e permetterci di immaginarlo. L'IA accelera la resa di quella ricostruzione, ma la magia resta umana. Una tecnologia così potente porta con sé rischi reali. L'IA produce ipotesi, non verità. Le ipotesi vanno riviste, discusse, corrette, integrate, approvate. La responsabilità scientifica non si delega. Ma il rischio non è che l'IA sbagli: è che smettiamo di pensare usandola. Le discipline umanistiche ci insegnano proprio questo, a distinguere la ricostruzione dalla fantasia. Pompei, ancora una volta, è il grande laboratorio che ci istruisce".

(Adnkronos) - Sono 280mila le persone in Italia che soffrono di stenosi aortica, patologia che impedisce alla valvola aortica di aprirsi correttamente ostacolando il flusso di sangue dal cuore al resto dell’organismo. E ogni anno sono oltre 12mila gli interventi microinvasivi di sostituzione della valvola eseguiti nel nostro Paese, ma il 15% dei pazienti non sopravvive a un anno dall’operazione. Fino a oggi le decisioni terapeutiche di procedere con l’intervento erano guidate da due criteri schematici come età anagrafica e numero di patologie presenti, i due studi italiani appena pubblicati su 'Jacc Cardiovascular Interventions' e sul''European Journal of Preventive Cardiology', mostrano, invece, che piena autonomia, buona nutrizione e performance fisica, sono cruciali per misurare il rischio dei pazienti.
"Attualmente, la valutazione clinica che precede l’intervento di - Tavr (Transcatheter aortic valve replacement) si basa su una scala di punteggio sviluppata decenni fa per la chirurgia cardiaca tradizionale su popolazioni più giovani e meno fragili, che calcola la probabilità di morte entro 30 giorni dall’intervento", spiega Niccolò Marchionni, professore emerito di Medicina interna presso l’Università di Firenze e co-autore degli studi. "Sono sempre più le evidenze che suggeriscono come la fragilità e la compromissione funzionale globale svolgano un ruolo cruciale nel determinare gli esiti clinici, rendendo indispensabile la loro integrazione nella valutazione del rischio". Per questo i ricercatori, come riportato dallo studio, hanno sottoposto 562 pazienti con indicazione di Tavr ed età media di 83 anni, a una valutazione geriatrica multidimensionale per quantificare fragilità, autonomia nelle attività quotidiane di base, stato nutrizionale, funzione cognitiva, presenza di più patologie e disabilità, per ottenere un quadro completo e clinicamente rilevante per la valutazione del rischio di peggioramento e mortalità a 1 anno.
"Questo strumento è in grado di identificare, con una altissima precisione, il 15% di pazienti che, dopo l’intervento, non sopravvivono almeno un anno o diventano disabili nello stesso periodo", afferma Marchionni. "In particolare, dall’analisi sono emersi quattro fattori predittivi di esito sfavorevole: il punteggio nutrizionale, il numero di attività quotidiane preservate, la funzionalità renale e la pressione arteriosa polmonare sistolica misurata con l’ecocardiogramma. Combinando questi quattro parametri, abbiamo derivato un punteggio numerico calcolabile in pochi minuti con dati già disponibili nella valutazione pre-intervento di routine", evidenzia Marchionni. Non si tratta di un miglioramento marginale, ma di un salto qualitativo sostanziale nella capacità di prevedere chi non trarrà beneficio dalla Tavr. "Possiamo riconoscere in anticipo i casi in cui la procedura si rivelerebbe futile: un intervento costoso e invasivo, senza un reale beneficio per il paziente. Evitare queste situazioni riduce i rischi inutili per gli anziani e libera risorse per chi può davvero trarne vantaggio", sottolinea.
"Al contempo, il lavoro suggerisce anche una prospettiva nuova per questi pazienti ad alto rischio. In futuro - aggiunge Marchionni - chi presenta condizioni sfavorevoli potrà essere avviato prima a programmi di 'pre-abilitazione”' mirati a correggere i fattori modificabili più critici, dalla malnutrizione alla debolezza muscolare, così da ridurre il rischio che la Tavr risulti inutile". Il secondo studio, pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology, estende lo sguardo oltre la Tavr, includendo anziani con amiloidosi cardiaca e scompenso cardiaco cronico. "Grazie a una valutazione geriatrica approfondita di 956 pazienti, abbiamo individuato cinque diverse 'categorie di vulnerabilità' costruite combinando tre aspetti: la disabilità funzionale, il rischio di malnutrizione e la performance fisica", osserva Carlo Fumagalli, ricercatore in Fisiopatologia dell’invecchiamento presso l’Università Vanvitelli di Napoli e co-autore di entrambi gli studi". Dai risultati, continua, "è emerso che i pazienti senza alcuna vulnerabilità (piena autonomia, buona nutrizione, buona performance fisica) hanno una sopravvivenza a due anni nel 92,3%, quelli più vulnerabili, al contrario, sopravvivono a due anni solo in circa il 60% dei casi. Inoltre, la disabilità funzionale si è confermata il fattore più potente, con un rischio di morte quasi quadruplicato rispetto ai pazienti autonomi".
“Oggi le decisioni terapeutiche negli anziani con malattie cardiovascolari sono ancora troppo spesso guidate da criteri schematici, come l’età anagrafica o il numero di patologie presenti - aggiunge Fumagalli -. I nostri risultati mostrano invece quanto sia più utile capire come è fatto quel singolo paziente, quanto è autonomo, quanto è nutrito, quanto è forte. Questo cambia profondamente il modo di scegliere le cure". L’approccio proposto "permette di superare una visione 'a misura unica' dell’anziano cardiopatico.Due pazienti di 80 anni con la stessa malattia - continua Marchionni - possono avere bisogni e prospettive completamente diversi. Classificarli in categorie di vulnerabilità progressiva aiuta a calibrare meglio terapie, controlli e persino obiettivi di cura, evitando sia l’accanimento sia il pessimismo ingiustificato".
"La vera medicina di precisione - concludono Marchionni e Fumagalli -, non è fatta solo di sofisticate tecnologie, ma di un’attenzione più sartoriale alla persona, soprattutto quando è anziana e fragile. Mettere insieme le competenze di cardiologi e geriatri, come abbiamo fatto in questa collaborazione multicentrica, è il passo necessario per offrire cure più giuste e più umane”"

(Adnkronos) - Iniziano le giornate calde e con esse tornano le zanzare. A Roma sono già in corso i trattamenti antilarvali a cura del Comune, ma con un'ordinanza il Sindaco Roberto Gualtieri ricorda che la collaborazione dei cittadini è sempre determinante per l'efficacia degli interventi messi in campo per la prevenzione e il controllo delle malattie trasmesse da insetti vettori, in particolare dalle zanzara tigre e dalla zanzara comune.
Il provvedimento, al fine di tutelare la salute pubblica dei residenti nel territorio di Roma Capitale, dispone le misure necessarie per contrastare la diffusione nei condomini e nelle aree private. Tra le disposizioni per limitare la proliferazione delle zanzare vi è quella di effettuare interventi preventivi antilarvali e privilegiare prodotti biologici, non abbandonare oggetti e contenitori su balconi e terrazzi o coprirli se non rimovibili, evitare innaffiamenti continui e pulire le grondaie.
Roma Capitale ha lanciato anche la campagna di sensibilizzazione 'Meglio prevenire che zanzare', diffusa attraverso i canali e il circuito della comunicazione istituzionale. "Anche quest’anno l’ordinanza firmata dal sindaco dispone tutte le misure necessarie che i privati devono adottare per la tutela della salute pubblica - dichiara Sabrina Alfonsi, Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale - La collaborazione dei cittadini, infatti, concorre in maniera determinante alla limitazione della proliferazione delle zanzare nel territorio urbano. Proprio con questo obiettivo, il Dipartimento Tutela Ambientale ha già avviato sulle aree pubbliche i trattamenti sulle caditoie e i tombini, eseguiti con prodotti naturali, in tutti i Municipi. Il primo ciclo dei sei trattamenti è iniziato e marzo e l’ultimo terminerà a novembre".

(Adnkronos) - Giornata chiave nell’inchiesta sul presunto giro di prostituzione legato a clienti facoltosi e personaggi noti, tra cui calciatori di Serie A. Si tengono oggi, al Palazzo di giustizia di Milano, gli interrogatori dei quattro indagati finiti agli arresti domiciliari con l’accusa di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.
Davanti alla giudice per le indagini preliminari Chiara Valori sono comparsi Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, ritenuti dagli inquirenti i promotori dell’organizzazione. Secondo l’accusa, la coppia – legata sia nella vita privata che negli affari – avrebbe coordinato l’attività, impartendo direttive operative a Alessio Salamone e Luan Amilton Fraga Luz, che – stando alle indagini – si sarebbero occupati della gestione diretta dei rapporti con i clienti, tra cui figurerebbero anche calciatori di Serie A.
Gli interrogatori si svolgono al settimo piano del tribunale, in un’area sorvegliata dai carabinieri. L’inchiesta punta a chiarire l’organizzazione e i flussi di denaro legati al presunto sistema.

(Adnkronos) - Il ritorno di Chiara Ferragni. L'imprenditrice digitale, dopo la chiusura della vicenda giudiziaria con il proscioglimento per il Pandoro gate, è tornata attivissima sui suoi profili social, lanciando un messaggio diretto ai suoi follower nel gruppo privato su Instagram.
"Ciao ragazzi, non ci sentiamo da tanto", ha scritto, in inglese, Ferragni, "penso sia arrivato il momento di tornare a parlare un po', finalmente direi. Come state?". Un altro piccolo passo verso la normalità per l'imprenditrice digitale, tornata a instaurare un rapporto diretto con i suoi follower.
Ferragni è reduce da un viaggio in Namibia, un momento che le è servito per ricaricarsi e lasciarsi alle spalle gli anni complicati: ""Questo viaggio in Namibia", ha scritto Ferragni, "non è stato solo un'avventura: per me ha significato chiudere un cerchio".
"Mi sono trovata a contatto con la natura, mi sono sentita presente e amata e ho capito davvero perché le cose dovevano andare in un certo modo per essere 1000% più felice e me stessa di quanto io sia mai stata". Ferragni ha poi raccontato di aver pianto di felicità durante questo viaggio che ha definito "uno dei più belli che ho mai fatto".

(Adnkronos) - Il calcio italiano torna nel caos per l'inchiesta arbitri. Il designatore di Serie A e B Gianluca Rocchi è indagato dalla Procura di Milano per concorso in frode sportiva (per alcuni episodi della stagione 2024/25) e nelle scorse ore gli è stato notificato un avviso di garanzia. L'accusa è di aver fatto pressioni su alcuni arbitri e di aver scelto direttori di gara graditi all'Inter. La novità di oggi, lunedì 27 aprile, è che il caso potrebbe riguardare anche altri direttori di gare e altre partite. L'inchiesta condotta dal pubblico ministero milanese Maurizio Ascione si sta allargando a tutto il mondo arbitrale e ad altre partite. Ecco cosa sappiamo finora.
Breve riassunto di quanto successo in questi giorni. I fatti al centro dell'inchiesta - fin qui - si rifanno alla passata stagione: al centro ci sono alcune partite di Serie A (Udinese-Parma e Bologna-Inter), la semifinale di Coppa Italia di ritorno Inter-Milan e Salernitana-Modena di Serie B. Gli investigatori vogliono vederci chiaro anche su Inter-Verona del 2023-24: in particolare per l'episodio della gomitata di Bastoni a Duda. Tra gli indagati, oltre al designatore Rocchi, anche il supervisore Var Andrea Gervasoni (entrambi si sono autosospesi dai rispettivi ruoli). Come riportato dal quotidiano La Repubblica, ci sono tre nuovi indagati. Il primo è Daniele Paterna, Var in Udinese-Parma. Poi ci sono Luigi Nasca, Var in Salernitana-Modena e in Inter-Verona del 6 gennaio 2024, e Rodolfo Di Vuolo, Avar in Inter-Verona.
Oltre alle decisioni in sala Var (sotto la lente di ingrandimento degli investigatori), si sa anche che la polizia giudiziaria negli ultimi mesi ha acquisito spese e rimborsi di arbitri e addetti al Var per vederci chiaro sulle 'presenze' a Lissone. Questo a certificare - precisa il quotidiano La Stampa - che sarebbero dunque diverse le interferenze (e le partite) al vaglio.

(Adnkronos) - Il calcio italiano torna nel caos per l'inchiesta arbitri. Il designatore di Serie A e B Gianluca Rocchi è indagato dalla Procura di Milano per concorso in frode sportiva (per alcuni episodi della stagione 2024/25) e nelle scorse ore gli è stato notificato un avviso di garanzia. L'accusa è di aver fatto pressioni su alcuni arbitri e di aver scelto direttori di gara graditi all'Inter. La novità di oggi, lunedì 27 aprile, è che il caso potrebbe riguardare anche altri direttori di gare e altre partite. Come riportato dal quotidiano La Stampa , l'inchiesta condotta dal pubblico ministero milanese Maurizio Ascione si sta allargando a tutto il mondo arbitrale. Ecco cosa sappiamo finora.
Breve riassunto di quanto successo in questi giorni. I fatti al centro dell'inchiesta - fin qui - si rifanno alla passata stagione: al centro ci sono alcune partite di Serie A (Udinese-Parma e Bologna-Inter), la semifinale di Coppa Italia di ritorno Inter-Milan e Salernitana-Modena di Serie B. Gli investigatori vogliono vederci chiaro anche su Inter-Verona del 2023-24: in particolare per l'episodio della gomitata di Bastoni a Duda. Tra gli indagati, oltre al designatore Rocchi, anche il supervisore Var Andrea Gervasoni (entrambi si sono autosospesi dai rispettivi ruoli). Rocchi e Gervasoni sono indagati per concorso in frode sportiva: si presume quindi che nella lista degli indagati figurino altri soggetti, visto che il reato in questione coinvolge almeno due attori. (QUI LA SPIEGAZIONE)
Oltre alle decisioni in sala Var (sotto la lente di ingrandimento degli investigatori), si sa anche che la polizia giudiziaria negli ultimi mesi ha acquisito spese e rimborsi di arbitri e addetti al Var per vederci chiaro sulle 'presenze' a Lissone. Questo a certificare che sarebbero dunque diverse le interferenze al vaglio.

(Adnkronos) - Due mesi fa scoppiava il conflitto in Iran e in questi sessanta giorni gli italiani hanno speso, considerando solo bollette, carburante e mutui, oltre 1,7 miliardi di euro in più. Il dato arriva dall’analisi di Facile.it, che ha calcolato quanto sia effettivamente pesata sulle tasche dei consumatori la guerra ad oggi.
Ormai tutti sappiamo che le bollette luce e gas sono salite a causa del conflitto in Iran, ma di quanto? Secondo le stime di Facile.it, per gli italiani con un contratto di fornitura a prezzo indicizzato nel mercato libero l’aumento si tradurrà in un aggravio di oltre 40 euro tra marzo e aprile. Più nello specifico, a salire maggiormente saranno le bollette del gas; guardando ai consumi di una famiglia tipo (consumo pari a 1.100 smc), per le utenze di marzo e aprile la spesa media sarà di circa 263 euro, vale a dire più o meno 36 euro in più (+16%) rispetto a quanto avrebbero speso se le tariffe non fossero aumentate. Minore l’impatto sulle bollette della luce; per una famiglia tipo (consumo pari a 2.000 kWh), le bollette di marzo e aprile arriveranno a 110 euro, in aumento del 5% rispetto a quanto avrebbero speso se le tariffe fossero rimaste stabili.
È possibile stimare che gli aumenti di luce e gas di questi soli due mesi peseranno sulle tasche degli italiani con un contratto variabile, complessivamente, fino a 500 milioni di euro. Secondo gli analisti di Facile.it, stando alle attuali previsioni sul prezzo dell'energia, nei prossimi 12 mesi gli italiani con contratto di fornitura indicizzato spenderanno 2.165 euro tra luce e gas, vale a dire l’11% in più (217 euro) rispetto ai 1.948 euro previsti prima che scoppiasse il conflitto.
Nonostante la Bce non sia ancora intervenuta sui tassi - gli esperti si aspettano il primo aumento a giugno - le rate dei mutui variabili hanno ripreso a crescere. La ragione è l’Euribor, indice di riferimento per questo tipo di finanziamenti, che da prima dello scoppio del conflitto ad oggi è salito di circa 15 punti base, con picchi di +25 punti base (Euribor a 3 mesi). Questi movimenti si traducono in un aumento di circa 5 euro nella rata di aprile e di ulteriori 5 euro in quella di maggio, calcolato su un finanziamento variabile standard sottoscritto negli ultimi anni (126.000 euro da restituire in 25 anni a copertura del 70% del valore dell’immobile).
E rischia di non essere l’ultimo aumento; guardando ai Futures aggiornati al 23 aprile 2026 si scopre che l’indice potrebbe salire ulteriormente, facendo passare la rata del mutuo standard dagli attuali 620 euro ai 642 euro entro l’inizio del secondo semestre per chiudere a circa 660 euro entro fine anno. Se queste previsioni si avverassero, nel 2026 la rata mensile del mutuo variabile standard salirebbe quindi di quasi 40 euro.
Soffermandoci su tassi offerti ai nuovi mutuatari, per un finanziamento da 126.000 euro in 25 anni al 70%, oggi i migliori Tan disponibili partono dal 2,99% per il fisso e dal 2,35% per il variabile. Possibile immaginare che se la situazione di crisi continuerà, i valori cambieranno nei prossimi mesi. La spesa che è cresciuta maggiormente, si legge ancora nell’analisi di Facile.it, è quella per il carburante; secondo le stime elaborate a due mesi dallo scoppio del conflitto, per fare rifornimento di benzina e diesel nei mesi di marzo e aprile gli italiani hanno speso 1,2 miliardi di euro in più rispetto a quanto avrebbero fatto se le tariffe fossero rimaste uguali a quelle pre-conflitto.
L’analisi è stata realizzata prendendo in considerazione i consumi di carburante rilevati sulla rete a marzo 2026 (pari a 744.000 tonnellate di benzina e 1,25 milioni di tonnellate di gasolio) e le variazioni settimanali del prezzo di diesel e benzina. A marzo 2026 per rifornirsi alla pompa gli italiani hanno pagato, in media, 4,7 miliardi di euro, vale a dire il 13% in più rispetto a quanto avrebbero speso se le tariffe non fossero cresciute a causa del conflitto. Ad aprile invece, a parità di consumi, il totale dovrebbe arrivare a sfiorare, se non addirittura superare, i 4,9 miliardi, circa il 17% in più rispetto a febbraio.
Nello specifico, il prezzo medio mensile della benzina alla pompa è passato da 1,65 euro/litro di febbraio intorno a 1,77 euro/litro di marzo e dovrebbe chiudere aprile a circa 1,76 euro/litro, rincaro che, nei due mesi, si tradurrebbe in un aggravio di circa 215 milioni di euro. Per il diesel, invece, il prezzo medio è salito da 1,70 euro/litro di febbraio a 1,99 di marzo e potrebbe chiudere aprile a circa 2,1 euro/litro, valori che peserebbero sulle tasche degli italiani per oltre 1 miliardo di euro in costi extra.
Per un pieno di benzina (50 litri), la spesa media è passata da 83 euro di febbraio a 88 euro di marzo e aprile; per un pieno di diesel, invece, il costo è passato da 85 euro di febbraio a 99 euro di marzo raggiungendo, ad aprile, i 105 euro. Secondo le stime di Facile.it, considerando il prezzo del carburante aggiornato al 26/4/2026 e una percorrenza di 10.000 km, un automobilista spende in benzina, in un anno, circa 1.147 euro, vale a dire il 5% in più (+50 euro) rispetto alle previsioni pre-conflitto (23 febbraio 2026). Se si considera il prezzo del diesel, invece, la spesa annua è di 1.132 euro, in aumento del 20% (+192 euro). L’effetto, in valori assoluti, è ancora più visibile se si guarda al settore degli autotrasporti: per percorrere una tratta di 3.000 km prima del conflitto un camion spendeva 1.283 euro di diesel, oggi, invece, ne spende 262 euro in più, vale a dire 1.544 euro.
Una crescita del mercato degli immobili e una partecipazione sempre
più ampia e qualificata: è quanto è emerso dai dati relativi al
2025 sul mercato delle aste immobiliari in Sardegna, che cambia
prospettiva e supera l'immagine di settore legato esclusivamente
alla speculazione.
(Adnkronos) - L'Assemblea Generale dell'Epa (European Parents' Association), riunita a Parigi in questi giorni, ha approfondito il tema della tutela digitale dei minori europei sotto diversi aspetti, anche attraverso la partecipazione a diversi progetti finanziati dalla Ue. Inoltre hanno condiviso le ragioni dell’azione legale inibitoria di classe contro le piattaforme Meta (Facebook e Instagram) e TikTok e valuteranno l’opportunità di seguirne l’esempio nei rispettivi ordinamenti nazionali, seguendo il modello pioneristico sviluppato in Italia dal Moige (Movimento Italiano Genitori) con il supporto dello Studio Legale Ambrosio & Commodo di Torino. L'esperienza italiana, prima class action inibitoria europea contro i social in materia di tutela dei minori, attualmente pendente davanti al Tribunale delle Imprese di Milano con prima udienza fissata al 14 maggio prossimo, è stata presentata come un modello replicabile e adattabile ai diversi contesti giuridici nazionali, nella consapevolezza che la battaglia contro gli algoritmi che creano dipendenza nei minori non ha più confini nazionali. Il filo conduttore che unisce le 30 associazioni di Epa è la denuncia, documentata da solide evidenze scientifiche, di pratiche illecite e lesive poste in essere dalle piattaforme social ai danni di bambini e adolescenti europei: la manipolazione algoritmica, lo scroll infinito, la profilazione comportamentale e l'utilizzo dell'intelligenza artificiale per massimizzare la permanenza in piattaforma costituiscono forme di tecnologia persuasiva, la cosiddetta captologia, che agiscono sul sistema dopaminergico del cervello in sviluppo, generando dipendenza e danni permanenti.
''La scienza è inequivocabile - sottolinea il Moige - la corteccia prefrontale raggiunge la piena maturazione intorno ai 25 anni, rendendo i minori biologicamente più vulnerabili alla manipolazione computazionale. Lo conferma, tra gli altri, uno studio pubblicato su Jama Pediatrics nel giugno 2025 (Maza et al.), mentre la Commissione Europea, nel suo studio Benessere e salute mentale a scuola (maggio 2024), documenta il peggioramento della salute mentale degli studenti europei direttamente correlato all'uso inadeguato dei social''.
Le azioni inibitorie che hanno spinto il Moige ad agire concretamente e che altre associazioni Epa hanno condiviso trovano solide basi nel diritto europeo: il Digital Services Act (Dsa), il Digital Markets Act (Dma) e il Regolamento sull'Intelligenza Artificiale (AI Act) riconoscono esplicitamente l'esistenza dell'Ia manipolativa e ne vietano le applicazioni più lesive. ''Eppure - denunciano le associazioni riunite a Parigi - nessuno di questi strumenti ha finora prodotto misure concrete ed efficaci a protezione dei minori. E' a questa inerzia regolatoria che la class action intende rispondere, avvalendosi degli strumenti di tutela collettiva introdotti da ciascun ordinamento nel recepimento della Direttiva europea sulle azioni rappresentative''.
Un'azione fondata su tre pilastri fondamentali: il rispetto dell'obbligo di verifica dell'età, l'eliminazione dei meccanismi di dipendenza algoritmica, e il dovere di informazione trasparente sui rischi per la salute dei minori. Lo studio è disponibile a supportare le associazioni europee partner nella strutturazione delle rispettive azioni, nel rispetto di ogni legislazione nazionale. ''Siamo lieti della straordinaria accoglienza che le associazioni europee hanno riservato alla nostra iniziativa giudiziaria - ha dichiarato Antonio Affinita, direttore generale del Moige - Mettiamo a disposizione di tutti i partner Epa la nostra esperienza e competenza''. ''La protezione dei minori non è perseguita adeguatamente dalle piattaforme: i nostri figli vengono danneggiati da algoritmi progettati per creare disagio e dipendenza, in spregio alle leggi vigenti - ha aggiunto Stefano Crico, presidente europeo di Epa (European Parents' Association) - Come Epa, sosteniamo con convinzione questa alleanza e incoraggiamo ogni associazione membro ad agire nei propri Paesi. È tempo che l'Europa parli con una voce sola a difesa dei propri bambini''.

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(Adnkronos) - "Due fette di pane, miele e... té". Strano, ma vero. Sebastian Sawe, da ieri il maratoneta più veloce della storia, ha svelato in un'intervista la colazione fatta prima del nuovo record mondiale stabilito in maratona. A Londra, il fuoriclasse keniano ha stabilito un primato mai visto, con una particolarità: è diventato il primo uomo riuscito ad abbattere il muro delle due ore nei 42,195 chilometri, con il suo 1h59'30". Da non credere. Un po' come la sua colazione, normalissima, fatta prima di un'impresa leggendaria. Un po' di pane, miele e tè. Nessun segreto, insomma: prima di correre, Sawe ha mangiato ciò che mangiano tante persone (senza l'ambizione, però, di entrare nella storia dell'atletica).
Alla maratona di Londra 2026 di ieri, domenica 26 aprile, è stata scritta la storia dell'atletica. Sebastian Sawe è riuscito ad abbattere il muro delle due ore sui 42, 195 chilometri e nessuno prima di lui aveva centrato un'impresa simile. Il 31enne africano ha trionfato in 1h59’30”. Un tempo storico. Prima di lui ci era già riuscito la leggenda keniana Eliud Kipchoge (oro olimpico a Rio 2016 e a Tokyo nel 2021), ma il suo 1h59’40” era stato realizzato in una gara non ufficiale e dunque non omologato.

(Adnkronos) - 'Michael' fa il botto. Il biopic sulla popstar Jackson conquista la vetta del weekend 23 – 26 aprile con 5.311.687 euro e una media di 8.172 euro in 650 cinema, per complessivi – è uscito il 22 - 6.416.101 euro. L’exploit catalizza un fine settimana notevole: i 7.866.319 euro, desunti da 994.823 spettatori, valgono un + 57% rispetto all’analogo (24-27 aprile) del 2025 e un + 55% rispetto allo scorso weekend. In attesa, dal 29 aprile, 'Il diavolo veste Prada 2', il box office può gioire: con 38.593.502 euro fa registrare + 29% sul 2025 e + 51% sul 2024.
Dopo 'Michael', il baratro o giù di lì: 'Super Mario Galaxy' realizza parziali 511.088 euro e complessivi 13.502.804 euro dall'1 aprile, anticipando sul podio l’horror 'Lee Cronin – La mummia' che raggiunge il totale di 1.343.055 euro.
Quarta piazza per 'The Drama – Un segreto è per sempre', arrivato a cinque milioni (4.978.056 euro dall'1 aprile, da segnalare la riedizione di 'Porco Rosso' di Hayao Miyazaki che programmato il solo 25 aprile fa registrare 179.600 euro e, unica new entry in Top10, 'The Long Walk – La lunga marcia', sesto. Infine, l’unica presenza italiana tra i primi dieci è Pif, ovvero 'Che Dio perdona a tutti', nono con 1.630.029 euro dal 2 aprile.

(Adnkronos) - Amazon annuncia la quinta edizione dei Made in Italy Days: dal 13 al 19 maggio sarà disponibile sul negozio online una speciale finestra promozionale dedicata a un'ampia selezione di prodotti di migliaia di piccole e medie imprese (pmi) e dei marchi italiani più famosi, in collaborazione con Agenzia Ice. Sono oltre 5.500 le eccellenze Made in Italy ospitate all’interno della vetrina dedicata, disponibile nei negozi online di Amazon in ben 11 Paesi del mondo - oltre all’Italia, Francia, Spagna, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Belgio, Svezia, Polonia e Paesi Bassi - per un totale di più di 3 milioni di prodotti.
La vetrina Made in Italy è uno dei principali strumenti che Amazon mette a disposizione delle pmi e delle aziende del nostro Paese per supportare lo sviluppo del loro business a livello internazionale, contribuendo a portare il valore delle vendite all’estero dei partner di vendita italiani di Amazon a 3,5 miliardi di euro nel 2025. I Made in Italy Days di Amazon sono riconosciuti anche nel 2026 dal ministero delle Imprese e del Made in Italy tra le attività legate alla Giornata nazionale del Made in Italy, che quest’anno ha valorizzato con particolare attenzione le iniziative legate alle competenze per il Made in Italy.
Anche per questo, Amazon ha pianificato due ulteriori eventi con l’obiettivo di aiutare imprenditrici e imprenditori italiani a cogliere le opportunità del digitale nell’ambito della promozione e della tutela del loro brand anche al di fuori dei confini nazionali: il 28 aprile, a Roma, presso la Sala Salvadori del Palazzo dei Gruppi parlamentari, in via Uffici del Vicario 21, si terrà l’evento 'Sostenere il Made in Italy nel mondo: pmi, e-commerce e politiche per l’export'; il 19 maggio, presso la Sala degli Arazzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy, avrà luogo l’evento di chiusura del progetto 'Ip Education Plan', un percorso di formazione di Agenzia Ice nato dalla collaborazione pubblico/privato nell’ambito del protocollo d’intesa firmato da ministero degli Affari Esteri, ministero delle Imprese e del Made in Italy, ministero dell’Agricoltura e delle Foreste e Amazon lo scorso aprile 2024.
“Nell’ambito del Patto per l’Export del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che individua nell’e-commerce uno dei principali strumenti per l’internazionalizzazione delle imprese, Agenzia Ice conferma il proprio impegno a supportare le pmi tricolori rinnovando la collaborazione con Amazon per la vendita dei prodotti sulle vetrine Made in Italy dei marketplace di Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Svezia, Paesi Bassi, Polonia, Belgio, Irlanda e Stati Uniti", ha dichiarato Matteo Zoppas, presidente di Agenzia Ice.
"La quinta edizione dell’accordo Ice-Amazon prevede il potenziamento delle attività promozionali tramite pacchetti marketing sulle vetrine online, un servizio di supporto per le aziende italiane venditrici e l’attivazione di percorsi di consulenza strategica rivolti sia ai nuovi venditori sia a quelli già presenti sulla piattaforma. In un mondo dove con l’e-commerce più sviluppato è già possibile ricevere un pacco entro 15 minuti dalla richiesta, con un record fissato negli Emirati Arabi di appena 6 minuti, lo sviluppo dell’e-commerce diventerà sempre più centrale nelle abitudini dei consumatori che potranno beneficiare di velocità e varietà di scelta a tutto vantaggio delle imprese che sapranno meglio usare uno strumento che diventa sempre più potente. Oggi anche come soluzione delle aziende che vogliono continuare a raggiungere le zone critiche del Medioriente dove lo snellimento delle fasi commerciali diventa una condizione indispensabile”, ha aggiunto.
“I Made in Italy Days rappresentano da ormai cinque anni un momento significativo per celebrare e promuovere le eccellenze del nostro Paese sul piano internazionale. Amazon è orgogliosa di essere al fianco delle imprese italiane, sostenendo la promozione e l'internazionalizzazione del Made in Italy attraverso strumenti concreti che permettono alle nostre pmi di raggiungere milioni di clienti in tutto il mondo. La collaborazione con le istituzioni, come quella con Agenzia Ice, è fondamentale per creare un ecosistema favorevole alla crescita: solo lavorando insieme possiamo mettere le piccole e medie imprese nelle condizioni di vendere agevolmente online, superando le barriere burocratiche e tecnologiche che ancora oggi limitano il loro potenziale. Il nostro impegno non si ferma alla promozione: attraverso la formazione e la tutela della proprietà intellettuale, vogliamo garantire che i brand italiani possano competere con successo sui mercati globali, preservando l'autenticità e la qualità che rendono unico il Made in Italy”, ha affermato Giorgio Busnelli, vp e Country Manager di Amazon Italia.
L’evento di domani, 'Sostenere il Made in Italy nel mondo: pmi, e-commerce e politiche per l’export', è promosso dal presidente della X commissione Attività Produttive della Camera, Alberto Gusmeroli, e patrocinato da Netcomm con il supporto di Amazon. Rientra tra le iniziative promosse da Amazon per le celebrazioni della terza Giornata nazionale del Made in Italy del ministero delle Imprese e del Made in Italy ed è stato inquadrato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla capacità competitiva del sistema Italia, che analizza il Pil nel periodo 1992–2025 e le leve di crescita, avviata presso la X commissione.
Vedrà inoltre quattro rappresentanti di piccole e medie imprese confrontarsi insieme a esponenti politici e interlocutori istituzionali: la lombarda Ciocca, la veneta Fler World, la pugliese Remo Sartori e la campana Zenone Iozzino. Sarà un’occasione significativa per parlare dell’importanza dei canali digitali per lo sviluppo del business a livello internazionale e per individuare gli elementi che ancora oggi ostacolano un pieno sblocco del potenziale del Mercato Unico Europeo, a partire dalla necessità di una semplificazione burocratica.
Insieme alla promozione, anche la tutela dei brand fa parte dell’impegno di Amazon a supporto delle eccellenze italiane, ed è per questo che l’azienda ha supportato l’ambizioso progetto di formazione 'Intellectual Property Education Plan' promosso da Agenzia Ice in collaborazione con il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci), il ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), il ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf), la Guardia di Finanza, Confindustria. Il progetto mira ad offrire alle pmi italiane una panoramica completa su temi fondamentali come la tutela della proprietà industriale, la lotta alla contraffazione e gli strumenti per accedere in sicurezza ai mercati esteri, al fine di supportarne l’internazionalizzazione. A partire dallo scorso ottobre, sono stati erogati otto webinar a cadenza mensile dedicati ai mercati chiave per l’export - Unione Europea, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Brasile e India - e il 19 maggio si terrà la tappa conclusiva a Roma, presso la Sala degli Arazzi del ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Agenzia Ice e Amazon collaborano dal 2019 con il più ampio obiettivo di favorire la crescita economica delle aziende italiane e rafforzare le relazioni commerciali internazionali. La sinergia, che verrà ufficializzata prossimamente con la sigla del rinnovo dell’accordo, punta a promuovere e supportare le aziende che aderiscono al bando a vendere tramite Amazon e la sua vetrina Made in Italy attraverso specifiche attività di marketing per l’e-commerce. La collaborazione tra Agenzia Ice e Amazon ha coinvolto finora oltre 2.800 pmi italiane e messo a disposizione dei clienti Amazon a livello internazionale più di 650.000 nuovi prodotti Made in Italy.
Da quando Amazon è arrivata in Italia, nel 2010, ha investito oltre 25 miliardi di euro per costruire infrastrutture, creare posti di lavoro e supportare migliaia di imprese locali. Solo nel 2024, gli investimenti hanno superato i 4 miliardi di euro. Attualmente l’azienda impiega nel nostro Paese oltre 19.000 persone con contratto a tempo indeterminato, attive in oltre 60 strutture distribuite su tutto il territorio nazionale, tra cui sedi logistiche, uffici corporate, data center e il servizio clienti. A questi si aggiungono i posti di lavoro indiretti: secondo le stime di Keystone, nel 2024, si stima che gli investimenti di Amazon in Italia abbiano sostenuto oltre 40 mila posti di lavoro indiretti e più di 10 mila posti di lavoro indotti in settori come costruzioni, logistica e altri servizi professionali.
Migliaia di piccole e medie imprese italiane si sono affidate ad Amazon per vendere online. Per loro, l’azienda si impegna ogni giorno a creare nuovi strumenti e servizi per aiutarle a cogliere tutti i vantaggi del canale digitale. Tra questi c'è anche 'Accelera con Amazon', il programma gratuito di formazione lanciato nel 2020 in collaborazione con partner istituzionali e aziende, pensato per fornire gli strumenti e le competenze necessarie per avviare una nuova attività online, o per potenziarne una già esistente.

(Adnkronos) - “La salute non dipende solo da ciò che si eredita, ma anche da ciò che si impara biologicamente vivendo. La cosiddetta pancia non è un dettaglio puramente estetico". Lo afferma Antonio Moschetta, professore ordinario di Medicina interna dell'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari, in un articolo pubblicato sul primo numero monografico de 'Le Guide de L'Espresso'.
Il grasso addominale viscerale, spiega lo studioso, "non è un semplice deposito, ma è un tessuto metabolicamente attivo, capace di produrre mediatori che influenzano fegato, intestino, sistema cardiovascolare e risposta ormonale", ed è quello "più frequentemente associato a condizioni come insulino-resistenza, diabete di tipo 2, ipertensione, alterazioni lipidiche nel sangue (come dislipidemie) ed accumulo di grasso nel fegato (steatosi epatica)".
Sul ruolo dell'alimentazione, Moschetta avverte che quando "l'alimentazione è troppo ricca di zuccheri rapidamente assorbibili e farine raffinate, la glicemia tende ad aumentare più rapidamente e il pancreas è costretto a produrre quantità maggiori di insulina per mantenere l'equilibrio". La conseguenza è che "il corpo fatica a utilizzare efficacemente il glucosio e tende, come conseguenza, a orientare più facilmente l'energia in eccesso verso la lipogenesi, favorendo l'accumulo di grasso, spesso con maggiore componente viscerale".
Quanto alle diete, il professore mette in guardia dall'effetto yo-yo: l'obiettivo "non è solo perdere peso, ma costruire un equilibrio stabile". Il corpo, conclude, "cambia soprattutto quando cambiano le abitudini quotidiane, non quando si inseguono soluzioni rapide o diete miracolose: il cambiamento vero nasce dove non si vede".

(Adnkronos) - Aggressione nella notte a Milano: un ragazzo di 14 anni, di origine egiziana, è stato accoltellato alla stazione Fs di Quarto Oggiaro. Secondo le prime ricostruzioni, il giovane sarebbe stato circondato da un gruppo di persone non ancora identificate e colpito alla schiena e al capo, probabilmente con frammenti di bottiglia. L’aggressione gli ha provocato diverse ferite lacero-contuse.
Dopo l’attacco, gli aggressori si sono dati alla fuga facendo perdere le proprie tracce. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione Milano Musocco, che hanno avviato le indagini per chiarire la dinamica e il movente.
Il 14enne è stato soccorso e trasportato in codice rosso all’ospedale Niguarda. Le sue condizioni sono serie ma, secondo quanto emerso, non sarebbe in pericolo di vita.

(Adnkronos) - Incidente sulla superstrada Siena-Grosseto, morto un uomo di 37 anni. Il corpo è stato estratto dai vigili del fuoco di Siena dall’auto, dopo che le fiamme che avevano coinvolto il mezzo sono state domate. L’incidente è avvenuto al chilometro 57+600, nel territorio comunale di Sovicille. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, la polizia stradale ed il personale Anas. I vigili del fuoco erano intervenuti poco prima della mezzanotte, con l'intervento iniziato alle 23.55 di domenica 26 aprile.

(Adnkronos) - Jannik Sinner torna in campo a Madrid. Domani, martedì 28 aprile, il fuoriclasse azzurro affronta il britannico Cameron Norrie negli ottavi di finale del Masters 1000 spagnolo. Il numero uno del ranking Atp arriva dall'agile successo contro Moller, mentre il suo avversario ha eliminato l'argentino Tirante nel terzo turno. Ecco orario, precedenti e dove vedere il match in tv e streaming.
Sinner affronterà Norrie agli ottavi domani, martedì 28 aprile, in orario ancora da definire. Non ci sono precedenti tra due: la sfida sarà una prima volta per entrambi i giocatori.
Sinner-Norrie, come tutti i match del Masters 1000 di Madrid, sarà visibile in diretta televisiva e in esclusiva sui canali di SkySport. Il match sarà trasmesso in streaming sull'app SkyGo, su NOW e Tennis Tv

(Adnkronos) - Momenti di terrore al largo di Gallipoli, in provincia di Lecce in Puglia, dove alcuni diportisti si sono trovati 'faccia a faccia' con un grande esemplare di squalo mako. L'animale ha urtato violentemente la loro imbarcazione mentre si trovavano non troppo distanti dalla costa.
Il tutto è stato documentato in un video poi condiviso sui social, condiviso da Giuseppe Zacà. "Con un movimento improvviso, potente, ha cambiato direzione e ha colpito sotto la barca. Un tonfo secco, seguito da una vibrazione che ci è salita dalle scarpe fino alla testa. La prua ha sobbalzato e il motore ha fatto un rumore metallico, come se qualcuno gli avesse dato una mazzata", si legge nel post che accompagna il filmato su Facebook.
"Uno colpo di coda. Diretto al motore di prua. Per un attimo nessuno ha respirato. Ci siamo guardati, occhi spalancati, metà tra lo stupore e quella paura primitiva che ti prende quando capisci che non sei tu al comando. Lo squalo è rimasto lì ancora qualche secondo, poi, come se si fosse stancato del gioco, ha virato lentamente ed è scomparso nel blu scuro da cui era venuto. Il silenzio è tornato, ma non era più lo stesso", conclude. .
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CAGLIARI – La Polizia di Stato di Cagliari ha sottoposto a fermo due persone di 25 e 27 anni, originarie di Napoli
CAGLIARI – Un vero e proprio deposito di droga è stato scoperto dalla Squadra Mobile, Sezione
SASSARI – Un sassarese pregiudicato, responsabile di una serie di rapine e furti ai danni di attività commerciali
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ORISTANO – Un'operazione congiunta della Guardia di Finanza e della Polizia